In Messico, dove sovente trascorre i mesi invernali, Botero si è innamorato del circo, rimanendo attratto dai personaggi, dai colori, dal movimento, dalla vita e dalle molteplici storie legate a uno spettacolo antico e moderno al tempo stesso, già immortalato da artisti come Picasso, Léger, Chagall e tanti altri.Un soggetto bellissimo e senza tempo” ha dichiarato in più di un’occasione l’artista. E gli mette in scena, racconta e illustra la vita del circo nella sua pienezza, soffermandosi sul lavoro degli addetti impegnati nei preparativi e indugiando sui momenti di pausa prima o dopo lo spettacolo, nei quali i membri di questa grande famiglia si ritrovano per condividere la loro quotidianità, per riposarsi dalle fatiche e per godere di occasioni conviviali.

Ma soprattutto Botero ci consegna una carrellata di ritratti di grande bellezza, da Pierrot ad Arlecchino, dalla cavallerizza impegnata nel suo numero ai clown sui loro improbabili trampoli, dall’elefante ai cavalli: un universo variopinto e un caleidoscopio di colori che innalzano la meraviglia a principio essenziale di comprensione. Infatti se il circo è il luogo fisico e mentale in cui lo stupore è la regola indispensabile al funzionamento del suo articolato meccanismo, il particolare atteggiamento creativo di Botero con le sue invenzioni ne favorisce il conseguente approdo sulla tela.

Basta soffermarsi su alcune opere per rendersi conto della validità di tale constatazione. In Gente del circo con elefante (2007) gli interpreti si comportano secondo la consuetudine del loro ambiente: il saltimbanco compie i ricorrenti esercizi ginnici, il clown si propone in maschera inforcando lunghi trampoli, la donna dalle grandi forme si mette in posa tenendo sulle ginocchia una scimmia vestita da bambino sotto il placido ingombro del pachiderma. Questo è il quotidiano che attira il gesto di Botero perché appartiene di diritto al suo modo di ricostruire l’universo e di riconsegnarlo alla nostra ammirata attenzione.

 

Botero
Promossa da Arena Extra e voluta dalla Direzione del Museo AMO-Palazzo Forti, la mostra è coprodotta dal Gruppo Arthemisia e MondoMostreSkira.