Across the Border

UNA Galleria è lieta di annunciare per l’anno 2019 la prosecuzione della collaborazione con Spazio Leonardo, il nuovo contenitore di Leonardo Assicurazioni – Generali Milano Liberazione, con sede in Porta Nuova.

La programmazione a cura di UNA prevede una serie di tre mostre personali di artisti italiani che presentano un progetto site-specific per la gallery di Spazio Leonardo: Filippo Minelli (febbraio – aprile 2019); Elia Cantori (in collaborazione con la galleria CarDrde di Bologna, maggio-settembre 2019); Stefano Serretta (ottobre – dicembre 2019).

Per il primo appuntamento UNA porta a Milano il progetto Across the Border di Filippo Minelli (Brescia 1983), già presentato nel 2018 all’interno del programma di Manifesta 12, biennale internazionale d’arte contemporanea, a Palazzo Ajutami cristo a Palermo.

Il lavoro di Filippo Minelli si inserisce in molteplici nuclei di ricerca che riguardano in primo luogo la classica tematica seicentesca del paesaggio, ampliata, attualizzata e ricondotta in termini in cui coincide un discorso politico e storico. A questa si somma l’indagine sui modelli partecipativi che ha portato l’artista a viaggiare per dieci anni incontrando persone e intessendo un network casuale di performers, producendo e mettendo in circolazione 44 bandiere, che formano appunto il progetto in mostra Across the Border.

L’artista definisce la propria ricerca “Estetica Transnazionale”, in grado di connettere la periferia al globale. Questa permette una creazione di simboli e “parole iconiche” per nuove ipotetiche nazioni pensate da una generazione che vive i confini non più in maniera tradizionale, ma che abita il mondo in forma fluida. Questa nuova estetica si manifesta su bandiere – per antonomasia i terreni ideali per l’identificazione e la segnalazione – che diventano medium per epifanici messaggi e neologismi: IODINE, medicinale per prevenire il cancro alla tiroide urlato su una bandiera di una piccola cittadina belga vicina a una centrale nucleare; BELEAF, da Mumbai, scritta con le foglie di un albero abbattuto che significa resurrezione, speranza della rinascita di una natura ormai addomesticata; HORMONES che diventa invece un gioco di parole con “HOR-MONES”, quindi “orrore”, specchio, secondo l’attivista libanese, degli orrori della classe dirigente del paese. – Valentina Rossi

Filippo Minelli

Across the Border, a cura di UNA

opening su invito martedì 19 febbraio 18:30 – 21:00

mostra 19 febbraio – 4 maggio 2019

orari: dal lunedì al venerdì, 10:00 – 18:00

Spazio Leonardo

via della Liberazione 16/a, 20124 Milano

www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni: info@unagalleria.com

+ 39 339 17 14 400 | + 39 349 35 66 535

Il lavoro di Filippo Minelli (*1983 BS) è stato presentato in diverse istituzioni nazionali e internazionali, tra cui: IMAL, Bruxelles; Manege, Mosca; Somerset House, Londra; Münchner Stadt Museum, Monaco di Baviera; Total Museum, Seoul; La Triennale di Milano; East Wing Biennial, Londra; ArtScience Museum, Singapore; Fundaciòn Loewe, Madrid; Museu do Som e da Imagem, San Paolo; Centro Cultural Recoleta, Buenos Aires; MACRO, Roma; Manifesta 12, Palermo; Fondazione del Monte, Bologna. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni come la Galleria Civica di Modena e Courtauld Institute of Art, Londra.

Opere d’arte in saldo da ARTantide.com Gallery

Tano Festa, Piero Dorazio, Riccardo Licata, Bernard Aubertin, Giulio Turcato, Gianni Asdrubali, Sergio Sarri, Paul Kostabi, Omar Ronda, Giò Pomodoro, Jiri Kolar, Giuseppe Chiari, sono solo alcuni degli oltre 70 artisti presentati in 4 mostre a prezzi irripetibili

ARTantide.com Gallery rinnova completamente i suoi magazzini e apre quattro sessioni straordinarie di vendita di molte delle opere che vi sono state conservate, dopo aver razionalizzato gli spazi dei nuovi store.
Quattro inaugurazioni speciali, ciascuna destinata a presentare opere di grande qualità:

– Dal 18 gennaio al 23 gennaio: Fotografia e Arte Digitale (con incursione scultura)
– Dal 24 gennaio al 30 gennaio: Artisti storicizzati
– Dal 31 gennaio al 6 febbraio: Pittura in piccoli e grandi formati
– Dal 7 febbraio al 13 febbraio: Artisti internazionali

Le opere saranno esposte in galleria e saranno offerte con sconti fino al 90%, e saranno presentate nelle serate inaugurali di venerdì 18 gennaio dalle ore 18:00 e a seguire di giovedì 24 gennaio, 31 gennaio e 7 febbraio, sempre dalle ore 18:00 con aperitivo di benvenuto per gli ospiti.

Oltre 500 opere presentate in un mese, con range di prezzi che vanno dai 25,00 € ai 10.000,00 €, con scelta di opere di tutti i generi: astratte, figurative, concettuali, opere su carta, tela e tavola fotografie e sculture. Si troveranno opere di tantissime dimensioni, dalle più piccole fino ad arrivare ad opere di oltre 2 metri, con le quali si potranno arredare anche grandi spazi con spese irrisorie oppure si potranno scegliere opere di artisti con prospettive di crescita internazionale e imbastire dei piccoli investimenti dai ritorni imprevedibili e sorprendenti.

Un’occasione unica di vivere i saldi della stagione invernale approfittando del rinnovo dei magazzini di ARTantide.com Gallery, godendo di sconti mai visti anche nel campo della bellezza e della cultura.

