Mimmo Di Caterino alias Domenico Di Caterino

“Domenico Di Caterino, con il suo “Nevrotico mediterraneo” è in rapporto viscerale con la materia tufacea tipica della Campania felix. Recupera quel senso d’arcaico alla propria fantasia per realizzare un pensiero personale; il plasmare un’essenza plastica, che cede facilmente al volere dell’artista, permette di ripercorrere la storia umana alla ricerca d’antiche nuove emozioni. I personaggi, sospesi tra l’umana condizione e l’austero aspetto, fanno affiorare intense visioni di una sobrietà strutturale a placare strane sensazioni immerse nel silenzio, dalle quali i caratteri distintivi della civiltà mediterranea si evolvono in spazi scanditi dai ritmi consueti del linguaggio in intense correlazioni compositive dal segno semplice, ma affollato di nevrotiche intrusioni contemporanee”.
Carlo Roberto Sciascia (Dal catalogo di “Un buco nell’arte”, 2000).   

 

“Definiti con intensa carica espressiva, i nevrotici autoritratti di Domenico Di Caterino, nella loro apparente ingenuità, occultano un urlo soffocato di dolore, riflesso di profondi disagi esistenziali. La protesta del portavoce del movimento estetico Mario Pesce a Fore incarna primitivismo, sintesi ed accensioni cromatiche proprie del movimento della Brùcke, atti ad esorcizzare travagli interiori, e che ben s’accompagnano all’indagine sulla funzione sociale dell’artista d’oggi al quale l’artista cerca di restituire un’adeguata identità.”
Roberta Vanali ( Dal catalogo di maram@rte 2003). 

“Dalla pittura di Domenico Di Caterino emerge la memoria del tempo, con i suoi profondi valori antropologici, bruschi ed instancabili. Pone lo spettatore dinanzi immagini inquiete dai movimenti snervati dall’organica e magmatica materia segnica, la quale si spezza e aggrega; scopre e riscopre rasentando un vivo moto di repulsione fisica e morale. Il profondo disagio umano, il dolore della perdizione, la coscienza di un destino sfocato e sofferente attanagliato dal profondo mistero dell’esistenza,questo traspare nella sua opera. I personaggi (una sorta di proliferarsi d’angoscioso autoritratto), sembrano quasi tutti guardarsi allo specchio,soffrendo di una scomposta, malata e delirante metamorfosi; avvelenati,intorpiditi; annegati nel fango di un decomposto spazio-non spazio dove anche il sollievo del grido soffoca”.
Gennaro Cilento (da Flash Art, Agosto-Settembre 2004).  

PIAZZA BELLINI: QUADRI EROTICI TRA GLI SCAVI-
Una domenica di Novembre in Piazza Bellini: turisti (pochi), fumatori (molti) e opere d’arte (una).
Molto probabilmente abusiva, di sicuro discutibile.
Il misterioso quadro apparso ieri tra le mura greche dell’ex salotto culturale mostra infatti un uomo nudo intento a masturbarsi.
(Da City Naples del 7-11-2006) 

IMPORTANTE: “Con questa corrispondenza consideriamo esaurita la collaborazione di Domenico Di Caterino. Riteniamo che a distanza di un anno la sua rubrica, dopo un inizio anche divertente, si sia trasformata in una sorta di parodia boccacesca. Circa un anno fa abbiamo invitato a collaborare Domenico Di Caterino, artista dilettante e soprattutto “disobbediente”, incuriositi dalle sue esternazioni e da una sua apparente rabbia da black bloc nei confronti del sistema dell’arte.
Purtroppo la rabbia del disobbediente Di Caterino si è rivelata solo un attitudine al protagonismo da Rione Sanità che Flash Art non può avallare. Dunque sospendiamo la sua rubrica, diciamo per manifesta inconsistenza, augurandoci di riprenderla quando il nostro interlocutore avrà dato sfogo ai suoi giochi autoerotici e avrà veramente qualcosa di più trasgressivo da comunicare”.
(Giancarlo Politi, da “Flash Art” di Dicembre-Gennaio 2007, p.57). 

IL PARTECIPANTE ZERO- “…Assiste incredulo allo sciacallaggio politico e mediatico seguito al crollo delle twin towers e dichiara senza essere stato ancora smentito: Non esporrò mai in una galleria privata transnazionale…..Attualmente è ricercato dal sistema globale interplanetario e sembra essere nascosto in una miniera dismessa del Sulcis Iglesiente. Il suo folle progetto consiste nell’esporre gratuitamente in permanente nel salotto di casa (scantinato, cucina o bagno) di chiunque faccia richiesta, per proseguire in autonomia e con dignità la propria libera ricerca artistica attraverso un lento lavoro di autoinflazionamento”.
(Dal catalogo di “Segnaletico”, concorso internazionale di arte temporanea urbana 2006, Foligno-PG). 

ARTISTA PER CUCCARE?
Cara Claudia, anche tu prezzolata e plagiata da questo narcisista leader disubbidiente, no global e precario (non precario come no global ma come docente) che per “cuccare” cerca di fare l’artista?
Cara Claudia, sono passati i tempi in cui si mostravano la collezione di farfalle o di figurine per impressionare le sartine o le compagne di classe.
Ora per portare a letto una ragazza meglio dipingere alla Di Caterino (guardare per credere).
Cara amica di Napoli o dintorni, ma se vuoi leggere le esternazioni logorroiche del tuo Di Caterino basta cliccare sui portali pseudopolitici o periferici dell’arte: ne sono pieni. O farsi inviare da lui, che vive solo per questo, le sue esternazioni quotidiane.
Allorché il tuo Di Caterino aveva la sua rubrica su Flash Art sai quante lettere ci inviava per ogni numero? Almeno dieci, unitamente ad altrettente sue foto personali, sexy, abbronzato, scamiciato. Precario, disubbidiente e no global sì, ma narcisista pure. Dilettante è colui che si diletta di una cosa ma anche colui che non riesce, suo malgrado a superare i limiti formali del diletto, il tuo Di Caterino è uno di questi.
Ma se io rispetto i dilettanti, perché si realizzano entro i propri limiti e le proprie aspirazioni, il nostro Di Caterino, pur essendo totalmente incapace, pretende come diritto di entrare nel sistema dell’arte, di esporre, di vendere, di avere visibilità, senza avere alcuna qualità, senza dover superare filtri selettivi.
Ritiene debba essere un suo diritto partecipare alle grandi mostre nazionali e internazionali,solo per il fatto che dipinge e produce opere come quella pubblicata.
Ritiene che qualsiasi dilettante, come o peggio di lui, abbia diritto alla visibilità e al successo.
Reclama e proclama di voler attuare la democrazia in arte, dove tutti debbano essere invitati alla Biennale di Venezia nello stesso modo in cui è diventato insegnante (anche se precario) senza avere alcun merito.
Ma io vorrei sapere in quale scuola insegna arte questo Domenico Di Caterino.
Chi ne è a conoscenza potrebbe segnalarmelo? Vorrei parlare con il Direttore e chiedergli quali sono i meccanismi e gli eventuali esami che permettono a una persona senza alcuna preparazione o qualità, ma ricca solo di presunzione e di arroganza pericolosa, di diventare docenti di arte o di qualsiasi altra cosa.
Sono tutti così i precari?
Cosa può insegnare (a meno che non sia
docente di educazione fisica) questo Di Caterino?
Quanti Di Caterino insegnano nelle scuole italiane?
Chissà quanta scuola italiana, senza alcuna selezione qualitativa, è nelle mani di questi “disobbedienti” senza qualità? Qualcuno potrebbe dirmelo?
Grazie. 

(Giancarlo Politi, da “Flash Art” di Febbraio-Marzo del 2007). 

Human Rights. Mimmo Di Caterino e lo sguardo dello spettatore

L’artista campano tra i partecipanti all’evento internazionale a Rovereto
di Maria Cristina Napolitano – 10 Giugno 2015 (da ècampania).

