Shape Vision Paper

La Galleria Rizomi e Artètipi APS di Parma (Strada Nino Bixio 50) presentano, dal 30 ottobre al 20 dicembre 2019, la mostra PELLEGRINI / BURLAND: Shape Vision Paper, nata dalle ricerche della Galleria sulle forme d’espressione ai confini dell’arte contemporanea.

Curata da Nicola Mazzeo, l’esposizione sarà inaugurata mercoledì 30 ottobre, alle ore 18.00, alla presenza degli artisti Simone Pellegrini e François Burland.

«Burland – spiega il curatore – è un autodidatta, da sempre associato alla Collection de l’Art Brut di Losanna. I suoi lavori sono caratterizzati da modalità espressive rituali e artigianali, da una ricerca che si avvale del folklore e di diverse forme di cultura contemporanea. Pellegrini è docente di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. La sua formazione accademica si riverbera anche nelle sue composizioni: tecniche miste che fanno uso della monotipia. Gli artisti sono tuttavia accomunati dall’utilizzo della carta come supporto ricorrente e dall’invenzione di alfabeti di forme con cui generano un universo di possibilità espressive».

«Carte – si legge nel testo di Maria Chiara Wang – come teatro di narrazioni collocate in un tempo indefinito, cosparse di immagini drammaturgiche e scenografiche; palcoscenico per processioni coreografiche di forme organiche e antropomorfe che rendono lo spazio semantico; visioni atemporali, in cui l’intuizione apre le porte ai significati celati sotto il mantello figurativo. Chi si trova al cospetto delle opere di François Burland e di Simone Pellegrini viene sottratto al “qui e ora” e proiettato in una dimensione spaziotemporale “altra”, complessa, misteriosa»

«La carta da spolvero usata da Simone Pellegrini – scrive Marco Petrocchi – conserva una patina opaca, autunnale, una consistenza ruvida esaltante quel tratto che, fine e asciutto, progressivamente si fa linea volume contorno andatura statura figura. Ci troviamo contro a pitture rupestri, raffigurazioni allo stesso tempo selvatiche e rituali, stampinate sullo sfondo beige che diventa la loro pelle. Se Pellegrini usa la carta come pelle delle sue figure, François Burland la ricopre di materie pe-santi e granulose, una concrezione di tratti che si sovrappongono, legati da una reciproca forza di gravità, per creare uno spazio simile ad una galassia attraversata da scie di colori e geometrie cosmiche».

La mostra è accompagnata da un catalogo di sessanta pagine contenente, oltre alle riproduzioni delle opere, i contributi interpretativi di Marco Petrocchi (Galleria Gli Acrobati, Torino), Maria Chiara Wang e Cristina Principale.

La bi-personale è aperta al pubblico da lunedì a venerdì ore 9.00-18.00, oppure su appuntamento (t. 339 7931250 / 347 4670645), chiuso venerdì 1 novembre. Per informazioni: t. 0521 208520, m. 339 7931250, info@rizomi.com.

Simone Pellegrini, nato ad Ancona nel 1972, vive e lavora a Bologna, dove insegna Pittura all’Accademia di Belle Arti e ha sede il suo studio. All’attivo conta più di trenta mostre personali, a partire da “Rovi da far calce” del 2003, anno in cui con il “Premio Lissone”, primo di numerosi riconoscimenti, inaugura una lunga stagione esposizioni, pubblicazioni e fiere internazionali. Nel 2005 vince il Premio “SerrONE. Biennale Giovani Monza” e negli anni successivi è selezionato, tra gli altri, per il “9° Premio Cairo” nel 2008 e il “V Premio Fondazione VAF” nel 2012. Sue opere appartengono a Palazzo Forti di Verona; Casa degli Umiliati, Musei Civici di Monza; Ca’ la Ghironda ModernArtMuseum di Bologna; la collezione permanente di Bologna Fiere e quella Unicredit; Collezione Volker Feierabend e la collezione permanente della Provincia di Reggio Emilia. Ha realizzato per la casa editrice francese Fata Morgana il libro d’artista “Dans la chambre du silence”.

François Burland nasce in Svizzera, a Losanna, nel 1958. Alla fine di un’adolescenza problematica, comincia a disegnare da autodidatta, rifiutando ogni tipo di formazione. Dal 2011 conduce progetti artistici con giovani migranti rifugiati in Svizzera. Il lavoro di Burland è presente in numerose collezioni private e pubbliche, come la Collection de l’Art Brut di Losanna, il Du Mont Kunsthalle a Colonia e il Los Angeles County Museum.

 

Evento segnalato da:
Chiara Serri
M. +39 348 7025100
chiara.serri@csart.it

CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia Santo Stefano, 54
42121 Reggio Emilia
T. +39 0522 1715142
info@csart.it
www.csart.it

Naked Lunch Money

UNA è lieta di presentare la mostra personale di Stefano Serretta: Naked Lunch Money, terzo appuntamento del programma espositivo annuale presso Spazio Leonardo, il nuovo contenitore di Leonardo Assicurazioni – Generali Milano Liberazione, inaugurato nel 2018 a Milano.

ll lavoro di Stefano Serretta (1987, Genova) è sorretto da un rigoroso impianto storico e analitico, che mira ad evidenziare le fragili fondamenta autocelebrative del capitalismo globalizzato e della macchina comunicativa che lo regola, di cui l’uomo è protagonista e vittima allo stesso tempo. Con sguardo indagatore, Serretta evidenzia le contraddizioni e gli aspetti schizofrenici del nostro presente post-ideologico.

Per Naked Lunch Money, sulla gallery di Spazio Leonardo si presenta una nuova serie di lavori su carta, sviluppati a partire del progetto on-going Shanti Town, che mette in atto una mappatura sempre in divenire di colossali edifici incompiuti o collassati sotto il peso dei sistemi che rappresentano.

In Shanti Town, le silhouettes di questi “paradossi architettonici” sono il simbolo dello scontro sempre maggiore tra aspettative crescenti e opportunità declinanti: sono disegni che prendono corpo attraverso una ripetizione ossessiva delle scritte e “formule magiche” dell’economia neoliberista, come il motto too big too fail. Scritti a mano dall’artista, i mantra diventano i moniti che, ironicamente, sorreggono e tratteggiano uno spettacolo delle macerie sempre in bilico tra reale e verosimile.

