Natalino Tondo

Scrive Lorenzo Madaro a proposito di ‘Spazio n-dimensionale‘ dell’artista Natalino Tondo : Il percorso si apre con Tensioni strutturate (1967), opera realizzata con tubi di plastica di diverse dimensioni, mutuati dalla tecnologia industriale, su cui allora in Italia, e non solo, vi era un fervente dibattito critico e ideologico.

Tali elementi, modulando la struttura non più bidimensionale dell’opera, avviano una speculazione su un tema che sarà costante anche nella sua fase più matura: lo spazio. Tondo costruisce così strutture in grado di essere ricomposte, come veri e propri moduli dell’industria tecnologica, alternati a geometrie e a superfici cromatiche, come rileva anche Franco Sossi nel suo volume Luce spazio strutture (1967). In questo modo Tondo aggiorna il suo linguaggio alle esperienze più avanzate della ricerca artistica internazionale.

L’artista vive in una periferia della contemporaneità, ma è dinamico, viaggia e studia molto, come emerge anche dalla carta del 1969 in mostra, che rivela come l’approccio legato alla struttura della forma tiene conto di tecniche e supporti differenti. Successivamente, siamo nei primi anni Settanta, Natalino Tondo avvia una considerazione legata all’antropologia e alle ricerche sociali con il ciclo Rilevamenti salentini, di cui in mostra è esposto un significativo esempio: l’ausilio della fotografia gli consente di individuare spazi di cambiamento, mutazioni in atto in una civiltà contadina, legata con ancestrale forza a un Salento primigenio, allora in procinto di affacciarsi alla modernità.

Recuperando i particolari di un determinato spazio salentino, isolandoli dal contesto paesaggistico, e guardando alle suggestioni della Land Art, l’artista concentra l’attenzione su tracce, anche poco visibili, definendo questa sua esplorazione come “oggettiva”, perché frutto di “conoscenza tramite l’esperienza diretta che non esclude però il riconoscimento “della complessità del reale”. Negli anni Ottanta, la modularità dello spazio aniconico troverà ulteriori sviluppi nel più complesso ciclo Spazio n-dimensionale – una sintesi di tutto il suo pensiero, motivo per cui è stato scelto come titolo del presente progetto–, caratterizzato da grandi tele di formato rettangolare, in cui Tondo riscopre la magica energia del colore. Fasce parallele rette o linee curve si sviluppano in tutte le direzioni, sottraendosi allo spazio euclideo.

Le linee, quindi, in piena emancipazione, seguono direzioni differenti e il loro sviluppo cromatico subisce rinnovamenti costanti, mentre in altri casi rimane uniforme. Sebbene non in mostra, desideriamo anche citare Pagine di spazio, opere concepite nei primi anni Novanta, in cui la struttura modulare è data da pigmenti applicati a spruzzo, sicché il risultato è la progressiva stratificazione della campitura cromatica sulla superfice della tela, così da consegnare l’opera ad una spazialità indefinita, anzi “infinita”, come suggerisce lo stesso artista. Ma il percorso di Tondo non si esaurisce neanche qui, basta citare la scultura e l’istallazione, o la ricerca sulle galassie negli anni Ottanta e Novanta, fino agli anni 2000 dove la sintesi tra forma e colore raggiunge livelli di estrema sofisticazione.

Natalino Tondo – “Spazio n-dimensionale
Galleria Davide Gallo – via Farini 6 (2nd yard), 20154 – Milan
+39 339 158 61 17 | www.davidegallo.net | info@davidegallo.net

La mostra sarà visitabile fino a martedì 4 luglio, ai seguenti orari: dal 19 maggio al 27 maggio, ogni giorno dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 20. Domenica 14-20. Dal 28 maggio al 3 luglio maggio solo su appuntamento.

Salvatore Nocera

Salvatore Nocera nasce a Bologna il 4 luglio 1928, da madre bolognese, Antonietta Mazzanti, proprietaria della Locanda Galliera, e padre siciliano, commerciante di stoffe trasferitosi a Bologna con la moglie, da cui si separa, però, proprio alla nascita del figlio.

Grazie al sostegno incondizionato della madre Nocera studia prima alla Facoltà di Architettura di Firenze, rinunciando tuttavia a laurearsi, quindi frequenta per alcuni anni, tra ’52 e ’54, l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ben voluto e sostenuto per il suo talento artistico da Virgilio Guidi, il maestro lo fa “uditore” alle sue lezioni per iniziarlo alla carriera dell’insegnamento, anche grazie all’aiuto del compagno di pittura Emilio Contini con cui aveva stretto un forte sodalizio, ma Nocera rifiuta ogni sorta di coinvolgimento accademico.

Inizia il suo percorso artistico da autodidatta come scultore, frequentando i laboratori di Ugo Guidi e Cleto Tomba, per dedicarsi poi quasi subito alla pittura.

È del 1949 la sua partecipazione al Premio Cremona con una grande Crocifissione accettata grazie all’intervento di Carlo Carrà, presidente di giuria, contro il parere degli altri membri. Nel ’53 realizza la sua prima bi-personale a Venezia assieme all’amico pittore Emilio Contini – con una presentazione, appunto, di Virgilio Guidi – in cui propone una serie di disegni.

Nel corso degli anni Cinquanta, col diffondersi in Italia di una serie di iniziative espositive legate alla celebrazione della Resistenza, Nocera viene invitato a partecipare a diverse mostre in regione assieme a altri artisti figurativi tra cui Aldo Borgonzoni, con cui l’artista coltiva uno scambio proficuo in una fase in cui a Bologna sta invece iniziando ad affermarsi un tipo di pittura astratta e volutamente “disimpegnata” che sfocerà poi nell’informale.
Presto però si trova a prendere le distanze da un tipo di realismo sociale in cui non riesce a riconoscersi, per dedicarsi invece a una ricerca pittorica del tutto personale, in cui mescola l’ordine della pittura contemporanea del gruppo milanese Novecento alla grande pittura italiana rinascimentale dei cieli veneti e delle forme statuarie di Piero della Francesca e Masacccio.

Nel ’54 incontra Carolina Agosti, studentessa iscritta a farmacia all’Università di Bologna, che diventerà sua moglie nel 1960. In seguito al matrimonio si trasferisce a Caprino Veronese, dove la moglie gestisce la farmacia di famiglia e dove stringe un proficuo dialogo con il cognato Stefano Agosti, oggi letterato di fama europea.
Dal 1959 si reca periodicamente a Parigi. Affitta uno studio d’artista prima all’Hotel Metropole assieme ad altri colleghi, quindi in Boulevard de Clichy a Montmartre, quartiere denso di vita intellettuale, dove risiedevano anche diversi altri artisti italiani.

Iscritto al Sindacato Nazionale degli Artisti Francesi, partecipa con una certa regolarità al Salon des Indépendants e al Salon d’Automne, dove, all’inizio degli anni Novanta esporrà anche il suo ultimo lavoro, un trittico di oltre 6 metri, un’opera dall’umore testamentario che tra colpi di colore, scritte, volti cancellati, svela la condizione di inquietudine che lo fa stare davanti alla tela per tutta la vita.