Per cominciare il nuovo anno con qualcosa di veramente nuovo, che non ha prezzo e che non passerà mai di moda, bisogna visitare ARTantide.com Gallery, in Via Messedaglia 7 a Verona (zona ZAI, vicino al nuovo centro commerciale Adigeo), dal 18 gennaio al 13 febbraio 2019.
Apertura al pubblico da lunedì a venerdì dalle ore 8:30 alle ore 19:00 e sabato e domenica su appuntamento, chiamando il numero 045 8622389.

Per informazioni :
ARTantide.com Gallery, Via Messedaglia 7, Verona – Tel 045 8622389
info@artantide.com – www.artantide.com

Collezione Maramotti 2019

La Collezione Maramotti annuncia i progetti in programma per il 2019:

Phoebe Unwin
fino al 10 marzo 2019
Field, prima mostra personale in Italia dell’artista inglese Phoebe Unwin, costituita da una serie di nuovi disegni e dipinti realizzati appositamente per la Pattern Room della Collezione.

Rehang
dal 3 marzo 2019 – permanente
Per la prima volta dall’apertura al pubblico della Collezione Maramotti nell’ottobre del 2007 dieci sale del secondo piano dell’esposizione permanente saranno riallestite per accogliere alcuni dei progetti presentati nei primi dieci anni di apertura: Enoc Perez (2008), Gert & Uwe Tobias (2009), Jacob Kassay (2010), Krištof Kintera (2017), Jules de Balincourt (2012), Alessandro Pessoli (2011), Evgeny Antufiev (2013), Thomas Scheibitz (2011), Chantal Joffe (2014), Alessandra Ariatti (2014). Questa serie di esposizioni personali offre una panoramica, seppur parziale, sul work in progress portato avanti dalla Collezione attraverso l’invito ad artisti italiani e internazionali – in un momento particolare nello sviluppo della loro ricerca – a realizzare un nuovo corpus di opere da presentare al pubblico e che, successivamente, sono entrate a far parte del patrimonio. Questo riallestimento è accompagnato da una piccola mostra temporanea, a piano terra, di documenti, libri e opere dai nostri archivi e dalla nostra biblioteca.

Mostra in corso di definizione
14 aprile – 28 luglio 2019
in occasione del Festival di Fotografia Europea

Helen Cammock
13 ottobre 2019 – febbraio 2020
Helen Cammock è la vincitrice della settima edizione del Max Mara Art Prize for Women, in collaborazione con Whitechapel Gallery. La sua proposta per il premio si concentra sull’espressione del lamento. Riflettendo su un aspetto centrale del suo lavoro, Cammock si focalizzerà sull’espressione delle emozioni nella cultura italiana. L’artista esplorerà voci femminili nascoste nelle storie raccolte durante la residenza in Italia, con l’obiettivo di creare un lamento collettivo che rifletta il nostro tempo. La mostra includerà video, performance, fotografie, incisioni e un libro d’artista.

Mona Osman
13 ottobre 2019 – febbraio 2020
Mona Osman è una giovane pittrice che vive e lavora nel Regno Unito. I suoi dipinti entrano in dialogo l’uno con l’altro, ogni opera risponde a un’altra nello stesso modo in cui si relazionano le figure al loro interno. Con riferimenti a Klimt, Mondrian ed Ensor e con un vocabolario visivo i cui simboli sono strettamente correlati, Osman mira a una verità universale attraverso la quale la connessione degli elementi o la loro comprensione diventi possibile, sviluppando allo stesso tempo una logica interiore potenzialmente condivisa. L’artista produrrà un nuovo progetto per la Collezione, prendendo ispirazione dai filosofi esistenzialisti e dalla Bibbia.

Performance site specific
autunno 2019
in collaborazione con I Teatri di Reggio Emilia – Aperto Festival

Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66, Reggio Emilia
Tel. +39 0522 382484
info@collezionemaramotti.org
collezionemaramotti.org

BROKEN NATURE SYMPOSIUM

Lunedì 14 gennaio 2019, dalle 14.00 alle 19.30, un mese e mezzo prima dell’apertura della XXII Triennale di Milano, Broken Nature: Design Takes on Human Survival, il Museum of Modern Art ospiterà il secondo simposio dedicato a Broken Nature, che analizzerà il concetto di design ricostituente.

Relatori: Maurice Cox, Teddy Cruz, Heather Davis, Karthik Dinakar, Susannah Drake, Fonna Forman, Ursula K. Heise, Antonia Juhasz, Neri Oxman, Cara Smyth e Dori Tunstall.

Attingendo ad architettura, urbanistica, geopolitica, linguistica e ad altri campi di ricerca interconnessi, il simposio mostrerà la potenzialità del design di riparare i legami interrotti tra gli esseri umani e la natura e offrirà uno scambio dinamico di opinioni attraverso presentazioni, tavole rotonde, un dibattito e contributi video.

Al termine del simposio, la serata si concluderà con la proiezione del film Winged Migration (2001) di Jacques Perrin, dalle 20.30 alle 22.15.

Il simposio sarà trasmesso in live streaming sulla pagina youtube.com/triennalevideo e su facebook.com/latriennale.

Scopri qui il programma dettagliato.

XXII Triennale di Milano
Broken Nature: Design Takes on Human Survival
1 marzo – 1 settembre 2019

Lodovico De Pietri

Lodovico De Pietri nasce a Quattro Castella il 7 aprile 1932. Inizia a dipingere nel 1946 sotto la guida del pittore A. Bottazzi. Tre anni dopo vince a Reggio Emilia il Concorso riservato ai “Giovani Emiliani”.

La pittura del silenzio

Nel 1950 si iscrive al Corso di disegno diretto dal Prof. Carlo Destri, presso la Scuola d’Arte G. Chierici. Nel 1951, tiene la prima personale presso la Biblioteca Comunale di Reggio, negli anni successivi espone in diverse città italiane: Modena, Bologna, Torino, Roma. Nel 1965, dopo una personale a Marsiglia, si aprono le porte della Francia. Espone a Carcassonne e poi a Parigi dove gli viene conferito un Diploma d’Onore e in seguito una medaglia di bronzo e una d’argento.

