Mitologia e Storie in Pietro Pantino

Ad uno che chiedeva al maestro Pietro Pantino perchè nei suoi quadri si parlasse tanto di mitologia, ovviamente nel senso più ampio del termine, questi rispondeva:”Sapesse, signore, quanti e quali dei sono ancora fra noi!” e all’altro che insisteva a domandare : “Ma quali?” il pittore rispondeva sornione: “Si guardi attorno, li scoprirà certamente.”

Pietro Pantino nasce a Palermo nel 1941 e gia`all’eta d i cinque anni dimostra una spiccata passione per il disegno. A soli sette anni e’ attratto dai pittori che si dedicano alla decorazione dei carretti siciliani. A dieci dipinge il suo primo quadro, usando un supporto di faesite rinvenuto casualmente per strada. A dodici inizia ad apprendere i primi rudimenti dal suo primo maestro Ernesto Crispino e, alcuni anni dopo, frequenta il Professor Albano Rossi che lo indirizza allo studio dell’anatomia e consigliandogli l’iscrizione al Liceo artistico. Nel 1957 quest’ultimo lo fa esporre in una mostra collettiva patrocinata dal comune di Palermo e dell’Ente per il turismo. In tale occasione lo nota il critico d’arte Carlo Battaglia che gli dedica sul quotidiano “Grido di Sicilia” un articolo. In questa rassegna ottiene un buon successo di critica e di pubblico. In questi anni al Liceo artistico di Palermo e col Professor Gino Morici studia decorazione, disegno dal vero, scenografia cinematografica e teatrale. Sempre nel 1957 conosce il maestro Gaetano Infantino, con cui instaura un amicizia e un rapporto di lavoro come bozzettista illustratore pubblicitario facendo esperienza anche in questo campo; ammirato anche dal noto pittore Michele Fonti impara varie tecniche sistemi, e segreti di mestiere. Nel 1959 conosce altri pittori e da loro impara varie tecniche e segreti della pittura. Nel 1971 si trasferisce a Roma dove attualmente vive e opera. L’artista fa parte di ambienti elitari dove si fa conoscere anche come ritrattista.

Artista prettamente accademico per temperamento, studi e titoli, ha avuto, nel corso degli anni, numerosi allievi ed è un attento studioso del Caravaggio. I suoi dipinti figurano in tantissime collezioni.

 

Questo video è un disinteressato omaggio all’artista e alla sua poetica. E’ stato realizzato con immagini tratte dal catalogo di una sua mostra tenuta decenni fa presso la Galleria Tartaglia di Roma.

Marcello Carlino per Trentatreesimo Canto

Scrive il Prof. Marcello Carlino a proposito del Trentareesimo canto di Mariangela Calabrese: ” Se al culmine della Commedia, un cui segno distintivo, come scrisse Capitini, è quello del più, Dante confessa che la parola, di per sé insufficiente, può tradurre solo in minima parte, e per incommensurabile difetto, la vista di Dio, manifestatasi miracolosamente per istanti assai fugaci; e se, per renderne la suggestione come in un’eco, egli scrive un’immagine astratta, che delinea in monocromo un profilo umano per subito riassorbirlo in un trionfo di luci e di colori, Mariangela Calabrese, intrattenendosi in dialogo con il XXXIII del Paradiso, sceglie di accrescere, ancora nel segno del più, le trame e i modi di una rappresentazione indiretta, per accenni, per rinvii, per riflessi di riflessi. Perciò, nella sua installazione, s’attiene alla poetica del minimalismo e schiera lungo il percorso una sequela di simboli, in una semantica dalle cangianze allusive.

Ecco, per un verso, il rimando al capolavoro dantesco, in forza di frammenti citati con discrezione, con pudore, come letture di memorabilia compiute in un silenzio ammirato, non davvero come didascalie; ed ecco, al contempo, la via celeste posata sull’impiantito, quale indice del cammino che si può compiere colorando di chiaro e di puro la terra (e colorata, in un monocromo che reca però le tracce dell’intervento dell’uomo, è la tela lungamente sciorinata nel corpo della chiesa); ecco, infine, le sagome antropomorfe, nelle quali il personaggio-uomo si moltiplica, così che è di scena l’intera umanità, e la stilizzazione che ritaglia le figure e il bianco che ne scorpora il sembiante valgono a rammentare la necessità di un superamento del troppo umano che ci appesantisce, che ci stringe.

Anche il modello del viaggio, qui restituito all’essenziale (un sentiero, alcuni viandanti, la compunzione racchiusa in un marcato rasciugamento espressivo: il tutto per scansioni lievi e sommesse), sa di configurazione minimalista, mentre pure conserva intera la sua carica simbolica e la sua funzione di architesto a fondamento delle testualità espressive. Il chiamarsi dei simboli in corrispondenza avviene su di uno spartito numerologico, che conduce al tre; ma in particolare una simbologia caratteristica della tradizione dell’arte occidentale, ovvero la ripresa del leitmotiv iconografico delle figure in movimento o di una teoria di attanti (volta all’agnizione del sacro; o indirizzata verso il mistero, come in Canova), e la simbologia in proiezione minimalista dall’architettura di una chiesa, nel suo disporsi tra navata centrale ed altare, assumono nell’opera di Mariangela Calabrese un rilievo ben marcato. Ad esse specialmente è affidata la postulazione dei significati e, al contempo, è demandata la definizione dell’evento, speso tra la sperimentazione delle forme propria di una installazione, che si alloca appunto nei domini dell’evento, e il racconto archetipo, in una riduzione “astratta”, del presepe.

Il trittico apicale, che è l’analogo del riflesso di un riflesso di una pala d’altare, appare da meta sullo sfondo. Come il percorso suggerito dalla dislocazione delle sagome antropomorfe, il trittico suppone una scala ascendente, misurata dalla simbologia dei colori, fino all’oro che è, nelle religioni, simbolo di regalità e di sacralità, a richiamare il divino. Che poi il trittico racchiuda i segni di una matericità, che riporta per metafora alla condizione dell’uomo e al suo difficoltoso cammino di liberazione, si deve ancora all’intento di sottolineare l’intreccio che mai viene meno tra immanenza e trascendenza, fallibilità e perfezione, redenzione ed esperienza mai davvero conclusa del percorso che salva. Non irriferibile a questa dinamica polisensa è, letta nella contemporaneità, la consapevolezza dantesca della istantaneità, che non si lascia fermare e trattenere, della vista di Dio, ovvero del suo farsi riflesso di riflesso, in predicato di svanire, nella rappresentazione.

