OSVALDO LICINI

Venezia, 21 settembre 2018 – È stata presentata oggi alla stampa la mostra OSVALDO LICINI. Che un vento di follia totale mi sollevi, a cura di Luca Massimo Barbero, allestita negli spazi espositivi della Collezione Peggy Guggenheim dal 22 settembre 2018 al 14 gennaio, 2019.

La direttrice Karole Vail ha salutato i numerosi giornalisti e ospiti presenti, introducendo al pubblico l’esposizione e ringraziando il curatore per questo prezioso omaggio a Osvaldo Licini, personaggio chiave della scena artistica italiana della prima metà del XX secolo. “Licini è un poeta della pittura” così ha esordito Barbero nel suo racconto di questa attesissima mostra a cui ha lavorato per anni, “un pittore segreto, che chiuso nel suo paese natio, Monte Vidon Corrado, ha saputo guardare attraverso la natura, attraverso quei colli già resi celebri dai versi di Giacomo Leopardi, creando una pittura che è poesia”. Attraverso undici sale e novantotto opere il curatore ha ricostruito la vicenda artistica di Licini, dirompente quanto tormentata, dal 1913 al 1958, anno in cui fu insignito del Gran Premio per la pittura alla XXIX Biennale di Venezia, e della sua prematura scomparsa. Dalla prima fase figurativa degli anni ’20 si passa all’astrattismo degli anni ’30 fino ad approdare ai quei misteriosi personaggi sognanti, l’Olandese volante, l’Amalassunta e l’Angelo ribelle. Così Barbero ha cercato di “tessere lo sguardo dell’osservatore intorno alle opere dell’artista marchigiano, che con le sue molteplici sfaccettature, è stato un cristallo puro della pittura italiana del ‘900”.

Formatosi inizialmente in una Bologna ricca di fermenti artistici non solo per la presenza di altri giovani come Giorgio Morandi, ma anche degli artisti futuristi, Licini non si accontenta tuttavia del panorama italiano. Grazie a ripetuti soggiorni a Parigi tra il 1917 e il 1925, diviene ben presto una delle figure italiane più consapevoli degli sviluppi internazionali dell’arte pittorica. Forse anche per questo egli ha progressivamente assunto e difeso una posizione di indipendenza all’interno del panorama artistico italiano, senza mai veramente aderire a movimenti o gruppi, un’indipendenza ribadita anche dalla scelta di stabilirsi nell’isolato borgo natio di Monte Vidon Corrado. Qui vive e respira i paesaggi marchigiani, quei colli già resi celebri dai versi di Giacomo Leopardi, da cui non riesce a staccarsi, soprattutto pittoricamente, tanto da farne il soggetto della sua prima fase figurativa degli anni ’20, a cui appartengono opere come Paesaggio con l’uomo (Montefalcone), del 1926 e Paesaggio marchigiano (Il trogolo), del 1928. E sono queste stesse vedute a fare da sfondo con la loro sinuosa linea dell’orizzonte anche alla successiva transizione dal realismo all’astrattismo dei primi anni ‘30, come si può già notare in Paesaggio Fantastico (Il Capro) del 1927.

Nel tentativo di evadere da un’Italia artisticamente dominata sempre più da un realismo supportato dal regime fascista, Licini si volge alla non figurazione, inserendosi nel composito clima culturale milanese degli anni ’30, centro propulsore dell’astrattismo italiano e del Razionalismo. Inevitabile risulta il coinvolgimento nelle attività della Galleria “Il Milione“. Pur esponendovi nel 1935, Licini mantiene tuttavia una posizione personale, assieme ad artisti come Fausto Melotti e Lucio Fontana, le cui sperimentazioni scultoree del 1934-35 sono incluse in mostra. Il linguaggio astratto di Licini è atipico, attento alla geometria, ma anche all’intensità cromatica che entra con forza nella struttura compositiva, evitando sempre campiture piatte e compatte a favore di superfici pittoricamente sensibili e vibranti. È una geometria che è diventata “sentimento”, intrisa di lirismo, evidente in opere come Castello in aria, del 1933-36, o Obelisco, del 1932. Una posizione così particolare non poteva che attrarre un collezionismo altrettanto sofisticato e l’interesse di molti intellettuali italiani.

È proprio in “bilico”, titolo e soggetto di varie opere di Licini degli anni ’30, tra i due poli di astrazione e figurazione che si giocano la sua carriera e i grandi capolavori della maturità dedicati ai temi dell’Olandese volante, dell’Amalassunta e dell’Angelo ribelle. In queste opere iniziano ad apparire dei ‘personaggi’, in principio semplicemente lettere o simboli dal significato misterioso. Le opere più iconiche di Licini, presentate in gruppo alla Biennale di Venezia del 1950, sono tuttavia quelle dedicate al soggetto di Amalassunta, secondo le parole dell’artista ‘la luna nostra bella, garantita d’argento per l’eternità, personificata in poche parole, amica di ogni cuore un poco stanco’. L’ampia selezione di quadri di Amalassunta offerta in mostra propone al visitatore le molteplici sfaccettature della personalità di Licini, dal lato lirico e contemplativo a quello più ironico e dissacrante. Nelle opere realizzate dal finire degli anni ’40 in poi convergono tematiche, stilemi e il mai risolto rovello della pittura, che fanno emergere Licini come un grande protagonista del modernismo italiano e internazionale, confermato dal premio conferitogli pochi mesi prima della morte alla Biennale di Venezia del 1958. Una fotografia scattata in quell’occasione ritrae Peggy Guggenheim in visita alla sala dedicata a Licini, attestando il sicuro interesse della collezionista nei confronti dell’opera dell’artista.

La mostra è accompagnata da un’esaustiva pubblicazione illustrata, edita da Marsilio Editore in italiano e inglese, con contributi di Luca Massimo Barbero, Federica Pirani, Sileno Salvagnini, Chiara Mari.

Il programma espositivo della Collezione Peggy Guggenheim è sostenuto dagli Institutional Patrons – EFG e Lavazza, da Guggenheim Intrapresæ e dal Comitato consultivo del museo. I progetti educativi correlati all’esposizione sono realizzati grazie alla Fondazione Araldi Guinetti, Vaduz. Si ringrazia Art&Dossier.

