Street Art File Print #SeaToLove

Continua con #SeaToLove Edition Street Art File Print, l’innovativo progetto d’arte urbana che da qualche mese invade il centro urbano di Ischia e che fa della Poster Art e dell’attacchinaggio il mezzo di denuncia degli eccessi della nostra società e delle questioni politiche e sociali che affliggono il mondo.

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Sei gli artisti coinvolti per altrettante opere di poster art che verranno diffuse, dal 10 al 15 luglio, nei sei comuni dell’isola: i lavori di Qwerty, Haterisk, Antonino Perrotta in arte Attorep, Annalisa Grassano, Samuele Vesuvio e Larva, creati appositamente per la manifestazione, riempiranno muri e spazi urbani di Casamicciola, Lacco Ameno, Serrara Fontana, Barano, Forio e Ischia Porto.

Promosso da Ischia Street Art Gallery con il sostegno dell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno, che da anni si batte per la tutela e la valorizzazione del mare isolano, Street Art File Print #SeaToLove si propone di denunciare l’inquinamento marino e l’abuso di sostanze contaminanti che infestano di rifiuti tossici il nostro mare, attraverso l’affissione su vasta scala di poster artistici che affrontano tematiche legate alla salvaguardia dell’ambiente.

Una vera e propria operazione di guerrilla marketing, un atto simbolico, spiazzante e up to date, volto a colpire l’immaginario e fare leva sulle coscienze, con lo scopo di risvegliare la consapevolezza che il consumismo smodato incide negativamente sul futuro del nostro ecosistema.

Street Art File Print #SeaToLove prevede un percorso artistico interno a Ischia Street Art Gallery, visitabile e accessibile a tutti negli orari di apertura della galleria, nella quale verrà allestita una mostra di poster art con tutti i progetti inviati dagli artisti che hanno aderito all’iniziativa, tra cui anche quelli di Teisa e raPoetry ft Er Buio.

Salvatore Iacono, gallerista/attivista e fondatore di Ischia Street Art, discussa anti-galleria underground sita nel cuore dell’isola, prosegue dunque la sua “rivolta ideologica” contro i sistemi che ci governano e in cui siamo costretti a vivere e si fa portavoce degli artisti che inviano le loro opere in galleria. E così Salvatore da gallerista diventa street artist su commissione in una sorta di “street art delivery”, compiendo un atto sul filo dell’illegalità, attuando le sue performance con una semplice colla da manifesti e attaccando, per le vie del centro, numerosi poster a tema.

Gli interventi urbani fanno infatti parte di Street Art File Print, progetto nato dall’emergenza Covid19, che ha decretato la paralisi di ogni attività riguardante le arti, la musica e lo spettacolo, ponendosi come la risposta rivoluzionaria all’atonia creativa e psicologica dell’arte nel delicato momento storico legato al lockdown.

Street Art File Print consiste nel documentare video-fotograficamente l’affissione in diretta che avviene nel centro urbano, o in galleria, dei poster inviati dagli artisti e riprodotti da file in alta risoluzione. E lo stesso gallerista/antigallerista diventa protagonista documentando l’atto espositivo, registrato e utilizzato come un happening, al fine di recuperare il senso di una comunicazione immediata e diretta, di una fresca estemporaneità.

Street Art File Print si pone come un atto di ribellione intellettuale, come strumento di comunicazione espressiva, definitivo dallo stesso Iacono “iconoclasta, dissacrante e provocatorio”, al quale possono accedere tutti quegli artisti urbani, illustratori, designer, writers, street artist, in linea con i temi d’impatto sociale che sono il fermento vitale di Ischia Street Art. Unica regola: libertà assoluta alla creatività ed al messaggio sociale degli artisti senza vincoli di mercato, senza che ci sia dietro un sistema clientelare, curatela, vincoli contrattuali tra galleria ed artisti.

Street Art File Print di Ischia Street Art è diventato subito una novità di rilievo internazionale, una boccata d’ossigeno nel marasma delle proposte, un esperimento unico nel suo genere e rispondente all’attuale situazione mondiale per la brevità dei tempi di realizzazione e per i costi minimi. Nonostante la frenata ed il blocco totale che il Covid19 ha inferto all’umanità, l’arte e la creatività non smettono di pulsare e di far sentire la propria voce anche grazie ad una semplice ed effervescente idea tutta italiana, anzi ischitana, quella di Salvatore Iacono che ha creato nei vicoli saraceni di Forio una fucina di energia creativa ed un punto di riferimento importante per il mondo dell’arte contemporanea.

SopraSotto

777 sono i chilometri che separano Via Ventura 6 a Milano e Via dei Mille 60 a Napoli, rispettivamente Prometeo Gallery Ida Pisani e PAN – Palazzo delle Arti di Napoli.
Omar Hassan
Breaking Through Black #15 – Mare Ghiacciato, 2020 (dettaglio)
96 sono le ore che Omar Hassan impiegherà per attraversare l’Italia andata e ritorno, disallestire la sua mostra personale di Napoli e allestire la nuova a Milano rimarcando, di fatto, la vena performativa che lo contraddistingue come pittore.Con queste premesse inaugura giovedì 2 luglio SOPRA, la mostra che convalida il rapporto tra Prometeo Gallery Ida Pisani e Omar Hassan. SOTTO

Fedele ai principi di Prometeo Gallery, l’artista di origini egiziane, non resta immobile di fronte a un panorama confuso per darsi tempo affinché torni a essere nuovamente nitido. Anzi, con il suo spirito combattente e la sua affine ricerca pittorica concretizza le idee di movimento e di azione locale, come se il tempo non avesse finalità, ma fosse incluso e compreso.

Lavorando sulle distanze e sulle vicinanze, non solo come una pratica comune dello spazio e del tempo, ma come un vero e proprio modo di vedere, Omar Hassan dà la possibilità di calarsi in una posizione privilegiata, ovvero in-tra-fra un tempo che trapela negli spazi interstiziali e apparentemente inessenziali entro cui si infiltra la vita. Quando indossa i guantoni da boxe (Breaking Through). Quando lascia traccia del tempo che impiega nelle sue produzioni (Timelines). Quando ripete come un gesto quotidiano punti a spray spingendo verso la sintesi di street art, razionalità e irrazionalità, con un riferimento diretto alla sua vita privata (Injection). Quando dipinge su riproduzioni della Nike di Samotracia o sui tappi delle bombolette spray (Caps). Omar Hassan riesce nell’ambiziosa volontà di dare forma tangibile a un tempo di difficile definizione, che per definizione non può essere rappresentato né compreso.

Come? Dando al corpo delle sue opere il carattere del risultato di un’addizione, ovvero la somma di azione e di idea, andando oltre la semplice descrizione di quel che accade per dare invece la possibilità di comprendere la portata estetica, la natura e la qualità dei processi del suo gesto. Così ci si può insediare nella totalità della superficie espositiva e insinuare negli intervalli che intercorrono tra l’una e l’altra opera, incoraggiati a rimettersi in discussione e a usare il proprio sguardo in modo diverso per abitare il tempo in-tra-fra.

SOPRA
SOTTO
Omar Hassan
Opening: 02.07.2020, 11-21 su appuntamento – info@prometeogallery.com
Dal 03.07 al 10.09.2020
Prometeo Gallery Ida Pisani | Via G. Ventura 6, Milano

www.prometeogallery.com

Credits:
Omar Hassan
Breaking Through Black #15 – Mare Ghiacciato, 2020 (dettaglio)
Acrilico e olio su tela, 160×200 cm
Courtesy of the artist and Prometeo Gallery Ida Pisani Milan(Lucca

Forma Golfo dei Poeti

L’amministrazione comunale di Lerici, in provincia di La Spezia inaugura sabato 27 giugno 2020, la scultura dell’artista Carlo Bacci, sponsorizzata dalla ditta Demetra Italia srl con sede a Massa Carrara, donata al Golfo dei Poeti.

Bacci non ha smesso di lavorare neppure durante il lockdown, perché sentiva l’esigenza di dare testimonianza alla complessità del momento attraverso le sue opere.

La scultura, chiamata Forma Golfo dei Poeti fa parte della serie Forma dell’artista.
Forma sviluppa il concetto del mare in verticale, tipico della Liguria.

