Mystical light

La galleria FerrarinArte inaugura per il prossimo 8 aprile 2017 alle ore 17.30 “Mystical light“, una mostra di opere dell’artista Amedeo Sanzone.

In più occasioni l’artista ha parlato di “mistica” a proposito dei suoi lavori monocromatici, perché la mistica è l’unione dell’Uno con il Tutto. La classica metafora della goccia d’acqua che cade e si mescola con la sostanza di cui è parte, può far avvicinare ad una visione estetica complessa e fondata su una grande cultura filosofica. L’artista napoletano ha una poetica fondata sulla ricerca dell’essenza stessa dell’arte. Sa coniugare una tecnica estremamente raffinata e complessa, ad un concetto di monocromaticità che riprende la tradizione del novecento, ma la ampia in una prospettiva contemporanea. Congiungersi con il tutto: la mistica è annullamento dell’individuale nell’universale. Qualcosa che va anche alle radici della spiritualità, che non è legato ad una religione particolare, quanto piuttosto ad un sentimento dell’uomo di vincere la sua finitudine per aprirsi all’Altro in modo consapevole, felice.

Amedeo Sanzone si inserisce in una linea di lavoro che fa della ricerca in pittura un’esperienza assoluta, che pone la straordinaria capacità tecnica a confronto con una concezione contemporanea del dipingere che è fondamentalmente una condizione esistenziale. I numerosi lavori che l’artista scarta, che accantona perché non rispondono alle sue esigenze di perfezione, si può dire che sono parte integrante del suo percorso. Scartare è una delle operazioni più difficili e dolorosa per chi faticosamente costruisce un lavoro e poi è costretto dalla sua etica professionale e dalla sua poetica, ad abbandonarlo per qualche dettaglio che lui ritiene non perfettamente riuscito, particolari che probabilmente il pubblico non avrebbe nemmeno notato.

Per questo Sanzone ha costruito un suo percorso in cui progressivamente il supporto non solo accoglie degli oggetti, ma sta diventando un elemento autonomo. In particolare la scelta di usare il lexan, un materiale di grande trasparenza e durezza, su cui poi dipingere più strati di acrilico e fissativo, dà ai suoi lavori quel senso di luminosità che è fondamentale per il suo discorso. Il rapporto luce colore diventa fondante, la trasparenza del supporto e i trattamenti di colore successivi, lunghi e laboriosi, fanno sì che i suoi lavori sprigionino un’energia luminosa unica nel panorama della pittura attuale.

La mostra si avvale di un catalogo con un testo critico di Valerio Dehò. Artista e curatore saranno presenti all’inaugurazione.

FerrarinArte Via De Massari, 10
37045 Legnago VR
8 aprile 2017 – 20 maggio 2017
Inaugurazione: sabato 8 aprile 2017, alle ore 17.30
Tel. 0442 20741
info@ferrarinarte.it
www.ferrarinarte.it

Artquake: l’Arte della solidarietà. Asta finale

Il 24 agosto 2016 il centro Italia è stato colpito dal terremoto.
Inermi, ma non per questo indifferenti Lorenzo Paci, Amedeo Bartolini, Guya Bacciocchi e Caravan SetUp hanno immediatamente ripreso il progetto Artquake – ideato nel 2012 da Alberto Agazzani – e organizzato una chiamata solidale coinvolgendo artisti, galleristi, enti pubblici e privati, fondazioni, università per mobilitare l’arte della solidarietà attraverso la donazione di un’opera, per la ricostruzione nei comuni terremotati.

Monocromia modulare in blu – Dipinto di Leonardo Basile per ArtQuake

Sono state raccolte oltre 300 opere che sono state in esposizione prima alla Mole Vanvitelliana di Ancona, poi al Museo della città di Rimini affiancando ad Ascoli il progetto Cum Grano salis organizzato da ArteContemporaneaPicena. Ora, tappa conclusiva, una selezione di opere sarà in mostra presso l’Autostazione di Bologna il 7 e 8 aprile per venire battute all’asta domenica 9 aprile 2017.

Le opere, circa 80 pezzi, sono in vendita il 7 e 8 aprile al 50% del valore indicato dagli artisti e domenica 9 aprile alle ore 16.00 Roberto Milani di Casa d’aste San Lorenzo batterà all’asta le opere rimaste partendo da una base del 40% del valore indicato inizialmente.

Sempre domenica verranno anche estratti gli abbinamenti (delle opere con un valore indicato nell’atto di donazione uguale o inferiore ai 150/200 €) legati all’acquisto dei cataloghi venduti: ogni catalogo infatti è numerato.
Tutte le opere rimanenti verranno infine donate a quei comuni che hanno già cominciato ad istallare gli alloggi sostitutivi cercando di far arrivare un’opera per ogni abitazione.

Sul sito www.artquakecentroitalia.it è possibile visionare le opere a continuare a contribuire all’appello lanciato da Artquake Centro Italia a favore dei terremotati.

L’obiettivo di Artquake Centro Italia?
Contribuire alla ricostruzione. Ricostruire le città, ma anche ricomporre il tessuto culturale e artistico dei territori che una tragedia di queste dimensioni rischia di cancellare.
Tutto l’incasso delle vendite delle opere artistiche sarà devoluto direttamente ai comuni delle zone terremotate.