È a Parigi che, finalmente a contatto con una scena artistica di più ampio respiro (che, pur conoscendo ancora uno sviluppo locale significativo nell’ambito dell’Informale di Fautrier e Tàpies, guarda già alle rivoluzioni in atto a New York con l’action painting e la pop art), Nocera giunge alla maturazione di una ricerca pittorica più astratta che attinge ancora una volta alla storia dell’arte, per tradurre, sempre in chiave del tutto singolare, l’ultimo impressionismo in un’espressionismo più attuale.

Pur conservando lo studio parigino, nel 1979 Salvatore Nocera rientra a Bologna, dove risiede ancora la madre, in seguito al doloroso divorzio dalla moglie. Avvilito dal fallimento amoroso e di vita, catapultato in un contesto artistico differente, dove il sistema e il linguaggio dell’arte stanno conoscendo significativi cambiamenti, Salvatore Nocera vive a Bologna quasi in una condizione di ritiro al limite tra lo spirituale e il timoroso.

Solo grazie a una nuova unione, a un sodalizio di reciproca stima e di incondizionato affetto con una nuova musa, Felicia Muscianesi, psicoterapeuta con cui potrà riattivare un ricco scambio intellettuale, alimentato da nuovi viaggi e dalle frequenti visite parigine, Nocera entrerà nuovamente in contatto con il mondo culturale locale di artisti, musicisti, letterati, riprendendo con vigore la sua attività creatrice.

Gli ultimi vent’anni di produzione sono caratterizzati da una pittura fortemente materica e bulimica, in cui l’artista, affidandosi anche a collage e assemblage come alla fotografia e alla carta stampata, sembra voler sperimentare in modo ossessivo nuove forme e materiali (spesso trovati: carta assorbente, da regalo, vecchi poster e cartoline, foto da giornali, pennelli, corde etc…), dimostrando una flessibilità tecnica e mentale, e una fiducia nelle possibilità dell’arte e dell’espressione, assai rare tra i suoi contemporanei.

A partire dalla fine degli anni Ottanta inizia a lavorare a un ampio progetto cui fa riferimento col titolo Auvers, destinato probabilmente al Museo di Castelvecchio di Verona per cui stava preparando una mostra personale su invito di Licisco Magagnato, proprio prima della sua scomparsa.

Nei pochi documenti rimasti sono menzionate mostre negli USA, in Inghilterra, Germania, Giappone, Marocco e Australia, di cui, effettivamente, si ritrova un riferimento in alcuni soggetti di quadri e disegni; mentre testimonianze orali parlano di sue personali al Casinò di Gardone, al Comune di Rovereto, alla Galleria Ghelfi di Verona, al Palazzo della Permanente di Milano.

Rimangono alcuni diari che pur non avendo una vera e propria forma letteraria raccolgono interessanti spunti e appunti su riferimenti, visioni, altri autori contemporanei.

Salvatore Nocera viene a mancare nel 2008 a causa di una malattia che lo consuma nel corso degli ultimi anni. Lascia lo studio di Parigi nel 2001.

Art in Lisbon 2017

Si inaugura sabato 20 maggio alle ore 15 la grande rassegna artistica internazionale Art in Lisbon 2017, presso il prestigioso spazio della Galleria Atelier Natália Gromicho Art Gallery in Rua da Misericórdia, 14 Piso S/L 1200-273, situata nel quartiere di Chiado, importante centro artistico e culturale di Lisbona, all’interno del Espaço Chiado, uno shopping center meta di migliaia di visitatori al giorno!

Saranno in mostra opere pittoriche, fotografiche, scultoree e digitali di artisti provenienti da ventidue paesi diversi :

Argentina; Australia; Austria; Brasile; Francia; Georgia; Germania; Giappone; Irlanda; Italia; Libano; Norvegia; Polonia; Portogallo; Regno Unito; Repubblica Ceca; Spagna; Stati Uniti; Svizzera; Turchia; Ungheria; Uruguay.

Anche per questa manifestazione, come le precedenti organizzate da Artists in the World Events, la peculiare caratteristica di internazionalità è chiaramente espressa dai numerosi paesi diversi di provenienza degli artisti partecipanti alla manifestazione, con le loro culture diverse ma uniti insieme dallo stesso linguaggio universale dell’arte, che testimoniano come l’Arte possa essere un valido strumento di comunione tra diverse culture, che riesce a superare qualunque ostacolo di diversità linguistiche, di credo religioso, di credo politico o appartenenze politiche: l’arte come integrazione e condivisione universale.

 

Artisti partecipanti ad Art in Lisbon 2017:

Soumaila Akadiri “Rissicat”; Davorka Azinovic; Alberto Besso “Bachet”; Simona Bianchini; Alessandra Bisi; Berit Bjørseth; Patricia Blondel; Paola Bradamante; Bierschenck Burkhard “BPB”;Saverio Caracciolo; Carole Carpier; Laura Casini; Monica Ciabattini “Monik’Art”; Alessandro Cignetti; Francesca Costa; Emilio De Bonis; Ciro Di Fiore “Daniel”; Assunta Di Paola “Tina Di Paola”; Britt Edelmann “BeDel”; Elisabetta Floccari “I tacchi di una donna raccontano”; Andrea Gelsi; Angela Giovanetti “AGart”; Katarzyna Gosciniewicz; Jaime Swanson Groves “J.S.G.”; Gloria Guidi; Paul Hallinan; Mercedes Hinton “Mer Del Cielo”; Brigitte Horlaville; Alain Horlaville; Gilabert Jean Noël “Jn”; Osamu Jinguji; Mona Kabbani Khater “MonaK.K “; Armand Kaercher; Izzat Khorchid; Agnieszka Kicińska; Ilona Kiss; Herfriede Konkolits- Fessl; Erich Kovar; Luciana La Marca; Giuseppe Labate; Christa Layr; Josip Lizatović; Francesca Loconsole “Missi Queen”; Karl Weiming Lu; Maria Luisa Maesano “MLM -Marluli-my”; Luigi Franco Malizia; Renate Merzinger-Pleban; Nadia Miglino; David Millan Martínez “Visual TC”; Leleina Misseritti; Tiziana Monaco; Lila Kanso Nasreddine “Lila K.”; Fatima Osman “Fay”; Ana Pedro; Monica Pizzo “MozziP.”; Irena Prochazkova; Marcio Rapello; Luis Rebelo “Rebelo”; Suelene Reboucas; Eka Rukhadze; Elzbieta Anna Sadkowski “Samek”; Vivien Schneider-Siemssen; Barbara Terrana; Ersan Tokoglu; Carla Tomatis; Fernando Valli; Zoran Vuckovic.

Art in Lisbon 2017 è in mostra dal 20 maggio 2017 al 28 maggio 2017 presso la Galleria Atelier Natália Gromicho Art Gallery in Rua da Misericórdia, 14 Piso S/L 1200-273 a Lisbona in Portogallo.

