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Disadorna e altre storie

Storie sospese, schegge di vite. Dario Franceschini, ministro per i Beni Culturali e il Turismo, torna al suo mondo di narratore con ‘Disadorna e altre storie‘, appena arrivato in libreria per La Nave di Teseo.

 

Il politico-scrittore, tradotto in Francia da Gallimard, che ha esordito come romanziere nel 2006 con ‘Nelle vene quell’acqua d’argento‘, con cui ha vinto fra l’altro nel 2007 il Premier Roman di Chambery, questa volta ha scelto il racconto, una forma narrativa che nell’era dei social e della velocità dovrebbe avere più fortuna e invece continua ad essere sottovalutata.

In meno di cento pagine, dedicate alla piccola figlia ‘Irene che ride al giorno’, si sviluppano venti racconti senza titolo quasi a comporre un romanzo per frammenti in cui si ritrovano anche i luoghi, Ferrara o il Delta del Po, originari e cari a Franceschini. Anche se il ministro-scrittore ricorda in apertura del libro – citando il giornalista e scrittore Gian Antonio Cibotto, scomparso nell’agosto di quest’anno – che “è’ inutile cercare sulla carta le località nominate. L’esattezza geografica non è che una illusione. Il Delta padano, per esempio, non esiste. Lo stesso dicasi, a maggior ragione, per Scano Boa. Io lo so, ci sono vissuto”. Il titolo fa riferimento alla prima storia di cui è protagonista uno scrittore di Bogotà, Paco Tovar, in crisi creativa, che ritrova l’ispirazione nella stanza di un albergo sul Delta del Po, vuoto da oltre 40 anni. “Tutto sommato la camera era decente, anche pulita, ma si intuiva che non veniva abitata da molto tempo, forse dall’aria stantia o da quei colori sbiaditi, chissà” scrive Franceschini.

L’ultimo racconto vede invece un ex ministro, ormai anziano e malato di Alzheimer, che non ricorda più di essere stato un politico importante, ritrovare la memoria tornando con la nipote nella sua città, Ferrara, dove Franceschini è nato nel 1958. Nel viaggio compiuto con Disadorna troviamo poi un contadino analfabeta, Nebore Morelli, che a 85 anni passati comincia a suonare all’improvviso il violino del nipote; Angiolina che cuce, nel “maledetto buio del coprifuoco”, la notte prima della liberazione di Ferrara, un grande tricolore; Bruno Guarelli che cambia vita quando gli viene recapitata, in un pacco grande “come una stanza” alla stazione di Borgovelino, una motocicletta col sidecar e nel 1950 parte verso Parigi.

Commovente la storia del siriano Nizar in cui c’è la Roma multietnica dell’Esquilino, di piazza Dante, dove una gelida mattina di gennaio quest’uomo, diventato un barbone, viene trovato morto di freddo. Dopo aver perso tutto, anche la dolce e bella Aalia, a Nizar restava solo una borsa con le ruote in cui i carabinieri trovano libri scritti in tutte le lingue più antiche del mondo. Tra sogno e nostalgia, Franceschini – che è anche autore del romanzo ‘La follia improvvisa di Ignazio Rando’, diventato uno spettacolo teatrale, e di ‘Daccapo e ‘Mestieri immateriali di Sebastiano Salgado – mostra anche una vena umoristica.

Come accade nella storia del magistrato che durante un noiosissimo discorso, all’inaugurazione dell’anno giudiziario, viene avvolto nella tela che un ragno tesse attorno a lui, o nel racconto che vede un uomo con la passione di osservare le altre persone attraverso le fessure, innamorarsi di una donna intravista nello spazio vuoto tra due sedili del treno.

Con ‘Disadorna e altre storie’ Franceschini è protagonista di un minitour che, dopo la prima tappa il 20 settembre a Milano, lo vedrà sabato 23 settembre a Ferrara, con Daria Bignardi e Diego Marani e lunedì 25 a Roma, con Marino Sinibaldi e Paolo Fresu e letture di Alberto Rossatti e il 10 ottobre al Circolo dei Lettori di Torino con Chiara Fenoglio.

da ANSA.