Il progetto Artquake: l’Arte della solidarietà è organizzato da Lorenzo Paci di Equilibriarte, Amedeo Bartolini e Guya Bacciocchi di Agenzia NFC, Arte Contemporanea Picena e Alice Zannoni e Simona Gavioli con Caravan SetUp associazione culturale in collaborazione con SetUp Contemporary Art Fair.

Artquake è Patrocinato da Regione Marche, Comune di Ancona, Comune di Ascoli Piceno, Comune di Recanati; è realizzata inoltre con il sostegno e la partecipazione del Museo Tattile Omero di Ancona, del Museo della Città di Rimini, Emilbanca, Instagramers Marche, Instagramers Italia, Casa D’Aste San Lorenzo, Culturalia, IS Gallery, Sponge Arte Contemporanea, Ask the Dusk – Dillo alla Polvere, Rai Radio Due, Radio Erre, Acusmatiq Festival Culturalia di Norma Waltmann.

 

Artquake: l’Arte della solidarietà. Asta finale
7 – 9 aprile 2017
Asta: domenica 9 aprile ore 16.00
Orario di apertura: sabato 8 aprile dalle 16.00 alle 20.00; domenica 9 aprile dalle ore 11.00 alle 20.00 e su appuntamento
Sede: Autostazione di Bologna, primo piano, Piazza XX Settembre 6, Bologna
Ingresso: gratuito
Info: info@caravan-it.com artquakecentroitalia@gmail.com
www.artquakecentroitalia.it

Metamorfosi

Scrive Simone Soldini per Metamorfosi : “Sotto l’ampio e comodo cappello di Metamorfosi abbiamo radunato sculture e installazioni scultoree di forma complessa, spesso – diciamo meglio – di forma indefinibile: aperta, frammentaria, tortuosa, organica, proliferante. Una forma in divenire, in trasformazione, estroflessa e introflessa, e che seguendo vie diverse conduce all’idea di metamorfosi.

La fonte d’ispirazione di tutte queste opere è da rintracciare nel mondo naturale, spesso in fenomeni che ne evidenziano la bizzarria, l’eccentricità, il fascino conturbante o la mostruosità. Un tempo, questi oggetti-sculture li assemblavano e conservavano in salotti principeschi, conosciuti come camere delle meraviglie. Erano lì per stupire e per incuriosire i visitatori, esibiti principalmente perché esotici e preziosi.

Metamorfosi con riferimento al mondo naturale, ma anche come sviluppo formale, o riferita al corpo umano, oppure ancora relativa alla mutazione delle cose da un materiale a un altro. Metamorfosi è quindi un titolo, un cappello, servito da stimolo; da intendere qui in un’accezione flessibile, che non osa neppure lontanamente prendere a modello, ad esempio, le indagini storiche condotte nei suoi stimolanti libri da Christa Lichtenstern, ricerche che risalgono fino alle fonti del mito classico ovidiano. Gli artisti e le opere sarebbero potuti essere centinaia; ne abbiamo riuniti 24 e distribuiti con cura negli spazi del Museo d’arte nell’intento di creare di generazione in generazione un discorso fluido e continuo.

«Avrei voluto che il mio lavoro trovasse il suo umile posto nei boschi, sulle montagne, nella natura» scrive Jean Arp. Quando si cita il termine “metamorfosi”, non si può fare a meno di pensare al surrealismo, a quello che può essere indicato come il movimento dal quale ha tratto origine in tempi moderni il principio estetico di biomorfismo, di forma organica. Quante volte incappiamo in opere di matrice surrealista che riportano nel titolo la parola “metamorfosi”? Non poche di sicuro. In sintonia con l’estetica e i principi surrealisti, Arp ha dato vita con le sue concrezioni umane a una forma in continua e imprevedibile trasformazione. Il suo era il rifiuto di un linguaggio che limitasse in qualche modo le potenzialità infinite di uno sviluppo formale. Erotique-végétale di Serge Brignoni e Unterirdische Schleife di Meret Oppenheim sono poi altre incursioni nel surrealismo, sulle tracce dell’opera metamorfica nella scultura contemporanea: da una parte (Brignoni) la manifestazione più appariscente di un trasformarsi; dall’altra invece (Oppenheim) l’idea di metamorfosi, accompagnando l’incurvarsi nella materia, non si palesa nella piccola scultura, ma viene evocata – al pari di un calembour duchampiano – solo nel titolo, lasciando intuire l’insondabilità dei percorsi sotterranei.

Scriveva il ricercatore naturalista tedesco Ernst Haeckel a cavallo tra Ottocento e Novecento: «Sia che noi ammiriamo lo splendore delle alte montagne o il mondo meraviglioso del mare, sia che osserviamo col telescopio le meraviglie infinitamente grandi del cielo stellato, o col microscopio le meraviglie ancor più sorprendenti della vita infinitamente piccola, ovunque la natura-dio ci apre una sorgente di piaceri estetici». È chiaramente la natura a ispirare nelle forme e nei colori buona parte delle installazioni in mostra. Una natura magmatica, opaca o scintillante, traboccante di energia, che l’artista esalta nel suo aspetto materico, soprattutto accentuando i valori tattili dell’opera. Un universo naturale che appare in tutto il suo splendore, la sua varietà, la sua esuberanza: in cielo fissando la trama delle costellazioni, per terra seguendo l’intricato diramarsi e intrecciarsi delle radici.

