Da Vinci Experience

Da Vinci Experience, la nuova mostra multimediale prodotta dal Gruppo Crossmedia, apre al pubblico sabato 13 maggio e sarà in programma fino al 8 ottobre 2017, nel complesso della chiesa sconsacrata di Santo Stefano al Ponte a Firenze, a due passi dal Ponte Vecchio.

Dedicata al genio di Leonardo, alla sua scienza ed eclettismo nelle varie discipline, l’inedita produzione vuole essere la prosecuzione naturale del racconto della ineguagliabile storia di Firenze e dei personaggi che l’hanno resa celebre nel mondo, narrazione già intrapresa lo scorso anno con la mostra Incredible Florence.

Un progetto espositivo finalizzato alla divulgazione culturale, che fa proprio il concetto di edutainment, ossia la realizzazione di un genere d’intrattenimento che si avvale di linguaggi comunicativi contemporanei, rivolti soprattutto ai più giovani e alle famiglie.

Il cuore della mostra è il format immersivo realizzato da Art Media Studio Firenze, che regala emozioni uniche e irripetibili , le medesime che hanno decretato il recente enorme successo di Klimt Experience, attestato da oltre 80mila visitatori.

Una sorta di story telling per immagini, spettacolare e coinvolgente, dell’universo di Da Vinci, ottenuta grazie alle multiproiezioni in video mapping sui nove giganteschi schermi dell’allestimento e sulle magnifiche architetture della navata di

Santo Stefano al Ponte, di centinaia di immagini digitalizzate ad alta definizione, d’inserti video in full HD ed alla colonna sonora diffusa a 360° in Dolby surround.

Da Vinci Experience è però anche molto altro. Arricchiscono infatti il percorso della mostra numerosi modelli delle macchine leonardesche – a grandezza naturale e in scala – riprodotte minuziosamente sulla base dei progetti originali dalla bottega artigiana fiorentina Martelli; tra queste, di assoluto impatto scenografico, l’ala per il volo umano di nove metri di apertura sospesa al centro della navata.

Nell’area didattica sono esposte le pregevoli riproduzioni anastatiche dei codici e dei disegni del Genio, capolavori unici nel loro genere realizzati da Giunti Editore nell’ambito del “Progetto Leonardo”.

Gli sviluppatori della società milanese Orwell sono gli autori della applicazione per la Da Vinci VR Experience, creata appositamente per la mostra, un’esperienza di realtà virtuale 3D con gli Oculus che permette di entrare dentro al carro armato ed interagire con i suoi meccanismi, di navigare con la barca a pale, di ammirare il volo sul panorama fiorentino della vite aerea e dell’ornitottero.

Da non perdere poi la visione del cartone animato a tema Leonardo, proposto da Effeci Group nello spazio di percezione fisica e sensoriale dedicato al cinema 10D. Un box magico a 6 posti, installato all’ingresso della sezione espositiva, per affacciarsi in un mondo fantastico, a più dimensioni, che per alcuni minuti diventa reale in un susseguirsi di effetti speciali di luci, suoni, movimenti, acqua, vento, bolle di sapone.

Dopo la sua prima a Santo Stefano al Ponte, Da Vinci Experience, patrocinata dal Comune di Firenze, nei prossimi anni sarà distribuita in Italia ed all’estero.

 

Da Vinci EXPERIENCE

13 maggio – 8 ottobre 2017

Orario: Aperto tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 19.30 – ultimo ingresso 18.30 Complesso di Santo Stefano al Ponte

Piazza di Santo Stefano, 5 – Firenze

Info: + 39.055.217418 | | www.davinciexperience.it |#davinciexperience Mail to: info@davinciexperience.it
Ufficio stampa: Headline Giornalisti | Marco Ferri | mob. 335.7259518 | mail to: marcoferri.press@gmail.com

Young Fiber Contest 2017

L’evento rientra nel progetto di valorizzazione del patrimonio artistico/culturale della città di Chieri, rappresentato dalla Collezione Civica Trame d’Autore, che raccoglie opere di artisti da tutto il mondo impegnati nel linguaggio della Fiber Art, oggi osservatorio e documentazione di studio sulla tematica dell’utilizzo del medium tessile nell’arte contemporanea.

Sviluppatasi negli Anni Sessanta soprattutto negli Stati Uniti e in Europa – spiega la direttrice del Premio e curatrice della Mostra, Silvana Nota – la Fiber Art, non solo arte ma storia della civiltà umana, rappresenta uno degli affluenti più affascinanti e colti delle ricerche collegate alle post avanguardie e alle sperimentazioni di materiali inusuali nell’espressione poetico artistica, il cui filo ha continuato la sua corsa giungendo fino ad oggi con straordinaria freschezza e inaspettati innovativi esiti.

Sempre più artisti utilizzano infatti materiali eterogenei tessendoli al telaio oppure off loom individuando concettualmente nella manualità una scelta teorica della loro comunicazione contenutistica. Una tendenza sfociata nelle recentissime Urban Knitting Art e Yarn Bombing a cui si ispira il tema Dialoghi Urbani del Contest.

Dilaganti e solari, questi movimenti artistici mescolano fiber artist, street artist ad altri artisti ancora di diverso accento, che insieme a gente di ogni età e ceto sociale colorano e “bombardano” pacificamente città e periferie con filati polimaterici al fine di ridisegnare volti nuovi di paesaggi e metropoli.

