Nell’Officina di Gunter Bohmer

La Biblioteca Palatina di Parma ospita, dal 5 ottobre al 15 novembre 2019, una retrospettiva dedicata a Gunter Böhmer (Dresda, 1911 – Montagnola, 1986), artista della Mitteleuropa, noto per aver illustrato, tra gli altri, libri di Hermann Hesse, Thomas Mann, Franz Kafka, Luigi Pirandello, Stendhal, Gustave Flaubert e Guy de Maupassant, perseguendo una totale unità tra testo e immagini.

L’esposizione, che porta il visitatore “Nell’officina di Gunter Böhmer. L’illustrazione del libro come avventura interiore”, è promossa dal Comune di Collina d’Oro e dalla Fondazione Ursula & Gunter Böhmer, in collaborazione con il Complesso Monumentale della Pilotta, la Biblioteca Palatina e la Fondazione Museo Bodoniano. La mostra sarà inaugurata sabato 5 ottobre alle ore 11.00 nella Sala Petitot.

In esposizione, alcuni degli esiti più significativi della ricchissima attività di illustratore di testi, soprattutto letterari, svolta da Böhmer (alcuni libri d’artista a tiratura limitata con litografie e incisioni originali; circa centocinquanta volumi che recano la riproduzione di suoi disegni e di tecniche miste su carta; oltre mille copertine disegnate). Numerosi sono gli autori cui Böhmer ha rivolto la propria attenzione, illustrandone alcune delle opere, a partire dal 1933, quando Hesse gli commissiona l’illustrazione del suo “Hermann Lauscher”.

Ricordiamo, tra i tanti: Hermann Hesse, Thomas Mann, Franz Kafka, Robert Walser, Edward Mörike, Georg Büchner, Jeremias Gotthelf, Nino Erné, Hans Walter, Ossip Kalenter, Edgar Allan Poe, William Faulkner, John Keats, Liam O’Flaherty, Gabriele D’Annunzio, Luigi Pirandello, Stendhal, Gustave Flaubert, Guy de Maupassant, Honoré de Balzac, Hans Christian Andersen, i fratelli Grimm, Pedro Antonio de Alarcón.

Lo stile di Böhmer si evolve nel tempo: se all’inizio, nel segno sottile legato alla tradizione pittorica e illustrativa francese – pensiamo, tra i tanti nomi che si potrebbero citare, a André Dunoyer de Segonzac e poi a Bonnard, al cui “Parallèlement” possiamo rimandare per “L’Oleandro” di Böhmer, e successivamente a Raoul Dufy e a Henri Matisse –, si può cogliere quasi l’eco di uno sguardo che va alla scoperta delle bellezze del mondo e delle dolcezze della vita, presto i suoi disegni si caricano degli umori e delle passioni dell’espressionismo tedesco, con le sue durezze, le sue cupezze, le sue angosce, e del tramando di esperienze quali quelle di Picasso, di Alberto Giacometti e di Marino Marini, fino a qualche incursione nei grovigli e nei meandri del segno informale. Böhmer è comunque un illustratore nel quale sempre si può cogliere la tensione a un’immersione nella verità del testo, nel costante tentativo, come lui stesso affermò, di conseguire l’“unità tra testo e immagini” e di dare vita a un “organismo in cui tutti gli elementi letterari figurativi e tipografici compongono un’unità”. Confessa ancora Böhmer nel 1961 che a lui poco interessano strade che vengono battute (la decorazione, l’”arricchimento di fregi”, oppure una grafica libera, “musica d’accompagnamento” del testo), ma sperimentare un’“avventura psicologica”, “ciò che è proprio di una scelta interiore”.

L’esposizione resterà aperta al pubblico fino al 15 novembre 2019, da lunedì al giovedì ore 9.00-18.00, venerdì e sabato ore 9.00-13.00, sabato 2 e 9 novembre chiuso. Ingresso libero.

Per informazioni: Biblioteca Palatina (T. +39 0521 220411, b-pala@beniculturali.it, www.bibliotecapalatina.beniculturali.it); Fondazione Ursula & Gunter Böhmer (T. +41 091 123 456, info@fondazioneboehmer.ch, https://fondazioneboehmer.ch).

 

In occasione della mostra viene pubblicato un ricco catalogo, edito da Step di Parma, che reca, oltre ai saluti istituzionali di Ignazio Cassis (Consigliere della Confederazione Svizzera), di Sabrina Romelli (Presidente della Fondazione Ursula & Gunter Böhmer e Sindaco del Comune di Collina d’Oro) e di Simone Verde (Direttore del Complesso Monumentale della Pilotta), i saggi introduttivi di Sandro Parmiggiani e di Alessandro Soldini, curatori della mostra e membri del Consiglio della Fondazione Böhmer; due testi di Böhmer sull’illustrazione del libro; un’ampia documentazione fotografica su alcuni dei più importanti volumi illustrati dall’artista; gli apparati bio-bibliografici finali.

Gunter Böhmer, nato a Dresda nel 1911, è allievo di Emil Orlik e di Hans Meid all’Accademia di Belle Arti di Berlino, frequenta il pittore Max Slevogt, e nel 1933 su invito di Hermann Hesse si reca a Montagnola, nel Canton Ticino, trasferendovisi definitivamente l’anno seguente e fissando la propria residenza in “Casa Camuzzi” – solo nel 1951 otterrà cittadinanza svizzera. Con Hesse (Premio Nobel per la Letteratura nel 1946) la frequentazione è continua, così come intensi sono i rapporti con una piccola colonia di intellettuali e artisti, di varie nazionalità, che vivono o soggiornano nella zona (in primis, l’amico pittore Hans Purmann, Giovanni Mardersteig, fondatore a Montagnola dell’Officina Bodoni, Hugo Ball, tra i fondatori del Dadaismo, e la moglie Emmy Ball-Hennings, Max Horkheimer, filosofo, Alexander Ostrowski, matematico, Max Picard, medico e filosofo, Bruno Walter, direttore d’orchestra, oltre a tanti altri che si potrebbero menzionare). Dopo il primo incarico, ricevuto direttamente da Hesse nel 1933, Böhmer collabora con Giovanni Mardersteig dell’Officina Bodoni e con le Edizioni Albatros di Parigi, e intensifica la sua attività di illustratore, alternata alla pittura vera e propria, condotta fino alla fine dei suoi giorni. L’artista soggiorna in varie città italiane; è a Parigi, dove frequenta Raoul Dufy. Dal 1960 al 1976 è docente di Grafica creativa all’Accademia statale delle Arti Figurative a Stoccarda e ottiene numerosi riconoscimenti dalle autorità della Repubblica Federale Tedesca, compreso l’invito, nel 1980, all’Accademia tedesca di Villa Massimo a Roma. Muore nel 1986 a Montagnola; la vedova, Ursula Bächler, sposata da Böhmer nel 1945, promuove la costituzione della Fondazione Ursula & Gunter Böhmer, attiva nel Comune di Collina d’Oro.

Mostra promossa da:

 

 

In collaborazione con:

 

 

Nell’officina di Gunter Böhmer. L’illustrazione del libro come avventura interiore
A cura di Sandro Parmiggiani e Alessandro Soldini
Complesso Monumentale della Pilotta, Biblioteca Palatina, Sala Petitot
Strada alla Pilotta 3, 43121 Parma
5 ottobre – 15 novembre 2019
Inaugurazione: sabato 5 ottobre, ore 11.00
Orari di apertura: da lunedì a giovedì ore 9.00-18.00, venerdì e sabato ore 9.00-13.00, sabato 2 e 9 novembre chiuso.
Ingresso libero

Per ulteriori informazioni:
Biblioteca Palatina
Strada alla Pilotta 3, 43100 Parma
T. +39 0521 220411
b-pala@beniculturali.it
www.bibliotecapalatina.beniculturali.it

Fondazione Ursula & Gunter Böhmer
c/o Municipio di Collina d’Oro
Piazza Brocchi 2, 6926 Montagnola, Svizzera
T. +41 091 123 456
info@fondazioneboehmer.ch
https://fondazioneboehmer.ch

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Paw Chew Go festival 2019

Sabato 12 e domenica 13 ottobre 2019 torna Paw Chew Go festival, il più grande evento di illustrazione a Milano. Oltre 100 gli espositori dal mondo delle arti visuali saranno nuovamente di casa a BASE Milano, insieme a una fitta programmazione di incontri, workshop, mostre, presentazioni di libri e portfolio review aperti a tutti gli appassionati e ai professionisti della creatività.

Alla base del Festival la voglia di incontrarsi, andando alla scoperta del mondo dell’illustrazione e dei suoi protagonisti, di incuriosire partecipanti di tutte le età permettendo a chiunque di comprare un’illustrazione e incontrarne l’autore, di far sorridere e divertire i bambini, o semplicemente di tornare bambini, a quando appunto si facevano…i paciughi.

Obiettivo dell’Associazione Paciugo, che da sei anni organizza la manifestazione autoproducendola in maniera indipendente, e con l’aiuto di ARCI L’Impegno, ARCI Milano e BASEMilano – hub di sperimentazione delle industrie creative -, è quello di dare spazio all’illustrazione proprio a partire da Milano, città da decenni luogo di elezione per chi dell’arte vuole fare una professione. Si desidera dimostrare davvero che la creatività può fare la differenza, che ha un valore profondo, per raccontare il mondo e avvicinare le persone, essendo un vero e proprio antidoto alla noia, che uccide il quotidiano e lo trasforma in un foglio bianco senza colore.

Paw Chew Go festival vuole quindi essere un luogo e uno strumento per dare concreto supporto e spazio ai professionisti della creatività, in particolare della comunicazione visiva, che, pur creando valore, oggi non hanno un vero e proprio movimento in cui riconoscersi e farsi conoscere.

PAW CHEW GO IN PILLOLE

La sesta edizione di Paw Chew Go festival avrà un programma ricco di appuntamenti, tra cui:

  • l’area mercato con circa 100 illustratori ed editori professionisti: Massimo Caccia, Giordano Poloni, Riccardo Guasco, Simone Massoni, Ilaria Clari, Bomboland, Francesco Poroli, Nina Masina, Sara Ciprandi, BURRND, Andrea Musso, Sarah Mazzetti sono solo alcuni dei nomi presenti.
    – due palchi per la presentazione di libri illustrati e momenti di dibattito con personaggi del mondo della comunicazione: da Beppe Giacobbe a Franco Matticchio, da Accurat a Josè Munoz, da Zuzu a Fabio Tonetto e Marco Galli. Gli incontri saranno moderati da Simone Sbarbati di Frizzifrizzi.
    – workshop di disegno e calligrafia: con Guido Scarabottolo, Luca Barcellona, Francesca Zoboli e Arianna Vairo.
    – due bookshop con pubblicazioni da tutto il mondo: per grandi e bambini, entrambi curati dallo Spazio B**K.
    _ : con Adriano Attus del Sole 24Ore, Giordano Curreri di Ogilvy Italia, e V Collective per l’illustrazione e mercato cinese.

NOVITA’ DELL’EDIZIONE 2019
Il festival quest’anno lancia Cine Paciugo, un vero e proprio cinema, allestito in collaborazione con Ufficio Misteri, che vedrà la proiezione di corti di animazione e documentari nati da Paw Chew Go dedicati a Phototeca e al lavoro di Nathalie Du Pasquier.

Grazie a Microsoft Italia, anche la tecnologia diventa protagonista durante una serie di sketch-battle tra i professionisti in fiera e in un live-painting digitale che accompagnerà l’esilarante spettacolo di improvvisazione teatrale del gruppo La Balena.

Durante tutta la durata dell’evento sarà inoltre possibile scoprire e toccare con mano, all’interno di un corner dedicato, i dispositivi della linea Microsoft Surface, ideati e progettati per offrire a professionisti e creators strumenti in grado di esprimere il proprio potenziale creativo.

Domenica 13, i dieci giorni del progetto Milano X Mediterranea si concluderanno sul palco di Paw Chew Go con un’asta speciale a sostegno di Mediterranea Saving Humans, condotta da Roy Paci, in cui verranno messe in vendita opere autografe di alcuni tra i maggiori artisti italiani: Olimpia Zagnoli, Emiliano Ponzi, Zerocalcare, Gli Scarabocchi di Maicol & Mirco, e molti altri.

