Lotsucht / Scandagliodipendenza

La prima mostra personale in Italia di Jonas Burgert si terrà al MAMbo dal 26 gennaio al 17 aprile 2017.
 
“Lotsucht / Scandagliodipendenza” , curata da Laura Carlini Fanfogna, renderà visibili negli ampi spazi della Sala delle Ciminiere un quarantina di dipinti, prevalentemente di grandi dimensioni, creati dall’artista tedesco nell’ultimo decennio.
Burgert, con ogni composizione, con ogni singola pennellata, dipinge veri e propri scenari. Le sue opere raffigurano una visione della rappresentazione teatrale che costituisce l’esistenza umana, dell’inesauribile bisogno dell’uomo di dare un senso, una direzione e uno scopo alla propria vita.
 
Lotsucht / Scandagliodipendenza sarà accompagnata da un ricco catalogo Edizioni MAMbo con testi critici e immagini di tutte opere esposte più una selezione di altri lavori dell’artista.
 
La mostra si realizza grazie alla collaborazione e al prezioso supporto di Blain|Southern e fa parte della la quinta edizione di ART CITY Bologna, il programma istituzionale di esposizioni, eventi e iniziative culturali concomitanti ad Arte Fiera, nato dalla collaborazione tra Comune di Bologna e BolognaFiere.
Jonas Burgert è nato nel 1969 a Berlino, dove vive e lavora.Maggiori info: clicca qui

Natività

I Maestri e i giovani dell’Accademia Albertina interpretano il tema del Nuovo Inizio è la mostra che, in occasione delle feste natalizie, inaugura alla Pinacoteca Albertina di Torino, ed è dedicata al confronto e al rapporto tra i docenti dei principali corsi dell’Accademia Albertina e alcuni studenti, da loro selezionati, particolarmente meritevoli.

Curata da Luca Beatrice, docente di storia dell’arte e critico d’arte contemporanea, Natività interpreta questo tema tenendo conto delle radici cattoliche della nostra tradizione, ma anche e soprattutto secondo una visione laica, aperta quindi alle diversità culturali e di fede, fondamento di civiltà e tolleranza.

Maestri e allievi hanno lavorato insieme allo svolgimento di questo originale progetto artistico e didattico, in un percorso di circa sessanta opere utilizzando stili, tecniche, linguaggi e mezzi differenti: dalla pittura d’immagine all’arte concettuale, dal video all’installazione, dalla scultura alla fotografia, dall’arte popolare fino a raffinate espressioni mentali e tante altre soluzioni stimolate da un tema trattato in maniere svariate ed eterodosse, alcune più letterali altre decisamente libere.

Natività è quindi un’occasione per il pubblico per conoscere il meglio della produzione creativa dell’Accademia Albertina che, in particolare negli ultimi anni, ospita studenti da tutta Italia e molti dall’estero, in una prospettiva davvero internazionale, riflettendo una molteplicità di sguardi, di creatività visiva e di meticciato culturale che sono rivelatori del nostro tempo.

Il catalogo della mostra, pubblicato da Albertina Press, è curato da Luca Beatrice e ospita i saluti istituzionali del Presidente Fiorenzo Alfieri e del Direttore Salvo Bitonti.

Elenco dei partecipanti

Docenti

Mario Airò, Arcangelo, Laura Avondoglio, Massimo Barzagli, Paolo Belgioioso, Dudi D’Agostini, Marilena De Stefano, Roberta Fanti, Maria Claudia Farina, Franco Febbraro, Franko B, Antonio Fortunato, Leonardo Girardi, Giuseppe Leonardi, Raffaele Mondazzi, Stefano W. Pasquini, Ornella Rovera, Monica Saccomandi, Anna Lea Santarcangeli, Leonardo Santoli, Carlo Michele Schirinzi, Paolo Serrau, Fabrizio Sibona, Claudia Tamburelli, Luisa Valentini, Laura Valle, Vedovamazzei, Roberto Villa, Daniela Zangirolami.

Studenti

Revina Abdullaj, Valentina Aceto, Federica Arra, Viola Barovero, Gabriele Bosco, Ilaria Boccia, Bogdan Bryl, Elena Castaldi, Fabio Celestre, Paola Cera, Julien Cittadino, Giulia Ciriello, Irene Di Fabio, Christian Di Iorio, Pasquale Dominelli, Laura Dosio, Ferdinando Faure, Elena Gelo, Oscar Giachino, Matteo Gravante, Veronica Gresia, Mara Guarneschelli, Liang Guo, Shi Ji, Raja Khairallah, Giovanni Lombardo, Delong Mao, Emanuele Marullo, Umberto Massa, Bianca Micalizzi, Luca Mollo, Angelica Moretti, Giuseppe Mulas, Florian Müller, Daniele Nessi, Lucia Piana, Ottavia Plazza, Davide Pognant Gros, Lidia Maria Pop, Teresa Sacchetti, Valeria Suria, Federica Tortorella, Marco Vacchetta, Xinuy Zuo.

“Natività. I Maestri e i giovani dell’Accademia Albertina interpretano il tema del Nuovo Inizio”

Pinacoteca Albertina

dal 20 dicembre 2016 al 22 gennaio 2017

a cura di Luca Beatrice

INFO MOSTRA

Conferenza stampa:

lunedì 19/12/2016 alle ore 12.00 nella Sala Azzurra dell’Accademia Albertina.

