Monumenti impermanenti – Conversazione

In occasione della mostra Monumenti impermanenti di Stefano Romano, a cura di Gabi Scardi, la Fondazione Adolfo Pini organizza, lunedì 18 novembre alle ore 18.30, una conversazione con l’artista e Lisa Parola sul tema del ‘monumento‘.

Stefano Romano, attraverso i suoi lavori, suggerisce l’idea che il ‘monumento’ possa perdere la propria assertività e da ‘Stabile e autorevole’, come normalmente viene percepito, appare diventare precario – impermanente – acquistando al contempo in termini di umanità. Nei lavori esposti in mostra Stefano Romano parla di confini, convivenza, accoglienza, tragedia e fallimento. Mette in discussione la rigidità di modi e concetti per lasciare spazio a una nuova percezione di ciò che ci circonda e contribuire così all’emergere di nuovi modi di vedere le cose.

L’artista dialogherà con Lisa Parola, che sul tema del monumento riflette da anni. Lisa Parola evidenzia due diversi orientamenti di ricerca possibili attraverso i quali l’arte ha scelto interrogare le differenti narrazioni del corso del XX secolo. Il primo orientamento prevede una rivitalizzazione ovvero un nuovo movimento rispetto al susseguirsi intricato di fatti, momenti e situazioni che accompagnano la fine del Novecento. Il secondo è rivolto alla reminescenza, intesa quale atto di consapevolezza, che il filosofo Paolo Rossi definisce come l’atto del cercare nel passato di riafferrare un pezzo di storia che è scomparso, perché ogni monumento è il risultato di un fragile equilibrio tra storia e immaginario.

È nel difficile passaggio tra XX e XXI secolo – dove convivono le tensioni tra una storia lineare e una storia in tempo reale, caratterizzata da una pluralità di voci e da un accumulo di date e dati – che il monumento torna ad avere voce e visibilità” afferma Lisa Parola.

Lisa Parola è laureata in storia dell’arte moderna all’Università di Torino. È co-autrice di varie pubblicazioni e ricerche, in particolare in tema di politiche culturali, sistema dell’arte e territorio. Nel 2013 è stata nominata mediatrice culturale per la candidatura di Matera a Città capitale europea della Cultura. Dal 2007 al 2014 ha insegnato nel Master in Management, marketing e multimedialità per i beni e le attività culturali del Corep di Torino. Fino al 2010 è stata collaboratrice del quotidiano “La Stampa” in qualità di giornalista di arte contemporanea. È socia fondatrice di a.titolo. Dal 2016 al 2019 è stata curatrice del programma culturale per Fondazione Sardi per l’Arte di Torino e ha collaborato con artisti come Fatma Bucak, Giuseppe Gabellone, Jorge Macchi e importanti istituzioni come l’Università degli Studi di Torino e spazi indipendenti come il progetto Quartz. Attualmente collabora con la Fondazione Merz e l’Università degli Studi di Torino.

Lunedì 18 novembre 2019 ore 18:30

CONVERSAZIONE CON STEFANO ROMANO E LISA PAROLA

Introduce Gabi Scardi
Evento collaterale alla mostra

MONUMENTI IMPERMANENTI di Stefano Romano

(Fino al 20 dicembre)

Fondazione Adolfo Pini – Corso Garibaldi 2, Milano

Ingresso gratuito

www.fondazionepini.net

Artisti in mostra a Santa Teresa dei Maschi

Ricominciano le attività della Contraccademia, progetto di Bibart Biennale Internazionale d’Arte di Bari volto alla scoperta dell’arte e dei luoghi d’arte, spesso poco conosciuti: fino al 31 gennaio in mostra a Santa Teresa dei Maschi (Str. Santa Teresa dei Maschi, 26) artisti provenienti da tutta Italia e dall’estero.

La Galleria permanente sarà aperta dal martedì al venerdì dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30 e il sabato dalle ore 16.00 alle ore 20.00. Ingresso gratuito.

“Contraccademia”: l’arte come germoglio di condivisione, incontro/confronto. Nello spazio di Santa Teresa dei Maschi, il pubblico può contemporaneamente guardare una mostra e vedere artisti al lavoro o che discutono, chiunque potrà inserirsi nel dialogo, oppure osservare come nasce un’opera: un vero e proprio condominio dell’arte.

Noi vogliamo un’arte che non deve essere nè sottovalutata e nemmeno sopravvalutata dai critici d’arte, dalle aste evento, dai galleristi, vogliamo che gli artisti possano e debbano incontrarsi, confrontarsi liberamente tra di loro e con chiunque, senza schemi economici o pseudo intellettuali, una crescita umana basata su chi costruisce negli anni con etica il proprio lavoro e si mette al servizio di quel pubblico che pensa che l’arte sia un incontro, una occasione: un pensiero in libertà e di libertà. Siamo schierati dalla parte degli artisti del passato che ci hanno aiutato a rendere le immagini di ieri così vicine ai pensieri di oggi e allo stesso tempo sosteniamo la contemporaneità che traccia il nostro cammino.” Gli artisti della Contraccademia

Nomi artisti in esposizione:
Damiano Bitritto, Cesare Cassone, Marco Ciccarese, Anna Cristino, Emanuela De Franceschi, Miguel Gomez, Giancarlo Montefusco, Marialuisa Sabato, Azio Speziga, Carmen Toscano, Pasquale Conserva, Roberto Capriolo, Vito Valenzano, Ryma Almozyyen.

Sei un artista? “Esci dal tuo studio, porta il tuo cavalletto e vieni a dipingere con noi.”

Per info
www.facebook.com/bibartbiennale/
Telefono: 345 511 9994

Ludmila Kazinkina

Ludmila Kazinkina nasce nel 1975 a Kaluga, dove frequenta la Scuola d’Arte. Si trasferisce prima a Mosca e poi in Italia, risiedendo in diverse città. Attualmente vive e lavora tra Parma e Mosca.

Ha preso parte a numerose esposizioni personali, tra le quali “Baba Yaga” (Reggio Emilia, 2009), “Golem” (Parma, 2009), “Vedma” (Milano, 2010), “Solaris” (Kaluga e Tarusa, 2010), “Mirroring Margarita” (Berlino, 2011), “Mondi paralleli” (Mosca, 2011), “Wild women” (Reggio Emilia, 2012), “Gli abissi della femminilità” (Singapore, 2012), “The Abysess of Femmininity” (Pechino, 2013), “Anima selvaggia / Дикая душа” (Salekhard, 2014), “The Secret” (Kaluga, 2015), “Il silenzio dell’acqua” (Treviso, 2017), “Tarkovskij: La forma dell’anima” (Parma, 2018), “La forma dell’anima” (Bibbiano, Reggio Emilia, 2019), “Nei tratti di Psiche. Spirito nudo. Spirito animale” (Villorba, Treviso, 2019), partecipando alla 54. Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Regione Emilia Romagna (Parma, 2011) e a diverse fiere d’arte, tra cui Art Stage (Singapore, 2013).

