POIÉIN

Francesco Andrisano, dopo il successo della mostra “Uno diverso dall’altro” del 2014 al Circolo Aternino di Pescara, torna ad esporre a Pescara nell’A-maze-ing Gallery con una retrospettiva delle sue opere più significative dal titolo POIÉIN, a cura di Natalia D’Avena, Stefano Ricciuti e Marzio Santoro. Vernissage alle ore 19.00 del 7 maggio 2017.

Francesco Andrisano nasce a Fragagnano (TA) il 4 luglio del 1970 e trascorre la sua adolescenza a Francavilla F.na (BR), dopo la maturità si trasferisce nella città di Pescara per frequentare la facoltà di Architettura ed è qui nel corso degli anni affina le sue ricerche nel campo dell’Arte e della Poesia, incrociando sul suo cammino esperienze, persone, studi.

Il periodo universitario si rivela come la riscoperta di quella passione coltivata da sempre, fin da bambino e arricchita poi dagli studi classici; incomincia da qui una lunga ricerca tesa verso l’osservazione dei maestri e la sperimentazione creativa del proprio presente.

La sua poetica è come il Poiéin greco; un fare attraverso la Pittura e la Poesia che trasporta da una sponda all’altra dello stesso fiume la propria anima, così che quando dipinge scrive e quando scrive dipinge. Il risultato? Un diaframma, una ponte che attraversa e stimola le relazioni tra l’io e il mondo esterno, un atto fisico e mentale al tempo stesso tra impressione ed espressione.

Il campo di ricerca è vasto ed è molto facile perdersi, nella sua arte non ci sono metodologie da manuale o facili ricami già visti, Francesco racconta solo come è facile perdersi, racconta come sia più affascinante cercare che trovare.

La sua poetica rimanda ad un puro verbo istintivo, tutto danza in un movimento armonico: il gesto. Causa/effetto, parte dall’individuo e del suo relazionarsi col proprio sé, la libera interpretazione cosciente della realtà, il semplificare i segni e decodificare il sistema rendendolo visibile per quello che è senza orpelli. Libera interpretazione di chi lo svela e del recettore che si serve di questa porta come possibilità comunicativa col proprio io.

Delle sue opere hanno detto di lui: “L’operato artistico di Francesco Andrisano è un vasta metafora della realtà contemporanea, luogo privilegiato in cui il fantastico si intreccia vivamente ad un’acuta, ponderata riflessione sulle circostanze che oggi definiscono l’uomo, le sue emozioni, le speranze. Perché, appunto, Andrisano ci parla della realtà senza essere realista e sollecita l’immaginario e l’onirico verso la formulazione di immagini, di figure, di vere e proprie rappresentazioni capaci di caricarsi di un significato universale e evocativo sempre suggestivo. Le linee delle sue composizioni sono come sinuosamente bloccate, sigillate in un rigore assoluto, che è anche, però, agitato da una straordinaria dinamicità di impulsi, da una tensione asciuttissima e vibrante come una corda di un elastico.

Il trasporto straordinario che conduce la sua ricerca è costituito da una incandescenza assoluta della sensibilità e della fantasia. Per questo il maturare del suo linguaggio (pur nella sua interna coerenza poetica), lo ha condotto a spaziare su un ampio ventaglio di soluzioni nel volgere ormai non breve della sua carriera. E per questo, anche, sono persuaso che il suo lavoro non ha ancora fatto il giro completo di se stesso. A chi saprà ben guardare, infatti, non sfuggiranno nelle opere più recenti i sintomi e le tracce di un ulteriore approfondimento di quella che si potrebbe chiamare, cioè, la soglia di una fruttuosa maturità.” (Testo critico di Luciano Marinelli)

Francesco Andrisano – Poiéin
Pescara – dal 7 al 20 maggio 2017
Via Nazario Sauro 9/11 (65126)
+39 3280359274
amazeinggallery@gmail.com
www.facebook.com/AmazeingGallery

Selling the Shadow

Quest’oggi, 7 maggio 2017, alle ore 18.30 inaugura a Milano C-Gallery, un nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea sito in Via Ventura 6, nel cuore dell’Art District. Lo fa con una mostra , “Selling the Shadow” curata dalle artiste americane Ayana V. Jackson e Ingrid LaFleur, in collaborazione con MOMO Gallery, Capetown. Un’esposizione internazionale e multidisciplinare che indaga il rapporto tra arte e pratica sociale.

Il tema della mostra riprende l’azione politica abolizionista e di difesa dei diritti delle donne che l’attivista afroamericana Sojourner Truth ha portato avanti a partire dal 1859 fino ai primi del 1900. Sojourner Truth raccoglieva i fondi per la sua campagna vendendo piccole “Carte de Visite” che la ritraevano, accompagnando la sua immagine con l’iscrizione “I sell the shadow to support the substance”. Pioniera non solo dal punto di vista politico, ma anche per la metodologia di ri- appropriazione della propria immagine in un periodo, la Guerra di Secessione Americana, che avrebbe beneficiato di un’altra narrativa per l’esposizione del corpo di una donna nera, Sojourner Truth ci invita ancora oggi a riflettere sui meccanismi di costruzione dei significati e dei significanti e sulle strategie di narrazione legate alle strutture di potere .

La mostra Selling the Shadow presenta il lavoro di 20 artisti internazionali provenienti da diversi Paesi come Camerun, Congo, Francia, Italia, Jamaica, Stati Uniti, Sudafrica, che pur differenziandosi per le metodologie artistiche e per le narrative personali, condividono il confronto con il tema della costruzione dell’identità, la storia e le strutture sociali che giocano un ruolo non solo nella creazione dei propri lavori, ma anche nel consumo e nelle modalità di fruizione di questi.

Artisti: Derrick Adams – Endia Beal – Kimathi Donkor – Amir George – Maimouna Guerresi – Tony Gum – Delio Jesse – Lauren Kelley – Coby Kennedy – Simone Leigh – Michèle Magema – Joel Mpah Dooh – Maurice Pefura – Alexis Peskine – Jefferson Pinder – Robert Pruitt – Tabita Rezaire – Dread Scott – Mary Sibande – Cosmo Whyte – Jessica Wimbley

C-Gallery conduce un lavoro di esplorazione del mondo dell’arte contemporanea selezionando e promuovendo artisti di fama internazionale che attraverso le loro opere sono in grado di generare nuovi codici visivi e di allargare i confini del mercato oltre le tendenze locali.

Il programma espositivo di C-Gallery abbraccerà diversi linguaggi artistici con l’ambizione di offrire al pubblico un compendio delle istanze più innovative dell’arte contemporanea al di là delle mode sistemiche.

 

Selling the Shadow
C-GALLERY
Milano – dal 7 maggio al 15 settembre 2017
Via Giovanni Ventura 6 (20134)
+39 0245377550
Raffaella.Carillo@cgallery.it
www.cgallery.it

VISIONARY ART SHOW

VISIONARY ART SHOW è un progetto unico nel panorama italiano e internazionale. Fondato e diretto da Dores Sacquegna – Art Director di Primo Piano LivinGallery – la manifestazione artistica è il perfetto connubio tra arte contemporanea e spettacolo, con anteprime nazionali, talk show, premi, performance visuali, sonore e interattive e molto altro ancora.

Allestita nel cinquecentesco Palazzo Vernazza Castromediano a Lecce – sito rituale della dea Iside – la location diventa il set immaginifico dove artisti internazionali mostrano al pubblico le loro creazioni, in una fusion di elementi dialoganti, di installazioni luminose e tecnologie interattive e sonore che traghetteranno i visitatori in uno show visionario.