L’installazione di Mariangela Calabrese, infatti, “racconta” la ricerca del sacro e, contemporaneamente, concerne metalinguisticamente la dialettica dell’arte tra potere e impotere, tra realtà e utopia.”

Mariangela CalabreseTrentatreesimo Canto
Dal 17 al 28 Settembre 2020
Chiesa di San Severo al Pendino, Napoli

Rocco Zani per Trentatreesimo canto

Scrive il critico d’arte Rocco Zani a proposito del Trentareesimo canto di Mariangela Calabrese: ” C’è un lavoro che più di altri sembra accogliere e risolvere la preferenzialità poetica di Mariangela Calabrese perché l’articolata “scrittura” dell’opera poggia su piani autonomi ma confinanti, in un sottile gioco di supposizioni, di riferimenti predati, di intervalli decodificati. Finanche la titolazione, “Trentatreesimocanto” è una sorta di offerta dovuta, percepita come viaggio introspettivo nei possibilismi di una verità celata. Verità storica, spirituale, intima. E come ogni verità, assediata dal dubbio.

L’opera segna, a mio avviso, il recupero di un pluralismo espressivo – e pertanto linguistico – assai caro a Mariangela Calabrese, ovvero quella “dimensione aperta” in cui l’artista rimescola le carte del suo personale sillabario covando, nello spazio, l’equilibrata ed efficace mistura di simboli e artifici. L’opera sembra snodarsi in un formulario comunque strutturato tra piani, volumi, identità tonali, indizi di memoria, prospettive di luce. Come ci fosse una sorta di solidarietà incalzante tra l’autrice e gli “strumenti del dire”. Senza privilegio alcuno nei rapporti di forza – materia, trasparenze, sguardi – piuttosto spogliando ogni disciplina della propria identità narrativa per ricomporle tutte in una sorta di recuperato “cortile” dove l’uso/abuso della scrittura suggerisce una inedita visione.

E’ in quello spirito di costruzione culturale – nell’intimo palinsesto di Mariangela Calabrese – che il “Trentatreesimo canto” si delinea come percorso capace di integrare, accogliere e mediare l’apparente intransigenza di ogni modello espressivo. E’ allora che le sagome scultoree si fanno interlocutori tonali e lo spazio alveo di umori e residenza di un ininterrotto incedere. E’ allora che le cromie dell’oro, della biacca e del lapislazzuli si fanno cielo di intenti e di stupore. ”

Mariangela Calabrese – Trentatreesimo Canto
Dal 17 al 28 Settembre 2020
Chiesa di San Severo al Pendino, Napoli

Trentatreesimo Canto

Presso la Chiesa di San Severo al Pendino di Napoli, dal 17 al 28 Settembre verrà ospitata la mostra temporanea dal titolo ‘Trentatreesimo Canto‘ dell’artista Mariangela Calabrese.

L’installazione è ispirata al XXXIII canto del Paradiso dantesco e racconta la ricerca del sacro tramite la dialettica dell’arte tra realtà e utopia, attraverso una rappresentazione indiretta fatta di accenni e frammenti allusivi, in dialogo con lo spazio che l’accoglie. Seguendo la “via celeste” rappresentata da una lunga tela adagiata sul pavimento della Chiesa, e accompagnati da una serie di figure antropomorfe (immagini dell’intera umanità), i “visitatori” giungono infine all’altare, dove un trittico rappresenta con un’allegoria cromatica l’ascesa verso il Divino, meta finale di questo viaggio simbolico.

La mostra è a cura dell’Associazione Connessioni Culture Contemporanee di Napoli, direttore artistico Giovanni Mangiacapra, la presentazione, con testi in catalogo sarà affidata ai Critici d’Arte Rocco Zani e prof. Marcello Carlino.

L’inaugurazione avrà luogo alle ore 17:00 del 17 settembre 2020 e potrà essere visitata fino al 28 settembre.

Mariangela Calabrese – Trentatreesimo Canto
Dal 17 al 28 Settembre 2020
Chiesa di San Severo al Pendino, Napoli

mariangelacalabrese.blogspot.com
mar.cal@yahoo.com
Cell. 3403433233

Nel Sogno. Omaggio a Matilde Serao

Si è aperta stamani nelle sale espositive del Castel dell’Ovo la prima personale a Napoli dell’artista toscana Franca Pisani dal titolo Nel Sogno. Omaggio a Matilde Serao, a cura di Marina Guida e con il sostegno di Marzia Spatafora.

Pensato appositamente per questa occasione, il progetto installativo è promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli nell’ambito della manifestazione “Estate a Napoli 2020” e si compone di una ventina di opere di grande e medio formato, compresa una scultura.

A distanza di pochi mesi dall’antologica di inizio anno nel Carcere Borbonico di Avellino, Franca Pisani torna di nuovo a esporre le sue opere in Campania con una mostra che ancora una volta attinge idealmente all’universo femminile. «Arte è sostantivo femminile» – ripete spesso l’artista – e infatti dopo i ritratti di “donnArchitettura” del 2014 e i dipinti di “Desdemona” del 2015 incentrati sul tema della violenza contro le donne, Franca Pisani questa volta rivolge una dedica speciale a Matilde Serao (Patrasso 1856 – Napoli 1927), scrittrice prolifica e giornalista, condirettrice de il Mattino (insieme al marito Eduardo Scarfoglio) e in seguito fondatrice (prima donna al mondo) di un giornale, il Giorno, sempre a Napoli.

Ma più che alla Serao giornalista, nella mostra Franca Pisani si fa riferimento alla Serao scrittrice: «Le mie opere sono dedicate alla scrittura e al mondo immaginario di Matilde Serao, raccolgono le novelle, i romanzi, i personaggi le date, un racconto visivo di un’epoca e di Napoli».

Franca Pisani è artista di caratura internazionale: inizia la sua parabola artistica negli anni ’70 e in seguito, tra l’altro, espone a Parigi, New York e Chicago, Berlino, Montecarlo, Nizza, Madrid, Vienna, per ben tre volte alla Biennale d’arte di Venezia (2009, 2011 e 2017) e nel 2014 alle Reali Poste degli Uffizi, a Firenze.