Nella sua vita artistica riceverà altri premi e riconoscimenti. Nel 1972 espone a Nizza, Biarritz, Dauville, nel 1975 a Firenze e a Reggio Emilia. Nel 1979 espone a Pescara con la pittrice L.G. Jvanchic, con la quale in seguito collaborerà. Nel 1985 espone nella Rocca di San Polo d’Enza, tre anni dopo al Centro Culturale di Quattro Castella. Nel maggio del 1989 partecipa ad una collettiva alla Galleria Delpha e in luglio al Salon “Pentre ed Sculptures du Cercle des Arts de Paris” a Parigi. Lo stesso mese tiene una personale organizzata dal Comune di Pelizzano di Trento.

Partecipa, poi, a diverse esposizioni in Francia: Salon d’Hiver e Salon degli Artisti Francesi al Grand Palais des Champs Elysées, al 38° Salon de Charenton –Unione Nazionale Artisti Francesi di Parigi. Dal 1990 è Socio Onorario al Salon Indipendent Grand Palais Parigi. Nel 1991 tiene una mostra presso la Rocca di San Polo d’Enza. Sue opere sono presenti nella Sede del Credito Emiliano, dell’Unicredit, ed in altri luoghi e Chiese del reggiano. Lodovico De Pietri vive e lavora a S. Polo d’Enza in località Madonna della Battaglia.

La Galleria Comunale d’Arte contemporanea L’Ottagono di Bibbiano (RE) ospita, da quest’oggi al 27 gennaio , la mostra “Lodovico De Pietri: la pittura del silenzio” a cura di Silvio Panini, prima mostra del nuovo ciclio annuale di mostre alla Galleria.

Inverno in quota

Lo spazio MADE4ART di Milano inaugura il nuovo anno espositivo con Inverno in quota, mostra personale dell’artista fotografo Guido Alimento (Macerata, 1950) a cura di Vittorio Schieroni ed Elena Amodeo. In esposizione una selezione di scatti realizzati tra il 2011 e il 2018 sulle Alpi al confine tra Italia – Val di Susa (Bardonecchia) e Francia – Valle della Clarée.

Le cime delle montagne innevate seminascoste da nubi e foschia, i riflessi e le trasparenze che caratterizzano la trasformazione dell’acqua in ghiaccio, le macchie di colore lasciate dalle foglie cadute sul candore della neve: le immagini catturate dall’obiettivo di Guido Alimento si rivelano essere un vero e proprio omaggio all’inverno, nel rigore delle forme e delle geometrie create dalla natura, nella purezza assoluta degli elementi naturali e nel silenzio che sembra scaturire da uno scenario ricco di poesia e incanto. L’inverno, stagione di una morte apparente che cela in realtà riposo e rigenerazione, diviene con le fotografie di Guido Alimento simbolo del ciclico rinnovarsi della vita e della prossima rinascita della natura.

Inverno in quota, con data di inaugurazione mercoledì 9 gennaio 2019, rimarrà aperta al pubblico fino al 31 dello stesso mese; media partner della mostra Image in Progress.

Guido Alimento. Inverno in quota
a cura di Vittorio Schieroni ed Elena Amodeo
9 – 31 gennaio 2019
Inaugurazione mercoledì 9 gennaio, ore 18
Lunedì ore 15.00 – 18.30, martedì – venerdì ore 09.30 – 13.00 / 15.00 – 18.30
MADE4ART
Spazio, comunicazione e servizi per l’arte e la cultura
Via Voghera 14, 20144 Milano
www.made4art.it, info@made4art.it, t. +39.02.39813872
Media Partner Image in Progress

Scopri le opere di Guido Alimento sul sito Internet MADE4EXPO
www.made4expo.it
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SELFIE – Searching for Identity

Scrive Sandro Bongiani a proposito della mostra “SELFIE / Searching for Identity” : “Mai prima d’oggi l’uomo si era trovato di fronte a una situazione di “s-naturazione totale” come ai nostri giorni.

La civiltà tecnologica ha sconvolto il normale rapporto uomo-natura, frantumato il consueto concetto di spazio/tempo e consolidato il senso della perdita. La rapidità e l’accelerazione della nostra esistenza ha condizionato negativamente tutta la civiltà moderna. L’isolamento del nostro tempo da quello della natura, il movimento continuo e nomade dei nostri spostamenti è diventato un elemento essenzialmente “artificiale” non più legato ai normali ritmi.

La dimensione spazio-tempo della terra e dell’universo si è contratta a tal punto da cedere il passo alla velocità della trasmissione televisiva in tempo reale in una dimensione essenzialmente “immateriale” e inoggettiva. Una società capitalistica che ha perso i consueti punti di riferimento e ha creato la costrizione e il grande vuoto dell‘uomo contemporaneo; ormai nulla è misurabile, non esistono più neanche modelli stabili. Viviamo in una situazione molto precaria dove gli spostamenti, le comunicazioni in tempo reale, la televisione, l’uso distorto dei social come Facebook, Instagram, il paranoico e maniacale selfie fotografico, assieme ad altri fattori contingenti hanno modificato e cancellato l’identità di ognuno di noi.

Spesso cambiamo l’identità di ciò che siano a seconda, del contesto in cui ci troviamo utilizzando gli stessi gesti e lo stesso linguaggio, forse per paura di essere emarginati; abbiamo paura di apparire “diversi” dagli altri e quindi guardiamo l’altro” nel tentativo di essere la stessa persona. In questo confronto vi è l’urgenza di ridisegnare i contorni dell’io, l’io e l’altro sono continuamente coinvolti e condizionati in un processo trascorrente e indeterminato di definizione e rimodulazione. L’alterità significa confronto tra l’io e l’altro e ci suggerisce somiglianza, differenza e modo di stabilizzare un’identità. Inoltre, è anche la capacità di cambiare, di attraversare i confini certi e diventare “altro”.

