Come se il colore stesse a guardarti

Martedì 30 maggio alle ore 19:30, Adiacenze inaugura la mostra “COME SE IL COLORE STESSE A GUARDARTI” di Sara Bonaventura, a cura di Ester Grossi.

Per questa occasione Sara Bonaventura, con la supervisione di Ester Grossi che per l’occasione dismette i panni dell’artista per vestire quelli della curatrice, parla di colore, di sensazioni date dall’immersione dello spettatore che diviene parte integrante delle opere presentate. Due sono i soggetti della mostra: il colore e il corpo, in dialogo serrato formato da un do ut des di espressioni non verbali che possono essere alle volte disturbanti e alle volte concilianti, respingenti o inglobanti.

Due sono le opere presentate per i due ambienti espositivi. La mostra si apre con una videoinstallazione: un trittico che è la reinterpretazione site specific del video Traits Féminins realizzato in precedenza da Sara Bonaventura in collaborazione con la danzatrice e coreografa Annamaria Ajmone. Concept principale del video è di ibridare choreia e grafia, danza e grafia attraverso un processo di animazione. Durante la recente residenza a Signal Culture a Owego (NY), la Bonaventura ha lavorato sul video attraverso l’uso di cavi e manopole di modulazione, espandendone i significati possibili e rendendo preponderante la variabile cromatica.

Nel seminterrato, la seonda opera alla quale si accede tramite una vera e propria immersione inside the rainbow. L’invasione dei colori e la loro predominanza dell’installazione precedente in questa installazione ambientale si fa corpo assumendo la terza dimensione. Lo spettatore, invece, già precedentemente reso parte integrante dell’opera ma in maniera passiva, in questo caso ne viene letteralmente catturato e reso partecipe a 360° divenendone soggetto e coprotagonista insieme al colore, al movimento e alla spazialità tridimensionale.

FOTO DI: Antonio Campanella

PERFORMER: Annamaria Ajmone
SUONO: Caterina Barbieri
CO-PRODUZIONE: Signal Culture

 

Sara Bonaventura – Come se il colore stesse a guardarti
ADIACENZE
Bologna – dal 30 maggio al 24 giugno 2017
Vicolo Spirito Santo 1/b (40123)
info@adiacenze.it
www.adiacenze.it

Apulia Land Art Festival

Dopo l’inatteso successo della scorsa edizione, che ha visto giungere proposte da oltre 22 Paesi nel mondo, Apulia Land Art Festival è felice di annunciare la riapertura del bando di selezione di n° 10 artisti che saranno invitati a prendere parte alla V Edizione della residenza artistica del Festival, quest’anno previsto per l’8-9-10 Settembre 2017 a Margherita di Savoia (BAT) ed in particolare nella sua Salina.
 
Disegnata così come appare oggi nel 1754 da Luigi Vanvitelli (lo stesso architetto che disegnò ed edificò, dirigendo i lavori, la Reggia di Caserta), la Salina di Margherita di Savoia è la più grande d’Europa e la seconda nel mondo come estensione, rappresentando ancora oggi un modello ingegneristico nonché un’opera di Land Art a tutti gli effetti.
 
Il tema scelto per questa edizione è “SaliNatura” ed ha una triplice lettura: la prima è “salinatura” intesa come processo di estrazione del sale; la seconda “sali in natura” intesa come tutti i tipi di sale esistenti in natura; infine la terza, più aulica, ossia “sali in Natura!”, intesa come elevati – ascendi in Natura.Il periodo di residenza avrà inizio Mercoledì 30 Agosto 2017 e terminerà Domenica 10 Settembre 2017, giorno in cui avrà luogo il Convegno Artistico che premierà l’artista vincitore di questa V edizione dell’Apulia Land Art Festival.

Il termine ultimo per partecipare al bando è stabilito entro e non oltre le ore 12.00 del 21 Giugno 2017.

Le opere proposte dovranno essere inedite.

Per info: www.apulialandartfestival.it

Carlo Mattioli

È il grande pittore Carlo Mattioli (1911-1994) il protagonista della nuova mostra estiva al Labirinto della Masone, che apre al pubblico sabato 27 maggio.

Esposizione che intende essere, insieme, un omaggio di Franco Maria Ricci a Mattioli, concittadino e amico con il quale condivideva lo stretto legame con la città di Parma e il suo territorio, e una nuova occasione di avvicinarsi a un’opera che continua ad affascinare per i suoi splendori e per la feconda ricchezza dei linguaggi che in essa si sono fusi.

Un artista essenziale, Mattioli, contemplativo, ma affascinante nella sua sobrietà, una pittura al limite della sinestesia, che riesce a catturare profumi, materia, atmosfera, ma in grado di farsi carico anche di forti suggestioni letterarie, derivate dalla conoscenza e dalla frequentazione di poeti e letterati come Luzi, Bertolucci, Testori e Garboli.

Modenese di nascita ma parmigiano d’adozione, Mattioli è stato una delle figure più rilevanti nell’arte italiana del Novecento. Costituita da una sessantina di opere, molte delle quali inedite, accuratamente scelte nella vasta produzione del pittore da Sandro Parmiggiani e Anna Zaniboni Mattioli, nipote dell’artista e responsabile dell’Archivio, la mostra copre trent’anni dell’opera del Maestro, dal 1961 al 1993 e presenta i dipinti più rappresentativi dei cicli che hanno reso noto Mattioli: dagli intensi Nudi alle materiche Nature morte, dai rivisitati Cestini del Caravaggio ai poetici Alberi e ai personalissimi Ritratti, dai sublimi Paesaggi alle luminose Spiagge della Versilia, dalle Aigues Mortes ai Campi di grano e papaveri.

