Mitologia e Storie in Pietro Pantino

Ad uno che chiedeva al maestro Pietro Pantino perchè nei suoi quadri si parlasse tanto di mitologia, ovviamente nel senso più ampio del termine, questi rispondeva:”Sapesse, signore, quanti e quali dei sono ancora fra noi!” e all’altro che insisteva a domandare : “Ma quali?” il pittore rispondeva sornione: “Si guardi attorno, li scoprirà certamente.”

Pietro Pantino nasce a Palermo nel 1941 e gia`all’eta d i cinque anni dimostra una spiccata passione per il disegno. A soli sette anni e’ attratto dai pittori che si dedicano alla decorazione dei carretti siciliani. A dieci dipinge il suo primo quadro, usando un supporto di faesite rinvenuto casualmente per strada. A dodici inizia ad apprendere i primi rudimenti dal suo primo maestro Ernesto Crispino e, alcuni anni dopo, frequenta il Professor Albano Rossi che lo indirizza allo studio dell’anatomia e consigliandogli l’iscrizione al Liceo artistico. Nel 1957 quest’ultimo lo fa esporre in una mostra collettiva patrocinata dal comune di Palermo e dell’Ente per il turismo. In tale occasione lo nota il critico d’arte Carlo Battaglia che gli dedica sul quotidiano “Grido di Sicilia” un articolo. In questa rassegna ottiene un buon successo di critica e di pubblico. In questi anni al Liceo artistico di Palermo e col Professor Gino Morici studia decorazione, disegno dal vero, scenografia cinematografica e teatrale. Sempre nel 1957 conosce il maestro Gaetano Infantino, con cui instaura un amicizia e un rapporto di lavoro come bozzettista illustratore pubblicitario facendo esperienza anche in questo campo; ammirato anche dal noto pittore Michele Fonti impara varie tecniche sistemi, e segreti di mestiere. Nel 1959 conosce altri pittori e da loro impara varie tecniche e segreti della pittura. Nel 1971 si trasferisce a Roma dove attualmente vive e opera. L’artista fa parte di ambienti elitari dove si fa conoscere anche come ritrattista.

Artista prettamente accademico per temperamento, studi e titoli, ha avuto, nel corso degli anni, numerosi allievi ed è un attento studioso del Caravaggio. I suoi dipinti figurano in tantissime collezioni.

 

Questo video è un disinteressato omaggio all’artista e alla sua poetica. E’ stato realizzato con immagini tratte dal catalogo di una sua mostra tenuta decenni fa presso la Galleria Tartaglia di Roma.

Trentatreesimo Canto

Presso la Chiesa di San Severo al Pendino di Napoli, dal 17 al 28 Settembre verrà ospitata la mostra temporanea dal titolo ‘Trentatreesimo Canto‘ dell’artista Mariangela Calabrese.

L’installazione è ispirata al XXXIII canto del Paradiso dantesco e racconta la ricerca del sacro tramite la dialettica dell’arte tra realtà e utopia, attraverso una rappresentazione indiretta fatta di accenni e frammenti allusivi, in dialogo con lo spazio che l’accoglie. Seguendo la “via celeste” rappresentata da una lunga tela adagiata sul pavimento della Chiesa, e accompagnati da una serie di figure antropomorfe (immagini dell’intera umanità), i “visitatori” giungono infine all’altare, dove un trittico rappresenta con un’allegoria cromatica l’ascesa verso il Divino, meta finale di questo viaggio simbolico.

La mostra è a cura dell’Associazione Connessioni Culture Contemporanee di Napoli, direttore artistico Giovanni Mangiacapra, la presentazione, con testi in catalogo sarà affidata ai Critici d’Arte Rocco Zani e prof. Marcello Carlino.

L’inaugurazione avrà luogo alle ore 17:00 del 17 settembre 2020 e potrà essere visitata fino al 28 settembre.

Mariangela Calabrese – Trentatreesimo Canto
Dal 17 al 28 Settembre 2020
Chiesa di San Severo al Pendino, Napoli

mariangelacalabrese.blogspot.com
mar.cal@yahoo.com
Cell. 3403433233

Nel Sogno. Omaggio a Matilde Serao

Si è aperta stamani nelle sale espositive del Castel dell’Ovo la prima personale a Napoli dell’artista toscana Franca Pisani dal titolo Nel Sogno. Omaggio a Matilde Serao, a cura di Marina Guida e con il sostegno di Marzia Spatafora.

Pensato appositamente per questa occasione, il progetto installativo è promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli nell’ambito della manifestazione “Estate a Napoli 2020” e si compone di una ventina di opere di grande e medio formato, compresa una scultura.

A distanza di pochi mesi dall’antologica di inizio anno nel Carcere Borbonico di Avellino, Franca Pisani torna di nuovo a esporre le sue opere in Campania con una mostra che ancora una volta attinge idealmente all’universo femminile. «Arte è sostantivo femminile» – ripete spesso l’artista – e infatti dopo i ritratti di “donnArchitettura” del 2014 e i dipinti di “Desdemona” del 2015 incentrati sul tema della violenza contro le donne, Franca Pisani questa volta rivolge una dedica speciale a Matilde Serao (Patrasso 1856 – Napoli 1927), scrittrice prolifica e giornalista, condirettrice de il Mattino (insieme al marito Eduardo Scarfoglio) e in seguito fondatrice (prima donna al mondo) di un giornale, il Giorno, sempre a Napoli.

Ma più che alla Serao giornalista, nella mostra Franca Pisani si fa riferimento alla Serao scrittrice: «Le mie opere sono dedicate alla scrittura e al mondo immaginario di Matilde Serao, raccolgono le novelle, i romanzi, i personaggi le date, un racconto visivo di un’epoca e di Napoli».

Franca Pisani è artista di caratura internazionale: inizia la sua parabola artistica negli anni ’70 e in seguito, tra l’altro, espone a Parigi, New York e Chicago, Berlino, Montecarlo, Nizza, Madrid, Vienna, per ben tre volte alla Biennale d’arte di Venezia (2009, 2011 e 2017) e nel 2014 alle Reali Poste degli Uffizi, a Firenze.

La mostra – che propone grandi “teleri” in lino cotto, opere pittoriche di minore formato e una scultura – testimonia un nuovo capitolo dell’approfondito lavoro di studio di Franca Pisani sui materiali e sulla memoria di alcuni elementi primordiali della storia dell’umanità, che da sempre costituisce uno dei temi portati del lavoro dell’artista.

Una dedica speciale
La mostra, che mutua il titolo Nel Sogno dall’omonimo romanzo di Matilde Serao pubblicato nel 1897, è dedicata alla scrittrice e giornalista, e non a caso le opere pittoriche rappresentano paesaggi astratti, nature morte, suggestioni poetiche di Matilde Serao che ha consegnato alla città di Napoli delle pagine memorabili nelle quali descriveva il «Ventre di Napoli».

Così l’artista rielabora le visioni poetiche che furono della scrittrice e le dedica questo progetto espositivo composto da opere che riprendono titoli degli scritti di Matilde Serao: Pagina azzurra, Evviva la vita, Nel sogno, Parla una donna, Un taccuino inedito, Voci delle cose, Opale.

Seguendo il famoso detto ut pictura poesis, ossia la poesia che è pittura parlante e la pittura che è poesia muta, come asserì poi anche Leonardo, Franca Pisani persegue ed intercetta la poetica della Serao intessuta di silenzio, della persistenza della memoria, delle cose quotidiane, dei luoghi dell’infanzia e del bisogno d’amore, li traspone nei dipinti ed imbastisce un racconto di sé e delle visioni della scrittrice napoletana, non come semplice autobiografia bensì come ricerca interiore ed espansione del proprio vissuto agli altri che vi si ritrovano poiché riaffiorano verità universali. Gli allestimenti progettati, e pensati ad hoc per questa occasione espositiva creeranno un’ambientazione perfetta per esaltare la sobrietà e la potenza del segno dell’arte della pittrice toscana in omaggio alla grande scrittrice napoletana.

FRANCA PISANI
Nel Sogno
Omaggio a Matilde Serao
A cura di Marina Guida

Castel dell’Ovo | Napoli
06.09.2020 | 20.09.2020

Per informazioni: 081 7956180
Indirizzo email: casteldellovo@comune.napoli.it
Prenotazioni: www.comune.napoli.it/casteldellovo

Ufficio media
Marco Ferri
Tel. 335 7259518
Email: press@marcoferri.info

Poesia e Arte dal mondo. Apollo dionisiaco Roma 2020 celebra il senso della bellezza.

L’annuale internazionale Apollo dionisiaco celebra il senso della bellezza dell’arte poetica e figurativa di poeti e artisti affermati ed emergenti sul territorio mondiale, sabato 7 novembre 2020 dalle ore 15,15 presso il Salone del duecentesco Castello della Castelluccia in Roma.

L’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea, polo no profit di libera creazione, ricerca e significazione del linguaggio poetico e artistico, in Convenzione formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre, con il Patrocinio della Regione Lazio, di Roma Capitale e promossa dall’Istituto Italiano di Cultura di New York, presidente fondatrice la prof.ssa Fulvia Minetti, vicepresidente il dott. Renato Rocchi, direttore artistico Antonino Bumbica, ha selezionato con la giuria dei semiologi, fra 640 pregevoli realizzazioni provenienti dai quattro continenti, le opere che intervengono in voce ed in mostra in corso di cerimonia.

Tutti i poeti e gli artisti meritevoli ricevono il diploma dell’Accademia, la critica in semiotica estetica all’opera a firma della prof.ssa Fulvia Minetti e la pubblicazione nell’Antologia Accademica della Poesia Contemporanea online e nella Mostra Accademica dell’Arte Contemporanea online su www.accademiapoesiarte.com , aperta anche a tutte le opere dei poeti e degli artisti finalisti con critica. Alla terna dei vincitori è conferita la medaglia “Apollo dionisiaco”, per fusione a cera persa del Laboratorio orafo di Via Margutta 51 in Roma, effigie del bacio di sintesi armonica del dionisiaco inconscio e dell’apollineo cosciente.

Il convegno è un giubilante viaggio nei significati di opere in poesia, opere in pittura, scultura, grafica e fotografia. L’arte è arto di vita, che muove e congiunge oltre le sovrastrutture culturali: è il grembo di libera rinascita di sé e della visione del mondo, movimento di un etico divenire veritativo. L’immaginazione è provocazione paradossale per il paradigma della differenza. L’occasione d’incontro porge all’uomo l’invito di riporre gli istanti nelle figure simboliche dell’arte: nei vasi eterni e universali della memoria.

Per la sezione d’arte figurativa il Primo Premio, trofeo aureo Apollo dionisiaco, è conferito a Nazzareno Fanella, per l’opera Entropia, il Secondo Premio Trofeo argenteo Apollo dionisiaco a Nicolò Governali, La seduzione della conoscenza, il Terzo Premio, Trofeo argenteo brunito Apollo dionisiaco a Lucia Ruggieri, Maternità. Il Riconoscimento al Merito Speciale della Giuria, ex aequo a: Adriano Mencini (A.M.Gobi), Le modelle, sostegno affettivo, Camelia Rostom, Battito del cuore, Claudio Limiti, Pugni chiusi, Emanuela de Franceschi, Passioni, Henrik Saar, Angel station, Isabella Angelini, Porte Solstiziali, Manuel Olivares, senza titolo, Maura Manfrin (MauMan), Prove di volo, Natalia Mancini, La Volontà di Diventare, Patrick Pioppi, New York, Patrizia D’Andrea, L’irrazionale, Rosa Marasco, Natura che resiste, Rossella Pitarresi, Una Luna tra le Betulle, Stefania Fienili, Africa, Valentina Bollea, Cerco te, Veronica Martorana, In light I scream, in light I exist, Vito Fulgione, L’abbandono. Il Riconoscimento al Merito ex aequo a: Alessio Germano, Pulp, Bruno Roberto Greco, Maternità, Davide Rudoni, Neoclass20 #174, Donato Musto, Giovanni, Enzo Crispino, The newspaper, Franco Boffa, Piazza Tienanmen II, Franco De Luca, Autoritratto, Gianluca Glerean, Rinascita Italiana, Giovanni Battista Cau, Vecchio Borgo della Sardegna, Giovanni Gambasin, Trono; simbolo di potere, Giuseppe Galati, È primavera, Giuseppina Caserta, Melanconia, Grazyna Federico, Notte di luna piena, Karin Monschauer, Faltpapier, Loredana Caretti, Il lusso della malinconia, Luigi Rabbai, Testa memoria di un mito, Luigino Vador, Mater Divinae Gratiae, Maria Giacoma Vancheri, Sconfitta, Mariateresa Giuriati, L’era dell’acquario, Marzia Giacobbe, Natura vivente, Sibilla Fanciulli, Aiutandolo a crescere, Tina Bruno, Tagli. I Diplomi d’Onore valorizzano le opere degli artisti speciali del laboratorio d’arte dell’Istituto Don Orione: Denis Lima Silva, Mounir D Teach, Eduardo Cardillo, La bellezza del mare e la magia dell’arcobaleno.

Per la sezione poesia il trofeo aureo del Primo Premio è vinto da Carmelo Consoli, per l’opera L’epopea dei vitigni salmastri, il Secondo Premio, Trofeo argenteo Apollo dionisiaco, da Franco De Luca, Viaggio, il Terzo Premio, Trofeo argenteo brunito Apollo dionisiaco, da Giuliana Prescenzo, Orme. Il Riconoscimento al Merito Speciale della Giuria è conferito ex aequo a: Afroditi Mermiga-Vlachaki, Vivono con noi, Alessandro Izzi, A ogni taglio sulla pelle, Alvaro Staffa, Ibi nunc sum, Angela Ambrosini, Tempus manet, Anna Maria Gargiulo, Qui non ronzano le api, Anna Santarelli, Un nome, Antonio Albanese, Portami con Te, vento!, David Wilkinson, Incantata bellezza, Elisabetta Liberatore, Invocando una Musa, Enrico Passeri, Reliquie d’Amore, Franco Boffa, Turris eburnea, Georges Maestroni, Quando immobile, bianco, Giulio Bernini, Il sorriso dei ragazzi innamorati, Joseph Barnato, Il martin pescatore, Loretta Stefoni, L’inganno della luna, Matteo Bona, Ode alla migrazione, Maurizio Bacconi, Le parole che non ho, Nunzio Buono, Come un quadro, Rony Rodolfo Rigacci, Farfalle gitane, Sandro Montanari, Dove le strade sono d’acqua, Simone Fagioli, Foglie, Sonia Giovannetti, L’ultima promessa, Stefano Zangheri, risacca, Umberto Druschovic, Forse gli uccelli sanno, Vincenzo Ricciardi, strade. Il Riconoscimento al Merito ex aequo a: Alessandro Inghilterra, Corri, coi piedi per terra, Ana Maria Andrino Botelho, Cammino, Andrea Di Massimo, Sogno d’abisso, Angela Maria Miceli, Verde, Corrado Avallone, Forse tornerò, Daniela Cicognini, Ectoplasma, Franca Donà, E gli occhi erano fiori, Franca Mancini, Intangibile sempre, Franco Conte, Estate, Gabriella Capone, Petralia, Gabriella Cinti, Sirena libera, Gabriella Picerno, In te, Gennaro De Falco, Cartesio 2018, Gianfranco Rossodivita, Vanessa, Giovanni Codutti, Frammenti, Giuseppina Crifasi, Il mio amore è una casa, Guido De Paolis, L’ultima finestra, Marcello Di Gianni, Ho costruito e distrutto, Mariacristina Lunardi, Quattro, Mario Pizzolon, Vita brezza solare, Massimo Mezzetti, Fiammella, Mauro Montacchiesi, Alla mia malinconia, Rodolfo Damiani, Notte di malinconia, Sabrina Vanini, Rumore della terra, Simona Grillo, Lascia che proceda, Umberto Di Pietro, Sere di maggio, Vittorio Di Ruocco, Il vento silenzioso della morte. Le Distinte Partecipazioni dei minori chiamano in premiazione Gianluca Scalera, Il quadro e il Sognatore, Giulia Groccia, Poros e Penia, Lorenzo Piraina, L’animo oscilla.

Il giornalista Giuseppe Palmieri, primo Direttore dell’Agenzia di Stampa AdnKronos e il prof. Raffaele Occulto, già Docente Universitario presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Roma Tre, sono ospiti d’onore in cerimonia. Presenta la premiazione la conduttrice Adea Nicoletti e accompagnano gli ascolti Luigi Aloisi alla chitarra e Mauro Menegazzi alla fisarmonica. Pregiatissimi Autori e Artisti internazionali invitano alla partecipazione al sentimento e al senso della bellezza dell’arte, in tutti i suoi linguaggi espressivi.
www.accademiapoesiarte.it

Apulia Contemporary Art Prize 2020

Sabato 5 settembre 2020 alle ore 18.30 presso la sede di Bibart Biennale, Chiesa di Santa Teresa dei Maschi, a Bari, si terrà l’apertura dell’Apulia Contemporary Art Prize 2020, mostra concorso organizzata dall’Associazione di Promozione Sociale FEDERICO II EVENTI, VALLISA Cultura, BIBART Biennale in collaborazione con ass. I bisbiglii dell’Anima e con i patrocini di Comune di Bari e Comune di Gioia del Colle.
All’evento saranno presenti l’Assessore alle politiche culturali e turistiche della città di Bari Ines Pierucci e il Prof. Paolo Ponzio coordinatore del piano strategico Cultura della Regione Puglia.
 
In esposizione 54 artisti con opere provenienti da Puglia, Basilicata, Sicilia, Lazio, Valle d’Aosta, Lombardia, Abruzzo, Veneto.  Monica Abbondanzia, Lusa (Sergio Abbrescia), Milena Achille, Maria Bitetti, Damiano Bitritto Francesca Brivio, Roberto Capriuolo, Antonio Caramia, Francesco Cardone, Cesare Cassone, Marco Ciccarese, Pasquale Conserva, Anna Cristino, Pasquale dalle Luche, Emanuela de Franceschi, Arcangela di Fede, Raffaella Fato, Canio Franculli, Germana Galdi, Nancy Gesario, Mara Giuliani, Roberta Guarna, Mina Larocca, Rosa Leone, Gabriele  Liso, Antonella Lozito, Andrea Mangia, Cesare Maremonti, Nilde Mastrosimone de Troyli, Alessandro Matassa, Giuseppe Miglionico, Mimmo Milano, Toy Blaise (Biagio Monno), Giancarlo Montefusco, Domenico Morolla, Sante Muro, Paquale Palese, Francesca Paltera, Alessandra Peloso, Angela Piazza, Gina Pignatelli, Biagio Pisauro, Marialuisa Sabato, Annalisa Schirinzi,  Valentina Scrocco, Carmen Toscano, Giuseppe Toscano, Anna Troyli, Vito Valenzano, Dino Ventura, Tommaso Maurizio Vitale, Vittorio Vertone, Valentina Zingaro, Valeria Zito, Barbara Zuccarino
 

Info: 3455119994 mail aps.federicoiieventi@gmail.com www.facebook.com/bibartbiennale

Conversazioni con Francesco Speranza

Un pittore del Novecento si trova a dialogare con venti artisti che utilizzano oggi la pittura come linguaggio privilegiato della loro arte. A rendere possibile questa conversazione impossibile è la mostra “Conversazioni con Francesco Speranza”, curata da Francesco Paolo Del Re e ospitata dal 30 agosto al 30 settembre 2020 nel Museo Diocesano di Bitonto “Mons. A. Marena”, in via Ferrante Aporti 15. Gli artisti invitati, tutti pugliesi di nascita come Francesco Speranza, sono Natascia Abbattista, Damiano Azzizia, Pierluca Cetera, Francesco Cuna, Nicola Curri, Vincenzo De Bari, Pietro Di Terlizzi, Pasquale Gadaleta, Simona Anna Gentile, Jara Marzulli, Luigi Massari, Pierpaolo Miccolis, Dario Molinaro, Enzo Morelli, Alessandro Passaro, Luigi Presicce, Claudia Resta, Fabrizio Riccardi, Michael Rotondi e Domenico Ventura.

La mostra si inaugura domenica 30 agosto alle ore 18:30 ed è una delle iniziative culturali del calendario di “CultOra Festival. Ex labore to works”, una manifestazione organizzata dalla Fondazione De Palo – Ungaro, con il contributo della Presidenza del Consiglio Regionale della Puglia e in collaborazione con il Museo Diocesano “Mons. A. Marena” e il Centro Ricerche di Storia e Arte di Bitonto.

Nato a Bitonto nel 1902, Francesco Speranza studia prima a Napoli e poi a Milano all’Accademia di Brera, diplomandosi in pittura nel 1926. Nonostante trascorra tutta la vita a Milano partecipando attivamente alla temperie artistica della città ed esponendo le sue opere nelle più prestigiose rassegne nazionali come la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma, mantiene sempre un legame profondissimo con la Puglia, sia a livello personale che dal punto di vista pittorico, e muore a Santo Spirito nel 1984 nella sua casa affacciata sul mare.

Il progetto della mostra – spiega il curatore Francesco Paolo Del Re – segue due linee distinte e idealmente parallele: da una parte sono stati selezionati dipinti di Francesco Speranza provenienti da raccolte pubbliche e collezioni private che coprono un arco temporale che va dagli anni Venti fino alle opere dell’ultima parte della sua produzione e sono esemplificativi dei diversi aspetti della sua ricerca artistica e dall’altra venti opere di venti artisti diversi permettono di gettare uno sguardo sinottico e curioso su alcuni percorsi di ricerca della pittura contemporanea in Puglia, nel tentativo di rispondere alla domanda sull’esistenza di una possibile comune radice identitaria che vada al di là del mero dato geografico”.

“I due percorsi si intrecciano e si compenetrano – prosegue Del Re – e nell’accostamento di opere ed esperienze diverse si compongono dei dittici o dei polittici immaginari, laddove i dipinti di Speranza vengono messi in dialogo con le opere dei pittori viventi secondo criteri ora tematici e ora formali, ora evidenziando assonanze e ora facendo vibrare le corde di una dissonanza, ma sempre alla ricerca di un senso nuovo e di una chiave di lettura inedita nel cortocircuito tra passato prossimo e presente”.

La mostra vuole raccontare alcuni temi della pittura di Francesco Speranza e la vitalità della sua figura di artista, nel riflesso che si riverbera sulle attuali tendenze del discorso pittorico. Il percorso espositivo parte dai dipinti di Speranza conservati nella collezione del Museo Diocesano di Bitonto. “Cristo nel Getsemani” degli anni Quaranta dialoga con la pittura beffarda di Domenico Ventura, “Visitare gli infermi” del 1949 viene affiancato a un ritratto di Nicola Curri. “Gesù divino lavoratore” del 1959 si accosta a un dipinto di Alessandro Passaro realizzato su una sega. “Cristo e la Samaritana presso il pozzo” del 1952 si confronta con gli animali di Pierpaolo Miccolis. “San Francesco d’Assisi” del 1960 si specchia in un dipinto digitale di Michael Rotondi. Si aggiungono dipinti conservati in altre collezioni pubbliche, come “Ritratto della sorella Nina” del 1930 e un “Autoritratto” postbellico della Fondazione De Palo – Ungaro a confronto rispettivamente con la pittura di Pierluca Cetera e con gli autoritratti di Pasquale Gadaleta e di Luigi Presicce oppure “Campagna e carro del mio paese” del 1951 conservato presso il Teatro Comunale “Tommaso Traetta” che dialoga con un’opera di Fabrizio Riccardi. La mostra presenta inoltre opere provenienti da collezioni private, prima d’ora raramente visibili al pubblico. Un piccolo ritratto muliebre degli anni Venti va a comporre un trittico con due ritratti di Vincenzo De Bari e Claudia Resta. “Ritratto di mia madre” del 1939 si scontra con una figura materna di Natascia Abbattista. “Fuga in Egitto” del 1957, in cui è la moglie del pittore Marina Bagassi a posare come modella per la Madonna, viene messa a confronto con un dipinto di Francesco Cuna. Un esterno pugliese viene confrontato, per contrasto, con un interno dipinto da Damiano Azzizia. Un piccolo nudo accademico degli anni della gioventù fa il paio con un nudo espressionista di Dario Molinaro. Due nature morte intrattengono una conversazione con quelle di Pietro Di Terlizzi e di Enzo Morelli e uno scorcio di Milano visto dai navigli del 1979 si misura con i segni delicati della pittura di Simona Anna Gentile. “Scilla” del 1963 e “Sant’Antonio che parla ai pesci” del 1966, opere entrambe esposte alla retrospettiva allestita nel Palazzo dell’Arengario a Milano del 1971, si trovano infine a dialogare con un dipinto montuoso di Luigi Massari e con una visione sciamanica di Jara Marzulli.

CONVERSAZIONI CON FRANCESCO SPERANZA
Una mostra a cura di Francesco Paolo Del ReBITONTO (BA), MUSEO DIOCESANO “MONS. A. MARENA”
30 agosto – 30 settembre 2020

Inaugurazione 30 agosto 2020 ore 18:30

 

Sotto il segno dei portici

Si inaugura il 12 settembre in Sala Ercole di Palazzo d’Accursio una speciale mostra di bassorilievi, opere che lo scultore Ivan Dimitrov dedica ai portici di Bologna, in concomitanza con la loro candidatura a patrimonio UNESCO.

Sarà esposta una collezione di circa 50 bassorilievi in terracotta dipinta, la caratteristica tecnica dell’artista ad effetto tridimensionale attraverso la quale ha interpretato la città, la “Bologna” che per Dimitrov è da scoprire, intima e nascosta, fatta di inquadrature inaspettate, magie prospettiche, giochi di luce ed ombra. Le opere trasporteranno il visitatore in una Bologna magica e senza tempo la cui bellezza è da sempre entrata nel cuore di personaggi famosi, viaggiatori, artisti e poeti che anche in passato ne hanno decantato il fascino e dei quali, lungo il percorso, si potranno leggere le impressioni riportate su didascalie descrittive.

Ci saranno anche accenni legati a storia e curiosità dei luoghi rappresentati, ma il senso vero dell’ esposizione è soprattutto nel percorso emozionale che ognuno dei visitatori scoprirà contagiandosi con i sentimenti di meraviglia e scoperta che le opere di Dimitrov riescono sempre a suscitare: il percorso espositivo diventerà così un piccolo viaggio in cui impressioni e ricordi si confonderanno tra emozione, suggestioni, sogno e realtà.

Ivan Dimitrov, artista originario della Bulgaria, si è formato artisticamente in Italia ed è conosciuto ed apprezzato a livello nazionale. Ha scelto Bologna come sede di lavoro e la città è diventata di fatto la sua città “d’ adozione”, dove ha realizzato importanti cicli di mostre.

La mostra, articolata in un singolare percorso a tappe, dopo l’esposizione a Palazzo d’Accursio si sposterà per la sua seconda tappa, dal 31 ottobre al 29 novembre, presso la sala Museale “E.Possati” del Complesso del Baraccano.

L’evento, organizzato dal Quartiere Santo Stefano di Bologna, con il patrocinio delle Regione Emilia-Romagna, curato dalla galleria d’arte Studio Santo Stefano, fa parte delle iniziative culturali inserite nel Piano di Gestione a sostegno della candidatura dei portici di Bologna alla World Heritage List UNESCO.

“La valorizzazione di un tratto distintivo caratteristico della città come i “portici”, attraverso lo sguardo di un artista che ha scelto Bologna e i suoi scorci come fonte di ispirazione, sarà una delle fondamentali iniziative per la ripartenza della cultura e del turismo” – Rosa Maria Amorevole, Presidente del Quartiere Santo Stefano

Una delle opere sarà esposta, nei giorni immediatamente precedenti la mostra, presso il Ristorante Al Pappagallo, un segno di condivisione di contenuti autentici, un connubio di eccellenze che parlano di tradizioni e valori del passato. La terracotta esposta ritrae lo scorcio di Piazza Della Mercanzia dal quale si vedono, oltre a un tratto di portico ligneo, l’entrata del Ristorante e della Torre Degli Alberici, che è stata recentemente ricongiunta al locale.

L’ingresso alla mostra è gratuito. Si inaugura il 12 settembre in Sala Ercole di Palazzo d’Accursio una speciale mostra di bassorilievi, opere che lo scultore Ivan Dimitrov – artista originario della Bulgaria ma da tempo residente a Bologna- dedica ai portici in concomitanza con la loro candidatura a patrimonio UNESCO.

Sarà esposta una collezione di circa 60 bassorilievi in terracotta dipinta, la caratteristica tecnica ad effetto tridimensionale attraverso la quale l’artista ha interpretato la città, la “Bologna” che per Dimitrov è da scoprire, intima e nascosta, fatta di inquadrature inaspettate, magie prospettiche, giochi di luce ed ombra. Le opere, accompagnate da didascalie con le testimonianze dei viaggiatori che nei secoli hanno ammirato la bellezza dei portici, propongono un’immagine della città sospesa tra presente e passato, coinvolgente e suggestiva.

La mostra, organizzata dal Quartiere Santo Stefano di Bologna, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, dopo la prima tappa a Palazzo d’Accursio si sposterà, dal 31 ottobre al 29 novembre, presso la sala Museale “E.Possati” del Complesso del Baraccano .
L’evento fa parte delle iniziative culturali inserite nel Piano di Gestione a sostegno della la candidatura dei portici di Bologna alla World Heritage List UNESCO.

L’ingresso è gratuito.
info: www.ivandimitrov.com/portici/
cell 329 2269750

Buonanotte Contemporanea

Promosso dal Comune di Montebello Sul Sangro (CH) e realizzato con il sostegno di Regione Abruzzo, Buonanotte Contemporanea è un progetto inedito e interdisciplinare ideato da CASaA architetti (Fabio Armillotta, Carmela Palmieri e N. Marco Santomauro) per la valorizzazione e lo sviluppo turistico strategico integrato e sostenibile del vecchio borgo di Buonanotte.

Nel piccolo centro arroccato su una sella rocciosa tra la Maiella e il lago di Bomba – oggi totalmente abbandonato a causa di un sistema di frane iniziato negli anni Sessanta – arte, natura e architettura convergono in un unico lavoro in grado di dare origine a percorsi creativi condivisi, dove il patrimonio edilizio tradizionale abruzzese si intreccia all’ambiente naturale e alle relazioni culturali, che affidano all’arte il futuro dell’esistenza umana.

A Buonanotte, gli interventi degli artisti Vincenzo Marsiglia, Jasmine Pignatelli e Artan Shalsi, a cura di Maria Letizia Paiato, dialogano con i ruderi del borgo, con il logorio del tempo e con la surreale assenza della figura umana, per concorrere alla realizzazione di un percorso sperimentale, poetico e sicuro, in cui la ricerca artistica risponde in modo strutturale alle esigenze architettoniche di consolidamento del borgo.

Ad accogliere per prima il visitatore è l’installazione ambientale Senza Titolo di Artan Shalsi che, unendo a una particolare modalità di visione e a una analisi specifica dei materiali la restituzione di un gioco di immagini riflesse, catapulta il visitatore in una dimensione spazio-temporale evocativa e suggestiva. Offrendo la possibilità di uno sguardo che si estende fino ai limiti della visione, l’opera, che sostiene strutturalmente l’edificio su cui poggia, apre il percorso e ne anticipa la preziosa fragilità. Segue poi Kaleidoscope di Vincenzo Marsiglia, una grande cellula affacciata verso il nuovo insediamento urbano che invita lo spettatore a immergersi in sicurezza nella natura del luogo, per ammirare il panorama. Sviluppata a partire da una stella a quattro punte e arricchita di inserti in vetro con pellicola dicroica, la struttura protegge e mette in sicurezza una zona scoscesa tra due edifici. Chiude il percorso A Broken Line di Jasmine Pignatelli, un’opera generata dalla sequenza dinamica di segni e moduli in progressione e da movimenti geometrici di un’unica linea decostruita. Con una struttura bipartita che alterna vuoti e pieni, l’installazione blocca e sorregge le pareti di due edifici pericolanti, originando un ulteriore spazio instabile, variabile e inquieto, come quello della stessa Buonanotte.

Buonanotte Contemporanea apre al pubblico GIOVEDì 3 SETTEMBRE 2020. A partire dalle ore 16.00 sarà possibile seguire l’inaugurazione anche sui canali social di Buonanotte Contemporanea in occasione della quale sarà proiettato il Docu Backstage di Francesco Castellani.

