GIANNI MANTOVANI - LA VOCE DELLA NATURA
Venerdì 15 maggio 2026 alle ore 17 a Modena presso l'Orto Botanico UNIMORE in Viale Caduti in Guerra 127, in occasione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, si inaugura “LA VOCE DELLA NATURA”, una personale di Gianni Mantovani in collaborazione con l'Università Sistema dei Musei e Orto Botanico MUSEOMORE
La mostra sarà aperta al pubblico dal 15 maggio al 20 giugno nei seguenti orari: dal mercoledì al venerdì 10:00-13:00 e 14:00-18:00 (ultimo ingresso ore 17.30) e al sabato 10:00-13:00 e 14:00-19:00 (ultimo ingresso ore 18.30).
Con il patrocinio del Comune di Modena e delle Associazioni LEGAMBIENTE "Circolo Angelo Vassallo" e WWF - Emilia Centrale.
All'inaugurazione interverrà l'Assessore alla Cultura del Comune di Modena, i Presidenti delle Associazioni e Mario Bertoni con note critiche.
GIANNI MANTOVANI - LA VOCE DELLA NATURA
La mostra di Gianni
Mantovani, con note critiche di Mario Bertoni, vede
esposti lavori pittorici ispirati all’ambiente a
testimonianza della sensibilità verso la Natura
radicata nell’artista modenese. Paesaggi, fiori e
natura vengono rappresentati attraverso forme
primarie ed essenziali che si nutrono di memorie e
di una visione sognante.
Il motivo caratterizzante delle opere in mostra è il
paesaggio su sfondo rosso, perchè essendo il rosso
il colore più caldo fa riferimento al riscaldamento
globale del pianeta ed ai preoccupanti e sempre più
accelerati cambiamenti climatici.
I titoli scelti da Gianni Mantovani riguardano i
sentimenti della vita, i sogni e una visione
fiduciosa e speranzosa del creato.(Anche noi
nell'universo, foglie accarezzate dal vento, anche
il cielo ci aiuta a vivere, ascoltare il respiro
delle piante, quando sarà un altro giorno, anche noi
nell'universo, le foglie si raccontano poesie, il
riposo del vento, la luce che ci farà rinascere)
Gianni Mantovani (1950) vive a Concordia (MO), è
stato Docente di Pittura presso l'Accademia di Belle
Arti di Bologna. Le sue opere sono state esposte al
Palazzo delle Esposizioni a Roma, Pinacoteca
Nazionale di Bologna, Palazzo Ducale di Genova e in
numerose Gallerie private a Milano, Firenze, Genova,
Trieste, New York, Hong Kong, Londra, Berlino.
Tra i critici che hanno scritto del suo lavoro:
Renato Barilli, Giorgio Celli, Claudio Cerritelli,
Vittoria Coen, Diego Collovini, Giorgio Cortenova,
Enrico Crispolti, Roberto Daolio, Michele Fuoco,
Walter Guadagnini, Filiberto Menna, Marco Meneguzzo,
Sandro Parmiggiani, Marilena Pasquali, Concetto
Pozzati, Sandro Ricaldone, Matteo Vanzan.
Account Instagram:
www.instagram.com/gianni_mantovani50/
Account Facebook: www.facebook.com/gianni.mantovani.395/
Gianni Mantovani nasce a Concordia
(Modena), dove tuttora risiede.
Studia all'Istituto d'Arte di Modena e all'Accademia di Belle Arti di
Bologna.
A diciassette anni vince il concorso indetto tra gli studenti delle
Accademie d'Arte Italiane tenuto presso il Palazzo dei Musei di Modena e
partecipa, in rappresentanza dell'Accademia di Belle Arti di Bologna,
alla “Terza Mostra di Incisione” presso il Gabinetto Nazionale delle
Stampe alla Farnesina a Roma.
A 23 anni inizia ad insegnare Discipline Pittoriche presso il Liceo
Artistico di Bologna.
Nella metà degli anni '80 la sua ricerca artistica si orienta sul
versante astratto in sintonia con il critico Giorgio Cortenova,
(Direttore della Galleria d'Arte Moderna di Verona), che teorizza
l'”Astrazione arcaica”, presentandolo alla Pinacoteca di Macerata e alla
Galleria Civica di Vicenza.
In quel periodo espone le sue opere improntate ad un'astrazione che
diventa sempre più lirica, a Firenze, Genova, Trieste, Verona, Roma,
Pavia, Sofia (Bulgaria).
Nel 1994 diviene docente di ruolo di “Pittura” presso l'Accademia di
Belle Arti di Bologna dopo aver vinto il concorso nazionale, in cui i
titoli artistici sono fondamentali per l'assegnazione del punteggio. Per
vari annièSegretario dell'Istituto di Pittura. L'Università di Bologna
gli offre contratti per tenere lezioni ai corsi di specializzazione SISS
dei futuri insegnanti di Educazione Artistica e Discipline Pittoriche.
Nel 1994 espone alla Cristinerose Gallery di New York, Lane Crawford ad
Hong Kong, Smith's Galleries a Londra nelle mostre “Cinderella's Revenge”
e “Spectacles”, insieme ad Armani, Ferrè, Jean Paul Gaultier, Yves Saint
Laurent.