Sue opere sono presenti al Copelouzos Family Art Museum di Atene e alla Pistorio Foundation di Singapore. Nel 2016 e nel 2019 è risultata tra i finalisti di “Arteam Cup”, con esposizioni ad Alessandria e Sanremo (IM).

 

Ludmila Kazinkina, Mindfulness
A cura di Chiara Serri
Galleria 8,75 Artecontemporanea, Reggio Emilia
16 novembre – 7 dicembre 2019
Inaugurazione: sabato 16 novembre, ore 17.00

La Galleria 8,75 Artecontemporanea è aperta al pubblico di martedì, mercoledì, venerdì e sabato con orario 17.30-19.30 oppure su appuntamento. Ingresso libero.
Per informazioni: tel. 340 3545183, ginodifrenna875arte@yahoo.it, www.csart.it/875, www.facebook.com/galleria875

Giovanni Andrea Donducci

Giovanni Andrea Donducci detto IL MASTELLETTA per via del padre “che faceva i mastelli” (Malvasia), nacque a Bologna nel 1575 e qui si spense nel 1655, alternando la sua attività fra la città natale e Roma. Pur nella scarsità di notizie sugli anni giovanili, dovette svolgere l’apprendistato presso l’Accademia degli Incamminati, continuando a seguire il magistero di Ludovico Carracci anche dopo la partenza di Annibale e Agostino per Roma nel 1595, almeno fino a quando non si legò a Pietro Faccini e all’Accademia alternativa da lui fondata a Bologna, sul filo di una ‘bizzarria’ presto condivisa dal Mastelletta. Ma soprattutto trovò i suoi modelli nel grande Manierismo emiliano, dal Parmigianino a Niccolò dell’Abate.

Si trasferì a Roma una prima volta intorno al 1600, l’anno del Giubileo che richiamò nella città papale numerosi artisti anche da Bologna, e, dopo un periodo nella città natale, nuovamente dal 1608 al 1611. Molte sono le committenze romane documentate nel primo decennio del Seicento e poco oltre, e molte le presenze di suoi dipinti nelle collezioni delle grandi famiglie, gli Spada, i Borghese, i Pamphilij, i Santacroce, i Barberini, e i Giustiniani, il Cardinale Benedetto e il marchese/banchiere Vincenzo, dalla cui quadreria provengono le due grandi tele di soggetto biblico Sansone e Dalila e L’offerta di Abigail a David databili al 1612/13.

All’inizio del secondo decennio tornò definitivamente a Bologna, dove continuò la sua produzione di pitture di paesaggio, arricchita dagli incontri romani con i pittori paesaggisti provenienti dal Nord Europa, in primis Adam Elsheimer. Numerose le committenze dagli ordini religiosi: i Francescani (tra le opere superstiti le Dodici storie sacre ora in Pinacoteca, 1611/12 ca.), e di grandissima rilevanza quelle dei Domenicani, che in occasione della celebrazione del Capitolo dei Padri Domenicani previsto per il 1615, e verosimilmente su indicazione di Benedetto Giustiniani, Cardinal Legato a Bologna dal 1606 al 1611, gli affidarono gran parte della decorazione della Cappella dell’Arca nella Basilica di San Domenico: le lunette, i pennacchi, i sottarchi, e i due teloni laterali (1613/15). Datano al terzo decennio la decorazione della cappella dei Falegnami in Santa Maria della Pietà e le due tele laterali della Cappella Spada in San Paolo Maggiore, e al 1630 l’avvio dei lavori nella Basilica dei Servi. Le ultime notizie documentarie si riferiscono a pagamenti del 1639, mentre nessuna notizia è pervenuta sull’ultimo periodo della vita dell’artista.

Presentazione delle opere di Andrea Donducci detto il MASTELLETTA
Sansone e Dalila e L’offerta di Abigail a David

Mercoledì 20 novembre, ore 17.00
Aula Gnudi | Pinacoteca Nazionale di Bologna
via delle Belle Arti, 56

Ingresso fino a esaurimento posti

Per informazioni:
Società di Santa Cecilia – Amici della Pinacoteca Nazionale di Bologna
Via delle Belle Arti 56, Bologna
santacecilia.bo@libero.it
www.societasantacecilia.it

JOBS – Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale

Negli anni Novanta, con i primi effetti dei processi della globalizzazione sull’economia italiana, il tema della deindustrializzazione entra all’attenzione dei media e del dibattito sulla città industriale condotto da architetti, urbanisti e sociologi del lavoro. Tuttavia, le tematiche inerenti al lavoro sono rimaste per lungo tempo sullo sfondo di una generale trasformazione dell’economia e della società, al punto che i media, la letteratura, il cinema e la fotografia se ne sono occupati solo marginalmente, come uno dei tanti effetti prodotti su larga scala dalla globalizzazione.

A seguito delle recenti crisi economiche, il tema della disoccupazione e della trasformazione del lavoro, anche in relazione alla rivoluzione digitale, ha avuto ripercussioni a livello politico e sociale, con un’improvvisa accelerazione nell’ultimo decennio. Con la Quarta rivoluzione industriale, caratterizzata da un forte impulso all’automazione, il lavoro sembra diventato invisibile nei flussi governati dagli algoritmi, ma in realtà ha assunto nuove forme in rapporto alla tecnologia e al territorio, diventato quest’ultimo, una vera e propria “fabbrica a cielo aperto”. La fotografia contemporanea si è preoccupata in questi decenni di sottolineare l’aspetto immateriale del lavoro e la dimensione astratta dei processi produttivi e delle nuove tecnologie ma forse manca una visione più approfondita e puntuale sulle nuove forme del lavoro e degli spazi della produzione.

Il progetto di ricerca di Linea di Confine, si propone pertanto di contribuire a una maggiore conoscenza delle forme e degli spazi assunti dal lavoro in questi ultimo decenni, attraverso una mostra, una giornata di studio aperta al pubblico e un concorso fotografico under 35.

Le tre iniziative sono fra loro correlate e si propongono al pubblico e ai partecipanti ai lavori della giornata di studio, come un laboratorio aperto alla discussione e al confronto sul tema del lavoro nell’epoca della quarta rivoluzione industriale, i cui esiti potranno essere utili nella preparazione di future indagini sul territorio.

