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Opere di Dino Ventura

Domenica 15 ottobre, alle ore 18.00, negli spazi della Galleria Idearte di Potenza, al n. 75 di Via Londra, sarà inaugurata la mostra : Le parole non dette – Opere di Dino Ventura. Il vernissage, alla presenza dell’artista, prevede l’intervento del critico d’arte Rino Cardone, che ha curato il testo di presentazione in catalogo.

L’artista pugliese, dopo aver raccolto ampi consensi in ambito nazionale negli ultimi anni, ha scelto di presentare la sua nuova personale nella città capoluogo di regione che l’ha ufficialmente adottato.

La mostra, a cura di Rino Cardone e di Grazia Lo Re, si compone di 20 opere su tela di grandi dimensioni, e sarà visitabile tutti i giorni nei seguenti orari: 11.00/13.00 – 17.30/20.30 fino al 7 novembre prossimo.

Dino VenturaLe parole non dette
GALLERIA IDEARTE
Potenza – dal 15 ottobre al 7 novembre 2017
Via Londra 75 (85100)
+39 0971445880 , +39 0971445880 (fax)
info@galleriaidearte.it
www.galleriaidearte.it

Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec

Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901), uno degli ultimi pittori impressionisti, viene omaggiato in una gran bella mostra, allestita dal 17 ottobre al 18 febbraio 2018 a Palazzo Reale di Milano.

Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec” – questo il titolo della rassegna – presenta circa 250 opere, fra dipinti, litografie, acqueforti e manifesti realizzati dall’artista. Prestiti del Musée Toulouse-Lautrec di Albi, la cui direttrice Danielle Devynch è curatrice della rassegna insieme a Claudia Zevi, e di altri importanti musei e collezioni internazionali, come la National Gallery of Art di Washington, il Museo Puskin di Mosca, la Tate Gallery di Londra, il Museum of Fine Arts di Houston, la Bibliotheque Nationale de France di Parigi, il Museu de Arte di San Paolo.

Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901) discendeva da una nobile ed antichissima famiglia francese, la sua vita fu segnata, a quattordici anni, da due cadute da cavallo che gli procurarono delle fratture ad entrambe le ginocchia. In seguito le sue gambe non crebbero al pari del resto del corpo, restando egli deforme come un nano. Ciò lo portò a vivere una vita bohemien nel pittoresco e malfamato quartiere parigino di Montmartre. E in questo povero universo di ballerine e prostitute egli svolse la sua arte, prendendo di lì la propria ispirazione. Morì nel 1901 all’età di trentasette anni per problemi di alcolismo.

Eros Opuntia

Eros Opuntia”: un amore pungente dal 21 ottobre al 25 novembre 2017 alla Galleria 8,75 Artecontemporanea di Reggio Emilia. Quindici opere pittoriche di Federica Giulianini, tra natura, mito e racconto.

La nuova stagione espositiva della Galleria 8,75 Artecontemporanea di Reggio Emilia (Corso Garibaldi, 4) si apre con la mostra personale di Federica Giulianini, artista ravennate classe 1990. Curata da Chiara Serri, l’esposizione sarà inaugurata sabato 21 ottobre 2017, alle ore 17.00.

La mostra trae il titolo – “Eros Opuntia” – da un’opera a tecnica mista su tela di grandi dimensioni, metafora di un amore pungente. Se nella cosmogonia di Esiodo, Eros viene infatti indicato come divinità primordiale, le Opuntia sono piante appartenenti alla famiglia delle Cactacee, generalmente dotate di spine e capaci di resistere in ambienti impervi. Di qui il parallelismo con la pittura di Federica Giulianini: senza tempo e tenace.

In esposizione, una quindicina di opere a tecnica mista su tela, su tavola e su carta, tutte realizzate dal 2015 al 2017. L’allestimento prevede l’alternanza di dipinti, alcuni dei quali di grande formato, e disegni, nati dalla giustapposizione di diverse carte: carte antiche, carte di recupero e carte volutamente studiate e cercate.

Tratto distintivo della recente produzione su carta di Federica Giulianini è la presenza di un segno maggiormente inciso e di una pennellata organica. Lo spettatore, destabilizzato dal moltiplicarsi dei punti di attrazione che si contendono lo sguardo, è portato a scegliere un proprio centro all’interno di una visione naturale generale, instaurando così un particolare legame con l’opera, che viene esplorata a poco a poco, nel tempo.

«I lavori di Federica Giulianini – scrive la curatrice – sono attraversati da vibrazioni profonde, da racconti infiniti, da immagini archetipe che affiorano all’improvviso come epifanie del passato, destinate a perdersi poco dopo nella stratificazione delle tecniche e dei materiali. Connessioni simboliche e formali, rimandi cromatici, allusioni alla storia, al mito, ad una contemporaneità indissolubilmente ancorata al vissuto personale e alla memoria collettiva».

La mostra sarà visitabile fino al 25 novembre 2017, di martedì, mercoledì, venerdì, sabato ore 17.00-19.00, oppure su appuntamento; venerdì 24 novembre 2017, festa patronale di San Prospero, aperto ore 17.00-19.00. Ingresso libero.

Per informazioni: tel. 340 3545183, ginodifrenna875arte@yahoo.it,
www.csart.it/875, www.facebook.com/galleria875.