Nella prima sezione della mostra sfilano oltre venti straordinari dipinti in cui prevalgono paste spesse e materiche con colori terrosi e bui o all’opposto chiarissimi e impalpabili tra cui diversi Nudi coricati, che – scriveva Roberto Tassi – “hanno l’immobilità attonita di una catena di colline, cui formalmente sono equiparabili”; le Nature morte, dove gli oggetti sono suggestioni per dipingerne l’essenza, i Cestini del Caravaggio con il celeberrimo dipinto del Merisi mescolato, diviso, colorato, una icona rivisitata in chiave morandiana e i meravigliosi Paesaggi con gli inconfondibili alberi di Mattioli immersi nella luce accecante estiva, tra cui lo splendido albero rosa del 1980 immagine della rassegna.

Grande attenzione nella mostra al Labirinto è rivolta ai Ritratti che occupano una grande parte nell’opera di Mattioli fin dagli esordi. Accanto al celebre Autoritratto con Anna del 1982 sono esposti alcuni ritratti dedicati a De Chirico, Guttuso, Manzù, Carrà, Longhi, Rosai, insieme a quattro ritratti di Giorgio Morandi del 1969 per la prima volta affiancati. Ritratti meditati e su cui Mattioli ha molto lavorato, restituendoci nei tratti e nei colori l’anima dell’artista rappresentato.

La terza e ultima parte della mostra è dedicata ai grandi Paesaggi, le opere forse più famose, che si dispiegano per tutti gli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta con la loro matericità dai colori intensi, dove si sente forte l’amore di Mattioli per la natura e il suo perdersi dentro alcuni di questi bellissimi squarci: i Campi di papaveri, i Boschi, le Ginestre, le Lavande e le Aigues Mortes. “Questi cicli sono anche – afferma Anna Mattioli – una meditazione ininterrotta sull’essenza del dipingere. Mattioli interviene sopra superfici segnate da una vita precedente, come se questa fosse rimasta a permeare muri, tavole, tele, carte, lasciandovi labili tracce di sé che una memoria immaginativa ora finalmente riconosce, mentre alla pittura è affidato il compito di estrarre l’anima segreta di materiali che allo sguardo comune sembrano inerti”.

Come scrive Sgarbi: “la natura nella sua infinita varietà è il tema della intera opera di Mattioli, che in essa si cala per restituircene l’essenza, in una esperienza totale, mistica, consumandosi nella visione.

La mostra intende anche celebrare l’uscita del Catalogo Generale dei dipinti, realizzato da Franco Maria Ricci con la prefazione di Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose, i testi critici di Vittorio Sgarbi e Marco Vallora, la biografia aggiornata dell’artista a cura di Marzio Dall’Acqua. Contiene inoltre la bibliografia completa, l’indice di tutte le esposizioni personali e collettive, l’elenco di tutti i 2700 dipinti schedati e circa 150 riproduzioni a colori di grandi dimensioni delle opere più rappresentative dell’artista, selezionate dall’Editore stesso. L’Archivio Mattioli, in considerazione delle nuove tecnologie di comunicazione, ha scelto di affiancare ad un volume cartaceo di circa duecento pagine, un file digitale racchiuso in una chiavetta USB contenente in dettaglio tutte le schede e le riproduzioni a colori e in bianco e nero delle opere.

“Il mio desiderio – afferma Franco Maria Ricci – oggi esaudito grazie anche alla attenta partecipazione della famiglia Mattioli, è quello di presentare una mostra e un libro che, attraverso una scelta dei risultati più alti, conservi il profumo seducente ed elusivo di questo pittore appartato e incline alla contemplazione. Un’intenzione simile a quella che ebbi quando, molti anni fa, pubblicai nel numero 67 della mia rivista FMR l’affascinante serie degli Alberi di Carlo Mattioli”.

Grazie all’impegno delle Istituzioni di Parma e dell’Archivio Mattioli, è in programma anche una mostra collaterale, Nella pagina e nello spazio. Mattioli illustratore e scenografo, alla Biblioteca Palatina di Parma (27 maggio – 22 settembre ). Profondo conoscitore della letteratura italiana ed europea Mattioli, negli anni Quaranta e Cinquanta, ha collaborato con l’amico Ugo Guanda alla veste grafica dei volumi agli esordi della Casa Editrice per poi dedicarsi, negli anni Sessanta all’illustrazione vera e propria di capolavori classici (Divina Commedia, Decameron, Canzoniere del Petrarca, Belfagor di Machiavelli, Orlando Furioso, Novelle del Sermini, Venexiana, Ragionamenti dell’Aretino) e moderni (Stendhal, Hofmannsthal, Gustavo Adolfo Bécquer, Garcia Lorca, Balzac, Leopardi). In mostra saranno esposti i libri, vere edizioni d’arte, affiancate dai disegni originali.

Nella seconda sezione della mostra invece usciranno per la prima volta dallo studio dell’artista i bozzetti di scene e costumi di un inedito Mattioli artista per il teatro, attivo come costumista e scenografo nei primi anni Cinquanta per opere di lirica e prosa (Trovatore di Verdi, Medea di Jeffers, Nozze di sangue di Garcia Lorca, Incendio al teatro dell’opera di Georg Kaiser, L’importanza di chiamarsi Ernesto di O. Wilde).

Lo Studio del pittore nel Secentesco Palazzo Smeraldi accanto al Duomo di Parma sarà visitabile su appuntamento (per prenotazioni info@carlomattioli.it tel. 0521 231076 al mattino). L’atelier è stato conservato nello spirito e nell’atmosfera originale così come l’artista lo ha lasciato: ecco davanti a noi, come se Mattioli ne fosse appena uscito, le tavolozze, i pennelli, la giacca imbrattata di mille colori, i tubetti ancora aperti e le opere compiute ed incompiute. Le grandi stanze, vibranti di memorie, visitate dai più grandi intellettuali del Novecento, trasmettono ancora il soffio vitale della sua carismatica personalità.

