Daunia Land Art – Storie di Attraversamenti

Sabato prossimo 21 Gennaio presso l’Auditorium Santa Chiara di Foggia, alle ore 18, Daunia Land Art avrà il piacere di chiacchierare con lo scrittore Antonello Caporale di storie di attraversamenti, parlando di passato, di presente, di testimonianze, di paesaggio, di valori e valorizzazioni, di luoghi da vivere e di nuove possibilità per il territorio.

Locandina della presentazione

Parteciperanno alla conversazione Giuliano Volpe, archeologo e Presidente del Consiglio Superiore per i Beni culturali e paesaggistici del Mibact; Aldo Patruno, Direttore del Dipartimento Turismo, dell’Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio presso la Regione Puglia; Lia De Venere, critico d’arte contemporanea, curatore e già docente di Storia dell’arte contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti e l’Università di Bari, Silvia Pellegrini, dirigente del Dipartimento Turismo, economia della cultura e valorizzazione del territorio sezione Beni Culturali

Con lo sguardo e la voce di Antonello Caporale, ArcheoLogica srl racconta Daunia Land Art: un piccolo viaggio condotto tra arte, storia, volti e speranze nei paesaggi di Capitanata.

Per info:
www.daunialandart.it

Nerocittà

Mostra organizzata dal comune di Padova-Settore Cultura, Turismo, Musei e Biblioteche. Progetto espositivo dell’Associazione Kinima.

Il nero è il colore della negazione, della sottrazione e dell’assenza di luce; la fotografia, al contrario, è l’istantanea che si sviluppa grazie alla scrittura e all’impressione della luce stessa.
Gli scatti di “Nerocittà. Foto di Alessandro Tegon“, proposti al Sottopasso della Stua, rappresentano un paesaggio notturno dove le consuete geometrie architettoniche ed urbane si trasformano in forme più astratte e che al contempo si mostrano inquiete e stranianti.

Le poche luci artificiali mostrano porzioni di una periferia che solo in parte riconosciamo e che costruiscono un’atmosfera sospesa, in equilibrio tra l’azione e l’attesa. Lo spazio inquadrato, quasi irreale e misterioso, viene attraversato da pochi uomini: ombre che si uniscono alle foschie invernali e alle oscurità della notte.

Alessandro Tegon
Street photographer emergente. Attraverso lo scatto fotografico esplora l’essere umano in situazioni reali e spontanee, in città differenti o in luoghi pubblici, evidenziandone gli aspetti più inusuali della società che li circonda.
La sua ricerca si è caratterizzata solitamente da scatti in bianco e nero, dai forti contrasti, dove con un’unica inquadratura si incontrano contemporaneamente analogie tra soggetti differenti e l’unione di elementi opposti.

KINIMA-Associazione di Promozione Sociale
L’associazione KINIMA è un centro di sperimentazione e di formazione di altissima qualità e di grande attualità nell’ambito dell’immagine e della sua interpretazione nella società contemporanea; opera attraverso una serie di attività: corsi di fotografia, uscite fotografiche, visite guidate, camera oscura, prestito attrezzatura fotografica, prestito libri, progetti di stop motion, di time lapse, workshop, concorsi fotografici, performances, esposizioni, incontri con autori e altro ancora.
KINIMA si avvale di personaggi di spicco nella cultura delle immagini, professionisti nel campo e teorici di rilievo. Promuove lo sviluppo creativo della persona, la cultura informatica, con particolare attenzione al mondo Open Source.
Con il nuovo ciclo di Mostre che inaugura le attività del 2017, KINIMA coinvolge giovani talentuosi curatori e giovani artisti emergenti, per sottolineare lo spirito di autentica ricerca e sperimentazione che ha definito, in questi ultimi anni, il Sottopasso della Stua come polo di sperimentazione culturale e KINIMA come una solida scommessa di ricerca sulla fotografia per la città di Padova.

Nerocittà
Foto di Alessandro Tegon
Sottopasso della Stua
14 gennaio – 18 febbraio
Inaugurazione sabato 14 gennaio, ore 18

Ingresso libero
Orario: dalle 10 alle 18.

Settore Cultura Turismo Musei e Biblioteche
049.8204522 – ferrettimp@comune.padova.it

La Forma mentis di Paola Ravasio

Il nuovo anno della galleria PUNTO SULL’ARTE si apre all’insegna delle grandi mostre, con un calendario ricco, composto quasi esclusivamente di personali e dedicato tutto a nomi oramai affermati.