Questa lunga serie di capricci architettonici, andrà a delineare uno skyline impossibile, instaurando una riflessione sull’abbandono, sul fallimento e sull’incompiuto nella nostra società contemporanea.

INFO
Stefano Serretta
Naked Lunch Money a cura di UNA
opening su invito mercoledì 23 ottobre 18.30 – 21.00
mostra 24 ottobre 2019 – 24 gennaio 2020
orari: dal lunedì al venerdì, 09.00 – 18.00

Spazio Leonardo
via della Liberazione 16/a, 20124 Milano
www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni: info@unagalleria.com
+ 39 339 17 14 400 | +39 349 35 66 535

Stefano Serretta

Stefano Serretta (1987, Genova) vive e lavora a Milano. Dopo aver studiato Storia moderna e contemporanea a Genova, si è specializzato in Arti Visive e Studi Curatoriali alla NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

Tra le mostre a cui ha partecipato si segnalano: Do not go gentle in that good night, Almanac, Torino, 2019 (solo); Shoegaze, IIC, Stoccolma, 2019 (solo); Spit or Swallow, con Alessandro Sambini, UNA, Piacenza, 2019 (solo); Chi utopia mangia le mele, Antica Dogana di terra, Verona, 2018; That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia a un metro e ottanta dal confine, MAMbo, Bologna, 2018; Il Paradigma di Kuhn, FuoriCampo, Siena, Studio 02, Cremona, 2018; Alla ricerca dell’Aura Perduta, Galleria Regionale di Arte Contemporanea Luigi Spazzapan, Gorizia, 2018; Art Tonic 2017, Port Tonic Art Center, Les Issambres, (solo); Make People Smile, Adiacenze, Bologna, 2017; The Great Learning, Palazzo della Triennale, Milano, 2017; La fine del nuovo, Palazzo Morpurgo, Udine, 2016; Rubbles in the Jungle, Placentia Arte, Piacenza, 2016 (solo); Friday, Jonas, Trento, 2016 (solo); Primavera 5, Galerie Papillon, Parigi, 2016; Parisartistes – edition #2016, Centre des Récolletes, Parigi, 2016; Teatrum Botanicum, PAV Parco Arte Vivente, Torino, 2016; Maybe we are the waves, Archive Kabinett, Berlino 2015; Adventure Time is Over, Almanac, Torino, 2015; Generation Y, Palazzo Ducale Genova, 2015; The Party, Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova, 2014; disUmanesimi, Fondazione Biagiotti, Progetto Arte, Firenze. Nel 2017 è stato tra i finalisti del Premio Moroso, Udine, e nel 2016 del Premio Francesco Fabbri, Pieve di Soligo (TV) e del Premio Città di Treviglio (BG).

Naked Lunch Money
opening su invito mercoledì 23 ottobre 18.30 – 21.00
mostra 24 ottobre 2019 – 24 gennaio 2020
orari: dal lunedì al venerdì, 09.00 – 18.00

Spazio Leonardo
via della Liberazione 16/a, 20124 Milano
www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni: info@unagalleria.com
+ 39 339 17 14 400 | +39 349 35 66 535

Workshop intensivo sulla movimentazione delle opere d’arte

Le professioni dell’arte possono rappresentare uno sbocco per i numerosi studenti che acquisiscono un diploma o una laurea nelle università e nella accademie italiane. Molto spesso, però, gli atenei forniscono una preparazione prettamente teorica che rende difficile l’inserimento nel mondo del lavoro.

Infatti, in particolare,l’arte contemporanea sta offrendo sempre maggiore spazio a nuove figure professionali come l’art handler, il courier, il registrar, l’allestitore di mostre, la didattica museale.

Seguire l’allestimento di un padiglione alla Biennale di Venezia, organizzare la logistica e i trasporti delle opere d’arte per una mostra in un museo, organizzare l’arrivo e la partenza delle opere per una galleria privata….

Gli imballaggi, le assicurazioni, i trasporti: queste semplici mansioni richiedono una conoscenza e una competenza pratica che il workshop intensivo che la School for Curatorial Studies Venice offre a tutti coloro che desiderano acquisire gli strumenti per poter gestire le opere d’arte dai grandi musei alle piccole gallerie.

FINALITA’
Il workshop ha come finalità quella di introdurre ai diversi processi che precedono e conducono all’allestimento di una mostra d’arte. Con questa offerta formativa desideriamo fornire tutti gli strumenti necessari per organizzare un trasporto sicuro e professionale per un’opera d’arte. Partendo dall’imballaggio di un’opera, si prosegue con l’organizzazione del suo trasporto e assicurazione.
Altrettanto importante è saper gestire l’arrivo di un’opera e avere le competenze su come disimballarla e posizionarla nello spazio espositivo rispettando le norme di sicurezza richieste dalle istituzione pubbliche e private.

MATERIE DI STUDIO
– La professione del Registrar e i casi studio
– Metodologie per la Movimentazione
– L’imballaggio
– Facility e Condition Report
– Sicurezza e Allestimento
– Assicurazioni
– Documentazione Fotografica

I DOCENTI
Francesca Colsante (Ufficio mostre della Collezione Pinault) – Giovanni Dantomio (WeExhibit allestimenti) – Aurora Fonda (direttrice della School for Curatorial Studies) – Luca Racchini (architetto allestimenti internazionali) – Maurizio Torcellan ( Apice trasporti d’arte)

Studies Venice

IL PROGRAMMA

Sabato 14 dicembre
ore 11.00 Presentazione del programma di studio e inizio dei lavori. (Aurora Fonda direttrice della scuola)
ore 13.00 Pranzo
ore 14.00 – l’ufficio mostre/ Come compilare un condition report/le assicurazioni/ trasporti (Francesca Colasante – Pinault) ore 18.00/19.00 Visita della mostra a Palazzo Grassi. Stesura di un report da condividere il giorno dopo con Francesca Colasante.

