Le trame del vento

Giovedì 23 gennaio negli spazi della galleria B4 di Bologna in via Vinazzetti 4/b si inaugura la mostra ” Le trame del vento” dell’artista Mariarosaria Stigliano.
L’evento è a cura di Lodovico Pignatti Morano e sarà visitabile fino al 5 marzo.

Una strada di campagna, uno scorcio urbano da una prospettiva insolita, una figura che cammina con una valigia, sono alcuni degli attimi descritti in punta di pennello da Mariarosaria Stigliano, immagini di un istante sospeso che raccontano il vento.
Il colore, a volte acceso nei rossi di un segno nervoso ed a volte velato dal riflesso di una luce notturna, è lo strumento che ci guida nelle trame dipinte in ognuna delle opere in mostra ed invita ad entrarvi.
Sono storie rumorosamente silenziose che ci parlano di un altrove incredibilmente vi-cino ma inafferrabile, così chiaro eppure completamente misterioso.

INFO
MOSTRA: Mariarosaria Stigliano – Le trame del Vento
A CURA DI : Lodovico Pignatti Morano
INAUGURAZIONE: giovedì 23 gennaio ore 18.00
PERIODO: 23 gennaio-5 marzo 2020, dal martedì al sabato ore 17-20
ORGANIZZAZIONE: Galleria B4 / Via Vinazzetti 4/b, Bologna

Mother nature’s son

Dal 18 gennaio al 20 marzo 2020 il Ristorante Falterona di Piazza Tanucci 9, a Stia (AR), ospita “Mother nature’s son”, mostra di pittura di Andrea Ciotti a cura di Marco Botti. Sabato 18 gennaio, dalle ore 12, l’apertura ufficiale.

Il primo appuntamento del 2020 nel locale casentinese, sempre votato alla promozione delle arti visive, cita nel titolo una delle più delicate canzoni dei Beatles. Protagonista è Andrea Ciotti, affermato chitarrista, che negli ultimi anni è tornato ad alimentare anche la sua passione per la pittura con risultati sorprendenti.

Per l’occasione l’artista valtiberino espone il suo personale omaggio a Madre Natura con una serie di paesaggi e scorci eseguiti con rara sensibilità. Per un pittore, che è anche musicista, risulta quasi normale trasferire nelle opere armonia e ritmo. Nascono così dei lavori vibranti, fatti di ambienti naturali affrancati dalla presenza umana, in cui le emozioni trasmesse dai vari momenti della giornata, ma anche dai colori e dal mutamento delle stagioni, restituiscono un dialogo alla pari con quello che ci circonda.

Ciotti offre allo spettatore la possibilità di “sentire” i suoni e le melodie del creato, lontani dal frastuono che avvolge sempre più la nostra quotidianità. Un’opportunità da cogliere al volo.

Dallo sfrido può nascere un fiore

Dallo-sfrido-puo-nascere-un-fiore

Dallo sfrido può nascere un fiore‘ è il titolo della realizzazione lignea di Leonardo Basile in mostra da domenica 12 Gennaio nella vetrina del Centro d’arte e cultura L. Da Vinci, in via Verdi 7 a Bari-Santo Spirito.

Il ‘riciclo dei rifiuti’ (in questo caso, scarti della lavorazione del legno) come pratica creativa, è la ‘filosofia’
che sta alla base dell’originale lavoro dell’artista : spezzoni di essenze dalle diverse forme geometriche e differenti cromatismi che vanno, assiemandosi, ad intraprendere un ‘nuovo percorso di vita’, elevandosi ad opera d’arte.

Certo, nulla di nuovo se pensiamo che la tecnica dell’assemblage ha attraversato diversi movimenti artistici fin dall’inizio del secolo scorso e che nella contemporaneità si è arricchito, con il radicarsi di una coscienza ecologica collettiva, di ulteriori concetti fra i quali la critica alla società dei consumi e la necessità (doverosa) di contrastare (seppur in misura minima) il degrado devastante delle discariche.

Non penso – dichiara Basile – di aver realizzato qualcosa di artisticamente eclatante, del resto mi sono lasciato guidare semplicemente da quel ‘banale’ principio della conservazione per cui ‘in natura nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma’…se sappiamo (vogliamo) vedere le cose non soltanto per quello che sono, ma anche per quello che potrebbero essere.

Questo mio lavoro (insieme ad altri realizzati con la stessa tecnica) vuol essere un piccolo contributo alla ‘causa ambientale’ nella consapevolezza che il degrado ambientale ha causa collettiva e necessita di soluzione altrettanto collettiva: ognuno, deve metterci qualcosa di proprio…un pò come le formiche.

Dallo sfrido può nascere un fiore
Dal 12 al 30 gennaio 2020
ARTE CONTEMPORANEA

Location
Vetrina Centro d’arte e cultura L. Da Vinci
Bari Santo Spirito, Via Giuseppe Verdi, 7, (BA)

Orario di apertura
Tutti i giorni, 24/24 h

Sito web
http://leonardobasile.it

Autore
Leonardo Basile

Produzione organizzazione
Associazione L. Da Vinci

Immagini collegate:

INDIXIA 2020 GLOBAL LOVE

La Fondazione INDIXIA fa il suo ritorno a New York, il 13 febbraio 2020 con INDIXIA 2020 GLOBAL LOVE, nella serata di chiusura della Fashion Week, con una mostra d’arte seguita da un’asta di beneficenza, ospitata dalla Sundaram Tagore Gallery di Chelsea (New York).

