Stories

Scrive Marina Guida a proposito della mostra ‘Stories e del duo artistico J&Peg: “Corpi che diventano sculture; sogni ed incubi che strutturano la trama della realtà; visioni che diventano proiezioni; la vita che diventa un palcoscenico e la finzione scenica che s’insinua nelle pieghe della vita reale; verità, verosimiglianza, simulazione e finzione; la fotografia che incontra la scultura, la pittura, la computer grafica, la scenografia, l’installazione, l’azione.

Partendo da questi elementi Antonio Managò e Simone Zecubi, in arte J&PEG, riproducono il mondo, consegnandoci un inquieto universo popolato di fantasmi e allegorie, assemblando modelli iconografici desunti dalla storia dell’arte, dalla mitologia, dalle religioni, da antichi e nuovi miti e riti; fondendo pezzi di mondo, frammenti di visioni, fatti di cronaca, stati dell’essere, in un grande atemporale puzzle, disseminato di incongruenze visive e sorprendenti fantasmagorie.

Imbattersi nelle loro fotografie è come entrare in una dimensione parallela, sospesa tra sogno e realtà. Può capitare di essere catturati ora della nitidezza dei dettagli delle composizioni fiamminghe, ora dallo splendore cromatico delle serigrafie wharoliane; o smarrirsi in talune opere che sembrano concepite a cavallo tra gli incubi lucidi del “Giudizio Universale” di Hieronymus Bosch e set fantasy di derivazione cinematografica; o ancora di essere risucchiati dal buio di certe visioni caravaggesche, o dall’ipercolore acido e squillante di alcune opere di Rosso Fiorentino. I due artisti scompongono e rimescolano gli elementi dell’atto creativo nelle loro opere, fondendo la materia, la forma, la finalità ed il fare manuale; anticamente le quattro cause del concetto aristotelico di téchne, cioè la capacità dell’uomo di creare e di produrre opere.

La materia è presente nella veste di una realtà ripresa e riprodotta; la forma è data all’opera attraverso l’uso combinato di tecniche e molteplici linguaggi; la finalità consiste nel mettere criticamente in evidenza le moderne modalità della fruizione dell’arte e delle immagini ai tempi dei social media e del web, ma anche i modelli sociali che questo utilizzo determina, e, più in generale, i comportamenti dell’uomo contemporaneo in quanto tali; e in fine, non manca certo la mano e soprattutto la mente degli artisti, una vera e propria causa efficiens, in cui sono messe insieme, prima con il pensiero e l’idea e poi con l’opera stessa nella sua realizzazione, le altre tre cause o elementi della creazione della fotografia, pensandola previamente ed elaborandone i concetti, le strutture e i componenti, in un vero e proprio atto di astrazione.

E’ tuttavia nel rimescolamento di questi elementi dell’opera d’arte, e di quelli che concorrono alla sua realizzazione, che il processo creativo dei J&Peg si allontana decisamente dal modello di fotografia classica e palesa non solo di avere i piedi saldamente piantati nella modernità, o meglio nella contemporaneità del nostro vivere ed agire, ma di essere un valido strumento di indagine della realtà stessa, e del medium fotografico, per approdare ad un tipo di ricerca che non esiteremmo a definire: metafotografica. Questo si scorge fin dalla prassi con cui sono realizzate le opere, che è diversificata e complessa. Guardandole, siamo di fronte a realtà dissimulate, scomposte e ricomposte, identità apparenti, celate ed evidenziate, diverse a seconda del punto di vista e della prospettiva che l’osservatore sceglie di assumere.

C’è una materia manifesta: gesti quotidiani di persone, figure perturbanti in posa, che ci parlano di potere, dominio, incomunicabilità, alienazione, come nelle opere “ LD 03-943” oppure “LD 01-955”; oppure di stati dell’essere, come la metamorfosi della creatura in trasformazione di “R02” del 2010; o di spinta verso l’evoluzione come nelle opere, “Smell Out” del 2010, e “Freedom Ride” del 2010; oppure prendono spunto da fatti di cronaca accaduti in passato, come il terremoto che devastò Haiti nel 2010, nelle opere “Caso 02-010” e “Caso 010” entrambe del 2011. I soggetti sono scelti in parte tra i modelli della cultura iconografica occidentale, in parte da immagini mentali ideate per la loro posa plastica, al fine di dare vita a nuove, atemporali, icone. Nelle opere del ciclo realizzato per la mostra “J&Peg/G8” del 2012, le figure apparivano da sole o in gruppi, parzialmente celate da veli, i quali come dei diaframmi frapposti tra l’opera e l’osservatore, ne trasfiguravano i dettagli ed i contorni, senza tuttavia impedirne la visione completa; nel ciclo più recente, a colori, realizzato tra il 2018 e 2019, appaiono collocate dietro un elemento trasfigurante, parziale, che ne lascia intravedere le forme.

