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Awareness (introspezione d’artista)

Dal 2 al 26 novembre 2017 il centro benessere “Corpo e Mente” di via Tanucci 21, ad Arezzo, ospita “Awareness (introspezione d’artista)”, mostra personale di pittura di Antonella Cedro a cura di Marco Botti.
 
È il sesto appuntamento di “Forme astratte tra corpo e mente”, un progetto espositivo promosso dall’associazione culturale AltreMenti che vedrà coinvolti fino a dicembre artisti di talento.L’inaugurazione, a ingresso gratuito per i tesserati dell’associazione AltreMenti, si terrà giovedì 2 novembre a partire dalle ore 20 con un piccolo buffet.
Per l’occasione AltreMenti proporrà “Nail varnish game”, il gioco degli smalti. Ai presenti verranno forniti fogli e smalti colorati con i quali realizzare in breve tempo un disegno a tema libero. Alla fine una piccola giuria decreterà l’elaborato migliore, che si aggiudicherà una manicure con smalto semipermanente. Tutti i partecipanti riceveranno un buono sconto sulla stessa manicure e i vari lavori verranno esposti in un apposito spazio all’interno di Corpo e Mente.
La serata inaugurale sarà impreziosita dalla cantante Arianna Bassi, in arte Rina, accompagnata dalla chitarra di Andrea Ciri e dalla voce di Laura Giannini per alcuni imperdibili duetti.LA MOSTRA
La protagonista di novembre a Corpo e Mente è l’artista aretina Antonella Cedro, autrice anticonformista che trae dall’imperfezione la linfa per una cifra stilistica distintiva, capace di intrigare lo spettatore.
Il titolo “Awareness” ci parla di una nuova “consapevolezza” raggiunta – personale e artistica – che si riflette sul nucleo di opere che è stato realizzato per l’occasione.
Il linguaggio della Cedro – come sempre in bilico tra figurazione e astrazione – si trasforma in un viaggio dell’anima, un percorso alla ricerca di se stessa che si dipana nei meandri dell’io più nascosto. È così che il mondo dell’artista si popola di “forme informi”, di figure arcane e aliene, di simbologie primordiali.
Anche in questa nuova serie la tavolozza della Cedro è come sempre articolata. La pittrice si esprime attraverso un’intricata trama coloristica su qualsiasi materiale – anche di recupero – lavorando con pennellate spontanee, senza ripensamenti, che catturano puntualmente l’attenzione di chi osserva la sua arte in continua evoluzione.

L’ARTISTA

Antonella Cedro è nata nel 1962 ad Arezzo, città dove vive e lavora. Si diploma all’Istituto d’Arte di Arezzo e quindi si specializza in Grafica pubblicitaria a Firenze.
Nel 1994 è co-fondatrice, assieme a Simonetta Ghezzi ed Elisabetta Spighi, del gruppo Eva Eva Eva, con cui fino al 2000 si fa conoscere in varie parti d’Italia. In seguito prosegue da sola nel suo percorso di ricerca artistica.
Oggi la pittrice toscana espone con regolarità e organizza periodicamente eventi collettivi di pittura, grafica, fotografia e fumetto nel territorio aretino.
Tra le mostre personali degli ultimi anni si segnalano Volutamente imperfetto del 2013 alla Galleria Villicana D’Annibale di Arezzo, la bipersonale Aerea del 2015 con Gea Testi nel Palazzo della Fraternita dei Laici di Arezzo, Razzìa del 2015 al Circolo Artistico di Arezzo, The game of opposites al Caffè La Saletta di Cortona nel 2016 e Centripeto a Corpo e Mente di Arezzo nel 2016.

IL PROGETTO
Dal 2 marzo al 31 dicembre 2017 il centro benessere “Corpo e Mente” di Laura Giannini, in via Tanucci 21 ad Arezzo, ospita “Forme astratte tra corpo e mente”, un progetto promosso dall’associazione culturale AltreMenti e curato da Marco Botti. Mostre che tra fotografia, disegno e pittura si svilupperanno nella grande hall e nelle sale del centro benessere, esaltandone la vocazione artistica e poliedrica.

www.associazionealtrementi.altervista.org

Simbolismo mistico

Da domani 28 ottobre 2017 al 7 gennaio 2018 la Collezione Peggy Guggenheim presenta Simbolismo mistico. Il Salon de la Rose+Croix a Parigi 1892–1897, la prima mostra museale mai realizzata dedicata all’arte rivelatrice e significativa, sebbene spesso sottovalutata, dei Salon de la Rose+Croix.

Tematiche legate al mistero e alla mitologia, spesso attinte dalla letteratura, sono centrali nell’arte dei sei Salon organizzati a Parigi tra il 1892 e il 1897. Immagini di femme fragile e fatale, creature androgine, chimere e incubi sono alla base delle opere esposte, così come linee sinuose, figure stilizzate e forme anti-naturalistiche. In mostra una quarantina di opere rilevanti, esposte nei diversi Salon, di vari artisti, alcuni noti altri meno, che inviteranno a guardare e interpretare con occhi nuovi l’eredità artistica lasciata dal Simbolismo di fine ‘800. La mostra è a cura di Vivien Greene, Senior Curator, 19th- and Early 20th-Century Art, con il supporto di Ylinka Barotto, Assistant Curator, Solomon R. Guggenheim Museum. La Collezione Peggy Guggenheim sarà la seconda tappa di Simbolismo mistico dopo il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, dove è stata esposta dal 30 giugno al 4 ottobre, 2017.

