Arte grafica italiana del XX secolo

Arte grafica italiana del XX secolo, dalla A alla Z presenta un’accurata selezione di opere grafiche della collezione creata a cominciare dagli anni ’70 del Novecento da Giorgio Forni, Direttore della Fondazione Sartirana Arte.

Le opere, che sono sempre state acquistate direttamente negli studi degli artisti, rappresentano un campionario di arte a stampa di questi ultimi cinquant’anni, in cui si sono cimentati i più interessanti pittori e scultori italiani, dalla A di Afro alla Z di Zompì, per tradurre in piccole tirature i temi specifici del loro lavoro.

Il Novecento ha modificato il discorso sulla grafica artistica spostando l’attività incisoria, l’attenzione e l’interesse collezionistico dalla stampa di riproduzione di opere pittoriche, oggetto di colto collezionismo tra Settecento e Ottocento, alla stampa di invenzione, prodotto artistico di autonoma espressione. Raffigurando nella serialità degli esemplari di carta stampati le proprietà e le caratteristiche di un linguaggio autonomo, gli artisti novecenteschi hanno esonerato la grafica dal ruolo subordinato rispetto alla pittura e alla scultura da essa a lungo mantenuto.

Il procedimento seriale della grafica, ripetitivo di esemplari – e non copie – ha sfatato così quella concezione aristocratica dell’arte che salvaguardava il pregio della rarità dell’opera unica, in linea con quanto sostenuto da Walter Benjamin nel saggio del 1936 “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”, nel quale il filosofo affermava: “L’opera d’arte è sempre stata riproducibile”. E oggi, maestri come Carrà, Vedova, Guttuso, Consagra, Melotti, Pomodoro, Santomaso, Ghinzani, Carmi, Bacci, Gaspari, Morandis, Pirro, Forgioli, Guidi, Benevelli, Dova, Scanavino, Staccioli, Tenconi, Trubbiani, Vespignani, Pavarotti, Conte e molti altri, sono qui a dimostrarlo, in un viaggio sfaccettato ma idealmente ininterrotto tra ricerca astratta geometrica e lirismo, figurazione e approccio concettuale, informale ed espressione pop.

Arte grafica italiana del XX secolo, dalla A alla Z
SPAZIO PER LE ARTI CONTEMPORANEE DEL BROLETTO
Pavia – dal 13 aprile al 7 maggio 2017
Piazza Della Vittoria 27 (27100)
+39 0382399611 , +39 3480533037
www.comune.pv.it

Trittici

Scrive Georges Claude Boissonnade di sè : In un documentario facilmente consultabile su internet, Gerhard Richter, nella sua giovinezza, già affermava: «Parlare di pittura è difficile, se non addirittura privo di senso. Perché infatti si può mettere in parole unicamente ciò che può essere messo in parole, espresso per mezzo del linguaggio. Ora, non è il caso della pittura.»
Ecco, qui bisogna sottolineare che queste pitture vengono esposte in una libreria, una di quelle che sanno far vivere ciò che è stato scritto.Richter prosegue: «A questo si aggiungono certi cliché come: a che cosa pensa creando questo quadro? Non si può pensare a niente… la pittura è un modo di pensiero in sé. D’altra parte in pittura, e questo concerne il che cosa e il come, mi interessa soltanto quello che non afferro. Ed è così ogni volta. Trovo cattivi i quadri che comprendo».

La scrittura offre il suo nutrimento, il suo risveglio, la caffeina della coscienza, nel suo lineare dispiegarsi (si legge e si scrive una parola dopo l’altra). La pittura invece capta in blocco l’occhio e la mente e, poiché è astratta, disturba il bisogno di comprensione agevole, lineare, discorsiva. Essa lascia “senza parole”. In questa libreria, regno della parola distesa sulla carta, io propongo delle pitture astratte su carta. Allora, quale logica paradossale si gioca qui?

«La tua pittura è musicale» mi è stato detto, un po’ con la voglia di spiegare tutto tramite questa scorciatoia. Sì, ma solo un poco, perché la musica dispiega il suo fascino anch’essa in modo lineare. E tuttavia la musica è molto importante, considerando l’enorme influenza che per me ha avuto il canto corale, da più di trent’anni. Mi fermo un momento su questo punto: la trasparenza della struttura verticale della musica, come l’ho vissuta nel mio corpo durante l’esecuzione di tutto il repertorio di canto a cappella a quattro voci, – dai canti gregoriani fino a Schönberg – è un’esperienza che impregna l’essere in primo luogo sul piano fisico, su quello intellettuale a seguire. Ho visto così ammorbidirsi il centro stesso della mia reattività pitturale in ciascuna delle mie decisioni plastiche istantanee; ho cominciato ad affrontare ogni problema sentendomi autorizzato a praticare i voltafaccia del contrappunto – fatto di frizioni, interferenze – con intento puramente ludico e altrettanto arrischiato, a volte glaciale, ma non importa, purché la sorpresa fosse abbastanza grande da farmi sorridere. E di sorriso in sorriso, una risoluzione si è imposta, una risoluzione che non vuole essere fissa né conclusiva (sennò è la morte!).