La mostra collettiva inaugurerà sabato 16 novembre 2019 alle ore 13 all’Ospitale di Rubiera (Reggio Emilia), con opere prodotte recentemente sul tema da autori e collettivi come Michele Borzoni di TerraProject, con la serie Workforce, dove la “forza lavoro” è analizzata in vari contesti lavorativi, dall’Icommerce, ai call center, all’impegno di mano d’opera a basso prezzo nei lavori agricoli stagionali (2017), Allegra Martin con la serie I luoghi e i lavori 4.0 (2017), un progetto a cura della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, realizzata in collaborazione con la Fondazione Mast di Bologna, Andrea Paco Mariani, del collettivo SMK VideoFactory, con il video The Harvest, (2017) realizzato nelle campagne dell’Agro Pontino, dove viene impiegata in lavori agricoli mano d’opera indiana a basso costo, di William Guerrieri con la serie Bodies of Work (2018), un’indagine sul lavoro e il corpo, in rapporto alla tecnologia, alla Saipem di Marghera e nelle aree circostanti Fincantieri, realizzata per il Comune di Venezia, di Andrea Simi con la serie Poimec, realizzata su una piccola azienda situata nel Tecnopolo di Moncalieri, in Piemonte, che opera prevalentemente sui mercati internazionali (2019).

Oltre a queste opere saranno esposte fotografie provenienti dalla collezione di Linea di Confine, come la serie Ferrari’s Factory di Olivo Barberi realizzata nel 2003 e la serie Seccoumidofuoco di Paola De Pietri, realizzata nel 2013 nel distretto della ceramica di Fiorano Modenese, alcune fotografie degli anni Novanta in dialogo fra loro, sia per i contenuti che per gli aspetti formali, di Stephen Shore (dalla serie Luzzara, 1993) e Guido Guidi (dalla serie Lestans, 1998, da collezione privata), che ritraggono operai al lavoro su macchine utensili.

Infine, nel contesto della mostra saranno esposti gli esiti del concorso fotografico Under 35, (maggiori informazioni al sito www.lineadiconfine.org) che prevede l’esposizione delle ricerche di almeno 10 giovani autori sui temi della manifestazione.

Sempre sabato 16 novembre 2019, si terrà contestualmente alla inaugurazione delle mostre, dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 19 una Giornata di studio, con i saluti di Laura Moro (IBC Regione Emilia-Romagna) e con la partecipazione del sociologo Aldo Bonomi, dell’urbanista Stefano Munarin, dello scrittore Gianfranco Bettin, dell’architetto Claudio De Gennaro, lo storico della fotografia Antonello Frongia, dei fotografi Jorge Ribalta (Spagna), Olivo Barbieri, Michele Borzoni, William Guerrieri, Andrea Pertoldeo, Andrea Simi e del regista Andrea Paco Mariani.

JOBS – Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale

Inaugurazione: sabato 16 novembre alle ore 13, alla presenza delle autorità e degli autori.
Periodo mostra: 17 novembre – 22 dicembre 2019 Ingresso libero
Giornata di studio: Sabato 16 novembre dalle ore 10 alle ore 13 e dalla ore 15 alle ore 19. Partecipazione a iscrizione gratuita entro il 15 novembre: info@lineadiconfine.org

17 novembre – 22 dicembre 2019
Sabato, domenica e festivi 10-13 / 16- 19

Altri giorni su appuntamento

Ingresso libero

Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea
Associazione culturale
L’Ospitale, Rubiera, RE
Via Fontana 2 42048 Rubiera RE
info@lineadiconfine.org

www.lineadiconfine.org

Gli artisti di JOBS

Il 16 novembre presso l’Ospitale di Rubiera (Reggio Emilia) Linea di Confine presenta la mostra collettiva JOBS. Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale.

Olivo Barbieri nasce Carpi (MO) nel 1954 e inizia ad esporre nel 1978. La sua ricerca si concentra inizialmente sull’illuminazione artificiale nella città europea e orientale. Dal 1989 viaggia abitualmente in Oriente, soprattutto in Cina e nel 1996, il Museum Folkwang di Essen, gli dedica un’importante retrospettiva. Ha realizzato le serie: site specific_ fotografie e film (2003–2013), che coinvolge più di 40 città nel mondo, Parks (2006–2015), Real Words (2008–2013), Images (1978–2007), Virtual Truths (1996–2002), Artificial Illuminations (1980–2014). Ha esposto nei più importanti musei, istituzioni e festival internazionali tra i quali, MoMA San Francisco, Sundance Film Festival, Centre Pompidou, Tate Modern, Walker Art Centre Minneapolis, Jeu de Paume. Nel 1993, 1995, 1997, 2011 e 2013 partecipa alla Biennale di Venezia, nel 2003 partecipa alla Triennale di fotografia e video all’ICP di New York e nel 2006 alla II Biennale di Siviglia. Nel 2015 il MAXXI di Roma presenta la retrospettiva, Immagini 1978-2014. Due film della serie site specific_fanno parte della collezione del MoMA New York. Sull’opera dell’artista sono state pubblicate più di 50 monografie e cataloghi.

Aldo Bonomi nasce nel 1950 a Sondrio. Conseguita la laurea in Sociologia, nel 1984 ha fondato l’istituto di ricerca Consorzio A.A.S.TER. di cui è direttore. Mantenendo al centro del suo interesse le dinamiche sociali, antropologiche ed economiche dello sviluppo territoriale, è stato consulente della Presidenza del CNEL e ha scritto per il Corriere della sera (1997-2004). Dal 2005 cura la rubrica “Microcosmi” per Il Sole 24 ore e dirige la rivista Communitas. Tra le sue numerose pubblicazioni, Il trionfo della moltitudine, (Boringhieri, 1996), La comunità maledetta. Viaggo nella coscienza di luogo, (Edizioni comunità, 2002), ll rancore. Alle radici del malesse nel Nord (Feltrinelli, 2008), Sotto la pelle dello stato. Rancore, cura, operosità (Feltrinelli, 2010), La società circolare (con altri autori, Comunità concrete, 2016).

Gianfranco Bettin nasce nel 1955 a Marghera, Venezia. Narratore, saggista e ricercatore, ha pubblicato vari romanzi fra i quali Qualcosa che brucia (Garzanti, 1989), Sarayevo Maybe (Feltrinelli, 1994) e più recentememnte Craking (Mondadori, 2019). Tra i saggi, Dove volano i leoni. Fine secolo a Venezia (Garzanti, 1991), Petrolkiller (con MaurizioDianese, Feltrinelli, 209). Con Marco Paolini ha scritto lo spettacolo teatrale Le avventure di Numero Primo e l‘ononimo romanzo (Einaudi, 2017).