Nella primavera del 1892 Joséphin Péladan (1858–1918), critico e autore rosacrociano, inaugura alla Galerie Durand-Ruel di Parigi il primo Salon de la Rose+Croix come estensione della confraternita segreta Rose+Croix che egli stesso istituisce, un ordine esoterico con radici nel misticismo e nei riti arcani, considerati da Péladan i mezzi per comprendere le verità universali e raggiungere l’illuminazione. Con una cadenza annuale, i Salon portavano in scena, proprio per volere dell’eccentrico Péladan, un genere di arte mistico-simbolista, soprattutto di connotazione ermetica e spirituale. I Salon divennero ben presto una sorta di crocevia cosmopolita, in cui esponevano artisti provenienti da Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Italia, Olanda, Spagna e Svizzera. Grazie alle approfondite ricerche svolte per rintracciare i lavori esposti originariamente nei diversi Salon, in mostra saranno esposti dipinti, opere su carta, e sculture di artisti come Antoine Bourdelle, Rogelio de Egusquiza, Jean Delville, Charles Filiger, Fernand Khnopff, Charles Maurin, Alphonse Osbert, Armand Point, Georges Rouault, Carlos Schwabe, Alexandre Séon, Jan Toorop, Ville Vallgren e Félix Vallotton.

Simbolismo mistico. Il Salon de la Rose+Croix a Parigi 1892–1897 offre l’opportunità di approfondire le diverse idee, talvolta opposte le une alle altre, che erano alla base del Simbolismo negli anni ’90 dell’800. Concentrandosi su opere fondamentali esposte in ciascun Salon, la mostra individua alcuni temi ricorrenti, come ad esempio il ruolo di Orfeo, l’adulazione della pittura degli artisti del primo Rinascimento italiano, noti come i Primitivi, e il culto della personalità che si sviluppò intorno a figure quali Richard Wagner e lo stesso Péladan. In mostra non manca la componente musicale, rappresentata da lavori di Erik Satie ed altri, a sottolineare il ruolo-chiave occupato dai compositori dell’epoca e del passato.

Le mostre dedicate al movimento simbolista si sono, fino ad ora, concentrate su un determinato ambito geografico o su tematiche più ampie piuttosto che su un evento specifico, come appunto i Salon de la Rose+Croix di Péladan. Le ideologie divergenti di coloro che esponevano nei Salon, che variavano da una politica conservatrice e cattolica all’anarchia più radicale e anti-clericale, rivelano come i diversi approcci siano dialetticamente legati alle filosofie sacre e spirituali alla base dell’arte simbolista. Analizzando le modalità attraverso cui i Salon proponevano tali impulsi, la mostra intende indagare i precetti simbolisti legati al modernismo.

La mostra Simbolismo mistico. Il Salon de la Rose+Croix a Parigi 1892–1897 sarà accompagnata da catalogo illustrato che offrirà uno studio approfondito dei Salon de la Rose+Croix e del Simbolismo. La pubblicazione include saggi sui Salon e sulle principali tematiche in essi affrontati, di Vivien Greene, Senior Curator, 19th- and Early 20th-Century Art, Solomon R. Guggenheim Museum, New York; un saggio sulla percezione contemporanea dei Salon di Jean-David Jumeau-Lafond, studioso indipendente ed esperto sui Salon de la Rose+Croix, e uno studio sul rapporto tra i principi del Simbolismo e quelli delle avanguardie storiche dei primi del ‘900, di Kenneth E. Silver, professore di storia dell’arte alla New York University. Si troveranno inoltre in catalogo una serie di schede dedicate agli artisti in mostra e una selezione bibliografica.

La mostra è accompagnata da un programma collaterale che avrà inizio il 29 novembre con la conferenza La ‘Maternità’ di Gaetano Previati: dalla Triennale di Milano al Salon de la Rose+Croix di Parigi del 1892 tenuta dalla storica dell’arte Giovanna Ginex, specializzata in studi storico-artistici del XIX e XX secolo, presso la sede di Ca’ Foscari Zattere (Tesa 1), Venezia. L’1 dicembre alle 16.30 le Sale Apollinee del Teatro La Fenice ospiteranno poi il concerto per pianoforte del maestro Philip Corner. Compositore, pianista, teorico musicale, Corner interpreterà le musiche di Erik Satie, legate ai Salon de la Rose+Croix. Entrambi gli eventi rientrano nei progetti educativi dell’esposizione e sono realizzati grazie alla Fondazione Araldi Guinetti, Vaduz.

Simbolismo mistico. Il Salon de la Rose+Croix a Parigi 1892–1897 è sostenuta dagli Institutional Patrons – EFG, Lavazza, e Regione del Veneto, da Guggenheim Intrapresæ e dal Comitato Consultivo del museo. I divani e le poltrone in mostra, scelti direttamente da Vivien Greene, sono offerti dalla maison francese leader mondiale nell’arredo di alta gamma Roche Bobois. L’esposizione gode dell’ulteriore sostegno di Swiss Arts Council Pro Helvetia.

Tutti i giorni alle 15.30 vengono offerte visite guidate gratuite alla mostra, previo acquisto del biglietto d’ingresso al museo.