I NOMI CONFERMATI NELL’AREA MERCATO

Susanna Alberti, Francesca Arena, Massimiliano Aurelio, Teatro Balocco, Davide Baroni, Francesca Bazzurro, Isabella Bersellini, Elisabetta Bianchi, Bomboland, Marco Brancato, Giorgia Bressan, BURRND, Massimo Caccia, Storie di Gomma, Alberto Casagrande, Chiara Cerinotti, Sara Ciprandi, Libri Finti Clandestini, Ilaria Clari, Fernando Cobelo, Giovanni Colaneri, Tutte Collective, Antonio Colomboni, Luca D’Urbino, Chiara Dattola, Oscar Diodoro, Galleria Disastro, Alessia Epifani, Ilaria Falorsi, Martina Filippella, Giada Fuccelli, Evelyn Furlan, Lisa Gelli, Salvatore Giommaresi, Riccardo Guasco, Letizia Iannaccone, Anonima Impressori, Isoì, Saleh Kazemi, Chiara Lanzieri, Massimiliano Di Lauro, LePalle, 5x letterpress, Federica Manciati, Andrea Manzati, Matilde Martinelli, Nina Masina, Simone Massoni, Sarah Mazzetti, Lilia Miceli, Ufficio Misteri, Andrea Musso, Barbara Nevano, Pietro Nicolaucich, Claudia Palmarucci, Bolo Paper, Sofia Paravicini, Marcella Peluffo, Gabriele Pino, Anna Pirolli, Gloria Pizzilli, Giordano Poloni, Francesco Poroli, Gianni Puri, Valeria Puzzovio, Quadrifluox, Francesco Del Re, Studio Rebigo, Retroaestetica, Raffaele Riccioli, Alessandro Ripane, Francesca Rizzato, Kelly Romanaldi, Andrea De Santis, Serena Schinaia, Irene Servillo, Marta Signori, THIS IS NOT A LOVE SONG, Chiara Spinelli, Sara Stefanini, Daria Tommasi, Collettivo La Touche, Mattia Tradati, Officina Typo, Federica Zancato, Myau Zine.

MOSTRE

Due le mostre in programma, entrambe prodotte dall’associazione Paw Chew Go. La prima, Vernice Paciugo: Nathalie du Pasquier, ricostruirà una parte dell’atelier della grande artista che a Milano ha trovato una città dove costruire una parte del proprio immaginario visivo, che poi è diventato quello di molti di noi.

INFORMAZIONI PRATICHE

QUANDO – Sabato 12 ottobre e Domenica 13 ottobre 2019 – dalle 10.00 alle 21.00

DOVE – BASE Milano Via Bergognone 34, Milano

base.milano.it

Ingresso gratuito

QUALCHE CONTATTO

Il sito: www.pawchewgo.com

La pagina su Facebook:https://www.facebook.com/pawchewgo

Il profilo Instagram: https://www.instagram.com/pawchewgo/

L’evento su Facebook: https://www.facebook.com/events/231386564219245

Informazioni: info@pawchewgo.com

CREDITS

PAW CHEW GO è una produzione dell’ Associazione Paciugo con ARCI L’impegno

Si ringraziano ARCI L’impegno, ARCI Milano, BASE Milano, IED Milano, Istituto Italiano di Fotografia

Media Partner: Frizzifrizzi

Partner Tecnico: Microsoft Italia

partner strategico: V Collective

UFFICIO STAMPA

ddl | T +39 02 8905.2365

Alessandra de Antonellis | alessandra.deantonellis@ddlstudio.net | 339 363 7388

Ilaria Bolognesi | ilaria.bolognesi@ddlstudio.net | 339 128 7840

Ilaria Piampiani | ilaria.piampiani@ddlstudio.net

Stanze – Segni della Scultura

Cagli, città dalla ricca tradizione culturale e artistica in provincia di Pesaro Urbino, ha sempre riservato una grande attenzione anche alle espressioni artistiche contemporanee. Uno degli appuntamenti più interessanti della programmazione culturale cagliese è quello che ogni anno ad inizio autunno si allestisce nello storico Palazzo Berardi Mochi-Zamperoli, importante e prezioso edificio nobiliare e sede di numerose iniziative.

Si tratta di una doppia mostra, STANZE / SEGNI DELLA SCULTURA, che rende il piano nobile del Palazzo una sede espositiva di altissimo livello artistico, creando un interessante momento di incontro tra le molteplici espressioni degli artisti coinvolti.

Stanze 2019
L’evento STANZE, alla terza edizione, fin dal debutto si è configurato come un itinerario attraverso il lavoro di artisti che vivono e operano prevalentemente nel nostro territorio oppure che con il nostro territorio hanno contatti. Un percorso che prende la forma di mostre personali con un’attenta selezione di lavori per creare un rapporto ravvicinato e quasi intimo con gli artisti che espongono. Quindi STANZE promuove un processo di contaminazione tra artisti diversi coinvolgendo il pubblico nella scoperta delle loro diverse modalità espressive. Nelle sale si troveranno i lavori di Gilda Fantastichini, Pasquale Martini, Giorgia Melagrana, Simone Tommasello e poi Sumiko Inokuchi, artista che si divide tra il Giappone e Mercatello sul Metauro, Abel Zeltman, nato a Buenos Aires e da oltre venti anni a Pesaro, Stefano Paci, rientrato nella sua Fano dopo sedici anni trascorsi a Cipro dove ha realizzato diverse mostre.

Segni Della Scultura 2019
La rassegna Segni della scultura 2019, a cura di Serena Ribaudo e Pino Mascia, ha invitato due professionisti, un fotografo e un grafico, che accanto al loro decennale “mestiere”, sviluppano un’attività creativa altrettanto importante. Il primo con la manipolazione dell’oggetto immagine e l’altro con l’istallazione e la pittura. Le sale affrescate del Palazzo Berardi Mochi Zamperoli che ospitano questo progetto si troveranno di fronte a due proposte: il rapporto con gli artisti contemporanei indicato dalle svariate prospettive della fotografia di Michele Sereni e il gioco vitale della grafica e dell’istallazione che accolgono la pittura di Gianluca Proietti.

Stanze – Segni Della Scultura
28 Settembre / 27 Ottobre 2019 – Palazzo Berardi Mochi-Zamperoli – Cagli (PU)
Inaugurazione: sabato 28 settembre, ore 17.00

Comune di Cagli – Assessorato ai Beni e Attività Culturali – Istituzione Teatro Comunale di Cagli
Organizzazione: Associazione Culturale BelloSguardo
Palazzo Berardi Mochi-Zamperoli – Via I. Alessandri, 39 – 61043 CAGLI (Pesaro Urbino – Marche)
Info: Ufficio Cultura: 0721 780731 – www.visitcagli.it
Orari: Venerdì e sabato dalle 16,00 alle 19,00 – Domenica dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 19,00

Torna la Disfida di Barletta

La Disfida di Barletta torna in campo! Per l’edizione 2019, infatti, grande è l’attesa per il rinnovato appuntamento con il certame cavalleresco, la cui rievocazione riprende dopo 14 anni, fortemente voluta dal sindaco Cosimo Cannito.

Da giovedì 19 a sabato 21 settembre, il borgo antico e marinaro di Barletta, con il Castello, Porta Marina, piazza della Prefettura e le vie del centro, diventeranno un palcoscenico sul quale andrà in scena uno spettacolo multiforme, suggestivo e coinvolgente, a cura del direttore artistico della Disfida, il regista teatrale Sergio Maifredi.

Gli eventi
– giovedì 19 settembre, in piazza Prefettura, il momento dell’Offesa, l’affronto rivolto dal condottiero francese Guy de la Motte, alla presenza degli spagnoli, al valore dei cavalieri guidati da Ettore Fieramosca, rivivrà nel racconto teatrale interpretato da cantori, attori e figuranti;
– venerdì 20 settembre, Piazza Marina ospiterà il giuramento dei 13 cavalieri italiani, in un’atmosfera solenne e suggestiva;
– sabato 21 settembre, nel fossato del castello andrà in scena il certame cavalleresco, l’epico scontro fra i 13 cavalieri francesi e i 13 italiani. Seguirà, in Piazza Marina, e non in cattedrale, per fare in modo che tutti possano assistervi, il Te Deum di ringraziamento dei cavalieri per l’esito vittorioso dello scontro. In fine, in una atmosfera di festa e giubilo il corteo trinfale sfilerà per le strade della città, animato da giochi spettacoli.

Ho immaginato una messa in scena di grande coinvolgimento popolare – dice Sergio Maifredi – che da un lato rispetti la stratificazione di tradizione che la Disfida ha e, dall’altro, introduca delle novità nel modo di raccontare gli avvenimenti. Un grande certame, con coreografie equestri curate insieme a professionisti di alto livello, intrecciato ad un grande racconto, cantato e narrato, in musica e parole: cavalieri, cantori, musicanti e attori di prosa a cui affidare i ruoli dei protagonisti della Disfida. Così daremo voce ai personaggi principali, recitando col pubblico, al pubblico. Come si fa nel teatro dei pupi, evocando le azioni. E poi momenti di grande fantasia e di poesia affidati alla troupe francese dei Cavalli Luminosi”.

Coinvolgente e popolare, sono le parole chiave di questa edizione de La Disfida di Barletta – ha detto il sindaco Cannito – perché questo deve essere lo spirito di un evento di cui è impregnata l’identità non solo cittadina ma anche del territorio. Questa Disfida avrà il rigore dell’evento storico, l’estro della rievocazione artistica e la bellezza dello spettacolo!”.

Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. 049.663499 gestione2@studioesseci.net

Agiografia, Magia, Superstizione

Formule, modelli di vita, preghiere miste a scongiuri, invocazioni a Santi, tornano, a seconda dei periodi storici, di particolari situazioni socio-economiche, ad essere presenti nella vita dell’uomo; perfino nella vita quotidiana, nei gesti, nei moduli espressivi, spesso ripetiamo, pur se a livello inconscio, abitudini , credenze, rituali antichi.

Copertina del libro del Prof. Vito Lozito (1943-2004 )

E’ probabilmente partendo da questa considerazione che Vito Lozito (1943-2004 – già docente di Storia della Chiesa nella Università di Bari) strutturò il suo ultimo volume “Agiografia, Magia, Superstizione” (Levante Editori, pag. 330, 1999) : tre argomenti apparentemente distanti e distinti ma che l’autore ha egregiamente messo assieme, mescolandoli con chimica sapienza, in alcuni casi, ma senza mai ‘snaturare’ la di essa connotazione.

Nelle note agiografiche l’autore pone in evidenza il collegamento tra riti cristiani e antiche festività di precedenti civiltà come usanze, credenze, atteggiamenti, evidenziando le difficoltà di diventare Santi, dopo il tormento di vivere, secondo i principi della religione cristiana.

In riferimento alla magia e alle sue forme Lozito fa un’ampia disamina dei moduli di vita delle varie classi sociali e dei periodi esaminati, illustrando con tanta semplicità le figure di maghi, incantatrici, condannati, perseguitati dalle istituzioni ecclesiastiche e dai governanti che per un atavico bisogno di avvicinarsi all’arcano e al sacro, hanno prosperato e continuano a farlo ancora oggi. Infatti, hanno resistito a persecuzioni, a processi, dal momento che i loro interventi erano richiesti dalle diverse classi sociali, per il perenne desiderio di conoscere e vendicarsi.

L’autore narra anche di strumenti magici, malocchio e scongiuri, ma tutto secondo criteri scientifici con note e citazioni bibliografiche, che il lettore segue senza difficoltà alcuna, anzi più legge e più viene affascinato dalla curiosità di apprendere e di sapere. E non dimentica neanche talismani, amuleti, erbe magico- terapeutiche, strumenti magici, malocchio e scongiuri.

In appendice sono riportate le “Vite” di Maria Maddalena e Taide, due meretrici che diventarono sante, e di Pelagia e Teodora che per raggiungere la santità si travestirono da uomo.

Il volume esamina anche il costume, la mentalità, l’atteggiamento, i riti e le feste: si parla del Presepio, dell’Epifania, della Candelora e dei riti di purificazione, di carnevale e della quaresima, delle tradizioni e dei simboli nelle celebrazioni pasquali. Insomma, c’è n’è per tutti.

Una bibliografia, un puntuale riporto di note, un indice delle figure e una serie di belle tavole a colori completano l’interessante pubblicazione tutta da leggere, conservare, consultare e conservare gelosamente.

Materie prime. Artisti italiani contemporanei tra terra e luce

Venerdì 6 settembre, alle ore 12.00, presso la Rocca Roveresca di Senigallia (AN) si terrà l’ anteprima stampa della mostra ” Materie prime. Artisti italiani contemporanei tra terra e luce“, a cura di Giorgio Bonomi, Francesco Tedeschi e Matteo Galbiati.