Young Fiber Contest 2017. Marialuisa Sponga Award – Dialoghi Urbani
IMBIANCHERIA DEL VAJRO
Chieri (TO) – dal 13 maggio al 18 giugno 2017
Via Imbiancheria 12 (10023)

TANCREDI 48H

Dopo il grande successo di “Art Adoption New Generation”, rassegna di arte contemporanea che ha animato per tutto il periodo natalizio via Nazionale, la cosiddetta “rugapiana” di Cortona, l’associazione culturale Art Adoption e il suo direttore artistico Massimo Magurano tornano a stupire con l’iniziativa “TANCREDI 48H” .

Italian artist Tancredi Parmeggiani, member of the Movimento Spaziale, Italy, circa 1955. (Photo by Arnold Newman/Getty Images)

In esposizione un’opera di Tancredi Parmeggiani, l’unico artista, dopo Jackson Pollock, con il quale Peggy Guggenheim abbia stretto un contratto, definendolo lei stessa «il miglior pittore italiano, dai futuristi in poi».

L’opera di Tancredi, che nei giorni 20 e 21 maggio sarà esposta a Cortona, è – forse – un’opera di confine: l’inizio che porta alla fine! Una carta intelata che rappresenta l’immagine appena apparente del mostro che dalla psiche dell’artista prende forma e si rivela al margine. Questa opera sembra essere la più emotiva e rappresentativa rispetto a quelle che seguiranno, dove sono ritratte figure mostruose viste frontalmente e distorte, inquietanti, come fossero presagio del loro essere.

«Mai prima d’ora, pur avendo esaminato materiale iconografico, pubblicazioni, cataloghi e numerose documentazioni bibliografiche di Tancredi, mi era capitato di riscontrare – nella sua stesura applicativa e pittorica – una pennellata così lenta, intermittente, essenziale e sintetica, come quella fin qui espostavi». Questo il parere del curatore della mostra, Gabriele Romeo , curatore anche di uno dei Padiglioni Nazionali della 57esima Biennale di Venezia.

Un’anteprima esclusiva di un’opera proveniente da una collezione privata e mai esposta in pubblico, un’occasione imperdibile per chi non conoscesse i capolavori di Tancredi Parmeggiani, un’occasione di ulteriore studio scientifico per gli esperti del settore, per sole 48 ore, esposta a Cortona.

Nello spirito di Art Adoption per una democratica divulgazione delle arti visive, l’opera sarà visibile in una location pubblica in via Nazionale, grazie soprattutto allo sforzo, non solo economico, ma anche visionario di Luca Ghezzi, proprietario di Beerbone Art Burger: qui cibo ed eccellenza in arte – mai come in questa occasione – rendono grazie a Tancredi Parmeggiani, uno dei pittori più importanti nel panorama mondiale, espositivo e museale.

Sabato 20 maggio, dalle ore 11.00, l’apertura al pubblico. Alle ore 18.30 interverrà il professor Gabriele Romeo e per l’occasione è previsto un aperitivo, sempre presso Beerbone Art Burger.

 

Evento segnalato da :
Marco Botti

marco.botti9@gmail.com
marco.botti@pec.giornalistitoscana.it

MINGUZZI, SCULTURE E DISEGNI

La città di Cento (Ferrara) rende omaggio a Luciano Minguzzi (Bologna 1911 – Milano 2004) con una mostra antologica allestita negli spazi dell’antica Rocca, meta storica per il turismo e sede di importanti manifestazioni culturali.

Promossa dal Comune di Cento e dal Centro Studi Internazionale ‘Il Guercino’, in collaborazione con la Fondazione Luciano Minguzzi, l’esposizione “Minguzzi, sculture e disegni“, inserita nella Notte dei Musei 2017 – patrocinata da Consiglio d’Europa, ICOM e UNESCO – inaugura sabato 20 maggio, con una lunga serata. Presentazione alle ore 21 presso il Palazzo del Governatore in Piazza del Guercino e a seguire, fino a mezzanotte, inaugurazione alla Rocca accompagnata da un concerto d’arpa live.

Un evento d’eccellenza che fino al 20 agosto invita a scoprire i luoghi dell’arte e della cultura attraverso le opere di uno dei maggiori protagonisti della scultura italiana del Novecento, ambientate tra le mura della suggestiva fortezza sorta alla fine del ‘300, per volontà del vescovo di Bologna, e il cui aspetto attuale è frutto dell’impronta voluta nel 1483 da Giuliano della Rovere, futuro Papa Giulio II.

Minguzzi ha creato oltre quattrocento sculture, sin dagli esordi ha partecipato ai più importanti eventi espositivi internazionali, ottenendo premi e riconoscimenti, e le sue opere sono approdate nelle collezioni private e nei musei di tutto il mondo.

Dopo le ultime retrospettive allestite nella sua città natale, nel 2012 e nel 2015, la mostra alla Rocca di Cento torna a rendere omaggio al maestro bolognese con una scelta di 43 opere, compresi alcuni disegni, che raccontano il percorso artistico e stilistico e ci regalano l’emozione di un’arte viva, in dialogo tra passato, presente e futuro.

