Nicoletta Belli

Scrive Maria Palladino (critico d’arte e curatrice) a proposito della pittrice Nicoletta Belli e della mostra personale ” La Vibrazione del Colore” presso Ocragialla Faber di Conegliano : « L’opera di Nicoletta Belli si configura, fin dalle origini, quale un approccio al reale di tipo razionale ed empatico al contempo, che grazie ad un procedimento di destrutturazione della forma e del contenuto in componenti distinte, secondo un’interpretazione analitica, giunge ad una fase sintetica di ricostruzione di una propria personale visione, di uno stile, non esente da una componente spirituale del rappresentato.

Muovendo da una prima fase di riproduzione figurativa secondo canoni tradizionali, la pittrice sperimenta la linea quale contorno e definizione dei volumi e delle masse, ovvero strumento per arginare e giustificare entro precise e delimitate campiture la sua materia, ovvero il colore.

Successivamente questa delimitazione si rompe e si scompone alla ricerca della forma pura negli oggetti del suo interesse pittorico, che sono essenzialmente elementi naturali quali: nature morte, paesaggi, animali, ritratti. La totalità si frange e si scompone in costituenti geometrici regolari e irregolari, secondo la lezione di Cèzanne, padre delle Avanguardie del primo ‘900 e in particolare del Cubismo, e che già nel 1907 teorizzava la sintesi della realtà secondo “il cilindro, la sfera e il cono”, giungendo altresì ad un abbandono del concetto di prospettiva inteso in senso rinascimentale come originantesi da un punto di vista unico, prendendo in esame invece una molteplicità di punti di vista in una stessa immagine. A Cèzanne si devono inoltre importanti innovazioni dal punto di vista cromatico, che sfruttano gli accostamenti e le giustapposizioni di diverse tonalità e gli effetti di luminosità, volumetria e sensorialità derivanti.

Allo stesso modo il pittore e teorico russo Vasilij Kandinskij, nel suo trattato del 1912 “Lo spirituale nell’arte” prende in esame gli abbinamenti possibili fra colori primari e secondari e la loro riconducibilità a forme geometriche pure, come ad impressioni sensoriali, prima di tutto uditive e musicali, sviluppando il concetto di una sinestesia possibile per cui ad ogni tonalità corrisponderebbe un timbro, riconducibile anche ad una lettura in chiave spirituale e intuitiva, teosofica degli oggetti.

E’ ad una sinestesia sensibile, per cui ad ogni creatura vivente o costituente naturale è possibile abbinare una propria peculiare armonia e ad una metonimia che in un primo tempo dissolve, per poi ricomporre, tutto quanto oggetto della sua arte, che Nicoletta Belli opera, tracciando una linea ideale che ripercorre le Avanguardie dall’inizio del secolo scorso al primo ventennio del ‘900, fino ad arrivare ai giorni nostri e ad una ridefinizione del concetto di Pop Art.

In particolare vengono prese in esame e messe in discussione le dimensioni possibili del soggetto: la tridimensionalità suggestivamente indotta attraverso la scomposizione di forma-contorno e materia-colore dà adito ad osservarne la quarta, ovvero il tempo, il quale attraverso il movimento generato dalla presa in esame di differenti punti d’osservazione: frontale, di tre quarti e dall’alto, produce un’impressione cangiante, vibratile e sfociando nell’ambito della psiche, alla ricerca di un approccio spirituale e metafisico con le cose.

E’ come se l’artista stessa cercasse un rispecchiamento, confrontandosi con l’oggetto della sua creazione, riversando in esso la propria inclinazione razionale ed empatica che si propone di essere oggettiva pur perseguendo un proprio linguaggio, una propria traduzione stilistica, conferendo allo stesso tempo autonomia ed un carattere di universalità a quanto preso in esame, come Kandinskij usava descrivere quegli artisti che secondo lui meritavano di essere definiti “cercatori di interiorità nell’esteriorità”: ovvero coloro che sanno riconoscere e far affiorare in una natura morta una natura viva, arrivando a cogliere, ravvisandola, l’anima delle cose.

La pittura di Nicoletta Belli è pertanto una pittura vibrante, non solo nel riempimento cromatico delle tassellature che appaiono sostrato e sostanza delle griglie-strutture che vi si sovrappongono e negli ultimi esiti vi si giustappongono, ma in queste stesse schematiche sagome disincarnate le quali riprendono i tratti essenziali dei ritrattati rendendone possibile l’identificazione senza perdersi in dettagli eccessivamente descrittivi. E’ una pittura pulsante, che comunica vitalità, non bidimensionale, non si arresta nell’ambito dello spazio limitato della tela, ma suggerisce qualcosa di esistente di là da essa.

Concorre ad ottenere ciò la natura luminosa del colore, che si fonda su uno studio meditato degli abbinamenti e degli effetti cromatici, contrasti di simultaneità, polarità, complementarietà che si rifanno alle teorie dei colori sviluppate dal teorico, pittore, designer e insegnante alla scuola multidisciplinare del Bauhaus Johannes Itten, in particolare nel suo saggio “Arte del Colore” del 1961, per cui il colore stesso diviene sostanza viva, prescindendo dalla figurazione.

Nei ritratti l’iconicità di stampo Pop conferita ai personaggi rispecchia la volontà di attribuire agli stessi una qualità di unicità e sovratemporalità, la cui impressione di fissità è data come abbiamo visto dalla scissione di forma-contenuto, dal colore acceso, quasi puro dei dettagli in primo piano di contro all’ariosa luminosità degli accordi di fondo; una staticità contraddetta dall’apparente rotazione che all’occhio suggerisce la fusione di differenti prospettive in un’unica sagoma o griglia.

Tutto ciò nel ciclo relativo ai mesi dell’anno appare superato: la linea di contorno è a questo punto unificata e non più sospesa nel vuoto, come in un cloison gotico di nuovo racchiude e imbriglia il colore, sempre vivace e brillante, stagliandosi sulla scacchiera cromatica di base, ma senza bloccarlo. E’ perciò il colore stesso che, prendendo il sopravvento, ha ottenuto la sua vittoria sull’apparenza formale degli oggetti, l’essenza psichica, spirituale, di questi stessi che è arrivata a far brillare la sua intuizione oltre la comprensione scientifica dei principi fisici dell’esistente.»

LA VIBRAZIONE DEL COLORE – Nicoletta Belli
Fino al 28 Febbraio 2019
presso la Galleria Ocragialla Faber di Conegliano,
via Beato Marco Ongaro 44
Orario di apertura: martedì – domenica 16,00 – 19,00. Ingresso libero.

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