Il brivido della bellezza

Il 25 ottobre a Roma l’estetica artistica si fonde con quella più glamour, nell’art aperitif Il brivido della bellezza.

L’evento, organizzato da Barbara Molinario, fondatrice di Fashion News Magazine, sarà ospitato in uno dei saloni di bellezza più famosi della Capitale, Franco & Cristiano Russo, in via Frattina 99, che dalle 18:00 fino alle 21:00 si trasformerà in una vera e propria galleria d’arte, esponendo la nuova collezione di inediti “ricollage” di Marco Innocenti, in arte Brivido Pop, pop collage digitali che esaltano la bellezza dei grandi capolavori del Rinascimento, miscelata con manifesti cinematografici dal sapore vintage.

Ad illustrare le opere, sarà il professor Vittorio Maria de Bonis, storico della letteratura ed esperto d’arte. E così Brigitte Bardot mostra la sua chioma bionda al Ragazzo con canestra di frutta di Caravaggio, la leonardesca Dama con l’ermellino sfoggia la sua pettinatura ultra moderna alla Fornarina di Raffaello e a Sofia Loren, il Gladiatore e la Ragazza col Turbante (lei si copre la testa perché sta per andare dal parrucchiere) restano ammirati dal ricciolo fascinoso di Ava Gardner. Non mancano affascinanti barbe maschili – da Van Gogh a Bud Spencer – tra il caschetto di Uma Thurman, la piega di Catherine Spaak, la “cipolla” della dama di Pollaiolo o il capello bagnato di Ursula Andress.

È sempre interessante unire arti diverse per ammirare l’effetto finale. – Ha dichiarato Barbara Molinario. – Cristiano Russo ospita l’artista visivo Marco Innocenti, con una mostra onirica che unisce il mondo dell’arte a quello del cinema. Esposti per l’occasione anche quadri inediti che si discostano dalla tecnica originale dell’artista, e regalano un percorso fantastico e suggestivo. Cristiano Russo non è nuovo a queste incursioni nel suo salone, ha già ospitato sfilate di moda e presentazioni di libri fino ad incontro con la nutrizionista, in fondo la bellezza, quella vera, si può trovare ovunque!

Gli invitati potranno, inoltre, votare il migliore look alla Warhol, in un’interessante rivisitazione firmata “brivido pop”. Chi sarà la più affascinante, Liz Taylor o Marilyn?

Nel corso della serata, infine, Cristiano Russo, hair stylist tra i più richiesti nel mondo dello spettacolo capitolino, illustrerà le nuove tendenze autunnali in fatto di tagli e nuances, oltre a fornire preziosi consigli per preservare il benessere dei capelli e difenderli dal freddo e dall’umidità dei mesi invernali.

Per partecipare all’evento è necessario accreditarsi tramite email a eventi@barbaramolinario.com

Per accrediti giornalisti e blogger:
Alessia Piccioni – 392 1956002 – alessia@alessiapiccioni.it
Barbara Molinario – 327 1641370 – bmpressoffice@gmail.com

Viaggio Racconto Memoria

Al piano nobile dei Musei San Domenico a Forlì è in corso la più grande mostra antologica mai dedicata a Ferdinando Scianna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, e organizzata da Civita Mostre.

Viaggio Racconto Memoria

Con circa 200 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la rassegna attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento.

Questa importante retrospettiva, di cui colpisce l’altissima qualità del percorso espositivo appositamente concepito per il nostro museo – osserva il presidente della Fondazione di Forlì Roberto Pinza – conferma che la Fondazione ha colto nel segno quando decise, quattro anni fa, di affiancare alle grandi mostre di arte figurativa un ciclo di ampio respiro dedicato alla fotografia, non solo come occasione di richiamo turistico ma come ‘possibilità di racconto delle vicende umane’”.

Il lungo percorso artistico di Ferdinando Scianna si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita. In oltre 50 anni di racconti non mancano di certo le suggestioni: da Bagheria alle Ande boliviane, dalle feste religiose – esordio della sua carriera – all’esperienza nel mondo della moda, iniziata con Dolce & Gabbana e Marpessa. Poi i reportage (fa parte dell’agenzia foto giornalistica Magnum), i paesaggi, le sue ossessioni tematiche come gli specchi, gli animali, le cose e infine i ritratti dei suoi grandi amici, maestri del mondo dell’arte e della cultura come Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson, Jorge Louis Borges, solo per citarne alcuni.

Come fotografo – scrive di sé Ferdinando Scianna – mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson, per il quale il fotografo deve ambire ad essere un testimone invisibile, che mai interviene per modificare il mondo e gli istanti che della realtà legge e interpreta. Ho sempre fatto una distinzione netta tra le immagini trovate e quelle costruite. Ho sempre considerato di appartenere al versante dei fotografi che le immagini le trovano, quelle che raccontano e ti raccontano, come in uno specchio. Persino le fotografie di moda le ho sempre trovate nell’azzardo degli incontri con il mondo”.

FERDINANDO SCIANNA. Viaggio Racconto Memoria
Forlì, Musei San Domenico
22 settembre 2018 – 6 gennaio 2019

Informazioni
www.mostraferdinandoscianna.it

Atlas Coelestis

Scrive Fabrizio Pizzuto a proposito di Davide Dormino : “In anatomia, l’atlante è la prima vertebra, posta subito sotto la testa. Permette una vantaggiosa mobilità del corpo formando l’articolazione che connette cranio e colonna vertebrale.

Il suo nome richiama l’Atlante mitologico perché così come egli è il sostegno del mondo, questa è supporto e sostegno della testa. Devo dunque pensare che il mondo abbia il ruolo della testa. Intravedo il cervello come formicolìo vibrante di input e pensieri, distribuiti nello spazio pensante come continenti. Si muovono e spaziano in maniera autonoma dal supporto, portati in giro da lui. Si rivolgono agli altri come ad altri pianeti.