MINGUZZI, SCULTURE E DISEGNI
20 maggio – 20 agosto 2017
Rocca di Cento
Corso del Guercino, 44042 Cento FE

Presentazione sabato 20 maggio h 21 presso il Palazzo del Governatore (Piazza del Guercino), a seguire inaugurazione alla Rocca

ORARIO MOSTRA
Venerdì, sabato, domenica e festivi h 10-13 / 15.30-19.30 > ingresso libero

INFO T 051 6843334 – 390 informaturismo@comune.cento.fe.it
www.comune.cento.fe.it

Giornata Nazionale della cultura del vino e dell’olio

Quest’oggi a Roma presso la Sala della Crociera del MiBACT si è tenuta la Conferenza Stampa di presentazione della Giornata Nazionale della cultura del vino e dell’olio.

Nelle diverse regioni d’Italia sono stati individuati luoghi rappresentativi, interlocutori assai qualificati e produttori in grado di esprimere nei propri oli e vini l’essenza del territorio. Parallelamente al livello qualitativo degli eventi è cresciuto l’apprezzamento da parte di un pubblico sempre più vasto e trasversale, composto da addetti ai lavori e soprattutto da consumatori consapevoli e appassionati.

La RAI è Main Media Partner dell’iniziativa e data la forte valenza territoriale, grazie anche al sostegno del MIBACT che ha reso disponibili oltre 15 sedi museali per gli eventi locali, la TGR ha assunto il ruolo di Media Partner per contribuire con le proprie redazioni regionali alla diffusione della conoscenza della Cultura dell’Olio e del Vino.

Argomento dell’edizione 2017: Vitigni e cultivar tradizionali: un’identità da preservare, un patrimonio da valorizzare, un tema di forte impatto e legame con cultura, arte e la tradizione enoica e olearia italiana, vere eccellenze mondiali in questi comparti produttivi.

Il MIBACT ha aderito a questo progetto ritenendolo un’ulteriore opportunità per dare risalto ad alcune sedi museali attraverso questo legame inscindibile. Si consolida il rapporto con il MIPAAF, che rinnova la sua collaborazione attraverso la direzione generale dell’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari.

Info: www.aisitalia.it

Július Koller. One Man Anti Show

Museion presenta, in cooperazione con mumok – Museum moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien e la Galleria Nazionale Slovacca, Bratislava, la più vasta retrospettiva mai dedicata a Július Koller (Piestany, Slovacchia 1939- Bratislava, 2007).

Koller, tra le personalità artistiche più importanti dell’Est Europa dagli anni Sessanta, ha sviluppato un’opera di grande rilevanza internazionale. La mostra documenta, alla luce dell’elaborazione di materiali artistici e d’archivio, il suo contributo autonomo alla Neoavanguardia. Oltre a lavori noti a livello internazionale sono esposte anche opere, materiali d’archivio ed ephemera inediti – diverse fotografie concettuali dell’artista slovacco legano la sua personale alla mostra sulle opere fotografiche della collezione Museion “La Forza della Fotografia“.

L’opera di Koller si pone a distanza critica rispetto al governo comunista e alla sua arte ufficiale, ma mette in discussione anche le tradizioni della modernità e le convenzioni del sistema dell’arte occidentale. Dalla metà degli anni Sessanta Koller crea, con gli Antihappenings e gli Antibildern un’opera contrassegnata da ironia giocosa e scetticismo, che con spirito dadaista unisce ad un atteggiamento scettico radicale un approccio innovativo. Dipinge così quadri oggetto di colore latex bianco e immagini con il motivo del punto interrogativo, che diventa simbolo universale della sua messa in discussione della quotidianità e della realtà. Il gioco del tennis e del tennis tavolo sono utilizzati da Koller come forma artistica partecipativa: collegando lo sport a uno statement politico, l’artista rivendica così l’attenersi alle regole e il fair play come base dell’azione sociale – statement che conserva ancora oggi la sua piena attualità, anche alla luce della situazione politica internazionale. Dopo la repressione della Primavera di Praga, l’artista inizia la serie U.F.O.naut per contrapporre alla realità “situazioni culturali” e utopie di un nuovo futuro e di una nuova cultura cosmo umanistica.

L’architettura dell’allestimento è stata creata dall’architetto viennese Hermann Czech.

I curatori della mostra “Július Koller. One Man Anti Show” sono stati insigniti del prestigioso premio “ART Kuratorenpreis” per la mostra dell’anno 2016

Catalogo (EN/DE) a cura di Daniel Grún, Kathrin Rhomberg, Georg Schöllhammer
edito da Verlag der Buchhandlung Walther König in Köln

Orari di apertura: da martedì a domenica ore 10.00 – 18.00.
Giovedì 10.00 – 22.00, con ingresso gratuito dalle 18.00 e visita guidata gratuita alle ore 19. Ogni sabato e domenica ore 14-18 “dialoghi sull’arte” in mostra.
Lunedì chiuso.

Save the date – programma collaterale

Ping Pong Club ogni giovedì ore 18.00 – 21.30, ingresso e partita gratuiti,
20/07/2017, ore 19.00 visita guidata con Letizia Ragaglia, direttrice di Museion

Ingresso: 7 Euro, ridotto 3,50 Euro.
Museion, Piazza Piero Siena 1
I – 39100 Bolzano

www.museion.it

Social
Facebook : Museion Bozen-Bolzano
Twitter: @MuseionBZ
Instagram: @museion_bz

LUOGHI DI CULTO E PERIFERIE

Pensare che le Chiese possano concorrere alla riqualificazione fisica e sociale delle periferie, o in generale ai processi di rigenerazione urbana, è quasi spontaneo.