Inaugurazione:

lunedì 19/12/2016 alle ore 17.30 Pinacoteca Albertina

Orari Apertura:

20/12/2016 – 08/01/2017

aperta tutti i giorni feriali e festivi (Natale e Capodanno compresi) dalle 10.00 alle 18.00.

Ultimo ingresso alle 17.30.

9/ 01 – 22/01/2017

mercoledì giorno di chiusura settimanale

www.pinacotecalbertina.it

tel. 011 0897370

Pittura Anima Italiana

Lunedi 19 dicembre alle 17,30 presso la galleria Maloni Arte Contemporanea si terrà l’inaugurazione della mostra Pittura Anima Italiana, che attraverso un’attenta selezione di opere di medio e grande formato, di alcuni dei maestri dell’arte italiana  (Carla Accardi, Franco Angeli, Sandro Chia, Nicola De Maria, Piero Dorazio, Tano Festa, Mimmo Paladino, Mario Schifano, Giulio Turcato, Mario Vespasiani) vuole fornire un’interpretazione inedita del mezzo pittorico che – passando dall’astratto al figurativo, dalla pratica gestuale a quella meditativa in un arco di tempo che va dalla fine degli anni ’40 ai giorni nostri – evidenzia come sia possibile ricondurre in diversi autori una sola anima, che ne determina il gene.
Se l’uomo è l’unico essere vivente capace di manifestare un sapere che viene da altre forme, le quali portano oltre la loro stessa immagine, l’arte, specie nei luoghi dove è radicata da sempre, può diventare esperienza di un infinito e di una fine che chiede ad ogni pittore di darne compimento, di rappresentare ciò che lo circonda mentre gli si rivela così com’è.
La figura non perde potenza nell’astrazione, come l’immaginazione non viene meno se guidata da precisi elementi descrittivi, dato che in ognuna c’è una componente dell’altra, che decide l’equilibrio tra il vero e l’astratto. L’arte, che in non pochi casi riesce a condurre fino alla commozione, si presenta come esperienza dello stupore, proprio perché rende partecipe di questo confine, che da un gesto, un respiro o un’azione porta l’individuo a sospendere il naturale ritmo quotidiano del tempo.
Quando il corpo dell’immagine va ad imprimersi su quello dell’osservatore, ancor più in profondità di quello che di solito impiega la retina a trattenerlo, si ha la “persistenza” ossia quel solco che scava l’attenzione nel registrare l’esperienza. Persistere vuol dire allora fermare fino in fondo, collocare in un’area familiare un’immagine che presenta un lato sconosciuto, non perfettamente in luce ma che attrae spingendo ad addentrarsi in esso.
L’anima svolge qui la funzione di promemoria, mette in contatto coi sentimenti di unicità, sia dell’autore dell’opera che gli artisti tra di loro, i quali sono guidati da un daimon, che da esuli del presente, vivono una condizione alterata, di nostalgia per ciò che di questo mondo è oltre la superficie.
In ognuno dei dieci autori è presente la necessità di un movimento che trasforma la materia, in ciò che essa è: apertura di infinite possibilità, necessità di un atto creativo ineliminabile, presenza e potenza. La compresenza di visibile e invisibile è, anche nella mostra, ciò che alimenta la vita e la modalità per percepire tale soglia è l’intuizione. Le intuizioni arrivano senza che ci siano passaggi logici coscienti, o processi di pensiero riflessivi, si espandono istantaneamente e come i miti prescindono dal tempo. La pittura ha dunque un rapporto con lo spirito e come gli antenati, dai quali si ereditano i tessuti, mantiene vivo il rapporto con la comunità, in una continua rinascita di informazioni, accessibili a tutti. Si tratta di allenare la sensibilità del nostro occhio, dato che perfino le scienze ci insegnano che si può conoscere qualcosa soltanto se abbiamo avuto in precedenza un’indicazione su come guardare. Complice il progresso è venuto meno l’interesse verso il mistico e il magico e ciò ha comportato una cesura tra ciò che si vede e ciò che invece quell’immagine rimanda. La mostra spinge su questo canale che può definirsi di “estetica nello stupore”, perché restituisce una valenza visionaria funzionale alla vita stessa, perché incide sul modo di guardare, mettendo in stretta comunicazione sia lo spettatore con gli artisti, che le varie generazioni, le scuole e gli stili propri, tra di loro.
Maloni Arte Contemporanea
Via Crispi 56
63039 San Benedetto del Tronto AP

info: 342-6139990
e-mail: luciomaloni@yahoo.it

Inaugurazione Lunedi 19 dicembre alle 17,30
Periodo: 19 dicembre – 22 gennaio 2017
Giorni e orari di apertura: su appuntamento

Dove cade l’ombra

Nel suggestivo ambiente dell’ex lavatoio al Museo Nivola, una videoproiezione realizzata per l’occasione da Carolina Melis racconta le peripezie di una serie di oggetti, seguendone le trasformazioni sul filo di un racconto allusivo e fantastico.

L’idea dell’assenza di gerarchie tra le arti, della flessibilità e permeabilità del confine che le separa, è alla base dell’attività del Museo Nivola così come guida la ricerca di Costantino Nivola, artista il cui lavoro si situa al crocevia tra scultura, pittura, architettura, grafica e design.
Coerentemente con questa visione, a chiusura di un anno di programmazione espositiva incentrata – con le rassegne dedicate a Andrea Branzi e a Salvatore Fancello – sul rapporto tra arte e design, il Museo Nivola presenta la prima mostra di Carolina Melis.