Atlante connette il corpo alla testa dunque, che è, certamente, parte del corpo, ma che al contempo vola dimenticandosi di esso. Ne ho adesso immagine separata. Il mio corpo tuttavia cammina direzionando la testa non solo come pensiero ma come raggio di visione e di collaborazione con gli altri, di interazione. Atlante viene chiamato “Telamone”, nome usato anche per designare un volume che raccoglie carte geografiche o carte illustrate. Una traslazione. L’Atlante è, in definitiva, la porta del confronto, la connessione del viaggiatore con il luogo.

Per astratto diventa il mondo stesso, o la testa stessa, di cui doveva essere solo sostegno. Nel momento in cui se ne fa astrazione si cammina vicino all’idea di simbolo, quasi porta dell’immaginazione. La sua struttura, tuttavia, nel lavoro di Davide Dormino, si trasforma in materia. Nella maniera che gli è più consona, ovvero quella scultorea, materica, sensibile. Il lavoro invade e occupa gli spazi. Come un’idea svela nuove possibilità. Accade iscrivendo un segno nell’idea stessa perché il segno rende la materia viva. Non carne, ovviamente, ma ferro, superficie lucente e poi carta, mondo opaco, tratto che affianca e cammina formando il disegno. Ogni variazione di supporto materica svela nuove capacità e potenzialità.

Il tratto mostra il percorso grafico, ne segui il disegno come segui le ossa. L’ossatura dell’uomo vola via da esso, le sue simbologie sono nel ruolo che essa ricopre. Fa capolino la storia del nome e di quanto accade attorno ad esso. Ma è solo un’istante poi si rifugia nuovamente nei pensieri. Rimane che qualcosa è, ed è inciso, vivo, e segnala lo spazio attorno ad esso e guardandolo, entrando, segnalo io lo spazio attorno a me, segnalo che io sono alto, largo, profondo, mi muovo, penso. Tutto dei pensieri vola via e si imprigiona in una nuova forma che chiameremo visione.

Non esattamente icona, come si diceva, bensì piuttosto aggressione lucente e scultorea dello spazio. Porta di comunicazione, non alchemica, ma visionaria tra i significanti e il significato. E poi infine azione site specific, prettamente artistica. Azione che invade e sfonda gli spazi. Li misura, ne fa nuovo stato dell’animo, nuova ambientazione, attraversabile col corpo. Imprimendosi nell’occhio direi attraversabile anche con la mente, infine visibile col corpo. Manifestazione di una forma materiale. Pensiero tra cielo e terra.”

Atlas Coelestis | Davide Dormino
Spazio Menexa
Via di Montoro, 3 – 00186 Roma
0621128870 info@spaziomenexa.it
+39 0666019323
Lun-Ven 10:00-19:00

Opening sabato 27 ottobre 2018 | ore 18.00
A cura di Fabrizio Pizzuto
la mostra proseguirà fino al 17 novembre 2018

Pino Pascali

Pino Pascali (Bari, 19 ottobre 1935 – Roma, 11 settembre 1968)

Nato da genitori di Polignano a Mare, trascorre l’adolescenza a Bari, dove frequenta il Liceo Scientifico, ma, già ripetente, si trasferisce e si diploma al Liceo Artistico di Napoli. Nel 1956 si trasferisce a Roma, dove si iscrive all’Accademia delle Belle Arti e frequenta le lezioni di Toti Scialoja. Dopo il diploma comincia a lavorare come aiuto scenografo alla RAI. Nel contempo inizia una collaborazione, che diventerà poi continuativa, con Sandro Lodolo, realizzando Caroselli, spot pubblicitari e sigle televisive.

Negli anni sessanta partecipa a varie mostre collettive e nel 1965 realizza la sua prima personale presso la Galleria romana La Tartaruga.
L’anno successivo espone alla Galleria L’Attico. In soli tre anni ottiene un notevole riscontro da parte della critica e viene notato da influenti galleristi italiani e internazionali. Proprio all’apice della sua carriera, mentre alcune sue opere erano in mostra alla Biennale di Venezia, muore prematuramente a Roma nel 1968 per le conseguenze di un grave incidente in motocicletta, sua grande passione. La sua tomba si trova nel cimitero di Polignano a Mare.

Artista eclettico, Pascali fu scultore, scenografo e performer. Nelle sue opere riunisce le radici della cultura mediterranea (i campi, il mare, la terra e gli animali) con la dimensione ludica dell’arte: un ciclo di opere è dedicato alle armi, veri e propri giocattoli realizzati con materiali di recupero (metalli, paglia, corde) e molti suoi lavori ripropongono le icone e i feticci della cultura di massa.

Nella serie “Ricostruzione della natura”, iniziata nel 1967, Pascali analizza il rapporto tra la produzione industriale in serie e la natura. È ritenuto uno dei più importanti esponenti dell’arte povera, insieme a Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis, Mario Merz, Eliseo Mattiacci, Renato Mambor, Sergio Lombardo e Cesare Tacchi.

Fu il primo a formalizzare le pozzanghere con l’acqua vera, da cui nacque la mostra “Fuoco immagine acqua terra” avvenuta all’Attico nel maggio del 1967.

Oasi

Oasi, la nuova mostra personale di Sergia Avveduti, inaugura venerdì 26 ottobre alle ore 18:30 negli spazi della galleria AF Arte Contemporanea di Bologna.

Nella serie di opere esposte in mostra, l’artista ricorre al collage fotografico come “dispositivo ottico” che potenzia la capacità della fotografia di rappresentare l’invisibile: i suoi prelievi d’immagini fotografiche da riviste di paesaggio vengono ricomposti creando un nuovo paesaggio, summa di tutti i paesaggi esistenti e di quelli sedimentati nel nostro immaginario, con l’idea di portare lo spettatore a intraprendere un viaggio, partecipando al processo di deformazione che la memoria innesca sulla qualità delle informazioni visive percepite.