Ma è anche ovviamente la natura umana e animale a generare un processo di trasformazione. Non è raro che un artista sia attratto dal corpo umano, dai suoi organi; e che li estragga dal corpo, li esibisca nella loro nudità, li trasformi ingigantendoli o dipingendoli con tinte sgargianti. Nominiamo spessissimo le parti del nostro corpo come qualcosa che ci è familiare, ma qui stentiamo a riconoscerle o non le riconosciamo per niente; le percepiamo invece con un certo fastidio come se fossero corpi estranei a noi stessi, realtà completamente diverse da quelle che per forza di consuetudine o per senso del pudore ci ostiniamo astrattamente a pensare come qualcosa di asettico. Un salto di percezione enorme.

Poi qui metamorfosi indica anche la trasformazione della forma senza che siano lasciati punti fermi: una linea che si sviluppa liberamente e varia a ogni nostro minimo spostamento, forme che si ispirano alla natura ma che crescono indipendentemente, assumendo le sembianze di organismi paralleli ad essa, assecondando l’immaginazione. In artisti quali Tony Cragg o Jean Arp avviene un processo di astrazione, la metamorfosi si sos tanzia grazie al movimento, al ritmo e all’armonia.

A partire dal primo Novecento, la crescita esponenziale dei materiali adoperati nella scultura ha contribuito a estendere il concetto di metamorfosi. Basterebbe pensare – risalendo a tendenze storiche – alla stagione dell’informale, della land art o dell’arte cinetica. In questo senso, segnando una netta cesura con il passato, l’uso innovativo e immaginativo dei materiali nella scultura è stato alle origini di uno sviluppo straordinario anche del concetto di metamorfosi. Uno sviluppo, naturalmente, reso possibile e incanalato dai prodotti di recente tecnologia. Superfluo sottolineare come plastiche, nuovi tipi di metallo, prodotti artificiali, ognuno con le sue specifiche qualità, alimentino essi stessi un processo di trasformazione. Con i nuovi materiali, l’immaginazione dell’artista si è aperta a centottanta gradi e nel territorio della scultura c’è ora spazio per le meduse modellate con la rete per recinzioni, per le viscere plasmate con i copertoni delle ruote di veicoli, per i garofani in poliuretano.”

METAMORFOSI – Uno sguardo alla scultura contemporanea

www.mendrisio.ch/museo

museo@mendrisio.ch tel. +41. 058.688.33.50

 

ReSÒNAnT Ritmi e Suoni: l’Arte ritrovata

Sabato 8 aprile 2017, alle ore 16.30, sarà inaugurata, presso il Museo Archeologico Nazionale di Locri, la mostra archeologica ReSÒNAnT Ritmi e Suoni: l’Arte ritrovata.
La mostra archeologica partita dal Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, ideata e curata dalla Direttrice del Museo con la collaborazione scientifica anche degli altri Direttori dei Musei presso cui, lungo il percorso, la stessa verrà allestita, è una mostra itinerante finalizzata ad esemplificare la politica del Polo museale della Calabria per una valorizzazione comune del patrimonio storico-archeologico del territorio calabrese.Interverranno all’iniziativa: Rossella Agostino, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Locri; Giovanni Calabrese, sindaco di Locri; Angela Acordon, direttore Polo Museale della Calabria; Salvatore Patamia, direttore Segretariato MiBACT per la Calabria; Adele Bonofiglio, direttore del Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia e del Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide di Cassano all’Ionio (Cosenza); Mirella Marra, direttore Archivio di Stato di Reggio Calabria e Rita Matrone, responsabile Sezione Archivio di Stato di Locri.

L’esposizione che nel suo percorso include reperti provenienti da scavi archeologici o da Collezioni private conservati in alcuni dei Musei calabresi, è dedicata alla cultura musicale nell’antichità, molto importante e assai praticata nel mondo classico, della quale si trovano solo pochi frammenti, spesso anche di difficile interpretazione e con tentativi di riproduzione sonora. In occasione della tappa locrese si aggiungeranno reperti provenienti dai Musei archeologici di Kaulonia e da Crotone e grazie alla collaborazione con l’Archivio di Stato di Reggio Calabria saranno esposti “figurini” raffiguranti le divise di alcune bande ottocentesche di Gerace unitamente ad alcuni documenti legati al mondo musicale di Monsignor Idelfonso Del Tufo, archivista e vescovo di Gerace nell’Ottocento.

La serata inaugurale sarà supportata da momenti musicali a cura dell’Istituto musicale Senocrito.

