Parola di Burri. I pensieri di una vita

Uno dei maggiori collezionisti italiani di arte contemporanea ha avuto l’onore di raccogliere l’unica vera intervista-confessione di Alberto Burri, normalmente schivo e restio a parlare del proprio lavoro.
 
Alberto Burri, Sacco combustione, 1952-1958, Mart, Collezione privataAl Mart, in un dialogo con la giornalista Rai Maria Concetta Mattei, Stefano Zorzi presenta Parola di Burri, il libro che racconta l’artista di Città di Castello.Questo breve testo, infine, ci era sembrato così lungo… una lunghissima storia su tanti fatti di un’intera vita. A rileggerlo oggi è poco più di un soffio, ma anche dopo vent’anni, sfogliandolo, mi è sembrato per un attimo che Burri fosse di nuovo qui, nella sua adorata sahariana, a raccontarmi di sé e delle sue visioni. E allora posso credere che, anche per un lettore nuovo, che di Burri ha solo sentito parlare e visto le opere nei musei, e che magari ha visto la grande retrospettiva che si è tenuta lo scorso anno al Guggenheim di New York in occasione del centenario della sua nascita, tra queste righe possa ritrovarsi ancora viva un’emozione”. Stefano Zorzi

Maria Concetta Mattei, nella doppia veste di giornalista Rai e consigliera di amministrazione del Mart, incontra il collezionista Stefano Zorzi.
Manager e ingegnere, appassionato e profondo conoscitore del mondo dell’arte contemporanea, Zorzi era legato ad Alberto Burri da un’antica e affettuosa amicizia risalente alla sua infanzia.

Nel 1995, a pochi mesi dalla morte di Burri, Stefano Zorzi pubblica la raccolta di interviste all’artista effettuate tra marzo e settembre 1994 con il preciso intento di “trarne un volume di memorie che avesse un qualche senso compiuto”.

Nasce così Parola di Burri. I pensieri di una vita, una narrazione privata che, oltre ad avvicinare il lettore ad Alberto Burri, rappresenta una pietra miliare per lo studio della storia dell’arte italiana più recente, soprattutto considerata la proverbiale ritrosia dell’artista a parlare di sé.

Il libro è stato ripubblicato da Electa nel 2016, in occasione delle celebrazioni del Centenario di Burri.

L’appuntamento a Rovereto, venerdì 17 marzo alle 17.30 nella Sala Conferenze del Mart, sarà l’occasione per approfondire la conoscenza di uno degli artisti esposti nella Collezione permanente del museo e per parlare di collezionismo privato e passione per l’arte.

In apertura, verrà trasmessa l’intervista a Stefano Zorzi realizzata da Laura Gialli per TG2 Storie, andata in onda lo scorso 4 marzo.

Informazioni
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L’offensiva di carta. La grande guerra illustrata

La mostra “L’offensiva di carta. La grande guerra illustrata” (Udine, Castello, dal 31 marzo 2017 al 7 gennaio 2018) esplora, sotto il profilo della illustrazione, il Fondo Luxardo dei Civici Musei Udinesi che, con i suoi 5.700 pezzi tra giornali, periodici, bollettini, manifesti, volantini e pubblicazioni relativi alla Grande Guerra, è tra i più importati al mondo.

Luigi Daniele Crespi, Cravatte, copertina de “La Trincea”, n.35 (ultimo numero), 16 gennaio 1919Nella sua indagine a tutto tondo sulla “Guerra illustrata”, la mostra non si limita ad indagare e presentare i soli materiali della Luxardo, ma si estende al cinema d’epoca per arrivare agli illustratori contemporanei. Ciò che, anche grazie alle ricerche che hanno preceduto questa mostra, è emerso dalla Raccolta Luxardo, sono testimonianze che naturalmente riguardano la storia bellica, ma anche il costume e la stessa storia dell’arte. Come, ad esempio, tra le prime prove “pubbliche” di giovanissimi soldati – Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Ardengo Soffici, Mario Sironi, tra gli altri – destinati a diventare protagonisti dell’arte del nostro Novecento

Anna Villari, che di questa ricognizione storico artistica sui tesori della Luxardo è la responsabile, evidenzia come “l’illustrazione e la grafica italiane degli anni della Prima guerra mondiale, sulla scia di studi passati e anche delle diverse occasioni espositive legate alla ricorrenza del Centenario, continuino a rivelarsi un settore particolarmente “generoso” e ancora in parte inesplorato, sia nella quantità e varietà dei materiali che nella analisi e riflessione critica.
“Quando l’Italia entra in guerra, dal punto di vista artistico il paese sta ancora assaporando le delizie e i compiacimenti del gusto art nouveau, che aveva portato il paese a partecipare di una tendenza internazionale che aveva nell’eleganza del segno e nella leggerezza delle atmosfere le sue chiavi di volta.

In un versante culturale più raffinato ed esclusivo, nei primi del secolo si era manifestato un altro e ben diverso versante espressivo, e il mondo dell’arte era stato attraversato da inquiete correnti tardo simboliste, in parte vicine a influenze mitteleuropee e secessioniste, e da fermenti futuristi e d’avanguardia, ancor più audaci e rivoluzionari. Allo scoppiare della guerra, sia le raffinate atmosfere liberty sia le più innovative sperimentazioni moderniste, secessioniste e d’avanguardia, appaiono improvvisamente inadeguate a comunicare attraverso i vecchi e nuovi canali della illustrazione popolare, ora utilissimo veicolo di propaganda – le vignette sulle pagine dei giornali, le cartoline, i manifesti stradali -, e a parlare con un linguaggio efficace e insieme rassicurante tanto ai soldati che alla popolazione, sempre più invitata a sostenere, emotivamente e economicamente, il conflitto in corso.