Domenica 15 dicembre
ore 9.30 visita guidata alla mostra presso la Collezione Pinault, Punta delle Dogana, con analisi delle problematiche legate agli allestimenti. E stesura pratica di un condition report di un’opera a scelta della mostra. (Francesca Colasante)
ore 13.30 Pranzo
ore 14.30 Gestione degli spazi pubblici/sicurezza e allestimento, i case study dei padiglioni alla Biennale di Venezia (Luca Racchini – Biennale di Venezia)

Lunedì 16 dicembre
ore 9.30 Come imballare un’opera d’arte. Gli imballaggi e le norme di sicurezza per la movimentazione dei lavori. (Maurizio Torcellan – Apice)
ore 13.30 Pranzo
ore 14.30 Gestione delle opere d’arte. Norme di sicurezza e gestione degli allestimenti. (Giovanni Dantomio – We-Exhibit) ore 18.00 Discussione e bicchiere di prosecco finale.

COME ISCRIVERSI:
Il termine per le iscrizioni è fissato per il 24 novembre 2019. Entro quella data è necessario compilare il modulo di richiesta di ammissione e inviarlo assieme al Curriculum Vitae alla mail: info@corsocuratori.com.
La conferma di ammissione verrà data il 26 novembre 2019.
Il numero di posti disponibili è limitato, per cui coloro che saranno accettati al work-shop è richiesto di formalizzare immediatamente la loro domanda versando la quota per il workshop e inviando il modulo di iscrizione compilato che trovate sul sito.
La quota di iscrizione al corso è di 290,00 euro + 100 euro di iscrizione all’associazione per un totale di 390,00 euro.

School for Curatorial Studies Venice San Marco 3073, 30124 Venezia
www.corsocuratori.com
Email: curatorialschool@gmail.com Tel: +39 041 2770466

Mario Davico

La GAM di Torino presenta in Sala Uno al piano terra il volume edito da Allemandi dedicato a Mario Davico (1920-2010), pittore apprezzato nel panorama artistico italiano e internazionale dalla fine degli anni Quaranta alla metà degli anni Sessanta (espose nelle mostre dell’Art Club, alle Biennali di Venezia, Quadriennali di Roma, in Francia e altri paesi europei, in America, Giappone, Australia). La scelta di ritirarsi, pur continuando a sviluppare la sua ricerca in dialogo con alcune forme della pittura “riflessiva” contemporanea, ha fatto sì che il suo nome venisse quasi dimenticato.

Dopo l’Antologica all’Accademia Albertina di Torino di 25 anni fa, che lui stesso curò meticolosamente, questo è il primo studio sistematico dedicato alla sua opera.

Per Davico «il luogo buono» è lo studio, dove l’artista esercita la gioia elaborante della riflessione e del fare, nella cui atmosfera concentrata e confidente l’opera nasce e ha senso che esista. Mentre l’esperienza dell’esporre ha sempre in lui un tratto traumatico, di violazione e sofferenza della natura autentica dell’opera e della privatezza intellettuale: sino alla scelta radicale dell’ultima stagione. Davico d’altronde non si pensa mai veramente «d’avanguardia», soprattutto per quanto attiene agli aspetti comportamentali, mondani del lavoro. Il suo vivere informatissimo, sempre ben presente, nel milieu artistico, vale in quanto offre materia indispensabile al suo ragionare interrogativo sulla pittura, al suo vaglio ferocemente critico e autocritico che si riconosce nel fare, cioè nella zona franca intellettuale ed esistenziale dello studio, dove la pittura sola conta, oltre ogni circostanza, ogni nominalismo possibile, ogni accidente mondano. (Dal saggio di Flaminio Gualdoni)

La GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino presenta il volume

Mario Davico

a cura di Pino Mantovani
Allemandi, 2019

Testi di Flaminio Gualdoni, Cristina Valota, Franco Fanelli, Riccardo Cavallo

Martedì 8 ottobre alle ore 18
Sala Uno piano terra

Intervengono: Riccardo Passoni, Pino Mantovani, Flaminio Gualdoni e Franco Fanelli

Nostos di Vito Bongiorno

Anche ad Alcamo, il 12 ottobre, si celebra la XV Giornata del Contemporaneo, iniziativa nazionale che coinvolge i Musei soci di AMACI, l’Associazione dei Musei d’arte Contemporanea Italiani.
Il MACA, la struttura museale alcamese, socia di AMACI, aderisce all’iniziativa, presentando la mostra antologica NOSTOS dell’artista Vito Bongiorno. L’inaugurazione dell’Antologica, sabato 12 Ottobre alle ore 18:00; la mostra resterà aperta al pubblico fino al 31 Dicembre.Il catalogo della mostra è a cura dello storico dell’arte Lorenzo Canova. Parlano dell’autore l’editore Ernesto Di Lorenzo ed il direttore artistico della Fondazione Orestia di Enzo Fiammetta.

Breve cenni biografici
Vito Bongiorno nasce ad Alcamo nel 1963, studia al Liceo artistico di Roma dove sviluppa un grande interesse nell’esplorazione della materia in relazione al tempo. Tra il 1985 e 1987 vive a Monaco di Baviera dove allestisce le prime mostre e successivamente a New York.

Oggi è tra i protagonisti più rappresentativi dell’arte contemporanea romana, noto per l’utilizzo del carbone e della cenere, come simbolo dell’amarezza, dell’inquinamento, della malattia e della spaccatura che caratterizzano l’umanità. Ciò che preme all’artista Bongiorno è far emergere se stesso, delineando uno stile personale nell’ambito delle correnti più innovative.
Fra i momenti più significativi e recenti della sua carriera: nel luglio 2009, il presidente del Museo delle Trame Mediterranee “Fondazione Orestiadi” di Gibellina, Ludovico Corrao acquisisce all’interno del Museo l’opera di Bongiorno Oltremare a Gibellina. Nel 2014, l’artista espone presso i Musei Capitolini e, nello stesso anno, il Ministero della Pubblica Istruzione gli commissiona un murales di 6 metri all’interno di una scuola romana. Successivamente, interviene con un’istallazione al Museo Cà Pesaro in occasione della Biennale di Venezia mentre a Napoli la sua performance Terra Mater apre le porte al “Naf-Napoli Arte Fiera”.
Nel 2019 espone al Macro Museo d’Arte Contemporanea di Roma con l’opera Our Planet.