Mostra archeologica
ReSÒNAnT Ritmi e Suoni: l’Arte ritrovata
Museo Archeologico Nazionale di Locri
S 106 c/dA Marasà, Locri (Reggio Calabria)
8 aprile 2017 – Ore 16.30

Fotografi per pura passione

Il MAXXI aderisce anche quest’anno all’iniziativa di Save the ChildrenIlluminiamo il futuro. Insieme per sconfiggere la povertà educativa in Italia” proponendo il workshop di coesione sociale Fotografi per pura passione.
La attività del workshop, avviate lo scorso primo marzo, ha visto coinvolti Mohamed Keita, Morteza Khaleghi e Loni Mestrji, tre giovani artisti provenienti da Costa d’Avorio, Afghanistan e Albania, ormai avviati a un percorso di integrazione attraverso l’esperienza della cultura, nel campo della fotografia, del video e delle arti visive. Con loro un gruppo di minori non accompagnati del centro CivicoZero e un gruppo di studenti del Liceo Tasso di Roma.
 
I ragazzi si sono confrontati sulla mostra di fotografia di Letizia Battaglia Per Pura Passione e in particolare gli scatti che ritraggono i bambini della città di Palermo che sono diventati spunto per le riflessioni di ognuno sulla condizione dell’infanzia e sul ruolo della donna nei paesi di origine dei ragazzi.
Il momento conclusivo delle attività sarà occasione di incontro e scambio anche con i visitatori del museo.Fotografi Per Pura Passione
mercoledì 5 aprile 2017, 16:30 – 18:30
Partecipazione libera con il biglietto di ingresso al museo

MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo – Via Guido Reni 4A – 00196 Roma – © 2002 – 2017 Fondazione MAXXI

Il senso segreto della natura. Takako Hirai

L’Associazione Giardini e Dintorni, nell’ambito della manifestazione Meraviglie segrete. Giardini aperti nel territorio ravennate, in collaborazione con il Museo d’Arte della città, presenta la mostra “Il senso segreto della natura. Takako Hirai” a cura di Linda Knifftz, dal 6 al 14 maggio 2017.

Takako Hirai è un’artista giapponese nata a Kumamoto nel 1975. Si è laureata in pittura alla Hiroshima City University, e in seguito ha deciso di apprendere la tecnica musiva venendo a Ravenna. La conoscenza approfondita di entrambi i linguaggi artistici, e del disegno, fa sì che Takako approcci il tema che più d’ogni altro la coinvolge il rapporto fra l’uomo e la natura con una sensibilità insieme formale (quale ricava dalla tradizione artistica del suo Paese), coloristica e materica.

Ma tutto nel segno d’una poetica sobria, asciutta, che nell’osservazione attenta e partecipe del dato naturale e nella sua elaborazione evocativa, ma sempre concentrata al massimo, trova la sua cifra. I suoi lavori sono pensieri che rivolge a sé stessa, usando pochi materiali, quasi solo materiali naturali, che compone da virtuosa. A volte nasconde una figura umana nelle sue opere, ma in maniera non perfettamente criptica: Takako desidera in realtà che essa venga cercata e infine scoperta da noi, che siamo invitati a percorrere insieme a lei il suo cammino nel gran bosco della Natura.

Ugualmente nasconde i suoi sentimenti in una rappresentazione naturalistica accurata, che rimanda a un universo interiore segreto e malinconico dove possa sentirsi riparata, al sicuro, sperando però che i suoi segreti vengano disvelati, in una contraddizione palese e feconda. Il suo rapporto con la natura è costante, in senso fisiologico e istintivo, ma con una connotazione introspettiva di carattere più etico che psicologico.

Scrive: “Io sono un essere della natura. Come devo vivere?

Orari mostra: da martedì a domenica: 9-18; chiuso lunedì e domenica
Ingresso: libero

 

Ufficio relazioni esterne e promozione 

Nada Mamish – Francesca Boschetti
via di Roma 13
48121 Ravenna
tel. 0544  482017

Terzo Educational Day

Domenica 9 aprile 22 musei AMACI aprono le loro porte per il terzo Educational Day, una giornata di attività gratuite – a cura dei Dipartimenti Educativi dei Musei associati e promossa dall’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani con il supporto di BNL Gruppo BNP Paribas in qualità di Main Partner – interamente dedicata ad avvicinare il pubblico dell’arte contemporanea e le famiglie al museo.

Per questa terza edizione i direttori dei musei della rete AMACI hanno deciso di affidare all’artista Matteo Rubbi la realizzazione di un progetto inedito, appositamente per l’iniziativa.

Le Isole Fantastiche è “un inaspettato giro del mondo solcando mari, esplorando isole, immaginando nuove culture”. Il progetto si sviluppa in due momenti differenti ma connessi tra loro: il primo consiste in una serie di workshop, dedicati ai ragazzi del quarto e quinto anno della scuola primaria e del primo e secondo anno della scuola secondaria di primo grado. I laboratori si svolgeranno dal 3 al 7 aprile 2017 in occasione della quarta edizione del Festival della Cultura Creativa, ideato da ABI – Associazione Bancaria Italiana e a cui aderisce BNL, Main Partner dell’Educational Day, con la collaborazione di AMACI. Attraverso un video tutorial i partecipanti verranno invitati e stimolati da Matteo Rubbi a immaginare la propria isola, a tracciarne la forma e i confini, raffigurandone la morfologia, il clima, la biodiversità e attribuendole un nome, frutto della fantasia e della creatività di ciascun partecipante. Le isole, ripensate nel loro insieme e nel loro reciproco rapporto, costituiranno la base per la creazione di un arcipelago-classe: un sistema unico e irripetibile. L’insieme degli arcipelaghi darà vita a una nuova e inedita “mappa del mondo”, che verrà messa a disposizone del pubblico del museo durante l’Educational Day.