In misura ancora maggiore durante l’ultimo anno di guerra, quando l’istituzione da parte dello Stato Maggiore dell’Esercito di un apposito Servizio dedicato alla propaganda si preoccupa di confortare e rinvigorire la fede patriottica delle truppe anche attraverso la diffusione di giornali illustrati, molti artisti si trovano dunque in un certo senso impreparati, anzi quasi “imbarazzati”, chiamati a svolgere un nuovo ruolo ma improvvisamente privati di un sistema di riferimento formale e stilistico: non più “solo” artisti, illustratori o decoratori, o individualità impegnate in una personale ricerca espressiva, ma parte fondamentale di un nuovo meccanismo, quello della comunicazione, indispensabile alla società e, in quel momento drammatico, considerato addirittura determinante per le sorti del Paese.

Come rispondono a questa urgenza gli artisti e i professionisti dell’illustrazione, coinvolti e chiamati a comunicare, in un certo senso anche a “vendere” la guerra?

Molti degli illustratori attivi nelle redazioni di riviste come “San Marco, “La Trincea”, “La Tradotta”, “Il Montello”, “La Ghirba”, “Signorsì” – tra i quali numerosi erano quelli arruolati e in zona di guerra – provengono o confluiranno nel mondo della grafica editoriale, dei giornali e dell’illustrazione di libri per l’infanzia, un genere che si era via via consolidato nell’Italia post risorgimentale, fino a trovare una propria nicchia editoriale e di mercato: una scelta significativa, visto il carattere eminentemente educativo delle attività coordinate dal cosiddetto “Servizio P”, che vedeva tra le fila dei suoi intellettuali e animatori un pedagogista del calibro di Giuseppe Lombardo Radice. La vocazione edificante, i toni di monito, incitamento, scherzoso supporto psicologico usati di volta in volta nelle diverse rubriche, negli articoli, e in modo ancora più immediato e empatico attraverso le immagini, erano del resto dopo Caporetto chiare direttive dello Stato Maggiore, e obiettivo primario dei giornali destinati ai soldati. Tra uno stile giocoso e fantastico ereditato da quel mondo, o il ricorso a caricature e deformazioni satiriche che rappresentano appena una leggera evoluzione, per stile e per gusto, di quelle che ritroviamo nei giornali di tardo Ottocento, emergono però anche straordinarie e nuove esperienze figurative: come quelle di Umberto Brunelleschi e Antonio Rubino, che saranno nei decenni a venire tra i più rinomati illustratori italiani, autori di tavole sorprendenti per taglio, complessità compositiva, ricchezza cromatica, libertà narrativa. Oppure – oltre ad alcune pressochè sconosciute vignette del grande cartellonista Leonetto Cappiello – spiccano le produzioni di autori meno noti al grande pubblico come Enrico Sacchetti, Filiberto Mateldi, Bruno Angoletta, Primo Sinopico tra i tanti, nei decenni a venire protagonisti della grafica, del cartellonismo e dell’illustrazione italiana. O ancora, risultano di una qualità e spesso di una originalissima audacia inventiva le illustrazioni di artisti “a tutto tondo”, per i quali i giornali di propaganda divengono occasione per nuove ricerche, e l’ “illustrazione di guerra” sembra essere non solo una parentesi obbligata, ma una reale palestra, avvio a futuri sviluppi.

Pubblicano vignette su “La Ghirba” di Ardengo Soffici un giovanissimo “caporale” Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, lo stesso Soffici, libero di sperimentare collage e tecniche apprese probabilmente e Parigi e grazie alla frequentazione con Picasso, e che suscitarono perfino l’attenzione di Guillaume Apollinaire: “La Ghirba, journal di front des soldats de la Ve armée italienne, publie des caricatures du lieutenant Ardengo Soffici, caricatures puissantes très singulières d’apparence […]» scriveva il poeta nella primavera del 1918. Pubblicano sul “Montello”, di fatto “organo” futurista al fronte, il volontario Mario Sironi, autore qui di vignette dai tratti brutali e dai toni scurissimi e tetri che saranno propri della sua successiva produzione, ma anche, assai più lieve e brioso, il poeta “paroliberista” Francesco Cangiullo.

Mentre sulla “Trincea” e sul “Signorsì” è protagonista il disturbante e poco classificabile Aroldo Bonzagni, già firmatario nel 1910 del Manifesto dei pittori futuristi, pittore e illustratore sospeso tra un simbolismo “maledetto” e un crudo realismo di matrice quasi espressionista, e che sarebbe morto di spagnola appena un mese dopo la fine del conflitto.

Dalle migliaia di illustrazioni e vignette pubblicate in quei mesi di guerra, dalle decine e decine di nomi di artisti più o meno noti al pubblico, emerge insomma una varietà e ricchezza di esiti e ricerche che rende singolarmente feconda l’esperienza della illustrazione di guerra, e il Fondo Luxardo una miniera di materiali e di fonti il cui interesse e il cui valore figurativo e di testimonianza superano la contingenza storica per arrivare – intatti – fino a noi”.

Info: www.civicimuseiudine.it;

Ufficio Stampa Civici Musei di Udine: Emporio ADV, Sara Puntel tel. 0432546996 s.marconi@seltzpr.it, (Silvia Marconi), a.toldo@seltzpr.it (Anna Maria Toldo)

in collaborazione con:
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. 049.663499 gestione1@studioesseci.net (Stefania Bertelli)

Aspettando la Biennale

Prende il via sabato 1 aprile 2017, alle ore 17, presso gli spazi della GALLERIA ITINERARTE, Rio Terà de la Carità – Dorsoduro 1046, la rassegna d’arte contemporanea e musica pop-rock da camera intitolata “Aspettando la Biennale”, con la direzione artistica e curatela di Virgilio Patarini e l’organizzazione di Zamenhof Art.

