STATI D’ANIMO - Giuseppe Guerrera
In occasione della Milano Art Week 2026, lo spazio Art Marginem Concept Room ospita STATI D’ANIMO, mostra personale di Giuseppe Guerrera a cura di Luciano Bolzoni. Un percorso artistico intenso e profondamente attuale che indaga le emozioni e le tensioni dell’individuo contemporaneo.
STATI D’ANIMO - Giuseppe Guerrera
Attraverso un linguaggio plastico e sperimentale, Guerrera utilizza l’arte come strumento di elaborazione personale e collettiva, affrontando temi legati agli eventi recenti che hanno segnato la nostra epoca: dal periodo post-Covid ai conflitti ancora in corso. Il risultato è una narrazione visiva stratificata, dove memoria, dolore e coscienza civile si intrecciano.
“L’artista ci consegna una sua città ideale, abitata da queste forme scultoree: una comunità fragile e resistente insieme, in cui ogni figura porta con sé un tentativo di speranza – afferma il curatore Luciano Bolzoni -. Ancor prima di desiderarla, Guerrero soddisfa la propria esigenza di un regno migliore basato sull’uguaglianza e il raziocinio di una società finalmente migliore. In questo contesto di speranza si collocano le serie Violenza, Il tuo volto domani e Odissea unite al pezzo unico La Partigiana, opere già presentate a Palermo lo scorso anno, lavori che si configurano come un appello netto, un’assunzione di responsabilità rivolta all’umanità intera: non più la prevalenza dell’uno sull’altro, non più la logica dell’uomo predatore e della donna vittima”.
La mostra si articola in quattro nuclei tematici
volutamente non gerarchici né cronologici: La
partigiana – Dignità capovolta, Violenza, Il tuo
volto domani e Odissea.
La partigiana – Dignità capovolta è un’opera, esito
di un lungo e stratificato processo di elaborazione.
La sua genesi risale a un concorso indetto
dall’Associazione Donne Partigiane di Milano per la
realizzazione di un monumento a loro dedicato.
L’incontro con la vicenda storica delle donne
partigiane - protagoniste di un impegno pari a
quello maschile, e tuttavia a lungo rimosse dalla
memoria collettiva e, all’epoca, persino osteggiate
dalle comunità locali - diventa per l’artista una
sollecitazione decisiva: da questa urgenza nasce
l’opera. Una prima versione dell’opera viene
installata nel giardino di Farm Cultural Park a
Favara (AG), ma dopo alcuni mesi l’opera viene
rubata, interrompendo bruscamente il suo dialogo con
il luogo. L’artista decide allora di realizzarla
nuovamente, adottando una nuova tecnica maturata nel
frattempo, capace di rinnovarne la forma senza
tradire l’urgenza originaria.
Violenza raccoglie un insieme di lavori realizzati
con tecniche differenti che affrontano con lucidità
e durezza il tema della violenza di genere e dei
femminicidi, evocando una realtà sistemica e
quotidiana che attraversa contesti culturali diversi
e che si manifesta nelle forme più estreme della
sopraffazione.
Il tuo volto domani sviluppa una riflessione intima
sulla memoria e sulla sua instabilità, a partire
dalle perdite causate dalla pandemia, restituendo la
trasformazione dei volti e delle identità nel
ricordo, dove la presenza si fa ombra e il volto si
deforma in una dimensione sospesa tra sogno e
persistenza.
Odissea propone infine una lettura archetipica della condizione umana attraverso figure ambigue e potenti, in cui desiderio, possesso, amore, appartenenza e violenza convivono, evidenziando la permanenza di dinamiche profonde e immutabili nel tempo.
Le opere in mostra sono prevalentemente realizzate
in terracotta e successivamente trattate con
tecniche miste - smalti a freddo, patine d’argento
acidate e interventi acrilici - in un processo che
evidenzia una continua sperimentazione materica, con
un riferimento alla scultura frontale attraversata
dalla luce elaborata da Pietro Consagra, qui
rielaborata in chiave personale fino a esiti
originali, accanto a lavori in gesso realizzati con
la tecnica del sand casting sviluppata da
Costantino Nivola. L’allestimento si configura
come un ambiente immersivo costruito attraverso teli
bianchi trasparenti che articolano lo spazio senza
imporre un percorso obbligato, invitando il
visitatore a orientarsi liberamente e a costruire
una propria esperienza visiva e interpretativa
all’interno della mostra.
Ad arricchire il percorso espositivo dei brevi video
che accompagnano e amplificano i temi trattati,
offrendo ulteriori livelli di lettura e un catalogo.