Le parole dell’artista Carlo Bacci: “Forma Golfo dei Poeti è la sintesi materiale tra me ed il mio territorio d’appartenenza.
Ha un respiro verticale a testimonianza degli spazi angusti offerti da un territorio magnifico ma faticoso e difficile come la Liguria.
Come materiale io ed Attilio Bencaster (Demetra s.r.l. Italia) abbiamo scelto il bardiglio.
La parte lasciata grezza della scultura rappresenta il carattere del luogo e di chi lo abita.
Nella scultura sono presenti i simboli del Golfo: silhouette dei castelli, vele, pesce, uomo.
E’ il ritratto del mio golfo in scultura dedicato ai suoi poeti.

Una nuova collaborazione del Comune di Lerici con l’artista Carlo Bacci.
Potete ammirarla tutte le volte che arriverete a San Terenzo, alla rotonda di via Bagnara adiacente alla galleria di via degli Scoglietti per Muggiano.

Giuseppe Chiari. Suono, Parola, Azione

La Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi in collaborazione con la collezione privata di Roberto Casamonti – Firenze, presenta la mostra Giuseppe Chiari. Suono, Parola, Azione a cura di Stefano Verri che racconta il percorso di Chiari musicista, compositore e artista concettuale, che è stato una delle figure cardine dell’arte italiana del XX secolo.

La mostra Giuseppe Chiari. Suono, Parola, Azione intende rappresentare con oltre trenta opere visive e una selezione di video il percorso di ricerca che Chiari fece tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta del Novecento; un percorso che prova ad essere completo, ma che sicuramente non pretende di essere esaustivo della vasta produzione e della complessità del pensiero dell’artista fiorentino.

Vicino all’ambiente Fluxus, Chiari utilizza la musica – o meglio la sua personale riflessione sulla musica – come linguaggio privilegiato per segnare quella rottura con le arti tradizionali che questo movimento di neo-avanguardia andava proponendo a partire dai primi anni Sessanta. Una riflessione che lo porterà a ripensare la musica a metterne in discussione i canoni fondamentali per approdare a nuove intuizioni teoriche che tendono verso la totalità e l’universalità del fare artistico.

Chiari è un artista straordinario, uno degli assoluti protagonisti dell’arte concettuale italiana.” afferma il curatore Stefano Verri – “Un musicista, un compositore, un intellettuale che rompendo con intelligenza ed ironia ogni schema, attraverso l’arte, ha testimoniato il proprio profondo impegno civile. Questa mostra, intende creare un percorso fatto di suggestioni attraverso alcune delle differenti linee di ricerca che hanno caratterizzato il suo lungo e meraviglioso lavoro“.

Il tessuto espositivo si apre idealmente con i pentagrammi – lo strumento canonicamente indispensabile alla scrittura e all’esecuzione musicale – che Chiari trasla concettualmente in una dimensione visiva trasformandoli con colori segni e cancellature, che se da una parte sembrano rinnegare l’istituzionalità della “regola” dall’altra accentuano questo senso di totalità in una sottile commistione di linguaggi, snodandosi attraverso una serie di disegni, opere grafiche e fotografiche che ci introdurranno alla dimensione performativa e alla produzione musicale di Giuseppe Chiari testimoniata a sua volta da una selezione di video.

L’evento espositivo ospiterà poi due interventi di Gianni Melotti, fotografo e artista attento alla scena artistica sperimentale internazionale degli anni Sessanta e Ottanta, legato a Giuseppe Chiari da un rapporto di amicizia e di collaborazione.

Mauro Tarantino – segretario generale Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi – conclude: “Dopo le mostre dedicate alla Nuova Scuola Romana, all’Arte Povera ed all’Arte Concettuale e da ultimo, in ordine di tempo, La Ferita tra umano e divino che ha coinvolto opere di Fontana, Burri e Maria Lai, questa mostra dedicata a Giuseppe Chiari, che inaugura la programmazione 2020, conferma Palazzo Bisaccioni come uno spazio attento non solo alla storia, con la propria splendida collezione, ma anche ai grandi maestri della contemporaneità“.

GIUSEPPE CHIARI – Suono, Parola, Azione
a cura di Stefano Verri
27 giugno – 22 novembre 2020

Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi
Palazzo Bisaccioni, Jesi (AN)

INAUGURAZIONE 27 GIUGNO ORE 18

Segnalato da: Maria Chiara Salvanelli

Life in color

Riapre a Bari Vecchia la galleria d’arte di Santa Teresa dei Maschi (Str. Santa Teresa dei Maschi, 26),con LIFE IN COLOR, una nuova mostra gratuita, aperta al pubblico,a cura degli artisti della Contraccademia.

L’arte diventa un’opportunità per mostrare al pubblico gli angoli nascosti di Bari Vecchia. Un nuovo appuntamento con l’Arte, a Santa Teresa dei Maschi, chiesa del 1600, un tesoro da scoprire grazie a Bibart. Da anni Bibart punta a valorizzare e a dare spazio a giovani artisti del territorio nazionale ed internazionale.

In esposizione fino a settembre gli artisti Monica Abbondanzia, Rima Almozayyen, Francesca Brivio, Francesco Cardone, Roberto Capriuolo, Cesare Cassone, Marco Ciccarese, Pasquale Conserva, Anna Cristino, Emanuela de Franceschi, Miguel Gomez, Gabriele Liso, Biagio Monno (Toy Blaise), Giancarlo Montefusco, Marialuisa Sabato, Marialuisa Sabato, Carmen Toscano, Giuseppe Toscano, Vito Valenzano.

La mostra sarà visitabile tutti giorni tranne la domenica e il lunedì, orari: 10.30/13.00 15.00/19.00.

Info: 3455119994

Ettore Pinelli – Archivio senza titolo

Lo scorso 29 febbraio era stata inaugurata presso SACCA gallery – Contenitore di sicilianità, la personale di Ettore Pinelli “Archivio senza titolo”. Pochi giorni dopo è arrivato il lockdown con la chiusura generalizzata. E proprio da lì ricomincia l’attività della galleria. La mostra in questione è basata su alcune opere cardine dalle quali si diramano lavori e materiali di varia tipologia e grandezza. Questi sono interconnessi tra di loro a formare una trama rappresentativa ed esplicativa del corpus dei lavori dell’artista. L’esposizione sarà visitabile fino al 27 giugno 2020.

A due settimane dalla riapertura (il 19 maggio), adesso la galleria è pronta per accogliervi in totale sicurezza e in pieno relax anche negli spazi esterni arredati in vista della stagione estiva, in sinergia con la struttura ricettiva Funduq. I visitatori avranno modo così di poter soffermarsi con tutta calma nella conoscenza e nella scelta di un’opera, di un complemento d’arredo di design, di un prodotto enogastronomico o magari solo per leggere uno dei nostri libri o cataloghi messi a disposizione.

Nel periodo di chiusura, inoltre, SACCA ha lanciato anche un sito web per offrire, sempre e ovunque, una vetrina agli artisti, ai designer e alle aziende che costituiscono l’anima del progetto, dando la possibilità di poter visionare e/o acquistare anche da casa un quadro, un pezzo di design o un buon vino.

E con un occhio al futuro ha in serbo alcune possibili iniziative per i mesi a venire, ma per questo occorrerà attendere il ritorno a una piena socialità. Per saperne di più e rimanere aggiornati sulle varie attività e progetti, non vi resta che seguire SACCA Contenitore di sicilianità nei social e collegarvi al sito www.sacca.online.

SACCA vi aspetta in Sicilia, a Pozzallo, e ovunque online.

Informazioni:

SACCA gallery – Contenitore di sicilianità – Via Mazzini, 56 – Pozzallo (RG)

Titolo della mostra: Ettore Pinelli, Archivio senza titolo.

Inaugurazione: 29 febbraio 2020 ore 18

Periodo: 29 febbraio – 18 aprile 2020fino al 27 giugno 2020

A cura di Giovanni Scucces e dell’artista

Apertura al pubblico: dal mar. al sab. ore 16.30-19.30 / mar. e gio. anche di mattina ore 10-13. Fuori orario previo contatto telefonico o email (338 1841981 / info@sacca.online). In vista dell’estate gli orari potrebbero subire cambiamenti. Si consiglia di consultare il sito web.

Contatti

web www.sacca.online

social (Facebook, Instagram, LinkedIn) sacca.online

e-mail info@sacca.online

phone +39 338 1841981

Alchimie al Lu.C.C.A Lounge & Underground

La materia che si trasforma, si contamina e diviene pretesto per riflessioni sulle cose umane e sul sovrannaturale. Marcela Bracalenti e Isabella Scotti si divertono a giocare con il proprio mezzo espressivo dando vita l’una a quadri-installazioni e l’altra a sculture che nascono dalla commistione dei materiali più diversi. I loro lavori producono “Alchimie”, come il titolo della loro mostra collettiva esposta nel Lu.C.C.A Lounge & Underground dal 2 giugno al 26 luglio 2020 con ingresso libero.