HUMANSCAPE

HUMANSCAPE è la prima pubblicazione monografica che racconta la storia artistica e creativa di Giuseppe Mastromatteo: una retrospettiva fatta di immagini e parole, un viaggio a ritroso che parte dai lavori più recenti fino ad arrivare alle origini della sua produzione, celebrando la fotografia come medium espressivo d’elezione ed esplorando l’evoluzione di un autore molto apprezzato nel mondo del collezionismo di arte contemporanea e gli ambiti tematici che hanno caratterizzato la sua ricerca.

Il progetto editoriale, nato da un’esigenza di Giuseppe Mastromatteo di raccogliere e ordinare in maniera compiuta l’intero corpus dei suoi lavori, è stato realizzato in collaborazione con Silvana Editoriale e Benedetta Donato, cui è stata affidata la curatela e si avvale di contributi a firma di differenti autori e critici come Rankin, Oliviero Toscani, Denis Curti, Walter Guadagnini, Barbara Silbe, Giovanni Pelloso e altri.

Il volume, composto da un ricco corpus di 110 fotografie insieme a testimonianze, contributi e immagini, si inserisce a pieno titolo nel dibattito della cultura visiva internazionale, grazie anche ad una foto-intervista che rappresenta il cuore del progetto: un dialogo tra l’autore e la curatrice che approfondisce i momenti fondamentali del percorso artistico di Mastromatteo attraverso le ispirazioni, gli incontri, gli aneddoti in una sorta di flash back di memorie restituite al presente. Ciò che emerge da questo confronto è anche una mappa visiva caratterizzata da più matrici in cui immagini di altri artisti, oggi divenute icone contemporanee e che hanno segnato la storia di Mastromatteo, sono giustapposte alle sue opere, con l’obiettivo di restituire a 360° il senso della sua ricerca artistica.

Serie già conosciute sono pubblicate a fianco di produzioni inedite che evidenziano il tema centrale dell’indagine di Mastromatteo: l’identità tra essenza e percezione. I soggetti dell’obiettivo dell’artista sono sempre i corpi e soprattutto i volti che rappresentano una teoria di tipi umani in cui la perfezione dei fisici torniti e dai contorni plastici, contrasta con la natura instabile ed effimera dell’uomo. Attraverso un uso quasi filologico della manipolazione digitale e della sottrazione, l’autore definisce questi ossimori scomponendo le immagini e creando un effetto di straniamento prima e di riconoscimento poi tra chi è ritratto, chi ritrae e anche in chi osserva.

Dai suoi primi lavori all’ultima serie inedita Eyedentikit c’è un’evoluzione, tuttora in divenire, di questa riflessione: negli otto volti ritratti nella serie Homogenic c’è l’inserimento di uno sguardo unico e uniformante, in Indepensense III, II, I vengono create nuove figure paradossali ma allo stesso tempo attraenti attraverso degli innesti dei cinque sensi nei volti e nella fusione di corpi, culture e razze diverse, in Eyedentikit infine Mastromatteo si fonde nello sguardo di chi è ritratto, mediante la sostituzione degli occhi di tutti i soggetti fotografati con i propri, un azzeramento delle distanze, un guardare agli altri per ritrovare sé stesso, mettendo in discussione continuamente il proprio punto di vista e quindi portando ad una più profonda conoscenza di sé e degli altri.

Eyedentikit è la fusione tra io che scatto e il soggetto che viene fotografato, e ci incontriamo a metà idealmente in quello spazio che c’è tra me e lui per diventare un nuovo soggetto. Do un pezzo di me ma idealmente prendo un pezzo da lui. Quella distanza viene sintetizzata in un’immagine che non è quella che vedo attraverso l’obbiettivo, che è solo la partenza.

Giuseppe Mastromatteo lavora come artista da 15 anni e attualmente ricopre l’incarico di Chief Creative Officer per l’agenzia di comunicazione Ogilvy Italia. Immagine e comunicazione sono sicuramente due parti essenziali del suo universo professionale da cui attingere e ricevere stimoli per la componente artistica del suo lavoro che, come tale, rivendica però una liberta di indagine e di espressione totale.

HUMANSCAPE, nelle librerie da ottobre, è un libro opera che si rivolge ai collezionisti e agli amanti dell’arte e che vuole dare una lettura completa della ricerca di Giuseppe Mastromatteo in cui la fotografia è mezzo espressivo per eccellenza e compone un percorso caratterizzato da una sintesi raffinata ed efficace tra forma e contenuto, superficie e profondità, materia e identità.

In contemporanea alla pubblicazione del volume, la galleria 29 ARTS IN PROGRESS presenta dal 4 ottobre al 18 novembre la mostra HUMANSCAPE a cura di Giovanni Pelloso che espone l’ultima produzione inedita di Giuseppe Mastromatteo.

 

Ufficio stampa mostra
Maria Chiara Salvanelli
email mariachiara@salvanelli.it
cell + 39 333 4580190

Ufficio Stampa Silvana Editoriale
Lidia Masolini
press@silvanaeditoriale.it
02 45395111

Elio De Luca

Da oltre quarant’anni sulla scena artistica nazionale, Elio De Luca, nato nel 1950 a Pietrapaola (Cosenza), si trasferisce giovanissimo a Prato, dove si diploma nel 1969 presso la Scuola d’Arte Leonardo da Vinci. Qui tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Muzzi nel 1972.

Dal 1998, dopo l’antologica che il Comune di Prato gli ha dedicato in Palazzo Datini, la frequenza e l’importanza di rassegne, incarichi e riconoscimenti sono state sempre maggiori. Nel 2001 espone alla Galleria Arte Capital di Brescia, nel 2002 alla Galleria Comunale del Castello Aragonese di Taranto, nel 2003 al Palagio di Parte Guelfa e a Palazzo Panciatichi a Firenze. È del 2004 la mostra itinerante “Il palcoscenico dell’esistenza” presentata nel Ridotto del Teatro del Popolo di Castelfiorentino e poi spostata in altre sedi.

Nel 2005 realizza la personale “Mater Terrae” nella città di Matera ed è invitato ad esporre al M’ARS Contemporary Art Museum di Mosca. Nel 2006 lo troviamo al Foreign Art Museum di Riga, in Lettonia, mentre gli viene organizzata da ModenArte la personale presentata presso i Musei Civici della Città di Lecco e poi al Centro per l’Arte di Miami. Nello stesso anno è uno degli artisti selezionati per partecipare alla mostra “Rifiuti preziosi. Il Nouveau Réalisme e la cultura contemporanea”, tenutasi a Palazzo Strozzi a Firenze.

