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Oltre il Pensiero

Si inaugura nella splendida cornice del Borghese Palace Art Hotel di Firenze, ‘Oltre il Pensiero’, la mostra del pittore fiorentino Giacomo Tinacci, a cura di Gisella Guarducci.

La pittura di Giacomo Tinacci è un gioco costante di luce e colore che accompagna qualsiasi soggetto venga dipinto, sia esso un paesaggio, un ritratto, o più semplicemente uno schizzo su foglio di carta. L’artista possiede la rara dote di dosare magistralmente il colore; giocando con i rosa tenui, i blu intensi, gli ocra e i verdi offre allo sguardo una spazialità sconfinata.

Uno scenario di colline come distese di nuvole, cipressi, olivi, case coloniche immerse in un vasto orizzonte: lo spettatore si rende conto subito di trovarsi davanti alla terra toscana, tuttavia comprende che si tratta in realtà di un paesaggio surreale ed intimo.

Altre volte, particolari vengono ingranditi al punto di perdere consistenza e risultare indistinti come macchie di colore che trasportano lo spettatore in un’atmosfera irreale.

I ritratti, l’altro tema caro all’artista, rappresentano figure umane in intima solitudine. Intense, come immerse in un tempo sospeso, queste figure rivolgono allo spettatore uno sguardo penetrante, oppure abbassano gli occhi sui propri pensieri, assorti nella loro malinconia.

Giacomo Tinacci – Oltre il pensiero
BORGHESE PALACE ART HOTEL
Firenze – dal 22 ottobre al 22 dicembre 2017
Via Ghibellina 174/r (50122)
+39 055284363
info@borghesepalacehotel.com
www.borghesepalacehotel.com

Omaggio a Frida

Fino al 31 ottobre si terrà a Bergamo la mostra Omaggio a Frida, in occasione della quale saranno esposte opere di pittura, scultura, fotografia e pirografia dedicate all’artista Frida Kahlo.Nata a Coyoacàn nel 1907, l’artista messicana divenuta ormai una vera e propria icona del nostro tempo per il suo carattere multiforme e la sua anima rivoluzionaria che si legge nei suoi quadri ricchi di simbolismo.

La mostra, che ospiterà artisti di provenienza internazionale, sarà presentata da Amedeo Fusco. Le opere saranno esposte presso la Sala Manzù, sita in via Camozzi, passaggio Sora a Bergamo.
Un appuntamento importante si sul livello culturale che emozionale vedere in mostra le opere dei numerosi artisti che condividono la forza e la passione di Frida per l’espressione artistica per uniti ancora una volta nel suo ricordo, dopo il grande successo della prima edizione di Omaggio a Frida a Roma.

Frida ha lasciato un’importante eredità umana ed artistica che ha lasciato il segno e che vive ancora oggi. La sua arte diviene un mezzo di unione tra gli artisti e gli estimatori dell’arte che si ritrovano a parlare un unico linguaggio universale al di là di ogni etnia e nazionalità, ancora una volta l’arte unisce i popoli in una mostra internazionale guidata dallo spirito rivoluzionario di Frida.

Omaggio a Frida viene riproposto dal presentatore d’arte Amedeo Fusco e del Centro di Aggregazione Culturale di Ragusa dopo il grande successo di pubblico e la ricca partecipazione di artisti a livello mondiale avvenuta ad aprile a Roma nelle Sale della Cancelleria Vaticana e patrocinata dall’Ambasciata del Messico presso la Santa Sede.

La celebrazione di una delle donne che sono rimaste nella storia dell’arte del ‘900 che racconta storie di attualità.
L’appuntamento,quindi, è presso la Sala Manzù di Bergamo, dove le opere saranno esposte al pubblico fino al 31 ottobre. La mostra è patrocinata dalla Provincia di Bergamo e dal Consolato del Mexico en Milan.

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Vestiti, luoghi di villeggiatura, cibi e bevande rappresentati sui cartelloni, celebrati anche all’interno di nuovi santuari commerciali come la Rinascente di Milano o i magazzini dei Fratelli Mele di Napoli, protagonisti di alcuni dei più bei manifesti di questo periodo. Non sono più solo oggetti di uso quotidiano ma diventano veri status symbol di un nascente stile di vita celebrato, per la prima volta, anche attraverso le riviste di moda: Scena Illustrata, Hermes Emporium, Novissima, Cronaca Bizantina, L’Italia Ride.

Un’epoca di grandi cambiamenti quindi, economici, urbani, culturali, di costume. Un’era scintillante di luci, pervasa di un’incredibile joie de vivre. La Belle Époque vede anche una straordinaria evoluzione delle tecniche fotografiche, litografiche e tipografiche che saranno fondamentali per il successo dei manifesti pubblicitari, grandi, colorati, splendenti. Nuove, magnetiche icone che tappezzano i muri delle città nell’age d’or del cartellonismo che ridisegna le strade d’Europa.  (Leggi l’articolo)

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Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).

