Artists against MUOS

Giovedì 29 dicembre alle ore 19.00 nei locali della Galleria Laveronica Arte Contemporanea in Via Grimaldi 93 sarà inaugurata la collettiva “Artists against MUOS”.

Esporranno Antenne 46, Francesco D’Amore, Francesca Dimanuele, Giuseppe Firrincieli, Guglielmo Manenti, Maddalena Migliore, Matilde Politi, Irene Puglisi, Maria Domenica Rapicavoli. In mostra pezzi d’archivio – giornali, pizzini, volantini, comunicati – ma anche video, fotografie, incisioni, vignette e libri d’artista, tra reportage e denuncia, tra satira e impegno civile.

Da anni a Niscemi la comunità locale e migliaia di attivisti da tutta Italia protestano contro il MUOS, Mobile User Objective System, una rete di comunicazioni satellitari in grado di pilotare i droni per la guerra a distanza, costruita dagli Stati Uniti d’America nel mezzo di una riserva naturale. C’è il timore che le emissioni ad alta frequenza delle sofisticate apparecchiature possano causare gravi danni alla salute degli abitanti e all’ambiente nel raggio di decine di chilometri. Senza contare gli scenari legati alla disponibilità di un’arma che dovrà ripagarsi con guerre future. In questa vicenda le istituzioni italiane hanno usato il guanto di velluto con il potente alleato e il pugno di ferro con i cittadini inermi. Il primo, dopo vari rinvii, ha acceso le antenne. Sugli altri, invece, sono piovute denunce e querele. I processi si celebreranno a gennaio.

Dall’incontro con gli uomini e le donne del movimento – spiegano Corrado Gugliotta e Sveva D’Antonio, titolari de Laveronica Arte Contemporanea – è nata l’esigenza di raccontare l’esperienza di vita e di lotta in una mostra. In primo luogo, per far conoscere la vicenda del MUOS a un pubblico più vasto e far sì che gli attivisti ricevano la solidarietà dell’opinione pubblica. Secondariamente, per promuovere un’arte politica, scomoda, capace di saltare fuori dagli schemi, di scegliere da che parte stare. Artists Against MUOS vuole rendere omaggio, alla vigilia di un momento non facile, a chi in questi anni ha lottato dal basso contro poteri invisibili e invincibili, usando talvolta la creatività per vincere il silenzio della stampa, per ribaltare un’argomentazione, per scuotere le coscienze sopite degli indifferenti, per smascherare la corruzione degli apparati di potere”.

La mostra resterà aperta fino al 25 marzo. Visite: dal martedì al sabato, ore 10.00-13.00 e 16.00-20.00.

Testo integrale in italiano/inglese
http://www.gallerialaveronica.it/exhibitions/2016-artists-against-muos/

Info e contatti
Laveronica Arte Contemporanea
Via Grimaldi 93 – Modica (RG)
+39 09321873100 | +39 3408176441
skype: galleria_la_veronica
www.gallerialaveronica.it

Un atto di libertà e implicita ribellione

L’olio non è dato tal quale in natura. E’ il frutto dell’ingegno dell’uomo. Anche se si tratta di una operazione semplice, e perfino banale – consistente nello spremere le olive – l’aver avuto una simile intuizione ha reso di fatto l’olio un’invenzione tecnologica impareggiabile.

In fondo, chi poteva immaginare che un minuscolo frutto – peraltro amarissimo e immangiabile, se non preventivamente lavorato con la necessaria accortezza e pazienza – potesse dar seguito a un succo gustoso e gradevole, capace di conferire sapidità e palatabilità ad altre materie prime bisognose di essere rese più appetibili?

Le proprietà connettive e plastificanti, congiuntive, antiaderenti e lubrificanti degli oli da olive hanno permesso di far compiere un significativo passo in avanti nella elaborazione e presentazione dei cibi. Così, questa pur apparentemente ordinaria invenzione, ha potuto, nel tempo, sempre piu imporsi all’attenzione generale, proprio perche è stato l’uomo a cogliervi ogni volta importanti elementi di novità, tali e tanti da lasciare segni indelebili nei costumi alimentari dei vari popoli. Segni evidenti soprattutto ora, che a distanza di almeno sei millenni, è possibile scorgere nettamente l’imprinting delle varie comunità d’anime che si sono via via succedute, lasciando per certi versi una immaginaria quanto reale impronta genetica, che si è espressa e manifestata anche attraverso l’arte.

Non l’arte olearia in senso stretto. Quella – per essere più espliciti, a scanso di equivoci – di chi riesce addirittura a interagire con le olive, fino a parlare la loro stessa lingua, e capirle e interpretarle di volta in volta, facendo in modo da trarne il miglior olio possibile in frantoio. E nemmeno si intende per arte la capacità di coloro che sanno miscelare sapientemente gli oli ottenuti, o, nondimeno, l’attitudine di quanti, trovandosi dinanzi a un’ampia scelta di oli disponibile sul mercato, sono in grado di farne una opportuna selezione (per qualità, origine e tipologia), riuscendo a utilizzarli al meglio, valorizzandoli alla perfezione, a crudo come in cottura.