Afferma il Sindaco Domenico Surdi “Ospitare, presso il nostro Museo di Arte Contemporanea, le opere del Maestro Vito Bongiorno segna una nuova tappa del percorso volto alla costruzione di una visione contemporanea della Città. L’artista alcamese, con questa Mostra, ristabilisce un legame con i luoghi e gli spazi della sua memoria e dei suoi affetti; un’esposizione caratterizzata dall’impiego del carbone al posto dei colori e dei pennelli, il segno distinguibile di Bongiorno.
Dichiara l’assessore alla cultura Lorella Di Giovanni “le opere che il Maestro presenta alla sua personale di Alcamo vogliono descrivere quell’inquinamento morale e sociale che logora il nostro pianeta, svelando la speranza di una rinascita attraverso un linguaggio materico in continua trasformazione”.

Scrive il curatore della mostra, Lorenzo Canova “il progetto evidenzia, già dal titolo, il ritorno di un artefice alla sua terra nativa dopo una lunga assenza, un’immersione a ritroso nel proprio passato che fa emergere le creazioni del presente. I riferimenti di Bongiorno fondono le radici classiche della Sicilia alle dialettiche del presente, ricordano le forme di antiche sculture riportando a una meditazione sulle questioni planetarie. L’artista ha ampliato le sue opere in senso tridimensionale, passando dalle mappe mondiali e dalla sagoma dell’Italia alla costruzione di sfere che ricordano il pianeta ed i suoi ecosistemi (pensiamo alle regioni artiche e all’Amazzonia) minacciati dalla corsa al profitto che distrugge tutto, senza tenere in conto il destino delle generazioni future”.

L’editore Di Lorenzo, che cura l’evento antologico ad Alcamo, scrive “Nostos, il titolo di questa antologica di Vito Bongiorno, è perfetto sia per il significato esistenziale che per la sintesi artistica e la valenza simbolica. Ogni artista, come diceva Consolo, è un ulisside: cerca sempre nuovi orizzonti, ma non può prescindere dal ritorno alla propria “isola”; così Bongiorno, pur aperto ad esperienze in Italia e all’estero (da Roma a Monaco di Baviera, a New York) ha mantenuto il suo rapporto umano e creativo con la Sicilia. Un rapporto alimentato di ricordi e di suggestioni, rivelatosi decisivo nelle scelte estetiche: vedi i due elementi cromatici che caratterizzano la poetica dell’artista: il blu del mare e del cielo, il nero del carbone, il senso di luce, apertura e speranza da una parte, quello di spaccatura, amarezza, dall’altra: i chiaroscuri e le contraddizioni della vita e della nostra terra”.

Ed Enzo Fiammetta, Direttore del Museo della Fondazione Orestiadi di Gibellina scrive “Come misurare la fragilità delle cose? Come riflettere sui delicati equilibri che governano la contemporaneità, definita da una rete di immagini, fatti e relazioni, reali e virtuali, che ci fanno tralasciare le vere necessità che oggi mettono in pericolo la nostra sopravvivenza sulla terra? Le opere di Vito Bongiorno ci portano dentro una dimensione che riflette sul tempo che viviamo, un equilibrio delicato che sopraintende la nostra realtà, la fiducia nell’uomo si deve misurare con la fragilità e l’incertezza che governa il mondo.

La ricerca dell’artista trova conferma nelle sue geografie, realizzate con tessere di carbone, opere che confermano, nel contrasto tra soggetto e materia, la complessità del fine da raggiungere per consentire la sopravvivenza del pianeta e salvaguardare la nostra essenza”.

Paola Lombardo

INFO:
NOSTOS di Vito Bongiorno (Opere dal 1990 al 2019)
A cura di Lorenzo Canova
Testi in catalogo di: Lorenzo Canova, Enzo Fiammetta, Ernesto di Lorenzo

Inaugurazione: sabato 12 Ottobre ore 18:00
Fino al 31 dicembre 2019

MACA – Museo Arte Contemporanea Alcamo (TP)
Piazza Ciullo, 91011 Alcamo TP, Italia
+39 0924 24592, assessoratocultura@comune.alcamo.tp.it
Orari al pubblico: dal lunedì alla domenica dalle ore 9,30 alle ore 12,30; pomeriggio dalle ore 16,30 alle 19,30

Forze invisibili

Sabato 19 ottobre ore 18.00 la galleria d’arte FABER ospiterà la mostra LEVITATIS BELLUM di Jacopo Mandich, terzo appuntamento della pentalogia FORZE INVISIBILI, un progetto costituito da 5 sezioni che formano un vero e proprio viaggio interiore e sociale.

“Un’indagine che mette in relazione i sistemi galattici e la rete sinaptica, la dimensione sub-atomica e la materia oscura, la teoria dell’indeterminazione delle particelle e l’analisi dei meccanismi collettivi, sottolineando quanto la percezione e la materia siano influenzate da forze invisibili e quanto la definizione di realtà sia relativa e ancora da scoprire e riscrivere”.

LEVITATIS BELLUM rappresenta il momento centrale del percorso intrapreso dall’artista. Se nella precedente esperienza di Connessioni lo sguardo era analitico, aereo, celeste, ora la visione risulta terrena, interna, personale.

Energie, paure, sistemi e dispositivi si fondono, implodono ed esplodono.

“E’ una battaglia che deflagra inesplicabile e violenta, nella volontà di svelare la mancanza e il vuoto che si nasconde dietro la macchina desiderante, facendo emergere la complessa lotta verso la ricerca della libertà per l’individuo e per la massa.”

La rappresentazione diviene avvolgente, viscerale; legno e ferro, fuoco ed aria, “solidi eterici”, elementi antitetici si attraggono e si respingono in una relazione tra opposti che trasuda di potente carnalità.

