SIGNA – Storie di Donne

Dal 10 Gennaio 2017 presso Palazzo Roberto Narducci ex Poste Centrali (Piazza Cesare Battisti, Bari) l’Associazione Sviluppo Sostenibile presenta “SIGNA – Storie di Donne”, una mostra fotografica a cura di Iginia Romeo composta di 36 foto di Pio Meledandri.

Alla inaugurazione, che si terrà alle ore 18:00 interverranno Stefania Santelia, docente di Letteratura Latina – Università Aldo Moro Bari e Annamaria Ferretti giornalista – direttora di ILIKEPUGLIA. Insieme compareranno cultura, rapporti sociali, consuetudini e normative relative alla condizione della Donna nel mondo antico e in quello contemporaneo, esaminando casi e motivazioni della violenza nei confronti delle Donne e la loro subordinazione al potere maschile.

Le dodici donne – Angela Mongelli, Annamaria Ferretti, Fara Melandri, Giulia Ceci, Iginia Romeo, Irma Melini, Ketty Zotti, Paola Di Giulio, Silvia Dattoma, Stefania Lapedota, Valentina Cernò, Yvonne Cernò – vere protagoniste della mostra, di età, profili professionali e funzioni sociali diverse, hanno costruito storie differenti che hanno in comune la violenza da parte di un uomo o addirittura del branco.

Ogni donna, nella realtà della finzione, è rappresentata poco prima e poco dopo la violenza e poi nell’’immaginazione visuale, riprende la vita quotidiana convivendo con “i segni” del trauma.

Illusione della Fotografia, dove nel nostro caso “ogni dramma è un falso”, grazie al “trucco” e alla mimica dei soggetti riesce a mettere in scena una storia per ciascuna protagonista.

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BACK TO THE LAND

Il progetto Back to the Land non è una semplice mostra, ma la tappa di un percorso virtuale che, a livello globale, ormai da tempo, chiama in causa l’arte contemporanea, quale strumento in grado di portare alla ribalta questioni ecologiche e di stimolare riflessioni ambientali.
 
Un movimento “intestinale”, all’interno del quale l’Italia si è ritagliata da tempo un ruolo da protagonista, forte di un’eredità che, attraverso movimenti come l’Arte Povera, fin dagli anni Sessanta, ha saputo porre le basi per le attuali esperienze artistiche […].
Questo grande fermento globale, stimolato da una situazione di perenne pericolo, di cui abbiamo recentemente avuto conferma in seguito all’ultimo monito ufficiale dell’ONU sul livello dei gas serra, è la reazione alla tradizione antropocentrica occidentale, nella quale l’uomo, dotato di ragione e personalità, è ritenuto il solo depositario della legge morale; il sintomo di un malessere che da tempo l’arte cerca di elaborare, a cui l’artista, quale attore e interprete, si approccia in maniera creativa e spesso non scientifica, sfruttando codici e linguaggi in grado di raccontare problematiche importanti, mediante approcci innovativi e non tradizionali.La mostra Back to the Land intende inserirsi all’interno di questo panorama estremamente complesso e delicato, attraverso il lavoro di 7 giovani artisti internazionalmente riconosciuti. Pur non avendo l’obiettivo di rappresentare un momento di denuncia aperta, o l’occasione per gridare ad alta voce l’ennesimo triste elenco di eventi e disastri ecologici, Back to the Land, vuole riflettere sull’importanza del gesto umano, del senso di responsabilità e del potere che il linguaggio dell’arte contemporanea può rivestire in questo senso. Attraverso approcci formali differenti, i sette artisti invitati mettono in scena metodi espressivi e linguaggi che sono in grado, ognuno a proprio modo, di raccontare una comune attenzione alle questioni ambientali e alle problematiche naturali odierne. (Continua sulla fonte)

 

In Foto : Back to the Land, veduta della mostra, Studio la Città, Verona, 2016. Al centro: Andreco. Photo Michele Alberto Sereni. Courtesy Studio la Città, Verona

Post-ornamento

Fino al 20 dicembre da Area B in esposizione la mostra “Post-ornamento” di Michael Rotondi con le sue oltre venti opere , tra tecniche miste su tela, su carta e su tessuti non intelaiati.