Non l’arte olearia in senso stretto, dunque, ma l’arte che trascende la materia prima e la eleva a simbolo ponendola su un altro piano. L’arte, per l’esattezza, che già solo a sfogliare le pagine del catalogo che accompagna una mostra originale quanto divertente nei suoi sviluppi, egregiamente ideata e curata da Francesco Sannicandro, a titolo “Olio di Artista”, ci fa comprendere quanto sia utile (per chi lo produce, chi lo vende, chi ne fruisce) che l’olio possa essere ogni volta reintepretato in modo differente, rimodulandone l’immagine, e decontestualizzandola. In tal modo, con una brillante operazione che ha coinvolto centinaia di artisti, l’olio da olive non è più una materia grassa tra tante altre disponibili in commercio, ma diventa simbolo di una civiltà che viene decodificata e consegnata libera dalle maglie imposte da un legislatore che penalizza le aziende confezionatrici nell’abbigliaggio dei contenitori dell’olio.

Olio d’Artista” diventa così un atto di libertà e di implicita ribellione al sistema, imponendo, almeno non nel consueto canale delle vendite, ma negli spazi dell’arte, un nuovo approccio con i contenitori d’olio, andando oltre la consuetudine, e invogliando, di qui in avanti, a creare felici e imprevedibili commistioni tra i contenitori destinati comunemente al commercio – che in genere appaiono inespressivi e castigati, inutilmente austeri e comunque imprigionati da troppe (e pletoriche) diciture imposte da un legislatore bulimico che sottrae spazio alla creatività – e quelli che non sono invece soggetti ad alcun vincolo.

L’olio, prodotto antico e millenario, ha bisogno di una ventata d’aria nuova e di entrare, il prima possibile, in una dimensione altra, alternativa ai canoni ufficiali, in modo da svecchiare la propria immagine, andando incontro verso nuove epifanìe. Le creazioni degli artisti non trovano oggi impedimenti di alcun genere, ma possono in compenso trovare un pubblico più aperto e incline ai cambiamenti, potendo così procedere con rappresentazioni perfino dissacratorie, e di forte rottura con il passato, fino a trascendere il contenuto presente nei molteplici contenitori, ed evocando le mille e mille forme differenti e immaginabili.

La materia prima “olio da olive”, vista da sola, pur pregiatissima e nobile, sapida, profumata e funzionale nei molteplici impieghi cui è affidata, non è in grado di consegnare alla storia la parte di sé non visibile, quel tesoro nascosto che pur le appartiene ma pochi conoscono. L’alta valenza simbolica assegnata nel corso dei secoli e poi dei millenni all’olio da olive è in realtà il frutto di una mediazione culturale, senza la quale l’olio sarebbe un banalissimo grasso alimentare tra i tanti disponibili, sicuramente il più sano e gradevole, ma solo una sostanza grassa e nulla più. Senza il contributo dell’arte, ma anche della letteratura, l’olio non avrebbe avuto quell’impulso che lo ha reso oggi così popolare, e ieri, invece, così tanto celebrato da miti e religioni.

L’olio da olive oggi è vissuto come una sorta di prolungamento e quasi una estensione della propria esistenza. Non è più un normale condimento tra i tanti, ma è esso stesso alimento e ingrediente di primo piano. Non più alimento generico, ma “cibo funzionale”, functional food dall’alta valenza salutistica e nutrizionale, tanto che per molti è ormai considerato a pieno titolo un nutraceutico, per metà nutrimento e per l’altra metà farmaco. Cosi – a parte le grandi opere, tra dipinti e sculture, che riprendono i segni fondanti, e fondativi, quali sono appunto l’olivo, le olive o l’olio – è sufficiente volgere la propria attenzione a quanto è avvenuto nell’epoca a noi più vicina, già a partire dal finire dell’Ottocento, con le brillanti intuizioni di quanti hanno saputo vestire, reinterpretare e dialogare la materia prima olio, presentandola in forme e abbigliaggi nuovi, con lattine in banda stagnata che in alcuni musei si possono ancora oggi contemplare in tutta la loro originalità, anche laddove si sconfinava nel puro e selvaggio kitsch.

Il grande momento, con la massima e più elevata rappresentazione che si potesse avere per i contenitori dell’olio, ma anche per le molteplici altre forme espressive di comunicazione, è dovuto ad artisti come Plinio Nomellini e Giorgio Kiernek – a suo tempo mobilitati da imprenditori illuminati come i Novaro – per proseguire, fino ad oggi, con altri artisti, e in molti casi designer, che hanno avuto la capacità di vedere nell’olio ciò che non si vede o che altri non vedono, quel quid di impercettibile capace di rendere l’olio da olive diverso e sempre attuale, contemporaneo.

“Olio d’Artista”, una mostra che reputo singolare e quanto mai efficace negli esiti, si colloca per me proprio in questa lunghezza d’onda, e mi auguro vivamente che alcuni tra gli imprenditori più illuminati possano scommettere e investire su queste rappresentazioni artistiche facendole uscire dal guscio protettivo delle sale espositive.