Fino al 10 dicembre 2017. Aperto anche tutti i festivi, compresi 1 novembre e 8 dicembre.
Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso.
Ingresso: € 10,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.

Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 info@magnanirocca.it
Il martedì ore 15.30, il sabato ore 16 e la domenica e festivi ore 11.30, 15.30, 16.30, visita alla mostra PUBBLICITÁ! e al capolavoro ospite di Francis Bacon con guida specializzata; è consigliato prenotare via email a segreteria@magnanirocca.it , oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti; costo € 15,00 (ingresso e guida).

Presentando il biglietto d’ingresso della Fondazione è possibile visitare lo Csac a prezzo scontato www.csacparma.it; in programma iniziative comuni fra Fondazione Magnani-Rocca e Csac.
Sempre presentando il biglietto d’ingresso della Fondazione, fra il 30 settembre e l’8 ottobre, ingresso a prezzo scontato al Mercanteinfiera presso le Fiere di Parma www.mercanteinfiera.it.

La mostra è realizzata grazie a: FONDAZIONE CARIPARMA, CRÉDIT AGRICOLE CARIPARMA.
Media partner: Gazzetta di Parma. Con la collaborazione di XL Catlin, leader mondiale nell’assicurazione delle opere d’arte, e di AON S.p.A. Sponsor tecnici: Angeli Cornici, Butterfly Transport, Fattorie Canossa, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico.

Tulku

Appuntamento da non perdere venerdì 20 ottobre 2017 alle ore 17 nel Lu.C.C.A. Lounge&Underground per la presentazione della mostra fotografica “Tulku. Le reincarnazioni mistiche del Tibet”, frutto di un lungo viaggio durato oltre 30 anni che il giornalista Piero Verni e i fotografi Giampietro Mattolin e Vicky Sevegnani hanno compiuto lungo l’orizzonte delle comunità tibetane dell’India e della regione tibeto-himalayana.

Per l’occasione è stato organizzato l’incontro con Giampietro Mattolin che sarà intervistato dal direttore del Lu.C.C.A. Maurizio Vanni. “L’intento – spiega Vanni – è quello di comprendere in che modo la suggestione dei luoghi e l’importanza spirituale dei personaggi ritratti abbiano influenzato Mattolin e l’obbiettivo della sua macchina fotografica. La sfida che attende i visitatori sarà quella di percepire ciò che va oltre il senso della vista”.

Dal punto di vista dell’insegnamento del Buddha, l’essere umano non vive una sola esistenza ma, al contrario, passa attraverso un ciclo ininterrotto di nascite, morti e rinascite che avrà termine solo quando sarà in grado di ottenere lo stato superiore di coscienza chiamato Illuminazione. Il pensiero tibetano ha arricchito il tradizionale modo di vedere buddhista sulla reincarnazione di un nuovo elemento: quello dei tulku, i maestri che, in virtù dell’alto livello spirituale raggiunto, possono controllare il processo delle successive reincarnazioni. I tulku (“corpi d’emanazione”) sono quei maestri spirituali che scelgono di ritornare nel mondo, esistenza dopo esistenza, per essere di aiuto agli esseri viventi. La tradizione di queste reincarnazioni mistiche è una caratteristica peculiare del Buddhismo vajrayana, la forma dell’insegnamento del Buddha diffusa in Tibet, regione himalayana e Mongolia. I principali e più venerati di tutti i tulku, sono i Dalai Lama, da oltre tre secoli considerati come le massime autorità spirituali e temporali del Tibet”.

I 55 pannelli che compongono la mostra raccontano al visitatore di alcuni tra i più importanti maestri reincarnati tibetani dello scorso secolo e contemporanei. Da Sua Santità il XIV Dalai Lama (a cui è dedicata una specifica sezione) a Chatral Rinpoche (una vera leggenda del Buddhismo tibeto-himalayano morto nel 2015 all’età di 103 anni), dal Sakya Trinzin (il detentore di uno dei principali lignaggi del Buddhismo tibetano) a Khamtrul Rinpoche (fotografato una prima volta bambino nel 1984 e poi adulto nel marzo 2015), da Situ Rinpoche (catturato dall’obiettivo durante l’importante cerimonia del “Cappello Rosso”) a Kandro Rinpoche (attuale detentrice della antica linea di insegnamenti femminili delle Jetsunma), da Lama Paljin Tulku (uno dei pochi occidentali formalmente riconosciuto come la reincarnazione di un maestro tibetano) a Kirti Rinpoche, abate dell’omonimo monastero uno dei più importanti dell’intero Tibet orientale.