Per l’apertura al pubblico del 3 settembre e successive visite a Buonanotte Contemporanea verranno messe in atto tutte le direttive volte al contrasto e al contenimento della diffusione del virus COVID 19.

BUONANOTTE CONTEMPORANEA
Mail: info@buonanottecontemporanea.it | Sito: www.buonanottecontemporanea.it
FB: @BuonanotteContemporanea | TW: @buonanottebont1 | IG: buonanotte_contemporanea | YouTube: buonanotte contemporanea

Essere Con-Temporanei

Dal 13 agosto al 13 settembre 2020 il centro storico di Poppi ospita “Essere Con-Temporanei”, mostra di arte diffusa di Alfredo Repetti Mogol, Agnese Del Gamba, Clet Abraham, Antonio Massarutto e Sara Lovari.

L’esposizione, ideata e promossa dalla Pro loco Centro Storico di Poppi e patrocinata da Comune di Poppi, Parco Nazionale Foreste Casentinesi, Unicoop Firenze, Misericordia di Poppi e Radio Italia 5, è resa possibile grazie al contributo di Borri S.p.A., C.R.A. Centro Revisione Associato, L.M.C. Meccanica, Laife Tecnologia Acciaio Flessibilità, D’Appennino Rete Imprese, T.A.C.S. Artigiani del Panno Casentino e Farmacia Berioli.

LA MOSTRA
L’arte contemporanea “invade” il centro storico di Poppi per la prima edizione di una grande mostra diffusa. Protagoniste le installazioni di cinque artisti conosciuti in Italia e all’estero per i loro linguaggi originali e l’uso peculiare che fanno di materiali diversi. Oltre alle vie e alle piazze del borgo casentinese, sono coinvolti anche edifici storici come il castello dei Conti Guidi, l’abbazia di San Fedele e la ex chiesa di San Lorenzo, oggi galleria d’arte.

Alfredo Repetti Mogol, Agnese Del Gamba, Clet Abraham, Antonio Massarutto e Sara Lovari dialogano con il tessuto urbano medievale e alcuni dei capolavori architettonici poppesi, dando vita a un confronto che permette a passato e presente di valorizzarsi a vicenda.

Animali di terra e di mare fatti in ferro e plastica riciclata, sculture, abiti riusati, cartelli stradali rielaborati, parole chiave proiettate sulle facciate degli edifici rappresentano la necessità di recuperare molti valori etici persi dall’essere umano. Il progetto delle installazioni, alcune delle quali in notturna saranno ancor più suggestive, vuole essere anche un messaggio sociale che si fonda su quell’essere con…, che permette la convivenza civile e il rispetto tra forme di vita differenti.

Una delle opere, inoltre, coinvolge i residenti e li porta a riflettere su quello che hanno significato per ognuno di loro i mesi di emergenza sanitaria del 2020.

Dopo la conclusione del lockdown – spiega la Pro loco di Poppi – abbiamo pensato a una manifestazione che portasse un turismo di qualità, legato alla cultura e all’arte, ma senza rischiare affollamenti in luoghi piccoli e chiusi. “Essere Con-Temporanei” sarà un percorso responsabile che il visitatore potrà fare, munito di una mappa nel cuore di Poppi. I turisti potranno così scoprire il nostro patrimonio storico-artistico e allo stesso tempo ammirare i linguaggi sorprendenti di cinque noti autori. Con questa operazione voglia anche ridare linfa vitale agli esercizi commerciali che hanno sofferto nei mesi scorsi, quindi ci auguriamo che la mostra diffusa desti curiosità e interesse ovunque.

BREVI BIOGRAFIE:
Alfredo Repetti Mogol, paroliere e pittore, vive e lavora a Milano. La radice del suo lavoro è l’indagine sul linguaggio, la parola scritta, proiettata e dipinta in tutte le sue declinazioni. Conosciuto anche con lo pseudonimo Cheope, è stato invitato due volte, nel 2007 e nel 2011, a esporre alla Biennale di Venezia e ha esposto in più di cento mostre personali in tutto il mondo. In campo musicale ha vinto due Grammy Awards negli Stati Uniti.

Agnese Del Gamba, artista aretina, da sempre immagina e con le sue mani crea. Un giorno è entrata in contatto con la plastica, quella delle confezioni alimentari, ed è scattata la scintilla. Nella sua ricerca convivono estetica, voglia di emozionare e attenzione nei confronti dell’ambiente. Ha esposto con personali e collettive in tutta Italia e ha preso parte a prestigiosi eventi e fiere legati all’arte del riciclo.

Clet Abraham, artista di origine francese, dopo aver lavorato a Roma come restauratore di mobili e vissuto per un breve periodo in provincia di Arezzo, nel 2005 si è trasferito a Firenze, dove ha inaugurato il suo studio personale. Dedito principalmente alla pittura, negli ultimi anni si è cimentato con grande successo nella street art, realizzando opere che consistono nell’applicazione di stickers sui cartelli stradali e in interventi più complessi sull’arredo urbano.

Antonio Massarutto, scultore e designer, vive e lavora in Toscana. Dal 2001 ha stabilito il suo atelier a Cortona, dove trae ispirazione dall’affascinante paesaggio e dal ricco patrimonio artistico e culturale. Le sue sculture sono il frutto di un attento studio anatomico del mondo animale e spesso sono un ritratto psicologico degli animali stessi. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private.

Sara Lovari, artista casentinese, predilige l’uso di carta, cartone, libri usati, corde e ferro, che collegati a parole e frasi, essa utilizza per creare assemblage, installazioni, scenografie e piccoli mondi ispirati al suo vivere quotidiano. Tutto parte dallo studio di Poppi, paese in cui è nata, vive e lavora, ma le sue creazioni poi arrivano ovunque. Da anni è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo attraverso mostre e collaborazioni con prestigiose gallerie.

Addetto stampa – Marco Botti
tessera ODG 118843 – cell. 3475489038
marco.botti9@gmail.com – marco.botti@pec.giornalistitoscana.it

Leonardo Basile – Untitled [256°]

Dal 5 al 20 Agosto 2020 per la rassegna Arte in vetrina il Centro d’Arte e Cultura ‘L. da Vinci’ di Bari – Santo Spirito espone l’ultima composizione lignea in tecnica mista dell’artière Leonardo Basile dal titolo “Untitled (256°)“, dalle dimensioni di cm 102 X 102, realizzata nel mese di luglio (u.m.).

L’ artiere Leonardo Basile e la sua Untitled [256]
Leonardo Basile – scrive Domenico Fumarola, giornalista saggista e critico letterario ed artistico – fa dell’arte un gioco di vita. L’artista ha sempre avuto un’autentica ricerca interiore guardando dentro di sé e trovando nell’utilizzo delle tecniche più disparate un impegno estetico. Spontaneamente innovativo, Basile mette a fuoco una tecnica pittorica la più varia possibile, con dripping, quadricromie, assemblaggio di materiali, tecnologie digitali, a formare un’armonia musicale apprezzabile non solo dagli occhi, ma da tutti i sensi. Il prodotto finale crea una sintesi perfetta figlia della ricerca estetica dell’artista. Come Freud parlava di “rosa dei sentimenti” per descrivere le infinite sfaccettature dell’animo umano, Basile trova nell’assemblaggio di diverse tecniche e materiali la sintesi per la propria estetica, fondata sulle mutevolezze percettive del sentimento.[…]

La mostra è visitabile in totale sicurezza per quanto riguarda le norme dello ‘stato di emergenza anti Covid’ in quanto la vetrina espositiva del Centro d’arte è : esterna, a livello stradale e a vista.

Leonardo Basile – Untitled [256°]
Dal 5 al 20 Agosto 2020

Location
Vetrina Centro d’arte e cultura L. Da Vinci
Santo Spirito, Via G. Verdi 7, 70127 (BA)

Orario di apertura
Tutti i giorni, 24/24 h

Sito web
http://leonardobasile.it

Autore
Leonardo Basile

Produzione organizzazione
Associazione Leonardo Da Vinci

Immagini collegate:

Fluid Contemplation – Jinjin Dong

Nella sezione Highlight di www.wepresentart.com, MA-EC gallery presenta al pubblico Fluid Contemplation, mostra virtuale di Jinjin Dong, artista di Shanghai, classe 1977. L’esposizione, a cura di Jiang Weizhen, include tre serie di lavori realizzati su tela.

Nella prima serie Digital Ink, oli e acrilici su tela, Jinjin Dong coniuga sapientemente la modernità digitale con l’eleganza della pittura ad inchiostro tradizionale basata sulla casualità del gesto e del pensiero poiché, come affermava nel IV secolo d.C. il noto pittore cinese Gu Kaizhi, “un artista segue il proprio pensiero che deve solo viaggiare libero” .

Jinjin Dong ritiene che la tecnologia allarghi i confini stabiliti della pittura classica cinese e che la pittura ad inchiostro non sia solo una tecnica ma espressione di un pensiero, di una condizione mentale che guarda alla tradizione e aspira alla libertà.

La seconda serie di opere appartiene alla corrente artistica emergente Steampunk, che si propone come un’idea innovativa e riflette perfettamente il pensiero creativo di Jinjin Dong. Jinjin Dong spiega come l’arte della calligrafia cinese preveda che ad ogni pennellata corrisponda un tratto, l’unione dei quali dà poi vita ad un’opera astratta. In Cina si tramanda che anticamente libri e dipinti avessero un’origine comune: i libri erano anche dipinti e i dipinti erano anche libri. Attraverso la tradizione della calligrafia l’artista crea un’opera astratta, alla quale aggiunge le caratteristiche delle immagini digitali contemporanee.

La prima opera rappresenta il carattere 昂, ang, l’intelligenza artificiale, mentre la seconda il carattere 然, ran, l’elemento invisibile nella tecnologia olografica.

L’essenza dell’astrattismo risiede nel fatto che pittura e calligrafia tendono alla ricerca della bellezza della forma e dello spirito.

Per la realizzazione delle due opere, Jinjin Dong guarda allo stile del calligrafo Huai Su, vissuto durante la dinastia Tang, che realizzava calligrafie secondo lo stile “corsivo folle” (狂草, kuangcao), caratterizzato spesso dal fatto di essere poco leggibile. Osservando lo stile di Huai Su dalla prospettiva dell’estetica astratta odierna, l’artista sottolinea come ogni tratto della sua calligrafia sia separato dall’altro, creando così una struttura astratta.

La calligrafia del carattere Ang ricorda la forma di un dragone che si attorciglia attorno a un pitone, simbolo dell’arrivo dell’era dell’intelligenza artificiale cinese.

Il carattere Ran è caratterizzato da uno stile fluido, elegante e allo stesso tempo vigoroso. Rimanda ad un baobab nel deserto e ad un tronco di cipresso, ricollegandosi all’idea Taoista di integrazione dialettica tra uomo e natura.

La terza serie Through the surprise – Dreaming of Nanking coniuga iperrealismo e pittura tradizionale, e comprende delle opere che arrivano all’immaginario del fruitore, attratto dal rigore dello stile e dalla minuzia dei dettagli.

L’artista rappresenta la città vecchia di Nanxiang, il Guyi Garden e il Tempio Yunxiang. Sullo sfondo, le montagne e i fiumi si trasformano in robot giganti, emblema dell’industrializzazione, e fusione e insieme conflitto tra tradizione e modernità.

Afferma la curatrice Jiang Weizhen che alcune figure aliene sono la metafora del contrasto tra il junk food occidentale e lo street food tradizionale cinese. Nel dipinto, i cui toni rimandano alla science-fiction, e che include significati simbolici, l’artista dipinge anche Guang Mingxian, fondatore di Nanxiang, e il suo discepolo Wu Xiangsheng.

In un angolo, una grande tavolata di persone che festeggiano con la cucina Xiaolong, metodo culinario classificato come Patrimonio culturale immateriale. Nel dipinto, anche una miniatura del Giardino Yuyuan e una allusione al fatto che Guang Mingxian, fondatore di Nanxiang, e il suo discepolo Wu Xiangsheng possedessero la ricetta segreta del Nanxiang Xiaolong.

Jinjin Dong ha trascorso più di un anno a dipingere questi lavori. Con rigore e metodo filologico è stato a Nanxiang più di venti volte per raccogliere materiali, tre volte al Yuyuan Garden e al Tan Garden, cinque volte all’Archivio di Shanghai e diverse volte presso l’ Historical Exhibition Hall di Nanxiang.

Fluid Contemplation
Mostra personale di Jinjin Dong. A cura di Jiang Weizhen

Solo online su www.wepresentart.com
dal 22 luglio al 28 agosto 2020

Info: info.milanart@gmail.com; staff@wepresentart.com

#acasatuttibene

Nato in quarantena, il progetto editoriale #acasatuttibene, frutto della collaborazione tra Espoarte e Vanillaedizioni, giunge al suo atto finale: attraverso la campagna di crowdfunding www.vanillaedizioni.com/crowdfunding/progetto/acasatuttibene/ sarà possibile dare il proprio contributo, assicurandosi una copia del libro a stampa che raccoglierà le riflessioni di 100 artisti e 50 personalità del mondo dell’arte e della cultura.

Il progetto editoriale – basato su una call ad invito – si è sviluppato su due livelli: in primo luogo la pubblicazione su espoarte.net dell’insieme dei contributi di pensiero ricevuti da artisti e personalità del mondo della cultura, invitati a diventare parte di una narrazione collettiva; in secondo luogo l’invito agli stessi a dar vita ad una pagina (una piccola opera, un disegno o uno schizzo, una fotografia, una grafica, un pensiero tradotto in testo o anche un racconto breve) per contribuire a creare un diario corale, testimonianza delle riflessioni generate dalla quarantena e dall’isolamento sociale.

Il volume ha inoltre l’obiettivo di dare un contributo attivo all’editoria d’arte, mondo a cui appartengono l’associazione Arteam e l’editore Vanillaedizioni, in un momento in cui le condizioni dell’editoria, già di per sé piuttosto difficili, potrebbero complicarsi ulteriormente.

Tante le voci che, dal 2 aprile scorso ad oggi ci hanno accompagnato, dalla Fase 1 alla Fase 3, in un viaggio all’interno del tempo e dello spazio:

ARTISTI: Ilaria Abbiento, Aqua Aura, Alessandra Baldoni, Maria Rebecca Ballestra, Maura Banfo, Mirko Baricchi, Matteo Basilé, Valerio Berruti, Elisa Bertaglia, Nicola Bertellotti, Andrea Bianconi, Bianco-Valente, Valentina Biasetti, Silvia Bigi, Alessio Bolognesi, Giorgio Bormida, Alessandro Bulgini, Vincenzo Cabiati, Beppe Calgaro, Alessandra Calò, Erica Campanella, Marcello Campora, Silvia Camporesi, Francesco Candeloro, Andrea Chiesi, Costantino Ciervo, Antonella Cinelli, Laura Cionci, Davide Coltro, Vittorio Corsini, Luca Coser, Giacomo Costa, Vanni Cuoghi, Gino D’Ugo, Antonella De Nisco, Davide Dormino, ELASTIC Group, Serena Fineschi, Jernej Forbici, Andrea Francolino, Giovanni Gaggia, Nadia Galbiati, Roberto Ghezzi, Silvia Giambrone, Michele Giangrande, Giuseppina Giordano, Daniele Girardi, Federica Gonnelli, Gian Luca Groppi, Ester Grossi, Elena Hamerski, Carla Iacono, Angelo Iodice, Pierluigi Lanzillotta, Pierpaolo Lista, Veronica Liuzzi e Francesco Paolo Cosola, Loredana Longo, Luca Longobardi, Paolo Maggis, Nataly Maier, Silvia Margaria, Ilaria Margutti, Angelo Marinelli, Vincenzo Marsiglia, Jacopo Mazzonelli, Nico Mingozzi, Luca Moscariello, Elisa Muliere, Andrej Mussa, Alessandro Neretti (Nero), Silvia Noferi, Nunzio Paci, Alice Padovani, Laurina Paperina, Samantha Passaniti, Tiziana Pers, Jasmine Pignatelli, Ettore Pinelli, Francesca Romana Pinzari, Lorenzo Puglisi, Eva Reguzzoni, Eleonora Roaro, Vincenzo Rusciano, Matteo Sanna, Thomas Scalco, Giorgia Severi, Lapo Simeoni, Giuseppe Stampone, Mario Sughi (nerosunero), Enrico Tealdi, Matteo Tenardi, Giorgio Tentolini, Lamberto Teotino, Mona Lisa Tina, Paolo Troilo, Ivano Troisi, Willy Verginer, Marika Vicari, Virginia Zanetti, Corrado Zeni.

CULTURA: Lorenzo Balbi, Simona Bartolena, Cesare Biasini Selvaggi, Luca Bochicchio, Camilla Boemio, Paolo Bolpagni, Enrico Carlo Bonanate, Giorgio Bonomi, Rosalba Branà, Lorenzo Bruni, Luisa Carcavale, Claudia Casali, Tiziana Casapietra, Chiara Casarin, Martina Cavallarin, Giacinto Di Pietrantonio, Luigi Fassi, Annalisa Ferraro, Alberto Fiz, Manuela Gandini, Federico Giannini, Lorella Giudici, Rocco Guglielmo, Alessia Locatelli, Elisabetta Longari, Lorenzo Madaro, Angela Madesani, Davide Mariani, Gianni Ettore Marussi, Luciano Massari, Stefano Monti, Angel Moya Garcia, Alberto Mugnaini, Claudio Musso, Cesare Orler, Giuseppina Panza di Biumo, Gabriele Perretta, Premiata Ditta S.a.s (Vincenzo Chiarandà e Anna Stuart Tovini), Raffaele Quattrone, Alessandra Redaelli, Leonardo Regano, Lorenzo Respi, Roberto Sala, Carlo Sala, Maria Savarese, Marco Scotini, Marco Senaldi, Nadia Stefanel, Antonello Tolve, Marco Tonelli, Giulia Zamagni.

Segnalato da :
CSArt di Chiara Serri, Via Emilia Santo Stefano 54, 42121 Reggio Emilia

Street Art File Print #SeaToLove

Continua con #SeaToLove Edition Street Art File Print, l’innovativo progetto d’arte urbana che da qualche mese invade il centro urbano di Ischia e che fa della Poster Art e dell’attacchinaggio il mezzo di denuncia degli eccessi della nostra società e delle questioni politiche e sociali che affliggono il mondo.

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Sei gli artisti coinvolti per altrettante opere di poster art che verranno diffuse, dal 10 al 15 luglio, nei sei comuni dell’isola: i lavori di Qwerty, Haterisk, Antonino Perrotta in arte Attorep, Annalisa Grassano, Samuele Vesuvio e Larva, creati appositamente per la manifestazione, riempiranno muri e spazi urbani di Casamicciola, Lacco Ameno, Serrara Fontana, Barano, Forio e Ischia Porto.

Promosso da Ischia Street Art Gallery con il sostegno dell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno, che da anni si batte per la tutela e la valorizzazione del mare isolano, Street Art File Print #SeaToLove si propone di denunciare l’inquinamento marino e l’abuso di sostanze contaminanti che infestano di rifiuti tossici il nostro mare, attraverso l’affissione su vasta scala di poster artistici che affrontano tematiche legate alla salvaguardia dell’ambiente.

Una vera e propria operazione di guerrilla marketing, un atto simbolico, spiazzante e up to date, volto a colpire l’immaginario e fare leva sulle coscienze, con lo scopo di risvegliare la consapevolezza che il consumismo smodato incide negativamente sul futuro del nostro ecosistema.

Street Art File Print #SeaToLove prevede un percorso artistico interno a Ischia Street Art Gallery, visitabile e accessibile a tutti negli orari di apertura della galleria, nella quale verrà allestita una mostra di poster art con tutti i progetti inviati dagli artisti che hanno aderito all’iniziativa, tra cui anche quelli di Teisa e raPoetry ft Er Buio.

Salvatore Iacono, gallerista/attivista e fondatore di Ischia Street Art, discussa anti-galleria underground sita nel cuore dell’isola, prosegue dunque la sua “rivolta ideologica” contro i sistemi che ci governano e in cui siamo costretti a vivere e si fa portavoce degli artisti che inviano le loro opere in galleria. E così Salvatore da gallerista diventa street artist su commissione in una sorta di “street art delivery”, compiendo un atto sul filo dell’illegalità, attuando le sue performance con una semplice colla da manifesti e attaccando, per le vie del centro, numerosi poster a tema.

Gli interventi urbani fanno infatti parte di Street Art File Print, progetto nato dall’emergenza Covid19, che ha decretato la paralisi di ogni attività riguardante le arti, la musica e lo spettacolo, ponendosi come la risposta rivoluzionaria all’atonia creativa e psicologica dell’arte nel delicato momento storico legato al lockdown.

Street Art File Print consiste nel documentare video-fotograficamente l’affissione in diretta che avviene nel centro urbano, o in galleria, dei poster inviati dagli artisti e riprodotti da file in alta risoluzione. E lo stesso gallerista/antigallerista diventa protagonista documentando l’atto espositivo, registrato e utilizzato come un happening, al fine di recuperare il senso di una comunicazione immediata e diretta, di una fresca estemporaneità.

Street Art File Print si pone come un atto di ribellione intellettuale, come strumento di comunicazione espressiva, definitivo dallo stesso Iacono “iconoclasta, dissacrante e provocatorio”, al quale possono accedere tutti quegli artisti urbani, illustratori, designer, writers, street artist, in linea con i temi d’impatto sociale che sono il fermento vitale di Ischia Street Art. Unica regola: libertà assoluta alla creatività ed al messaggio sociale degli artisti senza vincoli di mercato, senza che ci sia dietro un sistema clientelare, curatela, vincoli contrattuali tra galleria ed artisti.

Street Art File Print di Ischia Street Art è diventato subito una novità di rilievo internazionale, una boccata d’ossigeno nel marasma delle proposte, un esperimento unico nel suo genere e rispondente all’attuale situazione mondiale per la brevità dei tempi di realizzazione e per i costi minimi. Nonostante la frenata ed il blocco totale che il Covid19 ha inferto all’umanità, l’arte e la creatività non smettono di pulsare e di far sentire la propria voce anche grazie ad una semplice ed effervescente idea tutta italiana, anzi ischitana, quella di Salvatore Iacono che ha creato nei vicoli saraceni di Forio una fucina di energia creativa ed un punto di riferimento importante per il mondo dell’arte contemporanea.

SopraSotto

777 sono i chilometri che separano Via Ventura 6 a Milano e Via dei Mille 60 a Napoli, rispettivamente Prometeo Gallery Ida Pisani e PAN – Palazzo delle Arti di Napoli.
Omar Hassan
Breaking Through Black #15 – Mare Ghiacciato, 2020 (dettaglio)
96 sono le ore che Omar Hassan impiegherà per attraversare l’Italia andata e ritorno, disallestire la sua mostra personale di Napoli e allestire la nuova a Milano rimarcando, di fatto, la vena performativa che lo contraddistingue come pittore.Con queste premesse inaugura giovedì 2 luglio SOPRA, la mostra che convalida il rapporto tra Prometeo Gallery Ida Pisani e Omar Hassan. SOTTO

Fedele ai principi di Prometeo Gallery, l’artista di origini egiziane, non resta immobile di fronte a un panorama confuso per darsi tempo affinché torni a essere nuovamente nitido. Anzi, con il suo spirito combattente e la sua affine ricerca pittorica concretizza le idee di movimento e di azione locale, come se il tempo non avesse finalità, ma fosse incluso e compreso.

Lavorando sulle distanze e sulle vicinanze, non solo come una pratica comune dello spazio e del tempo, ma come un vero e proprio modo di vedere, Omar Hassan dà la possibilità di calarsi in una posizione privilegiata, ovvero in-tra-fra un tempo che trapela negli spazi interstiziali e apparentemente inessenziali entro cui si infiltra la vita. Quando indossa i guantoni da boxe (Breaking Through). Quando lascia traccia del tempo che impiega nelle sue produzioni (Timelines). Quando ripete come un gesto quotidiano punti a spray spingendo verso la sintesi di street art, razionalità e irrazionalità, con un riferimento diretto alla sua vita privata (Injection). Quando dipinge su riproduzioni della Nike di Samotracia o sui tappi delle bombolette spray (Caps). Omar Hassan riesce nell’ambiziosa volontà di dare forma tangibile a un tempo di difficile definizione, che per definizione non può essere rappresentato né compreso.

Come? Dando al corpo delle sue opere il carattere del risultato di un’addizione, ovvero la somma di azione e di idea, andando oltre la semplice descrizione di quel che accade per dare invece la possibilità di comprendere la portata estetica, la natura e la qualità dei processi del suo gesto. Così ci si può insediare nella totalità della superficie espositiva e insinuare negli intervalli che intercorrono tra l’una e l’altra opera, incoraggiati a rimettersi in discussione e a usare il proprio sguardo in modo diverso per abitare il tempo in-tra-fra.

SOPRA
SOTTO
Omar Hassan
Opening: 02.07.2020, 11-21 su appuntamento – info@prometeogallery.com
Dal 03.07 al 10.09.2020
Prometeo Gallery Ida Pisani | Via G. Ventura 6, Milano

www.prometeogallery.com

Credits:
Omar Hassan
Breaking Through Black #15 – Mare Ghiacciato, 2020 (dettaglio)
Acrilico e olio su tela, 160×200 cm
Courtesy of the artist and Prometeo Gallery Ida Pisani Milan(Lucca

Life in color

Riapre a Bari Vecchia la galleria d’arte di Santa Teresa dei Maschi (Str. Santa Teresa dei Maschi, 26),con LIFE IN COLOR, una nuova mostra gratuita, aperta al pubblico,a cura degli artisti della Contraccademia.

L’arte diventa un’opportunità per mostrare al pubblico gli angoli nascosti di Bari Vecchia. Un nuovo appuntamento con l’Arte, a Santa Teresa dei Maschi, chiesa del 1600, un tesoro da scoprire grazie a Bibart. Da anni Bibart punta a valorizzare e a dare spazio a giovani artisti del territorio nazionale ed internazionale.

In esposizione fino a settembre gli artisti Monica Abbondanzia, Rima Almozayyen, Francesca Brivio, Francesco Cardone, Roberto Capriuolo, Cesare Cassone, Marco Ciccarese, Pasquale Conserva, Anna Cristino, Emanuela de Franceschi, Miguel Gomez, Gabriele Liso, Biagio Monno (Toy Blaise), Giancarlo Montefusco, Marialuisa Sabato, Marialuisa Sabato, Carmen Toscano, Giuseppe Toscano, Vito Valenzano.

La mostra sarà visitabile tutti giorni tranne la domenica e il lunedì, orari: 10.30/13.00 15.00/19.00.

Info: 3455119994

Paolo Masi. Pittura, vibrazione e segno: 60 anni di ordinata casualità

FerrarinArte di Legnago (VR) promuove, dal 16 maggio al 14 giugno 2020, la mostra virtuale di Paolo Masi, ” Pittura, vibrazione e segno. 60 anni di ordinata casualità“, a cura di Matteo Galbiati, per consentire ad appassionati e collezionisti che non abbiano avuto la possibilità di vistare l’esposizione reale, allestita poco prima del lockdown presso il Palazzo del Monferrato di Alessandria, di approfondire ugualmente la ricerca dell’artista attraverso un percorso inedito, fruibile liberamente da computer, tablet e smartphone.

L’esposizione comprende una selezione di capolavori realizzati da Paolo Masi (Firenze, 1933), maestro indiscusso nel panorama storico-artistico italiano, negli ultimi sessant’anni della sua intensa, variegata e prolifica attività di studio e sperimentazione.

Sarà possibile fare esperienza della mostra virtuale direttamente dalla propria abitazione, accedendo al sito www.ferrarinarte.it/vgallery/Paolo_Masi/index.html. Il visitatore sarà accolto da un tour virtuale per garantire una visione d’insieme delle due sale che compongono il progetto. In qualunque momento, sarà possibile interrompere la navigazione automatica, soffermandosi su un’opera in particolare o seguendo un itinerario personalizzato. Nella prima sala, oltre alle opere, sono inoltre presenti alcuni pannelli esplicativi, il catalogo sfogliabile ed un video in cui il curatore Matteo Galbiati ripercorre insieme all’artista la mostra allestita al Palazzo del Monferrato di Alessandria.

«L’esperienza di Paolo Masi – scrive il curatore – costituisce un’importante testimonianza che lo colloca nel pieno del dibattito artistico che ha connotato il panorama italiano, e non solo, a partire dalla fine degli anni Cinquanta e che ha messo in forte discussione, se non vera e propria crisi fondante, la pittura. Masi ricorre, senza mai tradirlo, al mezzo pittorico come strumento ancora efficace nel pronunciamento originario e perdurante nella sua attualità rinnovata e rinnovabile, essenziale nel definire un complesso meccanismo di relazioni con chi osserva. Masi, in definitiva, salva la pittura modificandola continuamente; lasciandosi stupire accetta il senso di una libertà d’azione che diviene salvifica. Egli ricerca e sperimenta, con convinta determinazione, la possibilità agente del fatto pittorico, il suo essere testimonianza concreta e attiva, presente e valida, non solo nella contemporaneità artistica, ma anche nella sua estensione di valore sociale. Nell’opera dell’artista fiorentino comprendiamo che la radice e l’essenza del suo rinnovamento e della sua messa in discussione costante è il cercare la verità del reale, nel coglierne le indicazioni come metafore di una possibile trasfigurazione dell’immagine del dipinto semplicemente respirando appieno il vivere del mondo».

L’esposizione virtuale integra ed arricchisce la mostra reale, presentata nel 2020 al Palazzo del Monferrato di Alessandria. Un progetto organizzato dall’Associazione Libera Mente Laboratorio di Idee, presieduta da Fabrizio Priano, nell’ambito della Biennale d’Arte di Alessandria OMNIA III Edizione 2020, in collaborazione con la Camera di Commercio di Alessandria e con FerrarinArte e Kromya Art Gallery, con il patrocinio di Regione Piemonte, Provincia di Alessandria, Comune di Alessandria.

Per informazioni: T. +39 0442 20741, info@ferrarinarte.it, www.ferrarinarte.it.

Paolo Masi nasce a Firenze nel 1933, dove vive e lavora. Dopo aver elaborato negli anni Cinquanta e Sessanta un’attività articolata, complessa e diversificata, si avvicina alle contestuali esperienze analitico-riduttive, scomponendo e riorganizzando sul pavimento e contro le pareti aste di alluminio, specchi, fili o piccole stecche di plexiglas colorato, che estendono anche alla terza dimensione la ritmicità dello “spazio-colore”. La fase successiva coincide con il ritorno alla bidimensionalità attraverso il progetto “Rilevamenti esterni – conferme interne” (1974-76), elaborazione che egli sviluppa all’esterno e all’interno del suo studio con le “Tessiture” (tela grezza cucita) e i “Cartoni” da imballaggio, dove utilizza per la prima volta adesivi trasparenti e coprenti, facendo emergere la struttura interna del materiale. Partecipa alla Biennale di Venezia (1978); alla XI Quadriennale romana (1986); alle mostre “Kunstlerbücher” di Francoforte e “Erweiterte Fotographie Wiener Secession” di Vienna (1980); alla mostra parigina sul libro d’artista (Centre Georges Pompidou, 1985), ad “Arte in Toscana 1945-2000” (Palazzo Strozzi, Firenze, Palazzo Fabroni, Pistoia, 2002) e alla mostra “Pittura Analitica. I percorsi italiani 1970-1980” (Museo della Permanente, Milano, 2007). Le opere successive sono i “Contenitori di forma colore”, le “Serialità” e nuovamente i “Cartoni” (superfici di vario tipo: legno, tela, carta), sulle quali l’artista interviene con una complessa operazione pittorica. La serie di plexiglas “Trasparenze”, iniziata nel 2000, dipinta con la tecnica della vernice spray, permette all’artista di operare una nuova definizione dello spazio attraverso “sollecitazioni cinetico-cromatiche” di luci e ombre. Nel 2016 partecipa alla mostra “Interrogare lo spazio” (FerrarinArte, Legnago VR) e nel 2017 alla mostra “Pittura analitica. Origini e continuità” (Villa Contarini, Piazzola sul Brenta PD e Rocca di Umbertide PG).