Organizzazione evento Artists in the World Events Angelo Ribezzi

https://www.artintheworld.net  news@artintheworld.net

It’s You

La galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea prosegue il suo programma espositivo con It’s You, la mostra personale dell’artista Rita Casdia, dal 20 maggio al 26 giugno 2017

Negli ultimi anni si è assistito, grazie anche all’applicazione delle tecnologie digitali, a una crescente diffusione del disegno animato tra gli artisti e in questo specifico ambito della video arte si pone il lavoro di Rita Casdia.

L’artista indaga, attraverso la video animazione, ma anche attraverso il disegno e la scultura, mondi emozionali a metà tra sogno e realtà, rivolgendo la sua attenzione principalmente ai meccanismi elementari dei sentimenti umani, con uno sguardo attento alle dinamiche generate dai legami affettivi e dalla sessualità. La messa in scena di questi mondi emozionali si snoda attraverso una struttura narrativa spezzata e disinibita, dove si condensano riferimenti all’iconografia classica, elementi casuali, quotidianità spicciola, vissuto personale, produzione onirica. La mostra dal titolo It’s You esplora la relazione che ogni individuo stabilisce con il mondo esterno. Il percorso della mostra presenta una serie di opere video, ma anche disegni e sculture che conducono lo spettatore a tre momenti di riflessione sul tema proposto. Il primo video Skin Life riflette sulla pelle, su quell’elemento di confine, sia materiale che simbolico, che separa il mondo esterno dal nostro mondo interiore. Tessuto di confine tra l’individuale e il collettivo, essa invia messaggi sensoriali che ci permettono di delimitare il mondo interno da quello esterno. Noi siamo fin dove arriva il nostro tatto, ma siamo anche un “io” che tocca, che delimita e che, come tale, conosce. La costruzione del nostro mondo nasce da questo continuo dare forme e limiti alle cose che ci circondano, nel continuum tra incorporare e distanziare l’alterità. La pelle quindi racconta la nostra storia e quella dell’ambiente culturale in cui viviamo e spogliarsi della propria pelle richiama simbolicamente alla rinuncia alla propria identità e a rivelare un nuovo sé. Il video Animal nasce in relazione alla lettura del libro Presenze animali di J. Hillman. Di animali è piena la psicoanalisi, ma, di fatto, l’animale non c’è. Per la psicoanalisi l’animale è un’allegoria, un simbolo, il rappresentante di altro. Hillman dimostra per primo un chiaro interesse per gli animali non solo come simboli, ma anche come esseri viventi, ponendosi con sguardo critico di fronte alla logica del dominio antropocentrico. Dal suo testo si può desumere in un certo senso che la “gravità” dei sintomi e dei disturbi attuali dell’uomo occidentale, sono da intendersi nella particolare accezione di un “gravitare” con la mente distanti dalla dimensione sotterranea dell’umano, dalla sua dimensione animale.

Nel video l’artista vuole mettere in scena la dimensione primitiva e istintiva degli esseri umani, contrastata e allontanata a favore di una dimensione addomesticata alla razionalità. Infine il video in plastilina It’s You desidera indagare il rapporto ambiguo che ogni essere umano stabilisce nell’esperienza dell’incontro con l’altro. “L’altro” può essere chiunque: un genitore, un amico, una fidanzata, un collega di lavoro, ecc… La scelta formale di utilizzare lo stesso abbigliamento in tutti i personaggi del video, che compongono le scene, ha lo scopo di porre allo spettatore un dubbio. Com’è possibile riconoscere la diversità che contraddistingue un personaggio, se tutti gli altri sono simili a lui? In questo gioco di specchi si svolge la narrazione del video.

Le opere si snodano in entrambi gli ambienti della galleria, con lo scopo di creare un percorso che renda unitaria la visione delle singole opere esposte. Fanno parte dell’allestimento anche diverse sculture e disegni.

 

Rita Casdia. It’s You

Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari

Inaugurazione
Sabato 20 maggio 2017, ore 19.30

Periodo
20 maggio -26 giugno 2017

Orario di apertura
dal martedì al sabato, dalle 17 alle 20

Info 3348714094 – 392.5985840
http://info@muratcentoventidue.com
http://www.muratcentoventidue.com

POIÉIN

Francesco Andrisano, dopo il successo della mostra “Uno diverso dall’altro” del 2014 al Circolo Aternino di Pescara, torna ad esporre a Pescara nell’A-maze-ing Gallery con una retrospettiva delle sue opere più significative dal titolo POIÉIN, a cura di Natalia D’Avena, Stefano Ricciuti e Marzio Santoro. Vernissage alle ore 19.00 del 7 maggio 2017.

Francesco Andrisano nasce a Fragagnano (TA) il 4 luglio del 1970 e trascorre la sua adolescenza a Francavilla F.na (BR), dopo la maturità si trasferisce nella città di Pescara per frequentare la facoltà di Architettura ed è qui nel corso degli anni affina le sue ricerche nel campo dell’Arte e della Poesia, incrociando sul suo cammino esperienze, persone, studi.

Il periodo universitario si rivela come la riscoperta di quella passione coltivata da sempre, fin da bambino e arricchita poi dagli studi classici; incomincia da qui una lunga ricerca tesa verso l’osservazione dei maestri e la sperimentazione creativa del proprio presente.

La sua poetica è come il Poiéin greco; un fare attraverso la Pittura e la Poesia che trasporta da una sponda all’altra dello stesso fiume la propria anima, così che quando dipinge scrive e quando scrive dipinge. Il risultato? Un diaframma, una ponte che attraversa e stimola le relazioni tra l’io e il mondo esterno, un atto fisico e mentale al tempo stesso tra impressione ed espressione.

Il campo di ricerca è vasto ed è molto facile perdersi, nella sua arte non ci sono metodologie da manuale o facili ricami già visti, Francesco racconta solo come è facile perdersi, racconta come sia più affascinante cercare che trovare.

La sua poetica rimanda ad un puro verbo istintivo, tutto danza in un movimento armonico: il gesto. Causa/effetto, parte dall’individuo e del suo relazionarsi col proprio sé, la libera interpretazione cosciente della realtà, il semplificare i segni e decodificare il sistema rendendolo visibile per quello che è senza orpelli. Libera interpretazione di chi lo svela e del recettore che si serve di questa porta come possibilità comunicativa col proprio io.

Delle sue opere hanno detto di lui: “L’operato artistico di Francesco Andrisano è un vasta metafora della realtà contemporanea, luogo privilegiato in cui il fantastico si intreccia vivamente ad un’acuta, ponderata riflessione sulle circostanze che oggi definiscono l’uomo, le sue emozioni, le speranze. Perché, appunto, Andrisano ci parla della realtà senza essere realista e sollecita l’immaginario e l’onirico verso la formulazione di immagini, di figure, di vere e proprie rappresentazioni capaci di caricarsi di un significato universale e evocativo sempre suggestivo. Le linee delle sue composizioni sono come sinuosamente bloccate, sigillate in un rigore assoluto, che è anche, però, agitato da una straordinaria dinamicità di impulsi, da una tensione asciuttissima e vibrante come una corda di un elastico.

