MAN RAY: tutto
"Dipingo ciò che non può essere fotografato, ciò che proviene dall'immaginazione, dai sogni o da una spinta inconscia. Fotografo le cose che non desidero dipingere, le cose che hanno già un'esistenza." Con queste parole Man Ray sintetizzava un'intera filosofia dell'arte, nella quale i confini tra le discipline non esistevano e ogni mezzo espressivo era al servizio di un'unica, inesauribile visione creativa.
MAN RAY: tutto
A cinquant'anni dalla
scomparsa di uno degli artisti più geniali e
versatili del XX secolo, avvenuta a Parigi il 18
novembre 1976, la mostra "Man Ray: tutto" alla
Villa dei Capolavori, sede della Fondazione
Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo presso
Parma - a pochi passi dalle sale che ospitano opere
capitali di Tiziano, Dürer, Van Dyck, Goya,
Canova, Renoir, Monet, Cézanne, de Chirico, Morandi,
Burri e molti altri - riunisce oltre 250 opere
tra fotografie, dipinti, oggetti, sculture,
grafiche, libri e film: la più completa
retrospettiva mai dedicata a Man Ray in Italia. Se
infatti le grandi mostre che lo hanno celebrato
hanno privilegiato di volta in volta la pittura o la
fotografia, "Man Ray: tutto" abbraccia con pari
dignità tutte le discipline praticate dall'artista:
fotografia, pittura, scultura, design, grafica,
editoria, cinema.
Tra le opere esposte figura Le Violon d'Ingres
(1924), l'iconico ritratto fotografico di schiena
dell'amica e musa Kiki de Montparnasse con le effe
di violino sulla schiena nuda. Accanto a essa sono
esposti capolavori come Lacrime, La preghiera,
Anatomia, Noire et Blanche e i celebri ritratti
delle muse e modelle Lee Miller e Nusch Éluard.
La mostra segue l'evoluzione del linguaggio di Man
Ray, nato a Philadelphia nel 1890, a partire dai
primi anni americani, segnati dall'adesione al
movimento Dada e dalla scoperta della fotografia, il
medium che lo accompagnerà lungo tutta la carriera e
al quale deve la parte più cospicua della sua fama.
Il momento dadaista si concretizza nella
realizzazione delle prime sculture, come By Itself
del 1918, qui presentata nella versione in bronzo
del 1966, e la celeberrima Ostruzione del 1920,
composta da 63 grucce di legno appese al soffitto in
una struttura che moltiplica un singolo oggetto fino
a trasformarlo in installazione.
Il trasferimento a Parigi nel 1921 segna la svolta
definitiva. Accolto da Marcel Duchamp, il mentore
con il quale interesserà un'amicizia destinata a
protrarsi per decenni, generando opere straordinarie
presenti in mostra, Man Ray si inserisce nel
vivacissimo ambiente dell'avanguardia parigina,
divenendone ben presto il fotografo ufficiale, come
dimostrano i numerosi ritratti dei protagonisti di
questo mondo. Al lavoro su commissione per la moda
si affiancano le sperimentazioni autonome: i
rayographs e le solarizzazioni, autentiche icone
dell'arte dada e surrealista, e la cartella
Électricité del 1931, un portfolio di dieci
photogravure realizzato con la collaborazione di Lee
Miller, la grande fotografa statunitense prima sua
assistente, divenuta poi sua musa e compagna, infine
affrancatasi per seguire una carriera del tutto
autonoma.
La vena pittorica non viene mai abbandonata. Ne sono
prova i dipinti esposti soprattutto a partire dagli
anni Trenta nelle grandi mostre del Surrealismo: tra
questi, il celeberrimo À l'Heure de l'Observatoire,
les Amoureux (1932–1934), in cui le labbra cremisi
di Lee Miller fluttuano giganti nel cielo sopra
l'Osservatorio di Parigi, opera nella quale il
tormento della separazione si trasforma in visione
cosmica. Alcuni dipinti vengono presentati in mostra
a Mamiano.
Accanto alla pittura prosegue la produzione grafica,
che risponde alla volontà di diffondere il più
possibile la propria opera, prescindendo dai
concetti di unicità e di originale che per Man Ray
sembrano perdere di significato.
Gli oggetti d'affezione (ready-made trasformati
dall'intervento dell'artista) incarnano con forza
questa attitudine. Cadeau (Regalo), il ferro da
stiro con i chiodi attaccati sotto, nasce il 3
dicembre 1921, giorno di apertura della prima
personale parigina di Man Ray alla Librairie Six di
Philippe Soupault: l'originale viene rubato lo
stesso giorno, ma l'artista lo replicherà più volte
a partire dal 1963; o L’oggetto indistruttibile del
1931, un metronomo con l’occhio di Lee Miller che
diventerà poi Un oggetto da distruggere al termine
della relazione con la fotografa), nascono sempre
con l’idea di poter essere replicati, manipolati,
rivisti secondo le occasioni.
