Le Donne di Giuseppe Leone

Donne

Donne“,  è il titolo della mostra di Giuseppe Leone, ospitata dal 4 dicembre al 14 gennaio nella Galleria Lo Magno di Modica, in via Risorgimento 91- 93.

La mostra, curata da Giuseppe Lo Magno e Viviana Haddad, propone un’ampia collezione di foto, realizzate in un lungo arco temporale (dal 1968 al 2015) dedicate tutte alla figura muliebre, all’erotismo, alla sensualità femminile. La mostra sarà inaugurata domenica 4 dicembre, alle 18,30. I testi del catalogo sono stati curati dallo stesso Leone e da Caterina Magliulo.

Scatto dopo scatto – racconta Leone – ho cercato di raccontare la donna, lontano dai cliché: il mio interesse non è mai stato legato alla rappresentazione degli amori, delle ambiguità, delle contraddizioni umorali e passionali, espressioni fuorvianti tipiche del raccontare la donna nell’attuale contesto dei cambiamenti sociali.(..)

Giuseppe Leone – Donne
GALLERIA LO MAGNO
Modica (RG) – dal 4 dicembre 2016 al 14 gennaio 2017
Via Risorgimento 91 (97015)
+39 0932763165
gallerialomagno@virgilio.it
www.gallerialomagno.it

Pistoia, Capitale Italiana della Cultura 2017

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Pistoia, Capitale Italiana della Cultura 2017

Città di origine romana, cinta a nord dalle montagne e incastonata nel verde dei suoi vivai, è stata premiata con l’autorevole riconoscimento non solo per la ricchezza del suo patrimonio artistico e architettonico, ma anche per l’impegno con cui l’amministrazione cittadina promuove e sostiene progetti e iniziative che ne valorizzano l’identità e le tradizioni.

L’aspra Pistoia – come la definisce D’Annunzio – ha accolto con responsabilità la nomina: il suo programma consiste nel proporsi come modello di città media europea, che promuove la cultura e il sapere come strumenti di coesione sociale e leve per la crescita, che investe su un’economia verde e su uno stile di vita ecosostenibile, che riconverte il patrimonio pubblico e privato attraverso sistemi di riqualificazione urbana.

Piccolo gioiello conosciuto da pochi estimatori, da sempre crocevia di incontri e scambi, la città è oggi pronta per farsi scoprire dai visitatori di tutto il mondo. Con la convinzione, tuttavia, che in quest’anno importante, durante il quale sarà sotto i riflettori, non dovrà presentarsi diversa da com’è, ma piuttosto impegnarsi a mettere in luce le caratteristiche e le peculiarità che la rendono preziosa. L’amministrazione ha scelto di non puntare sulla spettacolarizzazione con grandi eventi effimeri, ma ha ideato strategie a lungo raggio per uno sviluppo coerente e reale della città e del suo territorio, oltre il 2017.

«Il Comune di Pistoia investe ordinariamente in politiche culturali più del doppio della media nazionale» dichiara il sindaco Samuele Bertinelli «Siamo convinti infatti che il sapere e la cultura siano i primi diritti di cittadinanza, lievito per la crescita e la formazione di cittadini liberi e consapevoli, di cittadini democratici. In questo senso la cultura rappresenta, in tutte le sue espressioni, la fonte ispiratrice di ogni nostra azione amministrativa».

Numerose le iniziative in programma, ideate in sinergia con il Comitato scientifico, composto da Giulia Cogoli, Virgilio Sieni e Carlo Sisi. Dall’arte alla musica, dall’antropologia al teatro, dall’animazione degli spazi urbani alle iniziative per i più piccoli e per la riscoperta del verde e del paesaggio, tutte le attività sono state pensate appositamente per condividere percorsi di riflessione con i cittadini e i visitatori e per dare vita a nuovi modelli di produzione culturale.

Cuore del progetto di Pistoia 2017 è la rigenerazione urbana.
Grande è l’impegno dell’amministrazione comunale nel favorire un uso più sostenibile del suolo, risorsa fondamentale sia dal punto di vista della biodiversità che della memoria dei luoghi e dell’originalità dei paesaggi, eredità preziosa da trasmettere integra e viva alle nuove generazioni. Pochi centri in Italia possono vantare, come Pistoia, l’esistenza di aree agricole ai margini della città storica: questo è uno dei principali valori da preservare. Solo negli ultimi tre anni sono stati recuperati 40.719 mq di territorio agricolo e 11.330 mq a verde privato, con un totale di oltre cinque ettari (51.509 mq) di terreno sottratti alla cementificazione.

Particolare attenzione è riservata naturalmente alla valorizzazione del patrimonio storico-architettonico: dopo il restauro di edifici e monumenti, sono in cantiere lavori per restituire all’uso pubblico le chiese di San Pier Maggiore, San Salvatore, San Jacopo in Castellare, quest’ultima destinata alla funzione di nuovo spazio culturale cittadino.
Progetto cardine della riqualificazione cittadina è il recupero dell’area dell’antico Ospedale del Ceppo, in pieno centro storico, che sarà trasformato in un quartiere di elevata qualità ambientale, urbanistica e architettonica, completamente pedonale e immerso nel verde. È già visitabile il padiglione di emodialisi, progettato dall’architetto Giannantonio Vannetti, che ha lavorato con artisti di levatura internazionale: Daniel Buren, Dani Karavan, Sol Lewitt, Hidetoshi Nagasawa, Claudio Parmiggiani, Gianni Ruffi.

Elemento di assoluta unicità dell’Ospedale del Ceppo è il Fregio Robbiano, pregiata opera cinquecentesca di Santi Buglioni, recentemente restituita al suo splendore originario. Il Fregio trae il suo nome dalla tecnica con cui è stato realizzato, definita “robbiana” in omaggio al suo inventore Luca Della Robbia, che nel Quattrocento applicò alle sculture in terracotta l’antichissima tecnica dell’invetriatura.

Il capolavoro di Luca Della Robbia è la Visitazione, gruppo scultoreo ospitato nella chiesa pistoiese di San Giovanni Fuorcivitas, che è ora negli Stati Uniti per due esposizioni (a Boston e a Washington), ma dal luglio del 2017 tornerà a Pistoia e potrà essere ammirato nella chiesa di San Leone.

L’arte è una delle direttrici principali del programma di Pistoia Capitale Italiana della Cultura.
Come nel Rinascimento, anche in epoca contemporanea Pistoia continua ad attrarre artisti, in un proficuo scambio con il mondo internazionale dell’arte. Ne è esempio la Collezione Gori alla Fattoria di Celle, laboratorio creativo di arte ambientale nel quale hanno lasciato un segno, tra gli altri, Alberto Burri, Daniel Buren, Jean-Michel Folon, Anselm Kiefer, Robert Morris, Claudio Parmiggiani, Sol Lewitt.

Una delle sedi più importanti della città, Palazzo Fabroni – vero e proprio Museo del Novecento e del Contemporaneo – ospiterà, tra le altre, le mostre: “Prêt-à-porter” del pittore Giovanni Frangi, a cura di Giovanni Agosti (5 febbraio-2 aprile) e “Marino Marini. Passioni visive”, curata da Flavio Fergonzi e Barbara Cinelli (16 settembre 2017-7 gennaio 2018). La particolarità della prima è che gli ambienti espositivi del palazzo hanno implicitamente fornito il ritmo e il senso della mostra; la seconda indagherà l’officina di invenzioni plastiche del Marini, ponendole in relazione diretta con i grandi modelli della scultura del Novecento e con alcuni esempi dei secoli passati. Dopo Pistoia, sarà a Venezia, alla Peggy Guggenheim Collection (27 gennaio-1 maggio 2018).