Condivisione e mutazione sociale, culturale e comportamentale dei linguaggi dell’arte di questo millennio è il principio che governa l’opera di Domenico “Mimmo” Di Caterino uno dei 101 partecipanti all’evento artistico internazionale in corso a Rovereto “Human Rights? #La Casa della Pace I The House of Peace”.
Colombia, Israele, Egitto, Canada, Filippine, Perù, Bulgaria, Cuba, Germania, India, Spagna sono solo alcune delle provenienze degli artisti selezionati per l’evento, giunto quest’anno all’ottava edizione e che ha richiamato negli ultimi anni di attività l’attenzione di artisti e pubblico diventando una delle proposte più interessanti nel panorama internazionale.
L’evento vuole discutere di pace e partecipazione come impegno quotidiano seguendo l’esempio dei grandi personaggi ed eventi che hanno contribuito a costruire la pace negli ultimi novant’anni, periodo di vita festeggiato quest’anno dalla Campana dei Caduti di Rovereto curata dalla Fondazione Opera Campana dei Caduti che si è rivolta a Spazio Tempo Arte per la direzione artistica dell’evento.
Tra le opere esposte quella di Di Caterino permette l’interazione con lo spettatore, viene infatti “prelevato e firmato liberamente dallo spettatore, che lo firma al posto mio, posta una foto di se stesso insieme al lavoro sul mio profilo facebook e autentica l’operazione artistica attraverso la condivisione di senso. In realtà il vero autore è lo spettatore – spiega Domenico “Mimmo” Di Caterino – che firma e condivide l’operazione. Il lavoro è impostato sul senso dei linguaggi e dei processi artistici anteposti al prodotto, il valore del tutto in quanto processo è da cercare nel valore affettivo, simbolico e comunitario come fondamento di determinazione di un prodotto artistico”.
“Il diritto del dono dell’artista” è il titolo dell’opera costituita da 100 fogli schizzati di carta da spolvero.
Domenico “Mimmo” Di Caterino è nato a Napoli nel 1973, qui ha frequentato l’Accademia di Belle Arti e svolto i primi studi, partecipando a rassegne d’arte contemporanea nazionale ed internazionale. Nel 2006 si data la collaborazione con la sua compagna e moglie di arte e di vita Barbara Ardau e in quello stesso anno nasce il “Santa Barbara open, free and full project”, un tentativo virale e performatico comportamentale per ridiscutere e rinegoziare i criteri qualitativi e meritocratici che regolano il sistema dell’arte. Dal 2011, forte di questo legame di vita, firma le opere non solo a suo nome, ma anche a nome della moglie, “finché arte non li separi” – spiega l’artista.
“Da due anni invece la firma è demandata direttamente allo spettatore – conclude l’artista – un linguaggio, un gesto, uno stile non ha bisogno di una firma per essere riconoscibile, ma di condivisione e partecipazione, la memoria è un percorso storico e culturale collettivo”.

LA PECORA NERA

“Un artista che, col sistema in ogni sua forma, ha un deciso attrito, è Domenico detto Mimmo Di Caterino.
Proveniente da Napoli e dalla sua Accademia e trapiantato saldamente in Sardegna, egli ha un curriculum esemplare in fatto di scontri e opposizioni al sistema dell’arte ufficiale.
Pittore, performer, scultore, aizzatore di coscienze, poeta e prosatore di verità scomode, Di Caterino è la classica pecora nera che ogni sistema dell’arte che si rispetti deve possedere per non soccombere al pericolo degli standard e della normalizzazione. Insomma un artista fuori dalle righe, dai canoni e da ogni classificazione che opera spesso in sinergia con la compagna e artista Barbara Ardau”.
Barbara Picci, testo tratto da “I Sensi dell’arte”, Videolina.

“Il progetto artistico di Mimmo di Caterino di un’arte al servizio del pubblico, condividendo e donando i suoi autoritratti, crea un’opera relazionale in cui il linguaggio acquista la sua autenticità attraverso la condivisione della foto dell’opera col nuovo proprietario, si porta a compimento così il suo processo linguistico dell’arte”.
Francesco Cogoni, da “Linguaggi in Movimento”, Casa Melis, Capoterra (Ca).

“Mimmo Di Caterino sa benissimo cos’è il sistema dell’arte lo conosce a fondo e in baffo a chi si autoproclama artista o viene definito artista mette in pratica un’alta forma d’arte basata su una visione sociale dell’arte , sulla con-divisione e tutto torna quando scrive ” l’arte riproduce l’umano più dello sperma”.”
 Giovanna Cuturi

“Il primo aspetto che noi professori dobbiamo curare, ancor prima delle tecniche, è quella di formare donne e uomini che sappiano immaginare e vivere un territorio comune, un territorio condiviso, un territorio dove la relazione tra le parti restituisca un mondo migliore per tutti.
Il ruolo degli artisti in tutte le società della storia dell’uomo è stata proprio questa: indicare la strada per costruire un mondo migliore.
Le Accademie (di belle arti) sono state fondate per questo e credo che ogni allievo che si affacci a questo mondo, iscrivendosi ad uno qualsiasi dei corsi di un’accademia di belle arti, sia mosso da questo desiderio, da questo sogno, da questa utopia: immaginare e costruire un mondo migliore!
Mimmo Di Caterino è stato da subito uno di questi.
Un aspetto colpiva in particolare: la sua capacità e voglia di essere “trasversale”.
Trasversale alle idee, ai linguaggi, alle relazioni, alle arti, tessendo una rete di contatti che poi lo avrebbe portato a fondare un gruppo (il “Mario Pesce a Fore”) che si sarebbe occupato proprio di queste tematiche in maniera “inusuale” e originale.
Quello che conta, in questo ambito, è il fatto che Mimmo Di Caterino è stato sin dai tempi in cui era studente (ed ancor di più ora) un’anima libera, sempre pronta ad andare in fondo alle cose, senza fermarsi alla superficie, cercando sempre il confronto, anche polemico, ma mai sterile, alle volte anche spigoloso e duro, ma al di là della ragione o del torto, sempre rigoroso.
Appassionato e dissacrante, ha sempre prediletto le cause che coinvolgevano gli ultimi (vedi gli Ex Operai Rockwool) e le cause di interesse comune (vedi Accademia a Cagliari) con grande ardore e intelligenza.
Ecco, mi piace pensare che, Mimmo Di Caterino diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Napoli abbia ricevuto un mandato, quello di perseguire un’utopia, quello di provare a costruire un mondo migliore e, a me pare, quel mandato non l’ha mai perso.
E’ solidamente nelle sue mani.”
Franz Iandolo, Maestro di Nuove tecnologie e Media integrati, Accademia di Belle Arti di Napoli

“Mimmo è un Artista ma non solo, solo un pittore può captare tutti i meandri nascosti nel suo linguaggio.
Mimmo Di Caterino è di più di un artista, è ipercritico quando si muove nelle vastità recondite dei linguaggi dell’Arte, la sua è una visone delucidante e antropologica, una sapiente prospettiva di verità che si relaziona a altre prospettive.
Mimmo oltre ad essere un eccellente insegnante, vira in modo iperlucido verso grandi verità che ordina antropofisicamente in critiche validissime come le sue ultime opere, che non ha mai svalutato gettando via nel panorama luccicante delle opere senz’arte ne parte.
Mimmo è un artista critico che mai si butta nella vacuità senza significato.”
Antonio Murgia 

“E nei locali che ospitano il dormitorio è entrato anche Mad, il Museo di Arte diffusa di Fabio D’Achille grazie alla donazione di Mimmo Di Caterino un artista di Cagliari che ha voluto donare i suoi disegni.”
Fabio D’Achille, da “Latina Oggi” del 15-12-2018

“Di Caterino, napoletano di nascita e cagliaritano di adozione, dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, nel 1997 fonda la posse di artisti Mario Pesce a Fore che ha lo scopo di contestare e contrastare criticamente il sistema dell’arte globalizzata e mercificata. Rappresenta il più majakovskiano degli artisti operanti in Sardegna, animatore di dibattiti culturali e attivo sostenitore della lotta operaia, ha sostenuto attivamente la campagna di comunicazione mediatica e culturale degli ex lavoratori in presidio permanente a Campo Pisano ad Iglesias (Ca), attivando una rete di artisti solidali con la causa. Dal lavoro che presenta,#accademianuragica (2019), parte di un suo nuovo progetto, emerge la memoria della civiltà nuragica, rappresentata dalla potenza iconica di una statua di guerriero di Monte Prama (IX secolo a.C. circa), con i suoi profondi valori antropologici, cui si sovrappongono delle scritte che richiamano quelle sui muri pompeiani, così fittamente stratificate da rendersi a stento leggibili, in un processo di negazione della parola scritta, soffocata dalla sua stessa velocità di diffusione e bulimia, a cui sembra resistere in intelligibilità solo l’arte figurativa.”

Concettina Ghisu, Interferenze

Portfolio:
Domenico “Mimmo” Di Caterino nasce a Napoli il 7-8-73, vive e lavora tra la Sardegna ed il globo interconnesso e mobile.

2006 :
Collabora con la rivista d’arte internazionale “Flash Art” dalla quale viene poi allontanato e diffidato.
Comincia la collaborazione con la sua compagna e moglie di arte e di vita Barbara Ardau, nasce il “Santa Barbara open, free and full project”, un tentativo virale e performatico comportamentale per ridiscutere e rinegoziare i criteri qualitativi e meritocratici che regolano il sistema dell’arte.
Smette di dipingere e regolarmente si libera di tutta la sua produzione pittorica e plastico scultorea abbandonandola in luoghi pubblici di diverse città europee, moltissime a Napoli città con la quale non è mai riuscito a tagliare completamente i ponti.