La cerimonia di inaugurazione si terrà il 14 Maggio dalle ore 18,00 sino alle ore 22,00 alla presenza del pubblico e di tutti gli artisti presenti. Durante la serata il talk show (lecture) con due delle voci più interessanti del panorama internazionale a cui sarà conferito il Premio alla Carriera: l’artista peruviana – residente a New York – GRIMANESA AMOROS, nota per le sue installazioni luminose monumentali in tutto il mondo e l’artista concettuale e ricercatrice greca POLYXENE KASDA, con un intervento sul “Mito & Network” – tratto dal suo libro “The Conscious Eye|L’occhio cosciente o vigile”, nato in collaborazione con il prof. John Kontos una delle firme più interessanti sulla ricerca dell’Intelligenza Artificiale- un progetto iniziato negli anni’90 e caratterizzato dalla psicologia del profondo, da esperimenti e trasposizioni spazio-temporali, da tecnologie emergenti e concetti teorici della scienza computazionale e della linguistica della percezione. Conclude la serata la performance sull’Europa “La Promessa” dei performer salentini Massimiliano Manieri & Michaela Stifani.

I talk show con premio alla carriera continuano con un tributo ad uno dei più conosciuti scultori italiani: Sauro Cavallini in collaborazione con il Centro Studi Cavallini di Fiesole-Fi (19 Maggio). Le sue opere sono in collezioni pubbliche come il Palazzo del Governo a Bonn (Germania), Rai a Firenze, San Miniato Chiesa a Firenze, Palazzo degli Affari a Firenze, Palazzo dei Diritti dell’Uomo a Strasburgo (Francia), Principato di Monaco, con vernissage dei principi Ranieri III, il figlio Alberto e Francesco Cossiga.

Tra Educational Programs & Exhibition Programs, l’evento offre al pubblico uno spettacolo senza uguali.

Dal 15 al 28 Maggio tre straordinarie performance in programma con sonorità e tecnologie interattive a cura di: la flautista salentina Giorgia Santoro con “Deja Vù” (19 Maggio), il duetto di artisti e cabarettisti francesi Sandra Detourbet & Nicolas Gasiorowski con “Les Charlowski & BB Blue” (21 Maggio), il collettivo berlinese Ephemeral Tomorrow composto dall’artista italiano Riccardo Torresi, dall’artista francese Maxime Lethelier, dalla musicista e compositrice giapponese Asako Fujimoto, dall’architetto e urbanista italiano Andrea Cucinotta, con l’installazione interattiva e performativa “Satellarium” (28 Maggio). Dal 15 al 27 Maggio vanno in onda cinque video animazioni ispirate ai capolavori del passato e del mito nella sezione MASTERPIECES, con altrettanti Maestri della video arte contemporanea: “Inverso Mundus” a cura del collettivo moscovita Aes+F Group, “Metamembrana & Hypermembrana” performance meccatronica del noto performer spagnolo Marcel.li Antunez Roca, “This is not a horror movie”, della video artista italiana Silvia De Gennaro, “Paradise”, del collettivo olandese Studio Smack.

La sezione Exhibition Programs, porta in mostra le opere di artisti contemporanei locali, nazionali e internazionali con una regia impeccabile le cui opere sono visibili in determinate aree del Palazzo che le ospita.

Come omaggio al sito rituale della Dea Iside, nove sale ospitano le opere di nove artisti di cui: il duo francese Sandra Detourbet & Nicolas Gasiorowski con “Risveglio”, il russo Kostya August con “Terra”, la tedesca Eva Koethen con “Kairos”, l’inglese Andrea Vargas con “Orizzonte”, l’egiziana Rasha Amin con “Utero”, la greca Maria Pesma con “Rituali” e gli italiani Salvatore Sava con “Metamorfosi”, Renato Tagliabue con “ Mistero” e infine Maurizio Giarnetti con “Cielo”.

Nell’area OPEN SPACE, le installazioni e le opere di artisti locali, nazionali e internazionali: dal Puerto Rico, Rosa Cruz, dalla Grecia Polyxene Kasda, Dimitris Strouzakis, George Syrakis, dalla Germania Stefan Havadi-Nagy, Fides Linien, Tom Schlaiss, Christel Sobke, dal Messico Teresa Olabuenaga, dalla Russia Alexandr Minaev, Andrea Vargas, dall’Olanda Rien Vörgers, dall’Australia Nel Ten Wolde e dall’Italia Giovanni Alfonsetti, Sauro Cavallini, Pierluca Cetera, D&S, Fernando De Filippi, Pina Della Rossa, Cristiano De Gaetano & Stefania Pellegrini, Angioletta De Nitto, Maria Luisa Imperiali, Giovanni Lamorgese, Dario Manco, Massimiliano Manieri & Pablo Peron, Rosemarie Sansonetti, Fabrizio Santona, Maria A. Scaringella, Roberto Tondi.

L’area della SCREENING ROOM ospita una selezione di video art incentrata su spazi fisici e immaginari, che diventano tracce di un vissuto multiculturale nel video “Miranda” e “Ocupante” dell’artista peruviana Grimanesa Amoros; una indagine che rivela l’aspetto femminile nella guerra tra Iran e Iraq nel toccante documentario “ Ascending Voices” della regista iraniana Sofi Basseghi, che racconta i contrasti e le contraddizioni all’interno del teocratico governo iraniano. Il viaggio continua con la video animazione “Home” dell’italiana Silvia De Gennaro. Il video racconta l’odissea di un giovane siriano in fuga dagli orrori della guerra e il dramma dei profughi che, in luogo della sospirata accoglienza, trovano in Europa barriere e fili spinati. La parola “Home” si ripete come un mantra insieme ai passi inesorabili del protagonista, è il suono del suo bisogno e della nostra colpa.

Un viaggio virtuale nella area 3D PROJECT ROOM ( in onda dal 14 Maggio ) ospita le opere di artisti nazionali e internazionali di cui: dall’Ungheria, Erika Erdész, dall’Olanda Cor Fafiani, dalla Russia, Anastasia Antonova (alias Lea Daniel) e Vitaly Maximenko, dagli Usa, Jaja Dario e Christine Palamidessi, dall’Italia Massimiliano Manieri & Pablo Peron, dal Canada Monte Wright. Per accedere alla galleria bisogna collegarsi alla pagina https://visionaryartshow.live/exhibition-program/3d-virtual-gallery/

Tutti gli artisti in mostra concorrono al premio “BEST VISIONARY ARTIST” che sarà conferito loro durante la cerimonia di Finissage il giorno 28 Maggio alle ore 18,00. Catalogo in mostra. Ingresso libero

VISIONARY ART SHOW
Evento di Arte Contemporanea e Spettacolo

Regia/Curatore:
Dores Sacquegna
Luogo/Date
PALAZZO CASTROMEDIANO VERNAZZA
Vico Vernazza 8 (Piazza Pellegrino) Lecce
Dal 14 al 28 Maggio 2017
Inaugurazione 14 Maggio ore 18:00
Giorni/Orari
Tutti i giorni: 16,00-20,00h
Ingresso libero
htpp://visionaryartshow.live/
primopianoexhibition01@gmail.com
TEL: 349 37 20 659

Ritratti: Verità e misteri dell’umano

Verità e misteri dell’umano” nei ritratti di Giuseppe Maria Codazzi, dal 12 maggio al 24 novembre 2017 presso BFMR & Partners Dottori Commercialisti Revisori Legali a Reggio Emilia. Curata da Sandro Parmiggiani, che firma il testo di presentazione, la mostra sarà inaugurata venerdì 12 maggio 2017, alle ore 19.00.