Il potere delle immagini storiche, la loro fisicità cartacea e vissuta, travalicano il senso d’effimero prodotto oggi dalle immagini digitali che, spesso, vivono solo per pochi istanti. Queste, al contrario, sono immagini manipolate e riassemblate attraverso l’utilizzo di una geometria primitiva, fatta di tagli circolari incisi che agiscono come fossero una messa a fuoco ulteriore di brani di paesaggio o di architettura, posti al di fuori di un contesto di riferimento.

I contorni creano uno scheletro di forze che influenzano l’esperienza visiva inserita in un contesto di spazio tempo. Si crea una tensione psicologica tra la percezione dei diversi frammenti in gioco e le esperienze visive che l’hanno preceduta. La forma delle singole porzioni si espande sulla capacità descrittiva che ogni singolo frammento ha al suo interno, realizzando un dislocamento percettivo che sospinge lo sguardo del pubblico a immaginare cielo e terra, natura e architettura, visione e introspezione a compenetrarsi.

Per Sergia Avveduti: “Oasi è un luogo di stupore e di intimità, emancipazione e rituale, tempo rimasto e tempo da reclamare. Il mio intervento intrusivo determina nuove forme, il punto di partenza si disperde seguendo logiche connesse alla mia sensibilità soggettiva. Oasi è un versante verticale, una geometria rigorosa che insiste fino a scoprire qualcosa che non si era immaginato: poco sotto il punto d’osservazione, un paesaggio a gradoni senza gravità racconta la nuova dinamica del mondo. Edifici in linea irrigidiscono l’Ala di Francesco Baracca. Più in basso, sulla strada verso il fondovalle, si vedono architetture scanalate dal gelo sotto cupole di meteorologie impalpabili mentre sul margine visivo una scia di cani si lancia nel vuoto della pagina”.

opening 26 ottobre 2018, ore 18.30

27 ottobre – 30 novembre 2018
martedì-sabato ore 10-12 | 15.30-19

Via dei Bersaglieri 5/e
40125 Bologna
T 051 229544
F 051 27027
info@af-artecontemporanea.it
www.af-artecontemporanea.it

Residenti

RESIDENTI è un evento inserito nella Rome Art Week. Questa mostra di opere d’arte originali esplora la diversità degli argomenti che evidenziano il patrimonio culturale di trentatré artisti provenienti da un programma di selezione che Rossocinabro esporrà insieme ad opere provenienti dalla collezione permanente della Galleria.

Quaranta pezzi di opere d’arte originali divisi in cinque categorie – pittura, disegno, fotografia, grafica, scultura – raffigurano una varietà di stili artistici e medium. Gli utenti potranno trovare nel sito approfondimenti su ciascun artista in mostra, in ordine alfabetico o divisi per categoria (figurazione, astrazione e informale, fotografia, arte digitale e scultura).

Artisti: Janice Alamanou, Jonathan Alfaro, Graciela Danese, Maria De Vido, Jari Di Giampietro, Onno Dröge, Eivor Ewalds, Ana Paola González, Linda Grool, Gul Durmayaz Guducu, Andreina Guerrieri, Sabine Heetebrij, Gary Hopkins, Osamu Jinguji, Stefanie Kamrath, Aleksandra Kosoń, Ioanna Konstantinou, Judy Lange, Lisa J Levasseur, LiV, Walter Marin, Alexandra Mekhanik, Mikesch, Betsie Miller-Kunsz, Paris Leroy, Edna Piorko, Irena Procházková, Daniela Rebecchi, Sandra Schawalder, Shigeru K, Gladys Sica, Ildikó Terebesi, Anthony Vella.

L’evento dà una grande opportunità per investire in arte internazionale, ed è una vetrina dell’artista ormai consolidata, così come i giovani talenti. I visitatori possono aspettarsi una serie di dipinti, fotografia d’arte, sculture, in diversi stili e dei media.

a cura di Cristina Madini

Rossocinabro
Via Raffaele Cadorna 28
00187 Roma

Opening lunedì 22 ottobre dalle 16:00-18:00 solo su invito
Visitabile da lunedì a venerdì 11-19

Adele Lo Feudo

Adele Lo Feudo, in arte ALF, nasce nel 1967 a Cosenza. Dopo gli studi classici e la laurea in giurisprudenza si trasferisce a Perugia, dove la sua vita prende la via dell’arte. Si diploma interior designer e insegna per 7 anni nel settore. Riprende a dipingere e consegue il diploma di maestro d’arte, iniziando il suo percorso artistico in modo serio e continuativo sia come pittrice, sia come performer.
 
La prima personale

 è Ali per volare del 2010 a cui seguono Fucsia e Adele e Adele nel 2011, Tante mani per… nel 2012, Anima e Corpo e Riflessioni nel 2013, Artista d’avorio, Qui non si muore e Motus Terrae nel 2014, Messi a Nudo nel 2015, Presenze/Assenze: IO SONO! nel 2016 e Per giungere fino a te nel 2017. Sempre nel 2017 partecipa con successo all’asta silenziosa organizzata a New York nel corso del Columbus Day.
 
Adele Lo Feudo organizza eventi di grande richiamo come Un petalo rosa… per non dimenticare, in cui coinvolge 65 artiste in un programma antiviolenza sulle donne, con donazione a una fondazione delle opere esposte a Perugia e Cosenza. Nel 2016 realizza I Maccaturi, partendo dalla tradizione delle filande calabresi. Nel progetto sono inclusi 106 artisti sul tema del recupero delle tradizioni della sua terra natale e dei valori del passato. Le opere, donate al comune di Mendicino (CS), sono esposte in maniera permanente a Palazzo Campagna.
 
Le sue originali performance ricevono da anni apprezzamenti di pubblico e critica. Le sue opere sono inserite in importanti collezioni private e pubbliche.
 
www.adelelofeudo.it
 

Dal 20 ottobre al 4 novembre 2018 la Galleria Magiotti di via Roma 43/45, a Montevarchi (AR), ospita Gocce di un unico mare, doppia personale di Adele Lo Feudo e Mariana Polisena a cura di Marco Botti con il testo critico di Stefano Maria Baratti.