 

Federica Giulianini nasce a Ravenna nel 1990. Dopo la maturità al Liceo Artistico P.L. Nervi di Ravenna, consegue il diploma di laurea in Arti Visive / Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Costante è la sua partecipazione a mostre personali e collettive, premi, residenze d’artista e workshop in Italia e all’estero. Tra le recenti esposizioni: “Selvatico. Foresta” (Museo Civico San Rocco, Fusignano, 2017, a cura di Massimiliano Fabbri), “Acite” (Vibra Spazio Contemporaneo di Idee, Ravenna, 2016, testo di Chiara Serri), “Arteam Cup 2016” (Palazzo del Monferrato, Alessandria, 2016), “Premio Internazionale Marina di Ravenna 015” (Palazzo Rasponi dalle Teste, Ravenna, 2015), “Meteore” (Palazzo S. Giacomo, Russi, 2015, a cura di Bruno Bandini), “Incontro” (Galleria Arte Fuori Centro, Roma, 2015, a cura di Silvia del Campo), “L’Approdo” (Museo Archeologico della Regione Sicilia, Gela, 2015), “Secondo Livello” (Otto Gallery, Bologna, 2014, a cura di Giuseppe Lufrano). Con Vibra Spazio Contemporaneo di Idee ha partecipato a SetUp Contemporary Art Fair (Bologna, 2017). Dal 2015 è collaboratore alla didattica presso la cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Vive e lavora tra Ravenna, Bologna e Milano.

Eliseo Mattiacci – Misurazioni

Si inaugura sabato 28 ottobre alle 18 nella Galleria Poggiali di Firenze (via della Scala 35/A-29/Ar e Via Benedetta 3r) la mostra personale di Eliseo Mattiacci dal titolo Misurazioni a cura di Lorenzo Bruni.

Il progetto di esposizione – la prima personale dell’artista di Cagli a Firenze dopo quasi 40 anni da quella che si tenne nel 1980 alla Galleria di Vera Biondi – nasce dalla volontà di osservare da un’angolazione inedita il percorso che Mattiacci ha sviluppato in più di 50 anni di lavoro; l’operazione avverrà attraverso la visione di 28 opere – tra disegni, acquarelli e istallazioni – che “irromperanno” negli spazi della galleria fiorentina.

 

Opere a confronto
Con questo specifico scopo è stato scelto di far dialogare nella parte iniziale della galleria fiorentina due grandi sculture di anni differenti – Misurazione dei corpi celesti del 2003/2004 e Tempo globale del 1990/91 – assieme ad alcune opere su carta tra cui Opera nel bosco del 1983 e Occhio del cielo del 2005 che testimoniano la centralità della pratica del disegno nella sua produzione e poetica, oltre all’opera fotografica Rifarsi realizzata come unica traccia di una sua celebre performance del 1973. L’accostamento di tali opere permette di far emergere un motivo per la scultura inusuale quanto pregnante e che l’artista ha affrontato da angolazioni concettuali e soluzioni estetiche disparate: il manifestarsi del tempo da una parte e della temporalità dell’esperienza dall’altra.

Aspetti di una carriera
Oltre alle sei precedentemente citate, le opere che caratterizzano i vari ambienti della galleria puntano a sottolineare aspetti evanescenti del modo di fare arte di Mattiacci emersi prepotentemente negli ultimi anni. Ad esempio interventi come Dinamica a parete del 2010 in acciaio e rame, Punti luce del 2011 in ottone e acciaio e i disegni con stili e soggetti differenti permettono di porre una nuova attenzione alla grande sensibilità pittorica e coloristica che da sempre caratterizza la sua indagine. Inoltre, la scultura Sospensione del 2011 – costituita da sei sfere in tondino di alluminio poste a terra – e Atomi e nuclei del 2010 – un piano di acciaio semicircolare che sostiene dei cilindri divisi a metà che contengono sfere in sospensione – evidenziano l’elemento fondamentale per la formalizzazione delle sue opere: concretizzare la tensione che può esistere tra le forze fisiche e visuali in contrasto/dialogo con il contenitore architettonico in cui vanno ad inserirsi trasformandolo, così, nello spazio dell’opera.

Una grande istallazione
Un ruolo centrale del progetto fiorentino è rivestito dalla grande installazione dal titolo Corpo Celeste (meteorite) del 2008 che invadendo la galleria di via Benedetta modifica la relazione tra opera e spettatore indagando le potenzialità del monumento in un mondo post-ideologico. Il compito che l’artista gli affida in questo caso è quello di dare corpo ad una entità incommensurabile come quella del cosmo, intrecciandolo con il tema dell’archivio visto che la massa filiforme degli scarti della lavorazione del metallo assorbe o fa emergere dal suo nucleo centrale disegni incorniciati o frammentati di essi legati al tema dell’espansione o della dinamicità delle forme.

Eliseo Mattiacci – Misurazioni

a cura di Lorenzo Bruni (stralcio da recensione)

Inaugurazione sabato 28 ottobre 2017 ore 18.

Galleria Poggiali, Via della Scala, 35/A-29/Ar e Via Benedetta 3r, Firenze

Dal 31 ottobre 2017 al 24 febbraio 2018

aperta dal martedì al sabato ore 9-13 e 15-19; ingresso libero.

www.galleriapoggiali.com

info@galleriapoggiali.com

tel. 0039 055287748

Mannequin

In occasione di Rome Art Week 2017, la Galleria Pavart di Velia Littera presenta il progetto artistico denominato “Mannequin” di Angelo Savarese.
 
