Tra segni e pensieri…Viaggio

Sabato 20 ottobre alle 17, presso il Circolo degli Artisti di Pozzo Garitta, ad Albissola Marina (SV), si terrà l’inaugurazione della mostra personale di Ingrid Mijich dal titolo “Tra segni e pensieri…Viaggio“.

Il percorso genealogico di Ingrid Mijich – scrive Maria Teresa Gostonisi è ormai attestato su valori artistici ben consolidati. La sua pittura, dalle linee nette e ben definite, affonda le radici nella cultura primitiva e nella filosofia greca, per spaziare poi nell’ arte rinascimentale, nel buddismo , nella psicologia.

La cifra fondamentale della sua arte è caratterizzata da due figure geometriche, il cerchio e il quadrato, con colori che vanno dal rosso fuoco al sottobosco e una tecnica composta da smalti, acrilici, sabbie, ceramica.
Il cerchio ed il quadrato esprimono il desiderio di armonia ed equilibrio tra cielo e terra, tra Dio e l’ uomo; la natura è interpretata e rivisitata attraverso la geometria ed i colori, in particolare il rosso, simbolo dell’ origine della vita; in ogni composizione traspare l’ anelito alla serenità, alla stabilità, così difficile da raggiungere per l’ uomo moderno.

Ingrid Mijich vive e lavora a Cosseria in provincia di Savona.Nata a Fiume nel 1947 si trasferisce a Torino giovanissima: completa gli studi artistici sotto la guida di insegnanti quali Francesco Casorati e Mauro Chessa.

Negli anni 70 si stabilisce a Carcare in val Bormida dove svolge la professione di docente di materie artistiche.
Continua in parallelo a dedicarsi alla pittura, alla ceramica e alla fotografia, partecipando ad esposizioni e laboratori.
A Carcare promuove mostre e tiene corsi di arte all’ UniValbormida.

Dal 2014 organizza “ INCONTRI ACQUERELLATI” una rassegna annuale interregionale per promuovere l’ incontro e la conoscenza di artisti di varie regioni.

Dal 2012 si dedica in modo particolare alla ceramica modellata frequentando lo studio dello scultore ceramista Ylli Plaka a Savona.

Attualmente e’ corresponsabile artistica dell’ Associazione Ceramica Vecchia Mondovì.
Approfondisce anche la tecnica dell’ acquerello con l’ artista Roberto Andreoli insieme alle “Signore della pittura” associazione di Mondovì di cui fa parte.

E’ membro dell’ associazione di Arte Contemporanea QUIARTE di Savona e della associazione COMITATO RIGORE ARTISTICO di Albissola.

Partecipa sia come pittrice che come ceramista alle numerose mostre ed iniziative culturali ed artistiche in Liguria e in Piemonte.

Mi presento – scrive l’artista – citando un celebre quadro di Paul Gauguin : “Da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo”.
Come tutti nel viaggio della vita anch’ io sono alla ricerca delle risposte a queste domande. Questa ricerca mi ha spinto da sempre ad esplorare il mondo che mi circonda, il visibile, la natura ma anche il mondo interiore delle sensazioni e delle emozioni, muovendomi tra figurativo e astratto.

I segni del mio modo di comunicare sono i colori: rosso e nero, custodi del mistero dell’ esistenza, le terre, i gialli, i verdi, i blu, presenze vitali della natura nella quale amo immergermi.

Spazi sabbiosi, profili di alture, orizzonti, frammenti di terracotte inducono a pensare alla nostra presenza su questa terra dove ogni orizzonte può rappresentare l’ incognito, la speranza e la necessità di progredire.

Il linguaggio della poesia, della musica e dell’ arte permette di avvicinare i popoli e le loro comuni necessità di convivere e comprendersi a vicenda per aprire porte e creare ponti su questo pianeta.

I libri, che in questa società digitalizzata sembrano perdere la loro funzione materica e tangibile, sono testimoni, nelle mie ceramiche, del loro ruolo, indispensabili per dare continuità alla trasmissione della conoscenza come risposta agli interrogativi dell’ esistenza umana.

 

Circolo degli Artisti
Pozzo Garitta, 32 17012 Albissola Marina (SV)

www.circoloartistialbisola.it
circ.artistialbisola@libero.it

Carlo Giusto e la voglia di raccontar(si)

Scrive Silvia Campese : “Oggi come ieri, Carlo Giusto trova la sua profonda dimensione ontologica nella pittura. Alla ricerca del “varco montaliano” che chiuda il cerchio, che sveli il segreto di una ricerca continua, dove Giusto ha percorso le strade della sperimentazione restando sempre fedele a se stesso.