Mariana Polisena

Mariana Polisena nasce nel 1985 a Buenos Aires, in Argentina, ma a quattro anni si trasferisce con la famiglia in Italia. Dal 2017 vive e lavora a Montefiorino (MO).
 
Dopo gli studi superiori intraprende un percorso da autodidatta indirizzato al mondo della sartoria. Dal 2012 disegna con sempre maggiore convinzione abiti originali e cuce ciò che scaturisce dalla sua matita. Con l’obiettivo di diventare figurinista, si iscrive all’Istituto di moda “Burgo” di Modena e porta avanti un percorso triennale di modellistica sartoriale.
 
Nel 2016 comincia a realizzare abiti storici e da allora tutto ciò che crea si lega al passato. I suoi costumi sono realizzati con criteri precisi, che rispettano il modello e il taglio dell’epoca. Per tale motivo la costumista prende ispirazione da quadri, immagini e figurini del periodo, ma anche da vestiti esposti nei musei o utilizzati nei set cinematografici.
 
Dietro ogni creazione di Mariana Polisena c’è lo studio del momento storico, degli usi e delle mode in voga. Per l’autrice l’abito ha una storia profonda da raccontare e regole rigorose da rispettare.
Lei stessa indossa le sue realizzazioni per eventi in costume o a tema, perché ama la sensazione di essere nei panni delle dame di altri tempi, atteggiarsi come facevano loro, cambiare i movimenti del corpo in base al vestito scelto.
Un vero e proprio viaggio nel passato attraverso la consapevolezza contemporanea.
 

Dal 20 ottobre al 4 novembre 2018 la Galleria Magiotti di via Roma 43/45, a Montevarchi (AR), ospita Gocce di un unico mare, doppia personale di Adele Lo Feudo e Mariana Polisena a cura di Marco Botti con il testo critico di Stefano Maria Baratti.

InVisible Cities 2018 – Cantieri aperti

Organizzato dall’Associazione culturale Quarantasettezeroquattro; co-finanziato da Regione Friuli Venezia Giulia, Turismo FVG, Comune di Gorizia e Camera di Commercio della Venezia Giulia; “InVisible Cities 2018 – Cantieri aperti” è il Festival che in due settimane si articolerà in tutto il centro di Gorizia con performance multimediali, spettacoli, installazioni interattive e tavole rotonde. 

Di seguito il programma:

GIOVEDÌ 18 OTTOBRE / Anteprima InVisible Cities 2018
18.30 / ex Ferramenta Krainer (via Rastello)
Territori da [ri]scoprire + So chi è stato + Asbestos + La memoria restituita
Vernissage mostre fotografiche e installazioni multimediali

VENERDÌ 19 OTTOBRE
17.30 / Ritrovo area antistante Teatro Verdi – 30’
Cam Girl_series (Playlist 00#2)
Danila Gambettola
Danza urbana itinerante

18.30 / ex Ferramenta Krainer, via Rastello – 45’
Quando il vino è paesaggio
Un lavoro di tradizione nel rispetto della terra e per la salvaguardia dell’ambiente
Lorenzo Mocchiutti e Federica Magrini, vignaioli / Vignai da Duline.
Presentazione e degustazione

19.30 / ex Ferramenta Krainer, via Rastello
Inaugurazione InVisible Cities 2018
aperitivo

a seguire / Piazza Vittoria – 60’
Y – La variabile del calcio
Compagnia Dynamis
Performance teatrale partecipativa

21.00 – 22.30 / ex Ferramenta Krainer, via Rastello + Palazzo de Grazia, via Oberdan
Visite guidate con artisti e curatori
alle mostre e installazioni multimediali di InVisible Cities 2018

22.00 / ex Ferramenta Krainer, via Rastello
Disco mannaro
Dj set in vinile

SABATO 20 OTTOBRE
16.00 / Piazza Vittoria – 60’
Y – La variabile del calcio
Compagnia Dynamis
Performance teatrale partecipativa

17.30 / piazza Vittoria 38, cortile interno – 30’
Concerto per nastri magnetici, registratori a cassetta, walkman e altoparlanti
Glauco Salvo

18.30 / Ritrovo piazza Vittoria 38 – 30’
Cam Girl_series (Playlist 00#2)
Danila Gambettola
Danza urbana itinerante

19.00 / ex Ferramenta Krainer
our nature
l’arte contemporanea incontra la scienza
tavola rotonda con i 6 artisti rumeni selezionati per una residenza nell’ambito del programma pro-ESOF 2020 (EuroScience Open Forum)

19.30 / Ritrovo area antistante Teatro Verdi – 30’
No home for Cinderella
A cura di Andrea Ciommiento – Zona K (Milano)
Performance itinerante con cuffie wireless
biglietto: 5 euro

21.00 / Corso Verdi, area pedonale – 30’
Box_Two
Arearea
Danza urbana

15.00 – 20.00 / ex Ferramenta Krainer, via Rastello + Palazzo de Grazia, via Oberdan
Mostre e installazioni multimediali di Invisible Cities 2018

DOMENICA 21 OTTOBRE
10.00 e 12.00 / Ritrovo area antistante Teatro Verdi – 30’
No home for Cinderella
A cura di Andrea Ciommiento – Zona K (Milano)
Performance itinerante con cuffie wireless
biglietto: 5 euro

10.00 – partenza da Trgovski Dom, Corso Verdi – 120’
Storia di una linea bianca.
Visita guidata a Topografie della memoria – Museo diffuso dell’area di confine
a cura di Stefan Čok / Ass. Quarantasettezeroquattro

11.00 / Gusto Più – Supermercato Godina, via Baiamonti
Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo
dialogo con Stefania Prandi

12.00 / Ritrovo area antistante Teatro Verdi – 30’
Cam Girl_series (Playlist 00#2)
Danila Gambettola
Danza urbana itinerante