Opposite

Dal 27 ottobre al 22 novembre 2017 ExpArt Studio&Gallery, in via Borghi 80 a Bibbiena (AR), presenta “Opposite”, doppia personale di Francesco Fillini e Maura Giussani a cura di Silvia Rossi.
 
L’esposizione, a ingresso libero e gratuito, sarà visitabile dal martedì al mercoledì con orario 15/19, dal giovedì al sabato con orari 9,30/12 e 15/19, o su appuntamento.
Venerdì 27 ottobre, alle ore 17,30, l’inaugurazione in galleria con l’aperitivo offerto da Bar Le Logge. Seguirà, alle 18, una conversazione degli artisti con il giornalista culturale Marco Botti aperta a tutti.
 
LA MOSTRA:
Ci vuole la ricchezza d’esperienze del realismo e la profondità di sensi del simbolismo. Tutta l’arte è un problema di equilibrio fra due opposti”. (Cesare Pavese)Non ci potevano essere parole più adatte per racchiudere lo spirito della nuova mostra allestita a ExpArt Studio&Gallery – “Opposite” – che unisce, mescola e confronta tra loro due artisti stilisticamente e concettualmente distanti. Le opere astratte, minimaliste e antimanieriste di Francesco Fillini vengono infatti affiancate all’opera pittorica, realista e analitica di Maura Giussani.

Come questi due opposti possono fornirci una visione di insieme, come posso trovare un punto di incontro, laddove ricerca e concetto divergono completamente?
La risposta è più semplice di quanto si possa pensare, perché l’arte ci offre sempre piccole tessere di un enorme puzzle, con cui compone e scompone la nostra vita, la nostra cultura e il nostro tempo. Ed è esattamente così che le due ricerche non solo si incontrano, ma si sovrappongono: mantenendoci inizialmente lontani dall’analisi stilistica dei loro lavori, entrambi gli autori assumono infatti a oggetto del loro studio l’intervento umano, la materia, la ricerca della traccia di un passaggio.

I cementi, le vernici e i metalli di Fillini incontrano quindi in maniera involontaria gli stessi identici soggetti nei lavori della Giussani. La distanza della forma non prevarica più la vicinanza della materia.
Le dense spatolate, le gettate e l’uso di materiali industriali si compongono e scompongono di opera in opera, facendoci riflettere sulla determinazione dell’intervento umano nella nostra quotidianità, di come il paesaggio, plasmato da questi elementi, non sia che il frutto di una ferma volontà, opera di spatole e di pennelli, esattamente come questa doppia personale.

BREVI BIOGRAFIE:
Francesco Fillini è nato nel 1969 a Piombino (LI) ma vive e lavora a Pisa. Dopo aver coltivato in silenzio il suo amore per il mondo dell’arte, nel 2015 comincia a esporre proprio a ExpArt. Le pennellate larghe e compatte muovono la superficie delle sue tele, su cui si stagliano tagli geometrici e campiture monocromatiche. Le leggere variazioni tonali creano profondità, mentre la composizione a più pezzi apre gli orizzonti del quadro, che si proietta così nello spazio circostante. Da ricordare le mostre di Milano, Roma, San Miniato e Obernberg Am Inn in Austria.

Maura Giussani è nata nel 1952 a Milano, città dove si diploma al liceo artistico “Beato Angelico”, ma vive ad Arezzo. Fin dall’infanzia sente nascere dentro di sé un estremo bisogno di creatività, per nutrire l’anima e la mente di sensazioni. La sua crescita artistica passa attraverso i corsi del maestro Alessandro Marrone e la scuola RADAR di Enrique Moya Gonzalez. È socia fondatrice del Cenacolo degli Artisti Aretini. Da anni porta avanti la sua ricerca sulle luci e i riflessi in tutte le loro manifestazioni, spaziando tra figurativo e astratto per sperimentare tecniche diverse. Ha esposto in Italia e all’estero con personali e collettive sempre apprezzate.

www.expartgallery.com

VideORLAN – Technobody

Dal 25 ottobre al 3 dicembre 2017 si svolge al MACRO la mostra “VideORLAN – Technobody” della nota artista e performer francese ORLAN, a cura di Alessandra Mammì, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e realizzata in collaborazione con Villa Medici e con Studio Stefania Miscetti.

L’esposizione ripercorre l’intera avventura artistica di ORLAN, dalle prime sculture fotografiche, alle performance registrate su video, fino alle ultime opere che usano la realtà aumentata e il 3D. Sarà inoltre sperimentato per la prima volta in Italia “Expérimentale Mise en jeu” (2015-2016), uno spettacolare video gioco con installazione interattiva. Un’immersione totale che riporta nella Capitale l’artista francese a vent’anni dalla mostra antologica “ORLAN a Roma 1964-1996” allestita da Studio Miscetti e Sala 1.

La mostra al MACRO è caratterizzata da un sorprendente utilizzo del digitale, frutto del recente affacciarsi dell’artista a una realtà virtuale apparentemente opposta e simmetrica alla carnalità dei lavori che hanno punteggiato il percorso di una delle più radicali, innovative, coraggiose artiste europee, capace di cavalcare lo spirito dei tempi con instancabile ricerca.

Per ORLAN, da sempre attratta dal multimediale e da tutti i mezzi che la contemporaneità offre, in realtà il digitale rappresenta un modo diverso di costruire le immagini e di traghettare i temi di sempre (il corpo, la sessualità, gli stereotipi di bellezza, le imposizioni culturali, politiche, religiose, e l’ampia simbologia che va dalla metamorfosi all’ibrido) verso universi più impalpabili, ma non per questo meno potenti.