Si comincia dunque quest’oggi con la personale Forma mentis di Paola Ravasio, artista del territorio ma dal respiro internazionale, seguita dalla galleria fin dalla sua apertura, cinque anni fa. Le sue sculture, figlie della grande tradizione del Novecento italiano ma ripensate dall’artista alla luce dei nuovi materiali dell’arte (la resina, in particolare), sono un’incantevole fusione tra astrazione e sottili suggestioni figurative.

Risultato di un procedere lungo e complesso – e tuttavia frutto di un’ispirazione profondamente autentica e istintiva che l’artista riesce a mantenere intatta dal primo schizzo fino all’ultima lucidatura – si presentano agli occhi dello spettatore enigmatiche e misteriose nel loro abbraccio tra linee morbide, curve, sinuosità decisamente biomorfe e solidi geometrici, spigoli vivi, cunei, piani inclinati. La sensazione è quella di un equilibrio perfetto ma dinamico, di trovarsi davanti a qualcosa di assolutamente nuovo, che tuttavia possiede delle radici ben ancorate dentro di noi e nel nostro vissuto. Di qualcosa di apparentemente statico ma in realtà prepotentemente vivo.

PAOLA RAVASIO: nasce nel 1978 a Varese. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico Frattini della sua città si trasferisce a Carrara dove apprende le tecniche di lavorazione del marmo. Tornata a Varese prosegue e amplia la propria ricerca presso lo studio-laboratorio dello scultore Pietro Scampini. Realizza numerose mostre personali e collettive in Italia e nel Canton Ticino, in Svizzera e partecipa a numerose Fiere di settore. Nel 2014 è la vincitrice della Prima Edizione del Premio di scultura Giancarlo Sangregorio. Una sua scultura in bronzo è collocata nei giardini pubblici di Sondrio. Vive e lavora a Caronno Varesino (Varese).

Forma mentis – Paola Ravasio
PUNTO SULL’ARTE
Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
dal 15 Gennaio al 4 Marzo 2017
+39 0332 320990 | info@puntosullarte.it | www.puntosullarte.it

Vernissage: Sabato 14 Gennaio 2017, dalle ore 18 alle 21

Orari: Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19
Domenica 15 e 22 Gennaio: h 15-19

Catalogo: Edizioni PUNTO SULL’ARTE

Be Comics!

Be Comics! rivela il suo spettacolare manifesto, realizzato da Lorenzo ‘LRNZ’ Ceccotti, e annuncia due Premi originali, dedicati ai fumettisti under 25 e alle migliori copertine dell’anno, assegnati da due giurie d’eccezione.

Una immagine fortemente iconica, e due riconoscimenti innovativi destinati a premiare nuovi talenti e professionisti affermati dei comics, selezionati da alcuni tra i maggiori esponenti della Nona arte in Italia. È il fumetto il protagonista delle prime anticipazioni dal programma di Be Comics!, la nuova fiera dedicata a fumetto, games e cosplay che dal 17 al 19 marzo animerà le vie, le piazze e i palazzi storici di Padova, cuore culturale del Nordest.

Il manifesto – Un’’immagine in bianco e nero, in cui spiccano alcuni dettagli marcati da un tocco di rosso, uno dei colori ufficiali di Be Comics!; una ragazza immersa nella lettura, scossa dall’energia del fumetto e sovrastata da decine di balloon, simbolo della ricchezza di storie e immaginari. Il manifesto della prima edizione della manifestazione patavina è una vera e propria affermazione sulla vitalità del mondo dei comics, cuore pulsante dell’evento. Uno straordinario disegno creato da uno degli autori più prestigiosi del panorama fumettistico italiano, Lorenzo ‘LRNZ’ Ceccotti.

L’’autore –- Lorenzo ‘LRNZ’ Ceccotti vive e lavora a Roma, e opera in diversi settori dell’arte visuale: graphic design, motion graphics, animazione, illustrazione e fumetto. Fondatore del collettivo Superamici e dello studio Brutus/Chimp Co. Fra i principali lavori legati al disegno: la regia dell’animazione del documentario The Dark Side Of The Sun, i libri a fumetti Golem e Astrogamma, illustrazioni e copertina per La Strana Biblioteca di Haruki Murakami. Sta ultimando il progetto Monolith per Sergio Bonelli Editore (film live action e fumetto a colori) e lavora al suo artbook Viewpoint per Magnetic Press/Lion Forge.