PAOLO MASI. Pittura, vibrazione e segno. 60 anni di ordinata casualità
A cura di Matteo Galbiati
Allestimento inedito e mostra virtuale

FerrarinArte, Legnago (VR)
16 maggio – 14 giugno 2020

Segnalato da CSArt di Chiara Serri
Via Emilia Santo Stefano 54
42121 Reggio Emilia

Gallerie d’arte: Angamc scrive al ministro Franceschini

L’ Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, unica voce a livello nazionale a rappresentare la categoria dei Galleristi, ha inviato una lettera al Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, on. Dario Franceschini, per sollecitare l’apertura di un immediato dialogo su temi strategici per un settore duramente colpito dalla prolungata chiusura degli spazi espositivi e dalla sospensione degli eventi fieristici; provvedimenti che hanno aggravato ulteriormente un mercato già in sofferenza a causa di norme restrittive e anacronistiche che non trovano corrispondenza nei concorrenti paesi esteri.

Preso atto dei provvedimenti adottati dal Governo per fare fronte alla grave emergenza sanitaria che ha colpito anche il nostro Paese e atteso l’avvio della “Fase 2”, il presidente Mauro Stefanini e il Consiglio direttivo dell’Angamc hanno ritenuto doveroso, nel rispetto degli associati e di tutta la categoria, richiamare l’attenzione del Governo sulla necessità di dare risposte concrete e immediate alla filiera artistica e in particolare al sistema delle gallerie.

Il settore conta circa 500 gallerie d’arte, il cui forte impatto economico, culturale e sociale sul Paese è facilmente immaginabile. Basti pensare alle 5.000 mostre private realizzate ogni anno, ai 10.000 posti di lavoro creati da attività di gallerie, artisti, curatori, restauratori e trasportatori specializzati, agli ingenti investimenti in cultura per un volume d’affari di centinaia di milioni di euro, a cui si aggiunge tutto l’ indotto che arricchisce il tessuto economico delle città, in particolare nei settori turistico, alberghiero, ristorativo e fieristico.

Quest’ultimo rappresenta l’occasione principale per le gallerie di fare mercato, generando affari per circa il 70% dell’intero fatturato. La prospettiva, sempre più concreta, di posticipare o annullare le principali manifestazioni fieristiche nazionali e internazionali sta creando nella categoria una diffusa preoccupazione. Questa eccezionale fase di crisi potrebbe, infatti, mettere in discussione la riapertura di molte gallerie in Italia, rischiando così la perdita di un know how unico al mondo, oltre ad un’opportunità di crescita e sviluppo per tutto il Paese.

La maggior parte delle gallerie d’arte sono piccole imprese con lavoratori dipendenti e reti di artisti che fanno affidamento esclusivamente su ricavi generati dalle vendite delle gallerie stesse. L’inattività di questo periodo e la conseguente perdita di entrate renderanno sempre più difficile per queste gallerie sostenere i costi dei propri addetti e supportare gli artisti.

«In questa fase – dichiara il presidente Mauro Stefanini – accogliamo favorevolmente gli interventi del Governo mirati alla concessione di esenzioni, a momentanei blocchi dei pagamenti di mutui e utenze, alla proroga dei pagamenti F24 e altre eventuali imposte, ma riteniamo fondamentale riprendere il dialogo su temi strategici per la categoria, come Art Bonus, IVA primo mercato, IVA importazioni e SIAE / diritto di seguito, che abbiamo già avuto modo di portare all’attenzione del Ministero della Cultura e che saranno fondamentali per porre le basi per il rilancio del Sistema dell’Arte. L’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea è pronta e disponibile a dare tutto il suo supporto al ministro Franceschini e per questo auspica l’apertura di un tavolo di confronto post emergenza. Musei, artisti, operatori e collezionisti condividono le stesse preoccupazioni e la politica ha il dovere di ascoltarli».

Angamc – Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea nasce nel 1964 presso l’Unione Commercio, Turismo e Servizi di Milano come Sindacato Nazionale Mercanti d’Arte Moderna; nel 2001 assume la sua attuale denominazione. Suo obiettivo primario è di rafforzare sempre più la struttura del mercato dell’arte incentivandone le potenzialità grazie alla professionalità degli operatori, anche con interventi in ambito giuridico e amministrativo. La figura e l’attività del gallerista sono così definite con chiarezza nei loro aspetti giuridico-amministrativi, culturali, etici e sociali. L’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, organizzata in sei delegazioni distribuite sull’intero territorio nazionale, ha lo scopo di rappresentare e tutelare, in ogni sede, gli interessi morali, economici e culturali della categoria. In campo internazionale, Angamc aderisce a Feaga – Federation of European Art Galleries Association.

Per informazioni: T. +39 02 866737, info@angamc.com, www.angamc.com, www.facebook.com/angamc.official/, www.instagram.com/angamc_official/

Segnalato da CSArt di Chiara Serri

ARTISTAMPS – Interfolio all’Encyclopedie Covid-19

Dopo la Collettiva Internazionale “#Globalviralemergency /Fate Presto”, ecco un altro evento sul problema urgente della pandemia capitalistica globale da Coronavirus 2020 dal titolo “ARTISTAMPS / Interfolio all’Encyclopedie Covid-19”, con una lettura puntuale di come intendere l’ Artistamps d’ artista.

Encyclopedie-COVID-19

Una indagine planetaria che vuole sottolineare la diversa creatività prodotta dagli artisti “marginali attivi” non uniformati al sistema ufficiale dell’arte. Lo scopo della mostra è stato quello di creare una serie di “Interfoli” collettivi, sei in tutto, per un possibile volume enciclopedico del problema COVID-19 che potesse aggiornare idealmente quel compendio del sapere sulla realtà naturale degli eventi e dei meccanismi che regolano e magari sconvolgono, come per esempio oggi, l’umana l’esistenza.

Insomma, una sorta di pagina aggiuntiva inserita in un libro, in una nuova enciclopedia tra pagina e pagina per inserire appunti, – oppure come in questo caso – delle immagini, dei francobolli d’artista pensati come una interferenza e una presa di posizione tra i dati noti e meno noti della conoscenza umana.

Con il termine Artistamps, si intendono i “Francobolli d’Artista”, le creazioni grafiche degli artisti (francobolli errati, non ufficiali e non postali) che orbitano di preferenza nella Mail Art, nella Poesia visiva e più in generale nella cosiddetta arte Concettuale, opere che ricordano e reinterpretano in maniera originale le affrancature emesse dai Servizi postali ufficiali delle varie nazioni.

Perché possano venire considerati francobolli d’artista (artistamps), i lavori devono avere forma di francobollo, che poi questa forma base venga spesso stravolta fa parte dell’operazione artistica, sempre nel limite che essa sia ancora riconoscibile e quindi possa essere ancora recepita visivamente in quanto tale.

Per far sì che un limite venga davvero superato occorre che ci sia la premessa e quindi l’illusione di avere in mano un “francobollo”. Tuttavia, se sono “in forma di francobollo”, non vuol dire necessariamente che i francobolli d’artista “lo sono davvero” quindi, non sono semplici creazioni tipografiche a valore legale in funzione di una reale spedizione postale.
Si considera provvisoriamente la forma di un francobollo per indicare una funzione momentanea, per poi, magari trovare subito dopo un diverso ordine e sbocco linguistico, diventando molto spesso efficace messaggio poetico capace di viaggiare e superare barriere e limiti fittizi.

Le opere di Artistamps, spedite per posta viaggiano da un capo all’altro del pianeta e molto spesso si completano con i timbri. buste, e i francobolli sono la chiara testimonianza di un viaggio che si arricchisce sempre più di nuove proposte comunicative diventando molto spesso parte dell’opera stessa. Ecco svelato il potere dirompente, trasformatore e liberatorio della parola “In Forma” capace di dominare, nonostante la provvisoria condizione di condividere in parte le caratteristiche base di un francobollo.

In questa rassegna internazionale vengono presentati 6 fogli collettivi di 12 Artistamps ciascuno con 72 opere da altrettanti artisti internazionali che si sono confrontati da diverse latitudini del globo sul problema urgente della pandemia capitalistica planetaria da COVID-19, mettendo in mostra, le difficili contraddizioni dell’attuale precaria società dei consumi.

Artisti presenti: Vittore Baroni, Alexander Limarev, Anna
 Boschi, Carl T. Chew, Coco Gordon, Ernesto Terlizzi, Fernando Aguiar, Filippo Panseca, Gabi Minedi, Gianni Marussi, Giovanni Bonanno, Giovanni Fontana, James Felter, John M. Bennett, John Held, Jose Molina, Lamberto Pignotti, Kiki Franceschi, Leonor Arnao, Luc Fierens, Lars Schumacher, Luisa Bergamini, Mauro Molinari, Oronzo Liuzzi, Paolo Gubinelli, Paolo Scirpa, Patrizio Maria, Pier Roberto Bassi, RCBz RCBz, Reid Wood, Rosalie Gancie, Ruggero Maggi, Ryosuke Cohen, Serse Luigetti, Natale Cuciniello

Conversazioni interrotte, manuale di antropologia telefonica a denominazionedi origine incontrollata

La scrittura avanguardista e pioneristica della prolifica scrittrice Barbara Appiano, autrice di numerosi libri, romanzi, e saggi di formazione destinati alle scuole, si rivela ancora una volta in un azzardo linguistico, satirico e ironico, in un’opera in cui a parlare è un telefono cellulare. “Lui” parla in prima persona di noi, dell’umanità tecnodipendente intossicata dal mondo virtuale e relativa sindrome di narcisismo acuto coadiuvato dall’ossessione compulsiva di “messaggiare costantamente”.

Si tratta di un’opera all’avanguardia linguistica e strutturale, in cui la grammatica è la matematica dell’ironia, che già dal titolo “Conversazioni interrotte, manuale di antropologia telefonica a denominazione di origine incontrollata” ci aspettiamo una narrazione fuori dal comune, dove parlano gli oggetti che l’autrice fa parlare quasi avessero un’anima.

Si tratta di uno smartphone, l’io narrante di quest’ultima opera, un telefono umanizzato che diventa l’io che parla a nome di tutti i cellulari diventati una presenza costante e ossessiva, che ha ispirato l’autrice spesso in viaggio sui treni, che si ritrova a prendere durante le trasferte culturali.

È qui che l’autrice si trova vis a vis con viaggiatori ostaggio di telefoni, e relativi auricolari, che con lo sguardo perso nel vuoto parlano come scrive l’autrice “da soli”, nella moltitudine degli altri viaggiatori.

Ma in realtà si tratta di solitudine visto che come scrive la Appiano se mai un gentiluomo del diciannovesimo secolo ritornasse dal suo secolo per entrare nel nostro, il ventunesimo, non ci capirebbe mentre parliamo da soli passeggiando, mangiando e forse anche “dormendo”.

Barbara Appiano è un fervente fenomeno letterario, in continuo movimento, con all’attivo ben 17 libri (e molti altri sono in preparazione).
I suoi libri mantengono una ricerca senza sosta della bellezza e della verità, spaziando nell’ambito sociale e contemporaneo, nella conservazione dei beni artistici e monumentali italiani, in difesa della natura e delle specie a rischio di estinzione e in difesa dei disabili psichiatrici e della malattia mentale.
Barbara Appiano collabora con varie istituzioni nazionali e internazionali quali Il MuMa, Il Museo del Mare di Milazzo, l’ Associazione Nazionale dei Familiari dei Pazienti Psichiatrici “Abbraccialo x me”, e ancora “Amici per sempre”, un’associazione fondata dal medico chirurgo primario ospedale di Desio Dott.Dario Maggioni, con il progetto internazionale per la salvaguardia della fauna selvatica africana a rischio di estinzione quali elefanti e rinoceronti Pengo Life Project.
La Appiano collabora inoltre con il Gruppo Donatori Sangue della Presidenza del Consiglio dei Ministri Palazzo Chigi, il Comitato RicostruiamoSaletta.org per la ricostruzione del borgo Saletta, frazione di Amatrice, devastata dal terremoto del 24 agosto 2016, con il Centro Cardiologico Monzino per la ricerca cardiovascolare, con l’Istituto Oncologico Europeo per la ricerca oncologica, con la rivista cartacea internazionale per la cultura “Le Muse”, diffusa in tutto il mondo, e infine collabora con il Corriere dello Spettacolo, giornale per la cultura fondato dal dott. Stefano Duranti Poccetti.
L’autrice è stata ospite in passato al Maurizio Costanzo Show, ha partecipato numerose volte alla trasmissione televisiva “Libri oggi” condotta dal critico letterario Dott. Andrea Menaglia sul Canale nazionale Italia 161, in cui ha presentato i suoi numerosi libri, oltre ad essere stata intervistata da Radio Cusano Campus, Radio Onda Web di Napoli, Radiodueminutiunlibro.it, mentre alcuni suoi racconti sono stati letti da Maria Cocozza del TG5 nella trasmissione Arca di Noè.
Nel passato ha collaborato come marketing manager per conto della multinazionale svizzero tedesca SIG pubblicando articoli tecnici su applicazioni industriali sviluppate per Bmw, Danone, Iveco, Fairchild, su testate di settore quali Automazione Oggi, Assemblaggio, Packaging.
L’autrice ha lavorato con lo scrittore Domenico Rea (Premio Strega), è stata collaboratrice della rivista mensile Cosmopolitan con articoli di costume e società riguardo la sua città di origine che è Torino, ed è stata nominata dal Ministero dei Beni Culturali “Lettrice d’eccezione”, per la sua attività di lettrice nelle scuole, con la quale collabora in particolare con gli alunni della scuola primaria Carrubaro di Milazzo, per l’illustrazione del libro “Dighe e cascate finchè ci sarà sete,” in partnership con il Museo del Mare di Milazzo, con gli alunni delle quinte classi della scuola primaria F.D’Assisi di Correggio (RE) per le illustrazioni interne del libro di aforismi “Motel Insonnia Parking, dal dormiveglia al sonnambulismo la poesia resta sveglia”
Il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, che ha ricevuto e letto i suoi libri si è congratulato con Barbara Appiano per la creatività finora espressa e per i temi che il medesimo Presidente condivide, quali difesa ambiente, diffusione dell’arte e impegno nel sociale.
Molti suoi libri hanno il patrocinio di diverse grandi istituzioni, il cui ricavato delle relative vendite viene donato in beneficienza alle associazioni interessate.

Leggi la prefazione a cura di Francisetti Brolin Sonia

Le occasioni del silenzio

Scrive Rocco Zani a proposito della mostra ‘Le occasioni del silenzio nell’ambito del progetto ‘ad Arte in Dimora – Discovery of Urban Site‘, ideato assieme all’artista Mariangela Calabrese :

“Il rischio di un abbandono riflessivo si fa marcato in questo tempo malconcio, come se lo spaesamento defluisse in una nuova condizione: di assenza, di vuoto, di vertigine. Tempo malato e non identificabile e pertanto capace di un inedito pencolamento. L’arte – finanche l’arte – sembra ritrarsi come bassa marea, riponendo lo sguardo e l’idea – falcidiati, offesi, imbarazzati – in un periferico largario di assenze. Come in attesa di un divenire smarrito, orfano di coordinate e accenti.

Sarà di nuovo la memoria a ripristinare il volano? O tutto accadrà per ressa, per sfinimento, per lampi lunari? Resta oggi un crinale incerto su cui disporre sacchi di sabbia e incidere trincee d’avamposto. Non per difendere l’indifendibile piuttosto per testimoniare la presenza – non già l’assenza – di un accampamento sopravvissuto, di anime in transito, di occhi che custodiscono – ancora stralci di immaginifico.

Ecco allora che Le occasioni del silenzio possono (e devono) essere altre e propiziatorie, epilogo di una temporalità non completamente esaurita ed esordio acerbo, al contempo, di rinnovate possibilità, di germinali traiettorie. Nasce in un mondo altro questa esperienza di comuni sguardi, senza un orientamento preallertato o come resa dei conti, piuttosto come voce estesa, guardiana, ventosa. Nasce nella bellezza del vuoto, come tassello testimoniale di un mosaico assai più ampio. E mai come ora senza confronto alcuno di echi e indizi, di affabulazioni o di parole non dette. Dieci autori come comunità. Ovvero luci diffuse in un attraversamento notturno, paletti di appiglio e di sosta. Per ognuno di loro, per ognuno di noi. Come i loro indirizzi cromatici, al pari dei segnali riposti sui piani o sull’indolenza del legno e del ferro. Opere sospese tra i rovi e i fiori di un paesaggio che non è più emarginato o alveo occasionale, ma anch’esso universo finalmente (e diversamente) percettibile. Bagliore e presenza. Anzi, pare quasi che le opere siano affidate alla magnanimità della natura, come figliolanza gracile tra le braccia e il cuore di una madre consolante.

Affida al pronunciamento del rosso la “custodia del dire” Mariangela Calabrese, quasi a insanguinare le ore del cielo mentre il mare è cucitura ardita di aliti e boati. Sa di echi campestri e di memorie mai disperse il viaggio di Alberto D’Alessandro, di minuscoli crateri in cui le voci e gli occhi hanno trovato ripari appartati. Scie o traiettorie senza bavaglio sono quelle che Viviana Faiola accende sulla campitura come estrema e reiterata pronuncia di presenza. Di lotta, di sguardo. Anime o presagio per Elmerindo Fiore, quasi a ribadire l’incustodita assenza, l’ombra generosa e la recita durevole che profetizza l’epilogo e di questo l’oltre. La pittura di Giovanni Mangiacapra consuma vertigini e attese e l’occhio penetra i vizi e l’inedia. Come folate di cenere per ridisegnare ipotesi di luoghi o cortili. Un dire di tracce tonali quello di Bruno Paglialonga, di indizi soffocati, quasi a sopprimere l’alito e l’argine della tela. Senza compromesso alcuno perché la scrittura sia incantamento e appiglio. Saldo e spoglio il tempo narrativo di Michele Peri. Arroccato sui cardini del tramonto – la sua ora – quando la terra gravida si offre alla luna e le litanie della ricordanza si fanno sagome. E’ luce profetica quella che Enzo Sabatini sparge e dilunga nella ritualità della forma. Incastonandola a mo’ di specchi minuti perché con essa – con la forma – tutto diventi lievito. La fusaggine si fa ferro e viceversa nel segno primitivo e sensuale di Jano Sicura. In un periscopico gioco di legature e intrecci – di abbracci e di rimozioni – tutto appare pronunciatamente sospeso. Trasparire, quasi fosse parola ormeggiata. E’ uno svelamento accecante quello che Antonio Tramontano sperimenta lasciando all’occhio lembi e varchi, sollievi e percettibili ragioni.”

Il giorno 15 aprile prossimo alle ore 17:00 avrà luogo un “virtuale vernissage in diretta” interamente ospitato nella pagina Facebook di ad Arte in Dimora – Discovery of Urban Site.

L’Arte non si ferma allo Spazio COMEL

Prosegue con successo la mostra virtuale #lartenonsifermaallospaziocomel, inaugurata lo scorso 21 marzo con l’invito a tutti gli artisti a partecipare. Questa raccolta di opere è diventata un diario quotidiano delle idee, delle speranze e dei desideri di quasi 70 artisti, consultabile sulla pagina Facebook e sul profilo Instragram dello Spazio COMEL Arte Contemporanea.

Pittura, scultura, fotografia, disegni, collage, digital art: tante le tecniche, i linguaggi e gli stili per una variegata panoramica sul momento attuale. Un momento di grandi incertezze in cui l’arte oltre ad avvicinare, può donare un momento di svago, di nostalgia, come pure di riflessione su quanto ci circonda in questo periodo.

Gli artisti, dai più navigati ai giovani talenti, nuove e vecchie conoscenze dello Spazio COMEL provenienti da tutta Italia e anche dall’estero, hanno generosamente partecipato inviando la foto di un’opera relativa alla produzione più recente, rappresentativa del proprio stato d’animo al momento o semplicemente del proprio percorso artistico.

Ma la mostra virtuale non finisce qui: chiunque voglia partecipare può continuare a farlo, perché finché questa terribile epidemia continuerà, anche lo Spazio COMEL, per ora solo on line, vorrà continuare a tenere compagnia ai tanti appassionati d’arte con immagini positive, contenuti interessanti che possano per qualche momento distrarci dalle brutte notizie e dalla preoccupazione di questi giorni.

Dunque l’invito è sempre aperto: tutti gli artisti possono inviare la fotografia di una loro opera con la didascalia completa all’indirizzo email eventi@spaziocomel.it, la partecipazione è gratuita.

Spazio COMEL Arte Contemporanea
via Neghelli, 68 – Latina
tel. 0773.487546 – email: info@spaziocomel.it
sito: www.spaziocomel.it
Eventi e info sulla pagina Facebook

La Terra di Bari nelle incisioni

Andria, Bari, Barletta, Bisceglie, Bitetto, Bitonto, Conversano Giovinazzo Gravina, Minervino, Molfetta, Monopoli, Polignano , Trani… sono solo una parte delle città dell’antica ‘Terra di Bari ‘ (o Peucetia), Ottava Provincia del Regno di Napoli, ‘recensite’ dall’ Abate Giovanni Battista Pacichelli (1641-1695) nel suo ‘Il Regno di Napoli in Prospettiva‘, edito da Michele Luigi Mutio, nel 1695.

Ravvivando l’antico titolo di Peucetia in questa Provincia – scrive il nostro nel cappelleto introduttivo al capitolo riguardante la Terra di Bari – non ci persuadiamo già di dare ad intendere la medesimezza, per così dire, dell’una, e dell’altra, ma una participatione considerevole della prima nella seconda. E’ appunto la Puglia del tratto piano, con qualche portione della Japigia, e del paese vecchio de’ Pedicoli, e Messapi. Chiamasi volgarmente Terra di Bari, per la sua Contea, e Ducato, che risplendea nella Città, hoggi Regale, di questo nome. Assai largo era il territorio della Puglia, che s’interpretava una volta per tutto il Regno. Voglion che derivasse dal Ree Appulo qui antico Signore, o dal Fonte Greco, siccome scrive Paol.Diac. delle Cose Longobarde 2.21. “A perditione nominatur, citius enim ibi solis fervoribus Terra virentia perduntur”, o dal Latino, e dall’A Pluvia quasi senza pioggia, per la sua nativa siccità, significando anche maraviglia, per l’altra radice Greca, sendo fertilissima di Grani senz’acqua, per la scartezza de’ fonti, e percossa lunga de’ raggi del sole.(…)”

Assieme alle ‘recensioni’ dei luoghi visitati nel suo viaggio, il Pacichelli metteva una o più vedute prospettiche corrispondenti. Incisioni che davano immagine alle sue descrizioni… incisioni che Leonardo Basile ha elaborato digitalmente e, assiemando il tutto con amorevole maestria, ha trasformato in un originale documento storico in formato video.

Il video è visionabile al seguente indirizzo Youtube mentre tutte le immagini utilizzate per la sua realizzazione a quest’altro indirizzo. Accompagnano le immagini le note del ‘Lonely Mountain‘ di Rafael Krux.

Immagini collegate:

CAMERA è in smart working

Lo spazio virtuale di racconto e condivisione di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia resta aperto e fruibile – nonostante il centro espositivo sia chiuso in base alle disposizioni in vigore – attraverso video, immagini, storie, curiosità pubblicate sui nostri canali social sotto il cappello dell’hashtag #CAMERAonair, il palinsesto di rubriche online di e sulla fotografia “made in CAMERA”.

Il lavoro creativo del team di CAMERA, rigorosamente in smart working, è partito dalla mostra Memoria e Passione. Da Capa a Ghirri. Capolavori dalla Collezione Bertero – aperta al pubblico il 20 febbraio per nove giorni appena – che racconta il nostro passato e le radici del nostro presente, oltre all’evoluzione della fotografia italiana e internazionale dagli anni Trenta fino alla fine del secolo, con quasi 300 scatti di cinquanta autori provenienti da tutto il mondo.

Prendendo ispirazione dalla ricchezza delle immagini in mostra e volendo continuare a raccontare le tante storie che la fotografia può offrire anche “al tempo del Corona Virus”, sono nate molte nuove rubriche:

FOTO-FOCUS, A SPASSO CON GUIDO
Il collezionista Guido Bertero, dalla cui preziosa collezione fotografica ha preso forma la mostra Memoria e Passione. Da Capa a Ghirri ci accompagna attraverso le sale raccontandoci aneddoti e ricordi di alcune delle opere a cui è più legato che ha cercato con tenacia e acquistato con determinazione perché diventassero parte fondamentale della sua collezione.

FOTO-NOTE
Il direttore di CAMERA Walter Guadagnini, dal suo studio di casa, ci racconta alcuni dei passaggi salienti della storia della fotografia italiana e internazionale partendo da un fotografo o da una fotografia in mostra. Dalla capacità di cogliere il momento cruciale dell’azione di Robert Capa, alla Dolce Vita e i suoi Paparazzi, dall’America anni ’30 della leggendaria campagna fotografica Farm Security Administration, alla mondanità emergente di quella che sarà la Milano da bere rappresentata dalle immagini di Carla Cerati fino all’opera di Mimmo Jodice che, accentuando la dimensione simbolica dell’immagine, indaga livello urbano, paesaggio e patrimonio culturale tipici dell’area mediterranea.

FOTO-CLIP
Joan Fontcuberta, Paolo Pellegrin, Gianni Berengo Gardin, Zanele Muholi, Cristina De Middel, sono solo alcuni dei fotografi che nell’ultimo anno sono stati ospiti di CAMERA e hanno raccontato al pubblico la propria idea di fotografia. Grazie all’apertura del canale Vimeo di CAMERA possiamo ascoltare i loro incontri del programma de “I giovedì in CAMERA” comodamente seduti sul divano di casa.

FOTO-PLAYLIST
Quanta musica stiamo ascoltando in questi giorni? Ci siamo così resi conto che le fotografie in mostra sono un’ottima ispirazione per creare nuove playlists con le quali accompagnare le nostre giornate casalinghe. Sul profilo di Youtube di CAMERA troviamo quindi sei playlists – sei, come le sale del nostro centro espositivo – ispirate alle foto in mostra. Le possiamo, quindi, ascoltare da casa, e, quando riapriremo, proveremo ad accompagnare la visita con un po’ di buona musica.

FOTO-PODCAST
Tanti sono i testi di fotografia che abbiamo al nostro bookshop e che peccato non poterli leggere! Allora, nell’attesa di riaprire le pagine di quei libri dal vivo, ascoltiamone alcuni estratti audio in versione podcast sui nostri canali social.

FOTO-STORIE
CAMERA è anche “Censimento della raccolte fotografiche in Italia”, progetto iniziato con il Ministero per i Beni e la Attività culturali e per il Turismo: di foto d’archivio ne troviamo davvero tante su www.censimento.fotografia.italia.it. Possiamo perderci tra le immagini del sito oppure ispirarci ad una fotografia che sceglieremo nei prossimi giorni e pubblicheremo sui nostri canali social per liberare la fantasia e scrivere un breve racconto ispirato alla fotografia stessa.

FOTO-TALENTS
CAMERA rappresenta l’Italia all’interno di FUTURES Photography, programma internazionale per la valorizzazione di artisti emergenti cofinanziato dall’Unione Europea. I fotografi e artisti selezionati all’interno di tale progetto offriranno il proprio punto di vista nel rapporto tra fotografia storica e contemporanea, con contributi video.

FOTO-LAB
1 / CAMERA KIDS A CASA
Per i bambini e le loro famiglie, CAMERA, in collaborazione con ARTECO, ha creato una versione online dei laboratori domenicali CAMERA KIDS. Un’occasione per svolgere attività ludico ricreative legate alla fotografia a casa muniti di carta, colori e fantasia.

2 / FOTOGRAFARE LA STORIA E INTERPRETARE LA CONTEMPORANEITÀ
Pensando agli insegnanti delle scuole secondarie di secondo grado, CAMERA e ARTECO, progettano in questi giorni una serie di guide a partire dalle fotografie dell’Archivio Publifoto di Intesa Sanpaolo a confronto con le opere della mostra Memoria e passione. Da Capa a Ghirri; le guide sono un supporto ai docenti che stanno continuando a fare lezione ai loro alunni da casa. Un modo per offrire spunti didattici e di riflessione attraverso la fotografia.
Questa speciale iniziativa è realizzata grazie al supporto dell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo nell’ambito di Progetto Cultura, il programma triennale delle iniziative culturali della Banca.

Alcune rubriche sono già state pubblicate sui nostri canali social, altre arriveranno nei prossimi giorni.

#staytuned #iorestoacasa #andràtuttobene #laculturacura #divisimauniti

I canali social di CAMERA:
Facebook/ @CameraTorino
Instagram/ @cameratorino
Twitter/@Camera_Torino #CAMERAtorino

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia nasce dalla volontà di dotare l’Italia di una struttura dedicata alla fotografia come forma di linguaggio, di documentazione e di espressione artistica, con l’obiettivo di valorizzare e promuovere la fotografia italiana in un dialogo permanente e creativo con le esperienze internazionali.

CAMERA / Centro Italiano per la Fotografia , Via delle Rosine 18 / 10123 Torino Italia
www.camera.to

Segnalato da Studio ESSECI di Sergio Campagnolo

La Notte Bianca del CAMeC

Il 19 marzo è San Giuseppe e alla Spezia è festa patronale. Un’immensa fiera invade la città per quattro giorni con gli odori di zucchero filato e nocciole tostate che si mescolano a quelli della primavera che sta arrivando. Per il CAMeC, San Giuseppe vuol dire Notte Bianca: mostre aperte gratuitamente per tutti, eventi fino a tarda sera, incontri e abbracci.

In questi giorni difficili, l’evento si terrà ugualmente, ma in una formula diversa, per non rinunciare a ritrovarsi insieme. La Notte Bianca del CAMeC diventerà virtuale, accogliendo i visitatori sabato 21 marzo, alle ore 21.00, sulla pagina Facebook del Museo: www.facebook.com/museo.camec.

Ad animare la serata, ma anche le ultime settimane di marzo, saranno gli amici BAU che hanno inaugurato lo scorso 21 febbraio, al piano 0 del Museo, la mostra che celebra i sedici anni di attività del gruppo.

Con loro, saranno sviluppate due iniziative:
Un’adunata digitale che chiama all’appello gli oltre 1.000 autori che in questi 16 anni di attività “si sono infilati” in altrettanti contenitori di cultura contemporanea. L’appello li invita a popolare la pagina Facebook con la loro creatività: testi, foto di opere vecchie e nuove, idee, ricette di vita (e cucina).
La Notte Bianca dell’arte, dove assisterete in sequenza – a partire dalle ore 21.00 – ad una serie di performance storiche del gruppo.

I responsabili del Museo ringraziano «il MiBACT che con l’hashtag #iorestoacasa ha popolato di cultura le nostre abitazioni, l’ICOM che con #laculturanonsiferma ci tiene tutti stretti in rete a raccontarci cosa facciamo e l’Associazione Nazionale Piccoli musei che con #chiusinonfermi ci dà la spinta giusta a inventarcene sempre di nuove».

Associazione Culturale “BAU” nasce nel 2004 a Viareggio ad opera di un gruppo di autori con esperienze decennali quali operatori nell’ambito della ricerca artistica e attenti ai multiformi aspetti della cultura del nostro tempo. In ambito locale e mediante collaborazioni nazionali e internazionali, il progetto si è rapidamente segnalato come vivace punto d’incontro per attivare dialoghi, confronti e scambi ad ampio raggio tra le più varie discipline espressive. “BAU” assembla ogni anno l’omonimo “Contenitore di Cultura Contemporanea”, un cofanetto in tiratura limitata che racchiude opere originali di numerosi autori. La pubblicazione raccoglie l’eredità delle riviste d’artista e “ad assemblaggio” degli anni Settanta-Ottanta (tra cui “Aspen” di Phyllis Johnson, “Geiger” di Adriano Spatola, “Tèchne” di Eugenio Miccini, “Assembling” di Richard Kostelanetz, le riviste ad assemblaggio di Fluxus – “Fluxs Yearbooks” e “Fluxus Kits” – e della mail art “Commonpress”, “Le Point d’Ironie”, “Karimbada”, “Arte Postale” ecc.), aggiungendo una originale dimensione di lavoro di gruppo e di condivisione progettuale e di idee, che si esplica anche nell’organizzazione di mostre, convegni ed eventi. In sedici anni di attività, dal numero 0 al numero 16 della rivista-laboratorio, la ‘rete’ di “BAU” ha coinvolto oltre mille autori da trentacinque nazioni. Il cofanetto “BAU” è presente in importanti musei, archivi, fondazioni e collezioni, come il Centre Pompidou di Parigi, il MaRT di Rovereto, la Tate Modern Library di Londra, il Museo del Novecento e la Triennale di Milano, il Museo di Arte Moderna di Miami, la Beinecke Rare Book & Manuscript Library della Yale University del New Haven in Connecticut ed altre importanti sedi. Dal 2014, un Comitato scientifico in progress, composto da qualificati operatori, si affianca al lavoro della Redazione nel ricercare nuovi contatti da coinvolgere nella rivista e nell’identificare situazioni ed eventi capaci di amplificare il raggio d’azione del progetto.