Nel 2007 è uno degli artisti selezionati per rappresentare l’Istituto di Cultura Italiana all’Artist Istanbul Art Fair e partecipa alla mostra “Artisti italiani contemporanei” a Boca Raton e a Santa Fé. De Luca realizza inoltre per la Chiesa di San Bartolomeo, presso il Monastero di Scampata di Figline Valdarno, il Crocifisso, due grandi pale laterali e una lunetta. Nel 2008 dipinge i nove pastelli ad olio di grandi dimensioni che accompagnano nei teatri italiani lo spettacolo musicale “Robin Hood” scritto da Beppe Dati. Nel 2009 la città di Poppi gli dedica un’antologica presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna. Nel 2010 espone al Museo Nazionale di Palazzo Venezia a Roma e nel 2012 alla Dogana Veneta del Comune di Lazise.

Nel 2014 realizza la doppia mostra “Donne e miti” per la Sala del Basolato del Comune di Fiesole e la Sala delle Colonne del Comune di Pontassieve. Dello stesso anno è l’esposizione presso lo Spazio Italia di Pechino dal titolo “Capriccio Italiano”, realizzata in collaborazione con l’Ambasciata Italiana in Cina e con l’Istituto Italiano di Cultura a Pechino. Sono del 2016 le esposizioni a Città della Pieve, Barberino Val d’Elsa, Stigliano e Arezzo. Nel 2017 è invitato ad esporre una grande mostra dal titolo “Donna – Elogio delle virtù” al Palazzo Pretorio del Comune di Certaldo.

AMORE. CANTICO DEI CANTICI
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Dal 18 settembre al 14 ottobre 2018

Per info:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca
tel. +39 0583 492180 www.luccamuseum.com info@luccamuseum.com

How Evil Es Pop Art?

Dal 23 settembre 2018 al 6 gennaio 2019, lo Spazio -1. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati ospita la mostra How Evil Is Pop Art?  New European Realism 1959-1966 , a cura di Tobia Bezzola.

La selezione di opere, provenienti dalla Collezione Olgiati e da una delle principali collezioni private dedicate alla Pop art europea, mette in luce i fenomeni Pop europei che si sono sviluppati a partire dalla fine degli anni Cinquanta.

Quanto è diabolica la pop art?”, domandava la giornalista e scrittrice Tullia Zevi nel 1964 nella sua recensione alla Biennale di Venezia di quell’anno, esplicitando la reazione avversa di un’ampia fetta di pubblico alla comparsa di questa nuova arte, che emergeva verso la fine degli anni Cinquanta in tutta Europa in risposta al dilagante entusiasmo nei confronti della cultura di consumo americana, del suo universo mediatico e pubblicitario.

L’esposizione muove dalla volontà di rileggere il fenomeno Pop europeo attraverso una raffinata selezione di opere provenienti dall’incontro di due collezioni private: la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati e una delle principali raccolte private di questa corrente.

Con quarantadue opere, tutte eseguite tra il 1959 e il 1966, la mostra offre un panorama sorprendente dei linguaggi artistici che, tra differenze e assonanze, si sono formati simultaneamente in Francia, Gran Bretagna, Italia e Germania: dipinti e sculture che rappresentano i massimi esiti del Pop europeo mostrano come in questi Paesi si sia articolata una nuova sensibilità artistica che, nella ricchezza del linguaggio formale e nell’ampiezza dei contenuti, è equiparabile alle caratterizzazioni della Pop Art statunitense.

Il percorso espositivo pone a confronto trentuno artisti, tra cui troviamo pionieri del primo Pop britannico come Peter Blake, Pauline Boty, Allen Jones e David Hockney, accanto ad esponenti di punta del Nouveau Réalisme francese, quali Martial Raysse, Jean Tinguely, Niki de Saint Phalle e Daniel Spoerri, e ancora protagonisti come Peter Klasen e Konrad Lueg della radicale rottura con la pittura astratta in Germania. Una posizione di rilievo rivestono, infine, le diverse formazioni della Pop Art italiana, tra cui figurano celebri rappresentanti quali Mimmo Rotella, Franco Angeli, Gianfranco Baruchello, Tano Festa, Mario Schifano e Michelangelo Pistoletto, che si sono distinti per la molteplicità di linguaggi, oltre che per l’imprescindibile legame con la tradizione culturale del loro paese.

How Evil Es Pop Art?
New European Realism 1959-1966
Spazio -1. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati
23 settembre 2018 – 6 gennaio 2019

Spazio -1
Collezione Giancarlo e Danna Olgiati
Lungolago Riva Caccia 1, 6900 Lugano
+41 (0) 58 866 42 40 (ma – gio)
+41 (0)91 921 46 32 (ve – do, periodo d’apertura)
info.menouno@lugano.ch
www.collezioneolgiati.ch | www.masilugano.ch

Blinds and other Cloudings

UNA è lieta di presentare la mostra personale di Irene Fenara: Blinds and other Cloudings, terzo appuntamento del programma espositivo annuale in collaborazione con Spazio Leonardo, il nuovo contenitore di Leonardo Assicurazioni – Generali Milano Liberazione.

Per questa mostra, concepita per la gallery di Spazio Leonardo, Irene Fenara prosegue la sua ricerca sull’estetica della supervisione e del controllo, presentando una selezione di immagini provenienti da videocamere di sorveglianza salvate dal flusso continuo che le cancella ogni 24 ore, sottolineando il contrasto tra un’attività fortemente funzionale e un’estetica altrettanto potente. L’interesse di Irene si concentra, in particolare, su immagini soggette a offuscamenti della visione, dove l’annebbiamento della vista e la cecità dei dispositivi mettono in dubbio l’essenza dell’immagine stessa.

In occasione della mostra, verrà prodotto un catalogo con un testo critico di Francesco Zanot e le installation view del progetto site-specific.

