Enigma Pinocchio

Pinocchio – le cui Avventure sono tra i racconti più conosciuti e tradotti al mondo – è il protagonista della mostra Enigma Pinocchio. Da Giacometti a LaChapelle a Firenze a Villa Bardini dal 22 ottobre 2019 al 22 marzo 2020.

Generali Valore Cultura, Fondazione CR Firenze, Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron in collaborazione danno vita ad una grande storia italiana, tra le più conosciute e tradotte al mondo, con una mostra che grazie anche al lavoro dell’Archivio Venturino Venturi raccoglie oltre 50 capolavori dell’arte contemporanea per la prima volta a Firenze, provenienti da tutto il mondo Coinvolti importanti musei come la GNAM di Roma, la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, la Fondazione Guggenheim di Venezia, il Zurcher Hochschule der Kunste/Museum flur Gestaltung di Zurigo, la Fondazione Giacometti di Parigi, insieme a molte collezioni private e studi degli artisti coinvolti nel progetto.

Con questa esposizione Generali Valore Cultura valorizza una storia senza tempo, universale e poetica, per trasmettere anche messaggi educativi rivolti alle giovani generazioni.
Le opere esposte, che provengono tutte direttamente dagli atelier di grandi artisti internazionali e da prestigiose collezioni private, sono accompagnate da installazioni multimediali realizzate per coinvolgere lo spettatore in esperienze ricche di suggestioni. E così, grazie a questi elementi multimediali, la bocca della balena che ha ingoiato Pinocchio diventa luogo magico da vivere, nel quale immergersi, dedicato ai visitatori di ogni età che diventano i veri protagonisti delle Avventure.
Valore Cultura è il programma di Generali Italia per rendere l’arte e la cultura accessibile a un pubblico sempre più ampio.

Valore Cultura torna a Firenze con un’altra grande icona della cultura italiana, con il patrocinio della Fondazione Nazionale Carlo Collodi. Dopo Dante Alighieri e la sua Divina Commedia riletta nel 2016 da Venturino Venturi in chiave contemporanea, Generali Italia punta ancora sull’accessibilità delle grande arte, con iniziative per coinvolgere la comunità e i più giovani:

Seguendo questo spirito, sono previste giornate di apertura gratuita per tutti, laboratori didattici, visite guidate per appassionati e famiglie.
Iniziative per rendere l’arte accessibile ad un pubblico sempre più vasto ed essere un motore di sviluppo per il territorio e punto di riferimento per la comunità, alle quali si aggiungerà un’iniziativa di solidarietà: per ogni biglietto di ingresso alla mostra, 1 Euro sarà destinato al Centro “Ora di Futuro” che aprirà a Firenze.

“Ora di Futuro” è un’iniziativa promossa da Generali Italia e The Human Safety Net per i bambini attraverso scuole, famiglie e le Onlus L’Abero della Vita, Mission Bambini e il Centro per la Salute del Bambino. Nel primo anno aperti 11 Centri per supportare famiglie in difficoltà con bambini da 0 a 6 anni in collaborazione con le Onlus partner.

Le oltre 50 opere in mostra – tra sculture in legno, ferro e cartapesta, dipinti, bronzi, foto e video – sono di artisti come Giacometti, LaChapelle, Munari, Paladino, Calder, Ontani, McCarthy, Jim Dine, Venturino Venturi e altri ancora che hanno fatto di Pinocchio l’interprete delle inquietudini della contemporaneità/l’icona del nostro tempo, afferrandone la natura metamorfica.
Curata da Lucia Fiaschi, nella splendida cornice di Villa Bardini, l’esposizione traccia un percorso specchio del viaggio della creatura collodiana, in oscillazione tra ingenuità e furbizia, autonomia e soggezione, e infine tra la vita e la morte.
Sette le sezioni della mostra che raccontano le mille sfaccettature dell’enigmatica creatura: Pinocchio (non) è un Re; Pinocchio (non) è un burattino; Pinocchio (non) è un uomo; Pinocchio (non) è morto; Pinocchio (non) è Pinocchio; Pinocchio (non) è una maschera; Pinocchio (non) è un bambino. Ad accompagnare il visitatore anche delle installazioni multimediali in dialogo con le opere esposte.
Straordinaria invenzione, metafora di ogni possibile metafora, toscano e universale, aperto a tutte le possibili letture, Pinocchio, nato sullo scorcio dell’ottocento, è una creatura novecentesca. Il novecento l’ha manipolato, l’ha passato al setaccio, l’ha sottoposto, maschera tragica, al lento crogiuolo delle proprie immani tragedie, e il burattino ha superato l’insuperabile: incredibilmente, egli vive.

Con il patrocinio del Comune di Firenze e della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, Enigma Pinocchio. Da Giacometti a LaChapelle è una mostra prodotta e organizzata da Generali Valore Cultura, Fondazione CR Firenze e Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron con il coordinamento del Gruppo Arthemisia, in collaborazione con Unicoop Firenze.

Florence Biennale 2019

Ha preso il via la XII edizione di Florence Biennale – Mostra internazionale di arte contemporanea e design. Nel Padiglione Spadolini della Fortezza da Basso di Firenze, fino a domenica 27 ottobre si potranno ammirare le opere di ben 747 espositori (484 artisti e 263 designers) provenienti da 78 paesi di cinque continenti.

Molto nutrito anche il programma degli appuntamenti in calendario nella terza e quarta giornata della manifestazione.

Domenica 20 alle 11, nell’area teatro si terrà la consegna del Premio “Lorenzo il Magnifico” alla Carriera, per la scultura, all’artista messicano Gustavo Aceves. La motivazione recita: “per aver magistralmente rappresentato, attraverso la scultura, frammenti di storia dell’umanità che evocano valori di civiltà e al tempo stesso veicolano un monito a non ripetere gli orrori verificatisi nella storia dell’Umanità e delle sue migrazioni”. Aceves, che sin dagli esordi ha ricevuto diversi premi, ha esposto i suoi lavori scultorei e grafici in sedi prestigiose del “vecchio e nuovo mondo”, fra cui il Museo del Prado, il Museo d’Arte Contemporanea di Sabbioneta, il Museo d’Arte Contemporanea di Beijing, il Museo d’arte Moderna INBA, il Cheek Gil Museum, il Museo del Palazzo di Belle Arti di Città del Messico e il Museo Amparo di Città del Messico. L’artista interverrà alla Florence Biennale, dove esporrà due dei quattro cavalli monumentali del progetto work-in-progress “Lapidarium – per superare i confini”, che prevede la realizzazione di cento cavalli monumentali. Dopo aver varcato l’Arco di Costantino e la Porta di Brandeburgo, il progetto approderà a Firenze, nel cortile della Fortezza da Basso, che ospiterà il grande Cavallo fuso in bronzo bianco e posizionato su una sequenza calibrata di undici blocchi della nobile breccia medicea a simboleggiare il Mare Nostrum. Oltre a raccogliere l’eredità millenaria di culture distanti, i Cavalli di Aceves sono realizzati sperimentando materiali e processi diversi, che conferiscono loro valenza simbolica e rimandano al progetto di monumento equestre in onore di Francesco Sforza, commissionato a Leonardo da Ludovico “il Moro”, ma mai realizzato, di cui rimangono però i disegni.

Alle ore 14 è in programma la presentazione del progetto “EpiMimesis – EpiZone V: Shifthing Identities” di Joanna Hoffmann con EpiLab Team (Art & Science Node Berlin), mentre un’ora più tardi si parlerà del progetto di Harper’s Bazaar (Cina).

Alle 16 l’artista giapponese Liku Maria Takahashi esporrà una sua installazione e coinvolgerà grandi e piccini nel suo workshop all’insegna della creatività e dialogo fra i popoli, il “Maris National Flag Project”; quindi alle 17 spazio alla performance di Eldarin Yeong dal titolo The Meal of Madam Candlestick e, alle 18, appuntamento con la lecture di Gregorio Luke (membro della Giuria internazionale di Florence Biennale, sezione Arte), dedicata a Leonardo da Vinci.

Il programma degli appuntamenti di lunedì 21 ottobre inizierà alle 14 con la Proiezione del film L’Architecte Textile di Mika’Ela Fisher, seguita alle 16 dalla presentazione dell’esito del workshop “Storia del gioiello/Archivio Bulgari” a cura di Paolo Torriti, Università di Siena, sede distaccata di Arezzo.

Quindi alle 17 sarà illustrato il progetto artistico “One World One Face” di Adoratorio, Digital Creative Agency, ed Erminando Aliaj, mentre alle 18 è prevista la cerimonia di consegna del Premio “Lorenzo il Magnifico” all’artista americano Anthony Howe. L’artista è famoso per le sue opere che, mosse dal vento, si trasformano in una sorta di creature in divenire, stelle o vortici. Sono “Opere come esseri viventi”, per dirla con parole di Carlo Ludovico Ragghianti. Howe sarà l’ospite d’onore della XII Florence Biennale e per l’occasione, negli spazi esterni della Fortezza da Basso, durante il periodo di apertura della mostra si potrà ammirare il frutto di un suo nuovo progetto mai esposto in Italia. Nato nel 1954 a Salt Lake City (Utah, USA), Anthony Howe è un artista tra i più innovativi della scena contemporanea. Le sue sculture cinetiche, mosse dalla forza del vento, hanno sbalordito il pubblico durante gli Academy Awards del 2017, così come avvenuto alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016, in Brasile.

E ancora alle ore 18 nell’area lounge del padiglione design proseguono gli appuntamenti di show cooking con noti chef italiani: domenica 20 Giuseppe D’Auria realizzerà sculture di verdura; lunedì 21, la foodblogger esperta di pianificazione, Stefania Storai, svelerà l’architettura del tortello.

Domenica 20 il pubblico potrà visitare la mostra dalle 10 alle 20, mentre lunedì 21 la mostra aprirà alle ore 14 e proseguirà fino alle ore 20; il biglietto d’ingresso costa 10 euro, ma sono previste numerose riduzioni (a tale proposito si può consultare la pagina web www.florencebiennale.org/convenzioni/).

Ufficio media: Marco Ferri, mob.+39-335-7259518; @mail: press@marcoferri.info

Shape Vision Paper

La Galleria Rizomi e Artètipi APS di Parma (Strada Nino Bixio 50) presentano, dal 30 ottobre al 20 dicembre 2019, la mostra PELLEGRINI / BURLAND: Shape Vision Paper, nata dalle ricerche della Galleria sulle forme d’espressione ai confini dell’arte contemporanea.

Curata da Nicola Mazzeo, l’esposizione sarà inaugurata mercoledì 30 ottobre, alle ore 18.00, alla presenza degli artisti Simone Pellegrini e François Burland.

«Burland – spiega il curatore – è un autodidatta, da sempre associato alla Collection de l’Art Brut di Losanna. I suoi lavori sono caratterizzati da modalità espressive rituali e artigianali, da una ricerca che si avvale del folklore e di diverse forme di cultura contemporanea. Pellegrini è docente di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. La sua formazione accademica si riverbera anche nelle sue composizioni: tecniche miste che fanno uso della monotipia. Gli artisti sono tuttavia accomunati dall’utilizzo della carta come supporto ricorrente e dall’invenzione di alfabeti di forme con cui generano un universo di possibilità espressive».

