Swiss Architectural Award 2018

Il 15 novembre 2018, all’Auditorio del Teatro dell’architettura, a Mendrisio, si terrà la cerimonia di premiazione dello Swiss Architectural Award 2018, vinto dall’architetto Elisa Valero (Spagna). In quella occasione sarà inaugurata la mostra che documenta l’esito della sesta edizione del premio internazionale di architettura. L’esposizione, che presenta i lavori di 32 candidati provenienti da 19 paesi, resterà aperta al pubblico fino al 23 dicembre 2018.

Interverranno:
Boas Erez, rettore dell’Università della Svizzera italiana
Charles Kleiber, presidente della Fondazione Svizzera per l’Architettura
Riccardo Blumer, direttore dell’Accademia di architettura – Università della Svizzera italiana
Mario Botta, presidente della giuria dello Swiss Architectural Award
Nicola Navone, segretario del premio
Elisa Valero, vincitrice dello Swiss Architectural Award 2018.

Elisa Valero, edificio scolastico a Cerrillo de Maracena (Granada, 2013-2014) Photo by: Enrico Cano 2018

Giovedì 15 novembre 2018 alle ore 19.00 all’Auditorio del Teatro dell’architettura, Swiss Architectural Award 2018Università della Svizzera italiana, l’architetto spagnolo Elisa Valero verrà premiata quale vincitrice della sesta edizione dello Swiss Architectural Award.

La cerimonia sarà anche l’occasione per inaugurare la mostra Swiss Architectural Award 2018, curata da Nicola Navone e dedicata alle opere presentate alla sesta edizione del Premio, che sarà aperta al pubblico fino al 23 dicembre presso l’Auditorio del Teatro dell’architettura, a Mendrisio. L’esposizione documenterà i lavori di 32 candidati provenienti da 19 paesi, con un approfondimento particolare sulle opere della vincitrice. Anche per questa edizione la mostra sarà accompagnata da un volume monografico edito da Mendrisio Academy Press e da Silvana Editoriale in lingua italiana e inglese.

Nicola Baserga, Christian Mozzetti Nuova Casa anziani / New Elderly Home Giornico (Svizzera / Switzerland) 2010-2018 Foto di / Photo by: Marcelo Villada Ortiz

Promosso dalla Fondazione Svizzera per l’Architettura, con la collaborazione dell’Università della Svizzera italiana – Accademia di architettura di Mendrisio e il sostegno della Fondazione Teatro dell’architettura e della Fondazione per le Facoltà di Lugano dell’Università della Svizzera italiana, il premio Swiss Architectural Award si propone di promuovere un’architettura attenta alle questioni etiche, estetiche ed ecologiche contemporanee e di favorire il dibattito pubblico.

Il Premio è attribuito ad architetti di età non superiore ai 50 anni (nell’anno in cui il Premio è di volta in volta bandito), senza distinzione di nazionalità, che abbiano realizzato almeno tre opere significative rispetto alle finalità proposte.

La vincitrice: Elisa Valero
Nata a Ciudad Real (Spagna) nel 1971, Elisa Valero Ramos si laurea nel 1996 alla ETSA (Escuela Tecnica Superior de Arquitectura) di Valladolid. Nel 2000 ha conseguito il dottorato presso la ETSA di Granada, vincendo nel 2003 una borsa dell’Accademia di Spagna a Roma. Autrice di cinque pubblicazioni monografiche, è stata critica e docente invitata in numerose facoltà di architettura europee e alla UNAM di Città del Messico. Attualmente è professore ordinario di Progettazione presso la ETSA di Granada.

Così Elisa Valero descrive il proprio lavoro: “In un momento in cui la nostra cultura è caratterizzata da un rumore di fondo incredibilmente forte, ho scelto di praticare un’architettura che opera in silenzio, serenamente e senza attirare l’attenzione su di sé. […] Mi interessano gli spazi della vita, il paesaggio, la sostenibilità, la precisione e l’economia dei mezzi espressivi. Non mi interessano gli stili. Mi interessano i libri piuttosto che le riviste, la consistenza piuttosto che il genio, la coerenza piuttosto che la composizione artistica. E intendo l’originalità come la riscoperta del vero significato delle cose. Mi interessa un’architettura radicata alla terra e al proprio tempo. Accetto i fattori determinanti dell’architettura come regole di un gioco molto serio e piacevole, che cerco di interpretare in modo coerente e rigoroso. E benché non sia più di moda parlare dell’architettura in questi termini, credo che l’opera di un architetto sia essenzialmente un servizio volto a rendere più gradevole la vita delle persone: una nobile vocazione a rendere il mondo più bello e umano, e la società più giusta. Nell’architettura non c’è posto per i nostalgici: è un lavoro per ribelli”.

Frida Escobedo La Tallera Cuernavaca (Messico / Mexico), 2012 Photo by: Rafael Gamo

CONFERENZA STAMPA
Giovedì 15 novembre 2018 ore 11.00
Auditorio del Teatro dell’architettura Mendrisio
Università della Svizzera italiana.

Interverranno:
Elisa Valero, vincitrice Swiss Architectural Award 2018
Mario Botta, presidente della giuria dello Swiss Architectural Award 2018
Charles Kleiber, presidente della Fondazione Svizzera per l’Architettura
Boas Erez, rettore dell’Università della Svizzera italiana
Riccardo Blumer, direttore dell’Accademia di architettura, Università della Svizzera italiana
Nicola Navone, segretario Swiss Architectural Award 2018

Per accrediti stampa e richieste di interviste:

Ufficio stampa Swiss Architectural Award
ddl studio | T +39 02 8905.2365
Alessandra de Antonellis | alessandra.deantonellis@ddlstudio.net | +39 339 3637.388
Ilaria Bolognesi | ilaria.bolognesi@ddlstudio.net | +39 339 1287.840

Fabrizio Barozzi, Alberto VeigaMuseo d’Arte dei Grigioni / Grisons Museum of Fine Arts Chur (Svizzera / Switzerland), 2016 Photo by: Simon Menges

LA MOSTRA E IL CATALOGO

Mostra: Swiss Architectural Award 2018, a cura di Nicola Navone.

Sede: Auditorio del Teatro dell’architettura, Mendrisio.

