Premio Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea Apollo dionisiaco

L’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea, polo no profit di libera creazione, ricerca e significazione del linguaggio poetico e artistico, in convenzione formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre, con il patrocinio della Regione Lazio, di Roma Capitale e dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, bandisce la VII Edizione 2020 del Premio Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea Apollo dionisiaco, senza scopo di lucro.

Opere in poesia e opere d’arte visiva, in pittura, scultura, grafica e fotografia, edite o inedite, di autori e artisti di ogni età, libera formazione e nazionalità, sono attese entro il 5 giugno 2020 via e-mail all’indirizzo: accademia.poesiarte@libero.it

L’evento culturale celebra l’espressione creativa, è volto al riconoscimento e alla valorizzazione del senso di Arte e di Poesia, contro il giudizio omologante e la quantificazione, per la libertà di essere dall’emozione al pensiero. L’analisi critica in semiotica estetica delle opere dell’Annuale Internazionale Romana Apollo dionisiaco cerimonia il senso della bellezza dell’arte come arto del vivere, che muove e congiunge ombra e luce, silenzio e parola, nell’atto d’integrazione della vita nell’arte e dell’arte nella vita, per nuovi mondi venire al mondo.

Fra Arte in mostra, Poesia in voce, diplomi, critica delle opere a firma della presidente prof.ssa Fulvia Minetti, pubblicazione nella Mostra dell’Arte Contemporanea online e nell’Antologia della Poesia Contemporanea online e trofei in medaglia “Apollo dionisiaco” in pregiata fusione artigianale del laboratorio orafo di Via Margutta 51 in Roma, effigie del bacio di sintesi di dionisiaco e d’apollineo, d’inconscio e di coscienza nel senso, il premio si terrà il 7 novembre 2020 al duecentesco Castello della Castelluccia in Roma.

Informazioni:
Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea di Roma
E-mail: accademia.poesiarte@libero.it
Sito Edizioni Premio: http://www.accademiapoesiarte.it
Sito Antologia, Mostra, Critiche e Video: https://www.accademiapoesiarte.com

OMAGGIO A CHIARA FUMAI

A due anni dalla prematura scomparsa di Chiara Fumai (Roma 1978 – Bari 2017) la Regione Puglia e il Comune di Bari, insieme al Teatro Pubblico Pugliese e Puglia Circuito del Contemporaneo con organizzazione dell’associazione culturale Dafna, rendono pubblico omaggio all’artista barese nel Teatro Margherita, dall’8 febbraio al 6 marzo 2020.


Una mostra molto attesa, che presenta la complessità del pensiero dell’artista e della sua opera nella formula dell’Omaggio a Chiara Fumai ideata da Anna Fresa e Paola Marino con la curatela di Antonella Marino e la consulenza scientifica di Francesco Urbano Ragazzi, direttore di The Church of Chiara Fumai, associazione presieduta da Liliana Chiari, madre dell’artista, che ne preserva l’opera.
Il pubblico omaggio di Bari a Chiara Fumai rende evidente l’attenzione delle istituzioni culturali pugliesi nel riconoscimento di un’eccellenza assoluta nel panorama dell’arte contemporanea.

Nella breve ma intensa carriera Chiara Fumai si è imposta all’attenzione del sistema dell’arte internazionale per il carattere innovativo della sua pratica performativa, che analizza il rapporto tra potere, linguaggio e sovversione attraversando con estrema libertà diversi saperi e ambiti disciplinari. Con una gamma di conoscenze ampissima: dalla musica sperimentale al femminismo radicale, dal pensiero anarchico a studi occultistici, tra teosofia, spiritismo, stregoneria.
Nelle sue azioni l’artista ha dato corpo e voce a numerose figure soprattutto femminili, personaggi ai margini del sistema patriarcale e appartenenti ai diversi ambiti della contro-cultura come fenomeni da baraccone, protagoniste da freak show di fine ‘800, medium, scrittrici, donne criminali.

Nel foyer sarà mostrato un compendio di questo particolare percorso artistico, dopo la Biennale di Venezia e prima della grande retrospettiva che dalla primavera 2020 partirà dal Centre d’Art Contemporain di Ginevra per un tour europeo, che in Italia farà tappa al Centro Pecci di Prato. Bari diventa così l’avamposto di questo momento di attenzione e riconoscimento internazionale. La mostra è stata appositamente disegnata per il Teatro Margherita, in un percorso espositivo immersivo ed esperienziale che propone un affondo nell’universo creativo dell’artista. Il teatro è popolato da una nuova iconografia femminista: figure paradigmatiche eppur marginalizzate della storia come Zalumma Agra, Eusapia Palladino, Annie Jones, Ulrike Meinhof, vengono portate alla ribalta sulla scena.

Lo spazio d’ingresso, totalmente oscurato, è trasfigurato dalla presenza monumentale della video performance Shut Up Actually Talk in cui Zalumma Agra, personaggio del Circo Barnum già evocato da Chiara Fumai nell’opera Moral Exhibition House (Kassel 2012), legge il Secondo Manifesto di Rivolta femminile “Io dico Io”, scritto da Carla Lonzi nel 1970. Al centro, sul pavimento, è collocato un grande sigillo con una stella a sette punte, simbolo di riconoscimento dell’artista per la prima volta esposto in una versione installativa. L’area sinistra del foyer accoglie invece la video-installazione The Book of Evil Spirits, presentata alla Contour Biennale nel 2016 (e vincitrice della VII edizione del Premio Fondazione VAF), dove Chiara Fumai riunisce in una seduta spiritica diverse figure incarnate nelle sue performance. Sul fondo del teatro torna poi in nuova versione l’installazione La donna delinquente, concepita proprio per il Teatro Margherita in occasione del Premio Lum nel 2011, che ha per protagonista la figura della medium di origini pugliesi Eusapia Palladino. Mentre nell’unica zona luminosa è ricostruita un’ambientazione inedita: The Church of Chiara Fumai, l’archivio che raccoglie quadri, manifesti, dischi, video, oggetti di scena, mobili appartenuti all’artista e riuniti a Bari presso la sede dell’omonima associazione. Tra i documenti esposti è presente un focus su Nicola Fumai, padre dell’artista recentemente scomparso. A lui è ispirata la serie di lavori Chiara Fumai Presents Nico Fumai, tema della sua prima apparizione pubblica alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nel 2010.