Michele Borzoni nasce nel 1979 a Firenze. Si laurea nel 2006 all’ICP in New York. Il suo lavoro “Srebrenica, struggle for justice”, riceve nel 2007 il First Prize Yann Geffroy Award 2007 e nel 2009 riceve il Tierney Fellowship. E’ uno dei fondatori del collettivo TerraProject per il quale lavora dal 2006. Nel 2010 ha ricevuto il Primo Premio nella categoria People in News Singles del World Press Photo Award e nel 2012 è selezionato da Photo District News come uno dei “30 fotografi emergenti”. Dal 2006 lavora per riviste italiane e internazionali come Time, International Herald Tribune, Newsweek, M Magazine, Marie Clair France, Internazionale, L’Espresso e altre. Ha recentemente pubblicato Workforce, l’Ariete Edizioni, 2019

Claudio De Gennaro nasce nel 1952 a Brindisi. Architetto laureato a Venezia nel 1976, libero professionista con studio dal 1983 a Modena. Lo studio svolge prevalentemente progettazione nel campo dell’architettura civile e dell’urbanistica, oltre che interventi di restauro e ristrutturazione di edifici storici, abitazioni private, terziario e commerciale, design di interni e di arredi. Presidente dell’Associazione Ingegneri e Architetti (ANIAI) di Modena (1996-2002) ha progettato e realizzato numerosi edifici residenziali commerciali e Industriali, fra i quali il Centro prova motori e il complesso di uffici e ricerche Box–Lab, con container usati (esempio di economia circolare) di HPE-COXA, Modena.

Antonello Frongia nasce nel 1966 e vive a Napoli. E’ ricercatore in Storia dell’arte contemporanea e docente dei corsi di Storia della fotografia e di Modelli e linguaggi della fotografia contemporanea all’Università Roma Tre. È membro del Consiglio direttivo della Società Italiana per lo Studio della Fotografia (SISF) e della redazione di RSF. Rivista di studi di fotografia. Ha pubblicato saggi e curato cataloghi fra i quali (con M. Venturi), Guido Guidi. In Between Cities. Un itinerario attraverso l’Europa 1993/1996 (Electa, 2004), Lewis Baltz. 89-91 Sites of Technology (Steidl, 2007), Stephen Shore. Mose: A Preliminary Report, (Linea di Confine, 2011), (con W. Guerrieri) Red Desert Now! L’eredità di Antonioni nella fotografia italiana contemporanea (Linea di Confine, 2017), Fine della città. Occhio quadrato di Alberto Lattuada (Scalpendi, 2018). È membro del Comitato scientifico di Linea di Confine, Rubiera e del Mufoco di Cinisello Balsamo.

William Guerrieri nasce nel 1952 a Rubiera (RE) e vive a Modena. Fotografo, curatore e coordinatore di Linea di Confine per il quale ha curato mostre e pubblicazioni fra le quali Via Emilia. Fotografie, luoghi e non luoghi 1 e 2, (Linea di Confine, Rubiera, 1999-2000), (con M.R. Nappi e G. Guidi) Luoghi come paesaggi. Fotografia e committenza pubblica in Europa negli anni Novanta (Galleria degli Uffizi, Firenze, 2000). Ha inoltre curato la serie d’indagini Linea veloce Bologna-Milano (L’Ospitale, 2003-2010), (con S. Munarin), Welfare Space Emilia (Linea di Confine, 2013) e (con A. Frongia) Red Desert Now! L’eredità di Antonioni nella fotografia italiana contemporanea (Linea di Confine, 2017). Ha tenuto mostre personali, pubblicato saggi e diverse monografie fra le quali Il Villaggio (2009), The Dairy. Images for Italian Countryside (2015), New Lands (2017), Bodies of work (2018).

Andrea Paco Mariani classe 1983, si laurea in “Culture e diritti Umani” all’Università di Bologna. Inizia il percorso da videomaker nel 2008 durante un periodo di studio e ricerca a Sarajevo. L’anno successivo fonda a Bologna SMK Videofactory, un network di artisti e professionisti del settore video. Ha realizzato Tomorrow’s Land (2011), Una Follia Effimera (2012), Green Lies (2014), Vite al Centro (2014) e The Harvest (2017).

Stefano Munarin è Professore di Urbanistica all’Università Iuav di Venezia, dove insegna e coordina il laboratorio di ricerca “Re-Lab”, occupandosi in particolare del ruolo delle politiche di welfare state nella costruzione della città contemporanea, della rigenerazione della città esistente e della mobilità attiva come strumento di valorizzazione del paesaggio. Ha partecipato a ricerche di carattere nazionale ed europeo ed ha lavorato alla redazione di piani e progetti urbanistici.
Attualmente fa parte della giunta della Siu (Società Italiana degli Urbanisti). Oltre a vari saggi ha scritto, Tracce di città (Angeli, 2001), Gli spazi del welfare (Quodlibet, 2011), Welfare Space (List, 2014) e curato i volumi Italia 1945-2045. Urbanistica prima e dopo (Donzelli, 2016), Re-Cycle Veneto (Aracne 2015), Un manifesto per il Veneto (Mimesis, 2016), Re-Cycle Italy. Atlante (LetteraVentidue, 2017). E’ membro del Comitato scientifico di Linea di Confine, Rubiera.

Allegra Martin nasce a Vittorio Veneto nel 1980 e vive a Milano. Si laurea in Architettura presso lo IUAV di Venezia. Il suo lavoro è stato esposto in Italia presso la Triennale, il Maxxi, il Macro-Museo di Arte Contemporanea di Roma, la Biennale di Architettura di Venezia, la Fondazione Forma per la Fotografia, Viasaterna Arte Contemporanea, Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea, la Fondazione Francesco Fabbri e la Fondazione Bevilacqua La Masa. All’estero ha esposto presso il Die Photographische Sammlung/SK Stiftung Kultur di Colonia, la Galerie f5.6 di Monaco, l’Istituto Italiano di Cultura di Copenhagen, l’istituto Internazionale di Architettura i2A di Lugano.

