Henri de Toulouse-Lautrec

Scrive il Prof. Francesco Morante a proposito Henri de Toulouse-Lautrec: “Toulouse-Lautrec (1864-1901) è uno degli ultimi pittori impressionisti.

Discendente di una nobile ed antichissima famiglia francese, la sua vita fu segnata, a quattordici anni, da due cadute da cavallo che gli procurarono delle fratture ad entrambe le ginocchia. In seguito le sue gambe non crebbero al pari del resto del corpo, restando egli deforme come un nano. Ciò lo portò a vivere una vita bohemien nel pittoresco e malfamato quartiere parigino di Montmartre. E in questo povero universo di ballerine e prostitute egli svolse la sua arte, prendendo di lì la propria ispirazione. Morì nel 1901 all’età di trentasette anni per problemi di alcolismo.

Egli è soprattutto un grande disegnatore, portando la sua arte su un piano che era sconosciuto agli altri pittori impressionisti: quello della linea funzionale. Egli con la linea coglie con precisione espressionistica le forme, i corpi e lo spazio. Non solo. Anche le superfici vengono tutte intessute di linee che si intrecciano a formare suggestivi intrecci.

Questa sua capacità di deformare la linea con grande capacità espressionistica rese la sua opera pittorica densa di suggestioni per i movimenti pittorici successivi. Soprattutto l’espressionismo prese ispirazione da Toulouse-Lautrec ma anche la successiva cultura figurativa liberty che fece della linea la sua principale matrice figurativa. Ed al liberty Toulouse-Lautrec fornì anche un nuovo ambito di applicazione: quello del manifesto d’autore. Egli, infatti, fu il primo pittore ad utilizzare le sue capacità artistiche per la produzione di grafica d’autore, soprattutto in occasione di spettacoli teatrali e cabarettistici.

La breve vita di Toulouse-Lautrec rimane un esempio anch’esso emblematico dell’artista di fine secolo. Ovvero di artista maledetto che vive la propria vita e la propria arte su un unico piano di intensa partecipazione emotiva. Egli, pur provenendo da una famiglia nobile ed agiata, preferì vivere la propria esistenza fuori dai comodi schemi della vita borghese, consumandola con un disprezzo per la vita stessa che lo accomuna ad altri artisti, non solo pittori, di questa fase.

Come Van Gogh e Gauguin anche egli, a suo modo, evade dalla società. Ma mentre i primi due lo fanno ricercando il mondo dei contadini o i mondi esotici delle isole del Pacifico, Toulouse-Lautrec evade rifugiandosi in quel mondo equivoco fatto di bordelli e locali di spettacoli in cui incontrava barboni, reietti, ubriachi, prostitute e con i quali condivideva anche la sua affettività. Ed essi divennero il soggetto dei suoi quadri, cogliendo in loro una vera e genuina umanità, a volte struggente e dignitosa.”

 

Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec
dal 17 ottobre 2017 al 18 febbraio 2018
Palazzo Reale – Milano

Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec

Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901), uno degli ultimi pittori impressionisti, viene omaggiato in una gran bella mostra, allestita dal 17 ottobre al 18 febbraio 2018 a Palazzo Reale di Milano.

Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec” – questo il titolo della rassegna – presenta circa 250 opere, fra dipinti, litografie, acqueforti e manifesti realizzati dall’artista. Prestiti del Musée Toulouse-Lautrec di Albi, la cui direttrice Danielle Devynch è curatrice della rassegna insieme a Claudia Zevi, e di altri importanti musei e collezioni internazionali, come la National Gallery of Art di Washington, il Museo Puskin di Mosca, la Tate Gallery di Londra, il Museum of Fine Arts di Houston, la Bibliotheque Nationale de France di Parigi, il Museu de Arte di San Paolo.

Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901) discendeva da una nobile ed antichissima famiglia francese, la sua vita fu segnata, a quattordici anni, da due cadute da cavallo che gli procurarono delle fratture ad entrambe le ginocchia. In seguito le sue gambe non crebbero al pari del resto del corpo, restando egli deforme come un nano. Ciò lo portò a vivere una vita bohemien nel pittoresco e malfamato quartiere parigino di Montmartre. E in questo povero universo di ballerine e prostitute egli svolse la sua arte, prendendo di lì la propria ispirazione. Morì nel 1901 all’età di trentasette anni per problemi di alcolismo.

L’Europa di Bolondi

La rassegna “Profeti in patria – Cammini d’artista a Montecchio Emilia” giunge alla terza edizione, dedicata alla fotografia di Ivano Bolondi.

Dopo il successo riscosso con Graziano Pompili ed Omar Galliani, il Comune di Montecchio Emilia sceglie come nuovo “profeta” Ivano Bolondi, fotografo originario di Montecchio Emilia (RE), autore di immagini che, come parole, esplorano “I 5 continenti”.

Da ottobre 2017 a luglio 2018, all’interno del Castello di Montecchio Emilia (Via A. D’Este), saranno allestite cinque mostre, dedicate ai cinque continenti. La prima esposizione – “Europa” – sarà inaugurata sabato 21 ottobre, alle ore 17.00, con una presentazione di Massimo Mussini.