«Carte – si legge nel testo di Maria Chiara Wang – come teatro di narrazioni collocate in un tempo indefinito, cosparse di immagini drammaturgiche e scenografiche; palcoscenico per processioni coreografiche di forme organiche e antropomorfe che rendono lo spazio semantico; visioni atemporali, in cui l’intuizione apre le porte ai significati celati sotto il mantello figurativo. Chi si trova al cospetto delle opere di François Burland e di Simone Pellegrini viene sottratto al “qui e ora” e proiettato in una dimensione spaziotemporale “altra”, complessa, misteriosa»

«La carta da spolvero usata da Simone Pellegrini – scrive Marco Petrocchi – conserva una patina opaca, autunnale, una consistenza ruvida esaltante quel tratto che, fine e asciutto, progressivamente si fa linea volume contorno andatura statura figura. Ci troviamo contro a pitture rupestri, raffigurazioni allo stesso tempo selvatiche e rituali, stampinate sullo sfondo beige che diventa la loro pelle. Se Pellegrini usa la carta come pelle delle sue figure, François Burland la ricopre di materie pe-santi e granulose, una concrezione di tratti che si sovrappongono, legati da una reciproca forza di gravità, per creare uno spazio simile ad una galassia attraversata da scie di colori e geometrie cosmiche».

La mostra è accompagnata da un catalogo di sessanta pagine contenente, oltre alle riproduzioni delle opere, i contributi interpretativi di Marco Petrocchi (Galleria Gli Acrobati, Torino), Maria Chiara Wang e Cristina Principale.

La bi-personale è aperta al pubblico da lunedì a venerdì ore 9.00-18.00, oppure su appuntamento (t. 339 7931250 / 347 4670645), chiuso venerdì 1 novembre. Per informazioni: t. 0521 208520, m. 339 7931250, info@rizomi.com.

Simone Pellegrini, nato ad Ancona nel 1972, vive e lavora a Bologna, dove insegna Pittura all’Accademia di Belle Arti e ha sede il suo studio. All’attivo conta più di trenta mostre personali, a partire da “Rovi da far calce” del 2003, anno in cui con il “Premio Lissone”, primo di numerosi riconoscimenti, inaugura una lunga stagione esposizioni, pubblicazioni e fiere internazionali. Nel 2005 vince il Premio “SerrONE. Biennale Giovani Monza” e negli anni successivi è selezionato, tra gli altri, per il “9° Premio Cairo” nel 2008 e il “V Premio Fondazione VAF” nel 2012. Sue opere appartengono a Palazzo Forti di Verona; Casa degli Umiliati, Musei Civici di Monza; Ca’ la Ghironda ModernArtMuseum di Bologna; la collezione permanente di Bologna Fiere e quella Unicredit; Collezione Volker Feierabend e la collezione permanente della Provincia di Reggio Emilia. Ha realizzato per la casa editrice francese Fata Morgana il libro d’artista “Dans la chambre du silence”.

François Burland nasce in Svizzera, a Losanna, nel 1958. Alla fine di un’adolescenza problematica, comincia a disegnare da autodidatta, rifiutando ogni tipo di formazione. Dal 2011 conduce progetti artistici con giovani migranti rifugiati in Svizzera. Il lavoro di Burland è presente in numerose collezioni private e pubbliche, come la Collection de l’Art Brut di Losanna, il Du Mont Kunsthalle a Colonia e il Los Angeles County Museum.

 

Evento segnalato da:
Chiara Serri
M. +39 348 7025100
chiara.serri@csart.it

CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia Santo Stefano, 54
42121 Reggio Emilia
T. +39 0522 1715142
info@csart.it
www.csart.it

Naked Lunch Money

UNA è lieta di presentare la mostra personale di Stefano Serretta: Naked Lunch Money, terzo appuntamento del programma espositivo annuale presso Spazio Leonardo, il nuovo contenitore di Leonardo Assicurazioni – Generali Milano Liberazione, inaugurato nel 2018 a Milano.

ll lavoro di Stefano Serretta (1987, Genova) è sorretto da un rigoroso impianto storico e analitico, che mira ad evidenziare le fragili fondamenta autocelebrative del capitalismo globalizzato e della macchina comunicativa che lo regola, di cui l’uomo è protagonista e vittima allo stesso tempo. Con sguardo indagatore, Serretta evidenzia le contraddizioni e gli aspetti schizofrenici del nostro presente post-ideologico.

Per Naked Lunch Money, sulla gallery di Spazio Leonardo si presenta una nuova serie di lavori su carta, sviluppati a partire del progetto on-going Shanti Town, che mette in atto una mappatura sempre in divenire di colossali edifici incompiuti o collassati sotto il peso dei sistemi che rappresentano.

In Shanti Town, le silhouettes di questi “paradossi architettonici” sono il simbolo dello scontro sempre maggiore tra aspettative crescenti e opportunità declinanti: sono disegni che prendono corpo attraverso una ripetizione ossessiva delle scritte e “formule magiche” dell’economia neoliberista, come il motto too big too fail. Scritti a mano dall’artista, i mantra diventano i moniti che, ironicamente, sorreggono e tratteggiano uno spettacolo delle macerie sempre in bilico tra reale e verosimile.

Questa lunga serie di capricci architettonici, andrà a delineare uno skyline impossibile, instaurando una riflessione sull’abbandono, sul fallimento e sull’incompiuto nella nostra società contemporanea.

INFO
Stefano Serretta
Naked Lunch Money a cura di UNA
opening su invito mercoledì 23 ottobre 18.30 – 21.00
mostra 24 ottobre 2019 – 24 gennaio 2020
orari: dal lunedì al venerdì, 09.00 – 18.00

Spazio Leonardo
via della Liberazione 16/a, 20124 Milano
www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni: info@unagalleria.com
+ 39 339 17 14 400 | +39 349 35 66 535

Zeester

Giovedì 8 agosto 2019 alle ore 18.00 il Museo Civico di Castelbuono presenta al pubblico ZEESTER, la mostra personale di Lupo Borgonovo (Milano, 1985) in collaborazione con Ypsigrock Festival, giunto alla 23. Edizione (8-9-10-11 agosto).

Zeester, in olandese “stella marina”, è il titolo della mostra che l’artista ha scelto senza un riferimento preciso alle opere esposte, ma per il suo valore fonosimbolico: il suono che produce ma anche la forma delle lettere, cosi come accade nella poesia visiva o nelle sperimentazioni delle Avanguardie artistiche di inizio Novecento. Anche il rimando alla stella marina ricorda il famoso film del surrealista Man Ray, Étoile de mer (1928), un’ode alla bellezza ideale, geometrica, sovrapposta al corpo di una donna.

La geometria è un elemento ricorrente nei lavori di Lupo Borgonovo e ritorna continuamente nelle opere della serie Alix, esposte all’interno del Castello dei Ventimiglia.La serie è composta da disegni che raffigurano dei “mantelli” dipinti su carta di riso ed ispirati agli antichi “pianeti” o “casule”, preziosi paramenti liturgici conservati nella collezione di Arte Sacra del Museo Civico di Castelbuono. L’artista ha ripreso la forma dell’antica veste sacra, con un’apertura tonda per la testa del sacerdote, e l’ha dipinta con motivi floreali che richiamano gli arabeschi intrecciati nel XVII secolo con corallo e fili preziosi.

Il processo pittorico prevede la creazione di una forma simmetrica totale attraverso la piegatura della carta e pressando un lato sull’altro come in un test di Rorschach. La “pianeta” è una veste che avvolge il sacerdote (simbolicamente, come una piccola casa) durante la celebrazione della messa e deriva la sua forma dall’antico mantello da viaggio. Così l’artista ha raccolto da un viaggio in Cina i simboli che decorano queste forme, dai loghi delle aziende commerciali alle grafiche delle confezioni degli alimenti, un repertorio che non fa distinzione tra arte “alta” e arte “bassa”, cultura aulica e pubblicità, mescolando culture e separazioni storiche, rileggendo la tradizione con uno sguardo attraverso il presente.

Il percorso include anche la serie Babi, tre sculture in gomma siliconica, il calco al negativo della testa di un cinghiale in poliuretano, usato come obbiettivo nelle esercitazioni di tiro con l’arco, prestate dall’Associazione INCURVA di Favignana. Si tratta di un ulteriore distanziamento dalla forma originaria dell’animale, come si trova in natura, per diventare qualcos’altro: un oggetto sciamanico che evoca la dimensione rituale quando l’uomo era in contatto con la dimensione cosmica della sua esistenza.

Il progetto è fortemente legato al territorio perché è nato anche dalle suggestioni che l’artista ha raccolto durante gli ultimi viaggi in Sicilia – nel 2017, quando ha partecipato alla residenza INCURVA sull’isola di Favignana e nel 2018 quando ha partecipato a Raymond, evento collaterale di Manifesta 12 – in cui ha più volte visitato il Museo Civico di Castelbuono e studiato la sua collezione permanente.

A conclusione della mostra, un’opera sarà donata dall’artista ed entrerà a far parte della collezione permanente del Museo Civico. Rinnovando la collaborazione nata nel 2014, durante i concerti serali All’Ypsi Once Stage, palco principale di Ypsigrock Festival (9-10-11 agosto) sulla facciata del Castello dei Ventimiglia, sarà proiettato un video realizzato con la collaborazione di Valentina Di Vita e Antonino D’Arpa del Corso di Laurea in Disegno Industriale, Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Palermo, che hanno elaborato graficamente un archivio di immagini fotografiche di tessuti, tappezzerie, e altri materiali, raccolti da Lupo Borgonovo durante i suoi viaggi. Si tratta di dettagli di arazzi e tappeti che formano una concatenazione di forme e colori animati risalenti a stili ed epoche diverse.

In questo modo, ancora una volta, il monumento architettonico è trasformato in un’enorme e suggestiva superficie visuale. Inoltre, così come fatto nelle precedenti edizioni, da quando è nata la partnership tra il Museo Civico e Ypsigrock Festival, anche quest’anno l’atrio del Castello dei Ventimiglia ospiterà uno dei concerti inseriti nella line up del Boutique Festival dell’estate italiana: domenica 11 agosto alle ore 19 la scena sarà tutta per Ólöf Arnalds, cantautrice islandese, già nota come turnista dei Mùm e collaboratrice di Björk, per la sua unica ed esclusiva data in Italia. Il 6 agosto dalle 16.00 alle 18.00 l’artista sarà impegnato in un laboratorio educativo con i bambini all’interno del museo, dove i partecipanti, guidati dall’artista, avranno l’occasione di inventare animali inventati, mostri fantastici con cui realizzare le illustrazioni di una storia immaginaria.

Il Museo Civico di Castelbuono desidera ringraziare per la preziosa collaborazione la Galleria Monica De Cardenas di Milano peri l prestito delle opere, la prof.ssa Cinzia Garofalo del Corso di Laurea in Disegno Industriale, INCURVA, Giulio d’Alì e Genevieve Xhaet, e quanti hanno contribuito a rendere possibile il progetto.

Per maggiori informazioni:

http://www.lupoborgonovo.com/

Il Museo Civico ringrazia i propri partner per il sostegno alle attività culturali: Azienda Fiasconaro, Fecarotta Antichità, The Hotel Sphere, Palermo, Villa Catalfamo, Cefalù, Hotel Paradiso delle Madonie

Sogni digitali

Può l’evoluzione tecnologica cambiare il modo in cui percepiamo l’arte? È la domanda da cui muove “Sogni digitali” dell’artista fiorentina Daniela Corsini, in mostra nel Lu.C.C.A Lounge & Underground dal 6 al 25 agosto 2019 con ingresso libero. La definitiva transizione dall’homo sapiens all’homo tecnologicus segna una svolta profonda nel modo di interpretare le forme espressive, ribaltando posizioni consolidate ed invitandoci a rivedere i nostri capisaldi. Daniela Corsini parlerà di questi temi con il curatore della mostra Maurizio Vanni giovedì 8 agosto alle ore 18,30 all’inaugurazione ufficiale della sua personale.