Luigi Caricato, Direttore di Olio Officina Festival

Vassily Kandinsky

Centocinquanta anni fa, il 16/12 1866, nasceva a Mosca Vassily Kandinsky, maestro del colore e della forma, che per primo teorizzò e realizzò opere completamente astratte, volendo rappresentare non più la dimensione reale circostante, bensì le risonanze di una condizione interiore. Una passione abbracciata tardivamente quella per l’arte (seppur praticata e studiata fin dall’adolescenza), scatenata in modo definitivo dopo una visita alla mostra moscovita dedicata all’Impressionismo (1896).

Figlio di un ricco commerciante di the, vissuto nell’infanzia tra Monaco e Odessa, dove una zia lo introduce alla musica e al disegno, Kandinsky studia a Mosca e laureatosi in legge si avvia a una fortunata carriera accademica. Che però presto si interrompe, quando il giovane viene folgorato dalla visione de ‘I covoni’ di Monet, ammirati nella prima esposizione di arte impressionista in Russia.

Ecco dunque che Kandinsky abbandona il lavoro universitario per diventare pittore e sceglie Monaco per seguire il classico cursus degli studi sotto la guida di maestri come Anton Azbé e Franz von Stuck.

Nel 1896, nella città tedesca la moda simbolista sta lasciando il posto al Jugendstil (Art Noveau), ma Kandinsky esordisce con piccoli paesaggi ancora tardo-impressionisti e con tempere simboliste dai colori lucenti, ispirate alle antiche leggende germaniche e alla vita della vecchia Russia. Bisogna aspettare una decina d’anni, intorno al 1908, per arrivare, durante i soggiorni estivi a Murnau, ai primi dipinti in cui, servendosi di colori accesi e antinaturalistici, l’artista traduce la realtà in immagini piatte, prive di volume, ispirate alla pittura fauve. Il paesaggio diventa così pretesto per esercizi sulla forma e per indagini sulla forza del colore, con cui avvia il primo processo di astrazione dal reale. Ancora a Monaco, Kandinsky scrive ‘Dello spirituale nell’arte‘, opera in cui affronta lucidamente sul piano teorico ciò che andava sperimentando nella sua pittura, dal rapporto tra forma e colore a quello per lui fondamentale tra colore e suono, alla base dell’astrazione. È del 1910 il suo ‘Primo acquarello astratto’, ma la svolta definitiva arriva nel 1911, quando con Franz Marc da vita all’avventura del ‘Cavaliere Azzurro‘, che produce, nel 1912, il celebre ‘Almanacco del Cavaliere azzurro’, nel quale musica e arti visive si intrecciano strettamente e si valorizza il ruolo delle arti popolari e primitive. Allo scoppio della prima guerra mondiale, l’artista è costretto a rientrare a Mosca, dove resta coinvolto in pieno dalla Rivoluzione d’Ottobre. Inserito dai rivoluzionari ai vertici delle nuove istituzioni culturali e dunque assorbito dagli incarichi istituzionali, Kandinsky dipinge poco, ribadendo però la sua scelta definitiva per l’astrazione, il che non gli risparmia le critiche di chi, fra le avanguardie, gli rimprovera il suo spiritualismo. Una situazione che nel 1921 lo induce a far ritorno in Germania. Qui, ormai famoso, Kandinsky viene invitato da Walter Gropius a insegnare al Bauhaus, la scuola di architettura e arte dove dal 1922 diviene docente di Decorazione murale. Sono anni caratterizzati dall’amicizia con Paul Klee e dalla pubblicazione del suo saggio principale ‘Punto e linea sul piano’ (1926). Se nel 1930 si affacciano le prime forme organiche (che caratterizzano la sua fase finale), la chiusura del Bauhaus imposta dai nazisti nel 1933 lo costringe a emigrare di nuovo, questa volta verso Parigi, in quegli anni capitale del mercato dell’arte, dominato da Picasso e Surrealisti. Kandinsky si stabilisce a Neuilly-sur-Seine, in un edificio affacciato sulla Senna. Quella luce chiara e tersa seduce l’artista, che schiarisce la tavolozza con colori pastello. Intanto nei suoi dipinti e nei lavori su carta, anche per l’influsso degli amici surrealisti Arp e Miró, si moltiplicano le forme biomorfe: amebe, creature degli abissi, embrioni, insetti, un microcosmo in cui Kandinsky si immerge, in fuga dal dall’angoscia della guerra. Muore il 13 dicembre 1944, senza vedere la fine del conflitto.

Nicoletta Castagni, ANSA, 16 dicembre 2016

Rouge/Noir

M4A-MADE4ART di Milano presenta Rouge / Noir, speciale progetto artistico che riunisce alcune significative sperimentazioni d’arte astratta sul tema del rapporto tra il rosso e il nero.
 