Grafica, illustratrice e video-maker, Carolina Melis è una presenza di spicco nello scenario internazionale del graphic design contemporaneo. Il suo stile, al tempo stesso rigoroso e fresco, costruttivo e carico di energia, imperniato su netti contrasti di colore e giochi di negativo/positivo, segna oggi le campagne pubblicitarie di aziende così diverse come BBC e Condé Nast, Vodafone e Sony, Wolkswagen e Vogue.

Al Museo Nivola Melis non si presenta però con tavole pubblicitarie o con illustrazioni, ma con un progetto creato ad hoc, diretto ad esplorare la dimensione narrativa della grafica e la sua capacità di interagire con lo spazio della realtà. “Abbiamo scartato l’idea di una mostra antologica – spiega il curatore Davide Mariani – per puntare su un intervento che riflette sul significato del lavoro del grafico nel momento stesso in cui in una certa misura lo spettacolarizza per comunicarlo al pubblico”.

Nel suggestivo ambiente dell’ex lavatoio al Museo Nivola, reso immersivo dall’ambiente sonoro creato dalle musiche di Stefano Guzzetti, una videoproiezione realizzata per l’occasione da Carolina Melis racconta le peripezie di una serie di oggetti, seguendone le trasformazioni sul filo di un racconto allusivo e fantastico. “I tessuti, la danza, la musica e la natura – osserva Melis – sono fatti di motivi che si ripetono e attraverso le ripetizioni cambiano e crescono.” Sul filo del ritmo creato da queste trasformazioni, le immagini del film di animazione rimbalzano nella realtà in una grande installazione collocata nell’ambiente espositivo. Il rapporto tra i due livelli di percezione, quella mediata dalla proiezione e quella direttamente esperita nello spazio fisico, da un lato produce in chi guarda un atteggiamento riflessivo, dall’altro apre la porta a una serie di associazioni immaginative.

L’ambivalenza tra dimensione estetica e implicazioni pratiche della ricerca grafica è chiamata in causa dal titolo della mostra. Dove cade l’ombra fa riferimento tanto alla particolare cifra stilistica dell’autrice quanto a un’espressione propria del mondo della pubblicità: “dove cade l’ombra” indica infatti la zona di ricaduta della campagna pubblicitaria, la sua capacità di raggiungere il pubblico e provocarne la risposta.

 

“Dove cade l’ombra”
MUSEO NIVOLA
Orani (NU) – dal 18 dicembre 2016 al 26 febbraio 2017
Via Gonare 2 (08026)
www.museonivola.it

Carolina Melis

Diplomata al Collegio del Mondo Unito di Duino, Carolina Melis studia dapprima danza, quindi animazione e illustrazione alla Central Saint Martins di Londra.

Carolina Melis

Nel 2004 lavora come creativa per MTV Europe e inizia una collaborazione come regista con la Nexus di Londra che durerà sino al 2013. Tra il 2005 e il 2014 lavora per agenzie pubblicitarie quali Saatchi&Saatchi, BBH, TWBA, Fallon, Wieden Kennedy, realizzando progetti per clienti come BBC, SONY, Vodafone, Prada, NSPCC, video musicali per Metronomy, Colleen, Vladislav Delay, Oh No Ono, Four Tet, corti per Discovery Channel e Channel 4.

Nel 2008 segue la regia del re-branding del terzo canale della BBC, BBC Three World. Nel 2010 lavora con il canale Logo di MTV New York al reality show The Arrangements. Nel 2011 gira per il marchio francese Chloé il cortometraggio Kaleidoscope. Nel 2012, invitata da Animate Projects, realizza per il National Trust il corto Regarding Gardens, in collaborazione con il poeta Simon Barraclough e con musica di Julia Kent.

Nel 2013 si trasferisce a Pechino per lavorare all’art direction e regia della campagna Volkswagen Think Blue, Move As One. In Cina lavora con il prestigioso studio di animazione Pixomondo.

In Sardegna realizza per l’ISRE nel 2010 il corto Le fiamme di Nule, che racconta la storia di tre tessitrici. Questa esperienza dà inizio a una collaborazione con alcuni laboratori di tessitura sardi sotto il marchio Mio Karo.

Come illustratrice e designer ha lavorato per riviste quali Vogue, Japan, Ottagono, Elle Japan, Tank e per marchi quali LeSportSac, Ikea, Microsoft. Ha pubblicato due libri di illustrazioni per bambini con la casa editrice Mon Petit Arts, una serie di cartoline e poster con Lagom e Ikea.

Tra i riconoscimenti ottenuti, la nomination per i British Television Craft Awards per Hands – corto commissionato dal Consiglio d’Europa – e un Eurobest per la serie BBC three World. Tra le istituzioni in cui suoi lavori sono stati presentati, ricordiamo il V&A Museum di Londra, il British Film Institute, l’Uppsala Konsert & Kongress e il Palais de Tokyo di Parigi.

Attualmente lavora principalmente a Dubai e New York come art director per marchi come Erno Laszlo, Mall of the Emirates e altri.

 

Nota:  Un’intervista pubblicata il 20 agosto  2015 su www.ladonnasarda.it  a firma di Matilde Gianfico offre ulteriori e interessanti informazioni su Carolina Melis.