«Sono passati tre anni – scrive l’Assessore Angela Marchetti – da quando l’Amministrazione comunale di Montecchio Emilia ha deciso di sostenere la voce dei suoi artisti con l’iniziativa “Profeti in Patria”. L’idea era che la loro voce potesse chiamare nel deserto dei nostri tempi per suscitare un coro di voci, le voci di chi avrebbe accettato di entrare in dialogo con queste persone che non smettono di cercare di essere vive. Desiderio di conoscere e incontrare, pratica dell’accoglienza e del dialogo anche quando a dividerci sono i chilometri, la cultura, la tradizione, questo è ciò che l’opera di Ivano Bolondi riesce a comunicare. I fotografi che lavoreranno con lui a questo lungo anno insieme ricreeranno con tutti quelli che vorranno partecipare, nuove letture della realtà e nuovi intrecci di vite, di pensieri, di sentimenti per prendere Montecchio in una rete di immagini e parole che non lasci più nessuno a sentirsi escluso da un silenzio senza inviti. Prendiamo una fotografia oggi di Montecchio e scopriamo se si sarà modificata alla fine di questo viaggio».

Realizzato in collaborazione con Cinefotoclub Montecchio, in occasione del 35° Fotofestival, l’anno di Ivano Bolondi sarà arricchito da un ricco programma di iniziative rivolte a giovani, adulti, bambini e studenti di ogni età. Ci saranno serate dedicate a fotografi, viaggiatori, registi, critici, unitamente a proiezioni, workshop, laboratori, progetti musicali e residenze d’artista, per vedere, e sentire, il territorio con occhi nuovi.

La mostra “Europa” sarà visitabile fino al 7 gennaio 2018 nei seguenti orari: lunedì e giovedì 9.00-13.00 e 15.00-18.00, martedì e venerdì 15.00-18.00, mercoledì 9.00-13.00, sabato 9.00-12.00, domenica 15.00-19.00. Ingresso Euro 2,00.

Nell’ambito della rassegna “Profeti in Patria”, nei mesi di ottobre e novembre si terranno le seguenti iniziative: sabato 28 ottobre, ore 10.00, presso l’Ex Macello Comunale (Via Marconi, 18), “#selfiemontecchioemilia”, mostra fotografica a cura di Fabian Albertini e Juliana Curvellano; venerdì 10 ottobre, ore 21.00, Castello medievale, “Corretti stili di vita nell’emozione di una foto”, serata condotta da Ermanno Rondini, Presidente della LILT (Lega Italiana per la lotta contro i Tumori) di Reggio Emilia; venerdì 24 novembre, ore 21.00, Castello medievale, presentazione del video multimediale “Ivano Bolondi (Autore dell’Anno FIAF 2005)”, a cura di Lorenzo De Francesco, Direttore del Servizio Audiovisivi della FIAP (Fèdération International de l’Art Photographique).

Per informazioni: Biblioteca Comunale di Montecchio Emilia (tel. 0522 861864, biblioteca@comune.montecchio-emilia.re.it). Per aggiornamenti relativi al programma della manifestazione: www.ivanobolondi-profetiinpatria.com.

Profeti in patria – Cammini d’artista a Montecchio Emilia
Ottobre 2017 – luglio 2018

IVANO BOLONDI
I 5 continenti – Immagini come parole. Europa
Presentazione di Massimo Mussini
Castello di Montecchio Emilia
Via A. D’Este, 5
42027 Montecchio Emilia (RE)
21 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018
Inaugurazione: sabato 21 ottobre 2017, ore 17.00
Orari: lunedì e giovedì 9.00-13.00 e 15.00-18.00, martedì e venerdì 15.00-18.00, mercoledì 9.00-13.00, sabato 9.00-12.00, domenica 15.00-19.00.
Ingresso Euro 2,00.

Per informazioni:
Biblioteca Comunale di Montecchio Emilia
Tel. 0522 861864
biblioteca@comune.montecchio-emilia.re.it
www.ivanobolondi-profetiinpatria.com

Uffici Stampa:
Comune di Montecchio Emilia
Paolo Casamatti
Tel. 0522 861863
Cell. 347 9732826
p.casamatti@comune.montecchio-emilia.re.it
www.comune.montecchio-emilia.re.it
CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia S. Stefano, 54
42121 Reggio Emilia
Tel. 0522 1715142
www.csart.it
info@csart.it

Ivano Bolondi

Ivano Bolondi vive a Montecchio Emilia (Reggio Emilia) dove è nato. Fotografa dagli inizi degli anni Settanta. Dai primi anni Ottanta ottiene importanti riconoscimenti in Italia e all’estero.

Nel 1992 gli è stata conferita dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) l’onorificenza AFI (Artista Fotografo Italiano). È stato designato dalla FIAF Autore dell’anno 2005 e Maestro della Fotografia Italiana (MFI) nel 2007. Sue opere sono conservate presso l’Istituto di Cultura Brasile – Italia di Recife, l’Accademia Carrara di Bergamo, il CSAC (Centro Studi Archivio della Comunicazione) dell’Università di Parma, il MiM – Museum in Motion di S. Pietro in Cerro di Piacenza, la Casa Reale della Thailandia, ed in Birmania presso la residenza di Aung San Suu Kyi (Premio Nobel per la pace nel 1991).