Promossa da: Fondazione Svizzera per l’Architettura, con la collaborazione dell’Università della Svizzera italiana – Accademia di architettura di Mendrisio e il sostegno della Fondazione Teatro dell’architettura e della Fondazione per le Facoltà di Lugano dell’Università della Svizzera italiana.

Durata: 16 novembre – 23 dicembre 2018.

Orario di apertura: mercoledì / venerdì / sabato / domenica: 12.00-18:00 giovedì: 14.00-20.00 lunedì e martedì chiuso
Ingresso libero

Catalogo: Swiss Architectural Award 2018, a cura di Nicola Navone, Mendrisio Academy Press e Silvana Editoriale, testi in italiano e inglese.

Nel nuovo sito www.swissarchitecturalaward.com sarà possibile reperire tutte le informazioni per l’edizione in corso e le precedenti.

Gong Dong – Vector ArchitectsBiblioteca in riva al mare / Seashore Library Nandaihe (Cina / China), 2014-2015 Photo by: Xia Zhi

 

SWISS ARCHITECTURAL FOUNDATION

La Fondazione Svizzera per l’Architettura, nuova denominazione della BSI Architectural Foundation, con sede a Lugano presso l’Università della Svizzera italiana (USI), è una fondazione attiva nella promozione delle conoscenze, della formazione e della ricerca nel campo dell’architettura e si propone l’obiettivo di favorire la collaborazione fra l’Università della Svizzera italiana – Accademia di architettura, Mendrisio e i Politecnici federali di Zurigo (Dipartimento di architettura D-ARCH, ETHZ) e di Losanna (Institut d’Architecture, EPFL).

La Fondazione prevede l’istituzione dello Swiss Architectural Award, un premio internazionale di architettura a cadenza biennale che promuova un’architettura attenta alle questioni etiche, estetiche ed ecologiche contemporanee, favorendo il dibattito pubblico.

La Fondazione è presieduta da Charles Kleiber.

swissarchitecturalaward.com

Contatti

Swiss Architectural Award
Nicola Navone
Segretario del premio
Tel: +41 (0)58 666 55 00
nicola.navone@usi.ch

Galerie des glaces

Dal 21 novembre al 21 dicembre 2018, la Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano ospita il progetto di Roberto Fanari (Cagliari, 1984), dal titolo Galerie des glaces.

La mostra è il terzo e ultimo appuntamento con il nuovo ciclo delle Project Room della Fondazione, che mette a disposizione di giovani curatori e artisti il proprio spazio e le proprie competenze, per raccontare al pubblico le ultime tendenze della scultura contemporanea.

La curatela delle Project Room 2018 è stata affidata a Flavio Arensi, che ha costruito un progetto in tre atti, La stanza di Proust, pretesto per guardare gli accadimenti della società e dell’uomo attraverso i suoni, le assenze e le presenze, del passato come del futuro. I tre momenti che si susseguiranno in questa stanza formeranno un’unica riflessione sul ruolo della scultura in questo momento storico. Come afferma Arensi, “con i tre artisti coinvolti nelle Project Room 2018 intendiamo recuperare, attraverso il loro lavoro, l’idea di una coscienza allargata che non usa i mezzi più tradizionali della scultura ma ne ricerca i concetti più profondi attraverso la tecnologia e lo spazio“.

Dopo l’indagine sulla tecnologia e le incidenze esistenziali di Donato Piccolo e lo sguardo di Roberto Pugliese su un luogo in cui la materia della scultura può diventare intangibile perché musicale, ecco l’ultimo momento con Roberto Fanari che, creando una stanza vuota, costringe il pubblico a relazionarsi con la propria immagine.

Per la Fondazione Arnaldo Pomodoro, Roberto Fanari ha infatti pensato a una vera e propria galleria degli specchi, riducendo le linee minimali che delimitano lo spazio della Project Room per fare della sua scultura – architettura un luogo rarefatto in cui il visitatore è solo con se stesso.

Roberto Fanari ricostruisce un “salone delle feste” tipico degli antichi palazzi reali, intervenendo sul perimetro della stanza vuota, spogliando le pareti di tutte le necessità decorative e lasciando solo agli specchi il compito di interagire con il visitatore. L’immagine riflessa obbliga la persona a confrontarsi con il proprio io profondo. Stare davanti a uno specchio significa cercare un punto di mediazione tra i diversi livelli della psiche.

In questo modo l’osservatore si osserva, è testimone della propria storia. Fanari, che di norma illustra le relazioni attraverso figure-modelli in filo di ferro saldato, qui abdica alla partecipazione dei suoi manichini-attori per svincolare chi entra da qualsiasi legame e da ogni forma di condivisione, giacché la scena può svolgersi solo nell’intimità estrema.

Come osserva il curatore, Flavio Arensi, “Spogliare la scena di presenze fittizie, di scultore dalle sembianze umane, permette all’artista di pretendere un cambio nell’azione del pubblico, da osservatore a osservante, da terzo chiamato in causa a meditare sull’opera a individuo che si relaziona con i propri turbamenti. Il luogo della scultura diventa così palcoscenico dell’esperienza individuale”.

In questo ambiente risuoneranno musiche composte da Francesco Fugazza. Alla base della composizione si avverte il progetto di campionamento del suono dei principali materiali di lavoro dello scultore, che è stato poi rielaborato in post produzione al fine di creare una successione di fotografie sonore ispirate a Gymnopédie n°3 di Erik Satie.

Memories are not memories

Memories are not memories” è il titolo della prima mostra personale di Valentina Colella che si terrà dal 16 Novembre al 5 Dicembre c.a. presso la galleria AMY-D Arte Spazio di Milano, a cura di Valerio Dehò.

Nella sua prima personale a Milano, Valentina Colella, dopo la collaborazione di un anno con la Galleria Amy-d Arte Spazio, fa il punto sulla sua ricerca: in mostra una sintesi del suo percorso dal 2013 al 2018. Presenta il lavoro inedito R.I.P. La pace che mi hai dato. La pace che mi hai tolto. (2017), installazione composta da 15 gruppi di carte fine art intagliate a mano. L’opera ha anticipato la grande installazione Quello che resta presentata nelle sale di Palazzo Reale a ottobre per il 19° Premio Cairo, dove è stata finalista.