Anna Maria BracciFino al 30 aprile 2017, negli spazi della Galleria fondata da Maria Novella dei Carraresi e collocata proprio accanto alle Gallerie dell’Accademia, un ricco e articolato programma di ben 9 mostre con protagonisti 13 artisti contemporanei, abbinato a due mini-rassegne di musica e di teatro da camera.

Le mostre (7 personali e 2 tri-personali) spazieranno dal figurativo all’astratto, indagando spesso e volentieri i territori di confine tra i generi e gli stili: tra figurazione e astrazione (Bracci, Urbani De Gheltof, Ferrara), tra fotografia e pittura (Carta), tra astrazione, figurazione e poesia visiva (Patarini, Zilotti). Oppure le possibilità contemporanee di una figurazione (Maruotti, Pavesi, D’Amico) o di una astrazione (Citerni, Bernardi, Mazzella, Fazio) che potremmo definire “2.0”.

Enrico CipolliniSul versante musicale, ogni sabato pomeriggio, in concomitanza col vernissage di due mostre simultanee, si esibirà un giovane cantautore italiano in un mini-concerto in acustico, chitarra e voce, in cui presenterà un assaggio di 30/40’ della propria produzione originale, per un programma che oscilla tra il pop e il rock, con testi in italiano (Cranchi, Solfrini) e in inglese (Testi, Cipollini).

Sul versante teatrale un finale a sorpresa per il finissage della rassegna, domenica 30 aprile 2017.

Tutto a ingresso libero.

Per l’apertura della Rassegna, sabato 1 aprile 2017, un tris di eventi di grande interesse:

Anna Urbani De Gheltofalle 17 il vernissage delle due mostre personali dedicate rispettivamente a Anna Urbani De Gheltof e Anna Maria Bracci e a seguire, alle 17,30 il mini-concerto in acustica del cantautore di Enrico Cipollini, che presenta per la prima volta a Venezia brani del suo album di esordio come solista intitolato “Stubborn Hill”.

Qui di seguito: il calendario delle mostre e quello di concerti e spettacoli.

ASPETTANDO LA BIENNALE

Calendario mostre

GALLERIA ITINERARTE, Rio Terà de la Carità – Dorsoduro 1046. Vernissage ogni sabato alle 17. Orari di apertura: tutti i giorni, inclusi festivi, dalle 11 alle 13 e dalle 15,30 alle 18,30. Chiuso il lunedì mattina.

(Nota: la Galleria ItinerArte è costituita da due spazi attigui: uno a sinistra del numero 1046, con vetrina su Rio Terà della Carità; uno a destra del numero 1046 con vetrine su Rio Terà della Carità e su Campiello Calbo)

1-7 aprile 2017
Spazio Rio Terà
Anna Urbani de Gheltof, Abbagli e colori sulla via del ritorno
Spazio Campiello
Anna Maria Bracci, Tra figurazione e astrazione

8-14 aprile 2017
Spazio Rio Terà
Vito Carta, Epifanie
Spazio Campiello
Liana Citerni, Bagliori e battiti d’ala

15-21 aprile 2017
Spazio Rio Terà
Franco Maruotti, Paesaggi del Gargano
Spazio Campiello
Walter Bernardi / Ezio Mazzella / Dennis Fazio,
Tre personalità a confronto, sulla via dell’astrazione

22-28 aprile 2017
Spazio Rio Terà
Claudia Ferrara / Francesca Pavesi / Laura Zilocchi,
Tre personalità a confronto, tra astrazione e figurazione
Spazio Campiello
Mario D’Amico, Metafisica 2017

29-30 aprile 2017
Spazio Rio Terà e Spazio Campiello
Virgilio Patarini, Just for two days

Calendario eventi
Mini-concerti da camera

Sabato 1 aprile 2017, ore 17,30
Enrico Cipollini, chitarra e voce.

Sabato 8 aprile 2017, ore 17,30
Davide Solfrini, chitarra e voce.

Sabato 15 aprile 2017, ore 17,30
Massimiliano Cranchi (Cranchi Band), chitarra e voce.

Sabato 22 aprile 2017, ore 17,30
Enrico Testi (The Dice), chitarra e voce.

Domenica 30 aprile 2017, ore 18,30
Finissage teatrale “a sorpresa”.
Regia di Virgilio Patarini.

Zamenhof Art
Ufficio di Milano – cell. 377.46.89.785
email: zamenhof.art@gmail.com
sito: www.zamenhofart.it
SpazioE
Sede espositiva: Milano, Alzaia Naviglio Grande, 4
tel. 02.58109843 (dal mart. alla dom. ore 15-19)
email: aestdelleden@libero.it
Galleria del Cammello
Ferrara, via Cammello, 33
(solo su appuntamento) cell. 333.80.322.46

Women

Si intitola “Women” la collettiva d’arte che si inaugurerà sabato 8 aprile alle ore 18.00 nella Galleria Quadrifoglio (Via dei Santi Coronati, 13 – Ortigia).

locandina webIn mostra le opere di ventidue artiste: Sonia Alvarez, Ilde Barone, Ietta Buttini, Mavie Cartia, Roberta Conigliaro, Mary Conover, Maëlle-Morgane Dehesdin, Giovanna Gennaro, Laleña Kurtz, Arianna Lion, Rita Mele, Izumi Mizuta, Irina Ojovan, Angela Pellicanò, Lela Pupillo, Lucia Ragusa, Sandra Rizza, Mili Romano, Mela Salemi, Cetty Scuto, Ilia Tufano, Veronica Zimbelli.

