Stefano Serretta

Stefano Serretta (1987, Genova) vive e lavora a Milano. Dopo aver studiato Storia moderna e contemporanea a Genova, si è specializzato in Arti Visive e Studi Curatoriali alla NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

Tra le mostre a cui ha partecipato si segnalano: Do not go gentle in that good night, Almanac, Torino, 2019 (solo); Shoegaze, IIC, Stoccolma, 2019 (solo); Spit or Swallow, con Alessandro Sambini, UNA, Piacenza, 2019 (solo); Chi utopia mangia le mele, Antica Dogana di terra, Verona, 2018; That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia a un metro e ottanta dal confine, MAMbo, Bologna, 2018; Il Paradigma di Kuhn, FuoriCampo, Siena, Studio 02, Cremona, 2018; Alla ricerca dell’Aura Perduta, Galleria Regionale di Arte Contemporanea Luigi Spazzapan, Gorizia, 2018; Art Tonic 2017, Port Tonic Art Center, Les Issambres, (solo); Make People Smile, Adiacenze, Bologna, 2017; The Great Learning, Palazzo della Triennale, Milano, 2017; La fine del nuovo, Palazzo Morpurgo, Udine, 2016; Rubbles in the Jungle, Placentia Arte, Piacenza, 2016 (solo); Friday, Jonas, Trento, 2016 (solo); Primavera 5, Galerie Papillon, Parigi, 2016; Parisartistes – edition #2016, Centre des Récolletes, Parigi, 2016; Teatrum Botanicum, PAV Parco Arte Vivente, Torino, 2016; Maybe we are the waves, Archive Kabinett, Berlino 2015; Adventure Time is Over, Almanac, Torino, 2015; Generation Y, Palazzo Ducale Genova, 2015; The Party, Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova, 2014; disUmanesimi, Fondazione Biagiotti, Progetto Arte, Firenze. Nel 2017 è stato tra i finalisti del Premio Moroso, Udine, e nel 2016 del Premio Francesco Fabbri, Pieve di Soligo (TV) e del Premio Città di Treviglio (BG).

Naked Lunch Money
opening su invito mercoledì 23 ottobre 18.30 – 21.00
mostra 24 ottobre 2019 – 24 gennaio 2020
orari: dal lunedì al venerdì, 09.00 – 18.00

Spazio Leonardo
via della Liberazione 16/a, 20124 Milano
www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni: info@unagalleria.com
+ 39 339 17 14 400 | +39 349 35 66 535

Maicol Borghetti

Nato nel 1976 a Pietrasanta, Maicol Borghetti vive e lavora in Toscana, a Viareggio, dove ha sede lo Studio B19. Fotografia, design 3D, cinema e scultura sono le arti che gli consentono un’espressività fuori dagli schemi.
Si avvicina fin da giovanissimo alla fotografia e alla computer grafica e, con il progetto fotografico “Immagini Zero”, nel 2005 vince il concorso romano Martelive. Negli anni seguenti espone i suoi progetti fotografici a Roma, Milano e Parigi. Fin da subito, alla produzione fotografica, si affianca il mondo del video.
 

Collaborazioni trasversali tra cinema e arte si concretizzano nel mediometraggio Osmosi, realizzato insieme all’artista Mario Francesconi nel 2008. Sempre nello stesso anno realizza il progetto fotografico Alieni, esposto alle Giubbe Rosse a Firenze. All’interno di Alieni realizza la prima contaminazione tra fotografia e scultura: un personaggio fotografico si materializza in un’installazione a tuttotondo.

Nel 2009, insieme a Igor Bertolucci e Francesco Basso, fonda lo Studio Sumatra, il primo studio di produzione video in Italia a possedere una cinepresa Red 4K. Nello stesso anno partecipa al Seravezza Teatro Festival con un’installazione di sculture figurative realizzate con materiale di recupero.

Da sempre affascinato dalla fantascienza, nel 2011 dirige e produce Dispenser, cortometraggio tratto da un racconto di Stefano Nicoletti. Negli anni seguenti è direttore della fotografia e supporto tecnico per i videoclip di Franco Battiato, Lorenzo Jovanotti, Laura Pausini, Nesli, Nina Zilli, video prodotti da SugarKane Studio. Realizza inoltre videoclip per gruppi indipendenti di cui cura anche regia e montaggio.

