Pierdonato Taccogna

Pierdonato Taccogna nasce a Triggiano (BA) nel 1990. Dopo aver conseguito la maturità presso il liceo artistico statale “G.De Nittis”, prosegue gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bari.
 
Nel 2014 sospende tale percorso per dedicarsi interamente all’arte, approfondendo così, mediante la ricerca storica, lo studio delle tecniche pittoriche. Partecipa, in seguito, a svariati concorsi e mostre collettive sia a livello nazionale che internazionale, guadagnandosi l’attenzione degli addetti ai lavori, tra i quali Philippe Daverio e Vittorio Sgarbi, intraprendendo una serie di collaborazioni.
La sua poetica si avvale di due elementi fondamentali la “luce” e la “materia”. La prima viene trattata quasi come un’ossessione poiché scaturisce da una particolare esperienza dell’artista, vissuta nel 2005, che lo ha portato ad indagare il mondo fuori dal reale, ricercando quei bagliori e quelle evanescenze tipiche della sfera subconscia e vivendo in prima e in terza persona visioni comprensive di suoni e profumi, quasi come se fossero dei flash ultraterreni. Mentre l’attrazione per la materia comincia dalla preparazione del telaio, sino all’ultimo strato di vernice. Taccogna non utilizza colori o altri materiali industriali, tutto è preparato nel suo atelier seguendo le antiche ricette artistiche, e continuando il lavoro di studio e di sperimentazione delle tecniche pittoriche. 

PREMI
2015:
semifinale “Premio Claudio Abbado”.
21 agosto 2014:
”Medaglia del Presidente della Repubblica”, 46^ edizione del Concorso Nazionale d’Arte “il Pendio”, Corato.
22 maggio 2014:
Primo classificato “Premio del Presidente”, Accademia di Belle Arti di Bari.
21 dicembre 2013:
finalista “Premio Internazionale Limen Arte 2013”, Vibo Valentia. Catalogo Rubbettino. Opera gradita dal critico d’arte Philippe Daverio.
21 agosto 2013:
Primo classificato, 45^edizione del Concorso Nazionale d’Arte “il Pendio”, Corato.
09 settembre 2011:
“Menzione Speciale Premio Trebbio”, Triggiano(Ba) .
24 agosto 2011:
Primo classificato, 43^edizione del Concorso Nazionale d’Arte “il Pendio”, Corato.

MOSTRE PERSONALI
23 settembre 2017:
“La natura del cosmo”,a cura di Giuseppe Carli
Casa Talia, Galleria Lo Magno, Modica (RG).
18 marzo 2017:
“The secret of light”, a cura di Giuseppe Carli.
Galleria giuseppevenieroproject, Palermo.
Catalogo Glifo Edizioni.

MOSTRE COLLETTIVE
7 ottobre 2018:
“AEQUILIBRIM – ACQUA TERRA ARIA FUOCO “, a cura di Daniela Arionte.
GAM ,Catania.
10 marzo 2018:
“Codici mediterranei”, a cura di Licia Oddo.
Arionte Arte Contemporanea in collaborazione con KoArt, Catania.
13 luglio 2017:
“Rosalia”, a cura di Giuseppe Carli.
Aeroporto Internazionale “Falcone Borsellino”. Palermo.
15 ottobre 2015:
Fiera Internazionale “L’isola che c’è”, a cura di Guido Pietroni e Sandro Serradilfalco.
Villa Castelnuovo, Palermo.
Catalogo EA editore.
30 aprile 2015:
“Logiche dello spazio”, a cura di Maria Angelastri e Mariangela Canale.
Studio 52 Arte e Cornici , Altamura.
6 marzo 2015:
“Adriatica la via dell’arte”, a cura di Francesco Ruggiero e Kristina Milakovic.
Sale espositive della Galleria Antichi Forni, Macerata.
27 febbraio 2015:
“La dimensione della Luce”, a cura di Fabio Bonanni e Giancarlo Chielli.
Young Artist Gallery,sita Convento di Santa Chiara, Mola di Bari.
15 novembre 2014:
“Have a Glamours weekend”, a cura di Vito Caldaro.
Galleria Forma 4, Bari.
18 ottobre 2014:
“Latin Love, pittura tra Bari e Cluj-Napoca”, a cura di Giusy Petruzzelli.
Fortino di Sant’Antonio, Bari.
9 giugno 2014:
“Latin Love, pittura tra Bari e Cluj-Napoca”, a cura di Giusy Petruzzelli.
Casa Matei Corvin, Cluj-Napoca(Romania).
14 settembre 2013:
”Entro quando”, a cura di Fabio Bonanni e Magda Milano.
Fashion District,Molfetta.
9 luglio 2012:
a cura dall’Accademia di Belle Arti di Bari.
Fabbrica di San Domenico,Molfetta.
17 giugno 2012:
“Ritratti”, a cura di Roberto E.M. Mazzarago.
Galleria Le Muse giovani, Adelfia (Ba).
3 giugno 2012:
“Summer star(t)”, a cura di Roberto E.M. Mazzarago.
Galleria Le Muse Giovani, Adelfia (Ba).
18 dicembre 2011:
“Giftworks”, a cura di Roberto E.M. Mazzarago.
Galleria Le Muse Giovani, Adelfia (Ba)