Nella giornata di domenica 9 aprile adulti, bambini e famiglie saranno infatti invitati a costruire e dare forma alle isole fantastiche ideate dai ragazzi, cercando di riprodurne fedelmente la forma, i colori, gli angoli caratteristici e gli animali più rappresentativi: le isole create durante i laboratori diventerrano quindi traccia e insieme istruzione per la realizzazione a tre dimensioni delle isole che saranno plasmate e modellate con plastilina colorata, messa a disposizione del pubblico. Adulti e bambini non solo diventeranno protagonisti attivi del processo di costruzione dell’isola, ma anche interpreti della volontà creativa degli ideatori.

Le Isole Fantastiche invita il pubblico a una riflessione sulla natura dell’isola, che per sua stessa definizione risulta essere un’entità distinta dalle altre, separata dal mare e sempre diversa. La morfologia del suo territorio è irripetibile, così come lo sono i suoi edifici e abitanti. Le isole, tuttavia, costituiscono spesso un arcipelago, un insieme limitato nello spazio che, diversamente da quanto suggerisce la definizione di isola, apre la strada a una possibilità di rapporto, di confronto, di dialogo e di vicinanza, non solo fisica, ma spesso anche di condivisione di caratteristiche comuni. Questa stessa interazione, rappresentata simbolicamente attraverso il sistema delle isole può essere ripensata anche in riferimento a un gruppo di persone, di ragazzi chiamati a immaginare insieme qualcosa, a un gruppo di visitatori che prendono parte a un progetto, ma anche alla relazione che intercorre tra i musei e il loro pubblico.

L’Educational Day rimette, dunque, al centro la funzione educativa dei musei, in particolare d’arte contemporanea, e il loro imprescindibile legame con il territorio cui fanno riferimento, ribadendo che non sono asettici contenitori di oggetti, bensì luoghi vivi, aperti, inclusivi, che hanno un’importante responsabilità sociale nei confronti delle loro comunità di appartenenza. I musei sono, e possono diventare sempre di più, centri di formazione permanente, luoghi di scambio e di crescita, laboratori per lo sviluppo del pensiero critico, piattaforme educative per l’inclusione sociale e l’integrazione culturale. E l’Educational Day serve a ribadire che per poter esercitare questa fondamentale funzione sociale, che è sempre parte integrante della loro missione istituzionale e del loro progetto culturale, i musei devono sapersi porre in una posizione aperta, di ascolto, nei confronti delle loro comunità e del loro pubblico, anche potenziale, interrogandosi continuamente sul proprio ruolo e trovando modalità sempre nuove di interagire efficacemente con l’attualità, sempre più complessa e dinamica. In questa direzione i musei d’arte contemporanea per loro natura possono svolgere un ruolo sociale importante, e hanno il dovere di farlo, offrendosi come terreno di sperimentazione per nuove forme di cittadinanza culturale, promuovendo e sostenendo coesione sociale e appartenenze territoriali, rendendo il proprio pubblico motore di processi innovativi, dove le persone diventino protagoniste della creazione e diffusione di un nuovo modo di pensare, vivere e diffondere la cultura.

Tutte le attività organizzate in occasione dell’Educational Day sono gratuite.

La terza edizione dell’Educational Day promossa da AMACI è realizzata con il sostegno del MiBACT – Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane e Direzione Generale Educazione e Ricerca e con il patrocinio della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, dell’UPI – Unione Province d’Italia, dell’ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani e di ICOM Italia.

Donatella Airoldi per Chimere

Scrive Donatella Airoldi : “Chimere è realizzare spregiudicatamente senza colpo ferire ogni possibile creazione, dove non sussistono più regole o ortodossie, ma solo l’esaltante ordine di assemblaggi bizzarri e strani, saturi di senso e incapaci di avere ragione.

Non solo mostri e creature anomale: puoi scoprire che la materia può essere plurivocamente cangiante, la scopri magari di un timido colore, ma osservandola fino in fondo saprai che quello che vedi non è realtà proponibile ma solo un innesto irriverente in un artefatto conforto sensoriale.

Agio pensare che tutto abbia una logica didascalica con varianti nebulose, sacrificata a una sola visione, di fatto ogni disponibilità stravede nei particolari disorientanti e fa orrore rimpinguare i soliti oggetti riconoscibili stravolgendo il loro finto destino in disdicevoli sapori che assiepano verdesche e fragole, magari incuneate ancora nella terra, al sapore di supplenti connubi fruscianti.