Oltre il Pensiero

Si inaugura nella splendida cornice del Borghese Palace Art Hotel di Firenze, ‘Oltre il Pensiero’, la mostra del pittore fiorentino Giacomo Tinacci, a cura di Gisella Guarducci.

La pittura di Giacomo Tinacci è un gioco costante di luce e colore che accompagna qualsiasi soggetto venga dipinto, sia esso un paesaggio, un ritratto, o più semplicemente uno schizzo su foglio di carta. L’artista possiede la rara dote di dosare magistralmente il colore; giocando con i rosa tenui, i blu intensi, gli ocra e i verdi offre allo sguardo una spazialità sconfinata.

Uno scenario di colline come distese di nuvole, cipressi, olivi, case coloniche immerse in un vasto orizzonte: lo spettatore si rende conto subito di trovarsi davanti alla terra toscana, tuttavia comprende che si tratta in realtà di un paesaggio surreale ed intimo.

Altre volte, particolari vengono ingranditi al punto di perdere consistenza e risultare indistinti come macchie di colore che trasportano lo spettatore in un’atmosfera irreale.

I ritratti, l’altro tema caro all’artista, rappresentano figure umane in intima solitudine. Intense, come immerse in un tempo sospeso, queste figure rivolgono allo spettatore uno sguardo penetrante, oppure abbassano gli occhi sui propri pensieri, assorti nella loro malinconia.

Giacomo Tinacci – Oltre il pensiero
BORGHESE PALACE ART HOTEL
Firenze – dal 22 ottobre al 22 dicembre 2017
Via Ghibellina 174/r (50122)
+39 055284363
info@borghesepalacehotel.com
www.borghesepalacehotel.com

Omaggio a Frida

Fino al 31 ottobre si terrà a Bergamo la mostra Omaggio a Frida, in occasione della quale saranno esposte opere di pittura, scultura, fotografia e pirografia dedicate all’artista Frida Kahlo.Nata a Coyoacàn nel 1907, l’artista messicana divenuta ormai una vera e propria icona del nostro tempo per il suo carattere multiforme e la sua anima rivoluzionaria che si legge nei suoi quadri ricchi di simbolismo.

La mostra, che ospiterà artisti di provenienza internazionale, sarà presentata da Amedeo Fusco. Le opere saranno esposte presso la Sala Manzù, sita in via Camozzi, passaggio Sora a Bergamo.
Un appuntamento importante si sul livello culturale che emozionale vedere in mostra le opere dei numerosi artisti che condividono la forza e la passione di Frida per l’espressione artistica per uniti ancora una volta nel suo ricordo, dopo il grande successo della prima edizione di Omaggio a Frida a Roma.

Frida ha lasciato un’importante eredità umana ed artistica che ha lasciato il segno e che vive ancora oggi. La sua arte diviene un mezzo di unione tra gli artisti e gli estimatori dell’arte che si ritrovano a parlare un unico linguaggio universale al di là di ogni etnia e nazionalità, ancora una volta l’arte unisce i popoli in una mostra internazionale guidata dallo spirito rivoluzionario di Frida.

Omaggio a Frida viene riproposto dal presentatore d’arte Amedeo Fusco e del Centro di Aggregazione Culturale di Ragusa dopo il grande successo di pubblico e la ricca partecipazione di artisti a livello mondiale avvenuta ad aprile a Roma nelle Sale della Cancelleria Vaticana e patrocinata dall’Ambasciata del Messico presso la Santa Sede.

La celebrazione di una delle donne che sono rimaste nella storia dell’arte del ‘900 che racconta storie di attualità.
L’appuntamento,quindi, è presso la Sala Manzù di Bergamo, dove le opere saranno esposte al pubblico fino al 31 ottobre. La mostra è patrocinata dalla Provincia di Bergamo e dal Consolato del Mexico en Milan.

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Vestiti, luoghi di villeggiatura, cibi e bevande rappresentati sui cartelloni, celebrati anche all’interno di nuovi santuari commerciali come la Rinascente di Milano o i magazzini dei Fratelli Mele di Napoli, protagonisti di alcuni dei più bei manifesti di questo periodo. Non sono più solo oggetti di uso quotidiano ma diventano veri status symbol di un nascente stile di vita celebrato, per la prima volta, anche attraverso le riviste di moda: Scena Illustrata, Hermes Emporium, Novissima, Cronaca Bizantina, L’Italia Ride.

Un’epoca di grandi cambiamenti quindi, economici, urbani, culturali, di costume. Un’era scintillante di luci, pervasa di un’incredibile joie de vivre. La Belle Époque vede anche una straordinaria evoluzione delle tecniche fotografiche, litografiche e tipografiche che saranno fondamentali per il successo dei manifesti pubblicitari, grandi, colorati, splendenti. Nuove, magnetiche icone che tappezzano i muri delle città nell’age d’or del cartellonismo che ridisegna le strade d’Europa.  (Leggi l’articolo)

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Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).

Fino al 10 dicembre 2017. Aperto anche tutti i festivi, compresi 1 novembre e 8 dicembre.
Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso.
Ingresso: € 10,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.

Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 info@magnanirocca.it
Il martedì ore 15.30, il sabato ore 16 e la domenica e festivi ore 11.30, 15.30, 16.30, visita alla mostra PUBBLICITÁ! e al capolavoro ospite di Francis Bacon con guida specializzata; è consigliato prenotare via email a segreteria@magnanirocca.it , oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti; costo € 15,00 (ingresso e guida).

Presentando il biglietto d’ingresso della Fondazione è possibile visitare lo Csac a prezzo scontato www.csacparma.it; in programma iniziative comuni fra Fondazione Magnani-Rocca e Csac.
Sempre presentando il biglietto d’ingresso della Fondazione, fra il 30 settembre e l’8 ottobre, ingresso a prezzo scontato al Mercanteinfiera presso le Fiere di Parma www.mercanteinfiera.it.

La mostra è realizzata grazie a: FONDAZIONE CARIPARMA, CRÉDIT AGRICOLE CARIPARMA.
Media partner: Gazzetta di Parma. Con la collaborazione di XL Catlin, leader mondiale nell’assicurazione delle opere d’arte, e di AON S.p.A. Sponsor tecnici: Angeli Cornici, Butterfly Transport, Fattorie Canossa, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico.

Tulku

Appuntamento da non perdere venerdì 20 ottobre 2017 alle ore 17 nel Lu.C.C.A. Lounge&Underground per la presentazione della mostra fotografica “Tulku. Le reincarnazioni mistiche del Tibet”, frutto di un lungo viaggio durato oltre 30 anni che il giornalista Piero Verni e i fotografi Giampietro Mattolin e Vicky Sevegnani hanno compiuto lungo l’orizzonte delle comunità tibetane dell’India e della regione tibeto-himalayana.

Per l’occasione è stato organizzato l’incontro con Giampietro Mattolin che sarà intervistato dal direttore del Lu.C.C.A. Maurizio Vanni. “L’intento – spiega Vanni – è quello di comprendere in che modo la suggestione dei luoghi e l’importanza spirituale dei personaggi ritratti abbiano influenzato Mattolin e l’obbiettivo della sua macchina fotografica. La sfida che attende i visitatori sarà quella di percepire ciò che va oltre il senso della vista”.

Dal punto di vista dell’insegnamento del Buddha, l’essere umano non vive una sola esistenza ma, al contrario, passa attraverso un ciclo ininterrotto di nascite, morti e rinascite che avrà termine solo quando sarà in grado di ottenere lo stato superiore di coscienza chiamato Illuminazione. Il pensiero tibetano ha arricchito il tradizionale modo di vedere buddhista sulla reincarnazione di un nuovo elemento: quello dei tulku, i maestri che, in virtù dell’alto livello spirituale raggiunto, possono controllare il processo delle successive reincarnazioni. I tulku (“corpi d’emanazione”) sono quei maestri spirituali che scelgono di ritornare nel mondo, esistenza dopo esistenza, per essere di aiuto agli esseri viventi. La tradizione di queste reincarnazioni mistiche è una caratteristica peculiare del Buddhismo vajrayana, la forma dell’insegnamento del Buddha diffusa in Tibet, regione himalayana e Mongolia. I principali e più venerati di tutti i tulku, sono i Dalai Lama, da oltre tre secoli considerati come le massime autorità spirituali e temporali del Tibet”.

I 55 pannelli che compongono la mostra raccontano al visitatore di alcuni tra i più importanti maestri reincarnati tibetani dello scorso secolo e contemporanei. Da Sua Santità il XIV Dalai Lama (a cui è dedicata una specifica sezione) a Chatral Rinpoche (una vera leggenda del Buddhismo tibeto-himalayano morto nel 2015 all’età di 103 anni), dal Sakya Trinzin (il detentore di uno dei principali lignaggi del Buddhismo tibetano) a Khamtrul Rinpoche (fotografato una prima volta bambino nel 1984 e poi adulto nel marzo 2015), da Situ Rinpoche (catturato dall’obiettivo durante l’importante cerimonia del “Cappello Rosso”) a Kandro Rinpoche (attuale detentrice della antica linea di insegnamenti femminili delle Jetsunma), da Lama Paljin Tulku (uno dei pochi occidentali formalmente riconosciuto come la reincarnazione di un maestro tibetano) a Kirti Rinpoche, abate dell’omonimo monastero uno dei più importanti dell’intero Tibet orientale.

L’esposizione sarà visitabile con ingresso libero fino al 12 novembre 2017.

Note biografiche

Giampietro Mattolin, fotografo e viaggiatore, privilegia gli “scatti” legati alle esperienze di viaggio. Nel 2005 ha vinto il premio “De Pisis” in occasione di Landscapes, Rassegna Internazionale d’Arte Contemporanea di Ferrara. Particolarmente interessato alle culture indo-himalayane ha avuto l’opportunità di visitare tutti i Paesi di questa vasta regione, dal Ladakh al Nepal, dal Sikkim all’Arunachal Pradesh, dal Tibet al Bhutan fino al Myanmar (Birmania). Ha pubblicato alcuni libri fotografici, organizzato l’evento Himalaya e allestito le mostre fotografiche Cham, le danze rituali del Tibet e Amdo, il Paese del XIV Dalai Lama. Inoltre, nell’arco di diversi anni, ha potuto fotografare il Dalai Lama in varie occasioni sia in Asia sia in Europa.