In principio era il cielo

Sfidando il vuoto e il silenzio

L’associazione In Arte Exhibit e la rivista In Arte Multiversi sono liete di presentare al pubblico la mostra personale dell’artista Daniela Grifoni dal titolo:“ Sfidando il vuoto e il silenzio “. L’evento artistico si terrà dal 8 al 18 marzo presso la galleria d’arte di Casa Cava – via San Pietro Barisano 47, Matera – scavata nel tufo e ubicata nel cuore della città antica.

Daniela Grifoni vive e opera a San Nazzaro Sesio, un delizioso borgo della provincia di Novara. Irrimediabilmente risucchiata da necessità artistiche, Daniela Grifoni ha finora collezionato un numero cospicuo di mostre e partecipazioni a kermesse artistiche, anche oltre i confini nazionali. Il suo curriculum d’artista è in continuo progredire: stimata e valorizzata dalla critica nazionale, aumentano vertiginosamente dimostrazioni di vivo interesse anche da parte di collezionisti e privati, ipnotizzati dalle sue creazioni. Solidamente attestata nella tradizione del Metamorfismo italiano, le opere di Daniela Grifoni sono il setting privilegiato di una danza surreale del colore lungo il percorso inscritto nella tela. La materia, densa, ricca, eccessiva si accompagna ad una magia che dà origine ad impulsi emozionali introvabili in altre opere contemporanee. “sfidando il vuoto e il silenzio”, mostra personale approda finalmente a Matera, Capitale Europea della Cultura 2019. L’evento è stato organizzato da Angelo Telesca (presidente di In Arte Exhibit) e curato da due giornalisti e esperti dell’arte Carlo Maria Nardiello e Nicola Margiotta.

L’artista Daniela Grifoni ritorna in Basilicata dopo aver già esposto in occasione della quadripersonale Territori Espressivi (Potenza 2015), Panta Rei (Matera 2015), Cromatismi in Equilibrio (Matera 2016) e IncontrArte 2016, il concorso internazionale d’arte in occasione del quale ha riscosso il primo premio della giuria. Un legame, dunque, già maturo quello dell’artista con la Basilicata, che sarà presente a Casa Cava il giorno 8 marzo, in occasione della Festa della Donna.

Responsabile eventi Carlo Maria Nardiello

Ufficio stampa “In Arte Multiversi”

Largo Pisacane 15, 85100 Potenza

Infoline: 330 798058 – 392 4263201

E-mail: informazioni@in-arte.org – eventi@in-arte.org

Website: www.in-arte.org –

Facebook: www.facebook/InArte

Nicoletta Belli

Scrive Maria Palladino (critico d’arte e curatrice) a proposito della pittrice Nicoletta Belli e della mostra personale ” La Vibrazione del Colore” presso Ocragialla Faber di Conegliano : « L’opera di Nicoletta Belli si configura, fin dalle origini, quale un approccio al reale di tipo razionale ed empatico al contempo, che grazie ad un procedimento di destrutturazione della forma e del contenuto in componenti distinte, secondo un’interpretazione analitica, giunge ad una fase sintetica di ricostruzione di una propria personale visione, di uno stile, non esente da una componente spirituale del rappresentato.

Muovendo da una prima fase di riproduzione figurativa secondo canoni tradizionali, la pittrice sperimenta la linea quale contorno e definizione dei volumi e delle masse, ovvero strumento per arginare e giustificare entro precise e delimitate campiture la sua materia, ovvero il colore.

Successivamente questa delimitazione si rompe e si scompone alla ricerca della forma pura negli oggetti del suo interesse pittorico, che sono essenzialmente elementi naturali quali: nature morte, paesaggi, animali, ritratti. La totalità si frange e si scompone in costituenti geometrici regolari e irregolari, secondo la lezione di Cèzanne, padre delle Avanguardie del primo ‘900 e in particolare del Cubismo, e che già nel 1907 teorizzava la sintesi della realtà secondo “il cilindro, la sfera e il cono”, giungendo altresì ad un abbandono del concetto di prospettiva inteso in senso rinascimentale come originantesi da un punto di vista unico, prendendo in esame invece una molteplicità di punti di vista in una stessa immagine. A Cèzanne si devono inoltre importanti innovazioni dal punto di vista cromatico, che sfruttano gli accostamenti e le giustapposizioni di diverse tonalità e gli effetti di luminosità, volumetria e sensorialità derivanti.

Allo stesso modo il pittore e teorico russo Vasilij Kandinskij, nel suo trattato del 1912 “Lo spirituale nell’arte” prende in esame gli abbinamenti possibili fra colori primari e secondari e la loro riconducibilità a forme geometriche pure, come ad impressioni sensoriali, prima di tutto uditive e musicali, sviluppando il concetto di una sinestesia possibile per cui ad ogni tonalità corrisponderebbe un timbro, riconducibile anche ad una lettura in chiave spirituale e intuitiva, teosofica degli oggetti.