Il percorso espositivo ha inizio con la pittura, Filling the sky_(pink45) un monocromo del 2017 rosa shock di 370 cm x 250 cm realizzato con un pennello n.2, stratificazioni di pigmento con acqua e nuovi lavori del 2018 dopo aver ricevuto in dono Perlux 8300, una ver-nice dotata di riflessi tipici della madreperla. Sempre utilizzando il Perlux Valentina Colella si è cimentata con la scultura, 145 stelle realizzate per il 4° capitolo del suo progetto installativo ormai internazionale Where the stars sleep precedentemente ambientato in Uruguay e Sud Africa.

L’artista parte da un’esperienza di lutto appresa casualmente via Facebook. Costruisce una sequenza di lavori legati all’immagine guida del trauma: la schermata di Google Maps bloccata sulla sua abitazione mentre nella porzione di cielo appare un elemento determi-nante. Lo stesso è elaborato dall’artista in forma pittorica e in intagli su carta. La banalità e la pericolosità dello screenshot diventano legame tra la fisicità dei gesti del dipingere, dell’incidere con il taglierino e la virtualità del web. Reale e virtuale diventano un gioco di specchi che amplifica le immagini e le fanno sembrare in attesa di un’evoluzione. Nella sequenza per Amy-d Arte Spazio il tema del volo dal rosa shock vira verso il bianco con la serie Filling the sky_(white perlux 8300): il lutto viene elaborato, il rito di cordoglio si com-pie come se Valentina Colella dopo 5 anni riuscisse a dare un senso all’assenza attraverso l’opera Quello che resta. Il vuoto torna ad essere tale, ma trova una spiegazione.” (Valerio Dehò)

L’abbandono è un viaggio attorno a me stessa, che esorcizzo lavorando sull’evanescenza dell’esistenza. Con modalità ossessiva riproduco il soggetto per portarlo alla sua scompar-sa. Ripetuto allo strenuo fino all’ultimo atto della dissolvenza.” (Valentina Colella)

memories are not memories
life was life will be

Valentina Colella solo show
a cura di Valerio Dehò

AMY-D Arte Spazio Milano
16 Novembre – 5 Dicembre 2018
Opening: 15 novembre h. 18,30
INFO:
Amy-d Arte Spazio – Via Lovanio, 6 – 20121 – Milano – M2 Moscova
T. +39 02654872 – info@amyd.it – www.amyd.it – www.valentinacolella.com

La stagione americana

La Galleria Open Art di Prato presenta, dal 24 novembre 2018 al 9 febbraio 2019, “La stagione americana” dello scultore Francesco Somaini (Lomazzo, 1926 – Como, 2005), uno degli artisti italiani contemporanei più rappresentati nei musei americani. Realizzata in collaborazione con l’Archivio Somaini, la mostra sarà inaugurata sabato 24 novembre alle ore 17.30.

L’esposizione, attraverso opere selezionate, ripercorre la fase compresa tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, periodo in cui il lavoro di Somaini ha ottenuto un particolare consenso e una notevole attenzione da parte di collezionisti e istituzioni statunitensi.

Quasi tutte le opere che vengono presentate in questa occasione sono state in collezioni americane o sono state esposte nelle mostre che l’artista ha effettuato oltreoceano in quegli anni. Somaini è stato infatti tra i protagonisti dell’informale a livello mondiale, individuando, anche per mezzo della particolare conoscenza e cura dei processi di fonderia e di trattazione dei metalli, una via originale di indagine nel rapporto tra la materia e la sua definizione espressiva, tra il dinamismo delle forme e la loro qualificazione estetica.

Attraverso il riconoscimento ottenuto nelle Biennali di Venezia degli anni Cinquanta (dove ha esposto una prima volta nel 1950, ha avuto una presenza consistente nel 1954, nel 1956 e nel 1958 e ha ottenuto nel 1960 una sala personale) e i rapporti internazionali intrecciati in quegli anni, Somaini ricevette l’attenzione di critici di punta, tra cui figura Enrico Crispolti che dal 1957 segue il suo lavoro con costanza, fino a essere il curatore del catalogo ragionato della scultura, in corso di elaborazione, insieme a Luisa Somaini, storico dell’arte e figlia dell’artista. Si sono occupati del lavoro di Somaini critici francesi, come Léon Degand e Michel Tapié (Somaini ricevette il premio della critica alla Biennale di Parigi nel 1961). Giulio Carlo Argan lo presentò in occasione della prima personale americana (nella sede dell’Italian Cultural Institute di New York nel 1960), che aprì, dopo il successo conseguito nella Biennale di San Paolo del Brasile del 1959 – dove ottenne il premio come migliore scultore straniero – all’artista comasco le porte del collezionismo americano di alto profilo. Nelson e John D. Rockfeller, Joseph Hirshhorn, Lydia Kahn Winston Malbin, l’architetto Philip Johnson e numerosi altri collezionisti privati, oltre ad accaparrarsi suoi lavori, favorirono l’acquisizione di sue opere nei principali musei americani e la committenza di importanti opere monumentali di destinazione pubblica realizzate nel 1970 (per Baltimora, Atlanta e Rochester).

La mostra della Galleria Open Art, raccoglie importanti tracce di quella stagione, con opere significative dell’attività creativa della stagione informale come i due esemplari della serie dedicata alla “Proposta per un monumento” del 1958 e del 1963, sfociata nella grande opera di Baltimora, “Piccola Assalonne (Corona)” del 1959, “Nauta II” del 1960 (un piombo scavato a fiamma, esposto alla Biennale di Venezia dello stesso anno), “Racconto sul Cielo” del 1961, “Racconto Patetico I” del 1962, provenienti da collezioni statunitensi, come quella di John D. Rockfeller (“Racconto sul Cielo”), ed è l’occasione per una pubblicazione di prestigio, riccamente illustrata, con un saggio dello storico dell’arte Francesco Tedeschi che svolge una riflessione sul ruolo della scultura di Francesco Somaini nel contesto internazionale di quegli anni. Completano la pubblicazione schede delle opere esposte e note a cura dell’Archivio Somaini, diretto da Luisa Somaini, ed una antologia di testi critici e scritti di poetica dell’artista.