Sempre più coinvolto dalla produzione video, nel 2013 dirige Acronos, cortometraggio che unisce fantascienza e video arte, realizzato e prodotto insieme all’artista Antonino Bove e presentato al Trieste Science+Fiction Festival. Negli anni seguenti con i cortometraggi di fantascienza Ison e The Liw precisa il suo punto di vista sul futuro che ci aspetta. Nel 2015 Ison è accolto con successo al Trieste Science+Fiction Festival.

Parallelamente al mondo del video e della fotografia molteplici esperienze come grafico e disegnatore 3D preparano un terreno fertile ad un nuovo progetto che raccoglie tutte le esperienze creative: Mythos e Protos.

MAICOL BORGHETTI. MYTHOS E PROTOS
a cura di Maurizio Vanni
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Dal 7 settembre al 6 ottobre 2019

Sergio Scabar

Sergio Scabar è nato a Ronchi dei Legionari (Gorizia) nel 1946, dove vive e lavora. Comincia ad interessarsi alla fotografia nel 1964.

Autoanalisi, Self – Analysis, 1978

Dal 1966 al 1974 partecipa saltuariamente a concorsi nazionali ed internazionali utilizzando la fotografia soprattutto con finalità di racconto e reportage. Successivamente, negli anni ’80, il suo lavoro prende una svolta sostanziale, la figura umana esce dai suoi lavori ed il suo interesse si concentra sulla natura, sublimando l’aspetto materiale e concettuale. Con il lavoro “Il Teatro delle cose” nel 1996, inizia una stampa alchemica ai sali d’argento “unico esemplare”.

Il metodo di lavoro artigianale emerge maggiormente rispetto alle opere precedenti. Nel 2003 riceve dal CRAF il premio “Friuli Venezia Giulia Fotografia”. Nel 2005 ha una personale dal titolo “Tempo Fermo” al Castello di Grumello (Bergamo) a cura di Philippe Daverio. Nel 2008 pubblica “Silenzio di Luce” per Punto Marte Editore e nel 2010 “Cidinors” edito da Associazione culturale Colonos. Nel 2015 partecipa alla collettiva “Obiecta” presso la Giacomo Guidi Gallery (Roma) e nel 2016 partecipa a “Silenzi” presso la Galleria Milano (Milano) curate da Angela Madesani.

Nel 2017 ha una personale alla Galerie L&c Tirelli a Vevey (Svizzera). È presente nella collezione d’arte contemporanea di San Vito al Tagliamento, “Punto Fermo” istituita in occasione della rassegna “Palinsesti” (2011), secondo un progetto di Angelo Bertani, Alessandro del Puppo e Denis Viva. Le sue opere sono anche nella collezione della Pinacoteca dei Musei Provinciali – Palazzo Attems Petzenstein, della Biblioteca Statale Isontina di Gorizia, del CRAF – Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia di Spilimbergo (Pordenone) – nella collezione della Pilonova Galerija di Aidussina (Slovenia) e dell’Associazione cultural Colonos (Villacaccia di Lestizza, Udine).

Ha esposto per numerose gallerie private e per diverse istituzioni in Italia e all’estero.

SERGIO SCABAR – OSCURA CAMERA (1969-2018)

A cura di Guido Cecere e Alessandro Quinzi

MiCamera
Via Medardo Rosso, 19 Milano

con Angela Madesani
Autrice di uno dei testi in catalogo

Inaugurazione mostra:
giovedì 27 giugno ore 19:00
Ente Regionale per il Patrimonio Culturale
Musei provinciali di Gorizia
Palazzo Attems Petzenstein
Piazza E. de Amicis, 2 Gorizia

Pino Pinelli

Pino Pinelli nasce a Catania nel 1938, dove compie gli studi artistici. Nel 1963 si trasferisce a Milano, dove tuttora vive e lavora, affascinato e attratto dal dibattito artistico di quegli anni, animato da figure quali Lucio Fontana, Piero Manzoni, Enrico Castellani.

Partecipa ai premi San Fedele e nel 1968 tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Bergamini. Nei primi anni ’70 Pinelli avvia una fase di riflessione e di ricerca, in cui tenta di mettere a fuoco l’imprescindibile nesso fra tradizione e innovazione, con particolare attenzione alla superficie pittorica, alle vibrazioni della pittura. Nascono così i cicli delle “Topologie” e quelli dei “Monocromi”, la cui superficie comincia a essere mossa da sottile inquietudine, quasi che l’artista volesse restituire il respiro stesso della pittura. Queste esperienze lo fanno collocare nella tendenza che Filiberto Menna definì “pittura analitica”, anche se dal 1976 Pinelli riduce drasticamente la dimensione delle sue opere, che si vanno collocando nello spazio, accostate l’una all’altra, quasi che una deflagrazione avesse investito le sue grandi tele e avesse generato una disseminazione dei loro frammenti nello spazio: l’artista abbandona tela e telaio, attratto dal concetto stesso di pittura.