E’ ad una sinestesia sensibile, per cui ad ogni creatura vivente o costituente naturale è possibile abbinare una propria peculiare armonia e ad una metonimia che in un primo tempo dissolve, per poi ricomporre, tutto quanto oggetto della sua arte, che Nicoletta Belli opera, tracciando una linea ideale che ripercorre le Avanguardie dall’inizio del secolo scorso al primo ventennio del ‘900, fino ad arrivare ai giorni nostri e ad una ridefinizione del concetto di Pop Art.

In particolare vengono prese in esame e messe in discussione le dimensioni possibili del soggetto: la tridimensionalità suggestivamente indotta attraverso la scomposizione di forma-contorno e materia-colore dà adito ad osservarne la quarta, ovvero il tempo, il quale attraverso il movimento generato dalla presa in esame di differenti punti d’osservazione: frontale, di tre quarti e dall’alto, produce un’impressione cangiante, vibratile e sfociando nell’ambito della psiche, alla ricerca di un approccio spirituale e metafisico con le cose.

E’ come se l’artista stessa cercasse un rispecchiamento, confrontandosi con l’oggetto della sua creazione, riversando in esso la propria inclinazione razionale ed empatica che si propone di essere oggettiva pur perseguendo un proprio linguaggio, una propria traduzione stilistica, conferendo allo stesso tempo autonomia ed un carattere di universalità a quanto preso in esame, come Kandinskij usava descrivere quegli artisti che secondo lui meritavano di essere definiti “cercatori di interiorità nell’esteriorità”: ovvero coloro che sanno riconoscere e far affiorare in una natura morta una natura viva, arrivando a cogliere, ravvisandola, l’anima delle cose.

La pittura di Nicoletta Belli è pertanto una pittura vibrante, non solo nel riempimento cromatico delle tassellature che appaiono sostrato e sostanza delle griglie-strutture che vi si sovrappongono e negli ultimi esiti vi si giustappongono, ma in queste stesse schematiche sagome disincarnate le quali riprendono i tratti essenziali dei ritrattati rendendone possibile l’identificazione senza perdersi in dettagli eccessivamente descrittivi. E’ una pittura pulsante, che comunica vitalità, non bidimensionale, non si arresta nell’ambito dello spazio limitato della tela, ma suggerisce qualcosa di esistente di là da essa.

Concorre ad ottenere ciò la natura luminosa del colore, che si fonda su uno studio meditato degli abbinamenti e degli effetti cromatici, contrasti di simultaneità, polarità, complementarietà che si rifanno alle teorie dei colori sviluppate dal teorico, pittore, designer e insegnante alla scuola multidisciplinare del Bauhaus Johannes Itten, in particolare nel suo saggio “Arte del Colore” del 1961, per cui il colore stesso diviene sostanza viva, prescindendo dalla figurazione.

Nei ritratti l’iconicità di stampo Pop conferita ai personaggi rispecchia la volontà di attribuire agli stessi una qualità di unicità e sovratemporalità, la cui impressione di fissità è data come abbiamo visto dalla scissione di forma-contenuto, dal colore acceso, quasi puro dei dettagli in primo piano di contro all’ariosa luminosità degli accordi di fondo; una staticità contraddetta dall’apparente rotazione che all’occhio suggerisce la fusione di differenti prospettive in un’unica sagoma o griglia.

Tutto ciò nel ciclo relativo ai mesi dell’anno appare superato: la linea di contorno è a questo punto unificata e non più sospesa nel vuoto, come in un cloison gotico di nuovo racchiude e imbriglia il colore, sempre vivace e brillante, stagliandosi sulla scacchiera cromatica di base, ma senza bloccarlo. E’ perciò il colore stesso che, prendendo il sopravvento, ha ottenuto la sua vittoria sull’apparenza formale degli oggetti, l’essenza psichica, spirituale, di questi stessi che è arrivata a far brillare la sua intuizione oltre la comprensione scientifica dei principi fisici dell’esistente.»

LA VIBRAZIONE DEL COLORE – Nicoletta Belli
Fino al 28 Febbraio 2019
presso la Galleria Ocragialla Faber di Conegliano,
via Beato Marco Ongaro 44
Orario di apertura: martedì – domenica 16,00 – 19,00. Ingresso libero.

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Giorgio Andreotta Calò

Giorgio Andreotta Calò (Venezia, 1979; vive e lavora tra Italia e Olanda) è uno degli artisti italiani più interessanti degli ultimi anni e ha rappresentato l’Italia alla 57ma Biennale di Venezia (2017).

Le sue opere comprendono sculture, installazioni ambientali di larga scala e interventi spaziali che trasformano architetture o interi paesaggi e sono spesso concepite per essere incluse in un ricco sistema di rimandi e collegamenti tra di loro, anche attraverso l’uso di elementi naturali densi di significati simbolici – come l’acqua, la luce e il fuoco.