E’ la guerra della leggerezza

E’ LEVITATIS BELLUM

a cura di Cristian Porretta

dal 19 ottobre al 30 novembre 2019 martedì-sabato 10:00-19:30 domenica su appuntamento

galleria d’arte FABER

via dei Banchi Vecchi 31, 00186 Roma | tel 06 68808624 galleriadartefaber.com | galleriadartefaber@libero.it

Gli anni della formazione di Antonio Ligabue

Sabato 5 ottobre alle ore 18.00 si terrà, presso la Galleria d’Arte 2000 & NOVECENTO di Reggio Emilia (Via Sessi 1/F), la presentazione del libro di Renato Martinoni ” Antonio Ligabue. Gli anni della formazione (1899-1919)”, pubblicato quest’anno da Marsilio Editori. Interverrà, oltre all’autore, il critico d’arte Sandro Parmiggiani.

La mostra antologica di Antonio Ligabue, presentata al Museum im Lagerhaus di San Gallo nel 2019, è stata l’occasione per fare conoscere l’opera dell’artista in quella che può definirsi la sua “patria perduta”. Ligabue nacque infatti a Zurigo il 18 dicembre 1899 da un’emigrante italiana, Elisabetta Costa. Dopo essere stato accolto fin dai primi mesi di età dalla famiglia Göbel, vive a San Gallo e nei paesi del circondario conducendo una vita irrequieta, fatta di lavori precari e di ricoveri in istituti (Tablat e Marbach, tra il 1913 e il 1915) e in una clinica psichiatrica (Pfäfers, nel 1917). Espulso dalla Svizzera nel 1919, approda a Gualtieri, dove opera come pittore, scultore, incisore, tra difficoltà di ogni genere e ostracismi, fino alla morte, avvenuta il 27 maggio 1965.

Renato Martinoni, curatore assieme a Sandro Parmiggiani e a Monika Jagfeld della mostra di San Gallo, ha approfondito, con puntigliose ricerche negli archivi, rintracciando documenti e testimonianze inedite, i vent’anni “svizzeri” di Antonio Ligabue, che nel libro che sarà presentato sabato 5 ottobre vengono definiti “gli anni della formazione”, giacché proprio in quel periodo tormentato si gettano le basi per il cammino artistico che Ligabue intraprenderà in Italia.

Per l’occasione la Galleria esporrà una selezione di opere di Antonio Ligabue. Dipinti ad olio ed alcune opere grafiche che esprimono il disagio e l’angoscia di una vita segnata dalle tribolazioni, un’arte che mostra in primo piano l’estenuante lotta per la sopravvivenza, in cui si può cogliere il tormento di un uomo che sembra compenetrarsi in quegli animali per trovare il riscatto da un’esistenza molto dura, priva di affetti e afflitta da una lancinante solitudine. In esposizione anche opere con scene di vita quotidiana, immerse in un tempo rallentato e quasi immutabile.

L’evento si svolgerà in collaborazione con la Storica Libreria del Teatro di Reggio Emilia (Via Crispi 6).
Per informazioni: tel. 0522 580143, info@duemilanovecento.it.

Renato Martinoni è professore emerito di Letteratura italiana all’Università di San Gallo e ha pubblicato libri su scrittori italiani e svizzeri e sulla storia letteraria dei secoli scorsi. Sta lavorando a un romanzo su Antonio Ligabue.

Sandro Parmiggiani è critico d’arte, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e curatore di mostre. Numerose le rassegne monografiche su Antonio Ligabue, a partire da quella presentata a Palazzo Magnani e al Palazzo Bentivoglio di Gualtieri nel 2005.

Segnalato da Chiara Serri
M. +39 348 7025100
chiara.serri@csart.it

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Il Palcoscenico di Paolo Cencioni

Inaugura giovedì 3 ottobre Palcoscenico, la personale interamente dedicata alla città di Roma del fotografo di scena Paolo Cencioni. La mostra, realizzata in collaborazione con la Takeawaygallery presso Le Tartarughe Eat & Drink, e visibile fino al 15 novembre, è un lungo percorso creato cucendo insieme venti storie, venti immagini inedite e in bianco e nero catturate dalla sua inseparabile Leica.

Distanziandosi dalla confusione e dai luoghi di maggior afflusso turistico, Cencioni si inoltra in quella ricca scenografia fatta di quotidiano e persone, fusi con il patrimonio artistico e uniti da una luce magica. Facendo ricorso a uno “scatto di pancia”, in stile vintage, e passando inosservato, con un approccio documentarista, coglie tutta l’autenticità di un istante. Il suo occhio cattura un’altra Roma, più umana, rifugio per alcuni, oasi di tranquillità per altri. Così gli spazi e le cose, nella scena, acquistano un fascino senza tempo o di un tempo che fu. È una piccola grande capitale, che piace tanto al fotografo, per nulla sparita, intima; fugace spettacolo per pochi fortunati, un vero e proprio Palcoscenico eterno a cielo aperto.
Non è un caso, poi, che abbia scelto Piazza Mattei per esporre il suo progetto, tra gli angoli di principale fascino del centro.

Paolo Cencioni nasce a Roma il 9 maggio 1978. All’inizio si interessa alla fotografia sportiva e alla documentazione di eventi della movida capitolina. In un secondo momento perfeziona la propria tecnica seguendo i corsi presso Officine Fotografiche, con Luigi Orru e il fotogiornalista Gaetano de Filippo, e la Leica Akademie di Andrea Boccalini Jr, dove si innamora della Leica e dei ritratti Jazz in monocromatico. Attualmente Paolo è fotografo di scena e ritrattista. Ha da poco seguito gli eventi culturali dell’Estate Romana, dalla Pirandelliana di Marcello Amici alla Plautina di Sergio Ammirata, incluso il ricco programma del festival Jazz del Celimontana Village.

PALCOSCENICO
Mostra fotografica di Paolo Cencioni
Le Tartarughe Eat & Drink, Piazza Mattei 7/8 , Roma
Inaugurazione: giovedì 3 ottobre ore 19:00
Da giovedì 3 ottobre al 15 novembre 2019
Orari: dal lunedì alla domenica ore 15.00-23.00
Ingresso gratuito

La mostra rientra nella RAW Rome Art Week

Contatti: takeawaygallery@gmail.com
Tel. 06 6476 0520

Una dolce vita?