 

 

Artists against MUOS

Giovedì 29 dicembre alle ore 19.00 nei locali della Galleria Laveronica Arte Contemporanea in Via Grimaldi 93 sarà inaugurata la collettiva “Artists against MUOS”.

Esporranno Antenne 46, Francesco D’Amore, Francesca Dimanuele, Giuseppe Firrincieli, Guglielmo Manenti, Maddalena Migliore, Matilde Politi, Irene Puglisi, Maria Domenica Rapicavoli. In mostra pezzi d’archivio – giornali, pizzini, volantini, comunicati – ma anche video, fotografie, incisioni, vignette e libri d’artista, tra reportage e denuncia, tra satira e impegno civile.

Da anni a Niscemi la comunità locale e migliaia di attivisti da tutta Italia protestano contro il MUOS, Mobile User Objective System, una rete di comunicazioni satellitari in grado di pilotare i droni per la guerra a distanza, costruita dagli Stati Uniti d’America nel mezzo di una riserva naturale. C’è il timore che le emissioni ad alta frequenza delle sofisticate apparecchiature possano causare gravi danni alla salute degli abitanti e all’ambiente nel raggio di decine di chilometri. Senza contare gli scenari legati alla disponibilità di un’arma che dovrà ripagarsi con guerre future. In questa vicenda le istituzioni italiane hanno usato il guanto di velluto con il potente alleato e il pugno di ferro con i cittadini inermi. Il primo, dopo vari rinvii, ha acceso le antenne. Sugli altri, invece, sono piovute denunce e querele. I processi si celebreranno a gennaio.

Dall’incontro con gli uomini e le donne del movimento – spiegano Corrado Gugliotta e Sveva D’Antonio, titolari de Laveronica Arte Contemporanea – è nata l’esigenza di raccontare l’esperienza di vita e di lotta in una mostra. In primo luogo, per far conoscere la vicenda del MUOS a un pubblico più vasto e far sì che gli attivisti ricevano la solidarietà dell’opinione pubblica. Secondariamente, per promuovere un’arte politica, scomoda, capace di saltare fuori dagli schemi, di scegliere da che parte stare. Artists Against MUOS vuole rendere omaggio, alla vigilia di un momento non facile, a chi in questi anni ha lottato dal basso contro poteri invisibili e invincibili, usando talvolta la creatività per vincere il silenzio della stampa, per ribaltare un’argomentazione, per scuotere le coscienze sopite degli indifferenti, per smascherare la corruzione degli apparati di potere”.

La mostra resterà aperta fino al 25 marzo. Visite: dal martedì al sabato, ore 10.00-13.00 e 16.00-20.00.

Testo integrale in italiano/inglese
http://www.gallerialaveronica.it/exhibitions/2016-artists-against-muos/

Info e contatti
Laveronica Arte Contemporanea
Via Grimaldi 93 – Modica (RG)
+39 09321873100 | +39 3408176441
skype: galleria_la_veronica
www.gallerialaveronica.it

Un atto di libertà e implicita ribellione

L’olio non è dato tal quale in natura. E’ il frutto dell’ingegno dell’uomo. Anche se si tratta di una operazione semplice, e perfino banale – consistente nello spremere le olive – l’aver avuto una simile intuizione ha reso di fatto l’olio un’invenzione tecnologica impareggiabile.

In fondo, chi poteva immaginare che un minuscolo frutto – peraltro amarissimo e immangiabile, se non preventivamente lavorato con la necessaria accortezza e pazienza – potesse dar seguito a un succo gustoso e gradevole, capace di conferire sapidità e palatabilità ad altre materie prime bisognose di essere rese più appetibili?

Le proprietà connettive e plastificanti, congiuntive, antiaderenti e lubrificanti degli oli da olive hanno permesso di far compiere un significativo passo in avanti nella elaborazione e presentazione dei cibi. Così, questa pur apparentemente ordinaria invenzione, ha potuto, nel tempo, sempre piu imporsi all’attenzione generale, proprio perche è stato l’uomo a cogliervi ogni volta importanti elementi di novità, tali e tanti da lasciare segni indelebili nei costumi alimentari dei vari popoli. Segni evidenti soprattutto ora, che a distanza di almeno sei millenni, è possibile scorgere nettamente l’imprinting delle varie comunità d’anime che si sono via via succedute, lasciando per certi versi una immaginaria quanto reale impronta genetica, che si è espressa e manifestata anche attraverso l’arte.

Non l’arte olearia in senso stretto. Quella – per essere più espliciti, a scanso di equivoci – di chi riesce addirittura a interagire con le olive, fino a parlare la loro stessa lingua, e capirle e interpretarle di volta in volta, facendo in modo da trarne il miglior olio possibile in frantoio. E nemmeno si intende per arte la capacità di coloro che sanno miscelare sapientemente gli oli ottenuti, o, nondimeno, l’attitudine di quanti, trovandosi dinanzi a un’ampia scelta di oli disponibile sul mercato, sono in grado di farne una opportuna selezione (per qualità, origine e tipologia), riuscendo a utilizzarli al meglio, valorizzandoli alla perfezione, a crudo come in cottura.