I Premi – Il Premio Fumetto25 è un concorso rivolto a giovani fumettisti fino ai 25 anni che abbiano realizzato una pubblicazione a fumetti nel biennio 2015/2016. Al vincitore, premiato per un’opera realizzata nelle più diverse forme editoriali (dalle autoproduzioni ai libri agli albi, fino ai fumetti digitali), sarà assegnato un riconoscimento di 2000 euro. In Giuria i fumettisti Paolo Bacilieri, Bianca Bagnarelli e Tuono Pettinato, lo scrittore Fabio Genovesi e il critico Matteo Stefanelli.

Il Premio Fumetto Cover Design selezionerà, invece, l’autore della migliore copertina tra le opere a fumetti italiane pubblicate nel corso del 2016. Al disegnatore andrà anche un riconoscimento in denaro di 500 euro. La Giuria sarà composta dall’art director Marco Cendron, dai fumettisti Massimo Giacon e Nicolò Pellizzon e dal critico Evil Monkey.

«L’’obiettivo dei due Premi che abbiamo ideato –- spiega Matteo Crosera, organizzatore di Be Comics! –  è di portare all’’attenzione del grande pubblico sia i giovani autori che, con il loro lavoro, stanno arricchendo il panorama nazionale di opere di grande valore creativo, sia gli autori delle copertine, primo strumento che permette ai lettori di scoprire e conoscere il fumetto presente sugli scaffali di librerie e fumetterie. Vogliamo dare un segnale tangibile – da qui la scelta di premi in denaro – del nostro appoggio al lavoro quotidiano degli illustratori e fumettisti del nostro Paese.»

Informazioni e Regolamenti disponibili su: www.becomics.it

Segnalato da : Studio ESSECI di Sergio Campagnolo

An eye wide open

La galleria d’arte contemporanea Intragallery di Napoli ha il piacere di annunciare il secondo appuntamento della serie di mostre “Giovani artisti americani in Italia”, presentando il lavoro di Devin Kovach, “An eye wide open“.

La mostra, curata da Pia Candinas, sarà inaugurata presso Intragallery, in via Cavallerizza a Chiaia 57, il 21 gennaio 2017 alle 11.00, e rimarrà aperta fino al 18 febbraio 2017.

L’artista ha trasformato lo spazio della galleria in un’installazione che manipola la luce dirigendo la nostra attenzione verso proiezioni filmiche, stampe, disegni, fotografie e oggetti tridimensionali. Un piccolo modello di un panorama arrotondato ci ricorda che il nostro campo visivo è in realtà l’interno di una sfera, dal cui centro noi guardiamo verso l’esterno.

La rappresentazione bidimensionale è resa possibile dal posizionamento di un piano (“picture plane”) che serve ad appiattire un piccolo ritaglio in un’ampia sfera. Tracciando un paesaggio su una lastra di plexiglas con un attrezzo fatto in casa, Devin crea un’immagine unica per un occhio diretto lungo una determinata linea visiva attraverso quella specifica finestra.

Utilizzando materiali semplici e un equipaggiamento rudimentale secondo lo spirito del fai da te, dimostra che nessuna realtà oggettiva e classica può esistere al di fuori dell’esperienza-corpo registrata in un istante spaziale e temporale particolare. Il suo lavoro mostra anche come uno specifico punto di osservazione riveli la soggettività ed evenienza nell’esperienza umana.

Le parole dell’artista, che vive e lavora a Roma: “… E’ noioso e scomodo. L’occhio comincia a bagnarsi di lacrime sotto lo sforzo di una prolungata messa a fuoco. L’inspirazione e l’espirazione o una casuale brezza o una folata di vento sono sufficienti a far perdere il punto di osservazione e a dover ricominciare la procedura da capo. Ciò nondimeno, quando l’occhio si distoglie e l’osservatore si allontana, rimane sulla lastra una trascrizione delle particolari condizioni spaziali del punto di osservazione dal quale si stava guardando”.

Kovach è affascinato dal modo in cui la luce rende le forme visibili nello spazio. Al contrario dei suoi disegni, che utilizzano il linguaggio astratto e “spirituale” della linea, le sue stampe fotografiche di semplici oggetti e di spazi interni, resi entrambi visibili e quasi invisibili da una luce accecante ed obliqua, si basano sul blu chiaroscuro della antica tecnica della cianotipo. Il sorprendente risultato è assicurato dal contrasto tra le cose reali e solide catturate dalla fotocamera in un momento reale del tempo-spazio, e l’astratta tensione ottenuta attraverso una composizione classica, quasi costruttivista.