Le sue fotografie sono state oggetto di numerose esposizioni e sono state pubblicate su diversi libri, monografie, riviste, testi universitari.

 

Scrive Massimo MussiniIl lungo percorso iniziato da Bolondi muovendo degli esempi narrativi di Cartier Bresson è approdato a una spiaggia da cui lo sguardo corre libero da condizionamenti e confini e non guarda soltanto la realtà per coglierne le forme, ma ne analizza i riflessi – percepibili e metaforici – dati dalla sovrapposizione fra realtà e sua immagine, propria del “rumore” visivo contemporaneo. In questo modo cerca di rispondere alla sfida del passaggio epocale segnato dalla fine del Modernismo, nato più di un secolo fa per adeguare le forme espressive allo sviluppo tecnologico e scientifico».

 

IVANO BOLONDI
I 5 continenti – Immagini come parole. Europa
Presentazione di Massimo Mussini
Castello di Montecchio Emilia
Via A. D’Este, 5
42027 Montecchio Emilia (RE)
21 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018

Arata Isozaki

Nato il 23 luglio 1931 a Ōita, Kyushu (Giappone), Arata Isozaki studia architettura all’Università di Tokyo. Dopo la laurea diventa assistente di Tange Kenzō (1913-2005) e nei nove anni trascorsi lavorando sotto la sua guida collabora anche con il gruppo Urtec (Urbanisti e Architetti).

Nel 1963 apre il proprio studio di progettazione architettonica. Agli inizi degli anni 1970 prende le distanze dalle strutture di influenza Metabolista dei suoi primi lavori e inizia a considerare una serie di soluzioni “non orientali” per progettare costruzioni innovative quali il Museo d’Arte Moderna di Gunma e il Museo Civico d’Arte Kitakyushu di Fukuoka, entrambi completati nel 1974 – l’anno che lo ha visto ricevere il Premio di Architetto dell’anno dall’Istituto di Architettura del Giappone.

Gli anni Ottanta rappresentano un periodo di intenso lavoro per Isozaki, impegnato su diversi fronti a livello internazionale. Progetta, fra l’altro, il Museo d’Arte Grafica di Okanoyama fra il 1982 e il 1984. In quella finestra temporale vince il Premio Mainichi per l’arte. Progetta poi il Los Angeles Museum of Contemporary Art (MOCA) nel 1986. In quello stesso anno riceve la Royal Gold Medal dal Royal Institute of British Architects (RIBA), alla quale si aggiungono a breve altri riconoscimenti – il Premio internazionale “Architecture in Stone” nel 1987 e l’Arnold W. Brunner Memorial Prize dall’American Academy and Institute of Arts and Letters nel 1988.

Nel 1990 completa un altro complesso pionieristico destinato ad accogliere le arti, la Art Tower Mito (ATM) a Ibaraki (Giappone). Quell’anno, dopo essere entrato a far parte del team di architetti a contratto con la Disney in Florida, riceve il Chicago Architecture Award, a cui fa seguito il Honor Award dall’American Institute of Architects nel 1992. Nel 1994 diventa Honorary Fellow della RIBA, e si distingue ancora disegnando il Museo d’Arte Contemporanea di Nagi oltre che il Padiglione d’Arte e Tecnologia a Cracovia (Polonia).

Nel 1995 si inaugurano altre architetture di rilievo progettate dallo studio di Isozaki, fra cui Kyoto Concert Hall e il museo interattivo Domus – La Casa del Hombre di La Coruña (Spagna). Quest’ultimo è una delle prime costruzioni di Isozaki a incorporare forme curve, che in quel caso alludono alla fisicità del corpo umano.

Un anno dopo, alla Biennale di Venezia, espone il suo Progetto di città ideale mostrando come la propria idea di architettura combini e principi del Feng Shui e la geomanzia. Quel progetto anticipava Zhongyuan, modello presentato nell’ambito della Biennale di Architettura di Venezia nel 2012, dove Isozaki riceve il Global Art Foundation Award e l’European Cultural Centre Award. Nel 1998 si inaugura lo Shizuoka Convention and Arts Center GRANSHIP (1998) il complesso dello Shenzen Cultural Centre con una biblioteca e una sala da concerto (quest’ultima aperta nel 2007).

