Jheronimus Bosch e Venezia

Palazzo Ducale, 18 febbraio – 4 giugno 2017
Dipinti con mostriciattoli, incendi e visioni oniriche. Così erano definite dal Marcantonio Michiel le opere di Jheronimus Bosch: pittore affascinante ed enigmatico, svelato attraverso una mostra di grande fascino per il pubblico, di grande rilevanza per gli studi e di notevole importanza per la valutazione del patrimonio artistico veneziano.
 
Punto focale della mostra – co-prodotta con il Museo Nazionale Gallerie dell’Accademia di Venezia e con il patrocinio del Dipartimento di Culture e Civiltà dell’Università di Verona – sono infatti le tre opere dell’artista conservate nella città lagunare e che un recente restauro ha riportato all’antico splendore.Jheronimus Bosch e Venezia

Per saperne di più

Women Meetings

Mercoledì 1 febbraio continua il ciclo di appuntamenti Women Meetings nell’ambito della nona edizione del Triennale Design Museum W. Women in Italian Design (aperta fino al 19 febbraio 2017).

Si segnalano in particolare le numerose visite guidate alle mostre della Triennale di Milano che si svolgono nei weekend a turno fisso. Sabato 4 febbraio la prima visita all’ultima mostra inaugurata alla Triennale: Collezione Giuseppe Iannaccone. Italia 1920-1945. Una nuova figurazione e il racconto del sé.

Il 7 febbraio il primo appuntamento del ciclo di incontri Arte in Italia negli anni trenta, a cura di Elena Pontiggia che si svolge in concomitanza con la mostra della Collezione Giuseppe Iannaccone.

Da non perdere mercoledì 8 febbraio la presentazione di Lotus 161 – METEO MILANO, l’ultimo numero della rivista dedicato alla situazione dell’architettura milanese.

Giovedì 9 febbraio inaugurazione alle 18.30 della mostra Gio Ponti: l’Infinito Blu.

Il 15 febbraio al Teatro dell’Arte un incontro con lo scrittore Jonathan Safran Foer vincitore della quinta edizione della Classifica di Qualità de “La Lettura”.

Philip Guston

Philip Guston (1913 – 1980) è uno dei grandi luminari dell’’arte del XX secolo. Il suo impegno nel produrre opere che nascono da emozioni e da esperienze vissute sviluppa un coinvolgimento emotivo che rimane vivo nel tempo. La leggendaria carriera di Guston copre circa mezzo secolo, dal 1930 al 1980 e i suoi dipinti, soprattutto quelli dell’’ultimo periodo, continuano a esercitare una potente influenza sulle giovani generazioni di pittori contemporanei.

Nato a Montreal nel 1913 da una famiglia di ebrei russi emigrati, Guston si spostò in California nel 1919 con la famiglia. Frequentò per breve tempo l’’Otis Art Institute di Los Angeles nel 1930, ma al di fuori di questa esperienza non ricevette mai una vera e propria educazione formale. Nel 1935 Guston lasciò Los Angeles per New York, dove ottenne i primi successi con la Works Progress Administration che commissionava murales agli artisti nell’’ambito del Federal Arts Project. Insieme alla forte influenza esercitata su Guston dall’ambiente sociale e politico degli anni Trenta, i suoi dipinti e murales evocano forme stilizzate di De Chirico e Picasso, motivi provenienti dalla trazione dei murales messicani e dagli affreschi delle dimore storiche del Rinascimento. L’’esperienza di pittore di murales permise a Guston di sviluppare il senso della narrazione su ampia scala cui sarebbe ritornato nei suoi ultimi lavori figurativi.

Dopo aver insegnato per diversi anni nel Midwest, Guston iniziò a dividersi tra la colonia di artisti di Woodstock e New York City. Alla fine degli anni Quaranta, dopo un decennio di sperimentazioni di un linguaggio allegorico personale e figurativo per suoi dipinti a cavalletto, Guston iniziò a virare verso l’’astrazione. Il suo studio sulla Decima strada era vicino a quelli di Pollock, De Kooning, Kline e Rothko.
Le opere astratte di Guston erano ora ancorate ad una nuova spontaneità e libertà, un processo che il critico Harold Rosenberg più tardi descrisse come “action painting”. All’’inizio degli anni Cinquanta le astrazioni atmosferiche di Guston hanno spinto a paragoni superficiali con Monet, ma il passare del decennio, l’’artista lavorava con impasti più densi e colori minacciosi, che dettero il via ai grigi, rosa e neri.