Tra le numerose mostre collettive, Pinelli ha esposto alla Biennale di Venezia (1986 / 1997), all Quadriennale di Roma (1986 / 2006), alla Galleria Civica di Modena, Galleria Civica di Torino, Musée d’Art Moderne di Parigi, Galleria Nazionale di Roma, Palazzo Forti a Verona, MART di Trento e Rovereto, Kunstverein di Hannover, Haus am Waldsee di Berlino, Kunstverein di Bregenz, Hochschule für Angewandte Kunst di Vienna, Kunstverein di Francoforte, e molti altri ancora.

In tempi recenti, nel 2016 ha tenuto una grande monografica al Multimedia Art Museum di Mosca e nel 2017, l’antologica al Marca di Catanzaro e sempre in quell’anno un’opera è entrata a far parte della collezione permanete del Centre George Pompidou.

Del 2018 è la grande antologica ospitata a Palazzo Reale di Milano, in contemporanea con le opere inedite alle Gallerie d’Italia di Milano.

 

PINO PINELLI. MONOCROMO (1973-1976). Il colore come destino e come profezia

Milano, Dep Art Gallery (via Comelico, 40)

20 giugno – 21 settembre 2019

Sergey Filatov

Sergey Filatov è un artista nel campo dell’arte visiva e del suono, un musicista, autore e sviluppatore di strumenti musicali e sculture sonore.

Nato nel 1977, ha conseguito una laurea in Belle Arti presso la Kuban State University e una in Ingegneria Meccanica presso l’Istituto di Ingegneria Navale Lenin di San Pietroburgo.

Dal 2003 è membro dell’Unione degli artisti russi e dell’Associazione internazionale delle belle arti – AIAP UNESCO. Fa parte della comunità russa della sound art.

È membro del progetto internazionale di sound art nell’ambito del programma principale della 58a Biennale di Venezia 2019 (padiglione centrale dell’Arsenale) Come musicista si esibisce regolarmente in festival internazionali di musica sperimentale con programmi solisti e in collaborazione con altri musicisti. Ha registrato anche album musicali pubblicati per diverse etichette. Le sue opere fanno parte di collezioni private e museali in Russia, Italia, Francia, Svizzera, Gran Bretagna, India, Stati Uniti, Canada, ecc.

SonoContour di Sergey Filatov
Cura scientifica di Giorgio Agnisola

Dall’8 al 23 giugno 2019
Tutti i giorni dalle 17.00 alle 20.00

Spazio COMEL Arte Contemporanea, Via Neghelli 68 – Latina

Nicolas Rojas Leon

Nicolás Rojas León, cileno, eccezionale per aver portato la calligrafia tradizionale in un ambiente molto più artistico e sperimentale, creatore del proprio stile, dove la gestualità e l’espressività sono parti fondamentali della sua arte. Attualmente ambasciatore Calligraffiti, dove è parte dei 25 artisti calligrafici più influenti al mondo.

Rojas Leon nasce a Santiago in Cile nel 1986. Ha iniziato la sua carriera di artista nel 2012 a Buenos Aires, in Argentina, dove ha studiato con grandi artisti della calligrafia e del mondo della letteratura, come Silvia Cordero Vega (Argentina), Yani e Guille (Argentina), Ale Paul (Argentina), Roballos Naab (Argentina), Jhon Stevens (Olanda), Martina Flor (Germania) e gli altri. Dopo 2 anni inizia a studiare arte astratta alla Galleria Matienzo (Bsas) dove trova il perfetto mix tra arte Gestuale, Astrazione e Calligrafia. In quell’anno il suo stile si rafforza e comincia la sua carriera nel mondo dell’arte, il suo nome inizia a girare in diversi paesi, diventando un punto di riferimento per l’arte calligrafica, comincia così ad essere invitato a diversi festival di arte e design come Puma Urban Art, Trimarchi, Pixelation, Croma Festival, Università di Palermo, tra gli altri.

Sempre nel 2014 la sua carriera viene internazionalizzata partendo prima dalla Colombia (Medellin, Bogotà e Cartagena de Indias) e poi in diversi paesi e città d’ America come: Argentina, Ecuador, Stati Uniti d’America (NewYork e Miami) Messico e Perù.