2010 – 12:
Con Barbara Ardau dopo il “Santa Barbara Project” riprova a ragionare su possibilità concrete per rappresentare socialmente e culturalmente un altro sistema dell’arte, ritorna a creare; sostiene attivamente la campagna di comunicazione mediatica e culturale degli ex lavoratori Rockwool in presidio permanente a Campo Pisano ad Iglesias (Ca), attiva una rete di artisti solidali con la causa.
Sposa Barbara Ardau.
Ricomincia a lavorare in maniera “auto-didattica permanente” senza prendere troppo sul serio i suoi disegni su tela che considera appunti di percorso (processi e non prodotti).
Con la moglie Barbara Ardau organizza private esposizioni d’arte contemporanea nella loro automobile, processo di comunicazione del senso del fare artistico contemporaneo dove diventa complicato scindere tra arte, artista, spettatore e promotore (Tavor Art Mobil-T.A.M.Cagliari).
2012:
Con il  progetto“Mario Pesce a fore” accompagnato da Vito Ranucci, denuncia la triste condizione del sistema dell’arte italico al Cam di Casoria di Antonio Manfredi, con l’azione “Spam al Cam”.
Pubblica “Altro sistema dell’arte”.

2013 :
Partecipa con Barbara Ardau al Salone del Mobile di Milano con il progetto invisibile per “Tam Tam Scuola”.
Espone nel Museo a cielo aperto di Camo (CN), nella Home Gallery “Il purgatorio” di Somano; al venticinquennale dell’Accademia di Belle Arti di Sassari  ed al B.A.R.L.U.I.G.I. (TO) di Alessandro Bulgini.

2014 :
Collabora con “Napoli Art Magazine”.
Pubblica “Oltre il sistema dell’arte”, booksprint edizioni
“T.A.M.Cagliari”, Personale nella Galleria “Spazio 24” di Dogliani (CN).
“Moon”, Planetario di Palermo.
“Spaceespace”, Oratorium, Chiesa della Confraternita del Purgatorio, Ostuni, Brindisi.
Coordina il sito “Cagliari Art Magazine”.

2015:
Partecipa a “HUMAN RIGHTS? # LA CASA DELLA PACE | THE HOUSE OF PEACE” Rassegna internazionale di Arte Contemporanea a cura di Roberto Ronca, Fondazione Opera Campana dei Caduti – Rovereto (TN)
Partecipa a «BUS, YOUR STOP, MY ART», Caltagirone.
2015 – Diventa il Direttore Artistico di “Isola Plastica”, simposio e focus di Scultura ed Arti visive iglesienti che annualmente sonda lo stato di salute dei linguaggi plastici dell’arte contemporanea nell’isola.
Pubblica con la Booksprint “Dentro il sistema dell’arte”,

2016:
“Questa casa non è un albergo”, Officine Miramare a Reggio Calabria.
“Mi mancavano le stelle”, Been Viver a Milano.
“Focolai Sensoriali”, Casale di Teverolaccio, Succivo (CE).
“Su la donna”, ResPublica, Alghero (SS).
Artist’s Books, crossroads of arts , Library of Bethlhem University. West Bank. Bethlhem. Palestine
“Human Rights? #Diversity?”, Fondazione Opera Campana dei caduti/Rovereto/TN
“Treize”, Terza Biennale internazionale d’Arte, Atelier Galerie Treize, Rue Sainte Croix, Ille sur Tet, France.
Pubblica “Artfucking” con Caosfera Edizioni.

2017:
“Research”, “Palazzo della ceramica”, Caltagirone.
“Martirio Plastico”, Primo Simposio Internazionale di Scultura di Capoterra.
Human Rights-H2O,  Fondazione Opera Campana dei caduti/Rovereto/TN
“Opera frattale subappaltata”,  Fondazione Granata Braghieri, Imbersago (Lecco)
“Sardegna contemporanea” al Man di Nuoro presentata da AskosArte
“Comprendere integra”,  Ex Ospedale San Rocco, Piazza San Giovanni, Matera
Biennale del Libro d’Artista, Castel dell’Ovo, Napoli
Simposio d’Arti Visive, Iglesias, Piazza Municipio
Testimonianze, Residenza d’Artista, Forza d’Agrò (Messina).
Milano e oltre tutto incluso, Camera del Lavoro, Milano.
Pubblica su Amazon  “RockBus, storia di un museo nato rottamato”
Pubblica su Amazon “Artist bullshit job: Artista lavoro di merda”.
Pubblica “Shitstorms on Academy” con Caosfera edizioni, 

2018
Pubblica con la booksprint edizioni “Other Academy”.
Il piacere nei libri, rassegna d’arte erotica, Maschio Angiono (Napoli)
‘HUMAN RIGHTS?’ #EDU, FONDAZIONE OPERA CAMPANA DEI CADUTI ROVERETO – TRENTO – ITALIA
Acque, Teatro Civico di Castello, Cagliari
“Morgana vede, Festival dello Stretto – Arte contemporanea e Scienza”, Reggio Calabra (Grande Albergo Miramare); Stretto di Scilla e Cariddi (Caronte telepass), Messina (Palazzo Zanca).
“Skulls”, Palazzo Ceramico, Caltagirone
“Segni e materia, un viaggio nel contemporaneo”,  la galleria la Baronia di Forza d’Agrò, diretta dall’artista Roswitha Gruber.
“L’Acqua”, Matera – La Mostra Permanente Internazionale del Libro d’Artista “, presso la Biblioteca provinciale “T. Stigliani”.
“Arte in Transito”, Latina, Roma

2019
Pubblica su Amazon “L’Accademia a Cagliari? S’adda fare!”
“MPA Four” al Mac di Caserta
Realizza la Scultura “Accademia Nuragica” a Capoterra.
“Interferenze”, Arte in Sardegna 1944-2019, Chiesa di Santa Croce, Rivoli (To)
“Biennale del libro d’artista”, Complesso monumentale San Domenico Maggiore (Na)
“#Clima-Human Rights”, Fondazione opera campana dei caduti, Rovereto
Entra nella collezione “ErosMart”, il Museo dell’Erotismo, delle scienze, dell’arte e della narrativa dell’Eros di Salerno.
“ResistrOn”, Mostra personale presso il Nuraghe Cuccurada-La Fortezza di Mogoro.
“I’m not the plastic man” mostra internazionale di Arte Postale al MAV di Ericolano.
“Natale ad arte”, Museo Irpino di Avellino.

2020
“DecorAzioni”, Officina d’arte fotografica e contemporanea Dadaboom di Viareggio
Il suo progetto di realizzazione delle Sculture “Accademia Nuragica” viene interrotto a causa del Covid 19.
Espone nell’ Ischia Street Art Gallery di Salvatore Iacono dei suoi disegni poster su carta da spolvero.

LOCKDOWN SOCIAL
30 MAG 2020
VIA GIACOMO GENOVINO – FORIO (ISCHIA)

Banksy , scriverebbe…

Paolo Masi. Pittura, vibrazione e segno: 60 anni di ordinata casualità

FerrarinArte di Legnago (VR) promuove, dal 16 maggio al 14 giugno 2020, la mostra virtuale di Paolo Masi, ” Pittura, vibrazione e segno. 60 anni di ordinata casualità“, a cura di Matteo Galbiati, per consentire ad appassionati e collezionisti che non abbiano avuto la possibilità di vistare l’esposizione reale, allestita poco prima del lockdown presso il Palazzo del Monferrato di Alessandria, di approfondire ugualmente la ricerca dell’artista attraverso un percorso inedito, fruibile liberamente da computer, tablet e smartphone.

L’esposizione comprende una selezione di capolavori realizzati da Paolo Masi (Firenze, 1933), maestro indiscusso nel panorama storico-artistico italiano, negli ultimi sessant’anni della sua intensa, variegata e prolifica attività di studio e sperimentazione.

Sarà possibile fare esperienza della mostra virtuale direttamente dalla propria abitazione, accedendo al sito www.ferrarinarte.it/vgallery/Paolo_Masi/index.html. Il visitatore sarà accolto da un tour virtuale per garantire una visione d’insieme delle due sale che compongono il progetto. In qualunque momento, sarà possibile interrompere la navigazione automatica, soffermandosi su un’opera in particolare o seguendo un itinerario personalizzato. Nella prima sala, oltre alle opere, sono inoltre presenti alcuni pannelli esplicativi, il catalogo sfogliabile ed un video in cui il curatore Matteo Galbiati ripercorre insieme all’artista la mostra allestita al Palazzo del Monferrato di Alessandria.