In mostra sarà anche visibile il video Viaggio terrestre e celeste nella pittura, coprodotto da Archivio Carlo Mattioli e Solares Fondazione delle Arti, un viaggio di 30 minuti nella pittura del grande artista emiliano. Un racconto che parte dai luoghi dell’infanzia e dalle esperienze formative, dalle amicizie, dalle relazioni interpersonali, linfa vitale alla creatività e alla produzione artistica di Mattioli. Una biografia con immagini di repertorio ed interviste a critici e storici dell’arte quali Maurizio Calvesi, Gianfranco Maraniello, Simona Tosini Pizzetti e Arturo Carlo Quintavalle, e testimonianze di intellettuali come Mario Luzi, Maurizio Chierici, Attilio Bertolucci, Federico Fellini, Enzo Biagi.

La mostra dedicata a Carlo Mattioli rappresenta dunque una occasione imperdibile per scoprire o riscoprire l’opera di un artista sorprendente, moderno e, ancora nelle parole di Sgarbi: “con autenticità di visioni e di emozioni […] e sempre a cavallo tra figurazione e astrazione”.

 

Carlo Mattioli – Breve biografia

Carlo Mattioli nasce l’8 maggio 1911 a Modena. La famiglia si trasferisce a Parma dove Carlo può seguire regolari studi all’Istituto di Belle Arti. Dalla fine degli anni Trenta l’amatissima Lina, sposata nel ’37, è l’assoluta protagonista dei suoi dipinti; sono i primi Ritratti e i primi Nudi. Si apre allora, negli anni Quaranta, la stagione della grafica che avrà poi altre straordinarie parentesi come quella delle numerose illustrazioni degli anni Sessanta, testimonianza del suo interesse mai sopito e della sua profonda conoscenza della letteratura europea. Del 1943 è la prima personale alla Galleria del Fiore di Firenze. Dal 1948 Mattioli è puntualmente presente alle varie edizioni della Biennale di Venezia. Dal 1965 nascono le Nature morte ocra, nere, brune e grigie, dense, grumose e lievitanti, i Cestini del Caravaggio e le Vedute di Parma e del Duomo dalla finestra dello studio che era proprio accanto alla cattedrale. Il 1969-70 è il biennio dei notturni su cui scriverà memorabili pagine Roberto Tassi. Negli anni Settanta poi, dopo la ripresa di vecchi temi si apre l’era dei più noti Paesaggi che coprirà anche il decennio successivo. Dal 1974 al 1985 nascono i Ritratti della nipotina Anna. Nel 1982 vengono creati i Muri e le travi del ciclo Per una crocefissione, tenebrosa lancinante preparazione per i grandi Crocifissi ora collocati in S. Maria del Rosario e in San Giovanni Evangelista a Parma e in San Miniato al Monte di Firenze. Negli anni Ottanta vengono allestite grandi mostre personali antologiche e monografiche. Nel 1993 Carlo Mattioli esegue gli ultimi quadri a olio. Una nuova pagina. Sono i Calanchi bianchi, come fantasmi di pietra con lunghe e stecchite radici di tronchi spossati avvinghiate alla terra. Poi l’ultima serie di tempere su antiche copertine di libri. Si spegne a Parma il 12 luglio del 1994.
Si sono occupati di lui le maggiori personalità della critica d’arte del Novecento: tra gli altri Maurizio Calvesi, Enzo Carli, Luigi Carluccio, Gian Alberto Dell’Acqua, Cesare Garboli, Roberto Longhi, Mario Luzi, Licisco Magagnato, Antonio Natali, Alessandro Parronchi, Arturo Carlo Quintavalle, Carlo Ludovico Ragghianti, Pier Carlo Santini, Vittorio Sgarbi, Giorgio Soavi, Erich Steingreber, Roberto Tassi, Giovanni Testori, Antonello Trombadori, Marco Vallora, Marco Valsecchi, Marcello Venturoli, Renzo Zorzi.

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Iridescenze di Patrizia Atti

Dal “Ritratto di Baldassarre Castiglione” dipinto da Raffaello Sanzio, un progetto pittorico di Patrizia Atti che, attraverso luci iridescenti e moltiplicazione dello sguardo, pone lo spettatore dinanzi ad un enigma in cui si fondono scienza e arte.
 
La Galleria Bonioni Arte di Reggio Emilia (Corso Garibaldi, 43) presenta, dal 10 al 28 giugno 2017, le “Iridescenze” di Patrizia Atti. Curata da Federico Bonioni, la mostra sarà inaugurata sabato 10 giugno alle ore 18.00.
In esposizione, cento opere ad olio su tela di piccole dimensioni (13×13 centimetri), tutte realizzate nel 2016 e nel 2017, che ritraggono fedelmente l’occhio sinistro di Baldassarre Castiglione. Unica variante, la colorazione dell’iride, esito di un’approfondita ricerca cromatica.
 
«Cento occhi. Stessa forma, diverso colore. Impercettibili mutamenti del segno – si legge nel testo di presentazione – che si traducono in moti dell’animo. L’arco del sopracciglio come lancetta dei cambiamenti del cuore. Cromatismi dell’iride affidati alle Rune Nordiche. Misteriosi processi alchemici dispiegano le loro tassidermie su latitudini e longitudini di “Mundus Imaginalis”, criptate nelle tonalità dell’iride. Pagine di occhi in proporzioni auree, dove la pupilla diventa il centro della spirale della conchiglia di un Nautilus. Iridescenze: unioni della natura con l’arte, della scienza con l’arte. Un lavoro, quello di Patrizia Atti, che trae ispirazione dallo sguardo di Baldassarre Castiglione dipinto da Raffaello, la cui iride azzurra, collocata dall’artista nell’angolo esterno dell’occhio, instaura con lo spettatore un rapporto di scambio, profondo, che cela un mistero, una consapevolezza segreta condivisa da pittore e scrittore. È uno sguardo in cui l’anima emana un enigma, presente ma inaccessibile. L’osservatore viene seguito, abbracciato dallo sguardo dipinto in qualunque posizione si trovi. L’artista opera come la natura, che nel suo riprodursi non è mai uguale a se stessa. Ripetizione del gesto che trasforma il linguaggio in poesia».
 