Fanno parte del Comitato: Paolo Bolpagni, Viana Conti, Paolo Credi, Valerio Dehò, Andrea Del Guercio, Paolo Della Grazia, Duccio Dogheria, Caterina Gualco, Alessandro Ludovico, Enrico Mattei, Carlo Palli, Guido Peruz, Antonello Pesenti, Patrizio Peterlini, Marco Pierini, Sandro Ricaldone, Giandomenico Semeraro, Marvin A. Sackner, Maurizio Vanni, Alessandro Vezzosi.

Per informazioni:

camec@comune.sp.it, http://camec.museilaspezia.it .

Two Thoughts di Svenja Deininger

Collezione Maramotti è lieta di annunciare l’apertura della mostra Two Thoughts di Svenja Deininger.

La Pattern Room raccoglierà un ciclo di nuove opere pittoriche concepite dall’artista austriaca specificamente per questo progetto e in dialogo con quattro dipinti degli anni Venti dell’avanguardista polacco Władysław Strzemiński,  in prestito dal Muzeum Sztuki di Łódź.Partendo da un quadro del 2018 acquisito dalla Collezione Maramotti e prendendo spunto dalla ricerca di Strzemiński e dalle sue Architectural Compositions realizzate quasi un secolo fa, Deininger ha lavorato su numerose opere contemporaneamente per giungere alla selezione finale dei dipinti, alla “frase” che essi compongono sulle pareti della sala.

Deininger concepisce infatti le sue opere all’interno di un processo ininterrotto: ogni dipinto, sul quale lavora anche per lungo tempo, non è un’entità conclusa, ma un tassello del discorso creativo che conduce l’artista a visualizzarne la collocazione in un contesto spaziale definito. Affine alla generazione di unità lessicali e alla contemporanea elaborazione di una loro sintassi, il processo creativo di Deininger prende forma attraverso passaggi successivi e pazienti sulla superficie di ogni singola opera e si sviluppa nei rapporti tra i diversi dipinti.

Le texture, le consistenze e gli spessori che si svelano a una distanza ravvicinata dalle opere sono ottenuti dall’artista mescolando gesso, polvere di marmo o colla ai colori ad olio –materiali che assorbono e restituiscono la luce in modo differente – così come procedendo per stratificazioni di colore e lavorando sia sul fronte che sul retro delle tele.

Le composizioni di linee e colori rimandano a una dimensione astratta, ma l’immaginario di Deininger attinge alla realtà di forme e oggetti concreti, che sono poi trasposti e ibridati sulla tela, ricombinati per aprirsi a nuove interpretazioni possibili. Anche l’apparenza piatta della superficie delle opere è spesso scardinata da un’osservazione attenta, che rivela livelli diversi di profondità e rapporti talvolta prospettici tra gli elementi.
Deininger, che lavora esclusivamente con la luce naturale, dipinge reagendo passo dopo passo alle fasi successive della generazione stessa delle opere, nel tempo del loro farsi, della loro “messa al mondo”. La sua pittura è sperimentale nel processo – di cui gli errori e i cambi di direzione sono parte connaturata – ed esatta e calibrata nel risultato formale.

In questo progetto connesso e ispirato a Strzemiński emerge la riflessione di Deininger sulla ricerca di un artista della generazione dell’Avanguardia, lontano dal punto di vista storico e teorico, ma in cui riecheggiano affinità formali inaspettate e una comune profonda ricerca sull’essenza della visione e della pittura.

La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione con testi di Luigi Fassi, Paulina Kurc-Maj e Władysław Strzemiński.

8 marzo – 26 luglio 2020
Visita con ingresso libero negli orari di apertura della collezione permanente.
Giovedì e venerdì 14.30 – 18.30
Sabato e domenica 10.30 – 18.30
Chiuso: 25 aprile, 1° maggio

Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66, Reggio Emilia
Tel. +39 0522 382484
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Integr’Azione: Vita d’Arte e Arte di Vita.

La mostra Integr’Azione celebra l’arte di vivere, la qualità relazionale dell’identità alla differenza nel chiasmo donante del riconoscimento, in una collettiva annuale d’arte integrata e itinerante, dal 23 al 27 Marzo dalle 10 alle 16, Sesta Edizione 2020, presso l’Istituto Leonarda Vaccari, in Viale Angelico 22 a Roma, partecipata da artisti emergenti unitamente ai ragazzi dell’Istituto Leonarda Vaccari, del Centro Don Orione, dell’Opera Don Calabria, del Don Guanella, del Sant’Egidio e della Fondazione Don Carlo Gnocchi.

L’Istituto Leonarda Vaccari, presidente la prof.ssa Saveria Ghia Dandini de Sylva, in collaborazione con l’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea, presidente il critico e ArteTerapeuta, prof.ssa Fulvia Minetti, cerimonia la mostra artistica con il conferimento dei diplomi e la lettura della critica in semiotica estetica delle opere di tutti i partecipanti, per la condivisione del valore dell’identità, della riconoscenza alla ricchezza reciproca della differenza, del senso universale dell’espressione artistica e del divenire dialettico dell’essere, in Convenzione Formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre e con il Patrocinio della Regione Lazio e di Roma Capitale.

L’Integr’Azione non chiude nel cerchio elettivo della norma pregiudiziale di un modello identitario; è “l’unità dell’essersi”: un atto etico di solidarietà è il luogo umano della solidità, che vincola l’io all’altro per l’intero del se stesso. L’altro è la condizione di senso e di verità. La sostanza dell’identità è una relazione: di sé è sempre all’altro e l’emarginazione nega, con l’esistere dell’altro, l’essere stesso del negante. Nessuno fra due orizzonti di sguardo possiede la verità: la verità è fra di essi, al luogo di eccedenza, che si trova andando, un poco, al di là di se stessi. Il carattere itinerante della mostra raccoglie l’attestazione d’esistenza lungo la fenomenologia degli incontri.

Accademia Internazionale di Significazione
Poesia e Arte Contemporanea
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Le regine di carta

Dal 23 febbraio al 22 marzo 2020 la Sala Pieve del Museo della Fraternita dei Laici di Piazza Grande, ad Arezzo, ospita “Le regine di carta”, mostra di Sara Lovari a cura di Marco Botti e Laura Davitti.
Domenica 23 febbraio, alle ore 17, l’inaugurazione ufficiale con un brindisi offerto da Tenute di Fraternita. L’esposizione sarà visitabile tutti i giorni, dalle 10,30 alle 18.
 

Torna l’arte contemporanea nella Sala Pieve, promossa come sempre dal Magistrato della Fraternita dei Laici. Protagonista della nuova mostra dedicata alle opere di piccolo formato è una delle pittrici aretine più apprezzate a livello internazionale: la casentinese Sara Lovari.
Per l’occasione sono esposti lavori tratti dalla fortunata serie “Queen”, realizzati con le tecniche predilette dall’artista come la collage-scultura e la pitto-scultura, utilizzando acrilici, carta semplice, spartiti musicali, cartoline, stampe, libri e riviste d’epoca.
Attraverso i suoi assemblage dal gusto rétro, con rimandi soprattutto ai mitici anni Sessanta, l’autrice ci trascina in un periodo in cui tra boom economico, contestazioni e voglia di libertà, il mondo femminile dava una svolta al suo lungo percorso di emancipazione, tuttora lontano dal considerarsi concluso.
Le donne di Sara Lovari sono di carta, quindi delicate e leggiadre ma anche fragili. Le teche in cui sono inserite le valorizzano, ma allo stesso tempo le proteggono dalla violenza e dalla cattiveria a cui possono andare incontro nella lotta quotidiana per ritagliarsi uno spazio egualitario nella società. Una mostra che indaga il complesso pianeta femminile attraverso l’occhio privilegiato di un’artista sensibile, mettendone in luce bellezza, fascino e contraddizioni.

Sara Lovari è nata nel 1979 ad Avena di Poppi (AR). Esordisce nel mondo dell’arte nel 2007 e da lì la sua carriera è un crescendo di successi attraverso mostre e prestigiosi riconoscimenti.
Le sue opere si distinguono per le applicazioni polimateriche che dialogano su supporti antichi e preziosi come libri d’epoca e cartine geografiche, dando vita a lavori apprezzati da critica, pubblico e collezionisti di tutto il mondo.
Nel 2014 è finalista al premio Arte Mondadori e vincitrice della sezione “nuove proposte” al premio Adrenalina. Nel 2015 espone con una personale nel MAEC di Cortona dal titolo “Les Objects & The Letter-Room”. Nell’ottobre dello stesso anno è vincitrice di una borsa di studio all’Università dell’Oklahoma con “Art Residence Norman USA”, dove esegue un ciclo di opere sul tema del viaggio. Nel 2016 vince nella sezione “gold” al premio Adrenalina e partecipa alla residenza artistica a BoCs Art di Cosenza. Nel 2017 è presente negli Stati Uniti a “Scope Miami Beach”, “Scope New York” e alla biennale del National Weather Center di Oklahoma City. Nel 2018 espone con la personale “La ricerca del desiderio” nel Castello di Poppi e in seguito alla Barbara Paci Galleria d’Arte di Pietrasanta, nonché con “Le charme dans le mirror” alla Galleria Fidia di Roma. Nel 2019 prende parte al project room “Parte prima: la realtà” alla Luisa Catucci Art Gallery di Berlino. Nel 2020 espone con la personale “A pesca di vita” nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Vive e lavora in provincia di Arezzo. Collabora stabilmente con gallerie italiane ed estere.

Premio Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea Apollo dionisiaco

L’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea, polo no profit di libera creazione, ricerca e significazione del linguaggio poetico e artistico, in convenzione formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre, con il patrocinio della Regione Lazio, di Roma Capitale e dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, bandisce la VII Edizione 2020 del Premio Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea Apollo dionisiaco, senza scopo di lucro.

Opere in poesia e opere d’arte visiva, in pittura, scultura, grafica e fotografia, edite o inedite, di autori e artisti di ogni età, libera formazione e nazionalità, sono attese entro il 5 giugno 2020 via e-mail all’indirizzo: accademia.poesiarte@libero.it

L’evento culturale celebra l’espressione creativa, è volto al riconoscimento e alla valorizzazione del senso di Arte e di Poesia, contro il giudizio omologante e la quantificazione, per la libertà di essere dall’emozione al pensiero. L’analisi critica in semiotica estetica delle opere dell’Annuale Internazionale Romana Apollo dionisiaco cerimonia il senso della bellezza dell’arte come arto del vivere, che muove e congiunge ombra e luce, silenzio e parola, nell’atto d’integrazione della vita nell’arte e dell’arte nella vita, per nuovi mondi venire al mondo.

Fra Arte in mostra, Poesia in voce, diplomi, critica delle opere a firma della presidente prof.ssa Fulvia Minetti, pubblicazione nella Mostra dell’Arte Contemporanea online e nell’Antologia della Poesia Contemporanea online e trofei in medaglia “Apollo dionisiaco” in pregiata fusione artigianale del laboratorio orafo di Via Margutta 51 in Roma, effigie del bacio di sintesi di dionisiaco e d’apollineo, d’inconscio e di coscienza nel senso, il premio si terrà il 7 novembre 2020 al duecentesco Castello della Castelluccia in Roma.

Informazioni:
Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea di Roma
E-mail: accademia.poesiarte@libero.it
Sito Edizioni Premio: http://www.accademiapoesiarte.it
Sito Antologia, Mostra, Critiche e Video: https://www.accademiapoesiarte.com

OMAGGIO A CHIARA FUMAI

A due anni dalla prematura scomparsa di Chiara Fumai (Roma 1978 – Bari 2017) la Regione Puglia e il Comune di Bari, insieme al Teatro Pubblico Pugliese e Puglia Circuito del Contemporaneo con organizzazione dell’associazione culturale Dafna, rendono pubblico omaggio all’artista barese nel Teatro Margherita, dall’8 febbraio al 6 marzo 2020.


Una mostra molto attesa, che presenta la complessità del pensiero dell’artista e della sua opera nella formula dell’Omaggio a Chiara Fumai ideata da Anna Fresa e Paola Marino con la curatela di Antonella Marino e la consulenza scientifica di Francesco Urbano Ragazzi, direttore di The Church of Chiara Fumai, associazione presieduta da Liliana Chiari, madre dell’artista, che ne preserva l’opera.
Il pubblico omaggio di Bari a Chiara Fumai rende evidente l’attenzione delle istituzioni culturali pugliesi nel riconoscimento di un’eccellenza assoluta nel panorama dell’arte contemporanea.

Nella breve ma intensa carriera Chiara Fumai si è imposta all’attenzione del sistema dell’arte internazionale per il carattere innovativo della sua pratica performativa, che analizza il rapporto tra potere, linguaggio e sovversione attraversando con estrema libertà diversi saperi e ambiti disciplinari. Con una gamma di conoscenze ampissima: dalla musica sperimentale al femminismo radicale, dal pensiero anarchico a studi occultistici, tra teosofia, spiritismo, stregoneria.
Nelle sue azioni l’artista ha dato corpo e voce a numerose figure soprattutto femminili, personaggi ai margini del sistema patriarcale e appartenenti ai diversi ambiti della contro-cultura come fenomeni da baraccone, protagoniste da freak show di fine ‘800, medium, scrittrici, donne criminali.

Nel foyer sarà mostrato un compendio di questo particolare percorso artistico, dopo la Biennale di Venezia e prima della grande retrospettiva che dalla primavera 2020 partirà dal Centre d’Art Contemporain di Ginevra per un tour europeo, che in Italia farà tappa al Centro Pecci di Prato. Bari diventa così l’avamposto di questo momento di attenzione e riconoscimento internazionale. La mostra è stata appositamente disegnata per il Teatro Margherita, in un percorso espositivo immersivo ed esperienziale che propone un affondo nell’universo creativo dell’artista. Il teatro è popolato da una nuova iconografia femminista: figure paradigmatiche eppur marginalizzate della storia come Zalumma Agra, Eusapia Palladino, Annie Jones, Ulrike Meinhof, vengono portate alla ribalta sulla scena.

Lo spazio d’ingresso, totalmente oscurato, è trasfigurato dalla presenza monumentale della video performance Shut Up Actually Talk in cui Zalumma Agra, personaggio del Circo Barnum già evocato da Chiara Fumai nell’opera Moral Exhibition House (Kassel 2012), legge il Secondo Manifesto di Rivolta femminile “Io dico Io”, scritto da Carla Lonzi nel 1970. Al centro, sul pavimento, è collocato un grande sigillo con una stella a sette punte, simbolo di riconoscimento dell’artista per la prima volta esposto in una versione installativa. L’area sinistra del foyer accoglie invece la video-installazione The Book of Evil Spirits, presentata alla Contour Biennale nel 2016 (e vincitrice della VII edizione del Premio Fondazione VAF), dove Chiara Fumai riunisce in una seduta spiritica diverse figure incarnate nelle sue performance. Sul fondo del teatro torna poi in nuova versione l’installazione La donna delinquente, concepita proprio per il Teatro Margherita in occasione del Premio Lum nel 2011, che ha per protagonista la figura della medium di origini pugliesi Eusapia Palladino. Mentre nell’unica zona luminosa è ricostruita un’ambientazione inedita: The Church of Chiara Fumai, l’archivio che raccoglie quadri, manifesti, dischi, video, oggetti di scena, mobili appartenuti all’artista e riuniti a Bari presso la sede dell’omonima associazione. Tra i documenti esposti è presente un focus su Nicola Fumai, padre dell’artista recentemente scomparso. A lui è ispirata la serie di lavori Chiara Fumai Presents Nico Fumai, tema della sua prima apparizione pubblica alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nel 2010.

NOTE BIOGRAFICHE/IL RAPPORTO CON BARI
Chiara Fumai ha vinto premi prestigiosi come il Premio Furla per l’Arte Contemporanea (2013) e il New York Prize (2017) e partecipato a numerose mostre all’estero e in Italia. Le sue performance sono state presentate in istituzioni importanti come la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, il Museion di Bolzano, la Fondazione Querini Stampalia a Venezia, David Roberts Foundation di Londra, Maison Rouge di Parigi, ISCP di New York. Nel 2011 ha partecipato alla XIII edizione di Documenta a Kassel, su invito della direttrice Carolyn Christov-Bakargiev, e nel 2019 alla 58° Biennale Arte di Venezia, tra i tre artisti scelti per il Padiglione Italia. Chiara Fumai ha vissuto a Bari sino al conseguimento del diploma liceale. Si è trasferita poi a Milano, dove si è laureata in architettura al Politecnico. Ha in seguito frequentato il XV Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Ratti di Como e ha studiato Teoria dell’Arte al Dutch Art Institute di Arnhem. Nonostante i riscontri internazionali il legame dell’artista con Bari resta costante. A Bari hanno sempre vissuto i suoi genitori, la madre attrice Liliana Chiari, da cui sembra aver ereditato l’attitudine performativa, e il padre Nicola Fumai.
Nella sua città ha esposto per la prima volta nel 2010, con una performance nella vetrina di Palazzo Mincuzzi per la rassegna nazionale “Gemine Muse”. Nel 2011 ha partecipato alla II edizione del Premio Lum, dentro il Teatro Margherita. Nello stesso anno ha tenuto la personale Valerie Solanas non è nata ieri presso la galleria Murat centoventidue.
La ricerca complessa e originale di Chiara Fumai ha però tanti aspetti ancora da approfondire. Al fine di tutelarla The Church of Chiara Fumai, diretta da Francesco Urbano Ragazzi, ha riunito e catalogato tutti i materiali per la costituzione di un archivio che è in parte custodito dal CRRI – Centro di Ricerca Castello di Rivoli. La mostra barese, oltre a costituire un primo e doveroso riconoscimento alla talentuosa artista nella sua città, segna dunque un primo e necessario momento di approfondimento e di riflessione sulla sua significativa e originale ricerca visiva.

INFO
Teatro Margherita – Piazza IV Novembre, 70122 Bari
Aperto tutti i giorni dalle 10.30 alle 21.30. Chiuso il 23 febbraio – Ingresso libero

REFERENTE PER LA DIDATTICA
Virginia G.I.Magoga, UniBa virginia.magoga@gmail.com

UFFICIO STAMPA
MANUAL comunicazione informazione immaginazione
T.3393449512 paola.manual@gmail.com

ALLESTIMENTI Romano Exhibit
SPONSOR TECNICO Storm events
PROGETTO GRAFICO Giulia Bellipario

SPONSOR GVM Care&Research

Natalija Dimitrijević – Condominium

Nuova stagione espositiva per lo Spazio MICROBA, che inaugura l’anno con la mostra personale di Natalija Dimitrijević, Condominium, a cura di Riccardo Pavone e Marialuisa Sorrentino, vernissage venerdì 31 gennaio 2020 alle ore 19,00.

Tematica di questo 2020, al centro di una serie di personali, doppie personali e attività laboratoriali, che MICROBA organizzerà con l’Associazione culturale Achrome, con cui lo spazio rinnova una proficua collaborazione iniziata nel 2017, è legata alla relazione tra Arte e Architettura.

Il progetto, coordinato da Riccardo Pavone e Marialuisa Sorrentino con Ignazio Fabio Mazzola e Nicola Zito, vedrà il coinvolgimento di artisti, curatori e critici, invitati di volta in volta a presentare progetti site specific su differenti aspetti dell’affascinante rapporto tra i due ambiti, fortemente correlati e da sempre intrecciati nelle dinamiche e nei risultati estetici.

Protagonista del primo appuntamento del ciclo sarà Natalija Dimitrijević, giovane artista serba laureata all’Accademia di Belle Arti di Bari, che presenterà all’interno dello spazio espositivo la sua più recente produzione pittorica, una serie di lavori inediti attraverso i quali, in maniera del tutto peculiare, darà una personale visione del tema centrale del progetto.
La mostra sarà corredata da un testo critico di Melissa Destino, ricercatrice presso l’Accademia di Belle Arti di Vienna e curatrice presso lo Spazio Murat di Bari, con cui MICROBA e Achrome daranno vita a una collaborazione che nei prossimi mesi porterà a nuovi eventi legati all’artista.

La mostra di Natalija Dimitrijević sarà aperta e visitabile fino al prossimo 29 febbraio 2020, dal martedì al sabato, dalle ore 17,00 alle ore 20,00.

MICROBA si pone lontano dal canonico concetto di galleria d’arte e, anche in questo nuovo ciclo di eventi, rinnova la propria aspirazione di spazio laboratoriale e sperimentale. Attraverso le opere e le esperienze di artisti giovani ma già di respiro nazionale e internazionale, il centro barese persegue la propria missione nel territorio e intende introdurre stimoli di riflessione nel contesto culturale circostante.

L’Associazione culturale Achrome è un collettivo che opera nel campo dell’Arte Contemporanea, muovendosi tra molteplici ambiti, dalla didattica alla ricerca, dall’organizzazione di eventi espositivi alla formazione professionale. Intessendo rapporti con il territorio, Achrome si propone di favorire un rinnovato e più proficuo dialogo tra la città e le dinamiche dell’Arte Contemporanea.

Natalija Dimitrijević (Niš, Serbia, 1995) ha frequentato la scuola d’arte della sua città di nascita (Umetnička škola Niš), dipartimento tecnico-figurativo. Nel 2014 si trasferisce a Bari e s’iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari al corso di Pittura, dove si laurea nel 2019. Si esprime attraverso diversi linguaggi tra cui: installazione, ambienti sensitivi, collage, pittura, disegno. Il suo lavoro si basa sulla ricerca della memoria del suo tempo, di un passato non troppo lontano, che non vuole essere nostalgica o malinconica, ma ricordo di sé e degli altri, che porta alla conoscenza dell’identità. Il mezzo artistico principale usato è la pittura, che spesso viene impiegata nello spazio, in installazioni e ambienti interattivi. La ricerca spaziale è molto importante per le sue opere attuali; la serie delle case è il risultato degli studi sul flusso mnemonico e cognitivo, un’improvvisazione che è correzione degli sbagli di un ricordo non preciso, riempimento delle lacune e ricostruzione di una nuova memoria. Attualmente vive e lavora a Bari.

Natalija Dimitrijević Condominium
A cura di Riccardo Pavone e Marialuisa Sorrentino
Testo critico di Melissa Destino

MICROBA Via Giambattista Bonazzi 46 70123 – Bari

Inaugurazione: venerdì 31 gennaio 2020, ore 19
Dal 31 gennaio al 29 febbraio 2020
Da martedì a sabato, dalle ore 17 alle ore 20

Info: MICROBA +39 3927385558 – spaziomicroba@gmail.com
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ACHROME +39 3470866802 – associazioneachrome@gmail.com
https://www.facebook.com/acachrome/?fref=ts

Art today

L’ Accademia Federiciana si dimostra ancora una volta istituzione culturale no-profit in primo piano nel far conoscere a un pubblico sempre più ampio i fermenti e le tendenze più attuali nel panorama dell’arte contemporanea odierna. L’ulteriore conferma arriva dalla 9ª Mostra d’arte contemporanea “Art today“, allestita – curata dal noto critico d’arte Fortunato Orazio Signorello – al Museo Emilio Greco di Catania (piazza San Francesco d’Assisi 3).

Inaugurata il 18 gennaio alla presenza di un foltissimo pubblico, l’esposizione – visitabile gratuitamente fino al 26 gennaio – propone opere di medio e grande formato, differenti per stili e tecniche, eseguite da 45 artisti contemporanei: Salvatrice Alberghina, Innoccenza Alessi, Marlena Justyna Banbura, Marisa Cacciola, Serena Capizzello, Roberto Caristia, Eleonora Catania, Emanuela Coniglione, Alberto Correnti, Rosaria Dattero (Roda), Anna Di Mauro, Nelly D’Urso, Giuseppe Ferrato, Adriana Garozzo, Angela Giglio, Nicolò Grasso, Domenico Guzzetta, Pinella Insabella, Giovanna Isaia, Anna Maria La Torre, Francesco Lotti, Eliana Manitta, Giuseppina Martinez, Salvatore Milazzo, Ciro Mozzillo, Riccardo Musumeci, Salvatore Musumeci, Letizia Pace, Giovanni Pinzone, Gaetano Puleo, Gabriella Puliatti, Vittorio Ribaudo, Elio Ruffo, Connie Sciacca, Davide Scuderi, Antonella Serratore, Daniela Serratore, Fortunato Orazio Signorello (è anche un valido pittore figurativo), Ada Sozzi, Giuseppe Spinoso (Jos), Rosa Maria Taffaro, Emma Traina Ghirardini, Pietro Alessandro Trovato, Luisa Turinese, Angela Maria Viscuso.

Organizzata annualmente con lo scopo di “mostrare la propensione degli espositori a una sperimentazione di procedure innovative intesa come nuovo stimolo visivo” la mostra – che è stata patrocinata dalla Kritios Edizioni – propone la le opere di 45 validi artisti noti ed emergenti. Per presentare un viaggio all’interno della contemporaneità più attuale, sulla metodologia esecutiva delle opere e sulla spiccata attitudine progettuale degli artisti, Fortunato Orazio Signorello – ideatore, curatore e direttore artistico sin dalla prima edizione – ha concentrato la sua attenzione, dando la possibilità di mettere a confronto linguaggi espressivi sia tradizionali che innovativi, il talento, la destrezza manuale e intellettiva degli artisti.

L’esposizione è il frutto di un’indagine condotta sull’opera dei 45 artisti invitati (per la maggior parte siciliani) attraverso opere figurative, astratte, informali, astratte e concettuali che declinano in maniera differente le principali correnti stilistiche ricorrenti nella loro ricerca espressiva. Concepita come un contenitore di idee aperto alla contaminazione di linguaggi espressivi, la 9ª Mostra d’arte contemporanea “Art today” propone, infatti, un confronto fra i diversi modi d’interpretare e usare la varietà dei linguaggi artistici e delle tendenze estetiche da parte di artisti contemporanei, identificando così le diverse caratteristiche di ciascuno e sottolineando la possibilità attuale di esprimersi utilizzando, oltre ai linguaggi tradizionali, strumenti tecnologicamente avanzati, filtrati e modellati dalla sensibilità personale di ogni artista.

Gli artisti che espongono in questa mostra hanno realizzato – per mostrare uno spaccato sulle innumerevoli metodologie progettuali ed esecutive che caratterizzano l’arte contemporanea – opere che evidenziano le inevitabili diversità di orientamenti e che ben rappresentano il tessuto vitale della sperimentazione odierna. Ancora una volta Fortunato Orazio Signorello – collaboratore dell’Enciclopedia d’arte italiana-Catalogo generale artisti dal Novecento ad oggi e di altre prestigiose pubblicazioni d’arte – ha voluto proporre una mostra d’arte che comprende una varietà di tecniche e di stili e che propone opere di artisti capaci di guardare con occhio nuovo al rapporto tra forma e segno, e alle soluzione innovative.

La mostra potrà essere visitata da lunedì a sabato dalle 9 alle 19, domenica dalle 9 alle 13.

 

ACCADEMIA FEDERICIANA – Via Borgo, 12 – 95125 Catania
accademiafedericiana@libero.it
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Progettare per chi… ieri e oggi di fronte all’emergenza climatica.

Mercoledì 22 gennaio 2020, alle ore 17, l’ISIA di Faenza inaugura l’anno accademico 2019-2020 con la Lectio Magistralis di Paolo Deganello dal titolo Progettare per chi… ieri e oggi di fronte all’emergenza climatica.

La lezione dell’architetto e designer Paolo Deganello, tra i fondatori nel 1966 a Firenze dello studio di architettura radicale Archizoom Associati, si focalizzerà su come il design debba affrontare un proprio risolutivo ripensamento, non potendo più ignorare la contraddizione tra uomo e natura.

Come scrive Deganello nel suo libro Design politico. Il progetto critico, ecologico e rigenerativo. Per una scuola del design del XXI secolo (Altreconomia, 2019) “le discipline del progetto hanno, infatti, lavorato negli anni Sessanta sulla contraddizione fondamentale capitale e lavoro sottovalutando o ignorando l’altra grande contraddizione uomo e natura. L’esasperarsi di queste due contraddizioni non risolte […] stanno rendendo sempre meno abitabile una parte sempre più estesa del nostro pianeta.

A questo proposito l’autore sottolinea come un nuovo pensiero progettuale debba necessariamente fronteggiare sia il degrado ambientale che quello sociale, intesi come le due facce strettamente interdipendenti e corresponsabili della progressiva inabitabilità della Terra. Nel corso della Lectio Magistralis, Paolo Deganello metterà a fuoco l’evolversi della committenza di design dalla fine degli anni Sessanta a oggi, attraverso le immagini di prodotto realizzate dallo stesso Deganello e da alcuni giovani progettisti che stanno già lavorando in questo senso.

Precederanno la Lectio Magistralis di Paolo Deganello, i saluti di Massimo Isola, Vicesindaco di Faenza, e gli interventi di Giovanna Cassese e Marinella Paderni, rispettivamente presidente e direttore di ISIA Faenza.

Durante la cerimonia saranno premiati i progetti vincitori del concorso d’idee promosso dall’azienda ATL Group di Faenza per la progettazione di mobili imbottiti con gli studenti del corso di Metodologia della progettazione II con Modellistica, II anno I livello, e i progetti vincitori del concorso d’idee per la creazione di arredi di illuminotecnica interni ed esterni per la nuova sede dell’azienda MMB software di Faenza realizzati dal corso di Metodologia della progettazione III con Modellistica, III anno I livello.

Paolo Deganello vive e lavora a Milano. Laureato in Architettura a Firenze, nel 1966 fonda con Branzi, Corretti e Morozzi lo studio di architettura radicale Archizoom Associati. Diversi i suoi progetti come urbanista (Piano Regolatore Generale di Calenzano), architetto, (restauro della Chiesa di Orsanmichele a Firenze, Casa sul Lago di Iseo, Can Rafols dels Caus ad Avinyonet del Penedès in Spagna), interior designer (negozio Schöner Wohnen a Zurigo, nove negozi Stefanel a Firenze e altre citta, negozio Art Decò a Verona), industrial designer (Poltronova, Cassina, Marcatre, Driade, Venini, Zanotta, Vitra Edition, Stefanel, Italcementi, La Murrina, SteelCase, Greggio). Ha svolto e svolge un intensa attività di pubblicista per Casabella, Lotus, CasaAmica, Experimenta (Spagna), Domus (Portogallo), Lib21. Ha insegnato Product design all’ISIA di Roma, alla Facoltà di Architettura di Alghero e alla Hochschüle di Saarbruken in Germania; Biodesign all’ISIA e alla FIDI di Firenze, Architettura degli interni e Architettura sostenibile all’ESAD di Matosinhos (Portogallo). È stato membro del consiglio accademico dell’ISIA di Faenza. Nel 2009 è uscita una monografia completa sul suo lavoro dal titolo As Razões do Meu. Projecto Radical, edita da ESAD. Nel 2019 l’editore Altreconomia ha pubblicato il suo libro Design politico. Il progetto critico, ecologico e rigenerativo. Per una scuola del design del XXI secolo.

ISIA Faenza Design & Comunicazione è un’istituzione universitaria di primo piano nel mondo della creatività e della progettazione contemporanei che, fin dalla sua fondazione, opera nell’ambito dell’Alta Formazione del design di prodotto e del design della comunicazione. Grazie anche alla rinnovata governance di Giovanna Cassese e Marinella Paderni, sta sviluppando un dialogo sempre più serrato tra formazione, ricerca, produzione e valorizzazione della cultura del design con una particolare attenzione al tema della ceramica contemporanea d’autore.        www.isiafaenza.it

 

Ministero Istruzione, Università e Ricerca Alta Formazione Artistica e Musicale
ISIA FAENZA – ISTITUTO SUPERIORE PER LE INDUSTRIE ARTISTICHE
Corso Mazzini, 93 | 48018 Faenza RA | 0546 222 93 | isiafaenza@isiafaenza.it

Le trame del vento

Giovedì 23 gennaio negli spazi della galleria B4 di Bologna in via Vinazzetti 4/b si inaugura la mostra ” Le trame del vento” dell’artista Mariarosaria Stigliano.
L’evento è a cura di Lodovico Pignatti Morano e sarà visitabile fino al 5 marzo.

