Rabarama e i giovani artisti

Sabato 1 Giugno alle ore 11 inaugura la mostra ‘ Rabarama e i giovani artisti‘ presso la settecentesca Mole Vanvitelliana di Ancona, evento centrale dell’VIII edizione della “Biennale Arteinsieme – cultura e culture senza barriere”. Testimonial di questa edizione sono l’artista Rabarama e il Maestro Michele Mariotti, a cui si sono ispirati i lavori degli studenti.

Vid

Fino al 1 settembre saranno esposti al Museo Omero tre opere di Rabarama “ Vid”, “ Trans-azione B”, “ In-cinta”: affascinanti lavori che rappresentano figure umane raccolte su se stesse in momenti di riflessione, con sguardi intenti e pensierosi su corpi intagliati e marchiati con forme e colori diversi. Sculture pensanti, che si interrogano sulla propria identità.

Accanto alle opere dell’artista i lavori finalisti – selezionati da Commissione qualificata – del Concorso Biennale Arteinsieme per le tre sezioni: Arti figurative, Musica e Libri speciali.

Per le Arti figurative in mostra dodici sculture di studenti dei Licei Artistici e delle Accademie di Belle Arti ispirati alla poetica di Rabarama e caratterizzati dalla molteplicità e varietà di materiali nonché volte ad esaltare la plasticità e la tattilità delle forme. Per la Musica sono allestite cinque postazioni audio e video con lavori musicali realizzati dagli studenti di Conservatori e Licei musicali e ispirati al tema dell’orchestra, con riferimento al maestro Michele Mariotti. Per la sezione Libri speciali in esposizione dieci libri multisensoriali realizzati dagli alunni degli Istituti comprensivi che hanno inventato storie ispirate ai due testimonial, le hanno tradotte in Braille e illustrate con immagini tattili.

All’inaugurazione della mostra sabato 1 giugno alle ore 11 alla presenza di oltre 100 studenti e insegnanti provenienti da tutta Italia, da Bolzano a Catania, verranno decretati da Aldo Grassini e dall’artista Rabarama i vincitori per ogni sezione, a cui sarà devoluto un premio in denaro.

La mostra è promossa dal Museo Tattile Statale Omero – TACTUS Centro per le Arti Contemporanee, la Multisensorialità e l’Interculturalità in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali tramite la Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane, la Direzione Generale Musei – Servizio II – Gestione e Valorizzazione dei Musei e dei Luoghi della Cultura, la Direzione Generale Educazione e Ricerca – Servizio I, Ufficio Studi – Centro per i Servizi Educativi del Museo e del Territorio (Sed).

Rabarama e i giovani artisti
MUSEO TATTILE STATALE OMERO
Ancona – dal primo giugno al primo settembre 2019
Banchina Giovanni Da Chio 28 (60121)
+39 0712811935 , +39 0712818358 (fax)
info@museoomero.it
www.museoomero.it

Everyday life

EVERYDAY LIFE. ECONOMIA GLOBALE E IMMAGINE CONTEMPORANEA
A cura di Gabriele Lorenzoni e Carlo Sala
Galleria Civica, Trento
31 maggio — 1 settembre 2019

La mostra Everyday Life accoglie e declina il tema dell’edizione 2019 del Festival dell’Economia di Trento: globalizzazione, nazionalismo e rappresentanza.
Attraverso la ricerca fotografica più recente, installazioni video e interventi topic specific, la mostra intende indagare fenomeni e mutamenti socioeconomici.

Il tempo presente è caratterizzato dall’ipervisione, ossia dall’esposizione continua e caotica di immagini prodotte e diffuse a velocità crescente. Web, cinema, fiction, video, videogiochi: le simulazioni del reale riempiono ogni spazio della visual comunication e si sovrappongono, generando un caos visivo tanto attrattivo quanto destabilizzante.
Le tecnologie della visione producono immaginari più o meno realistici che influenzano e narcotizzano i costumi culturali e le posture sociali. Tra open data e propaganda, anche la trattazione dei temi politici, economici e sociali è ormai stereotipata e omologata.
È questo il multiforme e attuale tema di Everyday Life. Economia globale e immagine contemporanea, la mostra curata da Gabriele Lorenzoni (curatore Mart) e Carlo Sala (curatore indipendente e docente), alla Galleria Civica di Trento, dal 30 maggio al 1 settembre 2019.

Nata per dialogare con il Festival dell’Economia di Trento (30 maggio – 2 giugno), l’esposizione ne accoglie le suggestioni empiriche e le restituisce attraverso le immagini. La ricerca artistica diviene interlocutrice autorevole, capace di generare consenso e pensiero, sfiducia e allontanamento, progresso e sconfitta alla stessa maniera del dibattito intellettuale, dei numeri e delle statistiche, della ricerca scientifica.