«Un quadro astratto non nasce spontaneamente, ma nasce senza disegno, senza intenzione preventiva» affermava ancora Richter al suo tempo. Io desidero fortemente andare più avanti in questo non-volere, in questa imprevedibilità liberatrice. Rifiuto la produzione in serie, specchio obbediente alla razionalizzazione consumista contemporanea. Niente giustifica ai miei occhi una ripetizione gestuale, coloristica, grafica. Sento salire la nausea al minimo riflusso di auto-déjà-vu. Da sempre coltivo l’ambizione che questo lavoro della libertà, gioiosamente rivendicato con un solido marameo, abbia un impatto forte sull’occhio di colui che guarda, lo sconcerti e nel medesimo tempo lo rassicuri. Con lui condivida la sana collera, l’attitudine a tradire le attese, smantellare le abitudini e le certezze, certo giocosamente, ma in piena coscienza degli abissi imprevedibili dell’arte e della realtà. Continuare questa strana impresa dell’astrazione che dura da più di un secolo: mostrare le cose sottosopra, come la famosa tela di Kandinsky poggiata all’inverso sul cavalletto, quella fatidica sera del 1908.

Comunque, Trittici… perché questo nome? Perché 3 sta fra 2 e 4: due è insufficiente, quattro è troppo. Scherzo, ma è vero. Gettate uno sguardo su tutte le cose di questo mondo. (Georges Claude Boissonnade )

 

Georges Claude Boissonnade – Trittici
LO SPAZIO DI VIA DELL’OSPIZIO
Pistoia – dal 9 aprile al 13 maggio 2017
Via Dell’Ospizio 26 (51100)
+39 057321744 , +39 057321744 (fax)
lo-spazio@libero.it

Residenza d’Artista a Polignano a Mare

La Fondazione Maria Rossi intende avviare, avvalendosi della consulenza della Fondazione Pino Pascali, un Programma annuale di ‘Residenza d’Artista’ finalizzato alla creazione del primo ‘parco tematico di Arte/Natura’ dell’Italia Meridionale, stabile e fruibile dal pubblico, all’interno dell’insediamento denominato “Madonna di Grottole” a Polignano a Mare (BA).

Questa prima edizione si qualifica come avvio sperimentale di un evento culturale teso a diventare “stabile”, con collaborazioni istituzionali e di privati, di “residenza d’artista”. La residenza messa a disposizione dell’artista rappresenterà un momento di formazione e di confronto anche per l’artista stesso, inquanto legata all’esperienza diretta sul territorio ospitante. Durante la residenza l’artista parteciperà anche ad incontri e laboratori contribuendo a vivificare il rapporto con le nuove generazioni e con il pubblico residente e non. L’artista, secondo la propria poetica ma in accordo con la natura del luogo realizzerà un’opera site specific, con i materiali messi a disposizione dalla natura stessa dei luoghi.

Il principio di protezione del paesaggio, dell’habitat e delle emergenze storico artistiche si coniuga, nelle intenzioni progettuali, con il dialogo che si intende instaurare con l’arte contemporanea, nella sua accezione di “Arte/Natura” che tende ad interpretare la natura nella sua essenza, quale fonte di sapere e di esperienza. Dove le opere fanno parte di uno spazio e di un tempo specifici al luogo d’intervento. Non fanno parte di un luogo circoscritto e privilegiano l’uso di materiali organici, non artificiali.

Le opere escono dal paesaggio, lo abitano per poi tornare, secondo i tempi della natura, a farvi parte.

L’opera o le opere prodotte in residenza entreranno a far parte del parco di “Grottole: Art in Nature” e resteranno di proprietà della Fondazione Maria Rossi.

Il processo creativo sarà ripreso attraverso filmati e fotografie che saranno utilizzati per la comunicazione e promozione dell’iniziativa. I materiali resteranno negli archivi della Fondazione Maria Rossi che potrà utilizzarli liberamente.

Il complesso Madonna di Grottole è collocato su un costone calcarenitico caratterizzato da sessantadue grotte, di differente forma e dimensione, frequentate dall’uomo dalla preistoria fino all’età moderma.

Il paesaggio, tipicamente agrario, appare agli occhi dei visitatori con la sua terra di colore rosso, vecchi muretti a secco che ne contengono il dilavamento e talvolta si confondono con la parete rocciosa del costone. Le essenze botaniche presenti sono sia spontanee, nei pianori interni, vicino alle grotte, che piantate dall’uomo, prevalentemente caratterizzate da uliveto, mandorleto e alberi da frutto, presenti negli ampi pianori interni e in quelli esterni.

Si accede all’insediamento dalla masseria omonima. L’insediamento grotticolo, che a partire dalla masseria ha andamento parallelo alla linea di costa, si estende per circa due chilometri.

Il luogo, per l’incanto del suo paesaggio incontaminato e il fascino della storia ininterrotta che riesce a trasmettere è il luogo ideale per la creazione di un parco tematico di Arte/Natura, arte che vive con la natura, nella natura e il tempo della natura.

Principio fondamentale posto alla base del progetto è la difesa della natura e del paesaggio storicizzato. La natura va difesa come scrigno della memoria dell’individuo. Un principio quanto mai corretto e adeguato alla realtà territoriale della Madonna di Grottole, zona salvaguardata dalla presenza di due vincoli da parte del MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo) uno per la salvaguardia del sito archeologico e l’altro per la salvaguardia dell’habitat rupestre.