Come di consueto, lo studio professionale di Piazza Vallisneri n. 4, che dal 2010 è sponsor di “Fotografia Europea”, promuove anche un’esposizione personale presso la propria sede, confermando l’impegno a sostegno dell’arte e della cultura in città.
In mostra, una quarantina di immagini in bianco e nero, stampate personalmente dall’autore su carta baritata. Opere tratta da diverse serie fotografiche, dal 1979 al 2011, che focalizzano l’attenzione di Codazzi su soggetti assai diversi, comunque all’insegna della sua attenzione per l’appartenenza all’umano: dai jazzisti più celebri alle icone della musica e del balletto, ma anche persone comuni che passeggiano per strada e ancora gli “ultimi”, che lottano per la propria sopravvivenza in alcuni Paesi dell’Africa o che trovano assistenza e uno sguardo che finalmente ne riconosce l’identità nelle case della carità.

Come scrive, infatti, il curatore, «Nel corso di trentacinque anni, Codazzi è sempre stato, quasi magneticamente, attratto dal volto di una persona, la “summa”, la parte più alta di un corpo, come luogo di verità altrimenti inaccessibili, anche se spesso il mistero dell’identità e dei sentimenti che il viso racchiude non si svelano compiutamente, restando avvolti nel mistero […]. Codazzi ama il nero, il buio, come scrigno di una vita che non si vede ma che palpita e respira – allo stesso modo di un fotografo che lui sente profondamente affine, Eugene Smith, anche per la sua tenace volontà di essere testimone –, ed è affascinato, nei primi piani, dagli occhi che ci guardano e che ci chiedono il dono di essere visti».

In occasione del vernissage su invito, previsto per venerdì 12 maggio a partire dalle ore 19.00, sarà presentata l’anteprima della mostra, visitabile da lunedì a venerdì con orario 10.00-12.00 e 16.00-18.00. Per informazioni: tel. 0522 455000/303003, info@bfmr.it, www.bfmr.it.

Giuseppe Maria Codazzi nasce a Nismozza (Re) nel 1952. Inizia a fotografare nel 1977, diventando professionista nel 1979. Nel 1980 attiva la sua collaborazione con “Il Resto del Carlino” e nel 1983 si iscrive all’albo dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Attualmente lavora come freelance e cura il settore di ripresa fotografica e fotografia commerciale dello Studio C. di Reggio Emilia. Da sempre coinvolto nella fotografia sociale, ha pubblicato diversi volumi su questo tema, ultimo dei quali “L’Isola Rossa. Diario di un viaggio in Madagascar” con testi di Massimo Camisasca e Giovanni Lindo Ferretti, uscito nel giugno del 2015. Dal 1983 ad oggi la sua attività espositiva è stata intensa sia in Italia che all’estero.

BFMR & Partners è uno studio di Dottori Commercialisti Revisori Legali fondato nel 2007 da Gian Matteo Bonomo, Silvio Facco, Luigi Attilio Mazzocchi e Leonardo Riccio. Accanto all’attività professionale, sostiene da anni l’arte e la cultura attraverso la promozione di esposizioni dedicate ad artisti e fotografi (Daniele Vezzani, Carlo Mastronardi, Nani Tedeschi, Angelo Davoli, Nadia Rosati, Wal, Toni Contiero, Riccardo Varini, Richard B. Datre, Giuliano Della Casa, Marco Paoli, Carlo Ferrari, Luca Gilli, Corrado Tagliati, Stanislao Farri, Carlo Vannini, Domenico Grenci, Ermanno Foroni, Alessandra Binini) e la sponsorizzazione di rilevanti iniziative culturali (Attività di Palazzo Magnani 2009 e 2010, “Fotografia Europea” 2010-2017).

GIUSEPPE MARIA CODAZZI
Ritratti: verità e misteri dell’umano
A cura di Sandro Parmiggiani
12 maggio – 24 novembre 2017
Inaugurazione su invito: venerdì 12 maggio 2017, ore 19.00
Orari: da lunedì a venerdì ore 10.00-12.00 e 16.00-18.00.

Per Informazioni:
BFMR & Partners Dottori Commercialisti Revisori Legali
Facco Mazzocchi Riccio & Partners
Piazza Vallisneri, 4
42121 Reggio Emilia
Tel. 0522 455000/303003
www.bfmr.it
info@bfmr.it

Ufficio Stampa:
CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia S. Stefano, 54
42121 Reggio Emilia
Tel/Fax. 0522 1715142
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Mark Tobey. Luce filante

È stata presentata oggi alla stampa la mostra Mark Tobey. Luce filante, a cura di Debra Bricker Balken, alla Collezione Peggy Guggenheim dal 6 maggio al 10 settembre 2017.

Alla presenza di numerosissimi giornalisti e critici, il direttore del museo Philip Rylands ha introdotto al pubblico la mostra definendola “un meritato tributo, che vede la luce dopo oltre dieci anni di studi e ricerche da parte della curatrice, a Mark Tobey, artista che ha lasciato un segno indelebile, e ancora non del tutto riconosciuto, nella storia dell’astrazione e del modernismo americano del XX secolo”.

“Intima ed elegante”, così Francesca Lavazza, membro del Consiglio di Amministrazione dell’omonima azienda, sostenitrice dell’esposizione, e dal 2016 membro del Board of Trustees della Fondazione Solomon R. Guggenheim, ha proseguito, dimostrando tutto il suo entusiasmo nei confronti di questa retrospettiva, che celebra “un grandissimo solista e interprete dell’arte del ‘900”. Ha salutato il pubblico anche Judith F. Dolkart, direttrice della Addison Gallery of American Art, Phillips Academy, Andover, Massachusetts, che ha organizzato la mostra, sottolineando “il grande ritorno a Venezia di Tobey, dopo la sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1958, anno in cui riceve il Premio del Comune di Venezia”.

Ph. Matteo de Fina

Ha preso infine la parola la curatrice, la studiosa, introducendo ai presenti la complessa e affascinante figura di questo artista “vagabondo”, che visse tra Seattle, New York, Hong Kong, Shanghai, Kyoto e l’Europa, e che, proprio grazie a questo suo errare, “è riuscito ad espandere il linguaggio del Modernismo americano al di là della sua contemporaneità. Fortissima è l’enfasi spirituale con cui Tobey ha permeato tutte le sue opere, derivante proprio dalla sua passione per la cultura e religione orientali”. In occasione della presentazione alla stampa, è stata inoltre annunciata la collaborazione pluriannuale tra il museo veneziano e lo storico marchio di caffè Lavazza, collaborazione che conferma il costante impegno dell’azienda a favore della promozione artistica e culturale in tutto il mondo.

Mark Tobey. Luce filanteè della più esaustiva retrospettiva degli ultimi vent’anni, in Europa, dedicata a Tobey e la prima in assoluto in Italia. Con 66 dipinti, che spaziano dalle produzioni degli anni ’20 fino ad arrivare agli anni ’70, la mostra indaga la portata della produzione artistica di Tobey e rivela lo straordinario, quanto radicale, fascino del suo lavoro. L’esposizione si configura come un attento riesame della produzione artistica di Tobey, tra i maggiori artisti americani a emergere negli anni ’40, in quel decennio clou che vide la nascita dell’Espressionismo astratto, riconosciuto come figura d’avanguardia, precursore con la sua “scrittura bianca” di quelle innovazioni stilistiche introdotte di lì a poco dagli artisti della Scuola di New York, quali Jackson Pollock.