Una strada di campagna, uno scorcio urbano da una prospettiva insolita, una figura che cammina con una valigia, sono alcuni degli attimi descritti in punta di pennello da Mariarosaria Stigliano, immagini di un istante sospeso che raccontano il vento.
Il colore, a volte acceso nei rossi di un segno nervoso ed a volte velato dal riflesso di una luce notturna, è lo strumento che ci guida nelle trame dipinte in ognuna delle opere in mostra ed invita ad entrarvi.
Sono storie rumorosamente silenziose che ci parlano di un altrove incredibilmente vi-cino ma inafferrabile, così chiaro eppure completamente misterioso.

INFO
MOSTRA: Mariarosaria Stigliano – Le trame del Vento
A CURA DI : Lodovico Pignatti Morano
INAUGURAZIONE: giovedì 23 gennaio ore 18.00
PERIODO: 23 gennaio-5 marzo 2020, dal martedì al sabato ore 17-20
ORGANIZZAZIONE: Galleria B4 / Via Vinazzetti 4/b, Bologna

Mother nature’s son

Dal 18 gennaio al 20 marzo 2020 il Ristorante Falterona di Piazza Tanucci 9, a Stia (AR), ospita “Mother nature’s son”, mostra di pittura di Andrea Ciotti a cura di Marco Botti. Sabato 18 gennaio, dalle ore 12, l’apertura ufficiale.

Il primo appuntamento del 2020 nel locale casentinese, sempre votato alla promozione delle arti visive, cita nel titolo una delle più delicate canzoni dei Beatles. Protagonista è Andrea Ciotti, affermato chitarrista, che negli ultimi anni è tornato ad alimentare anche la sua passione per la pittura con risultati sorprendenti.

Per l’occasione l’artista valtiberino espone il suo personale omaggio a Madre Natura con una serie di paesaggi e scorci eseguiti con rara sensibilità. Per un pittore, che è anche musicista, risulta quasi normale trasferire nelle opere armonia e ritmo. Nascono così dei lavori vibranti, fatti di ambienti naturali affrancati dalla presenza umana, in cui le emozioni trasmesse dai vari momenti della giornata, ma anche dai colori e dal mutamento delle stagioni, restituiscono un dialogo alla pari con quello che ci circonda.

Ciotti offre allo spettatore la possibilità di “sentire” i suoni e le melodie del creato, lontani dal frastuono che avvolge sempre più la nostra quotidianità. Un’opportunità da cogliere al volo.

INDIXIA 2020 GLOBAL LOVE

La Fondazione INDIXIA fa il suo ritorno a New York, il 13 febbraio 2020 con INDIXIA 2020 GLOBAL LOVE, nella serata di chiusura della Fashion Week, con una mostra d’arte seguita da un’asta di beneficenza, ospitata dalla Sundaram Tagore Gallery di Chelsea (New York).

INDIXIA nasce da un’idea di Alessandra Fremura per sostenere la Fondazione Arts For India (AFI), fondata nel 2010 da Satish K. Modi nel Regno Unito, con l’obiettivo di aiutare i giovani non abbienti in India, permettendo loro di crearsi una via d’uscita dalla povertà attraverso l’accesso all’istruzione artistica. Da quattro anni INDIXIA organizza eventi di beneficenza di alto livello con la partecipazione di artisti di spicco nel panorama mondiale, al fine di fornire a ragazzi svantaggiati l’accesso all’istruzione attraverso l’assegnazione di borse di studio. La Fondazione collabora con partner d’eccellenza internazionale nei settori delle Belle Arti, del Design, della Moda, del Cinema e della filantropia, a supporto di organizzazioni globali, legalmente riconosciute, senza scopo di lucro.

Dopo il successo delle scorse edizioni alla Solomon Guggenheim di New York, a Hong Kong e a Londra, INDIXIA torna a New York portando avanti la propria mission benefica, sostenendo l’IIFA (International Institute of Fine Arts) e l’Afghan Hands. Il ricavato dell’evento, infatti, sarà devoluto a queste due realtà che da anni supportano le popolazioni vulnerabili, come donne e ragazze, aiutandole a ottenere l’indipendenza e l’accesso alla formazione scolastica nel campo artistico e offrendo una via di fuga concreta dai problemi di disuguaglianza di genere e matrimoni combinati. In particolare, grazie all’alleanza di INDIXIA con AFI, 100 ragazzi beneficiano di una borsa di studio di quattro anni con la quale frequentare l’IIFA. Questo programma è di vitale importanza per i giovani indiani che riescono, grazie all’istruzione, a rompere il ciclo della povertà.

Tra gli artisti presenti a INDIXIA 2020 è stato invitato a partecipare Giorgio Bevignani, che per l’occasione esporrà un’opera inedita dal titolo “Orma diptych”. Dopo le importanti esperienze a Miami all’interno della Fiera Context Art con la Galleria Stefano Forni e in Giappone al Moa Museum of Art – MOA 美術館 di Atami, Giorgio Bevignani continua a far conoscere il suo lavoro nel mondo, riscuotendo ampio successo. Scultore e pittore, Bevignani vive e lavora in Italia, in provincia di Bologna, dove modella, plasma e assembla diversi materiali trasformandoli in opere d’arte. Esse provengono da una ricerca artistica basata su scienze contemporanee, storia, mitologia, filosofia e matematica, le quali rappresentano le sue ispirazioni di partenza per lavorare la materia.

Numerosi saranno gli altri artisti provenienti da tutto il mondo; possiamo già nominare: Gustavo Aceves, Leon Belsky, Peter Drake, Veronica Fonzo, Veronica Gaido, Oriano Galloni, Bendy Ghelarduccy, Jacquie Hacansson, Michael Haggiag, Jago, Anna Minardo, Shalini Nopany, Olga Radicchi, Flavia Rabalo, Paola Tazzini Cha Hans Uder e altri ancora da annunciare.

L’evento sarà ospitato dalla prestigiosa e rinomata Sundaram Tagore Gallery di Chelsea, galleria d’arte contemporanea di rilievo internazionale con sede anche a Singapore e Hong Kong. Tra gli artisti che hanno esposto in questa galleria segnaliamo Edward Burtynsky, Chun Kwang Young, Anila Quayyum Agha.

INDIXIA 2020 è organizzato con il sostegno dei partners, tra gli altri: Rocketbuster Handmade Custom Boots, Sundaram Tagore Gallert, Noble Chic, Georgia Salvatici Photographer, Fournier PR + Consulting, FB International, Shipping Services, Gianluca Rondina, Marcella Ferretti Visuals. Media partner: Modern Luxury Manhattan.

 

GIORGIO BEVIGNANI: BIOGRAFIA

Giorgio Bevignani nasce a Città di Castello nel 1955, vive e lavora a Castel San Pietro Terme, Bologna (Italia).
Maestro d’Arte all’Istituto d’Arte San Bernardino di Betto di Perugia nel 1979.
Diploma di maturità in Arte applicata (scultura) all’Istituto d’Arte Duccio di Buoninsegna di Siena nel 1981. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna dal 1984 al 1986, e l’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano) dal 1986 al 1988.
Membro della Royal British Society of Sculptors dal 2014.
Le sue opere si trovano in collezioni private a MOA 美術館 – Museum of Art di Atami in Giappone, Miami, Milano, Francoforte, Siena, Bologna, Roma, Reggio Emilia, Brescia, Ancona, Cesena, Modena, Imperia, Bogotà, Nizza, Basilea, Strasburgo, Bruxelles, San Paolo, Helsingborg, Città di Castello.

Tra segno e materia – La metamorfosi

L’evento espositivo che l’Associazione “Connessioni Culture Contemporanee” presieduta da Giovanni Mangiacapra intende presentare a partire dal prossimo 14 gennaio nella prestigiosa sala del Palazzo delle Arti Napoli, suggerisce, fin dalla titolazione “Tra segno e materia – La metamorfosi” un percorso fatto di approdi narrativi in cui il filo conduttore sembra dipanarsi lungo un incrocio di voci e di sguardi (quelli dei quattro artisti presenti, con relative personali) e di repentine stazioni di sosta. Tutte riconducibili a quel patrimonio secolare che è senso – e pertanto sostanza – della storia artistica del nostro paese. Ovvero la continua riscoperta di una espressività che, al pari della bellezza, regola e alimenta il significato più intimo e struggente del fare arte. Come se la ricerca degli autori si concentrasse, fatalmente e necessariamente, sui piani della segretezza e del profondo per consegnare a noi le presumibili fattezze dell’inconscio. E di questo i segni, le cromie, la voce.

Artisti in mostra: Mariangela Calabrese, Giancarlo Ciccozzi, Diana D’Ambrosio, Giovanni Mangiacapra.

Scrive Antonella Nigro – Critico d’Arte
Percezioni d’incanti – Informale, site specific e letteratura nell’ opera di Mariangela Calabrese

Mariangela Calabrese presenta un’indagine artistica legata alle manifestazioni del profondo personale, alla delicata nostalgia della memoria, agl’incanti che riserva, sorprendentemente, il vivere quotidiano, la bellezza e gli enigmi dell’esistenza. L’artista trasmette tali tematiche attraverso l’immediatezza di rapidi tocchi di colore, con una gestualità che diviene realizzazione dell’idea e dell’inconscio senza mediazione della forma, ma puro contenuto emozionale. Congeniali, dunque, linguaggi espressivi che reinterpretano l’Informale alla luce di un’intensa volontà comunicativa, che faccia riemergere, dai misteri e dagli oblii della coscienza, sensi e significati. Così, si snodano opere che posseggono e narrano il concetto di notte, silenzioso universo dello svelamento degli arcani; di vento, ferita e carezza percepita nonostante la sua invisibilità; di mare, dimensione mitica, ultraterrena di malìa e affrancamento; di luce, albeggiante o crepuscolare sempre araldo di vita.

L’artista, poliedrica e amante della continua sperimentazione, propone suggestive installazioni poiché fondamentale, nella sua ricca e complessa ricerca, è l’interazione con lo spettatore che ne diviene, al tempo stesso, protagonista. Tali opere posseggono un’aura evocatrice che risulta esserne l’anima, evidente e vibrante, nei suoi coinvolgenti site specific che hanno come protagonista la Natura, ma anche opere letterarie, entrambe accomunate da visioni inattese, da meraviglia e improvvisa sorpresa. Mariangela Calabrese studia a fondo le caratteristiche del luogo prescelto, poiché esse sono parte integrante dell’opera che dialoga con lo spazio e, contemporaneamente, con il fruitore. Lo scambio emotivo, empatico, relazionale diviene fondamentale nell’indagine dell’artista, attenta interprete delle segrete dinamiche che accomunano gli uomini e dei fili di un’anima universale, indissolubile legame di una ignota, perfetta alchimia. Tutto ciò, per qualche prezioso istante, si fa percezione d’unità viva e pulsante, per poi sfuggire nei meandri del quotidiano e comparire, per chi saprà scorgerla, nell’Arte.

Scrive Rocco Zani – Critico d’Arte: “ La memoria. E con essa ancora il colore. Archetipi intransigenti del fare pittura di Mariangela Calabrese. Il colore e la memoria come “organizzazione” narrativa capace di indirizzare il segno, di mutarne l’estensione e l’indirizzo. Capace di celarlo o di rimarcarlo, di confonderne la presenza ovvero di assecondarla. Le opere recenti di Mariangela Calabrese suggeriscono un inedito svelamento, per sottrazione di accenti o per trafugamento di materia. Si stempera il vermiglio del fiato e il blu che serrava i fondali; si fa fluido il dialogo tra l’oro e il tormento della biacca. Pare esserci una rinnovata “fragilità” del racconto. Perché questo possa, nella trasparenza del tono – o nell’evidenza della persuasione – restituirci l’ascolto. Ecco, a me pare che l’artista indaghi sotto la coltre stratificata del tempo e delle storie che ne sono figliolanza omessa. Svuotare, svelare, rimuovere è una sorta di intima promessa affinché le voci e gli sguardi – finanche uno soltanto – riaffiorino e si facciano eco.”

TRA SEGNO E MATERIA – LA METAMORFOSI
PAN – NAPOLI
14 GENNAIO/ 4 FEBBRAIO 2020

Through time: integrità e trasformazione dell’opera

Lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma riapre gli spazi rinnovati e restaurati dell’Abbazia di Valserena con Through time: integrità e trasformazione dell’opera, un programma di mostre e residenze d’artista realizzato in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020, che vedrà la partecipazione di Massimo Bartolini, Luca Vitone ed Eva Marisaldi.

L’Archivio-Museo CSAC conserva a partire dal 1968 oltre 12 milioni di pezzi suddivisi in cinque sezioni: Arte, Fotografia, Media, Progetto e Spettacolo. Un patrimonio preziosissimo su cui gli artisti invitati a riflettere proponendone una propria lettura, una collezioni di archivi con cui hanno potuto confrontarsi e interagire per ideare delle installazioni che saranno visitabili nel corso del 2020, accompagnate da un progetto editoriale.

Il primo capitolo di Through time: integrità e trasformazione dell’opera vedrà protagonista Massimo Bartolini con un progetto dal titolo On Identikit che inaugura il 16 febbraio 2020 (fino al 22 marzo 2020) negli spazi della grande Chiesa dell’Abbazia.

Le opere di Massimo Bartolini, spesso pensate a partire da un contesto specifico ­– un’opera, una collezione – vivono in stretto legame con il luogo che le ospita. L’artista interviene sullo spazio in maniera del tutto antimonumentale, modificandolo, interpretandolo e definendolo. Nel corso della sua residenza allo CSAC, Bartolini si è focalizzato sulle opere di due grandi maestri come Luigi Ghirri e Luciano Fabro, presenti nelle collezioni degli archivi CSAC.

Nella fase preliminare del progetto, Bartolini si è concentrato nella ricerca di tutti i dischi in vinile fotografati da Ghirri nella serie “Identikit” (1979), dove l’artista emiliano restituiva in maniera veritiera e implacabile un ritratto di se stesso attraverso quello della propria libreria. I titoli dei vinili, spesso erosi dall’uso e quasi illeggibili sulla spina dei 33 giri, hanno istigato a Bartolini una “curiosità da archeologo”, per poter sfilare finalmente i dischi dalla bidimensionalità dello scatto fotografico e ascoltarli in compagnia dell’opera Lo Spirato di Luciano Fabro (1972), allestita in una delle cappelle nobiliari della Chiesa, “forse per consolare, come quando si porta un mazzo di fiori su una tomba o per rallegrare, come quando si vuole smuovere una energia o per modificare, come, grazie ad un sortilegio, rendere organico l’inorganico”.

Il secondo capitolo di Through time coinvolge Luca Vitone, già protagonista di una residenza presso lo CSAC nel 2017 in occasione del progetto #GrandTourists, artista che da sempre lavora sull’idea di luogo, produzione culturale e memoria. Il progetto espositivo dal titolo Il Canone che apre il 4 aprile 2020 (fino al 30 maggio 2020) prevede la messa in mostra del furgone utilizzato fino ai primi anni 2000 dallo CSAC per il trasporto delle opere e degli archivi in occasione delle donazioni, che sarà allestito nella navata della Chiesa dell’Abbazia di Valserena seguito da una lunga “parata” di lavorie progetti che rappresentano un ampio spettro della ricerca artistico-culturale italiana del Novecento, selezionati dall’artista con un criterio del tutto personale, quasi a ricostruire immaginari legami tra le opere conservate allo CSAC e le proprie vicende biografiche. Per Vitone, “entrare nell’archivio del CSAC è come immergersi in un mare tropicale […] Impossibile non rimanerne affascinati, anche se non si riconoscono i pesci si è frastornati dai colori, dalle forme e soprattutto dalla quantità di animali da osservare”. Tra gli autori scelti da Vitone negli archivi CSAC figurano Ugo Mulas, Alighiero Boetti, Gianni Colombo, Lucio Fontana, Mario Schifano, Mario Nigro, Pietro Consagra, Alberto Rosselli, Afro Basaldella, Luigi Ghirri, Archizoom Associati/Lucia Bartolini, Walter Albini, Giosetta Fioroni, Michelangelo Pistoletto, Maddalena Dimt, Franco Albini, Danilo Donati/Sartoria Farani, Ettore Sottsass jr., un anonimo (imitazione di Magistretti), Andrea Branzi, “Il Male” e infine un monocromo eseguito dallo stesso Vitone con le polveri del CSAC: una sorta di retino, di quelli usati dai bambini per catturare granchi e pesciolini, ma spesso portante vuota acqua salata.

Il capitolo conclusivo di Through time inaugura il 5 settembre 2020 (fino al 17 ottobre 2020) e avrà come protagonista Eva Marisaldi, artista che aveva già lavorato sugli archivi CSAC nel 2017 nell’ambito del progetto L’Abbazia per tutti, finanziato dal MIUR, quando aveva prodotto, con la collaborazione di Enrico Serotti, l’opera audio-video Jukebox rivolta al pubblico disabile e non, nell’ottica di un approccio inclusivo all’Archivio-Museo.

Eva Marisaldi si esprime attraverso un linguaggio artistico poliedrico mediato tra fotografie, manufatti, azioni, video, animazioni, installazioni, alternati a tecniche di ricamo e di disegno. Altresì i suoi lavori sono caratterizzati da una raffinata vena narrativa. Nella sua ricerca prende spunto dalla realtà ma si concentra su aspetti nascosti delle situazioni quotidiane, analizzandoli attraverso il suo modo di fare arte, un processo giocoso che si addentra nella sfera della fantasia e dell’immaginazione. Interrogandosi su tematiche quali il dialogo e la comunicazione, Eva Marisaldi indaga le possibilità di riflessione individuale e collettiva all’interno dello spazio espositivo, rapportandosi con esso in maniera sempre delicata ed elegante. Le sue opere di conseguenza non producono un impatto immediato, i suoi interventi sono complessi e si contraddistinguono per un iniziale senso di spaesamento, richiedendo lunghe pause di riflessione ed un’attenta osservazione.

Calendario delle mostre:

Massimo Bartolini. On Identikit
Mostra: 16 febbraio – 22 marzo 2020
Inaugurazione domenica 16 febbraio 2020, ore 11.00

Luca Vitone. Il Canone
Mostra: 4 aprile – 30 maggio 2020
Inaugurazione sabato 4 aprile 2020, ore 11.00

Eva Marisaldi
Mostra: 5 settembre – 17 ottobre 2020
Inaugurazione sabato 5 settembre 2020, ore 11.00

CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione
Abbazia di Valserena
Strada Viazza di Paradigna, 1 (Parma)
www.csacparma.it

Ufficio stampa CSAC

Irene Guzman
+39 349 1250956
press@csacparma.it

Collezione Maramotti 2020 – Le mostre.

La Collezione Maramotti annuncia i progetti in programma per il 2020:

* Svenja Deininger | Two Thoughts – dall’8 marzo al 26 luglio2020
Svenja Deininger interpreta le sue opere all’interno di un processo continuo: ogni singolo dipinto, sul quale lavora anche per lungo tempo, non è un’entità a sè stante, ma un tassello del suo flusso creativo. Con Two Thoughts, Collezione Maramotti presenterà il nuovo progetto dell’artista viennese in dialogo con alcune opere di Wladyslaw Strzeminski, avanguardista polacco nelle cui Architectural Compositions degli anni ’20 rieccheggiano affinità formali con la ricerca di Deininger.

* Enoc Perez, Brigitte Schindler, Carlo Mollino – dal 19 aprile al 26 luglio2020
In occasione del Festival Fotografia Europea 2020, Collezione Maramotti in collaborazione con Casa Museo Mollino, esporrà un percorso di mostra con opere pittoriche di Enoc Perez in dialogo con fotografie di Brigitte Schindler e di Carlo Mollino. Attraverso alcuni scorci dell’ultima enigmatica dimora di Mollino in via Napione a Torino – quella che è ora la Casa Museo Mollino – trasformata dall’interpretazione pittorica di Perez e dall’occhio fotografico di Schindler, si accede alle fotografie delle modelle di Mollino, sfumate nell’essenza misteriosa dell’immaginario che abitano.

* Ruby Onyinyechi Amanze – dall’11 ottobre 2020 a febbraio 2021
L’artista nigeriana Ruby Amanze presenterà una serie di nuove opere concepite per la Pattern Room della Collezione Maramotti. La pratica di Amanze, che vive e lavora negli Stati Uniti, è principalmente incentrata sul disegno e sull’opera su carta tramite la quale esplora lo spazio come una costruzione duttile, creando scenari futuristici con animali, tessuti africani e costellazioni. Le sue opere sono popolate da creature mitologiche fluttuanti che giocano con atto rivoluzionario ed enfatizzano l’ibridizazione culturale o il “non nazionalismo postcoloniale” come norma comune.

Collezione Maramotti ricorda inoltre che le mostre temporanee “Che si può fare” di Helen Cammock e “Rhizome and the dizziness of freedom” di Mona Osman saranno visitabili fino al 16 febbraio 2020.
Durante le vacanze natalizie la Collezione osserverà i consueti orari di apertura: giovedì-venerdì 14.30-18.30, sabato-domenica 10.30-18.30.
Chiuso giovedì 26 dicembre

Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66, Reggio Emilia
Tel. +39 0522 382484
info@collezionemaramotti.org
collezionemaramotti.org

Immaginaria. Logiche d’ arte in Italia dal 1949

Immaginaria. Logiche d’ arte in Italia dal 1949“, a cura di Bruno Corà, propone una riflessione sulle esperienze artistiche di maggiore incisività avvenute in Italia dall’ immediato dopoguerra del secondo conflitto mondiale fino all’ avvento della cosiddetta “condizione post-moderna”, dell’ era informatica e dell’ avvio della globalizzazione.
Enrico Baj: Generale con il suo aiutante di campo, 1959, tecnica mista su tela, cm 85 x 90

Ad annunciare il grande appuntamento espositivo, che la Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni propone dal 20 dicembre 2019 al primo marzo 2020 nella propria sede di palazzo Montani Leoni, è il Presidente della stessa Fondazione prof. Luigi Carlini.Bruno Corà, che dell’’esposizione è l’ autorevole curatore, afferma che la mostra è volta “a sottolineare il contributo delle singole logiche messe in atto con le proprie opere da parte di quelle personalità artistiche che si sono distinte in determinati momenti salienti nello sviluppo della cultura visiva in Italia”.
“Senza presumere – naturalmente – di poter rispecchiare totalmente il complesso tessuto artistico generatosi nel nostro Paese nel corso di oltre mezzo secolo, ma procedendo in modo esemplare ed esponendo per lo più singoli pronunciamenti linguistici distintivi di altrettante poetiche”.

“Immaginaria” proporrà una attenta ricognizione di compagini artistiche aderenti a movimenti o indirizzi estetici condivisi. Per dar conto delle produzioni pittoriche e plastiche di rilievo che nella seconda metà del Novecento si sono imposte a livello nazionale e internazionale, indicando al contempo le aperture sulle culture visive di altri paesi”.

“È questo il caso – evidenzia il professor Corà – di artisti come Fontana, Burri, Capogrossi, Afro, Cagli, Colla, Dorazio, Accardi negli anni Quaranta-Cinquanta e successivamente di Rotella, Lo Savio, Uncini, Schifano, Manzoni, Castellani, Agnetti negli anni Sessanta-Settanta, ma anche di Kounellis, Merz, Fabro, Boetti e inoltre, negli stessi anni Settanta di artisti come Spagnulo, Gastini, Carrino, De Dominicis, Alfano e numerosi altri distintisi fino al clima del ritorno alla pittura degli anni Ottanta.

Ognuno di tali artisti ha espresso la propria ‘logica’ ideativa e formativa dell’’opera sottolineando fortemente la propria individualità, aspetto saliente nell’’arte contemporanea e ancor più di quella maturata dal dopoguerra in Italia”.
“La mostra “Immaginaria” è dunque rivolta simultaneamente tanto al riscontro ‘storico’ di singole esperienze, definitivamente compiute, quanto a voler cogliere gli elementi distintivi di ogni singola logica pittorica e plastica manifestatasi”.

“Sussidi e apparati di carattere storico critico accompagneranno il percorso artistico, anticipa l’’architetto Tiziano Sarteanesi, incaricato dell’’allestimento. In modo da fornire al visitatore strumenti di lettura delle esperienze considerate così come dei mutamenti avvenuti dagli anni della ricostruzione del nostro paese sino all’avvio della globalizzazione”.

Per la qualità delle opere in mostra, per la peculiarità dell’’allestimento e per l’’originalità del taglio critico, “Immaginaria” si pone come “evento di rilievo realmente nazionale”. Ad affermarlo sono Ulrico Dragoni, Vice Presidente della Fondazione Carit e Anna Ciccarelli, Segretario della medesima Fondazione, responsabili organizzativi insieme allo staff del Prof. Corà.

Per molti sarà anche l’’occasione per scoprire il contenitore dell’esposizione, il prezioso palazzo Montani Leoni, nel cuore di Terni. Il palazzo, com’ è testimoniato dall’ iscrizione sul portale di ingresso sul retro, risale al 1584. Nella seconda metà dell’ Ottocento, a seguito di un intervento urbanistico che portò alla apertura della “Strada Nuova”, l’ edificio subì un profondo riassestamento. L’’attuale aspetto, con la bella facciata, opera dell’ architetto Benedetto Faustini, è frutto di quell’ intervento che coinvolse anche diverse sale del piano nobile, decorate prevalentemente tra il 1887 e il 1913, pur preservando dipinti risalenti al primo impianto del palazzo.

“Obiettivo della Fondazione, nel promuovere questa mostra, è di renderla fruibile al più largo pubblico. Per questo, l’’ingresso al palazzo e all’ esposizione li abbiamo voluti del tutto gratuiti. Vogliamo che nessuno, che sia interessato, si senta limitato nel poter accedere ad una esposizione che offre una riflessione così puntuale sulle vicende artistiche che dal secondo dopoguerra conducono sino ai nostri giorni”, sottolinea il Presidente Carlini.

Info: www.fondazionecarit.it

La scoperta dell’energia del colore nell’opera di Leonardo Basile

Leonardo Basile

Ha scritto Gianni Latronico a proposito dell’opera di Leonardo Basile: ” L’avventura pittorica di Leonardo Basile nasce dal talismano nabis di Gauguin , con colori squillanti , in quadri da fiaba . Per staccarsi dalla narrazione , egli fa dei colori un esercizio spirituale : anziché aggiungere , sottrae , toglie , scarnifica la materia , fino a coglierne la segreta essenza , l’intima sostanza , la scintilla creativa .

Quando la sua percezione visiva viene a coincidere con il palpito vitale , insito nella molecola , allora scatta il momento magico . Proseguendo questo iter interiore , la vecchia figurazione si affievolisce sempre più , fino a scomparire del tutto.

Multiplo del Conflitto_59 (elaborazioni grafiche dell’artista realizzate in data 3 dicembre 2019)

Nascono così le sue cascate di topazi , i suoi globi rutilanti , le sue acque zampillanti . Questa esplosione di energia vitale soddisfa i sensi ma raggela l’anima , che aspira all’autodisciplina e che cerca di placare il tormento geniale . Leonardo Basile ricorre allora alle scatole cinesi , al quadrato nel quadrato , alla scacchiera , ai cubi magici.

I suoi dipinti attuali devono qualcosa al cubismo ed al surrealismo , per la combinazione di frammenti visivi , capaci di evocare atmosfere oniriche , mondi di fiaba , paesaggi di sogno . Queste fonti dotte gli derivano dagli studi artistici ma il brio , la luminosità , l’esplosione dei colori , gli derivano dalla sua sensazione visiva e dal suo talento artistico.

All’irruenza dell’action painting , Leonardo Basile ha aggiunto la passione per il colore , il senso della luce e la musicalità dei toni cromatici . La sua percezione penetra in profondità e tira a galla movimenti reconditi dell’anima e paesaggi interiori mai visti prima d’ora.

L’optical art è solo un ricordo , Mondrian è superato da tempo e questa è la stagione degli amori , la vibrazione dell’inconscio , il fremito esistenziale , il cromatismo modulare. Se nella vita il sonno della ragione genera mostri , nell’arte il trionfo dell’irrazionale crea capolavori , quali risultati di uno stato di grazia e di intima fluidità . L’effervescenza del colore , la ieraticità del gesto , l’aflato della poesia provocano nel fruitore un impatto immediato e condizionato.

Leonardo Basile dà tutto se stesso per realizzare un’opera nuova , che entri a far parte dell’immaginario collettivo , capace di esprimere il linguaggio universale dell’arte , facendo continuare ad agire l’effetto di quell’iniziale talismano nabis.”

Sito web dell’artista : Arte & leonardo Basile

Immagini collegate:

Female Portraits

La galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea riprende il suo percorso espositivo con “Female Portraits”, dal 14 dicembre 2019 al 30 Gennaio 2020, che vede la partecipazione di Maura Banfo, Iginio De Luca, Lello Gelao, Chrischa Venus Oswald, Anahita Razmi, Özlem Şimşek.

La mostra propone un originale confronto fra opere che attraverso linguaggi diversi, affrontano un tema comune, quello del ritratto femminile, una tradizione figurale che ha percorso ininterrottamente l’arte occidentale adattandosi all’evoluzione degli stili e delle forme. Il corpo femminile ed il volto in particolare è uno dei motivi più antichi e più comunemente mostrati nelle arti visive.

Le opere esposte in questa mostra ritraggono donne e nascono dall’analisi di un corpo femminile vivo nella sua complessità , soggetto attivo e non più oggetto della rappresentazione maschile, e sono attraversate da un sentimento di crisi e di inquietudine che riflette su come la rappresentazione dell’intimità femminile non sia non più ancorata a significati certi, legati a ruoli codificati.

Dopo anni d’irrequietezza “vagabonda” ad esplorare il mondo, Maura Banfo trova nella sua città natale, Torino, il proprio “nido” dove inizia una ricerca attraverso la fotografia come linguaggio predominante. Il lavoro di Maura Banfo dalla metà degli anni Novanta a oggi, ha segnato delle tappe importanti nel sistema dell’arte contemporanea italiana, con uno sguardo e una presenza significativa anche in ambito internazionale. Il percorso di Maura Banfo è caratterizzato da una coerenza interna che raramente si riscontra nell’opera degli artisti italiani della sua generazione. La forza del suo lavoro sta nel mantenere ben riconoscibile la propria impronta creativa e la propria poetica, ma in una continua scoperta di nuove sfaccettature e punti di vista. Lo stesso discorso vale per i media utilizzati: sebbene prevalga una preferenza per la fotografia, lavora con padronanza anche con il video, il disegno e l’installazione.
Il suo lavoro di raccolta di suggestioni comprende la produzione di lunghi scritti, scatti e disegni, ma anche la collezione di elementi appartenenti al regno animale e vegetale, ad esempio conchiglie o nidi che con certezza sono ormai stati abbandonati dai loro ospiti. Ognuno di questi piccoli mondi viene ascoltato, elaborato e tradotto in lavori dalla poetica molto diretta, in cui il pubblico può immedesimarsi e trovare un significato privato.

Nato a Formia nel 1966, Iginio De Luca si è diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma. E’ un musicista e un artista visivo, fa video, installazioni e performance. Negli ultimi anni la sua poetica si è concentrata soprattutto sulla produzione di video, di immagini fotografiche, ma anche di quelli che lui definisce blitz. Considerandoli a cavallo tra arte urbana e performance, l’artista compie azioni a volte sorvolando con aerei, altre proiettando immagini o scritte su edifici in rapidi raid notturni, altre ancora arrivando in luoghi con elementi di forte disturbo e impatto visivo, come cartelloni finto-elettorali. Ibridando etica ed estetica, tecnologia e azioni comportamentali, De Luca reclama l’interazione con l’ambiente e il pubblico, denunciando, tra ironia e impegno, la crisi di valori di questo nostro tempo. L’utilizzo di molteplici e differenti registri linguistici ha da sempre caratterizzato la sua progettualità e conseguentemente le scelte metodologiche ed operative, lasciando intendere che il denominatore comune è nella necessità di scardinare le certezze, di rompere i codici della formalizzazione espressiva, per tendere un tranello alla realtà, sorprendendola alle spalle.
In “Duecentosettanta°”, opera video realizzata nel 2007, vediamo un volto di una donna rilassato, tranquillo; il contesto è naturale, una villa, voci, terra, alberi e cielo. Poco a poco il paesaggio scorre dietro al volto, è la donna che si muove o è lo sfondo sul retro? Dopo aver attraversato gli alberi, la donna “atterra” di nuovo sul prato ma ormai il mondo è capovolto e il viso completamente deformato.
Questo video affida alla forza di gravità la possibilità di rivelare quella che è la nostra identità più inconscia e segreta, cambiando semplicemente il punto di vista.