L’esposizione sarà visitabile con ingresso libero fino al 12 novembre 2017.

Note biografiche

Giampietro Mattolin, fotografo e viaggiatore, privilegia gli “scatti” legati alle esperienze di viaggio. Nel 2005 ha vinto il premio “De Pisis” in occasione di Landscapes, Rassegna Internazionale d’Arte Contemporanea di Ferrara. Particolarmente interessato alle culture indo-himalayane ha avuto l’opportunità di visitare tutti i Paesi di questa vasta regione, dal Ladakh al Nepal, dal Sikkim all’Arunachal Pradesh, dal Tibet al Bhutan fino al Myanmar (Birmania). Ha pubblicato alcuni libri fotografici, organizzato l’evento Himalaya e allestito le mostre fotografiche Cham, le danze rituali del Tibet e Amdo, il Paese del XIV Dalai Lama. Inoltre, nell’arco di diversi anni, ha potuto fotografare il Dalai Lama in varie occasioni sia in Asia sia in Europa.

Vicky Sevegnani, fotografa e pubblicista si interessa da molto tempo delle culture e dei popoli del Tibet, dell’India e della regione himalayana, che hanno costituito l’aspetto principale della sua attività professionale. Nel corso degli anni ha incontrato alcuni tra i più importanti maestri tibetani, in primo luogo il Dalai Lama, che ha potuto fotografare in diversi momenti delle loro vite.

Piero Verni, giornalista, scrittore e documentarista vive tra la Bretagna e l’Italia. Dedica la maggior parte del suo lavoro alla conoscenza della civiltà tibetana e delle culture indo-himalayane, soggetto di numerosi reportage, libri e documentari. Ha avuto il privilegio di poter scrivere una biografia autorizzata del Dalai Lama il quale, nel corso degli anni, gli ha concesso oltre 50 interviste esclusive e conversazioni private.

“TULKU – LE REINCARNAZIONI MISTICHE DEL TIBET”
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
dal 4 ottobre al 12 novembre 2017
orario mostra: da martedì a domenica 10-19, chiuso lunedì
Ingresso libero

Per info:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca
tel. +39 0583 492180 www.luccamuseum.com info@luccamuseum.com

D’io

Inaugura giovedì 26 ottobre ore 20.30 la nuova mostra di Paolo Maccari: ritratti e autoritratti; una sfilata di celebrities tra le più scomode in circolazione; scatti iconici scomposti in geometrie sfaccettate; quindici lavori a acquerello realizzati nell’ultimo anno e mezzo. L’esposizione, presso il Wine Bar Camponeschi di Roma, è visibile dal lunedì al sabato fino al 15 novembre.

Architetto, storico dell’urbanistica, Maccari dà vita nel 2014 a una ricerca dove l’estetica social, il narcisismo e la provocazione del selfie, la cultura kitsch da magazine popolare si fondono. Ne nascono centinaia di volti, dapprima di sé, poi di amici e di star del web, infine di personalità alla ribalta per la propria discutibilità. Tutto incomincia da ironici autoscatti che pubblica a raffica su Instagram: con uno stranocorno in fronte; con uno scopino in mano; più spesso a petto nudo e in mutande; circondato da fiori in pose improbabili. Attraverso un erotismo e uno humour non troppo velati gioca (e si identifica) con gli stereotipi della notorietà 2.0. Cosa resterà dello tsunami di immagini che inonda la rete? Che valore hanno? «Voglio strappare alla virtualità i bite dei nostri ritratti, voglio portarli nel mondo reale»: da qui le fotografie vengono trasposte su carta. L’acquerello, tecnica prediletta dall’autore, col suo caos e la capacità di cambiare di tono e intensità col tempo, si combina a tratti spigolosi e stilizzati. Le espressioni caratteristiche e sfacciate con una elevata dose ornamentale.

La serie successiva rappresenta “amici”, follower, contatti, di frequente cinquantenni, non moderni Peter Pan ma adulti che non vogliono riconoscersi come tali. I temi indagati sono quelli della dipendenza da social e dell’uso (s)considerato dei mezzi di relazione; le insicurezze e la paura, in fondo, di morire senza aver lasciato alcuna traccia. “Sempre con quel coso in mano” ne è la sezione più recente: ancora ex ragazzi, svestiti, di fronte allo specchio… continuamente con il telefonino, appunto, in mano. «Pose che vogliono mandare messaggi erotici» ma che ne espongono invece la parte più vulnerabile. Di fronte al «pubblico».