La mostra rimarrà aperta fino al 10 settembre 2017. Tutti i giorni il museo offre visite guidate gratuite all’esposizione, previo acquisto del biglietto d’ingresso.

It was 50 years ago today : PROROGATA

Doveva concludersi questo week end, ma un successo oltre le più rosee aspettative e i tanti visitatori di queste settimane hanno convinto la Fraternita dei Laici a prorogare fino al 31 maggio 2017 la mostra “It was 50 years ago today. Un omaggio della pop art italiana ai Beatles“, tripla personale di pittura di Carlo Montana, Giancarlo Montuschi e Giuliano Trombini a cura di Marco Botti.

Inaugurata il 1° aprile nell’ala del palazzo di Piazza Grande dedicata alle mostre temporanee, “It was 50 years ago today” è una iniziativa nata per celebrare il più importante e influente gruppo musicale della storia a 50 anni dall’uscita di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band“, l’album che ha segnato una svolta epocale nella cultura mondiale, sdoganando e consacrando il rock come vera e propria forma d’arte.

Dalla sua apertura – sabato 1° aprile – la mostra è già stata visitata da persone di tutte le età e nazionalità. Almeno tre generazioni si sono ritrovate ad Arezzo ad ammirare le opere di tre noti maestri della pop art italiana e i loro linguaggi eterogenei ma legati da un unico filo conduttore.

Adolescenti con magliette dei vari album del gruppo, famiglie con bambini incuriositi dal giradischi che diffonde la musica immortale dei “Fab Four”, coetanei della band che ritrovano un pezzo della loro gioventù, fiumi di pensieri e parole nel libro delle firme da tutta Europa, Stati Uniti, Sud America, Giappone, Cina fino al Pakistan.

Tante sono state le testimonianze che dimostrano come, ancora oggi, i Beatles rappresentino un fenomeno musicale e culturale capace di abbattere qualsiasi confine, che sia anagrafico, territoriale o artistico.

“It was 50 years ago today” è un evento sostenuto dai Beatlesiani d’Italia Associati, patrocinato da Fraternita dei Laici e Provincia di Arezzo, e reso possibile grazie al contributo di Monnalisa spa, Fondazione Monnalisa onlus, Laura Falcinelli Jewels, Rock Heat Club e Vieri Norina Dischi.

La mostra rimarrà aperta fino al 31 maggio, tutti i giorni, con orario continuato 10,30-18.

Ufficio Stampa
Marco Botti
marco.botti9@gmail.com
marco.botti@pec.giornalistitoscana.it

Matosinhos. Non c’è spazio né architettura senza luce

“Le fotografie di Gabriele Basilico, in dialogo con i disegni dell’architetto Álvaro Siza, in mostra da Vicolo Folletto Art Factories di Reggio Emilia in occasione di “Fotografia Europea“.

Accompagnata da un libro pubblicato da corsiero editore, l’esposizione ” Matosinhos. Non c’è spazio né architettura senza luce” sarà aperta al pubblico da venerdì 5 maggio 2017. Domenica 7 maggio 2017, alle ore 16.30, si terrà inoltre la presentazione del volume a cura di Giovanna Calvenzi (Studio Gabriele Basilico).

Quaranta fotografie di Gabriele Basilico e dieci disegni su carta di Álvaro Siza compongono il ritratto di Matosinhos (comune portoghese situato nel distretto di Porto) e allo stesso tempo costituiscono l’esito del dialogo tra un architetto e un fotografo, maturato attraverso lunghe conversazioni nella casa della sorella di Siza, Tereza, ma anche e soprattutto attraverso camminate e sguardi condivisi.

Basilico e Siza si conobbero in occasione del Progetto Espositivo “Uma cidade assim (Una città così)“, commissionato dal Comune di Matosinhos.

«Stiamo passeggiando – scrive Gabriele Basilico nel 2011 – Álvaro e io, una domenica mattina per le strade di Matosinhos, non lontano dalla casa in stile eclettico di rua Brito Capelo, dove Siza ha vissuto per molti anni con la sua famiglia e dove tuttora abita sua sorella Tereza. I fabbricati che contornano le strade di questo quartiere sono capannoni, magazzini, spazi di industrie dismesse, dove una volta veniva lavorato e inscatolato il pesce. Le scritte delle compagnie, che campeggiavano enormi sulle facciate degli edifici, come nelle tele degli artisti pop, sono scolorite, quasi illeggibili e l’atmosfera, con la complicità della luce intensa che si riflette sul pavé e dell’assenza quasi totale di traffico, è come sospesa in un tempo dilatato».

«Circa venti anni fa – racconta Siza nel 1999 – visitò il Portogallo un architetto brasiliano, Charles Nelson che dirigeva la ristrutturazione di una favela a Rio de Janeiro. Ci presentò il suo progetto, un variopinto miscuglio di lotta urbana, auto-costruzione, samba e poesia. […] Nacque in me l’idea che la città rinnovata, non sappiamo quale città, sarebbe sorta dalla periferia, dalle bidonvilles, dalle favelas, più che dalla memoria o dalla presenza dei centri storici. Provo la stessa sensazione quando guardo le fotografie di Basilico. […] Le immagini esasperate di Basilico sono l’espressione di un’enorme speranza, di comprensione e di tolleranza, della convinzione. Possiamo parlare di fede, fede nell’uomo in costruzione. Quelle immagini nascono da una passeggiata fra le macerie. A volte le macerie sono reali, rovine perforate dal tempo o dalle pallottole, non-rovine che rovinano la città, rovine disprezzate o abitate, mai ritoccate. […] Basilico è un architetto che non esercita? È un architetto di visione al di là del pessimismo. Sa vedere meglio e apprendere, insegnare a vedere. I suoi strumenti sono l’ombra e la luce. Le ombre disegnano lo spazio. Dipendono dalla lue. Non c’è spazio né architettura senza luce. L’accettazione è creazione. Luce».

La mostra comprende, inoltre, alcune note fotografie di Porto scattate negli stessi anni da Gabriele Basilico.

Gabriele Basilico (Milano, 1944-2013), dopo la laurea in architettura (1973), si dedica con continuità alla fotografia. La forma e l’identità delle città, lo sviluppo delle metropoli, i mutamenti in atto nel paesaggio postindustriale sono da sempre i suoi ambiti di ricerca privilegiati. “Milano ritratti di fabbriche” (1978-80) è il primo lungo lavoro che ha come soggetto la periferia industriale e corrisponde alla sua prima mostra presentata in un museo (1983, Padiglione di Arte Contemporanea, Milano). Nel 1984-85 con il progetto “Bord de mer” partecipa, unico italiano, alla Mission Photographique de la DATAR, il grande incarico governativo affidato a un gruppo internazionale di fotografi con l’obiettivo di documentare le trasformazioni del paesaggio francese. Nel 1991 partecipa, con altri fotografi internazionali, a una missione a Beirut, città devastata da una guerra civile durata quindici anni. Da allora, Gabriele Basilico ha prodotto e partecipato a numerosissimi progetti di documentazione in Italia e all’estero, dai quali sono nati mostre e libri, come “Porti di mare” (1990), “L’esperienza dei luoghi” (1994), “Italy, Cross Sections of a Country” (1998), “Interrupted City” (1999), “Cityscapes” (1999), “Berlino” (2000), “Scattered City” (2005), “Appunti di viaggio” (2006), “Intercity” (2007). Tra i suoi ultimi lavori, “Roma 2007”, “Silicon Valley ’07” (per incarico del San Francisco Museum of Modern Art), “Mosca Verticale”, indagine sul paesaggio urbano di Mosca, ripresa nel 2010 dalla sommità delle sette torri staliniane, “Istanbul 05 010”, “Shanghai 2010”, “Beirut 2011”, “Rio 2011”, “Leggere le fotografie” (2012).