Dalla cultura dell’immagine alla cultura della video-tecnologia

Negli spazi della Galleria Civica di Trento il primo lavoro in mostra è un’installazione che annulla lo spazio di fruizione e nega la grammatica espositiva a cui il visitatore contemporaneo è abituato. Una sorta di silenzio visivo, una pausa, un nuovo grado zero da cui partire.

Nella sala successiva i lavori iconici di quattro indiscussi maestri internazionali, Andreas Gursky, Fischli & Weiss, Shirin Neshat, Wolfgang Tillmans, le cui opere appartengono alle Collezioni del Mart, costituiscono una sorta di prologo iconografico. Si tratta di fotografie realizzate negli anni Novanta, agli albori di quel processo di globalizzazione che, attraverso virate del tutto impreviste, ha condotto al presente.

La generazione di fotografi successiva ha necessariamente guardato a questi “pionieri”, destrutturando i messaggi visivi dei vecchi e dei nuovi media.
La mostra entra nel vivo e presenta il lavoro di quegli artisti italiani che analizzano le contraddizioni, gli stereotipi, gli immaginari precostituiti secondo una prospettiva post-contemporanea dal sapore fortemente sociologico: Adrian Paci, Alessandro Calabrese, Brigitte Niedermair, Daniele Girardi, Dido Fontana, Discipula, Filippo Berta, Filippo Minelli, Giovanni Morbin, Hannes Egger, Ingrid Hora, Nicolò Degiorgis, Paolo Ciregia, The Cool Couple.

I generi tradizionali della fotografia, come l’immagine di moda, la fotografia di architettura, scientifica, giornalistica e, soprattutto, le indagini sul paesaggio, sono implosi.
A partire dall’inizio del nuovo millennio lo scenario muta radicalmente: fotografi e artisti devono confrontarsi con il fenomeno della cosiddetta fotografia espansa. Si tratta di una vera e propria rivoluzione culturale caratterizzata dall’uscita dal genere, dall’ibridazione di soggetti e tipologie di ricerca, dalla contaminazione con i temi globali della visual culture e della comunicazione.

A questo si aggiunge la sempre più ampia accessibilità non solo alla fruizione delle immagini, ma anche all’utilizzo delle tecnologie capaci di produrre, elaborare e diffondere dati visivi. Cambiano i costumi e fenomeni di massa: per la prima volta nella storia ognuno è prosumer, ovvero è al tempo stesso creatore e consumatore del magma visuale che circola attraverso il mondo digitale in tempo reale.
La proliferazione senza limiti implica la caduta di confini non solo geografici e la possibilità pressoché infinita di descrivere ogni realtà plausibile, non necessariamente vera.

Nessun medium più della fotografia può assorbire con efficacia la rapidità di tali cambiamenti, l’immagine perde però l’aura di rappresentazione mimetica e realistica dell’esistente, divenendo a sua volta un vero e proprio fattore in grado di generare realtà.
Nelle sempre più numerose possibilità tecnologiche, la fotografia produce relazioni, esperienze e narrazioni, tanto nella sfera pubblica quanto nella sfera privata. L’immagine spinge ogni attività di comunicazione a livelli mai raggiunti prima, fino a divenire, indiscutibilmente, manifestazione stessa del post-contemporaneo.

Tutto è veloce, la vita quotidiana non scorre più placidamente accanto a fenomeni che possono essere studiati nel medio termine. Inebriante, la rapidità impedisce la valutazione empirica dei piccoli e grandi mutamenti a cui, sempre più, la popolazione globale si è abituata e adeguata. La commistione delle immagini è totale e le trasformazioni vanno registrate nel loro farsi. Nuovi ritmi e sovrapposizioni costringono a una misurazione immediata delle conseguenze, l’istante presente è già passato.

Everyday Life descrive paesaggi urbani e spazi naturali, processi di gentrificazione e di erranza. La riflessione si sofferma in particolar modo sul tema dei confini e delle soglie. Inevitabilmente indugia sulla definizione stessa e sull’uso possibile dell’immagine, allo stesso tempo soggetto e oggetto della mostra. La comunicazione e le forme di persuasione diventano materia di studio. Ne deriva una vera e propria antropologia visiva che fa del glocal una delle sue peculiarità.

Tra post-immagine, ipervisione e fotografia espansa, la mostra propone un’indagine poetica e allo stesso tempo dissacrante del presente.

Galleria CIVICA Trento e ADAC
Via Belenzani 44
38122 Trento
T+39 0461 985511
+ 39 800 397760
F +39 0461 277033
civica@mart.tn.it
www.mart.trento.it

Orari
Mar / Dom 10-13 / 14-18
Lunedì chiuso

Tariffe
Intero: 2 €
Gratuito: Mart Membership, bambini fino a 14 anni
Ingresso gratuito ogni prima domenica del mese

Ufficio comunicazione
Susanna Sara Mandice
press@mart.trento.it
T +39 0464 454124
T +39 334 6333148

Il Mart ringrazia
Provincia autonoma di Trento
Comune di Trento
Comune di Rovereto

Sponsor Tecnici
Cantina Sociale Trento

In collaborazione con
Trentino Marketing

Italia Moderna 1945-1975

Alla Fondazione Pistoia Musei  la mostra ” ITALIA MODERNA 1945-1975. Dalla Ricostruzione alla Contestazione”, a cura di Marco Meneguzzo e con una selezione di oltre centocinquanta opere dalle collezioni Intesa Sanpaolo, affronta già nel titolo un problema di indagine critica con l’intenzione di mostrare il complesso tessuto artistico italiano in uno dei periodi di trasformazione del Paese tra i più fecondi.

