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Safet Zec

Entrare alla Scoletta della Bragora in Campo Bandiera e Moro e nello studio di Safet ZEC in Calle di San Francesco della Vigna 2817 (su appuntamento, telefono: +39 041 5207738, cellulare: +39 338 2923529) significa dare inizio a un viaggio scandito dalle immagini alla scoperta del mondo di un artista fuori dal tempo e dagli schemi per il quale la pittura è vocazione totalizzante che colpisce per la forza espressiva e fluisce, possente e straordinaria, con l’incontenibilità di un fiume in piena.

Perché è proprio questa l’impressione che si prova nell’accostarsi all’opera di Safet Zec, anche di fronte ai soggetti quotidiani: dalle sedie ai letti sfatti, il pane, i cesti di patate, le nature morte, i paesaggi, le finestre, le vedute struggenti di Venezia, i volti, gli abbracci… Un universo infinito fatto di forza, di armonia e bellezza. E qui, in questo spazio dove, intatte, restano le tracce della falegnameria che fu, si respira in modo tangibile il mestiere della pittura.

Colori, matite, bulini, punte secche, pennelli, barattoli, tavolozze, stracci, carte, tele testimoniano la convinzione profondamente radicata in Safet che l’arte si fa con le proprie mani e con la padronanza della tecnica e degli strumenti che appartengono alla tradizione e alla storia, ma che continuano a vivere nel presente attraverso una sensibilità e una ricerca artistica che si rinnovano continuamente in un linguaggio sempre nuovo che ci è contemporaneo e ci interpella per la sua potenza e la sua incarnazione del sublime.

Senza il talento accompagnato allo studio, all’applicazione, alla testardaggine, alla volontà ferrea, alla fatica e all’impegno indispensabili a raggiungere la padronanza assoluta della tecnica – afferma Safet Zec – anche l’ispirazione più alta resterebbe velleitaria.

Pittore ed incisore, Safet Zec nasce nel 1943 a Rogatica, in Bosnia-Erzegovina.

Dopo gli studi compiuti alla Scuola di Arti Applicate di Sarajevo e all’Accademia di Belle Arti di Belgrado, Zec diventa la figura centrale del movimento artistico chiamato “Realismo poetico”. Vive e lavora a Belgrado fino al 1989. A partire dai primi anni Novanta si impone come uno degli artisti più importanti del suo paese, presente nelle maggiori e più qualificate esposizioni internazionali. Negli anni che seguono è di nuovo a Sarajevo, fino al 1992 quando, a causa dalla guerra che colpisce la ex-Jugoslavia, è costretto a lasciare il proprio paese e arriva in Italia, prima a Udine e poi a nel 1998 a Venezia, che diventa per lui una seconda patria.

In Italia Zec deve ricostruire la sua esistenza e la sua attività (tutte le sue opere sono rimaste nello studio a Sarajevo). Senza fermarsi, lavora alacremente a nuove tele, disegni e incisioni. Già nel 1994 è pronto per la prima mostra in Italia, con questi nuovi lavori. Soltanto una decina di tele, arrivate da una galleria tedesca, sono testimonianza dell’opera precedente di Zec. Espone in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, con oltre 100 mostre all’attivo. Dalla fine del conflitto nei paesi della ex-Jugoslavia, Zec ha ripreso un’assidua frequentazione con la sua terra. Lo “Studio-collezione Zec”, nel cuore di Sarajevo, è stato riaperto ed è divenuto un centro di iniziative culturali, oltre che sede espositiva delle sue opere.

Tra le innumerevoli esposizioni personali, si ricordano le più recenti in Europa:

“Il Pane della Misericordia” – Santuario di Loreto – Cantine del Bramante (2016) – Musei di San Salvatore in Lauro – Roma (2016-17); “La peinture et la vie” – Musée de l’Hospice Comtesse – Lille (2016-17); “Allegories of Fate” – Panorama Museum – Bad Frankenhausen (2015-16); “La pittura come miniera”- Fondazione Benetton Studi Ricerche – Treviso (2015); “Deposizione”- Cappella della Passione, Chiesa del Gesù – Roma (2014); “L’opera incisa” retrospettiva di disegni e incisioni – Villa Manin di Passariano (2013); “Capolavori senza tempo” importante personale alla Rotonda della Besana – Milano (2012); “Il potere della pittura” personale antologica al Museo Correr – Venezia (2010).

Oggi Safet Zec vive ed opera tra Sarajevo, Pocitelj, Venezia e Parigi. Il corpus calcografico ammonta ad oltre 250 lastre.