La strategia insediativa richiede oggi di essere modificata in rapporto alla diffusione della città in un territorio esteso e magmatico, entro cui le periferie dell’urbanizzazione continua hanno perso non solo i loro contorni, ma anche quei fattori di coesione sociale che erano il collante per la crescita della comunità.

Conferire alla Chiesa, nel ritrovato rapporto con l’insediamento ma anche con la natura, un ruolo di rappresentatività e un incentivo di incontro sociale nella metropoli e nel mosaico del suo paesaggio, è un impegno di nuova progettualità.

L’evento è realizzato e promosso dalla Triennale di Milano, dall’Arcidiocesi di Milano e da CHIESA OGGI architettura e comunicazione .

14.30
Registrazione partecipanti

15.00 – 15.30 APERTURA DEI LAVORI E SALUTI ISTITUZIONALI

Arch. Alberto Ferlenga
Triennale Milano – rettore dell’Università IUAV di Venezia

Mons Luca Bressan
Curia Milano – vicario episcopale per la Cultura

Arch. Caterina Parrello
direzione Chiesa Oggi Architettura e Comunicazione

Arch. Franco Raggi
vicepresidente Ordine Architetti P.P.C. Milano

15.30 – 17.00 INTERVENTI RELATORI

Il Parco Culturale Ecclesiale
S.E. Mons. Antonino Raspanti, Presidente Commissione episcopale per la Cultura e le comunicazioni sociali (CEI) e Vescovo di Acireale

Il progetto delle Chiesa di Pentecoste a Quarto Oggiaro, Milano
Arch. Boris Podrecca e arch. Marco Castelletti

Le chiese di periferia come costruttrici di luoghi urbani
Arch. Franco Purini

Spazi intermedi nelle chiese cristiane italiane: domus ecclesiae per le periferie siciliane dopo il terremoto del Belice
Arch. Vito Corte

17.00 – 19.00 TAVOLA ROTONDA

Luoghi di Culto e periferie: idee e strategie di rigenerazione urbana
Arch. Alberto Ferlenga – coordinatore

Dr. Mario Abis
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT)
consulente scientifico del Gruppo G124 per la progettazione
delle nuove periferie e consulente per lo sviluppo dei piani strategici delle città metropolitane.

Arch. Simona Collarini
Direttore Area Pianificazione Urbanistica Generale, Comune Milano

Don Valerio Pennasso
CEI – direttore Ufficio Nazionale Beni Culturali ed Edilizia di Culto

Arch. Ilaria Valente
Politecnico di Milano- Preside della Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni

19.00 – 20.00 DIBATTITO E CONCLUSIONI

Mons Luca Bressan
Curia di Milano, vicario episcopale per la Cultura

Arch. Giuseppe Maria Jonghi Lavarini
direttore Chiesa Oggi Architettura e Comunicazione

20.00
Chiusura Convegno

PARTECIPAZIONE E CREDITI FORMATIVI – 5 CFP
Evento in collaborazione con l’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Milano.
Sono stati richiesti 5 cfp al CNAPPC. Per iscriversi mandare nome, cognome, CF, numero iscrizione ordine e circoscrizione a visiteguidate@triennale.org

LUOGHI DI CULTO E PERIFERIE – RIGENERAZIONE URBANA

MARTEDÌ 16 MAGGIO – ORE 15.00

 

Palazzo della Triennale

Viale Alemagna, 6 – 20121 Milano

EXODUS

A Venezia dal 13 maggio al 30 novembre 2017 la Chiesa della Pietà in Riva degli Schiavoni, per la prima volta nella sua storia secolare, accoglie una mostra, EXODUS, dedicata al tema attuale e bruciante della migrazione, realizzata dal grande maestro bosniaco, italiano di adozione, Safet ZEC considerato dalla critica internazionale artista di straordinarie qualità espressive.

L’esposizione, che fin dal titolo richiama la dimensione biblica dell’esodo di migliaia di migranti giunti in Europa, è insolita e straordinaria poiché imperniata più che su singole opere su un ciclo organico di figurazioni, creato per questa circostanza dall’artista nel suo studio a San Francesco della Vigna a Venezia (che, eccezionalmente, sarà aperto al pubblico durante il periodo della mostra). Gli immensi teleri che compongono i due straordinari polittici di 10 metri per 3 danno voce e forma al grido di denuncia contro ogni guerra e contro la tragedia della migrazione, della condizione alienante del rifugiato.

L’ispirazione e l’impulso a creare ex-novo le opere che compongono EXODUS, Safet ZEC li ha sentiti nascere dentro di sé come un’esigenza irrinunciabile e prorompente proprio nel momento in cui entrò per la prima volta dentro questa Chiesa e nella sua storia.

Da quel momento il “Demone della pittura” (secondo le parole di Giandomenico Romanelli che di questa mostra è tra i curatori) si è impossessato di Safet Zec che ha dato inizio ad un lavoro epico, degno dei tempi eroici della pittura. Una testimonianza anche personale, intensa e terribile lanciata già 25 anni fa attraverso opere memorabili come gli abbracci, le deposizioni, le partenze da un artista che ha vissuto il dramma dello sradicamento, della fuga, dell’esilio, quando con la sua famiglia fu costretto ad abbandonare la Bosnia e la sua città, Sarajevo, dilaniate dalla guerra.