La personale sarà visitabile fino al 28 giugno 2017, da martedì a domenica ore 10.00-13.00 e 16.00-20.00, chiuso il lunedì. Mercoledì 21 giugno 2017 apertura serale con orario 21.00-23.00 in occasione del primo Mercoledì Rosa promosso dal Tavolo Unico di Coordinamento del Commercio di Reggio Emilia.
 
Per informazioni: tel. 0522 435765, www.bonioniarte.it, info@bonioniarte.it, www.facebook.com/bonioniarte.
 
Patrizia Atti nasce a Bologna, dove attualmente vive e lavora. Nel 1982 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna, sezione pittura, con Concetto Pozzati. Dal 1982 al 1990 compie una serie di viaggi con permanenze all’estero: Camargue, Isole Canarie, Messico e Brasile, dove svolge attività di ritrattista. Dal 1990 al 1994, rientrata in Italia, sposta la sua attenzione dall’antropologia alla botanica: la galleria dei ritratti diventa allora il giardino dei giardini, ovvero l’Eden, e le rose, soggetto privilegiato della sua ricerca, ne caratterizzano la fisionomia. Dal 1996 collabora con la casa di moda Gucci per l’ideazione e la realizzazione pittorica di soggetti per foulard. Tra le opere da lei create, tra il 1994 e il 1996, lo stilista Tom Ford individua i soggetti ideali per le collezioni del 1996 e del 1997. Nel 1997 l’impollinazione della rosa, regina dei fiori, conquista gli Stati Uniti. Patrizia Atti presenta le sue opere in New Mexico (“The land of enchantment”, Houshang Gallery, Santa Fe), dove la sua ricerca si carica di suggestioni ispirate dalla luce iridescente del luogo. Dal 1998 al 2005 si susseguono numerosi viaggi nel sud-ovest americano con varie esposizioni. “Marbles” è una serie di dipinti eseguiti nel 2005 e nel 2006, ispirata a “Il giuoco delle perle di vetro” di Herman Hesse: una ricerca sulla luce in cui la riflessione dei cristalli genera nuovi universi specchianti, in un caleidoscopio di colori. La sua ricerca artistica si sviluppa quindi nella fotografia e nella rappresentazione di “Mundus Imaginalis”, ovvero di “Giardini delle Meraviglie” in cui Jack, un elfo giullare, appare in un contesto floreale costruito ad arte. Nel 2016 ha inizio la realizzazione di una serie di dipinti ad olio su tela di piccole dimensioni dedicati all’occhio umano. Cento opere che, nel 2017, costituiscono la mostra “Iridescenze”, presentata allo Studio Oculistico d’Azeglio di Bologna in occasione di Art City White Night e successivamente alla Galleria Bonioni Arte di Reggio Emilia.PATRIZIA ATTI
Iridescenze
A cura di Federico Bonioni
10-28 giugno 2017
Inaugurazione: sabato 10 giugno, ore 18.00
Orari: da martedì a domenica ore 10.00-13.00 e 16.00-20.00, chiuso il lunedì; mercoledì 21 giugno apertura serale ore 21.00-23.00.Per informazioni:
Galleria Bonioni Arte
Corso Garibaldi, 43
42121 Reggio Emilia
Tel. 0522 435765
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Cuatro pasos | Milano

MAAB Gallery è lieta di presentare Cuatro pasos | Milano, prima personale milanese di Calixto Ramirez (Reynosa, 1980).
 
L’esposizione, realizzata appositamente per gli spazi della galleria, costituisce la terza tappa del progetto Cuatro pasos, intrapreso nel 2016 con una mostra presso il Museo del Novecento di Castel Sant’Elmo a Napoli.Il titolo allude a uno dei rituali fondamentali del lavoro di Ramirez, ossia le lunghe passeggiate volte all’esplorazione delle vie della città, alla scoperta di suoni, profumi ma anche di persone, architetture e storia locale. Per l’artista il legame tra l’opera d’arte e lo spazio che la accoglie è infatti imprescindibile.

Essendo giunto a Milano verso la fine del periodo di carnevale, Ramirez ha trovato la città ricoperta da coriandoli, che da lì a poco sono divenuti oggetto della sua indagine artistica.

Nelle serie Tra il dialogo e la resistenza, presentata presso la MAAB Gallery, il legame con la città si scorge nella rivisitazione della monumentalità meneghina, affrontata partendo da uno sguardo orientato verso il basso, la strada appunto, alla ricerca di nuove forma di bellezza. Nelle tredici fotografie in mostra, i coriandoli si mischiano agli eleganti mosaici delle architetture storiche oppure compaiono sulle grate e i chiusini delle vie cittadine, generando una nuova e discreta lettura del tessuto urbano.

A chiudere la mostra il video Una giornata nuvolosa in cui i coriandoli, posati su una ragnatela quasi invisibile, resistendo alla forza del vento, si mantengono in vibrazione costante.

La mostra è accompagnata da un catalogo (italiano e inglese) con testo critico di Giuseppe Virelli.

La forza delle immagini

La Fondazione MAST sta presentando (fino al 24 settembre) “La forza delle immagini“, una nuova grande mostra tratta dalla propria collezione di fotografia industriale e curata da Urs Stahel, direttore della raccolta.