Il trasporto straordinario che conduce la sua ricerca è costituito da una incandescenza assoluta della sensibilità e della fantasia. Per questo il maturare del suo linguaggio (pur nella sua interna coerenza poetica), lo ha condotto a spaziare su un ampio ventaglio di soluzioni nel volgere ormai non breve della sua carriera. E per questo, anche, sono persuaso che il suo lavoro non ha ancora fatto il giro completo di se stesso. A chi saprà ben guardare, infatti, non sfuggiranno nelle opere più recenti i sintomi e le tracce di un ulteriore approfondimento di quella che si potrebbe chiamare, cioè, la soglia di una fruttuosa maturità.” (Testo critico di Luciano Marinelli)

Francesco Andrisano – Poiéin
Pescara – dal 7 al 20 maggio 2017
Via Nazario Sauro 9/11 (65126)
+39 3280359274
amazeinggallery@gmail.com
www.facebook.com/AmazeingGallery

Selling the Shadow

Quest’oggi, 7 maggio 2017, alle ore 18.30 inaugura a Milano C-Gallery, un nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea sito in Via Ventura 6, nel cuore dell’Art District. Lo fa con una mostra , “Selling the Shadow” curata dalle artiste americane Ayana V. Jackson e Ingrid LaFleur, in collaborazione con MOMO Gallery, Capetown. Un’esposizione internazionale e multidisciplinare che indaga il rapporto tra arte e pratica sociale.

Il tema della mostra riprende l’azione politica abolizionista e di difesa dei diritti delle donne che l’attivista afroamericana Sojourner Truth ha portato avanti a partire dal 1859 fino ai primi del 1900. Sojourner Truth raccoglieva i fondi per la sua campagna vendendo piccole “Carte de Visite” che la ritraevano, accompagnando la sua immagine con l’iscrizione “I sell the shadow to support the substance”. Pioniera non solo dal punto di vista politico, ma anche per la metodologia di ri- appropriazione della propria immagine in un periodo, la Guerra di Secessione Americana, che avrebbe beneficiato di un’altra narrativa per l’esposizione del corpo di una donna nera, Sojourner Truth ci invita ancora oggi a riflettere sui meccanismi di costruzione dei significati e dei significanti e sulle strategie di narrazione legate alle strutture di potere .

La mostra Selling the Shadow presenta il lavoro di 20 artisti internazionali provenienti da diversi Paesi come Camerun, Congo, Francia, Italia, Jamaica, Stati Uniti, Sudafrica, che pur differenziandosi per le metodologie artistiche e per le narrative personali, condividono il confronto con il tema della costruzione dell’identità, la storia e le strutture sociali che giocano un ruolo non solo nella creazione dei propri lavori, ma anche nel consumo e nelle modalità di fruizione di questi.

Artisti: Derrick Adams – Endia Beal – Kimathi Donkor – Amir George – Maimouna Guerresi – Tony Gum – Delio Jesse – Lauren Kelley – Coby Kennedy – Simone Leigh – Michèle Magema – Joel Mpah Dooh – Maurice Pefura – Alexis Peskine – Jefferson Pinder – Robert Pruitt – Tabita Rezaire – Dread Scott – Mary Sibande – Cosmo Whyte – Jessica Wimbley

C-Gallery conduce un lavoro di esplorazione del mondo dell’arte contemporanea selezionando e promuovendo artisti di fama internazionale che attraverso le loro opere sono in grado di generare nuovi codici visivi e di allargare i confini del mercato oltre le tendenze locali.

Il programma espositivo di C-Gallery abbraccerà diversi linguaggi artistici con l’ambizione di offrire al pubblico un compendio delle istanze più innovative dell’arte contemporanea al di là delle mode sistemiche.

 

Selling the Shadow
C-GALLERY
Milano – dal 7 maggio al 15 settembre 2017
Via Giovanni Ventura 6 (20134)
+39 0245377550
Raffaella.Carillo@cgallery.it
www.cgallery.it

VISIONARY ART SHOW

VISIONARY ART SHOW è un progetto unico nel panorama italiano e internazionale. Fondato e diretto da Dores Sacquegna – Art Director di Primo Piano LivinGallery – la manifestazione artistica è il perfetto connubio tra arte contemporanea e spettacolo, con anteprime nazionali, talk show, premi, performance visuali, sonore e interattive e molto altro ancora.

Allestita nel cinquecentesco Palazzo Vernazza Castromediano a Lecce – sito rituale della dea Iside – la location diventa il set immaginifico dove artisti internazionali mostrano al pubblico le loro creazioni, in una fusion di elementi dialoganti, di installazioni luminose e tecnologie interattive e sonore che traghetteranno i visitatori in uno show visionario.

La cerimonia di inaugurazione si terrà il 14 Maggio dalle ore 18,00 sino alle ore 22,00 alla presenza del pubblico e di tutti gli artisti presenti. Durante la serata il talk show (lecture) con due delle voci più interessanti del panorama internazionale a cui sarà conferito il Premio alla Carriera: l’artista peruviana – residente a New York – GRIMANESA AMOROS, nota per le sue installazioni luminose monumentali in tutto il mondo e l’artista concettuale e ricercatrice greca POLYXENE KASDA, con un intervento sul “Mito & Network” – tratto dal suo libro “The Conscious Eye|L’occhio cosciente o vigile”, nato in collaborazione con il prof. John Kontos una delle firme più interessanti sulla ricerca dell’Intelligenza Artificiale- un progetto iniziato negli anni’90 e caratterizzato dalla psicologia del profondo, da esperimenti e trasposizioni spazio-temporali, da tecnologie emergenti e concetti teorici della scienza computazionale e della linguistica della percezione. Conclude la serata la performance sull’Europa “La Promessa” dei performer salentini Massimiliano Manieri & Michaela Stifani.

I talk show con premio alla carriera continuano con un tributo ad uno dei più conosciuti scultori italiani: Sauro Cavallini in collaborazione con il Centro Studi Cavallini di Fiesole-Fi (19 Maggio). Le sue opere sono in collezioni pubbliche come il Palazzo del Governo a Bonn (Germania), Rai a Firenze, San Miniato Chiesa a Firenze, Palazzo degli Affari a Firenze, Palazzo dei Diritti dell’Uomo a Strasburgo (Francia), Principato di Monaco, con vernissage dei principi Ranieri III, il figlio Alberto e Francesco Cossiga.

Tra Educational Programs & Exhibition Programs, l’evento offre al pubblico uno spettacolo senza uguali.

Dal 15 al 28 Maggio tre straordinarie performance in programma con sonorità e tecnologie interattive a cura di: la flautista salentina Giorgia Santoro con “Deja Vù” (19 Maggio), il duetto di artisti e cabarettisti francesi Sandra Detourbet & Nicolas Gasiorowski con “Les Charlowski & BB Blue” (21 Maggio), il collettivo berlinese Ephemeral Tomorrow composto dall’artista italiano Riccardo Torresi, dall’artista francese Maxime Lethelier, dalla musicista e compositrice giapponese Asako Fujimoto, dall’architetto e urbanista italiano Andrea Cucinotta, con l’installazione interattiva e performativa “Satellarium” (28 Maggio). Dal 15 al 27 Maggio vanno in onda cinque video animazioni ispirate ai capolavori del passato e del mito nella sezione MASTERPIECES, con altrettanti Maestri della video arte contemporanea: “Inverso Mundus” a cura del collettivo moscovita Aes+F Group, “Metamembrana & Hypermembrana” performance meccatronica del noto performer spagnolo Marcel.li Antunez Roca, “This is not a horror movie”, della video artista italiana Silvia De Gennaro, “Paradise”, del collettivo olandese Studio Smack.