NOTE BIOGRAFICHE/IL RAPPORTO CON BARI
Chiara Fumai ha vinto premi prestigiosi come il Premio Furla per l’Arte Contemporanea (2013) e il New York Prize (2017) e partecipato a numerose mostre all’estero e in Italia. Le sue performance sono state presentate in istituzioni importanti come la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, il Museion di Bolzano, la Fondazione Querini Stampalia a Venezia, David Roberts Foundation di Londra, Maison Rouge di Parigi, ISCP di New York. Nel 2011 ha partecipato alla XIII edizione di Documenta a Kassel, su invito della direttrice Carolyn Christov-Bakargiev, e nel 2019 alla 58° Biennale Arte di Venezia, tra i tre artisti scelti per il Padiglione Italia. Chiara Fumai ha vissuto a Bari sino al conseguimento del diploma liceale. Si è trasferita poi a Milano, dove si è laureata in architettura al Politecnico. Ha in seguito frequentato il XV Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Ratti di Como e ha studiato Teoria dell’Arte al Dutch Art Institute di Arnhem. Nonostante i riscontri internazionali il legame dell’artista con Bari resta costante. A Bari hanno sempre vissuto i suoi genitori, la madre attrice Liliana Chiari, da cui sembra aver ereditato l’attitudine performativa, e il padre Nicola Fumai.
Nella sua città ha esposto per la prima volta nel 2010, con una performance nella vetrina di Palazzo Mincuzzi per la rassegna nazionale “Gemine Muse”. Nel 2011 ha partecipato alla II edizione del Premio Lum, dentro il Teatro Margherita. Nello stesso anno ha tenuto la personale Valerie Solanas non è nata ieri presso la galleria Murat centoventidue.
La ricerca complessa e originale di Chiara Fumai ha però tanti aspetti ancora da approfondire. Al fine di tutelarla The Church of Chiara Fumai, diretta da Francesco Urbano Ragazzi, ha riunito e catalogato tutti i materiali per la costituzione di un archivio che è in parte custodito dal CRRI – Centro di Ricerca Castello di Rivoli. La mostra barese, oltre a costituire un primo e doveroso riconoscimento alla talentuosa artista nella sua città, segna dunque un primo e necessario momento di approfondimento e di riflessione sulla sua significativa e originale ricerca visiva.

INFO
Teatro Margherita – Piazza IV Novembre, 70122 Bari
Aperto tutti i giorni dalle 10.30 alle 21.30. Chiuso il 23 febbraio – Ingresso libero

REFERENTE PER LA DIDATTICA
Virginia G.I.Magoga, UniBa virginia.magoga@gmail.com

UFFICIO STAMPA
MANUAL comunicazione informazione immaginazione
T.3393449512 paola.manual@gmail.com

ALLESTIMENTI Romano Exhibit
SPONSOR TECNICO Storm events
PROGETTO GRAFICO Giulia Bellipario

SPONSOR GVM Care&Research

Mediterraneo Frontiera di Pace

Mediterraneo Frontiera di Pace, è una mostra d’arte internazionale che si terrà a Bari dal 15 febbraio al 1 marzo 2020 presso la Chiesa di Santa Teresa dei Maschi nel borgo antico della Città.

La mostra ha come titolo “Mediterraneo Frontiera di Pace”: si tratta di un evento espositivo collaterale all’Incontro di riflessione e di spiritualità che si terrà a Bari dal 19 al 23 febbraio p.v. promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana e avrà per protagonisti i Vescovi e Pastori di tre continenti (Europa, Asia e Africa). La chiusura del convegno avverrà alla presenza del Santo Padre, Papa Francesco.

L’esposizione si pone come un momento di unione e incontro tra artisti di varie nazionalità e culture, un contributo attraverso l’espressione artistica, alla promozione della cultura del dialogo e della pace per il futuro dell’intero bacino del Mediterraneo.

Le opere esposte saranno di artisti Italiani, Spagnoli, Iracheni e Palestinesi che si sono confrontati su questo tema. In esposizione opere di: Rima Amozayyen, Abdullah Arishen, Francesca Brivio, Beatrice Capozza, Sara Chaparro, Amedeo del Giudice, Antonio Delli Carri, Paolo de Sario, Ibrahim Doudieh, Miguel Gomez, Donato Linsalata, Gabriele Liso, Ferruccio Magaraggia, Rocco Malatacca, Raed Masoor, Angela Piazza, Lyad Sabbah, Ahmad Shamma, Mahmud Shobar, Miranda Santoro, Giuseppe Toscano, Rocco Zullo.

La mostra rimarrà aperta dal 15 febbraio al 1 marzo 2020, dal martedì alla domenica, orari 10,00/13,00 17,00/19,30 lunedì chiuso. Ingresso libero.

Web: www.facebook.com/bibartbiennale

da sabato 15 Febbraio a domenica 1 marzo 2020

Bari (Bari) Chiesa di Santa Teresa dei Maschi

piazzetta Santa Teresa, strada Lamberti 4 – dal martedì alla domenica orari 10,00/13,00 – 17,00/19,30 ( lunedì chiuso) – Ingresso libero

Info. 345 511 9994

Natalija Dimitrijević – Condominium

Nuova stagione espositiva per lo Spazio MICROBA, che inaugura l’anno con la mostra personale di Natalija Dimitrijević, Condominium, a cura di Riccardo Pavone e Marialuisa Sorrentino, vernissage venerdì 31 gennaio 2020 alle ore 19,00.

