Leggerezze al Museo

Vincenzo Nasuto espone al Museo Paleontologico di Montevarchi (AR) una collezione di foulard, 20 capi d’abbigliamento unici di grande formato, nelle cui fantasie le immagini d’epoca in bianco e nero dei luoghi storici di Montevarchi e del Valdarno, prendono vita in un’esplosione inaspettata di linee e colori.

Leggerezze al Museo
Leggerezze al Museo

Fotografie dei centri storici agli inizi del secolo scorso, antichi acquerelli, immagini d’epoca di luoghi familiari ma sbiaditi dal tempo: a tutti è capitato di rileggere il Valdarno sfogliando le foto in bianco e nero di tanti anni fa, attratti dalla suggestione di immagini così lontane. Ci voleva però l’intuizione di un artista per pensare di far rivivere quelle immagini animandole di disegni e colori, e soprattutto trasformandole in opere d’arte da indossare come capi di alta moda. Vincenzo Nasuto ha sperimentato questa intuizione e ha realizzato una galleria di foulard nei quali rifioriscono le immagini d’epoca dei luoghi storici di Montevarchi e del Valdarno, e il bianco e nero di vie, palazzi e chiese diventa una esplosione inaspettata di linee e colori. Davvero inaspettata anche perché le rielaborazioni creative di Nasuto si dispiegano sul grande formato, che si mostra per intero solo se esposto come un arazzo: ma il foulard è un capo da indossare, non certo un’immagine da esporre in un museo, e così da questa galleria le immagini del Valdarno non sono subito evidenti, ma si avvolgono come un vestito e si lasciano solo intuire. Il segno dei secoli passati compare soltanto a chi lo sappia cercare nelle mille pieghe che il tessuto disegna.

La scelta delle sala dell’Accademia e del Museo Paleontologico per una mostra di corredi di abbigliamento potrebbe stupire: almeno per chi associa ‘Museo’ e ‘Accademia’ a immagini di seriosa e compassata formalità. Ma quale missione migliore può avere un luogo di cultura di quella di condurre a incontrare la bellezza? Una bellezza che certo non compare subito, ma che fiorisce agli occhi di chi ha la pazienza e la fantasia di cercare. Anzi, in fondo la riuscita di un luogo di cultura in mezza alla città è proprio quando le persone riescono a ‘vestirsi’ di quello che a lungo hanno soltanto ammirato in una vetrina. E così questa galleria di disegni e colori è stata una bella occasione per contaminare le forme dell’arte e del bello, anche grazie alle splendide foto attraverso le quali le opere di Nasuto hanno ‘vestito’ e animato gli spazi del Museo.

Vincenzo Nasuto ha fatto alla sua terra d’elezione e in particolare all’Accademia il dono di venti ‘pezzi unici’, capi d’arredo irripetibili, ciascuno originale e destinato solo alla persona che lo riceverà: nella gratitudine della nostra istituzione c’è anche un po’ di orgoglio di poterci considerare un ‘pezzo unico’, un piccolo gioiello della terra dell’Arno.

Vincenzo Nasuto – Leggerezze al Museo
MUSEO PALEONTOLOGICO DI MONTEVARCHI
Montevarchi (AR) – dal 4 al 18 dicembre 2016
Via Poggio Bracciolini 36/40 (52025)
+39 055981227
paleo@accademiadelpoggio.it
www.museopaleontologicomontevarchi.it

There’s Something Happening Here

In questi tempi difficili e incerti di sconvolgimenti e dissenso su scala globale, una nuova generazione di fotografi e di   image-maker e video-maker sta emergendo.

 

LEAD Technologies Inc. V1.01
LEAD Technologies Inc. V1.01

Lara Baladi, Miguel Calderón, Marco Gavin, Paul M. Smith, Grace Ndiritu, Zhang Peng, Athi-Patra Ruga, Luca Simonetti, Cinthya Sotho e Lolo Veleko, dal 6 dicembre 2016 al 5 febbraio 2017 presso Snap Photograpf presentano lavori elaborati e sofisticati di processi tecnici digitali versata nella psicologia del mezzo, che esplorano angosce, nevrosi, nozioni di fragilità e di identità e soggettività della fotografia stessa.

I fotografi inclusi nella mostra provengono da una vasta gamma di varie esperienze fotografiche: dalla moda allo still-life e da lavori concettualmente complessi. Nonostante la diversità dei loro background , emergono interessi comuni andando oltre i confini convenzionali della fotografia, sfidandoli e giocando con essi. Insieme, questi artisti esplorano il mondo attraverso il mezzo fotografico in modo radicale e sperimentale. Ne emerge una contorta visione, a volte apocalittica di un mondo che è scivolato dal proprio asse rivelandone qualcosa di oscuro a volte assurdo e comico, inquietante e non ancora completamente formato. C’è qualcosa che accade qui.

There’s Something Happening Here
SNAP PHOTOGRAPH
Firenze – dal 6 dicembre 2016 al 5 febbraio 2017
Borgo Santi Apostoli 12 (50123)

info@snaphotograph.com
www.snaphotograph.com

Mostra collettiva di Natale alla Galleria LICONI ARTE

Dal 4 dicembre al 14 gennaio 2017 la galleria LICONI ARTE presenta una nuova mostra collettiva che racchiude le opere e gli artisti trattati in questi mesi di attività, esaltando le capacità tecniche, l’uso del colore e l’immaginazione.