In virtù del modo di essere trasfigurate dai vari strati di veli frapposti, rispetto alla loro piena e completa percezione, queste figure risultano essere vere e proprie allegorie di una realtà “altra”. In entrambi i casi, in questi due cicli fotografici, il piano della realtà ripresa e raffigurata, e quindi della materia, risulta essere più d’uno, si tratta in buona sostanza della rappresentazione di una realtà in cui noi fruitori dell’immagine, ci rispecchiamo, perché siamo chiamati a leggere, dietro i veli, le storie che le figure nascondono e al tempo stesso rivelano. In tutti i cicli fotografici ora in mostra, quello che il visitatore osserva, non è la mera fotografia di un istante colto e fissato una volta per tutte, e non è nemmeno il rimaneggiamento dello scatto fotografico in un atto successivo di postproduzione, ma è la molteplice rielaborazione e ripresa di figure messe in scena, su cui gli artisti sono intervenuti in qualche caso con la pittura e il cui risultato è stato ulteriormente ripreso e successivamente riprodotto in fotografia, fino a diventare un tutt’uno, come un’opera quasi totale per la laboriosità e la sovrapposizione di interventi ormai diventati indistricabili tra di loro. Chi può dire ormai a quale categoria quest’opera unica e d’insieme appartiene?

Nel loro risultato, nello scatto finale, queste opere sono riproducibili, come le immagini consumate fugacemente nel web e nei social media, con tutte le distorsioni che ciò comporta. Questo contrasta però, paradossalmente, con il fatto che appare, invece, quasi del tutto irripetibile la loro stessa riproduzione, se non fosse altro che per la loro complessa realizzazione materiale e formale. Ai tempi della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte ciò è, tuttavia, un fenomeno che contraddistingue profondamente la fruizione dell’arte ed è ancor più evidente se si considera l’uso dei social e delle tecniche digitali, e l’infinita diffusione di immagini e parole nella profondità del web. Il web, da questo punto di vista, è come la notte in cui tutte le mucche sono nere – come descriveva Hegel nel suo “Prefazione alla fenomenologia dello spirito” – che tutto accoglie e in cui nulla sembra perdersi o potersi cancellare, ma in cui nulla si distingue più e nulla dura più dell’istante in cui si consuma, pur rimanendo nello spazio buio di un’eternità che appare persino più eterna dell’eterno divino e religioso.

Non è dunque un caso che i J&Peg si chiamino J&Peg – che a partire dal loro nome d’arte, dimostrano l’attitudine alla riflessione per quel che concerne la strutturazione e diffusione delle immagini – e che la loro personale porti il titolo “Stories”, dal momento che le opere di questa mostra sono concepite in relazione alle dinamiche delle stories di Instagram, si riferiscono alla modalità di approccio alla realtà, all’opera d’arte e al mondo, fortemente condizionata e segnata dal nostro, ormai comune, uso dei social media.

Nell’intervento creativo ed artistico dei J&Peg e quindi nella concettualizzazione e realizzazione della causa efficiens, si rimescolano ulteriormente le carte per quanto riguarda la finalità delle opere. Partendo da un pensiero non ancora trasformato in immagine, i J&Peg concepiscono la loro opera come un’insieme di complesse stratificazioni di linguaggi diversi, poi fusi insieme. Ma perché? Qual è il loro intento? Non si tratta certo di uno scopo legato ad una mera contemplatio di una realtà estetica, bensì, come dicevamo, di una critica del contemporaneo, della modalità di fruizione e di consumo delle immagini e non solo, ma anche delle modalità di comunicazione e delle implicazioni a queste legate, che tutto condizionano e tutto determinano. Nella dimensione dei social media, per dirla con Jorge Luis Borges nel suo “Finzioni”, è come se ci trovassimo in un “labirinto ordito dagli uomini”. Qui conta apparire, si è perché si appare, non conta la sostanza, la sostanza è la forma che si vede, senza più una verità.

