Street Art File Print #SeaToLove

Continua con #SeaToLove Edition Street Art File Print, l’innovativo progetto d’arte urbana che da qualche mese invade il centro urbano di Ischia e che fa della Poster Art e dell’attacchinaggio il mezzo di denuncia degli eccessi della nostra società e delle questioni politiche e sociali che affliggono il mondo.

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Sei gli artisti coinvolti per altrettante opere di poster art che verranno diffuse, dal 10 al 15 luglio, nei sei comuni dell’isola: i lavori di Qwerty, Haterisk, Antonino Perrotta in arte Attorep, Annalisa Grassano, Samuele Vesuvio e Larva, creati appositamente per la manifestazione, riempiranno muri e spazi urbani di Casamicciola, Lacco Ameno, Serrara Fontana, Barano, Forio e Ischia Porto.

Promosso da Ischia Street Art Gallery con il sostegno dell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno, che da anni si batte per la tutela e la valorizzazione del mare isolano, Street Art File Print #SeaToLove si propone di denunciare l’inquinamento marino e l’abuso di sostanze contaminanti che infestano di rifiuti tossici il nostro mare, attraverso l’affissione su vasta scala di poster artistici che affrontano tematiche legate alla salvaguardia dell’ambiente.

Una vera e propria operazione di guerrilla marketing, un atto simbolico, spiazzante e up to date, volto a colpire l’immaginario e fare leva sulle coscienze, con lo scopo di risvegliare la consapevolezza che il consumismo smodato incide negativamente sul futuro del nostro ecosistema.

Street Art File Print #SeaToLove prevede un percorso artistico interno a Ischia Street Art Gallery, visitabile e accessibile a tutti negli orari di apertura della galleria, nella quale verrà allestita una mostra di poster art con tutti i progetti inviati dagli artisti che hanno aderito all’iniziativa, tra cui anche quelli di Teisa e raPoetry ft Er Buio.

Salvatore Iacono, gallerista/attivista e fondatore di Ischia Street Art, discussa anti-galleria underground sita nel cuore dell’isola, prosegue dunque la sua “rivolta ideologica” contro i sistemi che ci governano e in cui siamo costretti a vivere e si fa portavoce degli artisti che inviano le loro opere in galleria. E così Salvatore da gallerista diventa street artist su commissione in una sorta di “street art delivery”, compiendo un atto sul filo dell’illegalità, attuando le sue performance con una semplice colla da manifesti e attaccando, per le vie del centro, numerosi poster a tema.

Gli interventi urbani fanno infatti parte di Street Art File Print, progetto nato dall’emergenza Covid19, che ha decretato la paralisi di ogni attività riguardante le arti, la musica e lo spettacolo, ponendosi come la risposta rivoluzionaria all’atonia creativa e psicologica dell’arte nel delicato momento storico legato al lockdown.

Street Art File Print consiste nel documentare video-fotograficamente l’affissione in diretta che avviene nel centro urbano, o in galleria, dei poster inviati dagli artisti e riprodotti da file in alta risoluzione. E lo stesso gallerista/antigallerista diventa protagonista documentando l’atto espositivo, registrato e utilizzato come un happening, al fine di recuperare il senso di una comunicazione immediata e diretta, di una fresca estemporaneità.

Street Art File Print si pone come un atto di ribellione intellettuale, come strumento di comunicazione espressiva, definitivo dallo stesso Iacono “iconoclasta, dissacrante e provocatorio”, al quale possono accedere tutti quegli artisti urbani, illustratori, designer, writers, street artist, in linea con i temi d’impatto sociale che sono il fermento vitale di Ischia Street Art. Unica regola: libertà assoluta alla creatività ed al messaggio sociale degli artisti senza vincoli di mercato, senza che ci sia dietro un sistema clientelare, curatela, vincoli contrattuali tra galleria ed artisti.

Street Art File Print di Ischia Street Art è diventato subito una novità di rilievo internazionale, una boccata d’ossigeno nel marasma delle proposte, un esperimento unico nel suo genere e rispondente all’attuale situazione mondiale per la brevità dei tempi di realizzazione e per i costi minimi. Nonostante la frenata ed il blocco totale che il Covid19 ha inferto all’umanità, l’arte e la creatività non smettono di pulsare e di far sentire la propria voce anche grazie ad una semplice ed effervescente idea tutta italiana, anzi ischitana, quella di Salvatore Iacono che ha creato nei vicoli saraceni di Forio una fucina di energia creativa ed un punto di riferimento importante per il mondo dell’arte contemporanea.

Forma Golfo dei Poeti

L’amministrazione comunale di Lerici, in provincia di La Spezia inaugura sabato 27 giugno 2020, la scultura dell’artista Carlo Bacci, sponsorizzata dalla ditta Demetra Italia srl con sede a Massa Carrara, donata al Golfo dei Poeti.

Bacci non ha smesso di lavorare neppure durante il lockdown, perché sentiva l’esigenza di dare testimonianza alla complessità del momento attraverso le sue opere.

La scultura, chiamata Forma Golfo dei Poeti fa parte della serie Forma dell’artista.
Forma sviluppa il concetto del mare in verticale, tipico della Liguria.

Le parole dell’artista Carlo Bacci: “Forma Golfo dei Poeti è la sintesi materiale tra me ed il mio territorio d’appartenenza.
Ha un respiro verticale a testimonianza degli spazi angusti offerti da un territorio magnifico ma faticoso e difficile come la Liguria.
Come materiale io ed Attilio Bencaster (Demetra s.r.l. Italia) abbiamo scelto il bardiglio.
La parte lasciata grezza della scultura rappresenta il carattere del luogo e di chi lo abita.
Nella scultura sono presenti i simboli del Golfo: silhouette dei castelli, vele, pesce, uomo.
E’ il ritratto del mio golfo in scultura dedicato ai suoi poeti.

Una nuova collaborazione del Comune di Lerici con l’artista Carlo Bacci.
Potete ammirarla tutte le volte che arriverete a San Terenzo, alla rotonda di via Bagnara adiacente alla galleria di via degli Scoglietti per Muggiano.

Gallerie d’arte: Angamc scrive al ministro Franceschini

L’ Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, unica voce a livello nazionale a rappresentare la categoria dei Galleristi, ha inviato una lettera al Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, on. Dario Franceschini, per sollecitare l’apertura di un immediato dialogo su temi strategici per un settore duramente colpito dalla prolungata chiusura degli spazi espositivi e dalla sospensione degli eventi fieristici; provvedimenti che hanno aggravato ulteriormente un mercato già in sofferenza a causa di norme restrittive e anacronistiche che non trovano corrispondenza nei concorrenti paesi esteri.

Preso atto dei provvedimenti adottati dal Governo per fare fronte alla grave emergenza sanitaria che ha colpito anche il nostro Paese e atteso l’avvio della “Fase 2”, il presidente Mauro Stefanini e il Consiglio direttivo dell’Angamc hanno ritenuto doveroso, nel rispetto degli associati e di tutta la categoria, richiamare l’attenzione del Governo sulla necessità di dare risposte concrete e immediate alla filiera artistica e in particolare al sistema delle gallerie.