Trionfa la gioia di vivere nelle arti decorative italiane dell’inizio del XX secolo, si tratti dei raffinati mobili intarsiati di madreperla di Eugenio Quarti, dei vasi a murrine policrome di Barovier, dei fantasiosi teatrini di Fortunato Depero, delle sorprendenti sedie rosso fuoco di Marcello Piacentini o delle creazioni dall’elegante ironia di Franco Albini.

Questa “spensieratezza” ci sembra oggi in flagrante contraddizione con il contesto storico in cui si dispiega, uno dei più drammatici nella nostra storia recente. Il che porta la nostra coscienza critica a interrogarsi ancora una volta su una questione ampiamente dibattuta e molto controversa: la questione dell’arte, e più specificamente della libertà dell’espressione artistica sotto un regime dittatoriale. Nel Ventennio fascista le arti decorative sono state l’unico ambito in cui è sopravvissuto un autentico e reale libero arbitrio. A partire dal periodo Liberty, esse diventano una straordinaria fucina creativa, un laboratorio le cui sperimentazioni non hanno eguali prima del 1900. Le forme del futuro nascono in questo periodo.

Pubblicato in occasione della straordinaria esposizione romana proveniente dal Musée d’Orsay di Parigi, il volume presenta i saggi di Guy Cogeval (Italia 1900-1940 e Una spensierata corsa verso l’abisso), Emilio Gentile (La storia d’Italia fra il 1900 e il 1940), Irene de Guttry e Maria Paola Maino (Le straordinarie avventure delle arti decorative italiane), Beatrice Avanzi (“Forse è l’arte il solo incantesimo concesso all’uomo”. Pittura italiana 1900-1940), Marino Barovier (Il vetro a Murano tra le due guerre), Laura Falconi (Gio Ponti: dal ritorno al classico alla nascita del design moderno), Giampiero Bosoni (Per una “profezia” del design 1919-1940. La via italiana alla modernità nel disegno dell’oggetto utile), Guy Cogeval e Beatrice Avanzi (Un’utopia per abitare il mondo. Intervista con Alessandro Mendini e Francesco Mendini). Chiudono il volume la cronologia (di Beatrice Avanzi, Gabriella Tarquini), le biografie degli artisti (di Simona Pandolfi e Rosalba Cilione), il catalogo delle opere esposte, la bibliografia essenziale e l’indice dei nomi.

Skira editore

Nell’Officina di Gunter Bohmer

La Biblioteca Palatina di Parma ospita, dal 5 ottobre al 15 novembre 2019, una retrospettiva dedicata a Gunter Böhmer (Dresda, 1911 – Montagnola, 1986), artista della Mitteleuropa, noto per aver illustrato, tra gli altri, libri di Hermann Hesse, Thomas Mann, Franz Kafka, Luigi Pirandello, Stendhal, Gustave Flaubert e Guy de Maupassant, perseguendo una totale unità tra testo e immagini.

L’esposizione, che porta il visitatore “Nell’officina di Gunter Böhmer. L’illustrazione del libro come avventura interiore”, è promossa dal Comune di Collina d’Oro e dalla Fondazione Ursula & Gunter Böhmer, in collaborazione con il Complesso Monumentale della Pilotta, la Biblioteca Palatina e la Fondazione Museo Bodoniano. La mostra sarà inaugurata sabato 5 ottobre alle ore 11.00 nella Sala Petitot.

In esposizione, alcuni degli esiti più significativi della ricchissima attività di illustratore di testi, soprattutto letterari, svolta da Böhmer (alcuni libri d’artista a tiratura limitata con litografie e incisioni originali; circa centocinquanta volumi che recano la riproduzione di suoi disegni e di tecniche miste su carta; oltre mille copertine disegnate). Numerosi sono gli autori cui Böhmer ha rivolto la propria attenzione, illustrandone alcune delle opere, a partire dal 1933, quando Hesse gli commissiona l’illustrazione del suo “Hermann Lauscher”.

Ricordiamo, tra i tanti: Hermann Hesse, Thomas Mann, Franz Kafka, Robert Walser, Edward Mörike, Georg Büchner, Jeremias Gotthelf, Nino Erné, Hans Walter, Ossip Kalenter, Edgar Allan Poe, William Faulkner, John Keats, Liam O’Flaherty, Gabriele D’Annunzio, Luigi Pirandello, Stendhal, Gustave Flaubert, Guy de Maupassant, Honoré de Balzac, Hans Christian Andersen, i fratelli Grimm, Pedro Antonio de Alarcón.

Lo stile di Böhmer si evolve nel tempo: se all’inizio, nel segno sottile legato alla tradizione pittorica e illustrativa francese – pensiamo, tra i tanti nomi che si potrebbero citare, a André Dunoyer de Segonzac e poi a Bonnard, al cui “Parallèlement” possiamo rimandare per “L’Oleandro” di Böhmer, e successivamente a Raoul Dufy e a Henri Matisse –, si può cogliere quasi l’eco di uno sguardo che va alla scoperta delle bellezze del mondo e delle dolcezze della vita, presto i suoi disegni si caricano degli umori e delle passioni dell’espressionismo tedesco, con le sue durezze, le sue cupezze, le sue angosce, e del tramando di esperienze quali quelle di Picasso, di Alberto Giacometti e di Marino Marini, fino a qualche incursione nei grovigli e nei meandri del segno informale. Böhmer è comunque un illustratore nel quale sempre si può cogliere la tensione a un’immersione nella verità del testo, nel costante tentativo, come lui stesso affermò, di conseguire l’“unità tra testo e immagini” e di dare vita a un “organismo in cui tutti gli elementi letterari figurativi e tipografici compongono un’unità”. Confessa ancora Böhmer nel 1961 che a lui poco interessano strade che vengono battute (la decorazione, l’”arricchimento di fregi”, oppure una grafica libera, “musica d’accompagnamento” del testo), ma sperimentare un’“avventura psicologica”, “ciò che è proprio di una scelta interiore”.

L’esposizione resterà aperta al pubblico fino al 15 novembre 2019, da lunedì al giovedì ore 9.00-18.00, venerdì e sabato ore 9.00-13.00, sabato 2 e 9 novembre chiuso. Ingresso libero.