INDIXIA nasce da un’idea di Alessandra Fremura per sostenere la Fondazione Arts For India (AFI), fondata nel 2010 da Satish K. Modi nel Regno Unito, con l’obiettivo di aiutare i giovani non abbienti in India, permettendo loro di crearsi una via d’uscita dalla povertà attraverso l’accesso all’istruzione artistica. Da quattro anni INDIXIA organizza eventi di beneficenza di alto livello con la partecipazione di artisti di spicco nel panorama mondiale, al fine di fornire a ragazzi svantaggiati l’accesso all’istruzione attraverso l’assegnazione di borse di studio. La Fondazione collabora con partner d’eccellenza internazionale nei settori delle Belle Arti, del Design, della Moda, del Cinema e della filantropia, a supporto di organizzazioni globali, legalmente riconosciute, senza scopo di lucro.

Dopo il successo delle scorse edizioni alla Solomon Guggenheim di New York, a Hong Kong e a Londra, INDIXIA torna a New York portando avanti la propria mission benefica, sostenendo l’IIFA (International Institute of Fine Arts) e l’Afghan Hands. Il ricavato dell’evento, infatti, sarà devoluto a queste due realtà che da anni supportano le popolazioni vulnerabili, come donne e ragazze, aiutandole a ottenere l’indipendenza e l’accesso alla formazione scolastica nel campo artistico e offrendo una via di fuga concreta dai problemi di disuguaglianza di genere e matrimoni combinati. In particolare, grazie all’alleanza di INDIXIA con AFI, 100 ragazzi beneficiano di una borsa di studio di quattro anni con la quale frequentare l’IIFA. Questo programma è di vitale importanza per i giovani indiani che riescono, grazie all’istruzione, a rompere il ciclo della povertà.

Tra gli artisti presenti a INDIXIA 2020 è stato invitato a partecipare Giorgio Bevignani, che per l’occasione esporrà un’opera inedita dal titolo “Orma diptych”. Dopo le importanti esperienze a Miami all’interno della Fiera Context Art con la Galleria Stefano Forni e in Giappone al Moa Museum of Art – MOA 美術館 di Atami, Giorgio Bevignani continua a far conoscere il suo lavoro nel mondo, riscuotendo ampio successo. Scultore e pittore, Bevignani vive e lavora in Italia, in provincia di Bologna, dove modella, plasma e assembla diversi materiali trasformandoli in opere d’arte. Esse provengono da una ricerca artistica basata su scienze contemporanee, storia, mitologia, filosofia e matematica, le quali rappresentano le sue ispirazioni di partenza per lavorare la materia.

Numerosi saranno gli altri artisti provenienti da tutto il mondo; possiamo già nominare: Gustavo Aceves, Leon Belsky, Peter Drake, Veronica Fonzo, Veronica Gaido, Oriano Galloni, Bendy Ghelarduccy, Jacquie Hacansson, Michael Haggiag, Jago, Anna Minardo, Shalini Nopany, Olga Radicchi, Flavia Rabalo, Paola Tazzini Cha Hans Uder e altri ancora da annunciare.

L’evento sarà ospitato dalla prestigiosa e rinomata Sundaram Tagore Gallery di Chelsea, galleria d’arte contemporanea di rilievo internazionale con sede anche a Singapore e Hong Kong. Tra gli artisti che hanno esposto in questa galleria segnaliamo Edward Burtynsky, Chun Kwang Young, Anila Quayyum Agha.

INDIXIA 2020 è organizzato con il sostegno dei partners, tra gli altri: Rocketbuster Handmade Custom Boots, Sundaram Tagore Gallert, Noble Chic, Georgia Salvatici Photographer, Fournier PR + Consulting, FB International, Shipping Services, Gianluca Rondina, Marcella Ferretti Visuals. Media partner: Modern Luxury Manhattan.

 

GIORGIO BEVIGNANI: BIOGRAFIA

Giorgio Bevignani nasce a Città di Castello nel 1955, vive e lavora a Castel San Pietro Terme, Bologna (Italia).
Maestro d’Arte all’Istituto d’Arte San Bernardino di Betto di Perugia nel 1979.
Diploma di maturità in Arte applicata (scultura) all’Istituto d’Arte Duccio di Buoninsegna di Siena nel 1981. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna dal 1984 al 1986, e l’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano) dal 1986 al 1988.
Membro della Royal British Society of Sculptors dal 2014.
Le sue opere si trovano in collezioni private a MOA 美術館 – Museum of Art di Atami in Giappone, Miami, Milano, Francoforte, Siena, Bologna, Roma, Reggio Emilia, Brescia, Ancona, Cesena, Modena, Imperia, Bogotà, Nizza, Basilea, Strasburgo, Bruxelles, San Paolo, Helsingborg, Città di Castello.

In the light of

In occasione di Arte Fiera 2020, in parallelo con la programmazione di Palazzo De’ Toschi, prosegue la proposta espositiva della Direzione Generale di Banca di Bologna, che apre nuovamente il proprio spazio al lavoro di un artista italiano.

Per questa edizione è stata invitata a esporre Margherita Moscardini (1981), che inaugurerà la mostra In the light of martedì 21 gennaio alle ore 18.00 (ingresso libero), a cura di Barbara Meneghel, nell’ambito di ART CITY Segnala 2020 in occasione di Arte Fiera.

L’artista interpreta la sede di piazza Galvani con una singola opera dalla vocazione pubblica: The Decline of the Nation State and the End of the Rights of Man è un’installazione al neon che riporta il titolo del nono capitolo de “Le Origini del Totalitarismo” – testo che Hannah Arendt pubblica nel 1951.
La filosofa tedesca descrive qui l’istituzione degli stati nazione d’Europa attraverso trattati che anziché proteggere giuridicamente le minoranze le condannarono all’apolidia, generando milioni di rifugiati che lo stato nazione, non avendo messo in questione i propri principi fondativi, continua oggi a trattare come eccezioni anziché come fondamento.