Quelli di Marcela Bracalenti e Isabella Scotti – scrive il direttore del Lu.C.C.A. Maurizio Vanni – sono due mondi apparentemente dissonanti, due stili antitetici (uno informale e l’altro figurativo), due esiti estetici agli antipodi. Ma se partiamo dal presupposto che nessuna delle due cerca risposte estetiche, il percorso percettivo potrebbe rivelarsi ancora più interessante. Il loro approccio alle arti visive è simile in quanto viene trasformato in uno strumento che, in progress, ha a che fare con ciò che potremmo definire metamorfosi, evoluzione continua o, più semplicemente, processo alchemico”.

L’esito artistico delle loro opere si basa sul processo di trasmutazione dei metalli in oro, caro alla scienza alchemica, secondo cui la creazione, corrotta a causa del peccato originale, tende a ritornare verso la perfezione originaria, proprio come i metalli che mutano verso la forma più nobile della loro specie ovvero l’oro. “Le composizioni della Bracalenti, sempre più aggettanti e pervasive – sottolinea Vanni – sembrano ruotare in un lento vortice centripeto che attrae gli oggetti contaminandoli con la materia, aggregandoli con la superficie e trasmutando il tutto attraverso la luce”. Le sue opere-installazioni tendono ad espandersi fuori dai confini del supporto ligneo e fungono da catalizzatore di elementi esterni per poi riportare l’attenzione verso l’interno del quadro stesso.

Le strutture scultoree della Scotti – continua Vanni – potrebbero essere considerate un inno alla natura perché collegate ai quattro elementi primari. Le forme, più o meno figurative ed essenziali, diventano pretesti per un’indagine che va oltre la superficie delle cose, che si sublima nell’utilizzo cosciente di simboli che sposta la percezione dalla sfera emotiva a quella cerebrale. Isabella trasforma la materia in forma che incontra la patina cromatica e la superficie per poi unirsi alla luce, alla bellezza suprema. Ne scaturiscono volumi a tuttotondo che non devono spiegare o narrare alcunché, ma suggerire percorsi di conoscenza e auto-conoscenza”.

Marcela Bracalenti e Isabella Scotti sperimentano la materia, l’evoluzione delle forme e la trasformazione degli oggetti. “Da una parte – conclude Vanni –, nei lavori della Scotti, l’individuo, simbolo di vita e del tempo che scorre, si ripresenta ciclicamente facendoci riflettere sulle questioni più rilevanti del nostro essere; dall’altra, nelle opere della Bracalenti, la materia, al tempo stesso fluida e solida, concreta e spirituale, effimera ed eterna, ci spinge a non dare mai nulla per scontato e a non soffermarci sull’apparenza delle cose”.

Brevi note biografiche
Marcela Bracalenti
È nata a Buenos Aires (Argentina) dove ha vissuto fino al 1979. Ha lavorato come architetto a Milano fino al 1984, anno in cui si è trasferita in Toscana. Vive e lavora a Pisa.
Alla fine degli anni ’90 dà inizio ad una nuova esplorazione nel mondo dell’arte riaccostandosi alla pittura, percorso che affianca in un primo momento alla sua attività di architetto, ma che occuperà uno spazio sempre più rilevante nella sua vita. Risale al 2001 la partecipazione alla prima esposizione collettiva. Da allora realizza numerose mostre personali e risulta selezionata per partecipare a importanti rassegne in ambito pubblico e privato.
Le sue opere sono presenti in collezioni private in Italia, Francia, Spagna, Germania, Svizzera, Stati Uniti e Argentina.

Isabella Scotti
Dopo gli studi classici e una laurea in Lingue e Letterature Straniere, lavora per un lungo periodo come organizzatrice di eventi, finché comincia a mettere la sua creatività al servizio di stoffe, paglie e feltri, realizzando cappelli fantasiosi, pezzi unici.
Come modista autodidatta, è libera di usare qualsiasi materiale. Oltre a lavorare i materiali più tradizionali, comincia a dare forma a copricapi anche in sughero e in pietra, preannunciando la sua vena di scultrice.
Iscrittasi nel frattempo al Liceo Artistico Passaglia di Lucca, dopo il diploma inizia la sua nuova carriera di artista-scultrice, prediligendo come materiali di lavorazione creta, metalli e… parole. Ha partecipato ad esposizioni collettive a Firenze, Pisa, Carrara, Pontremoli, Pontedera, Pietrasanta, Viareggio e Lucca.

“MARCELA BRACALENTI E ISABELLA SCOTTI. ALCHIMIE”
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
dal 2 giugno al 26 luglio 2020
orario mostra: da martedì a venerdì ore 14-18; sabato e domenica 11-18; chiuso lunedì.
Ingresso libero

Per info:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca
tel. +39 0583 492180 www.luccamuseum.com info@luccamuseum.com

Addetto Stampa Lu.C.C.A.
Michela Cicchinè mobile +39 339.2006519 m.cicchine@luccamuseum.com

Il secondo principio di un artista chiamato Banksy

Nessuno lo ha mai visto, nessuno conosce il suo viso, non circolano foto che lo mostrino: eppure BANKSY conquista il mondo attraverso opere di inaudita potenza etica, evocativa e tematica. Originario di Bristol, nato intorno al 1974, inquadrato nei confini generici della Street Art, Banksy rappresenta un esemplare caso di popolarità per un artista vivente dai tempi di Andy Warhol. Ad oggi possiamo considerarlo il più grande artista globale del nuovo millennio.

La mostra per Palazzo Ducale è un imponente evento espositivo che riunisce oltre 100 pezzi originali dell’artista britannico

Ci sono i dipinti a mano libera del primissimo periodo, esito della scoperta di Blek le Rat e del suo uso dello stencil. Ci sono le serigrafie che Banksy considera artigianato seriale per diffondere i suoi messaggi. Ci sono oggetti installativi, esito dell’incontro con artisti come Brad Downey, e altri oggetti provenienti da Dismaland (come la scultura Mickey Snake con Topolino inghiottito da un pitone). E poi ci sono diversi pezzi numerati, sia artigianali che industriali, molti certificati e altri attribuiti, che ci raccontano di un artista senza confini linguistici e sperimentali.

Marziani e Antonelli: Banksy mette in discussione concetti come l’unicità, l’originalità, l’autorialità e soprattutto la verità dell’opera, tratteggiando una nuova visione che propone qualcosa di nuovo sulla relazione tra opera e mercato, istituendo di fatto un nuovo statuto dell’opera arte, una nuova verità dell’arte stessa, ovvero, l’opera originale non commerciabile.

Tra il 2002 e il 2009 Banksy pubblica 46 immagini su carta che vende tramite la sua “print house” Pictures On Walls in Commercial Rd. (Londra). Si tratta di serigrafie che riproducono alcuni tra i suoi famosi interventi stradali, documentando
opere che sono diventate “affreschi popolari” ma che spesso sono state rimosse, rubate o consumate dal tempo. Oltre trenta serigrafie originali sono state selezionate dai curatori per la mostra genovese, un percorso di approfondimento che prevede ricche schede testuali, affinché il pubblico possa scoprire l’artista nelle sue molteplici angolazioni.

Banksy preferisce da sempre la diffusione orizzontale di immagini rispetto alla creazione di oggetti unici. Una lezione mutuata da Andy Warhol con il suo approccio seriale e l’uso metodico della serigrafia. A conferma di un legame quasi ereditario ci fu, nel 2007, la mostra londinese “Warhol vs Banksy” al The Hospital in Covent Garden, prodotta dallo stesso Banksy. Come è stato ribadito da molte firme internazionali, Banksy rappresenta la miglior evoluzione della Pop Art originaria, l’unico che ha connesso le radici del Pop, la cultura hip hop, il graffitismo anni Ottanta e i nuovi approcci del tempo digitale.

