NASSE/LAAI

Domenica 27 agosto 2017, presso l’Istituto Alcide Cervi di Gattatico (RE), verrà inaugurata l’installazione “NASSE/LAAI”, realizzata dall’artista Antonella De Nisco per la IX edizione della Summer School Emilio Sereni, “PAESAGGIO, patrimonio culturale e turismo”. L’opera sarà presentata dal critico d’arte Nila Shabnam Bonetti.

L’installazione prevede un intervento collettivo di completamento in programma per il 30 agosto 2017. Il laboratorio, rivolto agli iscritti alla Scuola Estiva di Paesaggio, sarà tenuto dall’artista nell’ambito del LAAI – Laboratorio di Arte Ambientale Itinerante.

L’installazione “NASSE/LAAI”, insieme alle altre opere dell’artista – “Spiare la terra” (2016) e “SETTErami” (2015) – saranno successivamente visitabili presso la Biblioteca Emilio Sereni.

Nassa strumento per la pesca, contenitore intrecciato in giunco e altro, una rete chiusa, di forma ovoidale, con un’apertura che consente l’ingresso ma dalla quale è impossibile uscire. Entrare nella nassa significa rimanere preso in un imbroglio, restare imprigionati. L’installazione di improbabili Nasse, costruzione simbolica e reale degli arnesi usati da pescatori, rimanda a concetti di spazio, precarietà e importanza della natura, ricordandoci che oggi, nelle nostre quotidiane distrazioni, i pescati siamo noi! Nasse è l’idea di una installazione eseguita collettivamente, allusione al paesaggio fluviale, attraverso la costruzione di segni-manufatti realizzati ad intreccio con materiali della lavorazione palustre ad evocare luoghi reali e metaforici, suoni, rumori, sibili e silenzi.

Antonella De Nisco da anni mette in atto pratiche artistiche nei luoghi, nelle città, paesi, dentro spazi naturali e di margine dei giardini, scuole e musei con installazioni che tentano un impegno civico, nel riferimento alla memoria collettiva, emozionale e soggettiva. Con l’architetto Giorgio Teggi ho fondato LAAI (Laboratorio di Arte Ambientale Itinerante) nell’intento di sperimentare, con l’azione artistica partecipata, una riflessione possibilmente reale e poetica, in una società complessa, che fatica a riconoscersi come comunità. L’artista mette in atto pratiche relazionali che sono una indagine semantica e soprattutto simbolica, attraverso la gestione dei segni e dei manufatti realizzati. La socializzazione della creatività diventa uno strumento trasversale, dal momento che lo spettatore, chiamato ad essere co-creatore nell’azione didattico-laboratoriale, partecipa ad un’eperienza spaziale di relazione e di vita. L’autoproduzione nello spazio, attraverso l’esercizio dell’intreccio di forme archetipiche, ancestrali, da ri-guardare con sorpresa, come riflessione sulla fragilità umana, nel rispetto della natura e del territorio, realizzata nella pratica, attraverso produzioni, anche effimere.

Scrive Nila Shabnam Bonetti nel testo di presentazione: “Il lavoro che sviluppa Antonella De Nisco affonda le radici nella storia dell’uomo. È necessario capirne l’importanza, perché l’intreccio ha segnato una svolta radicale nell’evoluzione della specie. Il susseguirsi di nodi forma trappole, luoghi contenitivi, trame che proteggono e avvolgono. Sulla base dell’intreccio, anche metaforico, si sviluppa la complessa società umana. Sinapsi, relazioni, punti che uniscono, creando forza nell’unione e vincoli inscindibili. Tessere, nel senso più ampio del termine, rappresenta la proiezione all’esterno di una sorta di codice che compone la nostra struttura interna e trasforma la realtà secondo una forma che ci appartiene. È la manifestazione più pura dell’uomo nel mondo… Le Nasse, progetto della De Nisco, disegnano un dentro e un fuori definito da nodi di giuntura, sono luoghi nei luoghi. Sono architetture che si ancorano al paesaggio e in esso portano tutto il loro carico di senso. L’invito aperto alla partecipazione conferisce all’opera il suo vero peso. Non si tratta solo di tramandare e condividere una tecnica, ma di ridefinire il ruolo dell’artista come veicolo conduttore di un patrimonio universale, attraverso Sé alla società, così che l’azione sublime appartenga integralmente alla collettività. E intendere questo messaggio nel suo senso più profondo, va ben oltre sia al manufatto che all’arte. Si tratta di un principio spirituale e sociale, parliamo del valore sacro dell’essere uno nella molteplicità. In tal senso, il Museo Cervi è un luogo simbolico, elettivo per questo lavoro. Così, l’azione dell’intrecciare diventa un mantra, eludendo il tempo e allo stesso tempo essendone vittima. Qui si prende contatto con l’energia del luogo e con l’ambivalenza delle Nasse. Potrebbero essere trappole per la caccia e la pesca, o per il tempo che scorre, così simili a clessidre. O bozzetti di luoghi abitabili per l’uomo del futuro. O trame per lo sviluppo di piante rampicanti. Ed è nell’essere ciò che più vi aggrada, nel far giocare la vostra fantasia, che troviamo il semplice valore poetico di una vera opera d’arte”.

Antonella De Nisco vive a Reggio Emilia. Artista e docente di storia dell’arte, affianca alla pluriennale attività espositiva la realizzazione di progetti, installazioni site-specific, eventi e lezioni. Insieme a Giorgio Teggi ha ideato il LAAI, Laboratorio di Arte Ambientale Itinerante, con il quale realizza, insieme a gruppi di cittadini/e, installazioni territoriali intrecciate, tessute, assemblate. È autrice di articoli e ricerche sulla formazione e la didattica dell’arte. Raccoglie le sue esperienze artistiche nella serie di pubblicazioni tascabili “Collane di Plastica”.

Per informazioni: www.antonelladenisco.it, www.istitutocervi.it.

 

Segnalato da: CSArt di Chiara Serri, Via Emilia Santo Stefano, 54, 42121 Reggio Emilia

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