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Una grande avventura

Scrive Anna Soricaro a proposito de “Una grande avventura” : Un film documentario ispira una nuova mostra di arte contemporanea in cui cinque artisti vivono la grande avventura della concettualità, dell’astrazione meditata, a volte materica altre volte gestuale, dai tratti certosini e ricamatori o dai gesti impulsivi e di impatto. Una mostra avvincente che porta in dimensioni diverse, in altrove indefiniti.

Sergio Oddone, tecnica mista su tela
Sergio Oddone, tecnica mista su tela

Il testo è stato prescelto perché questo evento sia una grande avventura che ha l’obbligo di trasportare l’osservatore in dimensioni grandiose. Questo sarà uno spettacolo mai visto prima,creato da cinque artisti prescelti per la magia che ognuno sa regalare: Marco Baruzzo, Stefano Catalini, Korso, Sergio Oddone, Juri Perin sanno distinguersi con classe ed eleganza in una mostra in cui esplosioni concettuali avvolgeranno l’osservatore in un tripudio travolgente e coinvolgente.

Marco Baruzzo dipinge per scaricare la tensione quotidiana, per questo siamo davanti ad un’arte emotiva ed emozionale che attraverso una gestualità piccola e ravvicinata crea vasti campi di colore in cui smarrirsi. Eh sì, non si può che perdersi in quell’intrigo estetico realizzato ad occhi chiusi, di ginocchia per terra; spinto da origine ignota l’artista si lascia prendere dallo stato emozionale generatore per sprigionare ogni sensazione sul supporto. Non sempre c’è un motivo ispiratore, spesso c’è l’esigenza di dipingere, per Baruzzo l’arte è un bisogno lontano dalla necessità di manifestare cosa si voglia comunicare. Questa arte è sempre diversa e non può essere diversamente poiché dettata da un animo mutabile diviene una priorità cardinale per liberarsi dal quotidiano e perdersi nelle emozioni attraverso acrilici e dita che danzano in punta di piedi sul supporto, mossi dalla musica della passione per l’arte creando spazi grandiosi di colore dall’eleganza indiscutibile.

Con Stefano Catalini l’arte nasce dal vissuto, dai ricordi anche dell’infanzia. Affidando un elevato valore tattile alle sue opere l’artista evidenzia come azione e materia siano elementi fondamentali per la comprensione . La materia è, in fondo, una forma di vita che, con discrezione e pulizia, diviene protagonista delle opere, mai invadente, in punta di piedi sembra danzare sulle opere come mezze punte a teatro. Partendo dal principio secondo cui l’opera si costruisce con il tatto si assiste a studi cromatici, ripartizioni visive e campiture di grande impatto sia visivo che tattile. Con le opere di Catalini si assiste ad una completezza tra il tatto e la vista, in una scoperta continua dell’opera d’arte che diviene un mondo da esplorare in una danza gestuale sapiente e matura.

Korso si avvale di una leggera materia insieme a colori sempre soavi per tratteggiare ciò che segretamente lo ispira. Paesaggi, attimi, situazioni, vengono rappresentati con una grazia suprema attraverso sovrapposizioni mai invadenti, la cui leggerezza della materia intrappola il colore imprimendolo sul supporto. Spesso la materia nelle opere d’arti è corposa e determinata sulla superficie, con Korso si adagia al supporto accogliendone modifiche ed alterazioni. Un’arte che fa la differenza perché riesce a mettere a tacere il pubblico lasciando che si perda tra i toni e che indaghi l’attenzione con cui ogni dettaglio acurato ed attento riuscendo a fare una grande differenza.

Sergio Oddone è ispirato dalla geometria come si palesa immediatamente dalla visione di forme astruse, non sempre definite, che aleggiano sulla superficie, ma non solo: il mondo dei motori lo stimola esprimendo con pennarelli su fondi di carta forme che si librano quasi ad apparire opere cosmiche. Molti studi, incontabili tentativi hanno determinato la scelta di una tecnica alternativa e poco comune che crea tridimensionalità stimolando la fantasia nella ricerca quasi obbligata di dare nome alla forma creata. A volte i colori si combinano dando vita a tonalità particolari, la mano si muove libera alla ricerca di forme sempre differenti prediligendo fondi sempre diversi che accendono o spengono l’entusiasmo di chi osserva. La leggerezza di un’arte poco comune viene intensificata dalle grandezze delle forme, non si ferma ai piccoli formati l’artista, ma si cimenta in dimensioni grandi che fungono da trappola per lo sguardo lasciando l’osservatore quasi sospeso nell’intrigo visivo che si spegne o nasce dal colore del fondo. E’ indubbiamente un’arte fuori dal comune la cui semplicità intriga e sorprende, frutto di una mano meticolosa e sapiente che sa fare la differenza nel panorama artistico di oggi.