Gianluca Marziani: Banksy supera la stessa arte che finora abbiamo conosciuto. Ne riformula regole, usi e costumi, ricreando una filiera che elimina gli imbuti produttivi del modello tradizionale. Banksy usa strumenti e materiali che tutti conosciamo, senza perdere aderenza con oggetti fisici e tangibili, con forme semplici e quasi banali, con un mondo lo-fi privo di utopie fantasy. Lo capiscono tutti in quanto usa la grammatica degli oggetti e la sintassi delle storie condivise. Si alimenta di cronaca e realtà, ribaltando storie che toccano l’umanità intera. Non esiste pratica esoterica nel suo sistema visuale, nessuna difficoltà di approccio superficiale, tutto risulta leggibile e impattante, nello stesso modo con cui la Pop Art si definiva attraverso il close-up sugli oggetti commerciali. Sotto la superficie si nasconde la complessità eterogenea, un intreccio di possibili letture che indirizza il progetto su varie piattaforme analitiche. La sua forza sta nell’aver capito che in un mondo digitale come il nostro, l’arte doveva fermarsi un attimo prima della sua digitalizzazione, nascendo solida per poi diventare liquida. Un’arte facile in apparenza ma complessa oltre l’apparire, ovvia eppure controversa, empatica per attitudine e cattiva per natura.

Quello di Banksy è un immaginario semplice ma non elementare, perfetto per tempi e modi di produzione, confezionato per la comunicazione di massa: un nucleo di messaggi immediati che, affrontando i temi del capitalismo, della guerra, del controllo sociale e della libertà in senso esteso, mette in scena i paradossi del nostro tempo. Per la prima volta una mostra esamina le immagini di Banksy all’interno di un quadro semantico che ne veicoli origini, riferimenti, relazioni tra gli elementi e piani di pertinenza. A completamento del percorso espositivo, il pubblico avrà a disposizione alcune mappe grafiche che raccorderanno informazioni, tracce, depistaggi, operazioni nascoste. Ci sarà anche un’utile infografica sulla cronologia dell’artista, oltre ai 3 black books, diversi poster da collezione, le banconote Banksy of England, alcune t-shirt rarissime, le copertine di vinile e una selezione di video.

Per l’occasione verrà editato un importante catalogo in cui saranno raccolte tutte le opere della mostra. Il volume sarà corredato dai saggi critici di Gianluca Marziani, Stefano Antonelli e Acoris Andipa.

Stefano Antonelli a proposito del titolo: Banksy ha scritto che “Se vuoi dire qualcosa e vuoi che la gente ti ascolti, allora indossa una maschera. Se vuoi dire la verità devi mentire”. In seguito disse anche “Non saprete mai chi sono e ogni verità che dirò sarà mascherata da bugia”. Traslando le due affermazioni, il primo principio di Banksy stabilisce che egli abbia qualcosa da dire, il secondo che quanto ha da dire sia una verità. Avere qualcosa da dire è il mandato artistico per definizione, che si tratti di verità non è affatto scontato. Secondo Hegel la religione ci offre la verità come rappresentazione, la filosofia come forma suprema del concetto, l’arte come forma del sensibile. Attraverso questa prospettiva possiamo sostenere come l’opera di Banksy sia una verità che egli somministra ai nostri sensi, affinché possiamo percepirla. Ora, non ci resta che comprendere di quale verità si tratti. Tuttavia, il secondo principio ci suggerisce che l’artista presenta le verità sotto forma di menzogna. E qui la contraddizione diventa irrisolvibile, finché ci accorgiamo che il cortocircuito lo rende uno degli artisti più veritieri e profondi del nostro tempo.

Il secondo principio di un artista chiamato Banksy

PALAZZO DUCALE DI GENOVA
Piazza Giacomo Matteotti 9 – Genova
dal 22/05/2020 – al 24/05/2020

Ideata e prodotta da MetaMorfosi Associazione Culturale, in collaborazione con Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e promossa da Comune di Genova e Regione Liguria, la mostra è curata da Gianluca Marziani, Stefano Antonelli, Acoris Andipa.

Mimmo Di Caterino alias Domenico Di Caterino

“Domenico Di Caterino, con il suo “Nevrotico mediterraneo” è in rapporto viscerale con la materia tufacea tipica della Campania felix. Recupera quel senso d’arcaico alla propria fantasia per realizzare un pensiero personale; il plasmare un’essenza plastica, che cede facilmente al volere dell’artista, permette di ripercorrere la storia umana alla ricerca d’antiche nuove emozioni. I personaggi, sospesi tra l’umana condizione e l’austero aspetto, fanno affiorare intense visioni di una sobrietà strutturale a placare strane sensazioni immerse nel silenzio, dalle quali i caratteri distintivi della civiltà mediterranea si evolvono in spazi scanditi dai ritmi consueti del linguaggio in intense correlazioni compositive dal segno semplice, ma affollato di nevrotiche intrusioni contemporanee”.
Carlo Roberto Sciascia (Dal catalogo di “Un buco nell’arte”, 2000).   

 

“Definiti con intensa carica espressiva, i nevrotici autoritratti di Domenico Di Caterino, nella loro apparente ingenuità, occultano un urlo soffocato di dolore, riflesso di profondi disagi esistenziali. La protesta del portavoce del movimento estetico Mario Pesce a Fore incarna primitivismo, sintesi ed accensioni cromatiche proprie del movimento della Brùcke, atti ad esorcizzare travagli interiori, e che ben s’accompagnano all’indagine sulla funzione sociale dell’artista d’oggi al quale l’artista cerca di restituire un’adeguata identità.”
Roberta Vanali ( Dal catalogo di maram@rte 2003). 

“Dalla pittura di Domenico Di Caterino emerge la memoria del tempo, con i suoi profondi valori antropologici, bruschi ed instancabili. Pone lo spettatore dinanzi immagini inquiete dai movimenti snervati dall’organica e magmatica materia segnica, la quale si spezza e aggrega; scopre e riscopre rasentando un vivo moto di repulsione fisica e morale. Il profondo disagio umano, il dolore della perdizione, la coscienza di un destino sfocato e sofferente attanagliato dal profondo mistero dell’esistenza,questo traspare nella sua opera. I personaggi (una sorta di proliferarsi d’angoscioso autoritratto), sembrano quasi tutti guardarsi allo specchio,soffrendo di una scomposta, malata e delirante metamorfosi; avvelenati,intorpiditi; annegati nel fango di un decomposto spazio-non spazio dove anche il sollievo del grido soffoca”.
Gennaro Cilento (da Flash Art, Agosto-Settembre 2004).  

PIAZZA BELLINI: QUADRI EROTICI TRA GLI SCAVI-
Una domenica di Novembre in Piazza Bellini: turisti (pochi), fumatori (molti) e opere d’arte (una).
Molto probabilmente abusiva, di sicuro discutibile.
Il misterioso quadro apparso ieri tra le mura greche dell’ex salotto culturale mostra infatti un uomo nudo intento a masturbarsi.
(Da City Naples del 7-11-2006) 

IMPORTANTE: “Con questa corrispondenza consideriamo esaurita la collaborazione di Domenico Di Caterino. Riteniamo che a distanza di un anno la sua rubrica, dopo un inizio anche divertente, si sia trasformata in una sorta di parodia boccacesca. Circa un anno fa abbiamo invitato a collaborare Domenico Di Caterino, artista dilettante e soprattutto “disobbediente”, incuriositi dalle sue esternazioni e da una sua apparente rabbia da black bloc nei confronti del sistema dell’arte.
Purtroppo la rabbia del disobbediente Di Caterino si è rivelata solo un attitudine al protagonismo da Rione Sanità che Flash Art non può avallare. Dunque sospendiamo la sua rubrica, diciamo per manifesta inconsistenza, augurandoci di riprenderla quando il nostro interlocutore avrà dato sfogo ai suoi giochi autoerotici e avrà veramente qualcosa di più trasgressivo da comunicare”.
(Giancarlo Politi, da “Flash Art” di Dicembre-Gennaio 2007, p.57). 

IL PARTECIPANTE ZERO- “…Assiste incredulo allo sciacallaggio politico e mediatico seguito al crollo delle twin towers e dichiara senza essere stato ancora smentito: Non esporrò mai in una galleria privata transnazionale…..Attualmente è ricercato dal sistema globale interplanetario e sembra essere nascosto in una miniera dismessa del Sulcis Iglesiente. Il suo folle progetto consiste nell’esporre gratuitamente in permanente nel salotto di casa (scantinato, cucina o bagno) di chiunque faccia richiesta, per proseguire in autonomia e con dignità la propria libera ricerca artistica attraverso un lento lavoro di autoinflazionamento”.
(Dal catalogo di “Segnaletico”, concorso internazionale di arte temporanea urbana 2006, Foligno-PG). 