La sostanza è impostata in una gestualità rituale, per essere poi celata, tanto la fruizione fugace del web ne trasfigura comunque e in ogni caso l’essenza a proprio uso e consumo, in un tempo eternamente provvisorio. In questo contesto, l’identità, mediata da rappresentazione e percezione, non è ciò che è, ma ciò per cui la si vuole far passare, e nei lavori recenti che chiudono il percorso espositivo, risulta ben evidente il meccanismo che gli artisti affrontano di questa “messa in finzione della realtà”, come lo definì Marc Augè nel suo memorabile, “La guerra dei sogni. Esercizi di etno-fiction”, nel quale, spiegava che “non è più la finzione che imita la realtà, ma la realtà che riproduce la finzione” in un’eterna farsa dell’apparire, che tutto trasfigura e nel breve tempo di un giorno, fa consumare.

Stories
J&Peg
A cura di Marina Guida
Dal 20 aprile al 11 maggio 2019
Inaugurazione sabato 20 aprile 2019, ore 12
Sale espositive di Castel dell’Ovo, via Eldorado 3, Napoli

Orari feriali ore 10.30 – 18; domenica e festivi ore 10.30 – 13
Ingresso libero
Catalogo edito dalla Galleria Poggiali, con testo di Marina Guida
Organizzazione Galleria Poggiali Firenze
info@galleriapoggiali.com
www.galleriapoggiali.com