«L’esperienza di Paolo Masi – scrive il curatore – costituisce un’importante testimonianza che lo colloca nel pieno del dibattito artistico che ha connotato il panorama italiano, e non solo, a partire dalla fine degli anni Cinquanta e che ha messo in forte discussione, se non vera e propria crisi fondante, la pittura. Masi ricorre, senza mai tradirlo, al mezzo pittorico come strumento ancora efficace nel pronunciamento originario e perdurante nella sua attualità rinnovata e rinnovabile, essenziale nel definire un complesso meccanismo di relazioni con chi osserva. Masi, in definitiva, salva la pittura modificandola continuamente; lasciandosi stupire accetta il senso di una libertà d’azione che diviene salvifica. Egli ricerca e sperimenta, con convinta determinazione, la possibilità agente del fatto pittorico, il suo essere testimonianza concreta e attiva, presente e valida, non solo nella contemporaneità artistica, ma anche nella sua estensione di valore sociale. Nell’opera dell’artista fiorentino comprendiamo che la radice e l’essenza del suo rinnovamento e della sua messa in discussione costante è il cercare la verità del reale, nel coglierne le indicazioni come metafore di una possibile trasfigurazione dell’immagine del dipinto semplicemente respirando appieno il vivere del mondo».

L’esposizione virtuale integra ed arricchisce la mostra reale, presentata nel 2020 al Palazzo del Monferrato di Alessandria. Un progetto organizzato dall’Associazione Libera Mente Laboratorio di Idee, presieduta da Fabrizio Priano, nell’ambito della Biennale d’Arte di Alessandria OMNIA III Edizione 2020, in collaborazione con la Camera di Commercio di Alessandria e con FerrarinArte e Kromya Art Gallery, con il patrocinio di Regione Piemonte, Provincia di Alessandria, Comune di Alessandria.

Per informazioni: T. +39 0442 20741, info@ferrarinarte.it, www.ferrarinarte.it.

Paolo Masi nasce a Firenze nel 1933, dove vive e lavora. Dopo aver elaborato negli anni Cinquanta e Sessanta un’attività articolata, complessa e diversificata, si avvicina alle contestuali esperienze analitico-riduttive, scomponendo e riorganizzando sul pavimento e contro le pareti aste di alluminio, specchi, fili o piccole stecche di plexiglas colorato, che estendono anche alla terza dimensione la ritmicità dello “spazio-colore”. La fase successiva coincide con il ritorno alla bidimensionalità attraverso il progetto “Rilevamenti esterni – conferme interne” (1974-76), elaborazione che egli sviluppa all’esterno e all’interno del suo studio con le “Tessiture” (tela grezza cucita) e i “Cartoni” da imballaggio, dove utilizza per la prima volta adesivi trasparenti e coprenti, facendo emergere la struttura interna del materiale. Partecipa alla Biennale di Venezia (1978); alla XI Quadriennale romana (1986); alle mostre “Kunstlerbücher” di Francoforte e “Erweiterte Fotographie Wiener Secession” di Vienna (1980); alla mostra parigina sul libro d’artista (Centre Georges Pompidou, 1985), ad “Arte in Toscana 1945-2000” (Palazzo Strozzi, Firenze, Palazzo Fabroni, Pistoia, 2002) e alla mostra “Pittura Analitica. I percorsi italiani 1970-1980” (Museo della Permanente, Milano, 2007). Le opere successive sono i “Contenitori di forma colore”, le “Serialità” e nuovamente i “Cartoni” (superfici di vario tipo: legno, tela, carta), sulle quali l’artista interviene con una complessa operazione pittorica. La serie di plexiglas “Trasparenze”, iniziata nel 2000, dipinta con la tecnica della vernice spray, permette all’artista di operare una nuova definizione dello spazio attraverso “sollecitazioni cinetico-cromatiche” di luci e ombre. Nel 2016 partecipa alla mostra “Interrogare lo spazio” (FerrarinArte, Legnago VR) e nel 2017 alla mostra “Pittura analitica. Origini e continuità” (Villa Contarini, Piazzola sul Brenta PD e Rocca di Umbertide PG).

PAOLO MASI. Pittura, vibrazione e segno. 60 anni di ordinata casualità
A cura di Matteo Galbiati
Allestimento inedito e mostra virtuale

FerrarinArte, Legnago (VR)
16 maggio – 14 giugno 2020

Segnalato da CSArt di Chiara Serri
Via Emilia Santo Stefano 54
42121 Reggio Emilia

Gallerie d’arte: Angamc scrive al ministro Franceschini

L’ Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, unica voce a livello nazionale a rappresentare la categoria dei Galleristi, ha inviato una lettera al Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, on. Dario Franceschini, per sollecitare l’apertura di un immediato dialogo su temi strategici per un settore duramente colpito dalla prolungata chiusura degli spazi espositivi e dalla sospensione degli eventi fieristici; provvedimenti che hanno aggravato ulteriormente un mercato già in sofferenza a causa di norme restrittive e anacronistiche che non trovano corrispondenza nei concorrenti paesi esteri.

Preso atto dei provvedimenti adottati dal Governo per fare fronte alla grave emergenza sanitaria che ha colpito anche il nostro Paese e atteso l’avvio della “Fase 2”, il presidente Mauro Stefanini e il Consiglio direttivo dell’Angamc hanno ritenuto doveroso, nel rispetto degli associati e di tutta la categoria, richiamare l’attenzione del Governo sulla necessità di dare risposte concrete e immediate alla filiera artistica e in particolare al sistema delle gallerie.

Il settore conta circa 500 gallerie d’arte, il cui forte impatto economico, culturale e sociale sul Paese è facilmente immaginabile. Basti pensare alle 5.000 mostre private realizzate ogni anno, ai 10.000 posti di lavoro creati da attività di gallerie, artisti, curatori, restauratori e trasportatori specializzati, agli ingenti investimenti in cultura per un volume d’affari di centinaia di milioni di euro, a cui si aggiunge tutto l’ indotto che arricchisce il tessuto economico delle città, in particolare nei settori turistico, alberghiero, ristorativo e fieristico.

Quest’ultimo rappresenta l’occasione principale per le gallerie di fare mercato, generando affari per circa il 70% dell’intero fatturato. La prospettiva, sempre più concreta, di posticipare o annullare le principali manifestazioni fieristiche nazionali e internazionali sta creando nella categoria una diffusa preoccupazione. Questa eccezionale fase di crisi potrebbe, infatti, mettere in discussione la riapertura di molte gallerie in Italia, rischiando così la perdita di un know how unico al mondo, oltre ad un’opportunità di crescita e sviluppo per tutto il Paese.

La maggior parte delle gallerie d’arte sono piccole imprese con lavoratori dipendenti e reti di artisti che fanno affidamento esclusivamente su ricavi generati dalle vendite delle gallerie stesse. L’inattività di questo periodo e la conseguente perdita di entrate renderanno sempre più difficile per queste gallerie sostenere i costi dei propri addetti e supportare gli artisti.

«In questa fase – dichiara il presidente Mauro Stefanini – accogliamo favorevolmente gli interventi del Governo mirati alla concessione di esenzioni, a momentanei blocchi dei pagamenti di mutui e utenze, alla proroga dei pagamenti F24 e altre eventuali imposte, ma riteniamo fondamentale riprendere il dialogo su temi strategici per la categoria, come Art Bonus, IVA primo mercato, IVA importazioni e SIAE / diritto di seguito, che abbiamo già avuto modo di portare all’attenzione del Ministero della Cultura e che saranno fondamentali per porre le basi per il rilancio del Sistema dell’Arte. L’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea è pronta e disponibile a dare tutto il suo supporto al ministro Franceschini e per questo auspica l’apertura di un tavolo di confronto post emergenza. Musei, artisti, operatori e collezionisti condividono le stesse preoccupazioni e la politica ha il dovere di ascoltarli».

Angamc – Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea nasce nel 1964 presso l’Unione Commercio, Turismo e Servizi di Milano come Sindacato Nazionale Mercanti d’Arte Moderna; nel 2001 assume la sua attuale denominazione. Suo obiettivo primario è di rafforzare sempre più la struttura del mercato dell’arte incentivandone le potenzialità grazie alla professionalità degli operatori, anche con interventi in ambito giuridico e amministrativo. La figura e l’attività del gallerista sono così definite con chiarezza nei loro aspetti giuridico-amministrativi, culturali, etici e sociali. L’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, organizzata in sei delegazioni distribuite sull’intero territorio nazionale, ha lo scopo di rappresentare e tutelare, in ogni sede, gli interessi morali, economici e culturali della categoria. In campo internazionale, Angamc aderisce a Feaga – Federation of European Art Galleries Association.