Curata da Alberto Zanchetta, la personale “Post-ornamento” propone un ritorno alla natura inteso come rivincita della semplicità, una sorta di “decrescita felice”, o “festosa” come preferisce definirla l’artista, della pittura che torna ad uno dei suoi temi più classici: quello della natura morta.

Un riscatto che viene riscosso senza traumi o azioni aggressive, ma tutto sul piano iconografico restituendo all’aspetto decorativo e all’ornamento, parti spesso marginali e di puro abbellimento, il ruolo di protagonista dell’opera. Un’arte fatta di rimandi, che non attinge alla realtà, ma all’arte stessa: le immagini di Rotondi nascono da altre immagini.

Ispirandosi alle figure floreali di antichi erbari e stampe medievali, l’artista sperimenta fino ad approdare ad un linguaggio che, a partire dall’iconografia antica, mescola suggestioni contemporanee provenienti dal mondo della musica, dall’universo della street art, dell’illustrazione indipendente e dell’immaginario punk, indie e pop, con incursioni sia nella cultura “alta” che popolare. Una ricerca che giunge, in alcuni casi, a perdere il suo figurativismo e a sfociare nell’astratto dando vita a una concezione di natura morta del tutto nuova.

Influenzato dal Beuys di Difesa alla Natura, azione del 1984, che incoraggiava una riconciliazione con l’elemento naturale, ma anche dall’idea sempre beuysiana di una funzione sociale dell’arte, per Michael Rotondi l’arte è prima di tutto “bene comune, sociale e pubblico”.

Per questo motivo all’interno dei suoi lavori si ritrovano sempre elementi che, oltre a provenire da suoi ricordi personali e da immagini legate alla sua biografia, attingono alla memoria collettiva, a un immaginario che appartiene a tutti.

Nato a Bari nel 1977, Rotondi ha finora esposto in collettive alla Fonfazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino e al Palazzo delle Stelline di Milano, oltre a una personale alla Casa Testori di Novate Milanese nel 2015.

 

Area B

via Marco d’Oggiono, 10
20100
Milano
Italy
tel. +39 02 89059535
info@areab.org

Orari di apertura

dal martedì al sabato
10.00 – 13.00 / 15.00 – 18.00

SUPER ROBOT WORLD

L’esposizione Super Robot World (Padova, Centro Culturale Altinate, dal 17 marzo al 21 maggio 2017, a cura di Fabrizio Modina), ha lo scopo di illustrare attraverso disegni originali, animation cel, manifesti, giocattoli e memorabilia, l’impatto epocale di un’ idea che ha conquistato il mondo ed è stata particolarmente apprezzata nel nostro paese, facendo assurgere a mitologia moderna alcuni dei più importanti protagonisti di un’avventura che pare non avere fine e che rinnova il proprio valore artistico e propedeutico di generazione in generazione.

L’avvio della mostra coincide con “Be Comics!”, il nuovo Festival dedicato ai fumetti, manga, games, videogames e all’animazione che ha l’ambizione di imporsi tra i più qualificati a livello nazionale.
Festival e mostra sono promossi dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova e da Arcadia Arte.

