Note contemporanee

La Galleria d’Arte 2000 & NOVECENTO di Reggio Emilia (Via Sessi, 1/F) presenta, dal 1 giugno al 30 settembre 2019, la mostra collettiva “Note contemporanee. Motivi artistici a confronto dagli anni ’60 ad oggi”, con opere di Piero Gilardi, Giorgio Griffa, Mario Schifano, Jorrit Tornquist ed altri autori selezionati.

Il lavoro degli artisti scelti per questa collettiva illustra al pubblico la contemporaneità dell’arte attraverso suggestioni cromatiche e formali, ma anche la sovrapposizione di linee e geometrie, segnando un percorso di continuità tra i maestri del secolo scorso e quelli del presente.

La mostra comprende quattordici opere selezionate riunite per offrire un panorama di firme dalle riconoscibili affinità elettive che offrono un significativo contributo alla contemporaneità espressiva ed artistica, testimonianze di segni diversi, che ripercorrono la ricerca e la storia della produzione artistica nazionale.

In esposizione due opere dell’artista torinese Piero Gilardi (1942) che profeticamente ha anticipato temi diventati centralissimi nel dibattito artistico del nostro presente – e non solo – come il rispetto nei confronti della natura ormai impoverita ed imbruttita dalla presenza dell’uomo. Quello che si evince, osservando criticamente i suoi “tappeti natura”, è un continuo dialogo tra artificiale, rappresentato dal poliuretano espanso, e naturale, rappresentato dalla finzione di un paesaggio selvaggio e incontaminato. Come ben delineato dai lavori in mostra, si possono vedere rappresentati “selciati incolti”, “piccole foreste” o “oceani con gabbiani”.

Di Giorgio Griffa (1936) un’opera della seconda metà degli anni ’70 riferibile al ciclo dei Segni primari, in cui l’idea o il concetto eliminano l’arbitrio, il casuale, il caotico, l’emotivo e il soggettivo, esaltando il controllo, la chiarezza e la sobrietà. Ci accorgiamo che il segno policromo bidimensionale con la sua studiata piattezza si sviluppa secondo una struttura concettuale che risulta lo zoccolo duro, obiettivo del lavoro. È qui evidente la volontà di Griffa di operare un tentativo sistematico di eliminare ogni componente empirica, per cui l’adozione di un metodo e di un ordine diventa fondamentale.

Infine Mario Schifano (1934-1998), – unanimemente considerato uno dei più importanti, trasgressivi ed originali artisti italiani e nume tutelare della Pop Art italiana – è presente con una grande tela del 1973/1978 caratterizzata dalla sua tipica pittura gestuale, carica di sentimento vitale, di tocchi veloci e di forti accensioni cromatiche, mentre il lavoro in esposizione dell’austriaco Jorrit Tornquist (1938), il cui approccio alla pittura è sempre di tipo scientifico, nasce da uno studio innovativo dei meccanismi della visione, dei fenomeni ottici e luminosi, in linea con i progressi scientifici dal dopoguerra in poi.

In esposizione anche opere di Enrico Della Torre, Gianfranco Ferroni, Omar Galliani, Marco Gastini, Mimmo Iacopino, Walter Valentini, Renzo Vespignani, Gianfranco Zappettini.

La collettiva sarà visitabile fino al 30 settembre 2019, tutti i giorni con orario 10-12,30 e 16-19,30, aperto anche domenica e festivi. Ingresso libero.

Per informazioni: tel. 0522 580143, info@duemilanovecento.it,
www.duemilanovecento.it, www.facebook.com/duemilanovecento.

 

NOTE CONTEMPORANEE
Motivi artistici a confronto dagli anni ’60 ad oggi
Enrico Della Torre, Gianfranco Ferroni, Omar Galliani, Marco Gastini, Piero Gilardi, Giorgio Griffa, Mimmo Iacopino, Mario Schifano, Jorrit Tornquist, Walter Valentini, Renzo Vespignani, Gianfranco Zappettini.
Reggio Emilia, 2000 & NOVECENTO Galleria d’Arte
1 giugno – 30 settembre 2019
Orari: 10-12,30 e 16-19,30 – aperto anche domenica e festivi

Ufficio Stampa:
CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia Santo Stefano 54 | 42121 Reggio Emilia
Tel. 0522 1715142 | info@csart.it | www.csart.it

Riccardo Dametti

Scrive Luca Pietro Nicoletti, curatore della mostra ‘La Muerte‘ dell’artista Riccardo Dametti : “Scrivendo per la prima volta su Dametti nel 2009, mi era piaciuto parlare di una pittura “gremita”, in cui un grande affollamento di segni e di immagini contribuiva a restituire il senso di una confusione paragonabile al ritmo caotico e alienante dei centri urbani[….].