Non l’arte olearia in senso stretto, dunque, ma l’arte che trascende la materia prima e la eleva a simbolo ponendola su un altro piano. L’arte, per l’esattezza, che già solo a sfogliare le pagine del catalogo che accompagna una mostra originale quanto divertente nei suoi sviluppi, egregiamente ideata e curata da Francesco Sannicandro, a titolo “Olio di Artista”, ci fa comprendere quanto sia utile (per chi lo produce, chi lo vende, chi ne fruisce) che l’olio possa essere ogni volta reintepretato in modo differente, rimodulandone l’immagine, e decontestualizzandola. In tal modo, con una brillante operazione che ha coinvolto centinaia di artisti, l’olio da olive non è più una materia grassa tra tante altre disponibili in commercio, ma diventa simbolo di una civiltà che viene decodificata e consegnata libera dalle maglie imposte da un legislatore che penalizza le aziende confezionatrici nell’abbigliaggio dei contenitori dell’olio.

Olio d’Artista” diventa così un atto di libertà e di implicita ribellione al sistema, imponendo, almeno non nel consueto canale delle vendite, ma negli spazi dell’arte, un nuovo approccio con i contenitori d’olio, andando oltre la consuetudine, e invogliando, di qui in avanti, a creare felici e imprevedibili commistioni tra i contenitori destinati comunemente al commercio – che in genere appaiono inespressivi e castigati, inutilmente austeri e comunque imprigionati da troppe (e pletoriche) diciture imposte da un legislatore bulimico che sottrae spazio alla creatività – e quelli che non sono invece soggetti ad alcun vincolo.

L’olio, prodotto antico e millenario, ha bisogno di una ventata d’aria nuova e di entrare, il prima possibile, in una dimensione altra, alternativa ai canoni ufficiali, in modo da svecchiare la propria immagine, andando incontro verso nuove epifanìe. Le creazioni degli artisti non trovano oggi impedimenti di alcun genere, ma possono in compenso trovare un pubblico più aperto e incline ai cambiamenti, potendo così procedere con rappresentazioni perfino dissacratorie, e di forte rottura con il passato, fino a trascendere il contenuto presente nei molteplici contenitori, ed evocando le mille e mille forme differenti e immaginabili.

La materia prima “olio da olive”, vista da sola, pur pregiatissima e nobile, sapida, profumata e funzionale nei molteplici impieghi cui è affidata, non è in grado di consegnare alla storia la parte di sé non visibile, quel tesoro nascosto che pur le appartiene ma pochi conoscono. L’alta valenza simbolica assegnata nel corso dei secoli e poi dei millenni all’olio da olive è in realtà il frutto di una mediazione culturale, senza la quale l’olio sarebbe un banalissimo grasso alimentare tra i tanti disponibili, sicuramente il più sano e gradevole, ma solo una sostanza grassa e nulla più. Senza il contributo dell’arte, ma anche della letteratura, l’olio non avrebbe avuto quell’impulso che lo ha reso oggi così popolare, e ieri, invece, così tanto celebrato da miti e religioni.

L’olio da olive oggi è vissuto come una sorta di prolungamento e quasi una estensione della propria esistenza. Non è più un normale condimento tra i tanti, ma è esso stesso alimento e ingrediente di primo piano. Non più alimento generico, ma “cibo funzionale”, functional food dall’alta valenza salutistica e nutrizionale, tanto che per molti è ormai considerato a pieno titolo un nutraceutico, per metà nutrimento e per l’altra metà farmaco. Cosi – a parte le grandi opere, tra dipinti e sculture, che riprendono i segni fondanti, e fondativi, quali sono appunto l’olivo, le olive o l’olio – è sufficiente volgere la propria attenzione a quanto è avvenuto nell’epoca a noi più vicina, già a partire dal finire dell’Ottocento, con le brillanti intuizioni di quanti hanno saputo vestire, reinterpretare e dialogare la materia prima olio, presentandola in forme e abbigliaggi nuovi, con lattine in banda stagnata che in alcuni musei si possono ancora oggi contemplare in tutta la loro originalità, anche laddove si sconfinava nel puro e selvaggio kitsch.

Il grande momento, con la massima e più elevata rappresentazione che si potesse avere per i contenitori dell’olio, ma anche per le molteplici altre forme espressive di comunicazione, è dovuto ad artisti come Plinio Nomellini e Giorgio Kiernek – a suo tempo mobilitati da imprenditori illuminati come i Novaro – per proseguire, fino ad oggi, con altri artisti, e in molti casi designer, che hanno avuto la capacità di vedere nell’olio ciò che non si vede o che altri non vedono, quel quid di impercettibile capace di rendere l’olio da olive diverso e sempre attuale, contemporaneo.

“Olio d’Artista”, una mostra che reputo singolare e quanto mai efficace negli esiti, si colloca per me proprio in questa lunghezza d’onda, e mi auguro vivamente che alcuni tra gli imprenditori più illuminati possano scommettere e investire su queste rappresentazioni artistiche facendole uscire dal guscio protettivo delle sale espositive.

Luigi Caricato, Direttore di Olio Officina Festival

Vassily Kandinsky

Centocinquanta anni fa, il 16/12 1866, nasceva a Mosca Vassily Kandinsky, maestro del colore e della forma, che per primo teorizzò e realizzò opere completamente astratte, volendo rappresentare non più la dimensione reale circostante, bensì le risonanze di una condizione interiore. Una passione abbracciata tardivamente quella per l’arte (seppur praticata e studiata fin dall’adolescenza), scatenata in modo definitivo dopo una visita alla mostra moscovita dedicata all’Impressionismo (1896).