Il settore conta circa 500 gallerie d’arte, il cui forte impatto economico, culturale e sociale sul Paese è facilmente immaginabile. Basti pensare alle 5.000 mostre private realizzate ogni anno, ai 10.000 posti di lavoro creati da attività di gallerie, artisti, curatori, restauratori e trasportatori specializzati, agli ingenti investimenti in cultura per un volume d’affari di centinaia di milioni di euro, a cui si aggiunge tutto l’ indotto che arricchisce il tessuto economico delle città, in particolare nei settori turistico, alberghiero, ristorativo e fieristico.

Quest’ultimo rappresenta l’occasione principale per le gallerie di fare mercato, generando affari per circa il 70% dell’intero fatturato. La prospettiva, sempre più concreta, di posticipare o annullare le principali manifestazioni fieristiche nazionali e internazionali sta creando nella categoria una diffusa preoccupazione. Questa eccezionale fase di crisi potrebbe, infatti, mettere in discussione la riapertura di molte gallerie in Italia, rischiando così la perdita di un know how unico al mondo, oltre ad un’opportunità di crescita e sviluppo per tutto il Paese.

La maggior parte delle gallerie d’arte sono piccole imprese con lavoratori dipendenti e reti di artisti che fanno affidamento esclusivamente su ricavi generati dalle vendite delle gallerie stesse. L’inattività di questo periodo e la conseguente perdita di entrate renderanno sempre più difficile per queste gallerie sostenere i costi dei propri addetti e supportare gli artisti.

«In questa fase – dichiara il presidente Mauro Stefanini – accogliamo favorevolmente gli interventi del Governo mirati alla concessione di esenzioni, a momentanei blocchi dei pagamenti di mutui e utenze, alla proroga dei pagamenti F24 e altre eventuali imposte, ma riteniamo fondamentale riprendere il dialogo su temi strategici per la categoria, come Art Bonus, IVA primo mercato, IVA importazioni e SIAE / diritto di seguito, che abbiamo già avuto modo di portare all’attenzione del Ministero della Cultura e che saranno fondamentali per porre le basi per il rilancio del Sistema dell’Arte. L’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea è pronta e disponibile a dare tutto il suo supporto al ministro Franceschini e per questo auspica l’apertura di un tavolo di confronto post emergenza. Musei, artisti, operatori e collezionisti condividono le stesse preoccupazioni e la politica ha il dovere di ascoltarli».

Angamc – Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea nasce nel 1964 presso l’Unione Commercio, Turismo e Servizi di Milano come Sindacato Nazionale Mercanti d’Arte Moderna; nel 2001 assume la sua attuale denominazione. Suo obiettivo primario è di rafforzare sempre più la struttura del mercato dell’arte incentivandone le potenzialità grazie alla professionalità degli operatori, anche con interventi in ambito giuridico e amministrativo. La figura e l’attività del gallerista sono così definite con chiarezza nei loro aspetti giuridico-amministrativi, culturali, etici e sociali. L’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, organizzata in sei delegazioni distribuite sull’intero territorio nazionale, ha lo scopo di rappresentare e tutelare, in ogni sede, gli interessi morali, economici e culturali della categoria. In campo internazionale, Angamc aderisce a Feaga – Federation of European Art Galleries Association.

Per informazioni: T. +39 02 866737, info@angamc.com, www.angamc.com, www.facebook.com/angamc.official/, www.instagram.com/angamc_official/

Segnalato da CSArt di Chiara Serri

ARTISTAMPS – Interfolio all’Encyclopedie Covid-19

Dopo la Collettiva Internazionale “#Globalviralemergency /Fate Presto”, ecco un altro evento sul problema urgente della pandemia capitalistica globale da Coronavirus 2020 dal titolo “ARTISTAMPS / Interfolio all’Encyclopedie Covid-19”, con una lettura puntuale di come intendere l’ Artistamps d’ artista.

Encyclopedie-COVID-19

Una indagine planetaria che vuole sottolineare la diversa creatività prodotta dagli artisti “marginali attivi” non uniformati al sistema ufficiale dell’arte. Lo scopo della mostra è stato quello di creare una serie di “Interfoli” collettivi, sei in tutto, per un possibile volume enciclopedico del problema COVID-19 che potesse aggiornare idealmente quel compendio del sapere sulla realtà naturale degli eventi e dei meccanismi che regolano e magari sconvolgono, come per esempio oggi, l’umana l’esistenza.

Insomma, una sorta di pagina aggiuntiva inserita in un libro, in una nuova enciclopedia tra pagina e pagina per inserire appunti, – oppure come in questo caso – delle immagini, dei francobolli d’artista pensati come una interferenza e una presa di posizione tra i dati noti e meno noti della conoscenza umana.

Con il termine Artistamps, si intendono i “Francobolli d’Artista”, le creazioni grafiche degli artisti (francobolli errati, non ufficiali e non postali) che orbitano di preferenza nella Mail Art, nella Poesia visiva e più in generale nella cosiddetta arte Concettuale, opere che ricordano e reinterpretano in maniera originale le affrancature emesse dai Servizi postali ufficiali delle varie nazioni.

Perché possano venire considerati francobolli d’artista (artistamps), i lavori devono avere forma di francobollo, che poi questa forma base venga spesso stravolta fa parte dell’operazione artistica, sempre nel limite che essa sia ancora riconoscibile e quindi possa essere ancora recepita visivamente in quanto tale.

Per far sì che un limite venga davvero superato occorre che ci sia la premessa e quindi l’illusione di avere in mano un “francobollo”. Tuttavia, se sono “in forma di francobollo”, non vuol dire necessariamente che i francobolli d’artista “lo sono davvero” quindi, non sono semplici creazioni tipografiche a valore legale in funzione di una reale spedizione postale.
Si considera provvisoriamente la forma di un francobollo per indicare una funzione momentanea, per poi, magari trovare subito dopo un diverso ordine e sbocco linguistico, diventando molto spesso efficace messaggio poetico capace di viaggiare e superare barriere e limiti fittizi.

Le opere di Artistamps, spedite per posta viaggiano da un capo all’altro del pianeta e molto spesso si completano con i timbri. buste, e i francobolli sono la chiara testimonianza di un viaggio che si arricchisce sempre più di nuove proposte comunicative diventando molto spesso parte dell’opera stessa. Ecco svelato il potere dirompente, trasformatore e liberatorio della parola “In Forma” capace di dominare, nonostante la provvisoria condizione di condividere in parte le caratteristiche base di un francobollo.

In questa rassegna internazionale vengono presentati 6 fogli collettivi di 12 Artistamps ciascuno con 72 opere da altrettanti artisti internazionali che si sono confrontati da diverse latitudini del globo sul problema urgente della pandemia capitalistica planetaria da COVID-19, mettendo in mostra, le difficili contraddizioni dell’attuale precaria società dei consumi.