Promossa dal Comune di Senigallia in collaborazione con il Polo Museale delle Marche, da un progetto di FerrarinArte, l’esposizione presenta una settantina di opere realizzate da Carlo Bernardini, Renata Boero, Giovanni Campus, Riccardo De Marchi, Emanuela Fiorelli, Franco Mazzucchelli, Nunzio, Paola Pezzi, Pino Pinelli, Paolo Radi, Arcangelo Sassolino, Paolo Scirpa, Giuseppe Spagnulo, Giuseppe Uncini e Grazia Varisco: artisti appartenenti a diverse generazioni, ma tutti con curricula di altissimo livello, accomunati dal lavoro condotto con e sulla materia.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo Silvana Editoriale con testi di Giorgio Bonomi, Francesco Tedeschi, Matteo Galbiati e un ricco apparato iconografico. Main sponsor: Kromya Lugano, Zacobi, M.T.I. Holding. Con il sostegno di Megius, Subdued, Sens.ùs, M.G.M, Siri Sera, Star Shop distribuzione.

Chiara Serri
M. +39 348 7025100
chiara.serri@csart.it

CSArt – Comunicazione per l’Arte
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T. +39 0522 1715142
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La Puglia che non fa ‘cartolina’

La Puglia è una delle più belle regioni d’Italia: Lo dicono i suoi mari, il Gargano, il Parco dell’Alta Murgia, il Salento, i castelli, le chiese, gli antichi palazzi…e così via per tant’altra bellezza ma…ma c’è pure una Puglia ‘che non fa cartolina’: E’ quella dei ruderi, delle masserie e delle piccole chiese, abbandonate a se stesse…nascoste , lontano dagli occhi, perduti fra distese di ulivi o pini mediterranei… Ecco, in questa galleria, ne mostro alcuni … affinché “l’occhio veda ed il cuore dolga”…se abbiamo ancora un cuore.

Vi.P. Gallery – Virgilio Patarini Arte Contemporanea

A meno di un anno dall’apertura della sua sede principale tra le montagne della Valcamonica, la Vi.P. Gallery – Virgilio Patarini Arte Contemporanea (un grande spazio espositivo di 220 mq di sale e 600 mq di giardino per sculture e installazioni) inaugura una piccola ma suggestiva dependance a Milano, in Alzaia Naviglio Grande, 4, in uno dei cortili più belli della vecchia Milano, nello spazio che fu un tempo “Atelier Chagall” e negli ultimi anni “Spazio E”.

Sabato 7 settembre 2019 alle ore 19 si inaugura la prima mostra, la doppia personale di Walter Bernardi e Carlo Fontanella, vincitori ex aequo del Premio Emilio Vedova-Il Segno 2019.

A seguire un programma di ben 35 mostre (una mostra diversa ogni 10 giorni) fino alla fine agosto 2020, tra personali (14), doppie personali (3), cicli di mini-personali (3), mostre degli artisti in permanenza (12, una al mese) e tre esposizioni ancora in corso di definizione.

Il programma completo sul sito:

https://www.zamenhofart.it/vi-p-gallery-milano-stagione-2019-2020/

Qui di seguito una presentazione della galleria e un breve approfondimento su come si articola la stagione. In allegato foto di opere dei primi due artisti presentati e la locandina della prima mostra.

Questa storia si può raccontare in due modi. Il primo è quello delle poche righe riportate qui sopra: una nuova grande galleria d’arte in provincia di Brescia apre una piccola ma strategica sede nel cuore della vecchia Milano, la Milano degli artisti e quella della Movida. Questo dal punto di vista della “galleria” e del suo funzionamento. Ma poi c’è il punto di vista del gallerista, che in questo caso è decisamente “sui generis”: artista, intellettuale che spazia dal teatro alla letteratura, alle arti visive, dalla scrittura alla critica d’arte, alla curatela, all’organizzazione di eventi, festivals, rassegne… Insomma, tutto tranne che un gallerista nel senso convenzionale del termine, o un “mercante d’arte”. (Anche se poi ovviamente le opere esposte alla Vi.P. Gallery sono in vendita…) E per altro già dal nome della galleria affiora lo spirito un po’ fuori dal convenzionale, ironico ed auto-ironico, del padrone di casa: infatti la sigla “Vi.P.” in “Vi.P.Gallery” non sta per “Very Important People”, ma per “Virgilio Patarini”, le iniziali di nome e cognome. I puntini sono due, non tre. Occorre prestare attenzione ai particolari…

Ecco allora che dal punto di vista di questo anomalo “gallerista”, questa non è una nuova apertura, ma un vero e proprio “ritorno a casa”. Letteralmente. Fisicamente. Infatti lo spazio sul Naviglio Grande che ora ospita la Vi.P. Gallery Milano è lo stesso che dal 2003 al 2013 ha visto nascere e crescere l’Atelier Chagall, galleria e luogo di eventi culturali fondato da Patarini stesso e da Valentina Carrera (altra figura di gallerista anomala: fotografa, pittrice, curatrice). E da quello spazio sono partiti progetti e iniziative che hanno coinvolto altri spazi, a Milano (Galleria Mirò, Galleria Zamenhof) e in altre città… finchè poi, dal 2013 in poi, Patarini ha cominciato a seguire sempre più progetti fuori Milano (a Roma, Venezia, Ferrara, Torino, Napoli), lasciando la direzione dello Spazio sui Navigli a Valentina Carrera. Spazio che a questo punto della storia cambia nome una prima volta e si viene a chiamare “Spazio E”.

Finché poi, un anno fa, la duplice svolta che è la premessa dell’attuale colpo di scena: sia La Carrera che Patarini aprono, quasi simultaneamente, due grandi spazi in provincia: Valentina Carrera lo Spazio Eden a Cislago (tra Varese e Milano) e Patarini la Vi.P. Gallery in Valcamonica. Con la differenza sostanziale che lo Spazio Eden è un vero e proprio centro culturale che organizza svariati corsi e attività, mentre la Vi.P. Gallery bresciana è “solo” una galleria che fa pochissime mostre all’anno e lavora principalmente con artisti e opere in permanenza. Di qui il “cambio della guardia”: Valentina Carrera lascia la direzione artistica della galleria milanese e subentra Patarini (che ha più tempo per occuparsene) con la neonata Vi.P. Gallery. E ovviamente Patarini torna portandosi dietro, non solo molti degli artisti selezionati e trattati negli anni, ma anche la rete di relazioni intrecciata nel corso del suo peregrinare per la Penisola.

Per questo oggi la nascita della Vi. P. Gallery di Milano, con la sua stagione già programmata, i suoi artisti in permanenza e il net-work di rapporti consolidati con Roma e Venezia, ci appare come Atena che nasce già adulta e in armi dalla testa di Zeus.

E così, venendo poi concretamente al calendario, abbiamo un palinsesto già definito nel dettaglio, dal 7 settembre 2019 al 31 agosto 2020, costruito sull’ossatura portante di 16 artisti selezionati che saranno sia protagonisti di una serie di 14 mostre personali e una doppia personale (proprio la mostra di apertura) che delle 12 mostre degli artisti in permanenza, una al mese per l’intera stagione, di 10 giorni ciascuna. A tale struttura portante si aggiungono altre due doppie personali, tre cicli di mini-personali ed altre 3 esposizioni tematiche in corso di definizione. Un mix equilibrato di artisti affermati ed emergenti, di figurativi ed astrattisti, di pittori, scultori ed artisti visivi.

Tutte le mostre saranno curate personalmente da Patarini, che si occuperà anche del relativo apparato critico di presentazione.

Inoltre saranno ospitati, con cadenza mensile, eventi culturali come piccoli concerti, performance teatrali, presentazioni di libri, conferenze, in una serie di dialoghi tra le arti e di incontri con autori di differenti discipline (il calendario degli eventi sarà pubblicato a partire dai primi di ottobre).

Last but non least, sempre in permanenza, una ricca collezione di cartoline e fotografie vintage della vecchia Milano e di protagonisti del mondo del cinema a cura di Fabrizio Gilardi che inoltre coadiuverà Patarini anche nell’organizzazione degli eventi e nella gestione della galleria. Patarini inoltre si è avvalso e si avvarrà della consulenza di colleghi delle varie discipline, che verranno segnalati di volta in volta nel corso della stagione.

Questi gli artisti in permanenza: oltre ai già citati protagonisti della mostra di apertura, ossia Walter Bernardi e Carlo Fontanella, in ordine alfabetico, Vito Carta, Marian Comotti, Rinaldo Degradi, Paola Gamba, Luisa Ghezzi, Paolo Lo Giudice, Laura Longhitano Ruffilli, Fiorella Manzini, Gabriele Marchesi, Franco Maruotti, Giuseppe Orsenigo, Michel Patrin, Maria Luisa Ritorno, Ivo Stazio.

Saranno inoltre protagonisti di mostre personali anche il padrone di casa, Virgilio Patarini, con Valentina Carrera e il fotografo romano Carlo D’Orta.

Zamenhof Art
email: galleria.zamenhof@gmail.com
sito: www.zamenhofart.it – cell. 3392939712

Sedi espositive:
Vi.P. Gallery Valcamonica- Virgilio Patarini Arte Contemporanea
Località Crist, via Nazionale, 35, 25050 Niardo (BS)

SpazioE – Vi.P. Gallery Milano
Milano, Alzaia Naviglio Grande, 4

Sublime. Luce e paesaggio intorno a Giovanni Segantini

Dal 25 agosto al 10 novembre 2019, il Museo d’arte della Svizzera italiana presenta ” Sublime. Luce e paesaggio intorno a Giovanni Segantini” : un nuovo allestimento della collezione intorno al monumentale Trittico della Natura del grande maestro. Al centro il mondo alpino, da quello romantico di William Turner fino a quello contemporaneo della coinvolgente installazione di This Brunner.

Per tutto il 2019, il Museo d’arte della Svizzera italiana ha la straordinaria opportunità di ospitare il Trittico della Natura di Giovanni Segantini, esempio eminente di espressione del Sublime che da oltre cent’anni non è più stato esposto al Sud delle Alpi. Per valorizzarne l’eccezionale presenza a Lugano, il museo organizza una nuova mostra della collezione raccogliendo intorno all’opera monumentale del grande maestro, da cui il titolo Sublime. Luce e paesaggio intorno a Giovanni Segantini, artisti di spicco, tra gli altri Giacometti, Boccioni, Hodler e Burkhard.

Partendo dalla riflessione sul concetto di ciò che artisticamente si può definire Sublime, l’esposizione traccia un percorso visivo della pittura di paesaggio, intesa come espressione del “Sentimento di montagna”, in Svizzera e all’estero dal XVIII al XXI secolo. Centrale è il dialogo tra il Trittico della Natura di Giovanni Segantini e l’installazione video Die Magische Bergwelt in den Filmen von Daniel Schmid dello svizzero This Brunner, collocati uno di fronte all’altra dando luogo a una mostra nella mostra. Per vent’anni curatore della sezione Film Tributes di Art Basel, Brunner realizza un’opera coinvolgente con una sequenza di scene tratte da quattro capolavori del regista grigionese Daniel Schmid, restituendo una visione del paesaggio alpino tra idealizzazione, magia e realtà.

Il percorso, che si dispiega attorno ai due grandi lavori di Segantini e Brunner, è composto da una sessantina di opere e si apre con un protagonista del romanticismo europeo, William Turner e due illustri interpreti della mitologia alpina, Alexandre Calame e il giovane Ferdinand Hodler, per i quali la maestosità, l’imponenza e il mistero rendono il soggetto della montagna perfettamente coerente con il sentimento di smarrimento e contemplazione ricercato nell’estetica del Sublime.

Seguono i lavori di Giovanni Giacometti e Umberto Boccioni, vicini all’opera di Segantini. Del primo è esposta la bella tela Sera sull’alpe datata 1908; del secondo un importante nucleo di opere appartenenti alla donazione Chiattone: una serie di tele divisioniste, precedenti al suo periodo futurista, dove natura e paesaggio sono protagonisti.

Nel percorso si incontrano alcuni artisti contemporanei per cui la rappresentazione della montagna diventa ambivalente. Nell’assemblaggio intitolato Oh Ubi gli elvetici Lutz e Guggisberg riprendono in chiave ironica il significato simbolico e identitario di cui è stato investito il soggetto alpino in Svizzera; Balthasar Burkhard nelle fotografie del Bernina ne ripropone invece la forza romantica; mentre Not Vital, da sempre legato all’ Engadina, traspone il mondo alpino nell’installazione composta da 170 “palle di neve” in bronzo patinato di bianco che chiude la mostra.

Infine sono presenti numerosi dipinti di paesaggio e vita rurale eseguiti da artisti ticinesi, in cui è possibile ritrovare un senso di sublimazione. Filippo Franzoni interpreta i paesaggi locarnesi come stati d’animo, aprendosi a una sensibilità simbolista; nei paesaggi montani di Luigi Rossi le figure rurali sono portatrici di quei valori esistenziali vicini al modello segantiniano, anche se contraddistintiti da una specificità e una valenza identitaria ticinese. In questo senso è interessante anche l’opera fotografica di Roberto Donetta nella quale è documentata la vita in trasformazione verso la modernità della valle di Blenio.