Sessanta autori dagli anni venti ad oggi mostrano con oltre cento opere – alcune costituite da decine di scatti – il dirompente potere espressivo del linguaggio fotografico nei suoi molteplici significati.

La mostra raccoglie una vastissima selezione di scatti provenienti dal mondo della produzione, una pletora di impressioni, un profluvio di visioni dell’industria pesante e di quella meccanica, della digitalizzazione, della società usa e getta.

Lo sguardo di oltre sessanta fotografi ci conduce attraverso il regno della produzione e del consumo, aiutandoci a sviluppare nuove modalità di visione.

L’esposizione mette a fuoco gli ambienti che caratterizzano il sistema industriale e tecnologico, tocca questioni chiave di natura sociale, politica, collettiva ma, più che i fatti puri esemplici, le immagini cercano di raffigurare nessi e riferimenti articolati, profondi, presentando all’osservatore realtà complesse, che determinano anche un coinvolgimento emotivo e sensoriale.

L’universo iconografico dell’industria e del lavoro, della fabbrica e della società cui questa mostra dà vita è permeato dall’idea della pluridimensionalità: molti livelli diversi e linee temporali che corrono parallele o si incrociano.

La mostra propone le opere di fotografi e artisti tra cui Berenice Abbott, Richard Avedon, Margaret Bourke-White, Thomas Demand, Simone Demandt, Jim Goldberg, Hiroko Komatsu, Germaine Krull, Catherine Leutenegger, Edgar Martins, Rémy Markowitsch, Richards Misrach, Jules Spinatsch, Edward Steichen, Thomas Struth, Shomei Tomatsu, Marion Post Wolcott e molti altri.

http://www.mast.org/

Arte e pace

Fino al 28 maggio 2017 la Sala Giubileo del Complesso del Vittoriano – Ala Brasini di Roma ospita la mostra Arte e pace. L’arte contemporanea cinese.

Sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, con il patrocinio di Regione Lazio e di Roma Capitale, organizzata dalla China Artists Association e dall’Associazione degli Artisti Cinesi in Italia, con la gestione e l’organizzazione di Arthemisia, la mostra Arte e Pace, progetto finanziato dal China National Arts Fund, si inserisce nell’ambito del ricco e interessante programma di eventi dal titolo L’Arte cinese viaggia nel mondo che comprende una serie di mostre itineranti a livello internazionale volte a fornire un interessante spaccato delle tendenze e degli stili dell’arte contemporanea cinese.

La mostra, che vede l’Italia protagonista assoluta della prima tappa, con le sue 40 opere tra pitture, stampe e sculture, scelte tra le migliori del genere, si distingue per la grande vivacità di stili e di tecniche. Il tema scelto, quello della Pace, su cui si sviluppa l’intero percorso narrativo ripercorre le tematiche proposte alla Biennale Internazionale di Pechino.

L’esposizione è organizzata dalla China Artists Association, fondata nel 1949, con sede a Pechino. Composta da artisti di tutti i gruppi etnici cinesi, la CAA è una forza importante nello sviluppo dell’arte cinese. Si tratta della più grande e importante organizzazione artistica statale cinese con oltre 15.000 membri, tra i quali i più influenti studiosi d’arte e di belle arti della Cina. Fin dalla sua istituzione, la CAA si è impegnata ad incentivare rapporti amichevoli e scambi artistici e culturali, per promuovere lo sviluppo e la prosperità delle belle arti nel mondo.

Ufficio Stampa Gruppo Arthemisia
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De Sole

Sabato 27 Maggio (h. 18) presso gli spazi dell’Osservatorio Polifunzionale del Chianti inaugurerà la mostra personale dell’artista mantovana Gianna Pinotti, dal titolo De Sole.

La mostra raccoglie la recente produzione pittorica della Pinotti con una serie di opere astratte di matrice astronomica, in cui geometria e colore concettualizzano le peculiarità dei singoli corpi celesti, decifrando e traducendo nel linguaggio artistico una metafisica dell’universo.

La passione per gli astri e il cosmo accompagnano il percorso artistico e personale di Gianna Pinotti che distilla nella sua arte il frutto dei suoi rigorosi studi filologici che coinvolgono tanto il mondo dell’arte e della letteratura antiche, quanto quello della scienza e della storia della conoscenza.

Una mostra dedicata al sistema solare, al Sole in particolare, che dirige la danza planetaria del nostro angolo di universo.

Tra le opere in mostra i dittici Anelli (2010) e La Dote (2011) ispirati ai corpi planetari che vagano nella materia cosmica, nei quali si esalta la geometria perfetta lasciataci in eredità dalla creazione dell’universo. Nella serie dei Codici (in mostra: Codice Sole, C. Luna, C. Saturno, C. Giove, 2016-2017) l’astrazione geometrica e il simbolismo cromatico creano invece un ponte tra scienza e mitologia per svelare l’ordine divino presente in natura, a sua volta riflesso del Numero che regola l’esistenza umana.

Scrive l’artista: “Ogni corpo celeste possiede un proprio codice numerico, una propria carta di identità, una combinazione da utilizzare per aprire i suoi segreti, e ogni codice sussiste grazie al Sole centro di ogni meccanismo. […] I ‘Codici’ nascono durante i miei studi virgiliani, dall’approfondimento esegetico delle Bucoliche e delle Georgiche dove il poeta di Andes parla di ordine solare e lunare, che si specchia nei cicli della natura e nei ritmi umani“.

Il Sole è inoltre il protagonista di un gigantesco polittico (De Sole, 9 tele, 150×50 cm) realizzato dall’artista negli ultimi due anni. In esso la regola geometrica, il controllo calibrato del colore, cede alla potenza del gesto pittorico, all’esplosione cromatica. L’enorme massa solare con la sua smisurata energia – fonte perpetua di creazione e distruzione – si traduce nelle opere della Pinotti in un’intensa e drammatica fenomenologia del colore/energia ‘liberato’ dalla forma/massa.