In collaborazione con Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli

Ufficio media: Marco Ferri – mob.+39-335-7259518; @mail: press@marcoferri.info

Biennale del libro d’artista

Sabato 19 agosto alle ore 17 nelle grandi sale di Castel dell’Ovo, prende il via la IV edizione della Biennale del libro d’artista, manifestazione ideata e curata da Gennaro Ippolito e Giovanna Donnarumma promossa da Lineadarte Officina Creativa, in collaborazione con il Comune di Napoli, vanno all’Assessore alla Cultura e al Turismo Nino Daniele i nostri ringraziamenti per aver appoggiato ancora questa kermesse, ed aver compreso come l’arte non sia solo ludica attività, ma, fonte, officina di impresa, mezzo, strumento di espansione civile e culturale.
Cos’è il libro d’artista?
… per molti il libro d’artista è una definizione non facilmente comprensibile e assimilabile.
Il libro d’artista è un oggetto … un’opera … una riflessione, un concetto ?
Il libro d’artista è tutto questo.
Libri come opere concettuali, dipinti tridimensionali, sculture da sfogliare, prodotti in opera unica “UNIQUE” o in bassissima tiratura, album fotografici, photozines, fanzine, manifesti, mail art.
Il libro d’artista è materia sfuggevole non facilmente collocabile in una categoria estetica.
Le potenzialità del libro d’artista non si esaurisce nel passato, ma trova nel presente e nel futuro, infinite possibilità di rappresentazione; così come noi, il libro d’artista cambia gusto, stile , figurazione e comunicazione.
Cos’è la Biennale del libro d’artista? un magnifico contenitore di intenti e di idee.
Come ogni progetto si predispone degli obiettivi, anche la Biennale del libro d’artista ha i propri. Promuovere l’arte visiva e contemporanea e nello specifico il Libro d’artista.
Questa manifestazione ha il supporto dell’Accademia di Belle Arti di Catania, del suo Direttore Virgilio Piccari e del professore Rosario Genovese .
L’archivio Non Solo Libri e Padiglione Tibet curato da Ruggero Maggi , il collettivo brasiliano Grupo Graha Azul .
Troveremo anche una sezione dedicata alla didattica i ragazzi del Liceo Scientifico Galileo Galilei di San Donà del Piave, Venezia, che sotto la sapiente guida della professoressa Federica Digito è andata oltre … oltre l’approfondimento, oltre la didattica, fornendoci un perchè dell’arte e del perché tramandarla.
Doppio approfondimento dedicato agli artisti Eleonora Cumer ed Emilio Pellegrino
Artisti protagonisti di questa edizione saranno: Flora Adamo, Laura Allegro, Letizia Ardillo, Andreina Argiolas, Anita Arrighi, Alessandro Arrigo, Franco Ballabeni, Ciro Balzano, Calogero Barba, Sandy Bellantoni, Benna, Roberto Bergamo, Laura Bernard, Franca Bernardi, Giulia Alba Chiara Bono, Cecilia Bossi, Elena Bottari, Domenico Bracati, Rossana Bucci, Marcello Buccolieri, Nicoletta Bustreo, Ivana Cabriolu, Alfonso Caccavale, Calusca, Angea Caporaso, Antonio Carbone, Virginia Carbonelli, Decio Carelli, Umberto Carotenuto, Sofia Cavicchini, Maria Teresa Cazzaro, Rosaria Cecere, Fabiola Cenci, Alessandra Chiesa, Monica Ciabattini, Isabella Ciaffi, Cristina Cianci, Elettra Cipriani, Cobàs, Maria Patrizia Cocchiarella, Luigi Cola, Antonio Conte, Enzo Correnti, Carmela Corsitto, Diana Cortes, Pàl Csaba, Leonardo Cumbo, Antonella Cuzzocrea, Rosita D’Agrosa, Cecilia d’Angela, Gianfranco De Micheli, Concetta De Pasquale, Prisco De Vivo, Wanda Delli Carri, Marina Desogus, Domenico Di Caterino, Mario Di Giulio, Lucia Di Miceli, Gabriella Di Trani, Giovanna Donnarumma, Emily Joe, Gennaro Esca, Maurizio Esposito, Rita Esposito e Daniele Galdiero, Ferruccio Fabbri, Mimmo Fabozzi, Cinzia Farina, Lara Favaro, Fernanda Fedi, Federica Feleppa, Laura Felici, Luc Fierens, Ilde Gadoni, Maria Gagliardi, Francesco Gallo, Monica Gallardo, Vincenzo Garofano, Rosario Genovese, Luca Giacobbe, Cecile Guicheteau e Patrizia Grieco, Gino Gini, Sergio Gioielli, Luigia Giovannangelo, Letteria Giuffrè Pagano, Salvatore Giunta, Francesco Grasso, Massimo Gricia, Dora Grittani, Carla Guarino, Valerio Iermano, Irem Incedayi, Gennaro Ippolito, Benedetta Jandolo, Mario Lagos, Beatrice Landucci, Pasquale Latino, Gloria Veronica Lavagnini, Nicola Liberatore, Liborio Curione, Bela Limenes, Federica Limongelli, Giovanna Lizzio, Lucia Longo, Ruggero Maggi, Marcela Makrucz, Agnese Mammana, Fernanda Mancini, Raffaello Margheri, Michele Marrocu, IL ME ( Emanuele marsigliotti), Giordano Martone, Maria Mascia, Pasquale Mastrogiacomo, Lucia Masu, Francesco Matrone, Guglielmo Mattei, Camilla Mazzella, Rita Mele, Marilena Mercogliano, Monica Michelotti, Roberta Micocci, Minedi & Patrizio Maria, Annalisa Mitrano, Mauro Molinari, Barbara Monacelli, Irina Moro, Floriana Mucci, Germaine Muller, Kseniya Pachsenko, Sergio Panero, Angelo Pantaleo, Linda Paoli, Claudio Parentela, Hilda Paz Levozan, Adriana Perego, Ilaria Pergolesi, Bruno Pierozzi, Marco Pili,Natale Platania, Teresa Pollidori, Ermelinda Ponticiello, Nadia Pressotto, Luciano Puzzo, Paride Ragozzino, Rosella Restante, Alessandro Rietti, Ina Ripari, Sabina Romanin, Marcello Rossetti, Giovanni Ruggiero, Mariauisa Sabato, Beatrice Sacco, Francesco Sannicandro, Gino (Luigi) Sansone, Agostino Saviano, Roberto Scala, Ugo Scala, Anna Maria Scocozza, Eugenia Serafini, Luca Serasini, Grazia Sernia, Rossano Sirignano, Maria Strianese, Salvador Torres, Vincenzo Trepiccione, Alfredo Troise, Ilia Tufano, Stefano Turrini, Paolo Uttieri, Diana Isa Vallini, Romana Vanacore, Vittorio Vanacore, Sonia Vecchio, Rosanna Veronesi, Vici ( Donatella Buttiglione), Giner Tomas Vincente Fernàndez, Giovanna Vinciguerra, Raffaella Vitiello, Pepe Yagües , Gaia Lucrezia Zaffarano, Oriano Zampieri, Simonetta Zanuccoli.Artisti archivio Non solo Libri
Rovena Bocci, Pino Chimenti, Cudin/ Rigato, Albina Dealessi, Anna Maria Di Ciommo, Marcello Diotallevi, Ivana Geviti, Lorenza Morandotti, Clara Paci, Peter Hide 311065, Marisa Pezzoli, Tiziana
Priori, Anna Seccia, Roberto Testori, Micaela Tornaghi.Artisti archivio Grupo Gralha Azul
Maria Darmeli Araujo, Bergamin Marithê Noal, Caetano Sirlei, Damasceno Ferreira Maria Juliet, Jeanete Kohler Ecker, Lima Therezinha Fogliato, Gutierrez Luiza Germany de Paula, Kronbauer Jussara Leite, Kuhn Maria do Carmo Toniolo, Tania Luzzatto, Mariano Ieda, Mattioli Leite Naiva, Vera Pressotto, Remedios Carmen, Erminia Marasca Soccol, Sperandio Balconi Jane Beatriz.