Sublime
Luce e paesaggio intorno a Giovanni Segantini

25 agosto – 10 novembre 2019

Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano
sede LAC

A cura di Cristina Sonderegger e Francesca Benini

www.masilugano.ch

Ariano Folkfestival 2019

È Ariano Folkfestival, l’appuntamento annuale dedicato alla world, folk e gipsy music di tutto il mondo, che torna quest’anno per la XXIV edizione dal 14 al 18 agosto ad Ariano Irpino (AV).

Non un festival di sola musica, ma un evento che nella musica vede un linguaggio universale in grado di reinventare le relazioni umane all’insegna dell’inclusione e del dialogo tra culture, offrendo un’esperienza unica e onnicomprensiva tra la musica, gli eventi e l’ambiente.In un territorio di straordinaria bellezza e dalla storia secolare, situato a 800 metri sul livello del mare, al centro dell’Appennino e al confine con la Puglia, si potrà campeggiare nell’area dedicata al camping, e partecipare alle numerose attività collaterali in programma, che includono teatro, con lo Spazio Teatro, cinema, con la Cinezone, letteratura, con la Bookzone, lezioni di Yoga e i “Racconti di viaggio” con interviste agli artisti. Oltre al nuovo Photocontest che quest’anno propone una mostra diffusa in tutta la città.Progetto etnoculturale nato come una grande festa popolare, Ariano Folkfestival in ventiquattro anni di attività è diventato un punto di riferimento nell’attuale panorama degli eventi dedicati alla musica world e folk, consacrato anche a livello internazionale dalla presenza sul suo palcoscenico di artisti del calibro di Tony Allen, Chinese Man, Seun Kuti, Calypso Rose e Institudo Mexicano del Sonido, solo per citarne alcuni. Un successo confermato dalle oltre 20.000 presenze constanti delle ultime edizioni, che da due anni includono anche una winter edition nel mese dicembre.

Quest’anno una nuova e più ricca line up, sempre attenta alla ricerca di nuove sonorità e lontana dal mainstream musicale, offrirà uno sguardo a 360 gradi sullo scenario della world music internazionale, con un’attenzione particolare alla contaminazione tra i generi.

Tra le proposte più interessanti del festival c’è sicuramente il cantante algerino Sofiane Saidi, che la celebre emittente radiofonica francesce Radio Nova, ha battezzato “il principe del Raï 2.0”.
Saidi ha ridato vita al Raï, il genere musicale tradizionale dell’Algeria, mischiandolo con le influenze più tipicamente occidentali del rock, del pop e dell’elettronica e creando un nuovo suono elettro magrebino. Mercoledì 14 agosto, insieme ai Mazalda, un gruppo di sei musicisti dalla poderosa sezione ritmica, accompagnerà il pubblico in un vero e proprio viaggio nella musica algerina che intreccia i suoni dei villaggi dei beduini con il funk, le note del chaabi egiziano e la musica di Bollywood.

Il 15 agosto arriva Gaye Su Akyol, la cantante turca icona del “new sound of Istanbul” (The Obsever): un mix vertiginoso di pop dell’Anatolia, surf, rock psichedelico e folk orientale, che è anche un atto d’accusa dell’attuale situazione politica turca. Stivali argentati e mantello d’oro, la regina indiscussa della scena musicale turca contemporanea è una “Wonder Woman dell’Anatolia” (Financial Times), che veste come una star del pop ma canta e suona la sua musica coraggiosa e sperimentale, caratterizzata dal mix di stili e dai testi fortemente di denuncia. Cresciuta in una Istanbul cosmopolita, ascoltando tanto la musica popolare anatolica quanto il rock occidentale di Kurt Cobain, Gaye sua Akyol è diventata un’icona libertaria, come si legge dal suo “artist statement”, che dichiara come tema fondamentale di tutta la sua produzione artistica il “sogno di pura libertà”.

“Tra i migliori artisti world music”(BBC), c’è il 16 agosto, Mercedes Peón. La dirompente polistrumentista –suona tastiere, basso elettrico, percussioni, gaita e clarinetto- e compositrice, è la stella del folk gallego. Con la sua impressionante presenza scenica ha calcato i palchi dei più importanti festival mondiali, ottenendo entusiastiche risposte per la forza della sua live performance che è una vera e propria esplosione di forza e di energia.
C’è spazio anche per il reggae e le sonorità elettroniche e hip hop, il 17 agosto con L’Entourloop, l’emsemble originario di Saint Etienne (Francia), fondato nel 2011 da due beatmaker e dj francesi. Nelle loro produzioni il duo crea fantastici Mash-up, che mixano i grandi classici del reggae con l’hip hop e il flow proprio della dancehall giamaicana. Per questa tappa in Italia, L’Entourloop, presenterà l’ultimo lavoro, “Le Savoir Faire”, un album che trova il suo punto di forza in quel melting pot che lo accomuna a Chinese Man & OnDubGround.

Si comincia mercoledì 14 agosto alle ore 22.00 con la world music italiana dei Dahlìa, la band che si muove tra elettronica e melodia, coinvolgendo con testi multilingue e un sound caratterizzato dall’utilizzo di strumenti acustici rari, come ghironda, nickelharpa, nak tarhu, e handpan. A seguire, Sofiane Saidi.
Un tourbillon di musica dell’Est, al sapore di spaghetti western sono gli Aälma Dili, il gruppo, formato da quattro cowboy della banlieue parigina che mostreranno «l’âme des fous » (aälma dili), del loro rock alternativo e sperimentale, intriso d’influenze balcaniche. Chiude la serata inaugurale Vinyl Gianpy, l’anima rock di Avellino, apprezzatissimo dj da oltre dieci anni in giro per l’Europa con i suoi dj set rigorosamente in vinile.

Il 15 agosto, inizieranno i concerti pomeridiani gratuiti al Castel Stage.
Ad aprire la serata alle 18.00 sul palco all’ombra dello splendido Castello Normano sarà Uxía, la Gran Signora della musica in Galizia, la cui voce ha portato una ventata di novità alla tradizione musicale galiziana, mescolandola con il fado e i ritmi brasiliani. Il risultato dal vivo, è un concerto coinvolgente pieno di ritmi e di emozioni.
A seguire il chitarrista argentino-brasiliano Mintcho Garrammone, con ospite la cantante Vivi Pozzebón con cui dividerà il palcoscenico, darà vita a un sound su cui è impossibile stare fermi. Ci si sposterà al main stage a partire dalle 22.00 per i San Salvador, il collettivo proveniente dall’Occitania, a sei voci, dodici mani e un tamburino, frutto della ricerca di un folklore immaginario che tende ad una musica vocale molto acustica e un nuovo equilibrio dei timbri, riuscendo a creare uno show armonico dove colori, immagini e sonorità si confondono.
Ma la protagonista della serata sarà Gaye Su Akyol. Ancora musica con Natty Bo e i Top Cats il più noto gruppo ska e reggae di Londra, ultimo live del programma giornaliero che si chiude con Scratchy Sounds con il suo The Rock and The Roll of The Worl :un viaggio attraverso i “paesaggi sonori” da Londra alla Louisiana, da Kingston alla Colombia, da Bucarest a Bollywood.

Il 16 agosto, sarà una grande festa che si apre ancora al Castle Stage, per concludersi alle prime luci dell’alba.
Alle ore 18.00 sarà la volta Vivi Pozzebon, la cantante e percussionista argentina(tra le poche al mondo), questa volta in un’esibizione da solista.
Ancora una donna, proventiente dalla Galizia, arriverà sul palcoscenico, alle 22.00: dalla Galizia, la cantante Mercedes Peón. Seguiranno i The bongo hop, l’ultima creatura del DJ, produttore e trombettista francese, Etienne Sevet. La band dal vivo è una vera e propria tempesta tropicale, con una potente sezione di fiati groove afro incalzanti, con suoni elettrici e voci cristalline: un mix tutto da ballare, di sound e influenze diverse, dall’afrobeat alla musica colombiana, fino al jazz.
A concludere il programma della prima parte della serata, sarà la leggendaria band andalusa Eskorzo, un punto di riferimento mondiale della musica fusion, considerata da molti critici come la miglior rappresentante del “rock de mestizaje”.
Si continua a ballare fino alle prime luci dell’alba, con il dj set di Pushin Wood Soundsystem, il duo che mixa ogni tipo di suono da ogni parte del mondo.

I concerti del 17 agosto riprenderanno al Castle Stage alle 18.00 con Neuza, la stella della canzone capoverdiana, considerata dalla critica l’erede della compianta diva scalza, Cesària Èvora monumento della musica di Capo Verde.
Al main stage dalle 22.00 si comincia con il concerto dei Rumbaristas, un caliente quartetto formato da musicisti provenienti da Spagna, Francia e Belgio.
Si esibirà anche Skarra Mucci, conosciuto dai più con lo pseudonimo di ‘The Raggamuffin”, uno dei più eccentrici e versatili artisti in circolazione, con sonorità che spaziano tra soul, gospel, reggae, dancehall, rap e R&B. A seguire L’Entourloop.
Chiuderà la serata lo straordinario musicista e producer francese Manudigital accompagnato dall’inglese MC Deemas Jay, con il suo inseparabile synth Casio MT40 ed un armamentario di drum machine ad effetti vintage. Protagonista della scena reggae europea da oltre quindici anni, Manudigital è uno degli artefici di quell’attitudine “nu-digital” che ha riscoperto e riattualizzato la dancehall music di fine anni ‘80, con eccitanti nuove produzioni ricche di creatività ed energia nell’utilizzo di suoni potenti e minimali.

Ma il clou della kermesse, si raggiungerà nella giornata di chiusura del 18 agosto con un carnevale estivo, colorato e trasgressivo che invaderà le strade del centro storico, a partire dalle 13.00 e fino a notte fonda. Naturalmente protagonista sarà sempre la musica, con i Muyayo Rif, un gruppo formato da otto eccezionali animali da palcoscenico, rapprensentanti della migliore tradizione di mestizo catalano; i Marcel et son Orchestre, l’ensemble di Calais, noto per il suo rock festoso dagli accenti punk e ska, e i dj set di Supersan, (Panama Cardoon & Mister Kentro) e Coqò djette. E per concludere Dox Martin nome d’arte di Martin Meissonier, leggendario produttore di Fela Kuti, Manu Dibango, Don Cherry, Khaled, che scalderà la platea con il suo personalissimo remix di “pepite” dal mondo.

Al termine dei concerti, la festa continua con dj set nei principali locali della città.

Zeester

Giovedì 8 agosto 2019 alle ore 18.00 il Museo Civico di Castelbuono presenta al pubblico ZEESTER, la mostra personale di Lupo Borgonovo (Milano, 1985) in collaborazione con Ypsigrock Festival, giunto alla 23. Edizione (8-9-10-11 agosto).

Zeester, in olandese “stella marina”, è il titolo della mostra che l’artista ha scelto senza un riferimento preciso alle opere esposte, ma per il suo valore fonosimbolico: il suono che produce ma anche la forma delle lettere, cosi come accade nella poesia visiva o nelle sperimentazioni delle Avanguardie artistiche di inizio Novecento. Anche il rimando alla stella marina ricorda il famoso film del surrealista Man Ray, Étoile de mer (1928), un’ode alla bellezza ideale, geometrica, sovrapposta al corpo di una donna.

La geometria è un elemento ricorrente nei lavori di Lupo Borgonovo e ritorna continuamente nelle opere della serie Alix, esposte all’interno del Castello dei Ventimiglia.La serie è composta da disegni che raffigurano dei “mantelli” dipinti su carta di riso ed ispirati agli antichi “pianeti” o “casule”, preziosi paramenti liturgici conservati nella collezione di Arte Sacra del Museo Civico di Castelbuono. L’artista ha ripreso la forma dell’antica veste sacra, con un’apertura tonda per la testa del sacerdote, e l’ha dipinta con motivi floreali che richiamano gli arabeschi intrecciati nel XVII secolo con corallo e fili preziosi.

Il processo pittorico prevede la creazione di una forma simmetrica totale attraverso la piegatura della carta e pressando un lato sull’altro come in un test di Rorschach. La “pianeta” è una veste che avvolge il sacerdote (simbolicamente, come una piccola casa) durante la celebrazione della messa e deriva la sua forma dall’antico mantello da viaggio. Così l’artista ha raccolto da un viaggio in Cina i simboli che decorano queste forme, dai loghi delle aziende commerciali alle grafiche delle confezioni degli alimenti, un repertorio che non fa distinzione tra arte “alta” e arte “bassa”, cultura aulica e pubblicità, mescolando culture e separazioni storiche, rileggendo la tradizione con uno sguardo attraverso il presente.