Partendo dall’ormai più che riconoscibile stile “Savarese” l’artista reinterpreta ognuno dei sette manichini in mostra legandoli a una poesia scritta anche su tela a parte.
I testi delle sue poesie vengono quindi trascritti, sia sul manichino, che sulla tela, rafforzando dei concetti forti sui percorsi di vita di ogni essere umano, così cari all’artista. Artista/Poeta, Manichino/Tela, sono queste le fusioni necessarie per esprimere pensieri nascosti dietro una maschera, riflessioni che provocano l’osservatore con temi intimi e profondi, sia visivamente, attraverso la maestria con la quale ricrea i manichini, sia con la tela sulla quale sono impresse le sue poesie.
 
“Mannequin” è un recente progetto artistico legato ai temi quali la solitudine, la repressione, la tristezza, la sofferenza dell’essere umano contemporaneo che portano Savarese a dialogare con dei manichini, ai quali egli dona un “imprinting” di parole, materia e colori, nel tentativo di umanizzarli: un chiaro grido di aiuto per salvare le nuove generazioni dai pericoli di questo mondo così falsamente globalizzato, tecnologico e “wifi”!
 
“Il MISTERO della vita è attraversato da un VELO che nasconde la voglia di essere LIBERI e senza paure, quelle stesse paure che spesso mi tormentano creando il VUOTO e rimango senza RESPIRO, mi rimane il dubbio di aver sprecato LA MIA VITA”, Angelo Savarese.
Durante la serata del vernissage, alla quale è prevista la partecipazione straordinaria della scultrice Roberta Morzetti, interverranno gli attori Simone Farinon e Marta Nobili per un’interpretazione LIVE delle poesie.

La Galleria
Lo spazio Pavart nasce da una scommessa di Velia Littera che ha creduto nella possibilità di uno spazio, già fortemente connotato di storia, di divenire “ponte” fra diverse realtà contemporanee. La galleria è uno spazio non convenzionale, ubicato in una delle più antiche vie del rione Trastevere Ripa, via dei Genovesi. Come molti edifici di questo affascinante quartiere, lo spazio ha il soffitto in legno a cassettoni che merita da solo una visita e un arco antico che occupa una parete a tutt’altezza. Uno spazio concettuale dal design contemporaneo, che ricorda l’architettura del passato.

Dal 2010, anno di apertura della galleria, Pavart ha sempre contribuito a proporre varie forme di arte contemporanea, presentando mostre d’arte di notevole interesse.
Dall’arte alla scultura, dal design alla digital art, dalla paper art all’arte Mixed Media, Pavart è sempre ricerca!

 

Angelo Savarese (1967)
L’arte nella vita di Angelo Savarese è da sempre passione e ricerca di emergere sin dalla più giovane età, quando inizia a dipingere ispirandosi ai grandi artisti. Nasce a Napoli nel 1967 e dopo qualche anno si trasferisce a Roma, portando con sé una preziosa eredità della sua città natale, la curiosità “genetica” per le cose del mondo che lo proietta nel suo futuro romano. A Roma cresce, si forma, inizia il suo percorso artistico ed è qui che vive e lavora.

Angelo Savarese, attento osservatore e uomo dai grandi valori, trova il modo di esprimersi con una tecnica artistica tutta sua. Uomo apparentemente dalle poche parole, mentre in realtà queste confluiscono nella sua mente in modo armonioso riversandosi sulla tela e diventando il fondo stesso, dove poi dialoga con colori posti irregolarmente, astrattamente e abilmente. Le opere di Savarese appaiono quindi un mix di precisione e disordine, laddove la lettere scritte con una calligrafia a rilievo definita con tecnica ed elementi vari, creano un secondo strato sulla tela e diventano il messaggio inequivocabile dell’opera stessa, mentre l’informalità si riflette con la combinazione dei colori posti o “buttati” sulla tela in modo informale e materico come tocco finale. Il risultato è un’arte che si fa racconto. Da sempre, infatti, Savarese vuole raccontare, vuole fermare l’attimo, vuole onorare le parole sue come di altri, vuole far parte del mondo, vuole dialogare con il suo “io” curioso. Il futuro dell’artista lo vede impegnato in progetti d’arte piuttosto che nella creazione della singola opera. Sempre attento a temi di stampo sociale, egli usa la sua arte con un nuovo indirizzo, creare dei progetti a tema che raggruppino varie opere similari nell’ambito del progetto stesso, ognuna con un suo messaggio e valore intrinseco. Gli ultimi progetti “FLAGS” e “MANNEQUIN” ne sono testimonianza.

Roberta Morzetti (1975)
Nasce a Tarquinia nel 1979. Si forma all’Accademia di Belle Arti “Lorenzo da Viterbo”, in Viterbo. Inizia le sue esperienze lavorative nel mondo della moda, ideando linee di abbigliamento con materiali riciclati, ma dal 2012 si dedica all’ideazione e realizzazione di sculture di grandi dimensioni.
La produzione artistica di Roberta espone una manualità che trasforma la materia per esprimere i suoi alti rapporti ideali, ma trascina sul fondo della pulsione artistica una funzione curativa, risarcitiva dei suoi sentimenti interiori. La prima spinta creativa è quindi il suo vissuto, i suoi ricordi, che vegliano costantemente sul processo di concepimento in modo che vi sia simbiosi e sintesi tra la passione creatrice che necessita della materia trasformata ed i significati del lavoro completato che sono molteplici ed impregnati di valenze simboliche, con divinità ctonie onnipresenti sullo sfondo, anche se non visibili.