Lello Gelao vive e lavora a Bari dove ha studiato pittura presso l’Accademia di Belle Arti.
La ricerca di questo artista insiste da qualche anno sul tema del ritratto attraverso una figurazione essenziale e intensa, grazie anche alla sua attenzione ai mass media e alla fotografia.
Le sue figure, stagliate su fondali anonimi, impercettibili, set senza tempo né spazio, sono immagini nitide, luminose, dagli intensissimi piani di colore, rese in una particolare prospettiva bidimensionale e private di ogni connotazione sentimentale, ma che riescono a comunicare una profonda risonanza psicologica.
Nei suoi quadri solitamente l’artista inserisce un unico personaggio, come nell’opera proposta in questa mostra , solo e distaccato fisicamente e psicologicamente, riuscendo a cogliere un momento particolare, quasi il preciso secondo in cui il tempo si ferma e tutto appare immobile, silenzioso. Il suo lavoro si caratterizza attraverso atmosfere vuote e ambienti rarefatti e parla di solitudine, di malinconia e di tempo sospeso. In “Flowers” , un dipinto a olio su tela, ritrae una bambina riuscendo a cogliere una dimensione interiore densa di inquietudine e mistero.

Chrischa Venus Oswald, nata in Baviera nel 1984, ha terminato i suoi studi di Belle Arti presso l’Università di Arte e Design di Linz (A) nel 2011. Nel 2007 ha ricevuto in Austria il Premio Diesel New Art per la fotografia, della cui giuria faceva parte Erwin Wurm. Il suo lavoro è stato esposto e proiettato in varie mostre nazionali e internazionali, ed è incluso in collezioni private, tra le quali la collezione di video di Manuel de Santaren. L’artista lavora su una gamma di media diversi, come la fotografia, il video, la video performance o il testo / poesia .Il lavoro di Oswald si basa spesso su approcci performativi o documentari ed è principalmente interessato alle relazioni, alla condizione umana e alle questioni esistenziali.
Le esperienze personali servono come punto di partenza per aprire narrazioni individuali per lo spettatore e quindi un mondo di molteplici significati ,al fine di coinvolgerlo stabilendo una relazione a livello visivo e concettuale . Il pubblico è spinto così a vedere alcuni aspetti della vita sotto una nuova luce.
“In Granny´s Dresses” è la continuazione dell’esplorazione della sua relazione con la mamma di suo padre che è morta nel 2014. Dopo il primo ritratto che le era stato permesso di fare nel 2005, aveva iniziato una collaborazione documentaria con lei fino alla sua morte. Nel 2014 ha realizzato “BED”, una videoperformance nel suo giardino, in omaggio a lei.
Questa serie di autoritratti presenta uno degli abiti da giardino di sua nonna in ciascuna delle immagini e uno dei suoi oggetti che ha portato con sé quando hanno ordinato le sue cose. L’artista si mette non nei suoi panni ma nei suoi abiti e li trasferisce dal suo ambiente abituale in Baviera al suo ambiente di vita a Lisbona al momento della creazione dell’opera. Niente si perde davvero, tutto si trasforma.

Anahita Razmi è una video artista e performer nata ad Amburgo che vive tra Berlino e Londra, il cui lavoro ruota attorno a trasferimenti e traslocazioni culturali. Lavorando principalmente con video, installazioni, nuovi media e performance, il lavoro di Razmi esamina i processi di appropriazione culturale in cui i significati di immagini, artefatti e quindi identità esistenti vengono alterati collocandoli in un altro contesto temporale. Nel fare ciò, spesso riflette su strategie di disordine e strutture di percezione espresse dai mass media della cultura pop e dei suoi consumatori sullo sfondo di diverse comunità tra Occidente e Medio Oriente. La Repubblica islamica dell’Iran, con le sue attuali condizioni e relazioni politiche e sociali, rimane un punto di riferimento aperto e ambivalente.

L’opera “Iranian Beauty “ è composta da un video-loop e da un foglio DinA4 ,incorniciato, della voce Internet di Wikipedia del 2013 su “L’unità valutaria meno preziosa”. Il video rievoca una scena iconica del film “American Beauty”, scambiando i petali di rosa della scena originale con le banconote del Rial iraniano. Al momento della produzione dell’opera, la banconota da 500 IRR valeva meno di 3 Eurocent (aggiornamento del 2019: meno di 1 Eurocent), il che pone l’Iran al primo posto dell’unità valutaria meno valutata; il tasso di inflazione aumenta in modo significativo ogni anno, – nel 2012 è stato registrato intorno al 40%.
L’opera si riferisce a questi numeri precari, che devono necessariamente essere considerati in relazione alle sanzioni economiche occidentali che negli ultimi anni si sono inasprite. Il momento di seduzione della scena del film citato fallisce: l’opera mette in discussione valore / svalutazione e mette in relazione una memoria cinematografica occidentale con le realtà economiche dell’oriente.

Özlem Şimşek è artista e fotografa che vive e lavora ad Istanbul. Le sue opere video e fotografiche e performative si concentrano su storie ufficiali e alternative della rappresentazione femminile in Turchia, ponendo l’accento sull’interazione tra rappresentazione , genere e identità . Şimşek si appropria, decostruisce e di conseguenza ricostruisce rappresentazioni di donne, nella fotografia e nella pittura nel contesto della storia turco-ottomana. Nelle sue opere Şimşek utilizza la pratica performativa per creare un punto di vista critico sulle rappresentazioni delle donne e porre domande sul concetto di identità poiché le donne in Turchia sono state viste come simbolo delle differenze culturali e ideologiche a partire dall’inizio del processo di modernizzazione fino ad oggi.
I video intitolati “Big Sister” e “Letter” fanno parte del progetto “l’autoritratto e l’ arte turca moderna” in cui Özlem Şimşek posa per la cinepresa e cerca di comportarsi come le donne raffigurate nei dipinti storici turchi moderni. Nel contesto di questo progetto crea una serie di opere video e fotografie che mettono in discussione la rappresentazione delle donne nell’arte e nella storia turca moderna. Il video intitolato “Big Sister” allude all’autoritratto di Leyla Gamsız del 1950 in cui vediamo una giovane donna in piedi ,con alle spalle dei fiori e con un’espressione severa sul viso. Il video intitolato “Letter” si riferisce all’omonimo dipinto di Nuri İyem del 1980 che mostra una donna che si preme una lettera sul petto con desiderio. Queste opere nascono da una fantasia , l’artista si chiede: “cosa succederebbe se una donna che fosse stata rappresentata attraverso una certa immagine improvvisamente provasse a liberarsi del ruolo attribuitole?”.

Female Portraits

Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari

Inaugurazione
Sabato 14 Dicembre, 2019, ore 19.30

Dal 14 Dicembre al 30 Gennaio 2020
Orario di apertura
Lunedì, martedì e mercoledì solo su appuntamento
Dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30

Info
3348714094 – 3925985840
http://info@muratcentoventidue.com

KayOne – Alfa Centauri

Copernico Garibaldi a Torino, uno dei 13 centri di Copernico, la rete di luoghi di lavoro, uffici flessibili e servizi che favoriscono lo smart working e la crescita professionale e del business ospita, dal 29 novembre 2019 al 31 gennaio 2020, ALFA CENTAURI mostra personale dell’artista KayOne a cura di Alessandro Paolo Mantovani.

ALFA CENTAURI racconta un sistema stellare che, per la similarità fra le sue componenti ed il Sole, si profila come uno dei siti più probabili per lo sviluppo di vita extraterrestre. In questo contesto, la scoperta dello Spazio ricorda la conquista dei writer, sempre alla ricerca di nuove superfici sulle quali poter esprimere la loro forma d’arte e l’evoluzione della lettera, partendo da Alfa. Nelle opere di KayOne, uno dei graffiti writer italiani della prima ora, vibra infatti la ricerca dello spazio, che caratterizza la proliferazione di un immaginario fervido intorno all’idea dell’ignoto, attraverso la rappresentazione di galassie, stelle e pianeti, mediante l’esplosione di forme e colori simili a scosse di energia provenienti da un Big Bang dell’universo stradale.

All’interno delle opere di KayOne ritroviamo quel sapore stradale, urbano e underground che tanto ha caratterizzato la sua vita, tutti elementi che l’artista ha saputo trasportare su tela, cogliendo le emozioni e il vissuto dei muri di periferia” – afferma il curatore della mostra Alessandro Paolo Mantovani – “Nelle sue opere, caratterizzate da piacevoli e audaci accostamenti di colori, caos energetico di linee e forme che richiamano al contempo le arterie urbane e gli anelli dei pianeti, percorriamo tunnel scuri e buchi neri, galassie immaginarie create a colpi di spray, ritrovando questo percorso in lavori dal grosso impatto visivo e dalla forte carica emozionale. Pennellate imperiose, esplosioni di colore, opere polimateriche con armonie di colori dall’equilibrio perfetto”.

La mostra fa parte di Art Journey il percorso, curato da Giorgia Sarti – fondatrice di diverse Gallerie d’arte tra cui Whitelight Art Gallery – in collaborazione con Copernico che si sviluppa nell’organizzazione di mostre, eventi e iniziative culturali. Un riconoscimento del ruolo dell’arte e della creatività che va oltre le logiche note, verso una collisione tra due differenti linguaggi che genera una nuova dimensione, in cui l’impresa e il mondo del lavoro si arricchiscono di nuovi contenuti e di un moto creativo che porta innovazione e idee avveniristiche. Arte come prezioso valore aggiunto al vivere quotidiano, che permette di approcciare temi trasversali ed eterogenei tra loro, creando un dialogo multidisciplinare a sostegno della crescita delle persone e delle imprese. Copernico amplia così gli orizzonti dell’esperienza lavorativa quotidiana aprendo i suoi spazi ormai da diversi anni all’arte e alla cultura. Allo stesso tempo, artisti e operatori dell’arte entrano in contatto diretto con il mondo dello smart working, all’interno di un’impresa aggregatrice di altre imprese e acceleratrice di innovazione, dialogando a stretto contatto con un pubblico aperto e in sintonia con i linguaggi propri dell’arte e della creatività.

CHI È COPERNICO
Copernico è una rete di luoghi di lavoro, uffici flessibili e servizi che favoriscono lo smart working e la crescita professionale e di business di freelance, professionisti, start-up e aziende, grazie alla condivisione di risorse, conoscenza, alla contaminazione di idee e al networking in un ambiente caratterizzato da stile, design ed esperienza unici. Oltre 6.000 professionisti utilizzano quotidianamente gli spazi di Copernico come sede di lavoro e luogo preferenziale per meeting e organizzazione di eventi.

sito web: www.coperni.co

Informazioni

KAYONE “ALFA CENTAURI”

Copernico Garibaldi Torino – Corso Valdocco 2, Torino

29.11.20 – 31.01.20

Da lunedì a venerdì su appuntamento

Inaugurazione: giovedì 28 novembre 2019 | ore 19.00 – 21.00

Ingresso su registrazione: art@coperni.co

Artisti in mostra a Santa Teresa dei Maschi

Ricominciano le attività della Contraccademia, progetto di Bibart Biennale Internazionale d’Arte di Bari volto alla scoperta dell’arte e dei luoghi d’arte, spesso poco conosciuti: fino al 31 gennaio in mostra a Santa Teresa dei Maschi (Str. Santa Teresa dei Maschi, 26) artisti provenienti da tutta Italia e dall’estero.

La Galleria permanente sarà aperta dal martedì al venerdì dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30 e il sabato dalle ore 16.00 alle ore 20.00. Ingresso gratuito.

“Contraccademia”: l’arte come germoglio di condivisione, incontro/confronto. Nello spazio di Santa Teresa dei Maschi, il pubblico può contemporaneamente guardare una mostra e vedere artisti al lavoro o che discutono, chiunque potrà inserirsi nel dialogo, oppure osservare come nasce un’opera: un vero e proprio condominio dell’arte.

Noi vogliamo un’arte che non deve essere nè sottovalutata e nemmeno sopravvalutata dai critici d’arte, dalle aste evento, dai galleristi, vogliamo che gli artisti possano e debbano incontrarsi, confrontarsi liberamente tra di loro e con chiunque, senza schemi economici o pseudo intellettuali, una crescita umana basata su chi costruisce negli anni con etica il proprio lavoro e si mette al servizio di quel pubblico che pensa che l’arte sia un incontro, una occasione: un pensiero in libertà e di libertà. Siamo schierati dalla parte degli artisti del passato che ci hanno aiutato a rendere le immagini di ieri così vicine ai pensieri di oggi e allo stesso tempo sosteniamo la contemporaneità che traccia il nostro cammino.” Gli artisti della Contraccademia

Nomi artisti in esposizione:
Damiano Bitritto, Cesare Cassone, Marco Ciccarese, Anna Cristino, Emanuela De Franceschi, Miguel Gomez, Giancarlo Montefusco, Marialuisa Sabato, Azio Speziga, Carmen Toscano, Pasquale Conserva, Roberto Capriolo, Vito Valenzano, Ryma Almozyyen.

Sei un artista? “Esci dal tuo studio, porta il tuo cavalletto e vieni a dipingere con noi.”

Per info
www.facebook.com/bibartbiennale/
Telefono: 345 511 9994

Grottole Art in Nature 2020

La Fondazione Maria Rossi, da sempre impegnata nel sociale, vuole proseguire, avvalendosi della consulenza della Fondazione Pino Pascali, il programma annuale di ‘Residenze d’Artista’ finalizzato alla creazione del primo ‘parco tematico di Arte/Natura’ dell’Italia Meridionale. Un parco stabile e fruibile dal pubblico, all’interno dell’insediamento denominato “Madonna di Grottole” a Polignano a Mare (BA).

Dopo il successo della prima edizione (2017) il progetto culturale è divenuto stabile con collaborazioni e patrocini istituzionali. Già nella seconda edizione ha goduto, oltre che del Patrocinio della Regione Puglia e del Comune di Polignano a Mare, di quello del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed il Turismo; nel 2019, si è aperto con lo ‘spazio giovani’, dal titolo StArt, alla valorizzazione dei giovani talenti artistici.
 
L’Associazione per l’Italia nel mondo, che ha patrocinato l’iniziativa ogni anno, da questa edizione provvederà, inoltre, a pubblicizzare l’iniziativa con tutti i suoi canali.
La residenza messa a disposizione dell’artista vincitore (da fruirsi nel mese di marzo 2020) rappresenterà un momento di formazione e di confronto anche per l’artista, in quanto legata all’esperienza diretta sul territorio ospitante. L’artista, secondo la propria poetica, ma in accordo con la natura del luogo realizzerà un’opera site specific.
 
Le opere prodotte in residenza entreranno a far parte del parco di “Grottole: Art in Nature” e resteranno di proprietà della Fondazione Maria Rossi.
 
Nel 2017 si è aggiudicata la residenza il maestro Dario Agrimi con l’opera “Meteorite dal paradiso per un paradiso in terra”; nel 2018 Giacomo Zaganelli ha realizzato l’opera “érgo”; nel 2019 ha inaugurato lo ‘Spazio Giovani’- StArt, Francesco Strabone con l’opera ‘Mai’.
 
Il bando, e la scheda di partecipazione, sono scaricabili dalla pagina web della Fondazione www.fondazionemariarossi.org o dalle pagine FaceBook Fondazione Maria Rossi Onlus e Grottole Art in Nature. La documentazione potrà essere inoltrata fino al 15 gennaio 2020.

Kouroi

Un autunno importante quello dell’artista padovana Carla Rigato. Dopo la doppia mostra “Contraria sunt complementa” ancora in corso a Vicenza – che l’ha vista protagonista a Spazio Scarpa, splendido appartamento ristrutturato dal celebre architetto Carlo Scarpa, e nell’atelier “L’idea” all’ombra della Basilica Palladiana – venerdì 25 ottobre Carla Rigato torna con una personale a Montegrotto Terme, la sua città.

Kouroi” – questo il titolo della mostra – sarà l’evento di inaugurazione della galleria d’arte “Neró Art Gallery”. Uno spazio unico e particolarmente suggestivo interamente dedicato ad accogliere esposizioni d’arte, ospitato nella navata centrale della Neró Spa New Experience, nuovissima Spa dello storico resort Terme Preistoriche di Montegrotto Terme (PD). La vernice si terrà venerdì 25 ottobre alle ore 19.00 alla presenza delle autorità locali. A seguire aperitivo con l’artista.

La mostra, a cura di Antonietta Grandesso, responsabile culturale dello Spazio Thetis di Venezia, sarà aperta dal 26 ottobre 2019 al 19 aprile 2020 ad ingresso gratuito.

I KOUROI DI CARLA RIGATO
“Kouroi” presenta otto tele di grandi dimensioni pensate e realizzate da Carla Rigato appositamente per essere inserite nello spazio della Neró Art Gallery. «Otto “ragazzi”, lei li chiama così – spiega la curatrice Antonietta Grandesso – che sono il risultato non solo di anni di lavoro e di studio, ma in particolare anche di una riflessione sulla bellezza e sull’armonia: i suoi Kouroi.».

Il Kouros era, nella Grecia arcaica, un giovane nel pieno del suo sviluppo fisico e interiore, la sua nudità è simbolica e rappresenta la virtù del coraggio, ma è anche funzionale alla rappresentazione della forza fisica che rinvia alla forza morale, intesa come equilibro e armonia interiore.
I Kouroi di Carla Rigato rammentano che solo uno sviluppo armonico del corpo e della mente riesce a far giungere alla vera bellezza. I suoi otto bellissimi “ragazzi” diventano il simbolo della nuova Neró Spa, una delle pochissime Spa in Europa ad ospitare al suo interno anche una galleria d’arte, che tiene conto non solo del benessere fisico, ma anche dell’armonia e della bellezza dell’anima.

Le otto maestose tele non delimitano le figure, come non si può delimitare l’anima, e restano in bilico tra astrazione e figurazione: «I confini sono sempre labili – spiega Carla Rigato – l’essenza delle cose non può essere chiusa tra rigidi limiti. Lo spirito è libero e così le mie figure, sospese in un tempo legato solo all’ interiorità».

«Ho percepito nell’immagine del Kouros l’anima della bellezza assoluta e perfetta – continua Rigato – La classicità mi ha fatto immaginare l’azzurro del mare e del cielo greci e l’oro degli Dei. Partendo da queste riflessioni mi sono fatta trascinare dal gesto e dal colore, che sono una prosecuzione della mia sensibilità. Sapevo cosa volevo fare e il percorso si è composto passo dopo passo, armonicamente, col fluire dei pesi e delle emozioni. Alla fine, seduta per terra in mezzo a loro, così maestosi, mi sono sentita esausta come una madre che ha partorito otto gemelli!».

“Kouroi” di Carla Rigato
a cura di Antonietta Grandesso
Neró Art Gallery – Terme Preistoriche Resort & Spa
Via Castello, 5 – 35036 Montegrotto Terme (Padova)

dal 26 ottobre 2019 al 19 aprile 2020
Orari: 9.00 – 00.00
Ingresso gratuito.

Enigma Pinocchio

Pinocchio – le cui Avventure sono tra i racconti più conosciuti e tradotti al mondo – è il protagonista della mostra Enigma Pinocchio. Da Giacometti a LaChapelle a Firenze a Villa Bardini dal 22 ottobre 2019 al 22 marzo 2020.

Generali Valore Cultura, Fondazione CR Firenze, Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron in collaborazione danno vita ad una grande storia italiana, tra le più conosciute e tradotte al mondo, con una mostra che grazie anche al lavoro dell’Archivio Venturino Venturi raccoglie oltre 50 capolavori dell’arte contemporanea per la prima volta a Firenze, provenienti da tutto il mondo Coinvolti importanti musei come la GNAM di Roma, la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, la Fondazione Guggenheim di Venezia, il Zurcher Hochschule der Kunste/Museum flur Gestaltung di Zurigo, la Fondazione Giacometti di Parigi, insieme a molte collezioni private e studi degli artisti coinvolti nel progetto.

Con questa esposizione Generali Valore Cultura valorizza una storia senza tempo, universale e poetica, per trasmettere anche messaggi educativi rivolti alle giovani generazioni.
Le opere esposte, che provengono tutte direttamente dagli atelier di grandi artisti internazionali e da prestigiose collezioni private, sono accompagnate da installazioni multimediali realizzate per coinvolgere lo spettatore in esperienze ricche di suggestioni. E così, grazie a questi elementi multimediali, la bocca della balena che ha ingoiato Pinocchio diventa luogo magico da vivere, nel quale immergersi, dedicato ai visitatori di ogni età che diventano i veri protagonisti delle Avventure.
Valore Cultura è il programma di Generali Italia per rendere l’arte e la cultura accessibile a un pubblico sempre più ampio.

Valore Cultura torna a Firenze con un’altra grande icona della cultura italiana, con il patrocinio della Fondazione Nazionale Carlo Collodi. Dopo Dante Alighieri e la sua Divina Commedia riletta nel 2016 da Venturino Venturi in chiave contemporanea, Generali Italia punta ancora sull’accessibilità delle grande arte, con iniziative per coinvolgere la comunità e i più giovani:

Seguendo questo spirito, sono previste giornate di apertura gratuita per tutti, laboratori didattici, visite guidate per appassionati e famiglie.
Iniziative per rendere l’arte accessibile ad un pubblico sempre più vasto ed essere un motore di sviluppo per il territorio e punto di riferimento per la comunità, alle quali si aggiungerà un’iniziativa di solidarietà: per ogni biglietto di ingresso alla mostra, 1 Euro sarà destinato al Centro “Ora di Futuro” che aprirà a Firenze.

“Ora di Futuro” è un’iniziativa promossa da Generali Italia e The Human Safety Net per i bambini attraverso scuole, famiglie e le Onlus L’Abero della Vita, Mission Bambini e il Centro per la Salute del Bambino. Nel primo anno aperti 11 Centri per supportare famiglie in difficoltà con bambini da 0 a 6 anni in collaborazione con le Onlus partner.

Le oltre 50 opere in mostra – tra sculture in legno, ferro e cartapesta, dipinti, bronzi, foto e video – sono di artisti come Giacometti, LaChapelle, Munari, Paladino, Calder, Ontani, McCarthy, Jim Dine, Venturino Venturi e altri ancora che hanno fatto di Pinocchio l’interprete delle inquietudini della contemporaneità/l’icona del nostro tempo, afferrandone la natura metamorfica.
Curata da Lucia Fiaschi, nella splendida cornice di Villa Bardini, l’esposizione traccia un percorso specchio del viaggio della creatura collodiana, in oscillazione tra ingenuità e furbizia, autonomia e soggezione, e infine tra la vita e la morte.
Sette le sezioni della mostra che raccontano le mille sfaccettature dell’enigmatica creatura: Pinocchio (non) è un Re; Pinocchio (non) è un burattino; Pinocchio (non) è un uomo; Pinocchio (non) è morto; Pinocchio (non) è Pinocchio; Pinocchio (non) è una maschera; Pinocchio (non) è un bambino. Ad accompagnare il visitatore anche delle installazioni multimediali in dialogo con le opere esposte.
Straordinaria invenzione, metafora di ogni possibile metafora, toscano e universale, aperto a tutte le possibili letture, Pinocchio, nato sullo scorcio dell’ottocento, è una creatura novecentesca. Il novecento l’ha manipolato, l’ha passato al setaccio, l’ha sottoposto, maschera tragica, al lento crogiuolo delle proprie immani tragedie, e il burattino ha superato l’insuperabile: incredibilmente, egli vive.

Con il patrocinio del Comune di Firenze e della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, Enigma Pinocchio. Da Giacometti a LaChapelle è una mostra prodotta e organizzata da Generali Valore Cultura, Fondazione CR Firenze e Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron con il coordinamento del Gruppo Arthemisia, in collaborazione con Unicoop Firenze.

Florence Biennale 2019

Ha preso il via la XII edizione di Florence Biennale – Mostra internazionale di arte contemporanea e design. Nel Padiglione Spadolini della Fortezza da Basso di Firenze, fino a domenica 27 ottobre si potranno ammirare le opere di ben 747 espositori (484 artisti e 263 designers) provenienti da 78 paesi di cinque continenti.

Molto nutrito anche il programma degli appuntamenti in calendario nella terza e quarta giornata della manifestazione.

Domenica 20 alle 11, nell’area teatro si terrà la consegna del Premio “Lorenzo il Magnifico” alla Carriera, per la scultura, all’artista messicano Gustavo Aceves. La motivazione recita: “per aver magistralmente rappresentato, attraverso la scultura, frammenti di storia dell’umanità che evocano valori di civiltà e al tempo stesso veicolano un monito a non ripetere gli orrori verificatisi nella storia dell’Umanità e delle sue migrazioni”. Aceves, che sin dagli esordi ha ricevuto diversi premi, ha esposto i suoi lavori scultorei e grafici in sedi prestigiose del “vecchio e nuovo mondo”, fra cui il Museo del Prado, il Museo d’Arte Contemporanea di Sabbioneta, il Museo d’Arte Contemporanea di Beijing, il Museo d’arte Moderna INBA, il Cheek Gil Museum, il Museo del Palazzo di Belle Arti di Città del Messico e il Museo Amparo di Città del Messico. L’artista interverrà alla Florence Biennale, dove esporrà due dei quattro cavalli monumentali del progetto work-in-progress “Lapidarium – per superare i confini”, che prevede la realizzazione di cento cavalli monumentali. Dopo aver varcato l’Arco di Costantino e la Porta di Brandeburgo, il progetto approderà a Firenze, nel cortile della Fortezza da Basso, che ospiterà il grande Cavallo fuso in bronzo bianco e posizionato su una sequenza calibrata di undici blocchi della nobile breccia medicea a simboleggiare il Mare Nostrum. Oltre a raccogliere l’eredità millenaria di culture distanti, i Cavalli di Aceves sono realizzati sperimentando materiali e processi diversi, che conferiscono loro valenza simbolica e rimandano al progetto di monumento equestre in onore di Francesco Sforza, commissionato a Leonardo da Ludovico “il Moro”, ma mai realizzato, di cui rimangono però i disegni.

Alle ore 14 è in programma la presentazione del progetto “EpiMimesis – EpiZone V: Shifthing Identities” di Joanna Hoffmann con EpiLab Team (Art & Science Node Berlin), mentre un’ora più tardi si parlerà del progetto di Harper’s Bazaar (Cina).

Alle 16 l’artista giapponese Liku Maria Takahashi esporrà una sua installazione e coinvolgerà grandi e piccini nel suo workshop all’insegna della creatività e dialogo fra i popoli, il “Maris National Flag Project”; quindi alle 17 spazio alla performance di Eldarin Yeong dal titolo The Meal of Madam Candlestick e, alle 18, appuntamento con la lecture di Gregorio Luke (membro della Giuria internazionale di Florence Biennale, sezione Arte), dedicata a Leonardo da Vinci.

Il programma degli appuntamenti di lunedì 21 ottobre inizierà alle 14 con la Proiezione del film L’Architecte Textile di Mika’Ela Fisher, seguita alle 16 dalla presentazione dell’esito del workshop “Storia del gioiello/Archivio Bulgari” a cura di Paolo Torriti, Università di Siena, sede distaccata di Arezzo.

Quindi alle 17 sarà illustrato il progetto artistico “One World One Face” di Adoratorio, Digital Creative Agency, ed Erminando Aliaj, mentre alle 18 è prevista la cerimonia di consegna del Premio “Lorenzo il Magnifico” all’artista americano Anthony Howe. L’artista è famoso per le sue opere che, mosse dal vento, si trasformano in una sorta di creature in divenire, stelle o vortici. Sono “Opere come esseri viventi”, per dirla con parole di Carlo Ludovico Ragghianti. Howe sarà l’ospite d’onore della XII Florence Biennale e per l’occasione, negli spazi esterni della Fortezza da Basso, durante il periodo di apertura della mostra si potrà ammirare il frutto di un suo nuovo progetto mai esposto in Italia. Nato nel 1954 a Salt Lake City (Utah, USA), Anthony Howe è un artista tra i più innovativi della scena contemporanea. Le sue sculture cinetiche, mosse dalla forza del vento, hanno sbalordito il pubblico durante gli Academy Awards del 2017, così come avvenuto alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016, in Brasile.

E ancora alle ore 18 nell’area lounge del padiglione design proseguono gli appuntamenti di show cooking con noti chef italiani: domenica 20 Giuseppe D’Auria realizzerà sculture di verdura; lunedì 21, la foodblogger esperta di pianificazione, Stefania Storai, svelerà l’architettura del tortello.

Domenica 20 il pubblico potrà visitare la mostra dalle 10 alle 20, mentre lunedì 21 la mostra aprirà alle ore 14 e proseguirà fino alle ore 20; il biglietto d’ingresso costa 10 euro, ma sono previste numerose riduzioni (a tale proposito si può consultare la pagina web www.florencebiennale.org/convenzioni/).

Ufficio media: Marco Ferri, mob.+39-335-7259518; @mail: press@marcoferri.info

Shape Vision Paper

La Galleria Rizomi e Artètipi APS di Parma (Strada Nino Bixio 50) presentano, dal 30 ottobre al 20 dicembre 2019, la mostra PELLEGRINI / BURLAND: Shape Vision Paper, nata dalle ricerche della Galleria sulle forme d’espressione ai confini dell’arte contemporanea.

Curata da Nicola Mazzeo, l’esposizione sarà inaugurata mercoledì 30 ottobre, alle ore 18.00, alla presenza degli artisti Simone Pellegrini e François Burland.

«Burland – spiega il curatore – è un autodidatta, da sempre associato alla Collection de l’Art Brut di Losanna. I suoi lavori sono caratterizzati da modalità espressive rituali e artigianali, da una ricerca che si avvale del folklore e di diverse forme di cultura contemporanea. Pellegrini è docente di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. La sua formazione accademica si riverbera anche nelle sue composizioni: tecniche miste che fanno uso della monotipia. Gli artisti sono tuttavia accomunati dall’utilizzo della carta come supporto ricorrente e dall’invenzione di alfabeti di forme con cui generano un universo di possibilità espressive».

«Carte – si legge nel testo di Maria Chiara Wang – come teatro di narrazioni collocate in un tempo indefinito, cosparse di immagini drammaturgiche e scenografiche; palcoscenico per processioni coreografiche di forme organiche e antropomorfe che rendono lo spazio semantico; visioni atemporali, in cui l’intuizione apre le porte ai significati celati sotto il mantello figurativo. Chi si trova al cospetto delle opere di François Burland e di Simone Pellegrini viene sottratto al “qui e ora” e proiettato in una dimensione spaziotemporale “altra”, complessa, misteriosa»

«La carta da spolvero usata da Simone Pellegrini – scrive Marco Petrocchi – conserva una patina opaca, autunnale, una consistenza ruvida esaltante quel tratto che, fine e asciutto, progressivamente si fa linea volume contorno andatura statura figura. Ci troviamo contro a pitture rupestri, raffigurazioni allo stesso tempo selvatiche e rituali, stampinate sullo sfondo beige che diventa la loro pelle. Se Pellegrini usa la carta come pelle delle sue figure, François Burland la ricopre di materie pe-santi e granulose, una concrezione di tratti che si sovrappongono, legati da una reciproca forza di gravità, per creare uno spazio simile ad una galassia attraversata da scie di colori e geometrie cosmiche».

La mostra è accompagnata da un catalogo di sessanta pagine contenente, oltre alle riproduzioni delle opere, i contributi interpretativi di Marco Petrocchi (Galleria Gli Acrobati, Torino), Maria Chiara Wang e Cristina Principale.

La bi-personale è aperta al pubblico da lunedì a venerdì ore 9.00-18.00, oppure su appuntamento (t. 339 7931250 / 347 4670645), chiuso venerdì 1 novembre. Per informazioni: t. 0521 208520, m. 339 7931250, info@rizomi.com.