15.30 / Piazza Vittoria – 60’
Y – La variabile del calcio
Compagnia Dynamis
Performance teatrale partecipativa

17.00 / Palazzo de Grazia, via Oberdan – 90’
Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo
Stefania Prandi in conversazione con Patrizia Romito e Chiara Cristini
su specificità di genere e mercato del lavoro

19.00 / Palazzo de Grazia, via Oberdan – 30’
Concerto per nastri magnetici, registratori a cassetta, walkman e altoparlanti
Glauco Salvo

11.00 – 20.00 / ex Ferramenta Krainer (via Rastello) + Palazzo de Grazia (via Oberdan)
Mostre e installazioni multimediali di Invisible Cities 2018

GIOVEDÌ 25 OTTOBRE
11.30 / Mercato coperto, Corso Verdi
Presentazione della mostra fotografica
“Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo”
di Stefania Prandi

VENERDI’ 26 OTTOBRE
16.30 – 19.30 / Ritrovo area antistante Teatro Verdi – 20’
Audio Video Memory Experience
acquasumARTE
Performance video-teatrale itinerante con cuffie wireless
Percorso per singolo spettatore / partenza ogni 5 minuti

19.00 / Parco Basaglia (ritrovo al piazzale d’ingresso) – 60’
La memoria restituita.
Un percorso multimediale tra le storie dei ricoverati-lavoratori dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Gorizia.
Chiara Perini, Sergio Pancaldi, oltre quella sedia, Sara Taylor, Paolo Scoppola
Performance teatrale-multimediale itinerante

21.30 / Teatro Verdi
Teho Teardo in concerto
Teho Teardo – chitarra baritona, electronics
Laura Bisceglia – violoncello
biglietto: 5 euro

16.00 – 20.00 / ex Ferramenta Krainer, via Rastello + Palazzo de Grazia, via Oberdan
Mostre e installazioni multimediali di Invisible Cities 2018

SABATO 27 OTTOBRE
10.00 – 17.30 / Palazzo de Grazia, via Oberdan
INTER-FESTIVALS MULTIMEDIA SEMINAR
Rigenerazione urbana, pratiche artistiche e new media
Seminari e tavole rotonde

16.30 – 19.30 / Ritrovo area antistante Teatro Verdi – 20’
Audio Video Memory Experience
acquasumARTE
Performance video-teatrale itinerante con cuffie wireless
Percorso per singolo spettatore / partenza ogni 5 minuti

18.00 / Punto di ritrovo: ex Ferramenta Krainer, via Rastello – 30’
Tracce
Desy Gialuz, Carolina Leporatti, Peppe Coppola
e la compagnia I Rassegnati
Performance teatrale itinerante

19.00 / ex Ferramenta Krainer, via Rastello
Quando l’arte diventa interattiva
Paolo Scoppola
Presentazione delle installazioni interattive Boll, Centogrammi e Air Drops
a seguire aperitivo

21.00 / Palazzo de Grazia – 45’
Le vite potenziali
Francesco Targhetta + Father Murphy
Reading con proiezioni e musica live
biglietto: 5 euro

16.00 – 20.00 / ex Ferramenta Krainer, via Rastello + Palazzo de Grazia, via Oberdan
Mostre e installazioni multimediali di Invisible Cities 2018

DOMENICA 28 OTTOBRE
10.30 – partenza da Trgovski Dom, Corso Verdi – 120’
Storia di una linea bianca.
Visita guidata a Topografie della memoria – Museo diffuso dell’area di confine
a cura di Stefan Čok / Ass. Quarantasettezeroquattro

11.00 – 13.00 / Sala Dora Bassi, via Garibaldi
La fotografia come linguaggio della contemporaneità
Tavole rotonde

15.00 / Sala Dora Bassi, via Garibaldi
La Ville Engloutie
Zimmerfrei
Film Documentario

15.30 – 19.00 / Ritrovo area antistante Teatro Verdi – 20’
Audio Video Memory Experience
acquasumARTE
Performance video-teatrale itinerante con cuffie wireless
Percorso per singolo spettatore / partenza ogni 5 minuti

16.30 / Punto di ritrovo: ex Ferramenta Krainer, via Rastello – 30’
Tracce
Desy Gialuz, Carolina Leporatti, Peppe Coppola
e la compagnia I Rassegnati
Performance teatrale itinerante

18.00 / ex Ferramenta Krainer – 50’
Mondo Balordo ovvero Le Avventure di Ferrage – studio
Natalie Norma Fella, Fabio Varnerin, Massimiliano Gosparini, Afar Combo
Spettacolo di teatro multimediale
biglietto: 5 euro/ gratuito per i sostenitori della campagna di crowdfunding

19.30/ Palazzo de Grazia – 50’
laforzalavoro
Francesco Maino
Reading con proiezioni e musica live
biglietto: 5 euro

20.30 / ex Ferramenta Krainer
UNIT / Installazione multimediale / Finissage
dialogo con l’autore Roberto Boccaccino
a seguire aperitivo

11.00 – 20.00 / ex Ferramenta Krainer (via Rastello) + Palazzo de Grazia (via Oberdan)
Mostre e installazioni multimediali di Invisible Cities 2018

– MOSTRE E INSTALLAZIONI MULTIMEDIALI
ex Ferramenta Krainer, via Rastello:
Giovedì 18 ottobre, ore 18.30 / Vernissage
Venerdì 19 ottobre, ore 19.30 – 22.30
Sabato 20 ottobre, ore 15.00 – 20.00
Domenica 21 ottobre, ore 11.00 – 20.00
Venerdì 26 ottobre, ore 16.00 – 20.00
Sabato 27 ottobre, ore 16.00 – 20.00
Domenica 28 ottobre, ore 11.00 – 20.00

“ASBESTOS.IMG”
Marco Citron, Roberto Francomano, Alessandro Ruzzier /
Mostra fotografica