Artisti presenti: Vittore Baroni, Alexander Limarev, Anna
 Boschi, Carl T. Chew, Coco Gordon, Ernesto Terlizzi, Fernando Aguiar, Filippo Panseca, Gabi Minedi, Gianni Marussi, Giovanni Bonanno, Giovanni Fontana, James Felter, John M. Bennett, John Held, Jose Molina, Lamberto Pignotti, Kiki Franceschi, Leonor Arnao, Luc Fierens, Lars Schumacher, Luisa Bergamini, Mauro Molinari, Oronzo Liuzzi, Paolo Gubinelli, Paolo Scirpa, Patrizio Maria, Pier Roberto Bassi, RCBz RCBz, Reid Wood, Rosalie Gancie, Ruggero Maggi, Ryosuke Cohen, Serse Luigetti, Natale Cuciniello

CAMERA è in smart working

Lo spazio virtuale di racconto e condivisione di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia resta aperto e fruibile – nonostante il centro espositivo sia chiuso in base alle disposizioni in vigore – attraverso video, immagini, storie, curiosità pubblicate sui nostri canali social sotto il cappello dell’hashtag #CAMERAonair, il palinsesto di rubriche online di e sulla fotografia “made in CAMERA”.

Il lavoro creativo del team di CAMERA, rigorosamente in smart working, è partito dalla mostra Memoria e Passione. Da Capa a Ghirri. Capolavori dalla Collezione Bertero – aperta al pubblico il 20 febbraio per nove giorni appena – che racconta il nostro passato e le radici del nostro presente, oltre all’evoluzione della fotografia italiana e internazionale dagli anni Trenta fino alla fine del secolo, con quasi 300 scatti di cinquanta autori provenienti da tutto il mondo.

Prendendo ispirazione dalla ricchezza delle immagini in mostra e volendo continuare a raccontare le tante storie che la fotografia può offrire anche “al tempo del Corona Virus”, sono nate molte nuove rubriche:

FOTO-FOCUS, A SPASSO CON GUIDO
Il collezionista Guido Bertero, dalla cui preziosa collezione fotografica ha preso forma la mostra Memoria e Passione. Da Capa a Ghirri ci accompagna attraverso le sale raccontandoci aneddoti e ricordi di alcune delle opere a cui è più legato che ha cercato con tenacia e acquistato con determinazione perché diventassero parte fondamentale della sua collezione.

FOTO-NOTE
Il direttore di CAMERA Walter Guadagnini, dal suo studio di casa, ci racconta alcuni dei passaggi salienti della storia della fotografia italiana e internazionale partendo da un fotografo o da una fotografia in mostra. Dalla capacità di cogliere il momento cruciale dell’azione di Robert Capa, alla Dolce Vita e i suoi Paparazzi, dall’America anni ’30 della leggendaria campagna fotografica Farm Security Administration, alla mondanità emergente di quella che sarà la Milano da bere rappresentata dalle immagini di Carla Cerati fino all’opera di Mimmo Jodice che, accentuando la dimensione simbolica dell’immagine, indaga livello urbano, paesaggio e patrimonio culturale tipici dell’area mediterranea.

FOTO-CLIP
Joan Fontcuberta, Paolo Pellegrin, Gianni Berengo Gardin, Zanele Muholi, Cristina De Middel, sono solo alcuni dei fotografi che nell’ultimo anno sono stati ospiti di CAMERA e hanno raccontato al pubblico la propria idea di fotografia. Grazie all’apertura del canale Vimeo di CAMERA possiamo ascoltare i loro incontri del programma de “I giovedì in CAMERA” comodamente seduti sul divano di casa.

FOTO-PLAYLIST
Quanta musica stiamo ascoltando in questi giorni? Ci siamo così resi conto che le fotografie in mostra sono un’ottima ispirazione per creare nuove playlists con le quali accompagnare le nostre giornate casalinghe. Sul profilo di Youtube di CAMERA troviamo quindi sei playlists – sei, come le sale del nostro centro espositivo – ispirate alle foto in mostra. Le possiamo, quindi, ascoltare da casa, e, quando riapriremo, proveremo ad accompagnare la visita con un po’ di buona musica.

FOTO-PODCAST
Tanti sono i testi di fotografia che abbiamo al nostro bookshop e che peccato non poterli leggere! Allora, nell’attesa di riaprire le pagine di quei libri dal vivo, ascoltiamone alcuni estratti audio in versione podcast sui nostri canali social.

FOTO-STORIE
CAMERA è anche “Censimento della raccolte fotografiche in Italia”, progetto iniziato con il Ministero per i Beni e la Attività culturali e per il Turismo: di foto d’archivio ne troviamo davvero tante su www.censimento.fotografia.italia.it. Possiamo perderci tra le immagini del sito oppure ispirarci ad una fotografia che sceglieremo nei prossimi giorni e pubblicheremo sui nostri canali social per liberare la fantasia e scrivere un breve racconto ispirato alla fotografia stessa.

FOTO-TALENTS
CAMERA rappresenta l’Italia all’interno di FUTURES Photography, programma internazionale per la valorizzazione di artisti emergenti cofinanziato dall’Unione Europea. I fotografi e artisti selezionati all’interno di tale progetto offriranno il proprio punto di vista nel rapporto tra fotografia storica e contemporanea, con contributi video.

FOTO-LAB
1 / CAMERA KIDS A CASA
Per i bambini e le loro famiglie, CAMERA, in collaborazione con ARTECO, ha creato una versione online dei laboratori domenicali CAMERA KIDS. Un’occasione per svolgere attività ludico ricreative legate alla fotografia a casa muniti di carta, colori e fantasia.

2 / FOTOGRAFARE LA STORIA E INTERPRETARE LA CONTEMPORANEITÀ
Pensando agli insegnanti delle scuole secondarie di secondo grado, CAMERA e ARTECO, progettano in questi giorni una serie di guide a partire dalle fotografie dell’Archivio Publifoto di Intesa Sanpaolo a confronto con le opere della mostra Memoria e passione. Da Capa a Ghirri; le guide sono un supporto ai docenti che stanno continuando a fare lezione ai loro alunni da casa. Un modo per offrire spunti didattici e di riflessione attraverso la fotografia.
Questa speciale iniziativa è realizzata grazie al supporto dell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo nell’ambito di Progetto Cultura, il programma triennale delle iniziative culturali della Banca.

Alcune rubriche sono già state pubblicate sui nostri canali social, altre arriveranno nei prossimi giorni.

#staytuned #iorestoacasa #andràtuttobene #laculturacura #divisimauniti

I canali social di CAMERA:
Facebook/ @CameraTorino
Instagram/ @cameratorino
Twitter/@Camera_Torino #CAMERAtorino

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia nasce dalla volontà di dotare l’Italia di una struttura dedicata alla fotografia come forma di linguaggio, di documentazione e di espressione artistica, con l’obiettivo di valorizzare e promuovere la fotografia italiana in un dialogo permanente e creativo con le esperienze internazionali.

