Il vegliardo e il cane rosso di Michele Ardito

Questa la recensione della scrittrice Maria Marcone ad un dipinto del maestro pittore Michele Ardito: ” La grande pittura non solo rappresenta, ma racconta la vita per immagini, qualunque ne sia il codice descrittivo: è quel che succede assai spesso alla pittura di Michele Ardito, uno dei maestri più interessanti e significativi di questo scorcio di millennio.

Il vegliardo e il cane rosso, opera del maestro Michele Ardito presentata a Expo Arte di Bari del 1994 dal Centro d’Arte Il Faro di Noci (BA)

E non è un caso che il suo ultimo lavoro, un grande quadro dal titolo “Il vegliardo e il cane rosso” ci riporti proprio a una situazione di fine millennio su cui non si può fare a meno di meditare, oltre che ammirare la tecnica, l’impasto colorico, il contrasto fra toni forti e tenui, la mano felice.

In primo piano la figura emblematica di un vegliardo dall’ampia fronte e dalle gote scavate che fissa lo sguardo diritto davanti a sé, le mani abbandonate sulle ginocchia, come a rappresentare una resa.

Intorno a lui un sipario assai frantumato di strade e percorsi molteplici, tutti a tinte fosche, in mezzo a cui campeggia uno sfiancato improbabile cane rosso, simbolo di tutte le passioni e di tutti gli ideali che hanno attraversato la vita del personaggio, ora divenuti rovello della memoria implacata e non rassegnata: metafora inquietante di tutte le generazioni in là con gli anni, specchio della nostra stessa coscienza macerata.

Al di là di questo sipario-sudario i toni sfumati di una città dell’uomo senza finestre e senza uomini, quasi paesaggio lunare. E ancora al di là del cielo rosato, forse un tramonto, ma forse più probabilmente di una nuova aurora, e in fondo al vicolo una luce bianca, piena di promesse: la vita continua e c’è ancora speranza.” 

Maria Marcone,  marzo 1994