Juri Perin si inserisce a metà tra figurazione ed astrazione poiché ogni paesaggio non è convenzionale né mai chiaramente identificativo. Lavorando con toni pacati e romantici alterna visioni sempre diverse lasciando trasparire rilassatezza, serenità e pace in un mondo di per sé frenetico ed avvincente creando un genere d’arte sereno e per questo avvincente. Un giovane grande artista che sa ben distinguersi in un presente artistico ricolmo di immagini ripetute e comuni, attento e perspicace nel saper fare la differenza.

[…..] E’ un’avventura, una grande avventura…voglio portarvi in dimensioni in cui non siete mai stati prima…voglio regalarvi uno spettacolo che non si era mai visto prima.
Who is it, USA, film documentario 2009, direzione Kenny Ortega, Michael Jackson

 

Una grande avventura
CENTRO CULTURALE ZEROUNO
Barletta (BT) – dal 2 al 12 ottobre 2017
Via Indipendenza 1 (76121)
+39 0883521891
arte@zero-uno.org
www.zero-uno.org

Vento e sole con le stelle

[…] ‘Che tu possa avere il vento in poppa, che il sole ti risplenda in viso e che il vento del destino ti porti in alto, a danzare con le stelle’ Blow, film di Ted Demme, USA 2001.
 
Una citazione che è un augurio semplice in un periodo storico e sociale abbruttito da ogni forma di evento; un invito ai giovani, ai figli perché tutto possa essere leggero e perché nell’arte si trovi la dimensione per riflettere, gioire e fortificarsi. In un evento di fine estate si è pensato alla libertà artistica come forma di espressione suprema perché con le opere d’arte si possa davvero riuscire a distrarsi, librarsi e trovare la carica positiva per danzare con le stelle.
 
Un inno alla libertà artistica e alla leggerezza di esprimersi quello dei quattro artisti prescelti Carla Freddi, Enrica Mazzuchin, Antonio Giovanni Mellone, Milena Tortorelli; astrazione e figurazione volutamente a confronto, tecniche differenti, gestualità e tratti sorprendenti, slanci cromatici avvincenti, ricerche che lasciano riflettere, donne e natura, colori intensi e vibranti, semplicità e complessità. Fortificante ed avvincente è il percorso espositivo diviso in due sale in un evento differente dal consueto affinchè l’arte riesca a far splendere il sole nel viso di chi osserva, sia da stimolo in chi dipinge e serva a non arrendersi con il ‘vento in poppa’.

Carla Freddi lascia che l’osservatore si perda in orizzonti rasserenanti e colori emozionanti. Protagonisti indiscussi di un’arte soave e leggiadra i toni individuano una raffinata ed elegante poesia visiva in cui rime e frequenza sono dettati dai gesti, mai invadenti o fuori posto. In quest’arte non c’è dripping, non c’è un istinto che si scatena sul supporto, come spesso accade, c’è pace, serenità e tanta meditazione in soluzioni di grande impatto che si impongono con determinazione agli osservatori. Le emozioni dell’artista vengono impresse sul supporto, è così che il colore diviene vita ed ogni opera ha la capacità di accogliere ed avvolgere l’osservatore nel suo grande affascinante mistero.

Enrica Mazzuchin lascia che il pubblico si districhi tra forme non concrete e colori intensi e fervidi in una musica estetica sempre vibrante, coinvolgente e dinamica. Un’arte in continuo divenire è segno di una mano esperta e matura che si muove con abilità e grandezza sul supporto. Si assiste ad una dispersione dei colori che sono la traduzione di sentimenti e attimi di riflessione che si imprimono come solchi indelebili. Un’arte avvincente quella della Mazzuchin che lascia che lo sguardo non si fermi mai e che sia in continua ricerca, partendo dalla descrizione della natura si giunge ad un linguaggio onirico per un altrove che può sempre e continuamente modificarsi.

