Le nature morte rivestono un ruolo di primaria importanza all’interno dell’opera di Botero e, a partire dalla fine degli anni Sessanta, alimentano con regolare continuità la seduzione di un’immagine che va ben al di là della semplice composizione di frutta e oggetti su un tavolo, per rivelarsi a volte un vero e proprio mondo a sé, ricco e diversificato, governato da regole ben precise.

Quando dipingo una mela o un’arancia, so che si potrà riconoscere che è mia e che sono io che l’ho dipinta, perché quello che io cerco è dare a ogni elemento dipinto, anche al più semplice, una personalità che viene da una convinzione profonda ”.

Ecco, per Botero il problema della forma è conferire un’immagine autentica anche agli oggetti inanimati.

Nelle sue nature morte le forme di tutti gli elementi, assimilabili talora a figure solide geometriche, propongono un impatto narrativo e spaziale che vanifica ogni possibile contestazione di tipo realistico. Le arance o le mele appaiono veramente come tali, al pari delle caraffe o dei tavoli, al di là di una dilatazione volumetrica che risulta necessaria per rispondere a quelle dichiarate esigenze che rendono Botero l’inimitabile artista conosciuto in tutto il mondo. In un simile contesto il colore interviene come opportuno elemento di ulteriore, raffinato equilibrio.

I canoni della sua “classicità”, da assommarsi al profumo ineguagliabile di una memoria nostalgica che dilata certe emozioni e atmosfere, si possono assaporare in Natura morta con frutta e bottiglia (2000), il cui particolare clima di complicità discende dalle equivalenti composizioni concepite nel Seicento dallo spagnolo Francisco de Zurbarán per arrivare quindi a Paul Cézanne, capace di infondere una spiccata personalità, se così si può dire, anche a una mela che conquista la scena. Lo stesso ragionamento vale per il violino e per il trombone, proiettati decisamente verso l’osservatore in Natura morta con strumenti musicali (2004). Di contro il paesaggio che si spalanca in Natura morta davanti al balcone (2000) tende ad assorbire compiutamente il tavolo con le arance creando un amalgama di desideri in fuga consentiti solo allo sguardo.

 

Botero
Promossa da Arena Extra e voluta dalla Direzione del Museo AMO-Palazzo Forti, la mostra è coprodotta dal Gruppo Arthemisia e MondoMostreSkira.