Female Portraits

La galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea riprende il suo percorso espositivo con “Female Portraits”, dal 14 dicembre 2019 al 30 Gennaio 2020, che vede la partecipazione di Maura Banfo, Iginio De Luca, Lello Gelao, Chrischa Venus Oswald, Anahita Razmi, Özlem Şimşek.

La mostra propone un originale confronto fra opere che attraverso linguaggi diversi, affrontano un tema comune, quello del ritratto femminile, una tradizione figurale che ha percorso ininterrottamente l’arte occidentale adattandosi all’evoluzione degli stili e delle forme. Il corpo femminile ed il volto in particolare è uno dei motivi più antichi e più comunemente mostrati nelle arti visive.

Le opere esposte in questa mostra ritraggono donne e nascono dall’analisi di un corpo femminile vivo nella sua complessità , soggetto attivo e non più oggetto della rappresentazione maschile, e sono attraversate da un sentimento di crisi e di inquietudine che riflette su come la rappresentazione dell’intimità femminile non sia non più ancorata a significati certi, legati a ruoli codificati.

Dopo anni d’irrequietezza “vagabonda” ad esplorare il mondo, Maura Banfo trova nella sua città natale, Torino, il proprio “nido” dove inizia una ricerca attraverso la fotografia come linguaggio predominante. Il lavoro di Maura Banfo dalla metà degli anni Novanta a oggi, ha segnato delle tappe importanti nel sistema dell’arte contemporanea italiana, con uno sguardo e una presenza significativa anche in ambito internazionale. Il percorso di Maura Banfo è caratterizzato da una coerenza interna che raramente si riscontra nell’opera degli artisti italiani della sua generazione. La forza del suo lavoro sta nel mantenere ben riconoscibile la propria impronta creativa e la propria poetica, ma in una continua scoperta di nuove sfaccettature e punti di vista. Lo stesso discorso vale per i media utilizzati: sebbene prevalga una preferenza per la fotografia, lavora con padronanza anche con il video, il disegno e l’installazione.
Il suo lavoro di raccolta di suggestioni comprende la produzione di lunghi scritti, scatti e disegni, ma anche la collezione di elementi appartenenti al regno animale e vegetale, ad esempio conchiglie o nidi che con certezza sono ormai stati abbandonati dai loro ospiti. Ognuno di questi piccoli mondi viene ascoltato, elaborato e tradotto in lavori dalla poetica molto diretta, in cui il pubblico può immedesimarsi e trovare un significato privato.

Nato a Formia nel 1966, Iginio De Luca si è diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma. E’ un musicista e un artista visivo, fa video, installazioni e performance. Negli ultimi anni la sua poetica si è concentrata soprattutto sulla produzione di video, di immagini fotografiche, ma anche di quelli che lui definisce blitz. Considerandoli a cavallo tra arte urbana e performance, l’artista compie azioni a volte sorvolando con aerei, altre proiettando immagini o scritte su edifici in rapidi raid notturni, altre ancora arrivando in luoghi con elementi di forte disturbo e impatto visivo, come cartelloni finto-elettorali. Ibridando etica ed estetica, tecnologia e azioni comportamentali, De Luca reclama l’interazione con l’ambiente e il pubblico, denunciando, tra ironia e impegno, la crisi di valori di questo nostro tempo. L’utilizzo di molteplici e differenti registri linguistici ha da sempre caratterizzato la sua progettualità e conseguentemente le scelte metodologiche ed operative, lasciando intendere che il denominatore comune è nella necessità di scardinare le certezze, di rompere i codici della formalizzazione espressiva, per tendere un tranello alla realtà, sorprendendola alle spalle.
In “Duecentosettanta°”, opera video realizzata nel 2007, vediamo un volto di una donna rilassato, tranquillo; il contesto è naturale, una villa, voci, terra, alberi e cielo. Poco a poco il paesaggio scorre dietro al volto, è la donna che si muove o è lo sfondo sul retro? Dopo aver attraversato gli alberi, la donna “atterra” di nuovo sul prato ma ormai il mondo è capovolto e il viso completamente deformato.
Questo video affida alla forza di gravità la possibilità di rivelare quella che è la nostra identità più inconscia e segreta, cambiando semplicemente il punto di vista.

Lello Gelao vive e lavora a Bari dove ha studiato pittura presso l’Accademia di Belle Arti.
La ricerca di questo artista insiste da qualche anno sul tema del ritratto attraverso una figurazione essenziale e intensa, grazie anche alla sua attenzione ai mass media e alla fotografia.
Le sue figure, stagliate su fondali anonimi, impercettibili, set senza tempo né spazio, sono immagini nitide, luminose, dagli intensissimi piani di colore, rese in una particolare prospettiva bidimensionale e private di ogni connotazione sentimentale, ma che riescono a comunicare una profonda risonanza psicologica.
Nei suoi quadri solitamente l’artista inserisce un unico personaggio, come nell’opera proposta in questa mostra , solo e distaccato fisicamente e psicologicamente, riuscendo a cogliere un momento particolare, quasi il preciso secondo in cui il tempo si ferma e tutto appare immobile, silenzioso. Il suo lavoro si caratterizza attraverso atmosfere vuote e ambienti rarefatti e parla di solitudine, di malinconia e di tempo sospeso. In “Flowers” , un dipinto a olio su tela, ritrae una bambina riuscendo a cogliere una dimensione interiore densa di inquietudine e mistero.