Nel 2016 l’olandese Niel Neulman, precursore dell’arte calligrafica nella Street Art ed uno dei più importanti esponenti del movimento “Calligraffiti”, cura una mostra dove presenta i venticinque artisti calligrafici più influenti al mondo e RojasLeon è l’unico artista sudamericano a essere rappresentato e sponsorizzato.

Nel 2018 il marchio internazionale STARTER porta RojasLeon a Shanghai, in Cina, in uno degli eventi più importanti di Street Wear di tutta l’Asia:”Innersect Show”. Quest’evento segnerà la sua prospettiva artistica a livello globale.

RojasLeon attualmente si divide in tre paesi all’anno: Nord America, Sud America, Asia ed Europa, dove conduce workshop, interventi urbani e campioni del suo lavoro come artista, lavorando con diversi marchi come: Editorial Planeta, ZooYork, Starter, Redbull, iTunes, RayBan Skechers, Adidas, Superga, Nike, NewEra, Corona Beer, Vans e molti altri.

 

Gestuale – Nicolás Rojas León

Centro d’arte Raffaello

Gli artisti di IAM friends

A MAGMA gallery da sabato 1 giugno al 13 luglio si terrà una interessante mostra che offre una visione particolare e interessante del panorama contemporaneo: l’esplosione cromatica e surreale di Okuda San Miguel, il dinamismo e la tensione delle composizioni dell’argentino Franco Fasoli, la tecnica e l’irriverenza di Sawe, l’iperrealismo di Spok Brillor.

Okuda, The misterious knight of God’s garden

Okuda (Santander, 1980) è uno degli artisti più riconoscibili ed apprezzati dell’arte urbana contemporanea, le sue opere possono essere viste in strade e gallerie di tutto il mondo: Stati Uniti, Giappone, India, Mali, Mozambico, Cile, Brasile, Perù, Sud Africa, Messico e il continente europeo, tra gli altri. Poco prima della sua prima mostra presso MAGMA gallery tenutasi nel 2018, il Centre del Carme di Valencia gli dedica una grandiosa retrospettiva e nel 2016 la fiera ARCO Madrid gli commissiona un progetto di arte pubblica, mentre nel 2015, tra gli altri eventi, realizza Heads Juice per Expo Milano. Nel 2014 è tra i protagonisti della mostra realizzata dalla Fondazione Benetton al CAC di Malaga.
Nel suo lavoro, architetture geometriche multicolori si fondono con forme organiche, corpi senza identità, animali senza testa, simboli che incoraggiano la riflessione, fra serio e faceto: un linguaggio iconografico unico. Il pop-surrealismo che lo contraddistingue affonda le radici nei suoi viaggi, nel cinema, nella musica (numerose le collaborazioni con nomi importanti del rap e soul come Alicia Keys e Kanye West), nella moda e nella vita quotidiana.
Le sue opere spesso sollevano interrogativi sull’esistenzialismo, l’universo, l’infinito, il significato della vita e le contraddizioni della falsa libertà della società, mostrando un conflitto tra la modernità e le nostre radici; in definitiva, tra l’uomo e lo stesso. Lo stile distintivo delle armonie geometriche di Okuda, arricchito da colori intensi, può far sentire le sue opere come se fossero di un universo parallelo. L’approccio ai differenti media di Okuda è vario, dalle opere su tela e su carta, elementi di ricamo, collage e legno, evidenziando la sua insaziabile sete di creazione e abilità.

Franco Fasoli (noto anche come Jaz- Buenos Aires, 1981) è uno degli artisti più noti e più talentuosi della scena argentina.
Scenografo e muralista, Fasoli inizia a immaginare le strade come una tela alla fine degli anni ’90. Già in queste prime esperienze si nota l’influenza dello studio e della passione per la ceramica e, al tempo stesso, del legame forte con la tecnica del “fileteado”, tipico della capitale argentina.

