Gli artisti de “15 → THE WAITING HALL”

MAX FRINTROP (Oberhauser 1982. Vive e lavora a Dusseldorf).
Dai nuovi sviluppi gestuali e coloristici in ambito pittorico, nascono i lavori inediti di Max Frintrop.
L’utilizzo del colore e il gesto espressivo consentono a Frintrop di creare spazi pittorici poetici ed introspettivi. Lo spazio inteso come mezzo per poter spingere le forme al limite delle proprie possibilità con l’aiuto di un gesto dinamico e articolato in termini di colore e materia.
 

MARCO GOBBI (Brescia 1985 – Vive e lavora a Brescia)
La sua produzione parte da storie che evocano situazioni incomplete. Vicino ai mestieri antichi e al lavoro manuale, presenta rimandi letterari e avvenimenti attraverso oggetti in grado di raccontare una storia carica di memoria. Ogni singola opera trattiene un ricordo ben preciso. Testimonianze personali e realmente accadute che documentano la sua costante e diversa ispirazione. Marco Gobbi approfondisce e riesce a far propria la tecnica, trasformando i processi tradizionali in arte contemporanea.

SILVIA HELL (Bolzano 1984. Vive e lavora a Milano)
In questa occasione si presenta una serie inedita di fotografie di Silvia Hell nate dalla ricerca sulle fonti e sviluppata nel corso della residenza Summer In da FuturDome, Milano. Si tratta di scatti della videoinstallazione Lightsourcing e del suo studio a FuturDome, entrambi centrati sulla relazione tra luce e architettura. La ricerca di Silvia Hell si basa sulla produzione di tensioni tra l’oggettività convenzionale ed i modelli di presentazione. Le sue formalizzazioni, le sculture, i video e le stampe di vario tipo, nascono da uno spettro di valori che si confrontano con l’intuizione visiva.

TOBIAS HOFFKNECHT (Bochum 1987. Vive e lavora a Dusseldorf)
Un nuovo lavoro scultoreo posizionato a terra di Tobias Hoffknecht sarà prodotto per l’occasione. L’artista centrato sugli standard e quanto questi siano trasformativi della realtà, si è spostato anche in campo bidimensionale con nuove serigrafie che verranno presto esposte. Sculture in acciaio, legno e plastica che giocano con la tradizione del Bauhaus e dell’Arte Minimal. Esse appaiono nella loro semplicità, ma ad un esame più attento, sviluppano la loro poetica, frutto del materiale stesso e della trasformazione del linguaggio in nuovi contesti.

SIMON LAUREYNS (Gent 1979, Vive e lavora a Gent)
Il lavoro di Simon Laureyns parte dal tessuto consunto delle tende da campeggio, materiale duttile in grado di diventare un alfabeto di forme tridimensionali che si trasformano in unità pittoriche e scultoree.
L’artista usa l’arte della pittura come fondamento, senza l’uso di vernice, pennelli o tavolozza. I suoi lavori nascono dalla relazione tra la pratica in studio e la pratica del mondo, momenti distinti, ma che inevitabilmente si influenzano incessantemente. Un rapporto dal quale l’artista ritrova uno spazio per la definizione dell’immagine.

MARCO LA ROSA (Brescia 1979. Vive e lavora a Brescia)
Marco La Rosa che ha in preparazione la mostra personale di febbraio 2021 per A+B Gallery, presenta un lavoro recente: i Vizi Capitali interpretati con il suo materiale d’eccezione, il cemento, e visti attraverso i capitoli dedicati all’inferno della Divina Commedia. Uno degli aspetti più evidenti della sua ricerca è il legame con l’ambito filosofico, matrice concettuale non solo dei cicli di opere scultoree, ma più in generale del pensiero dell’artista, del suo modo di sentire il mondo e le leggi universali che lo regolano.

MICHELE LOMBARDELLI (Piacenza 1969. Vive e lavora in provincia di Piacenza)
La ricerca formalmente rigorosa di Michele Lombardelli si rifà alla realtà e alla sua riduzione grafica e geometrica. Un libero processo che si traduce in una serie di tempere e acrilici su tela di media e grande dimensione, ma anche ed in particolare, su piccole tavole preparate.
I suoi lavori passando da una destrutturazione del dato reale, delineano percorsi di segno che non giungono mai a coagularsi nell’unità di significato ma si fermano alla soglia dell’indefinitezza e dell’indeterminatezza. Una ricerca costantemente essenziale e riduttiva.

DAVIDE MANCINI ZANCHI (Urbino 1988. Vive e lavora in provincia di Urbino)
La produzione di Davide Mancini Zanchi concentra la sua ricerca su stereotipi culturali e con ironia fotografa attraverso la pittura un oggetto culto della scuola, il quaderno monocromo.
Da tempo gli oggetti quotidiani sono usati come pretesti per giungere ad una inedita e paradossale libertà che guarda verso molteplici direzioni concettuali. Il suo lavoro spesso si concentra su meccanismi sociali, culturali e antropologici che vengono mostrati da una angolazione anomala, con il risultato di far risaltare tutte le loro contraddizioni.