Attraverso la rielaborazione di immagini, l’arte digitale ha cambiato profondamente l’approccio all’opera d’arte. Daniela Corsini ha compreso come questo nuovo modo di produzione artistica abbia abbattuto i confini tra forme espressive differenti, tra volumi e spazi, tra luce e ombra, tra finito e infinito, tra rappresentazione definitiva e suggerimento provvisorio. “Una vera e propria rivoluzione iconografica – spiega Maurizio Vanni – che entra nelle reali immagini del quotidiano alterandole, manipolandole e rielaborandole, offrendo così processi percettivi inediti. Ne scaturiscono composizioni quasi surreali laddove le forme, pur rimanendo riconoscibili, assumono ruoli e priorità visive del tutto nuove. Ciò che dovrebbe essere protagonista principale di un racconto visivo si trasforma in uno scenario periferico e, al contrario, tutto quello che siamo abituati a considerare comprimario o decorativo può evolvere nell’elemento più rilevante della composizione”.

Il codice comunicativo utilizzato dalla Corsini è prepotentemente attuale e costituisce un tema critico perché richiede una riflessione sul modificarsi del senso dell’arte in un’epoca che impone un continuo confronto tra l’uomo e i mondi digitali, ma anche sulle metodologie di analisi e interpretazione di opere che hanno come riferimento un inedito immaginario tecnologico. Le opere della Corsini vanno a rileggere i miti dell’arte antica o scene dell’oggi attraverso un linguaggio del tutto contemporaneo. “Con l’arte digitale – sottolinea Vanni – la scultura classica torna a colloquiare con il qui e ora, le ‘Maternità’ perdono i riferimenti spazio-temporali, le forme-feticcio modificano il loro significato perché ricontestualizzate o rese seriali, un paesaggio acquista connotazioni eterne dialogando visivamente con l’universo ed i sensi si ‘umanizzano’ prendendo sembianze di volumi fortemente evocativi che, pur non essendo del tutto identificabili, alludono a mondi familiari”.

La proposta artistica di Daniela Corsini si concentra sull’oggetto: parte dalla realtà tale e quale, dalla fotografia di qualcosa di definito che, senza perdere la connotazione di partenza, viene contaminato e riproposto in dimensioni potenzialmente infinite. Ne nascono immagini straordinarie che sembrano uscite dai libri di Philiph K. Dick. Visioni implausibili, ma credibili di sogni digitali.

Note biografiche Daniela Corsini
Daniela Corsini è l’iniziatrice e la figura più influente del Filtrismo®, movimento di fotografia pittorica sviluppato a Firenze alla fine del ‘900. Tra le personali nel suo percorso artistico si ricordano quelle presso: Librerie Feltrinelli di Firenze e Perugia (2005, 2007, 2008), “Caffè Giubbe Rosse” di Firenze (2006), Università Tiradentes e MUHSE-Museo Antropologico di Aracaju in Brasile (2006), Düsseldorf (2009), Digione (2010, 2015, 2018), Museo Archeologico Nazionale di Firenze (2010), Palazzo Medici Riccardi di Firenze (2011), Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles (2013), Gallo-Romeins Museum di Tongeren in Belgio (2013), Berlino (2014).
Le immagini di Daniela esplorano nuove dimensioni nei suoi particolari video, con accompagnamento musicale anche di autori contemporanei. Ad oggi, sono sette i video mostrati al pubblico (con uno inedito “nel cassetto”).
Tra gli incontri con la partecipazione attiva del pubblico si ricordano, in particolare, il dibattito “Luce, colore, sogno” presso l’Universidade Tiradentes e MUHSE-Museo Antropologico di Aracaju (2006), il laboratorio “Tra tecnica e percezione” presso la Scuola Media di Lastra a Signa (FI) per la Festa della Toscana 2008 ed il recente laboratorio-concorso per bambini “Artisti in Erba”. È in progetto con l’associazione A.I.S.D.O. un ciclo di incontri di arte-terapia.
Molteplici le collaborazioni con altri soggetti del mondo artistico, tra cui la video-installazione per un concerto del pianista Giovanni Pontoni e l’accompagnamento scenico per concerti del M° Giuliana Spalletti e del Quartetto Fo(u)r Woods. Per Fo(u)r Woods, Daniela ha realizzato la copertina del loro primo CD.
Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia, Belgio, Brasile, Francia, Stati Uniti.

DANIELA CORSINI. SOGNI DIGITALI
a cura di Maurizio Vanni
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Dal 6 al 25 agosto 2019
orario mostra: da martedì a domenica 10-19, chiuso lunedì
Ingresso libero

Incontro con l’artista giovedì 8 agosto 2019 ore 18,30

Per info:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca
tel. +39 0583 492180 www.luccamuseum.com info@luccamuseum.com

Addetto Stampa Lu.C.C.A.
Michela Cicchinè mobile +39 339.2006519 m.cicchine@luccamuseum.com

Corso in Pratiche Curatoriali e Arti Contemporanee

Il Corso in Pratiche Curatoriali e Arti Contemporanee è finalizzato alla formazione specifica della figura professionale del Curatore, la cui rilevanza nell’ambito del sistema artistico-culturale ed espositivo è sempre più determinante. Il corso si propone di formare operatori nel settore dell’arte contemporanea con una specifica preparazione nel campo della curatela di mostre, eventi artistici e culturali.

La figura del Curatore nasce in connessione con la storia più recente delle arti visive, con il contesto sociale/economico e culturale, con le concezioni storico-critiche e teoriche più recenti. La formazione nel settore delle arti visive è considerata connessa a conoscenze di scienze e storia sociale, filosofia, sociologia, semiotica, economia. Attraverso un percorso multidisciplinare verranno impartite nozioni di allestimento, strategie della comunicazione (on-line e off-line), organizzazione e pianificazione progettuale, gestione delle risorse finanziarie, gestione delle risorse umane, marketing, analisi-metodo-gestione della sponsorizzazione, management.

Il Corso in Pratiche Curatoriali e Arti Contemporanee associa a una solida formazione nel campo della produzione delle arti visive l’esperienza e la professionalità di figure di rilievo nazionale ed internazionale, per un programma curatoriale altamente qualificato. La conclusione del Corso vede i giovani curatori impegnati nella realizzazione di un evento espositivo organizzato da loro in tutte le sue fasi: dall’ideazione iniziale all’allestimento concreto, occupandosi trasversalmente degli aspetti di marketing e comunicazione.

Obiettivi, profili e sbocchi professionali
Uno degli obiettivi del corso è formare delle figure professionali e manageriali globali, capaci di gestire le risorse artistiche e culturali di un territorio con un’ottica innovativa, fornendo loro gli apparati critici e gli strumenti pratici per interagire e relazionarsi con i numerosi soggetti che operano nell’ambito della produzione artistica. Operare nel campo dell’arte contemporanea significa relazionarsi con una serie di protagonisti quali artisti, giornali, gallerie, istituzioni pubbliche. Oltre alle occasioni fornite dai laboratori e dalle lezioni frontali, offriamo ai nostri studenti i contatti per proseguire la loro formazione ed acquisire nuove competenze, attraverso una rete di partner istituzionali presso i quali sono attivi servizi di stage e tirocinio.

I corsisti possono inoltre usufruire dei servizi e degli spazi espositivi della School for Curatorial Studies Venice, capace di ospitare iniziative individuali e progetti artistici sperimentali. I corsi si svolgono presso la sede di A plus A di Venezia.

La School for Curatorial Studies Venice è una sede espositiva no-profit, da anni attiva a Venezia nella promozione di mostre ed eventi di arte contemporanea. L’evento espositivo verrà realizzato a Venezia è sarà organizzato dalle nostre strutture in collaborazione con partner privati.

Docenti
I docenti che hanno partecipato ai corsi precedenti: Chiara Barbieri (coll. Guggenheim), Chiara Bertola (fond. Querini Stampalia), Stefano Cernuschi (Mousse magazine), Francesca Colasante (Coll. Pianult), Matt Williams (ICA Londra), Marco Giacomelli (Artribune), Andrea Goffo (fond. Prada), Luca Lo Pinto (Kunsthalle Vienna), Filippo Lotti (Sotheby’s), Alessandro Rabottini (Miart), Giacinto di Pietrantonio, M-L-XL studio, Maria Chiara Valacchi (Cabinet Milano), Angela Vettese.

Durata e struttura del corso
Il corso ha una durata complessiva di 600 ore di contatto e circa 200 ore di studio individuale a cui farà seguito la realizzazione di un progetto espositivo.

Le lezioni si tengono dal lunedì al venerdì dalle ore 9:30 alle ore 13:30 e dalle 14.30 alle 17.30 presso la sede della Curatorial School Venice. La mattina è occupata dalle lezioni frontali, finalizzate a fornire gli strumenti concettuali e operativi per gestire autonomamente un evento espositivo.

Le ore pomeridiane saranno dedicate agli approfondimenti tematici attraverso seminari e workshop. Il corso prevede l’elaborazione di un progetto di mostra che verrà discusso e analizzato insieme, per verificarne la possibilità di una realizzazione concreta da parte degli studenti. A tutti sarà infatti data l’opportunità di sviluppare i propri progetti curatoriali confrontandosi direttamente con i curatori e con gli artisti chiamati a collaborare.

Inoltre, si organizzeranno incontri e visite guidate ai musei e alle mostre che animano la ricca offerta culturale della città di Venezia. La frequenza è obbligatoria all’80%.

Il Corso è composto da tre fasi:
• Prima fase: analisi della pratica curatoriale.
• Seconda fase: metodologia allestitiva
• Terza fase: l’attuazione delle strategie curatoriali.
dal 28 Ottobre – 18 dicembre 2019

Questa prima fase è incentrata sulla preparazione teorica in cui le lezioni frontali saranno affrontate la mattina, mentre il pomeriggio sarà dedicato a lezioni di approfondimento, seminari e visite guidate. Gli studi sulla storia della pratica curatoriale saranno integrati da una serie di lezioni “think-tank” imperniate sull’inquadramento storico e teorico della pratica curatoriale. Verranno presentati e analizzati i portfolio dei giovani artisti e saranno eseguite delle esercitazioni pratiche sulla strutturazione di testi curatoriali. Lo studente avrà modo di attuare una metodologia di studio in cui si alterneranno lezioni di carattere teorico a laboratori di studio sulla pratica espositiva e incontri dedicati alla ideazione della mostra. Verso il termine di questa prima fase i curatori si divideranno in équipe, iniziando a lavorare concretamente all’elaborazione della mostra. Saranno definiti gli aspetti tecnici legati a comunicazione, logistica e allestimento, progetto visivo, budget e sponsorizzazioni.

B) Seconda Fase: dal 14 gennaio – 15 febbraio 2020
La seconda fase oltre alle lezioni e agli incontri di approfondimento prevede un’intensificazione del lavoro sul campo in cui gli studenti sono direttamente coinvolti in una serie di attività concrete necessarie alla realizzazione della mostra finale. Saranno definiti tutti gli aspetti tecnici legati a comunicazione, logistica ed allestimento, progetto visivo, budget e sponsorizzazioni. Le nostre strutture provvederanno al coordinamento dei soggetti coinvolti.
Viaggio studio (facoltativo): Roma e Napoli – dal 18 – 23 febbraio 2020

Ad ogni edizione del corso viene scelta una capitale europea particolarmente interessante per la presenza di artisti, gallerie private e istituzioni da visitare e incontrare. In questo ambito gli studenti che partecipano al viaggio avranno modo di incontrare professionisti che operano da anni a un livello internazionale e di creare una rete di contatti utili per la loro carriera professionale.

Terza fase: dal 25 febbraio al 24 aprile 2020
L’ultima fase vedrà tutti i partecipanti mettere in pratica le nozioni acquisite e lavorare alla realizzazione della mostra. Trasporti, assicurazioni, logistica, coordinamento degli artista/i saranno al centro delle attività degli studenti.