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Bowie in Berlin

La RizzutoGallery è lieta di presentare “Bowie in Berlin”, un incontro con Gigi Razete e Dario Oliveri, sabato 8 aprile alle ore 18.00, in via Maletto 5.

Nel 1976 David Bowie torna in Europa dopo due anni trascorsi negli States e ad aprile suona per la prima volta a Berlino Ovest: un concerto divenuto memorabile anche per il fatto di essere stato citato da Christiane Vera Falscherinow (in arte Christiane F.) nel suo memoir-bestseller Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino. Poco dopo, Bowie decide di affittare un appartamento nel quartiere di Schoenberg e di trasferirsi per alcuni mesi nella città tedesca. All’ombra del Muro vede dunque la luce una trilogia di dischi – Low (1977), “Heroes” (1977) e Lodger (1979) – realizzati insieme con Brian Eno e destinati a segnare la storia del rock come musica d’arte.

Gigi Razete e Dario Oliveri racconteranno il “periodo berlinese” di David Bowie, alternando le loro parole ad ascolti discografici dai vinile dell’epoca, e non solo… Durante l’incontro verranno proiettati i ritratti fotografici realizzati a partire dagli anni Settanta da Masayoshi Sukita, autore della copertina di “Heroes”.

Gigi Razete è giornalista musicale suo malgrado (per la RAI, “L’Ora”, varie testate periodiche e adesso per “la Repubblica”) e pure, suo malgrado, docente di jazz e popular music alla Fondazione The Brass Group e al Conservatorio “Vincenzo Bellini” di Palermo. Inoltre è riuscito nella difficile impresa di non essere un musicista e di non avere mai provato ad esserlo, consapevole di non averne né vocazione né talento, ma di essere, viceversa, appagato a sufficienza dal piacere dell’ascolto. Vive stressato dall’angoscia dei suoi troppi dischi e del tempo che gli manca per ascoltarli tutti.

Dario Oliveri è laureato in filosofia e appassionato di musica (Bowie, Mahler, Strawinsky, Wagner), cinema (De Sica, Germi, Kubrick, Welles) e letteratura (Dostoëvskij, Dumas, Grossman, Roth). Dal 1996 al 2016 è stato direttore artistico dell’Associazione Siciliana Amici della Musica. Insegna Storia della Musica all’Università di Palermo e ha pubblicato svariati testi per il teatro musicale, numerosi saggi e tre monografie: L’altro Novecento (2005); Hitler regala una città agli ebrei. Musica e cultura nel ghetto di Theresienstadt (2008) e Sentieri interrotti. Musicisti europei nel crepuscolo dell’Occidente (2012).

Bowie in Berlin – Un incontro con Gigi Razete e Dario Oliveri
Sabato 8 aprile alle ore 18.00
Ingresso libero

RizzutoGallery
Palermo, via Maletto 5
Per informazioni: +39 091 7795443; +39 347 1769901

City Lego®

City Lego®, la più grande città al mondo costruita nei minimi dettagli con 7 milioni dei famosi mattoncini LEGO©, dopo essere stata esposta nella capitale arriva a Pesaro nelle Marche, e si potrà ammirare al Centro Arti Visive Pescheria dall’8 aprile fino all’11 giugno 2017.

Ideata da LAB Literally Addicted to Bricks, prodotta e organizzata da Kornice con la collaborazione di Giuliamaria Dotto, e organizzata a Pesaro dal Comune/Assessorato alla Bellezza e Sistema Museo, la mostra presenta un grandioso diorama di 15 metri per 4, ospitato nello spazio ottagonale della ex chiesa del Suffragio e introdotto da gigantografie a tema Lego, allestite nel Loggiato. A disposizione inoltre un’area ludica dove tutti potranno fermarsi e divertirsi con i mattoncini e dove ogni domenica si svolgeranno laboratori didattici.

City Lego® è il frutto della fantasia di Wilmer Archiutti, fondatore del LAB, laboratorio creativo di Roncade, in provincia di Treviso, nato allo scopo di realizzare forme e architetture di Lego, uniche e irripetibili. I celebri mattoncini-giocattolo vengono assemblati con cura certosina e uno dei giochi più creativi di sempre si è trasformato in un vero e proprio “mestiere”, grazie alla squadra di bricks addicted, specializzati nella creazione di scenografie incredibili. Un progetto che prende il nome di City Booming e che è il risultato di circa un anno di lavoro, iniziato nel 2012, con i pezzi provenienti dalla collezione di Wilmer, raccolta in 40 anni di passione.

Lo stesso gruppo LAB è rappresentato nel diorama dove si può vedere lo staff impegnato nella realizzazione di nuove costruzioni. Una città vera e funzionante, con il centro commerciale, la fioreria, la pasticceria, il negozio di giocattoli, il negozio di animali, cinema e pinacoteche, e ancora, il quartiere residenziale con il barbiere e l’investigatore privato intento a consultare le mappe con la lente d’ingrandimento.

Sono ricostruite persino le vite private negli appartamenti, arredati e illuminati, nei quali, ad esempio, padre e figlio si preparano da mangiare mentre qualcuno si rilassa nella vasca a idromassaggio o si prepara un caffè in cucina.