Il lavoro di Irene Fenara investiga il gesto che sta alla base di ogni operazione fotografica: il guardare. In particolare osserva, investiga e interpreta il modo in cui guardano le macchine. Sono centinaia gli sguardi meccanici davanti ai quali passiamo ogni giorno. Irene Fenara qui si concentra sulle telecamere di sorveglianza. Dispositivi introdotti e diffusi per ragioni di controllo e sicurezza, ovvero per proteggerci dagli altri, innescano a loro volta una serie di insicurezze. Le immagini che mostrano spesso non sono chiare, sporcate da una serie di errori, come un ostacolo davanti all’obiettivo, un difetto di risoluzione o un’evidente alterazione cromatica. Proprio come i nostri occhi, (ri)vedono e trasformano la realtà, catapultandoci in un universo alternativo e misterioso”. – Francesco Zanot

Irene Fenara Blinds and other Cloudings
opening su invito martedì 2 ottobre 18:00 – 21:00

mostra 3 ottobre 2018 – 25 gennaio 2019

orari: dal lunedì al venerdì, 10:00 – 18:00

Spazio Leonardo

via della Liberazione 16/a, 20124 Milano

www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni
info@unagalleria.com | + 39 339 17 14 400 | + 39 349 35 66 535

Irene Fenara (*1990) è diplomata in scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, città dove vive e lavora. Tra le mostre a cui ha partecipato si segnalano: Around me. Traces of presence in biopolscapes, F4/Un’idea di fotografia, a cura di Carlo Sala, Fondazione Francesco Fabbri, Pieve di Soligo, Treviso, 2018; Supervision, a cura di Mauro Zanchi e Sara Benaglia, BACO, Bergamo, 2018 (solo); That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia a un metro e ottanta dal confine, a cura di Lorenzo Balbi, MAMbo, Bologna, 2018; L’altro sguardo. Fotografie italiane 1965 – 2018, a cura di Raffaella Perna, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 2018, Searching for myself through remote skins, a cura di Bianca Baroni, Galleria Renata Fabbri, Milano, 2018; Le interne differenze, P420, Bologna, 2017 (solo); Essere politico, a cura di Filippo Maggia e Chiara Dall’Olio, Fondazione Fotografia Modena, 2017; Give me yesterday, a cura di Francesco Zanot, Osservatorio Fondazione Prada, Milano, 2016. Irene è tra i finalisti del Premio Città di Treviglio 2018 e nel 2015 è stata finalista del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee, a cura di Carlo Sala. Dal 2012 è borsista presso la Fondazione Collegio Artistico Venturoli di Bologna, dove ha lo studio.

UNA nasce nella primavera 2018 dalla collaborazione tra Marta Barbieri e Paola Bonino che, a seguito dei tre anni di ricca e appassionata esperienza presso Placentia Arte, fondano a Piacenza una nuova realtà dedicata all’arte contemporanea. UNA prosegue il lavoro svolto con gli artisti presentati tra il 2015 e il 2017 nello spazio di Placentia Arte e, parallelamente, si pone l’obiettivo di espandere la propria attività, aprendosi a nuove collaborazioni, con un approccio più dinamico e internazionale. Come punto fondamentale si mantiene un’attenzione particolare agli artisti emergenti e al valore della ricerca presentata. www.unagalleria.com

SaturARTE 2018

S’inaugura, sabato 08 settembre 2018 alle ore 17:00, presso SATURA Palazzo Stella, Piazza Stella 5/1 Genova, SaturARTE 2018 – 23° Concorso Nazionale d’Arte Contemporanea a cura di Mario Napoli, con il Patrocinio di Regione Liguria, Comune e Città Metropolitana di Genova.

Hanno aderito: Chet, MiaMari, SaGu, Sangre, Guido Alimento, Luisella Bachini, Agnieszka Ewa Bak, Pietro Bassi, Cinzia Battagliola, Sara Beretta, Raffaella Bisio, Graziella Boffini, Leopoldo Bon, Luca Bongiorni, Silvia Brambilla, Anne-Cécile Breuer, Rosamaria Brioschi, Stefano Cacciatore, Guido Campanella, Francesca Canepa Costa, Chris Cann, Francesca Carion, Tina Castrignanò, Paolo Cau, Perla Cecchelani, Gennaro Ceglia, Gabriella Chizzolini, Giuliano Colì, Nicoletta Conio, Franco Dallegri, Andrea De Luca, Graziella De Poli, Paola Demontis, Ruth Difresco, Marco Fabozzi, Vilma Fanti, Eugenio Feresin, Pietro Ferreri, Camilla Ferroni, Leonardo Fiaschi, Liliana Fossati, Angela Furciniti, Carmine Galié, Paola Gambale, Antonello Gangemi, Elda Gavelli, Massimo Gilardi, Giorgio Gioia, Isabella Giovanardi, Nicoletta Grassani, Giulia Iosco, Daniela Iovino, Gió Kaptra, Lorena Lavezzo, Veronica Longo, Stefania Lubatti, Maria Daniela Lunghi, Fiorella Manzini, Vincenzo Marino, Mauro Marletto, Massimo Massari, Marta Massone, Guglielmo Mazzia, Lucrezia Minerva, Anna Momini, Federica Montaldo, Gianni Nattero, Constantin Stan Neacsu, Barbara Nejrotti, Peter Nussbaum, Pasquale Pacelli, Gisella Pacini, Elisabetta Palmisciano, Maria Fausta Pansera, Onofrio Panzarino, Marjo Riitta Paunonen, Laura Peresi, Giorgio Luigi Piana, Pier Luigi Pieraccini, Gesuino Pinna, Liliana Pirozzi, Giulia Quaranta Provenzano, Gustaph H. Riviera, Alessandro Rossi, Anita Rossi, Cristina Rossi, Linda Rossi, Alireza Sadvandi, Dana Santamaria, Rossella Sartorelli, rudy sesti, Roberta Spina, Carmen Stan, Maria Tagliafierro, Laura Tarabocchia, Micaela Trottolini, Valeria Vagliano, Fabio Valente, Luca Venturelli, Sabrina Veronese, Alice Voglino, Elena Voronova, Giorgia Zamboni, Rosalia Zutta

Dove va l’arte contemporanea oggi? SaturARTE ce lo racconta da ventitré anni. Un traguardo di tutto rispetto per un concorso che si fa così testimone dello scenario contemporaneo italiano oltre che della storia di SATURA, visto che il prossimo febbraio festeggerà il suo venticinquennale.

L’idea del Presidente Mario Napoli e di vari critici di creare un Concorso Nazionale d’Arte Contemporanea è nata con l’obiettivo di avviare un’indagine tra le proposte della realtà artistica nazionale e generare nuove modalità di fare cultura, slegate da ogni logica prettamente commerciale.

Con il tempo, SaturARTE è diventato un punto di riferimento per gli artisti che vogliono mettersi in luce, dimostrando, inoltre, di costituire uno stimolo per continuare a migliorarsi. Oggi è riconosciuto non solo come una vetrina importante per gli artisti, ma anche come un momento culturale dove l’aspetto sociale ed artistico si fondono. Un appuntamento partecipato in grado di creare un sistema efficace di promozione dell’arte, che mantiene il suo impegno nel favorire l’incontro tra artisti provenienti da esperienze diverse e nell’incoraggiare in tal modo il dialogo artistico e la crescita professionale.