Nel 1955 si avvicinò alla Sidney Janis Gallery insieme ad altri artisti della scuola di New York, e fu tra quelli che la lasciarono nel 1962 in protesta con la mostra sulla Pop Art che Janis aveva allestito, e contro il cambiamento a favore della commercializzazione dell’arte che questa mostra per loro rappresentava. In seguito ad un’importante retrospettiva al Solomon R. Guggenheim Museum di New York nel 1962, Guston si divenne insofferente verso un linguaggio di pura astrazione e ricominciò a sperimentare utilizzando forme più tangibili. Il lavoro dei molti anni seguenti fu quindi caratterizzato dall’’uso del nero e dall’’introduzione di verdi brillanti e blu cobalto – complessivamente disturbanti, angoscianti e gestuali. Questo lavoro più cupo fu influenzato dagli scritti e dalla filosofia europea, in particolare dalle opere di Kierkegaard, Kafka e Sartre. A questo punto, Guston si ritirò dalla scena artistica di New York per vivere e lavorare a Woodstock per tutto il resto della sua vita.

Entro il 1968, Guston aveva abbandonato l’’astrazione, riscoprendo così le potenzialità narrative della pittura ed esplorando, all’’interno del suo lavoro, motivi surreali e combinazioni di oggetti. Questa “liberazione” portò al periodo più produttivo di tutta la sua vita creativa. Nei pochi anni successivi, sviluppò un lessico personale fatto di lampadine, libri, orologi, città, sigarette, scarpe abbandonate e figure incappucciate del Ku Klux Klan. La sua espressività pittorica degli anni Settanta era spesso un aperto riferimento autobiografico alla natura: vi ricorreva sovente la figura dell’’artista mascherata da un cappuccio, o teneri ritratti della moglie Musa, o ancora un Guston semi astratto avvolto in un bozzolo. L’’opera tarda rivela anche echi dei primi anni della vita di Guston, delle persecuzioni religiose e razziali di cui fu testimone, e del suicidio del padre. I suoi ultimi lavori possiedono una crescente libertà, unica tra gli artisti della sua generazione. Alla metà degli anni Settanta comparvero strane forme iconiche mai viste in precedenza. “”Se parlo di un soggetto da dipingere, intendo che c’è un posto dimenticato di esseri e cose, che io devo ricordare” – Guston scriveva in un appunto di studio – “Voglio vedere questo luogo. Dipingo quello che voglio vedere”.”

L’’opera tarda di Guston non fu facilmente accettata dalla critica e rimase ampiamente incompresa fino alla sua morte avvenuta nel 1980. Il suo lavoro andò incontro ad una radicale riconsiderazione in seguito ad una retrospettiva itinerante al Museum of Modern Art di San Francisco che aprì tre settimane prima della sua morte. Negli anni a seguire furono realizzate altre retrospettive e monografiche negli Stati Uniti, in Europa e Australia. Oggi, gli ultimi dipinti di Guston sono considerati tra le opere più importanti del XX secolo.

 

dal comunicato stampa della mostra ““Philip Guston and The Poets

Nuovi dialoghi di luce

Venerdì 3 febbraio 2017, alle ore 18, inaugura nello Spazio per le Arti contemporanee del Broletto di Pavia la mostra Nuovi dialoghi di luce, mostra dedicata all’artista pavese Sandro Riboni (Pavia 1921-1986) a trent’anni dalla morte.

L’esposizione, che rimane aperta al pubblico fino al 19 febbraio 2017, è organizzata da Paola Casati e Carlo Migliorini in collaborazione con il Settore Cultura del Comune di Pavia, e presenta una sessantina di opere di diverse dimensioni, tecniche e materiali – tra grafica, ceramica, encausto, incisione e persino un foulard di seta realizzato per l’azienda tessile Taroni di Como – che testimoniano la produzione dell’artista, e ripercorrono le tappe della sua poetica. Novità di questa mostra è l’esposizione del torchio dell’artista, su cui venivano impresse le preziose grafiche a rilievo in total white o a colori con una suggestiva palette cromatica.

Sandro Riboni, artista eclettico e intellettualmente libero, in pratica autodidatta, si è confrontato con i grandi maestri delle Avanguardie storiche –da Picasso a Matisse, da Mirò a Leger, fino a Fontana e Licini –. Ha sperimentato tecniche e materiali diversi – ceramica, olio, encausto, incisione, scultura – e ha girato mezza Europa in bicicletta, pur rimanendo un uomo semplice, lo stesso che per anni ha lavorato come operaio alla Necchi, poi garzone nella ditta di marmi Scapolla, e infine mozzo su una nave per Marrakech.