La sezione Exhibition Programs, porta in mostra le opere di artisti contemporanei locali, nazionali e internazionali con una regia impeccabile le cui opere sono visibili in determinate aree del Palazzo che le ospita.

Come omaggio al sito rituale della Dea Iside, nove sale ospitano le opere di nove artisti di cui: il duo francese Sandra Detourbet & Nicolas Gasiorowski con “Risveglio”, il russo Kostya August con “Terra”, la tedesca Eva Koethen con “Kairos”, l’inglese Andrea Vargas con “Orizzonte”, l’egiziana Rasha Amin con “Utero”, la greca Maria Pesma con “Rituali” e gli italiani Salvatore Sava con “Metamorfosi”, Renato Tagliabue con “ Mistero” e infine Maurizio Giarnetti con “Cielo”.

Nell’area OPEN SPACE, le installazioni e le opere di artisti locali, nazionali e internazionali: dal Puerto Rico, Rosa Cruz, dalla Grecia Polyxene Kasda, Dimitris Strouzakis, George Syrakis, dalla Germania Stefan Havadi-Nagy, Fides Linien, Tom Schlaiss, Christel Sobke, dal Messico Teresa Olabuenaga, dalla Russia Alexandr Minaev, Andrea Vargas, dall’Olanda Rien Vörgers, dall’Australia Nel Ten Wolde e dall’Italia Giovanni Alfonsetti, Sauro Cavallini, Pierluca Cetera, D&S, Fernando De Filippi, Pina Della Rossa, Cristiano De Gaetano & Stefania Pellegrini, Angioletta De Nitto, Maria Luisa Imperiali, Giovanni Lamorgese, Dario Manco, Massimiliano Manieri & Pablo Peron, Rosemarie Sansonetti, Fabrizio Santona, Maria A. Scaringella, Roberto Tondi.

L’area della SCREENING ROOM ospita una selezione di video art incentrata su spazi fisici e immaginari, che diventano tracce di un vissuto multiculturale nel video “Miranda” e “Ocupante” dell’artista peruviana Grimanesa Amoros; una indagine che rivela l’aspetto femminile nella guerra tra Iran e Iraq nel toccante documentario “ Ascending Voices” della regista iraniana Sofi Basseghi, che racconta i contrasti e le contraddizioni all’interno del teocratico governo iraniano. Il viaggio continua con la video animazione “Home” dell’italiana Silvia De Gennaro. Il video racconta l’odissea di un giovane siriano in fuga dagli orrori della guerra e il dramma dei profughi che, in luogo della sospirata accoglienza, trovano in Europa barriere e fili spinati. La parola “Home” si ripete come un mantra insieme ai passi inesorabili del protagonista, è il suono del suo bisogno e della nostra colpa.

Un viaggio virtuale nella area 3D PROJECT ROOM ( in onda dal 14 Maggio ) ospita le opere di artisti nazionali e internazionali di cui: dall’Ungheria, Erika Erdész, dall’Olanda Cor Fafiani, dalla Russia, Anastasia Antonova (alias Lea Daniel) e Vitaly Maximenko, dagli Usa, Jaja Dario e Christine Palamidessi, dall’Italia Massimiliano Manieri & Pablo Peron, dal Canada Monte Wright. Per accedere alla galleria bisogna collegarsi alla pagina https://visionaryartshow.live/exhibition-program/3d-virtual-gallery/

Tutti gli artisti in mostra concorrono al premio “BEST VISIONARY ARTIST” che sarà conferito loro durante la cerimonia di Finissage il giorno 28 Maggio alle ore 18,00. Catalogo in mostra. Ingresso libero

VISIONARY ART SHOW
Evento di Arte Contemporanea e Spettacolo

Regia/Curatore:
Dores Sacquegna
Luogo/Date
PALAZZO CASTROMEDIANO VERNAZZA
Vico Vernazza 8 (Piazza Pellegrino) Lecce
Dal 14 al 28 Maggio 2017
Inaugurazione 14 Maggio ore 18:00
Giorni/Orari
Tutti i giorni: 16,00-20,00h
Ingresso libero
htpp://visionaryartshow.live/
primopianoexhibition01@gmail.com
TEL: 349 37 20 659

Ritratti: Verità e misteri dell’umano

Verità e misteri dell’umano” nei ritratti di Giuseppe Maria Codazzi, dal 12 maggio al 24 novembre 2017 presso BFMR & Partners Dottori Commercialisti Revisori Legali a Reggio Emilia. Curata da Sandro Parmiggiani, che firma il testo di presentazione, la mostra sarà inaugurata venerdì 12 maggio 2017, alle ore 19.00.

Come di consueto, lo studio professionale di Piazza Vallisneri n. 4, che dal 2010 è sponsor di “Fotografia Europea”, promuove anche un’esposizione personale presso la propria sede, confermando l’impegno a sostegno dell’arte e della cultura in città.
In mostra, una quarantina di immagini in bianco e nero, stampate personalmente dall’autore su carta baritata. Opere tratta da diverse serie fotografiche, dal 1979 al 2011, che focalizzano l’attenzione di Codazzi su soggetti assai diversi, comunque all’insegna della sua attenzione per l’appartenenza all’umano: dai jazzisti più celebri alle icone della musica e del balletto, ma anche persone comuni che passeggiano per strada e ancora gli “ultimi”, che lottano per la propria sopravvivenza in alcuni Paesi dell’Africa o che trovano assistenza e uno sguardo che finalmente ne riconosce l’identità nelle case della carità.

Come scrive, infatti, il curatore, «Nel corso di trentacinque anni, Codazzi è sempre stato, quasi magneticamente, attratto dal volto di una persona, la “summa”, la parte più alta di un corpo, come luogo di verità altrimenti inaccessibili, anche se spesso il mistero dell’identità e dei sentimenti che il viso racchiude non si svelano compiutamente, restando avvolti nel mistero […]. Codazzi ama il nero, il buio, come scrigno di una vita che non si vede ma che palpita e respira – allo stesso modo di un fotografo che lui sente profondamente affine, Eugene Smith, anche per la sua tenace volontà di essere testimone –, ed è affascinato, nei primi piani, dagli occhi che ci guardano e che ci chiedono il dono di essere visti».

In occasione del vernissage su invito, previsto per venerdì 12 maggio a partire dalle ore 19.00, sarà presentata l’anteprima della mostra, visitabile da lunedì a venerdì con orario 10.00-12.00 e 16.00-18.00. Per informazioni: tel. 0522 455000/303003, info@bfmr.it, www.bfmr.it.