Verso la fine dei primi dieci anni del nuovo millennio Isoazki progetta altri complessi architettonici di rilievo in Cina, fra cui l’Accademia Centrale di Belle Arti e il Museo d’Arte Contemporanea di Beijing (2008), il Museo di Storia Naturale di Hezheng (2008), e il Museo Nazionale delle Paludi di Hangzhou (2009). Degno di particolare menzione è il progetto per il Shanghai Zendai Himalaya Art Center, inaugurato in anni recenti e considerato il “capolavoro architettonico-scultoreo della Cina del XXI secolo”. Questo complesso unisce in sé il Venu Himalayas Hotel con il suo centro commerciale, il Himalayas Art Museum e infine il DaGuan Theatre, uno spazio multifunzionale dotato di tecnologia digitale. I volumi laterali del Himalayas Center sono avvolti da pannelli in lattice con un intricato motivo decorativo Cinese che, secondo Isozaki, “si ispira a un oggetto di giada Liangzhu, e pertanto dà al complesso una connotazione culturale e naturale”. Incorporata nelle simmetrie geometriche dei “cubi cristallini” del complesso, la facciata a guisa di foresta evoca le montagne nella regione del Mustang (Nepal), ai confini con il Tibet. Queste erano rifugi segreti per romitori o monasteri poiché si ritiene che esse stesse conducano alla spiritualità.

Attualmente Isozaki è dedito al Museo Hunan in Cina, che s’inaugurerà a novembre. Il museo è destinato ad accogliere manufatti da Mawangdui, un sito archeologico a Changsha, dove sono state rinvenute le tombe di una famiglia regnante della dinastia Han. Per questa struttura Isozaki si è ispirato al disegno di un raro bronzo ornamentale tripede che è tesoro nazionale. Il museo, che si estende su quasi 80.000 m2 di superficie, si sorge su una collina del lago Dongting: il tetto a cristallo della struttura è ispirato all’acqua.

Eros Opuntia

Eros Opuntia”: un amore pungente dal 21 ottobre al 25 novembre 2017 alla Galleria 8,75 Artecontemporanea di Reggio Emilia. Quindici opere pittoriche di Federica Giulianini, tra natura, mito e racconto.

La nuova stagione espositiva della Galleria 8,75 Artecontemporanea di Reggio Emilia (Corso Garibaldi, 4) si apre con la mostra personale di Federica Giulianini, artista ravennate classe 1990. Curata da Chiara Serri, l’esposizione sarà inaugurata sabato 21 ottobre 2017, alle ore 17.00.

La mostra trae il titolo – “Eros Opuntia” – da un’opera a tecnica mista su tela di grandi dimensioni, metafora di un amore pungente. Se nella cosmogonia di Esiodo, Eros viene infatti indicato come divinità primordiale, le Opuntia sono piante appartenenti alla famiglia delle Cactacee, generalmente dotate di spine e capaci di resistere in ambienti impervi. Di qui il parallelismo con la pittura di Federica Giulianini: senza tempo e tenace.

In esposizione, una quindicina di opere a tecnica mista su tela, su tavola e su carta, tutte realizzate dal 2015 al 2017. L’allestimento prevede l’alternanza di dipinti, alcuni dei quali di grande formato, e disegni, nati dalla giustapposizione di diverse carte: carte antiche, carte di recupero e carte volutamente studiate e cercate.

Tratto distintivo della recente produzione su carta di Federica Giulianini è la presenza di un segno maggiormente inciso e di una pennellata organica. Lo spettatore, destabilizzato dal moltiplicarsi dei punti di attrazione che si contendono lo sguardo, è portato a scegliere un proprio centro all’interno di una visione naturale generale, instaurando così un particolare legame con l’opera, che viene esplorata a poco a poco, nel tempo.

«I lavori di Federica Giulianini – scrive la curatrice – sono attraversati da vibrazioni profonde, da racconti infiniti, da immagini archetipe che affiorano all’improvviso come epifanie del passato, destinate a perdersi poco dopo nella stratificazione delle tecniche e dei materiali. Connessioni simboliche e formali, rimandi cromatici, allusioni alla storia, al mito, ad una contemporaneità indissolubilmente ancorata al vissuto personale e alla memoria collettiva».

La mostra sarà visitabile fino al 25 novembre 2017, di martedì, mercoledì, venerdì, sabato ore 17.00-19.00, oppure su appuntamento; venerdì 24 novembre 2017, festa patronale di San Prospero, aperto ore 17.00-19.00. Ingresso libero.

Per informazioni: tel. 340 3545183, ginodifrenna875arte@yahoo.it,
www.csart.it/875, www.facebook.com/galleria875.

 

Federica Giulianini nasce a Ravenna nel 1990. Dopo la maturità al Liceo Artistico P.L. Nervi di Ravenna, consegue il diploma di laurea in Arti Visive / Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Costante è la sua partecipazione a mostre personali e collettive, premi, residenze d’artista e workshop in Italia e all’estero. Tra le recenti esposizioni: “Selvatico. Foresta” (Museo Civico San Rocco, Fusignano, 2017, a cura di Massimiliano Fabbri), “Acite” (Vibra Spazio Contemporaneo di Idee, Ravenna, 2016, testo di Chiara Serri), “Arteam Cup 2016” (Palazzo del Monferrato, Alessandria, 2016), “Premio Internazionale Marina di Ravenna 015” (Palazzo Rasponi dalle Teste, Ravenna, 2015), “Meteore” (Palazzo S. Giacomo, Russi, 2015, a cura di Bruno Bandini), “Incontro” (Galleria Arte Fuori Centro, Roma, 2015, a cura di Silvia del Campo), “L’Approdo” (Museo Archeologico della Regione Sicilia, Gela, 2015), “Secondo Livello” (Otto Gallery, Bologna, 2014, a cura di Giuseppe Lufrano). Con Vibra Spazio Contemporaneo di Idee ha partecipato a SetUp Contemporary Art Fair (Bologna, 2017). Dal 2015 è collaboratore alla didattica presso la cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Vive e lavora tra Ravenna, Bologna e Milano.