Per informazioni: Biblioteca Palatina (T. +39 0521 220411, b-pala@beniculturali.it, www.bibliotecapalatina.beniculturali.it); Fondazione Ursula & Gunter Böhmer (T. +41 091 123 456, info@fondazioneboehmer.ch, https://fondazioneboehmer.ch).

 

In occasione della mostra viene pubblicato un ricco catalogo, edito da Step di Parma, che reca, oltre ai saluti istituzionali di Ignazio Cassis (Consigliere della Confederazione Svizzera), di Sabrina Romelli (Presidente della Fondazione Ursula & Gunter Böhmer e Sindaco del Comune di Collina d’Oro) e di Simone Verde (Direttore del Complesso Monumentale della Pilotta), i saggi introduttivi di Sandro Parmiggiani e di Alessandro Soldini, curatori della mostra e membri del Consiglio della Fondazione Böhmer; due testi di Böhmer sull’illustrazione del libro; un’ampia documentazione fotografica su alcuni dei più importanti volumi illustrati dall’artista; gli apparati bio-bibliografici finali.

Gunter Böhmer, nato a Dresda nel 1911, è allievo di Emil Orlik e di Hans Meid all’Accademia di Belle Arti di Berlino, frequenta il pittore Max Slevogt, e nel 1933 su invito di Hermann Hesse si reca a Montagnola, nel Canton Ticino, trasferendovisi definitivamente l’anno seguente e fissando la propria residenza in “Casa Camuzzi” – solo nel 1951 otterrà cittadinanza svizzera. Con Hesse (Premio Nobel per la Letteratura nel 1946) la frequentazione è continua, così come intensi sono i rapporti con una piccola colonia di intellettuali e artisti, di varie nazionalità, che vivono o soggiornano nella zona (in primis, l’amico pittore Hans Purmann, Giovanni Mardersteig, fondatore a Montagnola dell’Officina Bodoni, Hugo Ball, tra i fondatori del Dadaismo, e la moglie Emmy Ball-Hennings, Max Horkheimer, filosofo, Alexander Ostrowski, matematico, Max Picard, medico e filosofo, Bruno Walter, direttore d’orchestra, oltre a tanti altri che si potrebbero menzionare). Dopo il primo incarico, ricevuto direttamente da Hesse nel 1933, Böhmer collabora con Giovanni Mardersteig dell’Officina Bodoni e con le Edizioni Albatros di Parigi, e intensifica la sua attività di illustratore, alternata alla pittura vera e propria, condotta fino alla fine dei suoi giorni. L’artista soggiorna in varie città italiane; è a Parigi, dove frequenta Raoul Dufy. Dal 1960 al 1976 è docente di Grafica creativa all’Accademia statale delle Arti Figurative a Stoccarda e ottiene numerosi riconoscimenti dalle autorità della Repubblica Federale Tedesca, compreso l’invito, nel 1980, all’Accademia tedesca di Villa Massimo a Roma. Muore nel 1986 a Montagnola; la vedova, Ursula Bächler, sposata da Böhmer nel 1945, promuove la costituzione della Fondazione Ursula & Gunter Böhmer, attiva nel Comune di Collina d’Oro.

Mostra promossa da:

 

 

In collaborazione con:

 

 

Nell’officina di Gunter Böhmer. L’illustrazione del libro come avventura interiore
A cura di Sandro Parmiggiani e Alessandro Soldini
Complesso Monumentale della Pilotta, Biblioteca Palatina, Sala Petitot
Strada alla Pilotta 3, 43121 Parma
5 ottobre – 15 novembre 2019
Inaugurazione: sabato 5 ottobre, ore 11.00
Orari di apertura: da lunedì a giovedì ore 9.00-18.00, venerdì e sabato ore 9.00-13.00, sabato 2 e 9 novembre chiuso.
Ingresso libero

Per ulteriori informazioni:
Biblioteca Palatina
Strada alla Pilotta 3, 43100 Parma
T. +39 0521 220411
b-pala@beniculturali.it
www.bibliotecapalatina.beniculturali.it

Fondazione Ursula & Gunter Böhmer
c/o Municipio di Collina d’Oro
Piazza Brocchi 2, 6926 Montagnola, Svizzera
T. +41 091 123 456
info@fondazioneboehmer.ch
https://fondazioneboehmer.ch

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Paw Chew Go festival 2019

Sabato 12 e domenica 13 ottobre 2019 torna Paw Chew Go festival, il più grande evento di illustrazione a Milano. Oltre 100 gli espositori dal mondo delle arti visuali saranno nuovamente di casa a BASE Milano, insieme a una fitta programmazione di incontri, workshop, mostre, presentazioni di libri e portfolio review aperti a tutti gli appassionati e ai professionisti della creatività.

Alla base del Festival la voglia di incontrarsi, andando alla scoperta del mondo dell’illustrazione e dei suoi protagonisti, di incuriosire partecipanti di tutte le età permettendo a chiunque di comprare un’illustrazione e incontrarne l’autore, di far sorridere e divertire i bambini, o semplicemente di tornare bambini, a quando appunto si facevano…i paciughi.

Obiettivo dell’Associazione Paciugo, che da sei anni organizza la manifestazione autoproducendola in maniera indipendente, e con l’aiuto di ARCI L’Impegno, ARCI Milano e BASEMilano – hub di sperimentazione delle industrie creative -, è quello di dare spazio all’illustrazione proprio a partire da Milano, città da decenni luogo di elezione per chi dell’arte vuole fare una professione. Si desidera dimostrare davvero che la creatività può fare la differenza, che ha un valore profondo, per raccontare il mondo e avvicinare le persone, essendo un vero e proprio antidoto alla noia, che uccide il quotidiano e lo trasforma in un foglio bianco senza colore.

Paw Chew Go festival vuole quindi essere un luogo e uno strumento per dare concreto supporto e spazio ai professionisti della creatività, in particolare della comunicazione visiva, che, pur creando valore, oggi non hanno un vero e proprio movimento in cui riconoscersi e farsi conoscere.