Suddivisa in due “tappe” – Le macerie e la speranza (18 aprile-25 agosto) e Il benessere e la crisi (13 settembre-17 novembre) – la mostra indaga il concetto di modernità nelle sue diverse accezioni: da una parte il senso comune, per cui il “moderno” è ciò che risulta nuovo, veloce, innaturale e lontano dalle consuetudini; dall’altra la Modernità (stavolta con l’iniziale maiuscola) ben precisata storicamente e concettualmente, che si manifesta come un’idea di progetto, includendo in sé la convinzione di poter essere i protagonisti del proprio futuro.

Così, la Modernità del XX secolo comprende quel periodo in cui i popoli, le culture, le nazioni, ma anche i singoli individui, vivono sulla base di grandi ideali e grandi valori.

È tra il 1945 e i successivi trent’anni – dopo una guerra che ha lasciato non solo macerie materiali, ma anche culturali – che l’Italia cambia i comportamenti sociali, modernizzandosi visibilmente e affrontando, dopo la straordinaria anticipazione del Futurismo, il problema della Modernità. Nella prima parte della mostra, Le macerie e la speranza, si affronta il periodo dal ’45 al ’60. Attraverso le opere di artisti tra i quali Enrico Baj, Mario Nigro, Giulio Turcato, Renato Guttuso e Antonio Recalcati, si ripercorre la fase subito successiva alla guerra, in cui si sente il bisogno di trovare nuovi modelli cui appellarsi, per esprimere quell’ansia di rinnovamento che percorre tutto il mondo.

Gli anni Cinquanta sono invece caratterizzati su scala planetaria da quello che in Italia è noto come l’Informale, alfabeto visivo che utilizza solo elementi basilari, primari, come il segno, il gesto, la materia. Come esprimere su una tela un senso di ribellione meglio che con un gesto ampio, veloce, carico di colore?

Andando oltre la mera scelta cronologica degli artisti – tra cui Carla Accardi, Afro, Fausto Melotti, Lucio Fontana, Bruno Munari, Emilio Vedova e Giuseppe Capogrossi – e la loro suddivisione per movimenti, la mostra arriva a chiedersi se esista una sorta di continuum in grado di identificare una cultura unitaria, presupponendo quindi un vero e proprio modello italiano. La risposta, inevitabilmente, non è scontata.

PARTE PRIMA Le macerie e la speranza, 18 aprile – 25 agosto 2019
PARTE SECONDA Il benessere e la crisi, 13 settembre – 17 novembre 2019

www.fondazionepistoiamusei.it

Luci del Nord Est

Le foto di Cig Harvey, per la prima volta in mostra in Italia presso la Galleria del Cembalo dal 30 maggio al 6 luglio, sono visioni reali, istantanee della sua vita nel Maine.

Nonostante i soggetti delle sue foto siano persone e luoghi a lei familiari, gli scatti li ritraggono nel momento in cui risultano quasi irriconoscibili all’artista. È una fotografia che guarda al reale ma crede fermamente ci sia in ‘una luce particolare o nella sfumatura di un tramonto qualcosa di nuovo da scoprire’. In questi scatti predomina la convinzione che il medium fotografico catturi già di per sé una componente magica e inaspettata e che l’uso del colore la restituisca nella realtà – per come la vediamo.

Se il marito Doug, la figlia Scout, i suoi amici, i vicini di casa e la loro vita quotidiana siano i soggetti di questi scatti o tasselli di un puzzle più grande che restituisce un autoritratto della fotografa stessa è una domanda su cui il suo lavoro pone fortemente l’accento.

Per Cig Harvey, l’immagine è una dicotomia tra forma e contenuto che non può essere scissa, e la fotografia non riproduce, ma racconta. La storia è il susseguirsi di persone della comunità a lei cara e del Maine, le sue stagioni e le ombre dei suoi rami, i quadrifogli verdeggianti e le farfalle colorate. C’è una scelta accurata e meditata di ciò che viene posto davanti l’obiettivo ma Cig Harvey lavora nell’immediatezza di quello che accade, con la consapevolezza che tutto può accadere.

L’atto del fotografare è sentito ed irripetibile, un espediente che l’artista utilizza, quasi in modo catartico, per bilanciare ciò che accade nella sua vita. Ecco il motivo per cui questi lavori, realizzati in momenti di serenità, possono risultare a tratti drammatici, come l’immagine che ritrae una donna con un cappotto rosso in un piccolo giaciglio in una distesa di neve bianchissima oppure lo sguardo compassionevole di Scout di fronte al cormorano senza vita.