Simone Pellegrini, nato ad Ancona nel 1972, vive e lavora a Bologna, dove insegna Pittura all’Accademia di Belle Arti e ha sede il suo studio. All’attivo conta più di trenta mostre personali, a partire da “Rovi da far calce” del 2003, anno in cui con il “Premio Lissone”, primo di numerosi riconoscimenti, inaugura una lunga stagione esposizioni, pubblicazioni e fiere internazionali. Nel 2005 vince il Premio “SerrONE. Biennale Giovani Monza” e negli anni successivi è selezionato, tra gli altri, per il “9° Premio Cairo” nel 2008 e il “V Premio Fondazione VAF” nel 2012. Sue opere appartengono a Palazzo Forti di Verona; Casa degli Umiliati, Musei Civici di Monza; Ca’ la Ghironda ModernArtMuseum di Bologna; la collezione permanente di Bologna Fiere e quella Unicredit; Collezione Volker Feierabend e la collezione permanente della Provincia di Reggio Emilia. Ha realizzato per la casa editrice francese Fata Morgana il libro d’artista “Dans la chambre du silence”.

François Burland nasce in Svizzera, a Losanna, nel 1958. Alla fine di un’adolescenza problematica, comincia a disegnare da autodidatta, rifiutando ogni tipo di formazione. Dal 2011 conduce progetti artistici con giovani migranti rifugiati in Svizzera. Il lavoro di Burland è presente in numerose collezioni private e pubbliche, come la Collection de l’Art Brut di Losanna, il Du Mont Kunsthalle a Colonia e il Los Angeles County Museum.

 

Evento segnalato da:
Chiara Serri
M. +39 348 7025100
chiara.serri@csart.it

CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia Santo Stefano, 54
42121 Reggio Emilia
T. +39 0522 1715142
info@csart.it
www.csart.it

Naked Lunch Money

UNA è lieta di presentare la mostra personale di Stefano Serretta: Naked Lunch Money, terzo appuntamento del programma espositivo annuale presso Spazio Leonardo, il nuovo contenitore di Leonardo Assicurazioni – Generali Milano Liberazione, inaugurato nel 2018 a Milano.

ll lavoro di Stefano Serretta (1987, Genova) è sorretto da un rigoroso impianto storico e analitico, che mira ad evidenziare le fragili fondamenta autocelebrative del capitalismo globalizzato e della macchina comunicativa che lo regola, di cui l’uomo è protagonista e vittima allo stesso tempo. Con sguardo indagatore, Serretta evidenzia le contraddizioni e gli aspetti schizofrenici del nostro presente post-ideologico.

Per Naked Lunch Money, sulla gallery di Spazio Leonardo si presenta una nuova serie di lavori su carta, sviluppati a partire del progetto on-going Shanti Town, che mette in atto una mappatura sempre in divenire di colossali edifici incompiuti o collassati sotto il peso dei sistemi che rappresentano.

In Shanti Town, le silhouettes di questi “paradossi architettonici” sono il simbolo dello scontro sempre maggiore tra aspettative crescenti e opportunità declinanti: sono disegni che prendono corpo attraverso una ripetizione ossessiva delle scritte e “formule magiche” dell’economia neoliberista, come il motto too big too fail. Scritti a mano dall’artista, i mantra diventano i moniti che, ironicamente, sorreggono e tratteggiano uno spettacolo delle macerie sempre in bilico tra reale e verosimile.

Questa lunga serie di capricci architettonici, andrà a delineare uno skyline impossibile, instaurando una riflessione sull’abbandono, sul fallimento e sull’incompiuto nella nostra società contemporanea.

INFO
Stefano Serretta
Naked Lunch Money a cura di UNA
opening su invito mercoledì 23 ottobre 18.30 – 21.00
mostra 24 ottobre 2019 – 24 gennaio 2020
orari: dal lunedì al venerdì, 09.00 – 18.00

Spazio Leonardo
via della Liberazione 16/a, 20124 Milano
www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni: info@unagalleria.com
+ 39 339 17 14 400 | +39 349 35 66 535

Zeester

Giovedì 8 agosto 2019 alle ore 18.00 il Museo Civico di Castelbuono presenta al pubblico ZEESTER, la mostra personale di Lupo Borgonovo (Milano, 1985) in collaborazione con Ypsigrock Festival, giunto alla 23. Edizione (8-9-10-11 agosto).

Zeester, in olandese “stella marina”, è il titolo della mostra che l’artista ha scelto senza un riferimento preciso alle opere esposte, ma per il suo valore fonosimbolico: il suono che produce ma anche la forma delle lettere, cosi come accade nella poesia visiva o nelle sperimentazioni delle Avanguardie artistiche di inizio Novecento. Anche il rimando alla stella marina ricorda il famoso film del surrealista Man Ray, Étoile de mer (1928), un’ode alla bellezza ideale, geometrica, sovrapposta al corpo di una donna.

La geometria è un elemento ricorrente nei lavori di Lupo Borgonovo e ritorna continuamente nelle opere della serie Alix, esposte all’interno del Castello dei Ventimiglia.La serie è composta da disegni che raffigurano dei “mantelli” dipinti su carta di riso ed ispirati agli antichi “pianeti” o “casule”, preziosi paramenti liturgici conservati nella collezione di Arte Sacra del Museo Civico di Castelbuono. L’artista ha ripreso la forma dell’antica veste sacra, con un’apertura tonda per la testa del sacerdote, e l’ha dipinta con motivi floreali che richiamano gli arabeschi intrecciati nel XVII secolo con corallo e fili preziosi.

Il processo pittorico prevede la creazione di una forma simmetrica totale attraverso la piegatura della carta e pressando un lato sull’altro come in un test di Rorschach. La “pianeta” è una veste che avvolge il sacerdote (simbolicamente, come una piccola casa) durante la celebrazione della messa e deriva la sua forma dall’antico mantello da viaggio. Così l’artista ha raccolto da un viaggio in Cina i simboli che decorano queste forme, dai loghi delle aziende commerciali alle grafiche delle confezioni degli alimenti, un repertorio che non fa distinzione tra arte “alta” e arte “bassa”, cultura aulica e pubblicità, mescolando culture e separazioni storiche, rileggendo la tradizione con uno sguardo attraverso il presente.

Il percorso include anche la serie Babi, tre sculture in gomma siliconica, il calco al negativo della testa di un cinghiale in poliuretano, usato come obbiettivo nelle esercitazioni di tiro con l’arco, prestate dall’Associazione INCURVA di Favignana. Si tratta di un ulteriore distanziamento dalla forma originaria dell’animale, come si trova in natura, per diventare qualcos’altro: un oggetto sciamanico che evoca la dimensione rituale quando l’uomo era in contatto con la dimensione cosmica della sua esistenza.

Il progetto è fortemente legato al territorio perché è nato anche dalle suggestioni che l’artista ha raccolto durante gli ultimi viaggi in Sicilia – nel 2017, quando ha partecipato alla residenza INCURVA sull’isola di Favignana e nel 2018 quando ha partecipato a Raymond, evento collaterale di Manifesta 12 – in cui ha più volte visitato il Museo Civico di Castelbuono e studiato la sua collezione permanente.

A conclusione della mostra, un’opera sarà donata dall’artista ed entrerà a far parte della collezione permanente del Museo Civico. Rinnovando la collaborazione nata nel 2014, durante i concerti serali All’Ypsi Once Stage, palco principale di Ypsigrock Festival (9-10-11 agosto) sulla facciata del Castello dei Ventimiglia, sarà proiettato un video realizzato con la collaborazione di Valentina Di Vita e Antonino D’Arpa del Corso di Laurea in Disegno Industriale, Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Palermo, che hanno elaborato graficamente un archivio di immagini fotografiche di tessuti, tappezzerie, e altri materiali, raccolti da Lupo Borgonovo durante i suoi viaggi. Si tratta di dettagli di arazzi e tappeti che formano una concatenazione di forme e colori animati risalenti a stili ed epoche diverse.

In questo modo, ancora una volta, il monumento architettonico è trasformato in un’enorme e suggestiva superficie visuale. Inoltre, così come fatto nelle precedenti edizioni, da quando è nata la partnership tra il Museo Civico e Ypsigrock Festival, anche quest’anno l’atrio del Castello dei Ventimiglia ospiterà uno dei concerti inseriti nella line up del Boutique Festival dell’estate italiana: domenica 11 agosto alle ore 19 la scena sarà tutta per Ólöf Arnalds, cantautrice islandese, già nota come turnista dei Mùm e collaboratrice di Björk, per la sua unica ed esclusiva data in Italia. Il 6 agosto dalle 16.00 alle 18.00 l’artista sarà impegnato in un laboratorio educativo con i bambini all’interno del museo, dove i partecipanti, guidati dall’artista, avranno l’occasione di inventare animali inventati, mostri fantastici con cui realizzare le illustrazioni di una storia immaginaria.

Il Museo Civico di Castelbuono desidera ringraziare per la preziosa collaborazione la Galleria Monica De Cardenas di Milano peri l prestito delle opere, la prof.ssa Cinzia Garofalo del Corso di Laurea in Disegno Industriale, INCURVA, Giulio d’Alì e Genevieve Xhaet, e quanti hanno contribuito a rendere possibile il progetto.

Per maggiori informazioni:

http://www.lupoborgonovo.com/

Il Museo Civico ringrazia i propri partner per il sostegno alle attività culturali: Azienda Fiasconaro, Fecarotta Antichità, The Hotel Sphere, Palermo, Villa Catalfamo, Cefalù, Hotel Paradiso delle Madonie

Sogni digitali

Può l’evoluzione tecnologica cambiare il modo in cui percepiamo l’arte? È la domanda da cui muove “Sogni digitali” dell’artista fiorentina Daniela Corsini, in mostra nel Lu.C.C.A Lounge & Underground dal 6 al 25 agosto 2019 con ingresso libero. La definitiva transizione dall’homo sapiens all’homo tecnologicus segna una svolta profonda nel modo di interpretare le forme espressive, ribaltando posizioni consolidate ed invitandoci a rivedere i nostri capisaldi. Daniela Corsini parlerà di questi temi con il curatore della mostra Maurizio Vanni giovedì 8 agosto alle ore 18,30 all’inaugurazione ufficiale della sua personale.

Attraverso la rielaborazione di immagini, l’arte digitale ha cambiato profondamente l’approccio all’opera d’arte. Daniela Corsini ha compreso come questo nuovo modo di produzione artistica abbia abbattuto i confini tra forme espressive differenti, tra volumi e spazi, tra luce e ombra, tra finito e infinito, tra rappresentazione definitiva e suggerimento provvisorio. “Una vera e propria rivoluzione iconografica – spiega Maurizio Vanni – che entra nelle reali immagini del quotidiano alterandole, manipolandole e rielaborandole, offrendo così processi percettivi inediti. Ne scaturiscono composizioni quasi surreali laddove le forme, pur rimanendo riconoscibili, assumono ruoli e priorità visive del tutto nuove. Ciò che dovrebbe essere protagonista principale di un racconto visivo si trasforma in uno scenario periferico e, al contrario, tutto quello che siamo abituati a considerare comprimario o decorativo può evolvere nell’elemento più rilevante della composizione”.

Il codice comunicativo utilizzato dalla Corsini è prepotentemente attuale e costituisce un tema critico perché richiede una riflessione sul modificarsi del senso dell’arte in un’epoca che impone un continuo confronto tra l’uomo e i mondi digitali, ma anche sulle metodologie di analisi e interpretazione di opere che hanno come riferimento un inedito immaginario tecnologico. Le opere della Corsini vanno a rileggere i miti dell’arte antica o scene dell’oggi attraverso un linguaggio del tutto contemporaneo. “Con l’arte digitale – sottolinea Vanni – la scultura classica torna a colloquiare con il qui e ora, le ‘Maternità’ perdono i riferimenti spazio-temporali, le forme-feticcio modificano il loro significato perché ricontestualizzate o rese seriali, un paesaggio acquista connotazioni eterne dialogando visivamente con l’universo ed i sensi si ‘umanizzano’ prendendo sembianze di volumi fortemente evocativi che, pur non essendo del tutto identificabili, alludono a mondi familiari”.

La proposta artistica di Daniela Corsini si concentra sull’oggetto: parte dalla realtà tale e quale, dalla fotografia di qualcosa di definito che, senza perdere la connotazione di partenza, viene contaminato e riproposto in dimensioni potenzialmente infinite. Ne nascono immagini straordinarie che sembrano uscite dai libri di Philiph K. Dick. Visioni implausibili, ma credibili di sogni digitali.

Note biografiche Daniela Corsini
Daniela Corsini è l’iniziatrice e la figura più influente del Filtrismo®, movimento di fotografia pittorica sviluppato a Firenze alla fine del ‘900. Tra le personali nel suo percorso artistico si ricordano quelle presso: Librerie Feltrinelli di Firenze e Perugia (2005, 2007, 2008), “Caffè Giubbe Rosse” di Firenze (2006), Università Tiradentes e MUHSE-Museo Antropologico di Aracaju in Brasile (2006), Düsseldorf (2009), Digione (2010, 2015, 2018), Museo Archeologico Nazionale di Firenze (2010), Palazzo Medici Riccardi di Firenze (2011), Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles (2013), Gallo-Romeins Museum di Tongeren in Belgio (2013), Berlino (2014).
Le immagini di Daniela esplorano nuove dimensioni nei suoi particolari video, con accompagnamento musicale anche di autori contemporanei. Ad oggi, sono sette i video mostrati al pubblico (con uno inedito “nel cassetto”).
Tra gli incontri con la partecipazione attiva del pubblico si ricordano, in particolare, il dibattito “Luce, colore, sogno” presso l’Universidade Tiradentes e MUHSE-Museo Antropologico di Aracaju (2006), il laboratorio “Tra tecnica e percezione” presso la Scuola Media di Lastra a Signa (FI) per la Festa della Toscana 2008 ed il recente laboratorio-concorso per bambini “Artisti in Erba”. È in progetto con l’associazione A.I.S.D.O. un ciclo di incontri di arte-terapia.
Molteplici le collaborazioni con altri soggetti del mondo artistico, tra cui la video-installazione per un concerto del pianista Giovanni Pontoni e l’accompagnamento scenico per concerti del M° Giuliana Spalletti e del Quartetto Fo(u)r Woods. Per Fo(u)r Woods, Daniela ha realizzato la copertina del loro primo CD.
Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia, Belgio, Brasile, Francia, Stati Uniti.

DANIELA CORSINI. SOGNI DIGITALI
a cura di Maurizio Vanni
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Dal 6 al 25 agosto 2019
orario mostra: da martedì a domenica 10-19, chiuso lunedì
Ingresso libero

Incontro con l’artista giovedì 8 agosto 2019 ore 18,30

Per info:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca
tel. +39 0583 492180 www.luccamuseum.com info@luccamuseum.com

Addetto Stampa Lu.C.C.A.
Michela Cicchinè mobile +39 339.2006519 m.cicchine@luccamuseum.com

Corso in Pratiche Curatoriali e Arti Contemporanee

Il Corso in Pratiche Curatoriali e Arti Contemporanee è finalizzato alla formazione specifica della figura professionale del Curatore, la cui rilevanza nell’ambito del sistema artistico-culturale ed espositivo è sempre più determinante. Il corso si propone di formare operatori nel settore dell’arte contemporanea con una specifica preparazione nel campo della curatela di mostre, eventi artistici e culturali.

La figura del Curatore nasce in connessione con la storia più recente delle arti visive, con il contesto sociale/economico e culturale, con le concezioni storico-critiche e teoriche più recenti. La formazione nel settore delle arti visive è considerata connessa a conoscenze di scienze e storia sociale, filosofia, sociologia, semiotica, economia. Attraverso un percorso multidisciplinare verranno impartite nozioni di allestimento, strategie della comunicazione (on-line e off-line), organizzazione e pianificazione progettuale, gestione delle risorse finanziarie, gestione delle risorse umane, marketing, analisi-metodo-gestione della sponsorizzazione, management.

Il Corso in Pratiche Curatoriali e Arti Contemporanee associa a una solida formazione nel campo della produzione delle arti visive l’esperienza e la professionalità di figure di rilievo nazionale ed internazionale, per un programma curatoriale altamente qualificato. La conclusione del Corso vede i giovani curatori impegnati nella realizzazione di un evento espositivo organizzato da loro in tutte le sue fasi: dall’ideazione iniziale all’allestimento concreto, occupandosi trasversalmente degli aspetti di marketing e comunicazione.

Obiettivi, profili e sbocchi professionali
Uno degli obiettivi del corso è formare delle figure professionali e manageriali globali, capaci di gestire le risorse artistiche e culturali di un territorio con un’ottica innovativa, fornendo loro gli apparati critici e gli strumenti pratici per interagire e relazionarsi con i numerosi soggetti che operano nell’ambito della produzione artistica. Operare nel campo dell’arte contemporanea significa relazionarsi con una serie di protagonisti quali artisti, giornali, gallerie, istituzioni pubbliche. Oltre alle occasioni fornite dai laboratori e dalle lezioni frontali, offriamo ai nostri studenti i contatti per proseguire la loro formazione ed acquisire nuove competenze, attraverso una rete di partner istituzionali presso i quali sono attivi servizi di stage e tirocinio.

I corsisti possono inoltre usufruire dei servizi e degli spazi espositivi della School for Curatorial Studies Venice, capace di ospitare iniziative individuali e progetti artistici sperimentali. I corsi si svolgono presso la sede di A plus A di Venezia.

La School for Curatorial Studies Venice è una sede espositiva no-profit, da anni attiva a Venezia nella promozione di mostre ed eventi di arte contemporanea. L’evento espositivo verrà realizzato a Venezia è sarà organizzato dalle nostre strutture in collaborazione con partner privati.

Docenti
I docenti che hanno partecipato ai corsi precedenti: Chiara Barbieri (coll. Guggenheim), Chiara Bertola (fond. Querini Stampalia), Stefano Cernuschi (Mousse magazine), Francesca Colasante (Coll. Pianult), Matt Williams (ICA Londra), Marco Giacomelli (Artribune), Andrea Goffo (fond. Prada), Luca Lo Pinto (Kunsthalle Vienna), Filippo Lotti (Sotheby’s), Alessandro Rabottini (Miart), Giacinto di Pietrantonio, M-L-XL studio, Maria Chiara Valacchi (Cabinet Milano), Angela Vettese.

Durata e struttura del corso
Il corso ha una durata complessiva di 600 ore di contatto e circa 200 ore di studio individuale a cui farà seguito la realizzazione di un progetto espositivo.

Le lezioni si tengono dal lunedì al venerdì dalle ore 9:30 alle ore 13:30 e dalle 14.30 alle 17.30 presso la sede della Curatorial School Venice. La mattina è occupata dalle lezioni frontali, finalizzate a fornire gli strumenti concettuali e operativi per gestire autonomamente un evento espositivo.

Le ore pomeridiane saranno dedicate agli approfondimenti tematici attraverso seminari e workshop. Il corso prevede l’elaborazione di un progetto di mostra che verrà discusso e analizzato insieme, per verificarne la possibilità di una realizzazione concreta da parte degli studenti. A tutti sarà infatti data l’opportunità di sviluppare i propri progetti curatoriali confrontandosi direttamente con i curatori e con gli artisti chiamati a collaborare.

Inoltre, si organizzeranno incontri e visite guidate ai musei e alle mostre che animano la ricca offerta culturale della città di Venezia. La frequenza è obbligatoria all’80%.

Il Corso è composto da tre fasi:
• Prima fase: analisi della pratica curatoriale.
• Seconda fase: metodologia allestitiva
• Terza fase: l’attuazione delle strategie curatoriali.
dal 28 Ottobre – 18 dicembre 2019

Questa prima fase è incentrata sulla preparazione teorica in cui le lezioni frontali saranno affrontate la mattina, mentre il pomeriggio sarà dedicato a lezioni di approfondimento, seminari e visite guidate. Gli studi sulla storia della pratica curatoriale saranno integrati da una serie di lezioni “think-tank” imperniate sull’inquadramento storico e teorico della pratica curatoriale. Verranno presentati e analizzati i portfolio dei giovani artisti e saranno eseguite delle esercitazioni pratiche sulla strutturazione di testi curatoriali. Lo studente avrà modo di attuare una metodologia di studio in cui si alterneranno lezioni di carattere teorico a laboratori di studio sulla pratica espositiva e incontri dedicati alla ideazione della mostra. Verso il termine di questa prima fase i curatori si divideranno in équipe, iniziando a lavorare concretamente all’elaborazione della mostra. Saranno definiti gli aspetti tecnici legati a comunicazione, logistica e allestimento, progetto visivo, budget e sponsorizzazioni.

B) Seconda Fase: dal 14 gennaio – 15 febbraio 2020
La seconda fase oltre alle lezioni e agli incontri di approfondimento prevede un’intensificazione del lavoro sul campo in cui gli studenti sono direttamente coinvolti in una serie di attività concrete necessarie alla realizzazione della mostra finale. Saranno definiti tutti gli aspetti tecnici legati a comunicazione, logistica ed allestimento, progetto visivo, budget e sponsorizzazioni. Le nostre strutture provvederanno al coordinamento dei soggetti coinvolti.
Viaggio studio (facoltativo): Roma e Napoli – dal 18 – 23 febbraio 2020

Ad ogni edizione del corso viene scelta una capitale europea particolarmente interessante per la presenza di artisti, gallerie private e istituzioni da visitare e incontrare. In questo ambito gli studenti che partecipano al viaggio avranno modo di incontrare professionisti che operano da anni a un livello internazionale e di creare una rete di contatti utili per la loro carriera professionale.

Terza fase: dal 25 febbraio al 24 aprile 2020
L’ultima fase vedrà tutti i partecipanti mettere in pratica le nozioni acquisite e lavorare alla realizzazione della mostra. Trasporti, assicurazioni, logistica, coordinamento degli artista/i saranno al centro delle attività degli studenti.

Tematiche e Moduli didattici:

Management e organizzazione
1 Ideazione e management di mostre d’arte ed eventi culturali.
2 Analisi costi e benefici. Studio di fattibilità degli eventi artistici e culturali
3 Organizzazione e gestione delle risorse umane Marketing e comunicazione.
4 Relazioni istituzionali e fundraising
5 Strategie di comunicazione locali, nazionali e internazionali
6. Storia delle Idee e delle pratiche artistiche.
7. Storia dell’arte contemporanea
8. Architettura, design e storia degli spazi espostivi
9. Pratiche curatoriali dal ‘900 ad oggi

Requisiti di ammissione
Il corso è aperto a tutti coloro che sono in possesso almeno di un diploma di scuola media superiore e si rivolge a chi voglia approfondire le proprie conoscenze sulle tendenze e i linguaggi più innovativi dell’arte contemporanea per essere introdotti alla professione di curatore e quindi fare un’esperienza concreta di curatela sul campo.
• Per le modalità di iscrizione visitate il sito www.corsocuratori.com.
• Il termine per inviare le domande di ammissione al corso è fissato al 10 settembre 2019.
• Al termine del corso si rilascia un certificato di studio avanzato nella pratica curatoriale.
• E’ preferibile avere una buona conoscenza della lingua inglese.
• La School for Curatorial Studies Venice non copre le spese di vitto e alloggio. Coloro che avessero bisogno di un supporto per trovare una sistemazione possono rivolgersi alla nostra struttura.

IL CORSO È VALIDO PER L’ACQUISIZIONE DI CREDITI FORMATIVI UNIVERSITARI E RICONOSCIUTO DALL’ORDINAMENTO PUBBLICO

Il corso è organizzato in collaborazione con il Comune di Venezia, Artribune.

Partner della scuola: We Exhibit

Contatti e informazioni:

Informazioni iscrizioni: info@corsocuratori.com
Tel +39 041 2770466

Le domande di ammissione possono essere scaricate su: www.corsocuratori.com

Termine iscrizioni 10 settembre 2019

I documenti completi devono essere spediti a: info@corsocuratori.com

Pasolini e le donne

Il Museo Piermaria Rossi di Berceto (PR) ospita, dal 28 luglio al 15 settembre 2019, “Pasolini e le donne”, mostra promossa dall’Associazione Culturale Sentieri dell’Arte con il patrocinio di Comune di Berceto, Borghi Autentici e Regione Emilia Romagna. Curata da Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi con opere provenienti dalla collezione privata di Giuseppe Garrera, l’esposizione sarà inaugurata sabato 27 luglio alle ore 17.30. Saranno presenti i curatori.

La mostra indaga il rapporto tra Pier Paolo Pasolini e le donne, cioè cosa significa vivere e celebrare la diversità, e quella condizione di inadeguatezza nei confronti dei poteri e dei soprusi. Le donne hanno insegnato a Pasolini un modello di comportamento poetico e civile, l’importanza di non accettare compromessi, di restare fedeli a se stessi.

Oltre 90 fotografie originali, prime edizioni, manoscritti e documenti ripercorrono la speciale genealogia di donne di Pasolini (la madre Susanna, Giovanna Bemporad, Silvana Mauri, Elsa Morante, Laura Betti, Anna Magnani, Silvana Mangano, Maria Callas, Amelia Rosselli, Anna Maria Ortese, Elsa De’ Giorgi, Oriana Fallaci, ecc.): amori e amicizie che hanno costituito esempi di resistenza al mondo corrente, insegnando una poesia coraggiosa, fieramente diversa e sempre in rivolta. Il femminile, dunque, come genealogia d’intelletto, e una schiera di donne non addomesticate dalla società borghese e patriarcale.

Un’esposizione intima, iconica, che attraverso scatti originali e rari permette di “vederli” questi legami, di spiare il rapporto e l’intimità di Pasolini con ognuna di queste donne, e di costituire per lo spettatore una processione di idee, di divinità, di modelli o di incarnazioni scomode del femminile. Pur nella concentrazione ed essenzialità, una particolare attenzione viene dedicata ad alcuni legami profondi con figure femminili eccezionali, ancora da scoprire e indagare, prima fra tutte Giovanna Bemporad, Laura Betti, Lorenza Mazzetti e Silvana Mauri.

L’esposizione sarà visitabile domenica 28 luglio con orario 10.00-12.30 e 16.00-19.30, dal 1 al 25 agosto 2019 ore 10.00-12.30 e 16.00-19.30, dal 26 agosto al 15 settembre aperto solo di sabato e domenica con orario 10.00-12.30 e 16.00-19.30.

Per informazioni: T. +39 393 6710042, info@sentieridellarte.it, www.museopiermariarossi.it.

Sacro e Profano

La Fondazione Maimeri di Milano presenta la mostra fotografica dell’Artista Monica Silva (www.msilva.photography/) – fotografa brasiliana di fama internazionale, grande ritrattista e versatile artista – “Sacro e Profano” in esposizione presso lo spazio M.A.C. di Milano (Piazza Tito Lucrezio Caro, 1) dal 17 al 21 Settembre 2019.

Sacro & Profano

In esposizione vi saranno 40 opere della fotografa, da quelle più famose agli ultimi scatti inediti, tratte dai suoi famosi portraits e dai progetti “Banana Golden Pop Art” (2014), “Lux et filum – una visione contemporanea di Caravaggio” (2015), “Flower Power Series Pop Art” (2018), “Coca Cola Series” (2019) e “Sexy Pop Fruit Series” (2019).

“Il titolo “Sacro e profano” – spiega Andrea Dusio, al quale è affidato il progetto di curatela della mostra – rimanda ad una dimensione intangibile che riguarda la capacità della retina di registrare qualcosa che l’obbiettivo non vede, e che appartiene a un atto magico, misterioso. [..] Quello che noi europei chiamiamo realismo magico non è altro che l’accettazione, o perlomeno la messa in discussione, di un elemento non spiegabile, irriducibile alla logica, e che però fa parte della realtà.”

Sacro e Profano
Spazio M.A.C. Piazza Tito Lucrezio Caro 1, Milano
Dal 17 al 21 Settembre 2019

Vernissage: 17 Settembre 2019 a partire dalle ore 18.30

Saggi in catalogo di: Gillo Dorfles, Gianluigi Colin, Vincenzo Trione, Roberto Muti, Angelo Bolzani, Denis Curti.

Sinestesie

La Fondazione Antonio e Carmela Calderara, in collaborazione con Paola Sosio Contemporary Art, inaugura il programma espositivo del 2019 con la mostra fotografica Sinestesie, dove le opere di Luca Gilli dialogano con quelle esposte nella casa museo.

La mostra nasce da un’intuizione della storica dell’arte e curatrice Angela Madesani, che ha pensato di accostare le opere pittoriche di Antonio Calderara, protagonista dell’arte del XX secolo, con le fotografie di Luca Gilli, fotografo emiliano.
Gilli espone alcuni lavori del passato come Blank, Un musée après, Incipit e altre opere realizzate in situ per questo progetto durante un soggiorno presso la Casa Museo di Antonio Calderara.

Proprio la casa museo è l’ambiente che accoglie questa esposizione, la casa dove sono custodite molte delle opere di Calderara e soprattutto la sua preziosa collezione, che annovera quadri, sculture e installazioni di artisti del Novecento di rilevanza internazionale, con i quali il Maestro ha intrattenuto intensi rapporti di amicizia.

Da questo progetto è nato un dialogo raffinato, in cui le due ricerche poste a confronto danno vita a una particolare armonia visiva e connessione tra i due artisti che, senza essersi mai conosciuti, con età, tradizioni e medium differenti lavorano sulla soglia tra il visibile e l’invisibile, con una straordinaria consonanza di spirito. Come due anime affini.

Come ben descrive la curatrice Angela Madesani, le opere di Gilli sono “lavori silenti in cui a dominare sono il bianco, il vuoto, ma, il più delle volte, il punctum è costituito dal colore: una macchiolina, una striscia. Punti mobili che diventano un pretesto di viaggio all’interno dell’opera”.

Sono lavori che inducono l’osservatore a riflettere, come ben sintetizza Paola Bacuzzi, responsabile scientifico dell’Archivio Calderara, soprattutto “nei piccoli dettagli cui abitualmente non prestiamo attenzione, ma ‘scelti’ da Gilli, emerge una bellezza che ti sorprende, costringendoci a rallentare per un attimo, a rimanere in silenzio e guardare”.

Materia e Luce sono i protagonisti della mostra e del lavoro dei due artisti, pur utilizzando media diversi, come la pittura e la fotografia. Dice Angela Madesani: «I loro lavori sono dei quesiti comuni sulla purezza, sull’essenza, sul senso stesso del fare arte […] Luca Gilli nei suoi scatti alla Fondazione, non ha fotografato i quadri del maestro, ha piuttosto colto dei dettagli, dei particolari, che riescono a rendere il sapore di quel luogo, così intriso della presenza di Antonio Calderara, del suo gusto, delle sue scelte, dando vita, appunto, a sinestesie visive”.

Luca Gilli (1965) vive e lavora a Cavriago, Reggio Emilia. Sviluppa la sua ricerca fotografica da molti anni e le sue opere fanno parte di collezioni private e di musei pubblici di fotografia e di arte contemporanea italiani ed europei. Numerose le mostre personali in Italia, in Francia e nel mondo organizzate da prestigiose istituzioni pubbliche e gallerie private e le presenze in esposizioni collettive. Diverse le partecipazioni a cataloghi collettivi e le pubblicazioni personali, tra le quali Blank (2011) con un prestigioso saggio critico di Quentin Bajac, attuale direttore del Jau de Paume di Parigi, già responsabile del dipartimento di fotografia del MoMA di New York, e nel 2016 Incipit (Skira) a cura di Walter Guadagnini. Tra le sue più note ricerche, “Blank”, “Raw state”, la serie “Un musée après” e il più recente progetto “Incipit”, oggetto principale della mostra personale “Di/Stanze” a cura di M. Bergamini ad inizio 2018 al Museo Diocesano – Chiostri di S. Eustorgio a Milano. “Interno in surreale” è il solo show presentato ad ArtVerona 2018, a Torino durante l’Art Week e da inizio 2019 in Bocconi a Milano, sempre a cura di M. Bergamini. Da Giugno 2019 realizza la mostra personale Sinestesie a cura di A. Madesani con e alla Fondazione Antonio Calderara a Vacciago (No) ; seguono ad Agosto la mostra “Plenum” a cura di Marina Guida a Villa Lisys a Capri e a Novembre 2019 ospitata dal Maschio Angioino a Napoli. Entrambe le mostre sono accompagnate da un catalogo. Paola Sosio Contemporary Art è la sua galleria di riferimento e lo supporta nelle molteplici attività.
Hanno scritto del suo lavoro eminenti firme della critica di fotografia e arte contemporanea e importanti esponenti della cultura in Italia e Francia.

