Immaginaria. Logiche d’ arte in Italia dal 1949

Immaginaria. Logiche d’ arte in Italia dal 1949“, a cura di Bruno Corà, propone una riflessione sulle esperienze artistiche di maggiore incisività avvenute in Italia dall’ immediato dopoguerra del secondo conflitto mondiale fino all’ avvento della cosiddetta “condizione post-moderna”, dell’ era informatica e dell’ avvio della globalizzazione.
Enrico Baj: Generale con il suo aiutante di campo, 1959, tecnica mista su tela, cm 85 x 90

Ad annunciare il grande appuntamento espositivo, che la Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni propone dal 20 dicembre 2019 al primo marzo 2020 nella propria sede di palazzo Montani Leoni, è il Presidente della stessa Fondazione prof. Luigi Carlini.Bruno Corà, che dell’’esposizione è l’ autorevole curatore, afferma che la mostra è volta “a sottolineare il contributo delle singole logiche messe in atto con le proprie opere da parte di quelle personalità artistiche che si sono distinte in determinati momenti salienti nello sviluppo della cultura visiva in Italia”.
“Senza presumere – naturalmente – di poter rispecchiare totalmente il complesso tessuto artistico generatosi nel nostro Paese nel corso di oltre mezzo secolo, ma procedendo in modo esemplare ed esponendo per lo più singoli pronunciamenti linguistici distintivi di altrettante poetiche”.

“Immaginaria” proporrà una attenta ricognizione di compagini artistiche aderenti a movimenti o indirizzi estetici condivisi. Per dar conto delle produzioni pittoriche e plastiche di rilievo che nella seconda metà del Novecento si sono imposte a livello nazionale e internazionale, indicando al contempo le aperture sulle culture visive di altri paesi”.

“È questo il caso – evidenzia il professor Corà – di artisti come Fontana, Burri, Capogrossi, Afro, Cagli, Colla, Dorazio, Accardi negli anni Quaranta-Cinquanta e successivamente di Rotella, Lo Savio, Uncini, Schifano, Manzoni, Castellani, Agnetti negli anni Sessanta-Settanta, ma anche di Kounellis, Merz, Fabro, Boetti e inoltre, negli stessi anni Settanta di artisti come Spagnulo, Gastini, Carrino, De Dominicis, Alfano e numerosi altri distintisi fino al clima del ritorno alla pittura degli anni Ottanta.

Ognuno di tali artisti ha espresso la propria ‘logica’ ideativa e formativa dell’’opera sottolineando fortemente la propria individualità, aspetto saliente nell’’arte contemporanea e ancor più di quella maturata dal dopoguerra in Italia”.
“La mostra “Immaginaria” è dunque rivolta simultaneamente tanto al riscontro ‘storico’ di singole esperienze, definitivamente compiute, quanto a voler cogliere gli elementi distintivi di ogni singola logica pittorica e plastica manifestatasi”.

“Sussidi e apparati di carattere storico critico accompagneranno il percorso artistico, anticipa l’’architetto Tiziano Sarteanesi, incaricato dell’’allestimento. In modo da fornire al visitatore strumenti di lettura delle esperienze considerate così come dei mutamenti avvenuti dagli anni della ricostruzione del nostro paese sino all’avvio della globalizzazione”.

Per la qualità delle opere in mostra, per la peculiarità dell’’allestimento e per l’’originalità del taglio critico, “Immaginaria” si pone come “evento di rilievo realmente nazionale”. Ad affermarlo sono Ulrico Dragoni, Vice Presidente della Fondazione Carit e Anna Ciccarelli, Segretario della medesima Fondazione, responsabili organizzativi insieme allo staff del Prof. Corà.

Per molti sarà anche l’’occasione per scoprire il contenitore dell’esposizione, il prezioso palazzo Montani Leoni, nel cuore di Terni. Il palazzo, com’ è testimoniato dall’ iscrizione sul portale di ingresso sul retro, risale al 1584. Nella seconda metà dell’ Ottocento, a seguito di un intervento urbanistico che portò alla apertura della “Strada Nuova”, l’ edificio subì un profondo riassestamento. L’’attuale aspetto, con la bella facciata, opera dell’ architetto Benedetto Faustini, è frutto di quell’ intervento che coinvolse anche diverse sale del piano nobile, decorate prevalentemente tra il 1887 e il 1913, pur preservando dipinti risalenti al primo impianto del palazzo.

“Obiettivo della Fondazione, nel promuovere questa mostra, è di renderla fruibile al più largo pubblico. Per questo, l’’ingresso al palazzo e all’ esposizione li abbiamo voluti del tutto gratuiti. Vogliamo che nessuno, che sia interessato, si senta limitato nel poter accedere ad una esposizione che offre una riflessione così puntuale sulle vicende artistiche che dal secondo dopoguerra conducono sino ai nostri giorni”, sottolinea il Presidente Carlini.

Info: www.fondazionecarit.it

Arte Povera e “Multipli”, Torino 1970 – 1975

ICA Milano presenta, da venerdì 13 dicembre 2019 a domenica 2 febbraio 2020, in concomitanza con la personale di Simone Forti, un nuovo episodio di Gallery Focus, percorso documentario in capitoli della storia delle gallerie italiane che più di altre, dagli anni Cinquanta a oggi, hanno contribuito a definire l’identità dell’arte contemporanea nel nostro Paese.

ARTE-POVERA

La seconda edizione di questo viaggio meta-istituzionale è il racconto – condotto attraverso i documenti (fotografie, libri, riviste, inviti, locandine, schede illustrative, scritti) ma anche alla luce di un’ampia selezione di opere – dell’esperienza di Multipli, galleria aperta a Torino nel 1970 da Giorgio Persano. Con questo nome la galleria ha dato vita tra il 1970 e il 1975 a un importante lavoro sull’idea di ‘multiplo’, visto come motore per una nuova ricerca espressiva. Per svilupparla, la galleria ha lavorato unicamente con gli artisti dell’Arte Povera e con alcuni artisti italiani dell’area del Concettuale, distinguendosi per il suo approccio sperimentale.

La mostra Arte Povera e “Multipli”, Torino 1970 – 1975 – curata da Elena Re, critica d’arte e curatrice indipendente, cui va riconosciuto il merito di aver contribuito alla valorizzazione internazionale dell’opera di Luigi Ghirri – ha lo scopo di far emergere l’unicità dell’operato di Multipli durante questo quinquennio.

Il progetto espositivo, presentato a Berlino alla galleria Sprüth Magers nel 2014, è ora in mostra a ICA Milano con una veste curatoriale aggiornata. Tutti i documenti in mostra provengono dall’Archivio della Galleria Multipli di Giorgio Persano.

NOTE BIOGRAFICHE ELENA RE Critica d’arte e curatrice indipendente. Lavora con istituzioni pubbliche e private, sia in Italia che all’estero. Da sempre approfondisce l’arte italiana attraverso progetti culturali, mostre e pubblicazioni. È interessata al pensiero che precede l’opera e a una visione transdisciplinare dell’arte. Le sue ricerche spaziano dalla fotografia concettuale, all’architettura radicale all’idea del multiplo. È direttore scientifico dell’Archivio Giorgio Ciam, segue il percorso di molti artisti, e ha contribuito al riconoscimento internazionale dell’opera di Luigi Ghirri. Ha co-curato la mostra Tutto. Prospettive sull’arte italiana a Museion (Bolzano, 12.10.2018 – 24.03.2019) e alla Sammlung Goetz (München, 14.09.2019 – 29.02.2020) con catalogo edito da Hatje Cantz. Spesso è chiamata a tenere lezioni, workshop e conferenze in ambito accademico e museale. Fra i suoi libri, Luigi Ghirri – Project Prints. An Adventure in Thinking and Looking, JRP|Ringier, Zürich 2012, pubblicato in occasione della mostra al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Dal 2003 cura la corporate collection della Jacobacci & Partners.

ELENCO DEGLI ARTISTI Giovanni Anselmo; Alighiero Boetti; Pier Paolo Calzolari; Giulio Paolini; Giuseppe Penone; Michelangelo Pistoletto; Gilberto Zorio; Marco Gastini; Giorgio Griffa; Salvo.

ICA MILANO – ISTITUTO CONTEMPORANEO PER LE ARTI
Milano, via Orobia, 26, (Milano)

La scoperta dell’energia del colore nell’opera di Leonardo Basile

Leonardo Basile

Ha scritto Gianni Latronico a proposito dell’opera di Leonardo Basile: ” L’avventura pittorica di Leonardo Basile nasce dal talismano nabis di Gauguin , con colori squillanti , in quadri da fiaba . Per staccarsi dalla narrazione , egli fa dei colori un esercizio spirituale : anziché aggiungere , sottrae , toglie , scarnifica la materia , fino a coglierne la segreta essenza , l’intima sostanza , la scintilla creativa .

Quando la sua percezione visiva viene a coincidere con il palpito vitale , insito nella molecola , allora scatta il momento magico . Proseguendo questo iter interiore , la vecchia figurazione si affievolisce sempre più , fino a scomparire del tutto.

Multiplo del Conflitto_59 (elaborazioni grafiche dell’artista realizzate in data 3 dicembre 2019)

Nascono così le sue cascate di topazi , i suoi globi rutilanti , le sue acque zampillanti . Questa esplosione di energia vitale soddisfa i sensi ma raggela l’anima , che aspira all’autodisciplina e che cerca di placare il tormento geniale . Leonardo Basile ricorre allora alle scatole cinesi , al quadrato nel quadrato , alla scacchiera , ai cubi magici.

I suoi dipinti attuali devono qualcosa al cubismo ed al surrealismo , per la combinazione di frammenti visivi , capaci di evocare atmosfere oniriche , mondi di fiaba , paesaggi di sogno . Queste fonti dotte gli derivano dagli studi artistici ma il brio , la luminosità , l’esplosione dei colori , gli derivano dalla sua sensazione visiva e dal suo talento artistico.

All’irruenza dell’action painting , Leonardo Basile ha aggiunto la passione per il colore , il senso della luce e la musicalità dei toni cromatici . La sua percezione penetra in profondità e tira a galla movimenti reconditi dell’anima e paesaggi interiori mai visti prima d’ora.

L’optical art è solo un ricordo , Mondrian è superato da tempo e questa è la stagione degli amori , la vibrazione dell’inconscio , il fremito esistenziale , il cromatismo modulare. Se nella vita il sonno della ragione genera mostri , nell’arte il trionfo dell’irrazionale crea capolavori , quali risultati di uno stato di grazia e di intima fluidità . L’effervescenza del colore , la ieraticità del gesto , l’aflato della poesia provocano nel fruitore un impatto immediato e condizionato.

Leonardo Basile dà tutto se stesso per realizzare un’opera nuova , che entri a far parte dell’immaginario collettivo , capace di esprimere il linguaggio universale dell’arte , facendo continuare ad agire l’effetto di quell’iniziale talismano nabis.”

Sito web dell’artista : Arte & leonardo Basile

Immagini collegate:

Female Portraits

La galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea riprende il suo percorso espositivo con “Female Portraits”, dal 14 dicembre 2019 al 30 Gennaio 2020, che vede la partecipazione di Maura Banfo, Iginio De Luca, Lello Gelao, Chrischa Venus Oswald, Anahita Razmi, Özlem Şimşek.

La mostra propone un originale confronto fra opere che attraverso linguaggi diversi, affrontano un tema comune, quello del ritratto femminile, una tradizione figurale che ha percorso ininterrottamente l’arte occidentale adattandosi all’evoluzione degli stili e delle forme. Il corpo femminile ed il volto in particolare è uno dei motivi più antichi e più comunemente mostrati nelle arti visive.

Le opere esposte in questa mostra ritraggono donne e nascono dall’analisi di un corpo femminile vivo nella sua complessità , soggetto attivo e non più oggetto della rappresentazione maschile, e sono attraversate da un sentimento di crisi e di inquietudine che riflette su come la rappresentazione dell’intimità femminile non sia non più ancorata a significati certi, legati a ruoli codificati.

Dopo anni d’irrequietezza “vagabonda” ad esplorare il mondo, Maura Banfo trova nella sua città natale, Torino, il proprio “nido” dove inizia una ricerca attraverso la fotografia come linguaggio predominante. Il lavoro di Maura Banfo dalla metà degli anni Novanta a oggi, ha segnato delle tappe importanti nel sistema dell’arte contemporanea italiana, con uno sguardo e una presenza significativa anche in ambito internazionale. Il percorso di Maura Banfo è caratterizzato da una coerenza interna che raramente si riscontra nell’opera degli artisti italiani della sua generazione. La forza del suo lavoro sta nel mantenere ben riconoscibile la propria impronta creativa e la propria poetica, ma in una continua scoperta di nuove sfaccettature e punti di vista. Lo stesso discorso vale per i media utilizzati: sebbene prevalga una preferenza per la fotografia, lavora con padronanza anche con il video, il disegno e l’installazione.
Il suo lavoro di raccolta di suggestioni comprende la produzione di lunghi scritti, scatti e disegni, ma anche la collezione di elementi appartenenti al regno animale e vegetale, ad esempio conchiglie o nidi che con certezza sono ormai stati abbandonati dai loro ospiti. Ognuno di questi piccoli mondi viene ascoltato, elaborato e tradotto in lavori dalla poetica molto diretta, in cui il pubblico può immedesimarsi e trovare un significato privato.

Nato a Formia nel 1966, Iginio De Luca si è diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma. E’ un musicista e un artista visivo, fa video, installazioni e performance. Negli ultimi anni la sua poetica si è concentrata soprattutto sulla produzione di video, di immagini fotografiche, ma anche di quelli che lui definisce blitz. Considerandoli a cavallo tra arte urbana e performance, l’artista compie azioni a volte sorvolando con aerei, altre proiettando immagini o scritte su edifici in rapidi raid notturni, altre ancora arrivando in luoghi con elementi di forte disturbo e impatto visivo, come cartelloni finto-elettorali. Ibridando etica ed estetica, tecnologia e azioni comportamentali, De Luca reclama l’interazione con l’ambiente e il pubblico, denunciando, tra ironia e impegno, la crisi di valori di questo nostro tempo. L’utilizzo di molteplici e differenti registri linguistici ha da sempre caratterizzato la sua progettualità e conseguentemente le scelte metodologiche ed operative, lasciando intendere che il denominatore comune è nella necessità di scardinare le certezze, di rompere i codici della formalizzazione espressiva, per tendere un tranello alla realtà, sorprendendola alle spalle.
In “Duecentosettanta°”, opera video realizzata nel 2007, vediamo un volto di una donna rilassato, tranquillo; il contesto è naturale, una villa, voci, terra, alberi e cielo. Poco a poco il paesaggio scorre dietro al volto, è la donna che si muove o è lo sfondo sul retro? Dopo aver attraversato gli alberi, la donna “atterra” di nuovo sul prato ma ormai il mondo è capovolto e il viso completamente deformato.
Questo video affida alla forza di gravità la possibilità di rivelare quella che è la nostra identità più inconscia e segreta, cambiando semplicemente il punto di vista.

Lello Gelao vive e lavora a Bari dove ha studiato pittura presso l’Accademia di Belle Arti.
La ricerca di questo artista insiste da qualche anno sul tema del ritratto attraverso una figurazione essenziale e intensa, grazie anche alla sua attenzione ai mass media e alla fotografia.
Le sue figure, stagliate su fondali anonimi, impercettibili, set senza tempo né spazio, sono immagini nitide, luminose, dagli intensissimi piani di colore, rese in una particolare prospettiva bidimensionale e private di ogni connotazione sentimentale, ma che riescono a comunicare una profonda risonanza psicologica.
Nei suoi quadri solitamente l’artista inserisce un unico personaggio, come nell’opera proposta in questa mostra , solo e distaccato fisicamente e psicologicamente, riuscendo a cogliere un momento particolare, quasi il preciso secondo in cui il tempo si ferma e tutto appare immobile, silenzioso. Il suo lavoro si caratterizza attraverso atmosfere vuote e ambienti rarefatti e parla di solitudine, di malinconia e di tempo sospeso. In “Flowers” , un dipinto a olio su tela, ritrae una bambina riuscendo a cogliere una dimensione interiore densa di inquietudine e mistero.

Chrischa Venus Oswald, nata in Baviera nel 1984, ha terminato i suoi studi di Belle Arti presso l’Università di Arte e Design di Linz (A) nel 2011. Nel 2007 ha ricevuto in Austria il Premio Diesel New Art per la fotografia, della cui giuria faceva parte Erwin Wurm. Il suo lavoro è stato esposto e proiettato in varie mostre nazionali e internazionali, ed è incluso in collezioni private, tra le quali la collezione di video di Manuel de Santaren. L’artista lavora su una gamma di media diversi, come la fotografia, il video, la video performance o il testo / poesia .Il lavoro di Oswald si basa spesso su approcci performativi o documentari ed è principalmente interessato alle relazioni, alla condizione umana e alle questioni esistenziali.
Le esperienze personali servono come punto di partenza per aprire narrazioni individuali per lo spettatore e quindi un mondo di molteplici significati ,al fine di coinvolgerlo stabilendo una relazione a livello visivo e concettuale . Il pubblico è spinto così a vedere alcuni aspetti della vita sotto una nuova luce.
“In Granny´s Dresses” è la continuazione dell’esplorazione della sua relazione con la mamma di suo padre che è morta nel 2014. Dopo il primo ritratto che le era stato permesso di fare nel 2005, aveva iniziato una collaborazione documentaria con lei fino alla sua morte. Nel 2014 ha realizzato “BED”, una videoperformance nel suo giardino, in omaggio a lei.
Questa serie di autoritratti presenta uno degli abiti da giardino di sua nonna in ciascuna delle immagini e uno dei suoi oggetti che ha portato con sé quando hanno ordinato le sue cose. L’artista si mette non nei suoi panni ma nei suoi abiti e li trasferisce dal suo ambiente abituale in Baviera al suo ambiente di vita a Lisbona al momento della creazione dell’opera. Niente si perde davvero, tutto si trasforma.