Eliseo Mattiacci – Misurazioni

Si inaugura sabato 28 ottobre alle 18 nella Galleria Poggiali di Firenze (via della Scala 35/A-29/Ar e Via Benedetta 3r) la mostra personale di Eliseo Mattiacci dal titolo Misurazioni a cura di Lorenzo Bruni.

Il progetto di esposizione – la prima personale dell’artista di Cagli a Firenze dopo quasi 40 anni da quella che si tenne nel 1980 alla Galleria di Vera Biondi – nasce dalla volontà di osservare da un’angolazione inedita il percorso che Mattiacci ha sviluppato in più di 50 anni di lavoro; l’operazione avverrà attraverso la visione di 28 opere – tra disegni, acquarelli e istallazioni – che “irromperanno” negli spazi della galleria fiorentina.

 

Opere a confronto
Con questo specifico scopo è stato scelto di far dialogare nella parte iniziale della galleria fiorentina due grandi sculture di anni differenti – Misurazione dei corpi celesti del 2003/2004 e Tempo globale del 1990/91 – assieme ad alcune opere su carta tra cui Opera nel bosco del 1983 e Occhio del cielo del 2005 che testimoniano la centralità della pratica del disegno nella sua produzione e poetica, oltre all’opera fotografica Rifarsi realizzata come unica traccia di una sua celebre performance del 1973. L’accostamento di tali opere permette di far emergere un motivo per la scultura inusuale quanto pregnante e che l’artista ha affrontato da angolazioni concettuali e soluzioni estetiche disparate: il manifestarsi del tempo da una parte e della temporalità dell’esperienza dall’altra.

Aspetti di una carriera
Oltre alle sei precedentemente citate, le opere che caratterizzano i vari ambienti della galleria puntano a sottolineare aspetti evanescenti del modo di fare arte di Mattiacci emersi prepotentemente negli ultimi anni. Ad esempio interventi come Dinamica a parete del 2010 in acciaio e rame, Punti luce del 2011 in ottone e acciaio e i disegni con stili e soggetti differenti permettono di porre una nuova attenzione alla grande sensibilità pittorica e coloristica che da sempre caratterizza la sua indagine. Inoltre, la scultura Sospensione del 2011 – costituita da sei sfere in tondino di alluminio poste a terra – e Atomi e nuclei del 2010 – un piano di acciaio semicircolare che sostiene dei cilindri divisi a metà che contengono sfere in sospensione – evidenziano l’elemento fondamentale per la formalizzazione delle sue opere: concretizzare la tensione che può esistere tra le forze fisiche e visuali in contrasto/dialogo con il contenitore architettonico in cui vanno ad inserirsi trasformandolo, così, nello spazio dell’opera.

Una grande istallazione
Un ruolo centrale del progetto fiorentino è rivestito dalla grande installazione dal titolo Corpo Celeste (meteorite) del 2008 che invadendo la galleria di via Benedetta modifica la relazione tra opera e spettatore indagando le potenzialità del monumento in un mondo post-ideologico. Il compito che l’artista gli affida in questo caso è quello di dare corpo ad una entità incommensurabile come quella del cosmo, intrecciandolo con il tema dell’archivio visto che la massa filiforme degli scarti della lavorazione del metallo assorbe o fa emergere dal suo nucleo centrale disegni incorniciati o frammentati di essi legati al tema dell’espansione o della dinamicità delle forme.

Eliseo Mattiacci – Misurazioni

a cura di Lorenzo Bruni (stralcio da recensione)

Inaugurazione sabato 28 ottobre 2017 ore 18.

Galleria Poggiali, Via della Scala, 35/A-29/Ar e Via Benedetta 3r, Firenze

Dal 31 ottobre 2017 al 24 febbraio 2018

aperta dal martedì al sabato ore 9-13 e 15-19; ingresso libero.

www.galleriapoggiali.com

info@galleriapoggiali.com

tel. 0039 055287748

Misurazioni

Come scrive Lorenzo Bruni nel testo per il catalogo che sarà pubblicato appositamente per l’occasione: “La ricerca di Eliseo Mattiacci può apparire ad uno sguardo superficiale come divisa in maniera netta tra le opere gestuali in dialogo con il corpo personale e sociale, con cui ha contribuito al dibattito dell’Arte Povera negli anni sessanta, e il periodo delle sculture dal tema cosmologico che formalizza dagli anni Novanta portando il dibattito attorno alla strategia dell’arte ambientale a soluzioni inaspettate. In realtà il percorso dell’artista si è sviluppato in maniera costante e coerente sempre all’insegna della domanda: quale è il ruolo che lo scultore può ricoprire nella riformulazione dell’etica culturale in una società in evoluzione e sempre più “liquida”? Tale questione concettuale, più che formale, lo ha portato a realizzare interventi che possono essere considerati in quanto tracce personali o istruzioni collettive della misurazione dell’attorno sia di quello visibile che invisibile”.