Per la mostra presso il Wine Bar Camponeschi intitolata D’io– un racconto autobiografico e un lavoro sull’ambiguità della cura delle apparenze – presenta cinque autoritratti che si mescolano alle raffigurazioni di celebrità. Non icone di stile e sobrietà ma personaggi che hanno creato scandalo, che hanno turbato in qualche modo il comune pensare, antieroi o semplicemente simboli di vacuità e eccessi. Dalle riviste di gossip e patinate alla carta Fabriano. L’atteggiamento sfacciato; l’abbigliamento esuberante; un ruolo sociale ricoperto con ottusa ingenuità o sfrontata risolutezza. E la posizione dell’artista è di empatico coinvolgimento, nella volontà di fermare dal flusso delle informazioni ogni strategiadisopravvivenza.

Info:
Paolo Maccari | D’io
Mostra personale di Paolo Maccari
A cura di Umberto Scrocca nell’ambito dell’Electronicartcafè con Takeawaygallery

Inaugurazione: giovedì 26 ottobre ore 20.30
Dal 27 ottobre al 15 novembre 2017
Dal lunedì al sabato ore 17.00-23.00

Wine Bar Camponeschi
Piazza Farnese 50, Roma
Contatti: 337 725 511
Ingresso gratuito

#Giovani scultori al Cassero

Il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento – Museo Civico di Montevarchi, (Arezzo), ospita dal 22 ottobre 2017 – vernissage sabato 21 ottobre ore 17 – al 28 gennaio 2018 la mostra “#Giovani scultori al Cassero. Focus sui finalisti del PNA 2015” a cura del direttore scientifico del Museo Federica Tiripelli.

Una mostra tutta under 38 dalla curatrice agli artisti fino ai fotografi. Organizzato nell’ambito del progetto regionale “Toscanaincontemporanea2017”, grazie al partenariato tra il Comune di Montevarchi, l’”Associazione Amici de Il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento” e l’”Associazione Fotoamatori F. Mochi”, l’evento espositivo ha ricevuto il patrocinio delle Accademie di Belle Arti di Torino, Urbino, Bari e Reggio Calabria e il sostegno della “Cooperativa Eco-Energie”.

Un’ulteriore conferma – sottolinea l’assessore alla cultura del Comune di Montevarchi Maura Isetto – che Il Cassero rappresenta un’eccellenza nel panorama culturale italiano, e non solo. Uno degli obiettivi del Museo è anche quello di promuovere la scultura italiana, e questa mostra è una bella occasione per accendere i nostri riflettori su giovani artisti di grande prospettiva”.

In mostra le opere dei tre scultori finalisti per la sezione scultura del “Premio Nazionale delle Arti Claudio Abbado” nel 2015: Noa Pane (Roma, 1983) – vincitrice del PNA nel 2017 -, Leardo Sciacoviello (Vercelli, 1979) – già assistente di David Mach – e Luigi Scopelliti (Reggio Calabria, 1988) che affrontano problematiche sociali contemporanee. Il percorso espositivo, in tutto sei opere, è allestito nelle sale della collezione permanente del Museo, in un dialogo con le sculture presenti. Al centro della ricerca di Noa Pane, affascinata dalla meccanica e all’uso di materiali meccanici e industriali di riciclo, ci sono le dinamiche familiari e sociali della donna in tutti i suoi ruoli. L’artista si interroga su quale sia la sua “funzione” nella società di oggi come evocano gli stessi titoli delle sue opere “Nature in a cage – series constriction” e “Untitled – series constriction 5”. “

Noa Pane ci invita soprattutto a riflettere su ciò che genera la violenza, sulle relazioni tra uomo e donna – spiega la curatrice Federica Tiripelli -, sulla condizione di subordinazione e frustrazione che vive il genere femminile in molti contesti familiari e sociali anche in Occidente”. Come Noa Pane, anche Leardo Sciacoviello affronta il tema della violenza e focalizza l’attenzione sulle tragiche esistenze di coloro che sono stati rinchiusi nei manicomi e nelle carceri, veri e propri luoghi di segregazione e abuso, invece che di cura e recupero. E questo lo esprime con un suo stile personale dove la materia è davvero protagonista: figure in gomma siliconica, abbandonate su delle vecchie tavole di legno, di grande forza emotiva e originalità che non lasciano indifferenti.

La scultura “Portami su quella che canta” trae ispirazione dall’omonimo libro di Alberto Papuzzi in cui si racconta la vicenda del dottor Giorgio Coda, processato e condannato per le “torture” inflitte ai pazienti, mentre “Di Stato si Muore”, incarnazione per l’artista dei misteriosi decessi e delle violenze che si verificano tra le mura delle carceri, fa invece riferimento al noto caso di Stefano Cucchi.