È bene scoprire che le imperfezioni sono gemme aurifere che s’installano in sistemi ambigui e che, non riuscendo a capire ragione e stato, aspettano l’impulso assordante per assorbire e tramutarsi in scelta di stile. Ogni cosa deve seguire una logica, la razionalità ha piena ragione d’esistere, ma l’arte conficca la propria lama nelle ‘stupidita’ della ragione e si fa provocatorio svestimento. Quante diversità esistono, quanti inusitati saperi possono creare dimore sconosciute e infinite sollecitudini, strabordanti dai soliti chiusi sistemi empirici! Non esiste una sola sviscerata verità, gli artisti spillano nel loro senso indagativo e si scontrano implacabili con tutte le univocità, spaziano in ambienti clandestini e scovano la diversità come elemento primario di specie dove ogni cosa standard non ha più ambito e visuale. La normalizzazione è una perdente strada dove ogni possibilità creativa rimane intubata in liquidi biancastri lasciati irrisolti e imbottigliati alla radice.

L’arte ha una possibilità di fuga da questa straripante modalità di sottospecie visiva: creare l’impossibile nella palpebra visiva, far percepire che i dati forniti da ogni ipotesi sono molteplici e le possibilità risolutive innumerevoli.

Chimere sono gli oggetti di questa mostra, inafferrabili, capaci di più forze e per questo indomabili. L’arte come visione ed espressione chimerica di ogni perplessità, prosciolta da ogni imbrigliamento.
Stravolgere il senso delle cose e ricrearle in un inusitato linguaggio euritmico che sbeffeggia la semplicità lanciando moniti severi o ridendo ingordo d’ironia; passaggi surreali, riconosci l’oggetto d’uso e scopri che l’immenso possibile è trasferibile in forme lateralmente dislocate e incontrovertibilmente utilizzabili.

Spaziare e ritrovare in gorgoglii di tempi scaduti la spinta per riuscire e soddisfare ogni piacere inamidato in simposi pomposi e ribattere l’assurda imperfezione in sublimi estroflessioni che guadagnano ogni scarno sguardo. Chimere.”

 

Chimere – Opere tra arte, uso e design
Quintocortile – viale Bligny 42 – 20136 Milano
3 – 13 aprile 2017

Spontaneo quotidiano

Presso lo Spazio Espositivo della Farmacia Meltias di Conselve (Padova) continuano gli appuntamenti con l’arte a cadenza mensile. Dall’8 aprile al 6 maggio sarà protagonista l’arte della ceramica contemporanea con i preziosi oggetti d’uso quotidiano nati dall’immaginazione della padovana Daniela Barone.

Curata da Sonia Strukul, con il patrocinio della Città di Conselve, la mostra “Spontaneo quotidiano” sarà inaugurata sabato 8 aprile alle ore 18.00. La mostra è visitabile da lunedì a sabato con orario 8.30-12.45 e 15.30-19.45. Ingresso libero.

Daniela Barone crea i suoi oggetti a mano, sperimenta e azzarda per creare pezzi unici e non ripetibili. Creati con le argille, come terraglie, grès, porcellana, terra refrattaria e semi-refrattaria, e decorati con smalti, ossidi e cristallina colorata, i suoi vasi aggrovigliati sono diventati pezzi unici da collezione. «Questa materia è libera di porsi limiti, per ridefinirli quando è ora di cambiare – spiega Daniela Barone – Con la ceramica è possibile seguire l’istinto: questi oggetti d’arte sono in continua mutazione perché nel formarli mi lascio trasportare dalle loro metamorfosi».

La ceramica contemporanea italiana è ricca sia nel numero di artisti che nelle diversità espressive e rappresenta una fusione unica fra grande tradizione e una moderna interpretazione dell’arte. Nel ceramista-artista c’è unità di disegno e di esecuzione, cooperazione tra mani e personalità: designer e artigiano sono la stessa persona. I vasi “Fascia” di Daniela Barone sono sintesi di tecnica e pensiero poetico-intuitivo, come dice l’artista: “Per me la cosa importante è vivere la bellezza nella vita quotidiana” ed è in questo momento che l’arte dell’uomo viene investita di un più ricco significato.

Daniela Barone si è avvicinata al mondo della ceramica più di vent’anni fa, lavorando all’interno di un laboratorio creativo legato al sociale. È partita senza seguire una scuola di pensiero predefinita, ma orientandosi esclusivamente su intuizioni ed ispirazioni del momento. Poco per volta ha appreso le varie tecniche sperimentandosi, con successi e disastrosi fallimenti. Successivamente ha partecipato a diversi corsi di forgiatura e smaltatura a Nove, Faenza e anche a Padova affinando alcune nuove tecniche, che nel tempo ha rielaborato fino a renderle proprie. Da dieci anni con impegno costante lavora nel proprio laboratorio.

Presso lo Spazio Espositivo della Farmacia Meltias di Conselve (Padova) continuano le mostre a cadenza mensile a cura di Sonia Strukul. Un’opportunità per far conoscere e promuovere non solo artisti, ma anche artigiani, designer e orafi del territorio. L’artigianalità e l’inventiva italiana sono un’eccellenza apprezzata in tutto il mondo che va riconosciuta e preservata.