La mostra – che propone grandi “teleri” in lino cotto, opere pittoriche di minore formato e una scultura – testimonia un nuovo capitolo dell’approfondito lavoro di studio di Franca Pisani sui materiali e sulla memoria di alcuni elementi primordiali della storia dell’umanità, che da sempre costituisce uno dei temi portati del lavoro dell’artista.

Una dedica speciale
La mostra, che mutua il titolo Nel Sogno dall’omonimo romanzo di Matilde Serao pubblicato nel 1897, è dedicata alla scrittrice e giornalista, e non a caso le opere pittoriche rappresentano paesaggi astratti, nature morte, suggestioni poetiche di Matilde Serao che ha consegnato alla città di Napoli delle pagine memorabili nelle quali descriveva il «Ventre di Napoli».

Così l’artista rielabora le visioni poetiche che furono della scrittrice e le dedica questo progetto espositivo composto da opere che riprendono titoli degli scritti di Matilde Serao: Pagina azzurra, Evviva la vita, Nel sogno, Parla una donna, Un taccuino inedito, Voci delle cose, Opale.

Seguendo il famoso detto ut pictura poesis, ossia la poesia che è pittura parlante e la pittura che è poesia muta, come asserì poi anche Leonardo, Franca Pisani persegue ed intercetta la poetica della Serao intessuta di silenzio, della persistenza della memoria, delle cose quotidiane, dei luoghi dell’infanzia e del bisogno d’amore, li traspone nei dipinti ed imbastisce un racconto di sé e delle visioni della scrittrice napoletana, non come semplice autobiografia bensì come ricerca interiore ed espansione del proprio vissuto agli altri che vi si ritrovano poiché riaffiorano verità universali. Gli allestimenti progettati, e pensati ad hoc per questa occasione espositiva creeranno un’ambientazione perfetta per esaltare la sobrietà e la potenza del segno dell’arte della pittrice toscana in omaggio alla grande scrittrice napoletana.

FRANCA PISANI
Nel Sogno
Omaggio a Matilde Serao
A cura di Marina Guida

Castel dell’Ovo | Napoli
06.09.2020 | 20.09.2020

Per informazioni: 081 7956180
Indirizzo email: casteldellovo@comune.napoli.it
Prenotazioni: www.comune.napoli.it/casteldellovo

Ufficio media
Marco Ferri
Tel. 335 7259518
Email: press@marcoferri.info

Franca Pisani

Franca Pisani nasce a Grosseto nel 1956 da una famiglia di artiste: la nonna Margherita era disegnatrice di ricami per la regina Elena nella tenuta di San Rossore, in Toscana, mentre la mamma Lia è tuttora pittrice.

A nove anni frequenta lo studio dello scultore e pittore Alessio Sozzi. Dopo la maturità artistica si trasferisce a Bologna per approfondire gli studi d’arte alla facoltà di lettere D.A.M.S., diretta da Umberto Eco. Conosce e frequenta Ketty La Rocca, artista inserita nel panorama delle avanguardie artistiche internazionali, che la mette in contatto con Eugenio Miccini, fondatore del Movimento “Poesia Visiva”. Questi porta nei musei e nelle università di tutto il mondo la creazione di Franca Pisani del 1976 Album Operozio.

Nel 1977 è invitata all’inaugurazione del Centre Pompidou di Parigi dal direttore Pontus Hulten, all’interno del programma su larga scala di scambio artistico culturale, come esporre negli spazi del museo il Salotto di Geltrude Stein, film, poster, performance e Poesia Visiva cioè Album Operozio.

Da quel momento prenderà il via un lungo percorso di esposizioni, tuttora in continua evoluzione, sulla spinta dell’urgenza di sperimentare il suo coerente indirizzo concettuale.

Franca Pisani così espone nella Biblioteca Hertziana di Monaco di Baviera (1977), all’Università di Chicago (1999), a New York (2000), a Nizza (2003), alla Galleria Maretti Arte di Montecarlo, a Nimes (2005), nel Museo Marino Marini (2008), al Museo Reina Sofia di Madrid (2009), due volte alla Biennale di Venezia (2009 e 2011), nel Museo Hamburger Bahnhof di Berlino (2013), nella mostra “Dietrofront” alle Reali Poste degli Uffizi (2014), nella mostra “Archeofuturo” nel Museo d’Arte Contemporanea di Palazzo Collicola a Spoleto (2014), partecipa a “Settantotto Ritratti” in pergamena per il libro donnArchitettura (2014), dona il proprio Autoritratto alla Galleria degli Uffizi che entra a far parte della relativa, unica collezione (2015), partecipa all’Expo Milano nel padiglione della Toscana e nel padiglione del Principato di Monaco (2015), espone alla mostra “Desdemona” nel Palazzo di Giustizia di Firenze (2015).

Nel 2016 espone nello spazio culturale Marzia Spatafora di Brescia con la mostra “P.I.S.A.N.I.” e, nello stesso anno, decide di trasferirsi e di lavorare a Pietrasanta, in Versilia.

Nel 2017 espone alla Mostra dell’Istituto Italiano di Cultura a Vienna, alla personale nella Palazzina storica di Peschiera del Garda e partecipa per la terza volta alla Biennale d’arte di Venezia nella mostra “Viva Arte Viva” nel Padiglione della Repubblica di Siria, nella mostra-omaggio a Palmira; quindi alla fine di settembre inaugura la sua prima personale al MACRO Testaccio di Roma, dal titolo “Codice archeologico – Il recupero della bellezza”.

Nel gennaio del 2018, in occasione della “Giornata della memoria”, Franca Pisani dona all’Università di Padova un dittico dipinto su tela di Lione in cui inserisce un messaggio in più lingue (ebraico, italiano e inglese) – la frase Shoah, memoria collettiva – per ribadire la forza del ricordo; nel maggio dello stesso anno il dittico è collocato nell’Auditorium dell’Orto botanico della città veneta, il più antico d’Italia.

Nel 2019, da aprile a ottobre nell’ambito della mostra “Succisa virescit”, è autrice di due istallazioni collocate all’interno dell’area museale dell’Abbazia di Montecassino (FR), in occasione del 75° anniversario del bombardamento che la distrusse pressoché totalmente.