Inoltre il curatore intende evidenziare che “le sue installazioni esplorano da sempre i limiti e le potenzialità dello spazio architettonico e di quello naturale, delle strutture in ferro e delle tensioni magnetiche per puntare alla riformulazione dell’arte e della società con cui raggiungere un grado maggiore di consapevolezza del dialogo/confronto tra “io” e “mondo” e viceversa. Infatti, per lui visualizzare il cosmo come il corpo in quanto “presenze” è il passaggio necessario per dare concretezza e specificità all’entità che unifica e divide tutto: il tempo. Solo in questo modo può creare un meccanismo aperto con cui poter ripensare la posizione attiva dell’osservatore/artista su un piano differente che non sia semplicemente quello di voler ridurre tutto a una relazione di causa ed effetto, ma neanche di accettare l’impossibilità di spiegare i fenomeni che lo circonda”.

L’orizzonte fisico e mentale, denso e delicato, che emerge dal percorrere opera dopo opera la mostra Misurazioni permette – conclude Bruni – di comprendere appieno la ricerca di Eliseo Mattiacci in quanto indagine e stimolazione dell’interazione che può esistere tra osservatore e paesaggio. Paesaggio, però, inteso come il risultato della negoziazione tra le coppie di opposti di: visibile e invisibile, architettonico e cosmologico, privato e collettivo”.

 

Eliseo Mattiacci – Misurazioni

a cura di Lorenzo Bruni

Inaugurazione sabato 28 ottobre 2017 ore 18.

Galleria Poggiali, Via della Scala, 35/A-29/Ar e Via Benedetta 3r, Firenze

 

Dal 31 ottobre 2017 al 24 febbraio 2018

aperta dal martedì al sabato ore 9-13 e 15-19; ingresso libero.

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Mannequin

In occasione di Rome Art Week 2017, la Galleria Pavart di Velia Littera presenta il progetto artistico denominato “Mannequin” di Angelo Savarese.
 
Partendo dall’ormai più che riconoscibile stile “Savarese” l’artista reinterpreta ognuno dei sette manichini in mostra legandoli a una poesia scritta anche su tela a parte.
I testi delle sue poesie vengono quindi trascritti, sia sul manichino, che sulla tela, rafforzando dei concetti forti sui percorsi di vita di ogni essere umano, così cari all’artista. Artista/Poeta, Manichino/Tela, sono queste le fusioni necessarie per esprimere pensieri nascosti dietro una maschera, riflessioni che provocano l’osservatore con temi intimi e profondi, sia visivamente, attraverso la maestria con la quale ricrea i manichini, sia con la tela sulla quale sono impresse le sue poesie.
 
“Mannequin” è un recente progetto artistico legato ai temi quali la solitudine, la repressione, la tristezza, la sofferenza dell’essere umano contemporaneo che portano Savarese a dialogare con dei manichini, ai quali egli dona un “imprinting” di parole, materia e colori, nel tentativo di umanizzarli: un chiaro grido di aiuto per salvare le nuove generazioni dai pericoli di questo mondo così falsamente globalizzato, tecnologico e “wifi”!
 
“Il MISTERO della vita è attraversato da un VELO che nasconde la voglia di essere LIBERI e senza paure, quelle stesse paure che spesso mi tormentano creando il VUOTO e rimango senza RESPIRO, mi rimane il dubbio di aver sprecato LA MIA VITA”, Angelo Savarese.
Durante la serata del vernissage, alla quale è prevista la partecipazione straordinaria della scultrice Roberta Morzetti, interverranno gli attori Simone Farinon e Marta Nobili per un’interpretazione LIVE delle poesie.

La Galleria
Lo spazio Pavart nasce da una scommessa di Velia Littera che ha creduto nella possibilità di uno spazio, già fortemente connotato di storia, di divenire “ponte” fra diverse realtà contemporanee. La galleria è uno spazio non convenzionale, ubicato in una delle più antiche vie del rione Trastevere Ripa, via dei Genovesi. Come molti edifici di questo affascinante quartiere, lo spazio ha il soffitto in legno a cassettoni che merita da solo una visita e un arco antico che occupa una parete a tutt’altezza. Uno spazio concettuale dal design contemporaneo, che ricorda l’architettura del passato.

Dal 2010, anno di apertura della galleria, Pavart ha sempre contribuito a proporre varie forme di arte contemporanea, presentando mostre d’arte di notevole interesse.
Dall’arte alla scultura, dal design alla digital art, dalla paper art all’arte Mixed Media, Pavart è sempre ricerca!

 

Angelo Savarese (1967)
L’arte nella vita di Angelo Savarese è da sempre passione e ricerca di emergere sin dalla più giovane età, quando inizia a dipingere ispirandosi ai grandi artisti. Nasce a Napoli nel 1967 e dopo qualche anno si trasferisce a Roma, portando con sé una preziosa eredità della sua città natale, la curiosità “genetica” per le cose del mondo che lo proietta nel suo futuro romano. A Roma cresce, si forma, inizia il suo percorso artistico ed è qui che vive e lavora.