Il percorso include anche la serie Babi, tre sculture in gomma siliconica, il calco al negativo della testa di un cinghiale in poliuretano, usato come obbiettivo nelle esercitazioni di tiro con l’arco, prestate dall’Associazione INCURVA di Favignana. Si tratta di un ulteriore distanziamento dalla forma originaria dell’animale, come si trova in natura, per diventare qualcos’altro: un oggetto sciamanico che evoca la dimensione rituale quando l’uomo era in contatto con la dimensione cosmica della sua esistenza.

Il progetto è fortemente legato al territorio perché è nato anche dalle suggestioni che l’artista ha raccolto durante gli ultimi viaggi in Sicilia – nel 2017, quando ha partecipato alla residenza INCURVA sull’isola di Favignana e nel 2018 quando ha partecipato a Raymond, evento collaterale di Manifesta 12 – in cui ha più volte visitato il Museo Civico di Castelbuono e studiato la sua collezione permanente.

A conclusione della mostra, un’opera sarà donata dall’artista ed entrerà a far parte della collezione permanente del Museo Civico. Rinnovando la collaborazione nata nel 2014, durante i concerti serali All’Ypsi Once Stage, palco principale di Ypsigrock Festival (9-10-11 agosto) sulla facciata del Castello dei Ventimiglia, sarà proiettato un video realizzato con la collaborazione di Valentina Di Vita e Antonino D’Arpa del Corso di Laurea in Disegno Industriale, Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Palermo, che hanno elaborato graficamente un archivio di immagini fotografiche di tessuti, tappezzerie, e altri materiali, raccolti da Lupo Borgonovo durante i suoi viaggi. Si tratta di dettagli di arazzi e tappeti che formano una concatenazione di forme e colori animati risalenti a stili ed epoche diverse.

In questo modo, ancora una volta, il monumento architettonico è trasformato in un’enorme e suggestiva superficie visuale. Inoltre, così come fatto nelle precedenti edizioni, da quando è nata la partnership tra il Museo Civico e Ypsigrock Festival, anche quest’anno l’atrio del Castello dei Ventimiglia ospiterà uno dei concerti inseriti nella line up del Boutique Festival dell’estate italiana: domenica 11 agosto alle ore 19 la scena sarà tutta per Ólöf Arnalds, cantautrice islandese, già nota come turnista dei Mùm e collaboratrice di Björk, per la sua unica ed esclusiva data in Italia. Il 6 agosto dalle 16.00 alle 18.00 l’artista sarà impegnato in un laboratorio educativo con i bambini all’interno del museo, dove i partecipanti, guidati dall’artista, avranno l’occasione di inventare animali inventati, mostri fantastici con cui realizzare le illustrazioni di una storia immaginaria.

Il Museo Civico di Castelbuono desidera ringraziare per la preziosa collaborazione la Galleria Monica De Cardenas di Milano peri l prestito delle opere, la prof.ssa Cinzia Garofalo del Corso di Laurea in Disegno Industriale, INCURVA, Giulio d’Alì e Genevieve Xhaet, e quanti hanno contribuito a rendere possibile il progetto.

Per maggiori informazioni:

http://www.lupoborgonovo.com/

Il Museo Civico ringrazia i propri partner per il sostegno alle attività culturali: Azienda Fiasconaro, Fecarotta Antichità, The Hotel Sphere, Palermo, Villa Catalfamo, Cefalù, Hotel Paradiso delle Madonie

Sogni digitali

Può l’evoluzione tecnologica cambiare il modo in cui percepiamo l’arte? È la domanda da cui muove “Sogni digitali” dell’artista fiorentina Daniela Corsini, in mostra nel Lu.C.C.A Lounge & Underground dal 6 al 25 agosto 2019 con ingresso libero. La definitiva transizione dall’homo sapiens all’homo tecnologicus segna una svolta profonda nel modo di interpretare le forme espressive, ribaltando posizioni consolidate ed invitandoci a rivedere i nostri capisaldi. Daniela Corsini parlerà di questi temi con il curatore della mostra Maurizio Vanni giovedì 8 agosto alle ore 18,30 all’inaugurazione ufficiale della sua personale.

Attraverso la rielaborazione di immagini, l’arte digitale ha cambiato profondamente l’approccio all’opera d’arte. Daniela Corsini ha compreso come questo nuovo modo di produzione artistica abbia abbattuto i confini tra forme espressive differenti, tra volumi e spazi, tra luce e ombra, tra finito e infinito, tra rappresentazione definitiva e suggerimento provvisorio. “Una vera e propria rivoluzione iconografica – spiega Maurizio Vanni – che entra nelle reali immagini del quotidiano alterandole, manipolandole e rielaborandole, offrendo così processi percettivi inediti. Ne scaturiscono composizioni quasi surreali laddove le forme, pur rimanendo riconoscibili, assumono ruoli e priorità visive del tutto nuove. Ciò che dovrebbe essere protagonista principale di un racconto visivo si trasforma in uno scenario periferico e, al contrario, tutto quello che siamo abituati a considerare comprimario o decorativo può evolvere nell’elemento più rilevante della composizione”.

Il codice comunicativo utilizzato dalla Corsini è prepotentemente attuale e costituisce un tema critico perché richiede una riflessione sul modificarsi del senso dell’arte in un’epoca che impone un continuo confronto tra l’uomo e i mondi digitali, ma anche sulle metodologie di analisi e interpretazione di opere che hanno come riferimento un inedito immaginario tecnologico. Le opere della Corsini vanno a rileggere i miti dell’arte antica o scene dell’oggi attraverso un linguaggio del tutto contemporaneo. “Con l’arte digitale – sottolinea Vanni – la scultura classica torna a colloquiare con il qui e ora, le ‘Maternità’ perdono i riferimenti spazio-temporali, le forme-feticcio modificano il loro significato perché ricontestualizzate o rese seriali, un paesaggio acquista connotazioni eterne dialogando visivamente con l’universo ed i sensi si ‘umanizzano’ prendendo sembianze di volumi fortemente evocativi che, pur non essendo del tutto identificabili, alludono a mondi familiari”.

La proposta artistica di Daniela Corsini si concentra sull’oggetto: parte dalla realtà tale e quale, dalla fotografia di qualcosa di definito che, senza perdere la connotazione di partenza, viene contaminato e riproposto in dimensioni potenzialmente infinite. Ne nascono immagini straordinarie che sembrano uscite dai libri di Philiph K. Dick. Visioni implausibili, ma credibili di sogni digitali.

Note biografiche Daniela Corsini
Daniela Corsini è l’iniziatrice e la figura più influente del Filtrismo®, movimento di fotografia pittorica sviluppato a Firenze alla fine del ‘900. Tra le personali nel suo percorso artistico si ricordano quelle presso: Librerie Feltrinelli di Firenze e Perugia (2005, 2007, 2008), “Caffè Giubbe Rosse” di Firenze (2006), Università Tiradentes e MUHSE-Museo Antropologico di Aracaju in Brasile (2006), Düsseldorf (2009), Digione (2010, 2015, 2018), Museo Archeologico Nazionale di Firenze (2010), Palazzo Medici Riccardi di Firenze (2011), Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles (2013), Gallo-Romeins Museum di Tongeren in Belgio (2013), Berlino (2014).
Le immagini di Daniela esplorano nuove dimensioni nei suoi particolari video, con accompagnamento musicale anche di autori contemporanei. Ad oggi, sono sette i video mostrati al pubblico (con uno inedito “nel cassetto”).
Tra gli incontri con la partecipazione attiva del pubblico si ricordano, in particolare, il dibattito “Luce, colore, sogno” presso l’Universidade Tiradentes e MUHSE-Museo Antropologico di Aracaju (2006), il laboratorio “Tra tecnica e percezione” presso la Scuola Media di Lastra a Signa (FI) per la Festa della Toscana 2008 ed il recente laboratorio-concorso per bambini “Artisti in Erba”. È in progetto con l’associazione A.I.S.D.O. un ciclo di incontri di arte-terapia.
Molteplici le collaborazioni con altri soggetti del mondo artistico, tra cui la video-installazione per un concerto del pianista Giovanni Pontoni e l’accompagnamento scenico per concerti del M° Giuliana Spalletti e del Quartetto Fo(u)r Woods. Per Fo(u)r Woods, Daniela ha realizzato la copertina del loro primo CD.
Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia, Belgio, Brasile, Francia, Stati Uniti.

DANIELA CORSINI. SOGNI DIGITALI
a cura di Maurizio Vanni
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Dal 6 al 25 agosto 2019
orario mostra: da martedì a domenica 10-19, chiuso lunedì
Ingresso libero

Incontro con l’artista giovedì 8 agosto 2019 ore 18,30

Per info:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca
tel. +39 0583 492180 www.luccamuseum.com info@luccamuseum.com

Addetto Stampa Lu.C.C.A.
Michela Cicchinè mobile +39 339.2006519 m.cicchine@luccamuseum.com

Corso in Pratiche Curatoriali e Arti Contemporanee

Il Corso in Pratiche Curatoriali e Arti Contemporanee è finalizzato alla formazione specifica della figura professionale del Curatore, la cui rilevanza nell’ambito del sistema artistico-culturale ed espositivo è sempre più determinante. Il corso si propone di formare operatori nel settore dell’arte contemporanea con una specifica preparazione nel campo della curatela di mostre, eventi artistici e culturali.

La figura del Curatore nasce in connessione con la storia più recente delle arti visive, con il contesto sociale/economico e culturale, con le concezioni storico-critiche e teoriche più recenti. La formazione nel settore delle arti visive è considerata connessa a conoscenze di scienze e storia sociale, filosofia, sociologia, semiotica, economia. Attraverso un percorso multidisciplinare verranno impartite nozioni di allestimento, strategie della comunicazione (on-line e off-line), organizzazione e pianificazione progettuale, gestione delle risorse finanziarie, gestione delle risorse umane, marketing, analisi-metodo-gestione della sponsorizzazione, management.

Il Corso in Pratiche Curatoriali e Arti Contemporanee associa a una solida formazione nel campo della produzione delle arti visive l’esperienza e la professionalità di figure di rilievo nazionale ed internazionale, per un programma curatoriale altamente qualificato. La conclusione del Corso vede i giovani curatori impegnati nella realizzazione di un evento espositivo organizzato da loro in tutte le sue fasi: dall’ideazione iniziale all’allestimento concreto, occupandosi trasversalmente degli aspetti di marketing e comunicazione.

Obiettivi, profili e sbocchi professionali
Uno degli obiettivi del corso è formare delle figure professionali e manageriali globali, capaci di gestire le risorse artistiche e culturali di un territorio con un’ottica innovativa, fornendo loro gli apparati critici e gli strumenti pratici per interagire e relazionarsi con i numerosi soggetti che operano nell’ambito della produzione artistica. Operare nel campo dell’arte contemporanea significa relazionarsi con una serie di protagonisti quali artisti, giornali, gallerie, istituzioni pubbliche. Oltre alle occasioni fornite dai laboratori e dalle lezioni frontali, offriamo ai nostri studenti i contatti per proseguire la loro formazione ed acquisire nuove competenze, attraverso una rete di partner istituzionali presso i quali sono attivi servizi di stage e tirocinio.

I corsisti possono inoltre usufruire dei servizi e degli spazi espositivi della School for Curatorial Studies Venice, capace di ospitare iniziative individuali e progetti artistici sperimentali. I corsi si svolgono presso la sede di A plus A di Venezia.

La School for Curatorial Studies Venice è una sede espositiva no-profit, da anni attiva a Venezia nella promozione di mostre ed eventi di arte contemporanea. L’evento espositivo verrà realizzato a Venezia è sarà organizzato dalle nostre strutture in collaborazione con partner privati.

Docenti
I docenti che hanno partecipato ai corsi precedenti: Chiara Barbieri (coll. Guggenheim), Chiara Bertola (fond. Querini Stampalia), Stefano Cernuschi (Mousse magazine), Francesca Colasante (Coll. Pianult), Matt Williams (ICA Londra), Marco Giacomelli (Artribune), Andrea Goffo (fond. Prada), Luca Lo Pinto (Kunsthalle Vienna), Filippo Lotti (Sotheby’s), Alessandro Rabottini (Miart), Giacinto di Pietrantonio, M-L-XL studio, Maria Chiara Valacchi (Cabinet Milano), Angela Vettese.

Durata e struttura del corso
Il corso ha una durata complessiva di 600 ore di contatto e circa 200 ore di studio individuale a cui farà seguito la realizzazione di un progetto espositivo.

Le lezioni si tengono dal lunedì al venerdì dalle ore 9:30 alle ore 13:30 e dalle 14.30 alle 17.30 presso la sede della Curatorial School Venice. La mattina è occupata dalle lezioni frontali, finalizzate a fornire gli strumenti concettuali e operativi per gestire autonomamente un evento espositivo.