Nel mese di gennaio del 2020 è protagonista di “Una vita”, mostra antologica allestita nel Complesso Monumentale del Carcere Borbonico di Avellino, con opere in seta di Lione dedicate a Sandro Botticelli.

FRANCA PISANI
Nel Sogno
Omaggio a Matilde Serao
A cura di Marina Guida

Castel dell’Ovo | Napoli
06.09.2020 | 20.09.2020

Per informazioni: 081 7956180
Indirizzo email: casteldellovo@comune.napoli.it
Prenotazioni: www.comune.napoli.it/casteldellovo

Ufficio media
Marco Ferri
Tel. 335 7259518
Email: press@marcoferri.info

Poesia e Arte dal mondo. Apollo dionisiaco Roma 2020 celebra il senso della bellezza.

L’annuale internazionale Apollo dionisiaco celebra il senso della bellezza dell’arte poetica e figurativa di poeti e artisti affermati ed emergenti sul territorio mondiale, sabato 7 novembre 2020 dalle ore 15,15 presso il Salone del duecentesco Castello della Castelluccia in Roma.

L’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea, polo no profit di libera creazione, ricerca e significazione del linguaggio poetico e artistico, in Convenzione formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre, con il Patrocinio della Regione Lazio, di Roma Capitale e promossa dall’Istituto Italiano di Cultura di New York, presidente fondatrice la prof.ssa Fulvia Minetti, vicepresidente il dott. Renato Rocchi, direttore artistico Antonino Bumbica, ha selezionato con la giuria dei semiologi, fra 640 pregevoli realizzazioni provenienti dai quattro continenti, le opere che intervengono in voce ed in mostra in corso di cerimonia.

Tutti i poeti e gli artisti meritevoli ricevono il diploma dell’Accademia, la critica in semiotica estetica all’opera a firma della prof.ssa Fulvia Minetti e la pubblicazione nell’Antologia Accademica della Poesia Contemporanea online e nella Mostra Accademica dell’Arte Contemporanea online su www.accademiapoesiarte.com , aperta anche a tutte le opere dei poeti e degli artisti finalisti con critica. Alla terna dei vincitori è conferita la medaglia “Apollo dionisiaco”, per fusione a cera persa del Laboratorio orafo di Via Margutta 51 in Roma, effigie del bacio di sintesi armonica del dionisiaco inconscio e dell’apollineo cosciente.

Il convegno è un giubilante viaggio nei significati di opere in poesia, opere in pittura, scultura, grafica e fotografia. L’arte è arto di vita, che muove e congiunge oltre le sovrastrutture culturali: è il grembo di libera rinascita di sé e della visione del mondo, movimento di un etico divenire veritativo. L’immaginazione è provocazione paradossale per il paradigma della differenza. L’occasione d’incontro porge all’uomo l’invito di riporre gli istanti nelle figure simboliche dell’arte: nei vasi eterni e universali della memoria.

Per la sezione d’arte figurativa il Primo Premio, trofeo aureo Apollo dionisiaco, è conferito a Nazzareno Fanella, per l’opera Entropia, il Secondo Premio Trofeo argenteo Apollo dionisiaco a Nicolò Governali, La seduzione della conoscenza, il Terzo Premio, Trofeo argenteo brunito Apollo dionisiaco a Lucia Ruggieri, Maternità. Il Riconoscimento al Merito Speciale della Giuria, ex aequo a: Adriano Mencini (A.M.Gobi), Le modelle, sostegno affettivo, Camelia Rostom, Battito del cuore, Claudio Limiti, Pugni chiusi, Emanuela de Franceschi, Passioni, Henrik Saar, Angel station, Isabella Angelini, Porte Solstiziali, Manuel Olivares, senza titolo, Maura Manfrin (MauMan), Prove di volo, Natalia Mancini, La Volontà di Diventare, Patrick Pioppi, New York, Patrizia D’Andrea, L’irrazionale, Rosa Marasco, Natura che resiste, Rossella Pitarresi, Una Luna tra le Betulle, Stefania Fienili, Africa, Valentina Bollea, Cerco te, Veronica Martorana, In light I scream, in light I exist, Vito Fulgione, L’abbandono. Il Riconoscimento al Merito ex aequo a: Alessio Germano, Pulp, Bruno Roberto Greco, Maternità, Davide Rudoni, Neoclass20 #174, Donato Musto, Giovanni, Enzo Crispino, The newspaper, Franco Boffa, Piazza Tienanmen II, Franco De Luca, Autoritratto, Gianluca Glerean, Rinascita Italiana, Giovanni Battista Cau, Vecchio Borgo della Sardegna, Giovanni Gambasin, Trono; simbolo di potere, Giuseppe Galati, È primavera, Giuseppina Caserta, Melanconia, Grazyna Federico, Notte di luna piena, Karin Monschauer, Faltpapier, Loredana Caretti, Il lusso della malinconia, Luigi Rabbai, Testa memoria di un mito, Luigino Vador, Mater Divinae Gratiae, Maria Giacoma Vancheri, Sconfitta, Mariateresa Giuriati, L’era dell’acquario, Marzia Giacobbe, Natura vivente, Sibilla Fanciulli, Aiutandolo a crescere, Tina Bruno, Tagli. I Diplomi d’Onore valorizzano le opere degli artisti speciali del laboratorio d’arte dell’Istituto Don Orione: Denis Lima Silva, Mounir D Teach, Eduardo Cardillo, La bellezza del mare e la magia dell’arcobaleno.