Angelo Savarese, attento osservatore e uomo dai grandi valori, trova il modo di esprimersi con una tecnica artistica tutta sua. Uomo apparentemente dalle poche parole, mentre in realtà queste confluiscono nella sua mente in modo armonioso riversandosi sulla tela e diventando il fondo stesso, dove poi dialoga con colori posti irregolarmente, astrattamente e abilmente. Le opere di Savarese appaiono quindi un mix di precisione e disordine, laddove la lettere scritte con una calligrafia a rilievo definita con tecnica ed elementi vari, creano un secondo strato sulla tela e diventano il messaggio inequivocabile dell’opera stessa, mentre l’informalità si riflette con la combinazione dei colori posti o “buttati” sulla tela in modo informale e materico come tocco finale. Il risultato è un’arte che si fa racconto. Da sempre, infatti, Savarese vuole raccontare, vuole fermare l’attimo, vuole onorare le parole sue come di altri, vuole far parte del mondo, vuole dialogare con il suo “io” curioso. Il futuro dell’artista lo vede impegnato in progetti d’arte piuttosto che nella creazione della singola opera. Sempre attento a temi di stampo sociale, egli usa la sua arte con un nuovo indirizzo, creare dei progetti a tema che raggruppino varie opere similari nell’ambito del progetto stesso, ognuna con un suo messaggio e valore intrinseco. Gli ultimi progetti “FLAGS” e “MANNEQUIN” ne sono testimonianza.

Roberta Morzetti (1975)
Nasce a Tarquinia nel 1979. Si forma all’Accademia di Belle Arti “Lorenzo da Viterbo”, in Viterbo. Inizia le sue esperienze lavorative nel mondo della moda, ideando linee di abbigliamento con materiali riciclati, ma dal 2012 si dedica all’ideazione e realizzazione di sculture di grandi dimensioni.
La produzione artistica di Roberta espone una manualità che trasforma la materia per esprimere i suoi alti rapporti ideali, ma trascina sul fondo della pulsione artistica una funzione curativa, risarcitiva dei suoi sentimenti interiori. La prima spinta creativa è quindi il suo vissuto, i suoi ricordi, che vegliano costantemente sul processo di concepimento in modo che vi sia simbiosi e sintesi tra la passione creatrice che necessita della materia trasformata ed i significati del lavoro completato che sono molteplici ed impregnati di valenze simboliche, con divinità ctonie onnipresenti sullo sfondo, anche se non visibili.

Roberta Morzetti realizza principalmente sculture di figure femminili e i calchi di base sono presi esclusivamente dal suo corpo, poi lavorati con estrema maestria utilizzando stucchi bianchi, colate di colore acrilico bianco, materiali di risulta e materiali presenti in natura (foglie, rami, sabbia).

Info e contatti:
Ufficio stampa e comunicazione:
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Mob: +39 3456605483
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Galleria Pavart,  via dei Genovesi 12/a, 00153 Roma
Email: info@pavart.it
Tel. +39.06.5806778
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Cronache dal set

Da domani al 7 gennaio a Torino, presso Project Room di CAMERA, si terrà una mostra sul cinema di Paolo Sorrentino raccontata attraverso le fotografie di Gianni Fiorito.

Cronache dal set” (questo il titolo) propone una quarantina di scatti di Gianni Fiorito. Organizzata dal Centro Italiano per la Fotografia e curata da Maria Savarese, la curiosa rassegna si tiene contemporaneamente alla mostra “Arrivano i Paparazzi!” sul tempo della Dolce Vita.

“Nella sua ricerca fotografica – scrive la curatrice nel catalogo della mostra – Gianni Fiorito non si accontenta di restituire una o più immagini che siano rappresentative dei film, ma da ciascuna di esse cerca di trarre una visione ulteriore che mai si pone a commento di quella già data dal cinema. Ciò che tenta di fare la sua fotografia è ‘vedere oltre’, ragionando sugli elementi fondamentali della scena: l’attore, il regista, la troupe, i luoghi“.

In una panoramica di immagini si alternano, tra scenografie e pause di set, il giovane Papa Jude Law della serie The Young Pope, il protagonista de La Grande Bellezza Jep Gambardella interpretato da Toni Servillo, presente in mostra anche nei panni de Il Divo Giulio Andreotti, e Sean Penn.

Gianni Fiorito, fotogiornalista attento alla complessa realtà napoletana, dal 1999 si dedica sempre di più all’attività di fotografo di scena cinematografico. Oltre alla collaborazione con Sorrentino, quelle con Luca Miniero, John Turturro, Antonio Capuano.

ISOLO17 per ArtVerona

La galleria Isolo17 di Verona è lieta di presentare la serie di eventi che inaugureranno in città durante i giorni della fiera ArtVerona.
 
 

Dal 13 al 15 ottobre lo spazio della galleria in via XX settembre ospiterà  il centro informativo e di “ristoro” del Festival Veronetta, evento off della fiera, un progetto diffuso d’arte partecipativa che interessa il quartiere di Veronetta sull’asse di via XX Settembre e del suo circondario.