Antonio Giovanni Mellone è maestro d’arte che con la sua maturità pittorica unitamente alla poliedricità, meglio ‘eclettismo’ come lui stesso lo definisce, spazia tra tematiche sempre differenti che vanno, in ordine non preciso, dai ‘cavalieri’ al ‘luminismo’ e ai ‘Moai dell’isola di Pasqua’ per fermarsi in questo evento alle ‘donne’, dame aggrazziate, dai tratti sempre rettilinei che definiscono scene dai colori intensi mai invadenti per soluzioni finali sempre molto accurate. E’ una figurazione per nulla convenzionale quella di Mellone, decisamente accurata che si avvale di linee e forme geometriche per tratteggiare donne dagli sguardi spesso bassi, inquadrate nei contesti e particolareggiate nelle forme.

Sempre composte, eleganti si pongono con gran classe anche quando sono chinate a raccogliere olive, sono il risultato di una mano esperta, di una mente colta e di un animo sensibilissimo per una soluzione finale di gran classe. E’ un’arte meditata ed elegante che si impone con determinazione nel panorama artistico di oggi certo di lasciare un segno evidente e preponderante nella storia dell’arte.

Tratti fugaci, a volte confusi, marcati e mai pesanti appaiono danzare sulla superficie, sinchè l’estasi della creazione non termina, questa è l’arte di Milena Tortorelli che in un turbamento emotivo dipinge volti dai cromatismi intensi con grande abilità, calibrando i toni che inquadrano perfettamente la posa, gli sguardi, i dettagli. Una palesata pittura del non finito emerge a primo acchito, segno distintivo ed alternativo che lascia subito comprendere lo studio e la ricerca che ogni opera sottende; la Tortorelli non è un’artista qualunque, non è l’appassionata d’arte che disegna tutto ciò che vede, nelle forme e figure iperrealiste e realiste che spesso si trovano in figurazione, con lei si va oltre: a tutto c’è un perchè, almeno mentale, di fronte a questi volti c’è una passione insita che chiama l’artista e quasi la costringe a dipingere. L’incompiuto e l’indefinito sono la grandezza di un’artista che ha raggiunto alti vette e che mira ad andare sempre più in alto.

Vento e sole con le stelle
CENTRO CULTURALE ZEROUNO
Barletta (BT) – dal 13 al 27 settembre 2017
Via Indipendenza 1 (76121)
+39 0883521891
arte@zero-uno.org
www.zero-uno.org

Tra lucidità e follia

Mostra collettiva d’arte contemporanea dal 24 agosto al 7 settembre 2017 presso il Centro Culturale ZeroUno (Via Indipendenza 1, Barletta) a cura di Anna Soricaro. Espongono gli artisti Franco Bulfarini, Ilaria Finetti, Giovanni Greco e Monica Menchella

In una estate afosa che volge al termine è un film storico tratto dall’omonimo romanzo di James Jones ad incuriosire gli osservatori. Un film noto a molti il cui titolo si riferisce ad un verso di Kipling «tra la lucidità e la follia c’è solo una sottile linea rossa» che lascia riflettere al mondo di oggi in fuga verso l‘inferno, alla quotidianità corrosa da tanta pochezza e malvagità.

Tra talento e leggerezza è la libertà a prendere il sopravvento tra i tratti concettuali di quattro grandi artisti: Franco Bulfarini, Ilaria Finetti, Giovanni Greco, Monica Menchella che si sono dedicati alla libertà di espressione e tutti insieme sono riusciti a non farsi toccare da nulla. Opere d’arte come miracoli artistici, create tra la lucida-folle passione di un amore per l’arte che, attraverso le abili mano di quattro protagonisti, riescono a sorprendere il pubblico e zittirlo tra toni e gesti, tecniche inconsuete e ricerche alternative, tratteggi unici e modalità espressive fuori dal comune. Un inno alla libertà attraverso l’arte che si pone con semplicità per chi guarda e che consente di staccare dalla routine e far sentire l’osservatore libero di non essere toccato da nulla.