Il suo lavoro affonda le radici in alcune pratiche concettuali e processuali tipiche degli artisti degli anni Sessanta e Settanta per poi aprirsi a nuove evoluzioni ed è il risultato di un lungo processo di ricerca sui materiali – da quelli classici, come bronzo e legno, ad altri più inusuali come ad esempio il caranto, lo strato argilloso sottomarino su cui sorge la città di Venezia –, sulle tecniche di lavorazione e sulla loro origine. Il suo interesse per i materiali organici avvicina le sue opere agli attuali dibattiti internazionali sull’utilizzo e dispersione delle materie prime e ai temi sui cambiamenti socio-ecologici.

Parte integrante della sua metodologia artistica è la costante rielaborazione e riconfigurazione delle sue opere in base al contesto geografico e culturale in cui vengono esposte: per CITTÀDIMILANO l’artista si concentra sulla sua pratica scultorea, presentando in stretto dialogo lavori realizzati dal 2008 a oggi e qui concepiti come parte di un unico paesaggio, che trasforma la percezione dell’ambiente ed evidenzia i legami che intercorrono tra le opere stesse.

Per l’occasione Giorgio Andreotta Calò ha inoltre compiuto ricerche sulla storia della società Pirelli, concependo appositamente nuove opere, che portano alla luce narrazioni inedite del passato, come quella del relitto del piroscafo Città di Milano – da cui l’intera esposizione prende il titolo.

Giorgio Andreotta Calò
CITTÀDIMILANO
A cura di Roberta Tenconi

Mercoledì 13 febbraio 2019, ore 19
Anteprima riservata ai Member: ingresso alla mostra dalle 17.30 alle 18.30

14 febbraio – 21 luglio 2019
giovedì-domenica 10-22
INGRESSO GRATUITO

Pirelli HangarBicocca
Via Chiese 2
20126 Milano

T (+39) 02 66 11 15 73
info@hangarbicocca.org
hangarbicocca.org

in foto : Relitto del piroscafo Città di Milano, Filicudi. Foto: Global Underwater Explorers.

Mediterrando

Si inaugura sabato 9 febbraio 2019, negli spazi del MUSEO IRPINO – ex CARCERE BORBONICO, ad Avellino, la mostra Mediterrando di Mariangela Calabrese.

Quasi a ripristinare il senso e la sostanza di un vero e proprio percorso di intenti – mai interrotto – la mostra è un ulteriore segmento di quel progetto iniziato proprio un anno fa e che ha visto le opere di Mariangela Calabrese come estensioni narrative di un’attualità fatta di “transiti, di smarrimenti, di intolleranza, di dolore smisurato e di paura remota”.

Mediterrando è pertanto frammento testimoniale di un itinerario metaforico che attraversa il nostro mondo confidenziale per incrociarsi poi con l’oggettivismo del dramma collettivo, quello arenato sui confini della speranza e del terrore, ai margini delle parole superflue, carico di inconciliabilità e di compassione, di lembi e di mediane, di sguardi e di ignoto.
Un tema assai caro all’artista salernitana, capace oltremodo di dirottare sulla tela il “sentire sociale” con la voce più intima, più profonda, più segreta, la sua.

Si ha il sentore di lenti processi effusivi” scrive di Mariangela Calabrese il critico letterario Marcello Carlino “scanditi sul ritmo di una risacca; e tuttavia a volte si ascolta il ruggito rosso-sangue del mare. Il colore, periodicamente, si schiarisce sperimentando i toni dell’azzurro e del bianco: e allora prende di acqua e prende di aria questa pittura, che assomiglieresti a un che di liquido e di aereo al tempo stesso, fasciato di silenzio in un’atmosfera sospesa…

La mostra al MUSEO IRPINO è pertanto un ulteriore “fascicolo di indagine” capace di puntualizzare il tempo trascorso e di farne fabbrica di osservazione sul divenire. Le opere di Mariangela Calabrese racchiudono un vero e proprio dualismo dialettico: il senso intimo e profondo della propria dimensione di donna-artista e, al contempo, di osservatrice del senso ambiguo dell’esistere.

Rocco Zani, critico d’arte, sottolinea come l’artista affidi al silenzio “il respiro di un colore che non è conforto o barlume occasionale, piuttosto smisurata inclinazione alla ricerca dell’essenza e dell’essenziale. Senza esagerare direi che la sua biacca remota, il suo blu, il rosso argilloso sono oggi sillabario mai stagnante di una narrazione che si fa giorno dopo giorno itinerario “consueto” della sua presenza artistica, della sua sostanza…

Mediterrando

Museo Irpino – ex Carcere Borbonico
Via De Marsico – Avellino
Dal martedì al sabato 09.00-13.15
Mercoledì e venerdì 09.00-13.15 / 15.30-17.30
Info 0825.192606
mariangelacalabrese.blogspot.com
Ingresso libero

Robert Rauschenberg

La Galleria Conceptual presenta una mostra dedicata a uno degli artisti più prolifici e sperimentatori del Novecento: Robert Rauschenberg.