In quel momento era necessario chiarire l’alterità del lavoro di Riccardo Dametti da una facile e banalizzante assimilazione ai modi della “street-art”, allora sulla cresta dell’onda come fenomeno espositivo di tendenza. Alla prova dei fatti, a dieci anni di distanza esatti e una volta spentasi la vampata di quel fuoco di paglia “alla moda”, è possibile vedere il percorso di Riccardo sotto una luce diversa, constatando innanzitutto la costanza e la tenacia di un discorso espressivo approfondito nel corso del tempo senza rincorrere la mostra a tutti i costi e l’evento a tutti i costi. Per dieci anni, infatti, egli non ha quasi più esposto a Milano, tornandovi come punto di passaggio di una rotta più articolata che ha portato la sua pittura molto lontano.

Sulla lunga durata, insomma, si trova conferma all’idea che la pittura di Riccardo è uscita da qualsiasi schema di identità territoriale per sposare un linguaggio globalmente esportabile perché fondato su un lessico nuovo e sovraregionale, capace di entrare in sintonia con una sensibilità undeground che si replica da Milano a Londra e a Berlino, per poi spostarsi su altri capoluoghi senza perdere di intensità nella declinazione da una situazione ad un’altra. Per certi versi, lo si potrebbe definire più facilmente a partire da cosa “non” è, in modo da sgombrare il campo da facili fraintendimenti.

Il primo e più clamoroso, come s’è detto, era nei confronti del graffito urbano, a cui certo non è indifferente ma che presenta una struttura e una funzione differente: Riccardo, infatti, punta a un’immagine e a una sua collocazione entro uno spazio, che poco ha a che vedere con l’idea del grande fregio pensato per essere visto nel suo sviluppo temporale in concomitanza con una situazione di movimento. Al contrario, anzi, quella di Dametti è un’immagine ferma, come avesse congelato un momento di quel tumulto per immortalarlo davanti all’osservatore.

[……]Il secondo punto importante, poi, è chiarire che Riccardo Dametti non è propriamente un artista “pop”: pur attingendo da quel mondo motivi e iconografie, il suo discorso si sposta senza indugio nel campo dei valori retinici. Se non mancano punti di contatto sul piano iconografico, la pittura rifugge dalle banalizzazioni di una vera estrapolazione “pop” di motivi nati entro campi diversi. Il motivo, infatti, viene manipolato e tradotto con un intreccio reiterato di tratti larghi e veloci, privi di incertezze. A monte della pittura, infatti, c’è un lungo esercizio con l’opera su carta – autonoma ma correlata pur senza che la sua propedeuticità sia finalizzata poi al dipinto su tela – che nel tempo lo ha portato a fogli di grandi dimensioni, come una conferma che lo spazio entro cui si svolge la narrazione pittorica è circoscritto sul piano: il segno non va spazialmente in profondità ma si ferma sulla superficie e si poggia su di essa, assumendo maggior risalto tridimensionale soltanto in cui la somma di segni distinti e chiaramente leggibili va a formare il volume di un occhio, di una testa o di un teschio.”

Riccardo Dametti – La Muerte
MA-EC MILAN ART & EVENTS CENTER
Milano – dal 22 maggio all’otto giugno 2019
Via Santa Maria Valle 2 (20123)
Palazzo Durini
+39 02 39831335 , +39 02 39831335 (fax)
info.milanart@gmail.com
www.ma-ec.it

Transiti

Scrive Irene Spada, Direttrice del Museo Nazionale di Castello Pandone, a proposito della mostra “Transiti. Borgese-Cecola-Godi” : L’evento, organizzato con il patrocinio della Regione Molise, del Comune di Venafro e di Aratro (Centro di arte contemporanea dell’Università degli Studi del Molise) ripercorre il sodalizio umano e creativo di tre artisti accomunati da profonde affinità di visione e ricerca stilistica: Ugo Borgese, Carmine Cecola e Goffredo Godi.
 

Le sale al piano nobile del Castello ospitano l’allestimento delle opere dei tre artisti, diventando così tappa di questo incontro, che i figli degli artisti hanno chiamato “Amici d’arte”.

L’esposizione, in un dialogo con gli affreschi cinquecenteschi del salone centrale e le pareti delle sale adiacenti, vero palinsesto di segni e testimonianze del passato, vuole mettere in evidenza il rapporto dei tre con il paesaggio, la natura e il corpo umano e riportare alla luce, nell’ambito della storia molisana del Novecento, la figura di Carmine Cecola, scultore originario di Monteroduni di cui sono esposte opere inedite.

Il testo critico del curatore Tommaso Evangelista e la riedizione del testo critico di Lorenzo Canova mettono in luce la qualità artistica dei tre offrendo letture complementari.