Vicky Sevegnani, fotografa e pubblicista si interessa da molto tempo delle culture e dei popoli del Tibet, dell’India e della regione himalayana, che hanno costituito l’aspetto principale della sua attività professionale. Nel corso degli anni ha incontrato alcuni tra i più importanti maestri tibetani, in primo luogo il Dalai Lama, che ha potuto fotografare in diversi momenti delle loro vite.

Piero Verni, giornalista, scrittore e documentarista vive tra la Bretagna e l’Italia. Dedica la maggior parte del suo lavoro alla conoscenza della civiltà tibetana e delle culture indo-himalayane, soggetto di numerosi reportage, libri e documentari. Ha avuto il privilegio di poter scrivere una biografia autorizzata del Dalai Lama il quale, nel corso degli anni, gli ha concesso oltre 50 interviste esclusive e conversazioni private.

“TULKU – LE REINCARNAZIONI MISTICHE DEL TIBET”
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
dal 4 ottobre al 12 novembre 2017
orario mostra: da martedì a domenica 10-19, chiuso lunedì
Ingresso libero

Per info:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca
tel. +39 0583 492180 www.luccamuseum.com info@luccamuseum.com

D’io

Inaugura giovedì 26 ottobre ore 20.30 la nuova mostra di Paolo Maccari: ritratti e autoritratti; una sfilata di celebrities tra le più scomode in circolazione; scatti iconici scomposti in geometrie sfaccettate; quindici lavori a acquerello realizzati nell’ultimo anno e mezzo. L’esposizione, presso il Wine Bar Camponeschi di Roma, è visibile dal lunedì al sabato fino al 15 novembre.

Architetto, storico dell’urbanistica, Maccari dà vita nel 2014 a una ricerca dove l’estetica social, il narcisismo e la provocazione del selfie, la cultura kitsch da magazine popolare si fondono. Ne nascono centinaia di volti, dapprima di sé, poi di amici e di star del web, infine di personalità alla ribalta per la propria discutibilità. Tutto incomincia da ironici autoscatti che pubblica a raffica su Instagram: con uno stranocorno in fronte; con uno scopino in mano; più spesso a petto nudo e in mutande; circondato da fiori in pose improbabili. Attraverso un erotismo e uno humour non troppo velati gioca (e si identifica) con gli stereotipi della notorietà 2.0. Cosa resterà dello tsunami di immagini che inonda la rete? Che valore hanno? «Voglio strappare alla virtualità i bite dei nostri ritratti, voglio portarli nel mondo reale»: da qui le fotografie vengono trasposte su carta. L’acquerello, tecnica prediletta dall’autore, col suo caos e la capacità di cambiare di tono e intensità col tempo, si combina a tratti spigolosi e stilizzati. Le espressioni caratteristiche e sfacciate con una elevata dose ornamentale.

La serie successiva rappresenta “amici”, follower, contatti, di frequente cinquantenni, non moderni Peter Pan ma adulti che non vogliono riconoscersi come tali. I temi indagati sono quelli della dipendenza da social e dell’uso (s)considerato dei mezzi di relazione; le insicurezze e la paura, in fondo, di morire senza aver lasciato alcuna traccia. “Sempre con quel coso in mano” ne è la sezione più recente: ancora ex ragazzi, svestiti, di fronte allo specchio… continuamente con il telefonino, appunto, in mano. «Pose che vogliono mandare messaggi erotici» ma che ne espongono invece la parte più vulnerabile. Di fronte al «pubblico».

Per la mostra presso il Wine Bar Camponeschi intitolata D’io– un racconto autobiografico e un lavoro sull’ambiguità della cura delle apparenze – presenta cinque autoritratti che si mescolano alle raffigurazioni di celebrità. Non icone di stile e sobrietà ma personaggi che hanno creato scandalo, che hanno turbato in qualche modo il comune pensare, antieroi o semplicemente simboli di vacuità e eccessi. Dalle riviste di gossip e patinate alla carta Fabriano. L’atteggiamento sfacciato; l’abbigliamento esuberante; un ruolo sociale ricoperto con ottusa ingenuità o sfrontata risolutezza. E la posizione dell’artista è di empatico coinvolgimento, nella volontà di fermare dal flusso delle informazioni ogni strategiadisopravvivenza.

Info:
Paolo Maccari | D’io
Mostra personale di Paolo Maccari
A cura di Umberto Scrocca nell’ambito dell’Electronicartcafè con Takeawaygallery

Inaugurazione: giovedì 26 ottobre ore 20.30
Dal 27 ottobre al 15 novembre 2017
Dal lunedì al sabato ore 17.00-23.00

Wine Bar Camponeschi
Piazza Farnese 50, Roma
Contatti: 337 725 511
Ingresso gratuito

#Giovani scultori al Cassero

Il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento – Museo Civico di Montevarchi, (Arezzo), ospita dal 22 ottobre 2017 – vernissage sabato 21 ottobre ore 17 – al 28 gennaio 2018 la mostra “#Giovani scultori al Cassero. Focus sui finalisti del PNA 2015” a cura del direttore scientifico del Museo Federica Tiripelli.

Una mostra tutta under 38 dalla curatrice agli artisti fino ai fotografi. Organizzato nell’ambito del progetto regionale “Toscanaincontemporanea2017”, grazie al partenariato tra il Comune di Montevarchi, l’”Associazione Amici de Il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento” e l’”Associazione Fotoamatori F. Mochi”, l’evento espositivo ha ricevuto il patrocinio delle Accademie di Belle Arti di Torino, Urbino, Bari e Reggio Calabria e il sostegno della “Cooperativa Eco-Energie”.