Tematiche e Moduli didattici:

Management e organizzazione
1 Ideazione e management di mostre d’arte ed eventi culturali.
2 Analisi costi e benefici. Studio di fattibilità degli eventi artistici e culturali
3 Organizzazione e gestione delle risorse umane Marketing e comunicazione.
4 Relazioni istituzionali e fundraising
5 Strategie di comunicazione locali, nazionali e internazionali
6. Storia delle Idee e delle pratiche artistiche.
7. Storia dell’arte contemporanea
8. Architettura, design e storia degli spazi espostivi
9. Pratiche curatoriali dal ‘900 ad oggi

Requisiti di ammissione
Il corso è aperto a tutti coloro che sono in possesso almeno di un diploma di scuola media superiore e si rivolge a chi voglia approfondire le proprie conoscenze sulle tendenze e i linguaggi più innovativi dell’arte contemporanea per essere introdotti alla professione di curatore e quindi fare un’esperienza concreta di curatela sul campo.
• Per le modalità di iscrizione visitate il sito www.corsocuratori.com.
• Il termine per inviare le domande di ammissione al corso è fissato al 10 settembre 2019.
• Al termine del corso si rilascia un certificato di studio avanzato nella pratica curatoriale.
• E’ preferibile avere una buona conoscenza della lingua inglese.
• La School for Curatorial Studies Venice non copre le spese di vitto e alloggio. Coloro che avessero bisogno di un supporto per trovare una sistemazione possono rivolgersi alla nostra struttura.

IL CORSO È VALIDO PER L’ACQUISIZIONE DI CREDITI FORMATIVI UNIVERSITARI E RICONOSCIUTO DALL’ORDINAMENTO PUBBLICO

Il corso è organizzato in collaborazione con il Comune di Venezia, Artribune.

Partner della scuola: We Exhibit

Contatti e informazioni:

Informazioni iscrizioni: info@corsocuratori.com
Tel +39 041 2770466

Le domande di ammissione possono essere scaricate su: www.corsocuratori.com

Termine iscrizioni 10 settembre 2019

I documenti completi devono essere spediti a: info@corsocuratori.com

Pasolini e le donne

Il Museo Piermaria Rossi di Berceto (PR) ospita, dal 28 luglio al 15 settembre 2019, “Pasolini e le donne”, mostra promossa dall’Associazione Culturale Sentieri dell’Arte con il patrocinio di Comune di Berceto, Borghi Autentici e Regione Emilia Romagna. Curata da Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi con opere provenienti dalla collezione privata di Giuseppe Garrera, l’esposizione sarà inaugurata sabato 27 luglio alle ore 17.30. Saranno presenti i curatori.

La mostra indaga il rapporto tra Pier Paolo Pasolini e le donne, cioè cosa significa vivere e celebrare la diversità, e quella condizione di inadeguatezza nei confronti dei poteri e dei soprusi. Le donne hanno insegnato a Pasolini un modello di comportamento poetico e civile, l’importanza di non accettare compromessi, di restare fedeli a se stessi.

Oltre 90 fotografie originali, prime edizioni, manoscritti e documenti ripercorrono la speciale genealogia di donne di Pasolini (la madre Susanna, Giovanna Bemporad, Silvana Mauri, Elsa Morante, Laura Betti, Anna Magnani, Silvana Mangano, Maria Callas, Amelia Rosselli, Anna Maria Ortese, Elsa De’ Giorgi, Oriana Fallaci, ecc.): amori e amicizie che hanno costituito esempi di resistenza al mondo corrente, insegnando una poesia coraggiosa, fieramente diversa e sempre in rivolta. Il femminile, dunque, come genealogia d’intelletto, e una schiera di donne non addomesticate dalla società borghese e patriarcale.

Un’esposizione intima, iconica, che attraverso scatti originali e rari permette di “vederli” questi legami, di spiare il rapporto e l’intimità di Pasolini con ognuna di queste donne, e di costituire per lo spettatore una processione di idee, di divinità, di modelli o di incarnazioni scomode del femminile. Pur nella concentrazione ed essenzialità, una particolare attenzione viene dedicata ad alcuni legami profondi con figure femminili eccezionali, ancora da scoprire e indagare, prima fra tutte Giovanna Bemporad, Laura Betti, Lorenza Mazzetti e Silvana Mauri.

L’esposizione sarà visitabile domenica 28 luglio con orario 10.00-12.30 e 16.00-19.30, dal 1 al 25 agosto 2019 ore 10.00-12.30 e 16.00-19.30, dal 26 agosto al 15 settembre aperto solo di sabato e domenica con orario 10.00-12.30 e 16.00-19.30.

Per informazioni: T. +39 393 6710042, info@sentieridellarte.it, www.museopiermariarossi.it.

Sacro e Profano

La Fondazione Maimeri di Milano presenta la mostra fotografica dell’Artista Monica Silva (www.msilva.photography/) – fotografa brasiliana di fama internazionale, grande ritrattista e versatile artista – “Sacro e Profano” in esposizione presso lo spazio M.A.C. di Milano (Piazza Tito Lucrezio Caro, 1) dal 17 al 21 Settembre 2019.

Sacro & Profano

In esposizione vi saranno 40 opere della fotografa, da quelle più famose agli ultimi scatti inediti, tratte dai suoi famosi portraits e dai progetti “Banana Golden Pop Art” (2014), “Lux et filum – una visione contemporanea di Caravaggio” (2015), “Flower Power Series Pop Art” (2018), “Coca Cola Series” (2019) e “Sexy Pop Fruit Series” (2019).

“Il titolo “Sacro e profano” – spiega Andrea Dusio, al quale è affidato il progetto di curatela della mostra – rimanda ad una dimensione intangibile che riguarda la capacità della retina di registrare qualcosa che l’obbiettivo non vede, e che appartiene a un atto magico, misterioso. [..] Quello che noi europei chiamiamo realismo magico non è altro che l’accettazione, o perlomeno la messa in discussione, di un elemento non spiegabile, irriducibile alla logica, e che però fa parte della realtà.”

Sacro e Profano
Spazio M.A.C. Piazza Tito Lucrezio Caro 1, Milano
Dal 17 al 21 Settembre 2019

Vernissage: 17 Settembre 2019 a partire dalle ore 18.30

Saggi in catalogo di: Gillo Dorfles, Gianluigi Colin, Vincenzo Trione, Roberto Muti, Angelo Bolzani, Denis Curti.

Sinestesie

La Fondazione Antonio e Carmela Calderara, in collaborazione con Paola Sosio Contemporary Art, inaugura il programma espositivo del 2019 con la mostra fotografica Sinestesie, dove le opere di Luca Gilli dialogano con quelle esposte nella casa museo.

La mostra nasce da un’intuizione della storica dell’arte e curatrice Angela Madesani, che ha pensato di accostare le opere pittoriche di Antonio Calderara, protagonista dell’arte del XX secolo, con le fotografie di Luca Gilli, fotografo emiliano.
Gilli espone alcuni lavori del passato come Blank, Un musée après, Incipit e altre opere realizzate in situ per questo progetto durante un soggiorno presso la Casa Museo di Antonio Calderara.

Proprio la casa museo è l’ambiente che accoglie questa esposizione, la casa dove sono custodite molte delle opere di Calderara e soprattutto la sua preziosa collezione, che annovera quadri, sculture e installazioni di artisti del Novecento di rilevanza internazionale, con i quali il Maestro ha intrattenuto intensi rapporti di amicizia.

Da questo progetto è nato un dialogo raffinato, in cui le due ricerche poste a confronto danno vita a una particolare armonia visiva e connessione tra i due artisti che, senza essersi mai conosciuti, con età, tradizioni e medium differenti lavorano sulla soglia tra il visibile e l’invisibile, con una straordinaria consonanza di spirito. Come due anime affini.

Come ben descrive la curatrice Angela Madesani, le opere di Gilli sono “lavori silenti in cui a dominare sono il bianco, il vuoto, ma, il più delle volte, il punctum è costituito dal colore: una macchiolina, una striscia. Punti mobili che diventano un pretesto di viaggio all’interno dell’opera”.

Sono lavori che inducono l’osservatore a riflettere, come ben sintetizza Paola Bacuzzi, responsabile scientifico dell’Archivio Calderara, soprattutto “nei piccoli dettagli cui abitualmente non prestiamo attenzione, ma ‘scelti’ da Gilli, emerge una bellezza che ti sorprende, costringendoci a rallentare per un attimo, a rimanere in silenzio e guardare”.

Materia e Luce sono i protagonisti della mostra e del lavoro dei due artisti, pur utilizzando media diversi, come la pittura e la fotografia. Dice Angela Madesani: «I loro lavori sono dei quesiti comuni sulla purezza, sull’essenza, sul senso stesso del fare arte […] Luca Gilli nei suoi scatti alla Fondazione, non ha fotografato i quadri del maestro, ha piuttosto colto dei dettagli, dei particolari, che riescono a rendere il sapore di quel luogo, così intriso della presenza di Antonio Calderara, del suo gusto, delle sue scelte, dando vita, appunto, a sinestesie visive”.

Luca Gilli (1965) vive e lavora a Cavriago, Reggio Emilia. Sviluppa la sua ricerca fotografica da molti anni e le sue opere fanno parte di collezioni private e di musei pubblici di fotografia e di arte contemporanea italiani ed europei. Numerose le mostre personali in Italia, in Francia e nel mondo organizzate da prestigiose istituzioni pubbliche e gallerie private e le presenze in esposizioni collettive. Diverse le partecipazioni a cataloghi collettivi e le pubblicazioni personali, tra le quali Blank (2011) con un prestigioso saggio critico di Quentin Bajac, attuale direttore del Jau de Paume di Parigi, già responsabile del dipartimento di fotografia del MoMA di New York, e nel 2016 Incipit (Skira) a cura di Walter Guadagnini. Tra le sue più note ricerche, “Blank”, “Raw state”, la serie “Un musée après” e il più recente progetto “Incipit”, oggetto principale della mostra personale “Di/Stanze” a cura di M. Bergamini ad inizio 2018 al Museo Diocesano – Chiostri di S. Eustorgio a Milano. “Interno in surreale” è il solo show presentato ad ArtVerona 2018, a Torino durante l’Art Week e da inizio 2019 in Bocconi a Milano, sempre a cura di M. Bergamini. Da Giugno 2019 realizza la mostra personale Sinestesie a cura di A. Madesani con e alla Fondazione Antonio Calderara a Vacciago (No) ; seguono ad Agosto la mostra “Plenum” a cura di Marina Guida a Villa Lisys a Capri e a Novembre 2019 ospitata dal Maschio Angioino a Napoli. Entrambe le mostre sono accompagnate da un catalogo. Paola Sosio Contemporary Art è la sua galleria di riferimento e lo supporta nelle molteplici attività.
Hanno scritto del suo lavoro eminenti firme della critica di fotografia e arte contemporanea e importanti esponenti della cultura in Italia e Francia.

SINESTESIE
di Luca Gilli
A cura di Angela Madesani

22 giugno – 8 settembre 2019
Inaugurazione sabato 22 giugno 2019 ore 17.00

Fondazione Calderara
Via Bardelli 9, Vacciago di Ameno (NO) Lago d’Orta

Orari di apertura:
da martedì a venerdì ore 15.00 – 19.00
sabato e domenica ore 10.00 – 12.00 | 15.00 – 19.00

Catalogo a cura di Angela Madesani
testi di A. Madesani, E. Misserini, P. Bacuzzi

Per info:
Fondazione Calderara +39 02.6555463 – archiviocalderara@gmail.com
Paola Sosio Contemporary Art +39.340.8679527 – paolasosiogallery@gmail.com

Ufficio stampa
Maria Chiara Salvanelli Press Office & Communication
Maria Chiara Salvanelli
Mob +39 333 4580190 – email mariachiara@salvanelli.it

Premio Il Segno

Si apre sabato 13 luglio 2019 alla Vi.P. Gallery di Valle Camonica (Via Nazionale, 35, Niardo, BS) la mostra straordinaria delle opere dei Vincitori e dei Segnalati delle varie sezioni della Nona edizione del “Premio Il Segno”.