Altre due esposizioni saranno dedicate ad altrettante figure emblematiche di Pistoia: l’architetto di fama mondiale Giovanni Michelucci e il missionario gesuita Ippolito Desideri.
Le Città di Michelucci”, allestita dal 25 marzo al 21 maggio nelle Sale Affrescate del Palazzo Comunale, sarà articolata in quattro sezioni e permetterà di conoscere disegni, progetti, modelli, bozzetti e plastici del poliedrico architetto. Un convegno internazionale dedicato al maestro Michelucci – che fra gli altri suoi lavori progettò la stazione di Firenze – si terrà il giorno dell’inaugurazione della mostra e sarà seguito, nel corso dei mesi, da workshop e varie iniziative.

Una mostra e un convegno approfondiranno la figura di Ippolito Desideri, in memoria del terzo centenario del suo arrivo a Lhasa. Giunto in Tibet come missionario, si immerse nella cultura locale a tal punto che l’attuale Dalai Lama lo considera un precursore del dialogo interreligioso in un’epoca in cui il concetto neppure esisteva.

La vastità del patrimonio culturale locale è rispecchiata anche dalla ricca offerta del sistema museale cittadino. In particolare, il Museo Civico, che raccoglie le più significative testimonianze dell’arte a Pistoia dal XIII al XX secolo e che ospiterà dal 28 ottobre 2017 al 7 gennaio 2018 una mostra intorno all’opera La presentazione di Gesù al Tempio del pittore settecentesco fiorentino Anton Domenico Gabbiani; il Museo della Sanità Pistoiese, che sorge nella parte storico-monumentale del Ceppo e raccoglie una ricca collezione di ferri chirurgici appartenuti alla Scuola Medica Pistoiese e che sarà ampliato nel corso dell’anno; Palazzo Fabroni, con la sua collezione permanente, che nel 2017 ingrandirà ulteriormente i propri spazi.
Colonne portanti della vita culturale cittadina, che nell’anno della nomina saranno ancora più dinamiche nel proporre attività, sono le biblioteche San Giorgio e Forteguerriana. La prima – una costruzione post-industriale vestita da opere d’arte contemporanea tra cui quella site-specific Il grande carico di Anselm Kiefer – è anche polo di innovazione. In collaborazione con l’Ambasciata USA in Italia è stato realizzato YouLab Pistoia, centro digitale dedicato soprattutto ai giovani, che hanno a disposizione un’ampia strumentazione audio-video e informatica per migliorare le proprie competenze digitali e condividere la realizzazione di vari progetti. Tra le iniziative proposte (oltre mille) per il 2017: il Festival del giallo (febbraio), il convegno sulle Human Libraries (ottobre) e il Forum del Libro (novembre). La Forteguerriana è una delle più antiche e prestigiose biblioteche del nostro Paese, che custodisce un patrimonio archivistico e librario di grande pregio, costituito da circa 220.000 libri. Nel 2017 presenterà “La primavera del libro francese” (marzo), il convegno “Cultura e biblioteche” (settembre) e la mostra “La città che scrive” (14 ottobre-17 dicembre, a cura di Giovanni Capecchi e Giovanna Frosini), per uno sguardo sulle principali esperienze di scrittura nate a Pistoia o a essa legate, dal Medioevo con Cino da Pistoia alla contemporaneità di Tiziano Terzani e Francesco Guccini.

Manoscritti, pergamene e testi a stampa saranno protagonisti del percorso espositivo “L’archivio e la città. Tesori dell’Archivio Capitolare di Pistoia”, a cura di Sonia Chiodo, Giovanna Frosini e Stefano Zamponi (Battistero di San Giovanni in Corte, 23 settembre-10 dicembre), che accoglierà i testi più diversi: registri medievali, codici manoscritti dei canonici, una raccolta di testi musicali che vanno dal XVI al XX secolo e documenti pontifici.

Anche i festival legheranno la loro programmazione al tema della Capitale della Cultura.
Dal 6 al 9 aprile si terrà la quinta edizione di Leggere la città, evento annuale dedicato alla città e alle città. Alle piccole e medie città d’Europa, nelle quali si manifestano i processi più significativi della contemporaneità. L’edizione 2017 sarà aperta da una lezione dell’antropologo Marc Augé e sarà dedicata al tema “Cultura è comunità”.
Il filo rosso dell’ottava edizione del festival di antropologia del contemporaneo Pistoia – Dialoghi sull’uomo, in programma dal 26 al 28 maggio, sarà invece “La cultura ci rende umani. Movimenti, diversità e scambi”. Ideato e diretto da Giulia Cogoli, proporrà come sempre incontri, letture e conferenze per un pubblico intergenerazionale, interessato all’approfondimento e alla ricerca di nuovi strumenti e stimoli per comprendere la realtà di oggi.

La trentottesima edizione di Pistoia Blues, uno dei più longevi festival musicali italiani, attesa a giugno e luglio, amplierà nel corso dell’anno il suo cartellone per la Capitale della Cultura. Un appuntamento eccezionale sarà quello del 23 febbraio al Teatro Manzoni con il concerto in anteprima nazionale di John Mayall, uno dei padri del blues europeo. Seguiranno altri eventi in attesa della manifestazione estiva, il cui programma sarà declinato in cinque filoni: contemporaneità e contaminazione; i legami con la tradizione; le esclusive; le nuove generazioni; la didattica.

La musica sarà protagonista di quest’anno speciale in più occasioni.
La Fondazione Promusica – Ente strumentale della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, nato nel 1955 per diffondere la cultura musicale e promotore dell’Orchestra Leonore, formata da musicisti provenienti da prestigiosi contesti internazionali – ha in calendario dieci concerti della Stagione di musica da camera (da gennaio a giugno); i Concerti Brandeburghesi di Bach (marzo); la XIII Stagione Sinfonica Promusica, che si chiuderà il 26 maggio con l’esecuzione della Nona Sinfonia di Beethoven, a inaugurazione di Pistoia – Dialoghi sull’uomo.

Il Festival del Maggio Musicale Fiorentino, nel suo ottantesimo anniversario, renderà omaggio a Pistoia, uscendo per la prima volta dai confini fiorentini, con la messa in scena dell’Idomeneo di Mozart al Teatro Manzoni (26 e 30 aprile, 3 e 6 maggio). Il 5 luglio in Piazza del Duomo l’Orchestra e il Coro del Maggio si esibiranno nella Sinfonia n.2 in Do minore “Resurrezione” di Mahler.