In questa fantastica città ci sono inoltre tantissimi personaggi famosi inseriti appositamente per focalizzare l’attenzione su alcuni dettagli del diorama: supereroi quali Batman, Wonder Woman, Spiderman, Hulk e molti altri si mescoleranno tra la folla ed è un incentivo a riconoscere momenti noti, ad esempio, l’arrivo alla prima di un film americano con tanto di red carpet calcato dai divi del jet set internazionale come Sean Connery.

Dal centro pulsante ai numerosi particolari naturalistici, i più disparati scenari convivono permettendo al visitatore di ammirare le competenze artistiche e i virtuosismi costruttivi.

Una esperienza unica nel suo genere che riunisce il lato ludico al lato artistico rivolgendosi non solo ai più piccoli ma anche agli appassionati, ai curiosi e a tutti coloro che amano ampliare i loro orizzonti: la presenza di video e immagini dell’interno delle costruzioni, permette infatti al pubblico di avere una percezione reale e tecnica di quanto è nascosto dietro ogni singola riproduzione. Si possono ammirare i sistemi di automazione e illuminazione, gru, elevatori e i meccanismi che fanno funzionare per esempio il treno o la coloratissima ruota panoramica all’interno di un Luna Park.

Quando, nel lontano 1932, l’olandese Ole Kirk Christiansen ebbe l’idea di creare i colorati mattoncini con cui sperava di intrattenere qualche bambino, non poteva di certo immaginare che stava dando forma a uno dei successi più clamorosi di tutti i tempi: capace di vincere latitudini ed ere, gli ormai celebri mattoncini, da giocattoli comuni sono entrati a far parte dell’immaginario collettivo fino a essere considerati “opere d’arte”.

City Lego®
7 milioni di mattoncini in un’unica immensa città
CENTRO ARTI VISIVE PESCHERIA
Corso XI settembre 184, Pesaro
8 aprile – 11 giugno 2017

Inaugurazione > sabato 8 aprile h 18 / Ingresso con Card Pesaro Cult
Orario
Da martedì a venerdì h 15-20 / sabato e domenica e festivi h 10-21 / lunedì chiuso
(la biglietteria chiude mezz’ora prima)

Biglietti
Intero € 8
Ridotto € 6 > possessori di Card Pesaro Cult; 65 anni compiuti; ragazzi da 14 a 18 anni non compiuti; studenti fino a 26 anni non compiuti
Ridotto bambini € 4 > da 6 a 14 anni non compiuti, biglietto scuole, biglietto gruppi didattica
Biglietto Famiglia € 20 (fino a 2 adulti € 6 cad + fino a 2 bambini € 4 cad + 3° bambino omaggio)
Ingresso libero > bambini fino a 6 anni non compiuti; disabili più accompagnatore; giornalisti con regolare tessera dell’Ordine nazionale

Laboratori didattici
Domenica > h 10.30 bambini 3-5 anni € 4 / h 17 bambini 6-13 anni € 4 + ingresso ridotto € 4

Prevendita per acquisti on line
1 € / www.liveticket.it

Mostra prodotta e organizzata da
Kornice
Ideata da
LAB Literally Addicted to Bricks di
Wilmer Archiutti con la collaborazione di Giuliamaria Dotto
Organizzata a Pesaro da
Comune di Pesaro/Assessorato alla Bellezza e Sistema Museo
Progetto di allestimento e grafica
Kornice
Assicurazioni
Generali
Trasporto
Fossaluzza Licio Autotrasporti srl

INFO T 0721 387541 – pesaro@sistemamuseo.it
www.kornice.com / www.pesaromusei.it / www.pesarocultura.it

Hashtag mostra #pesarocitylego #kornice

Copyright immagini ©Giulia Fedel / City Lego®

UFFICIO STAMPA Alessandra Zanchi M 328 2128748 – press.zanchi@gmail.com

Materia e materiali

M4A-MADE4ART presenta Materia e materiali: elementi della natura, ideale prosecuzione del progetto organizzato dallo spazio d’arte e design milanese per il Fuorisalone del Mobile – Milan Design Week di “zona Tortona” (aprile 2017).

La mostra, quarta tappa del progetto di indagine su questo tema portato avanti da M4A-MADE4ART, vede protagonisti i fotografi Guido Alimento e Paolo Bongianino, focalizzando l’attenzione per la presente edizione sulla ricerca condotta in ambito fotografico sulle forme e i colori della natura.

Gli artisti, selezionati dai curatori di M4A-MADE4ART Elena Amodeo e Vittorio Schieroni proprio per la loro particolare attenzione alle tematiche legate alla natura, mettono in luce grazie all’obiettivo della macchina fotografica dettagli, colori, contrasti e sfumature che caratterizzano gli elementi naturali. Dalle astrazioni in bianco e nero di Guido Alimento, lavori appartenenti alla serie Metamorfosi d’acqua che ritraggono le geometrie e le inaspettate evoluzioni che la natura crea grazie alla trasformazione dell’acqua in ghiaccio, alle poetiche vedute di Paolo Bongianino, dove la terra è indiscussa protagonista della composizione nel suo rapporto con la vastità del cielo e la presenza indiretta, mai esplicita dell’uomo, luoghi dove è possibile sperimentare un contatto forte e senza filtri con la natura e con se stessi.