La personale raccoglie una serie di opere realizzate fra gli anni ’70 e ’80, durante i viaggi dell’artista tra India, Giappone e Cina: ispirato dalle culture orientali, l’artista introduce nell’opera vari oggetti, operando una fusione fra diversi materiali e la pittura, alla quale non rinuncia mai. Rauschenberg definisce questa personale unione fra cose quotidiane e pittura combine-paintings (dipinti combinati).

I lavori di Robert Rauschenberg hanno una forte unicità, determinata dal modo in cui l’artista sceglie e accosta gli elementi, nonché dalle parti dipinte a mano, la sovrapposizione del collage, le immagini in composizioni reticolari libere e le imperfezioni del processo serigrafico, elementi che distinguono il suo lavoro dalla più fredda Pop Art. Un viaggio intercontinentale tra paesaggi, atmosfere, anime aleatorie. Un alchemico senza restrizioni.

Bike e Sand (entrambi del 1974) fanno parte degli Hoarfrosts, eseguiti tra il 1974 e il 1975 con diversi tessuti. Il titolo, che in inglese significa brina, fa riferimento all’Inferno della Divina Commedia: accompagnato dal poeta Virgilio, Dante discende all’inferno, avvolto nella nebbia e nel gelo. L’inizio del XXIV canto recita: “quando la brina in su la terra assempra / l’imagine di sua sorella bianca, / ma poco dura a la sua penna tempra”.

Rauschenberg scoprì questa tecnica mentre lavorava con la litografia. Egli notò che la garza usata per pulire le lastre di pietra manteneva tracce della carta da giornale. Usando un solvente che consente alle immagini di essere trasferite su tessuto, iniziò a trasferire le immagini dei giornali su seta, cotone e chiffon. In alcune di queste opere strati di tessuto trasparente o semi-trasparente si sovrappongono, creando delicate composizioni di grande profondità ed eleganza. Gli “Hoarfrosts” parlano di occultamento e di trasparenza, “presentando le immagini nell’ambiguità dell’improvviso immobilizzarsi nella messa a fuoco o del disciogliersi alla vista” (Rauschenberg).

Anche le opere uniche Untitled (1979) e Christmas ’88 (1988) sono state realizzate con la stessa tecnica.

Early Egyptian Series 14 (1974), è un’opera che si inserisce nella serie omonima, creata nel 1973-4, il cui materiale dominante è il cartone. L’artista, non senza una certa ironia, prende delle scatole di cartone, le appiattisce, le ricopre di colla e le fa rotolare nella sabbia o le avvolge nella garza come mummie per realizzare grandi sculture o rilievi murali.

L’interesse di Rauschenberg per l’antico Egitto è in parte ispirato da letture e in parte dalle visite al Louvre. Recuperando un elemento come la scatola di cartone, usato e gettato via, l’artista pone l’osservatore di fronte ai temi della caducità e della continuità.

Le opere Hard Eight e Box Car (entrambe del 1975) appartengono alla serie Bones, prodotta insieme alla serie Unions, a cui invece afferiscono Quorum, Junction e Ballots (1975). Entrambe furono realizzate dall’artista durante il mese trascorso in India presso la residenza Gandhi Ashram ad Ahmedabad, un importante centro di produzione tessile. Le prime sono realizzate con carta fatta a mano, tessuto e legno di bamboo; le seconde sono invece composte da stracci e fango, spesso cosparse di spezie per arricchirle del caratteristico aroma, con aggiunta di tessuto, legno e spago. Affascinato dalla cultura indiana, Rauschenberg si lascia ispirare dalle loro tradizioni nell’utilizzo di materiali semplici, come gli stracci e il fango, nel loro assemblaggio e nelle tecniche di tessitura.

La mostra, a cura di Graziano Menolascina, continua in galleria fino al 17 marzo.

 

Via Mameli 46, 20129 Milano
+39 02 70103941
info@conceptual.it www.conceptual.it

MY HEART GOES GLAM

La mostra MY HEART GOES GLAM, dal 9 al 16 Febbraio a Rossocinabro, è una collezione di fotografie, video musicali, interviste e abiti iconici degli 80s che ritraggono istanti di euforia di questa favolosa decade.

Gli anni ’80 sono stati un’esplosione di energia, vitalità e immensa creatività. Maestri della Fotografia quali Brian Aris e altri hanno accettato il nostro invito di offrire il loro sguardo – a volte trasgressivo e molto dinamico – di alcuni tra i maggiori artisti degli 80s.

Questa retrospettiva propone band emblematiche e performer della New Wave che hanno trovato nella musica pop il modo perfetto di esprimere loro stessi. Ritracceremo le celebrità di questa età d’oro della musica pop con una selezione di foto straordinarie che catturano la talentuosa Kate Bush, gli Human League di Philip Hoakey – assoluti pionieri del synth-pop; gli evergreen e osannati Duran Duran, oltre i Dead Or Alive (con una vasta collezione) dell’eccentrico ed ipnotico Pete Burns; la Blondie Debbie Harry e l’alieno David Bowie.