I lavori presenti appartengono a progetti differenti, tra cui You Look At Me Like An Emergency (2012), Gardening at Night (2015), You an Orchestra You a Bomb (2017) e quello più recente, ancora in corso, Pink is a Touch. Red is a Stare.

Cig Harvey
La prima personale di Cig Harvey si è tenuta allo Stenersen Museum a Oslo nel 2012, in concomitanza con la pubblicazione della sua prima monografica You Look At Me Like An Emergency (Schilt Publishing). Le sue foto e i suoi libri sono stati largamente esposti e alcuni fanno parte della collezione permanente del Museum of Fine Arts a Houston; del Museum of Fine Arts a Boston; del Farnsworth Art Museum a Rockland nel Maine; e l’International Museum of Photography and Film alla George Eastman House a Rochester, New York. Cig Harvey è stata insignita nel 2017 del prestigioso premio ‘Excellence in Teaching’ e nel 2018 per il premio internazionale di fotografia ‘Prix Virginia Laureate’.
Nel 2019 Ogunquit Museum of American Art nel Maine ospiterà una retrospettiva delle opere di Cig Harvey.

Manifesto del De Stijl

1] Ci sono due concezioni del mondo: una antica e una nuova. L’antica tende verso l’individualismo. La nuova, verso l’universale. La lotta tra individualismo e universale si registra sia nella guerra mondiale che nell’arte della nostra epoca.
2] La guerra distrugge il vecchio mondo con il suo contenuto: il dominio individuale, comunque inteso.
 
3] L’arte nuova ha messo in evidenza il contenuto della nuova concezione del mondo: l’universale e l’individuale in uguali proporzioni.
4] La nuova concezione del mondo è pronta a realizzarsi in tutto, anche nella vita.
 
5] Le tradizioni, i dogmi e le prerogative dell’individualismo (il naturale) si oppongono a questa realizzazione.
 
6] Lo scopo della rivista “De Stijl” è di fare appello a tutti coloro che credono nella riforma artistica e culturale per annientare ciò che ne ostacola lo sviluppo, come i suoi collaboratori hanno fatto nella nuova arte plastica sopprimendo la forma naturale che contrasta un’autentica espressione d’arte, esito di ogni conoscenza artistica.
 
7] Gli artisti d’oggi hanno preso parte alla guerra mondiale nel campo spirituale, spinti dalla stessa coscienza, contro le prerogative dell’individualismo: il capriccio. Essi solidarizzano con tutti coloro che combattono spiritualmente o materialmente per la formazione di un’unità internazionale nella vita, nell’arte, nella cultura.
 
8] L’organo De Stijl, fondato a questo scopo, fa ogni sforzo per porre in luce la nuova idea della vita.

 

Theo van Doesburg, Robt. van’t Hoff, Vilmos Huszar, Antony Kok, Piet Mondrian, G. Vantongerloo, Jan Wils

Il Tessuto fra Arte, Design e Impresa

Nell’ambito della mostra “È QUI. Un percorso fra luoghi, persone e arte“, Dino Zoli Textile e Fondazione Dino Zoli presentano un incontro aperto alla cittadinanza sul tema “Il Tessuto fra Arte, Design e Impresa“, in programma venerdì 31 maggio, alle ore 18.30, presso la sede della Fondazione Dino Zoli (Viale Bologna 288, Forlì).

Il tessuto è il protagonista di questa conversazione e verrà visto come medium artistico, come elemento decorativo nel design e come prodotto commerciale rispettivamente dall’artista Claudia Losi, nella cui ricerca ricorre frequentemente l’uso del tessuto, dall’Architetto Saverio Calia, imprenditore e direttore artistico e creativo di Calia Italia, e da Monica Zoli, socia e responsabile commerciale di Dino Zoli Textile. A moderare la serata sarà Nadia Stefanel, direttore della Fondazione Dino Zoli.

L’intervento di Claudia Losi, piacentina classe 1971, s’intitola “Tessere narrazioni. Progettualità e immaginari condivisi” in riferimento alla poetica dell’artista, caratterizzata dal desiderio di costruire nuovi immaginari a partire dall’esistente, grazie ad un fitto lavoro di trame e intrecci, di storie personali ed esperienze collettive. Nel corso della relazione sarà illustrato, in particolare, un progetto realizzato nel 2016 per Marina Rinaldi in occasione della settimana della moda milanese: una corolla di strisce di cotone con la trascrizione di centinaia di frasi giunte da ogni parte del mondo in riposta alla domanda lanciata dall’artista – “What My Shape Says” (Cosa dice la mia forma) – ma anche una più ampia riflessione su ciò che le donne pensano del proprio corpo.