Jorge Ribalta nasce nel 1963 a Barcellona (Spagna), dove vive.. E’ artista, ricercatore e curatore indipendente. Ha curato mostre per il Museo Renia Sofia di Madrid e il MACBA di Barcellona. Ha esposto alla Zabriskie (New York e Parigi), alla Casa sin Fin (Madrid) e alla Galleria Angels (Barcelona). Tra le sue mostre, Monument Machine, nel 2015 e nel 2016 al Museo Guerrero (Granada) e al WKV (Stuttgart), Renaissance. Scènes de la reconversion industrielle dans le bassin minier du Nord-Pas-de-Calais, nel 2016 al Centre Régional de la Photographie Nord-Pas-de-Calais, Flamenco (and other) Sketches, nel 2017 all’Ospitale di Rubiera (RE). Fra le mostre collettive New Photography 10 (MOMA, New York, 1994), Fragments (MACBA, Barcelona, 1996), Sets and Situations (MOMA, New York, 2000), Playgrounds (Museo Reina Sofia, Madrid, 2014) e The Beast and is the Sovereign (MACBA, Barcellona e WKV, Stuttgart, 2015).

Andrea Simi nasce nel 1973 a Siena e vive a Bologna. Nel 2002 inizia l’attività di fotografo a Roma lavorando per agenzie pubblicitarie, editoria, gallerie e istituzioni d’arte. Da alcuni anni è impegnato in un progetto di rilettura degli archivi attraverso la fotografia (“ReVisioni”, co-curato con Silvia Vercelli). Ha curato varie pubblicazioni, fra le altre Guido Guidi, Le Corbusier_5 architetture, Galleria 1/9unosunove, (Kehrer Verlag, 2018) e Guido Guidi, Per Strada, (Mack, 2018). Come fotografo ha recentemente pubblicato Poimec, (Linea di Confine, 2019).

JOBS – Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale

Inaugurazione: sabato 16 novembre alle ore 13, alla presenza delle autorità e degli autori.
Periodo mostra: 17 novembre – 22 dicembre 2019 Ingresso libero

17 novembre – 22 dicembre 2019
Sabato, domenica e festivi 10-13 / 16- 19

Altri giorni su appuntamento

Ingresso libero

Linea di Confine
per la Fotografia Contemporanea
Associazione culturale
L’Ospitale, Rubiera, RE
Via Fontana 2 42048 Rubiera RE
info@lineadiconfine.org

www.lineadiconfine.org

Grottole Art in Nature 2020

La Fondazione Maria Rossi, da sempre impegnata nel sociale, vuole proseguire, avvalendosi della consulenza della Fondazione Pino Pascali, il programma annuale di ‘Residenze d’Artista’ finalizzato alla creazione del primo ‘parco tematico di Arte/Natura’ dell’Italia Meridionale. Un parco stabile e fruibile dal pubblico, all’interno dell’insediamento denominato “Madonna di Grottole” a Polignano a Mare (BA).

Dopo il successo della prima edizione (2017) il progetto culturale è divenuto stabile con collaborazioni e patrocini istituzionali. Già nella seconda edizione ha goduto, oltre che del Patrocinio della Regione Puglia e del Comune di Polignano a Mare, di quello del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed il Turismo; nel 2019, si è aperto con lo ‘spazio giovani’, dal titolo StArt, alla valorizzazione dei giovani talenti artistici.
 
L’Associazione per l’Italia nel mondo, che ha patrocinato l’iniziativa ogni anno, da questa edizione provvederà, inoltre, a pubblicizzare l’iniziativa con tutti i suoi canali.
La residenza messa a disposizione dell’artista vincitore (da fruirsi nel mese di marzo 2020) rappresenterà un momento di formazione e di confronto anche per l’artista, in quanto legata all’esperienza diretta sul territorio ospitante. L’artista, secondo la propria poetica, ma in accordo con la natura del luogo realizzerà un’opera site specific.
 
Le opere prodotte in residenza entreranno a far parte del parco di “Grottole: Art in Nature” e resteranno di proprietà della Fondazione Maria Rossi.
 
Nel 2017 si è aggiudicata la residenza il maestro Dario Agrimi con l’opera “Meteorite dal paradiso per un paradiso in terra”; nel 2018 Giacomo Zaganelli ha realizzato l’opera “érgo”; nel 2019 ha inaugurato lo ‘Spazio Giovani’- StArt, Francesco Strabone con l’opera ‘Mai’.
 
Il bando, e la scheda di partecipazione, sono scaricabili dalla pagina web della Fondazione www.fondazionemariarossi.org o dalle pagine FaceBook Fondazione Maria Rossi Onlus e Grottole Art in Nature. La documentazione potrà essere inoltrata fino al 15 gennaio 2020.

Organismi e harmonie

Kim Seung Hwan, artista, designer e imprenditore culturale di fama internazionale, torna in Italia e in Europa dopo quasi 30 anni con la mostra ORGANISMI e HARMONIE alla galleria MyOwnGallery di Superstudio dal 15 novembre all’11 dicembre 2019. A cura di Martina Cognati, l’esposizione presenta una serie di opere della sua produzione artistica più recente, anteprima di un più ampio progetto che sarà possibile scoprire durante la Milano Design Week 2020.

Organismi e harmonie

Creativo e poliedrico, Kim Seung Hwan inizia il suo percorso artistico negli anni novanta proprio in Italia, a Pietrasanta, dove frequenta l’Accademia di Carrara, partecipando a numerose mostre personali e rassegne internazionali di scultura e vincendo anche prestigiosi premi. Prosegue poi la sua carriera in Asia dove, con la moglie Lanki Jung, fonda nel 2008 il grande centro per l’arte contemporanea Dio Art Center, alle porte di Seul, che ospita e produce mostre, installazioni e rassegne cinematografiche dedicate ad autori italiani e coreani. Oggi le sue sculture anche monumentali si trovano in spazi pubblici e collezioni private di tutto il mondo.

La mostra ORGANISMI e HARMONIE – che fa parte del palinsesto People&Stories di Superstudio incentrato su storie straordinarie di artisti e creativi in ambito arte, design, moda – presenta una collezione ibrida tra scultura e design appartenente alla produzione dell’ultimo decennio, intendendo così delineare la nuova direzione estetica intrapresa dall’artista. Artificio e natura, modernismo e arcaicità si ricongiungono nelle leggi geometriche e matematiche che alimentano le sue opere e che Kim Seung Hwan rende visibili grazie al suo impeccabile dominio dei materiali plastici, dal bronzo al polistirolo fino alle pietre.