Rendere pubbliche queste riflessioni di Arendt significa introdurre il fruitore dentro un’epoca che ha finalmente compreso la necessità di un cambio di paradigma, permettendo alla filosofa – a settant’anni di distanza – di risponderci su questioni di stringente attualità.
Abbiamo riconosciuto le democrazie guadagnate nel secolo scorso come un bene da difendere, ma non siamo stati capaci di rinnovarle. Qualsiasi sia l’entità politica capace di servire, come strumento, le esigenze del nostro tempo, assumerà l’apolide come suo stesso fondamento? La condizione dell’esilio, da eccezione, diventerà il fondamento attorno al quale costruire un altro modo di intendere la cittadinanza che, svincolato dall’appartenenza territoriale, superi finalmente la distinzione tra diritti del cittadino e i diritti inalienabili?
Se un cambio di paradigma ci fosse offerto dalla città, se la città fosse un riferimento pertinente capace di essere portatore di un’altra idea di cittadinanza, sarebbe una città dove non avrebbe più senso disturbare istituti come l’asilo o parole insidiose come accoglienza e ospitalità, perché saremmo tutti quanti protetti giuridicamente come stranieri.
Margherita Moscardini, che considera la citazione del titolo lo statement ‘alla cui luce’ leggere la sua produzione recente, crede sia questa la sfida da cogliere oggi.
L’installazione, collocata in uno spazio significativamente visibile dalla strada, è un’edizione di un lavoro presentato per la prima volta nella città di Plovdiv in Bulgaria nel 2018: sarebbe bello immaginare che altri esemplari di questo statement fossero disseminati in altre città, almeno in Europa.

Dopo le mostre di Elia Cantori (2018), e di Matteo Fato (2019) – la prima con una vocazione scultorea e fotografica, la seconda incentrata sulla pittura – si passa quindi a un progetto di natura pubblica e filosofica: una diversificazione dei contenuti che arricchisce ulteriormente la proposta espositiva di Banca di Bologna.

Margherita Moscardini (1981) indaga le relazioni tra processi di trasformazione di ordine naturale, urbano e sociale appartenenti a specifiche geografie. La sua pratica privilegia il processo e progetti a lungo termine che generano interventi in larga scala, disegni, scritti, modelli in scala e video-documenti.
Tra i suoi progetti: Istanbul City Hills_On the Natural History of Dispersion and States of Aggregation (2013), a proposito della trasformazione urbana recente di Istanbul, le demolizioni di interi quartieri e il ricollocamento di comunità locali. Tra il 2012 e il 2018, ha sviluppato 1XUnknown (1942-2018, to Fortress Europe with Love), una serie di 21 video che documentano la linea difensiva Atlantic Wall (1942-1944): 15.000 bunker costruiti dal Terzo Reich lungo la costa atlantica europea con lo scopo di difendere la Fortezza Europa. Dal 2016 lavora al progetto The Fountains of Za’atari, studiando i campi per rifugiati come città a partire dal campo per rifugiati di Za’atari, nato nel 2012 in Giordania in un’area desertica sul confine siriano.
Margherita Moscardini si è laureata alla Accademia di Belle Arti di Bologna, e ha frequentato il CSAV della Fondazione Antonio Ratti di Como con Yona Friedman. È stata research fellow 2015 della Italian Academy for Advanced Studies in America, Columbia University, New York, USA.
Recentemente, ha tenuto lectures e conversazioni al MAXXI, Roma; Columbia University, New York; SVA e ISCP, New York; Triennale di Milano; NABA, Milano.
Negli ultimi anni il suo lavoro è stato mostrato al MAXXI, Roma; MMCA Changdong e SongEun ArtSpace, Seoul, Corea; Collezione Maramotti, Reggio Emilia; Fondazione Pastificio Cerere, Roma; IIC di Istanbul e di Bruxelles; MACRO, Roma; CCA, Plovdiv, Bulgaria; MAMbo, Bologna; Quadriennale e Palazzo delle Esposizioni, Roma; Palazzo Reale, Milano.

Margherita Moscardini
In the light of

21 gennaio – 21 febbraio 2020

A cura di Barbara Meneghel

Nell’ambito di ART CITY Segnala 2020 in occasione di Arte Fiera

Direzione Generale Banca di Bologna
Piazza Galvani 4, Bologna

Inaugurazione
martedì 21 gennaio, ore 18.00

Orari weekend di ART CITY Bologna
venerdì 24 gennaio | ore 10-20
sabato 25 gennaio | ore 10-24
domenica 26 gennaio | ore 10-20

Orari di apertura ordinari
dal 22 gennaio al 21 febbraio 2020
lunedì-venerdì 10-13 e 15-17
chiuso sabato e domenica

Ingresso libero

Ufficio stampa
Sara Zolla | press@sarazolla.it | 346 8457982

Informazioni
Luigi Raffa | l.raffa@bancadibologna.it | 342 8019558 – 051 6571430
Francesca Caselli | f.caselli@bancadibologna.it | 051 6571431

Tra segno e materia – La metamorfosi

L’evento espositivo che l’Associazione “Connessioni Culture Contemporanee” presieduta da Giovanni Mangiacapra intende presentare a partire dal prossimo 14 gennaio nella prestigiosa sala del Palazzo delle Arti Napoli, suggerisce, fin dalla titolazione “Tra segno e materia – La metamorfosi” un percorso fatto di approdi narrativi in cui il filo conduttore sembra dipanarsi lungo un incrocio di voci e di sguardi (quelli dei quattro artisti presenti, con relative personali) e di repentine stazioni di sosta. Tutte riconducibili a quel patrimonio secolare che è senso – e pertanto sostanza – della storia artistica del nostro paese. Ovvero la continua riscoperta di una espressività che, al pari della bellezza, regola e alimenta il significato più intimo e struggente del fare arte. Come se la ricerca degli autori si concentrasse, fatalmente e necessariamente, sui piani della segretezza e del profondo per consegnare a noi le presumibili fattezze dell’inconscio. E di questo i segni, le cromie, la voce.