Alessandra Carloni attraverso rapide pennellate introduce il riguardante in un immaginario fiabesco, talvolta futuristico. L’artista vuole rappresentare i principali sentimenti che sono alla base dei rapporti interpersonali fra esseri umani e per far ciò si avvale di scenari in cui compaiono fari bretoni o navicelle spaziali che sorvolano città immaginarie. Al centro delle sue scene una serie di personaggi dalle fattezze appena abbozzate, tratteggiati da rapidi tocchi di colore.

mostracollettivanataleFabio Carmignani è un artista toscano, grande cultore della vasta eredità artistica del Rinascimento, nelle sue opere possiamo vedere un legame diretto con il passato. Carmignani studia le tecniche e gli effetti usati dai pittori medievali, per poi trasporle ai giorni nostri, arricchendole di invenzioni e di elementi surreali caratterizzati da cromie accese.

Romain Mayoulou nelle sue tele rappresenta la gioia di vivere, i ritmi e i colori dell’Africa. Le scene delle danze tipiche o della vita di tutti i giorni, diventano nei suoi dipinti occasione in cui scomporre l’immagine in frammenti, creando un mosaico di cromie, che volutamente vanno a contrastarsi per creare la volumetria dei suoi personaggi, oppure li costruisce usando differenti toni della medesima tinta.

Daniele Mini è un artista in grado di ereditare le attitudini di due momenti della storia della pittura, coniuga la lezione dei maestri dell’impressionismo e dell’iperrealismo. Mini, grazie alla padronanza che ha del pennello e uno studio attento della luce, riesce a riprodurre i riflessi che caratterizzano le cromature delle auto storiche, gli scafi delle barche a vela o i riflessi dell’acqua in un bicchiere. Sembrano soggetti statici, ma dietro queste opere vi è la ricerca della raffigurazione dell’eleganza e del sereno passare del tempo.

Stefano Ronchi, è un originalissimo miniaturista dei nostri tempi. La sua capacità pittorica stupisce e affascina al primo sguardo il visitatore, in seguito dopo lo stupore e l’ammirazione per l’esecuzione tecnica, il riguardante rimane affascinato dalla fervida immaginazione dell’artista, capace di creare scenari con animali fantastici, dove ogni singolo particolare è reso alla perfezione e mai abbozzato.

Marina Tabacco è un’artista di Torino che ha viaggiato molto ed è innamorata del continente africano. Non è solo innamorata dei suoi paesaggi, è innamorata anche delle energie creative che abitano il continente, tanto da cercare di entrare in contatto con alcuni artisti contemporanei africani. Questo incontro artistico ha fatto sì che anche le opere di Marina Tabacco ne risentano e le sue tele si sono arricchite di maschere africane o di elementi apparentemente astratti che guardano ai soggetti della figurazione africana.

Gianrico Agresta e Giulio Zanet, sono due artisti che si muovono nell’ambito della pittura astratta, sebbene con due differenti anime. Zanet crea delle striature che corrono lungo tutta la tela, con colori a volte caldi, talvolta freddi, ma sempre caratterizzati da una viva brillantezza. In questo tessuto di striature di colore inserisce qualche elemento geometrico, un fascio di rette parallele oppure un semicerchio, il quale diventa elemento di contrasto con le linee colorate. Agresta è un artista che è partito dalla figurazione; come molti aveva notato che le scene che rappresentava avevano una matrice geometrica, dopo questa intuizione, vi fu la svolta e la ricerca di quella matrice, di quell’anima nascosta nei suoi dipinti.
Le sue opere appaiono oggi come campiture geometriche di colori e talvolta rimane la curiosità di decifrare che immagine può scaturire da quelle forme.

Mostra collettiva di Natale
LICONI ARTE
Torino – dal 4 dicembre 2016 al 14 gennaio 2017
Via Della Rocca 28 (10123)
+39 0114276569
info@liconiarte.com
www.liconiarte.com

Le Donne di Giuseppe Leone

Donne

Donne“,  è il titolo della mostra di Giuseppe Leone, ospitata dal 4 dicembre al 14 gennaio nella Galleria Lo Magno di Modica, in via Risorgimento 91- 93.

La mostra, curata da Giuseppe Lo Magno e Viviana Haddad, propone un’ampia collezione di foto, realizzate in un lungo arco temporale (dal 1968 al 2015) dedicate tutte alla figura muliebre, all’erotismo, alla sensualità femminile. La mostra sarà inaugurata domenica 4 dicembre, alle 18,30. I testi del catalogo sono stati curati dallo stesso Leone e da Caterina Magliulo.

Scatto dopo scatto – racconta Leone – ho cercato di raccontare la donna, lontano dai cliché: il mio interesse non è mai stato legato alla rappresentazione degli amori, delle ambiguità, delle contraddizioni umorali e passionali, espressioni fuorvianti tipiche del raccontare la donna nell’attuale contesto dei cambiamenti sociali.(..)

Giuseppe Leone – Donne
GALLERIA LO MAGNO
Modica (RG) – dal 4 dicembre 2016 al 14 gennaio 2017
Via Risorgimento 91 (97015)
+39 0932763165
gallerialomagno@virgilio.it
www.gallerialomagno.it

Verso il Mediterraneo. Sezioni del paesaggio da Salerno a Reggio Calabria

Dal 15 dicembre 2016 al 14 febbraio 2017, l’Istituto centrale per la grafica ospita la mostra Verso il Mediterraneo. Sezioni del paesaggio da Salerno a Reggio Calabria, a cura di Emilia Giorgi e Antonio Ottomanelli, con oltre 100 lavori realizzati da alcuni dei maggiori fotografi italiani contemporanei che hanno documentato il paesaggio attraversato dall’A3 Salerno – Reggio Calabria.