La mostra, aperta fino all’8 maggio, è a cura di Mario Cucè. Testo critico di Giuseppe Carrubba.

«Women – scrive Carrubba – è un progetto espositivo concepito come una quadreria privata, una prospettiva congiunta per ripensare incontri e collaborazioni con artiste che hanno lasciato una traccia della loro passaggio alla Galleria Quadrifoglio di Siracusa. La mostra raccoglie quaranta anni di presenze di donne coordinate dal gusto e dalla sensibilità di Mario Cucè, direttore dello spazio e promotore di un’arte libera da tutti i vincoli degli schemi classici, per mescolare equilibri precari di figurazione ed astrazione: geografie personali, storie visive, percorsi di antropologia culturale, alchimia e società».

«Le opere sono memorie – spiega il critico – documentazione di un processo, esperienze di un divenire ormai lontano e distaccato dalla stessa vita che le ha generate, viaggiano come le stelle e sono soggette ad indagini cicliche, come oggetti da esplorazione, in un tempo vario e distante; ritornano con la potenza delle immagini per fissare una nuova idea in colui che mentalmente le ricompone. Muoversi in queste terre sconosciute genera un linguaggio emozionale, onirico e tecnologico, con un alfabeto in cui lo spazio, la luce e la materia sono elementi e temi per forme e strutture, vibrazioni e sinestesie».

La mostra osserverà i seguenti orari di visita: da martedì al sabato dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle ore 17.00 alle 20.00. Lunedì e domenica dalle 17.00 alle 20.00

Info e contatti
Galleria Quadrifoglio
Via SS. Coronati, 13 – Ortigia
Tel. 0931 64443
Mail: info@galleriaquadrifoglio.it
Sito web: http://www.galleriaquadrifoglio.it/

Premio Amnesty International Italia Emergenti

Un concorso unico in Italia,  giunto al traguardo della 20a edizione. È il “Premio Amnesty International Italia Emergenti” inserito come sempre in Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty, il festival musicale promosso dall’Associazione Voci per la Libertà con Amnesty International Italia e che quest’anno si terrà dal 20 al 23 luglio a Rosolina Mare (RO).

logoSul sito www.vociperlaliberta.it è da poco online il nuovo bando di concorso del Premio, a cui possono partecipare tutti gli artisti che abbiano un brano legato al tema dei diritti umani, in qualsiasi lingua o dialetto e con qualsiasi genere musicale.

La scadenza del bando è fissata per il 22 aprile, ma gli artisti che si iscriveranno entro l’11 marzo avranno una ulteriore possibilità. Fra tutti loro infatti il pubblico potrà votare online il brano migliore, conferendo il Premio Web Social e facendo accedere direttamente l’artista vincitore alle semifinali della fase live.

Fra tutte le iscrizioni arrivate entro il 22 aprile ci sarà inoltre il Premio Under 35 che consentirà al migliore giovane di accedere alle semifinali del concorso. L’Associazione Voci per la Libertà sceglierà poi altre sei proposte, che si batteranno assieme al Premio Web Social e al Premio Under 35 nel concorso dal vivo a Rosolina Mare. Qui una giuria prestigiosa di addetti ai lavori assegnerà il Premio Amnesty International Italia Emergenti.

Vuoi partecipare? Basta avere una canzone a sostegno dei diritti umani (hai mai letto la Dichiarazione universale sui diritti umani? Sa essere una potente fonte di ispirazione) e iscriversi entro il 22 aprile 2017 (entro l’11 marzo se si vuole concorrere anche al Premio Web Social).

Tutte le informazioni sul concorso, i premi, le modalità di iscrizione e il bando completo sono disponibili sul sito www.vociperlaliberta.it

ALBO D’ORO
2016 Do’ Storieski
2015 Adolfo Durante
2014 Mud
2013 Leo Miglioranza
2012 Novadef
2011 Areamag
2010 Piccola Orchestra Karasciò
2009 Terzobinario
2008 Elena Vittoria
2007 Marcosbanda
2006 ‘A 67
2005 Sancto Ianne
2004 Riserva Moac
2003 Nuovi Orizzonti Artificiali
2002 Il Combo Farango
2001 Livido
2000 Re del Deseo
1999 Frank Paulis Band
1998 Versi Banditi

ASSOCIAZIONE CULTURALE VOCI PER LA LIBERTA’
www.vociperlaliberta.it
www.amnesty.it

Mia E Göransson

Scrive Antonio Grulli : “Gli organismi che popolano i paesaggi di Mia E Göransson possono ricordare le forme della natura frammentata e ricomposta, una New Nature che svela e nasconde allo stesso tempo le strutture geometriche sottese alle leggi naturali, quelle linee, vortici, traiettorie che le piante seguono nel loro sviluppo, nelle fasi della crescita, secondo rapporti armonici invisibili ed eterni.

Mia E Göransson, Next to Nature, still life 2016, porcellana, alluminioL’uso del colore e l’applicazione di geometrie più o meno irregolari porta all’astrazione, interesse sempre più manifesto nei lavori dell’artista. Alcuni dei suoi oggetti potrebbero essere caduti fuori da un quadro di Kandinsky, si potrebbe ricondurre alla semplicità del cerchio, del triangolo e del quadrato, ma qualcosa li complica, li arricchisce, si intromette nella banalità del normale e scopre un divertito gusto nel creare, nel liberare le forme e dar vita a oggetti inconsueti.