CAMERA / Centro Italiano per la Fotografia , Via delle Rosine 18 / 10123 Torino Italia
www.camera.to

Segnalato da Studio ESSECI di Sergio Campagnolo

La Notte Bianca del CAMeC

Il 19 marzo è San Giuseppe e alla Spezia è festa patronale. Un’immensa fiera invade la città per quattro giorni con gli odori di zucchero filato e nocciole tostate che si mescolano a quelli della primavera che sta arrivando. Per il CAMeC, San Giuseppe vuol dire Notte Bianca: mostre aperte gratuitamente per tutti, eventi fino a tarda sera, incontri e abbracci.

In questi giorni difficili, l’evento si terrà ugualmente, ma in una formula diversa, per non rinunciare a ritrovarsi insieme. La Notte Bianca del CAMeC diventerà virtuale, accogliendo i visitatori sabato 21 marzo, alle ore 21.00, sulla pagina Facebook del Museo: www.facebook.com/museo.camec.

Ad animare la serata, ma anche le ultime settimane di marzo, saranno gli amici BAU che hanno inaugurato lo scorso 21 febbraio, al piano 0 del Museo, la mostra che celebra i sedici anni di attività del gruppo.

Con loro, saranno sviluppate due iniziative:
Un’adunata digitale che chiama all’appello gli oltre 1.000 autori che in questi 16 anni di attività “si sono infilati” in altrettanti contenitori di cultura contemporanea. L’appello li invita a popolare la pagina Facebook con la loro creatività: testi, foto di opere vecchie e nuove, idee, ricette di vita (e cucina).
La Notte Bianca dell’arte, dove assisterete in sequenza – a partire dalle ore 21.00 – ad una serie di performance storiche del gruppo.

I responsabili del Museo ringraziano «il MiBACT che con l’hashtag #iorestoacasa ha popolato di cultura le nostre abitazioni, l’ICOM che con #laculturanonsiferma ci tiene tutti stretti in rete a raccontarci cosa facciamo e l’Associazione Nazionale Piccoli musei che con #chiusinonfermi ci dà la spinta giusta a inventarcene sempre di nuove».

Associazione Culturale “BAU” nasce nel 2004 a Viareggio ad opera di un gruppo di autori con esperienze decennali quali operatori nell’ambito della ricerca artistica e attenti ai multiformi aspetti della cultura del nostro tempo. In ambito locale e mediante collaborazioni nazionali e internazionali, il progetto si è rapidamente segnalato come vivace punto d’incontro per attivare dialoghi, confronti e scambi ad ampio raggio tra le più varie discipline espressive. “BAU” assembla ogni anno l’omonimo “Contenitore di Cultura Contemporanea”, un cofanetto in tiratura limitata che racchiude opere originali di numerosi autori. La pubblicazione raccoglie l’eredità delle riviste d’artista e “ad assemblaggio” degli anni Settanta-Ottanta (tra cui “Aspen” di Phyllis Johnson, “Geiger” di Adriano Spatola, “Tèchne” di Eugenio Miccini, “Assembling” di Richard Kostelanetz, le riviste ad assemblaggio di Fluxus – “Fluxs Yearbooks” e “Fluxus Kits” – e della mail art “Commonpress”, “Le Point d’Ironie”, “Karimbada”, “Arte Postale” ecc.), aggiungendo una originale dimensione di lavoro di gruppo e di condivisione progettuale e di idee, che si esplica anche nell’organizzazione di mostre, convegni ed eventi. In sedici anni di attività, dal numero 0 al numero 16 della rivista-laboratorio, la ‘rete’ di “BAU” ha coinvolto oltre mille autori da trentacinque nazioni. Il cofanetto “BAU” è presente in importanti musei, archivi, fondazioni e collezioni, come il Centre Pompidou di Parigi, il MaRT di Rovereto, la Tate Modern Library di Londra, il Museo del Novecento e la Triennale di Milano, il Museo di Arte Moderna di Miami, la Beinecke Rare Book & Manuscript Library della Yale University del New Haven in Connecticut ed altre importanti sedi. Dal 2014, un Comitato scientifico in progress, composto da qualificati operatori, si affianca al lavoro della Redazione nel ricercare nuovi contatti da coinvolgere nella rivista e nell’identificare situazioni ed eventi capaci di amplificare il raggio d’azione del progetto.

Fanno parte del Comitato: Paolo Bolpagni, Viana Conti, Paolo Credi, Valerio Dehò, Andrea Del Guercio, Paolo Della Grazia, Duccio Dogheria, Caterina Gualco, Alessandro Ludovico, Enrico Mattei, Carlo Palli, Guido Peruz, Antonello Pesenti, Patrizio Peterlini, Marco Pierini, Sandro Ricaldone, Giandomenico Semeraro, Marvin A. Sackner, Maurizio Vanni, Alessandro Vezzosi.

Per informazioni:

camec@comune.sp.it, http://camec.museilaspezia.it .

Progettare per chi… ieri e oggi di fronte all’emergenza climatica.

Mercoledì 22 gennaio 2020, alle ore 17, l’ISIA di Faenza inaugura l’anno accademico 2019-2020 con la Lectio Magistralis di Paolo Deganello dal titolo Progettare per chi… ieri e oggi di fronte all’emergenza climatica.

La lezione dell’architetto e designer Paolo Deganello, tra i fondatori nel 1966 a Firenze dello studio di architettura radicale Archizoom Associati, si focalizzerà su come il design debba affrontare un proprio risolutivo ripensamento, non potendo più ignorare la contraddizione tra uomo e natura.

Come scrive Deganello nel suo libro Design politico. Il progetto critico, ecologico e rigenerativo. Per una scuola del design del XXI secolo (Altreconomia, 2019) “le discipline del progetto hanno, infatti, lavorato negli anni Sessanta sulla contraddizione fondamentale capitale e lavoro sottovalutando o ignorando l’altra grande contraddizione uomo e natura. L’esasperarsi di queste due contraddizioni non risolte […] stanno rendendo sempre meno abitabile una parte sempre più estesa del nostro pianeta.

A questo proposito l’autore sottolinea come un nuovo pensiero progettuale debba necessariamente fronteggiare sia il degrado ambientale che quello sociale, intesi come le due facce strettamente interdipendenti e corresponsabili della progressiva inabitabilità della Terra. Nel corso della Lectio Magistralis, Paolo Deganello metterà a fuoco l’evolversi della committenza di design dalla fine degli anni Sessanta a oggi, attraverso le immagini di prodotto realizzate dallo stesso Deganello e da alcuni giovani progettisti che stanno già lavorando in questo senso.

Precederanno la Lectio Magistralis di Paolo Deganello, i saluti di Massimo Isola, Vicesindaco di Faenza, e gli interventi di Giovanna Cassese e Marinella Paderni, rispettivamente presidente e direttore di ISIA Faenza.