Anche il teatro avrà un ruolo importante nell’anno di Pistoia Capitale.
L’Associazione Teatrale Pistoiese, da due anni Centro di Produzione riconosciuto dal MiBACT, animerà la città con vari progetti, tra cui: Pistoia Teatro Festival (19-25 giugno) con ospiti di fama internazionale, come il coreografo Virgilio Sieni con un progetto ispirato alle opere di misericordia illustrate nel Fregio Robbiano o il regista Federico Tiezzi con il suo nuovo lavoro da Schnitzler; Progetto T, dedicato alla ferrovia Porrettana, coinvolge il gruppo teatrale Gli Omini, che a dicembre realizzerà un vagone-teatro adattato a spazio scenico: da Pistoia “città dei treni” potrà partire quindi l’idea di un teatro viaggiante. Il cartellone del Teatro Manzoni proporrà la migliore drammaturgia classica riletta alla luce della contemporaneità, come lo spettacolo Odissea A/R di Emma Dante.
Una realtà pistoiese di respiro internazionale è il Funaro, che coniuga il capillare lavoro sul territorio cittadino alle migliori esperienze internazionali dello spettacolo dal vivo. Negli anni ha coinvolto artisti del calibro di Pina Bausch, Sonia Bergamasco, Alessandro Bergonzoni, Peter Brook e Natasha Parry, Dario Fo, Vittorio Gassman, Fabrizio Gifuni. Tra i progetti del 2017, il ritorno in residenza di Daniel Pennac per lo sviluppo di Un amore esemplare; in prima assoluta per l’Italia Terre Noire, dal testo di Stefano Massini, per la regia di Irina Brook; A Fury Tale di Cristiana Morganti, volto noto del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch.

Pistoia, riconosciuta dall’Unicef “città amica delle bambine e dei bambini”, rivolge da sempre grande attenzione al diritto all’educazione dei più piccoli, visti non come cittadini di domani, ma come cittadini di oggi. Forte è il ruolo dei Servizi Educativi, eccellenza italiana nel settore della pedagogia, nel programma di Pistoia Capitale Italiana della Cultura 2017, con progetti di inclusione sociale per promuovere la partecipazione dei genitori e dell’intera comunità al progetto educativo rivolto ai più piccoli, perché la città, in tutte le sue espressioni, sia davvero a misura di bambino. Tra le principali iniziative, il convegno “La cultura dell’infanzia come risorsa della città” (Teatro Bolognini, 31 marzo e 1 aprile) e la mostra “La città letta con lo sguardo dei bambini” (più sedi espositive in città, con inaugurazione il 31 marzo).

Infanzia e città: il futuro ti passa accanto è un progetto dell’Associazione Teatrale Pistoiese alla sua quinta edizione, incentrato sul rapporto tra infanzia e spazi pubblici della città, che unisce teatro, danza, musica, cinema e illustrazione. Nel 2017 sarà dedicato a “Pinocchio e i suoi amici” e si terrà da settembre a ottobre.

La provincia di Pistoia è il cuore del vivaismo italiano, nato un secolo e mezzo fa negli orti dentro le mura per produrre le piante da frutto necessarie a soddisfare il crescente bisogno della città. Oggi la provincia di Pistoia è leader in Europa: si tratta di un territorio unico, in cui si possono trovare piante tipiche di tutte le zone del mondo. L’attività vivaistica ornamentale è concentrata nella Valle dell’Ombrone pistoiese e interessa oltre 5.200 ettari, 1.500 aziende e oltre 5.500 addetti diretti. Il titolo di Pistoia Capitale Italiana della Cultura è un’occasione per mostrare l’importanza della realtà produttiva e creativa del comparto vivaistico pistoiese. Momento chiave per esplorare questo territorio sarà la manifestazione Vestire il paesaggio (11-17 giugno), la cui quarta edizione coinvolgerà gli spazi verdi della città come luoghi di confronto e discussione. A due giornate di convegno se ne affiancheranno altrettante da vivere direttamente nei vivai, che apriranno le porte e mostreranno le loro rarità e i loro segreti produttivi. In programma inoltre itinerari nei parchi, giardini e chiostri della città, una “Biciclettata verde” e un omaggio al contrabbassista pistoiese di fama internazionale Franco Petracchi.
Il territorio pistoiese ha un’altra caratteristica: è stato disegnato dall’acqua. A questo elemento sarà dedicata la mostra “Disegni d’Acqua. Acque e trasformazioni del territorio” (giugno-dicembre): un percorso espositivo che evocherà con strumenti multimediali i tratti salienti delle trasformazioni del territorio nelle diverse epoche storiche.

Durante l’anno Pistoia offrirà occasioni di confronto e di conoscenza in diversi ambiti disciplinari, approfondimenti (dall’architettura e l’urbanistica alla filosofia, dalla scienza al turismo, dall’antropologia alla sociologia, dalla scienza politica alle scienze della terra e all’ingegneria) organizzati in collaborazione con enti pubblici e privati, con ordini professionali, case editrici, istituti universitari.
Per tutto il 2017, inoltre, la città sarà animata da fiere e rassegne dedicate all’antiquariato, all’enogastronomia e alla valorizzazione dei sapori e prodotti locali e accoglierà nel suo calendario anche gli appuntamenti culturali dei comuni della provincia.
Al di fuori delle tre cerchie murarie, il territorio offre allo sguardo magnifici scenari: dalle montagne degli Appennini con le stazioni sciistiche, la riserva naturale dell’Acquerino, l’osservatorio astronomico di San Marcello e i percorsi immersi nel verde, alle colline del Montalbano, con i loro pregiati prodotti tipici, fino alla straordinaria riserva naturale del Padule di Fucecchio; dal sistema termale e alberghiero di Montecatini e della Valdinievole, fino alla casa di Pinocchio a Collodi.

Il comitato promotore di Pistoia Capitale Italiana della Cultura 2017 è costituito dalla Regione Toscana, dal Comune di Pistoia, dalla Provincia di Pistoia, dalla Diocesi di Pistoia, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, dalla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Pistoia e dalla Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia.

Info: www.pistoia17.it

Verso il Mediterraneo. Sezioni del paesaggio da Salerno a Reggio Calabria

Dal 15 dicembre 2016 al 14 febbraio 2017, l’Istituto centrale per la grafica ospita la mostra Verso il Mediterraneo. Sezioni del paesaggio da Salerno a Reggio Calabria, a cura di Emilia Giorgi e Antonio Ottomanelli, con oltre 100 lavori realizzati da alcuni dei maggiori fotografi italiani contemporanei che hanno documentato il paesaggio attraversato dall’A3 Salerno – Reggio Calabria.

Verso il Mediterraneo
Verso il Mediterraneo

Il sottotitolo della mostra prende ispirazione dalla celebre ricerca di Gabriele Basilico e Stefano Boeri ‘Sezioni del paesaggio italiano’, pubblicata nel 1997 per un atlante eclettico sui mutamenti del territorio nazionale.

La mostra è promossa da Anas SpA in collaborazione con l’Istituto centrale per la grafica e il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, nell’ambito del progetto OIGO – Osservatorio Internazionale sulle Grandi Opere.

Undici gli autori coinvolti, Andrea Botto, Gaia Cambiaggi, Martin Errichielloe Filippo Menichetti, Marco Introini, Allegra Martin, Maurizio Montagna, Armando Perna, Filippo Romano, Marcello Ruvidotti, Francesco Stelitano, Giulia Ticozzi, che hanno esplorato tre regioni – Campania, Basilicata e Calabria – e rintracciato un patrimonio culturale materiale e immateriale visibile in mostra come un “viaggio nel viaggio” che inizia a Salerno e termina a Reggio Calabria. Sono narrate realtà diverse, attraverso i focus che ogni autore ha individuato con singoli percorsi, visitando le infrastrutture, osservando il paesaggio, facendo emergere attraverso l’ascolto dei linguaggi delle tre regioni, i conflitti e le contraddizioni del territorio indagato.