TIZIANO MARTINI (Soltau, 1984. Vive e lavora in provincia di Belluno)
A+B Gallery presenta per la prima volta le grandi tavole di Tiziano Martini, eseguite con vernici poliuretaniche bi-componenti lavorate per stratificazione e levigate. L’ambiguità visiva che le caratterizza (marmo, vetro e fotografia) nasce dalla complessità della tecnica che vede l’utilizzo non convenzionale di vernici tecnicamente molto raffinate. Il suo lavoro è una riflessione continua sulle potenzialità dell’atto pittorico, un dialogo con le superfici e i materiali, uno spostamento perenne dai risultati predefiniti. Intuitiva e accidentale, la sua pittura si manifesta come la registrazione di esigenze performative dai risultati visivi sempre imprevedibili e diversi tra loro.

MARCO NERI (Forlì 1968. Vive e lavora a Lecce)
Pittore tra i migliori della sua generazione. In questa prima occasione espositiva sono stati scelti due lavori icona: una eterea Mirabilandia di piccole dimensioni e una coppia di lavori sull’architettura derivati della serie Nero di Marte. Le sue opere, tendono alla sintesi e all’essenzialità arrivando a far coincidere la realtà con un numero ristretto di forme e colori, negando la funzione illustrativa della pittura e legando i dati figurativi alla logica del ritmo diretta “a moltiplicare i sistemi di equivalenza”

NAZZARENA POLI MARAMOTTI
La sua ricerca parte da soggetti classici: ritratto, vaso di fiori e principalmente paesaggio, sempre visti da angolazioni del tutto diverse. Attraverso un particolare interesse alla forma frastagliata, discontinua e disorganica, Il paesaggio emerge in zone marginali. Le macchie e i segni (rocce, montagne, nuvole o architetture), si alternano a pennellate che smentiscono la natura figurativa, orientando il tutto in una direzione contraria, ossia verso l’astrazione.

MARKUS SAILE (Stoccarda 1981. Vive e lavora a Colonia)
Le apparenti assenze del corpo pittorico nei lavori di Saile, sono presenze che devono essere stabilite nel tempo. Uno spazio lieve, che mostra una composizione unitaria e un’immagine ben definita. Le sue opere suggeriscono una rappresentazione e nello stesso tempo la celano. Ogni opera nasconde la propria complessità, risultato della superazione di tutte le strategie messe in atto in fase esecutiva.

HANNE DARBOVEN (Monaco di Baviera 1941 – Amburgo 2009)
Hanne Darboven ha sempre considerato i libri come parte integrante del suo lavoro. La conoscenza di Seth Siegelaub e degli altri artisti del mondo newyorkese (Carl Andre e Sol Lewitt ad esempio) che ha incontrato durante il suo soggiorno nella grande mela tra la fine degli anni 60 e l’inizio dei 70, hanno contribuito ad un avvicinamento all’estetica concettuale americana. A partire dagli anni 80, Hanne Darboven inaugura un nuovo approccio all’arte, cominciando ad integrare nuovi segni e ragionando su nuovi modi di espressione. Tipiche di questo periodo sono le trascrizioni di interi volumi tratti dalla grande letteratura tedesca, inglese e francese dell’ottocento e novecento. La calligrafia e la scrittura assumono un connotato intimo quasi compulsivo, e come lei stessa disse in diverse occasioni, non poteva smettere di scrivere, non passava giorno senza che compiesse questo “rito”. La ricerca temporale avviata nei lavori dei primi anni si integra a questo nuovo approccio, e ciò si evince anche dai progetti su carta presentati in questa esposizione, da opere come “One Century – dedicated to Johann Wolfgang Goethe”del 1988 o “Evolution Leibniz” del 1986 fino ad arrivare a “Quartett >88<” o al celebre libro pubblicato in occasione della biennale di Venezia del 1982.

FABRIZIO SAIU (San Gavino Monreale VS, 1983. Vive e lavora a Brescia)
“Au Langage” è una confessione, un dialogo tra amanti ciechi, un coro tragico, una serie di definizione esaustive, una domanda rivolta all’ascoltatore, un discorso ingenuo su Dio, un sound kinky party, un’immersione acusmatica, un’ode al linguaggio e al martirio della lingua, un ammasso, una matassa, una stratificazione massimalista, una rete di algoritmi e un performer.

15 → THE WAITING HALL

Giovedì 15 ottobre 2020, opening dalle ore 15.00 alle ore 21.00
Venerdì 16 e sabato 17 dalle ore 15.00 alle 21.00

Fino al 28 novembre 2020.
Visite: dal Giovedì al Sabato dalle 15.00 alle 19.00 altri giorni su appuntamento.

Sabato 24 ottobre, live “Au Language” di Fabrizio Saiu, ore 20.00 su prenotazione.
Altri eventi verranno annunciati nel corso della mostra.

A+B gallery, Corsetto Sant’Agata 22, scala C primo piano, 25121 Brescia
gallery@aplusb.it / www.aplusbgallery.it