Nelle installazioni più complesse, disposte su piani diversi e sotto teche trasparenti, compaiono oggetti così insoliti da sorprendere e incuriosire a ogni nuovo sguardo. Mia E Göransson è in questo senso una visionaria, una sognatrice, che ammicca a un design ludico, le sue opere potrebbero essere giochi per bambini o modellini di enigmatiche città del futuro. Compiendo un lavoro di astrazione della natura circostante, l’artista arriva a realizzare una nuova natura decostruita, concreta, solida, oggettuale.

La mostra che da martedì 28 marzo Officine Saffi inaugura (la prima in Italia) offre un viaggio negli affascinanti ecosistemi dell’artista – rocce, piante grasse, piccoli pianeti, architetture metafisiche dai colori curiosi. Dallo scontro tra la morbida organicità della vita e il rigore della geometria nascono dei piccoli teatri aperti sul mondo.”

Mia E Göransson
OFFICINE SAFFI
Milano – dal 28 marzo al 10 maggio 2017
Via Aurelio Saffi 7 (20123)
info@officinesaffi.com
www.officinesaffi.com

Officine Saffi è un centro specializzato nella ceramica contemporanea. Il progetto comprende la Galleria dedicata all’arte ceramica con mostre di artisti contemporanei e maestri del passato. Il Laboratorio dove sono organizzati corsi e workshop, oltre a produzioni di artisti e designer, le Residenze d’artista e la Casa Editrice che pubblica la rivista trimestrale specializzata La Ceramica in Italia e nel mondo (www.laceramicainitalia.com) e cataloghi d’arte. Infine, completa il progetto, il concorso internazionale Open to Art, dedicato alla Ceramica contemporanea d’Arte e di Design.

Fausto Melotti. Trappolando.

Si inaugura lunedì 20 marzo presso la Galleria De Crescenzo & ViestiFausto Melotti. Trappolando.” Presentata per la prima volta presso la sede milanese di Montrasio Arte (novembre 2016 – febbraio 2017), la mostra rappresenta un omaggio all’opera plastica di Fausto Melotti (Rovereto 1901 – Milano 1986), con particolare attenzione alla produzione ceramica.

TrappolandoLa mostra è accompagnata da un catalogo di 240 pagine (Silvana editoriale), con testi di Sara Fontana, Ilaria Despina Bozzi, Marco Tonelli e Lorenzo Fiorucci.
Il titolo Trappolare deriva da una frase pronunciata da Melotti all’indomani del precipitare degli eventi bellici e della distruzione del suo studio di Milano: “Mi sono messo, se non proprio a lavorare, a trappolare. Ho un po’ di creta e faccio delle testine grosse come un pugno. Ma mi organizzerò meglio”.

Melotti definì la ceramica come un pasticcio, una cosa anfibia, forse per evidenziare la sfida a cui essa ogni volta sottopone il suo artefice, ma le numerose opere da lui realizzate restano oggi come testimonianza del suo interesse verso questo medium.

Un nucleo di opere testimonia la rinascita artistica e creativa di Melotti all’indomani del secondo conflitto mondiale, quando la completa distruzione dello studio milanese lo spinge verso una produzione quasi frenetica di ceramiche e di sculture in terracotta, proseguita per circa quindici anni con inatteso successo ma senza alcuna eco critica. L’artista dà vita a una serie di invenzioni poetiche originalissime – vasi sole, vasi luna, vasi pesce, vasi gallo, vasi pavone, le grandi figure femminili dette Kore – e parallelamente intensifica la collaborazione con Gio Ponti in alcuni importanti interventi decorativi su vasta scala.

È un periodo magico e vitale, documentato in mostra da un cospicuo gruppo di opere realizzate negli anni 50′, sempre in ceramica smaltata, testimonianza della varietà di soluzioni cromatiche e iconografiche escogitate dall’artista roveretano in quegli anni. Sono opere fortemente evocative. Originate da un sogno, da un ricordo o da un’idea, esse raccontano con nuove forme gli antichi miti e le credenze popolari, l’amore per la natura in tutte le sue forme e la passione per la musica. Della ricchissima poetica dell’artista esse svelano sia l’aspetto più espressivo e colorato, scaturito dall’amore per una materia indomabile, sia l’aspetto più riflessivo e minimalista, tradotto in una scultura sempre leggera e rigorosa.

Dopo i primi riconoscimenti critici per le opere astratte degli anni Trenta e l’intensificarsi dell’attività grafica negli anni Sessanta, il decennio successivo è rappresentato da alcuni bassorilievi in gesso dalle delicate cromie, formelle quadrangolari in creta o in gesso, memori delle candide formelle plasmate da Melotti nell’immediato dopoguerra, ma ora evocanti paesaggi, figure e architetture musicali.

Il percorso espositivo include anche due nuclei di fotografie inedite realizzate da Vittorio Pigazzini (Monza 1929) e da Toni Thorimbert (Losanna 1957).

MIRÓ. LE PAROLE MULTICOLORI

Artista sublime, amatissimo e molto prolifico, negli ultimi anni Joan Miró è stato oggetto di mostre internazionali ricche e variegate.

Difficile quindi dire su di lui qualcosa di nuovo e diverso, a meno di non affrontare la sua figura da una prospettiva particolare. È questo lo scopo di Miró. Le parole multicolori, che propone la Kasa dei Libri di Andrea Kerbaker per dipingere la figura del pittore catalano dal poco noto punto di vista dei libri, con risultati sorprendenti.