Per informazioni: T. +39 02 866737, info@angamc.com, www.angamc.com, www.facebook.com/angamc.official/, www.instagram.com/angamc_official/

Segnalato da CSArt di Chiara Serri

ARTISTAMPS – Interfolio all’Encyclopedie Covid-19

Dopo la Collettiva Internazionale “#Globalviralemergency /Fate Presto”, ecco un altro evento sul problema urgente della pandemia capitalistica globale da Coronavirus 2020 dal titolo “ARTISTAMPS / Interfolio all’Encyclopedie Covid-19”, con una lettura puntuale di come intendere l’ Artistamps d’ artista.

Encyclopedie-COVID-19

Una indagine planetaria che vuole sottolineare la diversa creatività prodotta dagli artisti “marginali attivi” non uniformati al sistema ufficiale dell’arte. Lo scopo della mostra è stato quello di creare una serie di “Interfoli” collettivi, sei in tutto, per un possibile volume enciclopedico del problema COVID-19 che potesse aggiornare idealmente quel compendio del sapere sulla realtà naturale degli eventi e dei meccanismi che regolano e magari sconvolgono, come per esempio oggi, l’umana l’esistenza.

Insomma, una sorta di pagina aggiuntiva inserita in un libro, in una nuova enciclopedia tra pagina e pagina per inserire appunti, – oppure come in questo caso – delle immagini, dei francobolli d’artista pensati come una interferenza e una presa di posizione tra i dati noti e meno noti della conoscenza umana.

Con il termine Artistamps, si intendono i “Francobolli d’Artista”, le creazioni grafiche degli artisti (francobolli errati, non ufficiali e non postali) che orbitano di preferenza nella Mail Art, nella Poesia visiva e più in generale nella cosiddetta arte Concettuale, opere che ricordano e reinterpretano in maniera originale le affrancature emesse dai Servizi postali ufficiali delle varie nazioni.

Perché possano venire considerati francobolli d’artista (artistamps), i lavori devono avere forma di francobollo, che poi questa forma base venga spesso stravolta fa parte dell’operazione artistica, sempre nel limite che essa sia ancora riconoscibile e quindi possa essere ancora recepita visivamente in quanto tale.

Per far sì che un limite venga davvero superato occorre che ci sia la premessa e quindi l’illusione di avere in mano un “francobollo”. Tuttavia, se sono “in forma di francobollo”, non vuol dire necessariamente che i francobolli d’artista “lo sono davvero” quindi, non sono semplici creazioni tipografiche a valore legale in funzione di una reale spedizione postale.
Si considera provvisoriamente la forma di un francobollo per indicare una funzione momentanea, per poi, magari trovare subito dopo un diverso ordine e sbocco linguistico, diventando molto spesso efficace messaggio poetico capace di viaggiare e superare barriere e limiti fittizi.

Le opere di Artistamps, spedite per posta viaggiano da un capo all’altro del pianeta e molto spesso si completano con i timbri. buste, e i francobolli sono la chiara testimonianza di un viaggio che si arricchisce sempre più di nuove proposte comunicative diventando molto spesso parte dell’opera stessa. Ecco svelato il potere dirompente, trasformatore e liberatorio della parola “In Forma” capace di dominare, nonostante la provvisoria condizione di condividere in parte le caratteristiche base di un francobollo.

In questa rassegna internazionale vengono presentati 6 fogli collettivi di 12 Artistamps ciascuno con 72 opere da altrettanti artisti internazionali che si sono confrontati da diverse latitudini del globo sul problema urgente della pandemia capitalistica planetaria da COVID-19, mettendo in mostra, le difficili contraddizioni dell’attuale precaria società dei consumi.

Artisti presenti: Vittore Baroni, Alexander Limarev, Anna
 Boschi, Carl T. Chew, Coco Gordon, Ernesto Terlizzi, Fernando Aguiar, Filippo Panseca, Gabi Minedi, Gianni Marussi, Giovanni Bonanno, Giovanni Fontana, James Felter, John M. Bennett, John Held, Jose Molina, Lamberto Pignotti, Kiki Franceschi, Leonor Arnao, Luc Fierens, Lars Schumacher, Luisa Bergamini, Mauro Molinari, Oronzo Liuzzi, Paolo Gubinelli, Paolo Scirpa, Patrizio Maria, Pier Roberto Bassi, RCBz RCBz, Reid Wood, Rosalie Gancie, Ruggero Maggi, Ryosuke Cohen, Serse Luigetti, Natale Cuciniello

Conversazioni interrotte, manuale di antropologia telefonica a denominazionedi origine incontrollata

La scrittura avanguardista e pioneristica della prolifica scrittrice Barbara Appiano, autrice di numerosi libri, romanzi, e saggi di formazione destinati alle scuole, si rivela ancora una volta in un azzardo linguistico, satirico e ironico, in un’opera in cui a parlare è un telefono cellulare. “Lui” parla in prima persona di noi, dell’umanità tecnodipendente intossicata dal mondo virtuale e relativa sindrome di narcisismo acuto coadiuvato dall’ossessione compulsiva di “messaggiare costantamente”.

Si tratta di un’opera all’avanguardia linguistica e strutturale, in cui la grammatica è la matematica dell’ironia, che già dal titolo “Conversazioni interrotte, manuale di antropologia telefonica a denominazione di origine incontrollata” ci aspettiamo una narrazione fuori dal comune, dove parlano gli oggetti che l’autrice fa parlare quasi avessero un’anima.

Si tratta di uno smartphone, l’io narrante di quest’ultima opera, un telefono umanizzato che diventa l’io che parla a nome di tutti i cellulari diventati una presenza costante e ossessiva, che ha ispirato l’autrice spesso in viaggio sui treni, che si ritrova a prendere durante le trasferte culturali.

È qui che l’autrice si trova vis a vis con viaggiatori ostaggio di telefoni, e relativi auricolari, che con lo sguardo perso nel vuoto parlano come scrive l’autrice “da soli”, nella moltitudine degli altri viaggiatori.

Ma in realtà si tratta di solitudine visto che come scrive la Appiano se mai un gentiluomo del diciannovesimo secolo ritornasse dal suo secolo per entrare nel nostro, il ventunesimo, non ci capirebbe mentre parliamo da soli passeggiando, mangiando e forse anche “dormendo”.

Barbara Appiano è un fervente fenomeno letterario, in continuo movimento, con all’attivo ben 17 libri (e molti altri sono in preparazione).
I suoi libri mantengono una ricerca senza sosta della bellezza e della verità, spaziando nell’ambito sociale e contemporaneo, nella conservazione dei beni artistici e monumentali italiani, in difesa della natura e delle specie a rischio di estinzione e in difesa dei disabili psichiatrici e della malattia mentale.
Barbara Appiano collabora con varie istituzioni nazionali e internazionali quali Il MuMa, Il Museo del Mare di Milazzo, l’ Associazione Nazionale dei Familiari dei Pazienti Psichiatrici “Abbraccialo x me”, e ancora “Amici per sempre”, un’associazione fondata dal medico chirurgo primario ospedale di Desio Dott.Dario Maggioni, con il progetto internazionale per la salvaguardia della fauna selvatica africana a rischio di estinzione quali elefanti e rinoceronti Pengo Life Project.
La Appiano collabora inoltre con il Gruppo Donatori Sangue della Presidenza del Consiglio dei Ministri Palazzo Chigi, il Comitato RicostruiamoSaletta.org per la ricostruzione del borgo Saletta, frazione di Amatrice, devastata dal terremoto del 24 agosto 2016, con il Centro Cardiologico Monzino per la ricerca cardiovascolare, con l’Istituto Oncologico Europeo per la ricerca oncologica, con la rivista cartacea internazionale per la cultura “Le Muse”, diffusa in tutto il mondo, e infine collabora con il Corriere dello Spettacolo, giornale per la cultura fondato dal dott. Stefano Duranti Poccetti.
L’autrice è stata ospite in passato al Maurizio Costanzo Show, ha partecipato numerose volte alla trasmissione televisiva “Libri oggi” condotta dal critico letterario Dott. Andrea Menaglia sul Canale nazionale Italia 161, in cui ha presentato i suoi numerosi libri, oltre ad essere stata intervistata da Radio Cusano Campus, Radio Onda Web di Napoli, Radiodueminutiunlibro.it, mentre alcuni suoi racconti sono stati letti da Maria Cocozza del TG5 nella trasmissione Arca di Noè.
Nel passato ha collaborato come marketing manager per conto della multinazionale svizzero tedesca SIG pubblicando articoli tecnici su applicazioni industriali sviluppate per Bmw, Danone, Iveco, Fairchild, su testate di settore quali Automazione Oggi, Assemblaggio, Packaging.
L’autrice ha lavorato con lo scrittore Domenico Rea (Premio Strega), è stata collaboratrice della rivista mensile Cosmopolitan con articoli di costume e società riguardo la sua città di origine che è Torino, ed è stata nominata dal Ministero dei Beni Culturali “Lettrice d’eccezione”, per la sua attività di lettrice nelle scuole, con la quale collabora in particolare con gli alunni della scuola primaria Carrubaro di Milazzo, per l’illustrazione del libro “Dighe e cascate finchè ci sarà sete,” in partnership con il Museo del Mare di Milazzo, con gli alunni delle quinte classi della scuola primaria F.D’Assisi di Correggio (RE) per le illustrazioni interne del libro di aforismi “Motel Insonnia Parking, dal dormiveglia al sonnambulismo la poesia resta sveglia”
Il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, che ha ricevuto e letto i suoi libri si è congratulato con Barbara Appiano per la creatività finora espressa e per i temi che il medesimo Presidente condivide, quali difesa ambiente, diffusione dell’arte e impegno nel sociale.
Molti suoi libri hanno il patrocinio di diverse grandi istituzioni, il cui ricavato delle relative vendite viene donato in beneficienza alle associazioni interessate.