La documentazione va dalla dismissione delle vecchie infrastrutture alla naturalizzazione e il ripristino ambientale; dalle storie di vita di uomini e donne coinvolti direttamente o indirettamente dai lavori dell’infrastruttura alla presentazione di opere collegate all’autostrada, come il Porto di Gioia Tauro; fino alle immagini di paesaggio fisico e culturale alla scoperta di un Meridione inedito, a volte intrinsecamente legato alle origini dei singoli autori.
Ne emerge un racconto antropologico in cui la monumentalità delle grandi opere diviene veicolo per sondare da una parte la trasformazione e l’emancipazione del panorama culturale delle regioni che attraversa, dall’altra l’integrazione e la valorizzazione dell’architettura paesaggistica.

A fare da contrappunto a questo racconto sul presente è una sezione dedicata a tre maestri della fotografia italiana con opere provenienti dalla Collezione di Fotografia del MAXXI Architettura e in particolare dal progetto di committenza Atlante Italiano 03. Sono gli scatti di Gabriele Basilico e Olivo Barbieri che descrivono lo stretto di Messina, ancora oggi di estrema attualità, e quelle di Mario Cresci che centra il suo lavoro sulla SS 106 Jonica, importante collegamento tra Reggio Calabria a Taranto, illustrata anni dopo anche dal fotografo Filippo Romano.

Sono parte integrante del percorso espositivo i disegni e le immagini provenienti dall’archivio Anas, esposto per la prima volta al pubblico: progetti, planimetrie e soprattutto fotografie degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta, alcune realizzate dallo Studio Fotografico Vasari, che testimoniano i lavori infrastrutturali di un’epoca e del periodo che precede la costruzione dell’A3.

La mostra Verso il Mediterraneo. Sezioni del paesaggio da Salerno a Reggio Calabria è accompagnata da una pubblicazione edita da Planar Books con i testi dei curatori e di Stefano Boeri e Joseph Grima.

Il progetto allestitivo è dello studio di architettura 2A+P/A di Roma (Gianfranco Bombaci e Matteo Costanzo)

Verso il Mediterraneo. Sezioni del paesaggio da Salerno a Reggio Calabria – A cura di: Emilia Giorgi e Antonio Ottomanelli
Promosso da: Anas
In collaborazione con: ICG – Istituto centrale per la grafica e MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo
Con il supporto di: Contship Italia Group, Willis Towers Watson, Planar
Nell’ambito del progetto: OIGO Osservatorio Internazionale sulle Grandi Opere
Progetto di allestimento: 2A+P/A

www.versoilmediterraneo.it
#VersoIlMediterraneo
Info pubblico
Istituto centrale per la grafica
Roma, Palazzo Poli, via Poli 54 (Fontana di Trevi)
Orari: martedì – domenica, dalle ore 14.00 alle 19.00
Chiuso il lunedì, 25 dicembre, 1 gennaio
Ingresso libero

Libro “visionario” delle ore

Venerdì 9 dicembre alle ore 17.30 presso la Galleria ZetaEffe Arte Contemporanea di Firenze, incontro con l’artista Ottavio Troiano e il suo Libro “visionario” delle ore.

troianoSe il vecchio e familiare libro delle ore era un pozzo inesausto di devozione e di mantra evocativi – l’angelo custode, i supplizi dei santi, le stimmate sui corpi e sulla sindone dell’uomo-dio crocifisso -, rivisitato oggi dal tocco visionario di Ottavio Troiano che sovrappone al testo tedesco in caratteri gotici i suoi pensieri, minia le pagine rimaste vuote, “intonaca” le immagini precedenti con cera e colori a encausto, diventa questo stesso libro una miniera di epifanie e di miti della Magna Grecia, di danzatori daunî su fondi vascolari rossi e neri, di silhouettes che ascendono il pentagramma dei Salmi, di sagome di burqa imprigionate in campiture dorate, di membra e corpi deformi imbrigliati nell’acme della torsione. Diventa alla fine questo libro: un’intima, sincera e allucinata autobiografia. – Ivan Teobaldelli

BIOGRAFIA

OTTAVIO TROIANO nasce a Manfredonia, in Puglia, nel 1947 e dagli anni Settanta vive e lavora a Firenze. Pittore, scenografo, costumista, autore di installazioni, ha lavorato per alcune istituzioni pubbliche ed esposto sia in Italia che all’estero.

La sua opera si configura da sempre come indagine su un passato storico legato ai luoghi di origine (la terra garganica) e come assiduo confronto con la contemporaneità intesa in senso multidisciplinare. Da ciò scaturisce la passione per il mondo della musica e della danza; a quest’ultimo Troiano ha dedicato una parte cospicua della propria ricerca, tuttora in fase di evoluzione.

Gli ultimi lavori hanno preso in esame antichi libri su cui l’autore ha inteso imprimere una traccia personale elaborandone le pagine con segni grafico-pittorici, quasi un anomalo palinsesto restitutivo.
Attualmente vive e lavora tra Firenze e Berlino.

www.ottaviotroiano.com
ottavio.troiano@tiscali.it

Giorno dopo giorno

Domenica 11 dicembre alle ore 19,00 negli spazi espositivi della Calandra Arte Contemporanea (Corso Umberto I, 38/A) sarà inaugurata la bipersonale “Giorno dopo giorno” di Tamara Marino e Simon Troger, a cura di Andrea Strano.

in-cubus_dsc_8827-1024x1024La mostra, aperta fino all’8 gennaio (visite: da martedì al sabato, ore 10,00-12,00 e 17,00-19,00; lunedì solo di pomeriggio), propone installazioni relative ai progetti “My name in the world” della Marino e “inCubus” di Troger.

Tamara Marino, ragusana, dopo gli studi all’Istituto d’Arte “Salvatore Fiume” di Comiso e all’Accademia di Belle Arti di Catania, ha conseguito la specializzazione in Scultura a Carrara lavorando al contempo in uno studio di artisti. Nelle sue opere, contamina le tecniche del disegno e della scultura con i nuovi linguaggi performativi, fotografici e musicali, su un piano sperimentale e sensoriale.

Il progetto “My name in the world” è nato nel 2012, quando l’artista ha contattato attraverso i social networks e riunito in un gruppo virtuale i propri omonimi (diciotto donne e un uomo) da tutto il mondo. Da questo flusso di immagini e informazioni sono nati dei ritratti di volti in terracotta bianca e schede personali. “Questo progetto – spiega l’artista – nasce dal bisogno di rapportarsi con gli altri e trovare un confronto e un punto di riflessione. Chi sono? È una delle prime domande che ci poniamo durante la nostra vita, che ha a che fare con la nostra esistenza. […] Il nostro nome è intriso di tutta la nostra vita fin da quando eravamo bambini, inclusa quella interiore. Dentro un nome ci identifichiamo. […] Ogni persona chiama col proprio nome quel baule di emozioni, persone, ricordi, passioni, lavoro, cultura che le appartengono. Alla domanda ‘Chi sono?’ si trova un altro significato. Se fossi nata uomo, in un Paese come l’Argentina, e avessi avuto tre sorelle e … Le nostre vite e il nostro modo di pensare dipendono da una moltitudine di fattori. Spiare le vite degli altri dà maggiore oggettività al fatto che siamo unici pur non essendolo”.