Luigi Scopelliti, artista legato profondamente alla sua terra di origine – la Calabria – indagata un altro tipo di violenza, quella legata alla sopraffazione dell’uomo sulla natura. Nella sua opera “Mays” affronta il tema dell’invasione degli OGM nelle coltivazioni come appunto quella del mais, ma anche la rinascita e il ritorno alla terra. “Le quattro tavolette in pietra nera turca […] – precisa Federica Tiripelli -, sono quasi delle sacre “mense” che offrono semenze naturali, semi OGM (o meglio, ciò che ne resta), pannocchie scolpite nella pietra leccese e incarnano il singolare binomio naturale – artificiale, genuino – manipolato. Un’opera che è una riflessione sugli aspetti sociali, economici e politici dell’uso delle biotecnologie”.

Lo stesso tema della rinascita è proposto anche nell’affascinante installazione «Spazi di memoria», realizzata con oggetti di recupero a cui l’artista vuole donare nuova vita. La mostra diventa un momento di riflessione sui diversi linguaggi della scultura ma anche sul rapporto con altri linguaggi artistici come il video, realizzato dall’Associazione MACMA con Pierfrancesco Bigazzi, e le foto scattate da Lorenzo Della Vedova e Sofia Fabbrini, che documentano le opere e ne offrono una loro propria interpretazione arricchendo l’esperienza espositiva dei visitatori.

“#Giovani scultori al Cassero. Focus sui finalisti del PNA 2015”, è una mostra a cura del direttore scientifico del Museo Federica Tiripelli. Sarà aperta a Il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento, Via Trieste, 1, Montevarchi (Arezzo), dal 22 ottobre 2017 al 28 genaio 2018. Orari: da giovedì a domenica: 10-13 e 15-18, aperto anche mercoledì 1 novembre. Chiuso domenica 31 dicembre e lunedì 1 gennaio. Biglietto (Cassero + mostra), intero 4 euro ridotto 2 euro (under 18 anni, soci COOP, CTS, ISIC, ITIC, Touring Club, titolari Mondadori Card, Selecard, tessera ICOM). Scolaresche: 1 euro a studente. Gratuito: over 65 anni, under 6, disabili e possessori di Edumusei Card.

Info: tel +39 055.9108272-4, sito web: www.ilcasseroperlascultura.it e-mail: info@ilcasseroperlascultura.it Facebook: Cassero Per la Scultura Twitter: Cassero PerlaScultura Instagram: Cassero Per La Scultura YouTube: CasseroScultura

I colori e i giorni

Si inaugura martedì 17 ottobre alle ore 18,30 all’Associazione Cortina la mostra personale della pittrice Alda Maria Bossi, dal titolo : “I colori e i giorni”.

In mostra circa quindici opere recenti dell’artista milanese, che da diversi anni lavora sui temi della città e della quotidianità (interni, nature morte, “paesaggi” ricavati dalla disposizione di oggetti di uso comune).

Siano appunto paesaggi esterni o “zoomate” sulla realtà di tutti i giorni nell’ambiente di casa, i suoi quadri sono modulati su colori disposti a campitura larga, con tonalità vivaci che contribuiscono a dare un senso di estraniamento al contesto domestico.

Rossi, gialli, azzurri e verdi intensi comunicano una sensazione metafisica e quasi surreale, nel silenzio sospeso delle ampie vedute urbane oppure nello sguardo ravvicinato nelle sale, nei soggiorni, nelle cucine e nei corridoi di appartamenti dove la vita esistente pare essere quella di oggetti e semplici cose tra loro dialoganti, quasi emotivamente.

 

Alda Maria Bossi – I colori e i giorni
ASSOCIAZIONE CULTURALE RENZO CORTINA
Milano – dal 17 al 28 ottobre 2017
Via Mac Mahon 14 (20155)
+39 0233607236
artecortina@artecortina.it
www.artecortina.it

La calle grande

ZArt Urban Studio apre le porte al pubblico con la “La calle grande”, exhibit collettiva dedicata al mondo della street art e della cultura urbana: stencil art, poster art, sticker art, upcycling, handicraft e le diverse forme dell’arte di strada, trovano a ZArt un proprio modo di esprimersi e mettersi in mostra, in uno spazio alternativo, unico nel suo genere, pronto ad accoglierle al pari di quello metropolitano.

Presentato in collaborazione con N U D A – New Urban Dirty Art, collettivo di neo-formazione nato a sostegno della street culture, l’opening si terrà venerdì 27 ottobre alle ore 18.30 presso ZArt Urban Studio (via Panfilo Castaldi, 20 – Roma Trastevere), vera e propria street art gallery nata sotto la direzione artistica di Zaire Torrealba, luogo di passaggio e punto d’incontro per artisti e appassionati del genere.