Leggi la prefazione a cura di Francisetti Brolin Sonia

Le occasioni del silenzio

Scrive Rocco Zani a proposito della mostra ‘Le occasioni del silenzio nell’ambito del progetto ‘ad Arte in Dimora – Discovery of Urban Site‘, ideato assieme all’artista Mariangela Calabrese :

“Il rischio di un abbandono riflessivo si fa marcato in questo tempo malconcio, come se lo spaesamento defluisse in una nuova condizione: di assenza, di vuoto, di vertigine. Tempo malato e non identificabile e pertanto capace di un inedito pencolamento. L’arte – finanche l’arte – sembra ritrarsi come bassa marea, riponendo lo sguardo e l’idea – falcidiati, offesi, imbarazzati – in un periferico largario di assenze. Come in attesa di un divenire smarrito, orfano di coordinate e accenti.

Sarà di nuovo la memoria a ripristinare il volano? O tutto accadrà per ressa, per sfinimento, per lampi lunari? Resta oggi un crinale incerto su cui disporre sacchi di sabbia e incidere trincee d’avamposto. Non per difendere l’indifendibile piuttosto per testimoniare la presenza – non già l’assenza – di un accampamento sopravvissuto, di anime in transito, di occhi che custodiscono – ancora stralci di immaginifico.

Ecco allora che Le occasioni del silenzio possono (e devono) essere altre e propiziatorie, epilogo di una temporalità non completamente esaurita ed esordio acerbo, al contempo, di rinnovate possibilità, di germinali traiettorie. Nasce in un mondo altro questa esperienza di comuni sguardi, senza un orientamento preallertato o come resa dei conti, piuttosto come voce estesa, guardiana, ventosa. Nasce nella bellezza del vuoto, come tassello testimoniale di un mosaico assai più ampio. E mai come ora senza confronto alcuno di echi e indizi, di affabulazioni o di parole non dette. Dieci autori come comunità. Ovvero luci diffuse in un attraversamento notturno, paletti di appiglio e di sosta. Per ognuno di loro, per ognuno di noi. Come i loro indirizzi cromatici, al pari dei segnali riposti sui piani o sull’indolenza del legno e del ferro. Opere sospese tra i rovi e i fiori di un paesaggio che non è più emarginato o alveo occasionale, ma anch’esso universo finalmente (e diversamente) percettibile. Bagliore e presenza. Anzi, pare quasi che le opere siano affidate alla magnanimità della natura, come figliolanza gracile tra le braccia e il cuore di una madre consolante.

Affida al pronunciamento del rosso la “custodia del dire” Mariangela Calabrese, quasi a insanguinare le ore del cielo mentre il mare è cucitura ardita di aliti e boati. Sa di echi campestri e di memorie mai disperse il viaggio di Alberto D’Alessandro, di minuscoli crateri in cui le voci e gli occhi hanno trovato ripari appartati. Scie o traiettorie senza bavaglio sono quelle che Viviana Faiola accende sulla campitura come estrema e reiterata pronuncia di presenza. Di lotta, di sguardo. Anime o presagio per Elmerindo Fiore, quasi a ribadire l’incustodita assenza, l’ombra generosa e la recita durevole che profetizza l’epilogo e di questo l’oltre. La pittura di Giovanni Mangiacapra consuma vertigini e attese e l’occhio penetra i vizi e l’inedia. Come folate di cenere per ridisegnare ipotesi di luoghi o cortili. Un dire di tracce tonali quello di Bruno Paglialonga, di indizi soffocati, quasi a sopprimere l’alito e l’argine della tela. Senza compromesso alcuno perché la scrittura sia incantamento e appiglio. Saldo e spoglio il tempo narrativo di Michele Peri. Arroccato sui cardini del tramonto – la sua ora – quando la terra gravida si offre alla luna e le litanie della ricordanza si fanno sagome. E’ luce profetica quella che Enzo Sabatini sparge e dilunga nella ritualità della forma. Incastonandola a mo’ di specchi minuti perché con essa – con la forma – tutto diventi lievito. La fusaggine si fa ferro e viceversa nel segno primitivo e sensuale di Jano Sicura. In un periscopico gioco di legature e intrecci – di abbracci e di rimozioni – tutto appare pronunciatamente sospeso. Trasparire, quasi fosse parola ormeggiata. E’ uno svelamento accecante quello che Antonio Tramontano sperimenta lasciando all’occhio lembi e varchi, sollievi e percettibili ragioni.”

Il giorno 15 aprile prossimo alle ore 17:00 avrà luogo un “virtuale vernissage in diretta” interamente ospitato nella pagina Facebook di ad Arte in Dimora – Discovery of Urban Site.

L’Arte non si ferma allo Spazio COMEL

Prosegue con successo la mostra virtuale #lartenonsifermaallospaziocomel, inaugurata lo scorso 21 marzo con l’invito a tutti gli artisti a partecipare. Questa raccolta di opere è diventata un diario quotidiano delle idee, delle speranze e dei desideri di quasi 70 artisti, consultabile sulla pagina Facebook e sul profilo Instragram dello Spazio COMEL Arte Contemporanea.

Pittura, scultura, fotografia, disegni, collage, digital art: tante le tecniche, i linguaggi e gli stili per una variegata panoramica sul momento attuale. Un momento di grandi incertezze in cui l’arte oltre ad avvicinare, può donare un momento di svago, di nostalgia, come pure di riflessione su quanto ci circonda in questo periodo.

Gli artisti, dai più navigati ai giovani talenti, nuove e vecchie conoscenze dello Spazio COMEL provenienti da tutta Italia e anche dall’estero, hanno generosamente partecipato inviando la foto di un’opera relativa alla produzione più recente, rappresentativa del proprio stato d’animo al momento o semplicemente del proprio percorso artistico.

Ma la mostra virtuale non finisce qui: chiunque voglia partecipare può continuare a farlo, perché finché questa terribile epidemia continuerà, anche lo Spazio COMEL, per ora solo on line, vorrà continuare a tenere compagnia ai tanti appassionati d’arte con immagini positive, contenuti interessanti che possano per qualche momento distrarci dalle brutte notizie e dalla preoccupazione di questi giorni.

Dunque l’invito è sempre aperto: tutti gli artisti possono inviare la fotografia di una loro opera con la didascalia completa all’indirizzo email eventi@spaziocomel.it, la partecipazione è gratuita.

Spazio COMEL Arte Contemporanea
via Neghelli, 68 – Latina
tel. 0773.487546 – email: info@spaziocomel.it
sito: www.spaziocomel.it
Eventi e info sulla pagina Facebook

La Terra di Bari nelle incisioni

Andria, Bari, Barletta, Bisceglie, Bitetto, Bitonto, Conversano Giovinazzo Gravina, Minervino, Molfetta, Monopoli, Polignano , Trani… sono solo una parte delle città dell’antica ‘Terra di Bari ‘ (o Peucetia), Ottava Provincia del Regno di Napoli, ‘recensite’ dall’ Abate Giovanni Battista Pacichelli (1641-1695) nel suo ‘Il Regno di Napoli in Prospettiva‘, edito da Michele Luigi Mutio, nel 1695.