La mostra presenta quindi un’ampia selezione delle opere dei tre artisti, tra pitture e sculture, in rapporto con gli spazi e gli affreschi del Castello e vuol essere una prima tappa di una rinnovata programmazione espositiva pensata per il Museo Nazionale di Castello Pandone, punto di riferimento artistico del territorio molisano.

dal catalogo della mostra

 

Transiti. Ugo Borgese – Carmine Cecola – Goffredo Godi.
24, Maggio – 24, Agosto 2019
C a s t e l l o P a n d o n e
Via Tre Cappelle – Venafro (IS)

Transiti – Ugo Borgese, Carmine Cecola e Goffredo Godi.

La mostra Transiti allestita a Castello Pandone, nelle sale nobili del primo piano, ripercorre il rapporto umano e creativo di tre artisti legati da profonde affinità di visione e di ricerca artistica: Ugo Borgese, Carmine Cecola e Goffredo Godi.

TRANSITI

I tre, pittori Borgese e Godi, scultore Cecola, legati al contesto romano, sono stati molto amici negli anni e sono stati tutti attivi sul versante figurativo, conservando un solido legame con la tradizione interpretata però attraverso personali e aggiornate soluzioni formali. L’esposizione vuol mettere parimenti in evidenza la costante relazione dei tre con il paesaggio, la natura, la veduta e il corpo umano, relazione perennemente in bilico tra organicità e astrazione, e riportare alla luce, nell’ambito della storia dell’arte molisana del Novecento, la figura di Carmine Cecola, scultore originario di Monteroduni del quale saranno esposte inedite opere monumentali.

La mostra presenta quindi un’ampia selezione di opere dei tre artisti, tra pitture e sculture, a loro volta in dialogo con gli spazi e gli affreschi del Museo.

L’evento è organizzato dal Polo Museale del Molise insieme al Museo Nazionale di Castello Pandone e vuol essere la prima tappa di una rinnovata programmazione espositiva pensata specificatamente per il castello.

L’esposizione inoltre è una nuova tappa del progetto itinerante che i figli dei tre artisti hanno chiamato “Amici d’arte” e che vuol essere un momento di riflessione e studio sulle singole ricerche e sull’idea di gruppo (precedenti collettive: “Amici d’arte. Borghese-Cecola-Godi”, a cura di Lorenzo Canova, 11-27 novembre 2016, Galleria IPSAR, Via dei Portoghesi, Roma; “Amici d’arte. Cecola-Gaetaniello-Godi-Valente”, a cura di Riccardo Notte, 8-31 agosto 2018, Castello Ducale, Ceglie Messapica). La curatela è stata affidata allo storico e critico d’arte Tommaso Evangelista.

CONCEPT – Le ricerche plastiche dei tre artisti, sviluppanti un alfabeto visivo incentrato su un naturalismo sintetico e primitivo, si contraddistinguono per un’indagine lirica del paesaggio e della figura umana. Parallelamente, all’interno dei tre corpus si possono individuare nuclei che si caratterizzano per rigore costruttivo e forza dinamica. Nell’ottica di una retrospettiva che proponga chiavi di letture nuove sui percorsi artistici, osservati sia singolarmente sia in una dimensione collettiva e corporativa, emerge la sottile differenza tra una pittura/scultura maggiormente incentrata sulla lettura del paesaggio e del corpo, con spirito realistico e analitico, seppur riassuntivo e condensato, e alcune sperimentazioni formali fondate sulla scomposizione e sulla decostruzione degli spazi e delle figure, in chiave artificiale e astratta. Da un lato abbiamo vibrazione della luce, pennellate veloci, anatomie calibrate, sublimazione della natura e della veduta, e dall’altro dinamismo, oscillazione, ricerca cromatica. Il “transito” della mostra è questa duplice lettura che mette a confronto la produzione di impronta analitica, nata dalla visione e dallo studio del vero, e le creazioni di stampo strutturale, maggiormente eclettiche e sperimentali, lineari e geometriche. Dallo “scontro” stilistico e contenutistico di queste due dimensioni (naturale/artificiale – forma/struttura – natura/ambiente) nasce una positiva impressione di vitalità e ricerca.