La Galleria Open Art (V.le della Repubblica 24, Prato) è aperta al pubblico da lunedì a venerdì con orario 15.00-19.30, sabato ore 10.00-12.30 e 15.00-19.30, chiuso domenica e festivi. Ingresso libero. Monografia bilingue edita da Carlo Cambi Editore a cura di Mauro Stefanini con saggio critico di Francesco Tedeschi. Per informazioni: t. +39 0574 538003, galleria@openart.it.

Per informazioni:
Galleria Open Art
V.le della Repubblica 24, 59100 Prato
T. +39 0574 538003, galleria@openart.it

Ufficio stampa:
CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia Santo Stefano 54, 42121 Reggio Emilia
T. +39 0522 1715142, info@csart.it, www.csart.it

BRUNO MUNARI

Presso il Museo Plart di Napoli, dal 29 novembre 2018 al 20 marzo 2019, si terrà la mostra sulle proiezioni a luce fissa e le proiezioni a luce polarizzata realizzate da Bruno Munari. Scrivono i curatori (Miroslava Hajek e Marcello Francolini) :

MIROSLAVA HAJEK – Dai ricordi dell’artista rivissuti insieme: Munari ha cominciato a frequentare l’ambiente artistico alla fine degli anni Venti, nel contesto del movimento del secondo futurismo guidato da Filippo Tommaso Martinetti e da subito Marinetti lo considera il più geniale della nuova generazione.
Questa fase del suo lavoro è tuttora poco conosciuta, malgrado il fatto che fin da quel periodo il lavoro di Munari si disponga verso i distinti indirizzi del suo pensiero estetico. Concepisce contemporaneamente le macchine inutili, aeree, stabili, i disegni antropomorfi, le pitture gestuali, le pitture astratto geometriche chiamate Anche la cornice, i percorsi tattili e progetti di performances come per esempio la partitura coreografica del 1935 chiamata Danza sui trampoli.
Dopo la seconda guerra mondiale Munari, comunque, non parlava con nessuno in Italia della sua esperienza futurista. Alle domande dirette sorvolava o trovava modo di eludere l’argomento e molti si sono convinti, quindi, che volesse rinnegare il suo passato futurista o che, perlomeno, non avesse più le opere, ma questo non era esatto. La sua era semplicemente una reazione di autodifesa ad una condizione della politica italiana che accomunava i futuristi al regime fascista. Ho discusso questo argomento varie volte con Munari riuscendo a farmi raccontare tutte le sue vicissitudini.

Su quello che lo riguarda oggi: Per poterci orientare nel suo lavoro dovremo seguire le vie principali dei suoi interessi che sono l’esplorazione delle potenzialità percettive e sensoriali e la ricerca del superamento dei limiti oggettivi. Questa analisi individua il filo conduttore attraverso tutto il suo lavoro. Vuol dire che nelle opere di Munari possiamo scorgere sempre lo stesso linguaggio visivo elaborato, però, continuativamente in tutte le variazioni possibili con la massima semplicità e con l’organicità di un pensiero concreto ed esperto. L’artista era ben conscio di questa coerenza nel suo lavoro e addirittura è stato lui, anche se più avanti nel tempo, a definire le differenze tra arte e artigianato, stile e styling.
Purtroppo non si sono conservate molte opere del periodo futurista di Munari. Innanzitutto perché a quel tempo non era nemmeno immaginabile poterle commercializzare e Munari, quando aveva deciso di aver risolto un problema estetico, non lo rifaceva più, perché non ne avvertiva bisogno né la motivazione ma anche perché molti suoi lavori sono stati distrutti o si sono persi. Rimangono però i suoi lavori principali, anche se spesso soltanto in un esemplare, che comunque riescono illustrare bene il suo percorso creativo e le dinamiche del suo pensiero.

È interessante osservare come quello, che è stato una volta all’avanguardia venga successivamente occultato, eppure il passato anticipa il futuro, come fattore decisivo, essendo il presente sempre effimero. Quando vengono prodotte opere come quelle di Munari, in principio sono accolte con occhio diffidente e scettico spesso disprezzate o, addirittura, non considerate arte. Molte delle opinioni e delle scelte di Munari lo hanno posto in aperto conflitto con il sistema dell’arte ufficiale. Malgrado ciò è diventato un mito e un modello per molti artisti delle generazioni seguenti tanto che viene chiamato il Leonardo da Vinci del ventesimo secolo.

MARCELLO FRANCOLINI – Sulla sua ricerca: Le forme delle opere di Bruno Munari non danno informazioni sul mondo, ma mettendo in relazione con, le cose tra loro, ci informano piuttosto sul modo di approcciare ad esse. In effetti Munari partendo dalla ricerca di una forma pura, adiacente all’intuizione pura, ha scoperto la forma astratto-concreta, dando così avvio all’esplorazione del mondo della natura interiore, e cioè quel tutto che indistintamente è oltre l’apparente: dentro o fuori del visibile.

Sul percorso della mostra: La mostra di Bruno Munari alla Fondazione Plart di Napoli, segue un andamento cronologico sintetizzabile nella formula: Macchina Inutile + Concavo-Convesso + Ambiente a luce polarizzata. Nel percorso della mostra, possiamo leggere limpidamente una conquista progressiva dello spazio reale che muove dall’abbandono della bidimensionalità della tela per seguire il movimento diretto della luce nello spazio, una trascendenza della pittura (che va da una pittura “dipinta” ad una pittura “proiettata”). Queste opere rappresentano così le tappe del suo percorso creativo raccolte con sagacia e mestizia dalla Storica dell’arte Miroslava Hajek, culminando nelle Proiezioni a Luce Polarizzata che sono una delle più alte vette di sperimentazione di questo artista, una serie che è unicum della sua collezione è un’eccezionalità dell’intero patrimonio artistico del Novecento.