Ravvivando l’antico titolo di Peucetia in questa Provincia – scrive il nostro nel cappelleto introduttivo al capitolo riguardante la Terra di Bari – non ci persuadiamo già di dare ad intendere la medesimezza, per così dire, dell’una, e dell’altra, ma una participatione considerevole della prima nella seconda. E’ appunto la Puglia del tratto piano, con qualche portione della Japigia, e del paese vecchio de’ Pedicoli, e Messapi. Chiamasi volgarmente Terra di Bari, per la sua Contea, e Ducato, che risplendea nella Città, hoggi Regale, di questo nome. Assai largo era il territorio della Puglia, che s’interpretava una volta per tutto il Regno. Voglion che derivasse dal Ree Appulo qui antico Signore, o dal Fonte Greco, siccome scrive Paol.Diac. delle Cose Longobarde 2.21. “A perditione nominatur, citius enim ibi solis fervoribus Terra virentia perduntur”, o dal Latino, e dall’A Pluvia quasi senza pioggia, per la sua nativa siccità, significando anche maraviglia, per l’altra radice Greca, sendo fertilissima di Grani senz’acqua, per la scartezza de’ fonti, e percossa lunga de’ raggi del sole.(…)”

Assieme alle ‘recensioni’ dei luoghi visitati nel suo viaggio, il Pacichelli metteva una o più vedute prospettiche corrispondenti. Incisioni che davano immagine alle sue descrizioni… incisioni che Leonardo Basile ha elaborato digitalmente e, assiemando il tutto con amorevole maestria, ha trasformato in un originale documento storico in formato video.

Il video è visionabile al seguente indirizzo Youtube mentre tutte le immagini utilizzate per la sua realizzazione a quest’altro indirizzo. Accompagnano le immagini le note del ‘Lonely Mountain‘ di Rafael Krux.

Immagini collegate:

CAMERA è in smart working

Lo spazio virtuale di racconto e condivisione di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia resta aperto e fruibile – nonostante il centro espositivo sia chiuso in base alle disposizioni in vigore – attraverso video, immagini, storie, curiosità pubblicate sui nostri canali social sotto il cappello dell’hashtag #CAMERAonair, il palinsesto di rubriche online di e sulla fotografia “made in CAMERA”.

Il lavoro creativo del team di CAMERA, rigorosamente in smart working, è partito dalla mostra Memoria e Passione. Da Capa a Ghirri. Capolavori dalla Collezione Bertero – aperta al pubblico il 20 febbraio per nove giorni appena – che racconta il nostro passato e le radici del nostro presente, oltre all’evoluzione della fotografia italiana e internazionale dagli anni Trenta fino alla fine del secolo, con quasi 300 scatti di cinquanta autori provenienti da tutto il mondo.

Prendendo ispirazione dalla ricchezza delle immagini in mostra e volendo continuare a raccontare le tante storie che la fotografia può offrire anche “al tempo del Corona Virus”, sono nate molte nuove rubriche:

FOTO-FOCUS, A SPASSO CON GUIDO
Il collezionista Guido Bertero, dalla cui preziosa collezione fotografica ha preso forma la mostra Memoria e Passione. Da Capa a Ghirri ci accompagna attraverso le sale raccontandoci aneddoti e ricordi di alcune delle opere a cui è più legato che ha cercato con tenacia e acquistato con determinazione perché diventassero parte fondamentale della sua collezione.

FOTO-NOTE
Il direttore di CAMERA Walter Guadagnini, dal suo studio di casa, ci racconta alcuni dei passaggi salienti della storia della fotografia italiana e internazionale partendo da un fotografo o da una fotografia in mostra. Dalla capacità di cogliere il momento cruciale dell’azione di Robert Capa, alla Dolce Vita e i suoi Paparazzi, dall’America anni ’30 della leggendaria campagna fotografica Farm Security Administration, alla mondanità emergente di quella che sarà la Milano da bere rappresentata dalle immagini di Carla Cerati fino all’opera di Mimmo Jodice che, accentuando la dimensione simbolica dell’immagine, indaga livello urbano, paesaggio e patrimonio culturale tipici dell’area mediterranea.

FOTO-CLIP
Joan Fontcuberta, Paolo Pellegrin, Gianni Berengo Gardin, Zanele Muholi, Cristina De Middel, sono solo alcuni dei fotografi che nell’ultimo anno sono stati ospiti di CAMERA e hanno raccontato al pubblico la propria idea di fotografia. Grazie all’apertura del canale Vimeo di CAMERA possiamo ascoltare i loro incontri del programma de “I giovedì in CAMERA” comodamente seduti sul divano di casa.

FOTO-PLAYLIST
Quanta musica stiamo ascoltando in questi giorni? Ci siamo così resi conto che le fotografie in mostra sono un’ottima ispirazione per creare nuove playlists con le quali accompagnare le nostre giornate casalinghe. Sul profilo di Youtube di CAMERA troviamo quindi sei playlists – sei, come le sale del nostro centro espositivo – ispirate alle foto in mostra. Le possiamo, quindi, ascoltare da casa, e, quando riapriremo, proveremo ad accompagnare la visita con un po’ di buona musica.

FOTO-PODCAST
Tanti sono i testi di fotografia che abbiamo al nostro bookshop e che peccato non poterli leggere! Allora, nell’attesa di riaprire le pagine di quei libri dal vivo, ascoltiamone alcuni estratti audio in versione podcast sui nostri canali social.

FOTO-STORIE
CAMERA è anche “Censimento della raccolte fotografiche in Italia”, progetto iniziato con il Ministero per i Beni e la Attività culturali e per il Turismo: di foto d’archivio ne troviamo davvero tante su www.censimento.fotografia.italia.it. Possiamo perderci tra le immagini del sito oppure ispirarci ad una fotografia che sceglieremo nei prossimi giorni e pubblicheremo sui nostri canali social per liberare la fantasia e scrivere un breve racconto ispirato alla fotografia stessa.

FOTO-TALENTS
CAMERA rappresenta l’Italia all’interno di FUTURES Photography, programma internazionale per la valorizzazione di artisti emergenti cofinanziato dall’Unione Europea. I fotografi e artisti selezionati all’interno di tale progetto offriranno il proprio punto di vista nel rapporto tra fotografia storica e contemporanea, con contributi video.

FOTO-LAB
1 / CAMERA KIDS A CASA
Per i bambini e le loro famiglie, CAMERA, in collaborazione con ARTECO, ha creato una versione online dei laboratori domenicali CAMERA KIDS. Un’occasione per svolgere attività ludico ricreative legate alla fotografia a casa muniti di carta, colori e fantasia.

2 / FOTOGRAFARE LA STORIA E INTERPRETARE LA CONTEMPORANEITÀ
Pensando agli insegnanti delle scuole secondarie di secondo grado, CAMERA e ARTECO, progettano in questi giorni una serie di guide a partire dalle fotografie dell’Archivio Publifoto di Intesa Sanpaolo a confronto con le opere della mostra Memoria e passione. Da Capa a Ghirri; le guide sono un supporto ai docenti che stanno continuando a fare lezione ai loro alunni da casa. Un modo per offrire spunti didattici e di riflessione attraverso la fotografia.
Questa speciale iniziativa è realizzata grazie al supporto dell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo nell’ambito di Progetto Cultura, il programma triennale delle iniziative culturali della Banca.

Alcune rubriche sono già state pubblicate sui nostri canali social, altre arriveranno nei prossimi giorni.

#staytuned #iorestoacasa #andràtuttobene #laculturacura #divisimauniti

I canali social di CAMERA:
Facebook/ @CameraTorino
Instagram/ @cameratorino
Twitter/@Camera_Torino #CAMERAtorino

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia nasce dalla volontà di dotare l’Italia di una struttura dedicata alla fotografia come forma di linguaggio, di documentazione e di espressione artistica, con l’obiettivo di valorizzare e promuovere la fotografia italiana in un dialogo permanente e creativo con le esperienze internazionali.

CAMERA / Centro Italiano per la Fotografia , Via delle Rosine 18 / 10123 Torino Italia
www.camera.to

Segnalato da Studio ESSECI di Sergio Campagnolo

La Notte Bianca del CAMeC

Il 19 marzo è San Giuseppe e alla Spezia è festa patronale. Un’immensa fiera invade la città per quattro giorni con gli odori di zucchero filato e nocciole tostate che si mescolano a quelli della primavera che sta arrivando. Per il CAMeC, San Giuseppe vuol dire Notte Bianca: mostre aperte gratuitamente per tutti, eventi fino a tarda sera, incontri e abbracci.

In questi giorni difficili, l’evento si terrà ugualmente, ma in una formula diversa, per non rinunciare a ritrovarsi insieme. La Notte Bianca del CAMeC diventerà virtuale, accogliendo i visitatori sabato 21 marzo, alle ore 21.00, sulla pagina Facebook del Museo: www.facebook.com/museo.camec.

Ad animare la serata, ma anche le ultime settimane di marzo, saranno gli amici BAU che hanno inaugurato lo scorso 21 febbraio, al piano 0 del Museo, la mostra che celebra i sedici anni di attività del gruppo.