Verso il Mediterraneo
Verso il Mediterraneo

Il sottotitolo della mostra prende ispirazione dalla celebre ricerca di Gabriele Basilico e Stefano Boeri ‘Sezioni del paesaggio italiano’, pubblicata nel 1997 per un atlante eclettico sui mutamenti del territorio nazionale.

La mostra è promossa da Anas SpA in collaborazione con l’Istituto centrale per la grafica e il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, nell’ambito del progetto OIGO – Osservatorio Internazionale sulle Grandi Opere.

Undici gli autori coinvolti, Andrea Botto, Gaia Cambiaggi, Martin Errichielloe Filippo Menichetti, Marco Introini, Allegra Martin, Maurizio Montagna, Armando Perna, Filippo Romano, Marcello Ruvidotti, Francesco Stelitano, Giulia Ticozzi, che hanno esplorato tre regioni – Campania, Basilicata e Calabria – e rintracciato un patrimonio culturale materiale e immateriale visibile in mostra come un “viaggio nel viaggio” che inizia a Salerno e termina a Reggio Calabria. Sono narrate realtà diverse, attraverso i focus che ogni autore ha individuato con singoli percorsi, visitando le infrastrutture, osservando il paesaggio, facendo emergere attraverso l’ascolto dei linguaggi delle tre regioni, i conflitti e le contraddizioni del territorio indagato.

La documentazione va dalla dismissione delle vecchie infrastrutture alla naturalizzazione e il ripristino ambientale; dalle storie di vita di uomini e donne coinvolti direttamente o indirettamente dai lavori dell’infrastruttura alla presentazione di opere collegate all’autostrada, come il Porto di Gioia Tauro; fino alle immagini di paesaggio fisico e culturale alla scoperta di un Meridione inedito, a volte intrinsecamente legato alle origini dei singoli autori.
Ne emerge un racconto antropologico in cui la monumentalità delle grandi opere diviene veicolo per sondare da una parte la trasformazione e l’emancipazione del panorama culturale delle regioni che attraversa, dall’altra l’integrazione e la valorizzazione dell’architettura paesaggistica.

A fare da contrappunto a questo racconto sul presente è una sezione dedicata a tre maestri della fotografia italiana con opere provenienti dalla Collezione di Fotografia del MAXXI Architettura e in particolare dal progetto di committenza Atlante Italiano 03. Sono gli scatti di Gabriele Basilico e Olivo Barbieri che descrivono lo stretto di Messina, ancora oggi di estrema attualità, e quelle di Mario Cresci che centra il suo lavoro sulla SS 106 Jonica, importante collegamento tra Reggio Calabria a Taranto, illustrata anni dopo anche dal fotografo Filippo Romano.

Sono parte integrante del percorso espositivo i disegni e le immagini provenienti dall’archivio Anas, esposto per la prima volta al pubblico: progetti, planimetrie e soprattutto fotografie degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta, alcune realizzate dallo Studio Fotografico Vasari, che testimoniano i lavori infrastrutturali di un’epoca e del periodo che precede la costruzione dell’A3.

La mostra Verso il Mediterraneo. Sezioni del paesaggio da Salerno a Reggio Calabria è accompagnata da una pubblicazione edita da Planar Books con i testi dei curatori e di Stefano Boeri e Joseph Grima.

Il progetto allestitivo è dello studio di architettura 2A+P/A di Roma (Gianfranco Bombaci e Matteo Costanzo)

Verso il Mediterraneo. Sezioni del paesaggio da Salerno a Reggio Calabria – A cura di: Emilia Giorgi e Antonio Ottomanelli
Promosso da: Anas
In collaborazione con: ICG – Istituto centrale per la grafica e MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo
Con il supporto di: Contship Italia Group, Willis Towers Watson, Planar
Nell’ambito del progetto: OIGO Osservatorio Internazionale sulle Grandi Opere
Progetto di allestimento: 2A+P/A

www.versoilmediterraneo.it
#VersoIlMediterraneo
Info pubblico
Istituto centrale per la grafica
Roma, Palazzo Poli, via Poli 54 (Fontana di Trevi)
Orari: martedì – domenica, dalle ore 14.00 alle 19.00
Chiuso il lunedì, 25 dicembre, 1 gennaio
Ingresso libero

Giorno dopo giorno

Domenica 11 dicembre alle ore 19,00 negli spazi espositivi della Calandra Arte Contemporanea (Corso Umberto I, 38/A) sarà inaugurata la bipersonale “Giorno dopo giorno” di Tamara Marino e Simon Troger, a cura di Andrea Strano.

in-cubus_dsc_8827-1024x1024La mostra, aperta fino all’8 gennaio (visite: da martedì al sabato, ore 10,00-12,00 e 17,00-19,00; lunedì solo di pomeriggio), propone installazioni relative ai progetti “My name in the world” della Marino e “inCubus” di Troger.

Tamara Marino, ragusana, dopo gli studi all’Istituto d’Arte “Salvatore Fiume” di Comiso e all’Accademia di Belle Arti di Catania, ha conseguito la specializzazione in Scultura a Carrara lavorando al contempo in uno studio di artisti. Nelle sue opere, contamina le tecniche del disegno e della scultura con i nuovi linguaggi performativi, fotografici e musicali, su un piano sperimentale e sensoriale.