L’Architetto Saverio Calia illustrerà il caso di Calia Italia, azienda materana leader nella produzione di divani e poltrone in pelle e tessuto, che dal 1986, grazie al “Centro Studi Calia”, ha chiamato a sé designer, architetti e tecnici, puntando sul design, l’innovazione e la ricerca. “Calia Cultura” è la sezione di Calia Italia a sostegno dell’arte, della ricerca scientifica e dell’impegno sociale che dal 1990 favorisce lo sviluppo economico del territorio, la crescita sociale e culturale, avvicinando la comunità locale all’arte, comunicando valori, mettendo a disposizione competenze e risorse.

Monica Zoli, infine, si farà portavoce della visione strategica e della predisposizione per l’innovazione tecnologica e stilistica che hanno portato Dino Zoli Textile ad operare con successo sul mercato italiano ed internazionale. Il tessuto, prodotto commerciale per l’azienda forlivese, verrà presentato come elemento in continua evoluzione come lo sono i mercati, le culture e le persone di cui sono espressione. Dino Zoli Textile sostiene sia direttamente che in collaborazione con la Fondazione Dino Zoli progetti legati alla scuola, al sociale e all’arte, come la mostra “È QUI. Un percorso fra luoghi, persone e arte”.

Dei progetti artistici sostenuti dalla Dino Zoli Textile si racconta nel numero zero dell’Art Book “Dell’Arte e delle Trame” che sarà presentato ufficialmente in questa occasione.

Al termine del talk sarà possibile visitare la mostra “È QUI. Un percorso fra luoghi, persone e arte”, curata da Nadia Stefanel e Vanna Romualdi, con il coordinamento di Laura Giovannardi, Tiziana Abretti e Cristina Guardigli, nell’ambito del programma “Who’s next”. Un progetto dedicato all’abitare, nato dall’incontro tra gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, i ragazzi delle cooperative sociali “La Fraternità” (all’interno del Progetto Recooper) e “Arca di Noè” di Bologna e i tessuti della Dino Zoli Textile. Attraverso un’esperienza immersiva ed emozionale, fatta di suoni e colori, il visitatore è condotto alla scoperta delle 29 sedute originali della collezione “Jointly”, realizzate dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna a partire dai racconti dei ragazzi delle cooperative sociali.

 

CSArt – Comunicazione per l’Arte Via Emilia Santo Stefano 54, 42121 Reggio Emilia T. +39 0522 1715142 info@csart.itwww.csart.it

Giovanna Barbieri

Mostra personale di Giovanna Barbieri presso la Galleria Immagini Spazio Arte (Via Eugenio Beltrami 9b, Cremona) dal dal 26 maggio all’otto giugno 2019.

Giovanna Barbieri ha studiato anatomia e nudo all’Accademia di Venezia sotto la guida di L. Tito. Ha partecipato attivamente a concorsi nazionali e internazionali. Sue opere si trovano in collezioni private Lugano, Parigi, New York, Austria e Germania. Ha tenuto mostre personali e partecipato a collettive nel Triveneto, Roma, Milano, Firenze e Venezia.

Sperimenta diverse tecniche seguendo sempre una ricerca personale improntata sull’espressività del corpo umano. Dalla scultura, alla pittura ad olio ed alle tecniche miste degli anni 70 e 80,fino a gli acrilici, alle malte incise, gli smalti su acciaio,alle terre su tavola.

Ultimamente realizza anche oggetti in ceramica Raku e terracotta, nonché formelle con i soggetti delle opere pittoriche.

Giovanna Barbieri
GALLERIA IMMAGINI SPAZIO ARTE
Cremona – dal 26 maggio all’otto giugno 2019
Via Eugenio Beltrami 9b (26100)
+39 0372422409 , +39 0372422409 (fax)
info@arteimmagini.it
www.arteimmagini.it

orario: 10,30- 18,30

Collezione da Tiffany

Mercoledì 29 maggio 2019 alle 18 Sala Uno GAM – Via Magenta, 31 Torino
GLI AMICI DELLA BIBLIOTECA D’ARTE
Per il ciclo Vivere di (storia dell’) arte. Professioni, temi, strumenti
presentano
Collezione da Tiffany: l’Arte vista da un blog
Interviene Nicola Maggi
ingresso libero fino a esaurimento posti

 

Il 5 giugno 2012 nasceva nel web Collezione da Tiffany, il primo blog italiano dedicato al mercato e al collezionismo d’arte contemporanea. Un blog che in pochi anni ha saputo imporre il suo stile e il suo sguardo indipendente sul mondo dell’arte: mentre tutti parlano di record e di aggiudicazioni strabilianti, Collezione da Tiffany spiega anche cosa c’è dietro e quali siano i meccanismi che guidano sia il mercato che il collezionismo. Da dieci anni questo progetto porta avanti l’idea ambiziosa di avvicinare all’acquisto d’arte i tanti appassionati che spesso preferiscono un amore “platonico” ad uno più attivo.