Figlio di un ricco commerciante di the, vissuto nell’infanzia tra Monaco e Odessa, dove una zia lo introduce alla musica e al disegno, Kandinsky studia a Mosca e laureatosi in legge si avvia a una fortunata carriera accademica. Che però presto si interrompe, quando il giovane viene folgorato dalla visione de ‘I covoni’ di Monet, ammirati nella prima esposizione di arte impressionista in Russia.

Ecco dunque che Kandinsky abbandona il lavoro universitario per diventare pittore e sceglie Monaco per seguire il classico cursus degli studi sotto la guida di maestri come Anton Azbé e Franz von Stuck.

Nel 1896, nella città tedesca la moda simbolista sta lasciando il posto al Jugendstil (Art Noveau), ma Kandinsky esordisce con piccoli paesaggi ancora tardo-impressionisti e con tempere simboliste dai colori lucenti, ispirate alle antiche leggende germaniche e alla vita della vecchia Russia. Bisogna aspettare una decina d’anni, intorno al 1908, per arrivare, durante i soggiorni estivi a Murnau, ai primi dipinti in cui, servendosi di colori accesi e antinaturalistici, l’artista traduce la realtà in immagini piatte, prive di volume, ispirate alla pittura fauve. Il paesaggio diventa così pretesto per esercizi sulla forma e per indagini sulla forza del colore, con cui avvia il primo processo di astrazione dal reale. Ancora a Monaco, Kandinsky scrive ‘Dello spirituale nell’arte‘, opera in cui affronta lucidamente sul piano teorico ciò che andava sperimentando nella sua pittura, dal rapporto tra forma e colore a quello per lui fondamentale tra colore e suono, alla base dell’astrazione. È del 1910 il suo ‘Primo acquarello astratto’, ma la svolta definitiva arriva nel 1911, quando con Franz Marc da vita all’avventura del ‘Cavaliere Azzurro‘, che produce, nel 1912, il celebre ‘Almanacco del Cavaliere azzurro’, nel quale musica e arti visive si intrecciano strettamente e si valorizza il ruolo delle arti popolari e primitive. Allo scoppio della prima guerra mondiale, l’artista è costretto a rientrare a Mosca, dove resta coinvolto in pieno dalla Rivoluzione d’Ottobre. Inserito dai rivoluzionari ai vertici delle nuove istituzioni culturali e dunque assorbito dagli incarichi istituzionali, Kandinsky dipinge poco, ribadendo però la sua scelta definitiva per l’astrazione, il che non gli risparmia le critiche di chi, fra le avanguardie, gli rimprovera il suo spiritualismo. Una situazione che nel 1921 lo induce a far ritorno in Germania. Qui, ormai famoso, Kandinsky viene invitato da Walter Gropius a insegnare al Bauhaus, la scuola di architettura e arte dove dal 1922 diviene docente di Decorazione murale. Sono anni caratterizzati dall’amicizia con Paul Klee e dalla pubblicazione del suo saggio principale ‘Punto e linea sul piano’ (1926). Se nel 1930 si affacciano le prime forme organiche (che caratterizzano la sua fase finale), la chiusura del Bauhaus imposta dai nazisti nel 1933 lo costringe a emigrare di nuovo, questa volta verso Parigi, in quegli anni capitale del mercato dell’arte, dominato da Picasso e Surrealisti. Kandinsky si stabilisce a Neuilly-sur-Seine, in un edificio affacciato sulla Senna. Quella luce chiara e tersa seduce l’artista, che schiarisce la tavolozza con colori pastello. Intanto nei suoi dipinti e nei lavori su carta, anche per l’influsso degli amici surrealisti Arp e Miró, si moltiplicano le forme biomorfe: amebe, creature degli abissi, embrioni, insetti, un microcosmo in cui Kandinsky si immerge, in fuga dal dall’angoscia della guerra. Muore il 13 dicembre 1944, senza vedere la fine del conflitto.

Nicoletta Castagni, ANSA, 16 dicembre 2016

Rouge/Noir

M4A-MADE4ART di Milano presenta Rouge / Noir, speciale progetto artistico che riunisce alcune significative sperimentazioni d’arte astratta sul tema del rapporto tra il rosso e il nero.
 
Protagonisti della mostra Domenico Asmone, Natalia Berselli, Donata Bonanomi, Martino Brivio, Iure Cormic, Josine Dupont, Flavio Dusio, Giorgio Gioia, Ruggero Marrani, Leonor Navas Richar, Leo Panta, Francesco Sandrelli, Ferdinando Valentini, Rita Vitaloni: in esposizione una selezione di opere pittoriche e sculture caratterizzate da differenti specificità tecniche e sensibilità artistiche riunite in un allestimento di forte impatto cromatico basato su armonie e corrispondenze, ma anche su opposizioni e contrasti.
Il progetto è un vero e proprio omaggio a un colore, il rosso, da sempre legato a concetti quali “emozione”, “amore”, “passione”, “calore”, impiegato dagli artisti sin dai tempi più antichi per rappresentare sentimenti profondi e intensi legami affettivi; accanto al rosso, il nero, che incarna l’antitesi, il mistero, il silenzio, gli aspetti più intimi e nascosti della nostra interiorità. Giochi di luci e ombre, presenze geometriche, forme appena riconoscibili, inclusioni di materiali e di altri colori: il rosso e il nero ci sorprendono e coinvolgono, rappresentando con il loro incontro e l’inevitabile contrapposizione che nasce dal loro accostamento le infinite sfumature delle emozioni umane.
Rouge / Noir, con data di inaugurazione martedì 20 dicembre, rimarrà aperta al pubblico fino al 12 gennaio. La nuova mostra di M4A-MADE4ART rientra nel percorso di indagine sull’arte astratta precedentemente inaugurato con Visioni astratte. Nuove tendenze al femminile (marzo 2013) e portato avanti con le successive esposizioni Black&White. Astrazione negli opposti (maggio 2013), Explosion! colore astrazione emozione (ottobre 2013), Monochromes (febbraio 2014), Light & Shadow (settembre 2014), GREEN. arte uomo natura (novembre 2014), Primary colours (febbraio 2015), L’arte come energia per la vita (giugno 2015), le Rouge (dicembre 2015). Un evento M4E-MADE4EXPO ed Expo in Città.