Nei suoi grandi pannelli dipinti con tecnica mista allestiti nello spazio sacro della Chiesa della Pietà, in dialogo con i capolavori di Tiepolo – sottolinea Romanelli – Zec ritrova le linee portanti della sua ricerca trentennale, impegno contro ogni guerra e la feroce inutilità della violenza.

Ed è attraverso l’arte che Safet Zec rinnova ed esprime il suo grido di dolore e di denuncia, con intensa e profonda umanità, lasciando parlare i volti e le figure che animano le sue opere. Una tragedia espressa in abbracci estremi, mani che coprono volti lacerati, lacrime pietrificate, braccia e mani disperate tese fino allo spasimo, per aggrapparsi, per tentare di non soccombere, per chiedere aiuto, misericordia, accoglienza. Per chiedere giustizia, libertà, amore.

Un grido che in EXODUS si traduce in una sequenza di figure dolenti e disperate, nelle quali la presenza di bambini cui tutto viene sottratto, anche il futuro ma dove, forse, alberga ancora la speranza di trovare accoglienza in una altra terra, in un altro mondo, lasciano un segno indelebile.

Tutto questo risulta essere la denuncia più cruda e alta contro la violenza ottusa e feroce della guerra, di una distruzione pensata, voluta e organizzata da uomini contro altri uomini.

Safet non illustra, – afferma Enzo Bianchi, fondatore del monastero di Bose – ma in silenzio rende invocazioni gli abbracci, le mani tese, le mani abbandonate. Raramente si è feriti da altre opere contemporanee come dalle sue: ferite che permettono all’altro di penetrare fino al nostro cuore e ci rendono capaci di com-passione.

Portatore di un dolore profondo e radicato, che nelle sue opere raggiunge vette di grandissima forza espressiva ed emotiva, Zec è nuovamente a scuoterci, a condurci a riflettere sull’assurdità delle sofferenze, dei traumi fisici e psicologici, ma anche sociali, che intere popolazioni sono costrette a subire a causa dei conflitti che si scatenano nei loro territori, massacrati, violentati, nelle loro città ridotte a cumuli di terra e macerie, spazzate via, insieme alla loro vita quotidiana, alla loro identità, alla loro esistenza.

Dolore, sradicamento, abbandono, perdita della propria identità, ma anche accoglienza e speranza in un futuro migliore sono solo alcune delle sensazioni che suscitano e trasmettono in maniera vibrante le opere di Safet Zec – dichiara la presidente dell’Istituto Provinciale per l’Infanzia “Santa Maria della Pietà” Maria Laura Faccini – che trovano, infatti, la loro ideale collocazione nella Chiesa della Pietà, luogo dove, per secoli, bambini e madri accomunati dagli stessi sentimenti hanno trovato assistenza e la concreta possibilità di futuro migliore

L’imponente ciclo pittorico realizzato da Safet Zec espressamente per questo spazio sacro aggiunge nuove vibranti note emotive al contesto artistico, architettonico e musicale che caratterizza la Pietà, istituzione benefica fondata nel 1346 che da secoli a Venezia e nel mondo è sinonimo di accoglienza e tutela dell’infanzia abbandonata, ma anche di eccellenza musicale. La Pietà è, infatti, conosciuta anche come Chiesa di Vivaldi perché il Prete rosso entrò come maestro del coro all’Ospedale della Pietà, dove a titolo gratuito erano educate alla musica le bambine orfane che qui venivano accolte ed allevate. La scuola, esclusivamente femminile, era famosa in tutta Europa per l’attività musicale delle «putte», le quali al riparo degli sguardi del pubblico, grazie ad una fitta grata, ogni giorno festivo davano prova della loro abilità come cantanti e strumentiste.

EXODUS è un emozionante itinerario che permette al visitatore di arrivare a comprendere anche l’intimità artistica di Zec, una conoscenza che può essere approfondita anche entrando nel suo studio. Basta lasciarsi alle spalle la cosmopolita e affollata Riva degli Schiavoni per dirigersi a san Francesco della Vigna passando per il campo della Bragora.

Questo percorso attraverso la biografia artistica del maestro vede, come prima tappa, la Scoletta della Bragora in Campo Bandiera e Moro. Nel colore della Venezia più popolare e vissuta, in uno spazio suggestivo, sono raccolte le incisioni più significative di Safet Zec, artista riconosciuto a livello internazionale tra i massimi maestri della calcografia.

La seconda tappa è lo Studio di Safet ZEC, a pochi passi dall’Arsenale. Nel cuore di una Venezia defilata e autentica, a un passo dai padiglioni della Biennale, si entra nel laboratorio dell’artista posto di fronte alla facciata Palladiana di San Francesco della Vigna, nella calle omonima al numero 2817.

UN ITINERARIO NELLA VENEZIA DI SAFET ZEC

Safet Zec

Entrare alla Scoletta della Bragora in Campo Bandiera e Moro e nello studio di Safet ZEC in Calle di San Francesco della Vigna 2817 (su appuntamento, telefono: +39 041 5207738, cellulare: +39 338 2923529) significa dare inizio a un viaggio scandito dalle immagini alla scoperta del mondo di un artista fuori dal tempo e dagli schemi per il quale la pittura è vocazione totalizzante che colpisce per la forza espressiva e fluisce, possente e straordinaria, con l’incontenibilità di un fiume in piena.