Il progetto “My name in the world” è nato nel 2012, quando l’artista ha contattato attraverso i social networks e riunito in un gruppo virtuale i propri omonimi (diciotto donne e un uomo) da tutto il mondo. Da questo flusso di immagini e informazioni sono nati dei ritratti di volti in terracotta bianca e schede personali. “Questo progetto – spiega l’artista – nasce dal bisogno di rapportarsi con gli altri e trovare un confronto e un punto di riflessione. Chi sono? È una delle prime domande che ci poniamo durante la nostra vita, che ha a che fare con la nostra esistenza. […] Il nostro nome è intriso di tutta la nostra vita fin da quando eravamo bambini, inclusa quella interiore. Dentro un nome ci identifichiamo. […] Ogni persona chiama col proprio nome quel baule di emozioni, persone, ricordi, passioni, lavoro, cultura che le appartengono. Alla domanda ‘Chi sono?’ si trova un altro significato. Se fossi nata uomo, in un Paese come l’Argentina, e avessi avuto tre sorelle e … Le nostre vite e il nostro modo di pensare dipendono da una moltitudine di fattori. Spiare le vite degli altri dà maggiore oggettività al fatto che siamo unici pur non essendolo”.

Simon Troger, originario della provincia di Bolzano, ma ragusano di adozione, si è laureato all’Accademia di Belle Arti di Carrara, specializzandosi nella Scultura. Ha partecipato a simposi di scultura monumentale in Germania, Austria, Italia aggiudicandosi premi e riconoscimenti. Nel 2012 ha fondato Glurns Art Point, un gruppo di Arte contemporanea composto da giovani artisti. Allo stesso anno risale la collaborazione artistica con Tamara Marino. La sua ricerca si sviluppa sull’analisi del rapporto tra uomo e ambiente, idea e concretezza, utopia e distopia.

“InCubus”, in particolare, analizza criticamente il modo di vivere la vita dell’uomo occidentalizzato: un robot umano auto-programmato a eseguire ordini impartiti da falsi miti veicolati da slogan e immagini seducenti. Tutto si traduce in tecnologia e codici alfanumerici, ed è così che l’uomo di conseguenza organizza pensieri e azioni. Le sue installazioni – cubi seriali formati da gabbie reticolari di legno che includono gli “uomini perfetti” in legno combusto – esprimono il duplice significato di cubo-gabbia e di incubo. Esse, spiega, “parlano del mondo effimero, in cui la corsa verso il grado di perfezione ideale raggiunge un livello di autodistruzione inconsapevole, dove volere e avere costituiscono i piani verticali e orizzontali di una gabbia insormontabile e in crescita esponenziale”.

Info e contatti
La Calandra Arte contemporanea
Corso Umberto I 38/A, Ispica (RG)
cell. 329 725 5089
mail: info@lacalandra.com
web: http://www.lacalandra.com/

Sequens lineam di Giovanni Gaggia

Venerdì 9 dicembre 2016 alle ore 18.00 la Galleria FabulaFineArt presenta SEQUENS LINEAM personale di Giovanni Gaggia.

1_giovanni-gaggia-sequens-lineam-foto-gianluca-panareo-1Artista visivo e performer, con una poetica indirizzata alla continua ricerca di equilibrio fra azione performativa e disegno, Giovanni Gaggia entra negli spazi di FabulaFineArt impaginando una mostra narrante il proprio ‘io’ creativo, e al contempo dialogante con un luogo che, nei suoi proponimenti, intende trarre ispirazione continua – secondo il pensiero di Giorgio Cattani, direttore artistico della galleria – dal significato di “origine”, per alimentarsi e arricchirsi costantemente di nuove e diverse conoscenze. A questa definizione del luogo, la ‘galleria’, Giovanni Gaggia intreccia un filo invisibile al telaio dell’esistenza, invitando lo spettatore ad‘attraversare’ l’artista – il suo corpo e il suo pensiero –, per trarre o ritrovare nell’arte un senso di spiritualità perduto, quella‘poesia’ cui la nostra epoca sembra aver rinunciato.

Non un vate, né uno sciamano, l’artista oggi è – avvicinandoci alla filosofia di Gaggia – quella figura che, con i suoi gesti, non ha timore di chiedere attenzione – per tutti – per quell’‘origine’ di emozione, passione, compassione e sentimento, di cui l’uomo è fatto e di cui si nutre. E di cui ha disperatamente paura ma bisogno. Così le opere, sono i segni e le tracce di quel viaggio incredibile e misterioso che è la vita, con i suoi dolori e i suoi slanci. Così quelle selezionate per questa mostra, sono simbolicamente rappresentative dei passaggi nodali al divenire artista di Giovanni Gaggia, una trasformazione lenta e progressiva che da fisica si fa immateriale sino ad abbracciare l’incorporeo altrui.Fra disegni, piccole sculture, opere fotografiche, interventi audio, video, installativi e performativi, grandi arazzi, delicati ricami, e poesie, emerge con chiarezza dapprima il tema del corpo, metaforicamente materiale da plasmare per Gaggia e poi ponte verso la propria consapevolezza del fluire e confluire nell’universo dell’arte.

1_giovanni-gaggia-nessun-tempo-2001-tecnica-mista-com-55x75-1Un mondofatto di passione (fisica – spirituale – affettiva) in seguito sintetizzato nella forma di un cuore, che è al contempo spirito ed esempio iconico di deposito immaginale, capace di far affiorare con delicatezza ma serietà, uno status di ‘coscienza’. È un cuore rosso che lentamente svanisce, per palesarsi poi nella sola riduzione del colore, sintetizzato in una macchia, che a sua volta si fa impronta di un ‘sentire’ e ‘indizio’ di un ‘pulsare vitale’, particolarmente emozionante, quando incontra i delicati ed eterei segni a matita di questo giovane e profondo artista. Infine, attraverso l’atto del cucire, la forma-cuore si astrae ulteriormente: il disegno si fa ricamo eil filo, a sua volta, si fa espressione di ‘carattere”.