Per la sezione poesia il trofeo aureo del Primo Premio è vinto da Carmelo Consoli, per l’opera L’epopea dei vitigni salmastri, il Secondo Premio, Trofeo argenteo Apollo dionisiaco, da Franco De Luca, Viaggio, il Terzo Premio, Trofeo argenteo brunito Apollo dionisiaco, da Giuliana Prescenzo, Orme. Il Riconoscimento al Merito Speciale della Giuria è conferito ex aequo a: Afroditi Mermiga-Vlachaki, Vivono con noi, Alessandro Izzi, A ogni taglio sulla pelle, Alvaro Staffa, Ibi nunc sum, Angela Ambrosini, Tempus manet, Anna Maria Gargiulo, Qui non ronzano le api, Anna Santarelli, Un nome, Antonio Albanese, Portami con Te, vento!, David Wilkinson, Incantata bellezza, Elisabetta Liberatore, Invocando una Musa, Enrico Passeri, Reliquie d’Amore, Franco Boffa, Turris eburnea, Georges Maestroni, Quando immobile, bianco, Giulio Bernini, Il sorriso dei ragazzi innamorati, Joseph Barnato, Il martin pescatore, Loretta Stefoni, L’inganno della luna, Matteo Bona, Ode alla migrazione, Maurizio Bacconi, Le parole che non ho, Nunzio Buono, Come un quadro, Rony Rodolfo Rigacci, Farfalle gitane, Sandro Montanari, Dove le strade sono d’acqua, Simone Fagioli, Foglie, Sonia Giovannetti, L’ultima promessa, Stefano Zangheri, risacca, Umberto Druschovic, Forse gli uccelli sanno, Vincenzo Ricciardi, strade. Il Riconoscimento al Merito ex aequo a: Alessandro Inghilterra, Corri, coi piedi per terra, Ana Maria Andrino Botelho, Cammino, Andrea Di Massimo, Sogno d’abisso, Angela Maria Miceli, Verde, Corrado Avallone, Forse tornerò, Daniela Cicognini, Ectoplasma, Franca Donà, E gli occhi erano fiori, Franca Mancini, Intangibile sempre, Franco Conte, Estate, Gabriella Capone, Petralia, Gabriella Cinti, Sirena libera, Gabriella Picerno, In te, Gennaro De Falco, Cartesio 2018, Gianfranco Rossodivita, Vanessa, Giovanni Codutti, Frammenti, Giuseppina Crifasi, Il mio amore è una casa, Guido De Paolis, L’ultima finestra, Marcello Di Gianni, Ho costruito e distrutto, Mariacristina Lunardi, Quattro, Mario Pizzolon, Vita brezza solare, Massimo Mezzetti, Fiammella, Mauro Montacchiesi, Alla mia malinconia, Rodolfo Damiani, Notte di malinconia, Sabrina Vanini, Rumore della terra, Simona Grillo, Lascia che proceda, Umberto Di Pietro, Sere di maggio, Vittorio Di Ruocco, Il vento silenzioso della morte. Le Distinte Partecipazioni dei minori chiamano in premiazione Gianluca Scalera, Il quadro e il Sognatore, Giulia Groccia, Poros e Penia, Lorenzo Piraina, L’animo oscilla.

Il giornalista Giuseppe Palmieri, primo Direttore dell’Agenzia di Stampa AdnKronos e il prof. Raffaele Occulto, già Docente Universitario presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Roma Tre, sono ospiti d’onore in cerimonia. Presenta la premiazione la conduttrice Adea Nicoletti e accompagnano gli ascolti Luigi Aloisi alla chitarra e Mauro Menegazzi alla fisarmonica. Pregiatissimi Autori e Artisti internazionali invitano alla partecipazione al sentimento e al senso della bellezza dell’arte, in tutti i suoi linguaggi espressivi.
www.accademiapoesiarte.it

Apulia Contemporary Art Prize 2020

Sabato 5 settembre 2020 alle ore 18.30 presso la sede di Bibart Biennale, Chiesa di Santa Teresa dei Maschi, a Bari, si terrà l’apertura dell’Apulia Contemporary Art Prize 2020, mostra concorso organizzata dall’Associazione di Promozione Sociale FEDERICO II EVENTI, VALLISA Cultura, BIBART Biennale in collaborazione con ass. I bisbiglii dell’Anima e con i patrocini di Comune di Bari e Comune di Gioia del Colle.
All’evento saranno presenti l’Assessore alle politiche culturali e turistiche della città di Bari Ines Pierucci e il Prof. Paolo Ponzio coordinatore del piano strategico Cultura della Regione Puglia.
 
In esposizione 54 artisti con opere provenienti da Puglia, Basilicata, Sicilia, Lazio, Valle d’Aosta, Lombardia, Abruzzo, Veneto.  Monica Abbondanzia, Lusa (Sergio Abbrescia), Milena Achille, Maria Bitetti, Damiano Bitritto Francesca Brivio, Roberto Capriuolo, Antonio Caramia, Francesco Cardone, Cesare Cassone, Marco Ciccarese, Pasquale Conserva, Anna Cristino, Pasquale dalle Luche, Emanuela de Franceschi, Arcangela di Fede, Raffaella Fato, Canio Franculli, Germana Galdi, Nancy Gesario, Mara Giuliani, Roberta Guarna, Mina Larocca, Rosa Leone, Gabriele  Liso, Antonella Lozito, Andrea Mangia, Cesare Maremonti, Nilde Mastrosimone de Troyli, Alessandro Matassa, Giuseppe Miglionico, Mimmo Milano, Toy Blaise (Biagio Monno), Giancarlo Montefusco, Domenico Morolla, Sante Muro, Paquale Palese, Francesca Paltera, Alessandra Peloso, Angela Piazza, Gina Pignatelli, Biagio Pisauro, Marialuisa Sabato, Annalisa Schirinzi,  Valentina Scrocco, Carmen Toscano, Giuseppe Toscano, Anna Troyli, Vito Valenzano, Dino Ventura, Tommaso Maurizio Vitale, Vittorio Vertone, Valentina Zingaro, Valeria Zito, Barbara Zuccarino
 

Info: 3455119994 mail aps.federicoiieventi@gmail.com www.facebook.com/bibartbiennale

Conversazioni con Francesco Speranza

Un pittore del Novecento si trova a dialogare con venti artisti che utilizzano oggi la pittura come linguaggio privilegiato della loro arte. A rendere possibile questa conversazione impossibile è la mostra “Conversazioni con Francesco Speranza”, curata da Francesco Paolo Del Re e ospitata dal 30 agosto al 30 settembre 2020 nel Museo Diocesano di Bitonto “Mons. A. Marena”, in via Ferrante Aporti 15. Gli artisti invitati, tutti pugliesi di nascita come Francesco Speranza, sono Natascia Abbattista, Damiano Azzizia, Pierluca Cetera, Francesco Cuna, Nicola Curri, Vincenzo De Bari, Pietro Di Terlizzi, Pasquale Gadaleta, Simona Anna Gentile, Jara Marzulli, Luigi Massari, Pierpaolo Miccolis, Dario Molinaro, Enzo Morelli, Alessandro Passaro, Luigi Presicce, Claudia Resta, Fabrizio Riccardi, Michael Rotondi e Domenico Ventura.