Locandina web della mostraDifficile individuare una sintesi, capace di raccontare una vita dedicata all’impegno civile e all’arte. Per questo la mostra, ospitata nella prestigiosa e storica sede del Circolo degli Artisti, a Pozzo Garitta, racconta due momenti precisi dell’esperienza pittorica che, secondo l’artista, “chiudono il cerchio. Ma l’anello vacilla”.

I due momenti raccontati a Pozzo Garitta, la pittura degli anni Cinquanta e quella dal Duemila all’oggi, sono il file rouge di una lunga riflessione artistica che si incontra e scontra ritrovandosi, a distanza di mezzo secolo, nella radice del proprio significato. Cambiano i colori, il tratto si evolve, ma la ricerca del senso della vita resta il concetto alla base dell’opera. L’anello si chiude nel legame tra la pittura degli anni Cinquanta e l’oggi, ma qualcosa vacilla e le certezze saltano ancora una volta. La risposta cercata non è stata raggiunta e l’opera continua, in un lavoro costante, nel proprio laboratorio, tra tele, che profumano di storia, pennelli di ogni misura e colori.

«Ho iniziato a dipingere nel 1954 – racconta Giusto -. Prima ho dedicato alcuni anni alla lettura e allo studio della storia dell’arte. Non ho frequentato l’Accademia: volevo essere allievo di me stesso. Un uomo libero. Libertà che conobbi fin dai quattordici anni, quando salii in montagna a combattere coi Partigiani».

Un bagaglio di esperienze che rifugge il figurativo. Se si esclude una prima fase, dedicata al paesaggio, dove una eco impressionista, ma ancor più divisionista nelle scaglie delle pennellate, richiama il figurativo, la via scelta è quella dell’astrattismo. Le figure ritornano attraverso il collage e nelle tele vicine alla Pop Art, dove sagome di corpi fluttuano in una danza. Il tratto pittorico, già negli anni Cinquanta, proprio come oggi, guarda alla libertà delle idee, in un linguaggio informale, dove rigore e caos si rincorrono. È lo stesso artista a parlare, a proposito delle tele del 1950, di «spontaneità, libertà suggerita dalla geometria dei prati, dai campi delle langhe, dalla verticalità dei marmi di Carrara».

Il paesaggio viene interiorizzato e trasformato in un susseguirsi di linee e campiture coloristiche in cui la forma è rinnovata dal pensiero. Proprio qui, però, sta il passaggio compiuto tra i quadri del ’50 e quelli odierni: se allora esisteva una rielaborazione del figurativo, oggi non esistono un riferimento, un’immagine di partenza. L’esercizio è puramente mentale, in una ricerca tra i ricordi, ma soprattutto scavando nel mare magnum dell’inconscio e del non detto.

«Quando inizio a dipingere – dice Giusto – non ho un bozzetto o un’idea precisa. Lascio alla mano la libertà di cominciare velocemente a macchiare la tela. Poi mi fermo: ho davanti agli occhi una trama intricata e aggrovigliata. In ogni macchia cerco qualcosa che non conosco, qualcosa di nuovo».

Solo a questo punto subentra il raziocinio e la sapiente mano mossa dall’esperienza. La ricerca tra volontà e libertà trova un equilibrio narrativo che emana una vis attrattiva per lo spettatore: la stessa di cui parlava Stelio Rescio, nel suo testo dedicato a Giusto dal titolo “La cultura savonese liberata dall’autarchia del regime”.

La voglia di comunicare, ma soprattutto la fiducia nel mezzo pittorico come strumento di dialogo e comunicazione sono la nuova via della libertà, la nuova strada per non arrendersi al momento storico, dove l’incomunicabilità tra uomini sembra prevalere. “Voglia di raccontare” è un titolo ricorrente, assegnato alle opere più recenti. L’arte resta l’unica strada: da qui la dedizione, mentale e fisica, con cui l’artista si dedica al lavoro, per ore e ore, nel suo studio.

Lo spettatore resta l’interlocutore ideale con cui Giusto, alla soglia degli 88 anni, vuole instaurare un rapporto. Con cui continua a dialogare, spesso a distanza, per interrogarsi, insieme, sul senso dell’esistenza.” – Silvia Campese

Continuità – Dipinti di Carlo Giusto
Circolo degli Artisti
Pozzo Garitta, 32 17012 Albissola Marina (SV)
Dall’11 al 26 febbraio 2017

www.circoloartistialbisola.it
circ.artistialbisola@libero.it