Come affermava Henri Matisse: «Il carattere del disegno non dipende dalla copia precisa, dal vero delle forme o dalla riunione di dettagli esatti radunati pazientemente, ma dal sentimento profondo dell’artista di fronte agli oggetti scelti, su cui si è fermata la sua attenzione e di cui deve penetrare lo spirito». Parafrasando il pensiero del grande artista francese, anche Giovanni Gaggia posa lo sguardo sugli oggetti e su ciò che lo circonda per penetrare lo spirito, e quando il suo sguardo si posa e incontra quello delle persone, idealmente l’umanità diventa il suo disegno. Qui si tratteggia e si sviluppa appieno la sua poetica, che trova massima espressionenella performance. In tal senso, la sua ricerca di equilibrio fra disegno e azione performativa trova,nella trasversalità del suo esprimersi, una chiave di volta puramente contemporanea e innovativa.

SEQUENS LINEAM, letteralmente inseguendo la linea, oltre che esplicitare un senso di accompagnamento all’esistenza, diventa un’ideale parabola fra classico e moderno, dove l’uso del latino – molto caro a Gaggia – guarda alle radici della nostra cultura e l’immagine della linea traccia il futuro. Un domani che non può prescindere dalla lezione sulla comunicazione moderna, infatti, il cum, il munire e il communico di Gaggia, si rispecchia anche nella scelta dell’artista di comunicare questa mostra attraverso le immagini fotografiche, vere e proprie opere create dagli obiettivi di Cristina Núñez e Gianluca Panareo.

Per questa mostra, infine, Gaggia realizza alcune opere inedite liberamente ispirate alle poesie di Davide Quadrio pubblicate sul suo ultimo libro Inventarium, sottolineando ulteriormente la collaborazione con il critico e poeta, ma anche il senso di cooperazione fondamentale nel suo lavoro.

La mostra è curata da Maria Letizia Paiato, membro del Comitato Scientifico di FabulaFineArt, insieme ad Andrea B. Del Guercio e Veronica Zanirato, con la direzione artista e il coordinamento di Giorgio Cattani.

Venerdì 9 dicembre 2016 alle ore 12.00 Giovanni Gaggia incontrerà gli studenti dell’Istituto d’Arte “Dosso Dossi” di Ferrara per presentare il volume Inventarium, a cura di Serena Ribaudo e con poesie di Davide Quadrio – edito da Maretti Editore.

Presenti l’artista e la curatrice per raccontare, 36 anni dopo la strage di Ustica, il lavoro di meditazione che Gaggia ha svolto sul senso di memoria viva in cui il dolore si affranca dalla contingenza della tragica fatalità per trasfigurare nei sentimenti di vita, di resistenza, di resilienza.

Durante l’inaugurazione della mostra programmata alle ore 18.00 alla FabulaFineArt, Giovanni Gaggia eseguirà proprio la performance Inventarium, mettendo in moto quel senso di partecipazione emozionale sotteso alla sua poetica.

SequensLineam – Giovanni Gaggia
Dal 9 dicembre al 30 gennaio 2016.
Galleria FabulaFineArt
Via Del Podestà 11 – 44121 Ferrara (FE)
www.fabulafineart.com
fabulafineart@gmail.com

Gallery Assistant: Annamaria Restieri 320 7525922

Riccardo Varini, Fotografie 1979 – 2016

Chiarore diffuso, lunghi silenzi, profondissima quiete. I Chiostri di San Domenico (Via Dante Alighieri 11, Reggio Emilia) ospitano, dal 10 dicembre 2016 all’8 gennaio 2017, la mostra fotografica di Riccardo Varini, a cura di Arturo Carlo Quintavalle. Realizzata in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia, l’esposizione sarà inaugurata sabato 10 dicembre alle ore 17.00.

Riccardo Varini
Riccardo Varini

In mostra, oltre 170 fotografie stampate su carta cotone. Immagini che documentano il percorso di Riccardo Varini dal 1979 ad oggi, attraverso le serie fotografiche – “Bianchi”, “Chiari”, “Stanze”, “Notturni”, “Persone in pausa”, “Paesaggio urbano” – che corrono parallele all’interno della sua ampia produzione. Il percorso espositivo si arricchisce, inoltre, con una selezione di immagini inedite, anteprima di due nuovi cicli, “Wabisabi” e “Still life”, in fase di realizzazione.

Raggiunta una certa maturità artistica, dopo l’archiviazione al CSAC di Parma, la monografia Skira e le tante mostre in Italia e in Europa, l’autore ha sentito l’esigenza di selezionare le immagini che meglio rappresentano la sua poetica (lontana dall’essere meramente descrittiva, come potrebbe sembrare da alcune fotografie “eclatanti”, volutamente escluse) e di presentarle, attraverso un progetto organico, alla città che ha accompagnato il suo percorso, dall’amore per la natura condiviso con il padre Luigi agli esordi fotografici legati alla scuola di Stanislao Farri, dall’interesse per i pittori chiaristi (Guidi, Morandi e il reggiano Gandini) all’incontro nel 1984 con Luigi Ghirri, che ha contribuito alla sua formazione e che ancora oggi considera il suo maestro, nonostante si sia progressivamente distaccato da una lingua comune per portare avanti una ricerca personale.