Con l’alterità si creano nuovi confini, ma anche nuovi limiti. Con l’assimilazione e la simulazione si tende a eliminare la distinzione e la diversità in un processo in base al quale l’alterità dell’altro (o la nostra), viene chiamata ad uniformarsi. Per certi versi, l’uomo contemporaneo perpetua i concetti di assimilazione, di somiglianza e di diversità. Tuttavia, “essere” significa non uniformarsi a nessuno; non desiderare di raggiungere la somiglianza in alcuna cosa.

La perdita dell’identità dell’uomo contemporaneo ormai assuefatto a modi precostituiti e imposti dal sistema sociale genera confusione e dissociazione in questa società carica di profondi cambiamenti culturali, sociali e politici, segnata dall’alterità e dai nuovi e possibili modi nella costruzione dell’io, smantellando i consueti concetti tradizionali sostituiti da nuove e provvisorie percezioni e dal nuovo modo di relazionarsi; non più l’immagine di come siamo, ma come possiamo “essere” sostituendo all’immagine di se stesso quella riflessa e appetibile dell’altro. Tutto ciò fa apparire l’uomo complicatamente inespressivo e inutile. Solo l’artista, da bravo e curioso analista, mette a nudo l’uomo di fronte a se stesso, al suo specchio culturale e sociale, facendo intendere come la tecnologia odierna abbia sconvolto definitivamente in nostro vivere.

Con ciò non desidera affatto costruire l’io come registrazione del bello, bensì come possibilità per accedere ad un livello più profondo di coscienza nella realtà, definendo un modello molto più concreto rispetto alla convinzione di un modello stereotipato e anonimo dell’attuale presente, imposto e condizionato attraverso la pubblicità e gli strumenti di persuasione occulta. Viviamo in un’epoca uniformata con esseri profondamente omologati e scissi, caratterizzati da una profonda dissociazione dalla realtà che condiziona pesantemente il nostro vivere. L’uomo potrà tentare di superare i suoi limiti e le sue certezze ma, non dovrà perdere la coscienza di sé, del suo “io personale” e la differenza “dell’altro”.

L’essere ridotto a una dimensione evidenzia in modo problematico la propria fragilità condividendo la similitudine, la ripetitività, la somiglianza dell’altro e negando la conoscenza di un io che non riesce e non desidera definirsi e consolidarsi in forme più stabili. Di certo, questi condizionamenti accettati ormai per consueti e normali smantellano la costruzione di un io personale accettando passivamente i luoghi comuni e preferendo un falso modo di essere nel tentativo estremo di appropriazione di una pseudo unità per trovare se stesso. Non è un caso, se abbiamo utilizzato volutamente, per la prima volta in una nostra mostra virtuale, una ricercata cornice di grande fattura e bellezza, ciò vuol far riflettere sulla precaria condizione del singolo individuo che demanda supinamente all’apparenza dell’altro, in questo caso la cornice, il ruolo prioritario di gestire e dare corpo alla propria visibilità.

Un’individualità del tutto lacerata che non riesce a ritrovare una sua dimensione logica. Nel sentirci smarriti e indifesi siamo tutti costretti a scrutarci allo specchio del nostro “io impersonale” alla ricerca di una qualsiasi identità anonima e sterilizzata, ma perfettamente aderente alla precarietà del nostro esistere e di come siamo diventati.”

 

SELFIE / Searching for Identity

SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY
Inaugurazione: venerdì 28 dicembre 2018,ore 18.00

Via S. Calenda, 105/D – Salerno, Tel/Fax 089 5648159
e-mail: bongianimuseum@gmail.com

Web Gallery: http://www.collezionebongianiartmuseum.it
Orario continuato tutti i giorni dalle 00.00 alle 24.00

Fruit Indie Publishing 2019

Fruit Exhibition, il festival dell’editoria d’arte indipendente di Bologna, in collaborazione con Favini, storica cartiera italiana, è lieto di annunciare la prima edizione del premio FIP – Fruit Indie Publishing rivolto ai migliori prototipi di libro artistico, progetti editoriali indipendenti e zines da stampare su carta Favini.

Il concorso è gratuito e rivolto a tutti gli artisti e editori che presenteranno entro il 15 marzo 2019 un progetto editoriale inedito che indaghi lo humor e che si distingua per la ricerca tecnica e formale in relazione ai contenuti.

Lo “humor” che sarà il tema guida della settima edizione di Fruit Exhibition, è l’arte di far sorridere, di far vedere le cose da un punto di vista insolito e spiazzante, con intelligenza, originalità e al contempo con leggerezza.

Si può partecipare al bando presentando entro e non oltre le ore 12.00 del 15 marzo 2019 una o più proposte editoriali in formato digitale utilizzando qualsiasi tecnica.

Scopo del concorso è far emergere la diversità e la vivacità espressiva del settore editoriale indipendente, per incoraggiare e omaggiare tutti gli artisti e creativi che hanno scelto il libro o la rivista come forma d’espressione, in quanto media e oggetto d’arte tradizionale e al contempo d’avanguardia.

Il premio FIP, offerto dall’azienda Favini srl, consiste nel supporto alla pubblicazione per un valore di 1.000 euro. La pubblicazione vincitrice avrà inoltre la possibilità di entrare a far parte del bookshop itinerante di Fruit Exhibition.

Sarà premura dell’organizzazione promuovere e divulgare il progetto vincitore e gli eventuali altri progetti segnalati dalla giuria con i relativi autori, attraverso la rete di comunicazione del festival e dei partners e media partners che hanno aderito all’iniziativa.