Perché è proprio questa l’impressione che si prova nell’accostarsi all’opera di Safet Zec, anche di fronte ai soggetti quotidiani: dalle sedie ai letti sfatti, il pane, i cesti di patate, le nature morte, i paesaggi, le finestre, le vedute struggenti di Venezia, i volti, gli abbracci… Un universo infinito fatto di forza, di armonia e bellezza. E qui, in questo spazio dove, intatte, restano le tracce della falegnameria che fu, si respira in modo tangibile il mestiere della pittura.

Colori, matite, bulini, punte secche, pennelli, barattoli, tavolozze, stracci, carte, tele testimoniano la convinzione profondamente radicata in Safet che l’arte si fa con le proprie mani e con la padronanza della tecnica e degli strumenti che appartengono alla tradizione e alla storia, ma che continuano a vivere nel presente attraverso una sensibilità e una ricerca artistica che si rinnovano continuamente in un linguaggio sempre nuovo che ci è contemporaneo e ci interpella per la sua potenza e la sua incarnazione del sublime.

Senza il talento accompagnato allo studio, all’applicazione, alla testardaggine, alla volontà ferrea, alla fatica e all’impegno indispensabili a raggiungere la padronanza assoluta della tecnica – afferma Safet Zec – anche l’ispirazione più alta resterebbe velleitaria.

Pittore ed incisore, Safet Zec nasce nel 1943 a Rogatica, in Bosnia-Erzegovina.

Dopo gli studi compiuti alla Scuola di Arti Applicate di Sarajevo e all’Accademia di Belle Arti di Belgrado, Zec diventa la figura centrale del movimento artistico chiamato “Realismo poetico”. Vive e lavora a Belgrado fino al 1989. A partire dai primi anni Novanta si impone come uno degli artisti più importanti del suo paese, presente nelle maggiori e più qualificate esposizioni internazionali. Negli anni che seguono è di nuovo a Sarajevo, fino al 1992 quando, a causa dalla guerra che colpisce la ex-Jugoslavia, è costretto a lasciare il proprio paese e arriva in Italia, prima a Udine e poi a nel 1998 a Venezia, che diventa per lui una seconda patria.

In Italia Zec deve ricostruire la sua esistenza e la sua attività (tutte le sue opere sono rimaste nello studio a Sarajevo). Senza fermarsi, lavora alacremente a nuove tele, disegni e incisioni. Già nel 1994 è pronto per la prima mostra in Italia, con questi nuovi lavori. Soltanto una decina di tele, arrivate da una galleria tedesca, sono testimonianza dell’opera precedente di Zec. Espone in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, con oltre 100 mostre all’attivo. Dalla fine del conflitto nei paesi della ex-Jugoslavia, Zec ha ripreso un’assidua frequentazione con la sua terra. Lo “Studio-collezione Zec”, nel cuore di Sarajevo, è stato riaperto ed è divenuto un centro di iniziative culturali, oltre che sede espositiva delle sue opere.

Tra le innumerevoli esposizioni personali, si ricordano le più recenti in Europa:

“Il Pane della Misericordia” – Santuario di Loreto – Cantine del Bramante (2016) – Musei di San Salvatore in Lauro – Roma (2016-17); “La peinture et la vie” – Musée de l’Hospice Comtesse – Lille (2016-17); “Allegories of Fate” – Panorama Museum – Bad Frankenhausen (2015-16); “La pittura come miniera”- Fondazione Benetton Studi Ricerche – Treviso (2015); “Deposizione”- Cappella della Passione, Chiesa del Gesù – Roma (2014); “L’opera incisa” retrospettiva di disegni e incisioni – Villa Manin di Passariano (2013); “Capolavori senza tempo” importante personale alla Rotonda della Besana – Milano (2012); “Il potere della pittura” personale antologica al Museo Correr – Venezia (2010).

Oggi Safet Zec vive ed opera tra Sarajevo, Pocitelj, Venezia e Parigi. Il corpus calcografico ammonta ad oltre 250 lastre.

EnterPrize

La IX Edizione del Premio Lorenzo Bonaldi per l’Arte – EnterPrize, riconoscimento volto a sostenere la ricerca di un curatore under 30, è stata vinta da BERNARDO MOSQUEIRA e dal suo progetto di mostra dal titolo Enchanted Bodies / Fetish for Freedom.

La giuria composta da

Katerina Koskina – Direttore, EMST – National Museum of Contemporary Art di Atene
Giorgio Verzotti – Critico d’arte e curatore
Giacinto Di Pietrantonio – Direttore, GAMeC, Bergamo
Stefano Raimondi – Curatore, GAMeC, Bergamo

dopo aver assistito alla presentazione e alla discussione tra tutti i partecipanti della IX Edizione del Premio e aver approfondito con ciascuno dei 5 candidati i progetti in concorso, all’unanimità ha deciso di assegnare il Premio al progetto che ha sviluppato un concetto rispondente ai profondi mutamenti della società contemporanea e che, al tempo stesso, è stato in grado di leggere lo spazio espositivo in maniera assolutamente innovativa e insolita, mettendo lo spettatore al centro di un’esperienza attiva e in dialogo con le opere di numerosi artisti.