Protagonisti della mostra Domenico Asmone, Natalia Berselli, Donata Bonanomi, Martino Brivio, Iure Cormic, Josine Dupont, Flavio Dusio, Giorgio Gioia, Ruggero Marrani, Leonor Navas Richar, Leo Panta, Francesco Sandrelli, Ferdinando Valentini, Rita Vitaloni: in esposizione una selezione di opere pittoriche e sculture caratterizzate da differenti specificità tecniche e sensibilità artistiche riunite in un allestimento di forte impatto cromatico basato su armonie e corrispondenze, ma anche su opposizioni e contrasti.
Il progetto è un vero e proprio omaggio a un colore, il rosso, da sempre legato a concetti quali “emozione”, “amore”, “passione”, “calore”, impiegato dagli artisti sin dai tempi più antichi per rappresentare sentimenti profondi e intensi legami affettivi; accanto al rosso, il nero, che incarna l’antitesi, il mistero, il silenzio, gli aspetti più intimi e nascosti della nostra interiorità. Giochi di luci e ombre, presenze geometriche, forme appena riconoscibili, inclusioni di materiali e di altri colori: il rosso e il nero ci sorprendono e coinvolgono, rappresentando con il loro incontro e l’inevitabile contrapposizione che nasce dal loro accostamento le infinite sfumature delle emozioni umane.
Rouge / Noir, con data di inaugurazione martedì 20 dicembre, rimarrà aperta al pubblico fino al 12 gennaio. La nuova mostra di M4A-MADE4ART rientra nel percorso di indagine sull’arte astratta precedentemente inaugurato con Visioni astratte. Nuove tendenze al femminile (marzo 2013) e portato avanti con le successive esposizioni Black&White. Astrazione negli opposti (maggio 2013), Explosion! colore astrazione emozione (ottobre 2013), Monochromes (febbraio 2014), Light & Shadow (settembre 2014), GREEN. arte uomo natura (novembre 2014), Primary colours (febbraio 2015), L’arte come energia per la vita (giugno 2015), le Rouge (dicembre 2015). Un evento M4E-MADE4EXPO ed Expo in Città.

Rouge / Noir
Domenico Asmone, Natalia Berselli, Donata Bonanomi, Martino Brivio, Iure Cormic,
Josine Dupont, Flavio Dusio, Giorgio Gioia, Ruggero Marrani, Leonor Navas Richar,
Leo Panta, Francesco Sandrelli, Ferdinando Valentini, Rita Vitaloni
20 dicembre 2016 – 12 gennaio 2017
Inaugurazione martedì 20 dicembre, ore 18.30
Orario apertura: 21 – 23 dicembre e 9 – 12 gennaio ore 15 – 18
Durante il periodo delle Festività la mostra sarà aperta al pubblico su appuntamento

M4A – MADE4ART | Spazio, comunicazione e servizi per l’arte e la cultura
di Vittorio Schieroni ed Elena Amodeo
Via Voghera 14 – ingresso da Via Cerano, 20144 Milano
www.made4art.it, info@made4art.it, t. +39.02.39813872

Contrapposizioni

Un nuovo spazio espositivo a Reggio Emilia. Tullio Masoni, il più piccolo produttore di vino al mondo, con un vigneto sospeso tra i tetti della città storica, estende il marchio ViaMari10 all’arte contemporanea, allestendo al numero 10 di via Mari una mostra collettiva – CONTRAPPOSIZIONI – con opere di Giordano Montorsi, Sandra Moss e Matteo Messori.

Realizzata con il sostegno di Sanfelice 1893 Banca Popolare, l’esposizione sarà inaugurata sabato 17 dicembre 2016 alle ore 17.00. “ Contrapposizioni” è il titolo del progetto, che raccoglie una selezione di dipinti, sculture ed installazioni site-specific realizzate dai tre artisti, differenti per esperienza, provenienza e linguaggio, ma accomunati dalla ricerca di tipo concettuale e da una gestualità ampia ed articolata.

«La vita di tutti i giorni –- spiegano gli autori –- è in continuo mutamento. Spetta a noi decidere ciò che i nostri occhi possono vedere e, tramite essi, plasmare una personale concezione critico-visiva. Come una macchia nera nella nostra retina, mettiamo a fuoco le contrapposizioni della vita, che man mano occupano il nostro campo visivo, proiettando davanti a noi immagini che possono creare cortocircuiti inaspettati».

Giordano Montorsi, docente di Tecniche e tecnologie delle arti visive all’Accademia di Brera, presenta due opere su carta della serie “Figure Metacosmiche” (2014), in cui l’aspetto figurale va oltre l’ordine costituito, unitamente ad una scultura-oggetto (“Topsy-turvy, sottosopra”, 2014) che, attraverso il capovolgimento di un tavolo ligneo, rivela una narrazione latente, un paesaggio spirituale in blu Klein, circondato da quattro fusi in ottone, ideale congiunzione tra terra e cielo.