Ben 16 le sezioni tematiche di questa grandiosa, originale esposizione. Con esse Fabrizio Modina ha inteso ripercorre l’evoluzione del robot, dagli antefatti simbolici e storici, samurai, shogun e ninja, alla trasformazione di quei simboli e di quei personaggi in macchine al servizio dell’uomo e delle sue attività.
La mostra si chiude infatti con un omaggio ad Isaac Asimov, lo studioso che nel 1942 introdusse le celebri tre leggi della robotica. Proprio a lui è stato infatti dedicato il primo robot umanoide, ASIMO (acronimo di Advanced Step in Innovative Mobility), creato da Honda in Giappone nel 2000 e divenuto il simbolo della robotica che ha ormai raggiunto i traguardi della fantascienza. Fonte

Per Informazioni:
www.arcadia-arte.com
Info@arcadia-arte.com

Ufficio stampa
Studio ESSECI – Sergio Campagnolo
Tel. 049 663499
www.studioesseci.net
gestione3@studioesseci.net

K-Codex

Il visual designer Karmachina (studio composto Vinicio Bordin, Paolo Ranieri e Rino Stefano Tagliafierro) e il percussionista Michele Rabbia mettono in scena, con ‘K-Codex’, le illustrazioni del ‘Codex Seraphinianus’, definito il “libro più strano del mondo”, in uno spettacolo a ingresso libero ospitato dal CRT Teatro dell’Arte di Milano domenica 18 dicembre, alle ore 21,30.

Fonte  –  Il ‘Codex Seraphinianus’ è un libro dell’artista Luigi Serafini, pubblicato per la prima volta nel 1981 da Franco Maria Ricci, e si presenta come un’enciclopedia scritta in una lingua indecifrabile che descrive un mondo immaginario. Nelle quasi quattrocento pagine illustrate del Codex, elementi a noi noti si fondono in modo surreale, sovvertendo le connessioni naturali e generando relazioni inedite e curiose. ‘K-Codex’, lo spettacolo ideato e realizzato da Karmachina con musica originale di Michele Rabbia, è concepito come un viaggio immersivo dentro l’immaginario creativo del Codice.

La scrittura misteriosa e le oltre mille illustrazioni di questa enciclopedia prendono vita nelle grandi dimensioni del palcoscenico, all’interno di uno scenario progettato per distribuire le proiezioni su più piani. Grazie alla macchina scenica dell’allestimento le illustrazioni del Codex si animano, fluttuano e si combinano sulle note delle percussioni e dei live electronics di Rabbia. La struttura narrativa di ‘K-Codex’, ispirata all’organizzazione tematica tipica delle enciclopedie, vuole essere un omaggio alle inesauribili risorse della fantasia umana. Ogni capitolo dello spettacolo è dedicato a un diverso aspetto dell’universo immaginato da Serafini, a partire dal mondo vegetale e animale, da quello delle macchine e da quello dell’uomo inteso come specie animale e come animale sociale.

Poi vi sono i mondi degli usi e dei costumi, quello dell’urbanistica e dell’abitare. Tutti sono singolarmente sezionati ed esplorati, riproposti in quanto porzioni a sé stanti di un ecosistema che vive di regole proprie. Questa organizzazione rigorosa, al contempo scientifica e puramente fantastica, sottolinea come la potenza creativa del ‘Codex Seraphinianus’ derivi anche dalla capacità del suo autore di esplorare in modo coerente e assolutamente plausibile l’intero scibile di un universo im-probabile.

‘K-Codex’ si terrà alla presenza dell’autore del Codice, Luigi Serafini, che saluterà il pubblico prima dell’inizio dello spettacolo. Lo spettacolo è parte del progetto ‘ARP – Area Ricerca Progressiva di Studio Azzurro’. Lo spettacolo è inoltre inserito all’interno del programma di Exister, il festival di Danza Contemporanea che si terrà presso gli spazi del Crt Teatro dell’Arte dal 13 al 18 dicembre.

Eliseo Mattiacci. La mostra

Al Mart la trilogia sulla scultura contemporanea si completa con l’ultima mostra del 2016, dedicata a Eliseo Mattiacci.

Dopo le gradi antologiche su Giuseppe Penone e Robert Morris, Gianfranco Maraniello cura un ambizioso progetto sul lavoro di uno tra i maggiori artisti viventi. In un ideale passaggio di testimone tra maestri dell’arte, la mostra prosegue la ricognizione sull’origine e sulle forme della scultura.