Lo special art project Materia e materiali è stato ideato da M4A-MADE4ART per sottolineare l’importanza della ricerca tecnica e della sperimentazione sulla materia e sui materiali nel design e in arte, ambiti della creatività umana tra loro sempre più vicini e dai confini sempre meno definiti, un viaggio di scoperta all’interno del progetto e dell’idea che stanno alla base della realizzazione di un’opera d’arte. Elementi della natura, con data di inaugurazione mercoledì 12 aprile alle ore 18.30, rimarrà aperta al pubblico fino al 19 dello stesso mese.

Materia e materiali: elementi della natura
Guido Alimento | Paolo Bongianino
Special Art Project M4A-MADE4ART

12 – 19 aprile 2017
Inaugurazione mercoledì 12 aprile, ore 18.30
Lunedì ore 15 – 19, martedì – venerdì ore 10 – 13 e 15 – 19, sabato su appuntamento

M4A-MADE4ART
di Vittorio Schieroni, Elena Amodeo
Spazio, comunicazione e servizi per l’arte e la cultura
Via Voghera 14 – ingresso da Via Cerano, 20144 Milano
www.made4art.it, info@made4art.it, t. +39.02.39813872

Un progetto M4E-MADE4EXPO

Noa Noa

Nella “Mecca del surf”, Bali – Indonesia -, nasce il primo concorso d’arte che, ispirato alla figura di Paul Gauguin, propone una residenza artistica a stretto contatto con la natura e alla scoperta dell’Oriente Indonesiano.

Noa Noa” è il titolo del diario di viaggio dell’artista francese che ben sintetizza la filosofia della residenza. «Sono fuggito – scrive nella Verità, divento un tutt’uno con la natura». Gauguin – da tutto ciò che è artificiale e convenzionale. Qui entro

Noa Noa Art Residency è il nome del progetto, made in Italy, finalizzato a ospitare artisti internazionali nelle migliori condizioni per poter sviluppare la loro creatività in un ambiente non convenzionale.

Anche Vans, brand da sempre simbolo dell’espressione creativa, è felice di supportare questa iniziativa no profit credendo nell’arte a 360 gradi.

Il bando è aperto a tutti gli artisti e agli studenti delle Accademie d’Arte, senza limiti di età e nazionalità, purché dimostrino una significativa competenza nella propria disciplina (pittura, disegno ed illustrazione, installazione, fotografia, video art, digital art, street art) e accettino le condizioni indicate nell’application on line: http://noanoaartresidency.com/apply-now/. Le iscrizioni sono aperte fino al 30 aprile 2017.

Tutte le domande ricevute entro il termine indicato nel bando saranno esaminate da una giuria che decreterà i cinque vincitori. La commissione giudicatrice è composta di professionisti di settore: Martina Corbetta (Presidente), Rossella Farinotti (Curatore e critico d’arte, titolare di LabRouge), Matteo Bergamini (Giornalista di Exibart); Roberto Pisoni (Direttore di Sky Arte) e Lucio Pergola, (Marketing Manager di Vans Italia).

I cinque artisti selezionati saranno ospitati dal 1 al 17 luglio 2017 in una esclusiva residenza a Seminyak, dove potranno lavorare utilizzando strutture e materiali forniti dall’organizzazione stessa.

Noa Noa Art Residency , oltre all’ospitalità e allo studio, offre un programma finalizzato all’interazione con artisti locali ed incoraggia l’esplorazione, la ricerca e la creatività con “Artist’s Pocket Diary“, un percorso che comprende l’assistenza al lavoro in studio, escursioni culturali, meeting e laboratori con artisti del territorio.

Al termine della residenza saranno organizzate due mostre: la prima a Bali, la seconda in Italia, da Martina’s Gallery (Monza Brianza) dove si svolgerà un evento di reportage della Residenza in Indonesia attraverso foto, video e opere d’arte.

 

Per maggiori informazioni su modalità e quota di iscrizione è possibile visitare il sito http://noanoaartresidency.com/ .

Mail : info@noanoaartresidency.com
Facebook : https://www.facebook.com/noanoaartresidency/
Whatsapp : + 39 339 200 5291
Instagram : @noanoa.art.residency

6ARTISTA. Progetto per giovani artisti

La Fondazione Pastificio Cerere, in collaborazione con l’Associazione Civita, bandisce la V edizione del Premio “6ARTISTA. Progetto per giovani artisti”, finalizzato a supportare la crescita professionale dei nuovi talenti con lo scopo di promuovere e valorizzare l’arte contemporanea italiana anche attraverso scambi internazionali.
La quinta edizione del Premio, istituito nel 2009, è realizzata con il sostegno di SIAE | Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura, con la collaborazione di Schafhof – European House of Art Upper Bavaria, con la partecipazione di noMade e in partnership con Artribune.Premio:
Il bando di concorso è volto alla selezione di due giovani artisti under 35 residenti in Italia, per l’assegnazione di due borse di studio della durata di sei mesi di cui tre a Roma, presso il Pastificio Cerere, e tre a Frisinga, presso la Schafhof – European House of Art Upper Bavaria.Il programma si inserisce in un progetto più ampio di scambio internazionale: contestualmente alla residenza in Germania dei due vincitori italiani, due artisti tedeschi trascorreranno tre mesi in Italia, all’interno del Pastificio Cerere (selezionati da un’ulteriore open call indetta dal partner tedesco).