Rouge / Noir
Domenico Asmone, Natalia Berselli, Donata Bonanomi, Martino Brivio, Iure Cormic,
Josine Dupont, Flavio Dusio, Giorgio Gioia, Ruggero Marrani, Leonor Navas Richar,
Leo Panta, Francesco Sandrelli, Ferdinando Valentini, Rita Vitaloni
20 dicembre 2016 – 12 gennaio 2017
Inaugurazione martedì 20 dicembre, ore 18.30
Orario apertura: 21 – 23 dicembre e 9 – 12 gennaio ore 15 – 18
Durante il periodo delle Festività la mostra sarà aperta al pubblico su appuntamento

M4A – MADE4ART | Spazio, comunicazione e servizi per l’arte e la cultura
di Vittorio Schieroni ed Elena Amodeo
Via Voghera 14 – ingresso da Via Cerano, 20144 Milano
www.made4art.it, info@made4art.it, t. +39.02.39813872

Contrapposizioni

Un nuovo spazio espositivo a Reggio Emilia. Tullio Masoni, il più piccolo produttore di vino al mondo, con un vigneto sospeso tra i tetti della città storica, estende il marchio ViaMari10 all’arte contemporanea, allestendo al numero 10 di via Mari una mostra collettiva – CONTRAPPOSIZIONI – con opere di Giordano Montorsi, Sandra Moss e Matteo Messori.

Realizzata con il sostegno di Sanfelice 1893 Banca Popolare, l’esposizione sarà inaugurata sabato 17 dicembre 2016 alle ore 17.00. “ Contrapposizioni” è il titolo del progetto, che raccoglie una selezione di dipinti, sculture ed installazioni site-specific realizzate dai tre artisti, differenti per esperienza, provenienza e linguaggio, ma accomunati dalla ricerca di tipo concettuale e da una gestualità ampia ed articolata.

«La vita di tutti i giorni –- spiegano gli autori –- è in continuo mutamento. Spetta a noi decidere ciò che i nostri occhi possono vedere e, tramite essi, plasmare una personale concezione critico-visiva. Come una macchia nera nella nostra retina, mettiamo a fuoco le contrapposizioni della vita, che man mano occupano il nostro campo visivo, proiettando davanti a noi immagini che possono creare cortocircuiti inaspettati».

Giordano Montorsi, docente di Tecniche e tecnologie delle arti visive all’Accademia di Brera, presenta due opere su carta della serie “Figure Metacosmiche” (2014), in cui l’aspetto figurale va oltre l’ordine costituito, unitamente ad una scultura-oggetto (“Topsy-turvy, sottosopra”, 2014) che, attraverso il capovolgimento di un tavolo ligneo, rivela una narrazione latente, un paesaggio spirituale in blu Klein, circondato da quattro fusi in ottone, ideale congiunzione tra terra e cielo.

Sandra Moss, artista originaria dell’Ohio, USA, espone una selezione di opere ad encausto e pastello su cartoncino, tratte dalla serie “The wild: outside in” (2016). Una riflessione sul tema del “selvaggio” ( The wild) in natura ( outside) e nella civiltà ( in), sull’idea di crescita e di declino, sui processi di raccolto, abbandono e rigenerazione. Il tutto, all’interno di una ricerca volta ad analizzare il rapporto uomo-natura, tra consapevolezza e negazione.

Matteo Messori, artista classe 1993 diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, presenta opere selezionate che testimoniano il doppio binario su cui corre il suo lavoro: da un lato la pittura, in cui il gesto si libera allontanando l’osservatore dal vivere quotidiano, dall’altro l’installazione, veicolo per riflettere sulla società contemporanea e sui filtri che vengono imposti (o noi stessi poniamo) al nostro sguardo (“Filtri”, 2016).

La collettiva sarà visitabile fino al 7 gennaio 2017, da venerdì a domenica ore 16.00-20.00, oppure su appuntamento; chiuso 25 dicembre e 1 gennaio, aperto 6 gennaio ore 16.00-20.00. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 335 6352424, tumasoni@tin.it, www.viamari10.it.

 

Segnalato da : CSArt di Chiara Serri, Via Emilia Santo Stefano 54, 42121 Reggio Emilia

Disegni di Seta

Seta , il romanzo pubblicato nel 1996 dello scrittore Alessandro Baricco, è ora un elegante libro illustrato.

Ci ha pensato Rébecca Dautremer, una delle più eleganti e celebrate illustratrici francesi che con la raffinatezza dei suoi lavori è riuscita a persuadere lo scrittore per anni ostinatamente restìo ad una edizione illustrata e che è arrivato a dire : «Ci sono pezzi nel libro che sono riusciti meglio a lei che a me. Il lavoro di Rébecca è una specie di mise en scène».