Per Miró, infatti, il rapporto con il libro e i suoi autori è un amore a prima vista, che scoppia tra le due guerre e lo accompagna durante tutta la sua vita artistica, praticamente in tutte le sue varianti, con una copiosa produzione di libri illustrati e d’artista, di copertine di riviste, attraverso continue collaborazioni con testate internazionali e cataloghi in tutte le lingue per cui Miró crea quasi sempre opere d’arte autonome e originali. Il risultato è un universo cromatico straordinario, un caleidoscopio di colori accompagnato dai grandi nomi delle lettere del Novecento, che la Kasa dei Libri mette in mostra in innumerevoli esempi. Per farlo, in questa occasione la Kasa allarga i suoi spazi espositivi, invadendo allegramente tutti i tre piani della sua sede milanese di largo De Benedetti, interamente occupati dall’allestimento a cura da Matteo Ferrario e Turi Virgillito.

Frutto della passione personale di Andrea Kerbaker per la figura di Miró, la mostra raduna libri rari e rarissimi, nella più parte dei casi introvabili in Italia, reperiti nei principali Paesi europei e negli Stati Uniti.Raccolgo libri da una vita” commenta Kerbaker “non per il gusto feticistico di possederli, ma per farli parlare, raccontare le loro storie, che, a saperle leggere, sono sempre avvincenti. Trasmettere queste storie al pubblico è la vocazione della Kasa dei Libri; questa mostra su Miró vuole fare esattamente questo: spremere da tanti volumi, a volte apparentemente anonimi, tutte le avventure che hanno vissuto. Mi pare che alla fine l’insieme racconti la storia dell’artista come una vera e propria biografia per immagini”.

Arricchita da litografie in edizione numerata, manifesti originali di mostre e serigrafie in tiratura limitata, Miró. Le parole multicolori è una mostra coloratissima e festosa, in linea con la direttrice di un luogo – la Kasa dei Libri – che vuole proporre occasioni di approfondimento senza mai annoiare. L’esposizione è divisa in tre aree tematiche – Scrittori, Riviste e Vita di Miró attraverso i cataloghi – ciascuna delle quali contraddistinta da un colore tra quelli più utilizzati dall’artista. Inoltre sarà arricchita da una serie di eventi collaterali sempre ispirati dai colori.

Fino al 12 Aprile 2017
MILANO
LUOGO: Kasa dei Libri
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 02.66989018
E-MAIL INFO: mostre@lakasadeilibri.it

Zino Citelli – La Luce nella terra

La luce nella terraScrive Serena Messina: “Zino Citelli non è semplicemente un fotografo: è un uomo curioso. Dietro al suo obiettivo, c’è un animo sensibile ai particolari, ai colori, alla gente, alle cose che lo circondano. Un obiettivo mai falso, pronto ad accettare e riconsegnare ad altri occhi la realtà così com’è, senza filtri. Quello di Zino con la fotografia è un legame atavico di pura passione, strumento e mezzo per raccontare e raccontarsi, per vivere e far rivivere ad altri intime emozioni.

E’ un rapporto umile e sincero, scevro da qualsiasi formalità o presunzione, libero da futili vincoli o imposizioni di natura tecnologica: “Chi ha cuore, occhio e sensibilità, è in grado di scattare una fotografia carica di emozioni. Nel corso degli anni, Zino ha partecipato a diversi concorsi fotografici, ottenendo riconoscimenti e pubblicazioni su autorevoli riviste, anche on line. Ha collaborato inoltre con alcune testate giornalistiche nazionali per l’ideazione e lo sviluppo di progetti fotografici. “La luce nella terra” è la sua prima mostra personale. Luce che svela e rivela.

Luce che il sole dona alla terra, grazie a quel viaggio di milioni di chilometri che si esaurisce in appena otto minuti. Otto, il numero che racchiude in sé il simbolo dell’infinito. Infinito, come l’amore nei confronti della propria terra, del mare e della natura, racchiuso nell’immagine “Lo spicchio di Sicilia”. Osservandola, vi verrà voglia di toccarla e, perdendovi in quei colori, riuscirete a sentirne anche gli odori.”

Zino Citelli – La Luce nella terra
Progetto fotografico promosso da Bobez Arte Contemporanea
Inaugurazione sabato 18 marzo 2017 ore 19.00
Direzione Monica Schiera
Segreteria Organizzativa e comunicazione Francesca Del Grosso
Promozione Milvia Averna
Sponsor Barrel 44, Marcella Milano,Feudo Arancio
Ringraziamenti Marilena Mureddu, Print and go, Chiara Citelli, Monica Schiera
Laura Boscia, Jerry Cannatella, Francesca Pagliaro

Bobez Arte Contemporanea
via Isidoro La Lumia 22, Palermo
www.bobezarte.com
martedì- sabato 10.00-12.00/17.00-19.30
lunedì si riceve su appuntamento
domenica chiuso
contatti: info.bobez@libero.it
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1% Privilege in a time of global inequality

Organizzata dall’associazione di promozione sociale fosfeniLAB, in collaborazione con PIXU Studio, il patrocinio del Comune di Albignasego, la mostra 1% Privilege in a time of global inequality curata da Myles Little (Senior Photo Editor della rivista TIME), allestimento curato da Giorgia Volpin e fosfeniLAB, si sta tenendo negli spazi espositivi di Spazio Cartabianca.

Con la mostra 1%, curata da Myles Little, aperta al pubblico fino a lunedì 3 luglio 2017, è stato inaugurato lo spazio espositivo dedicato alla fotografia di Spazio Cartabianca.