La mostra si inaugura domenica 30 agosto alle ore 18:30 ed è una delle iniziative culturali del calendario di “CultOra Festival. Ex labore to works”, una manifestazione organizzata dalla Fondazione De Palo – Ungaro, con il contributo della Presidenza del Consiglio Regionale della Puglia e in collaborazione con il Museo Diocesano “Mons. A. Marena” e il Centro Ricerche di Storia e Arte di Bitonto.

Nato a Bitonto nel 1902, Francesco Speranza studia prima a Napoli e poi a Milano all’Accademia di Brera, diplomandosi in pittura nel 1926. Nonostante trascorra tutta la vita a Milano partecipando attivamente alla temperie artistica della città ed esponendo le sue opere nelle più prestigiose rassegne nazionali come la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma, mantiene sempre un legame profondissimo con la Puglia, sia a livello personale che dal punto di vista pittorico, e muore a Santo Spirito nel 1984 nella sua casa affacciata sul mare.

Il progetto della mostra – spiega il curatore Francesco Paolo Del Re – segue due linee distinte e idealmente parallele: da una parte sono stati selezionati dipinti di Francesco Speranza provenienti da raccolte pubbliche e collezioni private che coprono un arco temporale che va dagli anni Venti fino alle opere dell’ultima parte della sua produzione e sono esemplificativi dei diversi aspetti della sua ricerca artistica e dall’altra venti opere di venti artisti diversi permettono di gettare uno sguardo sinottico e curioso su alcuni percorsi di ricerca della pittura contemporanea in Puglia, nel tentativo di rispondere alla domanda sull’esistenza di una possibile comune radice identitaria che vada al di là del mero dato geografico”.

“I due percorsi si intrecciano e si compenetrano – prosegue Del Re – e nell’accostamento di opere ed esperienze diverse si compongono dei dittici o dei polittici immaginari, laddove i dipinti di Speranza vengono messi in dialogo con le opere dei pittori viventi secondo criteri ora tematici e ora formali, ora evidenziando assonanze e ora facendo vibrare le corde di una dissonanza, ma sempre alla ricerca di un senso nuovo e di una chiave di lettura inedita nel cortocircuito tra passato prossimo e presente”.

La mostra vuole raccontare alcuni temi della pittura di Francesco Speranza e la vitalità della sua figura di artista, nel riflesso che si riverbera sulle attuali tendenze del discorso pittorico. Il percorso espositivo parte dai dipinti di Speranza conservati nella collezione del Museo Diocesano di Bitonto. “Cristo nel Getsemani” degli anni Quaranta dialoga con la pittura beffarda di Domenico Ventura, “Visitare gli infermi” del 1949 viene affiancato a un ritratto di Nicola Curri. “Gesù divino lavoratore” del 1959 si accosta a un dipinto di Alessandro Passaro realizzato su una sega. “Cristo e la Samaritana presso il pozzo” del 1952 si confronta con gli animali di Pierpaolo Miccolis. “San Francesco d’Assisi” del 1960 si specchia in un dipinto digitale di Michael Rotondi. Si aggiungono dipinti conservati in altre collezioni pubbliche, come “Ritratto della sorella Nina” del 1930 e un “Autoritratto” postbellico della Fondazione De Palo – Ungaro a confronto rispettivamente con la pittura di Pierluca Cetera e con gli autoritratti di Pasquale Gadaleta e di Luigi Presicce oppure “Campagna e carro del mio paese” del 1951 conservato presso il Teatro Comunale “Tommaso Traetta” che dialoga con un’opera di Fabrizio Riccardi. La mostra presenta inoltre opere provenienti da collezioni private, prima d’ora raramente visibili al pubblico. Un piccolo ritratto muliebre degli anni Venti va a comporre un trittico con due ritratti di Vincenzo De Bari e Claudia Resta. “Ritratto di mia madre” del 1939 si scontra con una figura materna di Natascia Abbattista. “Fuga in Egitto” del 1957, in cui è la moglie del pittore Marina Bagassi a posare come modella per la Madonna, viene messa a confronto con un dipinto di Francesco Cuna. Un esterno pugliese viene confrontato, per contrasto, con un interno dipinto da Damiano Azzizia. Un piccolo nudo accademico degli anni della gioventù fa il paio con un nudo espressionista di Dario Molinaro. Due nature morte intrattengono una conversazione con quelle di Pietro Di Terlizzi e di Enzo Morelli e uno scorcio di Milano visto dai navigli del 1979 si misura con i segni delicati della pittura di Simona Anna Gentile. “Scilla” del 1963 e “Sant’Antonio che parla ai pesci” del 1966, opere entrambe esposte alla retrospettiva allestita nel Palazzo dell’Arengario a Milano del 1971, si trovano infine a dialogare con un dipinto montuoso di Luigi Massari e con una visione sciamanica di Jara Marzulli.

CONVERSAZIONI CON FRANCESCO SPERANZA
Una mostra a cura di Francesco Paolo Del ReBITONTO (BA), MUSEO DIOCESANO “MONS. A. MARENA”
30 agosto – 30 settembre 2020

Inaugurazione 30 agosto 2020 ore 18:30

 

Sotto il segno dei portici

Si inaugura il 12 settembre in Sala Ercole di Palazzo d’Accursio una speciale mostra di bassorilievi, opere che lo scultore Ivan Dimitrov dedica ai portici di Bologna, in concomitanza con la loro candidatura a patrimonio UNESCO.

Sarà esposta una collezione di circa 50 bassorilievi in terracotta dipinta, la caratteristica tecnica dell’artista ad effetto tridimensionale attraverso la quale ha interpretato la città, la “Bologna” che per Dimitrov è da scoprire, intima e nascosta, fatta di inquadrature inaspettate, magie prospettiche, giochi di luce ed ombra. Le opere trasporteranno il visitatore in una Bologna magica e senza tempo la cui bellezza è da sempre entrata nel cuore di personaggi famosi, viaggiatori, artisti e poeti che anche in passato ne hanno decantato il fascino e dei quali, lungo il percorso, si potranno leggere le impressioni riportate su didascalie descrittive.