Sul senso del suo “fare” arte: Abbiamo visto come Munari spesso abbia trovato propria ispirazione nell’intuizione scientifica. Come confermatomi più volte dalla stessa Miroslava Hajek, spesso nelle sue discussioni con Munari si finiva col parlare di scienza, di geometria, di fisica. Questa circostanza sembra evidenziare la possibilità di leggere il significato del suo lavoro ben oltre il campo strettamente artistico. In un certo senso parlando ancora oggi si tende a tenere fuori le influenze scientifiche dalla critica di Munari, così come per molti altri casi nel ‘900, perché purtroppo ancora oggi si ha difficoltà a vedere la scienza al di fuori della sua praticità. D’altronde se non lo si intuisce subito è sottinteso un certo spirito ribelle nei confronti del sistema di potere, l’assunzione di posizione nei confronti della scienza intesa come attività conoscitiva: se infatti si ritiene che la scienza non sia un’attività conoscitiva ma soltanto pratica, sarà facile concluderne che il suo rapporto con le classi dirigenti è di totale subordinazione, mentre la risposta diventa notevolmente più complessa se si attribuisce alla scienza un valore autenticamente conoscitivo; in tal caso invero non si potrà fare a meno di ammettere che il suo sviluppo non dipende soltanto dalle richieste della società dell’epoca, ma anche dalle informazioni che lo scienziato riesce via via a ricavare intorno agli oggetti indagati.

 

TITOLO DELLA MOSTRA: BRUNO MUNARI. I colori della luce
PROMOSSO DA: Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee in collaborazione con Fondazione Plart
A CURA DI: Miroslava Hajek, Marcello Francolini
SEDE ESPOSITIVA: Fondazione Plart, via Giuseppe Martucci 48, Napoli, Italia
TEL E INFO: 081-19565703, info@plart.it
COSTI INGRESSO: Gratuito per i visitatori della mostra

Per  ulteriori e più precise informazioni consultare i siti www.fondazioneplart.it e www.madrenapoli.it
INAUGURAZIONE: 29 novembre 2018 ore 19:00
DATE DI APERTURA: 29 novembre 2018 – 20 marzo 2019
ORARI DI APERTURA: da martedì a venerdì ore 10.00 – 13.00 / ore 15.00 – 18.00. Sabato ore 10.00 – 13.00

Lo spettacolo della cartapesta. Tra arte e tradizione

Il 10 novembre 2018 alle ore 18 tre Fondazioni pugliesi collaborano insieme per un appuntamento all’insegna dell’arte, della musica e della tradizione.

La Fondazione Museo Pino Pascali ospita infatti, in collaborazione con la Fondazione Carnevale di Putignano, la mostra di bozzetti e manufatti del Carnevale più lungo d’Europa intitolata “Lo spettacolo della cartapesta. Tra arte e tradizione”. Il percorso espositivo sarà visitabile fino al 6 gennaio 2019.

L’esposizione è l’occasione per scoprire un’antica arte ricca di tradizioni, creatività e passioni. La storia della cartapesta putignanese in cui argilla e gesso, carta e colore, danno forma a manufatti unici e irripetibili nel loro genere da ben 625 anni. Un percorso espositivo che racconta il processo di lavorazione della cartapesta, arricchito da una selezione di bozzetti e manufatti.

La serata sarà inoltre introdotta dal Centro Artistico Musicale Paolo Grassi in collaborazione con la Centro Artistico Musicale in collaborazione con la Fondazione Paolo Grassi  che offriranno alle ore 18 il concerto del Trio Gioconda De Vito con Silvia Grasso al violino, Gaetano Simone al Violoncello, Liubov Gromoglasova al pianoforte. [continua a leggere sulla fonte]

Info
ARTE, MUSICA E CARTAPESTA
Evento realizzato dalla Fondazione Pino Pascali in collaborazione con la Fondazione Carnevale di Putignano e la Fondazione Paolo Grassi

Inaugurazione: 10 novembre 2018, ore 18
La mostra rimarrà aperta fino al 6 gennaio 2019.

Orari: Martedì-Domenica: 10.00-13.00 / 16.00-21.00. Chiuso il lunedì
La biglietteria chiude mezz’ora prima del museo
Biglietto 5 € / Ridotto 2.50 €
Ingresso gratuito ogni prima domenica del mese

La Fondazione Pino Pascali è punto Fai – Delegazione Bari
Amici del Museo Pascali: Carrieri Design.

FONDAZIONE MUSEO PINO PASCALI
VIA PARCO DEL LAURO 119 – 70044 POLIGNANO A MARE (BA) – PH.: +39 080 4249534
www.museopinopascali.it
Press: Santa Nastro press@museopinopascali.it +393928928522
https://www.facebook.com/FondazionePinoPascali/
Instagram @fondazionepinopascali
#WeAreinPuglia #PugliaEvents

Incontri grotteschi

La Galleria The Mori Center presenta, dal 29 novembre 2018 al 19 gennaio 2019, ” Incontri grotteschi“, prima mostra personale a Parma dell’artista milanese Giuseppe Ragazzini. L’inaugurazione è prevista per giovedì 29 novembre alle ore 19.00 presso la sede di Vicolo Del Vescovado 5/A.

Giuseppe Ragazzini, Misteriosa Routine, 2018, collage
digitale

Giuseppe Ragazzini è un artista eclettico con un ampio e vario percorso artistico che, nel corso degli anni, ha avuto modo di sperimentare diverse espressioni artistiche. È pittore, scultore, scenografo e artista visivo. Si laurea in filosofia, ma nel 2002, dopo essere rimasto affascinato dal documentario di Henri-Geoges Clouzot “Le Mystère Picasso”, inizia a dedicarsi alla pittura, all’animazione pittorica e alla scenografia digitale, fino ad approdare al mondo del video mapping.

Nelle opere di Giuseppe Ragazzini l’immagine prende letteralmente vita. Il tratto inconfondibile che caratterizza le sue opere è il dinamismo: da qui la realizzazione di collage digitali soggetti a una trasformazione incessante, costituiti da un flusso di elementi che si sovrappongono continuamente su se stessi.

In mostra saranno esposte le opere pittoriche, scultoree e digitali che meglio rappresentano l’anima poliedrica e creativa di Ragazzini. L’allestimento è stato pensato in modo che il visitatore si possa sentire completamente immerso nel mondo dell’artista, un mondo che per l’occasione prende i toni del grottesco. L’arte di Ragazzini è solo apparentemente semplice, ludica e giocosa. In realtà cela molteplici messaggi e significati reconditi che lo spettatore può scoprire osservando le bozze, i disegni preparatori e gli appunti esposti.