Le ore pomeridiane saranno dedicate agli approfondimenti tematici attraverso seminari e workshop. Il corso prevede l’elaborazione di un progetto di mostra che verrà discusso e analizzato insieme, per verificarne la possibilità di una realizzazione concreta da parte degli studenti. A tutti sarà infatti data l’opportunità di sviluppare i propri progetti curatoriali confrontandosi direttamente con i curatori e con gli artisti chiamati a collaborare.

Inoltre, si organizzeranno incontri e visite guidate ai musei e alle mostre che animano la ricca offerta culturale della città di Venezia. La frequenza è obbligatoria all’80%.

Il Corso è composto da tre fasi:
• Prima fase: analisi della pratica curatoriale.
• Seconda fase: metodologia allestitiva
• Terza fase: l’attuazione delle strategie curatoriali.
dal 28 Ottobre – 18 dicembre 2019

Questa prima fase è incentrata sulla preparazione teorica in cui le lezioni frontali saranno affrontate la mattina, mentre il pomeriggio sarà dedicato a lezioni di approfondimento, seminari e visite guidate. Gli studi sulla storia della pratica curatoriale saranno integrati da una serie di lezioni “think-tank” imperniate sull’inquadramento storico e teorico della pratica curatoriale. Verranno presentati e analizzati i portfolio dei giovani artisti e saranno eseguite delle esercitazioni pratiche sulla strutturazione di testi curatoriali. Lo studente avrà modo di attuare una metodologia di studio in cui si alterneranno lezioni di carattere teorico a laboratori di studio sulla pratica espositiva e incontri dedicati alla ideazione della mostra. Verso il termine di questa prima fase i curatori si divideranno in équipe, iniziando a lavorare concretamente all’elaborazione della mostra. Saranno definiti gli aspetti tecnici legati a comunicazione, logistica e allestimento, progetto visivo, budget e sponsorizzazioni.

B) Seconda Fase: dal 14 gennaio – 15 febbraio 2020
La seconda fase oltre alle lezioni e agli incontri di approfondimento prevede un’intensificazione del lavoro sul campo in cui gli studenti sono direttamente coinvolti in una serie di attività concrete necessarie alla realizzazione della mostra finale. Saranno definiti tutti gli aspetti tecnici legati a comunicazione, logistica ed allestimento, progetto visivo, budget e sponsorizzazioni. Le nostre strutture provvederanno al coordinamento dei soggetti coinvolti.
Viaggio studio (facoltativo): Roma e Napoli – dal 18 – 23 febbraio 2020

Ad ogni edizione del corso viene scelta una capitale europea particolarmente interessante per la presenza di artisti, gallerie private e istituzioni da visitare e incontrare. In questo ambito gli studenti che partecipano al viaggio avranno modo di incontrare professionisti che operano da anni a un livello internazionale e di creare una rete di contatti utili per la loro carriera professionale.

Terza fase: dal 25 febbraio al 24 aprile 2020
L’ultima fase vedrà tutti i partecipanti mettere in pratica le nozioni acquisite e lavorare alla realizzazione della mostra. Trasporti, assicurazioni, logistica, coordinamento degli artista/i saranno al centro delle attività degli studenti.

Tematiche e Moduli didattici:

Management e organizzazione
1 Ideazione e management di mostre d’arte ed eventi culturali.
2 Analisi costi e benefici. Studio di fattibilità degli eventi artistici e culturali
3 Organizzazione e gestione delle risorse umane Marketing e comunicazione.
4 Relazioni istituzionali e fundraising
5 Strategie di comunicazione locali, nazionali e internazionali
6. Storia delle Idee e delle pratiche artistiche.
7. Storia dell’arte contemporanea
8. Architettura, design e storia degli spazi espostivi
9. Pratiche curatoriali dal ‘900 ad oggi

Requisiti di ammissione
Il corso è aperto a tutti coloro che sono in possesso almeno di un diploma di scuola media superiore e si rivolge a chi voglia approfondire le proprie conoscenze sulle tendenze e i linguaggi più innovativi dell’arte contemporanea per essere introdotti alla professione di curatore e quindi fare un’esperienza concreta di curatela sul campo.
• Per le modalità di iscrizione visitate il sito www.corsocuratori.com.
• Il termine per inviare le domande di ammissione al corso è fissato al 10 settembre 2019.
• Al termine del corso si rilascia un certificato di studio avanzato nella pratica curatoriale.
• E’ preferibile avere una buona conoscenza della lingua inglese.
• La School for Curatorial Studies Venice non copre le spese di vitto e alloggio. Coloro che avessero bisogno di un supporto per trovare una sistemazione possono rivolgersi alla nostra struttura.

IL CORSO È VALIDO PER L’ACQUISIZIONE DI CREDITI FORMATIVI UNIVERSITARI E RICONOSCIUTO DALL’ORDINAMENTO PUBBLICO

Il corso è organizzato in collaborazione con il Comune di Venezia, Artribune.

Partner della scuola: We Exhibit

Contatti e informazioni:

Informazioni iscrizioni: info@corsocuratori.com
Tel +39 041 2770466

Le domande di ammissione possono essere scaricate su: www.corsocuratori.com

Termine iscrizioni 10 settembre 2019

I documenti completi devono essere spediti a: info@corsocuratori.com

Pasolini e le donne

Il Museo Piermaria Rossi di Berceto (PR) ospita, dal 28 luglio al 15 settembre 2019, “Pasolini e le donne”, mostra promossa dall’Associazione Culturale Sentieri dell’Arte con il patrocinio di Comune di Berceto, Borghi Autentici e Regione Emilia Romagna. Curata da Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi con opere provenienti dalla collezione privata di Giuseppe Garrera, l’esposizione sarà inaugurata sabato 27 luglio alle ore 17.30. Saranno presenti i curatori.

La mostra indaga il rapporto tra Pier Paolo Pasolini e le donne, cioè cosa significa vivere e celebrare la diversità, e quella condizione di inadeguatezza nei confronti dei poteri e dei soprusi. Le donne hanno insegnato a Pasolini un modello di comportamento poetico e civile, l’importanza di non accettare compromessi, di restare fedeli a se stessi.

Oltre 90 fotografie originali, prime edizioni, manoscritti e documenti ripercorrono la speciale genealogia di donne di Pasolini (la madre Susanna, Giovanna Bemporad, Silvana Mauri, Elsa Morante, Laura Betti, Anna Magnani, Silvana Mangano, Maria Callas, Amelia Rosselli, Anna Maria Ortese, Elsa De’ Giorgi, Oriana Fallaci, ecc.): amori e amicizie che hanno costituito esempi di resistenza al mondo corrente, insegnando una poesia coraggiosa, fieramente diversa e sempre in rivolta. Il femminile, dunque, come genealogia d’intelletto, e una schiera di donne non addomesticate dalla società borghese e patriarcale.

Un’esposizione intima, iconica, che attraverso scatti originali e rari permette di “vederli” questi legami, di spiare il rapporto e l’intimità di Pasolini con ognuna di queste donne, e di costituire per lo spettatore una processione di idee, di divinità, di modelli o di incarnazioni scomode del femminile. Pur nella concentrazione ed essenzialità, una particolare attenzione viene dedicata ad alcuni legami profondi con figure femminili eccezionali, ancora da scoprire e indagare, prima fra tutte Giovanna Bemporad, Laura Betti, Lorenza Mazzetti e Silvana Mauri.

L’esposizione sarà visitabile domenica 28 luglio con orario 10.00-12.30 e 16.00-19.30, dal 1 al 25 agosto 2019 ore 10.00-12.30 e 16.00-19.30, dal 26 agosto al 15 settembre aperto solo di sabato e domenica con orario 10.00-12.30 e 16.00-19.30.

Per informazioni: T. +39 393 6710042, info@sentieridellarte.it, www.museopiermariarossi.it.

Sacro e Profano

La Fondazione Maimeri di Milano presenta la mostra fotografica dell’Artista Monica Silva (www.msilva.photography/) – fotografa brasiliana di fama internazionale, grande ritrattista e versatile artista – “Sacro e Profano” in esposizione presso lo spazio M.A.C. di Milano (Piazza Tito Lucrezio Caro, 1) dal 17 al 21 Settembre 2019.

Sacro & Profano

In esposizione vi saranno 40 opere della fotografa, da quelle più famose agli ultimi scatti inediti, tratte dai suoi famosi portraits e dai progetti “Banana Golden Pop Art” (2014), “Lux et filum – una visione contemporanea di Caravaggio” (2015), “Flower Power Series Pop Art” (2018), “Coca Cola Series” (2019) e “Sexy Pop Fruit Series” (2019).

“Il titolo “Sacro e profano” – spiega Andrea Dusio, al quale è affidato il progetto di curatela della mostra – rimanda ad una dimensione intangibile che riguarda la capacità della retina di registrare qualcosa che l’obbiettivo non vede, e che appartiene a un atto magico, misterioso. [..] Quello che noi europei chiamiamo realismo magico non è altro che l’accettazione, o perlomeno la messa in discussione, di un elemento non spiegabile, irriducibile alla logica, e che però fa parte della realtà.”

Sacro e Profano
Spazio M.A.C. Piazza Tito Lucrezio Caro 1, Milano
Dal 17 al 21 Settembre 2019

Vernissage: 17 Settembre 2019 a partire dalle ore 18.30

Saggi in catalogo di: Gillo Dorfles, Gianluigi Colin, Vincenzo Trione, Roberto Muti, Angelo Bolzani, Denis Curti.

Sinestesie

La Fondazione Antonio e Carmela Calderara, in collaborazione con Paola Sosio Contemporary Art, inaugura il programma espositivo del 2019 con la mostra fotografica Sinestesie, dove le opere di Luca Gilli dialogano con quelle esposte nella casa museo.

La mostra nasce da un’intuizione della storica dell’arte e curatrice Angela Madesani, che ha pensato di accostare le opere pittoriche di Antonio Calderara, protagonista dell’arte del XX secolo, con le fotografie di Luca Gilli, fotografo emiliano.
Gilli espone alcuni lavori del passato come Blank, Un musée après, Incipit e altre opere realizzate in situ per questo progetto durante un soggiorno presso la Casa Museo di Antonio Calderara.

Proprio la casa museo è l’ambiente che accoglie questa esposizione, la casa dove sono custodite molte delle opere di Calderara e soprattutto la sua preziosa collezione, che annovera quadri, sculture e installazioni di artisti del Novecento di rilevanza internazionale, con i quali il Maestro ha intrattenuto intensi rapporti di amicizia.

Da questo progetto è nato un dialogo raffinato, in cui le due ricerche poste a confronto danno vita a una particolare armonia visiva e connessione tra i due artisti che, senza essersi mai conosciuti, con età, tradizioni e medium differenti lavorano sulla soglia tra il visibile e l’invisibile, con una straordinaria consonanza di spirito. Come due anime affini.

Come ben descrive la curatrice Angela Madesani, le opere di Gilli sono “lavori silenti in cui a dominare sono il bianco, il vuoto, ma, il più delle volte, il punctum è costituito dal colore: una macchiolina, una striscia. Punti mobili che diventano un pretesto di viaggio all’interno dell’opera”.

Sono lavori che inducono l’osservatore a riflettere, come ben sintetizza Paola Bacuzzi, responsabile scientifico dell’Archivio Calderara, soprattutto “nei piccoli dettagli cui abitualmente non prestiamo attenzione, ma ‘scelti’ da Gilli, emerge una bellezza che ti sorprende, costringendoci a rallentare per un attimo, a rimanere in silenzio e guardare”.

Materia e Luce sono i protagonisti della mostra e del lavoro dei due artisti, pur utilizzando media diversi, come la pittura e la fotografia. Dice Angela Madesani: «I loro lavori sono dei quesiti comuni sulla purezza, sull’essenza, sul senso stesso del fare arte […] Luca Gilli nei suoi scatti alla Fondazione, non ha fotografato i quadri del maestro, ha piuttosto colto dei dettagli, dei particolari, che riescono a rendere il sapore di quel luogo, così intriso della presenza di Antonio Calderara, del suo gusto, delle sue scelte, dando vita, appunto, a sinestesie visive”.