Artisti in mostra: Mariangela Calabrese, Giancarlo Ciccozzi, Diana D’Ambrosio, Giovanni Mangiacapra.

Scrive Antonella Nigro – Critico d’Arte
Percezioni d’incanti – Informale, site specific e letteratura nell’ opera di Mariangela Calabrese

Mariangela Calabrese presenta un’indagine artistica legata alle manifestazioni del profondo personale, alla delicata nostalgia della memoria, agl’incanti che riserva, sorprendentemente, il vivere quotidiano, la bellezza e gli enigmi dell’esistenza. L’artista trasmette tali tematiche attraverso l’immediatezza di rapidi tocchi di colore, con una gestualità che diviene realizzazione dell’idea e dell’inconscio senza mediazione della forma, ma puro contenuto emozionale. Congeniali, dunque, linguaggi espressivi che reinterpretano l’Informale alla luce di un’intensa volontà comunicativa, che faccia riemergere, dai misteri e dagli oblii della coscienza, sensi e significati. Così, si snodano opere che posseggono e narrano il concetto di notte, silenzioso universo dello svelamento degli arcani; di vento, ferita e carezza percepita nonostante la sua invisibilità; di mare, dimensione mitica, ultraterrena di malìa e affrancamento; di luce, albeggiante o crepuscolare sempre araldo di vita.

L’artista, poliedrica e amante della continua sperimentazione, propone suggestive installazioni poiché fondamentale, nella sua ricca e complessa ricerca, è l’interazione con lo spettatore che ne diviene, al tempo stesso, protagonista. Tali opere posseggono un’aura evocatrice che risulta esserne l’anima, evidente e vibrante, nei suoi coinvolgenti site specific che hanno come protagonista la Natura, ma anche opere letterarie, entrambe accomunate da visioni inattese, da meraviglia e improvvisa sorpresa. Mariangela Calabrese studia a fondo le caratteristiche del luogo prescelto, poiché esse sono parte integrante dell’opera che dialoga con lo spazio e, contemporaneamente, con il fruitore. Lo scambio emotivo, empatico, relazionale diviene fondamentale nell’indagine dell’artista, attenta interprete delle segrete dinamiche che accomunano gli uomini e dei fili di un’anima universale, indissolubile legame di una ignota, perfetta alchimia. Tutto ciò, per qualche prezioso istante, si fa percezione d’unità viva e pulsante, per poi sfuggire nei meandri del quotidiano e comparire, per chi saprà scorgerla, nell’Arte.

Scrive Rocco Zani – Critico d’Arte: “ La memoria. E con essa ancora il colore. Archetipi intransigenti del fare pittura di Mariangela Calabrese. Il colore e la memoria come “organizzazione” narrativa capace di indirizzare il segno, di mutarne l’estensione e l’indirizzo. Capace di celarlo o di rimarcarlo, di confonderne la presenza ovvero di assecondarla. Le opere recenti di Mariangela Calabrese suggeriscono un inedito svelamento, per sottrazione di accenti o per trafugamento di materia. Si stempera il vermiglio del fiato e il blu che serrava i fondali; si fa fluido il dialogo tra l’oro e il tormento della biacca. Pare esserci una rinnovata “fragilità” del racconto. Perché questo possa, nella trasparenza del tono – o nell’evidenza della persuasione – restituirci l’ascolto. Ecco, a me pare che l’artista indaghi sotto la coltre stratificata del tempo e delle storie che ne sono figliolanza omessa. Svuotare, svelare, rimuovere è una sorta di intima promessa affinché le voci e gli sguardi – finanche uno soltanto – riaffiorino e si facciano eco.”

TRA SEGNO E MATERIA – LA METAMORFOSI
PAN – NAPOLI
14 GENNAIO/ 4 FEBBRAIO 2020

Gli artisti di Through time

Massimo Bartolini è nato, vive e lavora a Cecina. Studia all’ Istituto Tecnico per Geometri B. Buontalenti di Livorno e all’ Accademia di Firenze. Dal 1993 espone in numerose mostre, tra le collettive si ricordano: Biennale di Venezia del 1999, 2001 (evento collaterale), 2009, 2013; Biennale di Valencia, 2001; Manifesta 4, Francoforte, 2002; Ecstasy, in and about altered states, MOCA Los Angeles, 2005; Biennale di Shangai 2006 e 2012; International Triennale of Contemporary Art, Yokohama, 2011; Biennale di San Paolo, 2004; Biennale di Pontevedera (Spagna), 2004; Documenta 13 Kassel, 2012; Etchigo Tsumari Tiennal, Tokamachi, 2012; Track, Ghent (Belgio), 2012; One on One, Kunstwerke, Berlino, 2012; The City, My Studio/The City, My Life, Kathmandu Triennale (Nepal), 2017; Habit Co-Habit, Pune Biennale (India), 2017; Starting from the desert… Yinchuam Biennal (Cina), 2018. Fra le mostre personali: Manifesta 12 (evento collaterale) Caudu e Fridu, Palazzo Oneto, Palermo, 2018; 4 organs, Fondazione Merz, Torino, 2017; Studio Matters+1, Fruitmarket Gallery, Edimburgo, e SMAK Ghent, 2013; Serce na Dloni, Centre of Contemporary Art Znaki Czasu, Torun, (Polonia), 2013; Hum Auditorium Arte, Roma; MARCO, Vigo (Spagna), 2012; Museu Serralves Porto; Ikon Gallery, Birmingham, 2007; GAM di Torino, 2005; Museum Abteiberg, Mönchengladbach (Germania), 2002.