Continua l’artista: “Si tratta di un’opera proteiforme che si è rivelata come punto di contatto tra scienza e arte o tra sacro e arte, e tra sacro e scienza attraverso l’arte. Infatti, dal momento che il cosmo infinito e incommensurabile può essere visto come organismo di matrice divina, corpo frantumato e in espansione di un Dio che in collaborazione con la natura diviene tempo, di un’anima che si corporeizza per ‘essere’, ecco che queste opere sono divenute per me ponte tra la realtà celeste che ci sovrasta e la tragedia del sacro con cui ci confrontiamo spiritualmente. […]
Mi sono resa conto di essermi avvicinata a un’esperienza intellettuale simile a quella intrapresa da Ficino nel suo trattato “De Sole” (1493), nel quale il Sole viene descritto come ‘Sommo Bene’ e ‘Immagine di Dio’: e sottolineo “avvicinata” poiché la mia esperienza intellettuale ed estetica è anche legata alla mia formazione scientifica e dunque arricchita di altre suggestioni cosmologiche tratte dal pensiero antico e contemporaneo… spesso con mie commistioni fantastiche”.

Signore della luce, divina Stella delle stelle, il Sole materializza forme e colori, che divengono oggetto dei nostri sensi, in particolare degli occhi, le cui impressioni si riflettono nella nostra anima. Pertanto dal Sole non dipende soltanto l’esistenza terrena ma anche il nutrimento dello spirito, quindi – in definitiva – è da ricercarsi nel Sole anche la ‘causa prima’ dell’Arte.

[…] ” La nostra divina stella decide equinozi e solstizi, governa l’intero sistema planetario in cui viviamo, genera le forme e i colori senza i quali non ci sarebbero le emozioni e le differenti attitudini all’arte, i territori dell’anima dove si posano i nostri occhi“. (G. Rodani)

 

APPUNTAMENTI:

– Sabato 27 Maggio, successivamente all’evento inaugurale della mostra, sarà possibile partecipare a una sessione di osservazione astronomica con telescopi.

– Sabato 8 Luglio (h.18), a chiusura della mostra, l’artista e ricercatrice Gianna Pinotti terrà un incontro-conferenza dal titolo “Virgilio vate etrusco canta i segreti della Natura, le vie del Cielo e le Stelle”, un’occasione per approfondire non solo le opere esposte ma anche la figura di Virgilio, che in tutte le sue opere indaga i segreti della natura e il linguaggio dei corpi celesti. Conoscitore dei segreti della natura, Virgilio sarà infatti ‘maestro’ di Dante, ma anche guida dei più grandi scrittori e pensatori fautori della rivoluzione filosofica e scientifica che prenderà il via nel Cinquecento, tra questi spicca Galileo, che ci ha lasciato importantissime testimonianze del suo amore per Virgilio e della sua consimile attitudine a indagare i segreti celesti.

Triumphs and Laments

La Fondazione Pino Pascali presenta un importante appuntamento nell’ambito del festival Art/Movie, la manifestazione dedicata alla relazione tra arte e cinema ideata e promossa dalla Fondazione Pino Pascali, con il coordinamento generale di Santa Nastro, giunta nel 2017 alla sua seconda edizione.

Giovedì 1 giugno, alle ore 20, sarà infatti proiettato il film per William Kentridge in simultanea nei musei d’arte contemporanea di tutto il mondo: New York, Beijing, Atene, Istanbul, Oaxaca, Dubai, Toronto, Lisbona, Belgrado, Buenos Aires, Leòn, Tallin, Zagabria, Isole Canarie, Australia e, in Italia, al PAC di Milano, al Macro di Roma, al Mambo di Bologna, al Castello di Rivoli di Torino, ai Cantieri della Zisa e al Riso a Palermo, al Mart di Trento e Rovereto. La più grande opera d’arte contemporanea mai realizzata a Roma, ‘Triumphs and Laments’ viene raccontata in un film d’arte in cui i significati, le suggestioni e i linguaggi dell’opera di Kentridge vengono trasformati in un altro linguaggio, quello cinematografico. [continua a leggere]

 

Info:
WILLIAM KENTRIDGE, TRIUMPHS AND LAMENTS – Un film (d’arte)
Documentario di 70’
Prodotto da TODOS CONTENTOS Y YO TAMBIEN E IN BETWEEN ARTFILM in collaborazione con SKY ARTE HD, RAI CINEMA, LIA RUMMA, TEVERETERNO
Ingresso gratuito fino a esaurimento posti
La serata comincerà alle 20 con un aperitivo e proseguirà alle 20.30 con la proiezione del film
Coordinamento generale di Santa Nastro

PER FONDAZIONE PINO PASCALI
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Omaggio alla natura

Mostra personale dell’artista Vittorio Buratti presso la Galleria d’arte moderna “A. Bonzagni” – Palazzo del Governatore (Piazza del Guercino, 39 – Cento), dal 27 maggio al 30 luglio . La mostra, che riceve il patrocinio del Comune di Cento (FE) , del Centro Studi Internazionale Il Guercino e della Fondazione Teatro G.Borgatti, verrà inaugurata alle ore 18.00 di sabato 27 maggio alla presenza dell’artista, Fabrizio Toselli -Sindaco e Assessore alla Cultura di Cento, Salvatore Amelio – Presidente Centro Studi Internazionale Il Guercino,  Massimo Cotto – Critico e storico dell’arte.