Le adesioni al concorso sono aumentate negli anni e hanno visto il coinvolgimento sia di artisti emergenti che di artisti mid-career, superando ogni volta le aspettative dell’anno precedente: in queste edizioni si sono avvicendate più di 2.500 opere. Un altro dato significativo per SaturARTE è poter annoverare tra i suoi partecipanti quasi tutti i nomi poi affermatisi nel panorama contemporaneo, a volte, addirittura, assumendo il ruolo di trampolino di lancio per il professionismo.

Ventitré anni sono un tempo sufficiente da permettere delle riflessioni sull’evoluzione del gusto e della ricerca espressiva. Gli artisti selezionati quest’anno, per esempio, segnalano un deciso ritorno a valori di compostezza formale, a temi tradizionali e a una maggiore cura del dettaglio, mentre d’altro canto azzardano sperimentazioni tecniche e materiche peculiari del terzo millennio. Pertanto, pur non essendo possibile esaurire in queste poche righe la questione, per tornare alla domanda iniziale, possiamo osservare che le opere di questo SaturARTE 2018 mostrano come non esista una risposta univoca, bensì un insieme tanto diversificato quanto armonioso di interpretazioni del reale.

SaturARTE 2018
SATURA – PALAZZO STELLA
Genova – dall’otto al 19 settembre 2018
Piazza Stella 5/1 (16123)
+39 0102468284 , +39 0106046652
info@satura.it
www.satura.it

Whale Fall

Giovedì 13 settembre la galleria Davide Gallo ha il piacere di inaugurare “Whale Fall” mostra personale di Andrea Barbagallo.

Per spiegare il concept della mostra bisogna riferirsi alla spiegazione che l’artista, classe 1994, da del titolo:

Whale Fall è un termine che richiama direttamente al processo per cui la morte di una balena nei fondali marini incentiva la creazione di diversi ecosistemi che consumano la carcassa del cetaceo.

Ed è proprio il desiderio di immortalare tali ecosistemi, uno dei punti di partenza della ricerca estetica di Andrea Barbagallo. Il concetto di trasformazione è da lui operato nel senso di tensione all’immortalità, elemento di conservazione in opposizione al disfacimento intrinseco della materia, della forma e del rapporto tra materia e forma.

“L’immortalità” per Andrea Barbagallo non va intesa come tensione spirituale, nulla di escatologico; essa è una variante, possibile, eventualmente conseguente al sapiente utilizzo di nuove tecnologie impiegate su nuovi materiali. E così, mentre la giovane scultura italiana, spesso si attarda su forme minimali, onestamente obsolete, su geometrie che indagano uno spazio già fin troppo esplorato, Barbagallo, in linea con l’ultima ricerca, fortemente innovativa, attuata dagli studenti di alcune classi dell’accademia di Brera, investiga la materia dell’opera, intesa dunque non come strumento per la rappresentazione “scenica” dell’opera stessa, ma territorio di analisi, ecosistema in cui diverse qualità della materia coesistono, si scontrano, e nella loro tensione verso un nuovo equilibrio, generano forme nuove, in continua metamorfosi poiché continuamente mutate da elementi estranei alla loro composizione organica e voluti dalla mano “alchemica” dell’artista. Ecco che compaiono funghi, licheni, muffe, che si innestano su formazioni organiche di plastiche biodegradabili. L’opera si rinnova, anche se impercettibilmente, in modo costante ma inesorabile.

La forma è la non-forma di pixel “scolpiti” da una stampante 3D; la non forma contamina l’immagine tradizionale del quadro mettendo in crisi la sua rappresentazione tradizionale e borghese… le immagini, tutte “ready made”, vengono squilibrate dall’intervento dell’artista che le ridipinge quasi completamente, squilibrandone la composizione interna e riequilibrandone in virtù di un nuovo gioco di forze che crea appunto ecosistemi artificiali, destinati ad ambire ad un’immortalità forse della forma, ma quasi certamente del contenuto.

La mostra sarà visitabile da giovedì 13 a sabato 22 settembre, ogni giorno dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 19. Dal 24 settembre al 20 ottobre, per appuntamento.

 

davide gallo – via Farini 6 (2nd yard), 20154 – Milan
+39 339 158 61 17 | www.davidegallo.net | info@davidegallo.net

FotografiAMO in Festa

Nell’ambito delle iniziative che si terranno per i festeggiamenti della Santissima Maria Immacolata il Comitato organizzatore Festa Patronale di S.Spirito-Bari indice ed organizza la Prima edizione del Concorso ‘FotografiAMO in Festa‘.
Il concorso, che si prefigge lo scopo di incentivare la conoscenza della festa patronale e delle tradizioni del luogo, è aperto a tutti i fotografi, professionisti e non. Di seguito pubblichiamo il Regolamento.
Santo Spirito

SOGGETTO PROMOTORE: Comitato organizzatore Festa Patronale Maria Immacolata S.Spirito Bari c/o Parrocchia Spirito Santo, Associazione Marinai S.Spirito (Ba) con sede in Via Dandolo, 14 70127 S.Spirito (Ba).

DURATA: Il concorso ha svolgimento dal 7 settembre 2018 al 16 settembre 2018 (termine ultimo per l’invio delle fotografie). Selezione entro il 30 settembre 2018.

AREA: zone e luoghi interessati alla festa.

DESTINATARI: tutti i fotografi professionisti e non, purché maggiorenni o autorizzati da un genitore previa compilazione liberatoria (per minorenni).

SCOPO DELLA PROMOZIONE: Il concorso si prefigge lo scopo di incentivare la conoscenza della festa patronale e delle tradizioni del posto.

PUBBLICITA’ La manifestazione sarà pubblicizzata sulla pagina facebook “Festa Patronale Maria Immacolata S. Spirito Bari”, Il presente regolamento sarà disponibile su http://festasantonomedimaria.altervista.org/

L’associazione promotrice si riserva eventualmente di adottare ulteriori forme di pubblicità, nel rispetto ed in conformità di quanto previsto dal DPR 430/2001, in materia di manifestazioni a premio. La pubblicità svolta ai fini di comunicare la manifestazione sarà coerente con il presente regolamento.