L’unione tra pittura e design si trova poi ad
esempio in Palettable, un tavolo a forma di
tavolozza, ideato nel 1941 e poi edito nel 1971, o
nel Monumento al pittore sconosciuto del 1955.
Artista tra i più attuali del XX secolo, fu elevato
a icona da Andy Warhol, che negli ultimi anni fu in
rapporto con lui e ideale prosecutore delle premesse
della sua ricerca nella nuova America del
dopoguerra.
La mostra offre anche la testimonianza di momenti
capitali della storia delle avanguardie:
Résurrection des Mannequins (La resurrezione dei
manichini) documenta una delle sale più affascinanti
dell'Esposizione Internazionale del Surrealismo del
1938 alla Galerie Beaux-Arts di Parigi, dove alcuni
artisti tra cui Dalí, Ernst, Miró, Duchamp e lo
stesso Man Ray, decorarono manichini femminili in un
allestimento che resta tra i più leggendari del
Novecento.
Non mancano le rare ma significative prove
cinematografiche, film entrati nella storia del
cinema d'avanguardia, capitolo autonomo della
creatività dell'artista ma inscindibile dalla sua
intera visione, che concepiva l'arte come esperienza
totale di vita, priva di barriere disciplinari,
stilistiche, tematiche.
La mostra si avvale di prestiti provenienti da
importanti istituzioni museali, da celebri gallerie
e collezioni private italiane ed estere, ed è curata
da Walter Guadagnini, Mauro Carrera, Stefano
Roffi. Con "Man Ray: tutto" la Villa dei
Capolavori - che negli anni ha dedicato grandi
mostre a figure che con Man Ray hanno condiviso il
palcoscenico delle avanguardie, da Miró a de
Chirico, da Cocteau a Warhol, dal Surrealismo a
Munari - porta a convergenza quei percorsi nella
figura dell'artista che più di ogni altro li ha
attraversati tutti.
Un ricco catalogo - con la pubblicazione di tutte le
opere esposte e di saggi dei curatori e di
importanti studiosi fra i quali Paolo Albani,
Silvana Annicchiarico, Andrea Bellavita, Eva
Brioschi, Alice Ensabella, Marco Meneguzzo,
Alessandro Nigro, Alessandra Vaccari - è edito
da Dario Cimorelli Editore.
La Fondazione Magnani-Rocca è una delle più
importanti istituzioni artistiche d’Europa.
La Villa dei Capolavori, sede della Fondazione a
Mamiano di Traversetolo nei pressi di Parma, ospita
la collezione d’arte di Luigi Magnani con opere di
Monet, Renoir, Cézanne, Goya, Tiziano, Dürer, de
Chirico, Rubens, Van Dyck, Filippo Lippi, Carpaccio,
Burri, Tiepolo, Canova e la più significativa
raccolta di lavori di Giorgio Morandi.
Immersa nella campagna parmense, la Villa conserva
ancora oggi un fascino sontuoso e senza tempo con i
suoi arredi di epoca neoclassica e impero,
circondata da un grande Parco Romantico con piante
esotiche, alberi monumentali e splendidi pavoni
bianchi e colorati.
MAN RAY: tutto
Fondazione Magnani-Rocca, Villa dei Capolavori
Via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di
Traversetolo (Parma)
Periodo: 12 settembre – 13 dicembre 2026
Orari: dal martedì al venerdì continuato 10–18
(biglietteria chiude alle 17) | sabato, domenica e
festivi continuato 10–19 (biglietteria chiude alle
18). Aperto anche 1° novembre e 8 dicembre. Lunedì
chiuso; aperto lunedì 7 dicembre (ponte).
Biglietti: € 15 intero, valido anche per le Raccolte
permanenti, il Parco Romantico e gli Armadi segreti
della Villa | € 13 gruppi (almeno 15 persone) | € 5
scuole e under 14. Per meno di 15 persone non
occorre prenotare; i biglietti si acquistano
all'arrivo.
Visite guidate: sabato ore 16, domenica e festivi
ore 11.30, 15.30, 16.30 con guida specializzata.
Prenotazioni: prenotazioni@magnanirocca.it oppure
presentarsi all'ingresso fino a esaurimento posti.
Costo: € 20 (ingresso e guida).
Info: www.magnanirocca.it | info@magnanirocca.it |
tel. 0521 848327 / 848148
Ristorante: tel. 0521 1627509 | WhatsApp 393 7685543
| marco@bstro.it
Ufficio Stampa: Studio ESSECI Comunicazione
Simone Raddi — simone@studioesseci.net — tel. 049
663499
La mostra è realizzata grazie al contributo di:
CRÉDIT AGRICOLE ITALIA
Media partner: Gazzetta di Parma, Kreativehouse.