Nuovi dialoghi di luce tenta di mostrare tutto questo, ripercorrendo le linee artistiche lungo cui si muoveva Riboni, dal Cubismo al Surrealismo per poi giungere a maturare, attraverso lo Spazialismo, un personalissimo linguaggio in cui coniugava tutte le esperienze vissute.

Variano le tecniche, i materiali e variano anche i temi: dalle grafiche monocrome bianche alle coloratissime ceramiche, lavorate presso la storica manifattura La Fenice di Albissola, fino ai foulard realizzati per le aziende tessili di Como.
Negli anni settanta poi, scelse di spingersi fino all’astrazione, con le sue forme geometriche sui toni del blu, del rosso e dell’ocra che sembrano come fluttuare sulla tela, delle ‘macchine volanti’ perse nel cosmo, come le definiva Riboni. L’ultimo suo periodo è contrassegnato da splendidi cieli luminosi con nuvole impalpabili e sempre diverse. Anni di sogno. Il previsto passaggio della cometa di Halley lo colpisce profondamento dando vita ad una serie di opere che ad essa si ispirano.

Nuovi dialoghi di luce
di Sandro Riboni

inaugurazione 3 febbraio 2017, ore 18
Spazio per le Arti contemporanee del Broletto
Piazza della Vittoria, Pavia

La mostra prosegue fino al 19 febbraio 2017

Orari: giovedì e venerdì ore 16-19, sabato e domenica 10.30-12.30 – 16-19
Catalogo in mostra
Ingresso libero
Per info: www.vivipavia.it

Sandro Riboni

Sandro Riboni, nato a Pavia nel 1921, artista autodidatta, nel 1950 parte per Parigi dove avviene la sua formazione artistica presso lo studio del pittore Pierre Marzin, uno degli allievi di Henri Matisse.

L’apprendistato artistico continua in Spagna, a Granada, presso l’Accademia di Belle Arti, dove apprende la difficile tecnica dell’encausto che diverrà il mezzo espressivo preferenziale della poetica di Riboni. Sempre negli anni ’50, il lungo soggiorno di studio e lavoro in Costa Azzura mette il giovane Riboni in contatto con le più attente avanguardie artistiche del periodo. A Vallauris, dove si reca a far ceramica presso l’atelier Madoura di Suzanne Ramié, respira la stessa aria di Pablo Picasso, anch’egli al lavoro presso lo stesso forno. A St. Paul de Vence, è presente Fernand Leger, con cui sembra che Riboni abbia intrattenuto dei rapporti artistici.

A Nizza partecipa ad importanti rassegne pittoriche nel 1950 e nel 1958. Negli anni ’60 è ad Albisola a far ceramica e qui viene in contatto con Lucio Fontana, Wilfredo Lam e tutto quel milieu di artisti che stanno creando un nuovo modo di far arte e che sfocierà con la fondazione del movimento artistico noto come Spazialismo. Le linee artistiche lungo cui si muove Riboni sono dunque, inizialmente, all’interno del Cubismo e del Surrealismo per poi giungere a maturare, attraverso lo Spazialismo, un personalissimo linguaggio artistico in cui coniuga tutte le esperienze artistiche
vissute.

Negli ultimi anni di attività, gli anni ’80, la poetica di Riboni si astrae dal reale e si esprime attraverso grandi e luminosi cieli che si perdono nello spazio infinito. Muore a Pavia nel 1986.

Tra le mostre antologiche che gli sono state dedicate, si ricordano quella al Collegio Cairoli e alla Libreria Edizioni Cardano di Pavia nel 2006; allo Spazio d’arte Graal di Pavia nel 2012; allo Spazio Rocco Scotellaro di Vigevano, e a Il Portale di Giovanna Fra di Pavia nel 2013.

Capsule

Il 4 Febbraio alle ore 12 a.m. la galleria Doppelgaenger  presenta la mostra di Pino Pipoli, dal titolo Capsule, negli spazi del Tender, in via Bozzi 73.

L’artista ha scelto gli spazi del Tender to Doppelgaenger per mettere in scena la sua personale capsula del tempo, distillato di un subisso di scatole rimaste chiuse negli anni.