Roberta Morzetti realizza principalmente sculture di figure femminili e i calchi di base sono presi esclusivamente dal suo corpo, poi lavorati con estrema maestria utilizzando stucchi bianchi, colate di colore acrilico bianco, materiali di risulta e materiali presenti in natura (foglie, rami, sabbia).

Info e contatti:
Ufficio stampa e comunicazione:
Antonella Alberici – Mediasfera “Idee per comunicare”
Email: antonella.alberici@mediasfera.it
Mob: +39 3456605483
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Galleria Pavart,  via dei Genovesi 12/a, 00153 Roma
Email: info@pavart.it
Tel. +39.06.5806778
www.pavart.it

Coraggio e Piogge Sante

Domenica 8 ottobre alle ore 11.00, la Fondazione CRC e il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea inaugurano, presso la Chiesa di San Giuseppe ad Alba, la mostra Enzo Cucchi dalle Collezioni del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, a cura di Stefano Collicelli Cagol.

Enzo Cucchi, Coraggio (Courage), 1998-99 Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino. Donazione Bruno Bischofberger, ZurigoDue importanti opere di Enzo Cucchi – Coraggio (Courage), 1998-99, e Piogge Sante (Holy Rain), 1987, provenienti dalle Collezioni del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e allestite nella Chiesa di San Giuseppe – offrono al pubblico un’occasione di incontro con la Transavanguardia, una delle tendenze espressive più tipiche degli anni Ottanta che ponevano come loro specifico contributo il recupero degli strumenti tradizionali del fare arte, la pittura e la scultura. Nelle opere di Enzo Cucchi, infatti, la pittura, il disegno e la scultura divengono i mezzi necessari per esternare la propria interiorità, un personale mondo poetico espresso tramite la scelta figurativa.

Il progetto espositivo Enzo Cucchi dalle Collezioni del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, promossa dalla Fondazione CRC in occasione dei 25 anni dalla nascita, rappresenta l’avvio di una serie di collaborazioni con il Castello di Rivoli destinate a promuovere nel territorio cuneese i capolavori della collezione del Museo. L’iniziativa, in concomitanza dell’87a edizione della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, oltre a testimoniare la grande vitalità dell’istituzione, intende promuovere la comprensione della nostra epoca attraverso l’arte e la cultura, coinvolgendo il pubblico locale per favorire la crescita sociale e civile del territorio.

“La mostra costituisce una felice occasione di dialogo tra presente e passato. Il palinsesto architettonico che compone la Chiesa di San Giuseppe, eretta sulle fondamenta di una casa privata, costruita a sua volta su persistenze romane (la cavea di un teatro) e medievali – scrive il curatore Stefano Collicelli Cagol – richiama la complessità e la ricchezza di riferimenti iconografici della ricerca di Enzo Cucchi, uno dei protagonisti del movimento artistico italiano della Transavanguardia, mentre la tradizione barocca della chiesa dialoga con la manipolazione spazio-temporale delle tele dell’artista. Le colline marchigiane, dove Cucchi è cresciuto, e i declivi delle Langhe sembrano unirsi in Coraggio, in un’atmosfera spirituale conturbante, con echi dalla Genesi (la creazione della donna) e dai Vangeli (la parabola del buon samaritano). Ferro, neon, legno e olio su tela compongono invece Piogge Sante, la cui iconografia rievoca una meridiana. I titoli delle opere creano cortocircuiti con le immagini, sprigionandone ulteriormente energie e potenzialità interpretative”.

Giandomenico Genta, presidente della Fondazione CRC, commenta “Questo evento inaugura la collaborazione con il Castello di Rivoli. Si tratta di una delle partnership con riconosciute istituzioni museali che la Fondazione CRC sta sviluppando per promuovere anche in provincia di Cuneo eventi di fruizione culturale, occasioni di arricchimento per tutti i nostri concittadini ed efficace volano di promozione turistica e valorizzazione territoriale”.

La rassegna dedicata a Enzo Cucchi è il secondo atto degli eventi culturali organizzati dalla Fondazione CRC per il suo 25° anniversario, dopo la grande mostra a cura di Riccardo Passoni Io non amo la natura. Pop Art italiana dalle collezioni della GAM-Torino in corso nell’ex Chiesa di San Francesco di CuneoLa mostra – promossa dalla Fondazione CRC in occasione dei 25 anni dalla nascita, nel gennaio 1992 – propone un excursus intorno alla Pop Art italiana, attraverso una selezione di cinquanta opere tra dipinti, sculture e video, tutte provenienti dalla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.

Le Macchine del Tempo

La Galleria ZetaEffe di Firenze annuncia l’imminente apertura della mostra Enrico Baj: Le Macchine del Tempo – Tribù Guermantes Tuberie. L’esposizione, curata da Angela Sanna in stretta collaborazione con Roberta Cerini Baj, sarà visitabile dal 18 novembre 2017 al 15 gennaio 2018.