Autori in mostra
Christopher Anderson / Nina Berman / Sasha Bezzubov / Peter Bialobrzeski / Guillaume Bonn / Jörg Brüggemann /Philippe Chancel / David Chancellor / Jesse Chehak / Kevin Cooley / Mitch Epstein / Floto+Warner / Greg Girard /Jacqueline Hassink / Guillaume Herbaut / Shane Lavalette / David Leventi / Michael Light / Alex Majoli /Yves Marchand / Laura McPhee / Virginia Beahan / Andrew Moore / Zed Nelson / Simon Norfolk / Mike Osborne /Matthew Pillsbury / Ben Quinton / Daniel Shea / Anna Skladmann / Juliana Sohn / Alec Soth / Mikhael Subotzky /Brian Ulrich / Eirini Vourloumis / Henk Wildschut / Michael Wolf / Paolo Woods

Myles Little
Nato in Irlanda nel 1984, è un photo editor con base nella città di New York. Ha studiato fotografia alla “Savannah College of Art and Design” e ha lavorato con i più influenti fotografi a livello mondiale. Collabora o ha collaborato in veste di photo editor con riviste quali: TIME, Bloomberg Businessweek, Condé Nast Portfolio.com. 1% Privilege in a Time of Global Inequality è la terza mostra in cui ha rivestito il ruolo di curatore.

Spazio Cartabianca
Nasce dall’incontro tra fosfeniLAB e PIXU Studio e dal desiderio comune di creare a Padova un luogo dedicato alla fotografia in cui trovare qualità accessibile.
Uno spazio in cui visitare mostre, incontrare autori, sfogliare libri, ma soprattutto fare fotografia e farla bene, grazie a corsi e workshop per imparare, e a infrastrutture e strumenti di qualità per fare.
Abbiamo messo assieme forze, passione, competenze e una buona dose di follia per creare qualcosa che fosse diverso. Ciò che contraddistingue la nostra realtà è l’essere uno spazio vivo in cui respirare fotografia, un luogo in cui lavorare e collaborare sentendosi a casa e liberi di esprimersi.
Per poter creare bisogna conoscere, per questo mettiamo a disposizione per la consultazione gratuita la nostra libreria dai contenuti ricercati e in continuo ampliamento, un divano e un caffè.
Invitiamo gli autori a esporre i propri lavori e raccontarceli, organizziamo corsi e workshop con insegnanti accuratamente selezionati.
C’è solo un modo per fare: farlo bene. Per questo motivo mettiamo a disposizione per il noleggio spazi e attrezzature e offriamo servizi dedicati alla fotografia.

fosfeniLAB [Marco Baldina e Emanuele Salvagno]
È un laboratorio di sviluppo e stampa analogica e digitale nel quale riscoprire l’esperienza tattile e materiale della fotografia e dei suoi processi realizzativi, mettendo in gioco la manualità così come lo sguardo e il pensiero.

Riserviamo ad appassionati e amatori, così come a professionisti del settore, servizi che amiamo pensare e realizzare impegnandoci in prima persona, con l’obiettivo di promuovere la qualità e al contempo l’accessibilità al mondo della fotografia analogica e digitale.
All’attività commerciale, affianchiamo quella culturale; organizziamo periodicamente mostre, incontri, e molte altre attività culturali al fine di poter offrire ai nostri soci una stimolante offerta riguardante la fotografia di qualità.
Abbiamo riunito nella nostra squadra energie e passioni differenti, accomunati da quella stessa urgenza di reinvezione come risposta a un presente che ci chiede a gran voce di realizzare cose belle e importanti, potendo contare solamente sulle nostre forze.

Massimo Pistore [PIXU Studio]
Co-ideatore di Spazio Cartabianca, offre servizi di shooting fotografici e video per pubblicità, ritrattistica
personale, corporate identity e servizi matrimoniali.

1% Privilege in a time of global inequality

curata da Myles Little
presso Spazio Cartabianca | via Giorgione, 24 -Albignasego (PD) | dal 3 marzo al 3 luglio 2017 | Ingresso libero
Per informazioni: info@spaziocartabianca.it | spaziocartabianca.it

SASSOFERRATO. Dal Louvre a San Pietro. La collezione riunita

Dopo più di due secoli torna a casa L’ Immacolata Concezione, capolavoro di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato. La magnifica pala, oggi nel Museo del Louvre, venne trasferita in Francia da Dominique-Vivant Denon, direttore del Musée Napoleon; da allora non è più rientrata in Italia. Era tra i tesori della millenaria abbazia benedettina di San Pietro a Perugia.

Assunzione della Vergine, olio su tela, Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato (1609-1685), Museo del Louvre, ParigiIl Sassoferrato1650 ca.Francia – Parigi, Museo del Louvre

A ottenere il rientro dell’opera, naturalmente temporaneo, è stata la Fondazione per l’’Istruzione Agraria, presieduta dal Magnifico Rettore dell’’Università degli Studi di Perugia, professor Franco Moriconi.
L’ Immacolata Concezione del Louvre sarà esposta accanto a una quarantina di dipinti, in parte di Sassoferrato in parte di famosi maestri ai quali l’’artista si ispirò.

In mostra saranno presenti capolavori del pittore marchigiano provenienti da varie raccolte pubbliche e private italiane e straniere. Si potranno ammirare, fra l’’altro, tutte le opere eseguite del Salvi (ben 17) eseguite per il complesso benedettino di San Pietro” sottolinea la professoressa Cristina Galassi, curatrice della mostra insieme a Vittorio Sgarbi. Ma accanto alle opere del Sassoferrato verranno esposte anche opere di Pietro Perugino, il grande maestro umbro lungamente studiato da Sassoferrato.