Giuseppe Maria Codazzi nasce a Nismozza (Re) nel 1952. Inizia a fotografare nel 1977, diventando professionista nel 1979. Nel 1980 attiva la sua collaborazione con “Il Resto del Carlino” e nel 1983 si iscrive all’albo dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Attualmente lavora come freelance e cura il settore di ripresa fotografica e fotografia commerciale dello Studio C. di Reggio Emilia. Da sempre coinvolto nella fotografia sociale, ha pubblicato diversi volumi su questo tema, ultimo dei quali “L’Isola Rossa. Diario di un viaggio in Madagascar” con testi di Massimo Camisasca e Giovanni Lindo Ferretti, uscito nel giugno del 2015. Dal 1983 ad oggi la sua attività espositiva è stata intensa sia in Italia che all’estero.

BFMR & Partners è uno studio di Dottori Commercialisti Revisori Legali fondato nel 2007 da Gian Matteo Bonomo, Silvio Facco, Luigi Attilio Mazzocchi e Leonardo Riccio. Accanto all’attività professionale, sostiene da anni l’arte e la cultura attraverso la promozione di esposizioni dedicate ad artisti e fotografi (Daniele Vezzani, Carlo Mastronardi, Nani Tedeschi, Angelo Davoli, Nadia Rosati, Wal, Toni Contiero, Riccardo Varini, Richard B. Datre, Giuliano Della Casa, Marco Paoli, Carlo Ferrari, Luca Gilli, Corrado Tagliati, Stanislao Farri, Carlo Vannini, Domenico Grenci, Ermanno Foroni, Alessandra Binini) e la sponsorizzazione di rilevanti iniziative culturali (Attività di Palazzo Magnani 2009 e 2010, “Fotografia Europea” 2010-2017).

GIUSEPPE MARIA CODAZZI
Ritratti: verità e misteri dell’umano
A cura di Sandro Parmiggiani
12 maggio – 24 novembre 2017
Inaugurazione su invito: venerdì 12 maggio 2017, ore 19.00
Orari: da lunedì a venerdì ore 10.00-12.00 e 16.00-18.00.

Per Informazioni:
BFMR & Partners Dottori Commercialisti Revisori Legali
Facco Mazzocchi Riccio & Partners
Piazza Vallisneri, 4
42121 Reggio Emilia
Tel. 0522 455000/303003
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Mark Tobey. Luce filante

È stata presentata oggi alla stampa la mostra Mark Tobey. Luce filante, a cura di Debra Bricker Balken, alla Collezione Peggy Guggenheim dal 6 maggio al 10 settembre 2017.

Alla presenza di numerosissimi giornalisti e critici, il direttore del museo Philip Rylands ha introdotto al pubblico la mostra definendola “un meritato tributo, che vede la luce dopo oltre dieci anni di studi e ricerche da parte della curatrice, a Mark Tobey, artista che ha lasciato un segno indelebile, e ancora non del tutto riconosciuto, nella storia dell’astrazione e del modernismo americano del XX secolo”.

“Intima ed elegante”, così Francesca Lavazza, membro del Consiglio di Amministrazione dell’omonima azienda, sostenitrice dell’esposizione, e dal 2016 membro del Board of Trustees della Fondazione Solomon R. Guggenheim, ha proseguito, dimostrando tutto il suo entusiasmo nei confronti di questa retrospettiva, che celebra “un grandissimo solista e interprete dell’arte del ‘900”. Ha salutato il pubblico anche Judith F. Dolkart, direttrice della Addison Gallery of American Art, Phillips Academy, Andover, Massachusetts, che ha organizzato la mostra, sottolineando “il grande ritorno a Venezia di Tobey, dopo la sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1958, anno in cui riceve il Premio del Comune di Venezia”.

Ph. Matteo de Fina

Ha preso infine la parola la curatrice, la studiosa, introducendo ai presenti la complessa e affascinante figura di questo artista “vagabondo”, che visse tra Seattle, New York, Hong Kong, Shanghai, Kyoto e l’Europa, e che, proprio grazie a questo suo errare, “è riuscito ad espandere il linguaggio del Modernismo americano al di là della sua contemporaneità. Fortissima è l’enfasi spirituale con cui Tobey ha permeato tutte le sue opere, derivante proprio dalla sua passione per la cultura e religione orientali”. In occasione della presentazione alla stampa, è stata inoltre annunciata la collaborazione pluriannuale tra il museo veneziano e lo storico marchio di caffè Lavazza, collaborazione che conferma il costante impegno dell’azienda a favore della promozione artistica e culturale in tutto il mondo.

Mark Tobey. Luce filanteè della più esaustiva retrospettiva degli ultimi vent’anni, in Europa, dedicata a Tobey e la prima in assoluto in Italia. Con 66 dipinti, che spaziano dalle produzioni degli anni ’20 fino ad arrivare agli anni ’70, la mostra indaga la portata della produzione artistica di Tobey e rivela lo straordinario, quanto radicale, fascino del suo lavoro. L’esposizione si configura come un attento riesame della produzione artistica di Tobey, tra i maggiori artisti americani a emergere negli anni ’40, in quel decennio clou che vide la nascita dell’Espressionismo astratto, riconosciuto come figura d’avanguardia, precursore con la sua “scrittura bianca” di quelle innovazioni stilistiche introdotte di lì a poco dagli artisti della Scuola di New York, quali Jackson Pollock.

La mostra rimarrà aperta fino al 10 settembre 2017. Tutti i giorni il museo offre visite guidate gratuite all’esposizione, previo acquisto del biglietto d’ingresso.

It was 50 years ago today : PROROGATA

Doveva concludersi questo week end, ma un successo oltre le più rosee aspettative e i tanti visitatori di queste settimane hanno convinto la Fraternita dei Laici a prorogare fino al 31 maggio 2017 la mostra “It was 50 years ago today. Un omaggio della pop art italiana ai Beatles“, tripla personale di pittura di Carlo Montana, Giancarlo Montuschi e Giuliano Trombini a cura di Marco Botti.

Inaugurata il 1° aprile nell’ala del palazzo di Piazza Grande dedicata alle mostre temporanee, “It was 50 years ago today” è una iniziativa nata per celebrare il più importante e influente gruppo musicale della storia a 50 anni dall’uscita di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band“, l’album che ha segnato una svolta epocale nella cultura mondiale, sdoganando e consacrando il rock come vera e propria forma d’arte.

Dalla sua apertura – sabato 1° aprile – la mostra è già stata visitata da persone di tutte le età e nazionalità. Almeno tre generazioni si sono ritrovate ad Arezzo ad ammirare le opere di tre noti maestri della pop art italiana e i loro linguaggi eterogenei ma legati da un unico filo conduttore.

Adolescenti con magliette dei vari album del gruppo, famiglie con bambini incuriositi dal giradischi che diffonde la musica immortale dei “Fab Four”, coetanei della band che ritrovano un pezzo della loro gioventù, fiumi di pensieri e parole nel libro delle firme da tutta Europa, Stati Uniti, Sud America, Giappone, Cina fino al Pakistan.

Tante sono state le testimonianze che dimostrano come, ancora oggi, i Beatles rappresentino un fenomeno musicale e culturale capace di abbattere qualsiasi confine, che sia anagrafico, territoriale o artistico.