Durante la cerimonia saranno premiati i progetti vincitori del concorso d’idee promosso dall’azienda ATL Group di Faenza per la progettazione di mobili imbottiti con gli studenti del corso di Metodologia della progettazione II con Modellistica, II anno I livello, e i progetti vincitori del concorso d’idee per la creazione di arredi di illuminotecnica interni ed esterni per la nuova sede dell’azienda MMB software di Faenza realizzati dal corso di Metodologia della progettazione III con Modellistica, III anno I livello.

Paolo Deganello vive e lavora a Milano. Laureato in Architettura a Firenze, nel 1966 fonda con Branzi, Corretti e Morozzi lo studio di architettura radicale Archizoom Associati. Diversi i suoi progetti come urbanista (Piano Regolatore Generale di Calenzano), architetto, (restauro della Chiesa di Orsanmichele a Firenze, Casa sul Lago di Iseo, Can Rafols dels Caus ad Avinyonet del Penedès in Spagna), interior designer (negozio Schöner Wohnen a Zurigo, nove negozi Stefanel a Firenze e altre citta, negozio Art Decò a Verona), industrial designer (Poltronova, Cassina, Marcatre, Driade, Venini, Zanotta, Vitra Edition, Stefanel, Italcementi, La Murrina, SteelCase, Greggio). Ha svolto e svolge un intensa attività di pubblicista per Casabella, Lotus, CasaAmica, Experimenta (Spagna), Domus (Portogallo), Lib21. Ha insegnato Product design all’ISIA di Roma, alla Facoltà di Architettura di Alghero e alla Hochschüle di Saarbruken in Germania; Biodesign all’ISIA e alla FIDI di Firenze, Architettura degli interni e Architettura sostenibile all’ESAD di Matosinhos (Portogallo). È stato membro del consiglio accademico dell’ISIA di Faenza. Nel 2009 è uscita una monografia completa sul suo lavoro dal titolo As Razões do Meu. Projecto Radical, edita da ESAD. Nel 2019 l’editore Altreconomia ha pubblicato il suo libro Design politico. Il progetto critico, ecologico e rigenerativo. Per una scuola del design del XXI secolo.

ISIA Faenza Design & Comunicazione è un’istituzione universitaria di primo piano nel mondo della creatività e della progettazione contemporanei che, fin dalla sua fondazione, opera nell’ambito dell’Alta Formazione del design di prodotto e del design della comunicazione. Grazie anche alla rinnovata governance di Giovanna Cassese e Marinella Paderni, sta sviluppando un dialogo sempre più serrato tra formazione, ricerca, produzione e valorizzazione della cultura del design con una particolare attenzione al tema della ceramica contemporanea d’autore.        www.isiafaenza.it

 

Ministero Istruzione, Università e Ricerca Alta Formazione Artistica e Musicale
ISIA FAENZA – ISTITUTO SUPERIORE PER LE INDUSTRIE ARTISTICHE
Corso Mazzini, 93 | 48018 Faenza RA | 0546 222 93 | isiafaenza@isiafaenza.it

INDIXIA 2020 GLOBAL LOVE

La Fondazione INDIXIA fa il suo ritorno a New York, il 13 febbraio 2020 con INDIXIA 2020 GLOBAL LOVE, nella serata di chiusura della Fashion Week, con una mostra d’arte seguita da un’asta di beneficenza, ospitata dalla Sundaram Tagore Gallery di Chelsea (New York).

INDIXIA nasce da un’idea di Alessandra Fremura per sostenere la Fondazione Arts For India (AFI), fondata nel 2010 da Satish K. Modi nel Regno Unito, con l’obiettivo di aiutare i giovani non abbienti in India, permettendo loro di crearsi una via d’uscita dalla povertà attraverso l’accesso all’istruzione artistica. Da quattro anni INDIXIA organizza eventi di beneficenza di alto livello con la partecipazione di artisti di spicco nel panorama mondiale, al fine di fornire a ragazzi svantaggiati l’accesso all’istruzione attraverso l’assegnazione di borse di studio. La Fondazione collabora con partner d’eccellenza internazionale nei settori delle Belle Arti, del Design, della Moda, del Cinema e della filantropia, a supporto di organizzazioni globali, legalmente riconosciute, senza scopo di lucro.

Dopo il successo delle scorse edizioni alla Solomon Guggenheim di New York, a Hong Kong e a Londra, INDIXIA torna a New York portando avanti la propria mission benefica, sostenendo l’IIFA (International Institute of Fine Arts) e l’Afghan Hands. Il ricavato dell’evento, infatti, sarà devoluto a queste due realtà che da anni supportano le popolazioni vulnerabili, come donne e ragazze, aiutandole a ottenere l’indipendenza e l’accesso alla formazione scolastica nel campo artistico e offrendo una via di fuga concreta dai problemi di disuguaglianza di genere e matrimoni combinati. In particolare, grazie all’alleanza di INDIXIA con AFI, 100 ragazzi beneficiano di una borsa di studio di quattro anni con la quale frequentare l’IIFA. Questo programma è di vitale importanza per i giovani indiani che riescono, grazie all’istruzione, a rompere il ciclo della povertà.

Tra gli artisti presenti a INDIXIA 2020 è stato invitato a partecipare Giorgio Bevignani, che per l’occasione esporrà un’opera inedita dal titolo “Orma diptych”. Dopo le importanti esperienze a Miami all’interno della Fiera Context Art con la Galleria Stefano Forni e in Giappone al Moa Museum of Art – MOA 美術館 di Atami, Giorgio Bevignani continua a far conoscere il suo lavoro nel mondo, riscuotendo ampio successo. Scultore e pittore, Bevignani vive e lavora in Italia, in provincia di Bologna, dove modella, plasma e assembla diversi materiali trasformandoli in opere d’arte. Esse provengono da una ricerca artistica basata su scienze contemporanee, storia, mitologia, filosofia e matematica, le quali rappresentano le sue ispirazioni di partenza per lavorare la materia.

Numerosi saranno gli altri artisti provenienti da tutto il mondo; possiamo già nominare: Gustavo Aceves, Leon Belsky, Peter Drake, Veronica Fonzo, Veronica Gaido, Oriano Galloni, Bendy Ghelarduccy, Jacquie Hacansson, Michael Haggiag, Jago, Anna Minardo, Shalini Nopany, Olga Radicchi, Flavia Rabalo, Paola Tazzini Cha Hans Uder e altri ancora da annunciare.

L’evento sarà ospitato dalla prestigiosa e rinomata Sundaram Tagore Gallery di Chelsea, galleria d’arte contemporanea di rilievo internazionale con sede anche a Singapore e Hong Kong. Tra gli artisti che hanno esposto in questa galleria segnaliamo Edward Burtynsky, Chun Kwang Young, Anila Quayyum Agha.

INDIXIA 2020 è organizzato con il sostegno dei partners, tra gli altri: Rocketbuster Handmade Custom Boots, Sundaram Tagore Gallert, Noble Chic, Georgia Salvatici Photographer, Fournier PR + Consulting, FB International, Shipping Services, Gianluca Rondina, Marcella Ferretti Visuals. Media partner: Modern Luxury Manhattan.