Di lì a breve il suo stile si evolve, allontanandosi dal writing più tradizionale, introducendo nel suo lavoro la rappresentazione delle vere contraddizioni delle società latinoamericane, i loro rituali e la loro apparentemente perenne instabilità. Uno degli aspetti più sorprendenti del suo lavoro è la sua esplorazione di materiali e dimensioni.
La tensione tra la cultura globale dominante e le sottoculture come spazi di resistenza lo ha influenzato sia a livello concettuale che nelle sue azioni nel corso della sua carriera. Molteplici forme di identità individuale e collettiva costituiscono la spina dorsale sociologica della sua opera. Il conflitto, lo scontro, la destrutturazione della scena ritratta sono alcuni degli elementi utilizzati da Fasoli per stimolare la visione e la percezione del pubblico. Il concetto di identità è infatti uno dei cardini fondanti del suo lavoro, sia nei murales che nei dipinti su tela o nelle sculture. La sua ricerca esplora come si formano identità individuali e collettive e il rapporto in continuo mutamento tra esse.
Nel 2016 partecipa ad importanti collettive presso il Museo di Arte Contemporanea di Lione, al Museo Emilio Caraffa di Córdoba (Argentina) e all’importante Artmossphere Biennale di Mosca. Nel 2011 espone al Museo de Arte Contemporáneo a Rosario in Argentina e nel 2010 al Museo Mube di Sao Paulo.

Sawe (Barcellona, 1986) ha fatto la sua prima comparsa nel mondo dei graffiti all’età di 14 anni. Dopo aver studiato illustrazione alla scuola d’arte, ha lavorato per più di dieci anni come illustratore, muralista e, più recentemente, come direttore artistico e di animazione. Il contrasto tra la tecnica, il controllo e la disciplina che ha appreso dall’illustrazione e l’irriverenza, il flusso e la disinibizione dei graffiti è evidente in tutte le sue opere. Nel 2018, dopo la sua prima mostra personale a New York, decide di concentrarsi esclusivamente sulla sua carriera come artista: pittura, murales, scultura, installazioni, video-arte.

Sebbene figurativo, il suo lavoro raramente spiega la realtà che ci circonda. Sawe non è interessato infatti a rappresentare il mondo come visto dai nostri occhi. Le sue opere piuttosto possono sembrare sogni, quasi che l’artista fosse teso ad ascoltare il suo subconscio nella maniera più libera ed incondizionata possibile. Emergono in questo modo le sue opere, fortemente venate di umorismo, satira e ironia. Un umorismo sottile, capace di fornire allo spettatore uno spazio per la propria lettura e riflessione.

Spok Brillor (Madrid, 1978) inizia il suo percorso nei graffiti oltre 20 anni fa. Nel corso della sua lunga carriera ha realizzato circa 30 interventi pubblici ed ha partecipato ad esposizioni in più di 10 paesi. Laureatosi in Belle Arti, Spok ha raggiunto il suo stile unico in poco meno di 9 anni, dal 1994 al 2003, “bombardando” inizialmente treni e mura con la sua crew locale, TBC. Successivamente, il suo stile si è evoluto e ha iniziato a realizzare progetti privati, per esempio in Messico, Buenos Aires, Hong Kong e Miami. Spok Brillor tramite le sue opere rappresenta un mondo abitato da incredibili personaggi immaginari, non dimenticando però il writing da cui proviene, inserendo quindi talvolta la sua firma nel contesto ritratto, con un effetto ancor più surreale. Il suo lavoro è noto per i suoi riferimenti all’umorismo nero e alla grande tecnica pittorica impiegata, che catalizza da subito l’attenzione dello spettatore.
Nel tempo, Spok ha preso parte a prestigiose esposizioni tenutesi per esempio al Thyssen Museum di Madrid, all’Instituto Cervantes, alla Somerset House e partecipando al circuito di Wynwood Walls tra gli altri. Importanti anche le sue collaborazioni con marchi come Adidas e Absolut.

MAGMA GALLERY
Bologna – dal primo giugno al 13 luglio 2019
Via Santo Stefano 164 (40125)
+39 380 767 57 18
info@magma.gallery
www.magma.gallery

Ugo Borgese

Ugo Borgese, nato a Polistena (RC), il 23-03-1931 da genitori della borghesia, amanti della cultura e frequentatori di molti artisti del loro periodo.

Ha iniziato a dipingere già dall’età di 13 anni, seguendo le prime nozioni dell’arte del dipingere dal pittore Antonio Cannata e maturando culturalmente, grazie alla frequentazione dello studio dello zio Antonio Borgese, drammaturgo e fondatore della rivista Hosside assieme a D’Annunzio, Corrado Alvaro, Grazia Deledda ed altri. A 14 anni decide di partire per Roma per poter studiare dal vero tutte le opere e le tecniche necessarie per dipingere. Frequenta l’Accademia di BB.AA. di Roma sotto la guida di Amerigo Bartoli e, nello stesso periodo, realizza l’abside della Chiesa Madre di Polistena e partecipa a varie mostre.