Protagonisti importanti artisti del panorama nazionale e internazionale, primo tra tutti Mimi the Clown, street artist francese conosciuto in tutto il mondo per i suoi interventi urbani che hanno come soggetto l’autoritratto di sé stesso, spesso in compagnia di personaggi famosi, abbellito ironicamente dal nasone rosso da clown. E poi Andrea Boriani con i suoi dipinti pop su supporti riciclati, BiBi Queen e il suo “confused cat”, C_ska con la sua “skawoman” e le sue composizioni “occhi e cuore”, Kocore e i suoi stencil geometrici, K2m con i suoi paste-up “giornalistici”, Stelleconfuse e la sua sticker e poster art. E ancora i quadri “digital-pop” di Fabio Gismondi, gli artworks espressionistici di Carlo Gori, i photocollage decostruiti di GapEh, la poster art di Pino Volpino e la sua “merda di streetartist”, gli stencil di Tutto e nienteTemet Nosce e di Matteo Mariani in arte Koi, le opere di Phobos, di Lorena Tiberi in arte Mani e i lavori della pittrice e street artist Suri. Infine in mostra per l’artigianato artistico e l’upcycling, gli “Unusual crafts” di Cristian Cicerone, le creazioni di Angela Conte, di Nabarü e di MCCDesign, mentre l’esposizione sarà accompagnata dal live painting di NOA, noto street artist della scena romana.

A dare il titolo alla mostra, La calle grande, è un’espressione tipica della cultura latino-americana, come racconta la curatrice stessa, Zaire Torrealba, poliedrica artista venezuelana che si muove tra la moda e l’arte: “La calle grande si pronuncia la cage grande, letteralmente la grande strada, rappresenta per noi artisti il mondo esterno, dove ogni giorno ci confrontiamo, ci conosciamo, dove cresciamo e combattiamo. Un mondo parallelo, quello della strada, capace di darci gli stimoli e le suggestioni di cui necessitiamo per creare ma che è al tempo stesso scenario nel quale esprimiamo le nostre emozioni, come in uno scambio. Per dare voce a una coscienza collettiva, farci portavoce dell’intera comunità, incapace di farsi ascoltare in un mondo sopraffatto da troppi rumori…”.

La mostra resterà aperta dal 27 ottobre al 27 novembre 2017, visitabile su appuntamento.
Per prenotazioni zarturbanstudio@gmail.com, cel. 320 927 8197.

 

La Calle Grande
Dal 27 ottobre al 27 novembre 2017
c/o ZArt Urban Studio – via Panfilo Castaldi, 20 – Trastevere (Roma)
Opening 27 ottobre 2017 h 18.30 – FREE ENTRY

ZArt Urban Studio è una gallery dedicata all’arte urbana in tutte le sue declinazioni: street art, stencil graffiti, illustrazione, artigianato, upcycling, handmade clothing e molto altro.
Lo scopo è quello di osservare i fermenti artistici che nascono e scorrono nel sottosuolo, dando voce alle proposte più innovative che caratterizzano il movimento della street art internazionale. Situato nel cuore pulsante di Trastevere, vera e propria galleria di strada e vetrina della street art internazionale, ZArt si configura come laboratorio subculturale di sperimentazione e di fusione delle tecniche di produzione e riutilizzo dei materiali industriali e alternativi (zarturbanstudio@gmail.com).

Il collettivo N U D A – New Urban Dirty Art nasce con base operativa a ZArt Urban Studio.
Mission perseguita dal collettivo è “mettere a nudo” l’arte urbana, promuovendo progetti artistici alternativi, dalla fase di progettazione a quella operativa di direzione, curando anche gli aspetti di comunicazione, management e immagine al fine di sostenere lo sviluppo della street culture (nudacollettivo@gmail.com).

Opere di Dino Ventura

Domenica 15 ottobre, alle ore 18.00, negli spazi della Galleria Idearte di Potenza, al n. 75 di Via Londra, sarà inaugurata la mostra : Le parole non dette – Opere di Dino Ventura. Il vernissage, alla presenza dell’artista, prevede l’intervento del critico d’arte Rino Cardone, che ha curato il testo di presentazione in catalogo.

L’artista pugliese, dopo aver raccolto ampi consensi in ambito nazionale negli ultimi anni, ha scelto di presentare la sua nuova personale nella città capoluogo di regione che l’ha ufficialmente adottato.

La mostra, a cura di Rino Cardone e di Grazia Lo Re, si compone di 20 opere su tela di grandi dimensioni, e sarà visitabile tutti i giorni nei seguenti orari: 11.00/13.00 – 17.30/20.30 fino al 7 novembre prossimo.

Dino VenturaLe parole non dette
GALLERIA IDEARTE
Potenza – dal 15 ottobre al 7 novembre 2017
Via Londra 75 (85100)
+39 0971445880 , +39 0971445880 (fax)
info@galleriaidearte.it
www.galleriaidearte.it

Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec

Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901), uno degli ultimi pittori impressionisti, viene omaggiato in una gran bella mostra, allestita dal 17 ottobre al 18 febbraio 2018 a Palazzo Reale di Milano.

Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec” – questo il titolo della rassegna – presenta circa 250 opere, fra dipinti, litografie, acqueforti e manifesti realizzati dall’artista. Prestiti del Musée Toulouse-Lautrec di Albi, la cui direttrice Danielle Devynch è curatrice della rassegna insieme a Claudia Zevi, e di altri importanti musei e collezioni internazionali, come la National Gallery of Art di Washington, il Museo Puskin di Mosca, la Tate Gallery di Londra, il Museum of Fine Arts di Houston, la Bibliotheque Nationale de France di Parigi, il Museu de Arte di San Paolo.

Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901) discendeva da una nobile ed antichissima famiglia francese, la sua vita fu segnata, a quattordici anni, da due cadute da cavallo che gli procurarono delle fratture ad entrambe le ginocchia. In seguito le sue gambe non crebbero al pari del resto del corpo, restando egli deforme come un nano. Ciò lo portò a vivere una vita bohemien nel pittoresco e malfamato quartiere parigino di Montmartre. E in questo povero universo di ballerine e prostitute egli svolse la sua arte, prendendo di lì la propria ispirazione. Morì nel 1901 all’età di trentasette anni per problemi di alcolismo.

Eros Opuntia

Eros Opuntia”: un amore pungente dal 21 ottobre al 25 novembre 2017 alla Galleria 8,75 Artecontemporanea di Reggio Emilia. Quindici opere pittoriche di Federica Giulianini, tra natura, mito e racconto.

La nuova stagione espositiva della Galleria 8,75 Artecontemporanea di Reggio Emilia (Corso Garibaldi, 4) si apre con la mostra personale di Federica Giulianini, artista ravennate classe 1990. Curata da Chiara Serri, l’esposizione sarà inaugurata sabato 21 ottobre 2017, alle ore 17.00.

La mostra trae il titolo – “Eros Opuntia” – da un’opera a tecnica mista su tela di grandi dimensioni, metafora di un amore pungente. Se nella cosmogonia di Esiodo, Eros viene infatti indicato come divinità primordiale, le Opuntia sono piante appartenenti alla famiglia delle Cactacee, generalmente dotate di spine e capaci di resistere in ambienti impervi. Di qui il parallelismo con la pittura di Federica Giulianini: senza tempo e tenace.

In esposizione, una quindicina di opere a tecnica mista su tela, su tavola e su carta, tutte realizzate dal 2015 al 2017. L’allestimento prevede l’alternanza di dipinti, alcuni dei quali di grande formato, e disegni, nati dalla giustapposizione di diverse carte: carte antiche, carte di recupero e carte volutamente studiate e cercate.

Tratto distintivo della recente produzione su carta di Federica Giulianini è la presenza di un segno maggiormente inciso e di una pennellata organica. Lo spettatore, destabilizzato dal moltiplicarsi dei punti di attrazione che si contendono lo sguardo, è portato a scegliere un proprio centro all’interno di una visione naturale generale, instaurando così un particolare legame con l’opera, che viene esplorata a poco a poco, nel tempo.

«I lavori di Federica Giulianini – scrive la curatrice – sono attraversati da vibrazioni profonde, da racconti infiniti, da immagini archetipe che affiorano all’improvviso come epifanie del passato, destinate a perdersi poco dopo nella stratificazione delle tecniche e dei materiali. Connessioni simboliche e formali, rimandi cromatici, allusioni alla storia, al mito, ad una contemporaneità indissolubilmente ancorata al vissuto personale e alla memoria collettiva».

La mostra sarà visitabile fino al 25 novembre 2017, di martedì, mercoledì, venerdì, sabato ore 17.00-19.00, oppure su appuntamento; venerdì 24 novembre 2017, festa patronale di San Prospero, aperto ore 17.00-19.00. Ingresso libero.

Per informazioni: tel. 340 3545183, ginodifrenna875arte@yahoo.it,
www.csart.it/875, www.facebook.com/galleria875.