 

GIORGIO BEVIGNANI: BIOGRAFIA

Giorgio Bevignani nasce a Città di Castello nel 1955, vive e lavora a Castel San Pietro Terme, Bologna (Italia).
Maestro d’Arte all’Istituto d’Arte San Bernardino di Betto di Perugia nel 1979.
Diploma di maturità in Arte applicata (scultura) all’Istituto d’Arte Duccio di Buoninsegna di Siena nel 1981. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna dal 1984 al 1986, e l’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano) dal 1986 al 1988.
Membro della Royal British Society of Sculptors dal 2014.
Le sue opere si trovano in collezioni private a MOA 美術館 – Museum of Art di Atami in Giappone, Miami, Milano, Francoforte, Siena, Bologna, Roma, Reggio Emilia, Brescia, Ancona, Cesena, Modena, Imperia, Bogotà, Nizza, Basilea, Strasburgo, Bruxelles, San Paolo, Helsingborg, Città di Castello.

Through time: integrità e trasformazione dell’opera

Lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma riapre gli spazi rinnovati e restaurati dell’Abbazia di Valserena con Through time: integrità e trasformazione dell’opera, un programma di mostre e residenze d’artista realizzato in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020, che vedrà la partecipazione di Massimo Bartolini, Luca Vitone ed Eva Marisaldi.

L’Archivio-Museo CSAC conserva a partire dal 1968 oltre 12 milioni di pezzi suddivisi in cinque sezioni: Arte, Fotografia, Media, Progetto e Spettacolo. Un patrimonio preziosissimo su cui gli artisti invitati a riflettere proponendone una propria lettura, una collezioni di archivi con cui hanno potuto confrontarsi e interagire per ideare delle installazioni che saranno visitabili nel corso del 2020, accompagnate da un progetto editoriale.

Il primo capitolo di Through time: integrità e trasformazione dell’opera vedrà protagonista Massimo Bartolini con un progetto dal titolo On Identikit che inaugura il 16 febbraio 2020 (fino al 22 marzo 2020) negli spazi della grande Chiesa dell’Abbazia.

Le opere di Massimo Bartolini, spesso pensate a partire da un contesto specifico ­– un’opera, una collezione – vivono in stretto legame con il luogo che le ospita. L’artista interviene sullo spazio in maniera del tutto antimonumentale, modificandolo, interpretandolo e definendolo. Nel corso della sua residenza allo CSAC, Bartolini si è focalizzato sulle opere di due grandi maestri come Luigi Ghirri e Luciano Fabro, presenti nelle collezioni degli archivi CSAC.

Nella fase preliminare del progetto, Bartolini si è concentrato nella ricerca di tutti i dischi in vinile fotografati da Ghirri nella serie “Identikit” (1979), dove l’artista emiliano restituiva in maniera veritiera e implacabile un ritratto di se stesso attraverso quello della propria libreria. I titoli dei vinili, spesso erosi dall’uso e quasi illeggibili sulla spina dei 33 giri, hanno istigato a Bartolini una “curiosità da archeologo”, per poter sfilare finalmente i dischi dalla bidimensionalità dello scatto fotografico e ascoltarli in compagnia dell’opera Lo Spirato di Luciano Fabro (1972), allestita in una delle cappelle nobiliari della Chiesa, “forse per consolare, come quando si porta un mazzo di fiori su una tomba o per rallegrare, come quando si vuole smuovere una energia o per modificare, come, grazie ad un sortilegio, rendere organico l’inorganico”.

Il secondo capitolo di Through time coinvolge Luca Vitone, già protagonista di una residenza presso lo CSAC nel 2017 in occasione del progetto #GrandTourists, artista che da sempre lavora sull’idea di luogo, produzione culturale e memoria. Il progetto espositivo dal titolo Il Canone che apre il 4 aprile 2020 (fino al 30 maggio 2020) prevede la messa in mostra del furgone utilizzato fino ai primi anni 2000 dallo CSAC per il trasporto delle opere e degli archivi in occasione delle donazioni, che sarà allestito nella navata della Chiesa dell’Abbazia di Valserena seguito da una lunga “parata” di lavorie progetti che rappresentano un ampio spettro della ricerca artistico-culturale italiana del Novecento, selezionati dall’artista con un criterio del tutto personale, quasi a ricostruire immaginari legami tra le opere conservate allo CSAC e le proprie vicende biografiche. Per Vitone, “entrare nell’archivio del CSAC è come immergersi in un mare tropicale […] Impossibile non rimanerne affascinati, anche se non si riconoscono i pesci si è frastornati dai colori, dalle forme e soprattutto dalla quantità di animali da osservare”. Tra gli autori scelti da Vitone negli archivi CSAC figurano Ugo Mulas, Alighiero Boetti, Gianni Colombo, Lucio Fontana, Mario Schifano, Mario Nigro, Pietro Consagra, Alberto Rosselli, Afro Basaldella, Luigi Ghirri, Archizoom Associati/Lucia Bartolini, Walter Albini, Giosetta Fioroni, Michelangelo Pistoletto, Maddalena Dimt, Franco Albini, Danilo Donati/Sartoria Farani, Ettore Sottsass jr., un anonimo (imitazione di Magistretti), Andrea Branzi, “Il Male” e infine un monocromo eseguito dallo stesso Vitone con le polveri del CSAC: una sorta di retino, di quelli usati dai bambini per catturare granchi e pesciolini, ma spesso portante vuota acqua salata.

Il capitolo conclusivo di Through time inaugura il 5 settembre 2020 (fino al 17 ottobre 2020) e avrà come protagonista Eva Marisaldi, artista che aveva già lavorato sugli archivi CSAC nel 2017 nell’ambito del progetto L’Abbazia per tutti, finanziato dal MIUR, quando aveva prodotto, con la collaborazione di Enrico Serotti, l’opera audio-video Jukebox rivolta al pubblico disabile e non, nell’ottica di un approccio inclusivo all’Archivio-Museo.

Eva Marisaldi si esprime attraverso un linguaggio artistico poliedrico mediato tra fotografie, manufatti, azioni, video, animazioni, installazioni, alternati a tecniche di ricamo e di disegno. Altresì i suoi lavori sono caratterizzati da una raffinata vena narrativa. Nella sua ricerca prende spunto dalla realtà ma si concentra su aspetti nascosti delle situazioni quotidiane, analizzandoli attraverso il suo modo di fare arte, un processo giocoso che si addentra nella sfera della fantasia e dell’immaginazione. Interrogandosi su tematiche quali il dialogo e la comunicazione, Eva Marisaldi indaga le possibilità di riflessione individuale e collettiva all’interno dello spazio espositivo, rapportandosi con esso in maniera sempre delicata ed elegante. Le sue opere di conseguenza non producono un impatto immediato, i suoi interventi sono complessi e si contraddistinguono per un iniziale senso di spaesamento, richiedendo lunghe pause di riflessione ed un’attenta osservazione.