Le opere di Kim Seung Hwan sono forme e oggetti squisitamente moderni ma al tempo stesso memori di valori e sentimenti senza tempo e universali: l’uomo con i suoi desideri e i suoi limiti, lo spazio dentro e fuori di noi, la vita e le sue forme sempre in divenire” – afferma la curatrice della mostra Martina Corgnati. “A chi osserva l’insieme della trentennale ricerca dell’artista non può sfuggire la sostanziale coerenza interna, pur nella grande varietà di risultati formali, ottenuta grazie a una lucida evoluzione del pensiero e della pratica dei materiali. Dalle figure umane, soprattutto volti e busti, l’artista coreano è passato a indagare la forma degli organismi viventi, non intendendola come mero dato morfologico, ma come risultante di forze e di movimenti antagonisti e provvisorio risultato di processi in atto, gli stessi che agiscono sulle conchiglie come sui vegetali, sugli embrioni e sulle rocce”.

Significativa, a questo proposito, è la ricorrenza dei titoli delle sue sculture: quasi tutte le opere degli anni Ottanta e Novanta si chiamano Explore Eternality mentre più recentemente a questa denominazione si accompagna quella di Organism, associata a sculture e monumenti non figurativi ma ispirati da modularità, ritmi, ricorrenze geometriche e plastiche. Questi titoli sottintendono una base di ricerca comune, immutata nel tempo: lo scultore, infatti, nell’una e nell’altra tipologia di opere, vuole esplorare le relazioni fra gli esseri viventi e l’ambiente in cui abitano, indagando il contatto spirituale e fisico che li rende ciò che sono, tra passato, presente e futuro.

Kim ha mantenuto il titolo” – afferma infatti Andrea Pinotti, scrittore e filosofo – “eppure questo titolo non è il titolo per quest’opera. È piuttosto il titolo per una famiglia di opere. Non è un nome proprio di una particolare scultura nella sua individualità; è piuttosto il nome di un’idée fixe; il nome di un problema al quale Kim ha tentato (tenta ancora) di dare una soluzione. È, se vogliamo adottare una terminologia musicale, il nome di un tema, che però in sé non è mai dato, ma risuona soltanto accennato in tutte le sue variazioni”.

Attraverso una profonda conoscenza e padronanza delle leggi della geometria solida, Kim Seung Hwan ha quindi dato vita a un imponente e straordinario corpus di opere dal significato e dal valore universale.

ORGANISMI e HARMONIE
sculture di KIM SEUNG HWAN

a cura di Martina Corgnati

Opening: giovedì 14 novembre 2019 dalle ore 19:00

MyOwnGallery/Superstudio
Via Tortona 27, Milano

Date mostra: 15 novembre – 11 dicembre 2019

Orari: martedì – domenica dalle ore 11:00 alle 19:00
Sito web: kimseunghwan.kr

Ufficio Stampa ddlARTS
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Laura Cometa | E-mail: laura.cometa@ddlstudio.net | T 3271778443

Gli artisti de Le nuove frontiere del contemporaneo

Presso il Torrione di Vicenza, sede espositiva della Fondazione Coppola, nell’ambito della mostra ‘ Le nuove frontiere del contemporaneo’ si susseguiranno interventi, installazioni e opere di Hannah Levy (dal 31 ottobre); Haroon Mirza (dal 22 novembre); Christian Manuel Zanon (dal 1 dicembre); Guglielmo Castelli (dal 14 dicembre).

Hannah Levy è nata a New York nel 1991, dove vive e lavora. Dopo aver conseguito un BFA alla Cornell University di Ithaca (2009-2013), ottiene il titolo “Meisterschüler” presso la Städelschule di Francoforte. Il lavoro della Levy esplora le connessioni tra arte e design, con l’intento di superare questa dicotomia. L’artista lavora principalmente con la scultura, le sue opere si pongono come una riflessione attorno agli oggetti, alle loro logiche di senso e al rapporto che tendiamo ad instaurare con essi. In mostra alla Fondazione Coppola saranno esposte cinque opere in silicone realizzate tra il 2017 e il 2019. Le opere sono state precedentemente esposte al Louisiana Museum of Modern Art, al MoMA PS1 e a Londra.

Haroon Mirza è un artista inglese nato nel 1977, vive e lavora a Londra. Ha studiato pittura presso la Winchester School of Art. Successivamente ha ottenuto un Master in Design Critical Practice and Theory presso il Goldsmiths College (2006) e un Master in Fine Art presso il Chelsea College of Art and Design (2007). È un artista conosciuto a livello internazionale per le sue installazioni complesse e immersive, che combinano suono, onde luminose, corrente elettrica, LED e diversi altri materiali. Mirza lavora quasi come un “compositore”, per riconsiderare le distinzioni percettive tra rumore, suono e musica, non sentite come forme culturali categorizzabili. In mostra saranno esposti due video installazioni: Adhãn Anthemoessa (2009), opera che ha vinto il Northern Art Prize nel 2011 e Birds of Pray (2010). Haroon Mirza ha ricevuto il Leone d’Argento alla 54ma edizione della Biennale Internazionale d’Arte di Venezia nel 2011.

Christian Manuel Zanon è un artista visivo nato a Cittadella, in provincia di Padova, nel 1985, vive e lavora tra Pesaro e Padova. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Venezia e poi presso l’Universität der Kunst di Berlino, dove approfondisce tematiche inerenti la comunicazione visiva e la poesia. In seguito frequenta la Fondazione Studio Marangoni di Firenze, la facoltà di Arti Visive dello IUAV di Venezia e la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Ca’Foscari di Venezia. Nel suo lavoro l’artista privilegia il procedimento e la processualità: inattese e come sorprese si concretizzano le sue installazioni, i disegni progettuali, le foto e i video che si ribellano amichevolmente alla struttura architettonica del pensiero, anche teoretico.

Guglielmo Castelli è nato nel 1987, vive e lavora a Torino. Ha studiato scenografia teatrale all’Accademia Albertina. Considerato tra i giovani artisti più promettenti delle nuove generazioni, lavora principalmente con la pittura e il disegno. I suoi dipinti, dominati da atmosfere malinconiche e intimistiche, sono caratterizzati da forme fluide ed estese campiture, quasi i soggetti siano colti in un momento di trasformazione. In mostra saranno esposti quattro dipinti di piccole e medie dimensioni realizzati nel 2019. L’artista è attualmente finalista al Premio Cairo 2019.

La Fondazione Coppola ha sede espositiva nel trecentesco Torrione di Vicenza, importante architettura della città iberica restaurata dallo studio UP3 Architetti Associati nel 2018. La Fondazione ha inaugurato la sua attività lo scorso aprile aprendo al pubblico “La Torre”, la prima mostra personale in Italia degli artisti tedeschi Neo Rauch e Rosa Loy, i due principali esponenti della “Scuola di Lipsia”, una corrente artistica che negli ultimi trent’anni si è imposta come punto di riferimento obbligato per molte generazioni di artisti visivi. Fondazione Coppola presenta opere di artisti per la maggior parte non storicizzati, tra giovani emergenti e affermati che hanno partecipato a esposizioni nazionali o all’estero ricevendo in molti casi notevoli riconoscimenti.

