LA NATURA DI ARP-PERCORSO ESPOSITIVO-INTRODUZIONE

Ph Matteo De Fina

Nel corso di una carriera durata ben sei decenni Jean (Hans) Arp (1886–1966) realizza un corpus di opere di notevole influenza in un’ampia gamma di materiali e formati. Fondatore del movimento iconoclasta Dada, Arp sviluppa un linguaggio di forme organiche e curvilinee che si muovono con fluidità tra astrazione e rappresentazione e diventa un punto di riferimento per varie generazioni d’artisti.

Sfiduciato dal potere distruttivo messo in atto dalla I guerra mondiale, Arp cerca strategie creative analoghe ai processi che osserva nella natura, dalla crescita alla gravità, dalla decadenza al caso. Nella natura trova una forza ben più saggia e costruttiva dell’arroganza umana, spesso oggetto del suo umorismo al limite dell’assurdo. Verso il 1920, un testo intitolato Dada- Kunst e firmato da Alexander Partens (pseudonimo collettivo di Arp, Tristan Tzara e Walter Serner), affronta il desiderio di Arp di un’arte nuova: “[Arp] vuole una forma diretta di produzione, che corrisponda esattamente al modo in cui una pietra si stacca dalla montagna, un fiore sboccia, o un animale si riproduce …[vuole] la creazione di un corpo nuovo al di fuori di noi, che ha vita come noi, si appoggia agli angoli dei tavoli, popola i giardini, guarda in giù dalle pareti. Vuole l’astrazione”.

L’evocazione entusiasta di un’arte fatta di creature con vita e volontà proprie induce a pensare a una relazione tra artista e oggetto più dirompente della mera rappresentazione. Sulla base del brano tratto da Dada-Kunst, la mostra intende presentare l’opera di Arp attraverso la disamina dei processi creativi da lui sviluppati nella sua lunga carriera, analoghi non alla facies della natura quanto piuttosto ai suoi meccanismi: “il modo in cui una pietra si stacca dalla montagna, un fiore sboccia o un animale si riproduce”.

La natura di Arp tratta inoltre della natura dello stesso Arp. Nato in una regione politicamente inquieta, l’Alsazia, Arp risponde alle crisi dei primi del Novecento opponendosi in maniera irremovibile al nazionalismo e al militarismo. Passando con grande facilità dal dialetto alsaziano al francese e al tedesco (come testimoniato dal doppio nome Jean/Hans), Arp riesce abilmente a negoziare i confini tra culture, movimenti e modalità artistiche, sentendosi a proprio agio se definito dadaista, surrealista o astratto, come pure pittore o scultore, artista o poeta. A dispetto dei settarismi che alimentano due guerre mondiali, ricerca l’amicizia e la collaborazione di artisti e scrittori di nazionalità e sensibilità diverse.