Inoltre, alla fine del periodo di residenza, i quattro artisti avranno l’occasione di presentare i loro lavori in una mostra collettiva presso la Fondazione Pastificio Cerere.

Leggi e/o scarica il bando

Mystical light

La galleria FerrarinArte inaugura per il prossimo 8 aprile 2017 alle ore 17.30 “Mystical light“, una mostra di opere dell’artista Amedeo Sanzone.

In più occasioni l’artista ha parlato di “mistica” a proposito dei suoi lavori monocromatici, perché la mistica è l’unione dell’Uno con il Tutto. La classica metafora della goccia d’acqua che cade e si mescola con la sostanza di cui è parte, può far avvicinare ad una visione estetica complessa e fondata su una grande cultura filosofica. L’artista napoletano ha una poetica fondata sulla ricerca dell’essenza stessa dell’arte. Sa coniugare una tecnica estremamente raffinata e complessa, ad un concetto di monocromaticità che riprende la tradizione del novecento, ma la ampia in una prospettiva contemporanea. Congiungersi con il tutto: la mistica è annullamento dell’individuale nell’universale. Qualcosa che va anche alle radici della spiritualità, che non è legato ad una religione particolare, quanto piuttosto ad un sentimento dell’uomo di vincere la sua finitudine per aprirsi all’Altro in modo consapevole, felice.

Amedeo Sanzone si inserisce in una linea di lavoro che fa della ricerca in pittura un’esperienza assoluta, che pone la straordinaria capacità tecnica a confronto con una concezione contemporanea del dipingere che è fondamentalmente una condizione esistenziale. I numerosi lavori che l’artista scarta, che accantona perché non rispondono alle sue esigenze di perfezione, si può dire che sono parte integrante del suo percorso. Scartare è una delle operazioni più difficili e dolorosa per chi faticosamente costruisce un lavoro e poi è costretto dalla sua etica professionale e dalla sua poetica, ad abbandonarlo per qualche dettaglio che lui ritiene non perfettamente riuscito, particolari che probabilmente il pubblico non avrebbe nemmeno notato.

Per questo Sanzone ha costruito un suo percorso in cui progressivamente il supporto non solo accoglie degli oggetti, ma sta diventando un elemento autonomo. In particolare la scelta di usare il lexan, un materiale di grande trasparenza e durezza, su cui poi dipingere più strati di acrilico e fissativo, dà ai suoi lavori quel senso di luminosità che è fondamentale per il suo discorso. Il rapporto luce colore diventa fondante, la trasparenza del supporto e i trattamenti di colore successivi, lunghi e laboriosi, fanno sì che i suoi lavori sprigionino un’energia luminosa unica nel panorama della pittura attuale.

La mostra si avvale di un catalogo con un testo critico di Valerio Dehò. Artista e curatore saranno presenti all’inaugurazione.

FerrarinArte Via De Massari, 10
37045 Legnago VR
8 aprile 2017 – 20 maggio 2017
Inaugurazione: sabato 8 aprile 2017, alle ore 17.30
Tel. 0442 20741
info@ferrarinarte.it
www.ferrarinarte.it

Artquake: l’Arte della solidarietà. Asta finale

Il 24 agosto 2016 il centro Italia è stato colpito dal terremoto.
Inermi, ma non per questo indifferenti Lorenzo Paci, Amedeo Bartolini, Guya Bacciocchi e Caravan SetUp hanno immediatamente ripreso il progetto Artquake – ideato nel 2012 da Alberto Agazzani – e organizzato una chiamata solidale coinvolgendo artisti, galleristi, enti pubblici e privati, fondazioni, università per mobilitare l’arte della solidarietà attraverso la donazione di un’opera, per la ricostruzione nei comuni terremotati.

Monocromia modulare in blu – Dipinto di Leonardo Basile per ArtQuake

Sono state raccolte oltre 300 opere che sono state in esposizione prima alla Mole Vanvitelliana di Ancona, poi al Museo della città di Rimini affiancando ad Ascoli il progetto Cum Grano salis organizzato da ArteContemporaneaPicena. Ora, tappa conclusiva, una selezione di opere sarà in mostra presso l’Autostazione di Bologna il 7 e 8 aprile per venire battute all’asta domenica 9 aprile 2017.

Le opere, circa 80 pezzi, sono in vendita il 7 e 8 aprile al 50% del valore indicato dagli artisti e domenica 9 aprile alle ore 16.00 Roberto Milani di Casa d’aste San Lorenzo batterà all’asta le opere rimaste partendo da una base del 40% del valore indicato inizialmente.

Sempre domenica verranno anche estratti gli abbinamenti (delle opere con un valore indicato nell’atto di donazione uguale o inferiore ai 150/200 €) legati all’acquisto dei cataloghi venduti: ogni catalogo infatti è numerato.
Tutte le opere rimanenti verranno infine donate a quei comuni che hanno già cominciato ad istallare gli alloggi sostitutivi cercando di far arrivare un’opera per ogni abitazione.