Transiti – Borgese / Cecola / Godi
“Amici d’arte”
Venafro, Museo Nazionale di Castello Pandone
24 maggio 2019 – 24 agosto 2019

Con il patrocinio di:

Regione Molise
Comune di Venafro
Aratro. Galleria Gino Marotta. Università degli Studi del Molise

Promossa da
Prof. Leandro Ventura
Segretario regionale MIBAC per il Molise e Direttore del Polo Museale del Molise

A cura di
Tommaso Evangelista

Testi in catalogo di
Lorenzo Canova
Tommaso Evangelista
Leandro Ventura

Con la collaborazione di
Adelina Cecola
Filippo Godi
Leonardo Borgese

Coordinamento organizzativo
Irene Spada, Direttrice del Museo nazionale di Castello Pandone Lia Montereale, Funzionaria per la promozione e comunicazione Giovanni Iacovone, Funzionario per le tecnologie

Pierangelo Izzo, Funzionario architetto Francesca Dal Maschio, Funzionaria restauratrice

Si ringrazia il personale del Museo Nazione di Castello Pandone:
Benedetto Zullo, Funzionario per le tecnologie
Lello Golluccio, Funzionario per le tecnologie
Nicandro Brusello, Funzionario per le tecnologie
Antonio Iannacone, Assistente alla fruizione, accoglienza e vigilanza – Albertina Bagaglia, Assistente alla fruizione, accoglienza e vigilanza e il personale di assistenza al pubblico e vigilanza Ales – Arte Lavoro e Servizi Spa Lidia Falcone, Valentina Serpe

Un ringraziamento sentito va inoltre all’attività dei volontari dell’Associazione nazionale Carabinieri – Sezione di Venafro

Didattica
Me.Mo Cantieri Culturali a.p.s.

Catalogo in mostra

Orari di apertura: martedì – domenica 8:00-19:00 Via Tre Cappelle s.n.c., 86079 Venafro (IS) Tel. 0865-904698

pm-mol@beniculturali.it
www.musei.molise.beniculturali.it
www.castellopandone.beniculturali.it

Ugo Borgese

Ugo Borgese, nato a Polistena (RC), il 23-03-1931 da genitori della borghesia, amanti della cultura e frequentatori di molti artisti del loro periodo.

Ha iniziato a dipingere già dall’età di 13 anni, seguendo le prime nozioni dell’arte del dipingere dal pittore Antonio Cannata e maturando culturalmente, grazie alla frequentazione dello studio dello zio Antonio Borgese, drammaturgo e fondatore della rivista Hosside assieme a D’Annunzio, Corrado Alvaro, Grazia Deledda ed altri. A 14 anni decide di partire per Roma per poter studiare dal vero tutte le opere e le tecniche necessarie per dipingere. Frequenta l’Accademia di BB.AA. di Roma sotto la guida di Amerigo Bartoli e, nello stesso periodo, realizza l’abside della Chiesa Madre di Polistena e partecipa a varie mostre.

Con il tempo cambia i colori della propria tavolozza e i suoi lavori acquistano una forza ed una sintesi assoluta; si dedica molto a soggetti religiosi e predilige la ritrattistica.

Partecipa alla mostra della “Rassegna d’Arte figurativa” di Palazzo Barberini, alla prima mostra di pittura “Valle Murcia”, vince il premio della mostra “Ramazzotti” del 1966, partecipa alla XV “Mostra Nazionale d’Arte Sacra” di Perugia ed alla Quadriennale, sempre a Perugia.
In questo periodo diventa assistente della Cattedra di Anatomia dell’Accademia Di BB.AA. di Roma. Nel 1964 sposa Carla Cicala.
Nel 1966 è chiamato a collaborare ad una edizione dell’Enciclopedia Treccani con dei disegni in china, sempre nel 1966, espone presso la “Galleria del Vantaggio a Roma.

Dal 1968 ha insegnato pittura in vari Licei Artistici della capitale e contemporaneamente ha partecipato alla “Mostra delle Forze Armate” a Palazzo Barberini, dove ha vinto il I° premio con l’opera “Il Guado”.

Nel 1977 espone, assieme ai pittori Godi e Cuo-colo ed allo scultore Cecola nella galleria “Il Canovaccio” di Mara Albonetti.

Esperimenta la tecnica della tempera a barattolo usandola a corpo e, per un breve periodo, utilizza il colore mettendolo direttamente sul compensato e spalmandolo quindi, con una spatola.

Negli ultimi tempi, dopo aver avuto il primo infarto, ritorna al metodo di pittura realistica usando una tavolozza più ricca e ritraendo paesaggi della propria terra. Nel 1984 muore, a seguito di un secondo infarto.

Tecniche:

Dipinti ad olio, acquerello, tempera, pitture murali.