Classe 1940, Eliseo Mattiacci è tra i massimi esponenti di quel ripensamento delle pratiche scultoree che si è realizzato, in maniera sistematica, a partire dalla metà degli anni Sessanta. A Rovereto, attraverso una selezione di lavori per lo più di grandi dimensioni, un’ampia retrospettiva ripercorre l’intera carriera dell’artista, dagli esordi sino ai nostri giorni. Il percorso antologico racconta la parabola di uno tra gli scultori italiani più amati, presentando opere raramente allestite o mai esposte in un museo. Prendendo a prestito il nome dell’artista, la mostra del Mart suggerisce l’ampliamento della lettura critica su un percorso di ricerca che ha segnato la storia dell’arte degli ultimi decenni.

A cura di Gianfranco Maraniello, la mostra presenta opere capitali, come Locomotiva (1964), un lavoro degli esordi, in cui sono presenti intuizioni e temi che saranno determinanti per lo sviluppo successivo della poetica dell’artista. Nel percorso di visita si incontrano sculture che per complessità e misura sono di difficile installazione, come la celebre Motociclista (1981) che, esposta solo due volte nell’81 e nell’82, preannuncia il passaggio dalla dimensione terrestre a quella cosmica; o per esempio La mia idea del cosmo (2001), in cui emergono una dimensione sognante e contemplativa; oppure Piattaforma esplorativa (2008) che, allestita al centro del percorso, riunisce materiali e temi cari a Mattiacci. Sono inoltre presenti lavori entrati nella storia delle Biennali veneziane del 1972 e del 1988, entrambe a cura di Giovanni Carandente (insieme a Giuseppe Marchiori nell’edizione del ’72). Nella prima delle due Biennali un’intera sala era dedicata a Mattiacci, che allestì quattro opere, due delle quali inserite nella mostra di oggi al Mart: Cultura mummificata e Tavole degli alfabeti primari. A Venezia nell’88 fu invece esposta la scultura Esplorazione magnetica.

In mostra una ventina di disegni contrappuntano la monumentalità delle installazioni. Quello del disegno è un linguaggio per il quale Mattiacci è meno noto. Eseguiti principalmente in inchiostro e grafite, i disegni non hanno a che fare con la progettazione delle sculture, non sono disegni preparatori, ma costituiscono una raccolta di idee e suggestioni che si relazionano, a livello tematico e semantico, con la cosmologia dell’artista.

Una costante del lavoro di Mattiacci, sottolineato in mostra con decisione, è la messa in questione delle tendenze culturali più diffuse. I lavori del maestro scardinano la convenzionalità della compiutezza dell’opera a favore dei gesti fondativi dell’arte e di una decostruzione dei paradigmi dominanti.

Con Mattiacci, la scultura abbandona presto il piedistallo e si trasforma in dispositivo che appartiene allo spazio e, al medesimo tempo, eccede i suoi confini, muovendo verso dimensioni energetiche, esistenziali, cosmologiche.

Gli interventi di Mattiacci indirizzano a un’esperienza dell’universo che si compie nel disvelamento di potenze invisibili come quelle del magnetismo e della conduzione elettrica, in ritualità arcaiche, nella propagazione delle onde sonore di un gong, nella predisposizione di unità di misura umane, tracciati orbitali e vie di conoscenza all’ignoto attraverso scritture, metriche, strumenti meccanici e tecnologici in una tensione prometeica verso l’infinito.

ELISEO MATTIACCI
A cura di Gianfranco Maraniello
Fino al 12 marzo 2017
Mart Rovereto
Corso Bettini, 43
38068 Rovereto (TN)
T. 800 397760
T.+39 0464 438887
info@mart.trento.it
www.mart.trento.it

Il ciclo sulla grande scultura contemporanea

Un anno fa, nel dicembre 2015, con l’annuncio che il museo avrebbe seguito chiari e definiti percorsi espositivi, gli spazi interni del Mart sono stati ridisegnati e un nuovo display allestitivo è stato inaugurato: “Dateci tempo perché non si tratterà di episodi, ma di una traiettoria”.

