La religione occupa un ruolo importante nell’impegno pittorico di Botero perché il clima favolistico in cui vengono immersi i vari personaggi prescelti riflette perfettamente l’immagine percettiva di un mondo dove la realtà deve fare sempre i conti con lo sconfinamento in una fantasia che determina compiutamente i pensieri e i gesti della gente. In un simile contesto la religione si pone come un esempio di pratica del soprannaturale che permea la quotidianità da tradursi in sorpresa, in contemplazione estatica, in forma adattata a un pensiero pronto a plasmare uniformemente le cose e le persone.

Sotto tale profilo gli interpreti de Il seminario (2004) si comportano alla stregua di innocenti depositari di un sentimento che si dipana dal placido riposo del lettore, elegantemente sdraiato a terra in primo piano, per rimbalzare nell’accorata preghiera del prelato al suo fianco e pervade quindi l’attonita, rapita compostezza dei restanti effigiati. D’altro canto Il Nunzio (2004) è una variegata macchia di colore che entra a far parte del paesaggio secondo la logica delle apparizioni capaci di trasformare l’evento, per noi inatteso, in rimarcata consuetudine. Tale approccio percettivo e creativo riesce quindi a rendere plausibile anche il compiaciuto interprete della Passeggiata sulla collina (1977), un monsignore che recita il rosario muovendosi nel verde con la gonfia leggerezza di una nuvola e con la maestosa compostezza che l’abito impone.

 

Botero
Promossa da Arena Extra e voluta dalla Direzione del Museo AMO-Palazzo Forti, la mostra è coprodotta dal Gruppo Arthemisia e MondoMostreSkira.