Mostre:

• Premio Villa S.Giovanni dal 1957 al 1965

• Premio Marzotto

• Premio Ramazzotti

• Rassegna d’arte figurativa cont. e retr. Palazzo Barberini 1965

• XV mostra naz. d’arte Sacra Perugia 1966

• I Quadriennale d’Europa 1966

• IV mostra naz. d’arte Sacra Celano

• II Biennale d’arte Sacra Sora 1967

• III Concorso internazionale Terme di Ludigiana 1966

• Personale Galleria del Vantaggio in Roma 1966

• Quadriennale di Perugia

• Mostra delle Forze Armate al Palazzo Barberini di Roma

• Mostra nazionale in Messico

• Biennale d’arte Sacra di Bologna

• Mostra Giardini Roma

• Mostra di pittura Associazione Colla di Rienzo 1983

Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private di Roma, Napoli, Torino, Pinerolo, Reggio Emilia, Messina, Palermo, Milano, Parigi, Reggio Calabria, Londra, Guadalahara ( Città del Messico ), New York, Boston, Catania. E’ stato nominato socio dell’Accademia Tiberina di Roma.

Fra gli altri autori che in giornali, riviste, cataloghi, libri hanno finora scritto di Borgese: Arturo Bovi, Lorenzo Canova, Renato Civello, Mario D’Onofrio, Aniceto Del Massa, Antonio Floccari, Tommaso Evangelista, Giuseppe Pollustri, A.T. Prete, Michele Rosa, Vittorio Sorza e Nino Zucco.

 

Transiti. Ugo Borgese – Carmine Cecola – Goffredo Godi.
24, Maggio – 24, Agosto 2019
Castello  Pandone
Via Tre Cappelle – Venafro (IS)

 

Antonio Laurelli – Destrutturazioni e dissolvenze

Scrive Alfredo Pasolino a proposito del maestro Antonio Laurelli : “Dal limite allo spazio, l’astrazione di campi colorati, un periodare alla ricerca del soggetto, l’opera del pittore progredisce verso la chiarezza nella lettura, non verso paludose generalizzazioni da cui si possono trarre parodie di idee, cioè fantasmi, ma idee vere e proprie. E proprio dall’identità spazio-colore muove la ricerca di Laurelli.

Composizione – olio su tavola cm 40×40 anno 2008

Il ruolo di memoria, geometria, astrazione, tra l’idea e l’osservazione, raggiunge la chiarezza, nella sua pittura, a ruolo di comprensione, pervenendo a un’intensità di cromatismi che dà anima e corpo, è il caso di dirlo, al quadro. Filtri sospesi tra un mondo e l’altra dimensionalità atemporale , fino a diventare spazio-colore, superfici e aggregazioni di un impianto, di cui riesce a coniugare gli elementi e le superfici, cui stende calme velature di colore che assorbono ogni gesto pittorico fino a diventare spazio.

Un impianto non più avvertito come limite, ma divenendo esso stesso «spazio», nell’ambito di una profonda coerenza dell’opera. L’impasto è denso, steso con pennellata larga e compatta a formare il fondo; le tonalità sono calde e decise, in accostamenti vivaci e forti.

La sperimentazione di Laurelli, intesa come ricerca, tende quindi a rivelare strutture sommerse, che contribuiscono a configurare una gnoseologia della sua creazione, operando la ricerca di geometrie, campi di forze, condensazioni o rarefazioni della normale densità visiva e oggettuale del reale.

Tensioni tra le forme e i colori, texture, piani sovrapponibili e sfalsati rappresentano un’entità alla ricerca di un equilibrio che ogni elemento ha contribuito a creare spazio; un rapporto spazio/colore che regola dall’interno il sistema dell’opera.”

 

Antonio Laurelli – Destrutturazioni e dissolvenze
Giovinazzo (BA) – dal 18 maggio al 2 giugno 2019
SPAZIO START

Via Cattedrale 14 (70054)
+39 3891911159
spaziostart.giovinazzo@gmail.com


Antonio Laurelli nato ad Isernia il 23/01/1943, vive e opera a Bari: ha insegnato presso il liceo artistico. 
Ha al suo attivo numerose mostre e premi, tra cui significativo è il “Carlo Levi”, attribuitogli per la notevole professionalità artistica e per l’impegno civile nella società meridionale. La straordinaria simbiosi tra colore, forma, simbolismo, e comunicazione di Laurelli vivifica la scenografia concettuale di molte opere, creando un’atmosfera di brillante dinamismo e elevazione spirituale.

Gli artisti di ANTHROPOCENE

Edward Burtynsky è uno dei fotografi più conosciuti e apprezzati al mondo. I suoi straordinari scatti fotografici di paesaggi industriali sono conservati nelle collezioni di oltre sessanta musei tra cui la National Gallery of Canada, il Museum of Modern Art and il Guggenheim Museum di New York, il Reina Sofia di Madrid, la Tate Modern di Londra, e il Los Angeles County Museum of Art, in California. Tra i riconoscimenti conferiti a Burtynsky figurano il TED Prize nel 2005 che ha condiviso con Bono e Robert Fischell, il Governor General’s awards in Visual and Media Arts, l’Outreach award ai Rencontres d’Arles, il premio Roloff Beny Book, e il premio Rogers come miglior film canadese. Nel 2018 Burtynsky è stato nominato Master of Photography a Photo London 2018, e ha ricevuto la menzione di Peace Patron del Mosaic Institute. Gli sono state conferite otto lauree honoris causa.