Anahita Razmi è una video artista e performer nata ad Amburgo che vive tra Berlino e Londra, il cui lavoro ruota attorno a trasferimenti e traslocazioni culturali. Lavorando principalmente con video, installazioni, nuovi media e performance, il lavoro di Razmi esamina i processi di appropriazione culturale in cui i significati di immagini, artefatti e quindi identità esistenti vengono alterati collocandoli in un altro contesto temporale. Nel fare ciò, spesso riflette su strategie di disordine e strutture di percezione espresse dai mass media della cultura pop e dei suoi consumatori sullo sfondo di diverse comunità tra Occidente e Medio Oriente. La Repubblica islamica dell’Iran, con le sue attuali condizioni e relazioni politiche e sociali, rimane un punto di riferimento aperto e ambivalente.

L’opera “Iranian Beauty “ è composta da un video-loop e da un foglio DinA4 ,incorniciato, della voce Internet di Wikipedia del 2013 su “L’unità valutaria meno preziosa”. Il video rievoca una scena iconica del film “American Beauty”, scambiando i petali di rosa della scena originale con le banconote del Rial iraniano. Al momento della produzione dell’opera, la banconota da 500 IRR valeva meno di 3 Eurocent (aggiornamento del 2019: meno di 1 Eurocent), il che pone l’Iran al primo posto dell’unità valutaria meno valutata; il tasso di inflazione aumenta in modo significativo ogni anno, – nel 2012 è stato registrato intorno al 40%.
L’opera si riferisce a questi numeri precari, che devono necessariamente essere considerati in relazione alle sanzioni economiche occidentali che negli ultimi anni si sono inasprite. Il momento di seduzione della scena del film citato fallisce: l’opera mette in discussione valore / svalutazione e mette in relazione una memoria cinematografica occidentale con le realtà economiche dell’oriente.

Özlem Şimşek è artista e fotografa che vive e lavora ad Istanbul. Le sue opere video e fotografiche e performative si concentrano su storie ufficiali e alternative della rappresentazione femminile in Turchia, ponendo l’accento sull’interazione tra rappresentazione , genere e identità . Şimşek si appropria, decostruisce e di conseguenza ricostruisce rappresentazioni di donne, nella fotografia e nella pittura nel contesto della storia turco-ottomana. Nelle sue opere Şimşek utilizza la pratica performativa per creare un punto di vista critico sulle rappresentazioni delle donne e porre domande sul concetto di identità poiché le donne in Turchia sono state viste come simbolo delle differenze culturali e ideologiche a partire dall’inizio del processo di modernizzazione fino ad oggi.
I video intitolati “Big Sister” e “Letter” fanno parte del progetto “l’autoritratto e l’ arte turca moderna” in cui Özlem Şimşek posa per la cinepresa e cerca di comportarsi come le donne raffigurate nei dipinti storici turchi moderni. Nel contesto di questo progetto crea una serie di opere video e fotografie che mettono in discussione la rappresentazione delle donne nell’arte e nella storia turca moderna. Il video intitolato “Big Sister” allude all’autoritratto di Leyla Gamsız del 1950 in cui vediamo una giovane donna in piedi ,con alle spalle dei fiori e con un’espressione severa sul viso. Il video intitolato “Letter” si riferisce all’omonimo dipinto di Nuri İyem del 1980 che mostra una donna che si preme una lettera sul petto con desiderio. Queste opere nascono da una fantasia , l’artista si chiede: “cosa succederebbe se una donna che fosse stata rappresentata attraverso una certa immagine improvvisamente provasse a liberarsi del ruolo attribuitole?”.

Female Portraits

Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari

Inaugurazione
Sabato 14 Dicembre, 2019, ore 19.30

Dal 14 Dicembre al 30 Gennaio 2020
Orario di apertura
Lunedì, martedì e mercoledì solo su appuntamento
Dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30

Info
3348714094 – 3925985840
http://info@muratcentoventidue.com

Vinicio Berti – Nel segno

Vinicio Berti (Firenze 1921-1991) è stato uno dei principali esponenti dell’ Astrattismo nel panorama italiano. Esordisce nei primi anni quaranta con opere di carattere realista-espressionista, che nel loro accostarsi al mondo popolare e alla drammatica realtà della guerra esprimono una categorica rottura nei confronti della tradizione pittorica fiorentina, specie post-rosaiana.

Nel 1945 fonda insieme a Brunetti, Farulli, Nativi e al poeta Caverni, il giornale “Torrente” che esprime il rifiuto di una visione intimistica dell’arte in nome di una partecipazione diretta alle tensioni della realtà contemporanea.

Partecipa inoltre al movimento “Arte d’oggi”, che per alcuni anni ha riunito importanti artisti italiani e stranieri del momento, sotto la bandiera di una comune convinzione innovatrice, organizzando a Firenze dal 1947 al 1949 tre importanti mostre.

Alla Pittura Astratta Berti approda nel 1947, dopo un primo periodo di rilettura del Cubismo e del Futurismo, proseguendo quindi sulla strada delle avanguardie storiche (in particolare seguendo la linea di Mondrian, Malevic, Magnelli) inserendosi, con forza, nel generale rinnovamento della cultura artistica europea.

Berti raggiunge, così, con opere quali “Composizione verticale” o “Simbolo”, quella che chiamava “una nuova classicità”, in opposizione a tutte le tradizioni classicheggianti ancora presenti nell’arte contemporanea. Insieme a Bruno Brunetti, Alvaro Monnini, Gualtiero Nativi e Mario Nuti, fonda nel 1947 il gruppo di Astrattismo classico; vengono organizzate varie mostre collettive e a conclusione della pur breve stagione del gruppo (1947/1950) e le posizioni estetico-culturali riunite in un Manifesto. L’ Astrattismo classico si proponeva di avviare un ciclo nuovo dell’arte contemporanea con la fine della distruzione della forma iniziato da Wols e Fautrier per riproporre, attraverso un linguaggio ancorato alla storia capace di rappresentarne i tempi, una narrazione razionale e costruttiva sul filo di una visione interna della materia.

Sfaldatosi il gruppo, Berti continua a sviluppare ed ampliare le possibilità espressive dell’Astrattismo Classico nel contenuto e nella forma. Segue, quindi, la fase definita dallo stesso artista di “Espansione” (1951-55): essa è caratterizzata da una grafia più libera e da una maggiore evidenza di collegamenti tra linee e piani di colore. Tra il 1947 e il 1950 un rigoroso impianto di geometria classica continua a strutturare i dipinti, dal ciclo delle “Cittadelle ostili” (1955-56) fino ad arrivare all’ “Omaggio a Einstein”.

Seguono, poi, i cicli delle “Brecce nel tempo” (1955-58) e dell’ “Avventuroso astrale” (1959-65), ispirato alle prime imprese spaziali con l’importante opera del 1963 – Utopia del tempo H3 vincitrice del premio Il Fiorino – emblema dell’intera concezione bertiana dell’uomo consapevole delle sue immense capacità espansive.

A partire dal 1966 è la volta delle “Cittadelle di resistenza”, “Partenza zero”, “Geometria volumetrica”, “Realtà antagonista”, sino a “Dal basso in alto” (1981), preludio alle più recenti “Visioni verso l’alto”, che rappresentano la fase estrema dello sviluppo dell’Astrazione classica nel confronto con l’incessante divenire della realtà contemporanea.

Nel segno opere di Vinicio Berti
30 Novembre – 10 Dicembre 2019

Galleria Immaginaria
via Guelfa 22/ar Firenze
telefono +39 055 2654093
mobile +39 338 2660249
www.galleriaimmaginaria .com
instagram:galleriaimmaginaria

KayOne – Alfa Centauri

Copernico Garibaldi a Torino, uno dei 13 centri di Copernico, la rete di luoghi di lavoro, uffici flessibili e servizi che favoriscono lo smart working e la crescita professionale e del business ospita, dal 29 novembre 2019 al 31 gennaio 2020, ALFA CENTAURI mostra personale dell’artista KayOne a cura di Alessandro Paolo Mantovani.

ALFA CENTAURI racconta un sistema stellare che, per la similarità fra le sue componenti ed il Sole, si profila come uno dei siti più probabili per lo sviluppo di vita extraterrestre. In questo contesto, la scoperta dello Spazio ricorda la conquista dei writer, sempre alla ricerca di nuove superfici sulle quali poter esprimere la loro forma d’arte e l’evoluzione della lettera, partendo da Alfa. Nelle opere di KayOne, uno dei graffiti writer italiani della prima ora, vibra infatti la ricerca dello spazio, che caratterizza la proliferazione di un immaginario fervido intorno all’idea dell’ignoto, attraverso la rappresentazione di galassie, stelle e pianeti, mediante l’esplosione di forme e colori simili a scosse di energia provenienti da un Big Bang dell’universo stradale.

All’interno delle opere di KayOne ritroviamo quel sapore stradale, urbano e underground che tanto ha caratterizzato la sua vita, tutti elementi che l’artista ha saputo trasportare su tela, cogliendo le emozioni e il vissuto dei muri di periferia” – afferma il curatore della mostra Alessandro Paolo Mantovani – “Nelle sue opere, caratterizzate da piacevoli e audaci accostamenti di colori, caos energetico di linee e forme che richiamano al contempo le arterie urbane e gli anelli dei pianeti, percorriamo tunnel scuri e buchi neri, galassie immaginarie create a colpi di spray, ritrovando questo percorso in lavori dal grosso impatto visivo e dalla forte carica emozionale. Pennellate imperiose, esplosioni di colore, opere polimateriche con armonie di colori dall’equilibrio perfetto”.

La mostra fa parte di Art Journey il percorso, curato da Giorgia Sarti – fondatrice di diverse Gallerie d’arte tra cui Whitelight Art Gallery – in collaborazione con Copernico che si sviluppa nell’organizzazione di mostre, eventi e iniziative culturali. Un riconoscimento del ruolo dell’arte e della creatività che va oltre le logiche note, verso una collisione tra due differenti linguaggi che genera una nuova dimensione, in cui l’impresa e il mondo del lavoro si arricchiscono di nuovi contenuti e di un moto creativo che porta innovazione e idee avveniristiche. Arte come prezioso valore aggiunto al vivere quotidiano, che permette di approcciare temi trasversali ed eterogenei tra loro, creando un dialogo multidisciplinare a sostegno della crescita delle persone e delle imprese. Copernico amplia così gli orizzonti dell’esperienza lavorativa quotidiana aprendo i suoi spazi ormai da diversi anni all’arte e alla cultura. Allo stesso tempo, artisti e operatori dell’arte entrano in contatto diretto con il mondo dello smart working, all’interno di un’impresa aggregatrice di altre imprese e acceleratrice di innovazione, dialogando a stretto contatto con un pubblico aperto e in sintonia con i linguaggi propri dell’arte e della creatività.

CHI È COPERNICO
Copernico è una rete di luoghi di lavoro, uffici flessibili e servizi che favoriscono lo smart working e la crescita professionale e di business di freelance, professionisti, start-up e aziende, grazie alla condivisione di risorse, conoscenza, alla contaminazione di idee e al networking in un ambiente caratterizzato da stile, design ed esperienza unici. Oltre 6.000 professionisti utilizzano quotidianamente gli spazi di Copernico come sede di lavoro e luogo preferenziale per meeting e organizzazione di eventi.

sito web: www.coperni.co

Informazioni

KAYONE “ALFA CENTAURI”

Copernico Garibaldi Torino – Corso Valdocco 2, Torino

29.11.20 – 31.01.20

Da lunedì a venerdì su appuntamento

Inaugurazione: giovedì 28 novembre 2019 | ore 19.00 – 21.00

Ingresso su registrazione: art@coperni.co

Un architetto al tempo di Canova: Alessandro Papafava e la sua raccolta

Apre sabato 30 novembre la mostra su una vicenda straordinaria: una raccolta di disegni di architettura rimasta intatta perché protetta per secoli nell’ archivio di una nobile famiglia padovana, in grado di trasportarci in un mondo lontano, quello di Alessandro Papafava (1784-1861), architetto padovano cresciuto in tempi difficili ma fervidi di passioni, all’indomani della caduta della Serenissima.

Frassanelle, villa Papafava, facciata.

L’eccezionale raccolta di 49 fogli di vario formato e di stampe di celebri architetti a cavallo tra due secoli – fra cui Giacomo Quarenghi, Giuseppe Camporese e l’inglese Joseph Michael Gandy – venne riunita da Alessandro tra il 1803 e il 1807. In quegli anni il giovane Papafava si trovava a Roma per volere della madre, preoccupata di allontanarlo dai suadenti ideali napoleonici che nel Veneto avevano sedotto più di un giovane aristocratico. Dopo un periodo trascorso tra Budapest, Dresda, Vienna e Berlino, era rientrato in Italia e, su consiglio del conterraneo Antonio Canova, aveva iniziato a studiare architettura presso l’Accademia di San Luca.

Dopo due secoli, questo prezioso materiale è stato generosamente donato dalla famiglia Papafava dei Carraresi al Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza perché fosse conservato al Palladio Museum. La donazione è stata fatta in memoria del conte Novello Papafava dei Carraresi e di sua moglie Bianca Emo Capodilista per volontà dei figli Benedetta, Alberto, Fina, Marsilio, Alessandro, Donata, nonché degli eredi dei non più viventi Lieta e Francesco.

La raccolta, conservata integra dalla famiglia Papafava per più di 200 anni, è costituita da materiali di altissima qualità grafico-pittorica e riveste un valore storico enorme: essa ci restituisce infatti una rara istantanea degli interessi di un giovane studente di architettura fra Sette e Ottocento, totalmente immerso nella cultura architettonica negli anni in cui i modelli del Neoclassicismo romano arrivarono nel Veneto, rivoluzionandone il gusto. Alessandro Papafava, giovane ed entusiasta studioso d’arte, oltre all’Accademia frequentava i più influenti atelier artistici, come i laboratori di Canova e della pittrice Angelika Kauffmann e quelli degli architetti Giuseppe Camporese, Vincenzo Balestra e Mario Asprucci, acquistando da loro le stampe e i bellissimi disegni acquerellati, insieme a quelli dell’inglese Joseph Michael Gandy, autore delle immaginifiche vedute dei progetti di Sir John Soane, e di Giacomo Quarenghi (di cui nel 2017 si è celebrato il bicentenario della morte). Tornato a Padova, Alessandro Papafava utilizzò quanto imparato a Roma sia nella riprogettazione delle sale e degli arredi dell’appartamento neoclassico nel palazzo di famiglia a Padova sia nel ridisegno austero delle facciate e degli interni nella villa di Frassanelle, ai piedi dei Colli Euganei.

Così facendo, mettendosi in contatto con l’ambiente artistico locale – conosceva certamente Giuseppe Jappelli – e condividendo i suoi studi, i “suoi disegni” e la sua esperienza, Alessandro contribuì concretamente all’affermazione e alla diffusione dello stile neoclassico nel Veneto. Per tutto il resto della sua vita continuò a coltivare gli stessi interessi, ricoprendo numerosi incarichi civici ed essendo nominato Membro dell’Accademia di Belle Arti di Venezia e Deputato della Congregazione Provinciale di Padova.

La cura della mostra e del catalogo, dedicati alla collezione e al mondo di Alessandro Papafava, è stata affidata a due celebri studiosi: lo specialista irlandese Alistair Rowan, già presidente del Society of Architectural Historians of Great Britain e profondo conoscitore della raccolta, e Susanna Pasquali, docente alla Sapienza di Roma e membro del Consiglio scientifico del CISA Andrea Palladio, curatrice, fra l’altro, del volume dedicato al Settecento nella Storia dell’architettura nel Veneto (Marsilio 2012).

Al loro fianco hanno lavorato specialisti dell’arte e dell’architettura del Sette-Ottocento, da Piervaleriano Angelini (Osservatorio Quarenghi, Bergamo) a Elena Catra (Università Ca’ Foscari, Venezia), da Fabrizio Di Marco (Università La Sapienza, Roma) a Stefano Grandesso (Galleria Carlo Virgilio & C., Roma). Al loro fianco hanno lavorato specialisti dell’arte e dell’architettura del Sette-Ottocento, da Piervaleriano Angelini (Osservatorio Quarenghi, Bergamo) a Elena Catra (Università Ca’ Foscari, Venezia), da Fabrizio Di Marco (Università La Sapienza, Roma) a Stefano Grandesso (Galleria Carlo Virgilio & C., Roma).

Informazioni pratiche

Orari di apertura: dal martedì alla domenica, 10:00-18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Biglietto mostra+museo: intero € 8,00; ridotto € 6,00; scuole € 2,00; Palladio family € 12,00
https://www.palladiomuseum.org/exhibitions/papafava
Twitter / Facebook / Instagram: PalladioMuseum
accoglienza@palladiomuseum.org / Tel. +39 0444 323014 / Fax +39 0444 322869

Ufficio stampa
Studio Esseci di Sergio Campagnolo
http://www.studioesseci.net
Tel. +39 049 663499 / Fax +39 049 655098

Monumenti impermanenti – Conversazione

In occasione della mostra Monumenti impermanenti di Stefano Romano, a cura di Gabi Scardi, la Fondazione Adolfo Pini organizza, lunedì 18 novembre alle ore 18.30, una conversazione con l’artista e Lisa Parola sul tema del ‘monumento‘.