Con il tempo cambia i colori della propria tavolozza e i suoi lavori acquistano una forza ed una sintesi assoluta; si dedica molto a soggetti religiosi e predilige la ritrattistica.

Partecipa alla mostra della “Rassegna d’Arte figurativa” di Palazzo Barberini, alla prima mostra di pittura “Valle Murcia”, vince il premio della mostra “Ramazzotti” del 1966, partecipa alla XV “Mostra Nazionale d’Arte Sacra” di Perugia ed alla Quadriennale, sempre a Perugia.
In questo periodo diventa assistente della Cattedra di Anatomia dell’Accademia Di BB.AA. di Roma. Nel 1964 sposa Carla Cicala.
Nel 1966 è chiamato a collaborare ad una edizione dell’Enciclopedia Treccani con dei disegni in china, sempre nel 1966, espone presso la “Galleria del Vantaggio a Roma.

Dal 1968 ha insegnato pittura in vari Licei Artistici della capitale e contemporaneamente ha partecipato alla “Mostra delle Forze Armate” a Palazzo Barberini, dove ha vinto il I° premio con l’opera “Il Guado”.

Nel 1977 espone, assieme ai pittori Godi e Cuo-colo ed allo scultore Cecola nella galleria “Il Canovaccio” di Mara Albonetti.

Esperimenta la tecnica della tempera a barattolo usandola a corpo e, per un breve periodo, utilizza il colore mettendolo direttamente sul compensato e spalmandolo quindi, con una spatola.

Negli ultimi tempi, dopo aver avuto il primo infarto, ritorna al metodo di pittura realistica usando una tavolozza più ricca e ritraendo paesaggi della propria terra. Nel 1984 muore, a seguito di un secondo infarto.

Tecniche:

Dipinti ad olio, acquerello, tempera, pitture murali.

Mostre:

• Premio Villa S.Giovanni dal 1957 al 1965

• Premio Marzotto

• Premio Ramazzotti

• Rassegna d’arte figurativa cont. e retr. Palazzo Barberini 1965

• XV mostra naz. d’arte Sacra Perugia 1966

• I Quadriennale d’Europa 1966

• IV mostra naz. d’arte Sacra Celano

• II Biennale d’arte Sacra Sora 1967

• III Concorso internazionale Terme di Ludigiana 1966

• Personale Galleria del Vantaggio in Roma 1966

• Quadriennale di Perugia

• Mostra delle Forze Armate al Palazzo Barberini di Roma

• Mostra nazionale in Messico

• Biennale d’arte Sacra di Bologna

• Mostra Giardini Roma

• Mostra di pittura Associazione Colla di Rienzo 1983

Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private di Roma, Napoli, Torino, Pinerolo, Reggio Emilia, Messina, Palermo, Milano, Parigi, Reggio Calabria, Londra, Guadalahara ( Città del Messico ), New York, Boston, Catania. E’ stato nominato socio dell’Accademia Tiberina di Roma.

Fra gli altri autori che in giornali, riviste, cataloghi, libri hanno finora scritto di Borgese: Arturo Bovi, Lorenzo Canova, Renato Civello, Mario D’Onofrio, Aniceto Del Massa, Antonio Floccari, Tommaso Evangelista, Giuseppe Pollustri, A.T. Prete, Michele Rosa, Vittorio Sorza e Nino Zucco.

 

Transiti. Ugo Borgese – Carmine Cecola – Goffredo Godi.
24, Maggio – 24, Agosto 2019
Castello  Pandone
Via Tre Cappelle – Venafro (IS)

 

Gli artisti di ANTHROPOCENE

Edward Burtynsky è uno dei fotografi più conosciuti e apprezzati al mondo. I suoi straordinari scatti fotografici di paesaggi industriali sono conservati nelle collezioni di oltre sessanta musei tra cui la National Gallery of Canada, il Museum of Modern Art and il Guggenheim Museum di New York, il Reina Sofia di Madrid, la Tate Modern di Londra, e il Los Angeles County Museum of Art, in California. Tra i riconoscimenti conferiti a Burtynsky figurano il TED Prize nel 2005 che ha condiviso con Bono e Robert Fischell, il Governor General’s awards in Visual and Media Arts, l’Outreach award ai Rencontres d’Arles, il premio Roloff Beny Book, e il premio Rogers come miglior film canadese. Nel 2018 Burtynsky è stato nominato Master of Photography a Photo London 2018, e ha ricevuto la menzione di Peace Patron del Mosaic Institute. Gli sono state conferite otto lauree honoris causa.