Jennifer Baichwal ha diretto e prodotto documentari per oltre 25 anni. I suoi film sono stati visti in tutto il mondo e hanno ottenuto un gran numero di riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui un International Emmy, tre premi Gemini, e ancora i premi per il miglior documentario culturale e il miglior documentario indipendente canadese al festival Hot Docs, per opere quali Let It Come Down: The Life of Paul Bowles (1998), The Holier It Gets (1999), The True Meaning of Picture (2002), Act of God (2009), e Payback (2012). Manufactured Landscapes ha ricevuto, tra gli altri, la menzione come miglior film canadese al TIFF e il Reel Current Award di Al Gore. Il film è stato proiettato in oltre 15 paesi del mondo, e il TIFF l’ha incluso tra le 150 opere essenziali della storia del cinema canadese nel 2016. Il documentario Watermark è stato presentato in anteprima al TIFF 2013, vincendo il premio della Toronto Film Critics Association, come miglior documentario canadese. Da allora è stato distribuito in undici paesi. Baichwal è membro del consiglio di amministrazione di Swim Drink Fish Canada, e del consiglio consultivo della School of Image Arts della Ryerson University. Dal 2016 fa parte del consiglio di amministrazione del Toronto International Film Festival ed è ambasciatrice appassionata della campagna Share Her Journey, progetto quinquennale che mira a promuovere e ad accrescere la partecipazione, le capacità e le opportunità a favore delle donne, sia dietro la macchina da presa che davanti all’obiettivo.

Nicholas de Pencier è un documentarista, produttore e direttore di fotografia. Tra i suoi lavori più noti figurano Let It Come Down: The Life of Paul Bowles (International Emmy), The Holier It Gets (miglior documentario canadese al festival Hot Docs), The True Meaning of Pictures (premio Gemini per miglior documentario artistico), Hockey Nomad (premio Gemini per miglior documentario sportivo), Manufactured Landscapes (miglior lungometraggio canadese al TIFF; vincitore del premio Genie come miglior documentario), e Act of God (film d’apertura del festival Hot Docs). È stato produttore e direttore della fotografia dei film Watermark e Black Code (presentato al TIFF 2016), quest’ultimo da lui scritto e diretto. Tra le installazioni di video art, realizzate con Jennifer Baichwal, figurano Watermark Cubed presentata al festival Nuit Blanche di Toronto nel 2014, Music Inspired by the Group of Seven del 2015 con la band rock Rheostatics, nella Walker Court dell’Art Gallery of Ontario, e l’installazione Ice Forms, parte integrante della mostra di Lawren Harris, esposta all’Art Gallery of Ontario nell’estate del 2016. De Pencier è membro del consiglio di amministrazione di Hot Docs e DOC Toronto.

Baichwal e De Pencier hanno collaborato alla realizzazione di Long Time Running, un lungometraggio documentaristico dedicato all’ ultimo commovente tour del gruppo Tragically Hip del 2016. Prodotto dalla Banger Films, il film è stato presentato al Gala del TIFF nel 2017, e successivamente distribuito da Elevation Pictures e trasmesso da Bell e Netflix. Più recentemente, sono stati a Katowice, in Polonia, dove sono state esposte le installazioni cinematografiche di The Anthropocene Project come parte del COP24

MAST. Bologna
al 16 maggio al 22 settembre 2019 
www.mast.org

Post. L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità sociale

Post. L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità sociale” è l’ultimo libro di Francesco Bonami, edito dalla Feltrinelli.

L’arte è diventata lo sfondo dei nostri selfie, un accessorio della nostra esperienza e della nostra immagine sociale. Vuol dire che ha smesso di essere elitaria o si tratta di un grande inganno?

Un tempo l’opera d’arte era elitaria ed era soprattutto uno strumento della religione o della propaganda. Poi è diventata un oggetto di lusso per il piacere di pochi. Infine, i musei e le mostre hanno esteso alla massa la sua fruizione. Oggi la si guarda e la si giudica dal punto di vista della sua riproducibilità sociale attraverso mezzi di condivisione sociale sempre più vari e diffusi. I like, mi piace, hanno a che fare con la capacità dell’opera di sostenere la nostra immagine e la nostra presenza sociale. Con la sua capacità di farci piacere al più vasto numero di gente possibile. Da misteriosa sconosciuta, da scrutare, scoprire e svelare, l’opera d’arte è diventata uno sfondo, un panorama, un accessorio alla nostra esperienza. L’arte è diventata un punto di riferimento come altri. Una qualunque fra le tantissime prove schiaccianti della realtà che utilizziamo per dimostrare che esistiamo, che ci muoviamo, che viaggiamo. Così molte opere d’arte contemporanea rimangono lì a guardare le nostre spalle, accettano di farsi usare e abusare. Si tratta di opere in cui l’arte ha deciso di rinunciare alla sua sacralità e alla sua aura per trasformarsi in gioco, illusione ottica, trucco. Cosa racconta questa rivoluzione della nostra società? Il mondo in cui viviamo sta cambiando. Le sue regole, i suoi codici, la nostra postura non sarà più la stessa. Francesco Bonami compie un viaggio attraverso l’arte che diventa sempre più autonoma dall’opera e si trasforma nello sfondo della nostra esistenza nella società.