QUESTI I VINCITORI e i segnalati dei vari premi le cui opere saranno esposte alla Vi.P. Gallery fino al 1 settembre 2019 (ogni sabato e domenica dalle 11 alle 19, altri giorni su appuntamento)

Premio Emilio Vedova, per la miglior opera astratta a Walter Bernardi e Carlo Fontanella, ex aequo. Segnalazione d’onore: Paola Gamba. Altri segnalati: Alberto Besson, Angela Consoli, Mark Cattaneo

Premio Marc Chagall, per la miglior opera figurativa, non assegnato. Segnalati Luisa Ghezzi, Gabriele Marchesi, Chiara Mazzotti, Angelo Petrucci, Emmanuella Zavattaro.

Premio Man Ray, per la miglior opera fotografica, a Gabriele Panteghini (anche Premio Jean Michel Basquiat, miglior under 30 e Premio Vallecamonica, miglior artista camuno) Segnalato Marco Lombardo

Premio Lucio Fontana, per l’opera più originale, a Morgan Zangrossi. Segnalato Michel Patrin

Premio Bartolomeo Dotti, per la miglior opera poetica, a Luigi Besana

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Il Premio, organizzato per la prima volta nel 2009 dalla allora appena nata Galleria Zamenhof di Milano, (che nel corso dell’ultimo decennio si è distinta per la realizzazione di mostre ed eventi in prestigiosi spazi in tutta Italia, da Lecce, Castello di Carlo V, a Napoli, Castel dell’Ovo, Venezia, Palazzo Zenobio, Ferrara, Torino, Roma, ecc.), ha visto nel corso degli anni avvicendarsi importanti figure a presiedere la Giuria (da Rossana Bossaglia a Paolo Levi, da Sergio Dangelo a Riccardo Licata) e si è distinto per un carattere “nomade” delle sedi: prima la stessa Galleria Zamenhof di Milano, poi Palazzo Zenobio a Venezia, ed infine Palazzo Racchetta a Ferrara.

Premio Il Segno 2019

La GIURIA

Paola Caramel, curatrice, fondatrice e direttrice di G’Art, Galleria delle Arti – Venezia

Valentina Carrera, artista, fotografa e curatrice, co-fondatrice di Zamenhof Art, direttrice dello Spazio E di Milano e dello Spazio Eden di Cislago (VA)

Francesco Giulio Farachi, critico d’arte e curatore, direttore artistico di Muef Art Gallery – Roma

Giuseppe Ferraina, direttore Archivio Fotografico Ferraina, direttore artistico di Novegro PhotoDay

Michele Govoni, giornalista e critico, presidente della Associazione Amici dell’Arte di Ferrara

Giulia Mazzolani, curatrice e organizzatrice di eventi, già collaboratrice presso Peggy Guggenhaim di Venezia, fondatrice e direttrice della residenza per artisti R.U.C. a Cividate Camuno (BS)

Virgilio Patarini, artista, critico e curatore, co-fondatore e direttore di Zamenhof Art (Milano) e della Vi.P. Gallery di Vallecamonica (BS)

Roberta Sole, curatrice Muef Art Gallery – Roma

Membro d’onore: Alla Kozhevnikova, curatrice russa, consulente Vi.P. Gallery

Per ulteriori approfondimenti e la storia del Premio vedi il sito ufficiale: https://premioilsegno.jimdo.com/

Per approfondire in generale l’attività della Vi.P. Gallery – Virgilio Patarini Arte Contemporanea e di Zamenhof Art vedi il sito: https://www.zamenhofart.it/

La Vi.P. Gallery è in via Nazionale, 35, a Niardo (BS), cioè a metà della Valcamonica, pochi km prima del principale sito archeologico dei Graffiti Camuni e pochi km dopo i principali siti archeologici di epoca romana di Cividate Camuno, collocata lungo la vecchia statale che risale la Valle dal Lago d’Iseo verso Ponte di Legno e il Passo del Tonale, tra Breno e il bivio per Losine. A un’ora e mezza circa di auto da Milano. Con ampio parcheggio privato davanti. Per chi arriva da Milano, Bergamo o Brescia: all’uscita Breno Nord della superstrada SS42 proseguire sulla vecchia statale verso nord in direzione Capo di Ponte per 1000 m: la Vi.P. Gallery è sulla destra, difronte al distributore. Su Google Map cerca “Vi.P. Gallery – Virgilio Patarini Arte Contemporanea”

Zamenhof Art
email: galleria.zamenhof@gmail.com
sito: www.zamenhofart.it

Vi.P. Gallery – Virgilio Patarini Arte Contemporanea
Località Crist, via Nazionale, 35, 25050 Niardo (BS)
cell. 3392939712 sito: https://vip-gallery.business.site/

SpazioE
Milano, Alzaia Naviglio Grande, 4
email: aestdelleden@libero.it

La sfida di Icaro

Chi non ha mai cercato di uscire fuori dalla prigione ovattata delle convenzioni sociali, di liberarsi dai lacci delle prassi precostituite e diventare finalmente artefice del proprio destino? Partendo dal mito greco di Icaro, l’artista siciliano Giuseppe Ciccia affronta questa tematica nella mostra personale dal titolo “La sfida di Icaro”, a cura di Maurizio Vanni, che sarà ospitata nel Lu.C.C.A. Lounge & Underground dal 9 luglio al 4 agosto 2019 con ingresso libero. Per approfondire i temi e la poetica di Ciccia sabato 13 luglio 2019 alle ore 18,30 si terrà inoltre l’incontro con l’artista e il curatore.

Le opere di Giuseppe Ciccia sono l’emblema della libertà espressiva, un puro ritmo di segni, colore e luce, ma al tempo stesso anche degli stargate dimensionali che ci mostrano nuove ottiche di percezione della realtà. La sua è una costante ricerca dell’oltre per uscire dal labirinto della quotidianità e sconfiggere il Minotauro che la abita. “La leggenda ci insegna – spiega Maurizio Vanni – che il labirinto non può essere superato e che il mostro non può essere sconfitto se rimaniamo nella loro stessa dimensione. L’unica azione che può salvare l’uomo-artista è legata a un processo esoterico che lo conduce a trascendere la realtà narrata. Per mezzo dei suoi dipinti e delle sue perentorie gestualità strutturali, Ciccia ci ricorda che la realtà non può essere negata o destrutturata, ma può essere superata con la forza dell’ingegno, l’imprevedibilità della creatività e la determinazione delle proprie azioni artistiche”.

La caduta di Icaro e il suo perdersi nel nulla rappresentano il rischio dell’illimitatezza: un errore fatale quello di non rispettare i propri limiti. Icaro non ascolta gli avvertimenti del padre Dedalo e tenta la via di fuga. Visto con gli occhi dell’artista siciliano, il suo non è tanto un desiderio di immortalità o di confronto con gli dei, ma un processo di auto-conoscenza attraverso il quale scopre che il labirinto è di fatto una costruzione della mente, una struttura che rinchiude e inganna per una falsa idea di libertà che trasmette. “Ciccia – prosegue Vanni – propone lavori esperienziali, piattaforme emozionali e una fabbrica di ali che permettono un radicale cambio di prospettiva, un’ascesa verso l’alto per percepire il Tutto con più chiarezza e per allontanarsi dall’inganno del materialismo e dei facili successi. La soluzione del labirinto non si trova al suo interno, ma dentro ognuno di noi. Il progetto di Icaro è geniale perché lungimirante e possibile: uscire dal labirinto mette a repentaglio i pensieri e le energie negative (anche se andare oltre i nostri limiti può far sciogliere la cera che tiene unite le piume delle ali), e al tempo stesso ci offre i beni che hanno più valore: la libertà e la possibilità di essere artefici del proprio destino”.

Ciccia ci fa capire come ognuno di noi possa essere Icaro, incarnare la sua ambizione, la sua dedizione e i suoi insegnamenti scoprendo in sé qualcosa di unico, vitale e prezioso, che non corrisponde al respiro o al battito cardiaco, ma che abita nel cuore e nella mente e che nel sogno e nell’estasi si manifesta liberamente: l’anima.

Note biografiche Giuseppe Ciccia
Giuseppe Ciccia nasce a Messina nel 1946. Dopo aver conseguito il diploma all’Istituto Statale d’Arte di Messina, si trasferisce a Firenze dove completa gli studi di pittura all’Accademia di Belle Arti con i Maestri Gastone Breddo, Giancarlo Caldini, Silvio Loffredo. Dopo la laurea, consegue l’abilitazione all’insegnamento come docente di Disegno e Storia dell’arte, Pittura e Anatomia Artistica.
È negli anni ’60 che emerge sul palcoscenico artistico con opere ispirate alla Pop Art anche se in seguito sarà influenzato dall’Espressionismo Astratto. Nel 1975 fonda il Movimento artistico denominato “Assurgentismo”, con il chiaro intento di riportare l’arte al centro della vita, alla sua condizione naturale intesa come evoluzione dello spirito, e partecipa alla X Quadriennale di Roma “La Nuova Generazione”.
Nel 1983 interviene alla Mostra Internazionale del Cinema della Biennale di Venezia con “Immagini/Azioni” delle postcard scelte appositamente per lanciare un messaggio attraverso un segno pubblicitario estrapolato dall’architettura della laguna.
Tra le mostre più rilevanti: nel 2002 “Tralci” presso i Chiostri e la Sala d’Armi della Basilica di S. Maria a Impruneta (FI); nel 2005 la partecipazione alla Biennale “The Art Card” allo Sharjah Art Museum, Emirati Arabi Uniti; nel 2006 “Alchimie… Silenzi e Vibrazioni” alla Galleria del Palazzo Coveri a Firenze; nel 2007 espone al Ming Yuan Art Center e al Wison Art Center di Shanghai, Cina; nel 2008, in occasione della Fiera del Lusso, espone al Mondo Arte Gallery di Dubai; è del 2009 “Finestra Sul Passato” all’Area e Museo Civico Archeologico di Fiesole (FI); nel 2013 “Memoria e Divenire”, retrospettiva 1963-2013 per il 50° di Attività artistica nelle Sale Fabiani di Palazzo Medici Riccardi, Firenze; è del 2015 la mostra “Assurgentismo”, per i quarant’anni del Manifesto, al Chiostro di Villa Vogel a Firenze.
Ciccia ha partecipato a varie Fiere d’arte in Italia e all’estero. Sue opere sono presenti in diversi spazi pubblici tra cui: Senato della Repubblica Italiana a Palazzo Madama a Roma, Gabinetto Viesseux, Biblioteca Nazionale e Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi di Firenze.

MOSTRA “GIUSEPPE CICCIA. LA SFIDA DI ICARO”
a cura di Maurizio Vanni
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Dal 9 luglio al 4 agosto 2019
orario mostra: da martedì a domenica 10-19, chiuso lunedì
Ingresso libero

Incontro con l’artista sabato 13 luglio 2019 ore 18,30
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Per info:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca
tel. +39 0583 492180 www.luccamuseum.com info@luccamuseum.com

Il Riposo durante la fuga in Egitto

Dal 19 ottobre, per la prima volta, alla Pinacoteca Ala Ponzone di Cremona, si possono ammirare l’una di fianco all’altra due versioni del “Riposo durante la fuga in Egitto”, capolavori di Orazio Gentileschi. In una straordinaria mostra promossa dal Comune di Cremona attraverso i suoi Civici Musei, con la curatela da Mario Marubbi.