Nel percorso all’interno della galleria il visitatore entra in una dimensione totalizzante fatta di luci, buio, suoni e colori. L’installazione “Misteriosa routine“, presente nella prima sala, raffigura 16 personaggi grotteschi che guardano attraverso finestre di autobus dipinte dall’artista stesso. Accedendo alla seconda sala si entra più nello specifico in quello che è il lavoro dell’artista. Lungo le pareti vengono esposti gli schizzi che descrivono il processo creativo che ha portato alla realizzazione delle opere come le vediamo e conosciamo. Insieme agli schizzi lo spazio presenta alcuni lavori in ceramica, opere pittoriche che raffigurano “I tarocchi” e un manichino snodabile (“Crumpled Figure”) con cui il visitatore può interagire, toccandolo, abbracciandolo o scattando un selfie! Il percorso espositivo si conclude, infine, con la video proiezione dell’opera “Il Bacio” (2007).

L’esposizione è aperta al pubblico fino al 19 gennaio 2019, da mercoledì a sabato con orario 10.00-18.00. Ingresso libero. Per informazioni: info@themoricenter.com, www.themoricenter.com.

GIUSEPPE RAGAZZINI: INCONTRI GROTTESCHI

The Mori Center, Parma
29 novembre 2018 – 19 gennaio 2019
Inaugurazione: giovedì 29 novembre, ore 19.00

CORRISPONDENZE

Si inaugura il 10 NOVEMBRE alle ore 18,00 , l’evento CORRISPONDENZE che offre un focus sulla poesia visiva contemporanea, attraverso la fruizione di nuove tecniche e tecnologie digitali, proprie della contemporaneità.

La mostra, ideata e organizzata dalla Ass.ne Culturale Primo Piano LivinGallery – e curata da Rose e Dores Sacquegna – è patrocinata dal Comune di Lecce, dal MIBAC Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo ed è inserita nel Calendario dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale (http://annoeuropeo2018.beniculturali.it/eventi/corrispondenze/).
Il titolo “Corrispondenze” è mutuato dalla raccolta di poesie del testo “Spleen e l’Ideale” del libro I Fiori del Male di Charles Baudelaire. Secondo il poeta: “La realtà è il luogo in cui si entra in contatto con il mondo spirituale, con quella verità più profonda delle cose che va al di là del loro aspetto esteriore: il tempio”. L’evento è allestito presso l’Ex Conservatorio di Santa Anna (XVII sec), uno dei beni monumentali più interessanti a livello architettonico della città di Lecce. Accanto ad esso sorge la Chiesa di Sant’Anna, costruita circa un secolo dopo. Lo spazio espositivo diventa il luogo della corrispondenza tra mondo materiale e mondo spirituale, l’incontro simbolico di mondi apparentemente lontani.

La cerimonia di inaugurazione si apre alle 18,00 con la presentazione della mostra. Segue alle ore 19,00 la performance visuale “ANATOMIA DI UN CALLIGRAFO – ATTO II “, scritta e diretta dal poeta e performer salentino Massimiliano Manieri. Cinque donne salentine sono le protagoniste della serata: Maria Gabriella Marra (calligrafa e ceramiche di scena), Valentina Maritati, Daniela Ladisa, Barbara Caliandro e Anna Lucia Indennitate (modelle). L’azione performativa nasce come un libero omaggio al film “I racconti del cuscino”, di Peter Greenway, a sua volta ispirato dal testo “Le note del guanciale” della poetessa giapponese Sei Shonagon vissuta nell’anno 1000 D.C. Nel primo atto, avvenuto pochi giorni fa, la presenza del regista (Manieri) era l’oggetto del desiderio, partorito attraverso la scrittura. In questo secondo atto, la figura del performer non c’è, a testimoniare la gestazione dello stesso, con un parto invertito e voluto. Un viaggio a ritroso nel tempo, una narrazione rituale dei corpi che diventano testi nella mani della calligrafa: corpi-extensio e corpus domini che si offrono allo sguardo degli astanti, come cibo e ostensorio di una liturgia visionaria e alchemica degli elementi ivi riuniti.

Attraverso la scrittura, il simbolo e l’archetipo, la mostra ospita opere di Mail Art, Libro d’Artista Installazioni Verbo-visuali, Video Poemi, realizzate da artisti, poeti e registi nazionali e internazionali, ciascuno portavoce di un particolare linguaggio artistico-visuale, olfattivo, sonoro e performativo.

Libri d’Artista: Liliana Ebalginelli, Rainer Otto Hummel, Maria Luisa Imperiali, Bela Limenes, Fides Linien, Katarina Norling, Nel Ten Wolde, Anna Lambardi.

Installazioni Verbo-Visuali: Rainer Otto Hummel, Maria Gabriella Marra, George Syrakis, Dores Sacquegna, Andy Arthuin, Alina Lutaeva.

Mail Art: Joanna Gibbs, Orna Hodara Hatzor, Margarita Henriksoon, Rainer Otto Hummel, Natalia Proskuriakova, Evgeniia Utochkina.

Video Poemi: John Cage, Marceli Antunez Roca, Willem Martinot, Anna Lambardi, Maria Rosaria Cristaldi, Cor Fafiani, Andria Santarelli, Peter Liashkov.

Primo Piano LivinGallery, forte delle esperienze maturate dalla sua fondazione ad oggi, è sempre impegnato nella costruzione di rapporti di collaborazione e partecipazione a supporto delle sue attività sia a livello locale, nazionale e internazionale, coinvolgendo nelle attività enti pubblici e media partner, che ne condividono missione e fini istituzionali.

CORRISPONDENZE
Dal 10 al 27 Novembre 2018
Ex Conservatorio di Santa Anna – Via Libertini 13, Lecce
Aperto tutti i giorni (ingresso Libero)
10,00 – 13,00 / 16,00 – 20,00
Primo Piano LivinGallery Ass.ne Culturale
Tel +39 349 37 20 659 E-Mail: primopianogallery@gmail.com
Info: http://primopianoatelier.com/?p=3989
Versione Inglese: https://primopianospecialprojects.com/upcoming-art-projects/correspondences-lecce/

Pino Pascali

Fino al 30 novembre 2018 la romana Galleria Edieuropa (Piazza Cenci 56) rende omaggio a Pino Pascali nel cinquantesimo anniversario della sua morte. Con una mostra che evoca l’energia ludica della sua arte.