Un’ulteriore conferma – sottolinea l’assessore alla cultura del Comune di Montevarchi Maura Isetto – che Il Cassero rappresenta un’eccellenza nel panorama culturale italiano, e non solo. Uno degli obiettivi del Museo è anche quello di promuovere la scultura italiana, e questa mostra è una bella occasione per accendere i nostri riflettori su giovani artisti di grande prospettiva”.

In mostra le opere dei tre scultori finalisti per la sezione scultura del “Premio Nazionale delle Arti Claudio Abbado” nel 2015: Noa Pane (Roma, 1983) – vincitrice del PNA nel 2017 -, Leardo Sciacoviello (Vercelli, 1979) – già assistente di David Mach – e Luigi Scopelliti (Reggio Calabria, 1988) che affrontano problematiche sociali contemporanee. Il percorso espositivo, in tutto sei opere, è allestito nelle sale della collezione permanente del Museo, in un dialogo con le sculture presenti. Al centro della ricerca di Noa Pane, affascinata dalla meccanica e all’uso di materiali meccanici e industriali di riciclo, ci sono le dinamiche familiari e sociali della donna in tutti i suoi ruoli. L’artista si interroga su quale sia la sua “funzione” nella società di oggi come evocano gli stessi titoli delle sue opere “Nature in a cage – series constriction” e “Untitled – series constriction 5”. “

Noa Pane ci invita soprattutto a riflettere su ciò che genera la violenza, sulle relazioni tra uomo e donna – spiega la curatrice Federica Tiripelli -, sulla condizione di subordinazione e frustrazione che vive il genere femminile in molti contesti familiari e sociali anche in Occidente”. Come Noa Pane, anche Leardo Sciacoviello affronta il tema della violenza e focalizza l’attenzione sulle tragiche esistenze di coloro che sono stati rinchiusi nei manicomi e nelle carceri, veri e propri luoghi di segregazione e abuso, invece che di cura e recupero. E questo lo esprime con un suo stile personale dove la materia è davvero protagonista: figure in gomma siliconica, abbandonate su delle vecchie tavole di legno, di grande forza emotiva e originalità che non lasciano indifferenti.

La scultura “Portami su quella che canta” trae ispirazione dall’omonimo libro di Alberto Papuzzi in cui si racconta la vicenda del dottor Giorgio Coda, processato e condannato per le “torture” inflitte ai pazienti, mentre “Di Stato si Muore”, incarnazione per l’artista dei misteriosi decessi e delle violenze che si verificano tra le mura delle carceri, fa invece riferimento al noto caso di Stefano Cucchi.

Luigi Scopelliti, artista legato profondamente alla sua terra di origine – la Calabria – indagata un altro tipo di violenza, quella legata alla sopraffazione dell’uomo sulla natura. Nella sua opera “Mays” affronta il tema dell’invasione degli OGM nelle coltivazioni come appunto quella del mais, ma anche la rinascita e il ritorno alla terra. “Le quattro tavolette in pietra nera turca […] – precisa Federica Tiripelli -, sono quasi delle sacre “mense” che offrono semenze naturali, semi OGM (o meglio, ciò che ne resta), pannocchie scolpite nella pietra leccese e incarnano il singolare binomio naturale – artificiale, genuino – manipolato. Un’opera che è una riflessione sugli aspetti sociali, economici e politici dell’uso delle biotecnologie”.

Lo stesso tema della rinascita è proposto anche nell’affascinante installazione «Spazi di memoria», realizzata con oggetti di recupero a cui l’artista vuole donare nuova vita. La mostra diventa un momento di riflessione sui diversi linguaggi della scultura ma anche sul rapporto con altri linguaggi artistici come il video, realizzato dall’Associazione MACMA con Pierfrancesco Bigazzi, e le foto scattate da Lorenzo Della Vedova e Sofia Fabbrini, che documentano le opere e ne offrono una loro propria interpretazione arricchendo l’esperienza espositiva dei visitatori.

“#Giovani scultori al Cassero. Focus sui finalisti del PNA 2015”, è una mostra a cura del direttore scientifico del Museo Federica Tiripelli. Sarà aperta a Il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento, Via Trieste, 1, Montevarchi (Arezzo), dal 22 ottobre 2017 al 28 genaio 2018. Orari: da giovedì a domenica: 10-13 e 15-18, aperto anche mercoledì 1 novembre. Chiuso domenica 31 dicembre e lunedì 1 gennaio. Biglietto (Cassero + mostra), intero 4 euro ridotto 2 euro (under 18 anni, soci COOP, CTS, ISIC, ITIC, Touring Club, titolari Mondadori Card, Selecard, tessera ICOM). Scolaresche: 1 euro a studente. Gratuito: over 65 anni, under 6, disabili e possessori di Edumusei Card.

Info: tel +39 055.9108272-4, sito web: www.ilcasseroperlascultura.it e-mail: info@ilcasseroperlascultura.it Facebook: Cassero Per la Scultura Twitter: Cassero PerlaScultura Instagram: Cassero Per La Scultura YouTube: CasseroScultura

I colori e i giorni

Si inaugura martedì 17 ottobre alle ore 18,30 all’Associazione Cortina la mostra personale della pittrice Alda Maria Bossi, dal titolo : “I colori e i giorni”.