Nato nel 1987 a Tuba City, Arizona, Devin Kovach ha concluso il suo Master of Fine Arts presso la Tyler School of Art, Temple University di Filadelfia e di Roma. Dal 2015 insegna incisione e disegno presso la Temple University a Roma. I suoi lavori sono stati esibiti sia in Italia che negli Stati Uniti; ha ricevuto diverse borse di studio e di ricerca, incluse quelle presso l’Anderson Ranch in Colorado, la Kala Art Insitute of California, il Printmaking Centre in New Jersey, e infine l’Officina Stamperia del Notaio in Tusa, Sicilia.

Segnalato da : Marco Caiazzo

Phaenomenon

Presso la galleria Artforum Pierluigi Pusole presenta dal 14 gennaio al 25 febbraio 2017, la mostra “Phaenomenon” a cura di Valerio Dehò, che comprende gli ultimi due cicli di lavori dell’artista torinese.

La serie “Experiments” caratterizzata da una dominante verde in tutti i lavori, scandaglia il rapporto tra la figura umana e la natura, le relazioni tra la percezione del paesaggio e la sua corrispondenza al reale. Le opere, spesso anche di grandi dimensioni, pongono sempre l’osservatore in una posizione di completamento dell’opera, di attiva partecipazione. La sua pittura fluida e sempre evocativa, crea degli scenari in cui gli intrighi vegetali e le figure umane si scambiano di ruolo e si definiscono a vicenda in una simbiosi inattesa.

Il ruolo dell’artista diventa pertanto quello del demiurgo, cioè di colui che crea un mondo nuovo che rima non esisteva con i suoi paesaggi e le sue figure umane La serie più recente intitolata “P16” mette in relazione invece il paesaggio, elemento ricorrente nell’opera di Pusole fin dai primi anni novanta, con l’immaginario scientifico. Grafici, sinusoidi, schemi geometrici vengono composti con immagini della natura, paesaggi neoromantici, creando un contrasto concettuale molto forte.

Nelle opere di Pusole non si assiste tanto ad una celebrazione della natura e né tantomeno alla esaltazione della “pittura di paesaggio”, quanto alla costruzione di un mondo caratterizzato da una propria autonomia. Riprodurre la natura significa indagarne i significati meno espliciti, “interrogarla” per capirla e possederla. Le opere della serie “P16” sono degli elaborati assemblaggi di carte che danno anche il senso di una narrazione possibile, di una componibilità infinita. Sono “opere aperte” tra scienza e sensibilità che guardano e trovano dentro al paesaggio le ragione del dipingere.

Pierluigi Pusole – Phaenomenon
ART FORUM
Bologna – dal 14 gennaio al 25 febbraio 2017
Via Dei Bersaglieri 5e (40125)
+39 051.229544 , +39 051.270274 (fax)
info@artforum.it
www.artforum.it

Catalogo in sede a cura della Galleria Art Forum, edizione NFC, pag.56, € 25,00

Mai più

Dal 22 gennaio al 26 febbraio 2017 il Museo “Il Correggio” (Palazzo dei Principi, C.so Cavour, 7, Correggio) ospita la mostra “Mai più”, personale di Bruno Canova artista testimone della Shoah – promossa dal Comune di Correggio in occasione del Giorno della Memoria. L’esposizione fa parte di un progetto internazionale, curato da Margherita Fontanesi e Lorenzo Canova, che vede coinvolto l’Istituto di Cultura Italiana di Lisbona che ospiterà, in contemporanea alla mostra di Correggio, disegni e grafiche dello stesso Bruno Canova.

Bruno Canova (1925 – 2012) è stato un grande interprete dell’arte italiana, avendo vissuto la terribile esperienza del campo di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale. La mostra indagherà un aspetto in particolare della Shoah attraverso le opere di chi ha vissuto la guerra e la persecuzione in prima persona. Un approccio del tutto nuovo per esplorare ogni modo in cui l’arte può essere interprete e portavoce della storia.

Artista militante e antifascista, attivo nella Resistenza partigiana e per questo arrestato e deportato come prigioniero politico nel campo di concentramento di Brüx nel Sudetenland, Canova, nonostante il vissuto personale di oppositore politico, non ha messo solo il suo vissuto personale al centro del suo lavoro, ma ha dedicato molto spazio, nel suo narrare, alla persecuzione antiebraica. La maggior parte delle opere in mostra appartengono a un ciclo unitario di dipinti intitolato “L’arte della Guerra”, il cui nucleo principale risale agli anni ’70. Si tratta di opere di medie e grandi dimensioni, fra le quali si distinguono numerosi collage realizzati con documenti, quotidiani e manifesti dell’epoca che danno al lavoro un taglio quasi scientifico.