Sandra Moss, artista originaria dell’Ohio, USA, espone una selezione di opere ad encausto e pastello su cartoncino, tratte dalla serie “The wild: outside in” (2016). Una riflessione sul tema del “selvaggio” ( The wild) in natura ( outside) e nella civiltà ( in), sull’idea di crescita e di declino, sui processi di raccolto, abbandono e rigenerazione. Il tutto, all’interno di una ricerca volta ad analizzare il rapporto uomo-natura, tra consapevolezza e negazione.

Matteo Messori, artista classe 1993 diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, presenta opere selezionate che testimoniano il doppio binario su cui corre il suo lavoro: da un lato la pittura, in cui il gesto si libera allontanando l’osservatore dal vivere quotidiano, dall’altro l’installazione, veicolo per riflettere sulla società contemporanea e sui filtri che vengono imposti (o noi stessi poniamo) al nostro sguardo (“Filtri”, 2016).

La collettiva sarà visitabile fino al 7 gennaio 2017, da venerdì a domenica ore 16.00-20.00, oppure su appuntamento; chiuso 25 dicembre e 1 gennaio, aperto 6 gennaio ore 16.00-20.00. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 335 6352424, tumasoni@tin.it, www.viamari10.it.

 

Segnalato da : CSArt di Chiara Serri, Via Emilia Santo Stefano 54, 42121 Reggio Emilia

Disegni di Seta

Seta , il romanzo pubblicato nel 1996 dello scrittore Alessandro Baricco, è ora un elegante libro illustrato.

Ci ha pensato Rébecca Dautremer, una delle più eleganti e celebrate illustratrici francesi che con la raffinatezza dei suoi lavori è riuscita a persuadere lo scrittore per anni ostinatamente restìo ad una edizione illustrata e che è arrivato a dire : «Ci sono pezzi nel libro che sono riusciti meglio a lei che a me. Il lavoro di Rébecca è una specie di mise en scène».

In effetti lo straordinario lavoro della Dautremer non è stato di tradurre in tavole esplicative quello che suggeriva la scrittura, ma di reinventarla. Tanto che dalla stessa autrice leggiamo: «Dare un volto a Joncour e non darlo al misterioso sconosciuto in Giappone, immaginare un baco da seta lungo un chilometro, un tatuaggio sul corpo di un guerriero giapponese, Flaubert e un elefante, qualche bel fiore azzurro e anche un paio di chiappe. Vuol dire dare un’immagine alla fedeltà tradita, all’amore silente, ai desideri e alle pene».

In questa nuova pubblicazione ritroviamo per intero il testo del romanzo assieme alla meravigliosa trama di immagini che lo reinventano… indubbiamente un lavoro editoriale di grande raffinatezza, un libro sicuramente prezioso (forse un’idea per Natale). Da Feltrinelli.

 

(pubblicato anche su Equilibriarte)

BERENICE ABBOTT. Topografie

Il Museo MAN è lieto di annunciare l’imminente apertura della prima mostra antologica in Italia dedicata a Berenice Abbott (USA, 1917-1991), una delle più originali e controverse protagoniste della storia fotografica del Novecento.

Terza di un grande ciclo dedicato alla street photography, la mostra al MAN di Nuoro, a cura di Anne Morin, presenta, per la prima volta in Italia, una selezione di ottantadue stampe originali realizzate tra la metà degli anni Venti e i primi anni Sessanta. Suddiviso in tre macrosezioni – Ritratti, New York e Fotografie scientifiche – il percorso espositivo restituisce il grande talento di Berenice Abbott e fornisce un quadro generale della sua variegata attività.

Nata a Springfield, in Ohio, nel 1898, Berenice Abbott si trasferisce a New York nel 1918 per studiare scultura. Qui entra in contatto con Marcel Duchamp e con Man Ray, esponenti di punta del movimento dada. Con Man Ray, in particolare, stringe un rapporto di amicizia che la spingerà a seguirlo a Parigi e a lavorare come sua assistente tra il 1923 e il 1926.

Sono di questo periodo i primi ritratti fotografici dedicati ai maggiori protagonisti dell’avanguardia artistica e letteraria europea, da Jean Cocteau, a James Joice, da Max Ernst ad André Gide. Ritratti che – secondo molti interpreti – costituiscono il canale espressivo attraverso il quale Berenice Abbott – lesbica dichiarata, in un’epoca ancora lontana dall’accettare l’omosessualità femminile – racconta la propria dimensione sessuale.

Allontanatasi dallo studio di Man Ray per aprire il proprio laboratorio di fotografia –frequentato da un circolo di intellettuali e artiste lesbiche come Jane Heap, Sylvia Beach, Eugene Murat, Janet Flanner, Djuna Barnes, Betty Parson – già nel 1926 Abbott espone i propri ritratti nella galleria “Le Sacre du Printemps”. È in questo momento che entra in contatto con il fotografo francese Eugène Atget, conosciuto per le sue immagini delle strade di Parigi, volte a catturare la scomparsa della città storica e le mutazioni nel paesaggio urbano.