“Territori Da [Ri]scoprire”
Massimo Crivellari, Roberto Francomano
Mostra fotografica

“So Chi è Stato”
video installazione realizzata da Nils Vonomil

“UNIT”
Roberto Boccaccino
installazione video-fotografica
(dal 26 ottobre)

Palazzo de Grazia, via Oberdan:
Venerdì 19 ottobre, ore 19.30 – 22.30
Sabato 20 ottobre, ore 15.00 – 20.00
Domenica 21 ottobre, ore 16.00 – 20.00
Venerdì 26 ottobre, ore 16.00 – 20.00
Sabato 27 ottobre, ore 16.00 – 20.00
Domenica 28 ottobre, ore 16.00 – 20.00

“Family Affair”
Zimmerfrei
Videoinstallazione per due schermi + audio stereo

“Fortunatamente, Ancora Se Ne Frega”
Andrea Colbacchini, Glauco Salvo, Maurizio Civico
Videoinstallaizone

Mercato coperto, corso Verdi negli orari di apertura del mercato:
“Oro Rosso”
Stefania Prandi
mostra fotografica

corso Verdi, area pedonale, vetrine dei negozi:
00.00-24.00
“Le faremo sapere”
Quarantasettezeroquattro/Andrea Colbacchini
Videoinstallazione diffusa

e al calar della sera:

“Le Vie della Tradizione”
Chiara Perini, Andrea Colbacchini e gli studenti della scuola media di Moggio Udinese
videomapping

via Rastello
16.00-20.00
“La Memoria Restituita”
Quarantasettezeroquattro/Chiara Perini
Videoinstallazione

Altro: http://invisiblecities.eu/portfolio/programmainvisible2018

Tra segni e pensieri…Viaggio

Sabato 20 ottobre alle 17, presso il Circolo degli Artisti di Pozzo Garitta, ad Albissola Marina (SV), si terrà l’inaugurazione della mostra personale di Ingrid Mijich dal titolo “Tra segni e pensieri…Viaggio“.

Il percorso genealogico di Ingrid Mijich – scrive Maria Teresa Gostonisi è ormai attestato su valori artistici ben consolidati. La sua pittura, dalle linee nette e ben definite, affonda le radici nella cultura primitiva e nella filosofia greca, per spaziare poi nell’ arte rinascimentale, nel buddismo , nella psicologia.

La cifra fondamentale della sua arte è caratterizzata da due figure geometriche, il cerchio e il quadrato, con colori che vanno dal rosso fuoco al sottobosco e una tecnica composta da smalti, acrilici, sabbie, ceramica.
Il cerchio ed il quadrato esprimono il desiderio di armonia ed equilibrio tra cielo e terra, tra Dio e l’ uomo; la natura è interpretata e rivisitata attraverso la geometria ed i colori, in particolare il rosso, simbolo dell’ origine della vita; in ogni composizione traspare l’ anelito alla serenità, alla stabilità, così difficile da raggiungere per l’ uomo moderno.

Ingrid Mijich vive e lavora a Cosseria in provincia di Savona.Nata a Fiume nel 1947 si trasferisce a Torino giovanissima: completa gli studi artistici sotto la guida di insegnanti quali Francesco Casorati e Mauro Chessa.

Negli anni 70 si stabilisce a Carcare in val Bormida dove svolge la professione di docente di materie artistiche.
Continua in parallelo a dedicarsi alla pittura, alla ceramica e alla fotografia, partecipando ad esposizioni e laboratori.
A Carcare promuove mostre e tiene corsi di arte all’ UniValbormida.

Dal 2014 organizza “ INCONTRI ACQUERELLATI” una rassegna annuale interregionale per promuovere l’ incontro e la conoscenza di artisti di varie regioni.

Dal 2012 si dedica in modo particolare alla ceramica modellata frequentando lo studio dello scultore ceramista Ylli Plaka a Savona.

Attualmente e’ corresponsabile artistica dell’ Associazione Ceramica Vecchia Mondovì.
Approfondisce anche la tecnica dell’ acquerello con l’ artista Roberto Andreoli insieme alle “Signore della pittura” associazione di Mondovì di cui fa parte.

E’ membro dell’ associazione di Arte Contemporanea QUIARTE di Savona e della associazione COMITATO RIGORE ARTISTICO di Albissola.

Partecipa sia come pittrice che come ceramista alle numerose mostre ed iniziative culturali ed artistiche in Liguria e in Piemonte.

Mi presento – scrive l’artista – citando un celebre quadro di Paul Gauguin : “Da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo”.
Come tutti nel viaggio della vita anch’ io sono alla ricerca delle risposte a queste domande. Questa ricerca mi ha spinto da sempre ad esplorare il mondo che mi circonda, il visibile, la natura ma anche il mondo interiore delle sensazioni e delle emozioni, muovendomi tra figurativo e astratto.

I segni del mio modo di comunicare sono i colori: rosso e nero, custodi del mistero dell’ esistenza, le terre, i gialli, i verdi, i blu, presenze vitali della natura nella quale amo immergermi.

Spazi sabbiosi, profili di alture, orizzonti, frammenti di terracotte inducono a pensare alla nostra presenza su questa terra dove ogni orizzonte può rappresentare l’ incognito, la speranza e la necessità di progredire.

Il linguaggio della poesia, della musica e dell’ arte permette di avvicinare i popoli e le loro comuni necessità di convivere e comprendersi a vicenda per aprire porte e creare ponti su questo pianeta.

I libri, che in questa società digitalizzata sembrano perdere la loro funzione materica e tangibile, sono testimoni, nelle mie ceramiche, del loro ruolo, indispensabili per dare continuità alla trasmissione della conoscenza come risposta agli interrogativi dell’ esistenza umana.