Il linguaggio del corpo diventa essenziale e unito ai suoni di pura evasione dove gli artisti manipolano e trasformano il loro personaggio ripetutamente, facendo dello stile parte del loro messaggio artistico. “Ho giocato con l’immagine, perché penso che l’immagine sia temporanea. È una proiezione. È illusoria”, dice Annie Lennox.

Rivivremo un’era e una generazione di artisti incredibilmente stravaganti, versatili, i più camaleontici di tutti i tempi.

IN MOSTRA
Adam Ant, Kate Bush, David Bowie, Duran Duran, Dead Or Alive, Bryan Ferry, Nina Hagen, Debbie Harry, The Human League, Annie Lennox, Boy George, Spandau Ballet, Steve Strange, Siouxie, Midge Ure, Wham, Toyah Wilcox.
Abiti appartenuti a Peter Burns dei Dead Or Alive.
Video musicali, copertine degli album, Memorabilia.

MY HEART GOES GLAM
The last New Romantics
9 – 16 Febbraio 2019
Opening: 9 febbraio 2019 ORE 17:00
Curatore: Maria Luisa Pappadà
In collaborazione con Marina Zacco Coy

Rossocinabro
Via Raffaele Cadorna 28
00187 Roma
www.rossocinabro.com
info 06 60658125
da lun a ven 11-19

Across the Border

UNA Galleria è lieta di annunciare per l’anno 2019 la prosecuzione della collaborazione con Spazio Leonardo, il nuovo contenitore di Leonardo Assicurazioni – Generali Milano Liberazione, con sede in Porta Nuova.

La programmazione a cura di UNA prevede una serie di tre mostre personali di artisti italiani che presentano un progetto site-specific per la gallery di Spazio Leonardo: Filippo Minelli (febbraio – aprile 2019); Elia Cantori (in collaborazione con la galleria CarDrde di Bologna, maggio-settembre 2019); Stefano Serretta (ottobre – dicembre 2019).

Per il primo appuntamento UNA porta a Milano il progetto Across the Border di Filippo Minelli (Brescia 1983), già presentato nel 2018 all’interno del programma di Manifesta 12, biennale internazionale d’arte contemporanea, a Palazzo Ajutami cristo a Palermo.

Il lavoro di Filippo Minelli si inserisce in molteplici nuclei di ricerca che riguardano in primo luogo la classica tematica seicentesca del paesaggio, ampliata, attualizzata e ricondotta in termini in cui coincide un discorso politico e storico. A questa si somma l’indagine sui modelli partecipativi che ha portato l’artista a viaggiare per dieci anni incontrando persone e intessendo un network casuale di performers, producendo e mettendo in circolazione 44 bandiere, che formano appunto il progetto in mostra Across the Border.

L’artista definisce la propria ricerca “Estetica Transnazionale”, in grado di connettere la periferia al globale. Questa permette una creazione di simboli e “parole iconiche” per nuove ipotetiche nazioni pensate da una generazione che vive i confini non più in maniera tradizionale, ma che abita il mondo in forma fluida. Questa nuova estetica si manifesta su bandiere – per antonomasia i terreni ideali per l’identificazione e la segnalazione – che diventano medium per epifanici messaggi e neologismi: IODINE, medicinale per prevenire il cancro alla tiroide urlato su una bandiera di una piccola cittadina belga vicina a una centrale nucleare; BELEAF, da Mumbai, scritta con le foglie di un albero abbattuto che significa resurrezione, speranza della rinascita di una natura ormai addomesticata; HORMONES che diventa invece un gioco di parole con “HOR-MONES”, quindi “orrore”, specchio, secondo l’attivista libanese, degli orrori della classe dirigente del paese. – Valentina Rossi

Filippo Minelli

Across the Border, a cura di UNA

opening su invito martedì 19 febbraio 18:30 – 21:00

mostra 19 febbraio – 4 maggio 2019

orari: dal lunedì al venerdì, 10:00 – 18:00

Spazio Leonardo

via della Liberazione 16/a, 20124 Milano

www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni: info@unagalleria.com

+ 39 339 17 14 400 | + 39 349 35 66 535

Il lavoro di Filippo Minelli (*1983 BS) è stato presentato in diverse istituzioni nazionali e internazionali, tra cui: IMAL, Bruxelles; Manege, Mosca; Somerset House, Londra; Münchner Stadt Museum, Monaco di Baviera; Total Museum, Seoul; La Triennale di Milano; East Wing Biennial, Londra; ArtScience Museum, Singapore; Fundaciòn Loewe, Madrid; Museu do Som e da Imagem, San Paolo; Centro Cultural Recoleta, Buenos Aires; MACRO, Roma; Manifesta 12, Palermo; Fondazione del Monte, Bologna. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni come la Galleria Civica di Modena e Courtauld Institute of Art, Londra.

