Donatella Airoldi per Chimere

Scrive Donatella Airoldi : “Chimere è realizzare spregiudicatamente senza colpo ferire ogni possibile creazione, dove non sussistono più regole o ortodossie, ma solo l’esaltante ordine di assemblaggi bizzarri e strani, saturi di senso e incapaci di avere ragione.

Non solo mostri e creature anomale: puoi scoprire che la materia può essere plurivocamente cangiante, la scopri magari di un timido colore, ma osservandola fino in fondo saprai che quello che vedi non è realtà proponibile ma solo un innesto irriverente in un artefatto conforto sensoriale.

Agio pensare che tutto abbia una logica didascalica con varianti nebulose, sacrificata a una sola visione, di fatto ogni disponibilità stravede nei particolari disorientanti e fa orrore rimpinguare i soliti oggetti riconoscibili stravolgendo il loro finto destino in disdicevoli sapori che assiepano verdesche e fragole, magari incuneate ancora nella terra, al sapore di supplenti connubi fruscianti.

È bene scoprire che le imperfezioni sono gemme aurifere che s’installano in sistemi ambigui e che, non riuscendo a capire ragione e stato, aspettano l’impulso assordante per assorbire e tramutarsi in scelta di stile. Ogni cosa deve seguire una logica, la razionalità ha piena ragione d’esistere, ma l’arte conficca la propria lama nelle ‘stupidita’ della ragione e si fa provocatorio svestimento. Quante diversità esistono, quanti inusitati saperi possono creare dimore sconosciute e infinite sollecitudini, strabordanti dai soliti chiusi sistemi empirici! Non esiste una sola sviscerata verità, gli artisti spillano nel loro senso indagativo e si scontrano implacabili con tutte le univocità, spaziano in ambienti clandestini e scovano la diversità come elemento primario di specie dove ogni cosa standard non ha più ambito e visuale. La normalizzazione è una perdente strada dove ogni possibilità creativa rimane intubata in liquidi biancastri lasciati irrisolti e imbottigliati alla radice.

L’arte ha una possibilità di fuga da questa straripante modalità di sottospecie visiva: creare l’impossibile nella palpebra visiva, far percepire che i dati forniti da ogni ipotesi sono molteplici e le possibilità risolutive innumerevoli.

Chimere sono gli oggetti di questa mostra, inafferrabili, capaci di più forze e per questo indomabili. L’arte come visione ed espressione chimerica di ogni perplessità, prosciolta da ogni imbrigliamento.
Stravolgere il senso delle cose e ricrearle in un inusitato linguaggio euritmico che sbeffeggia la semplicità lanciando moniti severi o ridendo ingordo d’ironia; passaggi surreali, riconosci l’oggetto d’uso e scopri che l’immenso possibile è trasferibile in forme lateralmente dislocate e incontrovertibilmente utilizzabili.

Spaziare e ritrovare in gorgoglii di tempi scaduti la spinta per riuscire e soddisfare ogni piacere inamidato in simposi pomposi e ribattere l’assurda imperfezione in sublimi estroflessioni che guadagnano ogni scarno sguardo. Chimere.”

 

Chimere – Opere tra arte, uso e design
Quintocortile – viale Bligny 42 – 20136 Milano
3 – 13 aprile 2017

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