Per ulteriori informazioni visita www.fruitexhibition.com e scrivi a segreteria@fruitexhibition.com

Ufficio stampa: press@fruitexhibition.com | +39 349 1250956

Programma espositivo 2019 del MASI di Lugano

Dalle luminose cromie di Hodler e Segantini al poliedrico geometrismo di Giacometti, passando per Gertsch, Gauguin e Munch: nell’arco del 2019, il Museo d’arte della Svizzera italiana (MASI), Lugano, getta luce sugli ultimi due secoli di arte svizzera, con un occhio di riguardo alla scena artistica emergente elvetica, presentando il lavoro del giovane artista Julian Charrière, e anche alla grande fotografia internazionale rappresentata dallo statunitense William Wegman.
 
 Surrealismo Svizzera  
dal 10 febbraio al 16 giugno 2019
 
Organizzata in collaborazione con l’Aargauer Kunsthaus, la mostra indaga, in un’ampia retrospettiva sul Surrealismo svizzero, sia l’influenza che il movimento ha avuto sulla produzione artistica elvetica, sia il contributo degli artisti svizzeri nel definire il Surrealismo in modo globale. Alcuni artisti in mostra: Hans Arp, Alberto Giacometti, Paul Klee, Meret Oppenheim.
 
 
 Hodler – Segantini – Giacometti : Capolavori della Fondazione Gottfried Keller 
dal 24 marzo al 28 luglio 2019
 
In collaborazione con il Museo nazionale svizzero di Zurigo e l’Ufficio federale della cultura, il MASI riunisce dopo oltre 60 anni i principali capolavori della prestigiosa collezione d’arte della Fondazione Gottfried Keller, normalmente dislocati nei musei svizzeri. Il percorso espositivo ripercorre le tappe salienti della storia dell’arte svizzera degli ultimi due secoli, con opere di Ferdinand Hodler, Alberto Giacometti e il maestoso Trittico delle Alpi di Giovanni Segantini.
Quest’ultimo, ceduto in prestito una sola volta negli ultimi cent’anni, rimarrà in seguito al centro di uno allestimento dedicato.
 
 
 Gertsch – Gauguin – Munch : Cut in Wood 
dal 12 maggio al 22 settembre 2019
 
In occasione dell’imminente 90esimo compleanno di Franz Gertsch, il MASI invita l’artista a concepire una mostra dedicata alla sua stessa opera. Ne nasce un sorprendente incontro tra le monumentali xilografie di Gertsch e le incisioni su legno di due artisti, che sono stati per lui molto più che dei precoci rivoluzionari della tecnica xilografica, Paul Gauguin e Edvard Munch.
Nonostante la distanza storica e le differenze stilistiche, i tre artisti rivelano profonde e inaspettate affinità, che oltrepassano ampiamente la sola condivisione della tecnica. 
 
 
 Sublime : Luce e paesaggio intorno a Giovanni Segantini 
dal 25 agosto al 10 novembre 2019
 
Il celebre Trittico delle Alpi di Giovanni Segantini, dopo essere stato esposto nella precedente mostra Hodler – Segantini – Giacometti. Capolavori della Fondazione Gottfried Keller, viene ora messo in dialogo con opere della collezione del MASI, in un allestimento che ripercorre la pittura di paesaggio e la sua evoluzione fino ai giorni nostri.
 
 
 William Wegman: Being Human 
dall’8 settembre 2019 al 6 gennaio 2020
 
Il MASI, in collaborazione con la Fondation for the Exhibition of Photography, presenta William Wegman: Being Human, una grande mostra dedicata al celebre fotografo americano. Wegman, che occupa una posizione particolare nell’arte contemporanea, ha sviluppato il suo linguaggio fotografico sul rapporto con i suoi cani Weimaraner, abbinando allo sguardo documentaristico un’attenta scenografia e un sottile senso umoristico. La mostra Being Human conta un centinaio di opere che evidenziano l’abilità del fotografo a creare immagini allo stesso tempo divertenti, impressionanti e surrealiste.
 
 
 Julian Charrière : Towards No Earthly Pole 
dal 27 ottobre 2019 al 14 marzo 2020
 
Il MASI presenta uno dei più innovativi artisti svizzeri della sua generazione: Julian Charrière. Attraverso una serie di nuovi lavori, tra video, fotografie ed installazioni, toccando la storia della scienza, lo sviluppo della cultura dei media, il romanticismo dell’esplorazione e la crisi ecologica contemporanea, la mostra indurrà ad una meditazione visiva e concettuale sull’immaginario geografico contemporaneo.
 
 
 Riapertura di Palazzo Reali 
dal 6 ottobre 2019
 
In autunno, il MASI vedrà nuovamente aperta la sede storica di Palazzo Reali, in precedenza sede del Museo Cantonale d’Arte, che ospiterà mostre temporanee e allestimenti della collezione, , in parallelo alla sede del LAC. La riapertura, prevista per il 6 ottobre, vedrà allestita una mostra dedicata ai capolavori della Collezione del Museo.
 
 
 Collezione Giancarlo e Danna Olgiati 
Parte del circuito museale del MASI Lugano, la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati apre periodicamente al pubblico per mostrare allestimenti e installazioni temporanee volti ad approfondire le linee guida della raccolta. Due saranno gli appuntamenti del 2019.
 
 
 
 A Collection in Progress 
dal 31 marzo al 16 giugno 2019
 
La Collezione Giancarlo e Danna Olgiati presenta un nuovo e inedito allestimento di A Collection in Progress con nuove acquisizioni, tra cui importanti opere di Günther Förg, Pino Pascali, Ugo Rondinone, Harold Ancart, Christopher Wool e Markus Raetz
 
 
 
 Marisa Merz 
dal 22 settembre 2019 al 12 gennaio 2020
 
La Collezione Giancarlo e Danna Olgiati inaugura la stagione autunnale con una prestigiosa mostra monografica dedicata ad un’importante esponente dell’arte contemporanea italiana, Marisa Merz, prodotta e curata in collaborazione con la Fondazione Merz, in parallelo a un nuovo e inedito allestimento di A Collection in Progress.
 