MECCANICA: Al fine di ottenere l’obiettivo sopra indicato, il comitato organizzatore con l’associazione Marinai S. Spirito, indice il concorso “FotografiAMO in Festa” che avrà svolgimento secondo le modalità di seguito indicate. Gli aspiranti fotografi per partecipare dovranno collegarsi al sito http://festasantonomedimaria.altervista.org , accedere alla sezione dedicata al presente concorso scaricare la scheda di partecipazione e inviare le foto alla seguente mail festapatronaless@libero.it

Ciascun concorrente potrà partecipare con un massimo di n. _2_(due) fotografie. Dette fotografie non potranno ritrarre volti riconoscibili, pena l’esclusione dalla partecipazione al concorso. L’invio delle immagini potrà avvenire esclusivamente in formato elettronico utilizzando la pagina facebook dell’evento “Festa Patronale Maria Immacolata S. Spirito Bari” oppure inviando una mail a festapatronaless@libero.it specificando in oggetto: “CONCORSO FOTOGRAFIAMO IN FESTA 2018”. Si potrà utilizzare anche l’hashtag #fotografiAMOinfesta18 per condividere e taggare le foto.

Il modulo dovrà essere compilato dai concorrenti in tutte le sue parti (dati anagrafici del concorrente, data dello scatto, attestazione di possesso, di liberatoria del soggetto fotografato nel caso di fotografie in cui compaiano volti riconoscibili), pena l’esclusione dal concorso.

Le liberatorie per i soggetti terzi riconoscibili ritratti saranno disponibili e potranno essere scaricate dal sito http://festasantonomedimaria.altervista.org. La mancanza delle predette liberatorie comporta l’esclusione dalla partecipazione al concorso. Le immagini dovranno essere salvate in formato JPEG (.jpg), profilo colore RGB. Il peso massimo consentito per ciascuna immagine è di 20 MB.

Sono ammesse sia immagini scansionate scattate su pellicola (negativa o diapositiva), sia realizzate direttamente con apparecchi digitali. Non verranno accettate fotografie con logo, firma, watermark e segni riconoscibili di qualsiasi genere. Non sono ammesse immagini composte (foto mosaici.). Le fotografie in bianco e nero saranno ammesse, così come i tagli rispetto al formato originale (CROP). I file originali non compressi (file digitali RAW o JPEG o pellicola), con peso eventualmente superiore rispetto al peso massimo di 20 MB ammesso per l’invio, dovranno essere a disposizione degli organizzatori per l’eventuale controllo e la pubblicazione. L’invio tramite sito di immagini più pesanti di 20 MB o di più immagini rispetto a quelle previste comporterà l’esclusione dalla partecipazione al concorso.
Si precisa che nel nome file di ciascuna delle immagini inviate non dovrà comparire alcun riferimento che permetta di risalire all’identità del concorrente (nome, cognome o soprannome), pena l’esclusione dal concorso.

SELEZIONE: Tutte le foto conformi al regolamento e quindi pervenute, verranno pubblicate sulla pagina facebook della festa “Festa Patronale Maria Immacolata S.Spirito Bari” e votate con un “like” dagli utenti. La foto che riceverà più consensi verrà premiata.

I giudizi espressi dai votanti si baseranno sui seguenti parametri/concetti: creatività, originalità, qualità della fotografia, aderenza al tema.

PREMI: La fotografia che riceverà il maggior numero di “mi piace” sulla pagina Facebook “Festa Patronale Maria Immacolata S.Spirito Bari” vincerà il contest fotografico ricevendo un gadget offerto dall’associazione Marinai S.Spirito e presente su un calendario dedicato alla festa, anno 2019.

VARIE: La partecipazione al concorso comporta l’espressa accettazione del presente regolamento in ogni sua parte. Il vincitore sarà contattato ai recapiti dai medesimi indicati nel modulo tramite email. In caso di vincitore non rintracciabile e/o di mancato invio da parte del vincitore del modulo e/o di revoca del premio assegnato al vincitore per insussistenza dei requisiti essenziali per la partecipazione al Concorso, subentreranno il nominativo successivo nell’ordine dei consensi (like) ricevuti.

Il comitato organizzatore e l’associazione Marinai S. Spirito Bari, in caso di impossibilità sopravvenuta, si riservano di sostituire i premi con altri possibilmente della stessa natura ma necessariamente di pari o maggior valore. I premi non richiesti o non assegnati resteranno nella disponibilità dell’Associazione o devoluti in beneficenza; l’organizzazione si riserva la facoltà di verificare la regolarità delle partecipazioni e di annullare quelle che, dopo tali controlli, risultino irregolari.