 

Circolo degli Artisti
Pozzo Garitta, 32 17012 Albissola Marina (SV)

www.circoloartistialbisola.it
circ.artistialbisola@libero.it

Visioni Urbane

Scrive Gioia Cativa, storico e critico d’arte, a proposito di Leonardo Pappone e la mostra “Visioni Urbane” : “Le rappresentazioni di città, siano esse simboliche, reali o ideali, hanno trovato sin dall’antichità uno spazio ben definito nelle arti figurative. Immagini urbane accompagnate da scene di guerra e di conquista, sono già presenti nell’arte delle popolazioni mesopotamiche.

Nelle immagini medievali la rappresentazione della città si arricchisce della cinta muraria ed inizia ad essere vista dall’interno con degli straordinari risultati pittorici, come nell’affresco “Effetti del buongoverno in campagna ed in città” di Ambrogio Lorenzetti. Continua a sopravvivere, inoltre, soprattutto per scopo celebrativo, la rappresentazione metonimica della città attraverso il monumento isolato o l’accostamento degli edifici più celebrativi. La tappa successiva è l’immagine della “città ideale” rinascimentale, nella quale spazi urbani e strutture architettoniche diventano razionali fino ad arrivare al XVII secolo, nel quale inizia un processo che porta all’affermazione della veduta urbana, orientata verso gli aspetti essenziali e verso una nostalgia che unisce vecchie rovine alle strutture contemporanee. Risulta chiaro, andando avanti nei secoli, che il fascinoso tema della città abbia spinto ed ispirato moltissimi artisti e conosciuto una fortuna rappresentativa durante il boom della rivoluzione industriale, rivelando una molteplicità di aspetti e proiezioni.

Ma lo sviluppo della città ha sempre diviso sul lato emozionale. Non sempre il progredire delle “cities” ha trovato appagamento e soddisfazione in tutti. Ci sono stati artisti che ne hanno esaltato lo sviluppo urbano, sottolineandone le enormi potenzialità da mega agglomerati urbani, mentre altri ne hanno evidenziato il caotico ammasso umano come un girone infernale 2.0 che neanche il sommo Dante avrebbe potuto immaginare.

Ora, l’idea di allestire all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Eboli e della Media Valle del Sele, alcuni dipinti dell’artista Leonardo Pappone, in arte Leopapp, a molti potrebbe sembrare un accostamento forzato quando in realtà è un avvicinamento dicotomico capace di creare un filo invisibile che nasce dalla lontana Età del Bronzo per arrivare ai nostri giorni. Un museo come quello di Eboli raccoglie reperti di civiltà perdute permettendo un’attenta analisi degli usi e costumi dei primi uomini. Mettere a confronto il lavoro di Pappone, personalmente, risponde ad un’esigenza che nasce dalla necessità di un confronto fra il passato ed il presente.

Questo artista ha creato un proprio sistema codificato attraverso il quale dipinge ed entra in contatto con l’esterno, lavorando in modo totalizzante sulla dimensione segnica. Rimasto sin da subito colpito dall’arte rupestre e dalla nascita dell’arte urbana o street art, Pappone ha compreso il reale valore allegorico di un insieme di segni che, seppur lontani anni luce dall’arte che siamo soliti conoscere ed apprezzare, ha avuto grande consenso. Ha creato un codice urbano espressivo che, nel corso degli anni, si è evoluto in discorsi sempre più pittorici pur rimanendo ferma e decisa la natura del segno che connatura la sua produzione. Dai segni urbani è passato alla rappresentazione urbana che viene presentata in “ Visioni Urbane ”, una serie che mostra l’interesse per la città futura, in continua espansione e sinonimo di dinamismo e velocità, termini profetici per i futuristi, realtà collaudata oggi. Pappone costruisce paesaggi metropolitani che sembrano “soli”, lasciati a sé stessi come risucchiati all’interno di un’invisibile cupola in stile Stephen King.

Grattacieli, skyline metropolitani, forme d’acciaio e cemento armato che si ergono svettanti in un moto ascensionale vibrante, vivi e dal tocco impressionista. I dettagli vengono dati da colpi veloci e decisi, tratti brevi ma ugualmente profondi. Non esiste alcuna staticità in queste forme verticali ma emerge il dinamismo e il movimento continuo di città che pullulano di persone, che non ci sono ma che si percepiscono in un gioco di luci ed ombre. Un’umanità invisibile, presente nell’assenza.

Se il colore e il codice urbano hanno caratterizzato la produzione precedente, qui comunque è percepibile un’attenta osservazione della società d’oltreoceano, a quell’americanità che ha influenzato intere generazioni dal dopoguerra. Tutto è sontuoso, esageratamente spettacolare, enfatizzato dalle megalopoli che, dal modello americano, nascono in paesi dove determinati tessuti urbani, un tempo, sembravano impensabili.

Ora, però, Pappone ritrova nella semplicità del segno un altro modo per comunicare con forza i suoi messaggi. Al dominio del colore viene alternato un affascinante bianco e nero, dove la dimensione turbolenta delle city sembra trovare una quiescenza, una dimensione più sonnolenta ma ugualmente viva. Il segno, in questa serie di lavori, diventa un ibrido fra le pennellate impressioniste e le macchie di colore tipiche del dripping e del colorismo americano, così studiate nella loro apparente spontaneità da sembrare lampi di luce, metafora del movimento veloce e continuo nelle strade.

Nella nuova era delle costruzioni e delle nuove città, pertanto, Pappone ha scoperto una poetica che riesce, in modo assolutamente personale, a descrivere nuove realtà urbane, riuscendo a donare un sottile velo malinconico alle moderne colate di cemento e ad imponenti strutture in ferro e acciaio. La nostalgia, però, nasce dalla consapevolezza che determinate strutture cittadine sono perse per sempre; città a misura d’uomo e soprattutto ad altezza d’uomo sono ormai un ricordo, sostituito da un verticalismo sempre più in ascesa”.

