Chao Ge

Chao Ge nasce nel gennaio del 1957 a Hohhot in Inner Mongolia, terra dai paesaggi sterminati, che da secoli affascina viaggiatori, avventurieri e conquistatori e che occupa un posto di primo piano nella vita e nella produzione dell’artista.

Nel 1978 Chao Ge supera l’esame per frequentare l’Accademia Centrale di Pechino, sezione Pittura a olio, e quattro anni dopo il primo livello universitario nello stesso ateneo. Dal 1987 il Maestro insegna Pittura a Olio all’Accademia Centrale di Pechino. Dal 1989 a oggi è stato impegnato in diverse esposizioni tra cui quella itinerante negli Stati Uniti dal titolo Pittura Contemporanea Cinese e quelle di Mosca e San Pietroburgo dedicate ai pittori dell’Accademia Centrale di Pechino (1993).

Nel 1997 prende parte alla mostra 100 anni di ritrattistica a olio in Cina svoltasi a Pechino e viene invitato alla Biennale di Venezia. Nello stesso anno viene selezionato come membro della giuria in A Centennial Exhibition dedicata alla pittura a olio della Cina come membro della giuria. Nel 1999 è presente alla Biennale Internazionale di Parigi. Negli anni 2000 e 2001 riceve una borsa per studiare presso l’ex Accademia Reale di Belle Arti di Madrid: è una nuova occasione per visitare l’Europa e per conoscere altri artisti.

Da allora la sua attività espositiva rimane costante: Cina, Russia, Canada, America. Nel 2006, su invito del Governo italiano, è in mostra, presso la Sala Giubileo del Complesso del Vittoriano, con la personale La rinascita dei classici. Nel 2008 l’Accademia di Belle Arti Repin di Russia gli conferisce il titolo di Professore Onorario. Nel 2015 espone a Vienna, presso gli spazi espositivi della Kunstforum, nella mostra dal titolo Chao Ge. Moment und Ewigkeit, due anni dopo, nel gennaio 2017, è presente con l’esposizione La mia via sulle orme di Marco Polo all’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, a cura di Adriano Bimbi, Rodolfo Ceccotti e Gao Jun. Direttore degli Accademici dell’Accademia Centrale di Pechino dal 2008, il Maestro ha ricevuto diversi premi e prestigiosi riconoscimenti.

Dal 1997 a oggi ha preso parte a molti documentari televisivi nazionali, oltre a essere stato oggetto di numerosi speciali condotti dalle reti cinesi.

Alcune note critiche:
Claudio Strinati: “(…) È la sua Mongolia che il maestro scruta e rappresenta e sono per lo più spazi che non hanno confine e di cui non si riesce a misurare l’immensità. Ma è l’immensità che il maestro vede e ci restituisce nella stesura dei suoi quadri.

Chao Ge è mongolo e della cultura mongola ha sicuramente acquisito quel senso del nomadismo, dello spostamento continuo sulla superficie di questo mondo che è così profondamente sedimentato in quella cultura che nello stesso tempo esalta i valori della famiglia, degli affetti, della vita in comune. E, realmente, quei quadri dove non si può intuire la vastità degli spazi e soprattutto non se ne vede il limite, ci parlano di una meta inquieta ma non instabile, ansiosa forse ma non angosciata. È possibile raggiungere, per un individuo per un popolo intero, un contemperamento tra lo spirito nomade e quello stanziale? È possibile certamente e la storia è piena di esempi in tal senso, ma non c’è dubbio che tanta arte di Chao Ge è scaturita proprio da un tale stato d’animo. Stato d’animo che non è turbato ma anzi spinge al rasserenamento e alla quiete.

E quiete sono le sue opere anche se è chiaramente percepibile una sorta di nervosismo a fior di pelle che le anima e le porta verso di noi con un fascino unico e incomparabile.

(…) Chao Ge dalla tradizione occidentale classica ha assimilato sia l’idea rinascimentale sia quella barocca. È un naturalista in abito rinascimentale. È uomo di forte passione nella immobilità e serenità di un immaginario discepolo di Piero della Francesca.

Ma questo non genera contraddizione, al contrario genera sintesi e perfezionamento di un ideale della forma che può essere amato e compreso da un capo all’ altro del mondo, forse proprio perché questo difensore della classicità, questo virtuoso e solenne pittore è al di là della apparente immediatezza del nomade che sposta continuamente la sua attenzione su ciò su cui va a impattare, siano esse cose o persone (…)”

Nicolina Bianchi: “(…) Epos, il titolo della mostra, che secondo il termine greco, è narrare la storia di un popolo, le sue gesta, il suo importante patrimonio spirituale, tramandandone così la memoria e la sua essenziale identità, è per Chao Ge un modo di impaginare ed evocare nel dipinto la storia delle sue origini, della sua Inner Mongolia, narrandola secondo una musicale poetica di luce. Musicale, perché molto spesso la sua pittura sembra seguire con i colori i meravigliosi ritmi della natura.

Una pittura luminosa, dalla ricca tavolozza, moderna e vigorosa, come nelle rocce di Aobao, o nelle montagne di Abag Banner, a volte accompagnata da una nota di romantica malinconia come nel suo Poema d’autunno, o nelle linee verdi azzurre del fiume Kherlen o nel blu profondo e perlaceo dei cieli che segnano l’orizzonte. Una storia infinita di quell’Oriente dove si concentra forse più che in altre parti del mondo il mistero della vita, dell’uomo, della natura stessa.

Un confine tra moderno e passato, tra momenti di grande spiritualità e cruda realtà, tra respiri profondi nelle sconfinate praterie della steppa, dove si tira il fiato a cavallo dei thaki, e dove pensose tristezze di familiari atmosfere di yurte e di lenti carri dipingono piccole ma importanti storie delle campagne mongole. Meraviglia di un mondo che accoglie e racconta la storia di secoli, dove la luce del sole riesce a cancellare anche i confini, e dipinge di rosso le rocce e i volti di persone che scrutano, nel gesto di mani a riparo della forte luce, l’infinito di paesi lontani.

Una storia di intimi colloqui, narrata da Chao Ge con i “valori più alti di una pittura classica” ma con nuovi e innovativi approcci all’attualità, una creazione artistica – come lui stesso afferma – con la quale spera di contribuire a ridestare negli uomini il senso di rispetto delle cose, ma anche di marginare gli attuali smarrimenti e drammi spirituali”.

EPOS. CHAO GE. La lirica della luce.

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