 
 
Contatti stampa
LAC Lugano Arte e Cultura
Ufficio comunicazione
+41 (0)58 866 4214
lac.comunicazione@lugano.ch
 
Per l’Italia:
ddl+battage
 
Alessandra de Antonellis
+39 339 3637388
alessandra.deantonellis@ddlstudio.net
 
Margherita Baleni
+39 347 4452374
margherita.baleni@battage.net 
 
 

Le Rouge et le Noir

MADE4ART di Milano presenta dal 17 dicembre 2018 all’ 8 gennaio 2019 Le Rouge et le Noir, speciale progetto artistico che riunisce sei artisti caratterizzati da differenti sensibilità artistiche e specificità tecniche esponendo una selezione di opere pittoriche ispirate al rapporto tra il rosso e il nero.

Protagonisti della mostra Giusella Brenno, Martino Brivio, Josine Dupont, Sara Montani, Francesco Sandrelli, Roberto Tomba: la mostra è un vero e proprio omaggio a un colore, il rosso, da sempre legato a concetti quali “emozione”, “amore”, “passione”, “calore”, impiegato dagli artisti sin dai tempi più antichi per rappresentare sentimenti profondi e intensi legami affettivi; accanto al rosso, il nero, che incarna l’antitesi, il mistero, il silenzio, gli aspetti più intimi e nascosti della nostra interiorità. Il rosso e il nero sorprendono e coinvolgono l’osservatore, rappresentando con il loro accostamento, la loro inevitabile contrapposizione e l’incontro con gli altri colori le infinite sfumature delle emozioni umane.

Le Rouge et le Noir, con data di inaugurazione lunedì 17 dicembre, sarà aperta al pubblico con gli orari di apertura dello spazio dal 18 al 21 dicembre e il 7 e l’8 gennaio; su appuntamento durante il periodo delle Festività natalizie.

Le Rouge et le Noir
Giusella Brenno, Martino Brivio, Josine Dupont,
Sara Montani, Francesco Sandrelli, Roberto Tomba
17 dicembre 2018 – 8 gennaio 2019

Inaugurazione lunedì 17 dicembre, ore 18.30
Orario apertura: 18 – 21 dicembre e 7 – 8 gennaio ore 10 – 13 e 15 – 19
Durante il periodo delle Festività la mostra sarà aperta al pubblico su appuntamento

MADE4ART
Spazio, comunicazione e servizi per l’arte e la cultura
di Vittorio Schieroni ed Elena Amodeo
Via Voghera 14, 20144 Milano
www.made4art.it, info@made4art.it, t. +39.02.39813872

Apologia del nudo

Scrive Gaetano Mongelli a proposito del Maestro, pittore Amedeo Del Giudice e della sua mostra personale allo Spazio START di Giovinazzo (BA) : ” La lunga stagione del Novecento si è esaurita trascinando con sé, tra ascese inebrianti e precipitose cadute, i miseri avanzi delle sue utopie. Azzerando, di conseguenza, ogni possibile sospetto di omologazione e di appiattimento della coscienza creativa che, suffragata da un massimalismo ideologico di dubbia vocazione democratica (per aver imposto, a destra a manca, le ragioni dei più a scapito delle istanze della creatività individuale), rendeva difficile o addirittura negava alla radice la sacrosanta ricerca della propria identità.

Uno status inaccettabile, tanto penalizzante da impedire ai singoli l’affermazione del proprio punto di vista: secondo un bisogno di autonomia imprescindibile per chiunque voglia camminare con le proprie gambe e pensare con il proprio cervello. Un’autonomia che sdoganata dalla gabbia dei pregiudizi (all’insegna di affondi semanticamente penetrabili, benché carichi di una straordinaria forza emblematica), caratterizza – per vocazione naturale – la pittura di Amedeo Del Giudice: protagonista silenzioso, attivo da oltre cinquant’anni tra quegli operatori dell’immagine spesso emarginati dalla cosiddetta «critica elitaria»; ma solitamente coniugata in,majestate,da «Soloni di turno» – di volta in volta intruppati e faziosi – che,poi, di elitario in sostanza hanno ben poco.

Dal momento che, con sempre più insistita frequenza e per varie ragioni, disertano il più rischioso dei loro compiti. Ché, tutto sommato, è quello di aiutare a comprendere ad angolo giro, senza preclusioni mentali o vizi di forma, il mondo della visione scandagliandone i più nascosti ed enigmatici recessi. Un mondo che, da pittore nato, Del Giudice ha puntualmente messo al riparo dalle sopraffazioni, dai conflitti e dalle macerie del secolo scorso. Riscattando allo scoperto il desiderio «di navigare sulle rotte dell’antico», in veste di nocchiero mai sazio di cultura figurativa: una sapientia «tam antiqua et tam nova» che, pur secolarizzata, non solo dà risposte all’Edipo di turno, ma continua a porgli domande.

Difendendo scrupolosamente, lo vedremo nel prosieguo, la rappresentazione del reale e del simbolico, dell’immaginario e del mondo degli impulsi. E anteponendo, perciò, le alchimie del Passato alla sperimentazione di nuove impuntature lessicali.Quelle che, alla resa dei conti, nulla o quasi avevano da spartire con la vertiginosa, e solo di rado «alternativa», parabola del modernismo.Un periodo controverso come pochi per aver privilegiato sulla sua strada il momento progettuale all’operazione estetica. Ché, muovendosi a senso unico in questa direzione di marcia, attribuiva a ciò«il merito esclusivo dell’invenire».