Tematica di questo 2020, al centro di una serie di personali, doppie personali e attività laboratoriali, che MICROBA organizzerà con l’Associazione culturale Achrome, con cui lo spazio rinnova una proficua collaborazione iniziata nel 2017, è legata alla relazione tra Arte e Architettura.

Il progetto, coordinato da Riccardo Pavone e Marialuisa Sorrentino con Ignazio Fabio Mazzola e Nicola Zito, vedrà il coinvolgimento di artisti, curatori e critici, invitati di volta in volta a presentare progetti site specific su differenti aspetti dell’affascinante rapporto tra i due ambiti, fortemente correlati e da sempre intrecciati nelle dinamiche e nei risultati estetici.

Protagonista del primo appuntamento del ciclo sarà Natalija Dimitrijević, giovane artista serba laureata all’Accademia di Belle Arti di Bari, che presenterà all’interno dello spazio espositivo la sua più recente produzione pittorica, una serie di lavori inediti attraverso i quali, in maniera del tutto peculiare, darà una personale visione del tema centrale del progetto.
La mostra sarà corredata da un testo critico di Melissa Destino, ricercatrice presso l’Accademia di Belle Arti di Vienna e curatrice presso lo Spazio Murat di Bari, con cui MICROBA e Achrome daranno vita a una collaborazione che nei prossimi mesi porterà a nuovi eventi legati all’artista.

La mostra di Natalija Dimitrijević sarà aperta e visitabile fino al prossimo 29 febbraio 2020, dal martedì al sabato, dalle ore 17,00 alle ore 20,00.

MICROBA si pone lontano dal canonico concetto di galleria d’arte e, anche in questo nuovo ciclo di eventi, rinnova la propria aspirazione di spazio laboratoriale e sperimentale. Attraverso le opere e le esperienze di artisti giovani ma già di respiro nazionale e internazionale, il centro barese persegue la propria missione nel territorio e intende introdurre stimoli di riflessione nel contesto culturale circostante.

L’Associazione culturale Achrome è un collettivo che opera nel campo dell’Arte Contemporanea, muovendosi tra molteplici ambiti, dalla didattica alla ricerca, dall’organizzazione di eventi espositivi alla formazione professionale. Intessendo rapporti con il territorio, Achrome si propone di favorire un rinnovato e più proficuo dialogo tra la città e le dinamiche dell’Arte Contemporanea.

Natalija Dimitrijević (Niš, Serbia, 1995) ha frequentato la scuola d’arte della sua città di nascita (Umetnička škola Niš), dipartimento tecnico-figurativo. Nel 2014 si trasferisce a Bari e s’iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari al corso di Pittura, dove si laurea nel 2019. Si esprime attraverso diversi linguaggi tra cui: installazione, ambienti sensitivi, collage, pittura, disegno. Il suo lavoro si basa sulla ricerca della memoria del suo tempo, di un passato non troppo lontano, che non vuole essere nostalgica o malinconica, ma ricordo di sé e degli altri, che porta alla conoscenza dell’identità. Il mezzo artistico principale usato è la pittura, che spesso viene impiegata nello spazio, in installazioni e ambienti interattivi. La ricerca spaziale è molto importante per le sue opere attuali; la serie delle case è il risultato degli studi sul flusso mnemonico e cognitivo, un’improvvisazione che è correzione degli sbagli di un ricordo non preciso, riempimento delle lacune e ricostruzione di una nuova memoria. Attualmente vive e lavora a Bari.

Natalija Dimitrijević Condominium
A cura di Riccardo Pavone e Marialuisa Sorrentino
Testo critico di Melissa Destino

MICROBA Via Giambattista Bonazzi 46 70123 – Bari

Inaugurazione: venerdì 31 gennaio 2020, ore 19
Dal 31 gennaio al 29 febbraio 2020
Da martedì a sabato, dalle ore 17 alle ore 20

Info: MICROBA +39 3927385558 – spaziomicroba@gmail.com
https://www.facebook.com/microba46/?fref=ts

ACHROME +39 3470866802 – associazioneachrome@gmail.com
https://www.facebook.com/acachrome/?fref=ts

Art today

L’ Accademia Federiciana si dimostra ancora una volta istituzione culturale no-profit in primo piano nel far conoscere a un pubblico sempre più ampio i fermenti e le tendenze più attuali nel panorama dell’arte contemporanea odierna. L’ulteriore conferma arriva dalla 9ª Mostra d’arte contemporanea “Art today“, allestita – curata dal noto critico d’arte Fortunato Orazio Signorello – al Museo Emilio Greco di Catania (piazza San Francesco d’Assisi 3).

Inaugurata il 18 gennaio alla presenza di un foltissimo pubblico, l’esposizione – visitabile gratuitamente fino al 26 gennaio – propone opere di medio e grande formato, differenti per stili e tecniche, eseguite da 45 artisti contemporanei: Salvatrice Alberghina, Innoccenza Alessi, Marlena Justyna Banbura, Marisa Cacciola, Serena Capizzello, Roberto Caristia, Eleonora Catania, Emanuela Coniglione, Alberto Correnti, Rosaria Dattero (Roda), Anna Di Mauro, Nelly D’Urso, Giuseppe Ferrato, Adriana Garozzo, Angela Giglio, Nicolò Grasso, Domenico Guzzetta, Pinella Insabella, Giovanna Isaia, Anna Maria La Torre, Francesco Lotti, Eliana Manitta, Giuseppina Martinez, Salvatore Milazzo, Ciro Mozzillo, Riccardo Musumeci, Salvatore Musumeci, Letizia Pace, Giovanni Pinzone, Gaetano Puleo, Gabriella Puliatti, Vittorio Ribaudo, Elio Ruffo, Connie Sciacca, Davide Scuderi, Antonella Serratore, Daniela Serratore, Fortunato Orazio Signorello (è anche un valido pittore figurativo), Ada Sozzi, Giuseppe Spinoso (Jos), Rosa Maria Taffaro, Emma Traina Ghirardini, Pietro Alessandro Trovato, Luisa Turinese, Angela Maria Viscuso.