Luigi Capano ne parla così : “Cinquant’anni fa, poco più che trentenne, Pino Pascali (Bari, 1935 – Roma, 1968) moriva in un tragico incidente stradale. Della sua breve vita ricordiamo che fu allievo di Toti Scialoja all’Accademia di Belle Arti di Roma; che lavorò alla RAI come aiuto scenografo e come collaboratore del regista e sceneggiatore Sandro Lodolo con cui realizzò sigle televisive e pubblicità per lo storico Carosello; che fu tra i frequentatori del caffè Rosati aggregandosi a quel gruppo eterogeneo di artisti impropriamente denominato Scuola di Piazza del Popolo.

Proprio in questi giorni la Galleria Edieuropa ‒ attiva con altro nome già in quegli anni ‒ lo vuole ricordare con una nutrita silloge di opere che ne testimoniano la ludica, ironica inventiva, oltre che la vocazione mercuriale e insieme dionisiaca a sperimentare e a contaminare forme espressive e materiali eterocliti, cedendo senza filtri al flusso incessante e pervasivo della creazione.”

Rudy Koll

Rudy Koll, artista romana di spicco, già da quasi 20 anni si è imposta nel panorama artistico nazionale e internazionale per i suoi suggestivi dipinti. Fin da bambina dimostra un forte interesse per l’arte e il disegno.

Diplomata al liceo classico comincia ad essere attratta anche dal mondo dell’architettura fino a raggiungere il suo status di artista e Interior designer, infatti, coniuga costantemente queste due grandi passioni per far penetrare l’una nell’altra.

La sua pittura non si limita solamente alle tele, ma si espande fino ad arrivare ai complementi d’arredo, ai tessuti e ai capi di abbigliamento.

Focalizzando l’attenzione sulla sua opera pittorica, Rudy Koll si dedica principalmente a dipinti ad olio di grandi dimensioni, mettendo in scena la sua visione del mondo astratto. La sua indole da arredatrice fa si che le sue tele, riescano a definire una stanza affiancando i layout di architetti e interior designer, questo grazie alla versatilità che li caratterizza. I colori usati sono spesso contrastanti tra loro, si passa dai toni scuri e freddi dei blu a quelli più caldi del rosso sino alle gradazioni del giallo. La luce nelle sue opere gioca un ruolo fondamentale, a volte pura e tersa invade l’intero quadro, altre volte, soffusa e tenue risale dalle ombre.

L’artista vuole trasmetterci attraverso le sue grandi tele, sia il sentimento che la passione insieme, dando vita al colore che ha una vitalità propria, mescolando le diverse tonalità in un linguaggio poetico tutto personale. Le sue opere così astratte ma anche così definite, danno la possibilità a chi le osserva di essere soggetto di una propria e libera interpretazione: in ogni sua tela chiunque può ritrovare se stesso o ripercorrere un momento della propria esistenza.
Un’occasione per scoprire un’artista dal talento poliedrico che si manifesta nei suoi quadri incisivi e nella sua attività di scenografa per la Rai.

Attestati e Premi

Le mostre più importanti:
Sanremo (Casinò Municipale). Arma di Taggia (Galleria Quadrifoglio). Diano Marina, Milano. SalsomaggioreTerme (Accademia Italia e Palazzo dei Congressi).

Ha partecipato a rassegne e concorsi nazionali e internazionali, tra cui:
nel dicembre 1990 Euro ArtExpo Verona ottenendo grande successo. Aprile 1991 a NewYork (Valley Forge Convention Center). Nell’ottobre del 1995 Parigi (Maison de l’Europe) e Chantilly (Centro culturale Les Fontaines) riscuotendo grande successo.

Citiamo i primi premi:
Rassegna Riviera dei fiori (Sanremo). Quadrifoglio d’oro (ArmadiTaggia). Biennale di Alessandria. 2°premio alla rassegna “ottobre”. 3° premio concorso Libertà a Milano. Nel 1998 “targa oro”al 14°concorso C.Marzaroli a Salsomaggiore Terme, Palazzo dei Congressi. 6°premio”Anguria d’oro”di Tirana.

Critici che hanno scritto di lei:
W:Brani P. A. Sangiorgi B. Bardieri A. Obesati, Cossiu, S.Perdinaro R. Icarsi su cataloghi e riviste d’arte

Le sue opere figurano in collezioni pubbliche e private in Italia , Svizzera, Belgio, Germania, Olanda, Francia, Inghilterra, Australia, America, Spagna e Portogallo.

Oltre l’orizzonte
Mostra personale di Rudy Koll a cura di Rossella Lo Bianco
Dal 10 novembre 2018 al 19 gennaio 2019

Centro d’arte Raffaello
www.galleriaraffaello.com
raffaellocentrodarte@gmail.com

MADE4EXPO

MADE4EXPOwww.made4expo.it è il nuovo sito Internet dedicato all’arte contemporanea a cura dello spazio MADE4ART di Milano, una vetrina online per opere di pittura, fotografia fine art e scultura: l’arte di qualità per la tua collezione o per un regalo esclusivo.

Scopri su MADE4EXPO le opere d’arte pensate per te, la tua casa, il tuo luogo di lavoro. Scopri gli artisti di MADE4EXPO e lasciati conquistare dal fascino e dall’eleganza dei colori, delle forme e dei materiali che rendono unica un’opera d’arte: dipinti su tela, opere su carta, disegni, sculture, fotografie d’arte, multipli e grafiche di artisti emergenti o già affermati a firma MADE4ART.

Qualità e originalità per ogni tipo di investimento: a richiesta MADE4ART ti potrà fornire gratuitamente informazioni e consulenza personalizzata per assisterti nella scelta con la cura e la professionalità che ci contraddistinguono.

MADE4EXPO verrà presentato al pubblico presso la sede di MADE4ART in Via Voghera 14 a Milano dal 15 al 26 novembre 2018 con una selezione di opere di Alessandra Angelini, Guido Alimento, Sergio Armaroli, Paolo Bongianino, Iure Cormic, Michele di Palo, Andrea Liverani, Marco Lodola, Shuhei Matsuyama, Gianni Oliva, Tommaso Stilla, Stefano Tubaro.