Grazie alla lungimiranza di imprenditori come i due fondatori del gruppo Meltias, il dott. Lucio Merlo e del dott. Roberto Sannito, dal 2014 è stato creato uno spazio dedicato ad eventi culturali e formativi, mirati alla divulgazione delle varie sfaccettature del mondo artistico e culturale. Un nuovo concetto di Farmacia come luogo di benessere sia fisico che emotivo; un insieme di spazi, professionisti, servizi e prodotti d’eccellenza che propongono un approccio olistico al benessere dei propri clienti. Arte come conforto dell’anima, messaggio salvifico per la cura del corpo e della mente.

SPONTANEO QUOTIDIANO / Daniela Barone
a cura di Sonia Strukul
Spazio Espositivo Farmacia MELTIAS
Via Vittorio Emanuele II, 21 – Conselve (Padova)
dall’8 aprile al 6 maggio 2017
vernissage sabato 8 aprile ore 18.00

Orari di apertura:
da lunedì a sabato ore 8.30-12.45 e 15.30-19.45
Ingresso libero

Per informazioni:
Farmacia Meltias Conselve
Tel. 049 5384165
www.farmaciemeltias.it
conselve@farmaciemeltias.it

Per informazioni sulle opere esposte:

Daniela Barone
barone.daniela@email.it
www.dibaroneceramicheartistiche.it
Sonia Strukul
Tel. 392 4541345
strukulsonia@alice.it

Les Sculptures Utilitaires di Pierre Cardin

“I miei mobili sono sculture. Mi piace lavorare come uno scultore, è la mia vita, la mia passione, la mia felicità e la mia gioia. La ragione del mio lavoro.” Pierre Cardin

In occasione del Salone del Mobile 2017, la Galleria Carla Sozzani presenta Pierre Cardin. Les Sculptures Utilitaires.
La mostra rende omaggio a Pierre Cardin, straordinario precursore di forme e idee attraverso i progetti di design che negli anni Settanta hanno definito la visione del grande couturier.

Le “Sculptures Utilitaires” sono arredi e luci in cui Pierre Cardin, lo scultore della moda, traduce le sue figure geometriche, i tagli simmetrici, le curve, nell’arredo quotidiano. «Ragiono come uno scultore, creo una forma. È un procedimento per cui ciò che conta è la creazione di una linea che non c’era prima. E che è destinata a durare».

Da questo percorso nascono forme futuristiche che conciliano le tecniche della lacca tradizionale e dell’ebanisteria con le geometrie elementari. L’intuizione innovativa di Pierre Cardin diventa struttura e componente estetica.

Dice Pierre Cardin: «Volevo dar forma a mobili come a sculture da poter guardare da diverse angolazioni come i corpi che vesto».

Mobili spaziali, lampade lunari, oggetti funzionali come armadi, cassettiere, scaffali, sono progettati da più prospettive e la loro funzionalità viene quasi nascosta dalla superficie laccata.
Con le parole di Maurice Rheims de l’Académie française «Una vera evoluzione si verifica nel design di Pierre Cardin, là dove l’idea di un mobile dà luogo a un’immagine scolpita. Di rado nelle arti decorative abbiamo potuto percepire come l’artigiano fosse toccato dalla grazia».

Pierre Cardin, 1922, di origine italiana e di formazione francese, è stato il primo designer a creare il prêt-à-porter nel 1959 sfilando dai grandi magazzini Printemps; il primo a creare la collezione moda per l’uomo nel 1960; il primo ad andare in Giappone, in Cina e in Russia aprendo boutiques; il primo ad applicare le licenze nella distribuzione di prodotti che non fossero solo abbigliamento, il primo ad allestire mostre e il primo a vestire ogni ambito del vivere, dagli occhiali ai ristoranti, dalle navi agli aerei.

Profondamente attratto dal mondo del teatro e del cinema, Cardin ha lavorato con Jean Cocteau e Jeanne Moreau, fino ad aprire nel 1970 a Parigi, l’Espace Pierre Cardin, dedicato al teatro, al cinema e alla danza, e a fondare nel 2000 il Festival Château Lacoste in Provenza.
Nel 2006 ha disegnato le coreografie di Marco Polo per l’Opera di Pechino. Nel giugno 2016 Pierre Cardin ha prodotto Dorian Gray al Teatro La Fenice di Venezia e ha disegnato i costumi. Nel novembre dello stesso anno ha luogo la sfilata Pierre Cardin per settanta anni di Design all’Institut de France a Parigi. Nella primavera 2017 presenterà il libro «Seventy Years of Design» di Jean-Pascal Hesse, Assouline editore.
Tra i molteplici riconoscimenti, i tre Gold Thimbles dalla Haute-Couture di Francia nel 1977, 1979, 1982; la Legione d’onore nel 1982, la nomina ad Ambasciatore Onorario dall’Unesco nel 1991 e a Membro dell’Académie des Beaux Arts nel 1992, Goodwill Ambassador FAO nel 2009, il Legend Award della città di New York nel 2010, il Leone d’Oro della Regione Veneto nel 2012, l’ Ordine dell’Amicizia della Federazione Russa nel 2014.

Lisette Model

Il Centro Phos presenta una mostra di Lisette Model (Vienna 1901 – New York 1983), fotografa americana di origine austriaca, conosciuta per le sue immagini “street” assolutamente non convenzionali e per i suoi ritratti assurdamente spontanei, immagini che le garantirono un’enorme fama. Non solo artista ma anche insegnante e fonte d’ispirazione per una vasta generazione di giovani fotografi, tra i quali Diane Arbus.