Opere d’arte in saldo da ARTantide.com Gallery

Tano Festa, Piero Dorazio, Riccardo Licata, Bernard Aubertin, Giulio Turcato, Gianni Asdrubali, Sergio Sarri, Paul Kostabi, Omar Ronda, Giò Pomodoro, Jiri Kolar, Giuseppe Chiari, sono solo alcuni degli oltre 70 artisti presentati in 4 mostre a prezzi irripetibili

ARTantide.com Gallery rinnova completamente i suoi magazzini e apre quattro sessioni straordinarie di vendita di molte delle opere che vi sono state conservate, dopo aver razionalizzato gli spazi dei nuovi store.
Quattro inaugurazioni speciali, ciascuna destinata a presentare opere di grande qualità:

– Dal 18 gennaio al 23 gennaio: Fotografia e Arte Digitale (con incursione scultura)
– Dal 24 gennaio al 30 gennaio: Artisti storicizzati
– Dal 31 gennaio al 6 febbraio: Pittura in piccoli e grandi formati
– Dal 7 febbraio al 13 febbraio: Artisti internazionali

Le opere saranno esposte in galleria e saranno offerte con sconti fino al 90%, e saranno presentate nelle serate inaugurali di venerdì 18 gennaio dalle ore 18:00 e a seguire di giovedì 24 gennaio, 31 gennaio e 7 febbraio, sempre dalle ore 18:00 con aperitivo di benvenuto per gli ospiti.

Oltre 500 opere presentate in un mese, con range di prezzi che vanno dai 25,00 € ai 10.000,00 €, con scelta di opere di tutti i generi: astratte, figurative, concettuali, opere su carta, tela e tavola fotografie e sculture. Si troveranno opere di tantissime dimensioni, dalle più piccole fino ad arrivare ad opere di oltre 2 metri, con le quali si potranno arredare anche grandi spazi con spese irrisorie oppure si potranno scegliere opere di artisti con prospettive di crescita internazionale e imbastire dei piccoli investimenti dai ritorni imprevedibili e sorprendenti.

Un’occasione unica di vivere i saldi della stagione invernale approfittando del rinnovo dei magazzini di ARTantide.com Gallery, godendo di sconti mai visti anche nel campo della bellezza e della cultura.

Per cominciare il nuovo anno con qualcosa di veramente nuovo, che non ha prezzo e che non passerà mai di moda, bisogna visitare ARTantide.com Gallery, in Via Messedaglia 7 a Verona (zona ZAI, vicino al nuovo centro commerciale Adigeo), dal 18 gennaio al 13 febbraio 2019.
Apertura al pubblico da lunedì a venerdì dalle ore 8:30 alle ore 19:00 e sabato e domenica su appuntamento, chiamando il numero 045 8622389.

Per informazioni :
ARTantide.com Gallery, Via Messedaglia 7, Verona – Tel 045 8622389
info@artantide.com – www.artantide.com

Collezione Maramotti 2019

La Collezione Maramotti annuncia i progetti in programma per il 2019:

Phoebe Unwin
fino al 10 marzo 2019
Field, prima mostra personale in Italia dell’artista inglese Phoebe Unwin, costituita da una serie di nuovi disegni e dipinti realizzati appositamente per la Pattern Room della Collezione.

Rehang
dal 3 marzo 2019 – permanente
Per la prima volta dall’apertura al pubblico della Collezione Maramotti nell’ottobre del 2007 dieci sale del secondo piano dell’esposizione permanente saranno riallestite per accogliere alcuni dei progetti presentati nei primi dieci anni di apertura: Enoc Perez (2008), Gert & Uwe Tobias (2009), Jacob Kassay (2010), Krištof Kintera (2017), Jules de Balincourt (2012), Alessandro Pessoli (2011), Evgeny Antufiev (2013), Thomas Scheibitz (2011), Chantal Joffe (2014), Alessandra Ariatti (2014). Questa serie di esposizioni personali offre una panoramica, seppur parziale, sul work in progress portato avanti dalla Collezione attraverso l’invito ad artisti italiani e internazionali – in un momento particolare nello sviluppo della loro ricerca – a realizzare un nuovo corpus di opere da presentare al pubblico e che, successivamente, sono entrate a far parte del patrimonio. Questo riallestimento è accompagnato da una piccola mostra temporanea, a piano terra, di documenti, libri e opere dai nostri archivi e dalla nostra biblioteca.

Mostra in corso di definizione
14 aprile – 28 luglio 2019
in occasione del Festival di Fotografia Europea

Helen Cammock
13 ottobre 2019 – febbraio 2020
Helen Cammock è la vincitrice della settima edizione del Max Mara Art Prize for Women, in collaborazione con Whitechapel Gallery. La sua proposta per il premio si concentra sull’espressione del lamento. Riflettendo su un aspetto centrale del suo lavoro, Cammock si focalizzerà sull’espressione delle emozioni nella cultura italiana. L’artista esplorerà voci femminili nascoste nelle storie raccolte durante la residenza in Italia, con l’obiettivo di creare un lamento collettivo che rifletta il nostro tempo. La mostra includerà video, performance, fotografie, incisioni e un libro d’artista.