Per Abbott è un punto di svolta. La fotografa decide di abbandonare la ricerca portata avanti fino a quel momento e di fare propria la poetica del negletto Atget – del quale, alla morte, acquisterà gran parte dell’archivio, facendolo conoscere in Europa e negli Stati Uniti – dedicandosi, da quel momento in poi, al racconto della metropoli di New York.

Tutti gli anni Trenta, dopo il rientro negli Stati Uniti, sono infatti dedicati alla realizzazione di un unico grande progetto, volto a registrare le trasformazioni della città in seguito alla grande depressione del 1929. La sua attenzione si concentra sulle architetture, sull’espansione urbana e sui grattacieli che progressivamente si sostituiscono ai vecchi edifici, oltre che sui negozi e le insegne. Il risultato è un volume, tra i più celebri della storia della fotografia del XX secolo, intitolato “Changing New York” (1939), che raccoglie una serie straordinaria di fotografie caratterizzate da forti contrasti di luci e ombre e da angolature dinamiche, ad esaltare la potenza delle forme e il ritmo interno alle immagini.

Nel 1940 Berenice Abbott diventa picture editor per la rivista “Science Illustrated”. L’esperienza maturata nelle strade di New York la porterà a guardare con occhi diversi le immagini scientifiche, che diventano per lei uno spazio privilegiato di osservazione della realtà oltre il paesaggio urbano. In linea con le coeve ricerche artistiche sull’astrazione, Berenice Abbott realizza allora una serie di fotografie di laboratorio, concentrandosi sul dinamismo e sugli equilibri delle forme, con esiti straordinari.

La mostra Topografie al Museo MAN, realizzata grazie al contributo della Regione Sardegna e della Fondazione di Sardegna, racconta le tre principali fasi della produzione fotografica di Berenice Abbott attraverso una ricca selezione di scatti, tra i più celebri della sua produzione, e materiale documentario proveniente dal suo archivio.

BERENICE ABBOTT. Topografie
7 Febbraio 2017 – 31 Maggio 2017
Inaugurazione Venerdì 17 febbraio ore 19.00
Museo MAN
via S. Satta 27- 08100, Nuoro
tel. +39 0784 25 21 10
orari: 10-20 lunedì chiuso
www.museoman.it

Ufficio Stampa
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo, tel. 049663499
referente Simone Raddi, gestione2@studioesseci.net

Bibart Biennale Internazionale d’arte

Al nastro di partenza (prende il via domani, per concludersi il 15 gennaio), la prima Biennale Internazionale d’Arte di Bari e Area Metropolitana-Bibart, ambientata nel centro storico della città, nelle sue chiese e nel Museo Diocesano. Oltre 100 artisti da tutto il mondo esporranno per un mese in dieci location.

Miguel Gomez, direttore artistico

La città vecchia si animerà non solo di opere d’arte ma anche di eventi di musica e danza: in particolare, saranno 156 gli artisti, provenienti da nove Paesi (Italia, Argentina, Armenia, Brasile, Croazia, Francia, Grecia, Iraq e Uruguay), con 328 opere esposte tra pittura, scultura, grafica e video art.

Nell’ambito dell’evento spicca la mostra all’interno del Museo Diocesano: “Dal Postimpressionismo al Neorealismo: viaggio tra le avanguardie del Novecento“, ben 48 opere di grandi maestri da Cezanne a Renoir, Picasso, Balla, Mirò, Rosai, Boccioni, Archypenko, provenienti dalla collezione privata dell’artista, ultimo esponente del neorealismo italiano, William Tode.

Bibart è anche spettacolo, cinema, teatro, letteratura e musica con 20 appuntamenti in calendario: presentazioni di libri, concerti, proiezioni di film, spettacoli teatrali e performing art.

Olio d’artista

Olio d’artista è un progetto curato da Francesco Sannicandro che propone elaborazioni, interpretazioni e riuso dei tradizionali contenitori dell’olio: la lattina metallica e la bottiglia di vetro.

Avviata nel 2011 con un primo nucleo di artisti e arricchitasi sempre più nel tempo, esalta, attraverso l’arte, il principe della tavola mediterranea, quell’olio d’oliva che rappresenta l’asse portante dell’economia pugliese e, anche grazie al quale, la Puglia è nota nel mondo.

La mostra Olio d’artista si compone di una collezione di oltre centotrenta opere di artisti, pugliesi e non, che partendo da lattine di alluminio e bottiglie di vetro,dismettono i panni di semplici contenitori per divenire opere d’arte. La fantasia, l’estro e la sensibilità degli artisti fanno a gara, utilizzando gli oggetti, per esaltare e valorizzare un prodotto il cui successo è noto anche fuori dai confini nazionali e che vede, in questa mostra, l’arte di rendergli omaggio.

«… nella mostra Olio d’artista è l’oggetto stesso che si trasforma in opera d’arte e nel contempo vede realizzarsi la perdita del suo valore d’uso: perde la funzione originale per acquisire altre proprietà, estetiche, simboliche, allusive, analogiche, allegoriche, in taluni casi persino anagogiche […] non siamo nel campo della riciclart, giacché non si tratta di oggetti che hanno già esaurito la loro funzione e attendono di essere abbandonati o riciclati: le lattine e le bottiglie utilizzate sono tutte nel pieno della loro potenziale azione, nuove e non ancora “unte” dall’olio. Potremmo dire che non hanno avuto modo neanche di espletare la funzione per la quale sono state realizzate: contenere l’olio». (Francesco Sannicandro).