Luca Vitone nasce a Genova nel 1964. A partire dagli anni Novanta partecipa a importanti collettive nazionali e internazionali e dal 1994 collabora continuativamente con la Galleria Nagel Draxler, a Colonia e Berlino. Nel 2000 espone al P.S.1 di New York e presenta al Palazzo delle Esposizioni di Roma Stundàiu, mostra-omaggio alla sua città natale Genova. Al 2006 risale la sua prima retrospettiva itinerante Luca Vitone. Ovunque a casa propria. Überall zu Hause presentata al Casino Luxenbourg, poi nel 2007 all’O.K. Centrum di Linz e infine nel 2008 alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo. Il 2010 è l’anno d’inizio della collaborazione con la Galleria Pinksummer di Genova e nel 2012 tiene due importanti personali: Monocromo Variationen al Museion di Bolzano e Natura morta con paesaggi e strumenti musicali alla Fondazione Brodbeck di Catania. Nel 2013 ritorna alla Biennale di Venezia, dopo una prima partecipazione nel 2003 e il rifiuto del 2011, esponendo per l’eternità al Padiglione Italia nella mostra Vice Versa curata da Bartolomeo Pietromarchi. Nel 2017 il Pac di Milano gli dedica un’ampia retrospettiva. Attualmente è in corso fino al 15 marzo 2020 al Centro Pecci di Prato il suo progetto Romanistan, tra i vincitori della quarta edizione di Italian Council. Dal 2006 è docente presso la Nuova Accademia di Belle Arti a Milano.

Eva Marisaldi nasce a Bologna nel 1966, dove vive e lavora, esordendo nel 1988 alla Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa Mediterranea. Le sono state dedicate personali al Pac di Milano (2018), EX3 Centro per l’Arte Contemporanea di Firenze e alla Fondazione Spinola Banna di Torino (2010), al MAMbo di Bologna (2007), all’International Animation Film Festival di Annecy (2006), al MART di Trento e Rovereto (2005), al MAMCO di Ginevra (2003), al Centro Nazionale per le Arti Contemporanee di Roma (2002), alla GAM di Torino (2002), al GAM di Bologna (1999). Ha partecipato inoltre a numerose collettive: presso EX3 Centro per l’Arte Contemporanea di Firenze (2012), al MAXXI di Roma (2011), alla Tate Modern di Londra (2010), alla Galleria Comunale D’Arte Contemporanea (GC. AC) di Monfalcone (2009), al Museion di Bolzano e al MAMbo di Bologna (2008), al Tel Aviv Museum of Art (2007), al Fine Arts Museum di Hanoi (2006), alla GNAM di Roma (2005), all’Hangar Bicocca di Milano (2005) e alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino (2005), al PAN di Napoli (2005), al Museo Cantonale d’Arte di Lugano (2004), al Mori Art Museum di Tokyo e al Castello di Rivoli (2003), alla GAMEC di Bergamo, alla 49° Biennale di Venezia e al MAMCO di Ginevra (2001), alla Biennial of Istanbul 6 e alla Biennial of Alexandria, Alexandria (1999) e all’ICA di Londra (1997). Nel 2012 l’artista ha preso parte a DOCUMENTA(13).

Through time: integrità e trasformazione dell’opera
programma di mostre e residenze d’artista 2020

Massimo Bartolini, Luca Vitone, Eva Marisaldi

Abbazia di Valserena
Strada Viazza di Paradigna 1, Parma

Through time: integrità e trasformazione dell’opera

Lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma riapre gli spazi rinnovati e restaurati dell’Abbazia di Valserena con Through time: integrità e trasformazione dell’opera, un programma di mostre e residenze d’artista realizzato in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020, che vedrà la partecipazione di Massimo Bartolini, Luca Vitone ed Eva Marisaldi.

L’Archivio-Museo CSAC conserva a partire dal 1968 oltre 12 milioni di pezzi suddivisi in cinque sezioni: Arte, Fotografia, Media, Progetto e Spettacolo. Un patrimonio preziosissimo su cui gli artisti invitati a riflettere proponendone una propria lettura, una collezioni di archivi con cui hanno potuto confrontarsi e interagire per ideare delle installazioni che saranno visitabili nel corso del 2020, accompagnate da un progetto editoriale.

Il primo capitolo di Through time: integrità e trasformazione dell’opera vedrà protagonista Massimo Bartolini con un progetto dal titolo On Identikit che inaugura il 16 febbraio 2020 (fino al 22 marzo 2020) negli spazi della grande Chiesa dell’Abbazia.

Le opere di Massimo Bartolini, spesso pensate a partire da un contesto specifico ­– un’opera, una collezione – vivono in stretto legame con il luogo che le ospita. L’artista interviene sullo spazio in maniera del tutto antimonumentale, modificandolo, interpretandolo e definendolo. Nel corso della sua residenza allo CSAC, Bartolini si è focalizzato sulle opere di due grandi maestri come Luigi Ghirri e Luciano Fabro, presenti nelle collezioni degli archivi CSAC.

Nella fase preliminare del progetto, Bartolini si è concentrato nella ricerca di tutti i dischi in vinile fotografati da Ghirri nella serie “Identikit” (1979), dove l’artista emiliano restituiva in maniera veritiera e implacabile un ritratto di se stesso attraverso quello della propria libreria. I titoli dei vinili, spesso erosi dall’uso e quasi illeggibili sulla spina dei 33 giri, hanno istigato a Bartolini una “curiosità da archeologo”, per poter sfilare finalmente i dischi dalla bidimensionalità dello scatto fotografico e ascoltarli in compagnia dell’opera Lo Spirato di Luciano Fabro (1972), allestita in una delle cappelle nobiliari della Chiesa, “forse per consolare, come quando si porta un mazzo di fiori su una tomba o per rallegrare, come quando si vuole smuovere una energia o per modificare, come, grazie ad un sortilegio, rendere organico l’inorganico”.