La “costellazione Mart”, nella quale l’arte sconfina e supera i propri limiti, è stata delineata. Come astri in relazione, che ruotano attorno alla forza produttiva dell’immaginazione. Perni al centro di questa rotazione sono tanto i grandi capolavori delle Collezioni del Mart, quanto l’iconica architettura contemporanea di Mario Botta, elementi riconoscibili da cui partire per consolidare l’identità del museo.

La mostra che si è aperta il 3 dicembre 2016 conferma questa visione e si inserisce nella traiettoria dedicata all’arte contemporanea, a cui è dedicato il secondo piano del museo.

Le prestigiose opere del Mart, inserite nel percorso intitolato L’irruzione del contemporaneo rappresentano il punto di partenza e l’ispirazione per le mostre temporanee. Tra sintonie, confronti e dialoghi, il 2016 ha disegnato una parabola dedicata alla scultura. Protagonisti tre maestri il cui lavoro ha gli ultimi cinquant’anni della storia dell’arte internazionale: Giuseppe Penone, Robert Morris e ora Eliseo Mattiacci.

In una grande antologica, le monumentali installazioni di Mattiacci dialogano con le raccolte del Mart, con la visione antitradizionale della scultura di Ettore Colla e con lo spazialismo di Lucio Fontana. Ancora, fino al 19 febbraio, la visita alla mostra del Mart suggerisce un confronto tra l’opera di Mattiacci e quella di un altro artista immenso, che rivoluzionò il linguaggio della scultura: Umberto Boccioni, a cui è dedicata la grande mostra al primo piano.

L’idea della continuità dello spazio, che affonda le sue radici nel Futurismo, diventa cifra stilistica della produzione di Eliseo Mattiacci, come un’attitudine mai disattesa. Sin dai primi lavori, si intuisce una predilezione dello scultore per la forma circolare, per la rotazione, per la dinamicità plastica che ha indotto la critica a riconoscere in lui un possibile erede della tradizione futurista o ancor meglio boccioniana.

Con Penone e Morris si è aperta un’indagine sui gesti fondativi della scultura che, negli spazi del museo pubblico, interroga il senso dell’opera d’arte nello spazio.

Con Mattiacci ancora una volta architettura e scultura si intrecciano, dando vita a un serrato colloquio tra le opere e gli spazi progettati dall’architetto Mario Botta, non più cornice o contenitore, ma spazio da segnare ed eccedere. L’arte smette di interpretare il presente, non è più rappresentazione del mondo, ma diventa essa stessa il mondo.

Mart Rovereto
Corso Bettini, 43
38068 Rovereto (TN)
T. 800 397760
T.+39 0464 438887
info@mart.trento.it
www.mart.trento.it

Orari
mar-dom 10.00-18.00
ven 10.00-21.00
lunedì chiuso

Tariffe
Intero 11 Euro; Ridotto 7 Euro; Gratuito fino ai 14 anni

Ufficio stampa
Susanna Sara Mandice
press@mart.trento.it
T +39 0464 454124
T +39 334 6333148

Eliseo Mattiacci – Biografia

Vorrei che nel mio lavoro si avvertissero processi che vanno dall’età del ferro al Tremila” – Eliseo Mattiacci

Eliseo Mattiacci (Cagli, 1940) si forma nell’alveo delle ricerche informali e spazialiste. Contestualmente al suo trasferimento a Roma nel 1964 partecipa al clima di forte sperimentalismo approdando presto a un’idea espansiva di scultura. In quegli anni partecipa agli eventi che più significativamente segnano le sorti dell’arte (Lo Spazio dell’immagine, Foligno 1967, Arte Povera – Im Spazio, Genova 1967). Azione, performance e installazione entrano nel suo vocabolario poetico: le opere vengono liberate nella città, interagiscono con il pubblico, si alimentano di eventi atmosferici e comunicano con gli astri celesti.