Organizzata annualmente con lo scopo di “mostrare la propensione degli espositori a una sperimentazione di procedure innovative intesa come nuovo stimolo visivo” la mostra – che è stata patrocinata dalla Kritios Edizioni – propone la le opere di 45 validi artisti noti ed emergenti. Per presentare un viaggio all’interno della contemporaneità più attuale, sulla metodologia esecutiva delle opere e sulla spiccata attitudine progettuale degli artisti, Fortunato Orazio Signorello – ideatore, curatore e direttore artistico sin dalla prima edizione – ha concentrato la sua attenzione, dando la possibilità di mettere a confronto linguaggi espressivi sia tradizionali che innovativi, il talento, la destrezza manuale e intellettiva degli artisti.

L’esposizione è il frutto di un’indagine condotta sull’opera dei 45 artisti invitati (per la maggior parte siciliani) attraverso opere figurative, astratte, informali, astratte e concettuali che declinano in maniera differente le principali correnti stilistiche ricorrenti nella loro ricerca espressiva. Concepita come un contenitore di idee aperto alla contaminazione di linguaggi espressivi, la 9ª Mostra d’arte contemporanea “Art today” propone, infatti, un confronto fra i diversi modi d’interpretare e usare la varietà dei linguaggi artistici e delle tendenze estetiche da parte di artisti contemporanei, identificando così le diverse caratteristiche di ciascuno e sottolineando la possibilità attuale di esprimersi utilizzando, oltre ai linguaggi tradizionali, strumenti tecnologicamente avanzati, filtrati e modellati dalla sensibilità personale di ogni artista.

Gli artisti che espongono in questa mostra hanno realizzato – per mostrare uno spaccato sulle innumerevoli metodologie progettuali ed esecutive che caratterizzano l’arte contemporanea – opere che evidenziano le inevitabili diversità di orientamenti e che ben rappresentano il tessuto vitale della sperimentazione odierna. Ancora una volta Fortunato Orazio Signorello – collaboratore dell’Enciclopedia d’arte italiana-Catalogo generale artisti dal Novecento ad oggi e di altre prestigiose pubblicazioni d’arte – ha voluto proporre una mostra d’arte che comprende una varietà di tecniche e di stili e che propone opere di artisti capaci di guardare con occhio nuovo al rapporto tra forma e segno, e alle soluzione innovative.

La mostra potrà essere visitata da lunedì a sabato dalle 9 alle 19, domenica dalle 9 alle 13.

 

ACCADEMIA FEDERICIANA – Via Borgo, 12 – 95125 Catania
accademiafedericiana@libero.it
http://www.accademiafedericiana.eu

Progettare per chi… ieri e oggi di fronte all’emergenza climatica.

Mercoledì 22 gennaio 2020, alle ore 17, l’ISIA di Faenza inaugura l’anno accademico 2019-2020 con la Lectio Magistralis di Paolo Deganello dal titolo Progettare per chi… ieri e oggi di fronte all’emergenza climatica.

La lezione dell’architetto e designer Paolo Deganello, tra i fondatori nel 1966 a Firenze dello studio di architettura radicale Archizoom Associati, si focalizzerà su come il design debba affrontare un proprio risolutivo ripensamento, non potendo più ignorare la contraddizione tra uomo e natura.

Come scrive Deganello nel suo libro Design politico. Il progetto critico, ecologico e rigenerativo. Per una scuola del design del XXI secolo (Altreconomia, 2019) “le discipline del progetto hanno, infatti, lavorato negli anni Sessanta sulla contraddizione fondamentale capitale e lavoro sottovalutando o ignorando l’altra grande contraddizione uomo e natura. L’esasperarsi di queste due contraddizioni non risolte […] stanno rendendo sempre meno abitabile una parte sempre più estesa del nostro pianeta.

A questo proposito l’autore sottolinea come un nuovo pensiero progettuale debba necessariamente fronteggiare sia il degrado ambientale che quello sociale, intesi come le due facce strettamente interdipendenti e corresponsabili della progressiva inabitabilità della Terra. Nel corso della Lectio Magistralis, Paolo Deganello metterà a fuoco l’evolversi della committenza di design dalla fine degli anni Sessanta a oggi, attraverso le immagini di prodotto realizzate dallo stesso Deganello e da alcuni giovani progettisti che stanno già lavorando in questo senso.

Precederanno la Lectio Magistralis di Paolo Deganello, i saluti di Massimo Isola, Vicesindaco di Faenza, e gli interventi di Giovanna Cassese e Marinella Paderni, rispettivamente presidente e direttore di ISIA Faenza.

Durante la cerimonia saranno premiati i progetti vincitori del concorso d’idee promosso dall’azienda ATL Group di Faenza per la progettazione di mobili imbottiti con gli studenti del corso di Metodologia della progettazione II con Modellistica, II anno I livello, e i progetti vincitori del concorso d’idee per la creazione di arredi di illuminotecnica interni ed esterni per la nuova sede dell’azienda MMB software di Faenza realizzati dal corso di Metodologia della progettazione III con Modellistica, III anno I livello.