“It was 50 years ago today” è un evento sostenuto dai Beatlesiani d’Italia Associati, patrocinato da Fraternita dei Laici e Provincia di Arezzo, e reso possibile grazie al contributo di Monnalisa spa, Fondazione Monnalisa onlus, Laura Falcinelli Jewels, Rock Heat Club e Vieri Norina Dischi.

La mostra rimarrà aperta fino al 31 maggio, tutti i giorni, con orario continuato 10,30-18.

Ufficio Stampa
Marco Botti
marco.botti9@gmail.com
marco.botti@pec.giornalistitoscana.it

Matosinhos. Non c’è spazio né architettura senza luce

“Le fotografie di Gabriele Basilico, in dialogo con i disegni dell’architetto Álvaro Siza, in mostra da Vicolo Folletto Art Factories di Reggio Emilia in occasione di “Fotografia Europea“.

Accompagnata da un libro pubblicato da corsiero editore, l’esposizione ” Matosinhos. Non c’è spazio né architettura senza luce” sarà aperta al pubblico da venerdì 5 maggio 2017. Domenica 7 maggio 2017, alle ore 16.30, si terrà inoltre la presentazione del volume a cura di Giovanna Calvenzi (Studio Gabriele Basilico).

Quaranta fotografie di Gabriele Basilico e dieci disegni su carta di Álvaro Siza compongono il ritratto di Matosinhos (comune portoghese situato nel distretto di Porto) e allo stesso tempo costituiscono l’esito del dialogo tra un architetto e un fotografo, maturato attraverso lunghe conversazioni nella casa della sorella di Siza, Tereza, ma anche e soprattutto attraverso camminate e sguardi condivisi.

Basilico e Siza si conobbero in occasione del Progetto Espositivo “Uma cidade assim (Una città così)“, commissionato dal Comune di Matosinhos.

«Stiamo passeggiando – scrive Gabriele Basilico nel 2011 – Álvaro e io, una domenica mattina per le strade di Matosinhos, non lontano dalla casa in stile eclettico di rua Brito Capelo, dove Siza ha vissuto per molti anni con la sua famiglia e dove tuttora abita sua sorella Tereza. I fabbricati che contornano le strade di questo quartiere sono capannoni, magazzini, spazi di industrie dismesse, dove una volta veniva lavorato e inscatolato il pesce. Le scritte delle compagnie, che campeggiavano enormi sulle facciate degli edifici, come nelle tele degli artisti pop, sono scolorite, quasi illeggibili e l’atmosfera, con la complicità della luce intensa che si riflette sul pavé e dell’assenza quasi totale di traffico, è come sospesa in un tempo dilatato».

«Circa venti anni fa – racconta Siza nel 1999 – visitò il Portogallo un architetto brasiliano, Charles Nelson che dirigeva la ristrutturazione di una favela a Rio de Janeiro. Ci presentò il suo progetto, un variopinto miscuglio di lotta urbana, auto-costruzione, samba e poesia. […] Nacque in me l’idea che la città rinnovata, non sappiamo quale città, sarebbe sorta dalla periferia, dalle bidonvilles, dalle favelas, più che dalla memoria o dalla presenza dei centri storici. Provo la stessa sensazione quando guardo le fotografie di Basilico. […] Le immagini esasperate di Basilico sono l’espressione di un’enorme speranza, di comprensione e di tolleranza, della convinzione. Possiamo parlare di fede, fede nell’uomo in costruzione. Quelle immagini nascono da una passeggiata fra le macerie. A volte le macerie sono reali, rovine perforate dal tempo o dalle pallottole, non-rovine che rovinano la città, rovine disprezzate o abitate, mai ritoccate. […] Basilico è un architetto che non esercita? È un architetto di visione al di là del pessimismo. Sa vedere meglio e apprendere, insegnare a vedere. I suoi strumenti sono l’ombra e la luce. Le ombre disegnano lo spazio. Dipendono dalla lue. Non c’è spazio né architettura senza luce. L’accettazione è creazione. Luce».

La mostra comprende, inoltre, alcune note fotografie di Porto scattate negli stessi anni da Gabriele Basilico.

Gabriele Basilico (Milano, 1944-2013), dopo la laurea in architettura (1973), si dedica con continuità alla fotografia. La forma e l’identità delle città, lo sviluppo delle metropoli, i mutamenti in atto nel paesaggio postindustriale sono da sempre i suoi ambiti di ricerca privilegiati. “Milano ritratti di fabbriche” (1978-80) è il primo lungo lavoro che ha come soggetto la periferia industriale e corrisponde alla sua prima mostra presentata in un museo (1983, Padiglione di Arte Contemporanea, Milano). Nel 1984-85 con il progetto “Bord de mer” partecipa, unico italiano, alla Mission Photographique de la DATAR, il grande incarico governativo affidato a un gruppo internazionale di fotografi con l’obiettivo di documentare le trasformazioni del paesaggio francese. Nel 1991 partecipa, con altri fotografi internazionali, a una missione a Beirut, città devastata da una guerra civile durata quindici anni. Da allora, Gabriele Basilico ha prodotto e partecipato a numerosissimi progetti di documentazione in Italia e all’estero, dai quali sono nati mostre e libri, come “Porti di mare” (1990), “L’esperienza dei luoghi” (1994), “Italy, Cross Sections of a Country” (1998), “Interrupted City” (1999), “Cityscapes” (1999), “Berlino” (2000), “Scattered City” (2005), “Appunti di viaggio” (2006), “Intercity” (2007). Tra i suoi ultimi lavori, “Roma 2007”, “Silicon Valley ’07” (per incarico del San Francisco Museum of Modern Art), “Mosca Verticale”, indagine sul paesaggio urbano di Mosca, ripresa nel 2010 dalla sommità delle sette torri staliniane, “Istanbul 05 010”, “Shanghai 2010”, “Beirut 2011”, “Rio 2011”, “Leggere le fotografie” (2012).

Álvaro Joaquim Melo Siza Vieira è nato a Matosinhos (vicino a Porto), il 25 giugno 1933. Tra il 1949 e il 1955 ha studiato alla Scuola di Architettura dell’Università di Porto. Il suo primo progetto costruito fu concluso nel 1954. Dal 1955 al 1958 ha collaborato con l’architetto Fernando Távora. Ha insegnato alla Scuola di Architettura (ESBAP) dal 1966 al 1969 ed è diventato professore assistente di Costruzione nel 1976. È stato visiting professor alla Ècole Polythéchnique di Losanna, alla University of Pennsylvania, alla Los Andes University di Bogotà e alla Graduate School of Design della Harvard University; ha insegnato alla Scuola di Architettura di Porto (giubilato nel 2003). È membro della American Academy of Arts and Sciences; “Honorary Fellow” del Royal Institute of British Architects; dell’AIA/American Institute of Architects; dell’Académie d’Architecture de France e della European Academy of Sciences and Arts; della Royal Swedish Academy of Fine Arts; dell’IAA/International Academy of Architecture; dell’American Academy of Arts and Letters.

L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 5 maggio al 9 luglio 2017 da martedì a sabato con orario 10.30-13.00 e 16.30-19.30, oppure su appuntamento, chiuso il giovedì. In occasione di “Fotografia Europea”, apertura straordinaria domenica 7 e 14 maggio con orario 10.30-13.00 e 16.30-19.30. Ingresso libero. Libro corsiero editore, 2017, 120 pagine.