Giovani artisti | allievi Accademia di Belle Arti di Catania Giuliana Barbano, Sebastiano Blandizzi, Luana Di Francesca, Sergio Ferlito, Angea Ferraro, Noemi Giannino, Corrado, Guasteluccia, Antonella Gullotta, Viviana Macula, Simona Malvuccio, Edoardo Piccione, Michela Randis, Emanuela Sciacca, Martina Spinella.

Giovani creativi | allievi LICEO SCIENTIFICO “G.GALILEI” San Donà di Piave (Ve)
La mostra sarà visitabile dal 19 agosto al 4 settembre 2017 presso le sale Grandi Castel dell’Ovo
Dal lunedì al sabato dalle ore 9.00 alle ore 19.30 ( ultimo accesso ore 18,45)
La domenica e i giorni festivi dalle ore 9.00 alle ore 14.00 ( ultimo accesso ore 13,15)

Paola De Rosa – 2 Vie Crucis a Castel dell’Ovo. Dipinti d’Invenzione

La Sala delle Terrazze di Castel dell’Ovo a Napoli ospita, dal 12 al 25 aprile 2017, la mostra di Paola De Rosa 2 Vie Crucis a Castel dell’Ovo. In mostra, sono esposti due cicli pittorici realizzati nel 2012 e nel 2014-15.

Il primo ciclo pittorico, dal titolo Via Crucis d’Invenzione, è composto da 14 oli su tela e dai rispettivi studi a matita e acquerello su carta ed è stato esposto, a partire dal 2013, nel Museo Civico Rocca Flea a Gualdo Tadino, ne La Stanza dell’Aliprandi in Brera a Milano, nella Pinacoteca Civica Casimiro Ottone di Vigevano e, in parte, al Chiostro del Bramante di Roma.

Il secondo ciclo pittorico, dal titolo 14 Stazioni d’Invenzione, è composto da 14 dittici a olio su tela e dai rispettivi studi a gessetto su carta ed è stato esposto nel 2016 al Museo Emilio Greco di Sabaudia.

Queste due Vie Crucis, lontane dalla tradizione figurativa a cui si è normalmente abituati, condividono una stessa matrice spaziale composta da frammenti di un plastico di cartone, ispirato alle tavole delle Carceri d’Invenzione di Giambattista Piranesi.

Come indicato da Luciana Rogozinski, “il forte e costante orientamento sul Significato ne fa – della prima Via Crucis – un’operazione allegorica, una scena concettuale che coinvolge lo spazio, le architetture afunzionali, le pedine impersonali delle singole sequenze (le mele) e quanto di contemporaneo possa integrarvisi (i giornali come parti della sintassi ambientale). Dunque uno straniamento che rimette in causa il problema del Vortice, compreso quello storico, a cui il Significato è consegnato”.

Come scrive Alessandra Muntoni in merito alla seconda Via Crucis, “Il Tempio di Erode – come le Carceri di Piranesi – è però di pietra, mentre quello di Paola De Rosa è di cartone. Qui si coglie una sostanziale differenza che serve per un contrasto voluto. Se il Tempio – Carcere è rappresentazione di materia quasi impalpabile, Gesù è invece rappresentato come carne grondante sangue. Egli attraversa i frammenti del Tempio distrutto avviandosi per la “via dolorosa” verso una meta non visibile, infinita. Anzi non percorre sempre quella via, spesso la vede dal di fuori, nell’assenza assoluta delle turbe, dei soldati, degli apostoli, delle donne. È una via tracciata come la pagina infinita di un libro. Anzi, del “Libro”, lastricato coi caratteri che riprendono la trama ondulata alla quale i due fogli di cartone sono incollati. Il Libro è interpretato, dunque, come percorso. La Via è il Libro, è la Sacra Scrittura che viene percorsa per realizzare il nuovo Tempo“.

Nel loro complesso, queste due Vie Crucis conducono, nell’àmbito di una ricerca pittorica, a possibili “interpretazioni che possono essere misurate con esperienze e significati presenti nella memoria di ciascuno di noi” (A. Muntoni).

La mostra è stata realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli.

Paola De Rosa – 2 Vie Crucis a Castel dell’Ovo. Dipinti d’Invenzione
Napoli – Castel dell’Ovo, Sala delle Terrazze, dal 12 al 25 aprile 2017
Inaugurazione: mercoledì 12 aprile 2017, ore 17

Orari: dal lunedì al venerdì (14-19); sabato (10-19); domenica e festivi (10-14)
Ingresso: libero
Info: info@paoladerosa.co
Sito web: www.paoladerosa.co