Paolo Deganello vive e lavora a Milano. Laureato in Architettura a Firenze, nel 1966 fonda con Branzi, Corretti e Morozzi lo studio di architettura radicale Archizoom Associati. Diversi i suoi progetti come urbanista (Piano Regolatore Generale di Calenzano), architetto, (restauro della Chiesa di Orsanmichele a Firenze, Casa sul Lago di Iseo, Can Rafols dels Caus ad Avinyonet del Penedès in Spagna), interior designer (negozio Schöner Wohnen a Zurigo, nove negozi Stefanel a Firenze e altre citta, negozio Art Decò a Verona), industrial designer (Poltronova, Cassina, Marcatre, Driade, Venini, Zanotta, Vitra Edition, Stefanel, Italcementi, La Murrina, SteelCase, Greggio). Ha svolto e svolge un intensa attività di pubblicista per Casabella, Lotus, CasaAmica, Experimenta (Spagna), Domus (Portogallo), Lib21. Ha insegnato Product design all’ISIA di Roma, alla Facoltà di Architettura di Alghero e alla Hochschüle di Saarbruken in Germania; Biodesign all’ISIA e alla FIDI di Firenze, Architettura degli interni e Architettura sostenibile all’ESAD di Matosinhos (Portogallo). È stato membro del consiglio accademico dell’ISIA di Faenza. Nel 2009 è uscita una monografia completa sul suo lavoro dal titolo As Razões do Meu. Projecto Radical, edita da ESAD. Nel 2019 l’editore Altreconomia ha pubblicato il suo libro Design politico. Il progetto critico, ecologico e rigenerativo. Per una scuola del design del XXI secolo.

ISIA Faenza Design & Comunicazione è un’istituzione universitaria di primo piano nel mondo della creatività e della progettazione contemporanei che, fin dalla sua fondazione, opera nell’ambito dell’Alta Formazione del design di prodotto e del design della comunicazione. Grazie anche alla rinnovata governance di Giovanna Cassese e Marinella Paderni, sta sviluppando un dialogo sempre più serrato tra formazione, ricerca, produzione e valorizzazione della cultura del design con una particolare attenzione al tema della ceramica contemporanea d’autore.        www.isiafaenza.it

 

Ministero Istruzione, Università e Ricerca Alta Formazione Artistica e Musicale
ISIA FAENZA – ISTITUTO SUPERIORE PER LE INDUSTRIE ARTISTICHE
Corso Mazzini, 93 | 48018 Faenza RA | 0546 222 93 | isiafaenza@isiafaenza.it

Le trame del vento

Giovedì 23 gennaio negli spazi della galleria B4 di Bologna in via Vinazzetti 4/b si inaugura la mostra ” Le trame del vento” dell’artista Mariarosaria Stigliano.
L’evento è a cura di Lodovico Pignatti Morano e sarà visitabile fino al 5 marzo.

Una strada di campagna, uno scorcio urbano da una prospettiva insolita, una figura che cammina con una valigia, sono alcuni degli attimi descritti in punta di pennello da Mariarosaria Stigliano, immagini di un istante sospeso che raccontano il vento.
Il colore, a volte acceso nei rossi di un segno nervoso ed a volte velato dal riflesso di una luce notturna, è lo strumento che ci guida nelle trame dipinte in ognuna delle opere in mostra ed invita ad entrarvi.
Sono storie rumorosamente silenziose che ci parlano di un altrove incredibilmente vi-cino ma inafferrabile, così chiaro eppure completamente misterioso.

INFO
MOSTRA: Mariarosaria Stigliano – Le trame del Vento
A CURA DI : Lodovico Pignatti Morano
INAUGURAZIONE: giovedì 23 gennaio ore 18.00
PERIODO: 23 gennaio-5 marzo 2020, dal martedì al sabato ore 17-20
ORGANIZZAZIONE: Galleria B4 / Via Vinazzetti 4/b, Bologna

Mother nature’s son

Dal 18 gennaio al 20 marzo 2020 il Ristorante Falterona di Piazza Tanucci 9, a Stia (AR), ospita “Mother nature’s son”, mostra di pittura di Andrea Ciotti a cura di Marco Botti. Sabato 18 gennaio, dalle ore 12, l’apertura ufficiale.

Il primo appuntamento del 2020 nel locale casentinese, sempre votato alla promozione delle arti visive, cita nel titolo una delle più delicate canzoni dei Beatles. Protagonista è Andrea Ciotti, affermato chitarrista, che negli ultimi anni è tornato ad alimentare anche la sua passione per la pittura con risultati sorprendenti.

Per l’occasione l’artista valtiberino espone il suo personale omaggio a Madre Natura con una serie di paesaggi e scorci eseguiti con rara sensibilità. Per un pittore, che è anche musicista, risulta quasi normale trasferire nelle opere armonia e ritmo. Nascono così dei lavori vibranti, fatti di ambienti naturali affrancati dalla presenza umana, in cui le emozioni trasmesse dai vari momenti della giornata, ma anche dai colori e dal mutamento delle stagioni, restituiscono un dialogo alla pari con quello che ci circonda.

Ciotti offre allo spettatore la possibilità di “sentire” i suoni e le melodie del creato, lontani dal frastuono che avvolge sempre più la nostra quotidianità. Un’opportunità da cogliere al volo.

Dallo sfrido può nascere un fiore

Dallo-sfrido-puo-nascere-un-fiore

Dallo sfrido può nascere un fiore‘ è il titolo della realizzazione lignea di Leonardo Basile in mostra da domenica 12 Gennaio nella vetrina del Centro d’arte e cultura L. Da Vinci, in via Verdi 7 a Bari-Santo Spirito.

Il ‘riciclo dei rifiuti’ (in questo caso, scarti della lavorazione del legno) come pratica creativa, è la ‘filosofia’
che sta alla base dell’originale lavoro dell’artista : spezzoni di essenze dalle diverse forme geometriche e differenti cromatismi che vanno, assiemandosi, ad intraprendere un ‘nuovo percorso di vita’, elevandosi ad opera d’arte.