Le nuove frontiere del contemporaneo
Hannah Levy
Haroon Mirza
Christian Manuel Zanon
Guglielmo Castelli

Dal 31 ottobre 2019 al 31 marzo 2020

Hannah Levy, dal 31 ottobre 2019
Haroon Mirza, dal 22 novembre 2019
Christian Manuel Zanon, dal 1 dicembre 2019
Guglielmo Castelli, 14 dicembre 2019

Orari
Da giovedì a lunedì, 11.00-18.00

Ingresso € 5,00
Ridotto per gli over 65 € 4,00
Gratuito per gli under 18 e per i giornalisti accreditati in possesso di tessera stampa in corso di validità.

Informazioni e prenotazioni
Elena Casarotto
info@fondazionecoppola.org | T. 0444 043272 | www.fondazionecoppola.org

Kouroi

Un autunno importante quello dell’artista padovana Carla Rigato. Dopo la doppia mostra “Contraria sunt complementa” ancora in corso a Vicenza – che l’ha vista protagonista a Spazio Scarpa, splendido appartamento ristrutturato dal celebre architetto Carlo Scarpa, e nell’atelier “L’idea” all’ombra della Basilica Palladiana – venerdì 25 ottobre Carla Rigato torna con una personale a Montegrotto Terme, la sua città.

Kouroi” – questo il titolo della mostra – sarà l’evento di inaugurazione della galleria d’arte “Neró Art Gallery”. Uno spazio unico e particolarmente suggestivo interamente dedicato ad accogliere esposizioni d’arte, ospitato nella navata centrale della Neró Spa New Experience, nuovissima Spa dello storico resort Terme Preistoriche di Montegrotto Terme (PD). La vernice si terrà venerdì 25 ottobre alle ore 19.00 alla presenza delle autorità locali. A seguire aperitivo con l’artista.

La mostra, a cura di Antonietta Grandesso, responsabile culturale dello Spazio Thetis di Venezia, sarà aperta dal 26 ottobre 2019 al 19 aprile 2020 ad ingresso gratuito.

I KOUROI DI CARLA RIGATO
“Kouroi” presenta otto tele di grandi dimensioni pensate e realizzate da Carla Rigato appositamente per essere inserite nello spazio della Neró Art Gallery. «Otto “ragazzi”, lei li chiama così – spiega la curatrice Antonietta Grandesso – che sono il risultato non solo di anni di lavoro e di studio, ma in particolare anche di una riflessione sulla bellezza e sull’armonia: i suoi Kouroi.».

Il Kouros era, nella Grecia arcaica, un giovane nel pieno del suo sviluppo fisico e interiore, la sua nudità è simbolica e rappresenta la virtù del coraggio, ma è anche funzionale alla rappresentazione della forza fisica che rinvia alla forza morale, intesa come equilibro e armonia interiore.
I Kouroi di Carla Rigato rammentano che solo uno sviluppo armonico del corpo e della mente riesce a far giungere alla vera bellezza. I suoi otto bellissimi “ragazzi” diventano il simbolo della nuova Neró Spa, una delle pochissime Spa in Europa ad ospitare al suo interno anche una galleria d’arte, che tiene conto non solo del benessere fisico, ma anche dell’armonia e della bellezza dell’anima.

Le otto maestose tele non delimitano le figure, come non si può delimitare l’anima, e restano in bilico tra astrazione e figurazione: «I confini sono sempre labili – spiega Carla Rigato – l’essenza delle cose non può essere chiusa tra rigidi limiti. Lo spirito è libero e così le mie figure, sospese in un tempo legato solo all’ interiorità».

«Ho percepito nell’immagine del Kouros l’anima della bellezza assoluta e perfetta – continua Rigato – La classicità mi ha fatto immaginare l’azzurro del mare e del cielo greci e l’oro degli Dei. Partendo da queste riflessioni mi sono fatta trascinare dal gesto e dal colore, che sono una prosecuzione della mia sensibilità. Sapevo cosa volevo fare e il percorso si è composto passo dopo passo, armonicamente, col fluire dei pesi e delle emozioni. Alla fine, seduta per terra in mezzo a loro, così maestosi, mi sono sentita esausta come una madre che ha partorito otto gemelli!».

“Kouroi” di Carla Rigato
a cura di Antonietta Grandesso
Neró Art Gallery – Terme Preistoriche Resort & Spa
Via Castello, 5 – 35036 Montegrotto Terme (Padova)

dal 26 ottobre 2019 al 19 aprile 2020
Orari: 9.00 – 00.00
Ingresso gratuito.

Carla Rigato

L’arte di Carla Rigato è espressione del nostro tempo. Con passione e forza visionaria ha messo sotto esame le principali fonti della pittura del Novecento, dall’Espressionismo all’Astrattismo, per coglierne gli aspetti che meglio traducono il senso di contemporaneità. La sua ricerca pittorica si lancia da queste basi alla conquista di un linguaggio nuovo, moderno, musicale, flessibile, contrassegnato da note coloristiche inconfondibili che ne stimolano una lettura unica.

L’artista si è formata accanto alla pittrice Dolores Grigolon e al professore di estetica Richard Demel. Dal 2004 frequenta la Summer Academy of Fine Arts di Salisburgo, fondata negli anni Cinquanta da Oskar Kokoschka, lavorando con maestri di livello internazionale quali Jacobo Borges, Michael Morgner, gli Zhou Brothers, Mohamed Abla e Hubert Schneibl.

Il risultato sono opere senza spazio e senza tempo in totale libertà compositiva, pennellate dense e materiche: una memoria pregna di sensazioni, di emozioni, di suggestioni catturate e rimandate direttamente sulla tela dalla materia del colore. Un colore a volte violento, drammatico, corrosivo, a volte morbido, lirico, melodico. Anche quando il linguaggio figurativo riappare è pur sempre trasfigurato dal colore, dalla libertà della pennellata, dall’intensità dell’emozione, dalla poetica dell’interiorità. La pittura di Carla Rigato è carne e respiro, è spirito e sangue, è fuoco aria terra e acqua: ogni tela mette a nudo la sua anima e dona al fruitore spazi di meditazione che invitano alla scoperta delle profondità dell’Essere.