Orazio Gentileschi: Riposo durante la fuga in Egitto, olio su tela, Vienna, Kunsthistoriches Museum

Accanto alle due magnifiche tele, la prima del Kunsthistorisches Museum di Vienna e la seconda di collezione privata, la mostra propone una selezione di altri dipinti, sculture, avori, incisioni sulla popolare “Fuga” tramandata dal solo Vangelo di Matteo ma protagonista dei Vangeli apocrifi.

Due tele eguali, di mano di Orazio Gentileschi, realizzate l’una dopo l’altra, dedicate al racconto del “Riposo durante la fuga in Egitto”. Un tema che, così come splendidamente ricreato dal Gentileschi, affascinò diversi committenti. Tanto che, accanto alle due versioni riunite a Cremona, se ne conoscono altre due, l’una al Louvre e al Birmingham Museum la seconda. Dipinti che sono riconosciuti tra i più intriganti del primo Seicento italiano.

Le due versioni esposte all’Ala Ponzone risalgono al momento in cui Orazio Gentileschi – forse il più precoce, intelligente e spregiudicato interprete tra i pittori caravaggeschi – godeva di enorme fama internazionale. Fama accresciuta a Parigi, dove era stato chiamato alla corte di Maria de’ Medici, e ampliata a Londra dove era stato chiamato da George Villiers, primo duca di Buckingham.

La caduta di Re Carlo I d’Inghilterra provocò anche quella del suo potente ministro e la sua “Fuga in Egitto” venne messa all’asta da George Cromwell ad Anversa nel 1646. Finì nelle collezioni dell’arciduca Leopoldo Gugliemo, per il suo castello di Praga, e infine al Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Anche la seconda versione non ebbe pace. Dopo vari passaggi, nell’Ottocento il dipinto finì anch’esso nella collezione dei Duchi di Buckingham, a sostituire il gemello finito a Praga. Riproposto sul mercato, entrò a far parte della collezione di Paul Getty a Malibu e oggi è uno dei tesori di una collezione privata di Mantova.

Per la prima volta nella storia, le due versioni “Buckingham” del “Riposo durante la fuga in Egitto” vengono esposte vis a vis, grazie al prestito concesso dal museo viennese che, in cambio, riceverà dai Civici Musei di Cremona uno dei loro capolavori, il “San Francesco” di Caravaggio. E, naturalmente, grazie alla disponibilità del collezionista che conserva l’altra versione del dipinto.

Occasione ghiotta per tutto il pubblico ma ancora di più per gli esperti cui la mostra cremonese offre l’opportunità davvero unica di poter ammirare, affiancate, le due magnifiche tele. Va segnalato come gli studi sin qui condotti abbiano assegnato la primogenitura alla versione conservata nella collezione mantovana.

L’opportunità di una simultanea visione dei due dipinti consente anche di ripercorrere il tema iconografico della Fuga in Egitto e dei molteplici episodi ad esso collegati, mettendo a fuoco una riflessione teologica e soprattutto iconografica sul tema delle Storie dell’infanzia di Cristo attraverso i secoli, a partire dal Medioevo.

In mostra, le due tele di Orazio Gentileschi vengono affiancate da una selezione molto precisa di avori, sculture, miniature, dipinti e incisioni sul tema nelle sue varie declinazioni iconografiche.

Il racconto della fuga in Egitto, tramandato dal solo Vangelo di Matteo, è tra quelli più amati dagli artisti e dai loro committenti. Un interesse che portò al fiorire di una cospicua letteratura e stimolò una serie straordinaria di invenzioni pittoriche, attingendo non solo al breve passo tramandato dall’Evangelista ma anche, e di più, dai Vangeli apocrifi.

Orazio Gentileschi: Riposo durante la fuga in Egitto, olio su tela, Ex J P Getty Museum

Ufficio Stampa: STUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo
Tel. 049 663499 – www.studioesseci.net
gestione2@studioesseci.net – referente Simone Raddi

Grafito. Dialoghi e metafore visive

Giovedì 4 luglio 2019 alle 19.00 presso la Sala delle conferenze Museo Gagliardi – Palazzo Trigona (Noto) si terrà la Conferenza stampa della rassegna di “Grafito. Dialoghi e metafore visive”, a cura di Giuseppe Carrubba.

Contestualmente verrà presentato il catalogo ufficiale della mostra “GHRAPHEIN. Carte da una collezione privata”, a cura di Angelo De Grande e Ciro Salinitro, che è stata inaugurata il 7 giugno e sarà visitabile fino al 16 agosto 2016.

Il catalogo “GHRAPHEIN. Carte da una collezione privata” conterrà in appendice il progetto “Grafito. Dialoghi e metafore visive”, con immagini degli artisti e testi critici.

Interventi di Angelo De Grandee, Ciro Salinitro, Sudestasi Contemporanea ; Giuseppe Carrubba, critico d’arte e curatore indipendente

“Grafito. Dialoghi e metafore visive” è una rassegna d’arte visiva che vuole indagare il segno e la narrazione, nelle varie espressioni del pensiero contemporaneo. La rassegna è frutto della collaborazione tra il curatore e SUDESTASI CONTEMPORANEA ed è stata concepita come una serie di eventi paralleli, all’interno della mostra “GHRAPHEIN. Carte da una collezione privata”.

Si tratta di sei incontri settimanali, ogni giovedì, dal 4 luglio al 8 agosto 2019, nei quali il lavoro di un artista diviene un dispositivo per attivare parallelismi, convergenze o dissonanze nella narrazione alternativa di altri autori del pensiero contemporaneo.

Una stanza del palazzo, quella adiacente alla terrazza, è stata denominata per l’occasione project room e destinata all’esposizione di un progetto d’artista, di settimana in settimana, mentre lo spazio esterno, sociale e conviviale, fa da contraltare allo spazio espositivo e diventa scena performativa per le corrispondenze e gli incontri.

Scrive Giuseppe Carrubba, curatore della rassegna, nel testo critico di presentazione del progetto:
GRAFITO si vuole occupare della multidimensionalità tipica del contemporaneo, veicolando il concetto di un’opera aperta che va oltre i confini, mettendo in evidenza il valore della pluralità ma anche della reciprocità.

Gli artisti invitati a confrontarsi con la poetica del progetto sono: Calusca, Paolo Greco, Andrea Marchese, Giuseppe Ragazzini, Francesco Rinzivillo e Piero Roccasalvo RUB; mentre sono stati invitati a condividere questo percorso e a sviluppare una personale visione letteraria o critico-poetica alcuni autori che nella loro ricerca si occupano della contemporaneità: Giuseppe Bella (scrittore), Barbara Cammarata (artista visiva e art director), Giuseppe Carrubba (critico d’arte e curatore), Vincenzo Caprio (poeta e scrittore), Rocco Giudice (poeta e scrittore), Angelo De Grande (Gallerista e curatore), Daniela Frisone (scrittrice e giornalista), Marco Napolitano (critico d’arte e curatore), Nuccio Pisana (musicista) e Ciro Salinitro (Gallerista e curatore).

I lavori presentati documentano attraverso la tecnica ed il materiale gli sviluppi linguistici, plastici, grafici del tempo presente, pur riflettendo i mutamenti radicali dell’arte del XX secolo: la frammentazione e l’evocazione, l’analisi ed il confronto con il dato scientifico, il pensiero filosofico e l’immaginario dei mass-media, le forme processuali e l’uso di elementi non convenzionali, l’utilizzo della rappresentazione fotografica, del video e dell’app dedicata all’arte, in un cortocircuito tra passato e presente.

 

Grafito. Dialoghi e metafore visive
a cura di Giuseppe Carrubba

dal 04 luglio all’ 08 agosto2019

Museo Gagliardi – Palazzo Trigona
Via Camillo Benso Conte di Cavour, 91
96017 Noto, Siracusa

Inaugurazioni ore 19,00
Selezione musicale + aperitivo

Incontri d’arte contemporanea
Project Room + live

04 luglio 2019
“MILK”
Paolo Greco, artista visivo
Daniela Frisone, scrittrice

11 luglio 2019
“Fuori luogo. Una geografia della trascendenza”
Andrea Marchese, artista visivo
Barbara Cammarata, artista visivo

18 luglio 2019
“Ri/tratti – vani e vedute”
Calusca, artista visivo
Giuseppe Bella, scrittore
Vincenzo Caprio, poeta e scrittore
Rocco Giudice, poeta e scrittore

25 luglio 2019
“A.D.O. # [sonorizzata]”
Francesco Rinzivillo, artista visivo
Marco Napolitato, critico d’arte e curatore
Nuccio Pisana, musicista

01 agosto 2019
“Piccolo Almanacco di diavolerie e superstizioni”
Piero Roccasalvo Rub, artista visivo
Giuseppe Carrubba, critico d’arte e curatore

08 agosto 2019
“Forme irregolari. L’estetica del grottesco”
Giuseppe Ragazzini, artista visivo
Angelo De Grande, Ciro Salinitro, Sudestasi Contemporanea

Stefano Serretta

Stefano Serretta (1987, Genova) vive e lavora a Milano. Dopo aver studiato Storia moderna e contemporanea a Genova, si è specializzato in Arti Visive e Studi Curatoriali alla NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

Tra le mostre a cui ha partecipato si segnalano: Do not go gentle in that good night, Almanac, Torino, 2019 (solo); Shoegaze, IIC, Stoccolma, 2019 (solo); Spit or Swallow, con Alessandro Sambini, UNA, Piacenza, 2019 (solo); Chi utopia mangia le mele, Antica Dogana di terra, Verona, 2018; That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia a un metro e ottanta dal confine, MAMbo, Bologna, 2018; Il Paradigma di Kuhn, FuoriCampo, Siena, Studio 02, Cremona, 2018; Alla ricerca dell’Aura Perduta, Galleria Regionale di Arte Contemporanea Luigi Spazzapan, Gorizia, 2018; Art Tonic 2017, Port Tonic Art Center, Les Issambres, (solo); Make People Smile, Adiacenze, Bologna, 2017; The Great Learning, Palazzo della Triennale, Milano, 2017; La fine del nuovo, Palazzo Morpurgo, Udine, 2016; Rubbles in the Jungle, Placentia Arte, Piacenza, 2016 (solo); Friday, Jonas, Trento, 2016 (solo); Primavera 5, Galerie Papillon, Parigi, 2016; Parisartistes – edition #2016, Centre des Récolletes, Parigi, 2016; Teatrum Botanicum, PAV Parco Arte Vivente, Torino, 2016; Maybe we are the waves, Archive Kabinett, Berlino 2015; Adventure Time is Over, Almanac, Torino, 2015; Generation Y, Palazzo Ducale Genova, 2015; The Party, Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova, 2014; disUmanesimi, Fondazione Biagiotti, Progetto Arte, Firenze. Nel 2017 è stato tra i finalisti del Premio Moroso, Udine, e nel 2016 del Premio Francesco Fabbri, Pieve di Soligo (TV) e del Premio Città di Treviglio (BG).

Naked Lunch Money
opening su invito mercoledì 23 ottobre 18.30 – 21.00
mostra 24 ottobre 2019 – 24 gennaio 2020
orari: dal lunedì al venerdì, 09.00 – 18.00

Spazio Leonardo
via della Liberazione 16/a, 20124 Milano
www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni: info@unagalleria.com
+ 39 339 17 14 400 | +39 349 35 66 535

Workshop intensivo sulla movimentazione delle opere d’arte

Le professioni dell’arte possono rappresentare uno sbocco per i numerosi studenti che acquisiscono un diploma o una laurea nelle università e nella accademie italiane. Molto spesso, però, gli atenei forniscono una preparazione prettamente teorica che rende difficile l’inserimento nel mondo del lavoro.