Álvaro Joaquim Melo Siza Vieira è nato a Matosinhos (vicino a Porto), il 25 giugno 1933. Tra il 1949 e il 1955 ha studiato alla Scuola di Architettura dell’Università di Porto. Il suo primo progetto costruito fu concluso nel 1954. Dal 1955 al 1958 ha collaborato con l’architetto Fernando Távora. Ha insegnato alla Scuola di Architettura (ESBAP) dal 1966 al 1969 ed è diventato professore assistente di Costruzione nel 1976. È stato visiting professor alla Ècole Polythéchnique di Losanna, alla University of Pennsylvania, alla Los Andes University di Bogotà e alla Graduate School of Design della Harvard University; ha insegnato alla Scuola di Architettura di Porto (giubilato nel 2003). È membro della American Academy of Arts and Sciences; “Honorary Fellow” del Royal Institute of British Architects; dell’AIA/American Institute of Architects; dell’Académie d’Architecture de France e della European Academy of Sciences and Arts; della Royal Swedish Academy of Fine Arts; dell’IAA/International Academy of Architecture; dell’American Academy of Arts and Letters.

L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 5 maggio al 9 luglio 2017 da martedì a sabato con orario 10.30-13.00 e 16.30-19.30, oppure su appuntamento, chiuso il giovedì. In occasione di “Fotografia Europea”, apertura straordinaria domenica 7 e 14 maggio con orario 10.30-13.00 e 16.30-19.30. Ingresso libero. Libro corsiero editore, 2017, 120 pagine.

Per informazioni: tel. + 39 342 6741987, gallery@vicolofolletto.it, www.vicolofolletto.it

Evento segnalato da :
CSArt di Chiara Serri, Via Emilia Santo Stefano 54, 42121 Reggio Emilia

Wunderkammer DUE

“Pur nella differenza semantica di espressione e di segno si scorge, nelle opere di Carla Rigato e di Giorgio Trinciarelli, una potenza espressiva che rimanda ai primordi energetici della creazione del mondo. Agli ALLOTROPI, dal greco Allos ( altro ) e Tropos ( modo ), i primi atomi rintracciati agli albori della vita e formati dallo stesso elemento chimico. Così come in linguistica, gli allotropi vengono detti etimologici, perché riferiti a vocaboli di significato diverso o affine, che risalgono per vie differenti alla stessa forma originaria.

Carla Rigato, con peculiarità femminile, rintraccia l’origine. Il cominciamento del mondo appare grazie all’esplosione vitale degli elementi naturali. Mediante la potenza del colore intravediamo forme energetiche e figure in embrione uscire dalla placenta dell’incerto, eppur potente amalgama. La vita è in nuce.
L’ “astrattismo” dell’autrice ci dirige verso un figurativo appena percepito, astratto. Percepiamo chiaramente come dall’energia cosmica si faccia strada la vita. Rigato dipinge il momento decisivo: gli elementi, le particelle elementari, tutte le forze naturali si stanno concretamente avviluppando. Per dare origine al mondo.

Giorgio Trinciarelli, nel suo procedere – che è analitico, e quindi più rigoroso e razionale – ci parla anch’egli alla nascita del cosmo, con passo matematico e cerebrale. Le sue sculture, così come le sue chine, sono matrici modulari, codici genetici, figure tridimensionali che racchiudono il segreto chimico del cosmo.
Le opere di Trinciarelli possono definirsi al contempo “naturali” e “artificiali”, ricordano gli algoritmi matematici alla base della vita. Alcuni suoi lavori sembrano partire dalle forme dell’acido nucleico per approdare a geometrie celesti, metafisiche”. – Barbara Codogno

Carla Rigato:
Nata a Padova, vive e lavora a Montegrotto Terme. Vantaun’intensa attività nazionale e internazionale, testimoniate dalla sua presenza in importanti mostre collettive e personali. L’arte di Carla Rigato è espressione del nostro tempo. Con passione, forza visionaria e linguaggio personale ha affrontato le principali fonti della pittura del Novecento, dall’Espressionismo all’Astrattismo, per coglierne gli aspetti che meglio traducono il senso di contemporaneità. La sua ricerca pittorica parte da queste basi alla conquista di un linguaggio nuovo, moderno, musicale, flessibile, contrassegnato da note coloristiche inconfondibili che ne stimolano una lettura unica. La ricerca stilistica di Carla Rigato si esprime attraverso la forza e l’energia, fermate per un istante sulla tela dal gesto pittorico per poi tornare a vibrare nello spazio dipinto. Il risultato sono opere senza spazio e senza tempo in totale libertà compositiva, pennellate dense e materiche: una memoria pregna di sensazioni, di emozioni, di suggestioni catturate e rimandate direttamente sulla tela dalla materia del colore.

Un colore a volte violento, drammatico, corrosivo, a volte morbido, lirico, melodico. Anche quando il linguaggio figurativo riappare è pur sempre trasfigurato dal colore, dalla libertà della pennellata, dall’intensità dell’emozione, dalla poetica dell’interiorità. La pittura di Carla Rigato è carne e respiro, è spirito e sangue, è fuoco aria terra e acqua: ogni tela mette a nudo la sua anima per donarci spazi di meditazione che invitano alla scoperta delle profondità dell’essere.

Giorgio Trinciarelli:

Nato a Volterra (PI) nel 1958, dal 1959 vive a Mestre dove lavora come medico psichiatra. Inizia a praticare la scultura all’età di 17 anni.

Il segno e la materia sono il filo conduttore da sempre presente nelle sue opere. Le sue opere si dividono in due grandi gruppi: Segni e Suture. I “Segni” rappresentano il corpo delle opere, l’essenza, l’aspetto più intimo, il filo conduttore. Sono segni che nascono nella massima libertà e si sviluppano per logiche formali. Le “Suture” risentono del dramma sociale e psicologico che l’autore intercetta nel suo lavoro di psichiatra, delle lacerazioni del connettivo sociale. Nelle suture il segno si fa più violento, più drammatico e il polistirolo e la ceramica raku sono il luogo più adatto ad accogliere questa energia. Le suture trovano poi nelle acqueforti, nelle chine e negli acrilici un loro naturale luogo di maturazione e di sviluppo.

L’autore predilige, nell’ambito di questa esposizione, alcuni precisi materiali a partire dall’alabastro che è, insieme al ferro, uno dei primi materiali che ha utilizzato per le sculture. Rappresenta il legame con la terra di origine. L’alabastro, per la sua morbidezza, si presta particolarmente ad una lavorazione duttile e varia, di cui all’artista piace esaltare l’essenza, data dalle venature, trasparenze e opacità naturali. L’autore lavora inoltre il bronzo, brunito, satinato, lucido od ossidato: un materiale che, a seconda del punto di osservazione, dialoga sempre con la luce. Il polistirolo, in particolare quello nero, è una scoperta relativamente recente dell’artista. Poco utilizzato in scultura, è per l’artista fonte di continue scoperte. Pur considerandosi sostanzialmente uno scultore, Trinciarelli ha sempre dipinto, soprattutto chine, acrilici e acquerelli. La china con il suo nero profondo e luminoso permette all’autore l’invenzione e la sperimentazione di segni grafici.