Stefano Romano, attraverso i suoi lavori, suggerisce l’idea che il ‘monumento’ possa perdere la propria assertività e da ‘Stabile e autorevole’, come normalmente viene percepito, appare diventare precario – impermanente – acquistando al contempo in termini di umanità. Nei lavori esposti in mostra Stefano Romano parla di confini, convivenza, accoglienza, tragedia e fallimento. Mette in discussione la rigidità di modi e concetti per lasciare spazio a una nuova percezione di ciò che ci circonda e contribuire così all’emergere di nuovi modi di vedere le cose.

L’artista dialogherà con Lisa Parola, che sul tema del monumento riflette da anni. Lisa Parola evidenzia due diversi orientamenti di ricerca possibili attraverso i quali l’arte ha scelto interrogare le differenti narrazioni del corso del XX secolo. Il primo orientamento prevede una rivitalizzazione ovvero un nuovo movimento rispetto al susseguirsi intricato di fatti, momenti e situazioni che accompagnano la fine del Novecento. Il secondo è rivolto alla reminescenza, intesa quale atto di consapevolezza, che il filosofo Paolo Rossi definisce come l’atto del cercare nel passato di riafferrare un pezzo di storia che è scomparso, perché ogni monumento è il risultato di un fragile equilibrio tra storia e immaginario.

È nel difficile passaggio tra XX e XXI secolo – dove convivono le tensioni tra una storia lineare e una storia in tempo reale, caratterizzata da una pluralità di voci e da un accumulo di date e dati – che il monumento torna ad avere voce e visibilità” afferma Lisa Parola.

Lisa Parola è laureata in storia dell’arte moderna all’Università di Torino. È co-autrice di varie pubblicazioni e ricerche, in particolare in tema di politiche culturali, sistema dell’arte e territorio. Nel 2013 è stata nominata mediatrice culturale per la candidatura di Matera a Città capitale europea della Cultura. Dal 2007 al 2014 ha insegnato nel Master in Management, marketing e multimedialità per i beni e le attività culturali del Corep di Torino. Fino al 2010 è stata collaboratrice del quotidiano “La Stampa” in qualità di giornalista di arte contemporanea. È socia fondatrice di a.titolo. Dal 2016 al 2019 è stata curatrice del programma culturale per Fondazione Sardi per l’Arte di Torino e ha collaborato con artisti come Fatma Bucak, Giuseppe Gabellone, Jorge Macchi e importanti istituzioni come l’Università degli Studi di Torino e spazi indipendenti come il progetto Quartz. Attualmente collabora con la Fondazione Merz e l’Università degli Studi di Torino.

Lunedì 18 novembre 2019 ore 18:30

CONVERSAZIONE CON STEFANO ROMANO E LISA PAROLA

Introduce Gabi Scardi
Evento collaterale alla mostra

MONUMENTI IMPERMANENTI di Stefano Romano

(Fino al 20 dicembre)

Fondazione Adolfo Pini – Corso Garibaldi 2, Milano

Ingresso gratuito

www.fondazionepini.net

Artisti in mostra a Santa Teresa dei Maschi

Ricominciano le attività della Contraccademia, progetto di Bibart Biennale Internazionale d’Arte di Bari volto alla scoperta dell’arte e dei luoghi d’arte, spesso poco conosciuti: fino al 31 gennaio in mostra a Santa Teresa dei Maschi (Str. Santa Teresa dei Maschi, 26) artisti provenienti da tutta Italia e dall’estero.

La Galleria permanente sarà aperta dal martedì al venerdì dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30 e il sabato dalle ore 16.00 alle ore 20.00. Ingresso gratuito.

“Contraccademia”: l’arte come germoglio di condivisione, incontro/confronto. Nello spazio di Santa Teresa dei Maschi, il pubblico può contemporaneamente guardare una mostra e vedere artisti al lavoro o che discutono, chiunque potrà inserirsi nel dialogo, oppure osservare come nasce un’opera: un vero e proprio condominio dell’arte.

Noi vogliamo un’arte che non deve essere nè sottovalutata e nemmeno sopravvalutata dai critici d’arte, dalle aste evento, dai galleristi, vogliamo che gli artisti possano e debbano incontrarsi, confrontarsi liberamente tra di loro e con chiunque, senza schemi economici o pseudo intellettuali, una crescita umana basata su chi costruisce negli anni con etica il proprio lavoro e si mette al servizio di quel pubblico che pensa che l’arte sia un incontro, una occasione: un pensiero in libertà e di libertà. Siamo schierati dalla parte degli artisti del passato che ci hanno aiutato a rendere le immagini di ieri così vicine ai pensieri di oggi e allo stesso tempo sosteniamo la contemporaneità che traccia il nostro cammino.” Gli artisti della Contraccademia

Nomi artisti in esposizione:
Damiano Bitritto, Cesare Cassone, Marco Ciccarese, Anna Cristino, Emanuela De Franceschi, Miguel Gomez, Giancarlo Montefusco, Marialuisa Sabato, Azio Speziga, Carmen Toscano, Pasquale Conserva, Roberto Capriolo, Vito Valenzano, Ryma Almozyyen.

Sei un artista? “Esci dal tuo studio, porta il tuo cavalletto e vieni a dipingere con noi.”

Per info
www.facebook.com/bibartbiennale/
Telefono: 345 511 9994

JOBS – Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale

Negli anni Novanta, con i primi effetti dei processi della globalizzazione sull’economia italiana, il tema della deindustrializzazione entra all’attenzione dei media e del dibattito sulla città industriale condotto da architetti, urbanisti e sociologi del lavoro. Tuttavia, le tematiche inerenti al lavoro sono rimaste per lungo tempo sullo sfondo di una generale trasformazione dell’economia e della società, al punto che i media, la letteratura, il cinema e la fotografia se ne sono occupati solo marginalmente, come uno dei tanti effetti prodotti su larga scala dalla globalizzazione.

A seguito delle recenti crisi economiche, il tema della disoccupazione e della trasformazione del lavoro, anche in relazione alla rivoluzione digitale, ha avuto ripercussioni a livello politico e sociale, con un’improvvisa accelerazione nell’ultimo decennio. Con la Quarta rivoluzione industriale, caratterizzata da un forte impulso all’automazione, il lavoro sembra diventato invisibile nei flussi governati dagli algoritmi, ma in realtà ha assunto nuove forme in rapporto alla tecnologia e al territorio, diventato quest’ultimo, una vera e propria “fabbrica a cielo aperto”. La fotografia contemporanea si è preoccupata in questi decenni di sottolineare l’aspetto immateriale del lavoro e la dimensione astratta dei processi produttivi e delle nuove tecnologie ma forse manca una visione più approfondita e puntuale sulle nuove forme del lavoro e degli spazi della produzione.

Il progetto di ricerca di Linea di Confine, si propone pertanto di contribuire a una maggiore conoscenza delle forme e degli spazi assunti dal lavoro in questi ultimo decenni, attraverso una mostra, una giornata di studio aperta al pubblico e un concorso fotografico under 35.

Le tre iniziative sono fra loro correlate e si propongono al pubblico e ai partecipanti ai lavori della giornata di studio, come un laboratorio aperto alla discussione e al confronto sul tema del lavoro nell’epoca della quarta rivoluzione industriale, i cui esiti potranno essere utili nella preparazione di future indagini sul territorio.

La mostra collettiva inaugurerà sabato 16 novembre 2019 alle ore 13 all’Ospitale di Rubiera (Reggio Emilia), con opere prodotte recentemente sul tema da autori e collettivi come Michele Borzoni di TerraProject, con la serie Workforce, dove la “forza lavoro” è analizzata in vari contesti lavorativi, dall’Icommerce, ai call center, all’impegno di mano d’opera a basso prezzo nei lavori agricoli stagionali (2017), Allegra Martin con la serie I luoghi e i lavori 4.0 (2017), un progetto a cura della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, realizzata in collaborazione con la Fondazione Mast di Bologna, Andrea Paco Mariani, del collettivo SMK VideoFactory, con il video The Harvest, (2017) realizzato nelle campagne dell’Agro Pontino, dove viene impiegata in lavori agricoli mano d’opera indiana a basso costo, di William Guerrieri con la serie Bodies of Work (2018), un’indagine sul lavoro e il corpo, in rapporto alla tecnologia, alla Saipem di Marghera e nelle aree circostanti Fincantieri, realizzata per il Comune di Venezia, di Andrea Simi con la serie Poimec, realizzata su una piccola azienda situata nel Tecnopolo di Moncalieri, in Piemonte, che opera prevalentemente sui mercati internazionali (2019).

Oltre a queste opere saranno esposte fotografie provenienti dalla collezione di Linea di Confine, come la serie Ferrari’s Factory di Olivo Barberi realizzata nel 2003 e la serie Seccoumidofuoco di Paola De Pietri, realizzata nel 2013 nel distretto della ceramica di Fiorano Modenese, alcune fotografie degli anni Novanta in dialogo fra loro, sia per i contenuti che per gli aspetti formali, di Stephen Shore (dalla serie Luzzara, 1993) e Guido Guidi (dalla serie Lestans, 1998, da collezione privata), che ritraggono operai al lavoro su macchine utensili.

Infine, nel contesto della mostra saranno esposti gli esiti del concorso fotografico Under 35, (maggiori informazioni al sito www.lineadiconfine.org) che prevede l’esposizione delle ricerche di almeno 10 giovani autori sui temi della manifestazione.

Sempre sabato 16 novembre 2019, si terrà contestualmente alla inaugurazione delle mostre, dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 19 una Giornata di studio, con i saluti di Laura Moro (IBC Regione Emilia-Romagna) e con la partecipazione del sociologo Aldo Bonomi, dell’urbanista Stefano Munarin, dello scrittore Gianfranco Bettin, dell’architetto Claudio De Gennaro, lo storico della fotografia Antonello Frongia, dei fotografi Jorge Ribalta (Spagna), Olivo Barbieri, Michele Borzoni, William Guerrieri, Andrea Pertoldeo, Andrea Simi e del regista Andrea Paco Mariani.

JOBS – Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale

Inaugurazione: sabato 16 novembre alle ore 13, alla presenza delle autorità e degli autori.
Periodo mostra: 17 novembre – 22 dicembre 2019 Ingresso libero
Giornata di studio: Sabato 16 novembre dalle ore 10 alle ore 13 e dalla ore 15 alle ore 19. Partecipazione a iscrizione gratuita entro il 15 novembre: info@lineadiconfine.org

17 novembre – 22 dicembre 2019
Sabato, domenica e festivi 10-13 / 16- 19

Altri giorni su appuntamento

Ingresso libero

Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea
Associazione culturale
L’Ospitale, Rubiera, RE
Via Fontana 2 42048 Rubiera RE
info@lineadiconfine.org

www.lineadiconfine.org

Grottole Art in Nature 2020

La Fondazione Maria Rossi, da sempre impegnata nel sociale, vuole proseguire, avvalendosi della consulenza della Fondazione Pino Pascali, il programma annuale di ‘Residenze d’Artista’ finalizzato alla creazione del primo ‘parco tematico di Arte/Natura’ dell’Italia Meridionale. Un parco stabile e fruibile dal pubblico, all’interno dell’insediamento denominato “Madonna di Grottole” a Polignano a Mare (BA).

Dopo il successo della prima edizione (2017) il progetto culturale è divenuto stabile con collaborazioni e patrocini istituzionali. Già nella seconda edizione ha goduto, oltre che del Patrocinio della Regione Puglia e del Comune di Polignano a Mare, di quello del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed il Turismo; nel 2019, si è aperto con lo ‘spazio giovani’, dal titolo StArt, alla valorizzazione dei giovani talenti artistici.
 
L’Associazione per l’Italia nel mondo, che ha patrocinato l’iniziativa ogni anno, da questa edizione provvederà, inoltre, a pubblicizzare l’iniziativa con tutti i suoi canali.
La residenza messa a disposizione dell’artista vincitore (da fruirsi nel mese di marzo 2020) rappresenterà un momento di formazione e di confronto anche per l’artista, in quanto legata all’esperienza diretta sul territorio ospitante. L’artista, secondo la propria poetica, ma in accordo con la natura del luogo realizzerà un’opera site specific.
 
Le opere prodotte in residenza entreranno a far parte del parco di “Grottole: Art in Nature” e resteranno di proprietà della Fondazione Maria Rossi.
 
Nel 2017 si è aggiudicata la residenza il maestro Dario Agrimi con l’opera “Meteorite dal paradiso per un paradiso in terra”; nel 2018 Giacomo Zaganelli ha realizzato l’opera “érgo”; nel 2019 ha inaugurato lo ‘Spazio Giovani’- StArt, Francesco Strabone con l’opera ‘Mai’.
 
Il bando, e la scheda di partecipazione, sono scaricabili dalla pagina web della Fondazione www.fondazionemariarossi.org o dalle pagine FaceBook Fondazione Maria Rossi Onlus e Grottole Art in Nature. La documentazione potrà essere inoltrata fino al 15 gennaio 2020.

Organismi e harmonie

Kim Seung Hwan, artista, designer e imprenditore culturale di fama internazionale, torna in Italia e in Europa dopo quasi 30 anni con la mostra ORGANISMI e HARMONIE alla galleria MyOwnGallery di Superstudio dal 15 novembre all’11 dicembre 2019. A cura di Martina Cognati, l’esposizione presenta una serie di opere della sua produzione artistica più recente, anteprima di un più ampio progetto che sarà possibile scoprire durante la Milano Design Week 2020.

Organismi e harmonie

Creativo e poliedrico, Kim Seung Hwan inizia il suo percorso artistico negli anni novanta proprio in Italia, a Pietrasanta, dove frequenta l’Accademia di Carrara, partecipando a numerose mostre personali e rassegne internazionali di scultura e vincendo anche prestigiosi premi. Prosegue poi la sua carriera in Asia dove, con la moglie Lanki Jung, fonda nel 2008 il grande centro per l’arte contemporanea Dio Art Center, alle porte di Seul, che ospita e produce mostre, installazioni e rassegne cinematografiche dedicate ad autori italiani e coreani. Oggi le sue sculture anche monumentali si trovano in spazi pubblici e collezioni private di tutto il mondo.

La mostra ORGANISMI e HARMONIE – che fa parte del palinsesto People&Stories di Superstudio incentrato su storie straordinarie di artisti e creativi in ambito arte, design, moda – presenta una collezione ibrida tra scultura e design appartenente alla produzione dell’ultimo decennio, intendendo così delineare la nuova direzione estetica intrapresa dall’artista. Artificio e natura, modernismo e arcaicità si ricongiungono nelle leggi geometriche e matematiche che alimentano le sue opere e che Kim Seung Hwan rende visibili grazie al suo impeccabile dominio dei materiali plastici, dal bronzo al polistirolo fino alle pietre.

Le opere di Kim Seung Hwan sono forme e oggetti squisitamente moderni ma al tempo stesso memori di valori e sentimenti senza tempo e universali: l’uomo con i suoi desideri e i suoi limiti, lo spazio dentro e fuori di noi, la vita e le sue forme sempre in divenire” – afferma la curatrice della mostra Martina Corgnati. “A chi osserva l’insieme della trentennale ricerca dell’artista non può sfuggire la sostanziale coerenza interna, pur nella grande varietà di risultati formali, ottenuta grazie a una lucida evoluzione del pensiero e della pratica dei materiali. Dalle figure umane, soprattutto volti e busti, l’artista coreano è passato a indagare la forma degli organismi viventi, non intendendola come mero dato morfologico, ma come risultante di forze e di movimenti antagonisti e provvisorio risultato di processi in atto, gli stessi che agiscono sulle conchiglie come sui vegetali, sugli embrioni e sulle rocce”.

Significativa, a questo proposito, è la ricorrenza dei titoli delle sue sculture: quasi tutte le opere degli anni Ottanta e Novanta si chiamano Explore Eternality mentre più recentemente a questa denominazione si accompagna quella di Organism, associata a sculture e monumenti non figurativi ma ispirati da modularità, ritmi, ricorrenze geometriche e plastiche. Questi titoli sottintendono una base di ricerca comune, immutata nel tempo: lo scultore, infatti, nell’una e nell’altra tipologia di opere, vuole esplorare le relazioni fra gli esseri viventi e l’ambiente in cui abitano, indagando il contatto spirituale e fisico che li rende ciò che sono, tra passato, presente e futuro.

Kim ha mantenuto il titolo” – afferma infatti Andrea Pinotti, scrittore e filosofo – “eppure questo titolo non è il titolo per quest’opera. È piuttosto il titolo per una famiglia di opere. Non è un nome proprio di una particolare scultura nella sua individualità; è piuttosto il nome di un’idée fixe; il nome di un problema al quale Kim ha tentato (tenta ancora) di dare una soluzione. È, se vogliamo adottare una terminologia musicale, il nome di un tema, che però in sé non è mai dato, ma risuona soltanto accennato in tutte le sue variazioni”.

Attraverso una profonda conoscenza e padronanza delle leggi della geometria solida, Kim Seung Hwan ha quindi dato vita a un imponente e straordinario corpus di opere dal significato e dal valore universale.