Calendario delle mostre:

Massimo Bartolini. On Identikit
Mostra: 16 febbraio – 22 marzo 2020
Inaugurazione domenica 16 febbraio 2020, ore 11.00

Luca Vitone. Il Canone
Mostra: 4 aprile – 30 maggio 2020
Inaugurazione sabato 4 aprile 2020, ore 11.00

Eva Marisaldi
Mostra: 5 settembre – 17 ottobre 2020
Inaugurazione sabato 5 settembre 2020, ore 11.00

CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione
Abbazia di Valserena
Strada Viazza di Paradigna, 1 (Parma)
www.csacparma.it

Ufficio stampa CSAC

Irene Guzman
+39 349 1250956
press@csacparma.it

KayOne – Alfa Centauri

Copernico Garibaldi a Torino, uno dei 13 centri di Copernico, la rete di luoghi di lavoro, uffici flessibili e servizi che favoriscono lo smart working e la crescita professionale e del business ospita, dal 29 novembre 2019 al 31 gennaio 2020, ALFA CENTAURI mostra personale dell’artista KayOne a cura di Alessandro Paolo Mantovani.

ALFA CENTAURI racconta un sistema stellare che, per la similarità fra le sue componenti ed il Sole, si profila come uno dei siti più probabili per lo sviluppo di vita extraterrestre. In questo contesto, la scoperta dello Spazio ricorda la conquista dei writer, sempre alla ricerca di nuove superfici sulle quali poter esprimere la loro forma d’arte e l’evoluzione della lettera, partendo da Alfa. Nelle opere di KayOne, uno dei graffiti writer italiani della prima ora, vibra infatti la ricerca dello spazio, che caratterizza la proliferazione di un immaginario fervido intorno all’idea dell’ignoto, attraverso la rappresentazione di galassie, stelle e pianeti, mediante l’esplosione di forme e colori simili a scosse di energia provenienti da un Big Bang dell’universo stradale.

All’interno delle opere di KayOne ritroviamo quel sapore stradale, urbano e underground che tanto ha caratterizzato la sua vita, tutti elementi che l’artista ha saputo trasportare su tela, cogliendo le emozioni e il vissuto dei muri di periferia” – afferma il curatore della mostra Alessandro Paolo Mantovani – “Nelle sue opere, caratterizzate da piacevoli e audaci accostamenti di colori, caos energetico di linee e forme che richiamano al contempo le arterie urbane e gli anelli dei pianeti, percorriamo tunnel scuri e buchi neri, galassie immaginarie create a colpi di spray, ritrovando questo percorso in lavori dal grosso impatto visivo e dalla forte carica emozionale. Pennellate imperiose, esplosioni di colore, opere polimateriche con armonie di colori dall’equilibrio perfetto”.

La mostra fa parte di Art Journey il percorso, curato da Giorgia Sarti – fondatrice di diverse Gallerie d’arte tra cui Whitelight Art Gallery – in collaborazione con Copernico che si sviluppa nell’organizzazione di mostre, eventi e iniziative culturali. Un riconoscimento del ruolo dell’arte e della creatività che va oltre le logiche note, verso una collisione tra due differenti linguaggi che genera una nuova dimensione, in cui l’impresa e il mondo del lavoro si arricchiscono di nuovi contenuti e di un moto creativo che porta innovazione e idee avveniristiche. Arte come prezioso valore aggiunto al vivere quotidiano, che permette di approcciare temi trasversali ed eterogenei tra loro, creando un dialogo multidisciplinare a sostegno della crescita delle persone e delle imprese. Copernico amplia così gli orizzonti dell’esperienza lavorativa quotidiana aprendo i suoi spazi ormai da diversi anni all’arte e alla cultura. Allo stesso tempo, artisti e operatori dell’arte entrano in contatto diretto con il mondo dello smart working, all’interno di un’impresa aggregatrice di altre imprese e acceleratrice di innovazione, dialogando a stretto contatto con un pubblico aperto e in sintonia con i linguaggi propri dell’arte e della creatività.

CHI È COPERNICO
Copernico è una rete di luoghi di lavoro, uffici flessibili e servizi che favoriscono lo smart working e la crescita professionale e di business di freelance, professionisti, start-up e aziende, grazie alla condivisione di risorse, conoscenza, alla contaminazione di idee e al networking in un ambiente caratterizzato da stile, design ed esperienza unici. Oltre 6.000 professionisti utilizzano quotidianamente gli spazi di Copernico come sede di lavoro e luogo preferenziale per meeting e organizzazione di eventi.

sito web: www.coperni.co

Informazioni

KAYONE “ALFA CENTAURI”

Copernico Garibaldi Torino – Corso Valdocco 2, Torino

29.11.20 – 31.01.20

Da lunedì a venerdì su appuntamento

Inaugurazione: giovedì 28 novembre 2019 | ore 19.00 – 21.00

Ingresso su registrazione: art@coperni.co

Monumenti impermanenti – Conversazione

In occasione della mostra Monumenti impermanenti di Stefano Romano, a cura di Gabi Scardi, la Fondazione Adolfo Pini organizza, lunedì 18 novembre alle ore 18.30, una conversazione con l’artista e Lisa Parola sul tema del ‘monumento‘.

Stefano Romano, attraverso i suoi lavori, suggerisce l’idea che il ‘monumento’ possa perdere la propria assertività e da ‘Stabile e autorevole’, come normalmente viene percepito, appare diventare precario – impermanente – acquistando al contempo in termini di umanità. Nei lavori esposti in mostra Stefano Romano parla di confini, convivenza, accoglienza, tragedia e fallimento. Mette in discussione la rigidità di modi e concetti per lasciare spazio a una nuova percezione di ciò che ci circonda e contribuire così all’emergere di nuovi modi di vedere le cose.

L’artista dialogherà con Lisa Parola, che sul tema del monumento riflette da anni. Lisa Parola evidenzia due diversi orientamenti di ricerca possibili attraverso i quali l’arte ha scelto interrogare le differenti narrazioni del corso del XX secolo. Il primo orientamento prevede una rivitalizzazione ovvero un nuovo movimento rispetto al susseguirsi intricato di fatti, momenti e situazioni che accompagnano la fine del Novecento. Il secondo è rivolto alla reminescenza, intesa quale atto di consapevolezza, che il filosofo Paolo Rossi definisce come l’atto del cercare nel passato di riafferrare un pezzo di storia che è scomparso, perché ogni monumento è il risultato di un fragile equilibrio tra storia e immaginario.

È nel difficile passaggio tra XX e XXI secolo – dove convivono le tensioni tra una storia lineare e una storia in tempo reale, caratterizzata da una pluralità di voci e da un accumulo di date e dati – che il monumento torna ad avere voce e visibilità” afferma Lisa Parola.