Simon Troger, originario della provincia di Bolzano, ma ragusano di adozione, si è laureato all’Accademia di Belle Arti di Carrara, specializzandosi nella Scultura. Ha partecipato a simposi di scultura monumentale in Germania, Austria, Italia aggiudicandosi premi e riconoscimenti. Nel 2012 ha fondato Glurns Art Point, un gruppo di Arte contemporanea composto da giovani artisti. Allo stesso anno risale la collaborazione artistica con Tamara Marino. La sua ricerca si sviluppa sull’analisi del rapporto tra uomo e ambiente, idea e concretezza, utopia e distopia.

“InCubus”, in particolare, analizza criticamente il modo di vivere la vita dell’uomo occidentalizzato: un robot umano auto-programmato a eseguire ordini impartiti da falsi miti veicolati da slogan e immagini seducenti. Tutto si traduce in tecnologia e codici alfanumerici, ed è così che l’uomo di conseguenza organizza pensieri e azioni. Le sue installazioni – cubi seriali formati da gabbie reticolari di legno che includono gli “uomini perfetti” in legno combusto – esprimono il duplice significato di cubo-gabbia e di incubo. Esse, spiega, “parlano del mondo effimero, in cui la corsa verso il grado di perfezione ideale raggiunge un livello di autodistruzione inconsapevole, dove volere e avere costituiscono i piani verticali e orizzontali di una gabbia insormontabile e in crescita esponenziale”.

Info e contatti
La Calandra Arte contemporanea
Corso Umberto I 38/A, Ispica (RG)
cell. 329 725 5089
mail: info@lacalandra.com
web: http://www.lacalandra.com/

Lo zoo delle meraviglie

Parte oggi con #dicembrealmuseo “Lo zoo delle meraviglie” la nuova campagna social promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo: un viaggio nell’arte attraverso i secoli che, per questo mese, propone una galleria variegata delle immagini di animali provenienti dalle più belle collezioni dei musei statali.

DOPO IL DILUVIO UNIVERSALE
DOPO IL DILUVIO UNIVERSALE

Tra i protagonisti delle locandine digitali di questo mese i Bachi da Setola di Pino Pascali della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il Taccuino con Farfalle di Andreas M. Andersen, custodito al Museo Hendrik Christian Andersen, il vaso di Libagione a Testa di Mulo del Museo Archeologico Nazionale di Taranto della fine del V secolo, il dipinto Gli animali in Giardino di David de Coninck in mostra al Museo di Palazzo Reale a Genova, La Madonna con il bambino e agnellino di un leonardesco esposta alla Pinacoteca di Brera, a Milano, e ancora il gattopardo del Gabinetto alla ‘China’ nella Villa della Regina a Torino, il vaso in faience a forma di porcospino del Museo Nazionale Cerite a Cerveteri insieme all’ippopotamo di Valeriano Trubbiani , conservato al Museo tattile Statale Omero di Ancona.

Anche per questo mese l’invito rivolto ai visitatori è quello di una vera e propria caccia al tesoro digitale nei musei italiani, muniti di smartphone o macchina fotografica, alla ricerca di figure di animali in dipinti, sculture, vasi figurati, arazzi e affreschi delle epoche e delle collezioni più disparate.

Tutti possono condividere le proprie foto con gli hashtag #dicembrealmuseo e #zoodellemeraviglie e invadere i social con opere da tutta Italia, seguendo un filo rosso che unisce, nella bellezza, le straordinarie collezioni dei Musei Italiani. Per questo mese c’è grande attesa di presenze e partecipazioni, anche in occasione delle feste natalizie e per l’appuntamento con la domenica al museo che si rinnova anche il prossimo 4 dicembre. La campagna è promossa su tutti i social network del Mibact, ma ha il suo cuore nel profilo instagram @museitaliani, nato lo scorso agosto, in occasione delle Olimpiadi di Rio, per rilanciare le opere del patrimonio culturale italiano dedicate allo sport.

Tutte le locandine della campagna di #dicembrealmuseo su: http://www.beniculturali.it/dicembrealmuseo

Roma, 1 dicembre 2016
Ufficio Stampa MiBACT

Sequens lineam di Giovanni Gaggia

Venerdì 9 dicembre 2016 alle ore 18.00 la Galleria FabulaFineArt presenta SEQUENS LINEAM personale di Giovanni Gaggia.

1_giovanni-gaggia-sequens-lineam-foto-gianluca-panareo-1Artista visivo e performer, con una poetica indirizzata alla continua ricerca di equilibrio fra azione performativa e disegno, Giovanni Gaggia entra negli spazi di FabulaFineArt impaginando una mostra narrante il proprio ‘io’ creativo, e al contempo dialogante con un luogo che, nei suoi proponimenti, intende trarre ispirazione continua – secondo il pensiero di Giorgio Cattani, direttore artistico della galleria – dal significato di “origine”, per alimentarsi e arricchirsi costantemente di nuove e diverse conoscenze. A questa definizione del luogo, la ‘galleria’, Giovanni Gaggia intreccia un filo invisibile al telaio dell’esistenza, invitando lo spettatore ad‘attraversare’ l’artista – il suo corpo e il suo pensiero –, per trarre o ritrovare nell’arte un senso di spiritualità perduto, quella‘poesia’ cui la nostra epoca sembra aver rinunciato.

Non un vate, né uno sciamano, l’artista oggi è – avvicinandoci alla filosofia di Gaggia – quella figura che, con i suoi gesti, non ha timore di chiedere attenzione – per tutti – per quell’‘origine’ di emozione, passione, compassione e sentimento, di cui l’uomo è fatto e di cui si nutre. E di cui ha disperatamente paura ma bisogno. Così le opere, sono i segni e le tracce di quel viaggio incredibile e misterioso che è la vita, con i suoi dolori e i suoi slanci. Così quelle selezionate per questa mostra, sono simbolicamente rappresentative dei passaggi nodali al divenire artista di Giovanni Gaggia, una trasformazione lenta e progressiva che da fisica si fa immateriale sino ad abbracciare l’incorporeo altrui.Fra disegni, piccole sculture, opere fotografiche, interventi audio, video, installativi e performativi, grandi arazzi, delicati ricami, e poesie, emerge con chiarezza dapprima il tema del corpo, metaforicamente materiale da plasmare per Gaggia e poi ponte verso la propria consapevolezza del fluire e confluire nell’universo dell’arte.

1_giovanni-gaggia-nessun-tempo-2001-tecnica-mista-com-55x75-1Un mondofatto di passione (fisica – spirituale – affettiva) in seguito sintetizzato nella forma di un cuore, che è al contempo spirito ed esempio iconico di deposito immaginale, capace di far affiorare con delicatezza ma serietà, uno status di ‘coscienza’. È un cuore rosso che lentamente svanisce, per palesarsi poi nella sola riduzione del colore, sintetizzato in una macchia, che a sua volta si fa impronta di un ‘sentire’ e ‘indizio’ di un ‘pulsare vitale’, particolarmente emozionante, quando incontra i delicati ed eterei segni a matita di questo giovane e profondo artista. Infine, attraverso l’atto del cucire, la forma-cuore si astrae ulteriormente: il disegno si fa ricamo eil filo, a sua volta, si fa espressione di ‘carattere”.