ORGANISMI e HARMONIE
sculture di KIM SEUNG HWAN

a cura di Martina Corgnati

Opening: giovedì 14 novembre 2019 dalle ore 19:00

MyOwnGallery/Superstudio
Via Tortona 27, Milano

Date mostra: 15 novembre – 11 dicembre 2019

Orari: martedì – domenica dalle ore 11:00 alle 19:00
Sito web: kimseunghwan.kr

Ufficio Stampa ddlARTS
Alessandra de Antonellis | E-mail: alessandra.deantonellis@ddlstudio.net | T 3393637388
Laura Cometa | E-mail: laura.cometa@ddlstudio.net | T 3271778443

Kouroi

Un autunno importante quello dell’artista padovana Carla Rigato. Dopo la doppia mostra “Contraria sunt complementa” ancora in corso a Vicenza – che l’ha vista protagonista a Spazio Scarpa, splendido appartamento ristrutturato dal celebre architetto Carlo Scarpa, e nell’atelier “L’idea” all’ombra della Basilica Palladiana – venerdì 25 ottobre Carla Rigato torna con una personale a Montegrotto Terme, la sua città.

Kouroi” – questo il titolo della mostra – sarà l’evento di inaugurazione della galleria d’arte “Neró Art Gallery”. Uno spazio unico e particolarmente suggestivo interamente dedicato ad accogliere esposizioni d’arte, ospitato nella navata centrale della Neró Spa New Experience, nuovissima Spa dello storico resort Terme Preistoriche di Montegrotto Terme (PD). La vernice si terrà venerdì 25 ottobre alle ore 19.00 alla presenza delle autorità locali. A seguire aperitivo con l’artista.

La mostra, a cura di Antonietta Grandesso, responsabile culturale dello Spazio Thetis di Venezia, sarà aperta dal 26 ottobre 2019 al 19 aprile 2020 ad ingresso gratuito.

I KOUROI DI CARLA RIGATO
“Kouroi” presenta otto tele di grandi dimensioni pensate e realizzate da Carla Rigato appositamente per essere inserite nello spazio della Neró Art Gallery. «Otto “ragazzi”, lei li chiama così – spiega la curatrice Antonietta Grandesso – che sono il risultato non solo di anni di lavoro e di studio, ma in particolare anche di una riflessione sulla bellezza e sull’armonia: i suoi Kouroi.».

Il Kouros era, nella Grecia arcaica, un giovane nel pieno del suo sviluppo fisico e interiore, la sua nudità è simbolica e rappresenta la virtù del coraggio, ma è anche funzionale alla rappresentazione della forza fisica che rinvia alla forza morale, intesa come equilibro e armonia interiore.
I Kouroi di Carla Rigato rammentano che solo uno sviluppo armonico del corpo e della mente riesce a far giungere alla vera bellezza. I suoi otto bellissimi “ragazzi” diventano il simbolo della nuova Neró Spa, una delle pochissime Spa in Europa ad ospitare al suo interno anche una galleria d’arte, che tiene conto non solo del benessere fisico, ma anche dell’armonia e della bellezza dell’anima.

Le otto maestose tele non delimitano le figure, come non si può delimitare l’anima, e restano in bilico tra astrazione e figurazione: «I confini sono sempre labili – spiega Carla Rigato – l’essenza delle cose non può essere chiusa tra rigidi limiti. Lo spirito è libero e così le mie figure, sospese in un tempo legato solo all’ interiorità».

«Ho percepito nell’immagine del Kouros l’anima della bellezza assoluta e perfetta – continua Rigato – La classicità mi ha fatto immaginare l’azzurro del mare e del cielo greci e l’oro degli Dei. Partendo da queste riflessioni mi sono fatta trascinare dal gesto e dal colore, che sono una prosecuzione della mia sensibilità. Sapevo cosa volevo fare e il percorso si è composto passo dopo passo, armonicamente, col fluire dei pesi e delle emozioni. Alla fine, seduta per terra in mezzo a loro, così maestosi, mi sono sentita esausta come una madre che ha partorito otto gemelli!».

“Kouroi” di Carla Rigato
a cura di Antonietta Grandesso
Neró Art Gallery – Terme Preistoriche Resort & Spa
Via Castello, 5 – 35036 Montegrotto Terme (Padova)

dal 26 ottobre 2019 al 19 aprile 2020
Orari: 9.00 – 00.00
Ingresso gratuito.

Enigma Pinocchio

Pinocchio – le cui Avventure sono tra i racconti più conosciuti e tradotti al mondo – è il protagonista della mostra Enigma Pinocchio. Da Giacometti a LaChapelle a Firenze a Villa Bardini dal 22 ottobre 2019 al 22 marzo 2020.

Generali Valore Cultura, Fondazione CR Firenze, Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron in collaborazione danno vita ad una grande storia italiana, tra le più conosciute e tradotte al mondo, con una mostra che grazie anche al lavoro dell’Archivio Venturino Venturi raccoglie oltre 50 capolavori dell’arte contemporanea per la prima volta a Firenze, provenienti da tutto il mondo Coinvolti importanti musei come la GNAM di Roma, la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, la Fondazione Guggenheim di Venezia, il Zurcher Hochschule der Kunste/Museum flur Gestaltung di Zurigo, la Fondazione Giacometti di Parigi, insieme a molte collezioni private e studi degli artisti coinvolti nel progetto.

Con questa esposizione Generali Valore Cultura valorizza una storia senza tempo, universale e poetica, per trasmettere anche messaggi educativi rivolti alle giovani generazioni.
Le opere esposte, che provengono tutte direttamente dagli atelier di grandi artisti internazionali e da prestigiose collezioni private, sono accompagnate da installazioni multimediali realizzate per coinvolgere lo spettatore in esperienze ricche di suggestioni. E così, grazie a questi elementi multimediali, la bocca della balena che ha ingoiato Pinocchio diventa luogo magico da vivere, nel quale immergersi, dedicato ai visitatori di ogni età che diventano i veri protagonisti delle Avventure.
Valore Cultura è il programma di Generali Italia per rendere l’arte e la cultura accessibile a un pubblico sempre più ampio.

Valore Cultura torna a Firenze con un’altra grande icona della cultura italiana, con il patrocinio della Fondazione Nazionale Carlo Collodi. Dopo Dante Alighieri e la sua Divina Commedia riletta nel 2016 da Venturino Venturi in chiave contemporanea, Generali Italia punta ancora sull’accessibilità delle grande arte, con iniziative per coinvolgere la comunità e i più giovani:

Seguendo questo spirito, sono previste giornate di apertura gratuita per tutti, laboratori didattici, visite guidate per appassionati e famiglie.
Iniziative per rendere l’arte accessibile ad un pubblico sempre più vasto ed essere un motore di sviluppo per il territorio e punto di riferimento per la comunità, alle quali si aggiungerà un’iniziativa di solidarietà: per ogni biglietto di ingresso alla mostra, 1 Euro sarà destinato al Centro “Ora di Futuro” che aprirà a Firenze.

“Ora di Futuro” è un’iniziativa promossa da Generali Italia e The Human Safety Net per i bambini attraverso scuole, famiglie e le Onlus L’Abero della Vita, Mission Bambini e il Centro per la Salute del Bambino. Nel primo anno aperti 11 Centri per supportare famiglie in difficoltà con bambini da 0 a 6 anni in collaborazione con le Onlus partner.

Le oltre 50 opere in mostra – tra sculture in legno, ferro e cartapesta, dipinti, bronzi, foto e video – sono di artisti come Giacometti, LaChapelle, Munari, Paladino, Calder, Ontani, McCarthy, Jim Dine, Venturino Venturi e altri ancora che hanno fatto di Pinocchio l’interprete delle inquietudini della contemporaneità/l’icona del nostro tempo, afferrandone la natura metamorfica.
Curata da Lucia Fiaschi, nella splendida cornice di Villa Bardini, l’esposizione traccia un percorso specchio del viaggio della creatura collodiana, in oscillazione tra ingenuità e furbizia, autonomia e soggezione, e infine tra la vita e la morte.
Sette le sezioni della mostra che raccontano le mille sfaccettature dell’enigmatica creatura: Pinocchio (non) è un Re; Pinocchio (non) è un burattino; Pinocchio (non) è un uomo; Pinocchio (non) è morto; Pinocchio (non) è Pinocchio; Pinocchio (non) è una maschera; Pinocchio (non) è un bambino. Ad accompagnare il visitatore anche delle installazioni multimediali in dialogo con le opere esposte.
Straordinaria invenzione, metafora di ogni possibile metafora, toscano e universale, aperto a tutte le possibili letture, Pinocchio, nato sullo scorcio dell’ottocento, è una creatura novecentesca. Il novecento l’ha manipolato, l’ha passato al setaccio, l’ha sottoposto, maschera tragica, al lento crogiuolo delle proprie immani tragedie, e il burattino ha superato l’insuperabile: incredibilmente, egli vive.

Con il patrocinio del Comune di Firenze e della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, Enigma Pinocchio. Da Giacometti a LaChapelle è una mostra prodotta e organizzata da Generali Valore Cultura, Fondazione CR Firenze e Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron con il coordinamento del Gruppo Arthemisia, in collaborazione con Unicoop Firenze.

Florence Biennale 2019

Ha preso il via la XII edizione di Florence Biennale – Mostra internazionale di arte contemporanea e design. Nel Padiglione Spadolini della Fortezza da Basso di Firenze, fino a domenica 27 ottobre si potranno ammirare le opere di ben 747 espositori (484 artisti e 263 designers) provenienti da 78 paesi di cinque continenti.

Molto nutrito anche il programma degli appuntamenti in calendario nella terza e quarta giornata della manifestazione.

Domenica 20 alle 11, nell’area teatro si terrà la consegna del Premio “Lorenzo il Magnifico” alla Carriera, per la scultura, all’artista messicano Gustavo Aceves. La motivazione recita: “per aver magistralmente rappresentato, attraverso la scultura, frammenti di storia dell’umanità che evocano valori di civiltà e al tempo stesso veicolano un monito a non ripetere gli orrori verificatisi nella storia dell’Umanità e delle sue migrazioni”. Aceves, che sin dagli esordi ha ricevuto diversi premi, ha esposto i suoi lavori scultorei e grafici in sedi prestigiose del “vecchio e nuovo mondo”, fra cui il Museo del Prado, il Museo d’Arte Contemporanea di Sabbioneta, il Museo d’Arte Contemporanea di Beijing, il Museo d’arte Moderna INBA, il Cheek Gil Museum, il Museo del Palazzo di Belle Arti di Città del Messico e il Museo Amparo di Città del Messico. L’artista interverrà alla Florence Biennale, dove esporrà due dei quattro cavalli monumentali del progetto work-in-progress “Lapidarium – per superare i confini”, che prevede la realizzazione di cento cavalli monumentali. Dopo aver varcato l’Arco di Costantino e la Porta di Brandeburgo, il progetto approderà a Firenze, nel cortile della Fortezza da Basso, che ospiterà il grande Cavallo fuso in bronzo bianco e posizionato su una sequenza calibrata di undici blocchi della nobile breccia medicea a simboleggiare il Mare Nostrum. Oltre a raccogliere l’eredità millenaria di culture distanti, i Cavalli di Aceves sono realizzati sperimentando materiali e processi diversi, che conferiscono loro valenza simbolica e rimandano al progetto di monumento equestre in onore di Francesco Sforza, commissionato a Leonardo da Ludovico “il Moro”, ma mai realizzato, di cui rimangono però i disegni.

Alle ore 14 è in programma la presentazione del progetto “EpiMimesis – EpiZone V: Shifthing Identities” di Joanna Hoffmann con EpiLab Team (Art & Science Node Berlin), mentre un’ora più tardi si parlerà del progetto di Harper’s Bazaar (Cina).

Alle 16 l’artista giapponese Liku Maria Takahashi esporrà una sua installazione e coinvolgerà grandi e piccini nel suo workshop all’insegna della creatività e dialogo fra i popoli, il “Maris National Flag Project”; quindi alle 17 spazio alla performance di Eldarin Yeong dal titolo The Meal of Madam Candlestick e, alle 18, appuntamento con la lecture di Gregorio Luke (membro della Giuria internazionale di Florence Biennale, sezione Arte), dedicata a Leonardo da Vinci.

Il programma degli appuntamenti di lunedì 21 ottobre inizierà alle 14 con la Proiezione del film L’Architecte Textile di Mika’Ela Fisher, seguita alle 16 dalla presentazione dell’esito del workshop “Storia del gioiello/Archivio Bulgari” a cura di Paolo Torriti, Università di Siena, sede distaccata di Arezzo.

Quindi alle 17 sarà illustrato il progetto artistico “One World One Face” di Adoratorio, Digital Creative Agency, ed Erminando Aliaj, mentre alle 18 è prevista la cerimonia di consegna del Premio “Lorenzo il Magnifico” all’artista americano Anthony Howe. L’artista è famoso per le sue opere che, mosse dal vento, si trasformano in una sorta di creature in divenire, stelle o vortici. Sono “Opere come esseri viventi”, per dirla con parole di Carlo Ludovico Ragghianti. Howe sarà l’ospite d’onore della XII Florence Biennale e per l’occasione, negli spazi esterni della Fortezza da Basso, durante il periodo di apertura della mostra si potrà ammirare il frutto di un suo nuovo progetto mai esposto in Italia. Nato nel 1954 a Salt Lake City (Utah, USA), Anthony Howe è un artista tra i più innovativi della scena contemporanea. Le sue sculture cinetiche, mosse dalla forza del vento, hanno sbalordito il pubblico durante gli Academy Awards del 2017, così come avvenuto alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016, in Brasile.

E ancora alle ore 18 nell’area lounge del padiglione design proseguono gli appuntamenti di show cooking con noti chef italiani: domenica 20 Giuseppe D’Auria realizzerà sculture di verdura; lunedì 21, la foodblogger esperta di pianificazione, Stefania Storai, svelerà l’architettura del tortello.

Domenica 20 il pubblico potrà visitare la mostra dalle 10 alle 20, mentre lunedì 21 la mostra aprirà alle ore 14 e proseguirà fino alle ore 20; il biglietto d’ingresso costa 10 euro, ma sono previste numerose riduzioni (a tale proposito si può consultare la pagina web www.florencebiennale.org/convenzioni/).

Ufficio media: Marco Ferri, mob.+39-335-7259518; @mail: press@marcoferri.info

Shape Vision Paper

La Galleria Rizomi e Artètipi APS di Parma (Strada Nino Bixio 50) presentano, dal 30 ottobre al 20 dicembre 2019, la mostra PELLEGRINI / BURLAND: Shape Vision Paper, nata dalle ricerche della Galleria sulle forme d’espressione ai confini dell’arte contemporanea.

Curata da Nicola Mazzeo, l’esposizione sarà inaugurata mercoledì 30 ottobre, alle ore 18.00, alla presenza degli artisti Simone Pellegrini e François Burland.

«Burland – spiega il curatore – è un autodidatta, da sempre associato alla Collection de l’Art Brut di Losanna. I suoi lavori sono caratterizzati da modalità espressive rituali e artigianali, da una ricerca che si avvale del folklore e di diverse forme di cultura contemporanea. Pellegrini è docente di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. La sua formazione accademica si riverbera anche nelle sue composizioni: tecniche miste che fanno uso della monotipia. Gli artisti sono tuttavia accomunati dall’utilizzo della carta come supporto ricorrente e dall’invenzione di alfabeti di forme con cui generano un universo di possibilità espressive».

«Carte – si legge nel testo di Maria Chiara Wang – come teatro di narrazioni collocate in un tempo indefinito, cosparse di immagini drammaturgiche e scenografiche; palcoscenico per processioni coreografiche di forme organiche e antropomorfe che rendono lo spazio semantico; visioni atemporali, in cui l’intuizione apre le porte ai significati celati sotto il mantello figurativo. Chi si trova al cospetto delle opere di François Burland e di Simone Pellegrini viene sottratto al “qui e ora” e proiettato in una dimensione spaziotemporale “altra”, complessa, misteriosa»

«La carta da spolvero usata da Simone Pellegrini – scrive Marco Petrocchi – conserva una patina opaca, autunnale, una consistenza ruvida esaltante quel tratto che, fine e asciutto, progressivamente si fa linea volume contorno andatura statura figura. Ci troviamo contro a pitture rupestri, raffigurazioni allo stesso tempo selvatiche e rituali, stampinate sullo sfondo beige che diventa la loro pelle. Se Pellegrini usa la carta come pelle delle sue figure, François Burland la ricopre di materie pe-santi e granulose, una concrezione di tratti che si sovrappongono, legati da una reciproca forza di gravità, per creare uno spazio simile ad una galassia attraversata da scie di colori e geometrie cosmiche».

La mostra è accompagnata da un catalogo di sessanta pagine contenente, oltre alle riproduzioni delle opere, i contributi interpretativi di Marco Petrocchi (Galleria Gli Acrobati, Torino), Maria Chiara Wang e Cristina Principale.

La bi-personale è aperta al pubblico da lunedì a venerdì ore 9.00-18.00, oppure su appuntamento (t. 339 7931250 / 347 4670645), chiuso venerdì 1 novembre. Per informazioni: t. 0521 208520, m. 339 7931250, info@rizomi.com.