“L’aspetto più rassicurante della gentilezza epistolare, come di ogni rito, è la ripetizione. Niente ci angoscia come il mutamento. Esile passerella tra i due mondi è la variazione: mutamento apparente, che elude la ripetizione, ma per ribadire la continuità” . Giuseppe Pontiggia

Pino Pipoli è un artista dalla formazione e dall’attività multiforme, un latitante interprete della realtà, che assimilando e adottando differenti strumenti di ricerca, non si occupa soltanto di osservare la contemporaneità, ma di stimolarne una più attenta, a volte allarmante conoscenza. Nelle sue opere sviluppa una espressività che si snoda attraverso azioni, visioni scenografiche e sonore, e complesse immaginazioni (Achille Bonito Oliva). Pittura, installazione, video, suono, performance si fondono in ambienti intimi, dove contesti e vita collettiva vengono spiati ed esplorati con un impalpabile equilibrio tra ironia e visioni drammatiche. Nato a Molfetta e cresciuto a Bari, si trasferisce in Germania alla fine degli anni ‘80’, dove presenta il suo lavoro in gallerie, musei e rassegne internazionali di videoarte. Tornato in Italia nel 2002, attualmente vive a Milano e a Livorno.

Torre a Mare

Sabato 04 Febbraio alle ore 18.00 si terrà l’inaugurazione della mostra fotografica “Torre a Mare“, evento conclusivo del Laboratorio di Fotografia 2016, presso la Galleria comunale Spaziogiovani, in via Venezia 41 a Bari.

La mostra, a cura di Michele Cera, è il frutto di una campagna fotografica nel quartiere di Torre a Mare e si inserisce in un progetto pluriennale di indagine sui territori costieri della città di Bari.

In mostra saranno esposte fotografie di: Rosalba Alessi, Claudio Biancofiore, Luciano Caracciolo, Rocco Cecca, Flavia D’Alessandro, Luigi Guastamacchia, Laura Ierardi, Giuditta Matarrese, Filomena Moschetta, Michele Partipilo, Clara Putignano, Marco Ruggieri, Daniela Semeraro, Stella Troccoli, Mara Velati.

Inaugurazione Sabato 04 Febbraio ore 18.00

La mostra resterà aperta fino a domenica 12 Febbraio
dalle 18.30 alle 21.00 (chiuso il lunedì)
Galleria Comunale Spazio Giovani
Via Venezia 41 – Bari

Keith Haring. About Art

A Palazzo Reale, dal 21 febbraio al 18 giugno 2017, Milano celebra il genio di Keith Haring (1958-1990) con una grande mostra – Keith Haring. About Art – curata da Gianni Mercurio.

Keith Haring Untitled, 1983 Inchiostro vinilico su telone di vinile 213,4 x 213,4 cm Courtesy Laurent Strouk © Keith Haring Foundation

La mostra propone 110 opere del geniale artista americano, molte di grandi dimensioni, alcune inedite o mai esposte in Italia, provenienti da collezioni pubbliche e private americane, europee, asiatiche.

Keith Haring è stato uno dei più importanti autori della seconda metà del secolo scorso; la sua arte è annoverata come espressione di una controcultura socialmente e politicamente impegnata su temi propri del suo e del nostro tempo: droga, razzismo, Aids, minaccia nucleare, alienazione giovanile, discriminazione delle minoranze, arroganza del potere. Haring ha partecipato di un sentire collettivo diventando l’icona di artista-attivista globale.

Non solo: il suo progetto, come ben si evince in questa mostra, fu di ricomporre i linguaggi dell’arte in un unico personale, immaginario simbolico, che fosse al tempo stesso universale, per riportare l’arte a testimonianza di una verità interiore che pone al suo centro l’uomo e la sua condizione sociale e individuale. È in questo disegno che risiede la vera grandezza di Haring; da qui parte e si sviluppa il suo celebrato impegno di artista-attivista e si afferma la sua forte singolarità rispetto ai suoi contemporanei.

Per informazioni:
+39 02 88445181
c.mostre@comune.milano.it
http://www.mostraharing.it

ARCHEOMODERNITAS

Bando di concorso per ricerche artistiche e storia dell’arte di genere. Riservato agli studenti che abbiano realizzato tesi di laurea particolarmente interessanti su argomenti d’arte visiva.

Possono partecipare tutti i laureati di qualsiasi Accademia di Belle Arti o Facoltà Universitaria italiana con tesi che trattino di argomenti storico artistici e inerenti le arti , cinema, problematiche di restauro, collegamenti tra scienza e opere d’arte ecc. Nell’ambito della premiazione uno speciale riconoscimento sarà dedicato ad una “tesi nel cassetto” che abbia come riferimento il contesto artistico ambientale o un contesto locale ad esso appartenente.