Sul sito www.artquakecentroitalia.it è possibile visionare le opere a continuare a contribuire all’appello lanciato da Artquake Centro Italia a favore dei terremotati.

L’obiettivo di Artquake Centro Italia?
Contribuire alla ricostruzione. Ricostruire le città, ma anche ricomporre il tessuto culturale e artistico dei territori che una tragedia di queste dimensioni rischia di cancellare.
Tutto l’incasso delle vendite delle opere artistiche sarà devoluto direttamente ai comuni delle zone terremotate.

Il progetto Artquake: l’Arte della solidarietà è organizzato da Lorenzo Paci di Equilibriarte, Amedeo Bartolini e Guya Bacciocchi di Agenzia NFC, Arte Contemporanea Picena e Alice Zannoni e Simona Gavioli con Caravan SetUp associazione culturale in collaborazione con SetUp Contemporary Art Fair.

Artquake è Patrocinato da Regione Marche, Comune di Ancona, Comune di Ascoli Piceno, Comune di Recanati; è realizzata inoltre con il sostegno e la partecipazione del Museo Tattile Omero di Ancona, del Museo della Città di Rimini, Emilbanca, Instagramers Marche, Instagramers Italia, Casa D’Aste San Lorenzo, Culturalia, IS Gallery, Sponge Arte Contemporanea, Ask the Dusk – Dillo alla Polvere, Rai Radio Due, Radio Erre, Acusmatiq Festival Culturalia di Norma Waltmann.

 

Artquake: l’Arte della solidarietà. Asta finale
7 – 9 aprile 2017
Asta: domenica 9 aprile ore 16.00
Orario di apertura: sabato 8 aprile dalle 16.00 alle 20.00; domenica 9 aprile dalle ore 11.00 alle 20.00 e su appuntamento
Sede: Autostazione di Bologna, primo piano, Piazza XX Settembre 6, Bologna
Ingresso: gratuito
Info: info@caravan-it.com artquakecentroitalia@gmail.com
www.artquakecentroitalia.it

Metamorfosi

Scrive Simone Soldini per Metamorfosi : “Sotto l’ampio e comodo cappello di Metamorfosi abbiamo radunato sculture e installazioni scultoree di forma complessa, spesso – diciamo meglio – di forma indefinibile: aperta, frammentaria, tortuosa, organica, proliferante. Una forma in divenire, in trasformazione, estroflessa e introflessa, e che seguendo vie diverse conduce all’idea di metamorfosi.

La fonte d’ispirazione di tutte queste opere è da rintracciare nel mondo naturale, spesso in fenomeni che ne evidenziano la bizzarria, l’eccentricità, il fascino conturbante o la mostruosità. Un tempo, questi oggetti-sculture li assemblavano e conservavano in salotti principeschi, conosciuti come camere delle meraviglie. Erano lì per stupire e per incuriosire i visitatori, esibiti principalmente perché esotici e preziosi.

Metamorfosi con riferimento al mondo naturale, ma anche come sviluppo formale, o riferita al corpo umano, oppure ancora relativa alla mutazione delle cose da un materiale a un altro. Metamorfosi è quindi un titolo, un cappello, servito da stimolo; da intendere qui in un’accezione flessibile, che non osa neppure lontanamente prendere a modello, ad esempio, le indagini storiche condotte nei suoi stimolanti libri da Christa Lichtenstern, ricerche che risalgono fino alle fonti del mito classico ovidiano. Gli artisti e le opere sarebbero potuti essere centinaia; ne abbiamo riuniti 24 e distribuiti con cura negli spazi del Museo d’arte nell’intento di creare di generazione in generazione un discorso fluido e continuo.

«Avrei voluto che il mio lavoro trovasse il suo umile posto nei boschi, sulle montagne, nella natura» scrive Jean Arp. Quando si cita il termine “metamorfosi”, non si può fare a meno di pensare al surrealismo, a quello che può essere indicato come il movimento dal quale ha tratto origine in tempi moderni il principio estetico di biomorfismo, di forma organica. Quante volte incappiamo in opere di matrice surrealista che riportano nel titolo la parola “metamorfosi”? Non poche di sicuro. In sintonia con l’estetica e i principi surrealisti, Arp ha dato vita con le sue concrezioni umane a una forma in continua e imprevedibile trasformazione. Il suo era il rifiuto di un linguaggio che limitasse in qualche modo le potenzialità infinite di uno sviluppo formale. Erotique-végétale di Serge Brignoni e Unterirdische Schleife di Meret Oppenheim sono poi altre incursioni nel surrealismo, sulle tracce dell’opera metamorfica nella scultura contemporanea: da una parte (Brignoni) la manifestazione più appariscente di un trasformarsi; dall’altra invece (Oppenheim) l’idea di metamorfosi, accompagnando l’incurvarsi nella materia, non si palesa nella piccola scultura, ma viene evocata – al pari di un calembour duchampiano – solo nel titolo, lasciando intuire l’insondabilità dei percorsi sotterranei.