Simone Pellegrini, nato ad Ancona nel 1972, vive e lavora a Bologna, dove insegna Pittura all’Accademia di Belle Arti e ha sede il suo studio. All’attivo conta più di trenta mostre personali, a partire da “Rovi da far calce” del 2003, anno in cui con il “Premio Lissone”, primo di numerosi riconoscimenti, inaugura una lunga stagione esposizioni, pubblicazioni e fiere internazionali. Nel 2005 vince il Premio “SerrONE. Biennale Giovani Monza” e negli anni successivi è selezionato, tra gli altri, per il “9° Premio Cairo” nel 2008 e il “V Premio Fondazione VAF” nel 2012. Sue opere appartengono a Palazzo Forti di Verona; Casa degli Umiliati, Musei Civici di Monza; Ca’ la Ghironda ModernArtMuseum di Bologna; la collezione permanente di Bologna Fiere e quella Unicredit; Collezione Volker Feierabend e la collezione permanente della Provincia di Reggio Emilia. Ha realizzato per la casa editrice francese Fata Morgana il libro d’artista “Dans la chambre du silence”.

François Burland nasce in Svizzera, a Losanna, nel 1958. Alla fine di un’adolescenza problematica, comincia a disegnare da autodidatta, rifiutando ogni tipo di formazione. Dal 2011 conduce progetti artistici con giovani migranti rifugiati in Svizzera. Il lavoro di Burland è presente in numerose collezioni private e pubbliche, come la Collection de l’Art Brut di Losanna, il Du Mont Kunsthalle a Colonia e il Los Angeles County Museum.

 

Evento segnalato da:
Chiara Serri
M. +39 348 7025100
chiara.serri@csart.it

CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia Santo Stefano, 54
42121 Reggio Emilia
T. +39 0522 1715142
info@csart.it
www.csart.it

Naked Lunch Money

UNA è lieta di presentare la mostra personale di Stefano Serretta: Naked Lunch Money, terzo appuntamento del programma espositivo annuale presso Spazio Leonardo, il nuovo contenitore di Leonardo Assicurazioni – Generali Milano Liberazione, inaugurato nel 2018 a Milano.

ll lavoro di Stefano Serretta (1987, Genova) è sorretto da un rigoroso impianto storico e analitico, che mira ad evidenziare le fragili fondamenta autocelebrative del capitalismo globalizzato e della macchina comunicativa che lo regola, di cui l’uomo è protagonista e vittima allo stesso tempo. Con sguardo indagatore, Serretta evidenzia le contraddizioni e gli aspetti schizofrenici del nostro presente post-ideologico.

Per Naked Lunch Money, sulla gallery di Spazio Leonardo si presenta una nuova serie di lavori su carta, sviluppati a partire del progetto on-going Shanti Town, che mette in atto una mappatura sempre in divenire di colossali edifici incompiuti o collassati sotto il peso dei sistemi che rappresentano.

In Shanti Town, le silhouettes di questi “paradossi architettonici” sono il simbolo dello scontro sempre maggiore tra aspettative crescenti e opportunità declinanti: sono disegni che prendono corpo attraverso una ripetizione ossessiva delle scritte e “formule magiche” dell’economia neoliberista, come il motto too big too fail. Scritti a mano dall’artista, i mantra diventano i moniti che, ironicamente, sorreggono e tratteggiano uno spettacolo delle macerie sempre in bilico tra reale e verosimile.

Questa lunga serie di capricci architettonici, andrà a delineare uno skyline impossibile, instaurando una riflessione sull’abbandono, sul fallimento e sull’incompiuto nella nostra società contemporanea.

INFO
Stefano Serretta
Naked Lunch Money a cura di UNA
opening su invito mercoledì 23 ottobre 18.30 – 21.00
mostra 24 ottobre 2019 – 24 gennaio 2020
orari: dal lunedì al venerdì, 09.00 – 18.00

Spazio Leonardo
via della Liberazione 16/a, 20124 Milano
www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni: info@unagalleria.com
+ 39 339 17 14 400 | +39 349 35 66 535

Zeester

Giovedì 8 agosto 2019 alle ore 18.00 il Museo Civico di Castelbuono presenta al pubblico ZEESTER, la mostra personale di Lupo Borgonovo (Milano, 1985) in collaborazione con Ypsigrock Festival, giunto alla 23. Edizione (8-9-10-11 agosto).

Zeester, in olandese “stella marina”, è il titolo della mostra che l’artista ha scelto senza un riferimento preciso alle opere esposte, ma per il suo valore fonosimbolico: il suono che produce ma anche la forma delle lettere, cosi come accade nella poesia visiva o nelle sperimentazioni delle Avanguardie artistiche di inizio Novecento. Anche il rimando alla stella marina ricorda il famoso film del surrealista Man Ray, Étoile de mer (1928), un’ode alla bellezza ideale, geometrica, sovrapposta al corpo di una donna.

La geometria è un elemento ricorrente nei lavori di Lupo Borgonovo e ritorna continuamente nelle opere della serie Alix, esposte all’interno del Castello dei Ventimiglia.La serie è composta da disegni che raffigurano dei “mantelli” dipinti su carta di riso ed ispirati agli antichi “pianeti” o “casule”, preziosi paramenti liturgici conservati nella collezione di Arte Sacra del Museo Civico di Castelbuono. L’artista ha ripreso la forma dell’antica veste sacra, con un’apertura tonda per la testa del sacerdote, e l’ha dipinta con motivi floreali che richiamano gli arabeschi intrecciati nel XVII secolo con corallo e fili preziosi.

Il processo pittorico prevede la creazione di una forma simmetrica totale attraverso la piegatura della carta e pressando un lato sull’altro come in un test di Rorschach. La “pianeta” è una veste che avvolge il sacerdote (simbolicamente, come una piccola casa) durante la celebrazione della messa e deriva la sua forma dall’antico mantello da viaggio. Così l’artista ha raccolto da un viaggio in Cina i simboli che decorano queste forme, dai loghi delle aziende commerciali alle grafiche delle confezioni degli alimenti, un repertorio che non fa distinzione tra arte “alta” e arte “bassa”, cultura aulica e pubblicità, mescolando culture e separazioni storiche, rileggendo la tradizione con uno sguardo attraverso il presente.

Il percorso include anche la serie Babi, tre sculture in gomma siliconica, il calco al negativo della testa di un cinghiale in poliuretano, usato come obbiettivo nelle esercitazioni di tiro con l’arco, prestate dall’Associazione INCURVA di Favignana. Si tratta di un ulteriore distanziamento dalla forma originaria dell’animale, come si trova in natura, per diventare qualcos’altro: un oggetto sciamanico che evoca la dimensione rituale quando l’uomo era in contatto con la dimensione cosmica della sua esistenza.

Il progetto è fortemente legato al territorio perché è nato anche dalle suggestioni che l’artista ha raccolto durante gli ultimi viaggi in Sicilia – nel 2017, quando ha partecipato alla residenza INCURVA sull’isola di Favignana e nel 2018 quando ha partecipato a Raymond, evento collaterale di Manifesta 12 – in cui ha più volte visitato il Museo Civico di Castelbuono e studiato la sua collezione permanente.

A conclusione della mostra, un’opera sarà donata dall’artista ed entrerà a far parte della collezione permanente del Museo Civico. Rinnovando la collaborazione nata nel 2014, durante i concerti serali All’Ypsi Once Stage, palco principale di Ypsigrock Festival (9-10-11 agosto) sulla facciata del Castello dei Ventimiglia, sarà proiettato un video realizzato con la collaborazione di Valentina Di Vita e Antonino D’Arpa del Corso di Laurea in Disegno Industriale, Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Palermo, che hanno elaborato graficamente un archivio di immagini fotografiche di tessuti, tappezzerie, e altri materiali, raccolti da Lupo Borgonovo durante i suoi viaggi. Si tratta di dettagli di arazzi e tappeti che formano una concatenazione di forme e colori animati risalenti a stili ed epoche diverse.

In questo modo, ancora una volta, il monumento architettonico è trasformato in un’enorme e suggestiva superficie visuale. Inoltre, così come fatto nelle precedenti edizioni, da quando è nata la partnership tra il Museo Civico e Ypsigrock Festival, anche quest’anno l’atrio del Castello dei Ventimiglia ospiterà uno dei concerti inseriti nella line up del Boutique Festival dell’estate italiana: domenica 11 agosto alle ore 19 la scena sarà tutta per Ólöf Arnalds, cantautrice islandese, già nota come turnista dei Mùm e collaboratrice di Björk, per la sua unica ed esclusiva data in Italia. Il 6 agosto dalle 16.00 alle 18.00 l’artista sarà impegnato in un laboratorio educativo con i bambini all’interno del museo, dove i partecipanti, guidati dall’artista, avranno l’occasione di inventare animali inventati, mostri fantastici con cui realizzare le illustrazioni di una storia immaginaria.

Il Museo Civico di Castelbuono desidera ringraziare per la preziosa collaborazione la Galleria Monica De Cardenas di Milano peri l prestito delle opere, la prof.ssa Cinzia Garofalo del Corso di Laurea in Disegno Industriale, INCURVA, Giulio d’Alì e Genevieve Xhaet, e quanti hanno contribuito a rendere possibile il progetto.

Per maggiori informazioni:

http://www.lupoborgonovo.com/

Il Museo Civico ringrazia i propri partner per il sostegno alle attività culturali: Azienda Fiasconaro, Fecarotta Antichità, The Hotel Sphere, Palermo, Villa Catalfamo, Cefalù, Hotel Paradiso delle Madonie

Sogni digitali

Può l’evoluzione tecnologica cambiare il modo in cui percepiamo l’arte? È la domanda da cui muove “Sogni digitali” dell’artista fiorentina Daniela Corsini, in mostra nel Lu.C.C.A Lounge & Underground dal 6 al 25 agosto 2019 con ingresso libero. La definitiva transizione dall’homo sapiens all’homo tecnologicus segna una svolta profonda nel modo di interpretare le forme espressive, ribaltando posizioni consolidate ed invitandoci a rivedere i nostri capisaldi. Daniela Corsini parlerà di questi temi con il curatore della mostra Maurizio Vanni giovedì 8 agosto alle ore 18,30 all’inaugurazione ufficiale della sua personale.

Attraverso la rielaborazione di immagini, l’arte digitale ha cambiato profondamente l’approccio all’opera d’arte. Daniela Corsini ha compreso come questo nuovo modo di produzione artistica abbia abbattuto i confini tra forme espressive differenti, tra volumi e spazi, tra luce e ombra, tra finito e infinito, tra rappresentazione definitiva e suggerimento provvisorio. “Una vera e propria rivoluzione iconografica – spiega Maurizio Vanni – che entra nelle reali immagini del quotidiano alterandole, manipolandole e rielaborandole, offrendo così processi percettivi inediti. Ne scaturiscono composizioni quasi surreali laddove le forme, pur rimanendo riconoscibili, assumono ruoli e priorità visive del tutto nuove. Ciò che dovrebbe essere protagonista principale di un racconto visivo si trasforma in uno scenario periferico e, al contrario, tutto quello che siamo abituati a considerare comprimario o decorativo può evolvere nell’elemento più rilevante della composizione”.

Il codice comunicativo utilizzato dalla Corsini è prepotentemente attuale e costituisce un tema critico perché richiede una riflessione sul modificarsi del senso dell’arte in un’epoca che impone un continuo confronto tra l’uomo e i mondi digitali, ma anche sulle metodologie di analisi e interpretazione di opere che hanno come riferimento un inedito immaginario tecnologico. Le opere della Corsini vanno a rileggere i miti dell’arte antica o scene dell’oggi attraverso un linguaggio del tutto contemporaneo. “Con l’arte digitale – sottolinea Vanni – la scultura classica torna a colloquiare con il qui e ora, le ‘Maternità’ perdono i riferimenti spazio-temporali, le forme-feticcio modificano il loro significato perché ricontestualizzate o rese seriali, un paesaggio acquista connotazioni eterne dialogando visivamente con l’universo ed i sensi si ‘umanizzano’ prendendo sembianze di volumi fortemente evocativi che, pur non essendo del tutto identificabili, alludono a mondi familiari”.

La proposta artistica di Daniela Corsini si concentra sull’oggetto: parte dalla realtà tale e quale, dalla fotografia di qualcosa di definito che, senza perdere la connotazione di partenza, viene contaminato e riproposto in dimensioni potenzialmente infinite. Ne nascono immagini straordinarie che sembrano uscite dai libri di Philiph K. Dick. Visioni implausibili, ma credibili di sogni digitali.

Note biografiche Daniela Corsini
Daniela Corsini è l’iniziatrice e la figura più influente del Filtrismo®, movimento di fotografia pittorica sviluppato a Firenze alla fine del ‘900. Tra le personali nel suo percorso artistico si ricordano quelle presso: Librerie Feltrinelli di Firenze e Perugia (2005, 2007, 2008), “Caffè Giubbe Rosse” di Firenze (2006), Università Tiradentes e MUHSE-Museo Antropologico di Aracaju in Brasile (2006), Düsseldorf (2009), Digione (2010, 2015, 2018), Museo Archeologico Nazionale di Firenze (2010), Palazzo Medici Riccardi di Firenze (2011), Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles (2013), Gallo-Romeins Museum di Tongeren in Belgio (2013), Berlino (2014).
Le immagini di Daniela esplorano nuove dimensioni nei suoi particolari video, con accompagnamento musicale anche di autori contemporanei. Ad oggi, sono sette i video mostrati al pubblico (con uno inedito “nel cassetto”).
Tra gli incontri con la partecipazione attiva del pubblico si ricordano, in particolare, il dibattito “Luce, colore, sogno” presso l’Universidade Tiradentes e MUHSE-Museo Antropologico di Aracaju (2006), il laboratorio “Tra tecnica e percezione” presso la Scuola Media di Lastra a Signa (FI) per la Festa della Toscana 2008 ed il recente laboratorio-concorso per bambini “Artisti in Erba”. È in progetto con l’associazione A.I.S.D.O. un ciclo di incontri di arte-terapia.
Molteplici le collaborazioni con altri soggetti del mondo artistico, tra cui la video-installazione per un concerto del pianista Giovanni Pontoni e l’accompagnamento scenico per concerti del M° Giuliana Spalletti e del Quartetto Fo(u)r Woods. Per Fo(u)r Woods, Daniela ha realizzato la copertina del loro primo CD.
Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia, Belgio, Brasile, Francia, Stati Uniti.

DANIELA CORSINI. SOGNI DIGITALI
a cura di Maurizio Vanni
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Dal 6 al 25 agosto 2019
orario mostra: da martedì a domenica 10-19, chiuso lunedì
Ingresso libero

Incontro con l’artista giovedì 8 agosto 2019 ore 18,30

Per info:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca
tel. +39 0583 492180 www.luccamuseum.com info@luccamuseum.com

Addetto Stampa Lu.C.C.A.
Michela Cicchinè mobile +39 339.2006519 m.cicchine@luccamuseum.com

Corso in Pratiche Curatoriali e Arti Contemporanee

Il Corso in Pratiche Curatoriali e Arti Contemporanee è finalizzato alla formazione specifica della figura professionale del Curatore, la cui rilevanza nell’ambito del sistema artistico-culturale ed espositivo è sempre più determinante. Il corso si propone di formare operatori nel settore dell’arte contemporanea con una specifica preparazione nel campo della curatela di mostre, eventi artistici e culturali.

La figura del Curatore nasce in connessione con la storia più recente delle arti visive, con il contesto sociale/economico e culturale, con le concezioni storico-critiche e teoriche più recenti. La formazione nel settore delle arti visive è considerata connessa a conoscenze di scienze e storia sociale, filosofia, sociologia, semiotica, economia. Attraverso un percorso multidisciplinare verranno impartite nozioni di allestimento, strategie della comunicazione (on-line e off-line), organizzazione e pianificazione progettuale, gestione delle risorse finanziarie, gestione delle risorse umane, marketing, analisi-metodo-gestione della sponsorizzazione, management.

Il Corso in Pratiche Curatoriali e Arti Contemporanee associa a una solida formazione nel campo della produzione delle arti visive l’esperienza e la professionalità di figure di rilievo nazionale ed internazionale, per un programma curatoriale altamente qualificato. La conclusione del Corso vede i giovani curatori impegnati nella realizzazione di un evento espositivo organizzato da loro in tutte le sue fasi: dall’ideazione iniziale all’allestimento concreto, occupandosi trasversalmente degli aspetti di marketing e comunicazione.

Obiettivi, profili e sbocchi professionali
Uno degli obiettivi del corso è formare delle figure professionali e manageriali globali, capaci di gestire le risorse artistiche e culturali di un territorio con un’ottica innovativa, fornendo loro gli apparati critici e gli strumenti pratici per interagire e relazionarsi con i numerosi soggetti che operano nell’ambito della produzione artistica. Operare nel campo dell’arte contemporanea significa relazionarsi con una serie di protagonisti quali artisti, giornali, gallerie, istituzioni pubbliche. Oltre alle occasioni fornite dai laboratori e dalle lezioni frontali, offriamo ai nostri studenti i contatti per proseguire la loro formazione ed acquisire nuove competenze, attraverso una rete di partner istituzionali presso i quali sono attivi servizi di stage e tirocinio.

I corsisti possono inoltre usufruire dei servizi e degli spazi espositivi della School for Curatorial Studies Venice, capace di ospitare iniziative individuali e progetti artistici sperimentali. I corsi si svolgono presso la sede di A plus A di Venezia.

La School for Curatorial Studies Venice è una sede espositiva no-profit, da anni attiva a Venezia nella promozione di mostre ed eventi di arte contemporanea. L’evento espositivo verrà realizzato a Venezia è sarà organizzato dalle nostre strutture in collaborazione con partner privati.