Certo, nulla di nuovo se pensiamo che la tecnica dell’assemblage ha attraversato diversi movimenti artistici fin dall’inizio del secolo scorso e che nella contemporaneità si è arricchito, con il radicarsi di una coscienza ecologica collettiva, di ulteriori concetti fra i quali la critica alla società dei consumi e la necessità (doverosa) di contrastare (seppur in misura minima) il degrado devastante delle discariche.

Non penso – dichiara Basile – di aver realizzato qualcosa di artisticamente eclatante, del resto mi sono lasciato guidare semplicemente da quel ‘banale’ principio della conservazione per cui ‘in natura nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma’…se sappiamo (vogliamo) vedere le cose non soltanto per quello che sono, ma anche per quello che potrebbero essere.

Questo mio lavoro (insieme ad altri realizzati con la stessa tecnica) vuol essere un piccolo contributo alla ‘causa ambientale’ nella consapevolezza che il degrado ambientale ha causa collettiva e necessita di soluzione altrettanto collettiva: ognuno, deve metterci qualcosa di proprio…un pò come le formiche.

Dallo sfrido può nascere un fiore
Dal 12 al 30 gennaio 2020
ARTE CONTEMPORANEA

Location
Vetrina Centro d’arte e cultura L. Da Vinci
Bari Santo Spirito, Via Giuseppe Verdi, 7, (BA)

Orario di apertura
Tutti i giorni, 24/24 h

Sito web
http://leonardobasile.it

Autore
Leonardo Basile

Produzione organizzazione
Associazione L. Da Vinci

Immagini collegate:

INDIXIA 2020 GLOBAL LOVE

La Fondazione INDIXIA fa il suo ritorno a New York, il 13 febbraio 2020 con INDIXIA 2020 GLOBAL LOVE, nella serata di chiusura della Fashion Week, con una mostra d’arte seguita da un’asta di beneficenza, ospitata dalla Sundaram Tagore Gallery di Chelsea (New York).

INDIXIA nasce da un’idea di Alessandra Fremura per sostenere la Fondazione Arts For India (AFI), fondata nel 2010 da Satish K. Modi nel Regno Unito, con l’obiettivo di aiutare i giovani non abbienti in India, permettendo loro di crearsi una via d’uscita dalla povertà attraverso l’accesso all’istruzione artistica. Da quattro anni INDIXIA organizza eventi di beneficenza di alto livello con la partecipazione di artisti di spicco nel panorama mondiale, al fine di fornire a ragazzi svantaggiati l’accesso all’istruzione attraverso l’assegnazione di borse di studio. La Fondazione collabora con partner d’eccellenza internazionale nei settori delle Belle Arti, del Design, della Moda, del Cinema e della filantropia, a supporto di organizzazioni globali, legalmente riconosciute, senza scopo di lucro.

Dopo il successo delle scorse edizioni alla Solomon Guggenheim di New York, a Hong Kong e a Londra, INDIXIA torna a New York portando avanti la propria mission benefica, sostenendo l’IIFA (International Institute of Fine Arts) e l’Afghan Hands. Il ricavato dell’evento, infatti, sarà devoluto a queste due realtà che da anni supportano le popolazioni vulnerabili, come donne e ragazze, aiutandole a ottenere l’indipendenza e l’accesso alla formazione scolastica nel campo artistico e offrendo una via di fuga concreta dai problemi di disuguaglianza di genere e matrimoni combinati. In particolare, grazie all’alleanza di INDIXIA con AFI, 100 ragazzi beneficiano di una borsa di studio di quattro anni con la quale frequentare l’IIFA. Questo programma è di vitale importanza per i giovani indiani che riescono, grazie all’istruzione, a rompere il ciclo della povertà.

Tra gli artisti presenti a INDIXIA 2020 è stato invitato a partecipare Giorgio Bevignani, che per l’occasione esporrà un’opera inedita dal titolo “Orma diptych”. Dopo le importanti esperienze a Miami all’interno della Fiera Context Art con la Galleria Stefano Forni e in Giappone al Moa Museum of Art – MOA 美術館 di Atami, Giorgio Bevignani continua a far conoscere il suo lavoro nel mondo, riscuotendo ampio successo. Scultore e pittore, Bevignani vive e lavora in Italia, in provincia di Bologna, dove modella, plasma e assembla diversi materiali trasformandoli in opere d’arte. Esse provengono da una ricerca artistica basata su scienze contemporanee, storia, mitologia, filosofia e matematica, le quali rappresentano le sue ispirazioni di partenza per lavorare la materia.

Numerosi saranno gli altri artisti provenienti da tutto il mondo; possiamo già nominare: Gustavo Aceves, Leon Belsky, Peter Drake, Veronica Fonzo, Veronica Gaido, Oriano Galloni, Bendy Ghelarduccy, Jacquie Hacansson, Michael Haggiag, Jago, Anna Minardo, Shalini Nopany, Olga Radicchi, Flavia Rabalo, Paola Tazzini Cha Hans Uder e altri ancora da annunciare.

L’evento sarà ospitato dalla prestigiosa e rinomata Sundaram Tagore Gallery di Chelsea, galleria d’arte contemporanea di rilievo internazionale con sede anche a Singapore e Hong Kong. Tra gli artisti che hanno esposto in questa galleria segnaliamo Edward Burtynsky, Chun Kwang Young, Anila Quayyum Agha.

INDIXIA 2020 è organizzato con il sostegno dei partners, tra gli altri: Rocketbuster Handmade Custom Boots, Sundaram Tagore Gallert, Noble Chic, Georgia Salvatici Photographer, Fournier PR + Consulting, FB International, Shipping Services, Gianluca Rondina, Marcella Ferretti Visuals. Media partner: Modern Luxury Manhattan.