“La città è una stupenda emozione dell’uomo. La città è un’invenzione; anzi: è l’invenzione dell’uomo.
(Renzo Piano)

Visioni Urbane
Museo Archeologico Nazionale di Eboli

Telefono: 0828-332684
FAX: 0828-332684
Email: giovanna.scarano@beniculturali.it
Sito Web: http://www.polomusealenapoli.beniculturali.it

Dr. Leonardo PAPPONE
Via Giuseppe Folchi, 1
86100 Campobasso – Italia
cell. + 39 338 4928631
pappone.leonardo@gmail.com
http://www.leopapp.it

VALENTINA. Una vita con Crepax

Valentina, la donna di una vita. Per Guido Crepax ma anche per milioni di uomini (e di donne) nel mondo. Arriva ai Musei Civici di Bassano del Grappa, affascinante protagonista di una esposizione originale quanto spettacolare, totalmente nuova rispetto alle recenti mostre che a lei e al suo creatore sono state dedicate in anni anche recenti a Roma e a Milano.

A Bassano, Valentina Rosselli, in arte solo Valentina, accoglierà amici e ospiti, dal 2 dicembre al 15 aprile, da bellissima padrona di casa.
Nessuno noterà i suoi molti anni, oltre 70, attraversati con l’intangibilità che appartiene al sogno e al disegno.
Protagonista di una vita normale e onirica, di cui la seconda è fuga dalle difficoltà della prima. Una vita molto reale, marchiata dall’anoressia, dalle allucinazioni, dalle difficoltà. Una difficile quotidianità superata dalla realtà altra, quella del sogno, là dove tutto è consentito e nulla è impossibile o censurabile. Donna forte e fragilissima, donna normale, quindi. E anche per questo Valentina è il ritratto di un’epoca, oltre che il frutto di un uomo di genio, il suo creatore, Guido Crepax.

Chiara Casarin, direttore dei Musei Civici di Bassano del Grappa, e Giovanni Cunico, Assessore alla Cultura del Comune, spiegano il perché di questa mostra bassanese: “Valentina è una delle icone femminili più affascinanti della storia del fumetto italiano. Il suo creatore, Guido Crepax, sarebbe stato il più ambito ospite nella nostra commissione per la Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea che si terrà nella primavera del 2019 che questa mostra vuole anticipare nella stessa sede (la Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa) e con un omaggio, una dedica al grande autore internazionalmente ammirato. Il progetto espositivo è stato concepito dai tre figli di Crepax ad hoc per questa occasione e si conferma come momento di produzione culturale rivolta al pubblico più ampio e vede il suo focus nel lavoro di un artista contemporaneo volto alla valorizzazione delle tradizioni e del genius loci a partire dalle collezioni dei Remondini, con le loro stampi popolari, per arrivare alla sesta Biennale che ormai è un appuntamento consolidato della città sul Brenta”.
Valentina e Crepax sono i co-protagonisti della mostra al Museo Civico che ripercorre le tappe della vita di entrambi.

In questa ricerca delle origini del lavoro di una vita, che trascende l’ambito del fumetto e colloca l’Autore e il suo personaggio tra i testimoni di quarant’anni di vita italiana, la città di Venezia è un tassello fondamentale nella sua formazione”, anticipano i curatori. Infatti, vent’anni prima della nascita di Valentina (pubblicata per la prima volta sulla rivista Linus nel 1965), un Crepax appena dodicenne, aveva realizzato, proprio a Venezia (dove aveva abitato con la famiglia tra il ’43 e il ’45 per sfuggire alla guerra), i suoi primi albi a fumetti ispirati a film horror degli anni ’30/’40 e sognava di diventare un autore di storie a fumetti. Figlio d’arte di un musicista, primo violoncello alla Fenice di Venezia e poi alla Scala di Milano, e fratello di un’emergente manager discografico, Crepax ottenne i primi incarichi professionali in ambito musicale illustrando centinaia di cover di dischi di tutti i generi musicali. Notato come illustratore adatto per la pubblicità, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, realizzò importanti campagne pubblicitarie per Shell, Dunlop, Campari e i tessuti Terital. Contemporaneamente, lavorò anche a sigle e scenografie per alcuni programmi televisivi, scenografie di spettacoli teatrali e storyboard cinematografici. Disegnò anche centinaia di illustrazioni per riviste (Novella, Tempo Medico, ecc.) e copertine di libri. Dopo una parentesi dedicata al principale passatempo dell’autore (realizzare giochi da tavolo basati sulla sua passione per la ricostruzione storica e caratterizzati dal suo incredibile gusto estetico), la mostra si focalizza sul personaggio di Valentina che, unico nel mondo dei fumetti, invecchia, vive in una realtà possibile (anche se con frequenti divagazioni oniriche) ed ha una psicologia complessa, passioni e idee che possono essere comuni a molte donne reali. L’ultima tappa del percorso dedicato all’evoluzione artistica dell’autore (al piano terra), sarà dedicata alla scelta di Crepax, innovativa per il mondo tradizionale del fumetto, di fare delle donne le protagoniste delle proprie storie. Non solo per un fatto estetico o legato alla valenza erotica delle sue storie, ma per distinguersi dagli altri fumetti, uscire dal solco della tradizione, esplorare mondi psicologici e stili narrativi nuovi e, talvolta, anche per far discutere, riflettere, scandalizzare. Il primo piano sarà dedicato, invece, ai tanti contenuti video dedicati all’Autore e al personaggio di Valentina e ai possibili sviluppi futuri: la video arte e la colorazione delle pagine legate in un’installazione dove le pagine si colorano progressivamente e grandi tavole su cavalletti forniscono un saggio dell’ultimo progetto editoriale di Archivio Crepax: la nuova collana con le storie più belle a colori realizzata per la Repubblica.

Per informazioni:
www.museibassano.it

Piazza Garibaldi, 34
36061 Bassano del Grappa

Apertura: lunedì – domenica
Orario: 10 – 19. Chiuso il martedì, 25 dicembre e 1 gennaio
Ingresso: Intero: 12 €; Ridotto: 10 €, Museo + Valentina 15€