Luca Gilli (1965) vive e lavora a Cavriago, Reggio Emilia. Sviluppa la sua ricerca fotografica da molti anni e le sue opere fanno parte di collezioni private e di musei pubblici di fotografia e di arte contemporanea italiani ed europei. Numerose le mostre personali in Italia, in Francia e nel mondo organizzate da prestigiose istituzioni pubbliche e gallerie private e le presenze in esposizioni collettive. Diverse le partecipazioni a cataloghi collettivi e le pubblicazioni personali, tra le quali Blank (2011) con un prestigioso saggio critico di Quentin Bajac, attuale direttore del Jau de Paume di Parigi, già responsabile del dipartimento di fotografia del MoMA di New York, e nel 2016 Incipit (Skira) a cura di Walter Guadagnini. Tra le sue più note ricerche, “Blank”, “Raw state”, la serie “Un musée après” e il più recente progetto “Incipit”, oggetto principale della mostra personale “Di/Stanze” a cura di M. Bergamini ad inizio 2018 al Museo Diocesano – Chiostri di S. Eustorgio a Milano. “Interno in surreale” è il solo show presentato ad ArtVerona 2018, a Torino durante l’Art Week e da inizio 2019 in Bocconi a Milano, sempre a cura di M. Bergamini. Da Giugno 2019 realizza la mostra personale Sinestesie a cura di A. Madesani con e alla Fondazione Antonio Calderara a Vacciago (No) ; seguono ad Agosto la mostra “Plenum” a cura di Marina Guida a Villa Lisys a Capri e a Novembre 2019 ospitata dal Maschio Angioino a Napoli. Entrambe le mostre sono accompagnate da un catalogo. Paola Sosio Contemporary Art è la sua galleria di riferimento e lo supporta nelle molteplici attività.
Hanno scritto del suo lavoro eminenti firme della critica di fotografia e arte contemporanea e importanti esponenti della cultura in Italia e Francia.

SINESTESIE
di Luca Gilli
A cura di Angela Madesani

22 giugno – 8 settembre 2019
Inaugurazione sabato 22 giugno 2019 ore 17.00

Fondazione Calderara
Via Bardelli 9, Vacciago di Ameno (NO) Lago d’Orta

Orari di apertura:
da martedì a venerdì ore 15.00 – 19.00
sabato e domenica ore 10.00 – 12.00 | 15.00 – 19.00

Catalogo a cura di Angela Madesani
testi di A. Madesani, E. Misserini, P. Bacuzzi

Per info:
Fondazione Calderara +39 02.6555463 – archiviocalderara@gmail.com
Paola Sosio Contemporary Art +39.340.8679527 – paolasosiogallery@gmail.com

Ufficio stampa
Maria Chiara Salvanelli Press Office & Communication
Maria Chiara Salvanelli
Mob +39 333 4580190 – email mariachiara@salvanelli.it

Premio Il Segno

Si apre sabato 13 luglio 2019 alla Vi.P. Gallery di Valle Camonica (Via Nazionale, 35, Niardo, BS) la mostra straordinaria delle opere dei Vincitori e dei Segnalati delle varie sezioni della Nona edizione del “Premio Il Segno”.

QUESTI I VINCITORI e i segnalati dei vari premi le cui opere saranno esposte alla Vi.P. Gallery fino al 1 settembre 2019 (ogni sabato e domenica dalle 11 alle 19, altri giorni su appuntamento)

Premio Emilio Vedova, per la miglior opera astratta a Walter Bernardi e Carlo Fontanella, ex aequo. Segnalazione d’onore: Paola Gamba. Altri segnalati: Alberto Besson, Angela Consoli, Mark Cattaneo

Premio Marc Chagall, per la miglior opera figurativa, non assegnato. Segnalati Luisa Ghezzi, Gabriele Marchesi, Chiara Mazzotti, Angelo Petrucci, Emmanuella Zavattaro.

Premio Man Ray, per la miglior opera fotografica, a Gabriele Panteghini (anche Premio Jean Michel Basquiat, miglior under 30 e Premio Vallecamonica, miglior artista camuno) Segnalato Marco Lombardo

Premio Lucio Fontana, per l’opera più originale, a Morgan Zangrossi. Segnalato Michel Patrin

Premio Bartolomeo Dotti, per la miglior opera poetica, a Luigi Besana

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Il Premio, organizzato per la prima volta nel 2009 dalla allora appena nata Galleria Zamenhof di Milano, (che nel corso dell’ultimo decennio si è distinta per la realizzazione di mostre ed eventi in prestigiosi spazi in tutta Italia, da Lecce, Castello di Carlo V, a Napoli, Castel dell’Ovo, Venezia, Palazzo Zenobio, Ferrara, Torino, Roma, ecc.), ha visto nel corso degli anni avvicendarsi importanti figure a presiedere la Giuria (da Rossana Bossaglia a Paolo Levi, da Sergio Dangelo a Riccardo Licata) e si è distinto per un carattere “nomade” delle sedi: prima la stessa Galleria Zamenhof di Milano, poi Palazzo Zenobio a Venezia, ed infine Palazzo Racchetta a Ferrara.

Premio Il Segno 2019

La GIURIA

Paola Caramel, curatrice, fondatrice e direttrice di G’Art, Galleria delle Arti – Venezia

Valentina Carrera, artista, fotografa e curatrice, co-fondatrice di Zamenhof Art, direttrice dello Spazio E di Milano e dello Spazio Eden di Cislago (VA)

Francesco Giulio Farachi, critico d’arte e curatore, direttore artistico di Muef Art Gallery – Roma

Giuseppe Ferraina, direttore Archivio Fotografico Ferraina, direttore artistico di Novegro PhotoDay

Michele Govoni, giornalista e critico, presidente della Associazione Amici dell’Arte di Ferrara

Giulia Mazzolani, curatrice e organizzatrice di eventi, già collaboratrice presso Peggy Guggenhaim di Venezia, fondatrice e direttrice della residenza per artisti R.U.C. a Cividate Camuno (BS)

Virgilio Patarini, artista, critico e curatore, co-fondatore e direttore di Zamenhof Art (Milano) e della Vi.P. Gallery di Vallecamonica (BS)

Roberta Sole, curatrice Muef Art Gallery – Roma

Membro d’onore: Alla Kozhevnikova, curatrice russa, consulente Vi.P. Gallery

Per ulteriori approfondimenti e la storia del Premio vedi il sito ufficiale: https://premioilsegno.jimdo.com/

Per approfondire in generale l’attività della Vi.P. Gallery – Virgilio Patarini Arte Contemporanea e di Zamenhof Art vedi il sito: https://www.zamenhofart.it/

La Vi.P. Gallery è in via Nazionale, 35, a Niardo (BS), cioè a metà della Valcamonica, pochi km prima del principale sito archeologico dei Graffiti Camuni e pochi km dopo i principali siti archeologici di epoca romana di Cividate Camuno, collocata lungo la vecchia statale che risale la Valle dal Lago d’Iseo verso Ponte di Legno e il Passo del Tonale, tra Breno e il bivio per Losine. A un’ora e mezza circa di auto da Milano. Con ampio parcheggio privato davanti. Per chi arriva da Milano, Bergamo o Brescia: all’uscita Breno Nord della superstrada SS42 proseguire sulla vecchia statale verso nord in direzione Capo di Ponte per 1000 m: la Vi.P. Gallery è sulla destra, difronte al distributore. Su Google Map cerca “Vi.P. Gallery – Virgilio Patarini Arte Contemporanea”

Zamenhof Art
email: galleria.zamenhof@gmail.com
sito: www.zamenhofart.it

Vi.P. Gallery – Virgilio Patarini Arte Contemporanea
Località Crist, via Nazionale, 35, 25050 Niardo (BS)
cell. 3392939712 sito: https://vip-gallery.business.site/

SpazioE
Milano, Alzaia Naviglio Grande, 4
email: aestdelleden@libero.it

La sfida di Icaro

Chi non ha mai cercato di uscire fuori dalla prigione ovattata delle convenzioni sociali, di liberarsi dai lacci delle prassi precostituite e diventare finalmente artefice del proprio destino? Partendo dal mito greco di Icaro, l’artista siciliano Giuseppe Ciccia affronta questa tematica nella mostra personale dal titolo “La sfida di Icaro”, a cura di Maurizio Vanni, che sarà ospitata nel Lu.C.C.A. Lounge & Underground dal 9 luglio al 4 agosto 2019 con ingresso libero. Per approfondire i temi e la poetica di Ciccia sabato 13 luglio 2019 alle ore 18,30 si terrà inoltre l’incontro con l’artista e il curatore.

Le opere di Giuseppe Ciccia sono l’emblema della libertà espressiva, un puro ritmo di segni, colore e luce, ma al tempo stesso anche degli stargate dimensionali che ci mostrano nuove ottiche di percezione della realtà. La sua è una costante ricerca dell’oltre per uscire dal labirinto della quotidianità e sconfiggere il Minotauro che la abita. “La leggenda ci insegna – spiega Maurizio Vanni – che il labirinto non può essere superato e che il mostro non può essere sconfitto se rimaniamo nella loro stessa dimensione. L’unica azione che può salvare l’uomo-artista è legata a un processo esoterico che lo conduce a trascendere la realtà narrata. Per mezzo dei suoi dipinti e delle sue perentorie gestualità strutturali, Ciccia ci ricorda che la realtà non può essere negata o destrutturata, ma può essere superata con la forza dell’ingegno, l’imprevedibilità della creatività e la determinazione delle proprie azioni artistiche”.

La caduta di Icaro e il suo perdersi nel nulla rappresentano il rischio dell’illimitatezza: un errore fatale quello di non rispettare i propri limiti. Icaro non ascolta gli avvertimenti del padre Dedalo e tenta la via di fuga. Visto con gli occhi dell’artista siciliano, il suo non è tanto un desiderio di immortalità o di confronto con gli dei, ma un processo di auto-conoscenza attraverso il quale scopre che il labirinto è di fatto una costruzione della mente, una struttura che rinchiude e inganna per una falsa idea di libertà che trasmette. “Ciccia – prosegue Vanni – propone lavori esperienziali, piattaforme emozionali e una fabbrica di ali che permettono un radicale cambio di prospettiva, un’ascesa verso l’alto per percepire il Tutto con più chiarezza e per allontanarsi dall’inganno del materialismo e dei facili successi. La soluzione del labirinto non si trova al suo interno, ma dentro ognuno di noi. Il progetto di Icaro è geniale perché lungimirante e possibile: uscire dal labirinto mette a repentaglio i pensieri e le energie negative (anche se andare oltre i nostri limiti può far sciogliere la cera che tiene unite le piume delle ali), e al tempo stesso ci offre i beni che hanno più valore: la libertà e la possibilità di essere artefici del proprio destino”.

Ciccia ci fa capire come ognuno di noi possa essere Icaro, incarnare la sua ambizione, la sua dedizione e i suoi insegnamenti scoprendo in sé qualcosa di unico, vitale e prezioso, che non corrisponde al respiro o al battito cardiaco, ma che abita nel cuore e nella mente e che nel sogno e nell’estasi si manifesta liberamente: l’anima.

Note biografiche Giuseppe Ciccia
Giuseppe Ciccia nasce a Messina nel 1946. Dopo aver conseguito il diploma all’Istituto Statale d’Arte di Messina, si trasferisce a Firenze dove completa gli studi di pittura all’Accademia di Belle Arti con i Maestri Gastone Breddo, Giancarlo Caldini, Silvio Loffredo. Dopo la laurea, consegue l’abilitazione all’insegnamento come docente di Disegno e Storia dell’arte, Pittura e Anatomia Artistica.
È negli anni ’60 che emerge sul palcoscenico artistico con opere ispirate alla Pop Art anche se in seguito sarà influenzato dall’Espressionismo Astratto. Nel 1975 fonda il Movimento artistico denominato “Assurgentismo”, con il chiaro intento di riportare l’arte al centro della vita, alla sua condizione naturale intesa come evoluzione dello spirito, e partecipa alla X Quadriennale di Roma “La Nuova Generazione”.
Nel 1983 interviene alla Mostra Internazionale del Cinema della Biennale di Venezia con “Immagini/Azioni” delle postcard scelte appositamente per lanciare un messaggio attraverso un segno pubblicitario estrapolato dall’architettura della laguna.
Tra le mostre più rilevanti: nel 2002 “Tralci” presso i Chiostri e la Sala d’Armi della Basilica di S. Maria a Impruneta (FI); nel 2005 la partecipazione alla Biennale “The Art Card” allo Sharjah Art Museum, Emirati Arabi Uniti; nel 2006 “Alchimie… Silenzi e Vibrazioni” alla Galleria del Palazzo Coveri a Firenze; nel 2007 espone al Ming Yuan Art Center e al Wison Art Center di Shanghai, Cina; nel 2008, in occasione della Fiera del Lusso, espone al Mondo Arte Gallery di Dubai; è del 2009 “Finestra Sul Passato” all’Area e Museo Civico Archeologico di Fiesole (FI); nel 2013 “Memoria e Divenire”, retrospettiva 1963-2013 per il 50° di Attività artistica nelle Sale Fabiani di Palazzo Medici Riccardi, Firenze; è del 2015 la mostra “Assurgentismo”, per i quarant’anni del Manifesto, al Chiostro di Villa Vogel a Firenze.
Ciccia ha partecipato a varie Fiere d’arte in Italia e all’estero. Sue opere sono presenti in diversi spazi pubblici tra cui: Senato della Repubblica Italiana a Palazzo Madama a Roma, Gabinetto Viesseux, Biblioteca Nazionale e Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi di Firenze.