La galleria ospita la mostra personale Looking for the Body di Stefano Scheda, a cura di Leonardo Regano , che presenta un singolare percorso intorno ai temi del corpo e dell’architettura: attraverso lo scarto, lo sconfinamento e lo strabismo, questo lavoro indaga il corpo che abita e che viene abitato.

Infine, domenica 15 ottobre alle ore 20 presso l’Hotel Veronesi La Torre (Via Monte Baldo, 22, 37062 Dossobuono di Villafranca, VR) inaugurerà Mala yerba: la fotografía cubana contemporanea, mostra collettiva promossa da Isolo17 Gallery estendendo il contesto dell’International Photo Proyect 2017, ideato dal Fondo Malerba per la Fotografia di Milano, con le opere degli artisti: Linet Sanchez, Alain Cabrera, Dani Del Pino, Alfredo Sarabia, David Velázquez, Alvaro Brunet, Carlos Vilá, Yomer Montejo, Néstor Martí, Yanahara Mauri, Grethell Rasúa e Harold Garcia, Jorge Otero, Nadal Antelmo, Yuri Limonte, Daylene Rodríguez, Irolán Maroselli. La mostra introduce le ultime tendenze della fotografia cubana, sollecitate e potenziate formazione integrale consolidata nei principali centri d’insegnamento artistico del Paese, dalle accademie di belle arti, all’Istituto Superiore d’Arte (ISA) – oggi Unversità delle Arti – e alla Escuela Internacional de Cine y Televisión de San Antonio de los Baños (EICTV).

 

dal 13 al 16 ottobre
The Memory Remains
(a cura di Christian Caliandro)
Stand L12 ArtVerona

dal 13 al 15 ottobre
infopoint Festival Veronetta
Looking for the Body di Stefano Scheda
a cura di Leonardo Regano

domenica 15 ottobre alle ore 20 – inaugurazione
Mala yerba: la fotografía cubana contemporanea
Hotel Veronesi La Torre
Via Monte Baldo, 22, 37062 Dossobuono di Villafranca VR, Tel: 045 860 4811

ISOLO17 Gallery
Via XX Settembre, 31B

37129 Verona

mail: gallery@isolo17.gallery
phone: +39 349 3746379

http://www.isolo17.gallery/

Oliviero Toscani

Nato a Milano nel 1942, figlio di Fedele Toscani – primo fotoreporter del “Corriere della Sera” – Oliviero Toscani studia fotografia e grafica alla Kunstgewerbeschule di Zurigo dal 1961 al 1965 con grandi maestri del moderno, fra cui Walter Binder, Serge Stauffer e Siegfried Zingg.

Foto di Stefano Beggiato
Elaborazione grafica (non autorizzata) di ellebi da foto di Stefano Beggiato

Rientrato a Milano, lavora come indipendente per La Rinascente e per le maggiori testate internazionali, fra cui “Elle”, “Vogue”, “GQ”, “Harper’s Bazaar”, “Esquire”, “Stern” e “Libération”.

Toscani ha ideato famose campagne pubblicitarie per marchi e aziende a livello internazionale, come Esprit, Chanel, Fiorucci, Prénatal, Jesus Jeans, Valentino, Inter, Snai, Toyota, Ministero italiano del Lavoro, Artemide, Ministero italiano dell’Ambiente e della Salute, Croce Rossa Italiana, Regione Calabria, Fondazione Umberto Veronesi, Biennale di Venezia, Federazione dell’industria orologiera svizzera, Resort Collina d’oro e moltissimi altri, fino alle più recenti collaborazioni con la Philarmonie di Parigi, Cosmoprof, InStyle, Nicopanda e Best Company.

Nel 1982 inizia la sua collaborazione con Luciano Benetton e la politica di comunicazione di United Colors of Benetton si orienta verso messaggi di pace, tolleranza, problemi sociali e la questione della povertà nel mondo.

Nel 1990 Toscani ha ideato “Colors”, la “prima rivista globale”, che dirige fino al 2000 curando 39 numeri, mentre nel 1993 ha concepito Fabrica, il centro internazionale di ricerca sulla comunicazione di Treviso, di cui è direttore fino al 2000.
Dal 2007 cura il progetto “Razza Umana”, un’interazione fra fotografia e video per scoprire le diverse morfologie e rappresentare le espressioni, le caratteristiche fisiche, somatiche, sociali e culturali dell’umanità.

Toscani ha vinto numerosi premi, fra cui quattro Leoni d’Oro, il Gran Premio dell’UNESCO, due volte il Gran Premio d’Affichage e altri premi prestigiosi a livello internazionale.

Attualmente vive in Toscana, dove ha sede il suo studio professionale e dove, immerso fra le colline, coltiva le sue passioni: produce vino e olio d’oliva e alleva cavalli; al contempo lavora e mantiene contatti con tutto il mondo.

 

Oliviero Toscani – Immaginare
M.A.X.MUSEO
Chiasso (CH) – dall’otto ottobre 2017 al 21 gennaio 2018
Via Dante Alighieri 6 (6830)
+41 916950888
info@maxmuseo.ch
www.maxmuseo.ch