ARTISTA PER CUCCARE?
Cara Claudia, anche tu prezzolata e plagiata da questo narcisista leader disubbidiente, no global e precario (non precario come no global ma come docente) che per “cuccare” cerca di fare l’artista?
Cara Claudia, sono passati i tempi in cui si mostravano la collezione di farfalle o di figurine per impressionare le sartine o le compagne di classe.
Ora per portare a letto una ragazza meglio dipingere alla Di Caterino (guardare per credere).
Cara amica di Napoli o dintorni, ma se vuoi leggere le esternazioni logorroiche del tuo Di Caterino basta cliccare sui portali pseudopolitici o periferici dell’arte: ne sono pieni. O farsi inviare da lui, che vive solo per questo, le sue esternazioni quotidiane.
Allorché il tuo Di Caterino aveva la sua rubrica su Flash Art sai quante lettere ci inviava per ogni numero? Almeno dieci, unitamente ad altrettente sue foto personali, sexy, abbronzato, scamiciato. Precario, disubbidiente e no global sì, ma narcisista pure. Dilettante è colui che si diletta di una cosa ma anche colui che non riesce, suo malgrado a superare i limiti formali del diletto, il tuo Di Caterino è uno di questi.
Ma se io rispetto i dilettanti, perché si realizzano entro i propri limiti e le proprie aspirazioni, il nostro Di Caterino, pur essendo totalmente incapace, pretende come diritto di entrare nel sistema dell’arte, di esporre, di vendere, di avere visibilità, senza avere alcuna qualità, senza dover superare filtri selettivi.
Ritiene debba essere un suo diritto partecipare alle grandi mostre nazionali e internazionali,solo per il fatto che dipinge e produce opere come quella pubblicata.
Ritiene che qualsiasi dilettante, come o peggio di lui, abbia diritto alla visibilità e al successo.
Reclama e proclama di voler attuare la democrazia in arte, dove tutti debbano essere invitati alla Biennale di Venezia nello stesso modo in cui è diventato insegnante (anche se precario) senza avere alcun merito.
Ma io vorrei sapere in quale scuola insegna arte questo Domenico Di Caterino.
Chi ne è a conoscenza potrebbe segnalarmelo? Vorrei parlare con il Direttore e chiedergli quali sono i meccanismi e gli eventuali esami che permettono a una persona senza alcuna preparazione o qualità, ma ricca solo di presunzione e di arroganza pericolosa, di diventare docenti di arte o di qualsiasi altra cosa.
Sono tutti così i precari?
Cosa può insegnare (a meno che non sia
docente di educazione fisica) questo Di Caterino?
Quanti Di Caterino insegnano nelle scuole italiane?
Chissà quanta scuola italiana, senza alcuna selezione qualitativa, è nelle mani di questi “disobbedienti” senza qualità? Qualcuno potrebbe dirmelo?
Grazie. 

(Giancarlo Politi, da “Flash Art” di Febbraio-Marzo del 2007). 

Human Rights. Mimmo Di Caterino e lo sguardo dello spettatore

L’artista campano tra i partecipanti all’evento internazionale a Rovereto
di Maria Cristina Napolitano – 10 Giugno 2015 (da ècampania).

Condivisione e mutazione sociale, culturale e comportamentale dei linguaggi dell’arte di questo millennio è il principio che governa l’opera di Domenico “Mimmo” Di Caterino uno dei 101 partecipanti all’evento artistico internazionale in corso a Rovereto “Human Rights? #La Casa della Pace I The House of Peace”.
Colombia, Israele, Egitto, Canada, Filippine, Perù, Bulgaria, Cuba, Germania, India, Spagna sono solo alcune delle provenienze degli artisti selezionati per l’evento, giunto quest’anno all’ottava edizione e che ha richiamato negli ultimi anni di attività l’attenzione di artisti e pubblico diventando una delle proposte più interessanti nel panorama internazionale.
L’evento vuole discutere di pace e partecipazione come impegno quotidiano seguendo l’esempio dei grandi personaggi ed eventi che hanno contribuito a costruire la pace negli ultimi novant’anni, periodo di vita festeggiato quest’anno dalla Campana dei Caduti di Rovereto curata dalla Fondazione Opera Campana dei Caduti che si è rivolta a Spazio Tempo Arte per la direzione artistica dell’evento.
Tra le opere esposte quella di Di Caterino permette l’interazione con lo spettatore, viene infatti “prelevato e firmato liberamente dallo spettatore, che lo firma al posto mio, posta una foto di se stesso insieme al lavoro sul mio profilo facebook e autentica l’operazione artistica attraverso la condivisione di senso. In realtà il vero autore è lo spettatore – spiega Domenico “Mimmo” Di Caterino – che firma e condivide l’operazione. Il lavoro è impostato sul senso dei linguaggi e dei processi artistici anteposti al prodotto, il valore del tutto in quanto processo è da cercare nel valore affettivo, simbolico e comunitario come fondamento di determinazione di un prodotto artistico”.
“Il diritto del dono dell’artista” è il titolo dell’opera costituita da 100 fogli schizzati di carta da spolvero.
Domenico “Mimmo” Di Caterino è nato a Napoli nel 1973, qui ha frequentato l’Accademia di Belle Arti e svolto i primi studi, partecipando a rassegne d’arte contemporanea nazionale ed internazionale. Nel 2006 si data la collaborazione con la sua compagna e moglie di arte e di vita Barbara Ardau e in quello stesso anno nasce il “Santa Barbara open, free and full project”, un tentativo virale e performatico comportamentale per ridiscutere e rinegoziare i criteri qualitativi e meritocratici che regolano il sistema dell’arte. Dal 2011, forte di questo legame di vita, firma le opere non solo a suo nome, ma anche a nome della moglie, “finché arte non li separi” – spiega l’artista.
“Da due anni invece la firma è demandata direttamente allo spettatore – conclude l’artista – un linguaggio, un gesto, uno stile non ha bisogno di una firma per essere riconoscibile, ma di condivisione e partecipazione, la memoria è un percorso storico e culturale collettivo”.

LA PECORA NERA

“Un artista che, col sistema in ogni sua forma, ha un deciso attrito, è Domenico detto Mimmo Di Caterino.
Proveniente da Napoli e dalla sua Accademia e trapiantato saldamente in Sardegna, egli ha un curriculum esemplare in fatto di scontri e opposizioni al sistema dell’arte ufficiale.
Pittore, performer, scultore, aizzatore di coscienze, poeta e prosatore di verità scomode, Di Caterino è la classica pecora nera che ogni sistema dell’arte che si rispetti deve possedere per non soccombere al pericolo degli standard e della normalizzazione. Insomma un artista fuori dalle righe, dai canoni e da ogni classificazione che opera spesso in sinergia con la compagna e artista Barbara Ardau”.
Barbara Picci, testo tratto da “I Sensi dell’arte”, Videolina.

“Il progetto artistico di Mimmo di Caterino di un’arte al servizio del pubblico, condividendo e donando i suoi autoritratti, crea un’opera relazionale in cui il linguaggio acquista la sua autenticità attraverso la condivisione della foto dell’opera col nuovo proprietario, si porta a compimento così il suo processo linguistico dell’arte”.
Francesco Cogoni, da “Linguaggi in Movimento”, Casa Melis, Capoterra (Ca).

“Mimmo Di Caterino sa benissimo cos’è il sistema dell’arte lo conosce a fondo e in baffo a chi si autoproclama artista o viene definito artista mette in pratica un’alta forma d’arte basata su una visione sociale dell’arte , sulla con-divisione e tutto torna quando scrive ” l’arte riproduce l’umano più dello sperma”.”
 Giovanna Cuturi

“Il primo aspetto che noi professori dobbiamo curare, ancor prima delle tecniche, è quella di formare donne e uomini che sappiano immaginare e vivere un territorio comune, un territorio condiviso, un territorio dove la relazione tra le parti restituisca un mondo migliore per tutti.
Il ruolo degli artisti in tutte le società della storia dell’uomo è stata proprio questa: indicare la strada per costruire un mondo migliore.
Le Accademie (di belle arti) sono state fondate per questo e credo che ogni allievo che si affacci a questo mondo, iscrivendosi ad uno qualsiasi dei corsi di un’accademia di belle arti, sia mosso da questo desiderio, da questo sogno, da questa utopia: immaginare e costruire un mondo migliore!
Mimmo Di Caterino è stato da subito uno di questi.
Un aspetto colpiva in particolare: la sua capacità e voglia di essere “trasversale”.
Trasversale alle idee, ai linguaggi, alle relazioni, alle arti, tessendo una rete di contatti che poi lo avrebbe portato a fondare un gruppo (il “Mario Pesce a Fore”) che si sarebbe occupato proprio di queste tematiche in maniera “inusuale” e originale.
Quello che conta, in questo ambito, è il fatto che Mimmo Di Caterino è stato sin dai tempi in cui era studente (ed ancor di più ora) un’anima libera, sempre pronta ad andare in fondo alle cose, senza fermarsi alla superficie, cercando sempre il confronto, anche polemico, ma mai sterile, alle volte anche spigoloso e duro, ma al di là della ragione o del torto, sempre rigoroso.
Appassionato e dissacrante, ha sempre prediletto le cause che coinvolgevano gli ultimi (vedi gli Ex Operai Rockwool) e le cause di interesse comune (vedi Accademia a Cagliari) con grande ardore e intelligenza.
Ecco, mi piace pensare che, Mimmo Di Caterino diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Napoli abbia ricevuto un mandato, quello di perseguire un’utopia, quello di provare a costruire un mondo migliore e, a me pare, quel mandato non l’ha mai perso.
E’ solidamente nelle sue mani.”
Franz Iandolo, Maestro di Nuove tecnologie e Media integrati, Accademia di Belle Arti di Napoli