Da anni attiva nella compagine dell’arte contemporanea sia come artista che come curatrice, Adolfina De Stefani, coadiuvata dall’Associazione Culturale “cittadellarte” ha intrapreso una nuova importante avventura che direziona il raggio del suo intervento organizzativo e creativo nel cuore di Venezia, occupando gli spazi espositivi della Galleria L’Oleandro Rosa in San Marco 1958, Calle de la Fenice. Nasce Cittadellarte che, da aprile a novembre, seguendo il calendario della Biennale d’Arte di Venezia, proporrà al pubblico una serie di ricognizioni artistiche riunite sotto l’egida della mirabilia delle Wunderkammer.

In Galleria anche opere di: Adolfina De Stefani; Franz Chi, Manu Brunello, Nelli Cordioli e Andrea Tagliapietra

Wunderkammer DUE
A cura di Adolfina De Stefani
14 MAGGIO | 4 giugno 2017
Inaugurazione Sabato 13 Maggio 2017 ore 20,00
Presentazione e critica di Barbara Codogno

Orari apertura galleria:
Mercoledì – Domenica ore 15,30 – 20,00 Lunedì e Martedì chiuso

cittadellarte
GALLERIA L’OLEANDRO ROSA
San Marco, 1958 Calle De La Fenice, VENEZIA

La Scienza a regola d’Arte

Vedo l’arte come un supplemento e un’espansione delle scienze” ha dichiarato Tony Cragg, uno dei più importanti e affermati artisti contemporanei. Traendo spunto da questa affermazione il Museo d’arte della Svizzera italiana e IBSA Foundation FOR SCIENTIFIC RESEARCH presentano martedì 9 maggio 2017 alle ore 18:15 nella Hall del LAC una conversazione fra l’artista e il matematico e grande divulgatore scientifico Piergiorgio Odifreddi. L’incontro inaugura un ciclo di conversazioni fra esponenti del mondo artistico e scientifico intitolato “La Scienza a regola d’Arte”.

La conversazione fra Tony Cragg e Piergiorgio Odifreddi si svilupperà intorno ai tanti temi che interessano l’artista e lo studioso: il rapporto fra ispirazione e ragione, il metodo come punto di riferimento nel processo creativo e nella ricerca, l’arte come linguaggio in grado di raccontare la complessità del reale anche oltre i fenomeni visibili.

L’opera di Cragg ha infatti un rapporto diretto e fecondo con il mondo della scienza. Le sue creazioni si ispirano alla natura nelle sue forme visibili e invisibili e offrono rappresentazione di realtà e concetti che altrimenti ci appaiono troppo distanti o astratti per essere illustrati: il moto degli atomi, le unità microscopiche, le forze che governano la geologia, la crescita delle piante, gli esseri animati. Le opere dell’artista non sono semplici illustrazioni di modelli scientifici, ma reinterpretano con materiali comuni le forze e le dinamiche della natura: Minster, una serie di guglie ottenute impilando elementi metallici di diametro sempre minore, sembra essersi sviluppata autonomamente nel corso degli anni; Secretions una grande scultura biomorfa dalla superficie coperta di dadi da gioco, pare l’esito di misteriosi programmi genetici codificati dai dadi stessi. Piergiorgio Odifreddi, di formazione matematico e logico, ha invece scritto diffusamente sui riflessi della matematica e più in generale della conoscenza scientifica nella produzione artistica.

L’incontro sarà moderato da Guido Comis, curatore del Museo d’arte della Svizzera italiana e da Giacinto Di Pietrantonio, membro dell’Advisory Board di IBSA Foundation for scientific research e direttore della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo.

Il dialogo fra Tony Cragg e Piergiorgio Odifreddi è il primo appuntamento di “La Scienza a regola d’Arte”, un ciclo di conversazioni fra esponenti del mondo scientifico e artistico ideato e realizzato dal Museo d’arte della Svizzera italiana e IBSA Foundation for scientific research. Attraverso questa iniziativa il Museo e IBSA Foundation estendono il proprio ambito di interesse e di approfondimento anche a temi apparentemente distanti dai loro mandati istituzionali, assecondando una realtà in cui la relazione fra arte, scienza, tecnologia e ricerca è ormai così stretta da risultare spesso inscindibile.

I protagonisti

Tony Cragg nasce nel 1949 a Liverpool. Per due anni, dal 1966 al 1968 collabora come assistente di laboratorio presso la National Rubber Producers Research Association), esperienza che avrà grande importanza nel definire gli ambiti di interesse del futuro artista. Frequenta il Gloucestershire College of Art and Design, la Cheltenham and Wimbledon School of Art (1968-1972) e il Royal College of Art dal 1973 al 1977, quando si trasferisce in Gemania, dove ancora oggi vive e lavora. Il suo percorso artistico, tuttora in evoluzione, ha inizio negli anni ’70. A partire dal 1979 insegna presso la Kunstakademie Düsseldorf, di cui è rettore dal 2009 al 2013. Nel 2007 l’artista è insignito del prestigioso Praemium Imperiale for Sculpture in Giappone; nel 2009 riceve il riconoscimento di Honorary Doctor of the Royal College of Art a Londra; mentre nel 2013 gli è conferita la Chaire de Création Artistique dal Collège de France di Parigi. Sue esposizioni sono state presentate dai più importanti musei del mondo. Nel 2012 anche la Città di Lugano gli ha dedicato una mostra presso Villa Ciani.

Piergiorgio Odifreddi nasce a Cuneo nel 1950. Studia matematica presso l’Università di Torino dove si laurea in logica nel 1973. Si specializza poi negli Stati Uniti e nella ex Unione Sovietica nella stessa materia, la logica, che insegna presso l’Università di Torino fino al 2007 e alla Cornell University. Nel 2011 vince il premio Galileo per la divulgazione scientifica. Collabora al quotidiano “La Repubblica” e alla rivista “Le Scienze”; ha al suo attivo numerose partecipazioni radiofoniche e televisive. Tra i suoi libri ricordiamo la trilogia logica C’era una volta un paradosso; Il diavolo in cattedra (Einaudi, 2001 e 2003) e Le menzogne di Ulisse (Longanesi, 2004), la trilogia geometrica ; C’è spazio per tutti; Una via di fuga e Abbasso Euclide! (Mondadori, 2010, 2011 e 2013), la trilogia biografica In principio era Darwin (Longanesi, 2009), Hai vinto, Galileo (Mondadori, 2009) e Sulle spalle di un gigante (Longanesi, 2014) e il volume scritto con Benedetto XVI Caro papa teologo, caro matematico ateo (Mondadori, 2013). Per Rizzoli ha pubblicato Come stanno le cose (2013) e Il museo dei numeri (2014).

Informazioni

Martedì 9 maggio, ore 18:15

Museo d’arte

della Svizzera italiana Lugano

+41(0)91 815 7971 info@masilugano.ch www.masilugano.ch

Evento gratuito, aperto al pubblico.

La convervazione si terrà in lingua italiana e inglese, sarà disponibile una traduzione simultanea. Al termine seguirà un aperitivo.