Se i “Bianchi” portano l’osservatore, attraverso distese di neve, dal visibile reale all’invisibile astratto, i “Chiari” (“Silenzi” e “Marine”) rendono il tempo lungo della fotografia, dove ogni intento descrittivo lascia campo all’introspezione, mentre le “Stanze”, attraverso tagli di luce e prospettive di interni, parlano di attese e abbandoni, così come i “Notturni” di matrice hopperiana, che rivendicano il valore della solitudine, e le “Persone in pausa”, in attesa della prima battuta, tra teatro e memoria. Infine la geometria, presente nel “Paesaggio urbano” con contrappunti taglienti di luce. Tra le anticipazioni, alcune fotografie della serie “Wabisabi” che, guardando all’imperfezione come valore, registra piccole lacerazioni e fratture, ed alcuni “Still life”, tra colori, riflessi e trasparenze.

«Riccardo Varini ha uno sguardo lento – scrive il curatore – uno sguardo obliquo, che scopre i dettagli, che mette insieme spazi, personaggi, luci ma anche ombre. Le sue foto sono in apparenza immagini immediate del vero, ma in realtà sono fotografie a lungo studiate, composte, costruite attraverso lunghe attese, anche quando sono scattate rapidamente cogliendo magari una tempesta di neve in riva al mare, dunque qualcosa di diverso, di affascinante, di nuovo».

La personale sarà visitabile di martedì, venerdì, sabato, domenica e festivi con orario 10.00-13.00 e 16.30-19.30 (apertura a richiesta per le scuole). Ingresso libero. Per informazioni: tel. 0522 456477, musei@municipio.re.it, www.musei.re.it. Per approfondimenti: www.riccardovarini.it.

Riccardo Varini nasce nel 1957 a Reggio Emilia. Fondamentali nel suo percorso sono Luigi Ghirri (1984) e il “chiarismo” della scuola di Guidi e Morandi. Nel 2006 fonda a Reggio Emilia una galleria dedicata esclusivamente alla fotografia, luogo d’incontro e formazione, dove tiene corsi di composizione e comunicazione. Nel 2007 le sue opere sono archiviate da Arturo Carlo Quintavalle e Gloria Bianchino presso il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, fra i grandi nomi della fotografia italiana. Nel 2009 espone nell’ambito di “Fotografia Europea” (Galleria Parmeggiani, Reggio Emilia, prefazione di Arturo Carlo Quintavalle) e le sue opere sono archiviate dalla Fototeca della Biblioteca Panizzi. Espone successivamente in diverse città italiane, partecipando al “MIA Fair” (Milano, 2012, 2013, 2014), con immagine su “Le Monde”, e a “Photissima” (Torino, 2013). Le sue opere sono raccolte nei libri “Silenzi” (Meridiana, 2008, prefazione di Arturo Carlo Quintavalle), “Luoghi Comuni” (AbaoAQu, 2013, testi di Pierluigi Tedeschi ed Emanuele Ferrari), “Da Mare a Mare” (NFC Edizioni, Rimini, 2013, testi di Alessandra Bigi Iotti e Giulio Zavatta). Nel 2013 partecipa al simposio su Luigi Ghirri organizzato dalla British School di Roma. Nel 2014 esce la sua monografia, curata da Arturo Carlo Quintavalle per Skira. Dalla collaborazione con diverse gallerie, nascono mostre internazionali a Berlino, Monaco, Montecarlo, Parigi e Tokio. Nel 2016 si dedica maggiormente ai suoi seminari, tenendo mostre alla Reggia di Colorno (PR) e ai Chiostri di San Domenico a Reggio Emilia.

Riccardo Varini, Fotografie 1979 – 2016
A cura di Arturo Carlo Quintavalle
Chiostri di San Domenico
Via Danti Alighieri, 11
42121 Reggio Emilia
10 dicembre 2016 – 8 gennaio 2017
Inaugurazione: sabato 10 dicembre, ore 17.00
Orari: martedì, venerdì, sabato, domenica e festivi ore 10.00-13.00 e 16.30-19.30 (apertura a richiesta per le scuole).

PER INFORMAZIONI:
Musei Civici di Reggio Emilia
Via Palazzolo, 2
42121 Reggio Emilia
Tel. 0522 456477
musei@municipio.re.it
www.musei.re.it

PER CONTATTARE L’ARTISTA:
Riccardo Varini
riccardovarini@gmail.com
www.riccardovarini.it

UFFICIO STAMPA:
CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia Santo Stefano, 54
42121 Reggio Emilia
Tel. 0522 1715142
info@csart.it
www.csart.it

Attraverso l’evento

Giosetta Fioroni
Giosetta Fioroni

Da quest’oggi al 10 gennaio 2017 la Galleria Mucciaccia (largo della Fontanella di Borghese 89, Roma) presenta ‘Attraverso l’evento‘, una grande mostra antologica dedicata a Giosetta Fioroni con la curatela di Fabrizio D’Amico e Piero Mascitti, direttore artistico dell’Archivio Goffredo Parise e Giosetta Fioroni.

Il titolo della mostra, Attraverso l’evento, è tratto da un verso di Andrea Zanzotto, da Il galateo in bosco (1978), che bene esemplifica la poetica dello scrittore veneto, legata all’uso dell’ossimoro, alla formazione di nuove parole e da arditi accostamenti linguistici.

Con oltre 40 opere dal 1964 ai giorni nostri, l’esposizione si apre con i lavori degli anni Sessanta, quattro carte intitolate Immagini del silenzio, bozzetti per la Biennale di Venezia del 1964 e undici tele tutte dipinte con lo smalto alluminio. Sono opere che possiedono l’istantaneità di uno scatto fotografico e dimostrano il forte interesse nutrito dall’artista verso il cinema, tanto che spesso su una stessa tela si vede la traccia di una sequenza di immagini – come in Fascino – oppure lo stesso soggetto è presente simultaneamente, ma in due diversi momenti, come in Liberty viennese. Nelle opere di questo periodo è anche significativo il rapporto con il mondo della fotografia e della moda, evidente ne La modella inglese o in Faccia pubblicità.