Oltre alle numerose presenze in rassegne collettive e mostre personali, sia nazionali che internazionali, Carla Rigato ha esposto i suoi lavori al Padiglione Italia della 54° Mostra Internazionale d’Arte “la Biennale di Venezia” al Padiglione Veneto e al Padiglione Tibet della 55° Biennale di Venezia. Nel 2015 è tra gli artisti selezionati all’Expo Milano 2015 – Padiglione Aquae Venezia. Da segnalare nel 2016 la partecipazione alla mostra “Padiglione Tibet. Il padiglione per un paese che non c’è” (evento nato alla Biennale d’Arte di Venezia) al Castello Visconteo di Pavia e la personale “Poesia e sinfonie dell’informale” alla Galleria La Teca di Padova. Nel 2017 è tra gli artisti selezionati per l’Esposizione Triennale di Arti Visive di Roma (Complesso del Vittoriano) e ha partecipato alla Biennale di Venezia, Padiglione Tibet. Nel 2018 è al “Padiglione Europa” con quarantacinque artisti scelti per rappresentare il patrimonio culturale del continente europeo e ritira il premio alla carriera a Palazzo Montecitorio in Roma. Nel 2019 tiene una personale nel prestigioso “Spazio Scarpa” della Biblioteca Internazionale “La Vigna” (Palazzo Brusarosco Zaccaria, Vicenza) progettato dall’architetto e designer Carlo Scarpa.

Kouroi” di Carla Rigato
a cura di Antonietta Grandesso
Neró Art Gallery – Terme Preistoriche Resort & Spa
Via Castello, 5 – 35036 Montegrotto Terme (Padova)

dal 26 ottobre 2019 al 19 aprile 2020
Orari: 9.00 – 00.00
Ingresso gratuito.

Enigma Pinocchio

Pinocchio – le cui Avventure sono tra i racconti più conosciuti e tradotti al mondo – è il protagonista della mostra Enigma Pinocchio. Da Giacometti a LaChapelle a Firenze a Villa Bardini dal 22 ottobre 2019 al 22 marzo 2020.

Generali Valore Cultura, Fondazione CR Firenze, Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron in collaborazione danno vita ad una grande storia italiana, tra le più conosciute e tradotte al mondo, con una mostra che grazie anche al lavoro dell’Archivio Venturino Venturi raccoglie oltre 50 capolavori dell’arte contemporanea per la prima volta a Firenze, provenienti da tutto il mondo Coinvolti importanti musei come la GNAM di Roma, la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, la Fondazione Guggenheim di Venezia, il Zurcher Hochschule der Kunste/Museum flur Gestaltung di Zurigo, la Fondazione Giacometti di Parigi, insieme a molte collezioni private e studi degli artisti coinvolti nel progetto.

Con questa esposizione Generali Valore Cultura valorizza una storia senza tempo, universale e poetica, per trasmettere anche messaggi educativi rivolti alle giovani generazioni.
Le opere esposte, che provengono tutte direttamente dagli atelier di grandi artisti internazionali e da prestigiose collezioni private, sono accompagnate da installazioni multimediali realizzate per coinvolgere lo spettatore in esperienze ricche di suggestioni. E così, grazie a questi elementi multimediali, la bocca della balena che ha ingoiato Pinocchio diventa luogo magico da vivere, nel quale immergersi, dedicato ai visitatori di ogni età che diventano i veri protagonisti delle Avventure.
Valore Cultura è il programma di Generali Italia per rendere l’arte e la cultura accessibile a un pubblico sempre più ampio.

Valore Cultura torna a Firenze con un’altra grande icona della cultura italiana, con il patrocinio della Fondazione Nazionale Carlo Collodi. Dopo Dante Alighieri e la sua Divina Commedia riletta nel 2016 da Venturino Venturi in chiave contemporanea, Generali Italia punta ancora sull’accessibilità delle grande arte, con iniziative per coinvolgere la comunità e i più giovani:

Seguendo questo spirito, sono previste giornate di apertura gratuita per tutti, laboratori didattici, visite guidate per appassionati e famiglie.
Iniziative per rendere l’arte accessibile ad un pubblico sempre più vasto ed essere un motore di sviluppo per il territorio e punto di riferimento per la comunità, alle quali si aggiungerà un’iniziativa di solidarietà: per ogni biglietto di ingresso alla mostra, 1 Euro sarà destinato al Centro “Ora di Futuro” che aprirà a Firenze.

“Ora di Futuro” è un’iniziativa promossa da Generali Italia e The Human Safety Net per i bambini attraverso scuole, famiglie e le Onlus L’Abero della Vita, Mission Bambini e il Centro per la Salute del Bambino. Nel primo anno aperti 11 Centri per supportare famiglie in difficoltà con bambini da 0 a 6 anni in collaborazione con le Onlus partner.

Le oltre 50 opere in mostra – tra sculture in legno, ferro e cartapesta, dipinti, bronzi, foto e video – sono di artisti come Giacometti, LaChapelle, Munari, Paladino, Calder, Ontani, McCarthy, Jim Dine, Venturino Venturi e altri ancora che hanno fatto di Pinocchio l’interprete delle inquietudini della contemporaneità/l’icona del nostro tempo, afferrandone la natura metamorfica.
Curata da Lucia Fiaschi, nella splendida cornice di Villa Bardini, l’esposizione traccia un percorso specchio del viaggio della creatura collodiana, in oscillazione tra ingenuità e furbizia, autonomia e soggezione, e infine tra la vita e la morte.
Sette le sezioni della mostra che raccontano le mille sfaccettature dell’enigmatica creatura: Pinocchio (non) è un Re; Pinocchio (non) è un burattino; Pinocchio (non) è un uomo; Pinocchio (non) è morto; Pinocchio (non) è Pinocchio; Pinocchio (non) è una maschera; Pinocchio (non) è un bambino. Ad accompagnare il visitatore anche delle installazioni multimediali in dialogo con le opere esposte.
Straordinaria invenzione, metafora di ogni possibile metafora, toscano e universale, aperto a tutte le possibili letture, Pinocchio, nato sullo scorcio dell’ottocento, è una creatura novecentesca. Il novecento l’ha manipolato, l’ha passato al setaccio, l’ha sottoposto, maschera tragica, al lento crogiuolo delle proprie immani tragedie, e il burattino ha superato l’insuperabile: incredibilmente, egli vive.

Con il patrocinio del Comune di Firenze e della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, Enigma Pinocchio. Da Giacometti a LaChapelle è una mostra prodotta e organizzata da Generali Valore Cultura, Fondazione CR Firenze e Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron con il coordinamento del Gruppo Arthemisia, in collaborazione con Unicoop Firenze.