Con loro, saranno sviluppate due iniziative:
Un’adunata digitale che chiama all’appello gli oltre 1.000 autori che in questi 16 anni di attività “si sono infilati” in altrettanti contenitori di cultura contemporanea. L’appello li invita a popolare la pagina Facebook con la loro creatività: testi, foto di opere vecchie e nuove, idee, ricette di vita (e cucina).
La Notte Bianca dell’arte, dove assisterete in sequenza – a partire dalle ore 21.00 – ad una serie di performance storiche del gruppo.

I responsabili del Museo ringraziano «il MiBACT che con l’hashtag #iorestoacasa ha popolato di cultura le nostre abitazioni, l’ICOM che con #laculturanonsiferma ci tiene tutti stretti in rete a raccontarci cosa facciamo e l’Associazione Nazionale Piccoli musei che con #chiusinonfermi ci dà la spinta giusta a inventarcene sempre di nuove».

Associazione Culturale “BAU” nasce nel 2004 a Viareggio ad opera di un gruppo di autori con esperienze decennali quali operatori nell’ambito della ricerca artistica e attenti ai multiformi aspetti della cultura del nostro tempo. In ambito locale e mediante collaborazioni nazionali e internazionali, il progetto si è rapidamente segnalato come vivace punto d’incontro per attivare dialoghi, confronti e scambi ad ampio raggio tra le più varie discipline espressive. “BAU” assembla ogni anno l’omonimo “Contenitore di Cultura Contemporanea”, un cofanetto in tiratura limitata che racchiude opere originali di numerosi autori. La pubblicazione raccoglie l’eredità delle riviste d’artista e “ad assemblaggio” degli anni Settanta-Ottanta (tra cui “Aspen” di Phyllis Johnson, “Geiger” di Adriano Spatola, “Tèchne” di Eugenio Miccini, “Assembling” di Richard Kostelanetz, le riviste ad assemblaggio di Fluxus – “Fluxs Yearbooks” e “Fluxus Kits” – e della mail art “Commonpress”, “Le Point d’Ironie”, “Karimbada”, “Arte Postale” ecc.), aggiungendo una originale dimensione di lavoro di gruppo e di condivisione progettuale e di idee, che si esplica anche nell’organizzazione di mostre, convegni ed eventi. In sedici anni di attività, dal numero 0 al numero 16 della rivista-laboratorio, la ‘rete’ di “BAU” ha coinvolto oltre mille autori da trentacinque nazioni. Il cofanetto “BAU” è presente in importanti musei, archivi, fondazioni e collezioni, come il Centre Pompidou di Parigi, il MaRT di Rovereto, la Tate Modern Library di Londra, il Museo del Novecento e la Triennale di Milano, il Museo di Arte Moderna di Miami, la Beinecke Rare Book & Manuscript Library della Yale University del New Haven in Connecticut ed altre importanti sedi. Dal 2014, un Comitato scientifico in progress, composto da qualificati operatori, si affianca al lavoro della Redazione nel ricercare nuovi contatti da coinvolgere nella rivista e nell’identificare situazioni ed eventi capaci di amplificare il raggio d’azione del progetto.

Fanno parte del Comitato: Paolo Bolpagni, Viana Conti, Paolo Credi, Valerio Dehò, Andrea Del Guercio, Paolo Della Grazia, Duccio Dogheria, Caterina Gualco, Alessandro Ludovico, Enrico Mattei, Carlo Palli, Guido Peruz, Antonello Pesenti, Patrizio Peterlini, Marco Pierini, Sandro Ricaldone, Giandomenico Semeraro, Marvin A. Sackner, Maurizio Vanni, Alessandro Vezzosi.

Per informazioni:

camec@comune.sp.it, http://camec.museilaspezia.it .

Two Thoughts di Svenja Deininger

Collezione Maramotti è lieta di annunciare l’apertura della mostra Two Thoughts di Svenja Deininger.

La Pattern Room raccoglierà un ciclo di nuove opere pittoriche concepite dall’artista austriaca specificamente per questo progetto e in dialogo con quattro dipinti degli anni Venti dell’avanguardista polacco Władysław Strzemiński,  in prestito dal Muzeum Sztuki di Łódź.Partendo da un quadro del 2018 acquisito dalla Collezione Maramotti e prendendo spunto dalla ricerca di Strzemiński e dalle sue Architectural Compositions realizzate quasi un secolo fa, Deininger ha lavorato su numerose opere contemporaneamente per giungere alla selezione finale dei dipinti, alla “frase” che essi compongono sulle pareti della sala.

Deininger concepisce infatti le sue opere all’interno di un processo ininterrotto: ogni dipinto, sul quale lavora anche per lungo tempo, non è un’entità conclusa, ma un tassello del discorso creativo che conduce l’artista a visualizzarne la collocazione in un contesto spaziale definito. Affine alla generazione di unità lessicali e alla contemporanea elaborazione di una loro sintassi, il processo creativo di Deininger prende forma attraverso passaggi successivi e pazienti sulla superficie di ogni singola opera e si sviluppa nei rapporti tra i diversi dipinti.

Le texture, le consistenze e gli spessori che si svelano a una distanza ravvicinata dalle opere sono ottenuti dall’artista mescolando gesso, polvere di marmo o colla ai colori ad olio –materiali che assorbono e restituiscono la luce in modo differente – così come procedendo per stratificazioni di colore e lavorando sia sul fronte che sul retro delle tele.

Le composizioni di linee e colori rimandano a una dimensione astratta, ma l’immaginario di Deininger attinge alla realtà di forme e oggetti concreti, che sono poi trasposti e ibridati sulla tela, ricombinati per aprirsi a nuove interpretazioni possibili. Anche l’apparenza piatta della superficie delle opere è spesso scardinata da un’osservazione attenta, che rivela livelli diversi di profondità e rapporti talvolta prospettici tra gli elementi.
Deininger, che lavora esclusivamente con la luce naturale, dipinge reagendo passo dopo passo alle fasi successive della generazione stessa delle opere, nel tempo del loro farsi, della loro “messa al mondo”. La sua pittura è sperimentale nel processo – di cui gli errori e i cambi di direzione sono parte connaturata – ed esatta e calibrata nel risultato formale.

In questo progetto connesso e ispirato a Strzemiński emerge la riflessione di Deininger sulla ricerca di un artista della generazione dell’Avanguardia, lontano dal punto di vista storico e teorico, ma in cui riecheggiano affinità formali inaspettate e una comune profonda ricerca sull’essenza della visione e della pittura.

La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione con testi di Luigi Fassi, Paulina Kurc-Maj e Władysław Strzemiński.

8 marzo – 26 luglio 2020
Visita con ingresso libero negli orari di apertura della collezione permanente.
Giovedì e venerdì 14.30 – 18.30
Sabato e domenica 10.30 – 18.30
Chiuso: 25 aprile, 1° maggio

Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66, Reggio Emilia
Tel. +39 0522 382484
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Integr’Azione: Vita d’Arte e Arte di Vita.

La mostra Integr’Azione celebra l’arte di vivere, la qualità relazionale dell’identità alla differenza nel chiasmo donante del riconoscimento, in una collettiva annuale d’arte integrata e itinerante, dal 23 al 27 Marzo dalle 10 alle 16, Sesta Edizione 2020, presso l’Istituto Leonarda Vaccari, in Viale Angelico 22 a Roma, partecipata da artisti emergenti unitamente ai ragazzi dell’Istituto Leonarda Vaccari, del Centro Don Orione, dell’Opera Don Calabria, del Don Guanella, del Sant’Egidio e della Fondazione Don Carlo Gnocchi.

L’Istituto Leonarda Vaccari, presidente la prof.ssa Saveria Ghia Dandini de Sylva, in collaborazione con l’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea, presidente il critico e ArteTerapeuta, prof.ssa Fulvia Minetti, cerimonia la mostra artistica con il conferimento dei diplomi e la lettura della critica in semiotica estetica delle opere di tutti i partecipanti, per la condivisione del valore dell’identità, della riconoscenza alla ricchezza reciproca della differenza, del senso universale dell’espressione artistica e del divenire dialettico dell’essere, in Convenzione Formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre e con il Patrocinio della Regione Lazio e di Roma Capitale.

L’Integr’Azione non chiude nel cerchio elettivo della norma pregiudiziale di un modello identitario; è “l’unità dell’essersi”: un atto etico di solidarietà è il luogo umano della solidità, che vincola l’io all’altro per l’intero del se stesso. L’altro è la condizione di senso e di verità. La sostanza dell’identità è una relazione: di sé è sempre all’altro e l’emarginazione nega, con l’esistere dell’altro, l’essere stesso del negante. Nessuno fra due orizzonti di sguardo possiede la verità: la verità è fra di essi, al luogo di eccedenza, che si trova andando, un poco, al di là di se stessi. Il carattere itinerante della mostra raccoglie l’attestazione d’esistenza lungo la fenomenologia degli incontri.

Accademia Internazionale di Significazione
Poesia e Arte Contemporanea
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