Tra le sue serie di ritratti, la sorprendente “Promenade des Anglais”, ambientata nella strada che percorre il lungomare di Nizza, fu realizzata nel 1934 e si impone per lo stile unico e diretto, attento alla posizione del corpo e ai gesti rivelatori di un preciso status sociale. Si tratta spesso di ritratti della classe locale agiata, ritratti che caratterizzeranno lo stile inconfondibile di Lisette: primi piani spassionati, esposizioni di vanità, insicurezza e solitudine, ottenuti allargando e tagliando i negativi in camera oscura.

Dopo il periodo francese, fu la Grande Mela a ispirarla. Qui realizzerà alcune delle sue serie più famose, in primis “Reflections”. Gli scatti catturano la multi-dimensionalità della città, riflessa nelle vetrine dei negozi, spesso lungo la Fifth-Avenue. Lisette passa molto del suo tempo anche nei semplici caffè della Lower East Side, dove elabora la serie che potremmo definire più libera, “Running Legs”, nella quale fornisce una straordinaria visione della città, catturandone il ritmo freneticamente “malato”.

Lavora con neri profondi, senza mai rinunciare ai dettagli e sviluppando un realismo intransigente, mai compiacente. Si sofferma sulle rughe di una donna truccata sotto il suo cappellino, su delle mani deformate e piene di anelli o sulla fragilità di un corpo che si rivela sotto l’apparenza del vestito.

Lisette Model si è guadagnata un ruolo di spicco nella cosiddetta Street Photo della scena newyorchese degli anni ’40. Ha inaugurato uno stile fotografico immediato e spontaneo, volto a immortalare una realtà in perenne mutamento, realizzando una galleria di ritratti grotteschi ma carichi di umanità.

“I just picked up a camera without any kind of ambition to be good or bad. And especially without any ambition to make a living… My whole freedom working in photography comes because I say to myself, “Let’s see what is going on in this world. Let’s find out. How do these people look?” L. Model.

Mostra in collaborazione con Mc2Gallery

Lisette Model
PHOS TORINO
Torino – dal 4 aprile al 10 maggio 2017
Via Giovanni Battista Vico 1 (10128)
Torino
phos@phosfotografia.it
www.phosfotografia.it

Dieci anni e ottantasette giorni

“Se ho paura del mio futuro? Il mio futuro consiste in sette giorni da quando avrò finito di scrivere questa lettera.Arnold Prieto, dall’intervista di Hamilton Nolan – braccio della morte – Texas, 2015

Contrasto pubblica Dieci anni e ottantasette giorni, il libro di Luisa Menazzi Moretti che documenta con le fotografie il tempo sospeso di coloro che attendono la morte nelle carceri americane. Dieci anni e ottantasette giorni non è soltanto il titolo di un libro, è innanzitutto la durata del tempo che un condannato a morte aspetta, in media, tra l’emanazione della sentenza e l’esecuzione della condanna.

Luisa Menazzi Moretti ha vissuto per molti anni in Texas, e ancora oggi trascorre lunghi periodi a quaranta miglia da Huntsville, città tristemente nota per il braccio della morte. Il Texas è infatti lo Stato USA che detiene il primo posto per le esecuzioni capitali tra tutte le nazioni democratiche del mondo occidentale.

Le immagini di Luisa Menazzi Moretti sono accompagnate dalle parole dei condannati a morte: lettere, pagine di diario, interviste. Parole e riflessioni che sono rivolte innanzitutto a chi resta, ai familiari di chi è stato giustiziato, non sempre perché colpevole. Le fotografie di questo libro costituiscono il racconto del periodo di solitudine che vivono i condannati: 3.737 giorni in cui i detenuti versano in condizioni di totale isolamento, con una finestra sul mondo costituita soltanto da una radiolina da tavolo, pochi libri, gli atti legali che li riguardano. Dieci anni e ottantasette giorni che possono diventare talvolta quindici, venti anni. Luisa Menazzi Moretti non commenta e non interpreta questo tempo: documenta le esistenze di queste persone diventate ormai “morti viventi”, lasciando la parola a loro, tra le ultime dichiarazioni prima dell’esecuzione e i tentativi di dimostrare una condanna talvolta ingiusta.

Dieci anni e ottantasette giorni non è un libro sulla crudeltà della pena capitale: è il racconto di un’estenuante attesa, tra angosce e tormenti interiori, con la certezza di un punto d’arrivo ben definito e il tentativo di prepararsi ad esso.

 

Luisa Menazzi Moretti

TEN YEARS AND EIGHTY-SEVEN DAYS

DIECI ANNI E OTTANTASETTE GIORNI

Formato: 21×29.7 cm
Pagine: 56
Fotografie: 17 in b/n e a colori
Confezione: brossura
Prezzo: 19,90 euro
Testi in inglese, italiano e tedesco

Il libro accompagna la mostra omonima che sarà esposta dal 13 aprile al 4 giugno 2017 al Museo di Santa Maria della Scala a Siena.