PAW CHEW GO IN PILLOLE

La sesta edizione di Paw Chew Go festival avrà un programma ricco di appuntamenti, tra cui:

  • l’area mercato con circa 100 illustratori ed editori professionisti: Massimo Caccia, Giordano Poloni, Riccardo Guasco, Simone Massoni, Ilaria Clari, Bomboland, Francesco Poroli, Nina Masina, Sara Ciprandi, BURRND, Andrea Musso, Sarah Mazzetti sono solo alcuni dei nomi presenti.
    – due palchi per la presentazione di libri illustrati e momenti di dibattito con personaggi del mondo della comunicazione: da Beppe Giacobbe a Franco Matticchio, da Accurat a Josè Munoz, da Zuzu a Fabio Tonetto e Marco Galli. Gli incontri saranno moderati da Simone Sbarbati di Frizzifrizzi.
    – workshop di disegno e calligrafia: con Guido Scarabottolo, Luca Barcellona, Francesca Zoboli e Arianna Vairo.
    – due bookshop con pubblicazioni da tutto il mondo: per grandi e bambini, entrambi curati dallo Spazio B**K.
    _ : con Adriano Attus del Sole 24Ore, Giordano Curreri di Ogilvy Italia, e V Collective per l’illustrazione e mercato cinese.

NOVITA’ DELL’EDIZIONE 2019
Il festival quest’anno lancia Cine Paciugo, un vero e proprio cinema, allestito in collaborazione con Ufficio Misteri, che vedrà la proiezione di corti di animazione e documentari nati da Paw Chew Go dedicati a Phototeca e al lavoro di Nathalie Du Pasquier.

Grazie a Microsoft Italia, anche la tecnologia diventa protagonista durante una serie di sketch-battle tra i professionisti in fiera e in un live-painting digitale che accompagnerà l’esilarante spettacolo di improvvisazione teatrale del gruppo La Balena.

Durante tutta la durata dell’evento sarà inoltre possibile scoprire e toccare con mano, all’interno di un corner dedicato, i dispositivi della linea Microsoft Surface, ideati e progettati per offrire a professionisti e creators strumenti in grado di esprimere il proprio potenziale creativo.

Domenica 13, i dieci giorni del progetto Milano X Mediterranea si concluderanno sul palco di Paw Chew Go con un’asta speciale a sostegno di Mediterranea Saving Humans, condotta da Roy Paci, in cui verranno messe in vendita opere autografe di alcuni tra i maggiori artisti italiani: Olimpia Zagnoli, Emiliano Ponzi, Zerocalcare, Gli Scarabocchi di Maicol & Mirco, e molti altri.

I NOMI CONFERMATI NELL’AREA MERCATO

Susanna Alberti, Francesca Arena, Massimiliano Aurelio, Teatro Balocco, Davide Baroni, Francesca Bazzurro, Isabella Bersellini, Elisabetta Bianchi, Bomboland, Marco Brancato, Giorgia Bressan, BURRND, Massimo Caccia, Storie di Gomma, Alberto Casagrande, Chiara Cerinotti, Sara Ciprandi, Libri Finti Clandestini, Ilaria Clari, Fernando Cobelo, Giovanni Colaneri, Tutte Collective, Antonio Colomboni, Luca D’Urbino, Chiara Dattola, Oscar Diodoro, Galleria Disastro, Alessia Epifani, Ilaria Falorsi, Martina Filippella, Giada Fuccelli, Evelyn Furlan, Lisa Gelli, Salvatore Giommaresi, Riccardo Guasco, Letizia Iannaccone, Anonima Impressori, Isoì, Saleh Kazemi, Chiara Lanzieri, Massimiliano Di Lauro, LePalle, 5x letterpress, Federica Manciati, Andrea Manzati, Matilde Martinelli, Nina Masina, Simone Massoni, Sarah Mazzetti, Lilia Miceli, Ufficio Misteri, Andrea Musso, Barbara Nevano, Pietro Nicolaucich, Claudia Palmarucci, Bolo Paper, Sofia Paravicini, Marcella Peluffo, Gabriele Pino, Anna Pirolli, Gloria Pizzilli, Giordano Poloni, Francesco Poroli, Gianni Puri, Valeria Puzzovio, Quadrifluox, Francesco Del Re, Studio Rebigo, Retroaestetica, Raffaele Riccioli, Alessandro Ripane, Francesca Rizzato, Kelly Romanaldi, Andrea De Santis, Serena Schinaia, Irene Servillo, Marta Signori, THIS IS NOT A LOVE SONG, Chiara Spinelli, Sara Stefanini, Daria Tommasi, Collettivo La Touche, Mattia Tradati, Officina Typo, Federica Zancato, Myau Zine.

MOSTRE

Due le mostre in programma, entrambe prodotte dall’associazione Paw Chew Go. La prima, Vernice Paciugo: Nathalie du Pasquier, ricostruirà una parte dell’atelier della grande artista che a Milano ha trovato una città dove costruire una parte del proprio immaginario visivo, che poi è diventato quello di molti di noi.

INFORMAZIONI PRATICHE

QUANDO – Sabato 12 ottobre e Domenica 13 ottobre 2019 – dalle 10.00 alle 21.00

DOVE – BASE Milano Via Bergognone 34, Milano

base.milano.it

Ingresso gratuito

QUALCHE CONTATTO

Il sito: www.pawchewgo.com

La pagina su Facebook:https://www.facebook.com/pawchewgo

Il profilo Instagram: https://www.instagram.com/pawchewgo/

L’evento su Facebook: https://www.facebook.com/events/231386564219245

Informazioni: info@pawchewgo.com

CREDITS

PAW CHEW GO è una produzione dell’ Associazione Paciugo con ARCI L’impegno

Si ringraziano ARCI L’impegno, ARCI Milano, BASE Milano, IED Milano, Istituto Italiano di Fotografia

Media Partner: Frizzifrizzi

Partner Tecnico: Microsoft Italia

partner strategico: V Collective

UFFICIO STAMPA

ddl | T +39 02 8905.2365

Alessandra de Antonellis | alessandra.deantonellis@ddlstudio.net | 339 363 7388

Ilaria Bolognesi | ilaria.bolognesi@ddlstudio.net | 339 128 7840

Ilaria Piampiani | ilaria.piampiani@ddlstudio.net