Infatti, in particolare,l’arte contemporanea sta offrendo sempre maggiore spazio a nuove figure professionali come l’art handler, il courier, il registrar, l’allestitore di mostre, la didattica museale.

Seguire l’allestimento di un padiglione alla Biennale di Venezia, organizzare la logistica e i trasporti delle opere d’arte per una mostra in un museo, organizzare l’arrivo e la partenza delle opere per una galleria privata….

Gli imballaggi, le assicurazioni, i trasporti: queste semplici mansioni richiedono una conoscenza e una competenza pratica che il workshop intensivo che la School for Curatorial Studies Venice offre a tutti coloro che desiderano acquisire gli strumenti per poter gestire le opere d’arte dai grandi musei alle piccole gallerie.

FINALITA’
Il workshop ha come finalità quella di introdurre ai diversi processi che precedono e conducono all’allestimento di una mostra d’arte. Con questa offerta formativa desideriamo fornire tutti gli strumenti necessari per organizzare un trasporto sicuro e professionale per un’opera d’arte. Partendo dall’imballaggio di un’opera, si prosegue con l’organizzazione del suo trasporto e assicurazione.
Altrettanto importante è saper gestire l’arrivo di un’opera e avere le competenze su come disimballarla e posizionarla nello spazio espositivo rispettando le norme di sicurezza richieste dalle istituzione pubbliche e private.

MATERIE DI STUDIO
– La professione del Registrar e i casi studio
– Metodologie per la Movimentazione
– L’imballaggio
– Facility e Condition Report
– Sicurezza e Allestimento
– Assicurazioni
– Documentazione Fotografica

I DOCENTI
Francesca Colsante (Ufficio mostre della Collezione Pinault) – Giovanni Dantomio (WeExhibit allestimenti) – Aurora Fonda (direttrice della School for Curatorial Studies) – Luca Racchini (architetto allestimenti internazionali) – Maurizio Torcellan ( Apice trasporti d’arte)

Studies Venice

IL PROGRAMMA

Sabato 14 dicembre
ore 11.00 Presentazione del programma di studio e inizio dei lavori. (Aurora Fonda direttrice della scuola)
ore 13.00 Pranzo
ore 14.00 – l’ufficio mostre/ Come compilare un condition report/le assicurazioni/ trasporti (Francesca Colasante – Pinault) ore 18.00/19.00 Visita della mostra a Palazzo Grassi. Stesura di un report da condividere il giorno dopo con Francesca Colasante.

Domenica 15 dicembre
ore 9.30 visita guidata alla mostra presso la Collezione Pinault, Punta delle Dogana, con analisi delle problematiche legate agli allestimenti. E stesura pratica di un condition report di un’opera a scelta della mostra. (Francesca Colasante)
ore 13.30 Pranzo
ore 14.30 Gestione degli spazi pubblici/sicurezza e allestimento, i case study dei padiglioni alla Biennale di Venezia (Luca Racchini – Biennale di Venezia)

Lunedì 16 dicembre
ore 9.30 Come imballare un’opera d’arte. Gli imballaggi e le norme di sicurezza per la movimentazione dei lavori. (Maurizio Torcellan – Apice)
ore 13.30 Pranzo
ore 14.30 Gestione delle opere d’arte. Norme di sicurezza e gestione degli allestimenti. (Giovanni Dantomio – We-Exhibit) ore 18.00 Discussione e bicchiere di prosecco finale.

COME ISCRIVERSI:
Il termine per le iscrizioni è fissato per il 24 novembre 2019. Entro quella data è necessario compilare il modulo di richiesta di ammissione e inviarlo assieme al Curriculum Vitae alla mail: info@corsocuratori.com.
La conferma di ammissione verrà data il 26 novembre 2019.
Il numero di posti disponibili è limitato, per cui coloro che saranno accettati al work-shop è richiesto di formalizzare immediatamente la loro domanda versando la quota per il workshop e inviando il modulo di iscrizione compilato che trovate sul sito.
La quota di iscrizione al corso è di 290,00 euro + 100 euro di iscrizione all’associazione per un totale di 390,00 euro.

School for Curatorial Studies Venice San Marco 3073, 30124 Venezia
www.corsocuratori.com
Email: curatorialschool@gmail.com Tel: +39 041 2770466

Mario Davico

La GAM di Torino presenta in Sala Uno al piano terra il volume edito da Allemandi dedicato a Mario Davico (1920-2010), pittore apprezzato nel panorama artistico italiano e internazionale dalla fine degli anni Quaranta alla metà degli anni Sessanta (espose nelle mostre dell’Art Club, alle Biennali di Venezia, Quadriennali di Roma, in Francia e altri paesi europei, in America, Giappone, Australia). La scelta di ritirarsi, pur continuando a sviluppare la sua ricerca in dialogo con alcune forme della pittura “riflessiva” contemporanea, ha fatto sì che il suo nome venisse quasi dimenticato.

Dopo l’Antologica all’Accademia Albertina di Torino di 25 anni fa, che lui stesso curò meticolosamente, questo è il primo studio sistematico dedicato alla sua opera.

Per Davico «il luogo buono» è lo studio, dove l’artista esercita la gioia elaborante della riflessione e del fare, nella cui atmosfera concentrata e confidente l’opera nasce e ha senso che esista. Mentre l’esperienza dell’esporre ha sempre in lui un tratto traumatico, di violazione e sofferenza della natura autentica dell’opera e della privatezza intellettuale: sino alla scelta radicale dell’ultima stagione. Davico d’altronde non si pensa mai veramente «d’avanguardia», soprattutto per quanto attiene agli aspetti comportamentali, mondani del lavoro. Il suo vivere informatissimo, sempre ben presente, nel milieu artistico, vale in quanto offre materia indispensabile al suo ragionare interrogativo sulla pittura, al suo vaglio ferocemente critico e autocritico che si riconosce nel fare, cioè nella zona franca intellettuale ed esistenziale dello studio, dove la pittura sola conta, oltre ogni circostanza, ogni nominalismo possibile, ogni accidente mondano. (Dal saggio di Flaminio Gualdoni)

La GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino presenta il volume

Mario Davico

a cura di Pino Mantovani
Allemandi, 2019

Testi di Flaminio Gualdoni, Cristina Valota, Franco Fanelli, Riccardo Cavallo

Martedì 8 ottobre alle ore 18
Sala Uno piano terra

Intervengono: Riccardo Passoni, Pino Mantovani, Flaminio Gualdoni e Franco Fanelli

Nostos di Vito Bongiorno

Anche ad Alcamo, il 12 ottobre, si celebra la XV Giornata del Contemporaneo, iniziativa nazionale che coinvolge i Musei soci di AMACI, l’Associazione dei Musei d’arte Contemporanea Italiani.
Il MACA, la struttura museale alcamese, socia di AMACI, aderisce all’iniziativa, presentando la mostra antologica NOSTOS dell’artista Vito Bongiorno. L’inaugurazione dell’Antologica, sabato 12 Ottobre alle ore 18:00; la mostra resterà aperta al pubblico fino al 31 Dicembre.Il catalogo della mostra è a cura dello storico dell’arte Lorenzo Canova. Parlano dell’autore l’editore Ernesto Di Lorenzo ed il direttore artistico della Fondazione Orestia di Enzo Fiammetta.

Breve cenni biografici
Vito Bongiorno nasce ad Alcamo nel 1963, studia al Liceo artistico di Roma dove sviluppa un grande interesse nell’esplorazione della materia in relazione al tempo. Tra il 1985 e 1987 vive a Monaco di Baviera dove allestisce le prime mostre e successivamente a New York.

Oggi è tra i protagonisti più rappresentativi dell’arte contemporanea romana, noto per l’utilizzo del carbone e della cenere, come simbolo dell’amarezza, dell’inquinamento, della malattia e della spaccatura che caratterizzano l’umanità. Ciò che preme all’artista Bongiorno è far emergere se stesso, delineando uno stile personale nell’ambito delle correnti più innovative.
Fra i momenti più significativi e recenti della sua carriera: nel luglio 2009, il presidente del Museo delle Trame Mediterranee “Fondazione Orestiadi” di Gibellina, Ludovico Corrao acquisisce all’interno del Museo l’opera di Bongiorno Oltremare a Gibellina. Nel 2014, l’artista espone presso i Musei Capitolini e, nello stesso anno, il Ministero della Pubblica Istruzione gli commissiona un murales di 6 metri all’interno di una scuola romana. Successivamente, interviene con un’istallazione al Museo Cà Pesaro in occasione della Biennale di Venezia mentre a Napoli la sua performance Terra Mater apre le porte al “Naf-Napoli Arte Fiera”.
Nel 2019 espone al Macro Museo d’Arte Contemporanea di Roma con l’opera Our Planet.

Afferma il Sindaco Domenico Surdi “Ospitare, presso il nostro Museo di Arte Contemporanea, le opere del Maestro Vito Bongiorno segna una nuova tappa del percorso volto alla costruzione di una visione contemporanea della Città. L’artista alcamese, con questa Mostra, ristabilisce un legame con i luoghi e gli spazi della sua memoria e dei suoi affetti; un’esposizione caratterizzata dall’impiego del carbone al posto dei colori e dei pennelli, il segno distinguibile di Bongiorno.
Dichiara l’assessore alla cultura Lorella Di Giovanni “le opere che il Maestro presenta alla sua personale di Alcamo vogliono descrivere quell’inquinamento morale e sociale che logora il nostro pianeta, svelando la speranza di una rinascita attraverso un linguaggio materico in continua trasformazione”.

Scrive il curatore della mostra, Lorenzo Canova “il progetto evidenzia, già dal titolo, il ritorno di un artefice alla sua terra nativa dopo una lunga assenza, un’immersione a ritroso nel proprio passato che fa emergere le creazioni del presente. I riferimenti di Bongiorno fondono le radici classiche della Sicilia alle dialettiche del presente, ricordano le forme di antiche sculture riportando a una meditazione sulle questioni planetarie. L’artista ha ampliato le sue opere in senso tridimensionale, passando dalle mappe mondiali e dalla sagoma dell’Italia alla costruzione di sfere che ricordano il pianeta ed i suoi ecosistemi (pensiamo alle regioni artiche e all’Amazzonia) minacciati dalla corsa al profitto che distrugge tutto, senza tenere in conto il destino delle generazioni future”.

L’editore Di Lorenzo, che cura l’evento antologico ad Alcamo, scrive “Nostos, il titolo di questa antologica di Vito Bongiorno, è perfetto sia per il significato esistenziale che per la sintesi artistica e la valenza simbolica. Ogni artista, come diceva Consolo, è un ulisside: cerca sempre nuovi orizzonti, ma non può prescindere dal ritorno alla propria “isola”; così Bongiorno, pur aperto ad esperienze in Italia e all’estero (da Roma a Monaco di Baviera, a New York) ha mantenuto il suo rapporto umano e creativo con la Sicilia. Un rapporto alimentato di ricordi e di suggestioni, rivelatosi decisivo nelle scelte estetiche: vedi i due elementi cromatici che caratterizzano la poetica dell’artista: il blu del mare e del cielo, il nero del carbone, il senso di luce, apertura e speranza da una parte, quello di spaccatura, amarezza, dall’altra: i chiaroscuri e le contraddizioni della vita e della nostra terra”.