 

GIORGIO BEVIGNANI: BIOGRAFIA

Giorgio Bevignani nasce a Città di Castello nel 1955, vive e lavora a Castel San Pietro Terme, Bologna (Italia).
Maestro d’Arte all’Istituto d’Arte San Bernardino di Betto di Perugia nel 1979.
Diploma di maturità in Arte applicata (scultura) all’Istituto d’Arte Duccio di Buoninsegna di Siena nel 1981. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna dal 1984 al 1986, e l’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano) dal 1986 al 1988.
Membro della Royal British Society of Sculptors dal 2014.
Le sue opere si trovano in collezioni private a MOA 美術館 – Museum of Art di Atami in Giappone, Miami, Milano, Francoforte, Siena, Bologna, Roma, Reggio Emilia, Brescia, Ancona, Cesena, Modena, Imperia, Bogotà, Nizza, Basilea, Strasburgo, Bruxelles, San Paolo, Helsingborg, Città di Castello.

In the light of

In occasione di Arte Fiera 2020, in parallelo con la programmazione di Palazzo De’ Toschi, prosegue la proposta espositiva della Direzione Generale di Banca di Bologna, che apre nuovamente il proprio spazio al lavoro di un artista italiano.

Per questa edizione è stata invitata a esporre Margherita Moscardini (1981), che inaugurerà la mostra In the light of martedì 21 gennaio alle ore 18.00 (ingresso libero), a cura di Barbara Meneghel, nell’ambito di ART CITY Segnala 2020 in occasione di Arte Fiera.

L’artista interpreta la sede di piazza Galvani con una singola opera dalla vocazione pubblica: The Decline of the Nation State and the End of the Rights of Man è un’installazione al neon che riporta il titolo del nono capitolo de “Le Origini del Totalitarismo” – testo che Hannah Arendt pubblica nel 1951.
La filosofa tedesca descrive qui l’istituzione degli stati nazione d’Europa attraverso trattati che anziché proteggere giuridicamente le minoranze le condannarono all’apolidia, generando milioni di rifugiati che lo stato nazione, non avendo messo in questione i propri principi fondativi, continua oggi a trattare come eccezioni anziché come fondamento.

Rendere pubbliche queste riflessioni di Arendt significa introdurre il fruitore dentro un’epoca che ha finalmente compreso la necessità di un cambio di paradigma, permettendo alla filosofa – a settant’anni di distanza – di risponderci su questioni di stringente attualità.
Abbiamo riconosciuto le democrazie guadagnate nel secolo scorso come un bene da difendere, ma non siamo stati capaci di rinnovarle. Qualsiasi sia l’entità politica capace di servire, come strumento, le esigenze del nostro tempo, assumerà l’apolide come suo stesso fondamento? La condizione dell’esilio, da eccezione, diventerà il fondamento attorno al quale costruire un altro modo di intendere la cittadinanza che, svincolato dall’appartenenza territoriale, superi finalmente la distinzione tra diritti del cittadino e i diritti inalienabili?
Se un cambio di paradigma ci fosse offerto dalla città, se la città fosse un riferimento pertinente capace di essere portatore di un’altra idea di cittadinanza, sarebbe una città dove non avrebbe più senso disturbare istituti come l’asilo o parole insidiose come accoglienza e ospitalità, perché saremmo tutti quanti protetti giuridicamente come stranieri.
Margherita Moscardini, che considera la citazione del titolo lo statement ‘alla cui luce’ leggere la sua produzione recente, crede sia questa la sfida da cogliere oggi.
L’installazione, collocata in uno spazio significativamente visibile dalla strada, è un’edizione di un lavoro presentato per la prima volta nella città di Plovdiv in Bulgaria nel 2018: sarebbe bello immaginare che altri esemplari di questo statement fossero disseminati in altre città, almeno in Europa.

Dopo le mostre di Elia Cantori (2018), e di Matteo Fato (2019) – la prima con una vocazione scultorea e fotografica, la seconda incentrata sulla pittura – si passa quindi a un progetto di natura pubblica e filosofica: una diversificazione dei contenuti che arricchisce ulteriormente la proposta espositiva di Banca di Bologna.

Margherita Moscardini (1981) indaga le relazioni tra processi di trasformazione di ordine naturale, urbano e sociale appartenenti a specifiche geografie. La sua pratica privilegia il processo e progetti a lungo termine che generano interventi in larga scala, disegni, scritti, modelli in scala e video-documenti.
Tra i suoi progetti: Istanbul City Hills_On the Natural History of Dispersion and States of Aggregation (2013), a proposito della trasformazione urbana recente di Istanbul, le demolizioni di interi quartieri e il ricollocamento di comunità locali. Tra il 2012 e il 2018, ha sviluppato 1XUnknown (1942-2018, to Fortress Europe with Love), una serie di 21 video che documentano la linea difensiva Atlantic Wall (1942-1944): 15.000 bunker costruiti dal Terzo Reich lungo la costa atlantica europea con lo scopo di difendere la Fortezza Europa. Dal 2016 lavora al progetto The Fountains of Za’atari, studiando i campi per rifugiati come città a partire dal campo per rifugiati di Za’atari, nato nel 2012 in Giordania in un’area desertica sul confine siriano.
Margherita Moscardini si è laureata alla Accademia di Belle Arti di Bologna, e ha frequentato il CSAV della Fondazione Antonio Ratti di Como con Yona Friedman. È stata research fellow 2015 della Italian Academy for Advanced Studies in America, Columbia University, New York, USA.
Recentemente, ha tenuto lectures e conversazioni al MAXXI, Roma; Columbia University, New York; SVA e ISCP, New York; Triennale di Milano; NABA, Milano.
Negli ultimi anni il suo lavoro è stato mostrato al MAXXI, Roma; MMCA Changdong e SongEun ArtSpace, Seoul, Corea; Collezione Maramotti, Reggio Emilia; Fondazione Pastificio Cerere, Roma; IIC di Istanbul e di Bruxelles; MACRO, Roma; CCA, Plovdiv, Bulgaria; MAMbo, Bologna; Quadriennale e Palazzo delle Esposizioni, Roma; Palazzo Reale, Milano.