Mantovani si appassiona all'Arte Africana e opere della sua collezione
vengono esposte a Parigi, e pubblicate in Francia, Inghilterra, Belgio e
Stati Uniti. Questo interesse contribuisce ad accelerare una svolta
creativa, in cui le nuove opere pittoriche si caricano di immagini
semplici e fantastiche. Paesaggi, fiori e natura vengono rappresentati
attraverso forme primarie ed essenziali nutrendosi di una visione
sognante e sente l’urgenza di affrontarele tematiche legate ai
cambiamenti climatici.
Vengono realizzate mostre in spazi pubblici e privati:
Palazzo delle Esposizioni a Roma (Fao World Food Summit), Galleria
Mazzocchi di Parma, Istituto di Cultura “Casa Cini” di Ferrara, Istituto
di Cultura Italiano di Berlino, Galleria Comunale di Angoulême
(Francia), Università di Parenzo (Croazia), Castello dei Pico di
Mirandola, Pinacoteca Nazionale di Bologna, Palazzo d'Accursio a
Bologna, Galleria Unimediamodern di Genova, Pinacoteca Comunale del
Castello Sforzesco di Vigevano, Vorona Galerie di Berlino e Palazzo
Pisani- Revedin a Venezia.
Tra gli altri hanno dedicato note critiche:
Renato Barilli, Mario Bertoni, Toti Carpentieri, Renata Casarin, Giorgio
Celli, Claudio Cerritelli, Vittoria Coen, Diego Collovini, Giorgio
Cortenova, Enrico Crispolti, Roberto Daolio, Michele Fuoco, Armando
Ginesi, Antonio Giordano, Walter Guadagnini, Filiberto Menna, Nicola
Micieli, Luigi Meneghelli, Marco Meneguzzo, Sandro Parmiggiani, Marilena
Pasquali, Concetto Pozzati, Sandro Ricaldone, Lucia Spolverini, Carlo
Federico Teodoro, Matteo Vanzan
Come si struttura l’insorgenza del senso nel lavoro di Gianni
Mantovani?
Se poniamo mente alle sue vicende pittoriche, abbiamo l’interesse
per l’astrazione, per la semplificazione delle forme, per le
campiture monocrome, e poi, a seguire, per l’arte africana, l’arte
dell’estremo oriente, l’arte infantile. E Matisse. Il lungo elenco
non vuole restituire un senso eclettico, che non c’è nel lavoro di
Mantovani, vuole, invece, illuminare il tragitto che egli ha
compiuto dagli esordi ad oggi, porre l’accento sull’intenzione
centrale del suo lavoro, e cioè“il tutto insieme che viene accadendo
nel quadro”: case bianche, alberi bianchi, foglie e lune bianche
“bucano” l’universo rosso, colline-gobbe-di-cammello si succedono ad
archi e forme sghembe, queste sono le presenze che abitano gli
spazi–tempi della visione. Forse, aveva ragione Giorgio Celli,
quando, parlando della pittura di Mantovani, accennava alle
rapsodie, forme musicali composte da motivi popolari, “legate
insieme” o forse, analizzando i titoli dei suoi quadri, sovvengono
gli haiku, forme letterarie giapponesi, anch’esse popolari, che sono
frammenti di linguaggio parlato, così che la loro presenza
conferisce a queste forme immobili (le opere di Mantovani), l’idea
di pausa tra un prima e un dopo. Lo scorrere di una vita. Ebbene,
dopo questa carrellata a cannocchiale allungato, che ne è di un
senso della natura che ha come certa produzione di vasi giapponese
degli esiti, affatto insoliti, surreali? Fiori, più grandi di
montagne, si aprono e rivelano villaggi, e foglie, anch’esse
smisurate, le cui venature sono diventate strade, sentieri, corsi
d’acqua. Ho tenuto per ultima la dimensione cromatica e, nel
parlarne, vorrei citare una recente affermazione dell’artista,
quando, a proposito di quest’ultima fase del suo lavoro, che
potremmo chiamare il periodo rosso e che dura ormai da molti anni,
così si è espresso:“imiei paesaggi rossi sono un urlo contro i
cambiamenti climatici ed il surriscaldamento globale del pianeta”,
aprendo un nuovo spazio all’analogia. Se il rischio che corrono
l’umanità e il mondo è quello dell’estinzione, Mantovani, attraverso
la sua arte, ostinatamente, pervicacemente, contrappone“un urlo”, ma
è un urlo silente, perché, se è vero che il rosso fiammeggiante è
sparato nelle tonalità più alte in un accostamento immediato e
spontaneo fra altezza sonora e altezza cromatica, a fare da
contrappunto c’èla tranquillità dei paesaggi e degli orizzonti,
ribadita dalla serenità dei titoli che confermano la fiducia nel
futuro, ma soprattutto nelle forze della natura, che sono la vita,
l’unica vita di cui disponiamo. Dicevo i titoli. Tra i tanti che si
possono scegliere, due mi sembra che racchiudano una certa
pertinenza.“I sogni vanno oltre”, e “Guardare oltre gli orizzonti”:
dove l’afflato della sua pittura, che tutto coglie e tiene, pare
racchiuso in quell’”oltre” silenzioso ma sconfinato, che scavalca i
secoli e i millenni, un“oltre”che fa risuonare l’arte di Mantovani
in sintonia con le onde dell’universo.
Modena, aprile 2026