Nel corso degli anni Settanta l’artista matura un convinto interesse per le energie primordiali. Nel 1972 partecipa con una sala personale alla Biennale di Venezia. La pratica artistica si appropria di uno sguardo antropologico connettendo ritualità, forze primigenie e tecnologie in un unico continuum spaziotemporale. Il rientro nel 1986 a Pesaro e l’apertura di un nuovo studio negli spazi di un capannone industriale coincidono con la sperimentazione di misure sino ad allora proibitive. L’arte viene condotta a una maturità monumentale e le forze supreme che attraversano il cosmo paiono diventare esse stesse agenti della scultura arcuandone e modellandone le forme.

Temi e tipologie plastiche già presenti nelle prove delle origini come la rotazione, l’intercettazione e la comunicazione assumo una dimensione osservativa e captativa. L’energia espansiva del soggetto si raccoglie così in un corpo scultoreo capace di forgiare l’opera in diretta relazione con la grandezza stessa dell’esistente. Fra le principali esposizioni di questo periodo si ricordano nel 1988 la memorabile sala alla Biennale di Venezia, nel 1993 l’apertura degli spazi di PradaMilanoarte e nel 2001 la grande mostra ai Mercati di Traiano a Roma.

Eliseo Mattiacci. La mostra

Dalle bombe al museo: 1942-1959

La rinascita dell’arte moderna. L’esempio della GAM – dal 14 Dicembre 2016 a 14 Maggio 2017

Tra il 1940 e il 1945, durante la seconda guerra mondiale, Torino fu sottoposta ad una lunga serie di incursioni aeree e molte zone della città furono danneggiate profondamente dalle bombe.

Anche l’edificio del 1880 che ospitava le collezioni della Galleria Civica d’Arte Moderna fu bombardato e parzialmente ridotto in macerie, così come furono danneggiate alcune sculture di grandi dimensioni che non si erano potute trasferire altrove.

Alla fine della guerra, una Torino nuovamente liberata e democratica re-immagina il futuro.

Dalle bombe al museo ripercorre l’itinerario di rinascita dell’arte moderna in Italia, all’uscita del ventennio di autoritarismo e isolamento che il regime fascista, alleato della Germania nazista, aveva imposto. La storia della ricostruzione della Galleria d’Arte Moderna di Torino – progettata da Carlo Bassi (1923) e Goffredo Boschetti (1923-2013), durante la direzione di Vittorio Viale (1891-1977) – vale come esempio della più ampia Ricostruzione che il nostro paese, con straordinaria vitalità ed energia, incomincia nel 1945 e realizza lungo i decenni successivi.

Sito mostra

Scoprir

Torna anche quest’anno SCOPRIR, mostra del cinema iberoamericano di Roma.

Da lunedì 12 a sabato 17 dicembre la Real Academia de España en Roma ospita la quinta edizione della rassegna organizzata dall’Istituto Cervantes di Roma, in collaborazione con la Real Academia de España, la FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori – e le ambasciate in Italia di Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua, Perù, Portogallo e Uruguay.

13 film in lingua originale con sottotitoli in italiano, in rappresentanza di altrettanti paesi, verranno presentati al festival capitolino che ha come mission la promozione di una tra le cinematografie più dinamiche e audaci al mondo, capace di offrire novità tra le più interessanti in termini di tematiche, tecniche narrative e scelte stilistiche. Tra prime assolute, presentazioni con gli autori, proiezioni speciali e momenti di approfondimento, Roma diventa per una settimana la dimora delle culture filmiche iberoamericane, offrendo al pubblico una visione ampia, inedita e soprattutto originale di una scena in costante crescita. Con particolare attenzione ai giovani autori e ai talenti ancora poco noti alle grandi masse.

