Ceramiche improbabili

Scrive Giuliano Galletta a proposito delle Ceramiche improbabili di Valerio Diotto : “Le ceramiche di Valerio Diotto, sembrano in fuga, nel senso musicale del termine. Nonostante siano fondate su un’approfondita ricerca storica e tecnica, che riguarda la tradizione delle manifatture arabe e dei “laggioni” genovesi del Cinquecento, forzano le regole, rompono gli schemi, debordano dagli spazi geometrici, in altre parole, tendono all’infinito. Non a caso il punto di partenza di queste sculture-collage è l’opera di Escher, in particolare la serie di xilografie “Metamorfosi”, realizzate dall’artista olandese negli anni 1939-40.

L’infinito interviene ampiamente in molti disegni di Escher” ha scritto Douglas Hofstadterspesso ci sono più copie di uno stesso tema giustapposte l’una all’altra in modo armonioso e ciò che ne risulta è un equivalente visivo dei canoni di Bach”. Ma qualcosa del genere accadeva già proprio in quella mattonelle dell’Alhambra studiate dall’artista. Lo spiega il cosmologo John Barrow: “In alcune culture divieti di carattere religioso hanno impedito la rappresentazione degli esseri viventi, incanalano l’impulso creativo in un’affascinante esplorazione dell’infinito in forma finita. I più significativi esempi antichi si ritrovano nel mondo islamico dove la tassellatura degli spazi piani e curvi esplorò tutte le simmetrie matematiche che oggi sappiamo possibili”.

Come ci ricorda Borges però l’infinito è anche l’indeterminato, il non finito, il disordinato, ha quindi un “lato oscuro”, inquietante, come osserva lo scrittore argentino: “C’è un concetto che corrompe e altera tutti gli altri. Non parlo del Male, il cui limitato impero è l’Etica; parlo dell’Infinito».

Le opere di Diotto lasciano chi guarda in sospeso, in attesa di uno sviluppo possibile ma non garantito, l’argilla modellata, cotta e dipinta ci appare in movimento, scorre quasi come su uno schermo cinematografico o in quadro di Boccioni. Se simmetrie e regolarità matematiche vengono evocate in moduli o tessere che riproducono elementi naturali – pesci, uccelli, rettili – è soprattutto, crediamo, per sottolinearne l’elemento ipnotico, in certo modo sacrale (basti ricordare le geometrie dipinte dagli aborigeni australiani); l’illusione, o forse l’aspirazione, a un ordine che è però continuamente minacciato dal caos. “Una volta costruito un mosaico che riempie perfettamente uno spazio sono tentato di continuare all’infinito” spiega l’artista “presto ritorno alla ragione, ma ogni mosaico è veramente un pezzo di infinito, si può aggiungere un pezzo sopra, sotto, di fianco, i confini sono arbitrari. Per questo tipo di ossessione esiste un nome scientifico ‘riempimento progressivo dello spazio’”.

Se per i matematici l’infinito è una realtà (matematica), i fisici hanno molti dubbi, anzi quando si ritrovano un infinito fra le loro teorie cominciano subito a pensare che ci sia qualcosa che non funziona. Fanno però eccezione i sostenitori dell’ipotesi del Multiverso, per loro, infatti, non solo l’universo è infinito ma esistono infiniti universi. Probabilmente gli artisti la pensano allo stesso modo.”

 

Ceramiche improbabili – Valerio Diotto
Circolo degli Artisti
Pozzo Garitta, 32 17012 Albissola Marina (SV)
Dal 9 al 24 settembre

www.circoloartistialbisola.it
circ.artistialbisola@libero.it

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