Mona Osman
13 ottobre 2019 – febbraio 2020
Mona Osman è una giovane pittrice che vive e lavora nel Regno Unito. I suoi dipinti entrano in dialogo l’uno con l’altro, ogni opera risponde a un’altra nello stesso modo in cui si relazionano le figure al loro interno. Con riferimenti a Klimt, Mondrian ed Ensor e con un vocabolario visivo i cui simboli sono strettamente correlati, Osman mira a una verità universale attraverso la quale la connessione degli elementi o la loro comprensione diventi possibile, sviluppando allo stesso tempo una logica interiore potenzialmente condivisa. L’artista produrrà un nuovo progetto per la Collezione, prendendo ispirazione dai filosofi esistenzialisti e dalla Bibbia.

Performance site specific
autunno 2019
in collaborazione con I Teatri di Reggio Emilia – Aperto Festival

Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66, Reggio Emilia
Tel. +39 0522 382484
info@collezionemaramotti.org
collezionemaramotti.org

BROKEN NATURE SYMPOSIUM

Lunedì 14 gennaio 2019, dalle 14.00 alle 19.30, un mese e mezzo prima dell’apertura della XXII Triennale di Milano, Broken Nature: Design Takes on Human Survival, il Museum of Modern Art ospiterà il secondo simposio dedicato a Broken Nature, che analizzerà il concetto di design ricostituente.

Relatori: Maurice Cox, Teddy Cruz, Heather Davis, Karthik Dinakar, Susannah Drake, Fonna Forman, Ursula K. Heise, Antonia Juhasz, Neri Oxman, Cara Smyth e Dori Tunstall.

Attingendo ad architettura, urbanistica, geopolitica, linguistica e ad altri campi di ricerca interconnessi, il simposio mostrerà la potenzialità del design di riparare i legami interrotti tra gli esseri umani e la natura e offrirà uno scambio dinamico di opinioni attraverso presentazioni, tavole rotonde, un dibattito e contributi video.

Al termine del simposio, la serata si concluderà con la proiezione del film Winged Migration (2001) di Jacques Perrin, dalle 20.30 alle 22.15.

Il simposio sarà trasmesso in live streaming sulla pagina youtube.com/triennalevideo e su facebook.com/latriennale.

Scopri qui il programma dettagliato.

XXII Triennale di Milano
Broken Nature: Design Takes on Human Survival
1 marzo – 1 settembre 2019

Lodovico De Pietri

Lodovico De Pietri nasce a Quattro Castella il 7 aprile 1932. Inizia a dipingere nel 1946 sotto la guida del pittore A. Bottazzi. Tre anni dopo vince a Reggio Emilia il Concorso riservato ai “Giovani Emiliani”.

La pittura del silenzio

Nel 1950 si iscrive al Corso di disegno diretto dal Prof. Carlo Destri, presso la Scuola d’Arte G. Chierici. Nel 1951, tiene la prima personale presso la Biblioteca Comunale di Reggio, negli anni successivi espone in diverse città italiane: Modena, Bologna, Torino, Roma. Nel 1965, dopo una personale a Marsiglia, si aprono le porte della Francia. Espone a Carcassonne e poi a Parigi dove gli viene conferito un Diploma d’Onore e in seguito una medaglia di bronzo e una d’argento.

Nella sua vita artistica riceverà altri premi e riconoscimenti. Nel 1972 espone a Nizza, Biarritz, Dauville, nel 1975 a Firenze e a Reggio Emilia. Nel 1979 espone a Pescara con la pittrice L.G. Jvanchic, con la quale in seguito collaborerà. Nel 1985 espone nella Rocca di San Polo d’Enza, tre anni dopo al Centro Culturale di Quattro Castella. Nel maggio del 1989 partecipa ad una collettiva alla Galleria Delpha e in luglio al Salon “Pentre ed Sculptures du Cercle des Arts de Paris” a Parigi. Lo stesso mese tiene una personale organizzata dal Comune di Pelizzano di Trento.

Partecipa, poi, a diverse esposizioni in Francia: Salon d’Hiver e Salon degli Artisti Francesi al Grand Palais des Champs Elysées, al 38° Salon de Charenton –Unione Nazionale Artisti Francesi di Parigi. Dal 1990 è Socio Onorario al Salon Indipendent Grand Palais Parigi. Nel 1991 tiene una mostra presso la Rocca di San Polo d’Enza. Sue opere sono presenti nella Sede del Credito Emiliano, dell’Unicredit, ed in altri luoghi e Chiese del reggiano. Lodovico De Pietri vive e lavora a S. Polo d’Enza in località Madonna della Battaglia.

La Galleria Comunale d’Arte contemporanea L’Ottagono di Bibbiano (RE) ospita, da quest’oggi al 27 gennaio , la mostra “Lodovico De Pietri: la pittura del silenzio” a cura di Silvio Panini, prima mostra del nuovo ciclio annuale di mostre alla Galleria.