“Mimmo è un Artista ma non solo, solo un pittore può captare tutti i meandri nascosti nel suo linguaggio.
Mimmo Di Caterino è di più di un artista, è ipercritico quando si muove nelle vastità recondite dei linguaggi dell’Arte, la sua è una visone delucidante e antropologica, una sapiente prospettiva di verità che si relaziona a altre prospettive.
Mimmo oltre ad essere un eccellente insegnante, vira in modo iperlucido verso grandi verità che ordina antropofisicamente in critiche validissime come le sue ultime opere, che non ha mai svalutato gettando via nel panorama luccicante delle opere senz’arte ne parte.
Mimmo è un artista critico che mai si butta nella vacuità senza significato.”
Antonio Murgia 

“E nei locali che ospitano il dormitorio è entrato anche Mad, il Museo di Arte diffusa di Fabio D’Achille grazie alla donazione di Mimmo Di Caterino un artista di Cagliari che ha voluto donare i suoi disegni.”
Fabio D’Achille, da “Latina Oggi” del 15-12-2018

“Di Caterino, napoletano di nascita e cagliaritano di adozione, dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, nel 1997 fonda la posse di artisti Mario Pesce a Fore che ha lo scopo di contestare e contrastare criticamente il sistema dell’arte globalizzata e mercificata. Rappresenta il più majakovskiano degli artisti operanti in Sardegna, animatore di dibattiti culturali e attivo sostenitore della lotta operaia, ha sostenuto attivamente la campagna di comunicazione mediatica e culturale degli ex lavoratori in presidio permanente a Campo Pisano ad Iglesias (Ca), attivando una rete di artisti solidali con la causa. Dal lavoro che presenta,#accademianuragica (2019), parte di un suo nuovo progetto, emerge la memoria della civiltà nuragica, rappresentata dalla potenza iconica di una statua di guerriero di Monte Prama (IX secolo a.C. circa), con i suoi profondi valori antropologici, cui si sovrappongono delle scritte che richiamano quelle sui muri pompeiani, così fittamente stratificate da rendersi a stento leggibili, in un processo di negazione della parola scritta, soffocata dalla sua stessa velocità di diffusione e bulimia, a cui sembra resistere in intelligibilità solo l’arte figurativa.”

Concettina Ghisu, Interferenze

Portfolio:
Domenico “Mimmo” Di Caterino nasce a Napoli il 7-8-73, vive e lavora tra la Sardegna ed il globo interconnesso e mobile.

2006 :
Collabora con la rivista d’arte internazionale “Flash Art” dalla quale viene poi allontanato e diffidato.
Comincia la collaborazione con la sua compagna e moglie di arte e di vita Barbara Ardau, nasce il “Santa Barbara open, free and full project”, un tentativo virale e performatico comportamentale per ridiscutere e rinegoziare i criteri qualitativi e meritocratici che regolano il sistema dell’arte.
Smette di dipingere e regolarmente si libera di tutta la sua produzione pittorica e plastico scultorea abbandonandola in luoghi pubblici di diverse città europee, moltissime a Napoli città con la quale non è mai riuscito a tagliare completamente i ponti.

2010 – 12:
Con Barbara Ardau dopo il “Santa Barbara Project” riprova a ragionare su possibilità concrete per rappresentare socialmente e culturalmente un altro sistema dell’arte, ritorna a creare; sostiene attivamente la campagna di comunicazione mediatica e culturale degli ex lavoratori Rockwool in presidio permanente a Campo Pisano ad Iglesias (Ca), attiva una rete di artisti solidali con la causa.
Sposa Barbara Ardau.
Ricomincia a lavorare in maniera “auto-didattica permanente” senza prendere troppo sul serio i suoi disegni su tela che considera appunti di percorso (processi e non prodotti).
Con la moglie Barbara Ardau organizza private esposizioni d’arte contemporanea nella loro automobile, processo di comunicazione del senso del fare artistico contemporaneo dove diventa complicato scindere tra arte, artista, spettatore e promotore (Tavor Art Mobil-T.A.M.Cagliari).
2012:
Con il  progetto“Mario Pesce a fore” accompagnato da Vito Ranucci, denuncia la triste condizione del sistema dell’arte italico al Cam di Casoria di Antonio Manfredi, con l’azione “Spam al Cam”.
Pubblica “Altro sistema dell’arte”.

2013 :
Partecipa con Barbara Ardau al Salone del Mobile di Milano con il progetto invisibile per “Tam Tam Scuola”.
Espone nel Museo a cielo aperto di Camo (CN), nella Home Gallery “Il purgatorio” di Somano; al venticinquennale dell’Accademia di Belle Arti di Sassari  ed al B.A.R.L.U.I.G.I. (TO) di Alessandro Bulgini.

2014 :
Collabora con “Napoli Art Magazine”.
Pubblica “Oltre il sistema dell’arte”, booksprint edizioni
“T.A.M.Cagliari”, Personale nella Galleria “Spazio 24” di Dogliani (CN).
“Moon”, Planetario di Palermo.
“Spaceespace”, Oratorium, Chiesa della Confraternita del Purgatorio, Ostuni, Brindisi.
Coordina il sito “Cagliari Art Magazine”.

2015:
Partecipa a “HUMAN RIGHTS? # LA CASA DELLA PACE | THE HOUSE OF PEACE” Rassegna internazionale di Arte Contemporanea a cura di Roberto Ronca, Fondazione Opera Campana dei Caduti – Rovereto (TN)
Partecipa a «BUS, YOUR STOP, MY ART», Caltagirone.
2015 – Diventa il Direttore Artistico di “Isola Plastica”, simposio e focus di Scultura ed Arti visive iglesienti che annualmente sonda lo stato di salute dei linguaggi plastici dell’arte contemporanea nell’isola.
Pubblica con la Booksprint “Dentro il sistema dell’arte”,

2016:
“Questa casa non è un albergo”, Officine Miramare a Reggio Calabria.
“Mi mancavano le stelle”, Been Viver a Milano.
“Focolai Sensoriali”, Casale di Teverolaccio, Succivo (CE).
“Su la donna”, ResPublica, Alghero (SS).
Artist’s Books, crossroads of arts , Library of Bethlhem University. West Bank. Bethlhem. Palestine
“Human Rights? #Diversity?”, Fondazione Opera Campana dei caduti/Rovereto/TN
“Treize”, Terza Biennale internazionale d’Arte, Atelier Galerie Treize, Rue Sainte Croix, Ille sur Tet, France.
Pubblica “Artfucking” con Caosfera Edizioni.