Con questo evento la Galleria ZetaEffe rende omaggio a un protagonista indiscusso dell’arte italiana del secondo ‘900 portando per la prima volta a Firenze una ricca selezione di sculture e collages realizzati dall’artista durante l’ultimo decennio di attività. Attraverso un itinerario che vuole rispecchiare l’inesausta creatività di Baj, la mostra focalizza, in modo particolare, quattro cicli di lavori compiuti tra il 1993 e il 2003: le “Maschere”, i “Totem”, i “Guermantes”, le “Opere idrauliche”. Qui l’artista reinventa, tra humour, ironia e critica sociale, i mondi solo apparentemente inconciliabili delle civiltà tribali, della letteratura proustiana, della natura e delle passate glorie idrauliche.

Tali opere condividono il tema giocoso e rivelatore delle “macchine del tempo”, tanto care a Baj, intese nella loro accezione di veicoli della memoria, di reinvenzione storica e socio-antropologica, di slittamenti tra passato e contemporaneità. In questo percorso prenderà risalto, oltre alla vasta erudizione dell’artista in campo umanistico e scientifico, anche il suo inconfondibile arsenale creativo costituito da materiali sgargianti, eterogenei e imprevedibili.

Grazie alle “macchine del tempo” con cui l’artista ha cavalcato e scavalcato la storia, scompigliando la successione logica degli eventi, lo spettatore si troverà inizialmente accolto da invenzioni composite ispirate a riti, personaggi e stregoni scaturiti da antiche civiltà o da fasi storiche più recenti, dove emergono riferimenti a problematiche tuttora attuali quali il consumismo selvaggio, la ciclicità della storia e, come scrive lo stesso Baj, la “logica primitiva, di rifiuto culturale totale”. In quest’ordine metastorico prende spazio anche la quadreria di ritratti dei“Guermantes”, ispirata alla celebre famiglia della Recherche du temps perdu, che denota non soltanto il rapporto, sempre proficuo e profondo, tra Baj e la letteratura, ma anche la sua naturale propensione al sovvertimento dei valori istituzionali e degli status-symbol.

Il percorso evidenzia infine le “Opere idrauliche”, testamento spirituale di Baj, dove rilievi e sculture fatte di tubi, rubinetti, sifoni e ricche passamanerie sprigionano un sentimento vitale della natura che sconfina nella riscoperta di numerosi eroi della scienza idraulica e nell’evocazione, tanto sottile quanto sentita, dell’ultima stagione esistenziale dell’artista.

L’inaugurazione, che si terrà il 18 novembre 2017 alle ore 17,00, vedrà la partecipazione di Roberta Cerini Baj e di Angela Sanna. Il catalogo-cofanetto dedicato alla mostra presenta una selezione di scritti di Baj, un repertorio d’immagini e un “racconto” storico-critico della curatrice sull’ultima fase creativa dell’artista. E’ inoltre in programma, nelle settimane successive all’apertura, una serata dedicata a Baj con un incontro-dialogo tra Roberta Cerini Baj e Angela Sanna.

Konrad Mägi

In concomitanza con l’avvio del Semestre di Presidenza Estone dell’Europa, l’Eesti Kunstimuuseum – Museo nazionale d’arte Estonia e l’Ambasciata dell’Estonia in Italia promuovono, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la prima ampia mostra europea su Konrad Mägi (1878 – 1925), uno dei maggior artisti del Novecento estone.

© Stanislav Stepashko

Per il pubblico italiano Mägi sarà una clamorosa scoperta perché questo artista, singolare per vicende personali e per la sua pittura, è certamente tra i più “eccentrici” protagonisti dell’arte europea nel fatidico ventennio intorno alla prima guerra mondiale.

Per molti versi Mägi resta un artista e un uomo difficile da collocare negli “ismi” di quegli anni. Si confronta con tutti, nelle sue opere ne sfiora alcuni, l’espressionismo fra tutti, ma non ne fa proprio nessuno. Così come non si appiattisce, pur amandola, sulla tradizione artistica estone.

E’ un artista originale, unico nel panorama continentale del momento. Anche perché del tutto personale era il suo approccio con la pittura, arte con la quale si misurò per meno di un ventennio, a partire dal 1906 quando, abbandonata la scuola a San Pietroburgo si rifugiò alle Isole Åland, in quella che era una specie di comune di musicisti, scrittori, pittori e uomini liberi. Poi il soggiorno a Parigi, quello in Normandia e, ancora, in Norvegia.

Uomo fortemente irrequieto, problematico, instabile, Mägi torna in Estonia a partire dall’estate del 1912. Qui fu uno dei fondatori della Scuola d’Arte di Pallas, che diventa un campus per decine di artisti.

L’ambiente naturale di Saaremaa, dove soggiornò per periodi alle terme, risultò straordinariamente consono alla sua pittura. A stimolarlo non era la visione romantica, sentimentale della natura ma la percezione del paesaggio, di boschi, prati e acque colti come potente sintesi di bellezza e potenza.

Pochi anni e Mägi viene colpito da nuova irrequietezza e, ai primi del 1920, ricomincia a peregrinare in Europa. Visita Venezia, Capri e Roma.
Il sole, la luce, i colori del Mediterraneo sembrano catturarlo ma l’artista continua a misurarsi con i problemi di una complessa vicenda umana, in costante difficile equilibrio.
La morte prematura arriva nel 1925, a concludere una esistenza intensa, complessa e magmatica e difficile.

Mägi, che era un uomo distinto, molto attento alle forme, elegante, si descrisse come un nano soffocato dalla solitudine: incapace di fare nulla se non prendere un pennello. Puntando sul colore per dipingere quadri che dovevano trasmettere allegria, positività, gioia, annullando la paura del passare del tempo e il dissolversi della bellezza.

