Quando Fernando Botero affermava che “la plasticità tridimensionale o volumetrica della f orma è molto importante”, il seme della scultura era stato gettato e si rinveniva già negli acquarelli concepiti da ragazzo. In effetti le sue figure “a tutto tondo” conquistano da sempre lo spazio e sovente paiono proiettarsi dalla tela verso l’osservatore.

L’evoluzione in senso scultoreo dei suoi personaggi sembrerebbe pertanto un evento consequenziale, addirittura scontato. Ma non è esattamente così. Occorre tener conto che la loro traduzione nel bronzo non è accompagnata dal colore, un elemento fondamentale della narrazione pittorica di Botero: spogliato di tale valore timbrico (che fornisce ulteriore senso ed emozione al racconto) il risultato poteva correre il rischio di una minore caratterizzazione stilistica.

Ma Botero ha risolto brillantemente il problema rivolgendo una particolare attenzione al volume e alla tipologia delle immagini per ottenere una conquista armonica e suadente dello spazio che talora si impreziosisce di una affascinante solennità, di un intimo mistero. Emerge in proposito un interessante aggancio nei confronti di certa statuaria degli etruschi.

Botero ha guardato anche Aristide Maillol prima di venire catturato dalla sublime sintesi di Costantin Brancusi.Sia nella Donna sdraiata come ne I ballerini, non viene meno l’attenzione formale e la ricerca di uno stile personale, caratteristiche profondamente connaturate alla sua poetica. Dunque, anche in ambito tridimensionale si dispiega il suo mondo che consente all’immagine una eterna sospensione tra desideri, sogni e reminiscenze.

Così il monumentale Cavallo con briglie riesce a riemergere, nell’elegante robustezza plastica, la memoria dei giochi dell’infanzia o suggerire, al tempo stesso, la memoria di preziosi valori arcaici.

 

Botero
Promossa da Arena Extra e voluta dalla Direzione del Museo AMO-Palazzo Forti, la mostra è coprodotta dal Gruppo Arthemisia e MondoMostreSkira.