Per informazioni: tel. + 39 342 6741987, gallery@vicolofolletto.it, www.vicolofolletto.it

Evento segnalato da :
CSArt di Chiara Serri, Via Emilia Santo Stefano 54, 42121 Reggio Emilia

Wunderkammer DUE

“Pur nella differenza semantica di espressione e di segno si scorge, nelle opere di Carla Rigato e di Giorgio Trinciarelli, una potenza espressiva che rimanda ai primordi energetici della creazione del mondo. Agli ALLOTROPI, dal greco Allos ( altro ) e Tropos ( modo ), i primi atomi rintracciati agli albori della vita e formati dallo stesso elemento chimico. Così come in linguistica, gli allotropi vengono detti etimologici, perché riferiti a vocaboli di significato diverso o affine, che risalgono per vie differenti alla stessa forma originaria.

Carla Rigato, con peculiarità femminile, rintraccia l’origine. Il cominciamento del mondo appare grazie all’esplosione vitale degli elementi naturali. Mediante la potenza del colore intravediamo forme energetiche e figure in embrione uscire dalla placenta dell’incerto, eppur potente amalgama. La vita è in nuce.
L’ “astrattismo” dell’autrice ci dirige verso un figurativo appena percepito, astratto. Percepiamo chiaramente come dall’energia cosmica si faccia strada la vita. Rigato dipinge il momento decisivo: gli elementi, le particelle elementari, tutte le forze naturali si stanno concretamente avviluppando. Per dare origine al mondo.

Giorgio Trinciarelli, nel suo procedere – che è analitico, e quindi più rigoroso e razionale – ci parla anch’egli alla nascita del cosmo, con passo matematico e cerebrale. Le sue sculture, così come le sue chine, sono matrici modulari, codici genetici, figure tridimensionali che racchiudono il segreto chimico del cosmo.
Le opere di Trinciarelli possono definirsi al contempo “naturali” e “artificiali”, ricordano gli algoritmi matematici alla base della vita. Alcuni suoi lavori sembrano partire dalle forme dell’acido nucleico per approdare a geometrie celesti, metafisiche”. – Barbara Codogno

Carla Rigato:
Nata a Padova, vive e lavora a Montegrotto Terme. Vantaun’intensa attività nazionale e internazionale, testimoniate dalla sua presenza in importanti mostre collettive e personali. L’arte di Carla Rigato è espressione del nostro tempo. Con passione, forza visionaria e linguaggio personale ha affrontato le principali fonti della pittura del Novecento, dall’Espressionismo all’Astrattismo, per coglierne gli aspetti che meglio traducono il senso di contemporaneità. La sua ricerca pittorica parte da queste basi alla conquista di un linguaggio nuovo, moderno, musicale, flessibile, contrassegnato da note coloristiche inconfondibili che ne stimolano una lettura unica. La ricerca stilistica di Carla Rigato si esprime attraverso la forza e l’energia, fermate per un istante sulla tela dal gesto pittorico per poi tornare a vibrare nello spazio dipinto. Il risultato sono opere senza spazio e senza tempo in totale libertà compositiva, pennellate dense e materiche: una memoria pregna di sensazioni, di emozioni, di suggestioni catturate e rimandate direttamente sulla tela dalla materia del colore.

Un colore a volte violento, drammatico, corrosivo, a volte morbido, lirico, melodico. Anche quando il linguaggio figurativo riappare è pur sempre trasfigurato dal colore, dalla libertà della pennellata, dall’intensità dell’emozione, dalla poetica dell’interiorità. La pittura di Carla Rigato è carne e respiro, è spirito e sangue, è fuoco aria terra e acqua: ogni tela mette a nudo la sua anima per donarci spazi di meditazione che invitano alla scoperta delle profondità dell’essere.

Giorgio Trinciarelli:

Nato a Volterra (PI) nel 1958, dal 1959 vive a Mestre dove lavora come medico psichiatra. Inizia a praticare la scultura all’età di 17 anni.

Il segno e la materia sono il filo conduttore da sempre presente nelle sue opere. Le sue opere si dividono in due grandi gruppi: Segni e Suture. I “Segni” rappresentano il corpo delle opere, l’essenza, l’aspetto più intimo, il filo conduttore. Sono segni che nascono nella massima libertà e si sviluppano per logiche formali. Le “Suture” risentono del dramma sociale e psicologico che l’autore intercetta nel suo lavoro di psichiatra, delle lacerazioni del connettivo sociale. Nelle suture il segno si fa più violento, più drammatico e il polistirolo e la ceramica raku sono il luogo più adatto ad accogliere questa energia. Le suture trovano poi nelle acqueforti, nelle chine e negli acrilici un loro naturale luogo di maturazione e di sviluppo.

L’autore predilige, nell’ambito di questa esposizione, alcuni precisi materiali a partire dall’alabastro che è, insieme al ferro, uno dei primi materiali che ha utilizzato per le sculture. Rappresenta il legame con la terra di origine. L’alabastro, per la sua morbidezza, si presta particolarmente ad una lavorazione duttile e varia, di cui all’artista piace esaltare l’essenza, data dalle venature, trasparenze e opacità naturali. L’autore lavora inoltre il bronzo, brunito, satinato, lucido od ossidato: un materiale che, a seconda del punto di osservazione, dialoga sempre con la luce. Il polistirolo, in particolare quello nero, è una scoperta relativamente recente dell’artista. Poco utilizzato in scultura, è per l’artista fonte di continue scoperte. Pur considerandosi sostanzialmente uno scultore, Trinciarelli ha sempre dipinto, soprattutto chine, acrilici e acquerelli. La china con il suo nero profondo e luminoso permette all’autore l’invenzione e la sperimentazione di segni grafici.

Da anni attiva nella compagine dell’arte contemporanea sia come artista che come curatrice, Adolfina De Stefani, coadiuvata dall’Associazione Culturale “cittadellarte” ha intrapreso una nuova importante avventura che direziona il raggio del suo intervento organizzativo e creativo nel cuore di Venezia, occupando gli spazi espositivi della Galleria L’Oleandro Rosa in San Marco 1958, Calle de la Fenice. Nasce Cittadellarte che, da aprile a novembre, seguendo il calendario della Biennale d’Arte di Venezia, proporrà al pubblico una serie di ricognizioni artistiche riunite sotto l’egida della mirabilia delle Wunderkammer.

In Galleria anche opere di: Adolfina De Stefani; Franz Chi, Manu Brunello, Nelli Cordioli e Andrea Tagliapietra

Wunderkammer DUE
A cura di Adolfina De Stefani
14 MAGGIO | 4 giugno 2017
Inaugurazione Sabato 13 Maggio 2017 ore 20,00
Presentazione e critica di Barbara Codogno

Orari apertura galleria:
Mercoledì – Domenica ore 15,30 – 20,00 Lunedì e Martedì chiuso

cittadellarte
GALLERIA L’OLEANDRO ROSA
San Marco, 1958 Calle De La Fenice, VENEZIA