Attraverso le opere di Canova è possibile trovare l’intera parabola di nascita, sviluppo e fine del Nazifascismo.
In questi anni stiamo caratterizzando le proposte di Correggio in occasione del Giorno della Memoria attraverso l’allestimento di percorsi artistici contemporanei”, commenta il sindaco di Correggio, Ilenia Malavasi. “Confortati in questa scelta dall’apprezzamento ricevuto, quest’anno ospitiamo la mostra di Bruno Canova, che propone il punto di vista di un artista che ha vissuto l’orrore dei campi di concentramento non perché ebreo, ma in quanto prigioniero politico. Grazie alla collaborazione con i curatori, la contemporaneità della mostra con l’esposizione all’Istituto di Cultura Italiana di Lisbona offre all’evento un respiro internazionale di cui siamo ovviamente felici”.

“Il linguaggio artistico fortemente espressionista di Canova”, spiega Margherita Fontanesi, “si intreccia ai documenti storici e ai ricordi personali in opere alle quali è impossibile sottrarre gli occhi e la coscienza. Nelle sue opere si trovano echi delle avanguardie di inizio Novecento, di Hieronymus Bosch e dei suoi quadri brulicanti di figure mostruose e disperate, della Neue Sachlichkeit ma anche dello stile degli amici e compagni con cui ha condiviso pittura e ideali: Renzo Vespignani, Mario Mafai, Antonietta Raphaël. Quello di Canova è un simbolismo non onirico ma storico e bellico al cui servizio è stata declinata la tecnica del collage, impiegata solitamente da movimenti artistici dai contenuti molto distanti da questo, come il futurismo e il dadaismo”.

Domenica 22 gennaio, alle ore 17, in occasione dell’inaugurazione della mostra, sarà presente a Correggio anche Lorenzo Canova – figlio dell’artista, critico d’arte, professore di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università del Molise e direttore dell’Archivio Bruno Canova – che illustrerà al pubblico l’opera del padre.

L’esposizione sarà visitabile fino al 26 febbraio 2017, il sabato con orario 15,30 – 18,30 e la domenica ore 10 – 12,30 e 15,30 – 18,30. Venerdì 27 gennaio, Giorno della Memoria, apertura straordinaria con orario 10 – 12,30 e 15,30 – 18,30. Altri giorni su appuntamento. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 0522 691806, museo@comune.correggio.re.it, www.museoilcorreggio.org.

BRUNO CANOVA
Mai più
a cura di Margherita Fontanesi
Correggio, Palazzo dei Principi
22 gennaio – 26 febbraio 2017
Inaugurazione: domenica 22 gennaio, ore 17

Orari di apertura: sabato 15,30 – 18,30; domenica 10 – 12,30 e 15,30 – 18,30.
Apertura straordinaria venerdì 27 gennaio, “Giorno della memoria”: 10 – 12,30 e 15,30 – 18,30.
Altri giorni su appuntamento.
Info: Museo Il Correggio, tel. 0522.691806 – museo@comune.correggio.re.it – www.museoilcorreggio.org
Ingresso libero.

 

Segnalato da Chiara Serri / CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia S. Stefano 54, Reggio Emilia
Tel. 0522.1715142 – cell. 348.7025100 – info@csart.it – www.csart.it

La cultura è come la marmellata

Promuovere il patrimonio italiano con le imprese – Venerdì 20 gennaio alle ore 18.00 presso il Museo Marino Marini ( Piazza San Pancrazio , Firenze) si terrà la presentazione del libro di Marina ValensiseLa cultura è come la marmellata” – edito da Marsilio – con sottotitolo ‘Promuovere il patrimonio italiano con le imprese‘.

Introduce Patrizia Asproni , Presidente Museo Marino Marini; ne parleranno con l’autrice : Isabella Mallez, Direttrice dell’Insitut francais Firenze e Console Onoraria di Francia a Firenze; Maria Cristina Carratù, del quotidiano La Repubblica.