Il secondo capitolo di Through time coinvolge Luca Vitone, già protagonista di una residenza presso lo CSAC nel 2017 in occasione del progetto #GrandTourists, artista che da sempre lavora sull’idea di luogo, produzione culturale e memoria. Il progetto espositivo dal titolo Il Canone che apre il 4 aprile 2020 (fino al 30 maggio 2020) prevede la messa in mostra del furgone utilizzato fino ai primi anni 2000 dallo CSAC per il trasporto delle opere e degli archivi in occasione delle donazioni, che sarà allestito nella navata della Chiesa dell’Abbazia di Valserena seguito da una lunga “parata” di lavorie progetti che rappresentano un ampio spettro della ricerca artistico-culturale italiana del Novecento, selezionati dall’artista con un criterio del tutto personale, quasi a ricostruire immaginari legami tra le opere conservate allo CSAC e le proprie vicende biografiche. Per Vitone, “entrare nell’archivio del CSAC è come immergersi in un mare tropicale […] Impossibile non rimanerne affascinati, anche se non si riconoscono i pesci si è frastornati dai colori, dalle forme e soprattutto dalla quantità di animali da osservare”. Tra gli autori scelti da Vitone negli archivi CSAC figurano Ugo Mulas, Alighiero Boetti, Gianni Colombo, Lucio Fontana, Mario Schifano, Mario Nigro, Pietro Consagra, Alberto Rosselli, Afro Basaldella, Luigi Ghirri, Archizoom Associati/Lucia Bartolini, Walter Albini, Giosetta Fioroni, Michelangelo Pistoletto, Maddalena Dimt, Franco Albini, Danilo Donati/Sartoria Farani, Ettore Sottsass jr., un anonimo (imitazione di Magistretti), Andrea Branzi, “Il Male” e infine un monocromo eseguito dallo stesso Vitone con le polveri del CSAC: una sorta di retino, di quelli usati dai bambini per catturare granchi e pesciolini, ma spesso portante vuota acqua salata.

Il capitolo conclusivo di Through time inaugura il 5 settembre 2020 (fino al 17 ottobre 2020) e avrà come protagonista Eva Marisaldi, artista che aveva già lavorato sugli archivi CSAC nel 2017 nell’ambito del progetto L’Abbazia per tutti, finanziato dal MIUR, quando aveva prodotto, con la collaborazione di Enrico Serotti, l’opera audio-video Jukebox rivolta al pubblico disabile e non, nell’ottica di un approccio inclusivo all’Archivio-Museo.

Eva Marisaldi si esprime attraverso un linguaggio artistico poliedrico mediato tra fotografie, manufatti, azioni, video, animazioni, installazioni, alternati a tecniche di ricamo e di disegno. Altresì i suoi lavori sono caratterizzati da una raffinata vena narrativa. Nella sua ricerca prende spunto dalla realtà ma si concentra su aspetti nascosti delle situazioni quotidiane, analizzandoli attraverso il suo modo di fare arte, un processo giocoso che si addentra nella sfera della fantasia e dell’immaginazione. Interrogandosi su tematiche quali il dialogo e la comunicazione, Eva Marisaldi indaga le possibilità di riflessione individuale e collettiva all’interno dello spazio espositivo, rapportandosi con esso in maniera sempre delicata ed elegante. Le sue opere di conseguenza non producono un impatto immediato, i suoi interventi sono complessi e si contraddistinguono per un iniziale senso di spaesamento, richiedendo lunghe pause di riflessione ed un’attenta osservazione.

Calendario delle mostre:

Massimo Bartolini. On Identikit
Mostra: 16 febbraio – 22 marzo 2020
Inaugurazione domenica 16 febbraio 2020, ore 11.00

Luca Vitone. Il Canone
Mostra: 4 aprile – 30 maggio 2020
Inaugurazione sabato 4 aprile 2020, ore 11.00

Eva Marisaldi
Mostra: 5 settembre – 17 ottobre 2020
Inaugurazione sabato 5 settembre 2020, ore 11.00

CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione
Abbazia di Valserena
Strada Viazza di Paradigna, 1 (Parma)
www.csacparma.it

Ufficio stampa CSAC

Irene Guzman
+39 349 1250956
press@csacparma.it

Collezione Maramotti 2020 – Le mostre.

La Collezione Maramotti annuncia i progetti in programma per il 2020:

* Svenja Deininger | Two Thoughts – dall’8 marzo al 26 luglio2020
Svenja Deininger interpreta le sue opere all’interno di un processo continuo: ogni singolo dipinto, sul quale lavora anche per lungo tempo, non è un’entità a sè stante, ma un tassello del suo flusso creativo. Con Two Thoughts, Collezione Maramotti presenterà il nuovo progetto dell’artista viennese in dialogo con alcune opere di Wladyslaw Strzeminski, avanguardista polacco nelle cui Architectural Compositions degli anni ’20 rieccheggiano affinità formali con la ricerca di Deininger.

* Enoc Perez, Brigitte Schindler, Carlo Mollino – dal 19 aprile al 26 luglio2020
In occasione del Festival Fotografia Europea 2020, Collezione Maramotti in collaborazione con Casa Museo Mollino, esporrà un percorso di mostra con opere pittoriche di Enoc Perez in dialogo con fotografie di Brigitte Schindler e di Carlo Mollino. Attraverso alcuni scorci dell’ultima enigmatica dimora di Mollino in via Napione a Torino – quella che è ora la Casa Museo Mollino – trasformata dall’interpretazione pittorica di Perez e dall’occhio fotografico di Schindler, si accede alle fotografie delle modelle di Mollino, sfumate nell’essenza misteriosa dell’immaginario che abitano.