Ed è proprio il colore la principale cifra dell’opera di Mägi. Colori brillanti e potenti. Si tratta dei paesaggi, sua espressione di elezione, ma anche dei suoi ritratti forti e affascinanti.

 

Konrad Mägi
Roma, Galleria Nazionale
10 ottobre 2017 – 28 gennaio 2018

Lunedì 9 ottobre, ore 12.30

seguirà aperitivo

Ufficio Stampa:
Ufficio comunicazione e relazioni esterne della Galleria Nazionale
Laura Campanelli gan-amc.uffstampa@beniculturali.it tel. 0632298328 | 3495113067

Info: lagallerianazionale.com

in collaborazione con:
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. 049.663499 gestione1@studioesseci.net (Stefania Bertelli)

Hello Friends!

La Galleria UnimediaModern apre la sua 46esima stagione con una mostra personale di Ben Patterson. La manifestazione, intitolata Hello Friends!, si inaugurerà mercoledì 4 ottobre 2017, alle ore 18,30.

“Il titolo è stato scelto per evocare la vitalità e l’euforia che ha sempre accompagnato questo grande artista, che purtroppo ci ha lasciato poco più di un anno fa. E’ il nostro ricordo e il nostro omaggio, nonché la presentazione di un lavoro inedito per Genova, realizzato e presentato a Catania nel 20121, in occasione di una grande rassegna celebrativa del 50esimo anniversario del primo Festival Fluxus a Wiesbaden.

… La prima volta che ho visto Ben Patterson, stava arrivando con il suo contrabbasso al MUDIMA di Milano, per Milano Poesia, alla fine degli anni ’80, ma ho avuto la possibilità di conoscerlo alla Biennale di Venezia, durante la grande mostra UBI FLUXUS IBI MOTUS, curata da Achille Bonito Oliva e Gino di Maggio nel 1990. Da allora la nostra collaborazione é diventata sempre più intensa, e l’ultima sua presenza a Genova, è stata con la performance “Doctor Ben’s Medicine show” nel febbraio 2014 per la celebrazione del suo ottantesimo compleanno. Per me, la cosa più straordinaria di Ben – a parte le sue opere – é la sua vitalità, la sua creatività inesauribile, e il piacere che trae dal suo lavoro! …” – Caterina Gualco, dal testo per il catalogo della mostra

Nel corso della mostra, curata da Caterina Gualco e da Maria Rebecca Ballestra, saranno presentati alcuni eventi, in memoria di Ben Patterson, amico e artista indimenticabile, eventi di cui verrà data comunicazione.

UnimediaModern – Ben Patterson “Hello friends!”

UNIMEDIAMODERN CONTEMPORARY ART – PALAZZO SQUARCIAFICO
Genova – dal 4 ottobre al 15 novembre 2017
Piazza Invrea 5b (16123)
+39 0102758785 , +39 0102758785 (fax)
caterinagualco@libero.it
www.unimediamodern.com

Racconti dipinti

Mostra personale di Alessandra Carloni da giovedì 19 ottobre a martedì 21 novembre presso LICONI ARTE – Galleria d’Arte Contemporanea (Via della Rocca, 28 Torino) di Matteo Pingiori. L’inaugurazione si terrà giovedì 19 ottobre alle ore 18:00

Alessandra Carloni è un’artista che ha dato voce ai suoi sogni dell’infanzia, ha creato un mondo dove i suoi personaggi, tratteggiati da poche pennellate di colore, idealizzano sentimenti.
Il suo stile pittorico è immediato e piacevole, caratterizzato da linee talvolta spigolose, stemperate da gradevoli accostamenti di colore. In una prima fase della sua carriera, l’artista lavorava con una tavolozza caratterizzata da colori tenui, in seguito la gamma di tinte che la Carloni utilizza nei suoi lavori si è ampliata, ora vi è un’equa alternanza di colori freddi e caldi, ma la pennellata rapida e franta rimane una cifra stilistica dell’autrice.

La galleria LICONI ARTE ha già avuto modo di far apprezzare al suo pubblico le opere dell’artista romana, in questa mostra sono presenti poche opere del passato e tante opere nuove, le quali sono il risultato dell’evoluzione della “maniera” dell’artista, frutto di riflessione e studio sulla tecnica, dopo le esperienze maturate anche con l’esecuzione di murales, molti dipinti in quest’ultimo anno, presso Torino, Settimo Torinese, Marsala, Valogno solo per citarne alcuni. Altra importante esperienza è stata la realizzazione del progetto grafico per il padiglione Lazio alla manifestazione VINITALY e la serie di opere realizzate per la mostra Cosimo, ciclo di dipinti ispirate alla fatica letteraria di Italo Calvino, “Il Barone Rampante”, della quale mostra sono presenti alcune opere.

Alessandra Carloni, nasce a Roma nel 1984, dove vive e lavora. Si diploma  all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 2008 con la cattedra di Celestino Ferraresi e si laurea nel 2013 in Storia dell’arte contemporanea, presso l’Università “La Sapienza”.
Dal 2009 inizia la sua attività di pittrice e artista, esponendo in personali e collettive a Roma e in altre città italiane. In questi anni ha partecipato a diversi concorsi, vincendo diversi premi e riconoscimenti, oltre a opere su tela o su carta l’artista si è da sempre cimentata nell’esecuzione di opere murali per committenze private o pubbliche a seguito della vincita di un bando come nel caso del murales eseguito in piazza Conti di Rebaudengo a Torino nell’ottobre 2016. I principali murales di Alessandra Carloni si trovano nelle seguent località: Castel Gandolfo (Roma), Castelsardo (SS),Dolo (Venezia), Firenze, Mantova, Milano, Ostia (Roma), Pavona (Roma),Roma, Rovigo , Savona, Settimo Torinese (To), Sulmona, (AQ)Torino, Valogno (CE), Venezia.