Il ciclo “La Scienza a regola d’Arte” è ideato e realizzato dal Museo d’arte della Svizzera italiana assieme a IBSA Foundation for scientific research.

LA GRANDE OCCASIONE

LA GRANDE OCCASIONE è il titolo di questa edizione speciale, a cura di Laura Lamonea. Un’esplicita citazione dell’omonimo film del 1973, realizzato dall’artista italiano Ugo La Pietra, ospite di questa edizione speciale del festival.

Il lungometraggio è una critica alle strutture culturali e produttive. “Represso e insoddisfatto, attende per anni la possibilità di rifarsi, di realizzare finalmente le proprie aspirazioni”. In questi termini, La Pietra descrive quella “particolare condizione in cui si trova a lavorare l’operatore estetico all’interno della nostra società”.

Anche per gli artisti di Video Sound Art, la collaborazione con una realtà importante come la Fon-deria Artistica Battaglia rappresenta la “Grande Occasione”; la possibilità di realizzare un progetto artistico con il supporto della centenaria esperienza e delle capacità artigianali della fonderia, ma la scelta del titolo è anche l’adesione alla critica tristemente attuale di La Pietra: oggi come negli anni Settanta, per un artista, mantenere continuativa nel tempo la propria attività è la conseguenza di caparbia determinazione e frutto di sacrificio e duro lavoro.

Il programma dell’edizione speciale di Video Sound Art Festival

L’edizione speciale indaga il tema dell’Abitare, inteso nel senso di connotare e dare identità ad un luogo, possederlo mentalmente oltre che fisicamente, inseguendo la provocazione di Ugo La Pietra: “Abitare è essere ovunque a casa propria”. Tra spazio e uomo non vi è un prima e un dopo ma un rapporto nella relazione; le stesse possibilità di intervento e modificazione sviluppate nel privato sono trasferibili nel cosiddetto spazio pubblico.

Dal 25 al 28 maggio, abiteranno gli spazi della Fonderia Artistica Battaglia l’artista brasiliana Bibi Yamamoto con la nuova edizione delle sculture in bronzo Women Geographies esposte all’interno di una mostra monografica corollata da disegni e stampe grafiche di tecnica mista e installazioni audio-video che introducono al suo “abitare domestico”;

Ugo La Pietra prosegue il proprio percorso di ricerca sulla città con l’installazione interattiva Abitare Milano-Analisi e decodifica dello spazio urbano, a cura di Lucio La Pietra, in cui svelerà all’avvicinarsi dello spettatore 4 diverse Milano: la Milano arredata – curiamo gli oggetti privati cari-candoli di significati positivi mentre gli oggetti pubblici comunicano solo violenza e separatezza, la Milano del verde – il verde pubblico non è più sinonimo di parco urbano bensì di bosco verticale, la Milano del sesso – un invito a liberare la nostra fantasia delle sovrastrutture culturali e religiose, la Milano Monumentale – l’atto del costruire contestualizzato allo spazio.

L’indagine di Yuri Ancarani sposta il tema su grande scala proponendo in circa 60 minuti un ritratto molto originale di Ravenna e della Romagna. Attraverso una documentazione sui cambiamenti e i fenomeni che l’hanno vista protagonista negli ultimi decenni, tra immigrazione, industria del petrol-chimico e paesaggi ancestrali, Ancarani mostra della sua terra natale ciò che non si vede ma che sappiamo bene esistere.

Con il progetto Ricordi per Moderni una serie di 13 cortometraggi assolutamente inediti per il pubblico milanese saranno presentati il 30 e il 31 maggio nella Palazzina dei Bagni Misteriosi, in fase di riqualificazione, accessibile solo per eventi speciali.

Nel corso del mese di ottobre la seconda sezione del festival VIDEO SOUND ART vedrà la presentazione dell’edizione in bronzo di un’opera inedita dell’artista Nour Awada alla Fonderia Artistica Battaglia. A questa mostra, di cui verrà data opportuna comunicazione, saranno affiancati altri artisti e un programma di talk con ospiti internazionali.

Incontri, discussioni e Lectio Magistralis

Fonderia Artistica Battaglia
Programma incontri

25 maggio 18:00 – 21:00

Ore 18:30
Presentazione del libro “Bosco in città”, Edizioni Plana. Con la presenza dell’autore.
“Bosco in città” rappresenta l’ultimo libro opera – in edizione limitata – di Ugo La Pietra dedicato alla sua ricerca sul verde urbano. Con le “favole metropolitane” sul bosco verticale e i “progetti di ar-chitetture nel e con il verde”, La pietra mette l’accento in modo ironico su come “gli architetti ci invi-tano ad abbandonare l’idea di parco urbano per assistere al cambiamento delle stagioni guardando il verde sui grattacieli”.
Intervengono Ugo La Pietra e Marco Meneguzzo.
Su prenotazione: info@videosoundart.com

27 maggio 15:00 – 20:00

Ore 17.00
Lavorare con gli artisti. Alcune esperienze di produzione problematica.
Da Thomas Teurlai ad Alis/Filliol e Aldo Giannotti passando per Adrian Villar Rojas.
Una lectio condotta dal curatore Lorenzo Balbi
Su prenotazione: info@videosoundart.com

28 maggio 15:00 – 20:00

Ore 17:00
Documentare le installazioni complesse. Il problema degli allestimenti, delle riproposizioni e della conservazione delle installazioni.
Una lectio condotta dal curatore Barbara Ferriani
Su prenotazione: info@videosoundart.com

VIDEO SOUND ART festival

LA GRANDE OCCASIONE
Dal 25 al 31 maggio – Milano

Fonderia Artistica Battaglia – Via Stilicone, 10
Bagni Misteriosi – Via Carlo Botta, 18

Orari apertura:
Fonderia Artistica Battaglia
Vernissage 25 maggio 18:00 – 21:00
26 maggio 15:00 – 20:00
27 maggio 15:00 – 20:00
28 maggio 15:00 – 20:00

Open Studio Bibi Yamamoto
in mostra fino al 8 giugno
Lun. / Ven. dalle 14:00 alle 17:00
Solo su appuntamento scrivendo a: info@fonderiabattaglia.com

Bagni Misteriosi
Vernissage 30 maggio 18:00 – 22:00
31 maggio 18:00 – 22:00
Ingresso €5

Inside Love Love inside

In contemporanea con la Biennale d’Arte, Antonio Nocera, ospite presso la prestigiosa Università Ca’ Foscari a Venezia, presenta, in occasione dei suoi 50 anni di lavoro, una preview di “Inside Love Love inside“: un’installazione in bronzo composta da dieci sculture realizzate nel suo studio a Londra (trasferito a Venezia).