L’organizzazione o terze parti incaricate dalle stesse, si riservano il diritto di procedere, nei termini giudicati più opportuni, e nel rispetto delle leggi vigenti, per limitare ed inibire ogni iniziativa volta ad aggirare il sistema ideato. L’organizzazione non si assume responsabilità alcuna in relazione ad eventuali problemi tecnici di collegamento al sito Internet per cause a esso non imputabili. In particolare declina ogni responsabilità per qualsiasi problema di accesso, impedimento, disfunzione o difficoltà riguardante gli strumenti tecnici, il computer, la linea telefonica, i cavi, l’elettronica, il software e l’hardware, la trasmissione e la connessione, il collegamento internet, l’accessibilità al concorso e la rete telefonica mobile e fissa che possa impedire ad un utente di partecipare al concorso. I dati anagrafici rilasciati all’atto della partecipazione, saranno trattati a norma del D.Lgs 196/2003. In ogni momento, i partecipanti potranno esercitare i diritti previsti dall’art. 7 del Codice Privacy (accesso, correzione, cancellazione, opposizione al trattamento) mediante richiesta rivolta senza formalità al comitato organizzatore c/o Parrocchia Sprito Santo in S. Spirito (Ba) o Associazione Marinai S.Spirito Bari, Via Dandolo n. 14 70127 S.Spirito Bari. Ogni utente è responsabile del contenuto della propria fotografia. L’utente dichiara e garantisce che la fotografia è frutto esclusivo della propria opera e che è il titolare esclusivo ed a titolo originario di tutti i diritti di utilizzazione economica e di sfruttamento, anche a scopo promo pubblicitario e di tutti i diritti esclusivi contemplati dalla vigente normativa in materia di diritto d’autore, relativi al citata fotografia. Ogni autore è personalmente responsabile di quanto forma oggetto delle opere presentate e di quanto dichiarato ed autorizza, rinunciando espressamente a pretese di natura economica, la diffusione e la pubblicazione delle proprie immagini su http://festasantonomedimaria.altervista.org e in tutti gli spazi che la promotrice dedicherà al concorso. Il materiale inviato per la partecipazione al concorso non verrà restituito. In particolare l’autore di ciascuna fotografia inviata dichiara e garantisce di essere l’autore delle foto inviate e di essere il titolare esclusivo e legittimo di tutti i diritti di autore e di sfruttamento, anche economico, di ciascuna fotografia, quindi di possedere ogni diritto di riproduzione; di aver acquisito da terzi legittimati tutti i diritti d’immagine per quanto ritratto; di aver ricevuto, dai soggetti ritratti, l’autorizzazione degli stessi o di chi ne esercita la patria podestà; che niente di quanto inviato è contrario a norme di legge, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, il contenuto delle fotografie non è osceno, diffamatorio, blasfemo, razzista, pedopornografico o in violazione dei diritti di proprietà intellettuale, dei diritti morali, dei diritti d’autore o diritti di tutela dei dati personali di terzi, dei diritti di pubblicazione e in generale rispetta quanto stabilito dalla legge sul diritto d’autore (Legge 22 aprile 1941 n. 633) e successive modifiche; di essere responsabile del contenuto delle proprie opere, manlevando e mantenendo indenne l’organizzazione da qualsiasi pretesa e/o azione di terzi e sarà tenuto a risarcire la stessa da qualsiasi conseguenza pregiudizievole, ivi incluse eventuali spese legali, anche di carattere stragiudiziale, che l’organizzazione dovesse subire in conseguenza della violazione di quanto sopra indicato. Partecipando al Concorso, l’autore di ciascuna fotografia concede, a titolo gratuito, a l’organizzazione il diritto di pubblicare le immagini inviate su social e siti internet, sugli stampati inerenti la premiazione, su supporti informatici o per esposizioni promozionali del Concorso stesso, nonché in occasione di mostre o eventi con l’unico onere di citare ogni volta l’autore delle fotografie. La cessione qui regolata è a titolo gratuito anche in considerazione dell’effetto promozionale che ricadrà sulle fotografie inviate e sull’autore delle stesse.

La partecipazione al Concorso implica, da parte del partecipante, l’accettazione incondizionata del presente regolamento. Per qualsiasi controversia che potesse ingenerarsi sarà competente il Foro di Bari. E’ responsabilità di ogni partecipanti, assicurarsi che la pubblicazione delle fotografie non sollevi alcun tipo di controversia legale e non sia lesiva di altrui diritti.

RINUNCIA ALLA RIVALSA: L’organizzazione dichiara di rinunciare alla facoltà di rivalsa della ritenuta alla fonte a favore dei vincitori ex art.30 D.P.R. N. 600/73.lo.net

La materia dell’arte: il progetto

La mostra “La materia dell’arte: il progetto“, dal primo settembre al 21 ottobre 2018 a PALAZZO PARASI, vuole presentare al pubblico una selezione di opere, della vasta produzione non-oggettiva di Marcello Morandini, che abbracciano diversi generi espressivi: quello pittorico e scultoreo, quello grafico, del design, dell’architettura (sia d’interni che d’esterni) e dell’arredo degli spazi urbani e industriali.

Curata da Fabrizio Parachini la mostra pone l’accento sull’aspetto progettuale del lavoro dell’artista che, fin dagli esordi, ha impostato la propria attività su di un metodo programmatico, erede delle tendenze dell’avanguardia costruttivista, e su un rigore esecutivo che ha pochi riscontri nel panorama artistico internazionale.

Il progetto inteso come idea e l’idea come scelta stilistica e operativa ben precisa sono gli aspetti che la mostra vuole evidenziare come motivi fortemente caratterizzanti l’intera produzione dell’artista. Saranno visibili lavori realizzati in diversi momenti della sua attività: opere monocrome (totalmente bianche o nere), opere costruite come composizione modulari di elementi alternativamente bianchi e neri; altre in tricromia (bianco, nero e grigio); progetti di interventi architettonici con i rendering esecutivi; oggetti di design entrati a far parte oramai del nostro immaginario visivo quotidiano ma anche delle collezioni di importanti musei.

Marcello Morandini è un artista tra i più importanti appartenenti all’ambito della ricerca visuale non-oggettiva internazionale del secondo dopoguerra. Cresciuto artisticamente nell’ambiente milanese a soli 28 anni gli viene assegnata una sala personale alla Biennale di Venezia del 1968.

Marcello Morandini – La materia dell’arte: il progetto
PALAZZO PARASI
Cannobio (VB) – dal primo settembre al 21 ottobre 2018
Via Giovanola (28822)
+39 0323 71212
info@cannobio4you.it
www.cannobio.net

ArTVision+

La Fondazione Pino Pascali partecipa alla Presentazione del progetto europeo ArTVision+.Promuovere lo sviluppo turistico attraverso il prisma della cultura. A cura di Regione del Veneto – Direzione Beni, Attività culturali e Sport. L’evento si terrà il 30 Agosto al Lido di Venezia, alle ore 13.30.

Polignano a Mare (BA). Fondazione Museo Pino Pascali – Ph. Marino Colucci

Il progetto ArTVision+ è finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale nell’ambito del Programma INTERREG VA Italia-Croazia 2014-2020. La durata del progetto va dal 1 ° gennaio 2018 al 30 giugno 2019. Nell’arco di 18 mesi, 4 partner provenienti dall’Italia e 3 dalla Croazia lavoreranno insieme per raggiungere gli obiettivi e i risultati previsti dal progetto. Il Partner capofila è la Contea di Primorje-Gorski Kotar; gli altri partner del progetto sono l’Ufficio del Turismo Quarnero, il Museo di Belle Arti, la Fondazione Pino Pascali-Museo di Arte Contemporanea, l’Agenzia Pugliapromozione, l’Università Ca’ Foscari Venezia e la Regione Veneto. [vai alla fonte di questo articolo]

Ph. Marino Colucci

Nicol Squillaci – Mostrando

Qui sta tutta Nicol Squillaci: non solo mare, a cui ci ha abituati con le sue ultime mostre, ma anche panorami terrestri e, in mezzo alla flora, una fauna colorata e palpitante, composta da uccelli, mucche, pesci e altre creature del mondo. Sono i protagonisti delle opere che l’artista esporrà a Sarzana (La Spezia), all’Antico Lavatoio (in via Mascardi), dal 25 agosto al 2 settembre, con apertura dalle ore 18 alle 23

Con questa personale “Mostrando”, la cui inaugurazione si terrà sabato 25 agosto alle ore 18, Nicol rivela non solo se stessa ma soprattutto la sua carica creativa, la sensibilità di giovane donna e di artista attenta e, perché no, la padronanza di tecniche diverse. In particolare, l’acquerello, che Squillaci usa con una sua esclusiva metodologia, ricca di vortici colorati e causa di intense emozioni in chi guarda le sue tele. Così i soggetti dipinti sembrano prendere vita, sia che si tratti di un tucano, sia di una barca sul mare in tempesta. L’appuntamento di Sarzana, che gode del Patrocinio del Comune, completa il tour artistico estivo della pittrice che è stata impegnata a luglio a Portovenere, con la personale “A-MARE”, e ad agosto con alcune collettive ed estemporanee, come quella a Cadimare.

