La ricerca di Angelo Iodice

La ricerca di Angelo Iodice si è sviluppata in questi anni nel segno dell’intervento scientifico su una stratificazione classicheggiante.

L’attrazione verso gli accadimenti, chimicamente perfetti, lo spinge a catalogarli, studiarli, e ad attendere il risultato dell’interazione fra gli stessi. Lo studio dell’archeologia, l’antica ritualità pagana, l’attrazione verso l’indeterminato e l’inafferrabile ologrammato attraverso formule chimico fisiche, gli serve per riuscire a far riemergere leggere sensazioni magmatiche e lontane ossessioni.

Concetti come l’inseparabilità particellare, i continui rimandi all’alchimia di gusto quasi Pisaniano, lo spazio eterotopico, la figura del doppelgänger sono alla base della poetica di Iodice che una volta anagrammate producono forme e visioni non comuni ma che incantano.

Praticare il riverbero – 2018

L’installazione mette in scena due forze opposte che si vincono e si attraggono continuamente in un inesauribile scontro. Il suono perenne e melodico che nasce dal ventre di un Nautilus, arriva da meandri lontani e inafferrabili di un ignoto, archetipo di una perfezione matematica e inafferrabile, di cui la sua struttura carbonatica è custode.

La melodia una volta a galla si annulla, scontrandosi con l’elemento asettico e afono della Lana di vetro. E’ una lotta impari di rimandi e di inseguimenti che sovrastano assenti un capitello romano, arenato sulla spiaggia della contemporaneità arrivato da chissà quale dimensione passata. L’indifferenza del richiamo, la mancata corrispondenza al fine di tessere speranze e incontri.

Come la polvere di trasformazione – 2018

Come sosteneva Mircea Eliade, l’uomo attraverso il processo alchemico della trasmutazione poteva prendere il posto del Tempo abolendolo. […] Antichi simulacri medici come opali di contenimento in dialogo con algidi utensili di laboratorio, al fine di rivelare l’indeterminato, l’impalpabile.

La dimensione risultante sfida le leggi temporali, sacrifica lo spazio ma preserva l’immaginazione. L’unica temporalità segnata è rappresentata dalla polvere con il suo ciclo, riuscendo così a sostenere la volontà di Anassimandro “L’uomo è polvere e in polvere ritornerà”.

Un continuum materiale e temporale che può essere invocato da indagini senza fine. L’accostamento di cumuli di polvere diventa una predella che rivela la dimensione interiore umana durante il processo alchemico di trasmutazione vista l’ossessione di Iodice di lavorare sul tempo e sul suo immagazzinamento.

La misura della distanza – 2017

Secondo Angelo Iodice la perdita del senso del luogo (genius loci fictionale) dipende dall’assenza di tre elementi fondamentali: la memoria, l’orientamento e l’identificazione analogica.

Ciò che si conserva richiede sempre un atto di interpretazione, dunque apre verso il futuro.

Il paesaggio è pensabile solo come sedimentazione di una memoria vivente e non oggettivata (nel qual caso si tratterebbe di un’operazione di storicizzazione), che racchiude in sè l’esigenza della memoria e dell’avvenire.

Testo di Gabriele Perretta

 

 

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