Il maestro Antonio Nocera affronta ancora una volta concetti di spessore, ma lo fa con l’eleganza e la garbatezza cui ci ha abituati da sempre. Presso la suggestiva cornice del Giardino Ca’Dolfin, infatti, offre allo sguardo dei visitatori un’istallazione che parla di “metamorfosi”, intesa come trasformazione che inizia dalla forma per raggiungere un miglioramento interiore. L’artista affida a un vivace fremito d’ali il diritto inalienabile alla libertà, il desiderio di elevazione spirituale, il bisogno impellente di cambiamento insito in ogni essere umano, partendo, ancora una volta, dall’universo femminile. Donne, infatti, sono le sue “Muse” dalle quali si alzano in volo delicate farfalle, come a portare il vento del Pensiero libero e della Cultura nello spazio intorno che, non a caso, è attinente all’ateneo Ca’ Foscari, dove ogni giorno centinaia di giovani si arricchiscono attraverso lo studio e la ricerca. Nocera ha voluto dare un volto a Storia, Poesia, Filosofia, Arte, Musica, Dialettica, in una parola sola Cultura, unico mezzo in grado di donare la libertà dal pregiudizio, spezzando le catene dell’ignoranza per poter “volare in alto”. Come lo stesso titolo dell’evento sottolinea, poi, non si può prescindere dall’Amore, puro e incondizionato, quello per la vita, innanzitutto, e per ogni altro essere umano con il quale ci troviamo a condividere l’esperienza terrena. Porta avanti così, il maestro Nocera, la sua convinzione che l’Arte non sia solo foriera di Bellezza ma anche di Pensiero, e ci invita a raggiungere la vera libertà nutrendoci di Cultura e lasciandoci guidare dall’Amore, per sconfiggere paure insensate e costrizioni mentali e vedere trasformata ogni bruttura…. in un battito d’ali.

Biografia
Nato a Caivano (NA) nel 1949, fin da ragazzo insegue con tenacia la sua inclinazione artistica studiando presso l’Istituto d’Arte e l’Accademia delle Belle Arti del capoluogo partenopeo. Negli anni sessanta, si trasferisce a Roma, poi a Parma e a Milano, dove esordisce con le sue prime mostre (1967). Prosegue a Venezia, fino a varcare i confini dell’Italia per raggiungere la Svizzera, la Francia, il Belgio e l’Inghilterra, spinto dal suo desiderio di fare nuove esperienze e dal suo istinto di viaggiatore curioso e inarrestabile. Realizza opere istituzionali di notevole prestigio, collaborando con enti pubblici e organismi internazionali quali il Parlamento Europeo, l’Unesco, l’Onu e l’Unicef. Nel 1988, si stabilisce a Roma e collabora con la Zecca dello Stato. Nel 1988, viene invitato dal Comitato per le celebrazioni del bicentenario della Rivoluzione francese a partecipare a una mostra al Parlamento Europeo a Strasburgo. Nel 2002 presenta, presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il volume illustrato “Le avventure di Pinocchio-Storia di un burattino”. Nello stesso anno, inaugura a Parigi la mostra “Pinocchio et la lune” che, successivamente, esporrà anche al Parlamento Europeo di Bruxelles, con la presentazione di Giorgio Napolitano. Nel 2003, viene ricevuto a Castelgandolfo da Sua Santità Giovanni Paolo II, al quale presenta la collezione di smalti “Immagini Sacre”. Due anni dopo, con la benedizione di Papa Benedetto XVI, realizza la scultura “Christus Patiens” per l’altare della chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani a Roma. Nel 2006, realizza il monumento in bronzo per il 50mo anniversario della tragedia di Marcinelle in Belgio. Nel 2010, presenta il ciclo di opere “Oltre il Nido” presso i sontuosi Mercati di Traiano a Roma. Nel 2011, è presente alla 54ma Biennale d’Arte di Venezia con una monumentale installazione. Nel 2012, su invito dell’Ambasciatore d’Italia, Antonio Morabito, presenta al Grimaldi Forum di Monaco un’installazione dal titolo “Oltre il Mare”, inaugurata da S.A.R. Caroline De Hannover. Nel 2013, ritorna alla Biennale d’Arte di Venezia con l’installazione dal titolo “I libri d’acqua”. Nel 2015, è ospite a Expo Milano con un’installazione sul tema della migrazione, presso la mostra “Il Tesoro d’Italia” curata da Vittorio Sgarbi. Nel 2016, viene ricevuto in Vaticano da Sua Santità Papa Francesco, al quale presenta il suo nuovo lavoro su Pinocchio. Di recente ha inaugurato il suo “Atelier Ouvert” a Venezia, dove lavora e si relaziona direttamente con collezionisti e appassionati d’arte.

Contatti: Ateliers ouverts
Fondamenta San Biagio 782, Giudecca (VE)
Telephone 39 0415231947
Mobile 39 3336451796
ateliersouvertsnocera@gmail.com
www.antonionocera.com
archivionocera@gmail.com

COORDINATE EVENTO

Titolo: “Inside Love Love Inside
Autore: Antonio Nocera
Vernissage: Giovedì 4 maggio 2017, ore 18,00
Dove: Giardino di Ca’Dolfin, Dorsoduro 3859/A, Venezia 30123
Periodo di apertura: Dal 5 maggio al 15 settembre 2017
Periodo di chiusura: 2 giugno e dal 12 al 19 agosto 2017
Ingresso: Libero
Sponsor: Blastness, Nero Hotels, Nero Lifestyle, Villa Cortine Palace Hotel

Mi è sembrato di vedere uno struzzo

Struzzi, rinoceronti e pesci in galleria. Stupore e straniamento. La Galleria de’ Bonis, dal 5 al 31 maggio 2017, ospita nel suo spazio espositivo di viale dei Mille 44/B, a Reggio Emilia, la mostra di Angelo Accardi  “Mi è sembrato di vedere uno struzzo”.

La decontestualizzazione, che corrisponde ad uno degli strumenti più importanti dell’arte contemporanea, è anche l’elemento chiave della pittura di Angelo Accardi. L’artista, in particolare, inserisce in interni e in contesti urbani lo struzzo, animale selvatico e fortemente evocativo di sentori esotici, che funziona da “elemento di sorpresa”, scuotendo la percezione dell’osservatore ed invitandolo, con ironia, a guardare – e non semplicemente a vedere – la propria quotidianità.

L’ironia è, infatti, protagonista nelle sue opere, davanti alle quali si finisce sempre per spalancare gli occhi e sorridere.
Angelo Accardi è solito anche accostare citazioni di capolavori del passato a elementi contemporanei e pop della cultura di massa, come i Minions o I Simpson, lasciando allo spettatore le opportune considerazioni sull’evoluzione del linguaggio visivo.

Un uso accurato ma non lezioso della figurazione è un’altra cifra chiave della pittura di Accardi, mossa da lievi rumori di fondo e da qualche inserimento calligrafico che la personalizzano.

Non si consideri però l’aspetto divertente di questa ricerca indice di vacuità o superficialità: le riflessioni che lascia sul nostro tempo, sullo stato dell’arte e sul linguaggio visivo più in generale sono profonde.

Non stiamo forse prendendo troppo sul serio il nostro sviluppo urbano, sociale e intellettuale? A voi la risposta dopo un confronto con le opere in galleria.

Angelo Accardi nasce a Sapri (SA) nel 1964. Frequenta per breve tempo l’Academia di Belle Arti di Napoli, preferendo all’insegnamento accademico la ricerca personale. Apre così il proprio studio a Sapri. Dopo un passaggio attraverso l’astrazione, Accardi si dedica totalmente alla figurazione che diventa la sua cifra stilistica. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali, sia in Italia che all’estero (Canada, Germania, Spagna).

Angelo Accardi, Mi è sembrato di vedere uno struzzo

Galleria de’ Bonis, Reggio Emilia
5-31 maggio 2017
Orari: da martedì a sabato ore 10.00-13.00 e 16.00-19.00, giovedì ore 10.00-13.00

Per informazioni:
Galleria de’ Bonis
V.le dei Mille 44/B, Reggio Emilia
Tel. 0522 580605, cell. 338 3731881
info@galleriadebonis.com, www.galleriadebonis.com
www.facebook.com/galleriadebonis, www.twitter.com/galleriadebonis

 

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