Ed Enzo Fiammetta, Direttore del Museo della Fondazione Orestiadi di Gibellina scrive “Come misurare la fragilità delle cose? Come riflettere sui delicati equilibri che governano la contemporaneità, definita da una rete di immagini, fatti e relazioni, reali e virtuali, che ci fanno tralasciare le vere necessità che oggi mettono in pericolo la nostra sopravvivenza sulla terra? Le opere di Vito Bongiorno ci portano dentro una dimensione che riflette sul tempo che viviamo, un equilibrio delicato che sopraintende la nostra realtà, la fiducia nell’uomo si deve misurare con la fragilità e l’incertezza che governa il mondo.

La ricerca dell’artista trova conferma nelle sue geografie, realizzate con tessere di carbone, opere che confermano, nel contrasto tra soggetto e materia, la complessità del fine da raggiungere per consentire la sopravvivenza del pianeta e salvaguardare la nostra essenza”.

Paola Lombardo

INFO:
NOSTOS di Vito Bongiorno (Opere dal 1990 al 2019)
A cura di Lorenzo Canova
Testi in catalogo di: Lorenzo Canova, Enzo Fiammetta, Ernesto di Lorenzo

Inaugurazione: sabato 12 Ottobre ore 18:00
Fino al 31 dicembre 2019

MACA – Museo Arte Contemporanea Alcamo (TP)
Piazza Ciullo, 91011 Alcamo TP, Italia
+39 0924 24592, assessoratocultura@comune.alcamo.tp.it
Orari al pubblico: dal lunedì alla domenica dalle ore 9,30 alle ore 12,30; pomeriggio dalle ore 16,30 alle 19,30

Forze invisibili

Sabato 19 ottobre ore 18.00 la galleria d’arte FABER ospiterà la mostra LEVITATIS BELLUM di Jacopo Mandich, terzo appuntamento della pentalogia FORZE INVISIBILI, un progetto costituito da 5 sezioni che formano un vero e proprio viaggio interiore e sociale.

“Un’indagine che mette in relazione i sistemi galattici e la rete sinaptica, la dimensione sub-atomica e la materia oscura, la teoria dell’indeterminazione delle particelle e l’analisi dei meccanismi collettivi, sottolineando quanto la percezione e la materia siano influenzate da forze invisibili e quanto la definizione di realtà sia relativa e ancora da scoprire e riscrivere”.

LEVITATIS BELLUM rappresenta il momento centrale del percorso intrapreso dall’artista. Se nella precedente esperienza di Connessioni lo sguardo era analitico, aereo, celeste, ora la visione risulta terrena, interna, personale.

Energie, paure, sistemi e dispositivi si fondono, implodono ed esplodono.

“E’ una battaglia che deflagra inesplicabile e violenta, nella volontà di svelare la mancanza e il vuoto che si nasconde dietro la macchina desiderante, facendo emergere la complessa lotta verso la ricerca della libertà per l’individuo e per la massa.”

La rappresentazione diviene avvolgente, viscerale; legno e ferro, fuoco ed aria, “solidi eterici”, elementi antitetici si attraggono e si respingono in una relazione tra opposti che trasuda di potente carnalità.

E’ la guerra della leggerezza

E’ LEVITATIS BELLUM

a cura di Cristian Porretta

dal 19 ottobre al 30 novembre 2019 martedì-sabato 10:00-19:30 domenica su appuntamento

galleria d’arte FABER

via dei Banchi Vecchi 31, 00186 Roma | tel 06 68808624 galleriadartefaber.com | galleriadartefaber@libero.it

Gli anni della formazione di Antonio Ligabue

Sabato 5 ottobre alle ore 18.00 si terrà, presso la Galleria d’Arte 2000 & NOVECENTO di Reggio Emilia (Via Sessi 1/F), la presentazione del libro di Renato Martinoni ” Antonio Ligabue. Gli anni della formazione (1899-1919)”, pubblicato quest’anno da Marsilio Editori. Interverrà, oltre all’autore, il critico d’arte Sandro Parmiggiani.

La mostra antologica di Antonio Ligabue, presentata al Museum im Lagerhaus di San Gallo nel 2019, è stata l’occasione per fare conoscere l’opera dell’artista in quella che può definirsi la sua “patria perduta”. Ligabue nacque infatti a Zurigo il 18 dicembre 1899 da un’emigrante italiana, Elisabetta Costa. Dopo essere stato accolto fin dai primi mesi di età dalla famiglia Göbel, vive a San Gallo e nei paesi del circondario conducendo una vita irrequieta, fatta di lavori precari e di ricoveri in istituti (Tablat e Marbach, tra il 1913 e il 1915) e in una clinica psichiatrica (Pfäfers, nel 1917). Espulso dalla Svizzera nel 1919, approda a Gualtieri, dove opera come pittore, scultore, incisore, tra difficoltà di ogni genere e ostracismi, fino alla morte, avvenuta il 27 maggio 1965.

Renato Martinoni, curatore assieme a Sandro Parmiggiani e a Monika Jagfeld della mostra di San Gallo, ha approfondito, con puntigliose ricerche negli archivi, rintracciando documenti e testimonianze inedite, i vent’anni “svizzeri” di Antonio Ligabue, che nel libro che sarà presentato sabato 5 ottobre vengono definiti “gli anni della formazione”, giacché proprio in quel periodo tormentato si gettano le basi per il cammino artistico che Ligabue intraprenderà in Italia.

Per l’occasione la Galleria esporrà una selezione di opere di Antonio Ligabue. Dipinti ad olio ed alcune opere grafiche che esprimono il disagio e l’angoscia di una vita segnata dalle tribolazioni, un’arte che mostra in primo piano l’estenuante lotta per la sopravvivenza, in cui si può cogliere il tormento di un uomo che sembra compenetrarsi in quegli animali per trovare il riscatto da un’esistenza molto dura, priva di affetti e afflitta da una lancinante solitudine. In esposizione anche opere con scene di vita quotidiana, immerse in un tempo rallentato e quasi immutabile.

L’evento si svolgerà in collaborazione con la Storica Libreria del Teatro di Reggio Emilia (Via Crispi 6).
Per informazioni: tel. 0522 580143, info@duemilanovecento.it.

Renato Martinoni è professore emerito di Letteratura italiana all’Università di San Gallo e ha pubblicato libri su scrittori italiani e svizzeri e sulla storia letteraria dei secoli scorsi. Sta lavorando a un romanzo su Antonio Ligabue.

Sandro Parmiggiani è critico d’arte, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e curatore di mostre. Numerose le rassegne monografiche su Antonio Ligabue, a partire da quella presentata a Palazzo Magnani e al Palazzo Bentivoglio di Gualtieri nel 2005.

Segnalato da Chiara Serri
M. +39 348 7025100
chiara.serri@csart.it

CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia Santo Stefano, 54
42121 Reggio Emilia
T. +39 0522 1715142
info@csart.it
www.csart.it

Il Palcoscenico di Paolo Cencioni

Inaugura giovedì 3 ottobre Palcoscenico, la personale interamente dedicata alla città di Roma del fotografo di scena Paolo Cencioni. La mostra, realizzata in collaborazione con la Takeawaygallery presso Le Tartarughe Eat & Drink, e visibile fino al 15 novembre, è un lungo percorso creato cucendo insieme venti storie, venti immagini inedite e in bianco e nero catturate dalla sua inseparabile Leica.

Distanziandosi dalla confusione e dai luoghi di maggior afflusso turistico, Cencioni si inoltra in quella ricca scenografia fatta di quotidiano e persone, fusi con il patrimonio artistico e uniti da una luce magica. Facendo ricorso a uno “scatto di pancia”, in stile vintage, e passando inosservato, con un approccio documentarista, coglie tutta l’autenticità di un istante. Il suo occhio cattura un’altra Roma, più umana, rifugio per alcuni, oasi di tranquillità per altri. Così gli spazi e le cose, nella scena, acquistano un fascino senza tempo o di un tempo che fu. È una piccola grande capitale, che piace tanto al fotografo, per nulla sparita, intima; fugace spettacolo per pochi fortunati, un vero e proprio Palcoscenico eterno a cielo aperto.
Non è un caso, poi, che abbia scelto Piazza Mattei per esporre il suo progetto, tra gli angoli di principale fascino del centro.

Paolo Cencioni nasce a Roma il 9 maggio 1978. All’inizio si interessa alla fotografia sportiva e alla documentazione di eventi della movida capitolina. In un secondo momento perfeziona la propria tecnica seguendo i corsi presso Officine Fotografiche, con Luigi Orru e il fotogiornalista Gaetano de Filippo, e la Leica Akademie di Andrea Boccalini Jr, dove si innamora della Leica e dei ritratti Jazz in monocromatico. Attualmente Paolo è fotografo di scena e ritrattista. Ha da poco seguito gli eventi culturali dell’Estate Romana, dalla Pirandelliana di Marcello Amici alla Plautina di Sergio Ammirata, incluso il ricco programma del festival Jazz del Celimontana Village.

PALCOSCENICO
Mostra fotografica di Paolo Cencioni
Le Tartarughe Eat & Drink, Piazza Mattei 7/8 , Roma
Inaugurazione: giovedì 3 ottobre ore 19:00
Da giovedì 3 ottobre al 15 novembre 2019
Orari: dal lunedì alla domenica ore 15.00-23.00
Ingresso gratuito

La mostra rientra nella RAW Rome Art Week

Contatti: takeawaygallery@gmail.com
Tel. 06 6476 0520

Una dolce vita?

Trionfa la gioia di vivere nelle arti decorative italiane dell’inizio del XX secolo, si tratti dei raffinati mobili intarsiati di madreperla di Eugenio Quarti, dei vasi a murrine policrome di Barovier, dei fantasiosi teatrini di Fortunato Depero, delle sorprendenti sedie rosso fuoco di Marcello Piacentini o delle creazioni dall’elegante ironia di Franco Albini.

Questa “spensieratezza” ci sembra oggi in flagrante contraddizione con il contesto storico in cui si dispiega, uno dei più drammatici nella nostra storia recente. Il che porta la nostra coscienza critica a interrogarsi ancora una volta su una questione ampiamente dibattuta e molto controversa: la questione dell’arte, e più specificamente della libertà dell’espressione artistica sotto un regime dittatoriale. Nel Ventennio fascista le arti decorative sono state l’unico ambito in cui è sopravvissuto un autentico e reale libero arbitrio. A partire dal periodo Liberty, esse diventano una straordinaria fucina creativa, un laboratorio le cui sperimentazioni non hanno eguali prima del 1900. Le forme del futuro nascono in questo periodo.

Pubblicato in occasione della straordinaria esposizione romana proveniente dal Musée d’Orsay di Parigi, il volume presenta i saggi di Guy Cogeval (Italia 1900-1940 e Una spensierata corsa verso l’abisso), Emilio Gentile (La storia d’Italia fra il 1900 e il 1940), Irene de Guttry e Maria Paola Maino (Le straordinarie avventure delle arti decorative italiane), Beatrice Avanzi (“Forse è l’arte il solo incantesimo concesso all’uomo”. Pittura italiana 1900-1940), Marino Barovier (Il vetro a Murano tra le due guerre), Laura Falconi (Gio Ponti: dal ritorno al classico alla nascita del design moderno), Giampiero Bosoni (Per una “profezia” del design 1919-1940. La via italiana alla modernità nel disegno dell’oggetto utile), Guy Cogeval e Beatrice Avanzi (Un’utopia per abitare il mondo. Intervista con Alessandro Mendini e Francesco Mendini). Chiudono il volume la cronologia (di Beatrice Avanzi, Gabriella Tarquini), le biografie degli artisti (di Simona Pandolfi e Rosalba Cilione), il catalogo delle opere esposte, la bibliografia essenziale e l’indice dei nomi.

Skira editore