«La cultura è come la marmellata: meno ne hai, più la spalmi». Marina Valensise parte da questo slogan, apparso sui muri della Sorbona nel maggio ’68, per illustrare uno dei paradossi italiani: il paese con il patrimonio più ricco del mondo è incapace di valorizzarlo, mentre altri prosperano su fortune molto meno cospicue. Fin dal titolo, il suo libro ha il sapore di una provocazione, ma è frutto di un’esperienza concreta. Tra il 2012 e il 2016, infatti, l’autrice ha diretto l’Istituto italiano di cultura a Parigi ed è riuscita a rinnovarne la sede, a moltiplicare il numero dei suoi frequentatori e a raddoppiare le entrate proprie rispetto alla dotazione statale. Il segreto? La virtuosa contaminazione e la potente sinergia tra pubblico e privato a favore del patrimonio, che Marina Valensise ripercorre in queste pagine proponendole come modello di valorizzazione partecipata. La differenza di impostazione non è banale e sta in un concetto apparentemente semplice: la capacità di evolversi, abbandonando un ruolo passivo per una funzione più innovativa, che vada oltre quella di semplice cinghia di trasmissione del sapere dato, per produrre cultura in nome di un’idea più dinamica dell’interesse generale. La lievità del racconto, ricco di aneddoti gustosi e frutto di mille incontri con personalità che nei più vari settori – dal design alla cucina, dall’architettura alla musica – danno lustro all’Italia nel mondo, si unisce al monito a tornare protagonisti in nome della cultura sul piano internazionale, offrendo un decalogo di semplici regole per applicare questo modello alla realtà quotidiana delle istituzioni e delle imprese.

Con la boca abierta

Giovedì 12 gennaio alle ore 18 inaugura a Roma, per la prima volta in Italia, “Con la boca abierta” mostra della fotografa spagnola Cristina García Rodero.

L’esposizione, allestita alla Sala Dalí dell’Instituto Cervantes (in piazza Navona, 91), si potrà visitare gratuitamente fino al 24 febbraio 2017, dal mercoledì al sabato dalle 16 alle 20.

Classe 1949, prima e unica donna spagnola a far parte della prestigiosa agenzia Magnum, Cristina Rodero sarà presente, oltre al vernissage della mostra, anche alla conferenza “40 anni di fotografia documentaria” in programma sempre all’Instituto Cervantes di Roma il 13 gennaio, alle ore 18.

Un doppio appuntamento italiano con una tra le più significative fotografe europee: nel corso della sua carriera ha ricevuto importanti riconoscimenti – su tutti il Premio Nacional de Fotografía (1996) e tre World Press Photo (1993, 1997 e 2008) – tanto da diventare un riferimento obbligatorio nel mondo della fotografia documentaristica e artistica. I suoi lavori sono stati esposti in prestigiose sedi di tutto il mondo e fa parte di numerose collezioni private e pubbliche, tra cui il Museo del Prado, il Museo Nazionale Centro di Arte Regina Sofia, il Museo Marugame Hirai di Marugame (Giappone), il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, la W. Eugene Smith Memorial Foundation, la George Eastman House di Rochester, il Museum of Fine Arts di Houston, il Fond National d’Art Contemporaine di Parigi.

“Con la boca abierta” è la prima retrospettiva tematica di Cristina Rodero e ne raccoglie le opere partendo dai primi lavori fotografici di fine anni Settanta fino a quelli più attuali. La mostra è composta 55 fotografie in bianco e nero (77 x 104 cm), scelte tra le oltre trentamila passate al vaglio prima dell’esposizione. La maggior parte delle fotografie selezionate sono inedite, riscattate ora per un progetto che la fotografa ha tenuto per quarant’anni nel cassetto, per lasciare adesso noi spettatori “a bocca aperta”, così come i protagonisti delle sue opere.

La quantità di scatti fotografici che la Rodero realizza nei suoi reportage è così estesa che, prima o poi, nei suoi negativi, appaiono personaggi che sbadigliano, gridano, si meravigliano, ridono a crepapelle o fanno smorfie di dolore…e così via, in un infinito di varianti che ci lasciano a bocca aperta. Questo filo conduttore ci guida attraverso quarant’anni di carriera, dagli angoli più vicini alla sua città natale, Puertollano, fino a quelli più sperduti del globo, passando per avvenimenti attuali come il Burning Man Festival in Nevada o le Love Parade in Germania. Dal carattere più etnografico e rurale a quello più avanguardista. Tutto ciò senza perdere il tocco di genialità nel suo modo di raccontare quello che succede nel mondo, e che le ha dato l’opportunità di essere l’unica fotografa spagnola nella prestigiosa Agenzia Magnum.

La mostra comincia con una foto della nascita di un bambino che, all’esalare il suo primo respiro, ci consegna il principio di tutto; da lì navigheremo tra i più intimi sentimenti dell’essere umano, catturati magistralmente dalla profondità e dalla verità che Cristina García Rodero impronta nel suo lavoro, terminando il viaggio fotografico con l’ultimo sospiro di una veglia funebre in Georgia.