Gli anni Settanta sono rappresentati dalle linee essenziali di alcune carte i paesaggi d’argento; da una serie di teche nelle quali compaiono piccoli oggetti, elementi naturali e frammenti di memoria, dalla serie Spiriti Silvani.

Nei quadri degli anni Ottanta l’argento cede il passo all’esplosione di colore dei teatrini, delle ceramiche e delle tele, come La casa di Nietzche, Congiungimento o Autoritratto nel tempo (1996 – 1998) che ci porta fino alle opere più recenti di Giosetta Fioroni, come Marilyn Manson (2009) e Il ramo d’oro, il bosco sacro del 2014.

La mostra è realizzata in collaborazione con l’Archivio Goffredo Parise e Giosetta Fioroni e accompagnata da un catalogo bilingue, italiano e inglese, illustrato, Cambi Editore, con nuovi testi di Fabrizio D’Amico, Piero Mascitti e Francesca Pola; una selezione di scritti critici fra cui di Gloria Bianchino, Alberto Boatto, Cesare Brandi, Maurizio Calvesi, Piergiovanni Castagnoli, Giosetta Fioroni, Daniela Lancioni, Tommaso Trini e degli scrittori Alfonso Berardinelli, Guido Ceronetti, Cesare Garboli, Raffaele La Capria, Emanuele Trevi e Goffredo Parise. Biografia a cura di Elettra Bottazzi.

Giosetta Fioroni. “Attraverso l’evento” da Il Galateo in Bosco di Andrea Zanzotto (1978)

Curatori: Fabrizio D’Amico e Piero Mascitti

Galleria Mucciaccia, largo della Fontanella di Borghese 89, Roma

Dal 30 novembre 2016 al 10 gennaio 2017

Orari: lunedì 15.30 – 19.30; dal martedì al sabato 10.00 – 19.00; domenica chiuso

Informazioni: tel. 06 69923801 – fax 06 69200634; segreteria@galleriamucciaccia.it

Ufficio Stampa: Maria Bonmassar 06 4825370; 335 490311; ufficiostampa@mariabonmassar.com

Punk Aristocracy di Massimo Scognamiglio

Punk-Aristocracy
Punk-Aristocracy

Trenta scatti più uno tirato a 99 copie; tre nuclei iconografici; bianco e nero e colore che si alternano di immagine in immagine; bambini quasi adulti e adulti perennemente bambini; un groviglio di segni e stili appartenenti a epoche e generazioni diverse mixati e sovrapposti; il racconto di come anche i movimenti più eversivi del passato vengano lentamente assimilati e riadattati dall’establishment, poi venduti come prodotto di lusso. E la sessualità, il corpo, teatro di una rivoluzione silenziosa, quella contemporanea: la mostra Punk Aristocracy di Massimo Scognamiglio apre The Magnificent Seven, evento dedicato al punk per festeggiare i 7 anni della Takeawaygallery. Dopo l’inaugurazione alla Tevere Art Gallery il 3 dicembre alle 19.00, sarà riallestita da martedì 6, e fino al 17 dello stesso mese, presso la sede della galleria in via della Reginella 11 a Roma.

È il 1976; la recessione impazza. Mentre la precedente ondata rock viene gradualmente assorbita dal sistema, un nuova ventata proveniente dalle periferie proletarie spazza via qualsiasi orpello, riferimento alla sperimentazione musicale colta. Nasce il punk, che grida rabbia e ribellione. È la cultura del no future, del DIY; la moda fatta di spilloni, maglie strappate, scritte e slogan; che si esaurisce in pochi anni ma i cui codici, svuotati di ogni forza incisiva, sono presto saccheggiati e inseriti in quel circuito di impresa che tutt’oggi ne continua a sfruttare gli aspetti più impensati. Punk Aristocracy, spiega l’artista, affronta «Il tema dell’appropriarsi dello stile di un’altra classe e violentarla. Il punk si è infilato ovunque; è come se fosse entrato nella casa del nobile, fatto festa, e, una volta addormentato, il principe ne abbia preso il meglio. Un compromesso tra alto e strada».

Per realizzare gli scatti Massimo Scognamiglio ha compiuto una ricerca sull’iconografia del periodo; non solo: nelle immagini presenti in mostra sfilano riferimenti sì al punk storico, ma anche alle conseguenti rielaborazioni edulcorate che hanno plasmato l’immaginario delle generazioni anni ’80, ’90 e contemporanee; oppure alle tendenze, subculture, movimenti successivi che, se non lo spirito, ne hanno ereditato certi atteggiamenti o semplici aspetti (dai dark ai raver, ecc…). Ne risulta che, sebbene l’esposizione sia suddivisa in tre sezioni distinte, ciascuna all’interno proponga una varietà di allusioni, espressioni e simboli che, messi sullo stesso piano, compongono un collage dissonante eterogeneo. Scognamiglio adotta lo stesso procedimento dell’industria massmediatica (da buon conoscitore qual è, avendo lavorato per oltre un decennio come art director in agenzie di pubblicità e occupandosi, spesso, di moda): banalizza i codici, appiattisce i segni, svuota ulteriormente di significato gli attributi riportando la discussione non più sul piano della lotta collettiva e del conflitto sociale ma del personale e dell’intimo.