 

Maggiori informazioni:

Segreteria Premio Tesi sull’Arte ARCHEOMODERNITAS
www.exstudentiaccademiabellearti.com
exstudentiaccademiabelleartiba@gmail.com
Contatti: 328 3111125/349 5251939

Termine di consegna entro e non oltre 15 maggio 2017

Istinti colorati

Personale di Federico Budai – Dal 4 al 20 febbraio 2017 – CAT Gallery Udine, via Muratti 4 a Udine. Inaugurazione: sabato 4 febbraio – ore 17.30 – Presenta la dottoressa Giorgia Gemo.

“Federico Budai – scrive Giorgia Gemo – si fa guidare dal suo istinto nel dipingere. Non vuole concentrarsi su un unico tema, né si illude di aver già trovato la propria forma espressiva. Essere agli inizi del suo percorso artistico è per lui appassionante e con libertà ed energia si cimenta in una varietà di soggetti che tratta in maniere diverse, eppure di una cosa è convinto: la forza del colore. Ogni sua tela è frutto di sovrapposizioni di colore: le superfici diventano materiche e vibranti, gli accostamenti trasmettono forza e le pennellate movimento.”

 

ISTINTI COLORATI – Federico Budai
CAT Gallery
Via Muratti, 4 – Udine

Dal 4 febbraio al 20 febbraio 2017.
Dal martedì al venerdì, dalle 15.00 alle 18.30; la mattina su appuntamento.
Sabato dalle 11.00 alle 18.00.
Lunedì e domenica chiuso.

Per informazioni e appuntamenti
Sig.ra Adriana Cautero: cell. 340 3652370 oppure catgalleryudine@gmail.com.

Andy Warhol: 30 years later

Nel trentesimo anniversario dalla morte del grande artista della Pop Art americana, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Asolo in collaborazione con il Museo Civico, Lapis e MV Eventi di Vicenza presentano la mostra Andy Warhol: 30 years later presso il Museo Civico, dal 28 gennaio al 17 aprile 2017.

La mostra, curata da Matteo Vanzan e da Enrica Feltracco e resa possibile grazie al prezioso contributo della Cassa di Risparmio del Veneto e al supporto di Scarpa, Settentrionale Trasporti e Mario Lorenzin laboratorio avere la barba, racconta la rivoluzione del Maestro di Pittsburgh che cambiò il concetto stesso di arte, sovvertendo l’estetica di un’intera generazione.

Andy Warhol: 30 years later
MUSEO CIVICO – PALAZZO DELLA RAGIONE
Asolo (TV) – dal 28 gennaio al 17 aprile 2017
Via Regina Cornaro 74 (31011)
+39 0423952313 , +39 042355745 (fax)
museo@asolo.it
www.asolo.it/museo

Profeti in patria

Nell’ambito del progetto “Profeti in patria: Cammini d’artista a Montecchio Emilia”, nell’anno dedicato ad Omar Galliani, l’Amministrazione Comunale di Montecchio Emilia presenta “L’idea di Natura nell’opera di Omar Galliani”: la professoressa Eleonora Frattarolo, storica e critica d’arte, docente di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Bologna e Direttrice del Gabinetto di Disegni e Stampe della Clementina, incontra Omar Galliani in un dialogo a due voci su uno dei temi fondamentali della produzione pittorica dell’artista.

L’incontro è in programma per domenica 29 gennaio, alle ore 17, al Castello medievale. Al termine del dialogo, si potrà visitare l’Atelier Galliani presso l’ex Macello comunale, accompagnati da Omar Galliani. L’ingresso è libero e gratuito.

Si tratta del terzo appuntamento di un ciclo di incontri collegato al progetto Atelier Galliani, in cui Omar Galliani dialogherà con tante personalità del mondo artistico e culturale.

Nei prossimi mesi, Omar Galliani realizzerà all’interno dell’Atelier stesso un’opera pittorica “a porte aperte”, permettendo ai visitatori di seguirlo passo passo. L’Atelier Galliani sarà aperto al pubblico nelle seguenti domeniche: 12 e 26 febbraio, 12 e 26 marzo, 9 e 23 aprile, 7 e 21 maggio con orario 10.00-12. 30 e 16.00-19.00.

La seconda edizione della rassegna “Profeti in patria” si concluderà nel mese di maggio 2017 con la presentazione dell’opera realizzata all’interno dell’Ex Macello e la restituzione ai cittadini di quanto prodotto all’interno dell’Atelier.

Per informazioni ed approfondimenti: www.ateliergalliani.com

 

Segnalato da CSArt di Chiara Serri, Via Emilia Santo Stefano, 54, 42121 Reggio Emilia