Info: www.roma.cervantes.es – tel. 06.686 1871 – cenrom@cervantes.es

Licalbe Steiner. Alle origini della grafica italiana

Fondazione Palazzo Magnani insieme a Coop Alleanza 3.0, presentano la mostra “Licalbe Steiner. Alle origini della grafica italiana” dal 11 febbraio al 16 aprile 2017, presso la Sinagoga di via dell’Aquila a Reggio Emilia.
Non è un caso che questa mostra – dopo Milano, Museo del Novecento e Firenze, Museo degli Innocenti – venga realizzata a Reggio Emilia.A Albe Steiner si deve la progettazione del marchio originale Coop del 1963, la sua applicazione sugli imballaggi coordinati e l’allestimento del primo magazzino a libero servizio Coop, che fu proprio quello di Reggio in Corso Garibaldi, studiato in funzione dell’individuazione dei reparti e dei prodotti. Lo stesso marchio Coop venne poi ridisegnato da Bob Noorda d’accordo con Lica Steiner.
A Reggio non è nato solo il primo magazzino Coop ma è nato lo stesso movimento cooperativo, che da un secolo e mezzo contribuisce a plasmare la storia sociale ed economica di questo territorio.

A rendere “speciale” e ancora più “appropriata” per Reggio Emilia questa mostra, è la scelta del luogo dove allestirla: l’antica Sinagoga della città di Reggio Emilia, recentemente restaurata dal Comune. Nel 1938 Albe Steiner sposa Lica diminutivo di Masal (nome ebraico corrispondente a Matilde) e insieme si distinguono per l’impegno professionale e civile che ha contrassegnato la loro vita, iniziato durante gli anni bui del fascismo, cementato nella lotta di Resistenza e proseguito poi con la didattica e la comunicazione sociale.
L’edificio ottocentesco di via dell’Aquila – di straordinaria bellezza, dall’interno luminoso e monumentale, decorato con colonne e affreschi – ha riacquistato, con il restauro, l’antico splendore e le forme pesantemente compromesse da un bombardamento nel corso del secondo conflitto.
È questa grande, silenziosa aula, nella sua austera eleganza, ad accogliere in modo naturale, le creazioni della coppia di grafici.

La mostra, curata da Anna Steiner e progettata dallo studio Origoni-Steiner, propone una panoramica sul lavoro di quello che è riconosciuto come uno dei sodalizi professionali e personali più fecondi della grafica italiana. Viene presentata la produzione del loro Studio L.A.S. dai primi lavori del 1939 fino alla Liberazione e al viaggio in Messico (1946-1948), in una narrazione scandita dalle diverse sezioni – ricerca grafica e foto-grafica, editoria, pubblicità e allestimenti, marchi, presentazione di prodotto, manifesti e grafica di impegno civile, formazione professionale – per arrivare infine a toccare anche l’attività di Lica, dal 1974, anno in cui muore Albe, alla sua scomparsa, nel 2008.

La loro storia personale, la loro unione “intellettuale” li ha visti così inseparabili da essere chiamati da loro stessi e dagli amici i ‘Licalbe’, un’unica identità. Il loro lavoro fu caratterizzato da quella che spesso è stata definita una poetica dell’ottimismo, da una fiducia dichiarata nel presente e nel futuro, credendo che l’impegno in prima persona, professionale, didattico potesse segnare la differenza e una distanza abissale dal buio della guerra e del fascismo.

Nel 1939 aprono insieme uno studio di grafica e lavorano alla stampa clandestina antifascista. Appena terminata la guerra sono tra i fondatori dei Convitti della Rinascita, curano due mostre a Palazzo Reale sulla Liberazione e sulla Ricostruzione e sono redattori grafici de “Il Politecnico” diretto da Elio Vittorini. Partono, poi, alla volta del Messico per riunire la famiglia di Lica, e si trovano a lavorare con i muralisti tra cui Siqueiros, Rivera e altri e Hannes Meyer, tra gli esuli della scuola Bauhaus. Rientrano in Italia per partecipare alle prime elezioni libere del 1948, dove riprendono il loro lavoro professionale.

Gli Steiner furono, senza dubbio, protagonisti e interpreti della rinascita culturale italiana nel dopoguerra, insieme a intellettuali come Vittorini e Calvino. Proprio a Calvino si deve un ricordo speciale di Albe all’indomani della sua morte sulle pagine dell’Unità “per Albe il piacere dell’invenzione formale e il senso globale della trasformazione della società non erano mai separati”.
Anna Steiner, figlia di Albe e Lica, insegna presso il Politecnico di Milano, architetto, lavora nel campo degli allestimenti e della grafica nello studio Origoni Steiner, porta avanti l’eredità dei genitori e testimonia il loro contributo alla cultura del Novecento diffondendo i loro ideali pedagogici e democratici e le loro idee progettuali tutt’oggi innovative.