Jennifer Baichwal ha diretto e prodotto documentari per oltre 25 anni. I suoi film sono stati visti in tutto il mondo e hanno ottenuto un gran numero di riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui un International Emmy, tre premi Gemini, e ancora i premi per il miglior documentario culturale e il miglior documentario indipendente canadese al festival Hot Docs, per opere quali Let It Come Down: The Life of Paul Bowles (1998), The Holier It Gets (1999), The True Meaning of Picture (2002), Act of God (2009), e Payback (2012). Manufactured Landscapes ha ricevuto, tra gli altri, la menzione come miglior film canadese al TIFF e il Reel Current Award di Al Gore. Il film è stato proiettato in oltre 15 paesi del mondo, e il TIFF l’ha incluso tra le 150 opere essenziali della storia del cinema canadese nel 2016. Il documentario Watermark è stato presentato in anteprima al TIFF 2013, vincendo il premio della Toronto Film Critics Association, come miglior documentario canadese. Da allora è stato distribuito in undici paesi. Baichwal è membro del consiglio di amministrazione di Swim Drink Fish Canada, e del consiglio consultivo della School of Image Arts della Ryerson University. Dal 2016 fa parte del consiglio di amministrazione del Toronto International Film Festival ed è ambasciatrice appassionata della campagna Share Her Journey, progetto quinquennale che mira a promuovere e ad accrescere la partecipazione, le capacità e le opportunità a favore delle donne, sia dietro la macchina da presa che davanti all’obiettivo.

Nicholas de Pencier è un documentarista, produttore e direttore di fotografia. Tra i suoi lavori più noti figurano Let It Come Down: The Life of Paul Bowles (International Emmy), The Holier It Gets (miglior documentario canadese al festival Hot Docs), The True Meaning of Pictures (premio Gemini per miglior documentario artistico), Hockey Nomad (premio Gemini per miglior documentario sportivo), Manufactured Landscapes (miglior lungometraggio canadese al TIFF; vincitore del premio Genie come miglior documentario), e Act of God (film d’apertura del festival Hot Docs). È stato produttore e direttore della fotografia dei film Watermark e Black Code (presentato al TIFF 2016), quest’ultimo da lui scritto e diretto. Tra le installazioni di video art, realizzate con Jennifer Baichwal, figurano Watermark Cubed presentata al festival Nuit Blanche di Toronto nel 2014, Music Inspired by the Group of Seven del 2015 con la band rock Rheostatics, nella Walker Court dell’Art Gallery of Ontario, e l’installazione Ice Forms, parte integrante della mostra di Lawren Harris, esposta all’Art Gallery of Ontario nell’estate del 2016. De Pencier è membro del consiglio di amministrazione di Hot Docs e DOC Toronto.

Baichwal e De Pencier hanno collaborato alla realizzazione di Long Time Running, un lungometraggio documentaristico dedicato all’ ultimo commovente tour del gruppo Tragically Hip del 2016. Prodotto dalla Banger Films, il film è stato presentato al Gala del TIFF nel 2017, e successivamente distribuito da Elevation Pictures e trasmesso da Bell e Netflix. Più recentemente, sono stati a Katowice, in Polonia, dove sono state esposte le installazioni cinematografiche di The Anthropocene Project come parte del COP24

MAST. Bologna
al 16 maggio al 20 gennaio 2020 
www.mast.org

Guido Di Renzo

Nato a Chieti nel 1886, Guido Di Renzo negli anni giovanili riceve una iniziale formazione pittorica nell’ambito della sua città natale, probabilmente influenzato dal carisma di Francesco Paolo Michetti, col suo studio nella vicina Francavilla a Mare.

Guido Di Renzo

Intorno al 1905-1907 si trasferisce a Napoli, dove – dopo una breve frequentazione dell’Accademia di Belle Arti – si perfeziona sotto la guida del pittore salentino Giuseppe Casciaro, senza tuttavia subire il fascino per l’uso dei pastelli.

L’esordio all’Esposizione Nazionale di Rimini nel 1909 dà l’avvio a una intensa attività espositiva. Prende parte a numerose rassegne in ambito nazionale e internazionale tra cui diverse edizioni della Società Promotrice napoletana “Salvator Rosa” (dal 1911 al 1924), tre mostre annuali della Società Permanente di Milano (dal 1914 al 1916), due Esposizioni Nazionali d’Arte di Brera, sempre a Milano (1914 e 1923); è presente inoltre alla LXIEsposizione della Società di Belle Arti, Genova (1915), Esposizione Internazionale del Centenario dell’Indipendenza, Rio de Janeiro (1922 –1923), Prima Mostra Nazionale d’Arte Marinara, Roma (1926-1927), infine la Mostra del centenario della Società Amatori e cultori di Belle Arti, Roma (1929-1930).