Ci saranno anche accenni legati a storia e curiosità dei luoghi rappresentati, ma il senso vero dell’ esposizione è soprattutto nel percorso emozionale che ognuno dei visitatori scoprirà contagiandosi con i sentimenti di meraviglia e scoperta che le opere di Dimitrov riescono sempre a suscitare: il percorso espositivo diventerà così un piccolo viaggio in cui impressioni e ricordi si confonderanno tra emozione, suggestioni, sogno e realtà.

Ivan Dimitrov, artista originario della Bulgaria, si è formato artisticamente in Italia ed è conosciuto ed apprezzato a livello nazionale. Ha scelto Bologna come sede di lavoro e la città è diventata di fatto la sua città “d’ adozione”, dove ha realizzato importanti cicli di mostre.

La mostra, articolata in un singolare percorso a tappe, dopo l’esposizione a Palazzo d’Accursio si sposterà per la sua seconda tappa, dal 31 ottobre al 29 novembre, presso la sala Museale “E.Possati” del Complesso del Baraccano.

L’evento, organizzato dal Quartiere Santo Stefano di Bologna, con il patrocinio delle Regione Emilia-Romagna, curato dalla galleria d’arte Studio Santo Stefano, fa parte delle iniziative culturali inserite nel Piano di Gestione a sostegno della candidatura dei portici di Bologna alla World Heritage List UNESCO.

“La valorizzazione di un tratto distintivo caratteristico della città come i “portici”, attraverso lo sguardo di un artista che ha scelto Bologna e i suoi scorci come fonte di ispirazione, sarà una delle fondamentali iniziative per la ripartenza della cultura e del turismo” – Rosa Maria Amorevole, Presidente del Quartiere Santo Stefano

Una delle opere sarà esposta, nei giorni immediatamente precedenti la mostra, presso il Ristorante Al Pappagallo, un segno di condivisione di contenuti autentici, un connubio di eccellenze che parlano di tradizioni e valori del passato. La terracotta esposta ritrae lo scorcio di Piazza Della Mercanzia dal quale si vedono, oltre a un tratto di portico ligneo, l’entrata del Ristorante e della Torre Degli Alberici, che è stata recentemente ricongiunta al locale.

L’ingresso alla mostra è gratuito. Si inaugura il 12 settembre in Sala Ercole di Palazzo d’Accursio una speciale mostra di bassorilievi, opere che lo scultore Ivan Dimitrov – artista originario della Bulgaria ma da tempo residente a Bologna- dedica ai portici in concomitanza con la loro candidatura a patrimonio UNESCO.

Sarà esposta una collezione di circa 60 bassorilievi in terracotta dipinta, la caratteristica tecnica ad effetto tridimensionale attraverso la quale l’artista ha interpretato la città, la “Bologna” che per Dimitrov è da scoprire, intima e nascosta, fatta di inquadrature inaspettate, magie prospettiche, giochi di luce ed ombra. Le opere, accompagnate da didascalie con le testimonianze dei viaggiatori che nei secoli hanno ammirato la bellezza dei portici, propongono un’immagine della città sospesa tra presente e passato, coinvolgente e suggestiva.

La mostra, organizzata dal Quartiere Santo Stefano di Bologna, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, dopo la prima tappa a Palazzo d’Accursio si sposterà, dal 31 ottobre al 29 novembre, presso la sala Museale “E.Possati” del Complesso del Baraccano .
L’evento fa parte delle iniziative culturali inserite nel Piano di Gestione a sostegno della la candidatura dei portici di Bologna alla World Heritage List UNESCO.

L’ingresso è gratuito.
info: www.ivandimitrov.com/portici/
cell 329 2269750

Buonanotte Contemporanea

Promosso dal Comune di Montebello Sul Sangro (CH) e realizzato con il sostegno di Regione Abruzzo, Buonanotte Contemporanea è un progetto inedito e interdisciplinare ideato da CASaA architetti (Fabio Armillotta, Carmela Palmieri e N. Marco Santomauro) per la valorizzazione e lo sviluppo turistico strategico integrato e sostenibile del vecchio borgo di Buonanotte.

Nel piccolo centro arroccato su una sella rocciosa tra la Maiella e il lago di Bomba – oggi totalmente abbandonato a causa di un sistema di frane iniziato negli anni Sessanta – arte, natura e architettura convergono in un unico lavoro in grado di dare origine a percorsi creativi condivisi, dove il patrimonio edilizio tradizionale abruzzese si intreccia all’ambiente naturale e alle relazioni culturali, che affidano all’arte il futuro dell’esistenza umana.

A Buonanotte, gli interventi degli artisti Vincenzo Marsiglia, Jasmine Pignatelli e Artan Shalsi, a cura di Maria Letizia Paiato, dialogano con i ruderi del borgo, con il logorio del tempo e con la surreale assenza della figura umana, per concorrere alla realizzazione di un percorso sperimentale, poetico e sicuro, in cui la ricerca artistica risponde in modo strutturale alle esigenze architettoniche di consolidamento del borgo.

Ad accogliere per prima il visitatore è l’installazione ambientale Senza Titolo di Artan Shalsi che, unendo a una particolare modalità di visione e a una analisi specifica dei materiali la restituzione di un gioco di immagini riflesse, catapulta il visitatore in una dimensione spazio-temporale evocativa e suggestiva. Offrendo la possibilità di uno sguardo che si estende fino ai limiti della visione, l’opera, che sostiene strutturalmente l’edificio su cui poggia, apre il percorso e ne anticipa la preziosa fragilità. Segue poi Kaleidoscope di Vincenzo Marsiglia, una grande cellula affacciata verso il nuovo insediamento urbano che invita lo spettatore a immergersi in sicurezza nella natura del luogo, per ammirare il panorama. Sviluppata a partire da una stella a quattro punte e arricchita di inserti in vetro con pellicola dicroica, la struttura protegge e mette in sicurezza una zona scoscesa tra due edifici. Chiude il percorso A Broken Line di Jasmine Pignatelli, un’opera generata dalla sequenza dinamica di segni e moduli in progressione e da movimenti geometrici di un’unica linea decostruita. Con una struttura bipartita che alterna vuoti e pieni, l’installazione blocca e sorregge le pareti di due edifici pericolanti, originando un ulteriore spazio instabile, variabile e inquieto, come quello della stessa Buonanotte.