Giornalista professionista e storico della critica d’arte, Nicola Maggi (1975) è ideatore e co-fondatore di Collezione da Tiffany Srl, la prima piattaforma italiana completamente dedicata al collezionismo e al mercato dell’arte contemporanea.

l 5 dicembre 2018 l’Associazione Amici della Biblioteca d’Arte ha dato avvio alla sua attività con un ciclo di incontri che ha al centro la Biblioteca della Fondazione Torino Musei e il suo patrimonio di libri, documenti e fotografie, strumenti fondamentali per lo storico dell’arte nel suo rapporto con le opere. Le mostre, le ricerche, i libri fanno da filo conduttore delle conversazioni, con l’intento di aprirsi alla cittadinanza, facendo scoprire la Biblioteca e avvicinandola a un lavoro, quello dello storico dell’arte e del curatore, molto concreto e dentro la realtà quotidiana, più di quanto si possa pensare.

Per informazioni:amicibibliogam@gmail.com

Libri d’artista. L’arte di leggere.

Sabato 25 maggio nella suggestiva cornice del Castello Svevo di Bari la Direzione del Polo Museale della Puglia e l’Associazione Volontari per la Cultura presenteranno la mostra Libri d’artista. L’arte da leggere.

Alle ore 12:00 ne sarà data anteprima alla stampa e nel pomeriggio alle ore 18:00 la mostra aprirà al pubblico negli spazi della Sala Sveva del Castello.

Il progetto, promosso dall’Associazione Volontari per la Cultura, è stato ideato e curato da Mariastella Margozzi direttore del Polo Museale della Puglia, con il coordinamento di Luciano Perrone, Presidente dell’Associazione Culturale ETRA E.T.S. e la collaborazione di Vito Nicola Iacobellis, Gianfranco Lepore, Giuseppe Gernone, Carla Bagnulo, Stefania Gatto, Eleonora Crimi, Silvana Costa e Alessandra Mongelli.

Saranno qui esposte oltre cinquanta opere realizzate da quarantuno artisti italiani contemporanei: Bruno Aller, Vincenzo Arena, Antonio Barrese, Adriano Bergozza, Alberto Biasi, Veronica Botticelli, Silvia Celeste Calcagno, Giuseppe Carta, Franco Durelli, Marisa Facchinetti, Enrico Franchi, Fausto Maria Franchi, Omar Galliani, Nicola Genco, Claudia Giannuli, Corrado Grifa, Massimo Luccioli, Teodosio Magnoni, Mirna Manni, Elio Marchegiani, Riccardo Monachesi, Elisa Montessori, Marcello Morandini, Elena Nonnis, Gianfranco Notargiacomo, Maria Elisabetta Novello, Anna Onesti, Joseph Pace, Jasmine Pignatelli, Lamberto Pignotti, Lydia Predominato, Pino Procopio, Paolo Radi, Anna Maria Russo, Giuseppe Salvatori, Filippo Sassòli, Attilio Taverna, Edoardo Tresoldi, Chiara Valentini, Grazia Varisco, Emiliano Zucchini con Alessandra Alliata Nobili.

CONCEPT – Come si sa la lettura arricchisce chi la pratica, perché ogni libro è una fonte di esperienze e un passaggio di testimone da chi ha scritto a chi legge, con una possibilità di diffusione del pensiero illimitata. Finché un libro esiste e viene letto può raccontare la stessa storia a decine di generazioni, ognuna delle quali, immersa nel proprio tempo, ne farà l’uso culturale che vuole: personale, sociale, storico. Un libro è sempre un dono, perfino quando è stato acquistato, perché il suo contenuto è compagnia e conoscenza. La compagnia è evidente a chiunque ama leggere e riconosce nel libro il compagno di un viaggio, di una serata in solitudine; la conoscenza arricchisce il sapere di ognuno di noi e non lo esaurisce mai: c’è sempre qualcosa da sapere, da mettere nel bagaglio di esperienze della vita, sia quella lavorativa che quella speculativa. Ne consegue che i libri sono sempre stati considerati un bene prezioso, tanto che conservarli ha costituito in tutte le civiltà una conquista e un vanto.

Il libro d’artista ha sempre goduto di fascino e curiosità; qui l’opera d’arte non è concepita come illustrazione o compendio del testo, ma come parte integrante e principale protagonista del messaggio. L’artista diventa il creatore dell’opera, scrittore per immagini, colori, linee, forme e significati, utilizzando tecniche e stili secondo la propria sensibilità.

Come far comprendere a tutti questo concetto è l’obiettivo del presente progetto che intende mostrare in modo evidente, attraverso “libri” molto particolari realizzati certo non convenzionalmente e non da scrittori ma da artisti, quanta arte si possa esprimere attraverso il contenuto di un libro. Tante opere d’arte sotto forma di “libro” che testimoniano così la straordinarietà del proprio contenuto.

La mostra, inserita nel percorso di visita del Castello Svevo di Bari, sarà aperta al pubblico fino al 9 settembre 2019.