2017:
“Research”, “Palazzo della ceramica”, Caltagirone.
“Martirio Plastico”, Primo Simposio Internazionale di Scultura di Capoterra.
Human Rights-H2O,  Fondazione Opera Campana dei caduti/Rovereto/TN
“Opera frattale subappaltata”,  Fondazione Granata Braghieri, Imbersago (Lecco)
“Sardegna contemporanea” al Man di Nuoro presentata da AskosArte
“Comprendere integra”,  Ex Ospedale San Rocco, Piazza San Giovanni, Matera
Biennale del Libro d’Artista, Castel dell’Ovo, Napoli
Simposio d’Arti Visive, Iglesias, Piazza Municipio
Testimonianze, Residenza d’Artista, Forza d’Agrò (Messina).
Milano e oltre tutto incluso, Camera del Lavoro, Milano.
Pubblica su Amazon  “RockBus, storia di un museo nato rottamato”
Pubblica su Amazon “Artist bullshit job: Artista lavoro di merda”.
Pubblica “Shitstorms on Academy” con Caosfera edizioni, 

2018
Pubblica con la booksprint edizioni “Other Academy”.
Il piacere nei libri, rassegna d’arte erotica, Maschio Angiono (Napoli)
‘HUMAN RIGHTS?’ #EDU, FONDAZIONE OPERA CAMPANA DEI CADUTI ROVERETO – TRENTO – ITALIA
Acque, Teatro Civico di Castello, Cagliari
“Morgana vede, Festival dello Stretto – Arte contemporanea e Scienza”, Reggio Calabra (Grande Albergo Miramare); Stretto di Scilla e Cariddi (Caronte telepass), Messina (Palazzo Zanca).
“Skulls”, Palazzo Ceramico, Caltagirone
“Segni e materia, un viaggio nel contemporaneo”,  la galleria la Baronia di Forza d’Agrò, diretta dall’artista Roswitha Gruber.
“L’Acqua”, Matera – La Mostra Permanente Internazionale del Libro d’Artista “, presso la Biblioteca provinciale “T. Stigliani”.
“Arte in Transito”, Latina, Roma

2019
Pubblica su Amazon “L’Accademia a Cagliari? S’adda fare!”
“MPA Four” al Mac di Caserta
Realizza la Scultura “Accademia Nuragica” a Capoterra.
“Interferenze”, Arte in Sardegna 1944-2019, Chiesa di Santa Croce, Rivoli (To)
“Biennale del libro d’artista”, Complesso monumentale San Domenico Maggiore (Na)
“#Clima-Human Rights”, Fondazione opera campana dei caduti, Rovereto
Entra nella collezione “ErosMart”, il Museo dell’Erotismo, delle scienze, dell’arte e della narrativa dell’Eros di Salerno.
“ResistrOn”, Mostra personale presso il Nuraghe Cuccurada-La Fortezza di Mogoro.
“I’m not the plastic man” mostra internazionale di Arte Postale al MAV di Ericolano.
“Natale ad arte”, Museo Irpino di Avellino.

2020
“DecorAzioni”, Officina d’arte fotografica e contemporanea Dadaboom di Viareggio
Il suo progetto di realizzazione delle Sculture “Accademia Nuragica” viene interrotto a causa del Covid 19.
Espone nell’ Ischia Street Art Gallery di Salvatore Iacono dei suoi disegni poster su carta da spolvero.

LOCKDOWN SOCIAL
30 MAG 2020
VIA GIACOMO GENOVINO – FORIO (ISCHIA)

Banksy , scriverebbe…

Paolo Masi. Pittura, vibrazione e segno: 60 anni di ordinata casualità

FerrarinArte di Legnago (VR) promuove, dal 16 maggio al 14 giugno 2020, la mostra virtuale di Paolo Masi, ” Pittura, vibrazione e segno. 60 anni di ordinata casualità“, a cura di Matteo Galbiati, per consentire ad appassionati e collezionisti che non abbiano avuto la possibilità di vistare l’esposizione reale, allestita poco prima del lockdown presso il Palazzo del Monferrato di Alessandria, di approfondire ugualmente la ricerca dell’artista attraverso un percorso inedito, fruibile liberamente da computer, tablet e smartphone.

L’esposizione comprende una selezione di capolavori realizzati da Paolo Masi (Firenze, 1933), maestro indiscusso nel panorama storico-artistico italiano, negli ultimi sessant’anni della sua intensa, variegata e prolifica attività di studio e sperimentazione.

Sarà possibile fare esperienza della mostra virtuale direttamente dalla propria abitazione, accedendo al sito www.ferrarinarte.it/vgallery/Paolo_Masi/index.html. Il visitatore sarà accolto da un tour virtuale per garantire una visione d’insieme delle due sale che compongono il progetto. In qualunque momento, sarà possibile interrompere la navigazione automatica, soffermandosi su un’opera in particolare o seguendo un itinerario personalizzato. Nella prima sala, oltre alle opere, sono inoltre presenti alcuni pannelli esplicativi, il catalogo sfogliabile ed un video in cui il curatore Matteo Galbiati ripercorre insieme all’artista la mostra allestita al Palazzo del Monferrato di Alessandria.

«L’esperienza di Paolo Masi – scrive il curatore – costituisce un’importante testimonianza che lo colloca nel pieno del dibattito artistico che ha connotato il panorama italiano, e non solo, a partire dalla fine degli anni Cinquanta e che ha messo in forte discussione, se non vera e propria crisi fondante, la pittura. Masi ricorre, senza mai tradirlo, al mezzo pittorico come strumento ancora efficace nel pronunciamento originario e perdurante nella sua attualità rinnovata e rinnovabile, essenziale nel definire un complesso meccanismo di relazioni con chi osserva. Masi, in definitiva, salva la pittura modificandola continuamente; lasciandosi stupire accetta il senso di una libertà d’azione che diviene salvifica. Egli ricerca e sperimenta, con convinta determinazione, la possibilità agente del fatto pittorico, il suo essere testimonianza concreta e attiva, presente e valida, non solo nella contemporaneità artistica, ma anche nella sua estensione di valore sociale. Nell’opera dell’artista fiorentino comprendiamo che la radice e l’essenza del suo rinnovamento e della sua messa in discussione costante è il cercare la verità del reale, nel coglierne le indicazioni come metafore di una possibile trasfigurazione dell’immagine del dipinto semplicemente respirando appieno il vivere del mondo».

L’esposizione virtuale integra ed arricchisce la mostra reale, presentata nel 2020 al Palazzo del Monferrato di Alessandria. Un progetto organizzato dall’Associazione Libera Mente Laboratorio di Idee, presieduta da Fabrizio Priano, nell’ambito della Biennale d’Arte di Alessandria OMNIA III Edizione 2020, in collaborazione con la Camera di Commercio di Alessandria e con FerrarinArte e Kromya Art Gallery, con il patrocinio di Regione Piemonte, Provincia di Alessandria, Comune di Alessandria.

Per informazioni: T. +39 0442 20741, info@ferrarinarte.it, www.ferrarinarte.it.

Paolo Masi nasce a Firenze nel 1933, dove vive e lavora. Dopo aver elaborato negli anni Cinquanta e Sessanta un’attività articolata, complessa e diversificata, si avvicina alle contestuali esperienze analitico-riduttive, scomponendo e riorganizzando sul pavimento e contro le pareti aste di alluminio, specchi, fili o piccole stecche di plexiglas colorato, che estendono anche alla terza dimensione la ritmicità dello “spazio-colore”. La fase successiva coincide con il ritorno alla bidimensionalità attraverso il progetto “Rilevamenti esterni – conferme interne” (1974-76), elaborazione che egli sviluppa all’esterno e all’interno del suo studio con le “Tessiture” (tela grezza cucita) e i “Cartoni” da imballaggio, dove utilizza per la prima volta adesivi trasparenti e coprenti, facendo emergere la struttura interna del materiale. Partecipa alla Biennale di Venezia (1978); alla XI Quadriennale romana (1986); alle mostre “Kunstlerbücher” di Francoforte e “Erweiterte Fotographie Wiener Secession” di Vienna (1980); alla mostra parigina sul libro d’artista (Centre Georges Pompidou, 1985), ad “Arte in Toscana 1945-2000” (Palazzo Strozzi, Firenze, Palazzo Fabroni, Pistoia, 2002) e alla mostra “Pittura Analitica. I percorsi italiani 1970-1980” (Museo della Permanente, Milano, 2007). Le opere successive sono i “Contenitori di forma colore”, le “Serialità” e nuovamente i “Cartoni” (superfici di vario tipo: legno, tela, carta), sulle quali l’artista interviene con una complessa operazione pittorica. La serie di plexiglas “Trasparenze”, iniziata nel 2000, dipinta con la tecnica della vernice spray, permette all’artista di operare una nuova definizione dello spazio attraverso “sollecitazioni cinetico-cromatiche” di luci e ombre. Nel 2016 partecipa alla mostra “Interrogare lo spazio” (FerrarinArte, Legnago VR) e nel 2017 alla mostra “Pittura analitica. Origini e continuità” (Villa Contarini, Piazzola sul Brenta PD e Rocca di Umbertide PG).

PAOLO MASI. Pittura, vibrazione e segno. 60 anni di ordinata casualità
A cura di Matteo Galbiati
Allestimento inedito e mostra virtuale

FerrarinArte, Legnago (VR)
16 maggio – 14 giugno 2020

Segnalato da CSArt di Chiara Serri
Via Emilia Santo Stefano 54
42121 Reggio Emilia

Gallerie d’arte: Angamc scrive al ministro Franceschini

L’ Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, unica voce a livello nazionale a rappresentare la categoria dei Galleristi, ha inviato una lettera al Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, on. Dario Franceschini, per sollecitare l’apertura di un immediato dialogo su temi strategici per un settore duramente colpito dalla prolungata chiusura degli spazi espositivi e dalla sospensione degli eventi fieristici; provvedimenti che hanno aggravato ulteriormente un mercato già in sofferenza a causa di norme restrittive e anacronistiche che non trovano corrispondenza nei concorrenti paesi esteri.