Docenti
I docenti che hanno partecipato ai corsi precedenti: Chiara Barbieri (coll. Guggenheim), Chiara Bertola (fond. Querini Stampalia), Stefano Cernuschi (Mousse magazine), Francesca Colasante (Coll. Pianult), Matt Williams (ICA Londra), Marco Giacomelli (Artribune), Andrea Goffo (fond. Prada), Luca Lo Pinto (Kunsthalle Vienna), Filippo Lotti (Sotheby’s), Alessandro Rabottini (Miart), Giacinto di Pietrantonio, M-L-XL studio, Maria Chiara Valacchi (Cabinet Milano), Angela Vettese.

Durata e struttura del corso
Il corso ha una durata complessiva di 600 ore di contatto e circa 200 ore di studio individuale a cui farà seguito la realizzazione di un progetto espositivo.

Le lezioni si tengono dal lunedì al venerdì dalle ore 9:30 alle ore 13:30 e dalle 14.30 alle 17.30 presso la sede della Curatorial School Venice. La mattina è occupata dalle lezioni frontali, finalizzate a fornire gli strumenti concettuali e operativi per gestire autonomamente un evento espositivo.

Le ore pomeridiane saranno dedicate agli approfondimenti tematici attraverso seminari e workshop. Il corso prevede l’elaborazione di un progetto di mostra che verrà discusso e analizzato insieme, per verificarne la possibilità di una realizzazione concreta da parte degli studenti. A tutti sarà infatti data l’opportunità di sviluppare i propri progetti curatoriali confrontandosi direttamente con i curatori e con gli artisti chiamati a collaborare.

Inoltre, si organizzeranno incontri e visite guidate ai musei e alle mostre che animano la ricca offerta culturale della città di Venezia. La frequenza è obbligatoria all’80%.

Il Corso è composto da tre fasi:
• Prima fase: analisi della pratica curatoriale.
• Seconda fase: metodologia allestitiva
• Terza fase: l’attuazione delle strategie curatoriali.
dal 28 Ottobre – 18 dicembre 2019

Questa prima fase è incentrata sulla preparazione teorica in cui le lezioni frontali saranno affrontate la mattina, mentre il pomeriggio sarà dedicato a lezioni di approfondimento, seminari e visite guidate. Gli studi sulla storia della pratica curatoriale saranno integrati da una serie di lezioni “think-tank” imperniate sull’inquadramento storico e teorico della pratica curatoriale. Verranno presentati e analizzati i portfolio dei giovani artisti e saranno eseguite delle esercitazioni pratiche sulla strutturazione di testi curatoriali. Lo studente avrà modo di attuare una metodologia di studio in cui si alterneranno lezioni di carattere teorico a laboratori di studio sulla pratica espositiva e incontri dedicati alla ideazione della mostra. Verso il termine di questa prima fase i curatori si divideranno in équipe, iniziando a lavorare concretamente all’elaborazione della mostra. Saranno definiti gli aspetti tecnici legati a comunicazione, logistica e allestimento, progetto visivo, budget e sponsorizzazioni.

B) Seconda Fase: dal 14 gennaio – 15 febbraio 2020
La seconda fase oltre alle lezioni e agli incontri di approfondimento prevede un’intensificazione del lavoro sul campo in cui gli studenti sono direttamente coinvolti in una serie di attività concrete necessarie alla realizzazione della mostra finale. Saranno definiti tutti gli aspetti tecnici legati a comunicazione, logistica ed allestimento, progetto visivo, budget e sponsorizzazioni. Le nostre strutture provvederanno al coordinamento dei soggetti coinvolti.
Viaggio studio (facoltativo): Roma e Napoli – dal 18 – 23 febbraio 2020

Ad ogni edizione del corso viene scelta una capitale europea particolarmente interessante per la presenza di artisti, gallerie private e istituzioni da visitare e incontrare. In questo ambito gli studenti che partecipano al viaggio avranno modo di incontrare professionisti che operano da anni a un livello internazionale e di creare una rete di contatti utili per la loro carriera professionale.

Terza fase: dal 25 febbraio al 24 aprile 2020
L’ultima fase vedrà tutti i partecipanti mettere in pratica le nozioni acquisite e lavorare alla realizzazione della mostra. Trasporti, assicurazioni, logistica, coordinamento degli artista/i saranno al centro delle attività degli studenti.

Tematiche e Moduli didattici:

Management e organizzazione
1 Ideazione e management di mostre d’arte ed eventi culturali.
2 Analisi costi e benefici. Studio di fattibilità degli eventi artistici e culturali
3 Organizzazione e gestione delle risorse umane Marketing e comunicazione.
4 Relazioni istituzionali e fundraising
5 Strategie di comunicazione locali, nazionali e internazionali
6. Storia delle Idee e delle pratiche artistiche.
7. Storia dell’arte contemporanea
8. Architettura, design e storia degli spazi espostivi
9. Pratiche curatoriali dal ‘900 ad oggi

Requisiti di ammissione
Il corso è aperto a tutti coloro che sono in possesso almeno di un diploma di scuola media superiore e si rivolge a chi voglia approfondire le proprie conoscenze sulle tendenze e i linguaggi più innovativi dell’arte contemporanea per essere introdotti alla professione di curatore e quindi fare un’esperienza concreta di curatela sul campo.
• Per le modalità di iscrizione visitate il sito www.corsocuratori.com.
• Il termine per inviare le domande di ammissione al corso è fissato al 10 settembre 2019.
• Al termine del corso si rilascia un certificato di studio avanzato nella pratica curatoriale.
• E’ preferibile avere una buona conoscenza della lingua inglese.
• La School for Curatorial Studies Venice non copre le spese di vitto e alloggio. Coloro che avessero bisogno di un supporto per trovare una sistemazione possono rivolgersi alla nostra struttura.

IL CORSO È VALIDO PER L’ACQUISIZIONE DI CREDITI FORMATIVI UNIVERSITARI E RICONOSCIUTO DALL’ORDINAMENTO PUBBLICO

Il corso è organizzato in collaborazione con il Comune di Venezia, Artribune.

Partner della scuola: We Exhibit

Contatti e informazioni:

Informazioni iscrizioni: info@corsocuratori.com
Tel +39 041 2770466

Le domande di ammissione possono essere scaricate su: www.corsocuratori.com

Termine iscrizioni 10 settembre 2019

I documenti completi devono essere spediti a: info@corsocuratori.com

Pasolini e le donne

Il Museo Piermaria Rossi di Berceto (PR) ospita, dal 28 luglio al 15 settembre 2019, “Pasolini e le donne”, mostra promossa dall’Associazione Culturale Sentieri dell’Arte con il patrocinio di Comune di Berceto, Borghi Autentici e Regione Emilia Romagna. Curata da Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi con opere provenienti dalla collezione privata di Giuseppe Garrera, l’esposizione sarà inaugurata sabato 27 luglio alle ore 17.30. Saranno presenti i curatori.

La mostra indaga il rapporto tra Pier Paolo Pasolini e le donne, cioè cosa significa vivere e celebrare la diversità, e quella condizione di inadeguatezza nei confronti dei poteri e dei soprusi. Le donne hanno insegnato a Pasolini un modello di comportamento poetico e civile, l’importanza di non accettare compromessi, di restare fedeli a se stessi.

Oltre 90 fotografie originali, prime edizioni, manoscritti e documenti ripercorrono la speciale genealogia di donne di Pasolini (la madre Susanna, Giovanna Bemporad, Silvana Mauri, Elsa Morante, Laura Betti, Anna Magnani, Silvana Mangano, Maria Callas, Amelia Rosselli, Anna Maria Ortese, Elsa De’ Giorgi, Oriana Fallaci, ecc.): amori e amicizie che hanno costituito esempi di resistenza al mondo corrente, insegnando una poesia coraggiosa, fieramente diversa e sempre in rivolta. Il femminile, dunque, come genealogia d’intelletto, e una schiera di donne non addomesticate dalla società borghese e patriarcale.

Un’esposizione intima, iconica, che attraverso scatti originali e rari permette di “vederli” questi legami, di spiare il rapporto e l’intimità di Pasolini con ognuna di queste donne, e di costituire per lo spettatore una processione di idee, di divinità, di modelli o di incarnazioni scomode del femminile. Pur nella concentrazione ed essenzialità, una particolare attenzione viene dedicata ad alcuni legami profondi con figure femminili eccezionali, ancora da scoprire e indagare, prima fra tutte Giovanna Bemporad, Laura Betti, Lorenza Mazzetti e Silvana Mauri.

L’esposizione sarà visitabile domenica 28 luglio con orario 10.00-12.30 e 16.00-19.30, dal 1 al 25 agosto 2019 ore 10.00-12.30 e 16.00-19.30, dal 26 agosto al 15 settembre aperto solo di sabato e domenica con orario 10.00-12.30 e 16.00-19.30.

Per informazioni: T. +39 393 6710042, info@sentieridellarte.it, www.museopiermariarossi.it.

Sacro e Profano

La Fondazione Maimeri di Milano presenta la mostra fotografica dell’Artista Monica Silva (www.msilva.photography/) – fotografa brasiliana di fama internazionale, grande ritrattista e versatile artista – “Sacro e Profano” in esposizione presso lo spazio M.A.C. di Milano (Piazza Tito Lucrezio Caro, 1) dal 17 al 21 Settembre 2019.

Sacro & Profano

In esposizione vi saranno 40 opere della fotografa, da quelle più famose agli ultimi scatti inediti, tratte dai suoi famosi portraits e dai progetti “Banana Golden Pop Art” (2014), “Lux et filum – una visione contemporanea di Caravaggio” (2015), “Flower Power Series Pop Art” (2018), “Coca Cola Series” (2019) e “Sexy Pop Fruit Series” (2019).

“Il titolo “Sacro e profano” – spiega Andrea Dusio, al quale è affidato il progetto di curatela della mostra – rimanda ad una dimensione intangibile che riguarda la capacità della retina di registrare qualcosa che l’obbiettivo non vede, e che appartiene a un atto magico, misterioso. [..] Quello che noi europei chiamiamo realismo magico non è altro che l’accettazione, o perlomeno la messa in discussione, di un elemento non spiegabile, irriducibile alla logica, e che però fa parte della realtà.”

Sacro e Profano
Spazio M.A.C. Piazza Tito Lucrezio Caro 1, Milano
Dal 17 al 21 Settembre 2019

Vernissage: 17 Settembre 2019 a partire dalle ore 18.30

Saggi in catalogo di: Gillo Dorfles, Gianluigi Colin, Vincenzo Trione, Roberto Muti, Angelo Bolzani, Denis Curti.

Sinestesie

La Fondazione Antonio e Carmela Calderara, in collaborazione con Paola Sosio Contemporary Art, inaugura il programma espositivo del 2019 con la mostra fotografica Sinestesie, dove le opere di Luca Gilli dialogano con quelle esposte nella casa museo.

La mostra nasce da un’intuizione della storica dell’arte e curatrice Angela Madesani, che ha pensato di accostare le opere pittoriche di Antonio Calderara, protagonista dell’arte del XX secolo, con le fotografie di Luca Gilli, fotografo emiliano.
Gilli espone alcuni lavori del passato come Blank, Un musée après, Incipit e altre opere realizzate in situ per questo progetto durante un soggiorno presso la Casa Museo di Antonio Calderara.

Proprio la casa museo è l’ambiente che accoglie questa esposizione, la casa dove sono custodite molte delle opere di Calderara e soprattutto la sua preziosa collezione, che annovera quadri, sculture e installazioni di artisti del Novecento di rilevanza internazionale, con i quali il Maestro ha intrattenuto intensi rapporti di amicizia.

Da questo progetto è nato un dialogo raffinato, in cui le due ricerche poste a confronto danno vita a una particolare armonia visiva e connessione tra i due artisti che, senza essersi mai conosciuti, con età, tradizioni e medium differenti lavorano sulla soglia tra il visibile e l’invisibile, con una straordinaria consonanza di spirito. Come due anime affini.

Come ben descrive la curatrice Angela Madesani, le opere di Gilli sono “lavori silenti in cui a dominare sono il bianco, il vuoto, ma, il più delle volte, il punctum è costituito dal colore: una macchiolina, una striscia. Punti mobili che diventano un pretesto di viaggio all’interno dell’opera”.

Sono lavori che inducono l’osservatore a riflettere, come ben sintetizza Paola Bacuzzi, responsabile scientifico dell’Archivio Calderara, soprattutto “nei piccoli dettagli cui abitualmente non prestiamo attenzione, ma ‘scelti’ da Gilli, emerge una bellezza che ti sorprende, costringendoci a rallentare per un attimo, a rimanere in silenzio e guardare”.

Materia e Luce sono i protagonisti della mostra e del lavoro dei due artisti, pur utilizzando media diversi, come la pittura e la fotografia. Dice Angela Madesani: «I loro lavori sono dei quesiti comuni sulla purezza, sull’essenza, sul senso stesso del fare arte […] Luca Gilli nei suoi scatti alla Fondazione, non ha fotografato i quadri del maestro, ha piuttosto colto dei dettagli, dei particolari, che riescono a rendere il sapore di quel luogo, così intriso della presenza di Antonio Calderara, del suo gusto, delle sue scelte, dando vita, appunto, a sinestesie visive”.

Luca Gilli (1965) vive e lavora a Cavriago, Reggio Emilia. Sviluppa la sua ricerca fotografica da molti anni e le sue opere fanno parte di collezioni private e di musei pubblici di fotografia e di arte contemporanea italiani ed europei. Numerose le mostre personali in Italia, in Francia e nel mondo organizzate da prestigiose istituzioni pubbliche e gallerie private e le presenze in esposizioni collettive. Diverse le partecipazioni a cataloghi collettivi e le pubblicazioni personali, tra le quali Blank (2011) con un prestigioso saggio critico di Quentin Bajac, attuale direttore del Jau de Paume di Parigi, già responsabile del dipartimento di fotografia del MoMA di New York, e nel 2016 Incipit (Skira) a cura di Walter Guadagnini. Tra le sue più note ricerche, “Blank”, “Raw state”, la serie “Un musée après” e il più recente progetto “Incipit”, oggetto principale della mostra personale “Di/Stanze” a cura di M. Bergamini ad inizio 2018 al Museo Diocesano – Chiostri di S. Eustorgio a Milano. “Interno in surreale” è il solo show presentato ad ArtVerona 2018, a Torino durante l’Art Week e da inizio 2019 in Bocconi a Milano, sempre a cura di M. Bergamini. Da Giugno 2019 realizza la mostra personale Sinestesie a cura di A. Madesani con e alla Fondazione Antonio Calderara a Vacciago (No) ; seguono ad Agosto la mostra “Plenum” a cura di Marina Guida a Villa Lisys a Capri e a Novembre 2019 ospitata dal Maschio Angioino a Napoli. Entrambe le mostre sono accompagnate da un catalogo. Paola Sosio Contemporary Art è la sua galleria di riferimento e lo supporta nelle molteplici attività.
Hanno scritto del suo lavoro eminenti firme della critica di fotografia e arte contemporanea e importanti esponenti della cultura in Italia e Francia.

SINESTESIE
di Luca Gilli
A cura di Angela Madesani

22 giugno – 8 settembre 2019
Inaugurazione sabato 22 giugno 2019 ore 17.00

Fondazione Calderara
Via Bardelli 9, Vacciago di Ameno (NO) Lago d’Orta

Orari di apertura:
da martedì a venerdì ore 15.00 – 19.00
sabato e domenica ore 10.00 – 12.00 | 15.00 – 19.00

Catalogo a cura di Angela Madesani
testi di A. Madesani, E. Misserini, P. Bacuzzi

Per info:
Fondazione Calderara +39 02.6555463 – archiviocalderara@gmail.com
Paola Sosio Contemporary Art +39.340.8679527 – paolasosiogallery@gmail.com

Ufficio stampa
Maria Chiara Salvanelli Press Office & Communication
Maria Chiara Salvanelli
Mob +39 333 4580190 – email mariachiara@salvanelli.it

Premio Il Segno

Si apre sabato 13 luglio 2019 alla Vi.P. Gallery di Valle Camonica (Via Nazionale, 35, Niardo, BS) la mostra straordinaria delle opere dei Vincitori e dei Segnalati delle varie sezioni della Nona edizione del “Premio Il Segno”.

QUESTI I VINCITORI e i segnalati dei vari premi le cui opere saranno esposte alla Vi.P. Gallery fino al 1 settembre 2019 (ogni sabato e domenica dalle 11 alle 19, altri giorni su appuntamento)

Premio Emilio Vedova, per la miglior opera astratta a Walter Bernardi e Carlo Fontanella, ex aequo. Segnalazione d’onore: Paola Gamba. Altri segnalati: Alberto Besson, Angela Consoli, Mark Cattaneo

Premio Marc Chagall, per la miglior opera figurativa, non assegnato. Segnalati Luisa Ghezzi, Gabriele Marchesi, Chiara Mazzotti, Angelo Petrucci, Emmanuella Zavattaro.

