Interferenze Progressive

Si inaugura sabato 13 ottobre alle ore 17, negli spazi del Museo Emilio Greco di Sabaudia, la mostra Interferenze Progressive dedicata al periodo più recente della ricerca pittorica di Mariangela Calabrese.

Quindici dipinti ed una installazione-scultura che sembrano manifestare il senso di una indagine sempre più proiettata verso il superamento della dimensione formale della narrazione e che segnano, probabilmente, un momento di grande maturità nel percorso pittorico dell’artista di origine salernitana.

Dopo gli appuntamenti, quasi in contemporanea, della primavera scorsa al Museo Crocetti di Roma e al Minimo di Napoli Mariangela Calabrese approda in questo spazio prestigioso e carico di suggestioni per suggerire, ancora una volta, il segmento ultimo del suo viaggio di artista. Un itinerario sempre più confidenziale e intimo offerto allo sguardo degli altri perché questo possa farsi istante di riepilogo, di intesa, di emozione.

In un progressivo e incalzante tentativo di rimuovere “il peso della forma”, Mariangela Calabrese affida alle cromie del blu e del cadmio, alle misture della biacca e dell’oro, un ruolo di inedita scrittura capace di restituire alla riflessione un moto più segreto ma autentico.

Scrive Marcello Carlino:

“Al protagonista dal nome impronunciabile delle Cosmicomiche di Calvino, prima ancora che l’universo si formi come lo abbiamo conosciuto, accade di avvistare qualcosa di sorprendente all’orizzonte, cosicché attende giorno dopo giorno che la meraviglia si rinnovi e che l’immagine incontrata dal suo sguardo s’arricchisca di altri sorprendenti elementi e trami una sequenza alla quale egli risponderà a sua volta con immagini e sequenze lanciate nello spazio: è la storia fantastica della nascita del segno e della sua crescita in sistema e della sua variazione nel tempo che motivano la comunicazione come bene comune.

Non dissimile è quel che si produce sulla tela di Mariangela Calabrese. Un segno, un grumo di segni appare ogni volta come un dirigibile (una misteriosa presenza affiorata, evocata) che naviga nell’atmosfera e che, con diversi gradi angolari di inclinazione, si ripete variando e istituendo nuove potenziali connessioni: e cioè ora è l’abbrivo della configurazione possibile di una marina, con porto e navi e case affacciate sull’acqua, che cerca un racconto; ora è la richiesta a chi osserva di pensare uno spazio montano con nevi perenni e di ambientarvi una storia; ora è una fenditura anatomica che incoraggia discese nel profondo; ora s’azzurra sapendo di mare e di cielo o s’imbruna per effetto di vento o s’arrossa postulando passioni e tramonti su di umane attestazioni; ora s’asciuga per arte del levare e perciò fa bianco e silenzio tutt’intorno come volendo dire della sua essenzialità originaria, originariamente basilare per qualunque costruzione si progetti e discorso si appresti. Presa dal fascino delle cromie tentate dal monocromo, abitando l’informale e però praticandolo in ascesi così da regolare in leitmotiv i ritorni delle apparizioni e da farle polite e libere da ogni ridondanza, la pittura di Mariangela Calabrese mostra il segno come incipit e nella sua offerta incipitaria coglie lo scatto d’energia polisensa che schiude le possibilità di racconto.

Perciò, come in un piccolo manifesto di poetica, linee quali sottili trabeazioni e quali diramate trame di collegamento rigano di quando in quando la tela; mentre l’installazione, qui sezione aurea, con la forza dell’incisione riporta su mappa, lievi ma tenaci, i segni e demanda al filo d’alluminio, che si svolge e s’avvolge facendo da ponte luminoso tra le lastre incise, l’annuncio della tessitura di un racconto possibile ovvero di possibili di racconto. E ancora Calvino autorevolmente conferma: non il racconto ma i possibili del racconto (e dunque gli inizi dei racconti come in Se una notte d’inverno un viaggiatore) è bene narrare. Fa bene narrare.” 

MARIANGELA CALABRESE

INTERFERENZE PROGRESSIVE

 MUSEO EMILIO GRECO – SABAUDIA (LT)

 Dal 13 AL 22 OTTOBRE 2018