Scriveva il ricercatore naturalista tedesco Ernst Haeckel a cavallo tra Ottocento e Novecento: «Sia che noi ammiriamo lo splendore delle alte montagne o il mondo meraviglioso del mare, sia che osserviamo col telescopio le meraviglie infinitamente grandi del cielo stellato, o col microscopio le meraviglie ancor più sorprendenti della vita infinitamente piccola, ovunque la natura-dio ci apre una sorgente di piaceri estetici». È chiaramente la natura a ispirare nelle forme e nei colori buona parte delle installazioni in mostra. Una natura magmatica, opaca o scintillante, traboccante di energia, che l’artista esalta nel suo aspetto materico, soprattutto accentuando i valori tattili dell’opera. Un universo naturale che appare in tutto il suo splendore, la sua varietà, la sua esuberanza: in cielo fissando la trama delle costellazioni, per terra seguendo l’intricato diramarsi e intrecciarsi delle radici.

Ma è anche ovviamente la natura umana e animale a generare un processo di trasformazione. Non è raro che un artista sia attratto dal corpo umano, dai suoi organi; e che li estragga dal corpo, li esibisca nella loro nudità, li trasformi ingigantendoli o dipingendoli con tinte sgargianti. Nominiamo spessissimo le parti del nostro corpo come qualcosa che ci è familiare, ma qui stentiamo a riconoscerle o non le riconosciamo per niente; le percepiamo invece con un certo fastidio come se fossero corpi estranei a noi stessi, realtà completamente diverse da quelle che per forza di consuetudine o per senso del pudore ci ostiniamo astrattamente a pensare come qualcosa di asettico. Un salto di percezione enorme.

Poi qui metamorfosi indica anche la trasformazione della forma senza che siano lasciati punti fermi: una linea che si sviluppa liberamente e varia a ogni nostro minimo spostamento, forme che si ispirano alla natura ma che crescono indipendentemente, assumendo le sembianze di organismi paralleli ad essa, assecondando l’immaginazione. In artisti quali Tony Cragg o Jean Arp avviene un processo di astrazione, la metamorfosi si sos tanzia grazie al movimento, al ritmo e all’armonia.

A partire dal primo Novecento, la crescita esponenziale dei materiali adoperati nella scultura ha contribuito a estendere il concetto di metamorfosi. Basterebbe pensare – risalendo a tendenze storiche – alla stagione dell’informale, della land art o dell’arte cinetica. In questo senso, segnando una netta cesura con il passato, l’uso innovativo e immaginativo dei materiali nella scultura è stato alle origini di uno sviluppo straordinario anche del concetto di metamorfosi. Uno sviluppo, naturalmente, reso possibile e incanalato dai prodotti di recente tecnologia. Superfluo sottolineare come plastiche, nuovi tipi di metallo, prodotti artificiali, ognuno con le sue specifiche qualità, alimentino essi stessi un processo di trasformazione. Con i nuovi materiali, l’immaginazione dell’artista si è aperta a centottanta gradi e nel territorio della scultura c’è ora spazio per le meduse modellate con la rete per recinzioni, per le viscere plasmate con i copertoni delle ruote di veicoli, per i garofani in poliuretano.”

METAMORFOSI – Uno sguardo alla scultura contemporanea

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ReSÒNAnT Ritmi e Suoni: l’Arte ritrovata

Sabato 8 aprile 2017, alle ore 16.30, sarà inaugurata, presso il Museo Archeologico Nazionale di Locri, la mostra archeologica ReSÒNAnT Ritmi e Suoni: l’Arte ritrovata.
La mostra archeologica partita dal Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, ideata e curata dalla Direttrice del Museo con la collaborazione scientifica anche degli altri Direttori dei Musei presso cui, lungo il percorso, la stessa verrà allestita, è una mostra itinerante finalizzata ad esemplificare la politica del Polo museale della Calabria per una valorizzazione comune del patrimonio storico-archeologico del territorio calabrese.Interverranno all’iniziativa: Rossella Agostino, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Locri; Giovanni Calabrese, sindaco di Locri; Angela Acordon, direttore Polo Museale della Calabria; Salvatore Patamia, direttore Segretariato MiBACT per la Calabria; Adele Bonofiglio, direttore del Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia e del Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide di Cassano all’Ionio (Cosenza); Mirella Marra, direttore Archivio di Stato di Reggio Calabria e Rita Matrone, responsabile Sezione Archivio di Stato di Locri.

L’esposizione che nel suo percorso include reperti provenienti da scavi archeologici o da Collezioni private conservati in alcuni dei Musei calabresi, è dedicata alla cultura musicale nell’antichità, molto importante e assai praticata nel mondo classico, della quale si trovano solo pochi frammenti, spesso anche di difficile interpretazione e con tentativi di riproduzione sonora. In occasione della tappa locrese si aggiungeranno reperti provenienti dai Musei archeologici di Kaulonia e da Crotone e grazie alla collaborazione con l’Archivio di Stato di Reggio Calabria saranno esposti “figurini” raffiguranti le divise di alcune bande ottocentesche di Gerace unitamente ad alcuni documenti legati al mondo musicale di Monsignor Idelfonso Del Tufo, archivista e vescovo di Gerace nell’Ottocento.

La serata inaugurale sarà supportata da momenti musicali a cura dell’Istituto musicale Senocrito.

Mostra archeologica
ReSÒNAnT Ritmi e Suoni: l’Arte ritrovata
Museo Archeologico Nazionale di Locri
S 106 c/dA Marasà, Locri (Reggio Calabria)
8 aprile 2017 – Ore 16.30