A queste si aggiunge l’unica personale allestita dal pittore nel corso della sua carriera, presso i locali dell’Associazione Abruzzese – Molisana, nel 1929, nella quale espone 73 opere. Dopo l’ultima mostra napoletana del 1931, per ragioni non chiare Di Renzo entra in uno stato di profonda depressione che lo porta a interrompere drasticamente le sue partecipazioni alle mostre collettive e nel giro di pochi anni persino a smettere di dipingere. Muore, solo e dimenticato, all’Ospedale degli Incurabili di Napoli nel 1956.

In conseguenza della donazione da parte del nipote Ugo Feliziani, la Pinacoteca Metropolitana di Bari conserva un cospicuo numero di opere del Di Renzo; altri lavori si trovano nel Museo del Circolo Artistico Politecnico e nelle collezioni dei Musei Civici di Napoli.

Incanto partenopeo – Guido Di Renzo, Giuseppe Casciaro e la comunità artistica del Vomero nella prima metà del Novecento
Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto”, Bari
25 maggio – 1° dicembre 2019

Elia Cantori

Elia Cantori (Ancona, 1984) vive e lavora ad Ancona. Ha studiato Arti Visive presso il Goldsmiths College e la Slade School of Fine Art di Londra.

Ha esposto in diverse mostre personali tra cui quelle presso Direzione Generale Banca di Bologna (2018); CAR DRDE, Bologna, 2016 e 2013; LUMI project, Roma, 2013; Crisp London Los Angeles, Londra ,2009. Tra le mostre collettive si ricordano: That’s IT! a cura di Lorenzo Balbi, MAMbo, Bologna, 2018; Cosmic Pulses, Repetto Gallery, Londra , 2017; Versus – La sfida dell’artista al suo modello in un secolo di fotografia e disegno, Galleria Civica di Modena, 2016; La Camera. Sulla materialità della fotografia, cura di Simone Menegoi, Palazzo De’ Toschi, Bologna, 2016; Zodiaco, Marsèlleria Milano, Klemm’s Gallery Berlino e Hopstreet Gallery Bruxelles 2016; Spin-Off. Opere dalla Collezione Sandretto Re Rebaudengo, Centro de Arte Contemporanea de Quito, Montevideo y Luis Davila, Ecuador, 2015; Focus on Contemporary Italian Art, MAMbo, 2011; 21×21: 21 artisti per il 21° secolo, a cura di Francesco Bonami, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, 2010; Italian Open, Annet Gelink Gallery, Amsterdam 2009; La fioritura del bambù, a cura di Milovan Farronato, Viafarini DOCVA, Milano 2009.

Le opere di Elia Cantori sono presenti in diverse collezioni private e pubbliche.

 

Elia Cantori – DEEP VISION
mostra 22 maggio – 20 settembre 2019
orari: dal lunedì al venerdì, 10.00 – 18.00

Spazio Leonardo
via della Liberazione 16/a, 20124 Milano
www.leonardoassicurazioni.it

Günther Förg

Günther Förg nacque nel 1952 nella regione dell’Algovia, Germania. Dal 1973 al 1979 studiò sotto Karl Fred Dahmen all’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera, realizzando quasi esclusivamente dipinti monocromi.

Negli anni Ottanta iniziò a sperimentare con fotografia, pittura e scultura e tenne la sua prima personale alla Galleria Rüdiger Schöttle di Monaco.

Nel 1992 fu invitato a prendere parte alla Documenta IX a Kassel. Dal 1992 insegnò all’Università di Arte e Design di Karlsruhe. Nel 1996 ricevette il prestigioso premio Wolfgang Hahn, e due anni più tardi divenne professore dell’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera, dove insegnò fino alla sua morte nel 2013, all’età di 61 anni.

La sua arte è nota per i suoi riferimenti ai maestri modernisti come Barnett Newman, Clyfford Still, Philip Guston, Mark Rothko e Edvard Munch.

FÖRG IN VENICE. Evento Collaterale della Biennale Arte 2019
11 Maggio 2019 – 23 Agosto 2019
Venezia, Palazzo Contarini Polignac