Nella prima serie di immagini – da cui è partito l’intero progetto – singoli o in gruppo, abbigliati con abiti ottocenteschi arricchiti da corone e accessori kitsch, in atteggiamenti tra il provocatorio/provocante e il ribelle, si muovono sicuri di sé cinque bambini. Nella seconda e terza serie, maggiormente permeabili tra loro, adulti non ancora cresciuti, dandy tossici tra chitarre e dischi rock, con trucchi da défilé dentro abitazioni da sogno (o da incubo) mettono in scena un’orgia di solipsismo e trasgressione; sfida liberatoria dell’io al perbenismo e alla cultura dominanti.

Protagonista assoluto il corpo: «Oggi che il discorso delle classi è meno evidente e pervasivo, emergono altre radici di tensione. Da un lato c’è una generazione di giovanissimi che ha una sessualità completamente nuova non ascrivibile a nessuna categoria; dall’altra c’è una deriva repressiva e di non accettazione del minimo deviante… pensa alle censure sui social network. Siamo nell’era del massimo sfogo autoerotico alla youporn e dell’esasperazione del politically correct». Prosegue l’autore: «Quello che mi è sempre interessato del punk è l’aspetto disturbante, che è ciò che mi porto nella creazione artistica, nella composizione. Nel caso specifico ho lavorato con dei bambini, una visione non tradizionale dell’infanzia, con una sessualità espressa in maniera del tutto spontanea; e con la sensualità o la nudità degli adulti, comunicata in modo così naturale che solo dieci anni fa sarebbe stato impossibile. Bisogna toccare ciò che non si riesce a capire o accettare: ci sono degli argomenti che ancora scandalizzano e come i ragazzini si mettevano a suonare il punk per criticare qualcosa, io sto suonando il mio punk perché voglio raccontare questa storia».

The Magnificent Seven

Sabato 3 dicembre la Takeawaygallery festeggia il suo settimo anno di attività presso la TAG Tevere Art Gallery – in via di Santa Passera 25 a Roma – con un party omaggio al punk.

The-magnificent-seven
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Si comincia alle 19.00 con la mostra di fotografia Punk Aristocracy di Massimo Scognamiglio e la proiezione di trecento immagini tra opere, location, locandine e ritratti di amici e artisti che hanno partecipato alle oltre quaranta esposizioni ideate o coordinate a partire dal 2009; si prosegue dalle 22.30 con il dj set di Andrea Pochetti ‘Dal Punk al Punk‘, selezione musicale dal 1976 al 1981.

La Takeawaygallery, non profit romano che si è caratterizzato per interventi di arte contemporanea in ambientazioni fortemente connotate, l’organizzazione di eventi culturali in location ogni volta diverse, e la volontà di muoversi in modo fluido tra fotografia, installazioni, spettacoli teatrali e incursioni in sound electro, pop e rock, ha da sempre la musica nel proprio dna. Fin dal primo anno con la rassegna I Love Music (2010) al Room26, passando per l’Angelo Mai (2013), proseguendo con le serate sonore in collaborazione con Frane Letterarie, lo Studio Abate (2013-14) e la stessa TAG (2015).

Con The Magnificent Seven, che riprende il titolo di un brano dei Clash, vuole aderire simbolicamente alle manifestazioni in atto per il quarantennale del movimento punk, che cade proprio nel 2016. Non è solo una narrazione del periodo storico attraverso le tracce selezionate e le parole di Michael Pergolani; è prima di tutto un compleanno (anzi due), una vera e propria festa-amarcord; è, infine, nelle immagini di Scognamiglio, un commento, una visione post di quanto e come quel momento abbia influenzato il costume e la produzione del sapere fino ai nostri giorni.

L’incanto della luce

Domani alle Gallerie d’Italia a Milano prende il via il ciclo di conferenze “L’incanto della luce” dedicato a Bellotto e Canaletto: primo ospite è il filosofo Carlo Sini con ‘Dipingere vedute mentre attorno il mondo cambia‘.

Le vedute di Bellotto e Canaletto, apparentemente così quiete, nascondono un mondo che, dietro le quinte, sta vivendo uno sconvolgimento senza pari: è il Settecento dell’Illuminismo che porta dritto alla Rivoluzione francese, rievocato nelle riflessioni del filosofo Carlo Sini.

lincantodellaluceconferenzeL’esposizione “Bellotto e Canaletto. Lo stupore e la luce” ( mostra a cura di Bożena Anna Kowalczyk ) guida il visitatore attraverso le opere dei maestri indiscussi del vedutismo tra il XVII e il XVIII secolo. Una fortuna, quella di Bellotto e Canaletto, riconosciuta in Italia e all’estero, che procede di pari passo con l’inizio del Secolo dei Lumi.

La mostra è quindi il punto di partenza per raccontare più diffusamente di un clima culturale, di una temperie artistica e di luoghi geografici suggestivi, temi al centro del ciclo di conversazioni curato dallo scrittore Andrea Kerbaker, che avrà per protagonisti artisti di prim’ordine nel panorama internazionale, esperti d’arte, di cinema e di politiche culturali nazionali ed europee.

Informazioni e prenotazioni:
Attività gratuita fino ad esaurimento posti
Prenotazione consigliata al numero 800.167619 o scrivendo a info@gallerieditalia.com

Immagine in evidenza:
Bernardo Bellotto, Piazza San Marco verso sud-ovest, Venezia (particolare), 1742-1743
The Cleveland Museum of Art, Leonard C. Hanna, Jr. Fund (1962.169)
© The Cleveland Museum of Art