La mostra che la Fondazione Palazzo Magnani, insieme a Coop Alleanza 3.0, e la curatrice Anna Steiner propongono a Reggio Emilia conduce lo spettatore in un viaggio nel passato recente e nel luogo straordinario in cui l’unione tra due persone diventa motore di mondi nuovi.

L’esposizione è l’ultima parte di un progetto di diffusione della vita e delle opere degli Steiner promosso da Ardaco e sostenuto da Coop, iniziato sette anni fa con la realizzazione del film documentario Linea Rossa. Insieme per un Progetto di cambiamento di Enzo Coluccio e Franco Bocca Gelsi (Ardaco-Orda d’Oro, 2009) in cui una intensa Lica ha lasciato la sua ultima testimonianza diretta, insieme a quella di amici, famigliari, artisti come Arnaldo Pomodoro e Francesco Leonetti. (Il film sarà presente in mostra).

Con questa mostra – afferma Davide Zanichelli, Presidente “Fondazione Palazzo Magnani” – la nostra Fondazione si fa carico di un ruolo rilevante per la città e il territorio. Usciamo infatti dalle sole sale della nostra storica sede espositiva per animare, in accordo con il Comune, spazi diversi. E’ il riconoscimento al lavoro che Palazzo Magnani ha compiuto in questi anni ed è l’avvio di un percorso culturale che intendiamo rendere originale, stimolante e condiviso”.

Contatti:
per informazioni e prenotazioni
Palazzo Magnani – Biglietteria Tel. 0522 454437 – 444446 – info@palazzomagnani.it

Ufficio Stampa
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
tel. 049.663499 – Referente Simone Raddi; gestione2@studioesseci.net

FòcarArte Novoli 2017

Intorno alla Fòcara di Novoli accesa in onore di Sant’Antonio Abate orbitano eventi artistici performativi curati e diretti da Giacomo Zaza che dialogano con il fuoco monumentale che brucia migliaia di tralci di vite accatastate nell’arco di svariate settimane dai contadini del posto.

L’arte converte la vocazione vernacolare del rito popolare/religioso del fuoco propiziatorio (versione cristiana di un rito agrario di tradizione millenaria) in un “accadimento” relazionale contemporaneo. Gli artisti invitati agiscono in simbiosi con la reiterazione di un rituale mai uguale a se stesso se non per la presenza delle fascine e del fuoco, elementi sostanziali su cui, di volta in volta, aggiungono nuovi ordini di senso. Una nuova visione verrà apportata dalla partecipazione di Daniel Buren, autore del manifesto della Fòcara, da Sislej Xhafa, H.H. Lim, e Francesco Jodice.

A contatto con la poderosa montagna alta venticinque metri, al centro della piazza Tito Schipa a Novoli, gli artisti sperimentano un’azione portatrice di nuove idee e significati, nuove trame culturali e nuove riflessioni che spaziano dal passato al presente e s’interrogano del futuro.

Nell’ambito del progetto FòcarArte, presso il Palazzo Baronale di Novoli (Lecce), in Piazza Regina Margherita, viene realizzata una mostra (dal 15 gennaio al 26 febbraio 2017) che comprende un grande lavoro in situ di Daniel Buren, pensato in conformità con le sale del Palazzo Baronale, alcuni lavori video di Sislej Xhafa e H.H. Lim.

Francesco Jodice

Francesco Jodice
Premio Fòcara Fotografia 2017Francesco Jodice, artista invitato a realizzare alcuni scatti fotografici riguardo il contesto della Fòcara 2017 completerà il ricco scenario che contraddistingue il falò megalitico. I suoi scatti potranno avere – ad esempio – uno sguardo contemporaneo colto, o uno sguardo indagatore sul paesaggio e l’urbanistica rurale, fino a un approccio umano diretto o un dialogo con l’ancestrale (che a Novoli è disarmante!).

L’opera fotografica di Francesco Jodice è come un “atlante globale” dove compaiono spazi fisici e geografici inabitati e quasi metafisici, morfologicamente nuovi e in trasformazione, oppure spazi popolati dal vivente, da presenze umane isolate o in movimento, una sorta di paesaggio mutato in base ai bisogni delle comunità. Lo sguardo di Jodice è uno sguardo fluttuante condotto secondo cinque processi d’analisi della realtà e delle sue manifestazioni: “Antropometria, Investigazione, Networking, Partecipazione, Storytelling”. Praticandoli da soli, o combinandoli tra loro, Jodice affronta una moltitudine di tematiche sociali politiche culturali.