Artisti partecipanti: Natale Addamiano – Dario Agrimi – Franco Altobelli – Caterina Arcuri – Uccio Biondi – Alessandro Boezio – Dario Brevi – Rossana Bucci & Oronzo Liuzzi – Antonia Bufi – Loredana Cacucciolo – Vito Capone – Cappelluti Raffaele – Gaetano Cariello – Michele Carmellino – Miki Carone – Giovanni Carpignano – Maria Grazia Carriero – Mariangela Cassano – Mauro Castellani – Pierluca Cetera – Daniela Chionna – Angela Cosnsoli – Daniela Corbascio – Angelo Cortese – Franco Cortese – Maria Grazia Costa – Flavia D’Alessandro – Teo De Palma – Paolo De Santoli – Gianni De Serio – Amedeo Del Giudice – Angioletta Denitto – Pietro De Scisciolo – Carlo Dicillo – Amalia Di Lanno – Antonio Di Michele – Antonio Di Rosa – Pietro Di Terlizzi – Ninì Elia – Gaetano Fanelli – Luigi Filograno – Antonino Foti – Ignazio Gadaleta – Letizia Gatti – Antonio Giannini – Marco Giberti – Claudio Grenzi – Gaetano Grillo – Enzo Guaricci – Dario Lafasciano – Nicola Liberatore – Giuseppe Lisi – Salvatore Lovaglio – Paolo Lunanova – Nelli Maffia – Anna Magistro – Franco Marrocco – Michele Martucci – Mimmo Marullo – Jara Marzulli – Vincenzo Mascoli – Antonio Menichella – Mauro Mezzina – Enzo Morelli – Massimo Nardi – Fernando Perrone – Pino Potito – Mario Pugliese – Massimo Quarta – Daniela Raffaele – Lucia Rotundo – Massimo Ruiu – Francesco Sannicandro – Laura Scaringi – Lino Sivilli – Maddalena Strippoli – Anna Maria Suppa – Beppe Sylos Labini – Cosmo Damiano Tondo – Tommaso Tosiani – Franco Valente – Claudia Venuto – Michele Zaza.

Olio d’artista
Pinacoteca Comunale Museo del Fuoco di Novoli (Lecce)
ex asilo “Tarantini”.

La mostra verrà esposta al pubblico dal 4 al 18 gennaio 2017

Al vernissage saranno presenti
il Sindaco e Presidente della Fondazione Fòcara di Novoli, avv. Gianmaria Greco e il direttore della Pinacoteca Comunale Museo del Fuoco , dott. Piero Pella

Evento Patrocinato dal Comune di Novoli, Fondazione Focàra di Novoli.
Media Partner Il Sito dell’Arte

In collaborazione con il Museo del Fuoco di Novoli, Accademia di Belle Arti di Lecce, Arte Italia Cutura, Foreste Urbane, Az.Mimì

Segni di luce

Segni di luce, rassegna di Arte Sacra contemporanea promossa ed organizzata dall’Associazione culturale ‘Terra’ e dalla Fondazione Rocco Spani Onlus di Taranto, prenderà il via domenica 18 dicembre alle ore 18.30 nelle sale del MuDi (Museo Diocesano di Arte Sacra), già sede storica del Seminario Arcivescovile (XVI sec.) di Taranto.

La rassegna, progettata site specific dal prof. Giulio De Mitri, affermato artista pugliese, e curata dal critico e storico dell’arte dott.ssa Sara Liuzzi, annovera la presenza di un valido quartetto di artisti calabresi, appartenenti a formazione, linguaggi e a due diverse generazioni: Lucia Rotundo e Maria Teresa Sorbara artiste-docenti, con un rilevante background culturale. Caterina Rotella e Antonio Tolomeo, invece, due giovanissimi studenti dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e creativi emergenti.

Accompagna la mostra un significativo catalogo edito da Print Me, per la Collana di Arte Contemporanea IMAGO, diretta da Sara Liuzzi, contenente testo istituzionale, critico, apparato iconografico e note biografiche sugli artisti.

Gli artisti, con le loro opere – scrive la curatrice, nella presentazione in catalogo – ci condurranno nell’infinito mistero della luce. Un prezioso evento che fa trasparire il messaggio, invitando il fruitore alla riflessione. (…) Una mostra singolare che si pone come obiettivo quello di riaccendere l’attenzione sugli aspetti iconici e aniconici dell’Arte Sacra contemporanea, attraverso linguaggi essenziali e trasparenti, che vadano oltre l’effimero, per una nuova lettura che esprima trascendenza nello spirito del Sacro”.