SINESTESIE
di Luca Gilli
A cura di Angela Madesani

22 giugno – 8 settembre 2019
Inaugurazione sabato 22 giugno 2019 ore 17.00

Fondazione Calderara
Via Bardelli 9, Vacciago di Ameno (NO) Lago d’Orta

Orari di apertura:
da martedì a venerdì ore 15.00 – 19.00
sabato e domenica ore 10.00 – 12.00 | 15.00 – 19.00

Catalogo a cura di Angela Madesani
testi di A. Madesani, E. Misserini, P. Bacuzzi

Per info:
Fondazione Calderara +39 02.6555463 – archiviocalderara@gmail.com
Paola Sosio Contemporary Art +39.340.8679527 – paolasosiogallery@gmail.com

Ufficio stampa
Maria Chiara Salvanelli Press Office & Communication
Maria Chiara Salvanelli
Mob +39 333 4580190 – email mariachiara@salvanelli.it

Premio Il Segno

Si apre sabato 13 luglio 2019 alla Vi.P. Gallery di Valle Camonica (Via Nazionale, 35, Niardo, BS) la mostra straordinaria delle opere dei Vincitori e dei Segnalati delle varie sezioni della Nona edizione del “Premio Il Segno”.

QUESTI I VINCITORI e i segnalati dei vari premi le cui opere saranno esposte alla Vi.P. Gallery fino al 1 settembre 2019 (ogni sabato e domenica dalle 11 alle 19, altri giorni su appuntamento)

Premio Emilio Vedova, per la miglior opera astratta a Walter Bernardi e Carlo Fontanella, ex aequo. Segnalazione d’onore: Paola Gamba. Altri segnalati: Alberto Besson, Angela Consoli, Mark Cattaneo

Premio Marc Chagall, per la miglior opera figurativa, non assegnato. Segnalati Luisa Ghezzi, Gabriele Marchesi, Chiara Mazzotti, Angelo Petrucci, Emmanuella Zavattaro.

Premio Man Ray, per la miglior opera fotografica, a Gabriele Panteghini (anche Premio Jean Michel Basquiat, miglior under 30 e Premio Vallecamonica, miglior artista camuno) Segnalato Marco Lombardo

Premio Lucio Fontana, per l’opera più originale, a Morgan Zangrossi. Segnalato Michel Patrin

Premio Bartolomeo Dotti, per la miglior opera poetica, a Luigi Besana

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Il Premio, organizzato per la prima volta nel 2009 dalla allora appena nata Galleria Zamenhof di Milano, (che nel corso dell’ultimo decennio si è distinta per la realizzazione di mostre ed eventi in prestigiosi spazi in tutta Italia, da Lecce, Castello di Carlo V, a Napoli, Castel dell’Ovo, Venezia, Palazzo Zenobio, Ferrara, Torino, Roma, ecc.), ha visto nel corso degli anni avvicendarsi importanti figure a presiedere la Giuria (da Rossana Bossaglia a Paolo Levi, da Sergio Dangelo a Riccardo Licata) e si è distinto per un carattere “nomade” delle sedi: prima la stessa Galleria Zamenhof di Milano, poi Palazzo Zenobio a Venezia, ed infine Palazzo Racchetta a Ferrara.

Premio Il Segno 2019

La GIURIA

Paola Caramel, curatrice, fondatrice e direttrice di G’Art, Galleria delle Arti – Venezia

Valentina Carrera, artista, fotografa e curatrice, co-fondatrice di Zamenhof Art, direttrice dello Spazio E di Milano e dello Spazio Eden di Cislago (VA)

Francesco Giulio Farachi, critico d’arte e curatore, direttore artistico di Muef Art Gallery – Roma

Giuseppe Ferraina, direttore Archivio Fotografico Ferraina, direttore artistico di Novegro PhotoDay

Michele Govoni, giornalista e critico, presidente della Associazione Amici dell’Arte di Ferrara

Giulia Mazzolani, curatrice e organizzatrice di eventi, già collaboratrice presso Peggy Guggenhaim di Venezia, fondatrice e direttrice della residenza per artisti R.U.C. a Cividate Camuno (BS)

Virgilio Patarini, artista, critico e curatore, co-fondatore e direttore di Zamenhof Art (Milano) e della Vi.P. Gallery di Vallecamonica (BS)

Roberta Sole, curatrice Muef Art Gallery – Roma

Membro d’onore: Alla Kozhevnikova, curatrice russa, consulente Vi.P. Gallery

Per ulteriori approfondimenti e la storia del Premio vedi il sito ufficiale: https://premioilsegno.jimdo.com/

Per approfondire in generale l’attività della Vi.P. Gallery – Virgilio Patarini Arte Contemporanea e di Zamenhof Art vedi il sito: https://www.zamenhofart.it/

La Vi.P. Gallery è in via Nazionale, 35, a Niardo (BS), cioè a metà della Valcamonica, pochi km prima del principale sito archeologico dei Graffiti Camuni e pochi km dopo i principali siti archeologici di epoca romana di Cividate Camuno, collocata lungo la vecchia statale che risale la Valle dal Lago d’Iseo verso Ponte di Legno e il Passo del Tonale, tra Breno e il bivio per Losine. A un’ora e mezza circa di auto da Milano. Con ampio parcheggio privato davanti. Per chi arriva da Milano, Bergamo o Brescia: all’uscita Breno Nord della superstrada SS42 proseguire sulla vecchia statale verso nord in direzione Capo di Ponte per 1000 m: la Vi.P. Gallery è sulla destra, difronte al distributore. Su Google Map cerca “Vi.P. Gallery – Virgilio Patarini Arte Contemporanea”

Zamenhof Art
email: galleria.zamenhof@gmail.com
sito: www.zamenhofart.it

Vi.P. Gallery – Virgilio Patarini Arte Contemporanea
Località Crist, via Nazionale, 35, 25050 Niardo (BS)
cell. 3392939712 sito: https://vip-gallery.business.site/

SpazioE
Milano, Alzaia Naviglio Grande, 4
email: aestdelleden@libero.it

La sfida di Icaro

Chi non ha mai cercato di uscire fuori dalla prigione ovattata delle convenzioni sociali, di liberarsi dai lacci delle prassi precostituite e diventare finalmente artefice del proprio destino? Partendo dal mito greco di Icaro, l’artista siciliano Giuseppe Ciccia affronta questa tematica nella mostra personale dal titolo “La sfida di Icaro”, a cura di Maurizio Vanni, che sarà ospitata nel Lu.C.C.A. Lounge & Underground dal 9 luglio al 4 agosto 2019 con ingresso libero. Per approfondire i temi e la poetica di Ciccia sabato 13 luglio 2019 alle ore 18,30 si terrà inoltre l’incontro con l’artista e il curatore.

Le opere di Giuseppe Ciccia sono l’emblema della libertà espressiva, un puro ritmo di segni, colore e luce, ma al tempo stesso anche degli stargate dimensionali che ci mostrano nuove ottiche di percezione della realtà. La sua è una costante ricerca dell’oltre per uscire dal labirinto della quotidianità e sconfiggere il Minotauro che la abita. “La leggenda ci insegna – spiega Maurizio Vanni – che il labirinto non può essere superato e che il mostro non può essere sconfitto se rimaniamo nella loro stessa dimensione. L’unica azione che può salvare l’uomo-artista è legata a un processo esoterico che lo conduce a trascendere la realtà narrata. Per mezzo dei suoi dipinti e delle sue perentorie gestualità strutturali, Ciccia ci ricorda che la realtà non può essere negata o destrutturata, ma può essere superata con la forza dell’ingegno, l’imprevedibilità della creatività e la determinazione delle proprie azioni artistiche”.

La caduta di Icaro e il suo perdersi nel nulla rappresentano il rischio dell’illimitatezza: un errore fatale quello di non rispettare i propri limiti. Icaro non ascolta gli avvertimenti del padre Dedalo e tenta la via di fuga. Visto con gli occhi dell’artista siciliano, il suo non è tanto un desiderio di immortalità o di confronto con gli dei, ma un processo di auto-conoscenza attraverso il quale scopre che il labirinto è di fatto una costruzione della mente, una struttura che rinchiude e inganna per una falsa idea di libertà che trasmette. “Ciccia – prosegue Vanni – propone lavori esperienziali, piattaforme emozionali e una fabbrica di ali che permettono un radicale cambio di prospettiva, un’ascesa verso l’alto per percepire il Tutto con più chiarezza e per allontanarsi dall’inganno del materialismo e dei facili successi. La soluzione del labirinto non si trova al suo interno, ma dentro ognuno di noi. Il progetto di Icaro è geniale perché lungimirante e possibile: uscire dal labirinto mette a repentaglio i pensieri e le energie negative (anche se andare oltre i nostri limiti può far sciogliere la cera che tiene unite le piume delle ali), e al tempo stesso ci offre i beni che hanno più valore: la libertà e la possibilità di essere artefici del proprio destino”.

Ciccia ci fa capire come ognuno di noi possa essere Icaro, incarnare la sua ambizione, la sua dedizione e i suoi insegnamenti scoprendo in sé qualcosa di unico, vitale e prezioso, che non corrisponde al respiro o al battito cardiaco, ma che abita nel cuore e nella mente e che nel sogno e nell’estasi si manifesta liberamente: l’anima.

Note biografiche Giuseppe Ciccia
Giuseppe Ciccia nasce a Messina nel 1946. Dopo aver conseguito il diploma all’Istituto Statale d’Arte di Messina, si trasferisce a Firenze dove completa gli studi di pittura all’Accademia di Belle Arti con i Maestri Gastone Breddo, Giancarlo Caldini, Silvio Loffredo. Dopo la laurea, consegue l’abilitazione all’insegnamento come docente di Disegno e Storia dell’arte, Pittura e Anatomia Artistica.
È negli anni ’60 che emerge sul palcoscenico artistico con opere ispirate alla Pop Art anche se in seguito sarà influenzato dall’Espressionismo Astratto. Nel 1975 fonda il Movimento artistico denominato “Assurgentismo”, con il chiaro intento di riportare l’arte al centro della vita, alla sua condizione naturale intesa come evoluzione dello spirito, e partecipa alla X Quadriennale di Roma “La Nuova Generazione”.
Nel 1983 interviene alla Mostra Internazionale del Cinema della Biennale di Venezia con “Immagini/Azioni” delle postcard scelte appositamente per lanciare un messaggio attraverso un segno pubblicitario estrapolato dall’architettura della laguna.
Tra le mostre più rilevanti: nel 2002 “Tralci” presso i Chiostri e la Sala d’Armi della Basilica di S. Maria a Impruneta (FI); nel 2005 la partecipazione alla Biennale “The Art Card” allo Sharjah Art Museum, Emirati Arabi Uniti; nel 2006 “Alchimie… Silenzi e Vibrazioni” alla Galleria del Palazzo Coveri a Firenze; nel 2007 espone al Ming Yuan Art Center e al Wison Art Center di Shanghai, Cina; nel 2008, in occasione della Fiera del Lusso, espone al Mondo Arte Gallery di Dubai; è del 2009 “Finestra Sul Passato” all’Area e Museo Civico Archeologico di Fiesole (FI); nel 2013 “Memoria e Divenire”, retrospettiva 1963-2013 per il 50° di Attività artistica nelle Sale Fabiani di Palazzo Medici Riccardi, Firenze; è del 2015 la mostra “Assurgentismo”, per i quarant’anni del Manifesto, al Chiostro di Villa Vogel a Firenze.
Ciccia ha partecipato a varie Fiere d’arte in Italia e all’estero. Sue opere sono presenti in diversi spazi pubblici tra cui: Senato della Repubblica Italiana a Palazzo Madama a Roma, Gabinetto Viesseux, Biblioteca Nazionale e Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi di Firenze.

MOSTRA “GIUSEPPE CICCIA. LA SFIDA DI ICARO”
a cura di Maurizio Vanni
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Dal 9 luglio al 4 agosto 2019
orario mostra: da martedì a domenica 10-19, chiuso lunedì
Ingresso libero

Incontro con l’artista sabato 13 luglio 2019 ore 18,30
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Per info:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca
tel. +39 0583 492180 www.luccamuseum.com info@luccamuseum.com

Il Riposo durante la fuga in Egitto

Dal 19 ottobre, per la prima volta, alla Pinacoteca Ala Ponzone di Cremona, si possono ammirare l’una di fianco all’altra due versioni del “Riposo durante la fuga in Egitto”, capolavori di Orazio Gentileschi. In una straordinaria mostra promossa dal Comune di Cremona attraverso i suoi Civici Musei, con la curatela da Mario Marubbi.

Orazio Gentileschi: Riposo durante la fuga in Egitto, olio su tela, Vienna, Kunsthistoriches Museum

Accanto alle due magnifiche tele, la prima del Kunsthistorisches Museum di Vienna e la seconda di collezione privata, la mostra propone una selezione di altri dipinti, sculture, avori, incisioni sulla popolare “Fuga” tramandata dal solo Vangelo di Matteo ma protagonista dei Vangeli apocrifi.

Due tele eguali, di mano di Orazio Gentileschi, realizzate l’una dopo l’altra, dedicate al racconto del “Riposo durante la fuga in Egitto”. Un tema che, così come splendidamente ricreato dal Gentileschi, affascinò diversi committenti. Tanto che, accanto alle due versioni riunite a Cremona, se ne conoscono altre due, l’una al Louvre e al Birmingham Museum la seconda. Dipinti che sono riconosciuti tra i più intriganti del primo Seicento italiano.

Le due versioni esposte all’Ala Ponzone risalgono al momento in cui Orazio Gentileschi – forse il più precoce, intelligente e spregiudicato interprete tra i pittori caravaggeschi – godeva di enorme fama internazionale. Fama accresciuta a Parigi, dove era stato chiamato alla corte di Maria de’ Medici, e ampliata a Londra dove era stato chiamato da George Villiers, primo duca di Buckingham.

La caduta di Re Carlo I d’Inghilterra provocò anche quella del suo potente ministro e la sua “Fuga in Egitto” venne messa all’asta da George Cromwell ad Anversa nel 1646. Finì nelle collezioni dell’arciduca Leopoldo Gugliemo, per il suo castello di Praga, e infine al Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Anche la seconda versione non ebbe pace. Dopo vari passaggi, nell’Ottocento il dipinto finì anch’esso nella collezione dei Duchi di Buckingham, a sostituire il gemello finito a Praga. Riproposto sul mercato, entrò a far parte della collezione di Paul Getty a Malibu e oggi è uno dei tesori di una collezione privata di Mantova.

Per la prima volta nella storia, le due versioni “Buckingham” del “Riposo durante la fuga in Egitto” vengono esposte vis a vis, grazie al prestito concesso dal museo viennese che, in cambio, riceverà dai Civici Musei di Cremona uno dei loro capolavori, il “San Francesco” di Caravaggio. E, naturalmente, grazie alla disponibilità del collezionista che conserva l’altra versione del dipinto.

Occasione ghiotta per tutto il pubblico ma ancora di più per gli esperti cui la mostra cremonese offre l’opportunità davvero unica di poter ammirare, affiancate, le due magnifiche tele. Va segnalato come gli studi sin qui condotti abbiano assegnato la primogenitura alla versione conservata nella collezione mantovana.

L’opportunità di una simultanea visione dei due dipinti consente anche di ripercorrere il tema iconografico della Fuga in Egitto e dei molteplici episodi ad esso collegati, mettendo a fuoco una riflessione teologica e soprattutto iconografica sul tema delle Storie dell’infanzia di Cristo attraverso i secoli, a partire dal Medioevo.

In mostra, le due tele di Orazio Gentileschi vengono affiancate da una selezione molto precisa di avori, sculture, miniature, dipinti e incisioni sul tema nelle sue varie declinazioni iconografiche.

Il racconto della fuga in Egitto, tramandato dal solo Vangelo di Matteo, è tra quelli più amati dagli artisti e dai loro committenti. Un interesse che portò al fiorire di una cospicua letteratura e stimolò una serie straordinaria di invenzioni pittoriche, attingendo non solo al breve passo tramandato dall’Evangelista ma anche, e di più, dai Vangeli apocrifi.

Orazio Gentileschi: Riposo durante la fuga in Egitto, olio su tela, Ex J P Getty Museum

Ufficio Stampa: STUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo
Tel. 049 663499 – www.studioesseci.net
gestione2@studioesseci.net – referente Simone Raddi

Grafito. Dialoghi e metafore visive

Giovedì 4 luglio 2019 alle 19.00 presso la Sala delle conferenze Museo Gagliardi – Palazzo Trigona (Noto) si terrà la Conferenza stampa della rassegna di “Grafito. Dialoghi e metafore visive”, a cura di Giuseppe Carrubba.

Contestualmente verrà presentato il catalogo ufficiale della mostra “GHRAPHEIN. Carte da una collezione privata”, a cura di Angelo De Grande e Ciro Salinitro, che è stata inaugurata il 7 giugno e sarà visitabile fino al 16 agosto 2016.

Il catalogo “GHRAPHEIN. Carte da una collezione privata” conterrà in appendice il progetto “Grafito. Dialoghi e metafore visive”, con immagini degli artisti e testi critici.

Interventi di Angelo De Grandee, Ciro Salinitro, Sudestasi Contemporanea ; Giuseppe Carrubba, critico d’arte e curatore indipendente

“Grafito. Dialoghi e metafore visive” è una rassegna d’arte visiva che vuole indagare il segno e la narrazione, nelle varie espressioni del pensiero contemporaneo. La rassegna è frutto della collaborazione tra il curatore e SUDESTASI CONTEMPORANEA ed è stata concepita come una serie di eventi paralleli, all’interno della mostra “GHRAPHEIN. Carte da una collezione privata”.

Si tratta di sei incontri settimanali, ogni giovedì, dal 4 luglio al 8 agosto 2019, nei quali il lavoro di un artista diviene un dispositivo per attivare parallelismi, convergenze o dissonanze nella narrazione alternativa di altri autori del pensiero contemporaneo.

Una stanza del palazzo, quella adiacente alla terrazza, è stata denominata per l’occasione project room e destinata all’esposizione di un progetto d’artista, di settimana in settimana, mentre lo spazio esterno, sociale e conviviale, fa da contraltare allo spazio espositivo e diventa scena performativa per le corrispondenze e gli incontri.

Scrive Giuseppe Carrubba, curatore della rassegna, nel testo critico di presentazione del progetto:
GRAFITO si vuole occupare della multidimensionalità tipica del contemporaneo, veicolando il concetto di un’opera aperta che va oltre i confini, mettendo in evidenza il valore della pluralità ma anche della reciprocità.

Gli artisti invitati a confrontarsi con la poetica del progetto sono: Calusca, Paolo Greco, Andrea Marchese, Giuseppe Ragazzini, Francesco Rinzivillo e Piero Roccasalvo RUB; mentre sono stati invitati a condividere questo percorso e a sviluppare una personale visione letteraria o critico-poetica alcuni autori che nella loro ricerca si occupano della contemporaneità: Giuseppe Bella (scrittore), Barbara Cammarata (artista visiva e art director), Giuseppe Carrubba (critico d’arte e curatore), Vincenzo Caprio (poeta e scrittore), Rocco Giudice (poeta e scrittore), Angelo De Grande (Gallerista e curatore), Daniela Frisone (scrittrice e giornalista), Marco Napolitano (critico d’arte e curatore), Nuccio Pisana (musicista) e Ciro Salinitro (Gallerista e curatore).

I lavori presentati documentano attraverso la tecnica ed il materiale gli sviluppi linguistici, plastici, grafici del tempo presente, pur riflettendo i mutamenti radicali dell’arte del XX secolo: la frammentazione e l’evocazione, l’analisi ed il confronto con il dato scientifico, il pensiero filosofico e l’immaginario dei mass-media, le forme processuali e l’uso di elementi non convenzionali, l’utilizzo della rappresentazione fotografica, del video e dell’app dedicata all’arte, in un cortocircuito tra passato e presente.

 

Grafito. Dialoghi e metafore visive
a cura di Giuseppe Carrubba

dal 04 luglio all’ 08 agosto2019

Museo Gagliardi – Palazzo Trigona
Via Camillo Benso Conte di Cavour, 91
96017 Noto, Siracusa

Inaugurazioni ore 19,00
Selezione musicale + aperitivo

Incontri d’arte contemporanea
Project Room + live

04 luglio 2019
“MILK”
Paolo Greco, artista visivo
Daniela Frisone, scrittrice

11 luglio 2019
“Fuori luogo. Una geografia della trascendenza”
Andrea Marchese, artista visivo
Barbara Cammarata, artista visivo

18 luglio 2019
“Ri/tratti – vani e vedute”
Calusca, artista visivo
Giuseppe Bella, scrittore
Vincenzo Caprio, poeta e scrittore
Rocco Giudice, poeta e scrittore

25 luglio 2019
“A.D.O. # [sonorizzata]”
Francesco Rinzivillo, artista visivo
Marco Napolitato, critico d’arte e curatore
Nuccio Pisana, musicista

01 agosto 2019
“Piccolo Almanacco di diavolerie e superstizioni”
Piero Roccasalvo Rub, artista visivo
Giuseppe Carrubba, critico d’arte e curatore

08 agosto 2019
“Forme irregolari. L’estetica del grottesco”
Giuseppe Ragazzini, artista visivo
Angelo De Grande, Ciro Salinitro, Sudestasi Contemporanea

Marcello Carlino per Trentatreesimo Canto

Scrive il Prof. Marcello Carlino a proposito del Trentareesimo canto di Mariangela Calabrese: ” Se al culmine della Commedia, un cui segno distintivo, come scrisse Capitini, è quello del più, Dante confessa che la parola, di per sé insufficiente, può tradurre solo in minima parte, e per incommensurabile difetto, la vista di Dio, manifestatasi miracolosamente per istanti assai fugaci; e se, per renderne la suggestione come in un’eco, egli scrive un’immagine astratta, che delinea in monocromo un profilo umano per subito riassorbirlo in un trionfo di luci e di colori, Mariangela Calabrese, intrattenendosi in dialogo con il XXXIII del Paradiso, sceglie di accrescere, ancora nel segno del più, le trame e i modi di una rappresentazione indiretta, per accenni, per rinvii, per riflessi di riflessi. Perciò, nella sua installazione, s’attiene alla poetica del minimalismo e schiera lungo il percorso una sequela di simboli, in una semantica dalle cangianze allusive.

Ecco, per un verso, il rimando al capolavoro dantesco, in forza di frammenti citati con discrezione, con pudore, come letture di memorabilia compiute in un silenzio ammirato, non davvero come didascalie; ed ecco, al contempo, la via celeste posata sull’impiantito, quale indice del cammino che si può compiere colorando di chiaro e di puro la terra (e colorata, in un monocromo che reca però le tracce dell’intervento dell’uomo, è la tela lungamente sciorinata nel corpo della chiesa); ecco, infine, le sagome antropomorfe, nelle quali il personaggio-uomo si moltiplica, così che è di scena l’intera umanità, e la stilizzazione che ritaglia le figure e il bianco che ne scorpora il sembiante valgono a rammentare la necessità di un superamento del troppo umano che ci appesantisce, che ci stringe.

Anche il modello del viaggio, qui restituito all’essenziale (un sentiero, alcuni viandanti, la compunzione racchiusa in un marcato rasciugamento espressivo: il tutto per scansioni lievi e sommesse), sa di configurazione minimalista, mentre pure conserva intera la sua carica simbolica e la sua funzione di architesto a fondamento delle testualità espressive. Il chiamarsi dei simboli in corrispondenza avviene su di uno spartito numerologico, che conduce al tre; ma in particolare una simbologia caratteristica della tradizione dell’arte occidentale, ovvero la ripresa del leitmotiv iconografico delle figure in movimento o di una teoria di attanti (volta all’agnizione del sacro; o indirizzata verso il mistero, come in Canova), e la simbologia in proiezione minimalista dall’architettura di una chiesa, nel suo disporsi tra navata centrale ed altare, assumono nell’opera di Mariangela Calabrese un rilievo ben marcato. Ad esse specialmente è affidata la postulazione dei significati e, al contempo, è demandata la definizione dell’evento, speso tra la sperimentazione delle forme propria di una installazione, che si alloca appunto nei domini dell’evento, e il racconto archetipo, in una riduzione “astratta”, del presepe.

Il trittico apicale, che è l’analogo del riflesso di un riflesso di una pala d’altare, appare da meta sullo sfondo. Come il percorso suggerito dalla dislocazione delle sagome antropomorfe, il trittico suppone una scala ascendente, misurata dalla simbologia dei colori, fino all’oro che è, nelle religioni, simbolo di regalità e di sacralità, a richiamare il divino. Che poi il trittico racchiuda i segni di una matericità, che riporta per metafora alla condizione dell’uomo e al suo difficoltoso cammino di liberazione, si deve ancora all’intento di sottolineare l’intreccio che mai viene meno tra immanenza e trascendenza, fallibilità e perfezione, redenzione ed esperienza mai davvero conclusa del percorso che salva. Non irriferibile a questa dinamica polisensa è, letta nella contemporaneità, la consapevolezza dantesca della istantaneità, che non si lascia fermare e trattenere, della vista di Dio, ovvero del suo farsi riflesso di riflesso, in predicato di svanire, nella rappresentazione.

L’installazione di Mariangela Calabrese, infatti, “racconta” la ricerca del sacro e, contemporaneamente, concerne metalinguisticamente la dialettica dell’arte tra potere e impotere, tra realtà e utopia.”

Mariangela CalabreseTrentatreesimo Canto
Dal 17 al 28 Settembre 2020
Chiesa di San Severo al Pendino, Napoli

Rocco Zani per Trentatreesimo canto

Scrive il critico d’arte Rocco Zani a proposito del Trentareesimo canto di Mariangela Calabrese: ” C’è un lavoro che più di altri sembra accogliere e risolvere la preferenzialità poetica di Mariangela Calabrese perché l’articolata “scrittura” dell’opera poggia su piani autonomi ma confinanti, in un sottile gioco di supposizioni, di riferimenti predati, di intervalli decodificati. Finanche la titolazione, “Trentatreesimocanto” è una sorta di offerta dovuta, percepita come viaggio introspettivo nei possibilismi di una verità celata. Verità storica, spirituale, intima. E come ogni verità, assediata dal dubbio.

L’opera segna, a mio avviso, il recupero di un pluralismo espressivo – e pertanto linguistico – assai caro a Mariangela Calabrese, ovvero quella “dimensione aperta” in cui l’artista rimescola le carte del suo personale sillabario covando, nello spazio, l’equilibrata ed efficace mistura di simboli e artifici. L’opera sembra snodarsi in un formulario comunque strutturato tra piani, volumi, identità tonali, indizi di memoria, prospettive di luce. Come ci fosse una sorta di solidarietà incalzante tra l’autrice e gli “strumenti del dire”. Senza privilegio alcuno nei rapporti di forza – materia, trasparenze, sguardi – piuttosto spogliando ogni disciplina della propria identità narrativa per ricomporle tutte in una sorta di recuperato “cortile” dove l’uso/abuso della scrittura suggerisce una inedita visione.

E’ in quello spirito di costruzione culturale – nell’intimo palinsesto di Mariangela Calabrese – che il “Trentatreesimo canto” si delinea come percorso capace di integrare, accogliere e mediare l’apparente intransigenza di ogni modello espressivo. E’ allora che le sagome scultoree si fanno interlocutori tonali e lo spazio alveo di umori e residenza di un ininterrotto incedere. E’ allora che le cromie dell’oro, della biacca e del lapislazzuli si fanno cielo di intenti e di stupore. ”

Mariangela Calabrese – Trentatreesimo Canto
Dal 17 al 28 Settembre 2020
Chiesa di San Severo al Pendino, Napoli

Franca Pisani

Franca Pisani nasce a Grosseto nel 1956 da una famiglia di artiste: la nonna Margherita era disegnatrice di ricami per la regina Elena nella tenuta di San Rossore, in Toscana, mentre la mamma Lia è tuttora pittrice.

A nove anni frequenta lo studio dello scultore e pittore Alessio Sozzi. Dopo la maturità artistica si trasferisce a Bologna per approfondire gli studi d’arte alla facoltà di lettere D.A.M.S., diretta da Umberto Eco. Conosce e frequenta Ketty La Rocca, artista inserita nel panorama delle avanguardie artistiche internazionali, che la mette in contatto con Eugenio Miccini, fondatore del Movimento “Poesia Visiva”. Questi porta nei musei e nelle università di tutto il mondo la creazione di Franca Pisani del 1976 Album Operozio.

Nel 1977 è invitata all’inaugurazione del Centre Pompidou di Parigi dal direttore Pontus Hulten, all’interno del programma su larga scala di scambio artistico culturale, come esporre negli spazi del museo il Salotto di Geltrude Stein, film, poster, performance e Poesia Visiva cioè Album Operozio.

Da quel momento prenderà il via un lungo percorso di esposizioni, tuttora in continua evoluzione, sulla spinta dell’urgenza di sperimentare il suo coerente indirizzo concettuale.

Franca Pisani così espone nella Biblioteca Hertziana di Monaco di Baviera (1977), all’Università di Chicago (1999), a New York (2000), a Nizza (2003), alla Galleria Maretti Arte di Montecarlo, a Nimes (2005), nel Museo Marino Marini (2008), al Museo Reina Sofia di Madrid (2009), due volte alla Biennale di Venezia (2009 e 2011), nel Museo Hamburger Bahnhof di Berlino (2013), nella mostra “Dietrofront” alle Reali Poste degli Uffizi (2014), nella mostra “Archeofuturo” nel Museo d’Arte Contemporanea di Palazzo Collicola a Spoleto (2014), partecipa a “Settantotto Ritratti” in pergamena per il libro donnArchitettura (2014), dona il proprio Autoritratto alla Galleria degli Uffizi che entra a far parte della relativa, unica collezione (2015), partecipa all’Expo Milano nel padiglione della Toscana e nel padiglione del Principato di Monaco (2015), espone alla mostra “Desdemona” nel Palazzo di Giustizia di Firenze (2015).

Nel 2016 espone nello spazio culturale Marzia Spatafora di Brescia con la mostra “P.I.S.A.N.I.” e, nello stesso anno, decide di trasferirsi e di lavorare a Pietrasanta, in Versilia.

Nel 2017 espone alla Mostra dell’Istituto Italiano di Cultura a Vienna, alla personale nella Palazzina storica di Peschiera del Garda e partecipa per la terza volta alla Biennale d’arte di Venezia nella mostra “Viva Arte Viva” nel Padiglione della Repubblica di Siria, nella mostra-omaggio a Palmira; quindi alla fine di settembre inaugura la sua prima personale al MACRO Testaccio di Roma, dal titolo “Codice archeologico – Il recupero della bellezza”.

Nel gennaio del 2018, in occasione della “Giornata della memoria”, Franca Pisani dona all’Università di Padova un dittico dipinto su tela di Lione in cui inserisce un messaggio in più lingue (ebraico, italiano e inglese) – la frase Shoah, memoria collettiva – per ribadire la forza del ricordo; nel maggio dello stesso anno il dittico è collocato nell’Auditorium dell’Orto botanico della città veneta, il più antico d’Italia.

Nel 2019, da aprile a ottobre nell’ambito della mostra “Succisa virescit”, è autrice di due istallazioni collocate all’interno dell’area museale dell’Abbazia di Montecassino (FR), in occasione del 75° anniversario del bombardamento che la distrusse pressoché totalmente.

Nel mese di gennaio del 2020 è protagonista di “Una vita”, mostra antologica allestita nel Complesso Monumentale del Carcere Borbonico di Avellino, con opere in seta di Lione dedicate a Sandro Botticelli.

FRANCA PISANI
Nel Sogno
Omaggio a Matilde Serao
A cura di Marina Guida

Castel dell’Ovo | Napoli
06.09.2020 | 20.09.2020

Per informazioni: 081 7956180
Indirizzo email: casteldellovo@comune.napoli.it
Prenotazioni: www.comune.napoli.it/casteldellovo

Ufficio media
Marco Ferri
Tel. 335 7259518
Email: press@marcoferri.info