Preso atto dei provvedimenti adottati dal Governo per fare fronte alla grave emergenza sanitaria che ha colpito anche il nostro Paese e atteso l’avvio della “Fase 2”, il presidente Mauro Stefanini e il Consiglio direttivo dell’Angamc hanno ritenuto doveroso, nel rispetto degli associati e di tutta la categoria, richiamare l’attenzione del Governo sulla necessità di dare risposte concrete e immediate alla filiera artistica e in particolare al sistema delle gallerie.

Il settore conta circa 500 gallerie d’arte, il cui forte impatto economico, culturale e sociale sul Paese è facilmente immaginabile. Basti pensare alle 5.000 mostre private realizzate ogni anno, ai 10.000 posti di lavoro creati da attività di gallerie, artisti, curatori, restauratori e trasportatori specializzati, agli ingenti investimenti in cultura per un volume d’affari di centinaia di milioni di euro, a cui si aggiunge tutto l’ indotto che arricchisce il tessuto economico delle città, in particolare nei settori turistico, alberghiero, ristorativo e fieristico.

Quest’ultimo rappresenta l’occasione principale per le gallerie di fare mercato, generando affari per circa il 70% dell’intero fatturato. La prospettiva, sempre più concreta, di posticipare o annullare le principali manifestazioni fieristiche nazionali e internazionali sta creando nella categoria una diffusa preoccupazione. Questa eccezionale fase di crisi potrebbe, infatti, mettere in discussione la riapertura di molte gallerie in Italia, rischiando così la perdita di un know how unico al mondo, oltre ad un’opportunità di crescita e sviluppo per tutto il Paese.

La maggior parte delle gallerie d’arte sono piccole imprese con lavoratori dipendenti e reti di artisti che fanno affidamento esclusivamente su ricavi generati dalle vendite delle gallerie stesse. L’inattività di questo periodo e la conseguente perdita di entrate renderanno sempre più difficile per queste gallerie sostenere i costi dei propri addetti e supportare gli artisti.

«In questa fase – dichiara il presidente Mauro Stefanini – accogliamo favorevolmente gli interventi del Governo mirati alla concessione di esenzioni, a momentanei blocchi dei pagamenti di mutui e utenze, alla proroga dei pagamenti F24 e altre eventuali imposte, ma riteniamo fondamentale riprendere il dialogo su temi strategici per la categoria, come Art Bonus, IVA primo mercato, IVA importazioni e SIAE / diritto di seguito, che abbiamo già avuto modo di portare all’attenzione del Ministero della Cultura e che saranno fondamentali per porre le basi per il rilancio del Sistema dell’Arte. L’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea è pronta e disponibile a dare tutto il suo supporto al ministro Franceschini e per questo auspica l’apertura di un tavolo di confronto post emergenza. Musei, artisti, operatori e collezionisti condividono le stesse preoccupazioni e la politica ha il dovere di ascoltarli».

Angamc – Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea nasce nel 1964 presso l’Unione Commercio, Turismo e Servizi di Milano come Sindacato Nazionale Mercanti d’Arte Moderna; nel 2001 assume la sua attuale denominazione. Suo obiettivo primario è di rafforzare sempre più la struttura del mercato dell’arte incentivandone le potenzialità grazie alla professionalità degli operatori, anche con interventi in ambito giuridico e amministrativo. La figura e l’attività del gallerista sono così definite con chiarezza nei loro aspetti giuridico-amministrativi, culturali, etici e sociali. L’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, organizzata in sei delegazioni distribuite sull’intero territorio nazionale, ha lo scopo di rappresentare e tutelare, in ogni sede, gli interessi morali, economici e culturali della categoria. In campo internazionale, Angamc aderisce a Feaga – Federation of European Art Galleries Association.

Per informazioni: T. +39 02 866737, info@angamc.com, www.angamc.com, www.facebook.com/angamc.official/, www.instagram.com/angamc_official/

Segnalato da CSArt di Chiara Serri

ARTISTAMPS – Interfolio all’Encyclopedie Covid-19

Dopo la Collettiva Internazionale “#Globalviralemergency /Fate Presto”, ecco un altro evento sul problema urgente della pandemia capitalistica globale da Coronavirus 2020 dal titolo “ARTISTAMPS / Interfolio all’Encyclopedie Covid-19”, con una lettura puntuale di come intendere l’ Artistamps d’ artista.

Encyclopedie-COVID-19

Una indagine planetaria che vuole sottolineare la diversa creatività prodotta dagli artisti “marginali attivi” non uniformati al sistema ufficiale dell’arte. Lo scopo della mostra è stato quello di creare una serie di “Interfoli” collettivi, sei in tutto, per un possibile volume enciclopedico del problema COVID-19 che potesse aggiornare idealmente quel compendio del sapere sulla realtà naturale degli eventi e dei meccanismi che regolano e magari sconvolgono, come per esempio oggi, l’umana l’esistenza.

Insomma, una sorta di pagina aggiuntiva inserita in un libro, in una nuova enciclopedia tra pagina e pagina per inserire appunti, – oppure come in questo caso – delle immagini, dei francobolli d’artista pensati come una interferenza e una presa di posizione tra i dati noti e meno noti della conoscenza umana.

Con il termine Artistamps, si intendono i “Francobolli d’Artista”, le creazioni grafiche degli artisti (francobolli errati, non ufficiali e non postali) che orbitano di preferenza nella Mail Art, nella Poesia visiva e più in generale nella cosiddetta arte Concettuale, opere che ricordano e reinterpretano in maniera originale le affrancature emesse dai Servizi postali ufficiali delle varie nazioni.

Perché possano venire considerati francobolli d’artista (artistamps), i lavori devono avere forma di francobollo, che poi questa forma base venga spesso stravolta fa parte dell’operazione artistica, sempre nel limite che essa sia ancora riconoscibile e quindi possa essere ancora recepita visivamente in quanto tale.

Per far sì che un limite venga davvero superato occorre che ci sia la premessa e quindi l’illusione di avere in mano un “francobollo”. Tuttavia, se sono “in forma di francobollo”, non vuol dire necessariamente che i francobolli d’artista “lo sono davvero” quindi, non sono semplici creazioni tipografiche a valore legale in funzione di una reale spedizione postale.
Si considera provvisoriamente la forma di un francobollo per indicare una funzione momentanea, per poi, magari trovare subito dopo un diverso ordine e sbocco linguistico, diventando molto spesso efficace messaggio poetico capace di viaggiare e superare barriere e limiti fittizi.

Le opere di Artistamps, spedite per posta viaggiano da un capo all’altro del pianeta e molto spesso si completano con i timbri. buste, e i francobolli sono la chiara testimonianza di un viaggio che si arricchisce sempre più di nuove proposte comunicative diventando molto spesso parte dell’opera stessa. Ecco svelato il potere dirompente, trasformatore e liberatorio della parola “In Forma” capace di dominare, nonostante la provvisoria condizione di condividere in parte le caratteristiche base di un francobollo.

In questa rassegna internazionale vengono presentati 6 fogli collettivi di 12 Artistamps ciascuno con 72 opere da altrettanti artisti internazionali che si sono confrontati da diverse latitudini del globo sul problema urgente della pandemia capitalistica planetaria da COVID-19, mettendo in mostra, le difficili contraddizioni dell’attuale precaria società dei consumi.

Artisti presenti: Vittore Baroni, Alexander Limarev, Anna
 Boschi, Carl T. Chew, Coco Gordon, Ernesto Terlizzi, Fernando Aguiar, Filippo Panseca, Gabi Minedi, Gianni Marussi, Giovanni Bonanno, Giovanni Fontana, James Felter, John M. Bennett, John Held, Jose Molina, Lamberto Pignotti, Kiki Franceschi, Leonor Arnao, Luc Fierens, Lars Schumacher, Luisa Bergamini, Mauro Molinari, Oronzo Liuzzi, Paolo Gubinelli, Paolo Scirpa, Patrizio Maria, Pier Roberto Bassi, RCBz RCBz, Reid Wood, Rosalie Gancie, Ruggero Maggi, Ryosuke Cohen, Serse Luigetti, Natale Cuciniello