L’intento, evidenzia la Curatrice, è quello di far capire quanto il pittore rinascimentale abbia influito sulla visione dell’’artista seicentesco, a cominciare dalla purezza formale delle immagini”. Pari interesse Sassoferrato riservò alle opere umbre di Raffaello. In mostra vengono messe a confronto due copie della Deposizione Borghese di Raffaello, la prima di Orazio Alfani, la seconda di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino, provenienti dalla Galleria Nazionale dell’Umbria, con la bella versione dipinta da Sassoferrato nel 1639.

Uno spazio significativo viene riservato anche alla cosiddetta Madonna del Giglio, immagine devozionale che assicurò grande notorietà al Sassoferrato: se ne presentano tre versioni: le prime due provengono da Modena e da Bologna, la terza è di proprietà della Fondazione. In queste opere l’’artista riprende un’antica immagine di culto realizzata da Giovanni di Pietro detto lo Spagna, dotatissimo seguace di Perugino e Raffaello.

Di fronte a opere del genere – continua la professoressa Galassi – gli studiosi si sono legittimamente chiesti fino a che punto la pittura di Sassoferrato debba essere considerata originale. In realtà, e la mostra lo conferma in pieno, sarebbe sbagliato considerare il Salvi un mero imitatore, perché, come ha acutamente osservato Federico Zeri, egli non si limita a copiare le opere degli artisti presi a modello ma aggiunge sempre la sua personale interpretazione. Ciò emerge chiaramente dal confronto tra la bellissima Maddalena del Tintoretto e la versione di mano del Sassoferrato, dove le forme turgide e quasi sensuali del pittore veneto vengono riproposte dal Salvi con un linguaggio più asciutto e temperato. In mostra non mancano, d’altra parte, opere in cui l’artista si palesa in tutta la sua eccezionale originalità. Ecco dunque la Giuditta con la testa di Oloferne, un dipinto che non è esagerato includere tra i capolavori del Seicento italiano, la grande Annunciazione della Vergine, opera di rara finezza esecutiva, i santi Benedetto, Barbara, Agnese e Scolastica, lavori in cui l’’artista, pur rispettando l’autorità dei modelli, mette da parte ogni forma di deferente imitazione. Esemplare, in tal senso, è anche la Madonna con il Bambino e Santa Caterina da Siena, concessa dalla Fondazione Cavallini Sgarbi, autentico vertice della pittura religiosa del Seicento”.

Tutte le opere del Salvi conservate in San Pietro furono commissionate dall’abate Leone Pavoni che resse per lunghi anni la comunità benedettina di San Pietro. Era di sua proprietà la magnifica Santa Francesca Romana con l‘angelo, oggi custodita nella sagrestia della Basilica, per lunghi anni attribuita a Caravaggio, in realtà capolavoro di Giovanni Antonio Galli detto lo Spadarino, uno degli interpreti più fedeli del maestro lombardo. In omaggio all’’ abate Pavoni, singolare figura di committente e collezionista, anche questa tela farà parte del percorso espositivo.

Lo studio sistematico delle opere esposte, in aggiunta ad alcuni documenti inediti emersi dalle carte custodite nell’’archivio della Basilica e alla pubblicazione di nuove fonti utili per la ricostruzione della vita del Sassoferrato, confluiranno in un ricco catalogo a stampa che si è posto l’’obiettivo di ridare nuova luce a un artista efficacemente definito da Adolfo Venturi aveva “un quattrocentista smarrito nel Seicento”.

La collaborazione con il Museo del Louvre, con la Galleria Nazionale dell’’Umbria, con la Galleria Nazionale delle Marche e con altre istituzioni pubbliche e private, come dichiara il Magnifico Rettore “accrescerà l’’interesse per un formidabile artista del Seicento italiano ma rilancerà, al tempo stesso, il complesso di San Pietro, seconda realtà museale dell’’Umbria dopo la Galleria Nazionale dell’Umbria nonché luogo che tuttora emana il fascino della sua storia millenaria”.

Contatti e informazioni: www.sanpietroperugia.it
Serena Maria Lucarelli – serena.lucarelli@fiapg.it – +39.368.3796825
Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo te. 049.663499, referente Simone Raddi – gestione2@studioesseci.net

Art Deco nella collezione Parenti. Moda e pubblicità nell’epoca dorata successiva al Liberty

Un gusto, una moda, una sorta di frenesia di breve durata, ma travolgente, l’Art Deco’ è nuovamente al centro di un’importante esposizione che fino al 16 luglio riunisce al Museo di Arte Povera di Sogliano al Rubicone una straordinaria selezione di lavori grafici, conservati nella Collezione Parenti.

per BROWSER e DESK queste tre foto titolo L’Art Deco’ nella collezione Parenti

Allestite circa 300 opere, che raccontano la voglia di lusso, la gioia di vivere e le sfrenatezze estetiche di un’epoca votata alla bellezza, ma soprattutto alla modernità.

Con il titolo ‘Art Deco nella collezione Parenti. Moda e pubblicità nell’epoca dorata successiva al Liberty‘, la mostra (che si svolge in felice concomitanza con la grande rassegna dei Musei di San Domenico di Forlì) porta negli spazi di Palazzo Marcosanti quello scenario di splendida creatività, fiorita in tutta Europa a partire dagli anni ’20 e che in Italia ebbe incredibili ripercussioni sia nelle arti decorative sia nell’industria, fino a mettere le basi dell’eccellenza nazionale nel design.

Fino al 16 Luglio 2017
SOGLIANO AL RUBICONE | FORLÌ-CESENA
Museo di Arte Povera
ingresso gratuito
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 0541.948418
E-MAIL INFO: info@italialiberty.it
SITO UFFICIALE: http://www.italialiberty.it/mostradeco