Silence

Giovedì 1 marzo 2018, dalle 18 alle 20,30 la galleria Davide Gallo, via Carlo Farini 6, 2ndo cortile Milano, ha il piacere di inaugurare la mostra “Silence”, dell’artista Takwa Abu Barnosa, terza mostra della stagione 2017/18, dopo Adeela Suleman e Rebecca Agnes, dedicata all’arte al femminile, all’impegno delle donne affinché l’arte sia veicolo di comunicazione sociale e di analisi dei fenomeni storici dell’immediata contemporaneità.

Nata a Tripoli nel 1998, Takwa Abu Barnosa a soli 20 anni ha il coraggio di raccontare la sua terra, la Libia, un paese a cui l’Italia è storicamente legato, senza veli e giudizi. Con occhio fermo e mano decisa, l’artista affronta il tema della guerra in modo virile, raccontandola con un gusto quasi da reportage. Il suo punto di vista non è quello dello storico, che ambisce ad una sintesi, ma del cronista, che scandisce gli eventi nel loro divenire, sicché le sue opere non desiderano esaltare i fatti con lo scopo di far emergere un vincitore, ma tutti sembrano vincitori e vinti allo stesso tempo.

Il rapporto tra la guerra, i media e il web, è il punto saliente della ricerca di Takwa. Per l’artista, in assenza di media locali trasparenti, la politica non è riuscita a creare una nuova realtà coesa che sappia andare oltre le diversità etniche e linguistiche della complessa società libica, sicché, quella che nacque come rivoluzione del popolo, si è trasformata in guerra civile e questa, incastrandosi con l’integralismo, le migrazioni, e la lotta per il petrolio, ha assunto i caratteri di una tragedia epocale creando nuove, immense, sacche di povertà e squilibrando le dinamiche dei paesi che affacciano sul Mediterraneo. Dal lavoro di Takwa Abu Barnosa emerge che in questo disastro, dove tutti sono contro tutti, è venuto meno il sistema dei valori tradizionali che reggono un conflitto: eroe non è più colui che vince in nome di un ideale, ma semplicemente chi riesce a sopravvivere alle sfide quotidiane sul campo di battaglia; e la guerra, non solo è combattuta da armi super tecnologiche che la rendono spettacolare come un video gioco, ma é combattuta anche in conseguenza degli impatti che le “news” hanno sull’opinione pubblica globale, sicché la spettacolarizzazione, come nei video dell’Isis, diventa parte integrante di questo nuovo, abominevole, processo di morte, ed ecco perché la spettacolarizzazione è una citazione costante nell’opera della Barnosa.

E qui tocchiamo un altro punto fondamentale della sua ricerca: il rapporto con il web. La mimesi non è più con la realtà, ma con il web che “cita” la realtà. Il materiale su cui l’artista lavora, le informazioni, le immagini, sono o assomigliano a “download”, e vengono percepite dall’osservatore come frammenti di memoria collettiva che solo grazie al suo intervento, al suo occhio fotografico, assurgono a memoria storica di un presente in costante e drammatica mutazione. Le immagini galleggiano in un’aura visionaria, come fossero sospese nel tempo, una sospensione che però non disturba, ma al contrario esalta ed enfatizza la cronaca di cui sono pregne.

Takwa Abu Barnosa gestisce anche uno spazio per giovani artisti a Tripoli, e questa ricerca la rende figura ancor più dinamica nell’impegno per la crescita dei linguaggi artistici del suo paese.

La mostra sarà visitabile da venerdì 2 marzo a venerdì 9 marzo, ogni giorno dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 19. Da lunedì 12 a sabato 7 aprile 2018, su appuntamento.