In effetti lo straordinario lavoro della Dautremer non è stato di tradurre in tavole esplicative quello che suggeriva la scrittura, ma di reinventarla. Tanto che dalla stessa autrice leggiamo: «Dare un volto a Joncour e non darlo al misterioso sconosciuto in Giappone, immaginare un baco da seta lungo un chilometro, un tatuaggio sul corpo di un guerriero giapponese, Flaubert e un elefante, qualche bel fiore azzurro e anche un paio di chiappe. Vuol dire dare un’immagine alla fedeltà tradita, all’amore silente, ai desideri e alle pene».

In questa nuova pubblicazione ritroviamo per intero il testo del romanzo assieme alla meravigliosa trama di immagini che lo reinventano… indubbiamente un lavoro editoriale di grande raffinatezza, un libro sicuramente prezioso (forse un’idea per Natale). Da Feltrinelli.

 

(pubblicato anche su Equilibriarte)

BERENICE ABBOTT. Topografie

Il Museo MAN è lieto di annunciare l’imminente apertura della prima mostra antologica in Italia dedicata a Berenice Abbott (USA, 1917-1991), una delle più originali e controverse protagoniste della storia fotografica del Novecento.

Terza di un grande ciclo dedicato alla street photography, la mostra al MAN di Nuoro, a cura di Anne Morin, presenta, per la prima volta in Italia, una selezione di ottantadue stampe originali realizzate tra la metà degli anni Venti e i primi anni Sessanta. Suddiviso in tre macrosezioni – Ritratti, New York e Fotografie scientifiche – il percorso espositivo restituisce il grande talento di Berenice Abbott e fornisce un quadro generale della sua variegata attività.

Nata a Springfield, in Ohio, nel 1898, Berenice Abbott si trasferisce a New York nel 1918 per studiare scultura. Qui entra in contatto con Marcel Duchamp e con Man Ray, esponenti di punta del movimento dada. Con Man Ray, in particolare, stringe un rapporto di amicizia che la spingerà a seguirlo a Parigi e a lavorare come sua assistente tra il 1923 e il 1926.

Sono di questo periodo i primi ritratti fotografici dedicati ai maggiori protagonisti dell’avanguardia artistica e letteraria europea, da Jean Cocteau, a James Joice, da Max Ernst ad André Gide. Ritratti che – secondo molti interpreti – costituiscono il canale espressivo attraverso il quale Berenice Abbott – lesbica dichiarata, in un’epoca ancora lontana dall’accettare l’omosessualità femminile – racconta la propria dimensione sessuale.

Allontanatasi dallo studio di Man Ray per aprire il proprio laboratorio di fotografia –frequentato da un circolo di intellettuali e artiste lesbiche come Jane Heap, Sylvia Beach, Eugene Murat, Janet Flanner, Djuna Barnes, Betty Parson – già nel 1926 Abbott espone i propri ritratti nella galleria “Le Sacre du Printemps”. È in questo momento che entra in contatto con il fotografo francese Eugène Atget, conosciuto per le sue immagini delle strade di Parigi, volte a catturare la scomparsa della città storica e le mutazioni nel paesaggio urbano.

Per Abbott è un punto di svolta. La fotografa decide di abbandonare la ricerca portata avanti fino a quel momento e di fare propria la poetica del negletto Atget – del quale, alla morte, acquisterà gran parte dell’archivio, facendolo conoscere in Europa e negli Stati Uniti – dedicandosi, da quel momento in poi, al racconto della metropoli di New York.

Tutti gli anni Trenta, dopo il rientro negli Stati Uniti, sono infatti dedicati alla realizzazione di un unico grande progetto, volto a registrare le trasformazioni della città in seguito alla grande depressione del 1929. La sua attenzione si concentra sulle architetture, sull’espansione urbana e sui grattacieli che progressivamente si sostituiscono ai vecchi edifici, oltre che sui negozi e le insegne. Il risultato è un volume, tra i più celebri della storia della fotografia del XX secolo, intitolato “Changing New York” (1939), che raccoglie una serie straordinaria di fotografie caratterizzate da forti contrasti di luci e ombre e da angolature dinamiche, ad esaltare la potenza delle forme e il ritmo interno alle immagini.

Nel 1940 Berenice Abbott diventa picture editor per la rivista “Science Illustrated”. L’esperienza maturata nelle strade di New York la porterà a guardare con occhi diversi le immagini scientifiche, che diventano per lei uno spazio privilegiato di osservazione della realtà oltre il paesaggio urbano. In linea con le coeve ricerche artistiche sull’astrazione, Berenice Abbott realizza allora una serie di fotografie di laboratorio, concentrandosi sul dinamismo e sugli equilibri delle forme, con esiti straordinari.

La mostra Topografie al Museo MAN, realizzata grazie al contributo della Regione Sardegna e della Fondazione di Sardegna, racconta le tre principali fasi della produzione fotografica di Berenice Abbott attraverso una ricca selezione di scatti, tra i più celebri della sua produzione, e materiale documentario proveniente dal suo archivio.

BERENICE ABBOTT. Topografie
7 Febbraio 2017 – 31 Maggio 2017
Inaugurazione Venerdì 17 febbraio ore 19.00
Museo MAN
via S. Satta 27- 08100, Nuoro
tel. +39 0784 25 21 10
orari: 10-20 lunedì chiuso
www.museoman.it

Ufficio Stampa
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo, tel. 049663499
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