Margherita Moscardini
In the light of

21 gennaio – 21 febbraio 2020

A cura di Barbara Meneghel

Nell’ambito di ART CITY Segnala 2020 in occasione di Arte Fiera

Direzione Generale Banca di Bologna
Piazza Galvani 4, Bologna

Inaugurazione
martedì 21 gennaio, ore 18.00

Orari weekend di ART CITY Bologna
venerdì 24 gennaio | ore 10-20
sabato 25 gennaio | ore 10-24
domenica 26 gennaio | ore 10-20

Orari di apertura ordinari
dal 22 gennaio al 21 febbraio 2020
lunedì-venerdì 10-13 e 15-17
chiuso sabato e domenica

Ingresso libero

Ufficio stampa
Sara Zolla | press@sarazolla.it | 346 8457982

Informazioni
Luigi Raffa | l.raffa@bancadibologna.it | 342 8019558 – 051 6571430
Francesca Caselli | f.caselli@bancadibologna.it | 051 6571431

Tra segno e materia – La metamorfosi

L’evento espositivo che l’Associazione “Connessioni Culture Contemporanee” presieduta da Giovanni Mangiacapra intende presentare a partire dal prossimo 14 gennaio nella prestigiosa sala del Palazzo delle Arti Napoli, suggerisce, fin dalla titolazione “Tra segno e materia – La metamorfosi” un percorso fatto di approdi narrativi in cui il filo conduttore sembra dipanarsi lungo un incrocio di voci e di sguardi (quelli dei quattro artisti presenti, con relative personali) e di repentine stazioni di sosta. Tutte riconducibili a quel patrimonio secolare che è senso – e pertanto sostanza – della storia artistica del nostro paese. Ovvero la continua riscoperta di una espressività che, al pari della bellezza, regola e alimenta il significato più intimo e struggente del fare arte. Come se la ricerca degli autori si concentrasse, fatalmente e necessariamente, sui piani della segretezza e del profondo per consegnare a noi le presumibili fattezze dell’inconscio. E di questo i segni, le cromie, la voce.

Artisti in mostra: Mariangela Calabrese, Giancarlo Ciccozzi, Diana D’Ambrosio, Giovanni Mangiacapra.

Scrive Antonella Nigro – Critico d’Arte
Percezioni d’incanti – Informale, site specific e letteratura nell’ opera di Mariangela Calabrese

Mariangela Calabrese presenta un’indagine artistica legata alle manifestazioni del profondo personale, alla delicata nostalgia della memoria, agl’incanti che riserva, sorprendentemente, il vivere quotidiano, la bellezza e gli enigmi dell’esistenza. L’artista trasmette tali tematiche attraverso l’immediatezza di rapidi tocchi di colore, con una gestualità che diviene realizzazione dell’idea e dell’inconscio senza mediazione della forma, ma puro contenuto emozionale. Congeniali, dunque, linguaggi espressivi che reinterpretano l’Informale alla luce di un’intensa volontà comunicativa, che faccia riemergere, dai misteri e dagli oblii della coscienza, sensi e significati. Così, si snodano opere che posseggono e narrano il concetto di notte, silenzioso universo dello svelamento degli arcani; di vento, ferita e carezza percepita nonostante la sua invisibilità; di mare, dimensione mitica, ultraterrena di malìa e affrancamento; di luce, albeggiante o crepuscolare sempre araldo di vita.

L’artista, poliedrica e amante della continua sperimentazione, propone suggestive installazioni poiché fondamentale, nella sua ricca e complessa ricerca, è l’interazione con lo spettatore che ne diviene, al tempo stesso, protagonista. Tali opere posseggono un’aura evocatrice che risulta esserne l’anima, evidente e vibrante, nei suoi coinvolgenti site specific che hanno come protagonista la Natura, ma anche opere letterarie, entrambe accomunate da visioni inattese, da meraviglia e improvvisa sorpresa. Mariangela Calabrese studia a fondo le caratteristiche del luogo prescelto, poiché esse sono parte integrante dell’opera che dialoga con lo spazio e, contemporaneamente, con il fruitore. Lo scambio emotivo, empatico, relazionale diviene fondamentale nell’indagine dell’artista, attenta interprete delle segrete dinamiche che accomunano gli uomini e dei fili di un’anima universale, indissolubile legame di una ignota, perfetta alchimia. Tutto ciò, per qualche prezioso istante, si fa percezione d’unità viva e pulsante, per poi sfuggire nei meandri del quotidiano e comparire, per chi saprà scorgerla, nell’Arte.

Scrive Rocco Zani – Critico d’Arte: “ La memoria. E con essa ancora il colore. Archetipi intransigenti del fare pittura di Mariangela Calabrese. Il colore e la memoria come “organizzazione” narrativa capace di indirizzare il segno, di mutarne l’estensione e l’indirizzo. Capace di celarlo o di rimarcarlo, di confonderne la presenza ovvero di assecondarla. Le opere recenti di Mariangela Calabrese suggeriscono un inedito svelamento, per sottrazione di accenti o per trafugamento di materia. Si stempera il vermiglio del fiato e il blu che serrava i fondali; si fa fluido il dialogo tra l’oro e il tormento della biacca. Pare esserci una rinnovata “fragilità” del racconto. Perché questo possa, nella trasparenza del tono – o nell’evidenza della persuasione – restituirci l’ascolto. Ecco, a me pare che l’artista indaghi sotto la coltre stratificata del tempo e delle storie che ne sono figliolanza omessa. Svuotare, svelare, rimuovere è una sorta di intima promessa affinché le voci e gli sguardi – finanche uno soltanto – riaffiorino e si facciano eco.”

TRA SEGNO E MATERIA – LA METAMORFOSI
PAN – NAPOLI
14 GENNAIO/ 4 FEBBRAIO 2020