Lisa Parola è laureata in storia dell’arte moderna all’Università di Torino. È co-autrice di varie pubblicazioni e ricerche, in particolare in tema di politiche culturali, sistema dell’arte e territorio. Nel 2013 è stata nominata mediatrice culturale per la candidatura di Matera a Città capitale europea della Cultura. Dal 2007 al 2014 ha insegnato nel Master in Management, marketing e multimedialità per i beni e le attività culturali del Corep di Torino. Fino al 2010 è stata collaboratrice del quotidiano “La Stampa” in qualità di giornalista di arte contemporanea. È socia fondatrice di a.titolo. Dal 2016 al 2019 è stata curatrice del programma culturale per Fondazione Sardi per l’Arte di Torino e ha collaborato con artisti come Fatma Bucak, Giuseppe Gabellone, Jorge Macchi e importanti istituzioni come l’Università degli Studi di Torino e spazi indipendenti come il progetto Quartz. Attualmente collabora con la Fondazione Merz e l’Università degli Studi di Torino.

Lunedì 18 novembre 2019 ore 18:30

CONVERSAZIONE CON STEFANO ROMANO E LISA PAROLA

Introduce Gabi Scardi
Evento collaterale alla mostra

MONUMENTI IMPERMANENTI di Stefano Romano

(Fino al 20 dicembre)

Fondazione Adolfo Pini – Corso Garibaldi 2, Milano

Ingresso gratuito

www.fondazionepini.net

JOBS – Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale

Negli anni Novanta, con i primi effetti dei processi della globalizzazione sull’economia italiana, il tema della deindustrializzazione entra all’attenzione dei media e del dibattito sulla città industriale condotto da architetti, urbanisti e sociologi del lavoro. Tuttavia, le tematiche inerenti al lavoro sono rimaste per lungo tempo sullo sfondo di una generale trasformazione dell’economia e della società, al punto che i media, la letteratura, il cinema e la fotografia se ne sono occupati solo marginalmente, come uno dei tanti effetti prodotti su larga scala dalla globalizzazione.

A seguito delle recenti crisi economiche, il tema della disoccupazione e della trasformazione del lavoro, anche in relazione alla rivoluzione digitale, ha avuto ripercussioni a livello politico e sociale, con un’improvvisa accelerazione nell’ultimo decennio. Con la Quarta rivoluzione industriale, caratterizzata da un forte impulso all’automazione, il lavoro sembra diventato invisibile nei flussi governati dagli algoritmi, ma in realtà ha assunto nuove forme in rapporto alla tecnologia e al territorio, diventato quest’ultimo, una vera e propria “fabbrica a cielo aperto”. La fotografia contemporanea si è preoccupata in questi decenni di sottolineare l’aspetto immateriale del lavoro e la dimensione astratta dei processi produttivi e delle nuove tecnologie ma forse manca una visione più approfondita e puntuale sulle nuove forme del lavoro e degli spazi della produzione.

Il progetto di ricerca di Linea di Confine, si propone pertanto di contribuire a una maggiore conoscenza delle forme e degli spazi assunti dal lavoro in questi ultimo decenni, attraverso una mostra, una giornata di studio aperta al pubblico e un concorso fotografico under 35.

Le tre iniziative sono fra loro correlate e si propongono al pubblico e ai partecipanti ai lavori della giornata di studio, come un laboratorio aperto alla discussione e al confronto sul tema del lavoro nell’epoca della quarta rivoluzione industriale, i cui esiti potranno essere utili nella preparazione di future indagini sul territorio.

La mostra collettiva inaugurerà sabato 16 novembre 2019 alle ore 13 all’Ospitale di Rubiera (Reggio Emilia), con opere prodotte recentemente sul tema da autori e collettivi come Michele Borzoni di TerraProject, con la serie Workforce, dove la “forza lavoro” è analizzata in vari contesti lavorativi, dall’Icommerce, ai call center, all’impegno di mano d’opera a basso prezzo nei lavori agricoli stagionali (2017), Allegra Martin con la serie I luoghi e i lavori 4.0 (2017), un progetto a cura della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, realizzata in collaborazione con la Fondazione Mast di Bologna, Andrea Paco Mariani, del collettivo SMK VideoFactory, con il video The Harvest, (2017) realizzato nelle campagne dell’Agro Pontino, dove viene impiegata in lavori agricoli mano d’opera indiana a basso costo, di William Guerrieri con la serie Bodies of Work (2018), un’indagine sul lavoro e il corpo, in rapporto alla tecnologia, alla Saipem di Marghera e nelle aree circostanti Fincantieri, realizzata per il Comune di Venezia, di Andrea Simi con la serie Poimec, realizzata su una piccola azienda situata nel Tecnopolo di Moncalieri, in Piemonte, che opera prevalentemente sui mercati internazionali (2019).

Oltre a queste opere saranno esposte fotografie provenienti dalla collezione di Linea di Confine, come la serie Ferrari’s Factory di Olivo Barberi realizzata nel 2003 e la serie Seccoumidofuoco di Paola De Pietri, realizzata nel 2013 nel distretto della ceramica di Fiorano Modenese, alcune fotografie degli anni Novanta in dialogo fra loro, sia per i contenuti che per gli aspetti formali, di Stephen Shore (dalla serie Luzzara, 1993) e Guido Guidi (dalla serie Lestans, 1998, da collezione privata), che ritraggono operai al lavoro su macchine utensili.

Infine, nel contesto della mostra saranno esposti gli esiti del concorso fotografico Under 35, (maggiori informazioni al sito www.lineadiconfine.org) che prevede l’esposizione delle ricerche di almeno 10 giovani autori sui temi della manifestazione.

Sempre sabato 16 novembre 2019, si terrà contestualmente alla inaugurazione delle mostre, dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 19 una Giornata di studio, con i saluti di Laura Moro (IBC Regione Emilia-Romagna) e con la partecipazione del sociologo Aldo Bonomi, dell’urbanista Stefano Munarin, dello scrittore Gianfranco Bettin, dell’architetto Claudio De Gennaro, lo storico della fotografia Antonello Frongia, dei fotografi Jorge Ribalta (Spagna), Olivo Barbieri, Michele Borzoni, William Guerrieri, Andrea Pertoldeo, Andrea Simi e del regista Andrea Paco Mariani.

JOBS – Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale

Inaugurazione: sabato 16 novembre alle ore 13, alla presenza delle autorità e degli autori.
Periodo mostra: 17 novembre – 22 dicembre 2019 Ingresso libero
Giornata di studio: Sabato 16 novembre dalle ore 10 alle ore 13 e dalla ore 15 alle ore 19. Partecipazione a iscrizione gratuita entro il 15 novembre: info@lineadiconfine.org

17 novembre – 22 dicembre 2019
Sabato, domenica e festivi 10-13 / 16- 19

Altri giorni su appuntamento

Ingresso libero

Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea
Associazione culturale
L’Ospitale, Rubiera, RE
Via Fontana 2 42048 Rubiera RE
info@lineadiconfine.org

www.lineadiconfine.org