La mostra sarà ospitata alla GAMeC nel 2018.

La cerimonia di premiazione si è svolta lunedì 8 maggio 2017, a chiusura della VII edizione di Qui. Enter Atlas – Simposio Internazionale di Curatori Emergenti, che ha visto i 5 candidati del Premio Lorenzo Bonaldi confrontare esperienze personali e posizioni teoriche e metodologiche con 17 giovani curatori provenienti da corsi in pratiche curatoriali.

Dall’edizione 2015, infatti, il simposio è stato trasformato in un workshop rivolto a studenti o ex-studenti segnalati dalle principali scuole curatoriali italiane che hanno avuto la possibilità di presentare un progetto espositivo pensato per lo Spazio Caleidoscopio – parte della Collezione Permanente della GAMeC – che prevede la messa in relazione di una o più opere esposte nella Collezione del museo con opere di altri artisti contemporanei.

I due vincitori di questa edizione, che realizzeranno i loro progetti tra il 2017 e il 2018 sono Luca Gennati, segnalato dall’Accademia di Belle Arti di Brera, con il progetto Siate Misteriosi, che parte dall’opera Le uova sul libro di Felice Casorati, e Martina Sabbadini, dell’Università Cattolica e Politecnico di Milano con il progetto Linee di forza + varie sensazioni, che prende spunto da Linee forze di paesaggio di Giacomo Balla.

Nella foto: Bernardo Mosqueira, Martina Sabbadini e Luca Gennati
con Simona e Nini Bonaldi, i membri della giuria e il presidente della GAMeC durante la cerimonia di premiazione.
Foto: Francesca Ferrandi

KOKODÉ KAMIGAMI ここで神々

Generali Italia apre al pubblico Palazzo Morosini a Venezia offrendo la possibilità di visitare gratuitamente lo storico edificio, che ospiterà KOKODÉ KAMIGAMI ここで神々, che letteralmente vuol dire “Qui si incarnano gli dei”. Una mostra che racconta, attraverso l’arte della fotografia unita alla pittura, la pratica più misteriosa delle arti marziali e la spiritualità che la contraddistingue: il Sumo.

L’evento, promosso e organizzato da Generali Italia, in collaborazione con Arthemisia e contestualmente alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, rientra nel programma di Generali Italia Valore Cultura, che ha l’obiettivo di sostenere le migliori iniziative artistiche e culturali e promuovere lo sviluppo e la valorizzazione del territorio.

La mostra, che apre al pubblico dall’ 11 maggio al 16 luglio 2017, è curata da Xavier Martel, docente di storia dell’arte del XIX secolo all’Università Paris I.

Attraverso 33 opere l’artista giapponese Daimon Kinoshita – incisore di ukiyo-e – e il fotografo francese Philippe Marinig illustrano tramite la commistione della loro stessa arte il mondo della forza, dell’intelligenza e dell’accettazione di sé dei lottatori di sumo, i sumotori che diventano rikishi se professionisti.

Gli artisti, che lavorano entrambi sullo stesso tema, raccontano le origini di questa antica lotta che è lo sport nazionale del Giappone dove i contendenti, immortalati nella quotidianità dalla macchina fotografica di Marinig, si allenano nelle heya (le palestre dette anche scuderie) o si affrontano nel dohyo (la zona di combattimento), indossando il mawashi (il caratteristico perizoma) e acconciando i capelli con la oi-cho mage (la particolare crocchia).

Nelle opere in mostra anche la rappresentazione dello yokozuna, il grande campione per eccellenza distinguibile perché durante l’ingresso sul dohyo indossa la pesante corda annodata detta tsuna. E a questa figura è dedicata un’intera sezione che narra il successo del giapponese Kisenosato, il 72° yokozuna in tutta la storia del Sumo, lunga più di 400 anni. Kisenosato, dopo aver vinto il torneo Grand Sumo di Spring 2017, ha raggiunto l’apice del successo a distanza di 19 anni dall’ultimo yokozuna giapponese.

L’evento vede come sponsor tecnici Shoei, Awagami Factory e Fujifilm, media partner Billionaire e Gatehouse. Gli artisti sono rappresentati da Atelier Visconti. sposta presso Archivio di Stato – via Pietro Oreste 45, Bari – dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 17.30; sabato dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00. Apertura straordinaria anche il 2 giugno. Ingresso euro 4,00 informazioni 080.541.48.13

TuttoPasotti

In occasione dell’uscita della monografia edita di Skira TuttoPasotti sarà presentato il volume e verranno esposte una serie di opere realizzate a quattro mani da Silvio Pasotti e Debora Barnaba.
 