“Il programma di valorizzazione del nostro territorio, che il Comune di Cento e il Centro Studi Internazionale Il Guercino si propongono di realizzare nei prossimi anni, si sviluppa tramite iniziative dove i protagonisti saranno proprio i suoi artisti storici, come Guercino e i suoi numerosi allievi, Stefano Galletti e Aroldo Bonzagni, ma anche tramite gli artisti che hanno operato e che operano ancora nel territorio, sottolineando non solo una notevole ricchezza di professionalità, ma anche e soprattutto una continuità fra passato e presente. Vittorio Buratti è uno di questi. Il suo percorso artistico è caratterizzato da un interesse continuo per la natura, raffigurata spesso nei momenti stagionali di maggiore esplosione cromatica, ma anche nei momenti del degrado ecologico, con alberi corrosi e anneriti dall’inquinamento, com’è annerito a volte anche il cielo contro il quale si staglia un tormentato orizzonte e un sole dalla spenta luminosità che si rigenera.

Dai suoi paesaggi gioiosissimi, dove le stratificazioni cromatiche ci riportano a Ennio Morlotti e a Carlo Mattioli, Buratti passa poi ad una serie d’installazioni che ci rimandano anche a De Vita e a una ritmata presenza di alberi. Tutto però è ricondotto dall’artista a quella denuncia ecologica di una natura umiliata ma, nello stesso tempo, pronta a rinascere.” – Fabrizio Toselli – Sindaco e Assessore alla Cultura di Cento – Salvatore Amelio – Presidente Centro Studi Internazionale Il Guercino

La natura che anima i suoi quadri è restituita al suo antico e primigenio splendore ed è per questo che i lavori di Buratti sono guidati da una forza invincibile, sono luce e suono, sono il mondo che canta. È bello sapere che esistono persone come lui, che vivono dentro un quadro e che non hanno altra cornice che quella della purezza, della musica che non si arresta e si moltiplica all’infinito, come una nenia perfetta, come un canto circolare che lega indissolubilmente il Creato e il Creatore, nel senso sia di artista che di Dio”. – Massimo Cotto

 

Omaggio alla natura – Vittorio Buratti

Vernice: 27 maggio dalle ore 18.00

sarà presente l’artista – catalogo in sede di mostra

Sede: Galleria d’arte moderna “A. Bonzagni” – Palazzo del Governatore

Piazza del Guercino, 39 – Cento (FE)

Orari: venerdì, sabato e domenica: 10.00/13.00 – 15.30/19.30

Gli altri giorni si riceve per appuntamento

Allestimento: Officinarkitettura®

Ufficio Stampa: GIOBUR

Info: +39 051.6843390 – +39 051.6843334

informatusrismo@comune.cento.fe.it

Web: www.comune.cento.fe.it – www.vittorioburatti.it

Vittorio Buratti

Scrive Massimo Cotto a proposito di ‘Omaggio alla natura‘ di Vittorio Buratti: Tutta l’arte è suono, nessuna eccezione.

Noi siamo musica, fin dall’alba dei nostri giorni.

Siamo il ritmo percussivo del cuore che ci mette in moto.

Siamo la melodia delle ninne nanne che le nostre madri hanno cantato quando eravamo ancora nel grembo materno. E siamo danza, perché per calmarci veniamo cullati, stretti in un abbraccio che raddoppia la melodia.

Anche l’arte di Vittorio Buratti è suono.

Il ritmo degli alberi che si alzano verso il cielo fino quasi a toccarlo, perché, come diceva Cesare Pavese, una volta che hai identificato la linea verticale, quella dell’orizzonte non serve più a nulla.

La melodia armonica delle figure che corrono in sincrono verso un domani migliore e alla fine scopri che tornano semplicemente alla natura, alla fonte delle cose, perché se abbiamo vissuto con coscienza noi siamo il nostro principio.

La danza delle lune che salgono sulle strisce di colore e solo apparentemente sono limitate dalle scatole, in realtà le trascendono perché non c’è nulla sopra le lune dell’arte.

Vittorio Buratti è un prodigio di innocenza. Si avvicina alle tele come un bambino alla vita. Le sue opere non conoscono corruzione, come se l’artista centese vivesse in un universo a parte, dove le uniche storture accettate sono quelle dei chiodi che reggono il quadro, perché a volte è una lieve imperfezione a dare il tocco finale. La natura che anima i suoi quadri è restituita al suo antico e primigenio splendore ed è per questo che i lavori di Buratti sono guidati da una forza invincibile, sono luce e suono, sono il mondo che canta. È bello sapere che esistono persone come lui, che vivono dentro un quadro e che non hanno altra cornice che quella della purezza, della musica che non si arresta e si moltiplica all’infinito, come una nenia perfetta, come un canto circolare che lega indissolubilmente il Creato e il Creatore, nel senso sia di artista che di Dio.

 

Omaggio alla natura – Vittorio Buratti
Galleria d’arte moderna “A. Bonzagni” – Palazzo del Governatore
Piazza del Guercino, 39 – Cento (FE)
Dal 27 maggio al 30 luglio 2017

Orari: venerdì, sabato e domenica: 10.00/13.00 – 15.30/19.30

Info: +39 051.6843390 – +39 051.6843334
informatusrismo@comune.cento.fe.it
www.comune.cento.fe.it – www.vittorioburatti.it

Legno | Lën | Holz

La Galleria Civica di Trento, da oltre tre anni annessa al Mart di Trento e Rovereto, è il primo museo italiano a dedicare una mostra alla scultura lignea contemporanea.
 
A cura di Gabriele Lorenzoni, dal 2 giugno al 17 settembre, la mostra Legno | Lën |Holz presenta le opere di quindici artisti, appartenenti a diverse generazioni e tutti viventi, che si sono formati in Val Gardena.
Non segnata da confini amministrativi né cartografici, l’area ladina (Ladinia) ha come uniche frontiere quelle naturali: una regione culturale costituita da valli sudtirolesi, trentine e venete, nelle quali l’uso dell’antica lingua retoromanza diventa veicolo di coesione e trasmissione identitaria.
 