Vi sono, infatti, modi e modi d’essere moderni. Ma il più rodato, certo il più clamoroso – in virtù della sua congenita, e sovente preconcetta, iconoclastia – è e rimane quello che fa tabula rasa di miraculae mirabilia, rinvenienti – appunto – dal Passato. Sia profanando alla luce del sole il senso più autentico e ancestrale della tradizione, sia negando a spada tratta e senza mezze misure la centralità dell’uomo e, con essa, la natura e la realtà che ci circonda. È l’avventura, va da sé, delle avanguardie che, pur stimolanti ed impulsive, sanno suscitare – nel proprio alveo –«piani inclinati dove anche chi non ha fiato per correre può scivolare», portato via dai flussi spumeggianti e incontrollabili della corrente.

Eppoi, questo Del Giudice lo sa bene, c’è un modo più autentico e coerente di vivere le inquietudini, le contraddizioni e le rare estasi del nostro tempo. Di ascoltare interrogativi che, consapevoli del mistero che ci avvolge, non possono restituirci risposte certe. Perché, già dagli esordi, la strada intrapresa dal pittore campano(cercando di trarre per osmosi dal passato la rilettura del presente), non ammetteva improvvisazioni per così dire «presuntuose» o tali da legittimare un facile e superficiale epigonismo.

Optando, in primo luogo, per la costruzione sontuosa dell’«imposto»da rendersi persuasivo e convincente dal punto di vista connotativo. Si vedano, ad esempio,i suoi Nudi muliebriconcepitia mo’ di sirene tentatrici che finiscono per ammaliarci, incidendo – psicologicamente – sulla durata e sulla persistenza del «rimembrare»: come fossero parole, non solo icone, capaci di imprimersi nella nostra mente senza doppismi o arbitrarie forzature. Parole immediatamente comunicanti la realtà di cui sono portatrici.

Una realtà che, d’altro canto, traguarda la mera prospettiva del Nudo per il Nudo, approdando metaforicamente in una dimensione «altra» del racconto: in un territorio privilegiato della memoria che restituisce fotogrammi surreali o interni di ambienti dalla configurazione essenziale ed onirica. Ambienti dove fugaci ed improvvise accensioni di luce, nella penombra di ammutoliti proscenî, compongono – sulla preziosa texturedei dipinti – presenze e «apparizioni» di donne:seducenti creature, ripescate dal mare magnum di archetipi ormai trascorsi, sebbene ancora palpitanti.

Avvolte in un’aura che non conosce la mortificante tirannia del tempo, mentre tesse allegorie che – trafitte dai dardi di Eros – parlano di «grazia», accanto alla complice voluttà che spinge i Figli di Adamo verso l’«eterno femminino», traduzione di dasEwig – Weibliche: la locuzione goethiana che esprime la femminilità nella sua immutabile essenza. Lo si desume, in particolare, da un’opera in cui la figura muliebre si sporge in avanti, schermando con una mano – per una sorta di malcelato pudore – la propria nudità: imago emblematicamente ispirata all’Eden della contemporaneità, non senza supporti concettuali derivati dai testi sacri della nostra storia. Dalla Cacciata dei progenitori che Masaccio affrescò non oltre il 1427 nella Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine a Firenze (Genesi, 3, 8-24), alla borghesiana Veritas filiaTemporis.Un marmo, immaginato per un progetto più sofisticato ed articolato, che Gianlorenzo Bernini – caduto in disgrazia presso la corte papale per i fatti del Campanile di San Pietro (di cui, in seguito, fu deciso l’abbattimento) – scolpì dopo il febbraio 1646 «per autodifesa» contro i suoi detrattori negli anni del pontificato di Innocenzo X Doria – Pamphilj.

A dimostrazione del fatto, ove occorresse ribadirlo, che il passato si riassapora, non si rimastica. Perché fa parte a tutti gli effetti di un continuum storico che non può mai dirsi compiutamente esperito: e che, pertanto, non è né antico né moderno, ma assolutamente presente. Una precisazione che estenderei pure al Nudo sdraiato di spalle, evocato sotto traccia dalla Venere allo Specchio (Londra, National Gallery), che Velázquez dipinse presumibilmente nel 1651, dopo il secondo viaggio in Italia. L’unico nudo che ci sia rimasto della sua produzione: forse da identificare con quello della pittrice Flaminia Trivia, amante – come si sa – del maestro spagnolo, da cui ebbe un figlio.

Ma questa è un’altra storia. In grado, però, di far luce sulle tangenze culturali di Del Giudice, sul suo lirismo intriso di attese e di silenzi pensosissimi; di rassegnate contemplazioni; di corpi denudati da una Vanitas perennemente giovane e verginale; di rifugi scavati nelle cortine di un tempo che è al di fuori del tempo. E, per finire, di allusioni desumibili dalla straordinaria potenzialità dell’aliquid pro aliquo, racchiuso nella carrellata simbolica che Amedeo destina ai suoi personaggi per differenziarli – uno per uno – sullo schermo dell’apparenza.

Dal momento che l’indeterminatezza dei simboli, adottati a tal fine da Del Giudice, assume un significato di più ampio spettro. Poiché, al contrario dell’allegoria, il simbolo si interpreta e reinterpreta pure inconsciamente, realizzando così «la fusione dei contrari» e «comunicandoci perfino l’indicibile».Anche lanciando, in chiave criptica, segnali che vanno colti per quel che sono.A metà strada tra la rivelazione e l’«inespresso», tra il sogno che attende il risveglio, tra il «definibile» e il «definitivo»: segnali riscontrabili per analogia nelle opere esposte a Giovinazzo che, tra le altre cose, attingono nuove sostanze iconografiche ed ulteriori spunti ideativi dal pozzo senza fondo della simbolica classica.