Ti aspettiamo alla nostra Preview, che si terrà mercoledì 14 novembre alle ore 18.30, un’occasione unica per farti scoprire dal vivo e in anteprima alcune tra le nostre migliori proposte.

MADE4EXPO: la nuova galleria d’arte online
www.made4expo.it
La presentazione si terrà presso
MADE4ART | Via Voghera 14, 20144 Milano
Dal 15 al 26 novembre 2018 | orari: lunedì ore 15 – 19, martedì – venerdì ore 10 – 13 e 15 – 19
Preview: mercoledì 14 novembre, ore 18.30 | R.S.V.P. info@made4expo.it
Per informazioni: info@made4expo.it

MADE4ART
Spazio, comunicazione e servizi per l’arte e la cultura | Milano
di Vittorio Schieroni, Elena Amodeo

TATTOO. L’ARTE SULLA PELLE

Artisti contemporanei, tatuatori e tatuati, opere e personaggi del passato si mescolano e dialogano in un percorso suggestivo, che guida il pubblico in un viaggio e una riflessione sull’uso sociale, culturale e artistico del corpo.

Nell’antichità il tatuaggio è visto come il marchio degli sconfitti, siano essi schiavi o malfattori, o rievoca la ferocia dei barbari come i Pitti e i Germani che premono minacciosi sui confini dell’Impero.
Quest’aura di ribrezzo, estraneità e fascinazione nei confronti del tatuaggio viene evocata e ampliata nel Settecento, quando i navigatori europei che raggiunsero il sud-est Asiatico e l’Oceano Pacifico, entrano in contatto con popoli che suscitano sorpresa, ammirazione o disprezzo, perché praticano in maniera estensiva il tatuaggio. La stessa parola “tattoo” ha origine polinesiana (in italiano mediata dal francese tatouage) viene introdotta in occidente dal navigatore James Cook. Proprio l’incontro/scontro con queste lontane popolazioni costituisce un momento decisivo nell’elaborazione dell’immaginario nei confronti del tatuaggio e di una tessitura simbolica in cui precipitano insieme esotismo e costruzione culturale del “selvaggio”.

La mostra ripropone alcuni passaggi cruciali in cui l’Occidente si nutre di rappresentazioni dell’altro, focalizzando l’attenzione su popoli che praticano in maniera estensiva il tatuaggio e che influenzeranno fortemente la cultura e l’arte contemporanea.

Verranno presentate in mostra, grazie ai prestiti del Museo delle Civiltà di Roma, strumenti collegati al tatuaggio provenienti dall’Asia e dall’Oceania, foto storiche scattate dal celebre fotografo Felice Beato nel Giappone degli anni ’60 dell’800 e fotografie, sempre storiche, dei Maori della Nuova Zelanda. A questo si aggiunge una selezione delle stampe del noto artista giapponese Kuniyoshi Utagawa che nel 1827 pubblica una serie di eroi popolari giapponesi noti come i 108 eroi suikoden, famosa per essere diventata un riferimento iconografico per i tatuaggi.

L’idea della irriducibile condizione selvaggia del tatuaggio sarà ripresa dal celebre studioso Cesare Lombroso che collega la condizione dei criminali tatuati del mondo occidentale con quella dei cosiddetti primitivi, collocando per la prima volta questa pratica nell’ambito scientifico. Disegni e oggetti provenienti dal museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso e dal museo di Anatomia di Torino costituiranno parte integrante dell’esposizione nella quale il materiale storico e iconografico si sovrappone e dialoga con la cultura contemporanea del tatuaggio, profondamente influenzata sia dalle tecniche e dagli stili provenienti dall’Asia, sia dalle teorielombrosiane.

Se il tatuaggio ha ormai da decenni raggiunto la piena accettazione nel mondo delle culture popolari
– decisiva in tal senso la “moda” di imprimere indelebilmente sul proprio corpo immagini, segni, parole
– aumentano quei protagonisti dell’arte contemporanea, linguaggio ben più elitario e criptico, che utilizzano il tatuaggio proprio come uno strumento espressivo che non discende solo dalla Performance ma incontra persino il concettuale.

Diversi gli esempi in tal senso: il fiammingo Wim Delvoye ha tatuato grossi maiali non destinati all’alimentazione e lasciati morire di vecchiaia; lo spagnolo Santiago Sierra ne fa un uso politico e trasgressivo; il messicano Dr. Lakra si dedica a minuziosi disegni e interventi di street art; l’austriaca Valie Export e la svedese Mary Coble hanno trattato temi legati al femminismo. Tra gli italiani, inoltre, le fotografie ritoccate e decorate da Plinio Martelli, le statue in marmo di Fabio Viale.

Tra i tatuatori contemporanei sono state scelte immagini dei lavori di grandi professionisti noti proprio per il ruolo cruciale che hanno sulla scena contemporanea e la diffusione della cultura del tatuaggio, da Tin-Tin, a Filip Leu e a Horiyoshi III.

Alle opere di questi influenti personaggi del mondo del tatuaggio, sono affiancati i lavori di altri tatuatori più o meno conosciuti al grande pubblico, sia italiani che stranieri, tra i quali Nicolai Lilin, Gabriele Donnini, Claudia De Sabe, che costituiscono una ristretta rappresentanza di una numerosa, notevole e mutevole comunità di lavoratori del settore.

9 NOVEMBRE 2018 – 3 MARZO 2019
TATTOO. L’ARTE SULLA PELLE

A cura di Luca Beatrice, Alessandra Castellani e MAO Museo d’Arte Orientale

MAO Museo d’Arte Orientale
via San Domenico 11 – Torino

Info t. 011.4436927 –

e-mail mao@fondazionetorinomusei.it – sito www.maotorino.it Facebook MAO. Museo d’Arte Orientale
Orario mar-ven h 10 -18; sab-dom h 11 – 19; chiuso lunedì.

Costo Biglietto mostra:
Intero € 10, ridotto € 8, gratuito Abbonati Musei Torino Piemonte e aventi diritto Possibilità di biglietto cumulativo Mostra + Museo a tariffa agevolata

Sponsor della mostra Autocrocetta www.autocrocetta.com