MOSTRA “GIUSEPPE CICCIA. LA SFIDA DI ICARO”
a cura di Maurizio Vanni
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Dal 9 luglio al 4 agosto 2019
orario mostra: da martedì a domenica 10-19, chiuso lunedì
Ingresso libero

Incontro con l’artista sabato 13 luglio 2019 ore 18,30
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Per info:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca
tel. +39 0583 492180 www.luccamuseum.com info@luccamuseum.com

Il Riposo durante la fuga in Egitto

Dal 19 ottobre, per la prima volta, alla Pinacoteca Ala Ponzone di Cremona, si possono ammirare l’una di fianco all’altra due versioni del “Riposo durante la fuga in Egitto”, capolavori di Orazio Gentileschi. In una straordinaria mostra promossa dal Comune di Cremona attraverso i suoi Civici Musei, con la curatela da Mario Marubbi.

Orazio Gentileschi: Riposo durante la fuga in Egitto, olio su tela, Vienna, Kunsthistoriches Museum

Accanto alle due magnifiche tele, la prima del Kunsthistorisches Museum di Vienna e la seconda di collezione privata, la mostra propone una selezione di altri dipinti, sculture, avori, incisioni sulla popolare “Fuga” tramandata dal solo Vangelo di Matteo ma protagonista dei Vangeli apocrifi.

Due tele eguali, di mano di Orazio Gentileschi, realizzate l’una dopo l’altra, dedicate al racconto del “Riposo durante la fuga in Egitto”. Un tema che, così come splendidamente ricreato dal Gentileschi, affascinò diversi committenti. Tanto che, accanto alle due versioni riunite a Cremona, se ne conoscono altre due, l’una al Louvre e al Birmingham Museum la seconda. Dipinti che sono riconosciuti tra i più intriganti del primo Seicento italiano.

Le due versioni esposte all’Ala Ponzone risalgono al momento in cui Orazio Gentileschi – forse il più precoce, intelligente e spregiudicato interprete tra i pittori caravaggeschi – godeva di enorme fama internazionale. Fama accresciuta a Parigi, dove era stato chiamato alla corte di Maria de’ Medici, e ampliata a Londra dove era stato chiamato da George Villiers, primo duca di Buckingham.

La caduta di Re Carlo I d’Inghilterra provocò anche quella del suo potente ministro e la sua “Fuga in Egitto” venne messa all’asta da George Cromwell ad Anversa nel 1646. Finì nelle collezioni dell’arciduca Leopoldo Gugliemo, per il suo castello di Praga, e infine al Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Anche la seconda versione non ebbe pace. Dopo vari passaggi, nell’Ottocento il dipinto finì anch’esso nella collezione dei Duchi di Buckingham, a sostituire il gemello finito a Praga. Riproposto sul mercato, entrò a far parte della collezione di Paul Getty a Malibu e oggi è uno dei tesori di una collezione privata di Mantova.

Per la prima volta nella storia, le due versioni “Buckingham” del “Riposo durante la fuga in Egitto” vengono esposte vis a vis, grazie al prestito concesso dal museo viennese che, in cambio, riceverà dai Civici Musei di Cremona uno dei loro capolavori, il “San Francesco” di Caravaggio. E, naturalmente, grazie alla disponibilità del collezionista che conserva l’altra versione del dipinto.

Occasione ghiotta per tutto il pubblico ma ancora di più per gli esperti cui la mostra cremonese offre l’opportunità davvero unica di poter ammirare, affiancate, le due magnifiche tele. Va segnalato come gli studi sin qui condotti abbiano assegnato la primogenitura alla versione conservata nella collezione mantovana.

L’opportunità di una simultanea visione dei due dipinti consente anche di ripercorrere il tema iconografico della Fuga in Egitto e dei molteplici episodi ad esso collegati, mettendo a fuoco una riflessione teologica e soprattutto iconografica sul tema delle Storie dell’infanzia di Cristo attraverso i secoli, a partire dal Medioevo.

In mostra, le due tele di Orazio Gentileschi vengono affiancate da una selezione molto precisa di avori, sculture, miniature, dipinti e incisioni sul tema nelle sue varie declinazioni iconografiche.

Il racconto della fuga in Egitto, tramandato dal solo Vangelo di Matteo, è tra quelli più amati dagli artisti e dai loro committenti. Un interesse che portò al fiorire di una cospicua letteratura e stimolò una serie straordinaria di invenzioni pittoriche, attingendo non solo al breve passo tramandato dall’Evangelista ma anche, e di più, dai Vangeli apocrifi.

Orazio Gentileschi: Riposo durante la fuga in Egitto, olio su tela, Ex J P Getty Museum

Ufficio Stampa: STUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo
Tel. 049 663499 – www.studioesseci.net
gestione2@studioesseci.net – referente Simone Raddi

Grafito. Dialoghi e metafore visive

Giovedì 4 luglio 2019 alle 19.00 presso la Sala delle conferenze Museo Gagliardi – Palazzo Trigona (Noto) si terrà la Conferenza stampa della rassegna di “Grafito. Dialoghi e metafore visive”, a cura di Giuseppe Carrubba.

Contestualmente verrà presentato il catalogo ufficiale della mostra “GHRAPHEIN. Carte da una collezione privata”, a cura di Angelo De Grande e Ciro Salinitro, che è stata inaugurata il 7 giugno e sarà visitabile fino al 16 agosto 2016.

Il catalogo “GHRAPHEIN. Carte da una collezione privata” conterrà in appendice il progetto “Grafito. Dialoghi e metafore visive”, con immagini degli artisti e testi critici.

Interventi di Angelo De Grandee, Ciro Salinitro, Sudestasi Contemporanea ; Giuseppe Carrubba, critico d’arte e curatore indipendente

“Grafito. Dialoghi e metafore visive” è una rassegna d’arte visiva che vuole indagare il segno e la narrazione, nelle varie espressioni del pensiero contemporaneo. La rassegna è frutto della collaborazione tra il curatore e SUDESTASI CONTEMPORANEA ed è stata concepita come una serie di eventi paralleli, all’interno della mostra “GHRAPHEIN. Carte da una collezione privata”.

Si tratta di sei incontri settimanali, ogni giovedì, dal 4 luglio al 8 agosto 2019, nei quali il lavoro di un artista diviene un dispositivo per attivare parallelismi, convergenze o dissonanze nella narrazione alternativa di altri autori del pensiero contemporaneo.

Una stanza del palazzo, quella adiacente alla terrazza, è stata denominata per l’occasione project room e destinata all’esposizione di un progetto d’artista, di settimana in settimana, mentre lo spazio esterno, sociale e conviviale, fa da contraltare allo spazio espositivo e diventa scena performativa per le corrispondenze e gli incontri.

Scrive Giuseppe Carrubba, curatore della rassegna, nel testo critico di presentazione del progetto:
GRAFITO si vuole occupare della multidimensionalità tipica del contemporaneo, veicolando il concetto di un’opera aperta che va oltre i confini, mettendo in evidenza il valore della pluralità ma anche della reciprocità.

Gli artisti invitati a confrontarsi con la poetica del progetto sono: Calusca, Paolo Greco, Andrea Marchese, Giuseppe Ragazzini, Francesco Rinzivillo e Piero Roccasalvo RUB; mentre sono stati invitati a condividere questo percorso e a sviluppare una personale visione letteraria o critico-poetica alcuni autori che nella loro ricerca si occupano della contemporaneità: Giuseppe Bella (scrittore), Barbara Cammarata (artista visiva e art director), Giuseppe Carrubba (critico d’arte e curatore), Vincenzo Caprio (poeta e scrittore), Rocco Giudice (poeta e scrittore), Angelo De Grande (Gallerista e curatore), Daniela Frisone (scrittrice e giornalista), Marco Napolitano (critico d’arte e curatore), Nuccio Pisana (musicista) e Ciro Salinitro (Gallerista e curatore).

I lavori presentati documentano attraverso la tecnica ed il materiale gli sviluppi linguistici, plastici, grafici del tempo presente, pur riflettendo i mutamenti radicali dell’arte del XX secolo: la frammentazione e l’evocazione, l’analisi ed il confronto con il dato scientifico, il pensiero filosofico e l’immaginario dei mass-media, le forme processuali e l’uso di elementi non convenzionali, l’utilizzo della rappresentazione fotografica, del video e dell’app dedicata all’arte, in un cortocircuito tra passato e presente.

 

Grafito. Dialoghi e metafore visive
a cura di Giuseppe Carrubba

dal 04 luglio all’ 08 agosto2019

Museo Gagliardi – Palazzo Trigona
Via Camillo Benso Conte di Cavour, 91
96017 Noto, Siracusa

Inaugurazioni ore 19,00
Selezione musicale + aperitivo

Incontri d’arte contemporanea
Project Room + live

04 luglio 2019
“MILK”
Paolo Greco, artista visivo
Daniela Frisone, scrittrice

11 luglio 2019
“Fuori luogo. Una geografia della trascendenza”
Andrea Marchese, artista visivo
Barbara Cammarata, artista visivo

18 luglio 2019
“Ri/tratti – vani e vedute”
Calusca, artista visivo
Giuseppe Bella, scrittore
Vincenzo Caprio, poeta e scrittore
Rocco Giudice, poeta e scrittore

25 luglio 2019
“A.D.O. # [sonorizzata]”
Francesco Rinzivillo, artista visivo
Marco Napolitato, critico d’arte e curatore
Nuccio Pisana, musicista

01 agosto 2019
“Piccolo Almanacco di diavolerie e superstizioni”
Piero Roccasalvo Rub, artista visivo
Giuseppe Carrubba, critico d’arte e curatore

08 agosto 2019
“Forme irregolari. L’estetica del grottesco”
Giuseppe Ragazzini, artista visivo
Angelo De Grande, Ciro Salinitro, Sudestasi Contemporanea

Maicol Borghetti

Nato nel 1976 a Pietrasanta, Maicol Borghetti vive e lavora in Toscana, a Viareggio, dove ha sede lo Studio B19. Fotografia, design 3D, cinema e scultura sono le arti che gli consentono un’espressività fuori dagli schemi.
Si avvicina fin da giovanissimo alla fotografia e alla computer grafica e, con il progetto fotografico “Immagini Zero”, nel 2005 vince il concorso romano Martelive. Negli anni seguenti espone i suoi progetti fotografici a Roma, Milano e Parigi. Fin da subito, alla produzione fotografica, si affianca il mondo del video.
 

Collaborazioni trasversali tra cinema e arte si concretizzano nel mediometraggio Osmosi, realizzato insieme all’artista Mario Francesconi nel 2008. Sempre nello stesso anno realizza il progetto fotografico Alieni, esposto alle Giubbe Rosse a Firenze. All’interno di Alieni realizza la prima contaminazione tra fotografia e scultura: un personaggio fotografico si materializza in un’installazione a tuttotondo.

Nel 2009, insieme a Igor Bertolucci e Francesco Basso, fonda lo Studio Sumatra, il primo studio di produzione video in Italia a possedere una cinepresa Red 4K. Nello stesso anno partecipa al Seravezza Teatro Festival con un’installazione di sculture figurative realizzate con materiale di recupero.

Da sempre affascinato dalla fantascienza, nel 2011 dirige e produce Dispenser, cortometraggio tratto da un racconto di Stefano Nicoletti. Negli anni seguenti è direttore della fotografia e supporto tecnico per i videoclip di Franco Battiato, Lorenzo Jovanotti, Laura Pausini, Nesli, Nina Zilli, video prodotti da SugarKane Studio. Realizza inoltre videoclip per gruppi indipendenti di cui cura anche regia e montaggio.

Sempre più coinvolto dalla produzione video, nel 2013 dirige Acronos, cortometraggio che unisce fantascienza e video arte, realizzato e prodotto insieme all’artista Antonino Bove e presentato al Trieste Science+Fiction Festival. Negli anni seguenti con i cortometraggi di fantascienza Ison e The Liw precisa il suo punto di vista sul futuro che ci aspetta. Nel 2015 Ison è accolto con successo al Trieste Science+Fiction Festival.

Parallelamente al mondo del video e della fotografia molteplici esperienze come grafico e disegnatore 3D preparano un terreno fertile ad un nuovo progetto che raccoglie tutte le esperienze creative: Mythos e Protos.

MAICOL BORGHETTI. MYTHOS E PROTOS
a cura di Maurizio Vanni
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Dal 7 settembre al 6 ottobre 2019