Note contemporanee

La Galleria d’Arte 2000 & NOVECENTO di Reggio Emilia (Via Sessi, 1/F) presenta, dal 1 giugno al 30 settembre 2019, la mostra collettiva “Note contemporanee. Motivi artistici a confronto dagli anni ’60 ad oggi”, con opere di Piero Gilardi, Giorgio Griffa, Mario Schifano, Jorrit Tornquist ed altri autori selezionati.

Il lavoro degli artisti scelti per questa collettiva illustra al pubblico la contemporaneità dell’arte attraverso suggestioni cromatiche e formali, ma anche la sovrapposizione di linee e geometrie, segnando un percorso di continuità tra i maestri del secolo scorso e quelli del presente.

La mostra comprende quattordici opere selezionate riunite per offrire un panorama di firme dalle riconoscibili affinità elettive che offrono un significativo contributo alla contemporaneità espressiva ed artistica, testimonianze di segni diversi, che ripercorrono la ricerca e la storia della produzione artistica nazionale.

In esposizione due opere dell’artista torinese Piero Gilardi (1942) che profeticamente ha anticipato temi diventati centralissimi nel dibattito artistico del nostro presente – e non solo – come il rispetto nei confronti della natura ormai impoverita ed imbruttita dalla presenza dell’uomo. Quello che si evince, osservando criticamente i suoi “tappeti natura”, è un continuo dialogo tra artificiale, rappresentato dal poliuretano espanso, e naturale, rappresentato dalla finzione di un paesaggio selvaggio e incontaminato. Come ben delineato dai lavori in mostra, si possono vedere rappresentati “selciati incolti”, “piccole foreste” o “oceani con gabbiani”.

Di Giorgio Griffa (1936) un’opera della seconda metà degli anni ’70 riferibile al ciclo dei Segni primari, in cui l’idea o il concetto eliminano l’arbitrio, il casuale, il caotico, l’emotivo e il soggettivo, esaltando il controllo, la chiarezza e la sobrietà. Ci accorgiamo che il segno policromo bidimensionale con la sua studiata piattezza si sviluppa secondo una struttura concettuale che risulta lo zoccolo duro, obiettivo del lavoro. È qui evidente la volontà di Griffa di operare un tentativo sistematico di eliminare ogni componente empirica, per cui l’adozione di un metodo e di un ordine diventa fondamentale.

Infine Mario Schifano (1934-1998), – unanimemente considerato uno dei più importanti, trasgressivi ed originali artisti italiani e nume tutelare della Pop Art italiana – è presente con una grande tela del 1973/1978 caratterizzata dalla sua tipica pittura gestuale, carica di sentimento vitale, di tocchi veloci e di forti accensioni cromatiche, mentre il lavoro in esposizione dell’austriaco Jorrit Tornquist (1938), il cui approccio alla pittura è sempre di tipo scientifico, nasce da uno studio innovativo dei meccanismi della visione, dei fenomeni ottici e luminosi, in linea con i progressi scientifici dal dopoguerra in poi.

In esposizione anche opere di Enrico Della Torre, Gianfranco Ferroni, Omar Galliani, Marco Gastini, Mimmo Iacopino, Walter Valentini, Renzo Vespignani, Gianfranco Zappettini.

La collettiva sarà visitabile fino al 30 settembre 2019, tutti i giorni con orario 10-12,30 e 16-19,30, aperto anche domenica e festivi. Ingresso libero.

Per informazioni: tel. 0522 580143, info@duemilanovecento.it,
www.duemilanovecento.it, www.facebook.com/duemilanovecento.

 

NOTE CONTEMPORANEE
Motivi artistici a confronto dagli anni ’60 ad oggi
Enrico Della Torre, Gianfranco Ferroni, Omar Galliani, Marco Gastini, Piero Gilardi, Giorgio Griffa, Mimmo Iacopino, Mario Schifano, Jorrit Tornquist, Walter Valentini, Renzo Vespignani, Gianfranco Zappettini.
Reggio Emilia, 2000 & NOVECENTO Galleria d’Arte
1 giugno – 30 settembre 2019
Orari: 10-12,30 e 16-19,30 – aperto anche domenica e festivi

Ufficio Stampa:
CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia Santo Stefano 54 | 42121 Reggio Emilia
Tel. 0522 1715142 | info@csart.it | www.csart.it

Riccardo Dametti

Scrive Luca Pietro Nicoletti, curatore della mostra ‘La Muerte‘ dell’artista Riccardo Dametti : “Scrivendo per la prima volta su Dametti nel 2009, mi era piaciuto parlare di una pittura “gremita”, in cui un grande affollamento di segni e di immagini contribuiva a restituire il senso di una confusione paragonabile al ritmo caotico e alienante dei centri urbani[….].