Buonanotte Contemporanea apre al pubblico GIOVEDì 3 SETTEMBRE 2020. A partire dalle ore 16.00 sarà possibile seguire l’inaugurazione anche sui canali social di Buonanotte Contemporanea in occasione della quale sarà proiettato il Docu Backstage di Francesco Castellani.

Per l’apertura al pubblico del 3 settembre e successive visite a Buonanotte Contemporanea verranno messe in atto tutte le direttive volte al contrasto e al contenimento della diffusione del virus COVID 19.

BUONANOTTE CONTEMPORANEA
Mail: info@buonanottecontemporanea.it | Sito: www.buonanottecontemporanea.it
FB: @BuonanotteContemporanea | TW: @buonanottebont1 | IG: buonanotte_contemporanea | YouTube: buonanotte contemporanea

Essere Con-Temporanei

Dal 13 agosto al 13 settembre 2020 il centro storico di Poppi ospita “Essere Con-Temporanei”, mostra di arte diffusa di Alfredo Repetti Mogol, Agnese Del Gamba, Clet Abraham, Antonio Massarutto e Sara Lovari.

L’esposizione, ideata e promossa dalla Pro loco Centro Storico di Poppi e patrocinata da Comune di Poppi, Parco Nazionale Foreste Casentinesi, Unicoop Firenze, Misericordia di Poppi e Radio Italia 5, è resa possibile grazie al contributo di Borri S.p.A., C.R.A. Centro Revisione Associato, L.M.C. Meccanica, Laife Tecnologia Acciaio Flessibilità, D’Appennino Rete Imprese, T.A.C.S. Artigiani del Panno Casentino e Farmacia Berioli.

LA MOSTRA
L’arte contemporanea “invade” il centro storico di Poppi per la prima edizione di una grande mostra diffusa. Protagoniste le installazioni di cinque artisti conosciuti in Italia e all’estero per i loro linguaggi originali e l’uso peculiare che fanno di materiali diversi. Oltre alle vie e alle piazze del borgo casentinese, sono coinvolti anche edifici storici come il castello dei Conti Guidi, l’abbazia di San Fedele e la ex chiesa di San Lorenzo, oggi galleria d’arte.

Alfredo Repetti Mogol, Agnese Del Gamba, Clet Abraham, Antonio Massarutto e Sara Lovari dialogano con il tessuto urbano medievale e alcuni dei capolavori architettonici poppesi, dando vita a un confronto che permette a passato e presente di valorizzarsi a vicenda.

Animali di terra e di mare fatti in ferro e plastica riciclata, sculture, abiti riusati, cartelli stradali rielaborati, parole chiave proiettate sulle facciate degli edifici rappresentano la necessità di recuperare molti valori etici persi dall’essere umano. Il progetto delle installazioni, alcune delle quali in notturna saranno ancor più suggestive, vuole essere anche un messaggio sociale che si fonda su quell’essere con…, che permette la convivenza civile e il rispetto tra forme di vita differenti.

Una delle opere, inoltre, coinvolge i residenti e li porta a riflettere su quello che hanno significato per ognuno di loro i mesi di emergenza sanitaria del 2020.

Dopo la conclusione del lockdown – spiega la Pro loco di Poppi – abbiamo pensato a una manifestazione che portasse un turismo di qualità, legato alla cultura e all’arte, ma senza rischiare affollamenti in luoghi piccoli e chiusi. “Essere Con-Temporanei” sarà un percorso responsabile che il visitatore potrà fare, munito di una mappa nel cuore di Poppi. I turisti potranno così scoprire il nostro patrimonio storico-artistico e allo stesso tempo ammirare i linguaggi sorprendenti di cinque noti autori. Con questa operazione voglia anche ridare linfa vitale agli esercizi commerciali che hanno sofferto nei mesi scorsi, quindi ci auguriamo che la mostra diffusa desti curiosità e interesse ovunque.

BREVI BIOGRAFIE:
Alfredo Repetti Mogol, paroliere e pittore, vive e lavora a Milano. La radice del suo lavoro è l’indagine sul linguaggio, la parola scritta, proiettata e dipinta in tutte le sue declinazioni. Conosciuto anche con lo pseudonimo Cheope, è stato invitato due volte, nel 2007 e nel 2011, a esporre alla Biennale di Venezia e ha esposto in più di cento mostre personali in tutto il mondo. In campo musicale ha vinto due Grammy Awards negli Stati Uniti.

Agnese Del Gamba, artista aretina, da sempre immagina e con le sue mani crea. Un giorno è entrata in contatto con la plastica, quella delle confezioni alimentari, ed è scattata la scintilla. Nella sua ricerca convivono estetica, voglia di emozionare e attenzione nei confronti dell’ambiente. Ha esposto con personali e collettive in tutta Italia e ha preso parte a prestigiosi eventi e fiere legati all’arte del riciclo.

Clet Abraham, artista di origine francese, dopo aver lavorato a Roma come restauratore di mobili e vissuto per un breve periodo in provincia di Arezzo, nel 2005 si è trasferito a Firenze, dove ha inaugurato il suo studio personale. Dedito principalmente alla pittura, negli ultimi anni si è cimentato con grande successo nella street art, realizzando opere che consistono nell’applicazione di stickers sui cartelli stradali e in interventi più complessi sull’arredo urbano.

Antonio Massarutto, scultore e designer, vive e lavora in Toscana. Dal 2001 ha stabilito il suo atelier a Cortona, dove trae ispirazione dall’affascinante paesaggio e dal ricco patrimonio artistico e culturale. Le sue sculture sono il frutto di un attento studio anatomico del mondo animale e spesso sono un ritratto psicologico degli animali stessi. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private.

Sara Lovari, artista casentinese, predilige l’uso di carta, cartone, libri usati, corde e ferro, che collegati a parole e frasi, essa utilizza per creare assemblage, installazioni, scenografie e piccoli mondi ispirati al suo vivere quotidiano. Tutto parte dallo studio di Poppi, paese in cui è nata, vive e lavora, ma le sue creazioni poi arrivano ovunque. Da anni è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo attraverso mostre e collaborazioni con prestigiose gallerie.

Addetto stampa – Marco Botti
tessera ODG 118843 – cell. 3475489038
marco.botti9@gmail.com – marco.botti@pec.giornalistitoscana.it