Premio Man Ray, per la miglior opera fotografica, a Gabriele Panteghini (anche Premio Jean Michel Basquiat, miglior under 30 e Premio Vallecamonica, miglior artista camuno) Segnalato Marco Lombardo

Premio Lucio Fontana, per l’opera più originale, a Morgan Zangrossi. Segnalato Michel Patrin

Premio Bartolomeo Dotti, per la miglior opera poetica, a Luigi Besana

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Il Premio, organizzato per la prima volta nel 2009 dalla allora appena nata Galleria Zamenhof di Milano, (che nel corso dell’ultimo decennio si è distinta per la realizzazione di mostre ed eventi in prestigiosi spazi in tutta Italia, da Lecce, Castello di Carlo V, a Napoli, Castel dell’Ovo, Venezia, Palazzo Zenobio, Ferrara, Torino, Roma, ecc.), ha visto nel corso degli anni avvicendarsi importanti figure a presiedere la Giuria (da Rossana Bossaglia a Paolo Levi, da Sergio Dangelo a Riccardo Licata) e si è distinto per un carattere “nomade” delle sedi: prima la stessa Galleria Zamenhof di Milano, poi Palazzo Zenobio a Venezia, ed infine Palazzo Racchetta a Ferrara.

Premio Il Segno 2019

La GIURIA

Paola Caramel, curatrice, fondatrice e direttrice di G’Art, Galleria delle Arti – Venezia

Valentina Carrera, artista, fotografa e curatrice, co-fondatrice di Zamenhof Art, direttrice dello Spazio E di Milano e dello Spazio Eden di Cislago (VA)

Francesco Giulio Farachi, critico d’arte e curatore, direttore artistico di Muef Art Gallery – Roma

Giuseppe Ferraina, direttore Archivio Fotografico Ferraina, direttore artistico di Novegro PhotoDay

Michele Govoni, giornalista e critico, presidente della Associazione Amici dell’Arte di Ferrara

Giulia Mazzolani, curatrice e organizzatrice di eventi, già collaboratrice presso Peggy Guggenhaim di Venezia, fondatrice e direttrice della residenza per artisti R.U.C. a Cividate Camuno (BS)

Virgilio Patarini, artista, critico e curatore, co-fondatore e direttore di Zamenhof Art (Milano) e della Vi.P. Gallery di Vallecamonica (BS)

Roberta Sole, curatrice Muef Art Gallery – Roma

Membro d’onore: Alla Kozhevnikova, curatrice russa, consulente Vi.P. Gallery

Per ulteriori approfondimenti e la storia del Premio vedi il sito ufficiale: https://premioilsegno.jimdo.com/

Per approfondire in generale l’attività della Vi.P. Gallery – Virgilio Patarini Arte Contemporanea e di Zamenhof Art vedi il sito: https://www.zamenhofart.it/

La Vi.P. Gallery è in via Nazionale, 35, a Niardo (BS), cioè a metà della Valcamonica, pochi km prima del principale sito archeologico dei Graffiti Camuni e pochi km dopo i principali siti archeologici di epoca romana di Cividate Camuno, collocata lungo la vecchia statale che risale la Valle dal Lago d’Iseo verso Ponte di Legno e il Passo del Tonale, tra Breno e il bivio per Losine. A un’ora e mezza circa di auto da Milano. Con ampio parcheggio privato davanti. Per chi arriva da Milano, Bergamo o Brescia: all’uscita Breno Nord della superstrada SS42 proseguire sulla vecchia statale verso nord in direzione Capo di Ponte per 1000 m: la Vi.P. Gallery è sulla destra, difronte al distributore. Su Google Map cerca “Vi.P. Gallery – Virgilio Patarini Arte Contemporanea”

Zamenhof Art
email: galleria.zamenhof@gmail.com
sito: www.zamenhofart.it

Vi.P. Gallery – Virgilio Patarini Arte Contemporanea
Località Crist, via Nazionale, 35, 25050 Niardo (BS)
cell. 3392939712 sito: https://vip-gallery.business.site/

SpazioE
Milano, Alzaia Naviglio Grande, 4
email: aestdelleden@libero.it

La sfida di Icaro

Chi non ha mai cercato di uscire fuori dalla prigione ovattata delle convenzioni sociali, di liberarsi dai lacci delle prassi precostituite e diventare finalmente artefice del proprio destino? Partendo dal mito greco di Icaro, l’artista siciliano Giuseppe Ciccia affronta questa tematica nella mostra personale dal titolo “La sfida di Icaro”, a cura di Maurizio Vanni, che sarà ospitata nel Lu.C.C.A. Lounge & Underground dal 9 luglio al 4 agosto 2019 con ingresso libero. Per approfondire i temi e la poetica di Ciccia sabato 13 luglio 2019 alle ore 18,30 si terrà inoltre l’incontro con l’artista e il curatore.

Le opere di Giuseppe Ciccia sono l’emblema della libertà espressiva, un puro ritmo di segni, colore e luce, ma al tempo stesso anche degli stargate dimensionali che ci mostrano nuove ottiche di percezione della realtà. La sua è una costante ricerca dell’oltre per uscire dal labirinto della quotidianità e sconfiggere il Minotauro che la abita. “La leggenda ci insegna – spiega Maurizio Vanni – che il labirinto non può essere superato e che il mostro non può essere sconfitto se rimaniamo nella loro stessa dimensione. L’unica azione che può salvare l’uomo-artista è legata a un processo esoterico che lo conduce a trascendere la realtà narrata. Per mezzo dei suoi dipinti e delle sue perentorie gestualità strutturali, Ciccia ci ricorda che la realtà non può essere negata o destrutturata, ma può essere superata con la forza dell’ingegno, l’imprevedibilità della creatività e la determinazione delle proprie azioni artistiche”.

La caduta di Icaro e il suo perdersi nel nulla rappresentano il rischio dell’illimitatezza: un errore fatale quello di non rispettare i propri limiti. Icaro non ascolta gli avvertimenti del padre Dedalo e tenta la via di fuga. Visto con gli occhi dell’artista siciliano, il suo non è tanto un desiderio di immortalità o di confronto con gli dei, ma un processo di auto-conoscenza attraverso il quale scopre che il labirinto è di fatto una costruzione della mente, una struttura che rinchiude e inganna per una falsa idea di libertà che trasmette. “Ciccia – prosegue Vanni – propone lavori esperienziali, piattaforme emozionali e una fabbrica di ali che permettono un radicale cambio di prospettiva, un’ascesa verso l’alto per percepire il Tutto con più chiarezza e per allontanarsi dall’inganno del materialismo e dei facili successi. La soluzione del labirinto non si trova al suo interno, ma dentro ognuno di noi. Il progetto di Icaro è geniale perché lungimirante e possibile: uscire dal labirinto mette a repentaglio i pensieri e le energie negative (anche se andare oltre i nostri limiti può far sciogliere la cera che tiene unite le piume delle ali), e al tempo stesso ci offre i beni che hanno più valore: la libertà e la possibilità di essere artefici del proprio destino”.

Ciccia ci fa capire come ognuno di noi possa essere Icaro, incarnare la sua ambizione, la sua dedizione e i suoi insegnamenti scoprendo in sé qualcosa di unico, vitale e prezioso, che non corrisponde al respiro o al battito cardiaco, ma che abita nel cuore e nella mente e che nel sogno e nell’estasi si manifesta liberamente: l’anima.

Note biografiche Giuseppe Ciccia
Giuseppe Ciccia nasce a Messina nel 1946. Dopo aver conseguito il diploma all’Istituto Statale d’Arte di Messina, si trasferisce a Firenze dove completa gli studi di pittura all’Accademia di Belle Arti con i Maestri Gastone Breddo, Giancarlo Caldini, Silvio Loffredo. Dopo la laurea, consegue l’abilitazione all’insegnamento come docente di Disegno e Storia dell’arte, Pittura e Anatomia Artistica.
È negli anni ’60 che emerge sul palcoscenico artistico con opere ispirate alla Pop Art anche se in seguito sarà influenzato dall’Espressionismo Astratto. Nel 1975 fonda il Movimento artistico denominato “Assurgentismo”, con il chiaro intento di riportare l’arte al centro della vita, alla sua condizione naturale intesa come evoluzione dello spirito, e partecipa alla X Quadriennale di Roma “La Nuova Generazione”.
Nel 1983 interviene alla Mostra Internazionale del Cinema della Biennale di Venezia con “Immagini/Azioni” delle postcard scelte appositamente per lanciare un messaggio attraverso un segno pubblicitario estrapolato dall’architettura della laguna.
Tra le mostre più rilevanti: nel 2002 “Tralci” presso i Chiostri e la Sala d’Armi della Basilica di S. Maria a Impruneta (FI); nel 2005 la partecipazione alla Biennale “The Art Card” allo Sharjah Art Museum, Emirati Arabi Uniti; nel 2006 “Alchimie… Silenzi e Vibrazioni” alla Galleria del Palazzo Coveri a Firenze; nel 2007 espone al Ming Yuan Art Center e al Wison Art Center di Shanghai, Cina; nel 2008, in occasione della Fiera del Lusso, espone al Mondo Arte Gallery di Dubai; è del 2009 “Finestra Sul Passato” all’Area e Museo Civico Archeologico di Fiesole (FI); nel 2013 “Memoria e Divenire”, retrospettiva 1963-2013 per il 50° di Attività artistica nelle Sale Fabiani di Palazzo Medici Riccardi, Firenze; è del 2015 la mostra “Assurgentismo”, per i quarant’anni del Manifesto, al Chiostro di Villa Vogel a Firenze.
Ciccia ha partecipato a varie Fiere d’arte in Italia e all’estero. Sue opere sono presenti in diversi spazi pubblici tra cui: Senato della Repubblica Italiana a Palazzo Madama a Roma, Gabinetto Viesseux, Biblioteca Nazionale e Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi di Firenze.

MOSTRA “GIUSEPPE CICCIA. LA SFIDA DI ICARO”
a cura di Maurizio Vanni
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Dal 9 luglio al 4 agosto 2019
orario mostra: da martedì a domenica 10-19, chiuso lunedì
Ingresso libero

Incontro con l’artista sabato 13 luglio 2019 ore 18,30
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Per info:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca
tel. +39 0583 492180 www.luccamuseum.com info@luccamuseum.com

Il Riposo durante la fuga in Egitto

Dal 19 ottobre, per la prima volta, alla Pinacoteca Ala Ponzone di Cremona, si possono ammirare l’una di fianco all’altra due versioni del “Riposo durante la fuga in Egitto”, capolavori di Orazio Gentileschi. In una straordinaria mostra promossa dal Comune di Cremona attraverso i suoi Civici Musei, con la curatela da Mario Marubbi.

Orazio Gentileschi: Riposo durante la fuga in Egitto, olio su tela, Vienna, Kunsthistoriches Museum

Accanto alle due magnifiche tele, la prima del Kunsthistorisches Museum di Vienna e la seconda di collezione privata, la mostra propone una selezione di altri dipinti, sculture, avori, incisioni sulla popolare “Fuga” tramandata dal solo Vangelo di Matteo ma protagonista dei Vangeli apocrifi.

Due tele eguali, di mano di Orazio Gentileschi, realizzate l’una dopo l’altra, dedicate al racconto del “Riposo durante la fuga in Egitto”. Un tema che, così come splendidamente ricreato dal Gentileschi, affascinò diversi committenti. Tanto che, accanto alle due versioni riunite a Cremona, se ne conoscono altre due, l’una al Louvre e al Birmingham Museum la seconda. Dipinti che sono riconosciuti tra i più intriganti del primo Seicento italiano.

Le due versioni esposte all’Ala Ponzone risalgono al momento in cui Orazio Gentileschi – forse il più precoce, intelligente e spregiudicato interprete tra i pittori caravaggeschi – godeva di enorme fama internazionale. Fama accresciuta a Parigi, dove era stato chiamato alla corte di Maria de’ Medici, e ampliata a Londra dove era stato chiamato da George Villiers, primo duca di Buckingham.

La caduta di Re Carlo I d’Inghilterra provocò anche quella del suo potente ministro e la sua “Fuga in Egitto” venne messa all’asta da George Cromwell ad Anversa nel 1646. Finì nelle collezioni dell’arciduca Leopoldo Gugliemo, per il suo castello di Praga, e infine al Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Anche la seconda versione non ebbe pace. Dopo vari passaggi, nell’Ottocento il dipinto finì anch’esso nella collezione dei Duchi di Buckingham, a sostituire il gemello finito a Praga. Riproposto sul mercato, entrò a far parte della collezione di Paul Getty a Malibu e oggi è uno dei tesori di una collezione privata di Mantova.

Per la prima volta nella storia, le due versioni “Buckingham” del “Riposo durante la fuga in Egitto” vengono esposte vis a vis, grazie al prestito concesso dal museo viennese che, in cambio, riceverà dai Civici Musei di Cremona uno dei loro capolavori, il “San Francesco” di Caravaggio. E, naturalmente, grazie alla disponibilità del collezionista che conserva l’altra versione del dipinto.

Occasione ghiotta per tutto il pubblico ma ancora di più per gli esperti cui la mostra cremonese offre l’opportunità davvero unica di poter ammirare, affiancate, le due magnifiche tele. Va segnalato come gli studi sin qui condotti abbiano assegnato la primogenitura alla versione conservata nella collezione mantovana.

L’opportunità di una simultanea visione dei due dipinti consente anche di ripercorrere il tema iconografico della Fuga in Egitto e dei molteplici episodi ad esso collegati, mettendo a fuoco una riflessione teologica e soprattutto iconografica sul tema delle Storie dell’infanzia di Cristo attraverso i secoli, a partire dal Medioevo.

In mostra, le due tele di Orazio Gentileschi vengono affiancate da una selezione molto precisa di avori, sculture, miniature, dipinti e incisioni sul tema nelle sue varie declinazioni iconografiche.

Il racconto della fuga in Egitto, tramandato dal solo Vangelo di Matteo, è tra quelli più amati dagli artisti e dai loro committenti. Un interesse che portò al fiorire di una cospicua letteratura e stimolò una serie straordinaria di invenzioni pittoriche, attingendo non solo al breve passo tramandato dall’Evangelista ma anche, e di più, dai Vangeli apocrifi.

Orazio Gentileschi: Riposo durante la fuga in Egitto, olio su tela, Ex J P Getty Museum

Ufficio Stampa: STUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo
Tel. 049 663499 – www.studioesseci.net
gestione2@studioesseci.net – referente Simone Raddi

Grafito. Dialoghi e metafore visive

Giovedì 4 luglio 2019 alle 19.00 presso la Sala delle conferenze Museo Gagliardi – Palazzo Trigona (Noto) si terrà la Conferenza stampa della rassegna di “Grafito. Dialoghi e metafore visive”, a cura di Giuseppe Carrubba.

Contestualmente verrà presentato il catalogo ufficiale della mostra “GHRAPHEIN. Carte da una collezione privata”, a cura di Angelo De Grande e Ciro Salinitro, che è stata inaugurata il 7 giugno e sarà visitabile fino al 16 agosto 2016.

Il catalogo “GHRAPHEIN. Carte da una collezione privata” conterrà in appendice il progetto “Grafito. Dialoghi e metafore visive”, con immagini degli artisti e testi critici.

Interventi di Angelo De Grandee, Ciro Salinitro, Sudestasi Contemporanea ; Giuseppe Carrubba, critico d’arte e curatore indipendente

“Grafito. Dialoghi e metafore visive” è una rassegna d’arte visiva che vuole indagare il segno e la narrazione, nelle varie espressioni del pensiero contemporaneo. La rassegna è frutto della collaborazione tra il curatore e SUDESTASI CONTEMPORANEA ed è stata concepita come una serie di eventi paralleli, all’interno della mostra “GHRAPHEIN. Carte da una collezione privata”.

Si tratta di sei incontri settimanali, ogni giovedì, dal 4 luglio al 8 agosto 2019, nei quali il lavoro di un artista diviene un dispositivo per attivare parallelismi, convergenze o dissonanze nella narrazione alternativa di altri autori del pensiero contemporaneo.

Una stanza del palazzo, quella adiacente alla terrazza, è stata denominata per l’occasione project room e destinata all’esposizione di un progetto d’artista, di settimana in settimana, mentre lo spazio esterno, sociale e conviviale, fa da contraltare allo spazio espositivo e diventa scena performativa per le corrispondenze e gli incontri.

Scrive Giuseppe Carrubba, curatore della rassegna, nel testo critico di presentazione del progetto:
GRAFITO si vuole occupare della multidimensionalità tipica del contemporaneo, veicolando il concetto di un’opera aperta che va oltre i confini, mettendo in evidenza il valore della pluralità ma anche della reciprocità.

Gli artisti invitati a confrontarsi con la poetica del progetto sono: Calusca, Paolo Greco, Andrea Marchese, Giuseppe Ragazzini, Francesco Rinzivillo e Piero Roccasalvo RUB; mentre sono stati invitati a condividere questo percorso e a sviluppare una personale visione letteraria o critico-poetica alcuni autori che nella loro ricerca si occupano della contemporaneità: Giuseppe Bella (scrittore), Barbara Cammarata (artista visiva e art director), Giuseppe Carrubba (critico d’arte e curatore), Vincenzo Caprio (poeta e scrittore), Rocco Giudice (poeta e scrittore), Angelo De Grande (Gallerista e curatore), Daniela Frisone (scrittrice e giornalista), Marco Napolitano (critico d’arte e curatore), Nuccio Pisana (musicista) e Ciro Salinitro (Gallerista e curatore).

I lavori presentati documentano attraverso la tecnica ed il materiale gli sviluppi linguistici, plastici, grafici del tempo presente, pur riflettendo i mutamenti radicali dell’arte del XX secolo: la frammentazione e l’evocazione, l’analisi ed il confronto con il dato scientifico, il pensiero filosofico e l’immaginario dei mass-media, le forme processuali e l’uso di elementi non convenzionali, l’utilizzo della rappresentazione fotografica, del video e dell’app dedicata all’arte, in un cortocircuito tra passato e presente.