In ogni occasione, Nicol ha convinto e avvinto il pubblico con la sua spontaneità, personale e sulla tela, e con le atmosfere incantate che avvolgono le sue opere. Benché appartenente alle nuove generazioni, l’autrice si è conquistata, per la sua maturità artistica, un posto da adulta nella pittura contemporanea, di cui può essere considerata una sicura promessa. Alcuni critici e intenditori stanno seguendo il percorso artistico di Nicol Squillaci, di cui intravedono un importante futuro.

Tra questi, Antonio Giovanni Mellone, giornalista, pittore e curatore della personale, che commenta così l’esposizione “Mostrando” a Sarzana: «Il fatto di essere donna e giovanissima giova al tocco di Nicol Squillaci, che affida a garbati cromatismi le sue intense emozioni d’artista autentica e nello stesso tempo ne doma gli impeti, adottando anche per le tele ad acrilati la tecnica dell’acquerello (ma non la stessa materia prima, che sulla tela si sfarinerebbe fino a scomparire). Pennellate aeree, talvolta gentili, talaltra spumeggianti che sfruttano evidenti trasparenze e “vuoti strategici”.

E affrontando e risolvendo da vera professionista i rischi che tale tecnica comporta, Nicol rivela il suo carattere, più efficacemente di quanto possano le parole. E’ solo attraverso le sue opere che l’artista “si racconta”. Nessun ripensamento, nessuna chance correttiva dell’ultimo momento. E’ un difficilissimo gioco di pesi e di equilibri, che, come sosteneva genialmente Matisse, devono raccordarsi perfettamente persino con il formato prescelto. C’è l’audacia di una ragazza che crede fermamente nelle proprie capacità tecniche e immaginative, senza bisogno di allontanarsi troppo dal naturale, che in lei non è mai “naturalismo” cartolinesco, ma piuttosto racconto di suggestioni, che partendo da una base “reale”, portano alla splendida visionarietà dell’artista-donna di rango».

La solitudine del curatore #1

La solitudine del curatore” è il titolo di un capitolo del libro Esposizioni: emergenze della critica d’arte contemporanea di Stefania Zuliani, docente dell’Università di Salerno – che fa il punto sulla figura del curatore dalla fortuna degli anni Novanta alla crisi del nuovo millennio.

Titolo evocativo che ha ispirato questo progetto itinerante, che farà la sua prima tappa a Palermo presso KaOZ, spazio collaterale Manifesta 12, dal 20 agosto al 2 settembre 2018. Un’esposizione in progress che inizia con l’atto della selezione delle opere da riporre in un bagaglio a mano e si concretizza grazie a un complesso gioco di connessioni sul territorio.

In una società cosiddetta “liquida” sono ancora parecchie le etichette che resistono e molti sono ancora i pregiudizi da abbattere, ancor più dei muri che si costruiscono lungo quelle frontiere venute meno per le merci ma non per gli uomini. La Sicilia è geograficamente un’isola ma storicamente un incrocio, un luogo naturalmente aperto all’ospitalità e alla coabitazione, una terra però, che per la sua posizione nel cuore del mediterraneo, continua a essere teatro di dolorosi approdi e conflitti tra poteri economici.

Secondo Z. Bauman il curatore è un creatore di comunità, colui che fa accadere le cose, sebbene il momento dell’ideazione sia quello più individuale, è nella relazione con gli artisti, col contesto, con l’opera e col pubblico che si innesca il desiderio, il tentativo di co-autorialità. Nel rapporto umano e intellettuale che il curatore instaura con l’artista viene meno quel senso di solitudine autoriale che rischia di imprigionare in una gabbia autoreferenziale l’opera d’arte. In viaggio con una valigia in cui è racchiuso un polifonico archivio di creazioni, il curatore oltrepassa frontiere geografiche e mentali arrivando a destinazione, immaginando ogni luogo come un’utopia, una “città invisibile” che grazie all’arte possa essere continuamente reinventata. Il contenuto del bagaglio – le opere – e i lavori site-specific costruiscono una relazione aperta destinata a modificarsi ogni volta, in grado di attivare un processo collettivo di cui il display rappresenta il risultato di un dialogo costruito in più tempi e in diversi luoghi, in cui lo spazio assume un potere plastico e in cui il curatore diventa un detonatore di situazioni possibili. Parte integrante del processo sarà la documentazione fotografica che darà modo agli autori delle opere in valigia di prendere visione del costante tentativo di Gesamtkunstwerk e di tracciare quella memoria archivistica che è ormai divenuta costante ossessione del pensiero contemporaneo.

Il progetto nasconde tracce autobiografiche della curatrice che parte dalla sua terra di origine – la Sicilia – porta con sé opere di artisti conosciuti durante gli ultimi anni trascorsi tra Torino e Milano ed è essa stessa simbolo di quel flusso di costante migrazione di donne e uomini sulle direttrici sud-nord del mondo.
“La solitudine del curatore” vuole essere un momento di riflessione necessario e indipendente sulle dinamiche dell’arte contemporanea, un confronto diretto tra curatori/teorici e artisti.

Dimora OZ è un laboratorio di arti visive, performative e multimediali, uno spazio transdisciplinare animato da numerosi artisti residenti a Palermo. Dimora OZ è un’art factory che affronta tematiche contemporanee, creando produzioni, eventi, workshop, con una particolare attenzione alle dinamiche relazionali di collaborazione e partecipazione.

KaOZ è un progetto collaterale di Dimora Oz che vede uno spazio fisico nel cuore del centro storico di Palermo.