All’inaugurazione interverranno i proff. Antonio Basile, critico e docente di Antropologia culturale all’Accademia di Belle Arti di Lecce, Giulio De Mitri, artista e docente di Tecniche e tecnologia delle arti visive all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e il dott. Silvano Trevisani, critico e direttore della rivista “L’Officina, Laboratorio delle culture e delle storie”.

La rassegna Segni di luce è inserita nell’ambito della terza edizione del “Natale nell’Isola…” ovvero nel centro storico di Taranto.

Segni di luce a cura di Sara Liuzzi
Taranto, Museo Diocesano di Arte Sacra
Centro Storico – Vico I Seminario
Inaugurazione 18 Dicembre 2016, ore 18.30

Infoline: 3932204680 – 3204520266
Email: info@associazioneterra.org

Liberty in Italia

A Palazzo Magnani esposte oltre 300 opere, selezionatissimi prestiti provenienti dai più importanti Musei italiani e da straordinarie collezioni private, molti dei quali, oggetto di recenti studi, vengono presentati al grande pubblico per la prima volta.Ogni sezione della mostra – dedicata al dialogo tra le diverse arti: pittura, scultura, decorazione murale, ceramiche, progetti di case d’artista, manifesti, illustrazione e incisione – mette in luce l’alternanza tra le due “anime” del Liberty italiano: quella propriamente floreale e quella “modernista”, più inquieta, stilizzata ed essenziale e che precederà le ricerche delle avanguardie, in primis il Futurismo.

ORARI DI APERTURA
dal martedì al giovedì 10.00-13.00/15.00-19.00
venerdì, sabato e festivi 10.00-19.00
lunedì chiuso

ORARI DI APERTURA DURANTE LE FESTIVITA’ NATALIZIE
giovedì 8 dicembre: orario continuato 10-19
sabato 24 dicembre: dalle 10 alle 13
domenica 25 dicembre: dalle 15 alle 19
lunedì 26 dicembre: orario continuato 10-19
sabato 31 dicembre: orario continuato 10-13
domenica 1 gennaio 2017: dalle 15 alle 19
venerdì 6 gennaio 2017: orario continuato 10-19

Ingressi
Intero € 11
Ridotto Residenti della provincia di Reggio Emilia € 10
Ridotto € 9 (Amici della FPM; Amici dei Teatri; militari; over 65; diversamente abile; studenti dai 18 ai 26 anni)
Studenti € 5 (studenti dai 6 ai 18 anni)
Ingresso omaggio (bambini fino ai 6 anni; accompagnatore per visitatore diversamente abile; Giornalista iscritto all’albo con tessera di riconoscimento valida)

Ingresso famiglia
Ingresso € 22 (2 adulti + 1 bambino dai 6 ai 14 anni)
Ingresso € 28 (2 adulti + 2 bambini dai 6 ai 14 anni)
Ingresso € 35 (2 adulti + 3 bambini dai 6 ai 14 anni)

Ingressi gruppi – minimo 20 massimo 26 persone
Ridotto € 9 a persona, omaggio per accompagnatore del gruppo. È d’obbligo la prenotazione

Audioguide
Comprese nel biglietto d’ingresso

per informazioni e prenotazioni
Tel. 0522 454437 – 444446
info@palazzomagnani.it

In Romeo and Juliet

L’installazione In Romeo and Juliet è visibile al MAMbo dal 16 al 26 dicembre (inaugurazione il 15), nell’ambito della rassegna ‘Scene da Romeo e Giulietta’.
 
Un percorso sulle parole di Shakespeare, progetto promosso da Teatrino Giullare e Associazione Liberty, con la cura di Elena Di Gioia.
All’ingresso della sala, situata negli spazi della Collezione Permanente, ad accogliere il visitatore, le pagine del copione di Romeo e Giulietta di William Shakespeare, cucite tra loro, lavorate dagli appunti dei due artisti-registi, Giulia Dall’Ongaro e Enrico Deotti, con annotazioni di regia, tagli, macchie di vino e inchiostro: un filo cuce i pezzi del Primo In-quarto shakespeariano, per la prima volta presentato in Italia.
 
All’interno della sala, l’esposizione s i sviluppa con evocazioni, maschere, figure, disegni realizzati, da Cikuska, che riflettono sul tema dell’identità e della teatralità della vita. Il raggio di un proiettore perfora gli occhi di una maschera rivelando pensieri, presenze e ricordi. In Romeo and Juliet è il primo passo di un’esplorazione di opere teatrali e letterarie tradotte in un frammento visivo.
In occasione dell’inaugurazione, giovedì 15 dicembre alle h 18.00, l’esposizione sarà arricchita da un incontro speciale con ospite Giuliano Scabia, poeta e drammaturgo, per molti anni docente al Dams di Bologna e testimone della nascita di Teatrino Giullare.
 
Nel breve scritto, Per sentiero e per foreste (da Il tremito, ed. Casagrande, 2006), Giuliano Scabia, racconta i suoi esperimenti alla ricerca della voce della poesia, del teatro, della musica.
Inaugurazione e incontro sono a ingresso libero.