Pathé Charles – Pioniere dell’industria cinematografica (Chevry-Cossigny, Seine-et-Marne, 1863 – Monte Carlo 1957). Nel 1896 fondò con i fratelli Théophile, Jacques ed Émile la casa di produzione e distribuzione Pathé Frères che, dapprima specializzata nella vendita di fonografi e nella produzione di cilindri, avviò intorno al 1900 la produzione cinematografica, affidata al regista F. Zecca.

Divenuta presto una delle principali case di produzione, con numerose filiali all’estero, capace di coprire i più diversi generi (di particolare importanza le attualità, dapprima “ricostruite” poi autentiche: il Pathé-Journal, primo cinegiornale, nacque nel 1908), la P. Frères entrò in crisi con la prima guerra mondiale: nel 1914 cessò la produzione francese, negli anni successivi furono liquidate le varie branche della società e nel 1929 P. si ritirò a vita privata.

Quattro capitoli di una vita – di Charles Pathé

Ho sempre avuto il progetto di metter su un piccolo commercio. Speravo che mia madre mi avrebbe anticipato per questo un pò di denaro ma, fino all’agosto del 1894, non avevo trovato ancora niente. La prima domenica del mese mi recai alla fiera di Vincennes senza sospettare minimamente che questo passo avrebbe sconvolto la mia vita.

Il fonografo Edison, che allora eccitava la curiosità di tutti, era lungi da assomigliare ai nostri grammofoni a tromba. Il disco attuale era rappresentato da un cilindro di cera. Per ascoltare la canzone che vi era registrata bisognava adattarsi alle orecchie delle cuffie. Di queste ve n’erano una ventina per apparecchio, disposte lungo una rampa legata al diaframma da un tubo di cauciù. Ogni audizione durava una media di tre minuti e costava due soldi. Si aveva un incasso da 1,50 a 2 franchi per tre minuti utili.

Fui stupito come tutti. Un pezzo dopo l’altro, passai in rassegna tutto il repertorio. Consisteva in una decina di cilindri; c’erano , naturalmente, l’aria del toreador della Carmen, l’ouverture del Guglielmo Tell, una tirolese e altro ancora. Mentre stavo ascoltando, calcolavo che il felice possessore di questo fonografo, in tre o quattro ore di lavoro, poteva realizzare un guadagno di cinquanta o sessanta franchi. La mia decisione fu presa.

Istantaneamente decisi di fare l’impossibile per procurarmi un fonografo e struttarlo a mia volta. Come organizzarmi? Il giorno successivo mi precipitai sull’annuario Bottin. La professione non vi figurava ancora ma, in mancanza dell’indirizzo del rivenditore, riuscii a raccogliere delle indicazioni sufficienti per farmelo trovare. Ero ossessionato a tal punto dal mio desiderio che, senza attendere oltre, lasciai lo studio del procuratore legale. In questo modo avrei potiuto consacrare tutto il mio tempo alla ricerca dei mezzi che mi avrebbero permesso di realizzare l’acquisto di un fonografo.

Abbastanza presto seppi che costava mille franchi, più gli accessori che ammontavano a ottocento. Somma piuttosto consistente. Feci i miei conti. Mi mancavano settecento franchi. Dove trovarli ?

Prima di tutto andai da mia madre. Ma non ebbi la fortuna di persuaderla. Alora mi rivolsi a mio fratello Emile. Era un gran lavoratore. Dopo inizi modesti, aveva acquistato una rivendita di tabacchi e liquori abbastanza importante e che andava bene. Ascoltò le mie spiegazioni. Ma neppure lui si lasciò convincere. Mi rispose che non era una professione, quella lì. La vita avventurosa che avevo condotto fino a quel giorno non ispirava fiducia a nessuno. Perchè non facevo come lui e gli altri nostri due fratelli, applicandomi a una occupazione seria in cui avrei potuto dare la misura delle mie capacità ? In questo caso gli sarebbe stato possibile aiutarmi. Sarebbe stato un piacere per lui e se ne sarebbe fatto un dovere, nei limiti, ben inteso del possibile.

Questo insuccesso non mi scoraggiò. Avevo la mia idea ed ero deciso a non farla cadere. A forza di tentativi, finii per mettere insieme i settecento franchi che mi mancavano.

Dieci giorni dopo aver visto funzionare il famoso apparecchio, ero in possesso di un fonografo.

Passai tre giorni a imparare nei più minimi dettagli il suo funzionamento. Lo padroneggiavo così bene che, il mattino del 9 settembre 1894, scorgendo dalla finestra i calessi che , lungo il corso di Vincennes, dove noi abitavamo (era al numero 10), si recavano, carichi di passeggeri, alla fiera della Monthéty (tra Ozoir e Champigny), noi decidemmo, mia moglie ed io, di fare lì il nostro debutto.

L’ho detto nell’introduzione: non avevo più un soldo in tasca. Se fosse capitato un danno al nostro apparecchio ci saremmo trovati nell’impossibilità di tornare a casa. Era imprudente ma figuriamoci cosa importava la prudenza! Ebbi modo d’altra parte di rallegrarmi della mia audacia. Feci, quel giorno, un guadagno di circa 200 franchi, con cui pagare l’affitto dell’anno, con cui ammortizzare il quinto dei capitali investiti; 200 franchi, più di quanto non guadagnassi in un mese allo studio.

L’affluenza era stata così grande che avevo potuto raddoppiare il prezzo delle audizioni, portandole da 0,10 a 0,20 franchi.

Il giorno seguente il successo continuò tanto che, due giorni più tardi, ero in grado di affittare un’automobile per andare in pellegrinaggio di Notre-Dames-des-Anges, non lontano da Raincy. Per otto giorno realizzai là dei guadagni considerevoli. Potei subito rimborsare i settecento franchi alle due persone che me li avevano prestati.

(continua)