 

Racconti dipinti di Alessandra Carloni
da giovedì 19 ottobre a martedì 21 novembre
LICONI ARTE – Galleria d’Arte Contemporanea
di Matteo Pingiori – Via della Rocca, 28 – 10123 Torino (Italia)
Tel. +39 011.4276569
info@liconiarte.com – www.liconiarte.com

Thaumazein

Dal 30 settembre al 31 ottobre 2017 il Museo Michelangiolesco di via Capoluogo 1, a Caprese Michelangelo (Ar), ospita “Thaumazein”, personale di Edi Brancolini a cura di Giovanni Pichi Graziani.

La presentazione ufficiale della mostra, alla presenza delle autorità, si terrà domenica 15 ottobre, alle ore 17.
L’esposizione, patrocinata dal Comune di Caprese Michelangelo, sarà visitabile dal martedì al venerdì, dalle 10,30 alle 18,30 oppure il sabato e la domenica dalle 10 alle 19.

“Thaumazein” è accompagnata da un catalogo con testi di Vittorio Sgarbi, Vincenzo Baratella, Renzo Margonari e Giovanni Pichi Graziani.

 

LA MOSTRA – L’inizio della stagione autunnale al Museo Michelangiolesco, casa natale di Michelangelo Buonarroti, è nel segno di un grande artista emiliano: Edi Brancolini.
Protagonisti sono i suoi personaggi senza veli, che si pongono come stoici ellenici pronti ad affrontare, impassibili, la volubilità del mondo.

«La pittura di Edi Brancolini ci racconta dell’inconscio, delle paure degli uomini e dei segreti a essi stessi ignoti – spiega il curatore Giovanni Pichi Graziani. – C’è qualcosa di terribilmente bello nella sua opera che da un lato ci sorprende, ci affascina, ci attira a sé e dall’altro ci intimidisce. Potremmo riassumere questa situazione utilizzando il verbo greco thaumázein (provare meraviglia), la meraviglia aristotelica che diede inizio al pensiero profondo».

Se da un lato la pittura dell’emiliano affascina per l’armonia delle forme, per gli equilibri e le simmetrie delle composizioni, essa invita lo spettatore ad andare oltre, a porsi come un filosofo in cerca della lettura profonda dell’immagine, dell’artista che l’ha realizzata, del mondo da cui egli ha colto l’essenza.

«Nel viaggio offertoci da Edi Brancolini a essere nudi non sono i soggetti rappresentati, bensì gli animi del pittore e dello spettatore – conclude Pichi Graziani; – il primo a nudo nel racconto dell’opera, il secondo intento a spogliarsi per potersi immergere in essa. È un atto di fiducia, una nascosta confessione da parte del primo e un mettersi in gioco da parte del secondo. Una profonda tensione erotica ci coinvolge, ci spinge a voler comprendere, domare quella forza che semplici forme e colori sembrano esercitare su di noi».

 

BREVE BIOGRAFIA
Edi Brancolini è nato a Rovereto sulla Secchia (MO) nel 1946 ma vive e lavora a Carpi.
Frequenta la Scuola libera del nudo a Venezia e in particolare gli insegnamenti di Luigi Tito, che lo educa alla pratica assidua e costante del disegno dal vero.
Dagli anni Settanta i dipinti conoscono un’ambientazione socio-esistenziale che talvolta sconfina nell’allucinazione onirica, il suo vocabolario simbolico poi si complica, suggerendo nella narrazione tante possibili chiavi di lettura in uno stratificarsi semantico surreale e destabilizzante.

Edi Brancolini è un pittore del profondo e del mistero ma le immagini che porta in luce hanno una loro esplicita chiarezza, sottolineata da un segno pittorico puntuale e narrativo. In modo personalissimo, attraverso una stesura cromatica meditata e sensuale, riprende il linguaggio dei preraffaelliti decodificandone gli universali significanti.

Le opere sono il frutto di un lavoro incessante di velature e finiture, tocchi di pennello e sfumature. Egli ritorna ai soggetti del passato, della mitologia e della religione, calati nei ruoli del quotidiano; un recupero quindi dell’iconografia popolare senza intenti polemici, né di denuncia. I suoi sono simboli del percorso catartico dell’umana specie che reggono la volta della fede e della ragione.
Dal 1969 espone con successo di pubblico e critica in Italia e all’estero.
www.edibrancolini.it

Montezuma, Fontana, Mirko.

Nell’ambito della V edizione Ravenna Mosaico Rassegna Biennale di Mosaico Contemporaneo, grazie al prezioso contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, di Marcegaglia Carbon Steel, il MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna, apre una mostra di ampio respiro sul rapporto tra la scultura e il mosaico, con l’intento di sondare e documentare la nascita, l’evoluzione di questo linguaggio e le differenti declinazioni del concetto di “tessera” da parte degli scultori a partire dagli anni Trenta del Novecento, momento in cui, dopo che Gino Severini rinnova la pratica del mosaico in funzione della decorazione architettonica, si avviano le ricerche plastiche mosaicate di Lucio Fontana e Mirko Basaldella, tra i più geniali artisti del secondo Novecento italiano.
 