* Ruby Onyinyechi Amanze – dall’11 ottobre 2020 a febbraio 2021
L’artista nigeriana Ruby Amanze presenterà una serie di nuove opere concepite per la Pattern Room della Collezione Maramotti. La pratica di Amanze, che vive e lavora negli Stati Uniti, è principalmente incentrata sul disegno e sull’opera su carta tramite la quale esplora lo spazio come una costruzione duttile, creando scenari futuristici con animali, tessuti africani e costellazioni. Le sue opere sono popolate da creature mitologiche fluttuanti che giocano con atto rivoluzionario ed enfatizzano l’ibridizazione culturale o il “non nazionalismo postcoloniale” come norma comune.

Collezione Maramotti ricorda inoltre che le mostre temporanee “Che si può fare” di Helen Cammock e “Rhizome and the dizziness of freedom” di Mona Osman saranno visitabili fino al 16 febbraio 2020.
Durante le vacanze natalizie la Collezione osserverà i consueti orari di apertura: giovedì-venerdì 14.30-18.30, sabato-domenica 10.30-18.30.
Chiuso giovedì 26 dicembre

Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66, Reggio Emilia
Tel. +39 0522 382484
info@collezionemaramotti.org
collezionemaramotti.org

Il vegliardo e il cane rosso di Michele Ardito

Questa la recensione della scrittrice Maria Marcone ad un dipinto del maestro pittore Michele Ardito: ” La grande pittura non solo rappresenta, ma racconta la vita per immagini, qualunque ne sia il codice descrittivo: è quel che succede assai spesso alla pittura di Michele Ardito, uno dei maestri più interessanti e significativi di questo scorcio di millennio.

Il vegliardo e il cane rosso, opera del maestro Michele Ardito presentata a Expo Arte di Bari del 1994 dal Centro d’Arte Il Faro di Noci (BA)

E non è un caso che il suo ultimo lavoro, un grande quadro dal titolo “Il vegliardo e il cane rosso” ci riporti proprio a una situazione di fine millennio su cui non si può fare a meno di meditare, oltre che ammirare la tecnica, l’impasto colorico, il contrasto fra toni forti e tenui, la mano felice.

In primo piano la figura emblematica di un vegliardo dall’ampia fronte e dalle gote scavate che fissa lo sguardo diritto davanti a sé, le mani abbandonate sulle ginocchia, come a rappresentare una resa.

Intorno a lui un sipario assai frantumato di strade e percorsi molteplici, tutti a tinte fosche, in mezzo a cui campeggia uno sfiancato improbabile cane rosso, simbolo di tutte le passioni e di tutti gli ideali che hanno attraversato la vita del personaggio, ora divenuti rovello della memoria implacata e non rassegnata: metafora inquietante di tutte le generazioni in là con gli anni, specchio della nostra stessa coscienza macerata.

Al di là di questo sipario-sudario i toni sfumati di una città dell’uomo senza finestre e senza uomini, quasi paesaggio lunare. E ancora al di là del cielo rosato, forse un tramonto, ma forse più probabilmente di una nuova aurora, e in fondo al vicolo una luce bianca, piena di promesse: la vita continua e c’è ancora speranza.” 

Maria Marcone,  marzo 1994

 

Immaginaria. Logiche d’ arte in Italia dal 1949

Immaginaria. Logiche d’ arte in Italia dal 1949“, a cura di Bruno Corà, propone una riflessione sulle esperienze artistiche di maggiore incisività avvenute in Italia dall’ immediato dopoguerra del secondo conflitto mondiale fino all’ avvento della cosiddetta “condizione post-moderna”, dell’ era informatica e dell’ avvio della globalizzazione.
Enrico Baj: Generale con il suo aiutante di campo, 1959, tecnica mista su tela, cm 85 x 90

Ad annunciare il grande appuntamento espositivo, che la Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni propone dal 20 dicembre 2019 al primo marzo 2020 nella propria sede di palazzo Montani Leoni, è il Presidente della stessa Fondazione prof. Luigi Carlini.Bruno Corà, che dell’’esposizione è l’ autorevole curatore, afferma che la mostra è volta “a sottolineare il contributo delle singole logiche messe in atto con le proprie opere da parte di quelle personalità artistiche che si sono distinte in determinati momenti salienti nello sviluppo della cultura visiva in Italia”.
“Senza presumere – naturalmente – di poter rispecchiare totalmente il complesso tessuto artistico generatosi nel nostro Paese nel corso di oltre mezzo secolo, ma procedendo in modo esemplare ed esponendo per lo più singoli pronunciamenti linguistici distintivi di altrettante poetiche”.

“Immaginaria” proporrà una attenta ricognizione di compagini artistiche aderenti a movimenti o indirizzi estetici condivisi. Per dar conto delle produzioni pittoriche e plastiche di rilievo che nella seconda metà del Novecento si sono imposte a livello nazionale e internazionale, indicando al contempo le aperture sulle culture visive di altri paesi”.

“È questo il caso – evidenzia il professor Corà – di artisti come Fontana, Burri, Capogrossi, Afro, Cagli, Colla, Dorazio, Accardi negli anni Quaranta-Cinquanta e successivamente di Rotella, Lo Savio, Uncini, Schifano, Manzoni, Castellani, Agnetti negli anni Sessanta-Settanta, ma anche di Kounellis, Merz, Fabro, Boetti e inoltre, negli stessi anni Settanta di artisti come Spagnulo, Gastini, Carrino, De Dominicis, Alfano e numerosi altri distintisi fino al clima del ritorno alla pittura degli anni Ottanta.