Chrischa Venus Oswald, nata in Baviera nel 1984, ha terminato i suoi studi di Belle Arti presso l’Università di Arte e Design di Linz (A) nel 2011. Nel 2007 ha ricevuto in Austria il Premio Diesel New Art per la fotografia, della cui giuria faceva parte Erwin Wurm. Il suo lavoro è stato esposto e proiettato in varie mostre nazionali e internazionali, ed è incluso in collezioni private, tra le quali la collezione di video di Manuel de Santaren. L’artista lavora su una gamma di media diversi, come la fotografia, il video, la video performance o il testo / poesia .Il lavoro di Oswald si basa spesso su approcci performativi o documentari ed è principalmente interessato alle relazioni, alla condizione umana e alle questioni esistenziali.
Le esperienze personali servono come punto di partenza per aprire narrazioni individuali per lo spettatore e quindi un mondo di molteplici significati ,al fine di coinvolgerlo stabilendo una relazione a livello visivo e concettuale . Il pubblico è spinto così a vedere alcuni aspetti della vita sotto una nuova luce.
“In Granny´s Dresses” è la continuazione dell’esplorazione della sua relazione con la mamma di suo padre che è morta nel 2014. Dopo il primo ritratto che le era stato permesso di fare nel 2005, aveva iniziato una collaborazione documentaria con lei fino alla sua morte. Nel 2014 ha realizzato “BED”, una videoperformance nel suo giardino, in omaggio a lei.
Questa serie di autoritratti presenta uno degli abiti da giardino di sua nonna in ciascuna delle immagini e uno dei suoi oggetti che ha portato con sé quando hanno ordinato le sue cose. L’artista si mette non nei suoi panni ma nei suoi abiti e li trasferisce dal suo ambiente abituale in Baviera al suo ambiente di vita a Lisbona al momento della creazione dell’opera. Niente si perde davvero, tutto si trasforma.

Anahita Razmi è una video artista e performer nata ad Amburgo che vive tra Berlino e Londra, il cui lavoro ruota attorno a trasferimenti e traslocazioni culturali. Lavorando principalmente con video, installazioni, nuovi media e performance, il lavoro di Razmi esamina i processi di appropriazione culturale in cui i significati di immagini, artefatti e quindi identità esistenti vengono alterati collocandoli in un altro contesto temporale. Nel fare ciò, spesso riflette su strategie di disordine e strutture di percezione espresse dai mass media della cultura pop e dei suoi consumatori sullo sfondo di diverse comunità tra Occidente e Medio Oriente. La Repubblica islamica dell’Iran, con le sue attuali condizioni e relazioni politiche e sociali, rimane un punto di riferimento aperto e ambivalente.

L’opera “Iranian Beauty “ è composta da un video-loop e da un foglio DinA4 ,incorniciato, della voce Internet di Wikipedia del 2013 su “L’unità valutaria meno preziosa”. Il video rievoca una scena iconica del film “American Beauty”, scambiando i petali di rosa della scena originale con le banconote del Rial iraniano. Al momento della produzione dell’opera, la banconota da 500 IRR valeva meno di 3 Eurocent (aggiornamento del 2019: meno di 1 Eurocent), il che pone l’Iran al primo posto dell’unità valutaria meno valutata; il tasso di inflazione aumenta in modo significativo ogni anno, – nel 2012 è stato registrato intorno al 40%.
L’opera si riferisce a questi numeri precari, che devono necessariamente essere considerati in relazione alle sanzioni economiche occidentali che negli ultimi anni si sono inasprite. Il momento di seduzione della scena del film citato fallisce: l’opera mette in discussione valore / svalutazione e mette in relazione una memoria cinematografica occidentale con le realtà economiche dell’oriente.

Özlem Şimşek è artista e fotografa che vive e lavora ad Istanbul. Le sue opere video e fotografiche e performative si concentrano su storie ufficiali e alternative della rappresentazione femminile in Turchia, ponendo l’accento sull’interazione tra rappresentazione , genere e identità . Şimşek si appropria, decostruisce e di conseguenza ricostruisce rappresentazioni di donne, nella fotografia e nella pittura nel contesto della storia turco-ottomana. Nelle sue opere Şimşek utilizza la pratica performativa per creare un punto di vista critico sulle rappresentazioni delle donne e porre domande sul concetto di identità poiché le donne in Turchia sono state viste come simbolo delle differenze culturali e ideologiche a partire dall’inizio del processo di modernizzazione fino ad oggi.
I video intitolati “Big Sister” e “Letter” fanno parte del progetto “l’autoritratto e l’ arte turca moderna” in cui Özlem Şimşek posa per la cinepresa e cerca di comportarsi come le donne raffigurate nei dipinti storici turchi moderni. Nel contesto di questo progetto crea una serie di opere video e fotografie che mettono in discussione la rappresentazione delle donne nell’arte e nella storia turca moderna. Il video intitolato “Big Sister” allude all’autoritratto di Leyla Gamsız del 1950 in cui vediamo una giovane donna in piedi ,con alle spalle dei fiori e con un’espressione severa sul viso. Il video intitolato “Letter” si riferisce all’omonimo dipinto di Nuri İyem del 1980 che mostra una donna che si preme una lettera sul petto con desiderio. Queste opere nascono da una fantasia , l’artista si chiede: “cosa succederebbe se una donna che fosse stata rappresentata attraverso una certa immagine improvvisamente provasse a liberarsi del ruolo attribuitole?”.

Female Portraits

Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari

Inaugurazione
Sabato 14 Dicembre, 2019, ore 19.30

Dal 14 Dicembre al 30 Gennaio 2020
Orario di apertura
Lunedì, martedì e mercoledì solo su appuntamento
Dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30

Info
3348714094 – 3925985840
http://info@muratcentoventidue.com