Cominciando dal rosso che «insanguina» un racemo di amorini neorinascimentali di vaga ascendenza raffaellesca, posti vis-a-viscon la carcassa putrescente di un pesce verde, bavoso e deliscato: una sorta di illustrazione, sciolta negli acidi del dissenso, in cartapecorita come può esserlo la copertina di una cinquecentina intrisa di umidità;un’affiche dal fondo cremisi, come il colore della stagnola che avvolge un torroncino da scartare a Natale; un «manifesto» che, in definitiva, esplicitandosi con cadenze argute e spiazzanti si trasforma in un messaggio subliminale: in una vera e propria «manifestazione» di sé.

Un messaggio che, a dar retta all’economia complessiva del discorso, include altri «accidenti» figurativi, non meno intriganti e fascinosi. Al pari della colonia di Meduse che invade il paesaggio visivo di un’adolescente: transfert simbolico,e non terribilistico, che dalle mostruose Gorgoni (Medusa, Eurialo, Steno) giunge ai giorni nostri solcando le acque insulari della Grecia; simulando le deformazioni della psiche, «dovute alle forze pervertite di tre pulsioni: socievolezza, sessualità, spiritualità».

La Medusa,della «stagnazione vanitosa», della colpevolezza che si alimenta e prende forza «dalla vana gloriosa esaltazione dei desideri». La Medusa che va combattuta sforzandosi di realizzare sulla Terra «la giusta misura, l’armonia»: un auspicio ben indicato dal fatto che, a mo’ di rifugio, il Tempio di Apollo, dio dell’Armonia, fosse aperto ai perseguitati dalle Gorgonie dalle Erinni. La stessa Medusa dallo sguardo pietrificante, la cui testa – secondo la narratio ovidiana – fu mozzata da Perseo, eroe protetto da Pallade Atena (Metamorfosi, IV, 769-803).

Un «accidente» iconografico, quindi, uno fra tanti che trova il suo pendantideale nella Melancholia I. Ovvero nella Malinconia,di saturnina derivazione, che Amedeo Del Giudice riprende dal Dürer: un’incisione a bulino (mm 289 x 239), che il maestro tedesco monogrammò e datò al 1514, densa di riferimenti esoterici provenienti dall’«immaginario alchemico», tra cui il «quadrato magico». Ennesima e dirompente manifestazione di uno stato d’animo inquieto, sempre in bilico tra pensiero e azione,mentre popola una lastra di simboli che attendono il risveglio dall’ oscurità. La rinascita di un’umanità che «deve ritrovare le proprie ali per giungere ad una condizione angelica nella quale tutto è luce e alba. E comprensione del mondo».”

APOLOGIA DEL NUDO AD OGNI COSTO
Note su Amedeo Del Giudice, pittore.
A cura di Massimo Nardi
Presentazione critica di Gaetano Mongelli
Art director Franco Cortese
Presso la galleria d’Arte Contemporanea Spazio START
Via Cattedrale 14 Giovinazzo (Ba)
Vernissage il 18 dicembre 2018 alle ore 19:00
Info 389 1911159

Tra Cielo e Terra

In occasione dei festeggiamenti del Natale molfettese 2018: “Il Natale tra saperi e sapori” l’associazione AS.SO art in collaborazione con il comune di Molfetta ospita nella chiesa Santa Maria del principe anche detta Chiesa della Morte una personale dell’artista Maria Bonaduce intitolata : “ Tra Cielo e Terra”.

In esposizione ci saranno installazioni con opere sulla natività di Cristo in parallelo con acquerelli che rappresentano la città di Molfetta. L’artista, nota paesaggista, da diversi anni si dedica all’Arte Sacra con numerose opere pubbliche in varie città italiane ed estere.
Infatti possiamo ammirare alcuni suoi dipinti e vetrate istoriate nelle chiese molfettesi di S. Domenico, S. Bernardino e Immacolata, nel Seminario Vescovile e nella biblioteca del Seminario Regionale .

“Una frase di Giovanni Damasceno sembra guidare la mano della pittrice: “riproduci la sua forma su di un quadro, ed esponi alla vista Colui che ha accettato di essere visto. Di Lui riproduci l’inesprimibile condiscendenza…”.
Osservando le opere esposte vi è una costante “ la Luce” intesa come presenza del Divino nelle cose del mondo. Ci piace, a tal proposito riportare uno stupendo passaggio di Basilio il Grande (329-379) tratto dal suo Hexaemeron in cui viene dipinto un ritratto incantato del cosmo chiamato all’esistenza dalla Parola: “Luce” fu la prima parola di Dio, il primo suono creatore di evento: con essa “dissipò” le tenebre, allontanò la tristezza, illuminò il cosmo, rivestì ogni cosa di un aspetto gradevole e giocondo. L’aria stessa brillava, o meglio tratteneva in sé tutta la luce inviandone grandiose inondazioni per tutta la sua estensione. Dopo l’apparizione della luce anche il cielo divenne più giocondo e le acque più limpide, non soltanto accogliendo la luce, ma anche riflettendo in ogni punto con innumerevoli scintillii…

“Sia Luce” (Gen 1,3), e il comando era subito attuato, così fu creato qualcosa di cui la mente umana non può immaginare nulla di più giocondo e di più bello…”. E Dio vide che la luce era bella” (Gen 1,4)” (Hexaemeron, 2,7)”. (S.E. Mons. Felice Di Molfetta).

 

TRA CIELO E TERRA
Mostra personale di MARIA BONADUCE
a cura dell’associazione AS.SO art

Vernissage 21 dicembre 2018 ore 18,00

Presso:
CHIESA SANTA MARIA DEL PRINCIPE detta anche “CHIESA DELLA MORTE” – centro storico di MOLFETTA (Nelle vicinanze di Piazza Municipio)

visitabile dal 21 al 27 dicembre 2018

orari: tutti i giorni 10:00 – 13:00 / 18:00 – 21:00

Email; morgese.bonaduce.art@libero.it
Tel 3494368197; www.retearte.it/bonaduce-maria
Opere in permanenza presso ADSUM studio
https://www.facebook.com/Adsum-Arte-1629823950603730/