Franco Bulfarini si avvale del suo forte legame con il sociale e il contesto umano per creare opere intense ed attente, ricercate e sempre ben studiate. Avviando le sue creazioni con l’iperrealismo è proteso nella ricerca continua di un senso, di un perchè al nostro operare avviando una esplorazione cosmica sino alla creazione del ’determinismo estetico‘.Creativo di grande portata, tra astrazione e figurazione si avvale, in particolare, di quella che definisce ‘figurazione avveniristica’ con l’obiettivo di porre l’osservatore in una dimensione diversa. Lungi dal rappresentare lo spazio, si avvale di immagini costruite dalla sua mente rese con opere squadrate che raccolgono e contengono forme circolari con cui si intersecano altre geometrie in un tripudio di concettualità che intrigano e lasciano riflettere l‘osservatore. Ogni opera d’arte è un piccolo cosmo, sia a livello interiore poiché frutto di studi, riflessioni e pensieri, che a livello esteriore perché piccolo concentrato di un mondo ideale infinito. Continuamente teso a rappresentare la luce, con i toni trova e giunge in luoghi inesplorati aprendo sempre lunghe riflessioni.

Ilaria Finetti è un’artista determinata nella sua semplicità: con l’acquerello su carta lascia che la mano si muova ispirata dalla quotidianità, dal suo lavoro, dalla magia della creazione umana. E’ una tecnica leggera e delicata quella dell’acquerello, è innegabile, la complessità sta nella sua applicazione e nell’utilizzo sapiente, ma la Finetti riesce pienamente a dare carattere e determinazione attraverso i toni, scuri ma non troppo, definiti e precisi. Si assiste alla precisione del tratto e alla concettualità di ogni disegno, dagli embrioni che custodiscono la nascita alle piante che si palesano con grazia. E così pare di essere in un mondo favoloso tra i gesti della Finetti, in cui librarsi naturalmente guidati dalle linee ricurve di uno spirito semplice che sa fare la differenza nel panorama artistico di oggi.

Giovanni Greco è un artista completo poiché ha avuto un percorso che l’ha portato dal figurativo all’astratto attraverso un percorso nato da un bisogno intimo e da un interesse verso il segno, la materia, il colore. Uomo pragmatico di natura, trasferisce nell’arte la sua concretezza in una materia così leggera che riesce anche a non essere percepita. Un’arte realizzata sui materiale più diversificati, come il cartone da imballaggio riesce ad essere sempre elegante e raffinata in una scelta libera e mai programmata del colore. Irrigidendo ed ispessendo il supporto vi appone graffi e solchi dando così vita a ciascuna opera, come nella vita di ognuno: i graffi e gli eventi ispessiscono memoria e corpo per una forza ed un grinta che consentono di andare avanti e reagire. Losanghe di colore, scritte, toni e formati sempre diversi si impongono allo sguardo dell’osservatore con una grazia estrema, senza essere mai invadenti ed in questo risiede la grandezza di quest’arte che si avvale dello spessore della materia e della semplicità del supporto per incuriosire e sorprendere.

Monica Menchella sente l’arte con una interiorità straordinaria, dipinge da molto tempo avvalendosi di una leggiadra tecnica mista creando opere concettuali che non sono astratte e non sono figurative. Lasciandosi andare alla sensazioni che la invadono e pervadono è affascinata dal colore che sceglie in base ai momenti che vive. Rintracciando in tutta la produzione artistica il blu come filo rosso di tante creazioni individua dimensioni, sagome, e spazi che libera su diversi supporti, dalla carta al legno ed invade e pervade ogni opera della sensazione che si libera nel momento stesso in cui crea. Essendo molto credente le opere sono anche intrise dello spirito religioso; l’arte è per Menchella uno strumento per dire le proprie sensazioni nell’identificazione di spazi sempre eterei, grandiosi in cui perdersi tra colori, gesti e figure. Un’arte rilassante ed avvincente insieme che intriga l’osservatore alla volta di una comprensione e che mostra una mano abile e poliedrica che si dedica anche alle installazioni alla stregua di grandi artisti e che lascerà un grande segno nell’arte contemporanea.

 

Tra lucidità e follia
CENTRO CULTURALE ZEROUNO
Barletta (BT) – dal 24 agosto al 7 settembre 2017
Via Indipendenza 1 (76121)
+39 0883521891
arte@zero-uno.org
www.zero-uno.org