Difficile pensare che, in quegli anni, tra fine anni Trenta e primi anni Quaranta, Fontana e Mirko possano aver intrapreso la sperimentazione del mosaico sulla scultura semplicemente trasponendo le riflessioni di Severini, Sironi e gli altri, alla loro arte, senza che sentissero l’esigenza di operare una riflessione storica, una ricerca che fornisse anche a loro un modello di riferimento antico, un punto di partenza che giustificasse la sperimentazione del mosaico facendola slittare dal piano bidimensionale a quello tridimensionale.
 
Come è stato storicamente dimostrato nel catalogo della mostra toscana del 2014 al Museo Civico di Montevarchi (Arezzo), ad innestare quel singolare “corto circuito” creativo alla base delle loro creazioni col mosaico furono gli esempi “primitivi” mesoamericani (presenti in mostra), che entrambi videro in momenti e luoghi diversi, anche grazie al crescente interesse per l’arte dell’antica America Latina esistente in Italia già negli anni Venti e che vedrà impegnate personalità di spicco nel censimento dei reperti provenienti da quell’area presenti sul nostro territorio nazionale, fino all’organizzazione della mostra dell’antica America Latina organizzata a Roma nel 1933.
 
Il percorso che coniuga la scultura al mosaico, dopo gli esempi di Fontana e Mirko tra anni Trenta e anni Quaranta, si interrompe per ricomparire di prepotenza tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, con alcune sporadiche eccezioni negli anni Cinquanta e Sessanta.
Se Fontana e Mirko sono “i precursori”, antesignani dell’unione felice tra scultura e mosaico, tra anni Sessanta e anni Settanta, Zavagno e Licata sono invece da considerare come i due indirizzi su cui si dipana la ricerca dei decenni seguenti soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo di materiali “non tradizionali”, il primo, e l’impiego delle tessere musive, lapidee o vitree, nel contemporaneo, il secondo.
 
Sulla trama di questo doppio e diverso utilizzo dei materiali – tradizionali e non – corre l’ordito della mostra che documenta le differenti temperature espressive della scultura tra XX e XXI secolo, iconica o aniconica, poetica o narrativa, simbolica o concettuale, sempre nella specifica coniugazione con l’arte del mosaico che si intensifica e si individua come “genere specifico” allo scadere degli anni Settanta ad opera di Antonio Trotta, Athos Ongaro e della Transavanguardia di Chia e Paladino; artisti che, anche nei decenni seguenti, faranno della scultura mosaicata una ricerca non episodica, soprattutto grazie alle innovazioni tecniche e tecnologiche date dai nuovi materiali di origine sintetica, che hanno permesso il superamento dei limiti tradizionali delle malte cementizie rendendo più agevole l’esecuzione musiva sulla tridimensionalità.
 
Tale ripresa non mancherà di suggestionare designer “colti” come Mendini e Sottsass che opereranno alcune incursioni sperimentali nella scultura. Dalla seconda metà degli anni Ottanta ad oggi, le ricerche e la produzione artistica in questa singolare declinazione della scultura si moltiplicano con esiti diversi e singolari e nel contempo tracciano il disegno della multiforme ricerca artistica dell’ultimo scorcio del XX secolo. Alcuni artisti e mosaicisti eseguiranno occasionali lavori tridimensionali, altri li alterneranno equilibratamente alla loro produzione bidimensionale, altri ancora si orienteranno verso la scultura in maniera più frequente, sino a farla diventare sempre più esclusiva.
 
Da questo momento, anche grazie alla realizzazione di alcuni lavori di importanza internazionale realizzati a Ravenna, come la tomba di Rudolf Nureyev a Parigi – oggi inamovibile, ma presente in allestimento mediante una installazione virtuale e multimediale – il fenomeno scultura e mosaico vedrà un’accelerazione con artisti di varia provenienza che si connoteranno fortemente come scultori mosaicisti tout court, consolidando la percezione che la scultura mosaicata abbia ormai imboccato una strada di assoluta autonomia.
Tra XX e XXI secolo il linguaggio musivo nella scultura si evolve in differenti e metamorfiche declinazioni del concetto di “tessera”, anche grazie alle sollecitazioni delle ricerche internazionali sui concetti di accumulo, assemblaggio parcellizzato e “poetica dell’oggetto” messi in campo dal Nouveau Realisme francese e poi dalla Nuova Scultura Britannica, per poi proseguire con elementi di spiccata originalità sino alle attuali generazioni, che lo impiegano in modo sempre più innovativo ed inatteso.
 
Montezuma, Fontana, Mirko.
La scultura in mosaico dalle origini a oggiSede:
Museo d’Arte della città di Ravenna

Enti organizzatori:
Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura,
Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna

A cura di:
Alfonso Panzetta con Daniele Torcellini

Patrocini:
MIBACT – Ministero dei Beni e Attività Culturali
Regione Emilia Romagna

Periodo:
6 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018

Catalogo:
Silvana Editoriale

Mar – Ufficio relazioni esterne e promozione
Nada Mamish – Francesca Boschetti
tel +39 0544 482017 – 482775
ufficio.stampa@museocitta.ra.it
mar.ra.it