LA NATURA DI ARP-PERCORSO ESPOSITIVO-ARP E GLI ANNI ’30

Ph Matteo De Fina

Alla fine degli anni ’20 l’arte di Arp muta profondamente, un cambiamento sostanziale che ricorda quello avvenuto durante il periodo dada. La stabilità trovata insieme a Taeuber-Arp nella loro nuova casa alle porte di Parigi potrebbe averlo incoraggiato a sperimentare. Anche altri fattori potrebbero averlo spinto a riflettere e cercare nuove direzioni: la morte della madre, avvenuta nel 1929, e la morte degli amici Hugo Ball, co-fondatore del Dada, nel 1927, e Theo van Doesburg, che collabora con la coppia al progetto dell’Aubette, nel 1931. Arp si volge indietro e guarda soprattutto al periodo dada, che all’epoca è al centro di un rinnovato interesse da parte dei surrealisti.

I temi della mortalità e del decadimento entrano nella sua arte e nella sua poesia, ma soprattutto nei suoi collage, i papiers déchirés o dessins déchirés (carte o disegni strappati). Nei resoconti che scrive anni dopo, Arp afferma di essersi dedicato a queste opere dopo aver scoperto un gruppo di collage dada ormai deteriorati. Realizzare nuovi collage sulla base di un atto distruttivo come lo strappo incanala le forze distruttrici verso un atto creativo basato sul recupero.

Nello stesso periodo Arp inizia a lavorare a sculture a tutto tondo, che suggeriscono forme naturali senza esplicitarle. Arp rifiuta il piedistallo e poggia le opere su tavoli ribassati o direttamente a terra; resiste all’idea del monolite e suddivide le sculture in parti multiple; evita il concetto tradizionale di autorialità e combina le parti in assemblaggi che l’osservatore può manipolare e cambiare. Il titolo di una di queste opere, Scultura da perdere nella foresta, si collega a ricordi di Arp di quando lasciava, insieme a un’amica artista, delle piccole sculture nel bosco vicino a casa per sorprendere i passanti.

Pur continuando a partecipare al movimento surrealista, in questi anni Arp aderisce a gruppi di artisti astratti e la sua arte approfondisce le forme astratte o, com’egli stesso le definisce, “concrete”. Nei rilievi passa dalle forme umoristiche degli Oggetti linguaggio a forme amorfe e allusive. Nel corso del decennio sottolinea il collegamento tra la sua arte e la natura e afferma: “Amo la natura, ma non i suoi surrogati. L’arte illusionista è un surrogato della natura…L’arte è un frutto che nasce nell’uomo, come un frutto su una pianta o il bambino nel ventre della madre”.