Sulla base di queste premesse, nel riconoscimento delle peculiarità socioculturali del territorio di riferimento, il progetto espositivo sarà accompagnato dalla prossima pubblicazione di un catalogo trilingue, in italiano, in tedesco e in ladino.
Partner del Mart per la mostra Legno | Lën |Holz sono il Museum Ladin Ćiastel de Tor di San Martino in Badia e la Galleria Doris Ghetta, che ha la sua sede a Ortisei.La tradizione secolare della scultura lignea, seppur con discontinuità, ha attraversato la storia dell’arte, raggiungendo il suo apice durante il medioevo – si pensi alle celebri madonne lignee romaniche – e il barocco – è il caso dei fastosi altari policromi.Nelle valli delle Dolomiti, dove abbonda la materia prima e nelle quali l’attaccamento alla storia locale è tenace, questa pratica artistica sopravvive e si rinnova, recuperando specificità culturali ed economiche. Qui, negli ultimi trent’anni, conosce un’inaspettata evoluzione, percorrendo nuove traiettorie di ricerca estetica, tematica e formale. Dopo secoli di storia ininterrotta, accanto all’artigianato artistico, ai presepi, ai manufatti folcloristici, la scultura lignea approda a pieno titolo nell’arte contemporanea, divenendone una voce minoritaria ma autorevole, capace di riscuotere crescente interesse e attenzione da parte della critica, dei musei e del collezionismo, sia pubblico sia privato.
Per qualità e quantità della produzione, oggi la scuola gardenese dell’intaglio ligneo non ha eguali in Europa e occupa una posizione indipendente e originale nel panorama artistico internazionale.

A partire dal 2 giugno 2017, la Galleria Civica di Trento propone una selezione di opere realizzate in anni recenti da alcuni degli artisti più rilevanti attivi in questa geografia culturale: Livio Conta, Giorgio Conta, Fabiano de Martin Topranin, Aron Demetz, Gehard Demetz, Peter Demetz, Arnold Holzknecht, Walter Moroder, Hermann Josef Runggaldier, Andreas Senoner, Peter Senoner, Matthias Sieff, Adolf Vallazza, Willy Verginer e Bruno Walpoth.

Si tratta di un gruppo di maestri della scultura che ha trasformato una tecnica tramandata di generazione in generazione in un medium adatto a confrontarsi con i linguaggi più attuali. Superate le consuete iconografie, questi artisti elaborano cosmogonie autonome e libere.

Legno | Lën |Holz è una mostra totalmente originale che accompagna lo spettatore lungo un percorso non ancora esplorato dai musei di arte contemporanea.
La scelta curatoriale, che parte da una rigorosa selezione basata sull’uso della tecnica manuale dell’intaglio ligneo, si sofferma sulla figurazione del corpo umano in scala reale. Tema della mostra è quindi la ricerca sul corpo, che alla Civica viene indagato attraverso l’esposizione di circa 40 tra sculture e installazioni i cui volumi si prestano a una dimensione museale. Un quarto dei lavori è inedito: diverse sono le opere realizzate espressamente per la mostra o mai esposte prima.

La preferenza data alla produzione figurativa sottolinea la vicinanza a una tradizione dalla quale contestualmente ci si allontana: coesistono da un lato una perizia tecnica sublime, dall’altro una straordinaria adesione ai linguaggi e alle sensibilità contemporanee.
In un percorso che esalta le differenze anziché nasconderle e che accosta maestri affermati a interpreti più giovani, i quindici scultori interpretano in maniera assolutamente personale la tematica proposta. Accomunati da un’incontestabile abilità, alcuni si avventurano in una profonda analisi psicologica dei personaggi raffigurati, altri osano con chiara ironia o surreale divertimento. Tra rappresentazioni drammatiche o spiritose, ritratti realistici, corpi alieni, totem divini, uomini, donne e bambini, le opere in mostra finiscono per presentare una variegata umanità.

I visi e i corpi intagliati nel legno propongono riflessioni sui temi del doppio, dell’alterità e dell’autorappresentazione. Il parallelismo fra i volumi scultorei in scala 1:1 che invadono gli spazi della Galleria e il corpo dello spettatore che si aggirerà fra essi è decisamente suggestivo. L’allestimento minimalista, firmato dallo studio Weber+Winterle di Trento, sottolinea questo dualismo mediante un gioco di superfici riflettenti che moltiplicano i punti di vista.

Prima mostra italiana dedicata alla scultura lignea figurativa nell’arte contemporanea, Legno pone questioni sul genere e sulla pratiche stesse della figurazione; esplora tanto il carattere antico, tradizionale dell’identità nella storia dell’arte occidentale, tanto le questioni relative al divenire, alle trasformazioni, all’oggi.
Come tutto ciò che in qualche modo richiama il processo di mimesis, contiene e propone, quale elemento imprescindibile di indagine, la questione dello sguardo dello spettatore nella sua accezione relazionale, autocatartica e mitopoietica.

Galleria CIVICA Trento e ADAC
Via Belenzani 44
38122 Trento
T+39 0461 985511
+ 39 800 397760
F +39 0461 277033
civica@mart.tn.it
www.mart.trento.it

Orari
Mar / Dom 10-13 / 14-18
Lunedì chiuso

Tariffe
Intero: 2 €
Gratuito: Mart Membership, bambini fino a 14 anni
Ingresso gratuito ogni prima domenica del mese

Ufficio comunicazione Mart
Susanna Sara Mandice
press@mart.trento.it
T +39 0464 454124
T +39 334 6333148

Il Mart ringrazia
Provincia autonoma di Trento
Comune di Trento
Comune di Rovereto

In collaborazione con
Trentino Marketing