Come affermava Henri Matisse: «Il carattere del disegno non dipende dalla copia precisa, dal vero delle forme o dalla riunione di dettagli esatti radunati pazientemente, ma dal sentimento profondo dell’artista di fronte agli oggetti scelti, su cui si è fermata la sua attenzione e di cui deve penetrare lo spirito». Parafrasando il pensiero del grande artista francese, anche Giovanni Gaggia posa lo sguardo sugli oggetti e su ciò che lo circonda per penetrare lo spirito, e quando il suo sguardo si posa e incontra quello delle persone, idealmente l’umanità diventa il suo disegno. Qui si tratteggia e si sviluppa appieno la sua poetica, che trova massima espressionenella performance. In tal senso, la sua ricerca di equilibrio fra disegno e azione performativa trova,nella trasversalità del suo esprimersi, una chiave di volta puramente contemporanea e innovativa.

SEQUENS LINEAM, letteralmente inseguendo la linea, oltre che esplicitare un senso di accompagnamento all’esistenza, diventa un’ideale parabola fra classico e moderno, dove l’uso del latino – molto caro a Gaggia – guarda alle radici della nostra cultura e l’immagine della linea traccia il futuro. Un domani che non può prescindere dalla lezione sulla comunicazione moderna, infatti, il cum, il munire e il communico di Gaggia, si rispecchia anche nella scelta dell’artista di comunicare questa mostra attraverso le immagini fotografiche, vere e proprie opere create dagli obiettivi di Cristina Núñez e Gianluca Panareo.

Per questa mostra, infine, Gaggia realizza alcune opere inedite liberamente ispirate alle poesie di Davide Quadrio pubblicate sul suo ultimo libro Inventarium, sottolineando ulteriormente la collaborazione con il critico e poeta, ma anche il senso di cooperazione fondamentale nel suo lavoro.

La mostra è curata da Maria Letizia Paiato, membro del Comitato Scientifico di FabulaFineArt, insieme ad Andrea B. Del Guercio e Veronica Zanirato, con la direzione artista e il coordinamento di Giorgio Cattani.

Venerdì 9 dicembre 2016 alle ore 12.00 Giovanni Gaggia incontrerà gli studenti dell’Istituto d’Arte “Dosso Dossi” di Ferrara per presentare il volume Inventarium, a cura di Serena Ribaudo e con poesie di Davide Quadrio – edito da Maretti Editore.

Presenti l’artista e la curatrice per raccontare, 36 anni dopo la strage di Ustica, il lavoro di meditazione che Gaggia ha svolto sul senso di memoria viva in cui il dolore si affranca dalla contingenza della tragica fatalità per trasfigurare nei sentimenti di vita, di resistenza, di resilienza.

Durante l’inaugurazione della mostra programmata alle ore 18.00 alla FabulaFineArt, Giovanni Gaggia eseguirà proprio la performance Inventarium, mettendo in moto quel senso di partecipazione emozionale sotteso alla sua poetica.

SequensLineam – Giovanni Gaggia
Dal 9 dicembre al 30 gennaio 2016.
Galleria FabulaFineArt
Via Del Podestà 11 – 44121 Ferrara (FE)
www.fabulafineart.com
fabulafineart@gmail.com

Gallery Assistant: Annamaria Restieri 320 7525922

Dalla certezza alle incertezze

Lunedì 5 dicembre alle ore 18.00 presso l’Agorà, Triennale Design Museum – viale Emilio Alemagna, 6 – si terrà la presentazione del volume di François Burkhardt “Dalla certezza alle incertezze“; intervengono François Burkhardt, Beppe Finessi, Fulvio Irace, Alessandro Mendini.

Dalla certezza alle incertezze
Dalla certezza alle incertezze

Dalla certezza alle incertezze: 40 anni di ricerca tra architettura, design, artigianato e ambiente ripercorre i momenti più significativi della carriera professionale del critico e architetto François Burkhardt. Un percorso importante, in bilico tra diversi settori, una ricerca progettuale tesa a indagare aspetti sociali ed ecologici connessi con l’arte, l’architettura, il design e l’artigianato, unendo una sempre costante sperimentazione e contaminazione disciplinare.

Il volume, ideato nella sua veste grafica da Italo Lupi, va perciò oltre la biografia professionale. È un intrecciarsi di spunti e suggestioni teoriche, che si snodano sullo sfondo dei principali progetti del critico svizzero e delle sue più significative collaborazioni. Una serie di considerazioni che possono servire a una riflessione generale sulle teorie guida del suo percorso, per innescare un dibattito attuale tra architettura, cultura materiale, filosofia e sostenibilità.

François Burkhardt, teorico, storico e critico dell’architettura e del design, è nato nel 1936 a Winterthur (Svizzera). Nel corso di quarant’anni ha insegnato presso istituti e università austriache, tedesche e italiane. È stato direttore di alcune importanti istituzioni culturali europee tra cui la Kunsthaus di Amburgo, l’IDZ (Internationales Design Zentrum) di Berlino e il CCI (Centre de Création Industrielle) del Centre Georges Pompidou di Parigi.
A fianco di un’intensa attività di autore di saggi ha diretto le riviste “Traverse”, “Domus”, “Crossing” e “Rassegna”. Ha ricevuto inoltre numerosi riconoscimenti tra cui il Compasso d’Oro alla carriera internazionale.

François Burkhardt
DALLA CERTEZZA ALLE INCERTEZZE: 40 anni di ricerca tra architettura, design, artigianato e ambiente
Corraini edizioni,288 pagine, 32,00 euro

Riccardo Varini, Fotografie 1979 – 2016

Chiarore diffuso, lunghi silenzi, profondissima quiete. I Chiostri di San Domenico (Via Dante Alighieri 11, Reggio Emilia) ospitano, dal 10 dicembre 2016 all’8 gennaio 2017, la mostra fotografica di Riccardo Varini, a cura di Arturo Carlo Quintavalle. Realizzata in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia, l’esposizione sarà inaugurata sabato 10 dicembre alle ore 17.00.

Riccardo Varini
Riccardo Varini

In mostra, oltre 170 fotografie stampate su carta cotone. Immagini che documentano il percorso di Riccardo Varini dal 1979 ad oggi, attraverso le serie fotografiche – “Bianchi”, “Chiari”, “Stanze”, “Notturni”, “Persone in pausa”, “Paesaggio urbano” – che corrono parallele all’interno della sua ampia produzione. Il percorso espositivo si arricchisce, inoltre, con una selezione di immagini inedite, anteprima di due nuovi cicli, “Wabisabi” e “Still life”, in fase di realizzazione.

Raggiunta una certa maturità artistica, dopo l’archiviazione al CSAC di Parma, la monografia Skira e le tante mostre in Italia e in Europa, l’autore ha sentito l’esigenza di selezionare le immagini che meglio rappresentano la sua poetica (lontana dall’essere meramente descrittiva, come potrebbe sembrare da alcune fotografie “eclatanti”, volutamente escluse) e di presentarle, attraverso un progetto organico, alla città che ha accompagnato il suo percorso, dall’amore per la natura condiviso con il padre Luigi agli esordi fotografici legati alla scuola di Stanislao Farri, dall’interesse per i pittori chiaristi (Guidi, Morandi e il reggiano Gandini) all’incontro nel 1984 con Luigi Ghirri, che ha contribuito alla sua formazione e che ancora oggi considera il suo maestro, nonostante si sia progressivamente distaccato da una lingua comune per portare avanti una ricerca personale.