Emotional travellers

In occasione di Photofestival 2019, lo spazio MADE4ART di Milano ha il piacere di presentare Emotional travellers, progetto fotografico a cura di Vittorio Schieroni ed Elena Amodeo con opere di Francis TheBlueRoom, Guido Maria Isolabella, Marcella Ponassi, Tommaso Stilla.

Il viaggio come occasione di scoperta di luoghi e persone vicine e lontane, ma anche il viaggio come immersione nella propria interiorità alla ricerca di emozioni, sensazioni e ricordi. La Cuba di Francis TheBlueRoom, il Brasile di Guido Maria Isolabella, l’Italia (Liguria) di Marcella Ponassi, la Cina di Tommaso Stilla: ogni artista fotografo ha ritratto con abilità e poesia i Paesi i che hanno lasciato un’esperienza indelebile sulla propria vita con opere ricche di fascino, capaci di trasmettere all’osservatore il loro desiderio di conoscere e di vedere il mondo.

Emotional travellers, con data di inaugurazione mercoledì 22 maggio alle ore 18, rimarrà aperta al pubblico fino al 3 giugno; media partner della mostra Image in Progress.

 

Emotional travellers
Francis TheBlueRoom, Guido Maria Isolabella, Marcella Ponassi, Tommaso Stilla
a cura di Vittorio Schieroni, Elena Amodeo
22 maggio – 3 giugno 2019

Inaugurazione mercoledì 22 maggio, ore 18
Lunedì ore 15.00 – 18.30, martedì – venerdì ore 09.30 – 13.00 / 15.00 – 18.30
Ingresso libero

MADE4ART
Spazio, comunicazione e servizi per l’arte e la cultura
Via Voghera 14, 20144 Milano
www.made4art.it, info@made4art.it, t. +39.02.39813872

Media Partner Image in Progress

Guido Di Renzo

Nato a Chieti nel 1886, Guido Di Renzo negli anni giovanili riceve una iniziale formazione pittorica nell’ambito della sua città natale, probabilmente influenzato dal carisma di Francesco Paolo Michetti, col suo studio nella vicina Francavilla a Mare.

Guido Di Renzo

Intorno al 1905-1907 si trasferisce a Napoli, dove – dopo una breve frequentazione dell’Accademia di Belle Arti – si perfeziona sotto la guida del pittore salentino Giuseppe Casciaro, senza tuttavia subire il fascino per l’uso dei pastelli.

L’esordio all’Esposizione Nazionale di Rimini nel 1909 dà l’avvio a una intensa attività espositiva. Prende parte a numerose rassegne in ambito nazionale e internazionale tra cui diverse edizioni della Società Promotrice napoletana “Salvator Rosa” (dal 1911 al 1924), tre mostre annuali della Società Permanente di Milano (dal 1914 al 1916), due Esposizioni Nazionali d’Arte di Brera, sempre a Milano (1914 e 1923); è presente inoltre alla LXIEsposizione della Società di Belle Arti, Genova (1915), Esposizione Internazionale del Centenario dell’Indipendenza, Rio de Janeiro (1922 –1923), Prima Mostra Nazionale d’Arte Marinara, Roma (1926-1927), infine la Mostra del centenario della Società Amatori e cultori di Belle Arti, Roma (1929-1930).

A queste si aggiunge l’unica personale allestita dal pittore nel corso della sua carriera, presso i locali dell’Associazione Abruzzese – Molisana, nel 1929, nella quale espone 73 opere. Dopo l’ultima mostra napoletana del 1931, per ragioni non chiare Di Renzo entra in uno stato di profonda depressione che lo porta a interrompere drasticamente le sue partecipazioni alle mostre collettive e nel giro di pochi anni persino a smettere di dipingere. Muore, solo e dimenticato, all’Ospedale degli Incurabili di Napoli nel 1956.

In conseguenza della donazione da parte del nipote Ugo Feliziani, la Pinacoteca Metropolitana di Bari conserva un cospicuo numero di opere del Di Renzo; altri lavori si trovano nel Museo del Circolo Artistico Politecnico e nelle collezioni dei Musei Civici di Napoli.