Ghiru Kim – 1000 Facce della Luna

Daegu, Beijing, Assisi

Ghiru Kim nel suo studio di Assisi

Queste città, in Korea, in Cina e in Italia, rappresentano le tre tappe del percorso di Gil Hu Kim. Ghiru (versione occidentale del nome) si sposta inseguendo la cultura dei luoghi che sceglie. Dopo gli ultimi sei anni trascorsi a Pechino dedicati a interpretare e rappresentare santi ed eroi orientali, Ghiru ha deciso di trasferirsi in Italia per iniziare una ulteriore fase del suo percorso. Nel corso della sua residenza Assisiate Ghiru si dedica a sfogliare libri e guide su Assisi e l’Umbria, passeggia per le vie della città rapito da ogni angolo e sosta in tutte le chiesa affascinato dai segreti di Giotto, Cimabue, Simone Martini…e poi dipinge, dipinge senza sosta, nel piccolo appartamento che sarà la sua casa ed il suo studio fino a gennaio, lontano dai grandi spazi dei musei di Seoul e Pechino, concentrato sulle figure che la pittura medievale gli suggerisce, convinto che un’unica ispirazione abbia guidato nella storia la mano degli artisti a tutte le latitudini, come se una grande Luna proiettasse ancora infiniti raggi ad illuminare le storie e i volti di personaggi e accadimenti che meritano di essere raccontati.
Stefano Frascarelli

Parlando di “LUI”

Lui non conosce il suo nome. E’ un essere senza nome. Non ha un corpo. Scorre nell’acqua senza lasciare traccia di sé. Non è definibile. E’ al mondo come frammenti di sé, come 1000 riflessi della Luna nel buio. […] Ghiru Kim

Ghiru Kim – 1000 Facce della Luna

MINIGALLERY_ASSISI
Assisi (PG) – dall’undici dicembre 2016 all’otto gennaio 2017
Via Portica 26 (06081)
www.minigallery.it

Màule per Art Open Air

Art Open Air. Sculture all’aperto‘ è il progetto, a cura di Rosalba Branà con Antonio Frugis, Susanna Torres e Nicola Zito, nato da un’idea della Fondazione Pino Pascali nell’ambito del ‘SAC Mari tra le mura’, che ha individuato quattro artisti di fama nazionale ed internazionale per la realizzazione di altrettante sculture collocate permanentemente nei luoghi simbolo delle rispettive città che costituiscono la rete del SAC: il Castello di Conversano, l’Accademia di Belle Arti di Bari, sede di Mola di Bari, il Museo del Fischietto di Rutigliano e il giardino delle sculture della Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare.

I primi artisti a raccogliere l’invito sono stati Michele Giangrande, che ha riflettuto sulla tradizione della terracotta di Rutigliano e Christiane Löhr, a Polignano a Mare, con un’opera in bronzo per il roof garden della Fondazione Pino Pascali. Ora è la volta del duo Perino & Vele che presentano il 16 dicembre alle ore 11 a Mola di Bari all’ex Monastero di Santa Chiara – sede di Mola di Bari dell’Accademia di Belle Arti di Bari – un’opera site specific intitolata Màule, un lavoro inedito che prarte da uno studio approfondito della storia di Mola, dal quale emerge con evidenza il suo stretto legame con il mare.

La scultura è composta da sei cassette in acciaio zincato a caldo e ossidato su cui è stata installata una riproduzione in vetroresina di un’antica anfora; le cassette, che rappresentano la vocazione marittima e commerciale del paese adriatico, sono per gli artisti i custodi di un passato che è stato nascosto, nel corso dei secoli, nelle profondità dei fondali marini: “un orcio di terracotta simbolo dell’Età dell’Oro ormai perduta ma modello ideale senza tempo, che è oggetto del vivere quotidiano”. Creata con l’intento di perpetuare e rinnovare il legame tra l’uomo, il mare –, la cui forza è raffigurata alla base della colonna da un banco di pesci – e la storia, l’opera di Perino & Vele è una presenza totemica che ha il compito di trasmettere uno specifico messaggio “costruttivo”, per mezzo del quale si possa edificare il futuro.

Leggi tutto sul sito della Fondazione Pino Pascali