Se i “Bianchi” portano l’osservatore, attraverso distese di neve, dal visibile reale all’invisibile astratto, i “Chiari” (“Silenzi” e “Marine”) rendono il tempo lungo della fotografia, dove ogni intento descrittivo lascia campo all’introspezione, mentre le “Stanze”, attraverso tagli di luce e prospettive di interni, parlano di attese e abbandoni, così come i “Notturni” di matrice hopperiana, che rivendicano il valore della solitudine, e le “Persone in pausa”, in attesa della prima battuta, tra teatro e memoria. Infine la geometria, presente nel “Paesaggio urbano” con contrappunti taglienti di luce. Tra le anticipazioni, alcune fotografie della serie “Wabisabi” che, guardando all’imperfezione come valore, registra piccole lacerazioni e fratture, ed alcuni “Still life”, tra colori, riflessi e trasparenze.

«Riccardo Varini ha uno sguardo lento – scrive il curatore – uno sguardo obliquo, che scopre i dettagli, che mette insieme spazi, personaggi, luci ma anche ombre. Le sue foto sono in apparenza immagini immediate del vero, ma in realtà sono fotografie a lungo studiate, composte, costruite attraverso lunghe attese, anche quando sono scattate rapidamente cogliendo magari una tempesta di neve in riva al mare, dunque qualcosa di diverso, di affascinante, di nuovo».

La personale sarà visitabile di martedì, venerdì, sabato, domenica e festivi con orario 10.00-13.00 e 16.30-19.30 (apertura a richiesta per le scuole). Ingresso libero. Per informazioni: tel. 0522 456477, musei@municipio.re.it, www.musei.re.it. Per approfondimenti: www.riccardovarini.it.

Riccardo Varini nasce nel 1957 a Reggio Emilia. Fondamentali nel suo percorso sono Luigi Ghirri (1984) e il “chiarismo” della scuola di Guidi e Morandi. Nel 2006 fonda a Reggio Emilia una galleria dedicata esclusivamente alla fotografia, luogo d’incontro e formazione, dove tiene corsi di composizione e comunicazione. Nel 2007 le sue opere sono archiviate da Arturo Carlo Quintavalle e Gloria Bianchino presso il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, fra i grandi nomi della fotografia italiana. Nel 2009 espone nell’ambito di “Fotografia Europea” (Galleria Parmeggiani, Reggio Emilia, prefazione di Arturo Carlo Quintavalle) e le sue opere sono archiviate dalla Fototeca della Biblioteca Panizzi. Espone successivamente in diverse città italiane, partecipando al “MIA Fair” (Milano, 2012, 2013, 2014), con immagine su “Le Monde”, e a “Photissima” (Torino, 2013). Le sue opere sono raccolte nei libri “Silenzi” (Meridiana, 2008, prefazione di Arturo Carlo Quintavalle), “Luoghi Comuni” (AbaoAQu, 2013, testi di Pierluigi Tedeschi ed Emanuele Ferrari), “Da Mare a Mare” (NFC Edizioni, Rimini, 2013, testi di Alessandra Bigi Iotti e Giulio Zavatta). Nel 2013 partecipa al simposio su Luigi Ghirri organizzato dalla British School di Roma. Nel 2014 esce la sua monografia, curata da Arturo Carlo Quintavalle per Skira. Dalla collaborazione con diverse gallerie, nascono mostre internazionali a Berlino, Monaco, Montecarlo, Parigi e Tokio. Nel 2016 si dedica maggiormente ai suoi seminari, tenendo mostre alla Reggia di Colorno (PR) e ai Chiostri di San Domenico a Reggio Emilia.

Riccardo Varini, Fotografie 1979 – 2016
A cura di Arturo Carlo Quintavalle
Chiostri di San Domenico
Via Danti Alighieri, 11
42121 Reggio Emilia
10 dicembre 2016 – 8 gennaio 2017
Inaugurazione: sabato 10 dicembre, ore 17.00
Orari: martedì, venerdì, sabato, domenica e festivi ore 10.00-13.00 e 16.30-19.30 (apertura a richiesta per le scuole).

PER INFORMAZIONI:
Musei Civici di Reggio Emilia
Via Palazzolo, 2
42121 Reggio Emilia
Tel. 0522 456477
musei@municipio.re.it
www.musei.re.it

PER CONTATTARE L’ARTISTA:
Riccardo Varini
riccardovarini@gmail.com
www.riccardovarini.it

UFFICIO STAMPA:
CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia Santo Stefano, 54
42121 Reggio Emilia
Tel. 0522 1715142
info@csart.it
www.csart.it

MArteLive

A quindici anni dalla prima edizione,  MArteLive , l’evento definito dalla stampa la Woodstock italiana della Musica e delle Arti, torna a Roma per una tre giorni all’insegna di performance multidisciplinari e ospiti internazionali.

marteliveMusica, teatro, danza e circo contemporaneo, esposizioni di pittura e fotografia, artigianato artistico, graficart, live painting e street-art, proiezioni,installazioni, reading e video-arte si contamineranno per dare vita a un’unica performance dall’6 all’8 dicembre nelle sale del Planet Live Club, sede storica del festival dai tempi in cui era ancora Alpheus (in via del Commercio 36).

L’appuntamento di dicembre è la prima delle due finali regionali del Lazio a cui seguiranno tutte le altre finali nel resto d’Italia e rappresenta la prima tappa verso la prossima BiennaleMArteLive, prevista per l’autunno 2017, che vedrà esibirsi circa 1000 artisti provenienti da tutta Italia,insieme a special guest internazionali. Numerosi gli artisti in concorso nelle varie discipline coinvolte dal festival, in particolare per le Arti Visive: i vincitori accederanno di diritto alla finalissima Biennale MArteLive, dove le 3 opere più significative saranno acquistate da Fondazione CON IL SUD per un valore complessivo di 4.500 euro, e saranno esposte nella sede della Fondazione. (…)

 

Attraverso l’evento

Giosetta Fioroni
Giosetta Fioroni

Da quest’oggi al 10 gennaio 2017 la Galleria Mucciaccia (largo della Fontanella di Borghese 89, Roma) presenta ‘Attraverso l’evento‘, una grande mostra antologica dedicata a Giosetta Fioroni con la curatela di Fabrizio D’Amico e Piero Mascitti, direttore artistico dell’Archivio Goffredo Parise e Giosetta Fioroni.

Il titolo della mostra, Attraverso l’evento, è tratto da un verso di Andrea Zanzotto, da Il galateo in bosco (1978), che bene esemplifica la poetica dello scrittore veneto, legata all’uso dell’ossimoro, alla formazione di nuove parole e da arditi accostamenti linguistici.

Con oltre 40 opere dal 1964 ai giorni nostri, l’esposizione si apre con i lavori degli anni Sessanta, quattro carte intitolate Immagini del silenzio, bozzetti per la Biennale di Venezia del 1964 e undici tele tutte dipinte con lo smalto alluminio. Sono opere che possiedono l’istantaneità di uno scatto fotografico e dimostrano il forte interesse nutrito dall’artista verso il cinema, tanto che spesso su una stessa tela si vede la traccia di una sequenza di immagini – come in Fascino – oppure lo stesso soggetto è presente simultaneamente, ma in due diversi momenti, come in Liberty viennese. Nelle opere di questo periodo è anche significativo il rapporto con il mondo della fotografia e della moda, evidente ne La modella inglese o in Faccia pubblicità.