Incanto partenopeo – Guido Di Renzo, Giuseppe Casciaro e la comunità artistica del Vomero nella prima metà del Novecento
Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto”, Bari
25 maggio – 1° dicembre 2019

Deep Vision

UNA e CAR DRDE sono liete di presentare la mostra personale di Elia Cantori: DEEP VISION, secondo appuntamento del programma espositivo annuale presso Spazio Leonardo, il nuovo contenitore di Leonardo Assicurazioni – Generali Milano Liberazione.

In un’ottica di apertura e collaborazione tra realtà operanti nel contemporaneo, UNA invita la galleria CAR DRDE di Bologna a concepire un progetto condiviso per la gallery di Spazio Leonardo. Nasce così DEEP VISION, mostra che include una serie di nuovi lavori di Elia Cantori, votati a mettere in discussione la nostra percezione delle cose, attraverso una sorta di rompicapo visivo.

La ricerca di Elia Cantori rappresenta spesso una sfida visiva per lo spettatore. Di fronte alle sue opere, l’occhio di chi guarda viene interrogato, invitato a osservare con maggiore attenzione, stimolato a porsi domande sul processo che ha generato il lavoro.

La traiettoria di uno sparo d’arma da fuoco, o un’esplosione, sembrano mosse pittoriche gestuali; o ancora, una manciata di polvere di meteorite sparsa su carta fotosensibile diventa una costellazione celeste.

Non si tratta mai di un test percettivo, o di un intento ludico fine a se stesso: piuttosto, di una sovrapposizione di possibili letture che guardano al mondo della scienza, della tecnica, della sperimentazione in senso lato. La pratica di Cantori (che include scultura, installazione, video, fotografia in diverse modulazioni) inquadra infatti mondi scientifici come quello dei fenomeni celesti, degli effetti della luce, della cinetica, in un’estetica perfettamente equilibrata.

L’idea del calco, dell’impronta, presente nelle tre opere in mostra si inserisce in questo contesto: una sfida alla percezione dello spettatore ma, al tempo stesso, un’accurata indagine sulla materia e sulla forma in termini sperimentali e poetici al tempo stesso.Barbara Meneghel

 

Elia Cantori  –  DEEP VISION

a cura di UNA e CAR DRDE

opening su invito martedì 21 maggio 18.30 – 21.00

mostra 22 maggio – 20 settembre 2019

orari: dal lunedì al venerdì, 10.00 – 18.00

Spazio Leonardo

via della Liberazione 16/a, 20124 Milano

www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni:

info@unagalleria.com | office@cardrde.com

+ 39 339 17 14 400 | + 39 051 9925171

Press contact: Sara Zolla

press@sarazolla.it | 346 8457982

Elia Cantori

Elia Cantori (Ancona, 1984) vive e lavora ad Ancona. Ha studiato Arti Visive presso il Goldsmiths College e la Slade School of Fine Art di Londra.

Ha esposto in diverse mostre personali tra cui quelle presso Direzione Generale Banca di Bologna (2018); CAR DRDE, Bologna, 2016 e 2013; LUMI project, Roma, 2013; Crisp London Los Angeles, Londra ,2009. Tra le mostre collettive si ricordano: That’s IT! a cura di Lorenzo Balbi, MAMbo, Bologna, 2018; Cosmic Pulses, Repetto Gallery, Londra , 2017; Versus – La sfida dell’artista al suo modello in un secolo di fotografia e disegno, Galleria Civica di Modena, 2016; La Camera. Sulla materialità della fotografia, cura di Simone Menegoi, Palazzo De’ Toschi, Bologna, 2016; Zodiaco, Marsèlleria Milano, Klemm’s Gallery Berlino e Hopstreet Gallery Bruxelles 2016; Spin-Off. Opere dalla Collezione Sandretto Re Rebaudengo, Centro de Arte Contemporanea de Quito, Montevideo y Luis Davila, Ecuador, 2015; Focus on Contemporary Italian Art, MAMbo, 2011; 21×21: 21 artisti per il 21° secolo, a cura di Francesco Bonami, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, 2010; Italian Open, Annet Gelink Gallery, Amsterdam 2009; La fioritura del bambù, a cura di Milovan Farronato, Viafarini DOCVA, Milano 2009.

Le opere di Elia Cantori sono presenti in diverse collezioni private e pubbliche.

 

Elia Cantori – DEEP VISION
mostra 22 maggio – 20 settembre 2019
orari: dal lunedì al venerdì, 10.00 – 18.00

Spazio Leonardo
via della Liberazione 16/a, 20124 Milano
www.leonardoassicurazioni.it