STATI D’ANIMO
Mostra personale di Giuseppe Guerrera
A cura di Luciano Bolzoni
14 – 19 aprile 2026
Inaugurazione: lunedì 13 aprile ore 18.30
Art Marginem Concept Room | Via Walter Tobagi 13, 20133 Milano Italia
Orari: tutti i giorni dalle 11.00 alle 18.00
Per info mostra: + 39 348 3339432
Ingresso gratuito
Mostra nel palinsesto della Milano Art Week 2026
VIDEO:
DIGNITÁ CAPOVOLTA
VIOLENZA
IL TUO VOLTO DOMANI
ODISSEA
UFFICIO STAMPA
Laura Cometa
press@lauracometa.com | +39 3271778443
Giuseppe Guerrera (Palermo 1948).
Attualmente vive e lavora tra Palermo e Milano. Le sculture di
Giuseppe Guerrera si caratterizzano per l’interpretazione di temi
contemporanei e l’uso sperimentale di materiali tradizionali come
l’argilla, la foglia d’argento acidata, lo smalto.
Autodidatta, ha praticato per molto tempo il progetto di
architettura, tenendo un rapporto costante con gli artisti e il
mondo dell’arte contemporanea.
La scelta di utilizzare medium tradizionali e riferimenti
contemporanei quali Consagra, Bacon, Schiele, Fontana, è dovuta ad
un’idea di espressione artistica che possa comunicare direttamente
con il fruitore, attraverso la drammatizzazione della figura umana.
Art Marginem Concept Room è un’associazione no profit indipendente,
fondata nel 2013, dedicata alla produzione, sperimentazione e
diffusione dell’arte contemporanea. Situata nel quartiere Barona di
Milano, all’interno di un’ex fabbrica riconvertita in spazio
creativo, rappresenta un punto di riferimento per artisti e
artigiani che operano in un ambiente condiviso, basato su
collaborazione, ricerca e contaminazione tra discipline.
L’associazione promuove attività di co-working artistico, corsi e
workshop, open studio, mostre ed eventi, favorendo il dialogo tra
creativi e pubblico. Iscritta al RUNTS (Registro Unico Nazionale del
Terzo Settore), Art Marginem è attiva nella progettazione culturale
e nella partecipazione a bandi pubblici, contribuendo allo sviluppo
e alla diffusione della cultura contemporanea.
Il mio incontro con Giuseppe Guerrera (Pino) ha il sapore di tutti
gli aliti rivoluzionari.
Ci accomuna una traiettoria affine, entrambi architetti, entrambi
con un passato nell’insegnamento universitario: più strutturato e
istituzionale il suo percorso, più irregolare e indipendente il mio.
In questa prossimità di esperienze, artista e critico si sono
incontrati più volte negli spazi di Art Marginem, per riconoscere
affinità e divergenze, per discutere dell’urgenza che anima la sua
personale Stati d’animo.
Si tratta di un tentativo riuscito di portare alla luce questioni
che segnano dolorosamente la nostra contemporaneità: temi che
continuano a insinuarsi, con indebita persistenza, nella storia di
un Paese incapace di emanciparsi da alcune delle sue più oscure
“tradizioni”, in particolare quelle legate alla violenza domestica e
alla sopraffazione maschile.
I dialoghi più recenti, avvenuti nel suo studio condiviso —
l’osservazione diretta delle opere, il confronto serrato sulle sue
proposte, la richiesta di una “guida” corale (complice anche Adriano
Pompa) — così come il racconto personale, denso e confidenziale, si
sono rivelati decisivi per comprendere lo stato d’animo di un
artista che continua, instancabilmente, a interrogarsi.
Le opere qui raccolte restituiscono proprio questa tensione.
Guerrera, forte di un percorso che affonda le radici nel tempo,
accantona le precedenti esperienze senza rinnegarle, per dare forma
a figure che non appartengono ancora al nostro presente e che
proprio per questo lo interrogano. Sono presenze che testimoniano il
dolore — loro e nostro — ma che, al tempo stesso, si configurano
come volti e simboli di una possibile rinascita.
L’artista ci consegna così una sua città ideale, abitata da queste
forme scultoree: una comunità fragile e resistente insieme, in cui
ogni figura porta con sé un tentativo di speranza. Ancor prima di
desiderarla, Guerrero soddisfa la propria esigenza di un regno
migliore basato sull’uguaglianza e il raziocinio di una società
finalmente migliore. In questo contesto di speranza si collocano le
serie Violenza, Il tuo volto domani e Odissea unite al pezzo unico
La Partigiana, opere già presentate a
Palermo lo scorso anno, lavori che si configurano come un appello
netto, un’assunzione di responsabilità rivolta all’umanità intera:
non più la prevalenza dell’uno sull’altro, non più la logica
dell’uomo predatore e della donna vittima.
Non più.
Luciano Bolzoni