 

Federica Giulianini nasce a Ravenna nel 1990. Dopo la maturità al Liceo Artistico P.L. Nervi di Ravenna, consegue il diploma di laurea in Arti Visive / Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Costante è la sua partecipazione a mostre personali e collettive, premi, residenze d’artista e workshop in Italia e all’estero. Tra le recenti esposizioni: “Selvatico. Foresta” (Museo Civico San Rocco, Fusignano, 2017, a cura di Massimiliano Fabbri), “Acite” (Vibra Spazio Contemporaneo di Idee, Ravenna, 2016, testo di Chiara Serri), “Arteam Cup 2016” (Palazzo del Monferrato, Alessandria, 2016), “Premio Internazionale Marina di Ravenna 015” (Palazzo Rasponi dalle Teste, Ravenna, 2015), “Meteore” (Palazzo S. Giacomo, Russi, 2015, a cura di Bruno Bandini), “Incontro” (Galleria Arte Fuori Centro, Roma, 2015, a cura di Silvia del Campo), “L’Approdo” (Museo Archeologico della Regione Sicilia, Gela, 2015), “Secondo Livello” (Otto Gallery, Bologna, 2014, a cura di Giuseppe Lufrano). Con Vibra Spazio Contemporaneo di Idee ha partecipato a SetUp Contemporary Art Fair (Bologna, 2017). Dal 2015 è collaboratore alla didattica presso la cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Vive e lavora tra Ravenna, Bologna e Milano.

Eliseo Mattiacci – Misurazioni

Si inaugura sabato 28 ottobre alle 18 nella Galleria Poggiali di Firenze (via della Scala 35/A-29/Ar e Via Benedetta 3r) la mostra personale di Eliseo Mattiacci dal titolo Misurazioni a cura di Lorenzo Bruni.

Il progetto di esposizione – la prima personale dell’artista di Cagli a Firenze dopo quasi 40 anni da quella che si tenne nel 1980 alla Galleria di Vera Biondi – nasce dalla volontà di osservare da un’angolazione inedita il percorso che Mattiacci ha sviluppato in più di 50 anni di lavoro; l’operazione avverrà attraverso la visione di 28 opere – tra disegni, acquarelli e istallazioni – che “irromperanno” negli spazi della galleria fiorentina.

 

Opere a confronto
Con questo specifico scopo è stato scelto di far dialogare nella parte iniziale della galleria fiorentina due grandi sculture di anni differenti – Misurazione dei corpi celesti del 2003/2004 e Tempo globale del 1990/91 – assieme ad alcune opere su carta tra cui Opera nel bosco del 1983 e Occhio del cielo del 2005 che testimoniano la centralità della pratica del disegno nella sua produzione e poetica, oltre all’opera fotografica Rifarsi realizzata come unica traccia di una sua celebre performance del 1973. L’accostamento di tali opere permette di far emergere un motivo per la scultura inusuale quanto pregnante e che l’artista ha affrontato da angolazioni concettuali e soluzioni estetiche disparate: il manifestarsi del tempo da una parte e della temporalità dell’esperienza dall’altra.

Aspetti di una carriera
Oltre alle sei precedentemente citate, le opere che caratterizzano i vari ambienti della galleria puntano a sottolineare aspetti evanescenti del modo di fare arte di Mattiacci emersi prepotentemente negli ultimi anni. Ad esempio interventi come Dinamica a parete del 2010 in acciaio e rame, Punti luce del 2011 in ottone e acciaio e i disegni con stili e soggetti differenti permettono di porre una nuova attenzione alla grande sensibilità pittorica e coloristica che da sempre caratterizza la sua indagine. Inoltre, la scultura Sospensione del 2011 – costituita da sei sfere in tondino di alluminio poste a terra – e Atomi e nuclei del 2010 – un piano di acciaio semicircolare che sostiene dei cilindri divisi a metà che contengono sfere in sospensione – evidenziano l’elemento fondamentale per la formalizzazione delle sue opere: concretizzare la tensione che può esistere tra le forze fisiche e visuali in contrasto/dialogo con il contenitore architettonico in cui vanno ad inserirsi trasformandolo, così, nello spazio dell’opera.

Una grande istallazione
Un ruolo centrale del progetto fiorentino è rivestito dalla grande installazione dal titolo Corpo Celeste (meteorite) del 2008 che invadendo la galleria di via Benedetta modifica la relazione tra opera e spettatore indagando le potenzialità del monumento in un mondo post-ideologico. Il compito che l’artista gli affida in questo caso è quello di dare corpo ad una entità incommensurabile come quella del cosmo, intrecciandolo con il tema dell’archivio visto che la massa filiforme degli scarti della lavorazione del metallo assorbe o fa emergere dal suo nucleo centrale disegni incorniciati o frammentati di essi legati al tema dell’espansione o della dinamicità delle forme.

Eliseo Mattiacci – Misurazioni

a cura di Lorenzo Bruni (stralcio da recensione)

Inaugurazione sabato 28 ottobre 2017 ore 18.

Galleria Poggiali, Via della Scala, 35/A-29/Ar e Via Benedetta 3r, Firenze

Dal 31 ottobre 2017 al 24 febbraio 2018

aperta dal martedì al sabato ore 9-13 e 15-19; ingresso libero.

www.galleriapoggiali.com

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tel. 0039 055287748