 

Grafito. Dialoghi e metafore visive
a cura di Giuseppe Carrubba

dal 04 luglio all’ 08 agosto2019

Museo Gagliardi – Palazzo Trigona
Via Camillo Benso Conte di Cavour, 91
96017 Noto, Siracusa

Inaugurazioni ore 19,00
Selezione musicale + aperitivo

Incontri d’arte contemporanea
Project Room + live

04 luglio 2019
“MILK”
Paolo Greco, artista visivo
Daniela Frisone, scrittrice

11 luglio 2019
“Fuori luogo. Una geografia della trascendenza”
Andrea Marchese, artista visivo
Barbara Cammarata, artista visivo

18 luglio 2019
“Ri/tratti – vani e vedute”
Calusca, artista visivo
Giuseppe Bella, scrittore
Vincenzo Caprio, poeta e scrittore
Rocco Giudice, poeta e scrittore

25 luglio 2019
“A.D.O. # [sonorizzata]”
Francesco Rinzivillo, artista visivo
Marco Napolitato, critico d’arte e curatore
Nuccio Pisana, musicista

01 agosto 2019
“Piccolo Almanacco di diavolerie e superstizioni”
Piero Roccasalvo Rub, artista visivo
Giuseppe Carrubba, critico d’arte e curatore

08 agosto 2019
“Forme irregolari. L’estetica del grottesco”
Giuseppe Ragazzini, artista visivo
Angelo De Grande, Ciro Salinitro, Sudestasi Contemporanea

Maria Enrica Ciceri

Scrive Ambrogio Sozzi a proposito dell’opera di Maria Enrica Ciceri : ” La pittura di Maria Enrica Ciceri è diventata nel tempo un mezzo di lettura di ciò che, fattosi segno, rappresenta l’elogio del capace.

Seguendo la traccia che l’ha portata ad ampliare la propria scelta stilistica, concentrandosi su temi che parlano il linguaggio del contemporaneo, cercando nell’antropologia urbana il respiro del metropolitano fatto di un incedere nevrotico, la sua pittura risponde di rimando, con squarci e lacerazioni d’humus coloristico, rifrangendone le immagini, dilatandone gli spazi.

Espressione pittorica, la sua, che risente dello stato di cattività entro cui l’uomo contemporaneo si dibatte.
Così le sue tele si fanno spazi fisici, ampliati a supportare le tensioni dinamiche che le animano.
Talvolta lo spazio è costruito partendo da un centro, da una silenziosa luce, frammento bianco della tela sfuggito volutamente al racconto che gli sta accanto, arrivando ad essere un punto di fuga, l’inizio di un dialogo con lo spettatore. Le sue figure, spesso singole, vengono calate in algide metropoli, universi di cemento e asfalto, emblemi di città dove l’uomo dimora, confinato in continue connessioni che non garantiscono l’anonimato, ma ne esasperano l’opposto lato, l’abissale solitudine.

Così nell’opera di Maria Enrica Ciceri il rapporto tra singolo e metropoli viene indagato, talvolta supportato da immissioni di materiali fotografici, estrapolati da riviste patinate o da giornali di cronaca, che servono da spunto, da canovaccio per arrivare a creare uno spazio proprio, sospeso tra esistente ed evocato. In questo modo le foto si fondono con la pittura e diventano il riflesso di una forma mutabile, nella fissità di un fotogramma che viene assorbito dalla materia pittorica, generando lucide visioni che non si assoggettano a facili sentimentalismi o a razionali antagonismi. Così nelle sue tele la città immagina sé stessa, tra periferie cresciute sregolatamente, perdendo d’identità.

I nuclei abitativi s’assommano, stratificandosi in un dedalo di vie. Lingue e dialetti nuovi risuonano su lucidi asfalti bagnati dalla pioggia. Città confinate in solitudini, in assenza di passanti che, mossi da frettolose frenesie, svaniscono soli dietro angoli bui. Tutt’intorno, sui muri, manifesti laceri smorzano sorrisi, interrompono frasi. Le guglie di un duomo si riflettono, sciogliendosi, mischiandosi ai neon in umide pozze d’acqua dai riflessi vividi, metallici. Le forme imprigionate nell’acqua si spezzano ogni volta che un moto le sfiora, cedono e cadono ad ogni fruscio per tornare a ricomporsi nel solco dell’onda. L’unico momento umano in questa dimensione è una presenza femminile, forse personificazione della stessa artista.

Le rotaie dei tram si intrecciano come il destino sul palmo di una mano. Metrò che scendono fin dentro le viscere della terra, tra cunicoli e gallerie, traversandola e colmandone le distanze riemergono sfrecciando tra vertigini verticali, fra scatole di cemento e vetro, specularità che imprigionando il cielo e la terra lo restituiscono riflesso e ripetuto in palazzi lucenti, in grigie vetrate, in luci evanescenti nella notte, abbacinanti e spietate nel crudo giorno.
Periferie fattesi città troppo in fretta, divenute loculi per dormienti. Un graffito ininterrotto come un urlo le segna, scalfisce la caverna ove il primitivo tecnologico dimora. Quel segno, quell’impronta è lì a parlarci di ciò che siamo, ancora ci mostra quell’ombra sulla parete della caverna, racconto della vita intorno al fuoco.”

Maria Enrica Ciceri. Il visibile e l’invisibile
San Pietro in Atrio, via Odescalchi, 3 – 22100 Como (CO)
Dal 7 al 22 dicembre 2019

Vernissage: sabato 7 dicembre 2019, ore 17.30

Orari: da mercoledì a venerdì 16.00-19.00
sabato e domenica 10.30-12.30 / 15.00-19.00

Biglietto: ingresso libero

Gli artisti di Female Portraits

Di seguito le brevi note biografiche degli artisti che partecipano a ” Female Portraits“, la mostra che dal 14 dicembre si terrà a Bari presso Muratcentoventidue-Artecontemporanea :

Maura Banfo (1969) vive e lavora a Torino.
I lavori di Maura sono stati esposti in occasione di numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, tra cui Villa Giulia (Verbania), Palazzo Reale Arte alle Corti (Torino), SPSI Art Museum (Shanghai), Palazzo Birago (Torino), Castello di Rivara Fondazione Paludetto (Torino), Galleria Alessandro Bagnai (Firenze), Castel S’ Elmo (Napoli), Corpo 6 Galerie (Berlino), Fondazione Ferrero (Alba), Triennale Bovisa (Milano), Ateliers d’artistes (Marsiglia), Musee Espace Malraux (Chambery), Galleria AP4-ART (Ginevra), Arco (Madrid), Museo De Republica (Rio De Janeiro), Palazzo Bricherasio (Torino), Galleria Civica (Trento), Istituto Italiano di Cultura (Budapest), Galleria Fraktal (Cracovia).
Tra le varie partecipazioni ricordiamo nel 2012 il Festival Internazionale della Televisione di Shanghai, il 2010 a New York per il progetto Polaroid AIPAD. A marzo 2014 è stata l’unica artista italiana in residenza alla Fondation pour l’art la Napoule (Mandelieu-Cannes, France). Nel 2017 è stata ospite della residenza Made in Filandia, la Filanda di Pieve a Presciano, (Ar). Nel 2018 in occasione di Manifesta #12 Collateral Events, è stata invitata In residenza a Gran Tour en Italie a Palermo, a cura di Michela Eremita e Susanna Ravelli.
Il suo lavoro è presente in molte collezioni private e pubbliche (la Gam Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, il Castello di Racconigi, l’Unicredit Private Banking, il Museo della Fotografia di Cinisello Balsamo, l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, Palazzo Falletti di Barolo Torino, la Fondazione Castello di Rivara, Novella Guerra, Made in Filandia,…per citarne alcune).
www.maurabanfo.com

Iginio De Luca è nato a Formia il 21 agosto 1966. Vive a Roma e a Torino, insegna Decorazione e Installazioni Multimediali all’Accademia delle Belle Arti di Frosinone. Pur lavorando su molti campi, nella poetica di Iginio de Luca si riconosce un’unità molto intensa. L’artista ha realizzato diverse mostre personali e collettive, in Italia e all’estero. Tra le mostre personali nel 2018: Solarium, Spazio Fourteen Artellaro, Tellaro-Lerici, a cura di Gino D’Ugo, iailat, Sound Corner, Auditorium Parco della Musica, Roma, a cura di Silvano Manganaro. nel 2017: Riso Amaro, spazio Albumarte, Roma, a cura di Claudio Libero Pisano. Nel 2016: Expatrie, casa dell’Architettura, Roma, a cura di Giorgio de Finis -Nel 2015:” Nato a Formia e residente a Roma”, Galleria Gallerati, Roma, a cura di Sabrina Vedovotto. Nel 2013: Azioni, CIAC , Castello di Genazzano RM) a cura di Laura Mocci
Tra le mostre collettive nel 2018: Kizart, rassegna video, museo MAXXI, Roma, a cura della Nomas Foundation, I Martedi Critici, Accademia di Belle Arti di Roma, a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti. Nel 2017: Kizart, rassegna video, Palazzo delle Esposizioni, Roma, a cura della Nomas Foundation. Nel 2014: Frammenti di Italia,rassegna video, Palazzo Ducale, Genova a cura di Francesca Guerisoli.

Lello Gelao è nato a Bari dove vive e lavora. Si è diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Ha fondato nel 2007 l’associazione culturale Muratcentoventidue Artecontemporanea.
Il suo lavoro è stato esposto in Germania, Francia, India and in Italia a Bologna, Bolzano, Genova, Malo (Vi) , Milano, Verona, fra le sue ultime mostre personali :Uomini, Galleria Muratcentoventidue-Artecontemporanea, Bari 2010; Uomini, galleria Peter Tedden, Düsseldorf ,2010, Invisible Present, Galleria Muratcentoventidue-Artecontemporanea, Bari 2013; fra le sue ultime collettive: 2008Kunstart art fair Bolzano,2010,Quadriennale – Düsseldorf , 2011Verona ArtFair 2011,Contemporaneamente, Galleria Spaziosei, Monopoli (Bari) 2012; Sotto il segno dello Zodiaco, Galleria Spaziosei, Monopoli (Bari) 2015;2018 What we once were, Galleria Muratcentoventidue Bari, , 2018,Emschergold-Sammlung Tedden, Galerie Münsterland, Emsdetten, Germania.
www.lellogelao.it

Chrischa Venus Oswald è un ‘artista tedesca, nata in Baviera nel 1984, che attualmente vive e lavora tra Berlino e Lisbona.Ha terminato i suoi studi Arte Belle presso l’Università di Arte e Design di Linz (A) con un diploma con onore in 2011thNel 2007, lei ricevuto il Diesel New Art Award Austria per la fotografia – nella cui giuria era incluso l’artista Erwin Wurm. Il suo lavoro è esposto e proiettato in varie mostre nazionali, nonché internazionali ed è incluso in collezioni private, tra gli altri, la raccolta di video di Manuel de Santaren. I suoi video sono stati selezionati in vari Festival di video arte come Proyector Videoart Festival, Madrid (ES), , FUSO Videoart Festival, MAAT, Lisboa (PT), Femmes ‘Video Art Festival 2, Pizzo, Los Angeles (Stati Uniti), in più – Percorsi sperimentali “- Festival per il cinema sperimentale e video arte, D21, Lipsia e 2 ° OZONO Video International Art Festival, Katowice, Polonia.
Ha esposto nel 2012 in “The Eye of The Collector” opere selezionate della collezione di Manuel De Santaren, Villa delle Rose (MAMbo), Bologna, e nel 2014 in “Family Matters” con Sophie Calle, Nan Goldin, Hans Op de Beeck, Thomas Struth Jim Campbell, John Clang, Guy Ben-Ner, Courtney caldaia, Ottonella Mocellin + Nicola Pellegrini, Trish Morrisse, Palazzo Strozzina, Firenze.
http://www.chrischa-oswald.com/

Anahita Razmi è un’artista visiva con base a Berlino e Londra. Ha studiato Media Art and Sculpture presso la Bauhaus-University di Weimar, il Pratt Institute di New York e la State Academy of Art and Design di Stoccarda, prima di esporre a livello internazionale in istituzioni come Museo Jumex, Città del Messico, Zachęta National Gallery of Art, Varsavia, Kunstraum Innsbruck, Austria, Kunstmuseum di Stoccarda, Germania, Kunsthalle Baden-Baden, Germania, National Art Center, Tokyo e all’interno della 55a Biennale di Venezia.
I suoi video, installazioni e opere performative utilizzano e utilizzano erroneamente i parametri contemporanei di importazione / esportazione e commercio e facilitano le impostazioni tra un “Occidente” e un “Medio Oriente” in cui vengono inseriti i significati di immagini, artefatti e quindi identità esistenti domanda. La Repubblica islamica dell’Iran, con le sue attuali condizioni e relazioni politiche e sociali, rimane un punto di riferimento aperto e ambivalente nel suo lavoro.
Razmi ha ricevuto il Goethe al Lux Residency, Londra (2018), il Werkstattpreis della Erich Hauser Foundation (2015), il MAK-Schindler Artists and Architects-in-Residence Program, Los Angeles (2013) e The Emdash Award , Frieze Foundation, Londra (2011). Il suo lavoro è incluso in diverse collezioni internazionali come il Kunstmuseum di Stoccarda, il Museo Novecento, Firenze e il Davis Museum del Wellesley College, negli Stati Uniti, tra gli altri. Razmi è professore associato di Belle Arti (4D Pathway) presso Central Saint Martins, Londra. Il suo lavoro è rappresentato dalla Carbon12 Gallery, Dubai.
https://www.anahitarazmi.de/
https://www.carbon12.art/artists/anahita-razmi/

Özlem Şimşek è artista e fotografa e accademica. Ha conseguito un dottorato di ricerca in arte e design presso l’Università tecnica di Istanbul Yıldız con la tesi “Il gioco di ruolo e le pratiche in maschera: uno spettacolo personale”.”. Le sue opere e ricerche si concentrano sulla memoria e sulla rappresentazione visiva di identità di genere e multipla.
Şimşek si è laureata in fotografia all’università Dokuz Eylül con la tesi “La fotografia come nuovo modo di esprimersi nell’arte contemporanea dopo il 1980 in Turchia”. Ha ricevuto una borsa di studio dall’istituto svedese e ha studiato fotografia a Nordens Fotoskola / Svezia nel 2004. Attualmente è professore associato di progettazione della comunicazione visiva all’Università Ayvansaray di Istanbul.
Le sue opere sono state incluse in diverse mostre personali e di gruppo in Turchia e all’estero, in gallerie e musei tra cui il Museo Malmö, il Museo Pera, il Museo Elgiz e il Museo moderno di Istanbul. Şimşek, vive e lavora a Istanbul, in Turchia.
https://ozlemsimsek.com/

Female Portraits

Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari

Inaugurazione
Sabato 14 Dicembre, 2019, ore 19.30

Dal 14 Dicembre al 30 Gennaio 2020
Orario di apertura
Lunedì, martedì e mercoledì solo su appuntamento
Dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30

Info
3348714094 – 3925985840
http://info@muratcentoventidue.com

Ludmila Kazinkina

Ludmila Kazinkina nasce nel 1975 a Kaluga, dove frequenta la Scuola d’Arte. Si trasferisce prima a Mosca e poi in Italia, risiedendo in diverse città. Attualmente vive e lavora tra Parma e Mosca.

Ha preso parte a numerose esposizioni personali, tra le quali “Baba Yaga” (Reggio Emilia, 2009), “Golem” (Parma, 2009), “Vedma” (Milano, 2010), “Solaris” (Kaluga e Tarusa, 2010), “Mirroring Margarita” (Berlino, 2011), “Mondi paralleli” (Mosca, 2011), “Wild women” (Reggio Emilia, 2012), “Gli abissi della femminilità” (Singapore, 2012), “The Abysess of Femmininity” (Pechino, 2013), “Anima selvaggia / Дикая душа” (Salekhard, 2014), “The Secret” (Kaluga, 2015), “Il silenzio dell’acqua” (Treviso, 2017), “Tarkovskij: La forma dell’anima” (Parma, 2018), “La forma dell’anima” (Bibbiano, Reggio Emilia, 2019), “Nei tratti di Psiche. Spirito nudo. Spirito animale” (Villorba, Treviso, 2019), partecipando alla 54. Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Regione Emilia Romagna (Parma, 2011) e a diverse fiere d’arte, tra cui Art Stage (Singapore, 2013).

Sue opere sono presenti al Copelouzos Family Art Museum di Atene e alla Pistorio Foundation di Singapore. Nel 2016 e nel 2019 è risultata tra i finalisti di “Arteam Cup”, con esposizioni ad Alessandria e Sanremo (IM).

 

Ludmila Kazinkina, Mindfulness
A cura di Chiara Serri
Galleria 8,75 Artecontemporanea, Reggio Emilia
16 novembre – 7 dicembre 2019
Inaugurazione: sabato 16 novembre, ore 17.00

La Galleria 8,75 Artecontemporanea è aperta al pubblico di martedì, mercoledì, venerdì e sabato con orario 17.30-19.30 oppure su appuntamento. Ingresso libero.
Per informazioni: tel. 340 3545183, ginodifrenna875arte@yahoo.it, www.csart.it/875, www.facebook.com/galleria875