In quel momento era necessario chiarire l’alterità del lavoro di Riccardo Dametti da una facile e banalizzante assimilazione ai modi della “street-art”, allora sulla cresta dell’onda come fenomeno espositivo di tendenza. Alla prova dei fatti, a dieci anni di distanza esatti e una volta spentasi la vampata di quel fuoco di paglia “alla moda”, è possibile vedere il percorso di Riccardo sotto una luce diversa, constatando innanzitutto la costanza e la tenacia di un discorso espressivo approfondito nel corso del tempo senza rincorrere la mostra a tutti i costi e l’evento a tutti i costi. Per dieci anni, infatti, egli non ha quasi più esposto a Milano, tornandovi come punto di passaggio di una rotta più articolata che ha portato la sua pittura molto lontano.

Sulla lunga durata, insomma, si trova conferma all’idea che la pittura di Riccardo è uscita da qualsiasi schema di identità territoriale per sposare un linguaggio globalmente esportabile perché fondato su un lessico nuovo e sovraregionale, capace di entrare in sintonia con una sensibilità undeground che si replica da Milano a Londra e a Berlino, per poi spostarsi su altri capoluoghi senza perdere di intensità nella declinazione da una situazione ad un’altra. Per certi versi, lo si potrebbe definire più facilmente a partire da cosa “non” è, in modo da sgombrare il campo da facili fraintendimenti.

Il primo e più clamoroso, come s’è detto, era nei confronti del graffito urbano, a cui certo non è indifferente ma che presenta una struttura e una funzione differente: Riccardo, infatti, punta a un’immagine e a una sua collocazione entro uno spazio, che poco ha a che vedere con l’idea del grande fregio pensato per essere visto nel suo sviluppo temporale in concomitanza con una situazione di movimento. Al contrario, anzi, quella di Dametti è un’immagine ferma, come avesse congelato un momento di quel tumulto per immortalarlo davanti all’osservatore.

[……]Il secondo punto importante, poi, è chiarire che Riccardo Dametti non è propriamente un artista “pop”: pur attingendo da quel mondo motivi e iconografie, il suo discorso si sposta senza indugio nel campo dei valori retinici. Se non mancano punti di contatto sul piano iconografico, la pittura rifugge dalle banalizzazioni di una vera estrapolazione “pop” di motivi nati entro campi diversi. Il motivo, infatti, viene manipolato e tradotto con un intreccio reiterato di tratti larghi e veloci, privi di incertezze. A monte della pittura, infatti, c’è un lungo esercizio con l’opera su carta – autonoma ma correlata pur senza che la sua propedeuticità sia finalizzata poi al dipinto su tela – che nel tempo lo ha portato a fogli di grandi dimensioni, come una conferma che lo spazio entro cui si svolge la narrazione pittorica è circoscritto sul piano: il segno non va spazialmente in profondità ma si ferma sulla superficie e si poggia su di essa, assumendo maggior risalto tridimensionale soltanto in cui la somma di segni distinti e chiaramente leggibili va a formare il volume di un occhio, di una testa o di un teschio.”

Riccardo Dametti – La Muerte
MA-EC MILAN ART & EVENTS CENTER
Milano – dal 22 maggio all’otto giugno 2019
Via Santa Maria Valle 2 (20123)
Palazzo Durini
+39 02 39831335 , +39 02 39831335 (fax)
info.milanart@gmail.com
www.ma-ec.it

Transiti

Scrive Irene Spada, Direttrice del Museo Nazionale di Castello Pandone, a proposito della mostra “Transiti. Borgese-Cecola-Godi” : L’evento, organizzato con il patrocinio della Regione Molise, del Comune di Venafro e di Aratro (Centro di arte contemporanea dell’Università degli Studi del Molise) ripercorre il sodalizio umano e creativo di tre artisti accomunati da profonde affinità di visione e ricerca stilistica: Ugo Borgese, Carmine Cecola e Goffredo Godi.
 

Le sale al piano nobile del Castello ospitano l’allestimento delle opere dei tre artisti, diventando così tappa di questo incontro, che i figli degli artisti hanno chiamato “Amici d’arte”.

L’esposizione, in un dialogo con gli affreschi cinquecenteschi del salone centrale e le pareti delle sale adiacenti, vero palinsesto di segni e testimonianze del passato, vuole mettere in evidenza il rapporto dei tre con il paesaggio, la natura e il corpo umano e riportare alla luce, nell’ambito della storia molisana del Novecento, la figura di Carmine Cecola, scultore originario di Monteroduni di cui sono esposte opere inedite.

Il testo critico del curatore Tommaso Evangelista e la riedizione del testo critico di Lorenzo Canova mettono in luce la qualità artistica dei tre offrendo letture complementari.

La mostra presenta quindi un’ampia selezione delle opere dei tre artisti, tra pitture e sculture, in rapporto con gli spazi e gli affreschi del Castello e vuol essere una prima tappa di una rinnovata programmazione espositiva pensata per il Museo Nazionale di Castello Pandone, punto di riferimento artistico del territorio molisano.

dal catalogo della mostra

 

Transiti. Ugo Borgese – Carmine Cecola – Goffredo Godi.
24, Maggio – 24, Agosto 2019
C a s t e l l o P a n d o n e
Via Tre Cappelle – Venafro (IS)