Ognuno di tali artisti ha espresso la propria ‘logica’ ideativa e formativa dell’’opera sottolineando fortemente la propria individualità, aspetto saliente nell’’arte contemporanea e ancor più di quella maturata dal dopoguerra in Italia”.
“La mostra “Immaginaria” è dunque rivolta simultaneamente tanto al riscontro ‘storico’ di singole esperienze, definitivamente compiute, quanto a voler cogliere gli elementi distintivi di ogni singola logica pittorica e plastica manifestatasi”.

“Sussidi e apparati di carattere storico critico accompagneranno il percorso artistico, anticipa l’’architetto Tiziano Sarteanesi, incaricato dell’’allestimento. In modo da fornire al visitatore strumenti di lettura delle esperienze considerate così come dei mutamenti avvenuti dagli anni della ricostruzione del nostro paese sino all’avvio della globalizzazione”.

Per la qualità delle opere in mostra, per la peculiarità dell’’allestimento e per l’’originalità del taglio critico, “Immaginaria” si pone come “evento di rilievo realmente nazionale”. Ad affermarlo sono Ulrico Dragoni, Vice Presidente della Fondazione Carit e Anna Ciccarelli, Segretario della medesima Fondazione, responsabili organizzativi insieme allo staff del Prof. Corà.

Per molti sarà anche l’’occasione per scoprire il contenitore dell’esposizione, il prezioso palazzo Montani Leoni, nel cuore di Terni. Il palazzo, com’ è testimoniato dall’ iscrizione sul portale di ingresso sul retro, risale al 1584. Nella seconda metà dell’ Ottocento, a seguito di un intervento urbanistico che portò alla apertura della “Strada Nuova”, l’ edificio subì un profondo riassestamento. L’’attuale aspetto, con la bella facciata, opera dell’ architetto Benedetto Faustini, è frutto di quell’ intervento che coinvolse anche diverse sale del piano nobile, decorate prevalentemente tra il 1887 e il 1913, pur preservando dipinti risalenti al primo impianto del palazzo.

“Obiettivo della Fondazione, nel promuovere questa mostra, è di renderla fruibile al più largo pubblico. Per questo, l’’ingresso al palazzo e all’ esposizione li abbiamo voluti del tutto gratuiti. Vogliamo che nessuno, che sia interessato, si senta limitato nel poter accedere ad una esposizione che offre una riflessione così puntuale sulle vicende artistiche che dal secondo dopoguerra conducono sino ai nostri giorni”, sottolinea il Presidente Carlini.

Info: www.fondazionecarit.it

Arte Povera e “Multipli”, Torino 1970 – 1975

ICA Milano presenta, da venerdì 13 dicembre 2019 a domenica 2 febbraio 2020, in concomitanza con la personale di Simone Forti, un nuovo episodio di Gallery Focus, percorso documentario in capitoli della storia delle gallerie italiane che più di altre, dagli anni Cinquanta a oggi, hanno contribuito a definire l’identità dell’arte contemporanea nel nostro Paese.

ARTE-POVERA

La seconda edizione di questo viaggio meta-istituzionale è il racconto – condotto attraverso i documenti (fotografie, libri, riviste, inviti, locandine, schede illustrative, scritti) ma anche alla luce di un’ampia selezione di opere – dell’esperienza di Multipli, galleria aperta a Torino nel 1970 da Giorgio Persano. Con questo nome la galleria ha dato vita tra il 1970 e il 1975 a un importante lavoro sull’idea di ‘multiplo’, visto come motore per una nuova ricerca espressiva. Per svilupparla, la galleria ha lavorato unicamente con gli artisti dell’Arte Povera e con alcuni artisti italiani dell’area del Concettuale, distinguendosi per il suo approccio sperimentale.

La mostra Arte Povera e “Multipli”, Torino 1970 – 1975 – curata da Elena Re, critica d’arte e curatrice indipendente, cui va riconosciuto il merito di aver contribuito alla valorizzazione internazionale dell’opera di Luigi Ghirri – ha lo scopo di far emergere l’unicità dell’operato di Multipli durante questo quinquennio.

Il progetto espositivo, presentato a Berlino alla galleria Sprüth Magers nel 2014, è ora in mostra a ICA Milano con una veste curatoriale aggiornata. Tutti i documenti in mostra provengono dall’Archivio della Galleria Multipli di Giorgio Persano.

NOTE BIOGRAFICHE ELENA RE Critica d’arte e curatrice indipendente. Lavora con istituzioni pubbliche e private, sia in Italia che all’estero. Da sempre approfondisce l’arte italiana attraverso progetti culturali, mostre e pubblicazioni. È interessata al pensiero che precede l’opera e a una visione transdisciplinare dell’arte. Le sue ricerche spaziano dalla fotografia concettuale, all’architettura radicale all’idea del multiplo. È direttore scientifico dell’Archivio Giorgio Ciam, segue il percorso di molti artisti, e ha contribuito al riconoscimento internazionale dell’opera di Luigi Ghirri. Ha co-curato la mostra Tutto. Prospettive sull’arte italiana a Museion (Bolzano, 12.10.2018 – 24.03.2019) e alla Sammlung Goetz (München, 14.09.2019 – 29.02.2020) con catalogo edito da Hatje Cantz. Spesso è chiamata a tenere lezioni, workshop e conferenze in ambito accademico e museale. Fra i suoi libri, Luigi Ghirri – Project Prints. An Adventure in Thinking and Looking, JRP|Ringier, Zürich 2012, pubblicato in occasione della mostra al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Dal 2003 cura la corporate collection della Jacobacci & Partners.

ELENCO DEGLI ARTISTI Giovanni Anselmo; Alighiero Boetti; Pier Paolo Calzolari; Giulio Paolini; Giuseppe Penone; Michelangelo Pistoletto; Gilberto Zorio; Marco Gastini; Giorgio Griffa; Salvo.

ICA MILANO – ISTITUTO CONTEMPORANEO PER LE ARTI
Milano, via Orobia, 26, (Milano)