Gli anni Settanta sono rappresentati dalle linee essenziali di alcune carte i paesaggi d’argento; da una serie di teche nelle quali compaiono piccoli oggetti, elementi naturali e frammenti di memoria, dalla serie Spiriti Silvani.

Nei quadri degli anni Ottanta l’argento cede il passo all’esplosione di colore dei teatrini, delle ceramiche e delle tele, come La casa di Nietzche, Congiungimento o Autoritratto nel tempo (1996 – 1998) che ci porta fino alle opere più recenti di Giosetta Fioroni, come Marilyn Manson (2009) e Il ramo d’oro, il bosco sacro del 2014.

La mostra è realizzata in collaborazione con l’Archivio Goffredo Parise e Giosetta Fioroni e accompagnata da un catalogo bilingue, italiano e inglese, illustrato, Cambi Editore, con nuovi testi di Fabrizio D’Amico, Piero Mascitti e Francesca Pola; una selezione di scritti critici fra cui di Gloria Bianchino, Alberto Boatto, Cesare Brandi, Maurizio Calvesi, Piergiovanni Castagnoli, Giosetta Fioroni, Daniela Lancioni, Tommaso Trini e degli scrittori Alfonso Berardinelli, Guido Ceronetti, Cesare Garboli, Raffaele La Capria, Emanuele Trevi e Goffredo Parise. Biografia a cura di Elettra Bottazzi.

Giosetta Fioroni. “Attraverso l’evento” da Il Galateo in Bosco di Andrea Zanzotto (1978)

Curatori: Fabrizio D’Amico e Piero Mascitti

Galleria Mucciaccia, largo della Fontanella di Borghese 89, Roma

Dal 30 novembre 2016 al 10 gennaio 2017

Orari: lunedì 15.30 – 19.30; dal martedì al sabato 10.00 – 19.00; domenica chiuso

Informazioni: tel. 06 69923801 – fax 06 69200634; segreteria@galleriamucciaccia.it

Ufficio Stampa: Maria Bonmassar 06 4825370; 335 490311; ufficiostampa@mariabonmassar.com

Punk Aristocracy di Massimo Scognamiglio

Punk-Aristocracy
Punk-Aristocracy

Trenta scatti più uno tirato a 99 copie; tre nuclei iconografici; bianco e nero e colore che si alternano di immagine in immagine; bambini quasi adulti e adulti perennemente bambini; un groviglio di segni e stili appartenenti a epoche e generazioni diverse mixati e sovrapposti; il racconto di come anche i movimenti più eversivi del passato vengano lentamente assimilati e riadattati dall’establishment, poi venduti come prodotto di lusso. E la sessualità, il corpo, teatro di una rivoluzione silenziosa, quella contemporanea: la mostra Punk Aristocracy di Massimo Scognamiglio apre The Magnificent Seven, evento dedicato al punk per festeggiare i 7 anni della Takeawaygallery. Dopo l’inaugurazione alla Tevere Art Gallery il 3 dicembre alle 19.00, sarà riallestita da martedì 6, e fino al 17 dello stesso mese, presso la sede della galleria in via della Reginella 11 a Roma.

È il 1976; la recessione impazza. Mentre la precedente ondata rock viene gradualmente assorbita dal sistema, un nuova ventata proveniente dalle periferie proletarie spazza via qualsiasi orpello, riferimento alla sperimentazione musicale colta. Nasce il punk, che grida rabbia e ribellione. È la cultura del no future, del DIY; la moda fatta di spilloni, maglie strappate, scritte e slogan; che si esaurisce in pochi anni ma i cui codici, svuotati di ogni forza incisiva, sono presto saccheggiati e inseriti in quel circuito di impresa che tutt’oggi ne continua a sfruttare gli aspetti più impensati. Punk Aristocracy, spiega l’artista, affronta «Il tema dell’appropriarsi dello stile di un’altra classe e violentarla. Il punk si è infilato ovunque; è come se fosse entrato nella casa del nobile, fatto festa, e, una volta addormentato, il principe ne abbia preso il meglio. Un compromesso tra alto e strada».

Per realizzare gli scatti Massimo Scognamiglio ha compiuto una ricerca sull’iconografia del periodo; non solo: nelle immagini presenti in mostra sfilano riferimenti sì al punk storico, ma anche alle conseguenti rielaborazioni edulcorate che hanno plasmato l’immaginario delle generazioni anni ’80, ’90 e contemporanee; oppure alle tendenze, subculture, movimenti successivi che, se non lo spirito, ne hanno ereditato certi atteggiamenti o semplici aspetti (dai dark ai raver, ecc…). Ne risulta che, sebbene l’esposizione sia suddivisa in tre sezioni distinte, ciascuna all’interno proponga una varietà di allusioni, espressioni e simboli che, messi sullo stesso piano, compongono un collage dissonante eterogeneo. Scognamiglio adotta lo stesso procedimento dell’industria massmediatica (da buon conoscitore qual è, avendo lavorato per oltre un decennio come art director in agenzie di pubblicità e occupandosi, spesso, di moda): banalizza i codici, appiattisce i segni, svuota ulteriormente di significato gli attributi riportando la discussione non più sul piano della lotta collettiva e del conflitto sociale ma del personale e dell’intimo.

Nella prima serie di immagini – da cui è partito l’intero progetto – singoli o in gruppo, abbigliati con abiti ottocenteschi arricchiti da corone e accessori kitsch, in atteggiamenti tra il provocatorio/provocante e il ribelle, si muovono sicuri di sé cinque bambini. Nella seconda e terza serie, maggiormente permeabili tra loro, adulti non ancora cresciuti, dandy tossici tra chitarre e dischi rock, con trucchi da défilé dentro abitazioni da sogno (o da incubo) mettono in scena un’orgia di solipsismo e trasgressione; sfida liberatoria dell’io al perbenismo e alla cultura dominanti.

Protagonista assoluto il corpo: «Oggi che il discorso delle classi è meno evidente e pervasivo, emergono altre radici di tensione. Da un lato c’è una generazione di giovanissimi che ha una sessualità completamente nuova non ascrivibile a nessuna categoria; dall’altra c’è una deriva repressiva e di non accettazione del minimo deviante… pensa alle censure sui social network. Siamo nell’era del massimo sfogo autoerotico alla youporn e dell’esasperazione del politically correct». Prosegue l’autore: «Quello che mi è sempre interessato del punk è l’aspetto disturbante, che è ciò che mi porto nella creazione artistica, nella composizione. Nel caso specifico ho lavorato con dei bambini, una visione non tradizionale dell’infanzia, con una sessualità espressa in maniera del tutto spontanea; e con la sensualità o la nudità degli adulti, comunicata in modo così naturale che solo dieci anni fa sarebbe stato impossibile. Bisogna toccare ciò che non si riesce a capire o accettare: ci sono degli argomenti che ancora scandalizzano e come i ragazzini si mettevano a suonare il punk per criticare qualcosa, io sto suonando il mio punk perché voglio raccontare questa storia».