Sono fotografie di Debora Barnaba di formato 70×100 in bianco e nero montate su alluminio; una copia di ciascuna foto, affiancata all’originale, riporta gli interventi pittorici di Silvio Pasotti.
TuttoPasotti, Skira, edizione limitata con litografia originale dell’artista, tiratura 100 copie.Silvio Pasotti (Bergamo 1933) si forma ai corsi di Achille Funi all’Accademia Carrara di Bergamo. Dal 1949 entra a far parte dell’Istituto Italiano d’Arti Grafiche dove sperimenta nel campo della litografia. Tra 1953 e 1957 lavora in Spagna e in Francia. Vive tra Parigi, Venezia e Milano. Prima personale alla Galleria della Torre di Bergamo nel 1955. Nel 1957 espone alla Arthur Gefies Gallery di Londra, nel 1958 da Schettini a Milano e alla Galerie Rindermarkti di Monaco di Baviera. In ambito Pop art attorno al 1960 esegue il ciclo di dipinti delle “Automobili” e delle “Lavatrici”. Del 1964 è una personale alla Galleria del Cavallino di Venezia. Collabora con architetti nella realizzazione di opere pubbliche: del 1964 sono le ambientazioni plastiche di grandi decorazioni a moduli seriali nelle scuole di San Donato Milanese e nel Palazzo dei Convegni di Sirmione. Nello stesso 1964 è tra gli artisti presenti nell’operazione “13 Festoman” alla Galleria Trivulzio di Milano e Parigi con Adami, Alechinsky, Arroyo, Errò, Lam Lebel, Matta, Pardi, Recalcati, Romagnoni, Rotella, Volpini. Nel 1967 partecipa alla rassegna milanese alla Galleria d’arte moderna “L’uomo e lo spazio”. La sua iconologia dell’oggetto quotidiano si ammanta di valenze ironiche. Del 1973 sono pannelli murali in alluminio per il Comune di Segrate e un grande mosaico per la scuola di Pieve Emanuele. Attorno al 1970 giunge a una pittura ancora memore della lezione del Pop art inglese ma in cui Il disegno semplificato e la forte riduzione cromatica amplificano l’ambiguità dell’immagine rilevando le contraddizioni della pittura in generale e della pittura figurativa in particolare, per la quale l’artista elude la produzione di belle immagini risiedendo in ogni modo l’essenziale nel messaggio visivo stesso. Nel 1970 espone alla Galleria Borgogna di Milano presentato da R.Gassiot Talabot; nel 1971 alla Galleria Alfieri di Venezia. Agli inizi del decennio si situano il ciclo “Matrimonio all’italiana” e dipinti come “L’appartamento” in cui è ancora l’ironia a supportare la trasgressione dei canoni compositivi. Perciò l’artista è considerato all’interno del clima surrealista e come tale invitato tra i rari italiani nel 1973 alla rassegna ideata da José Pierre alla Pinacoteca di Bari “Dans la lumière du surréalisme”. Al 1975 datano “Omaggio a Newton” e “Mon amour”, opere eseguite durante un lungo soggiorno parigino in cui Pasotti espone alla Galérie Daniel Gervais (1975, vi ritornerà nel 1979). Nel 1976, rientrato a Milano, vi dipinge una serie di ritratti di famiglie lombarde, presentati in personale nel 1977 alla Galleria Schubert e nel 1978 alla Galleria Borgogna. Si accentua nella sua pittura lo stile di superficie che propone campiture piatte allo scopo di evidenziare l’artificio dell’immagine. Compie un cicli di dipinti dedicati al mito dell’auto Ferrari. Presentato da O.Calabrese espone nel 1982 “Grand Tour” alla Galleria Borgogna, “Candyde” alla Galleria Schubert nel 1983 e “Dalle Alpi alle Piramidi” nel 1987, anno delle personali alla Galérie Platanes di Ginevra e alla Galleria del Naviglio di Milano. Nuove personali nel 1990 al Naviglio e alla Borgogna nel 1992, anno in cui espone il ciclo “Italian People’s” al Teatro Sociale di Bergamo. Pasotti vive tra Milano e Parigi. Bibliografia: R.L.Lippard, Pop Art, Milano 1987; G.Rancati: Silvio Pasotti. La Ferrari, Milano 1990; S.Zenoni, Pasotti, Italian People’s, Milano 1992.

Nata a Milano nel 1985, Debora Barnaba è artista e fotografa. Dopo gli studi artistici in disegno e pittura si accosta da autodidatta al medium fotografico che, dal 2006, diventa la sua principale forma espressiva.
Ha collaborato con nomi prestigiosi quali Maurizio Montagna, Roger Weiss, Giovanni Gastel e Oliviero Toscani, con cui, nel 2009, realizza un progetto riguardante la città di Firenze, successivamente pubblicato nel catalogo “Santo Spirito”. Nel 2010 la rivista Il Fotografo, importante testata di settore, le dedica la cover story. Nel 2011 esce la sua prima monografia “Visioni del vuoto: Varese” (Arterigere Edizioni, 2011), un catalogo comprendente i testi critici di Riccardo Crespi, Riccardo Manzotti e Sandro Iovine, che documenta in modo originale ed inedito la Città Giardino. Dal 2012 estende la sua sperimentazione anche nel video e collabora con il pittore Silvio Pasotti per alcuni nuovi progetti sul corpo. Sin dall’inizio della sua carriera partecipa a diverse mostre collettive.
Lavora come fotografa di moda e pubblica con riviste in tutto il mondo, tra cui L’Officiel, Cosmopolitan, OOB.

Orario mostra 10.00-12.30 / 16.30-19.30, chiuso domenica e lunedì mattina.

Silvio Pasotti / Debora Barnaba – Nude / Presentazione libro TuttoPasotti
ASSOCIAZIONE CULTURALE RENZO CORTINA
Milano – dal 9 al 13 maggio 2017
Via Mac Mahon 14 (20155)
+39 0233607236
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