In mostra circa quindici opere recenti dell’artista milanese, che da diversi anni lavora sui temi della città e della quotidianità (interni, nature morte, “paesaggi” ricavati dalla disposizione di oggetti di uso comune).

Siano appunto paesaggi esterni o “zoomate” sulla realtà di tutti i giorni nell’ambiente di casa, i suoi quadri sono modulati su colori disposti a campitura larga, con tonalità vivaci che contribuiscono a dare un senso di estraniamento al contesto domestico.

Rossi, gialli, azzurri e verdi intensi comunicano una sensazione metafisica e quasi surreale, nel silenzio sospeso delle ampie vedute urbane oppure nello sguardo ravvicinato nelle sale, nei soggiorni, nelle cucine e nei corridoi di appartamenti dove la vita esistente pare essere quella di oggetti e semplici cose tra loro dialoganti, quasi emotivamente.

 

Alda Maria Bossi – I colori e i giorni
ASSOCIAZIONE CULTURALE RENZO CORTINA
Milano – dal 17 al 28 ottobre 2017
Via Mac Mahon 14 (20155)
+39 0233607236
artecortina@artecortina.it
www.artecortina.it

La calle grande

ZArt Urban Studio apre le porte al pubblico con la “La calle grande”, exhibit collettiva dedicata al mondo della street art e della cultura urbana: stencil art, poster art, sticker art, upcycling, handicraft e le diverse forme dell’arte di strada, trovano a ZArt un proprio modo di esprimersi e mettersi in mostra, in uno spazio alternativo, unico nel suo genere, pronto ad accoglierle al pari di quello metropolitano.

Presentato in collaborazione con N U D A – New Urban Dirty Art, collettivo di neo-formazione nato a sostegno della street culture, l’opening si terrà venerdì 27 ottobre alle ore 18.30 presso ZArt Urban Studio (via Panfilo Castaldi, 20 – Roma Trastevere), vera e propria street art gallery nata sotto la direzione artistica di Zaire Torrealba, luogo di passaggio e punto d’incontro per artisti e appassionati del genere.

Protagonisti importanti artisti del panorama nazionale e internazionale, primo tra tutti Mimi the Clown, street artist francese conosciuto in tutto il mondo per i suoi interventi urbani che hanno come soggetto l’autoritratto di sé stesso, spesso in compagnia di personaggi famosi, abbellito ironicamente dal nasone rosso da clown. E poi Andrea Boriani con i suoi dipinti pop su supporti riciclati, BiBi Queen e il suo “confused cat”, C_ska con la sua “skawoman” e le sue composizioni “occhi e cuore”, Kocore e i suoi stencil geometrici, K2m con i suoi paste-up “giornalistici”, Stelleconfuse e la sua sticker e poster art. E ancora i quadri “digital-pop” di Fabio Gismondi, gli artworks espressionistici di Carlo Gori, i photocollage decostruiti di GapEh, la poster art di Pino Volpino e la sua “merda di streetartist”, gli stencil di Tutto e nienteTemet Nosce e di Matteo Mariani in arte Koi, le opere di Phobos, di Lorena Tiberi in arte Mani e i lavori della pittrice e street artist Suri. Infine in mostra per l’artigianato artistico e l’upcycling, gli “Unusual crafts” di Cristian Cicerone, le creazioni di Angela Conte, di Nabarü e di MCCDesign, mentre l’esposizione sarà accompagnata dal live painting di NOA, noto street artist della scena romana.

A dare il titolo alla mostra, La calle grande, è un’espressione tipica della cultura latino-americana, come racconta la curatrice stessa, Zaire Torrealba, poliedrica artista venezuelana che si muove tra la moda e l’arte: “La calle grande si pronuncia la cage grande, letteralmente la grande strada, rappresenta per noi artisti il mondo esterno, dove ogni giorno ci confrontiamo, ci conosciamo, dove cresciamo e combattiamo. Un mondo parallelo, quello della strada, capace di darci gli stimoli e le suggestioni di cui necessitiamo per creare ma che è al tempo stesso scenario nel quale esprimiamo le nostre emozioni, come in uno scambio. Per dare voce a una coscienza collettiva, farci portavoce dell’intera comunità, incapace di farsi ascoltare in un mondo sopraffatto da troppi rumori…”.

La mostra resterà aperta dal 27 ottobre al 27 novembre 2017, visitabile su appuntamento.
Per prenotazioni zarturbanstudio@gmail.com, cel. 320 927 8197.

 

La Calle Grande
Dal 27 ottobre al 27 novembre 2017
c/o ZArt Urban Studio – via Panfilo Castaldi, 20 – Trastevere (Roma)
Opening 27 ottobre 2017 h 18.30 – FREE ENTRY

ZArt Urban Studio è una gallery dedicata all’arte urbana in tutte le sue declinazioni: street art, stencil graffiti, illustrazione, artigianato, upcycling, handmade clothing e molto altro.
Lo scopo è quello di osservare i fermenti artistici che nascono e scorrono nel sottosuolo, dando voce alle proposte più innovative che caratterizzano il movimento della street art internazionale. Situato nel cuore pulsante di Trastevere, vera e propria galleria di strada e vetrina della street art internazionale, ZArt si configura come laboratorio subculturale di sperimentazione e di fusione delle tecniche di produzione e riutilizzo dei materiali industriali e alternativi (zarturbanstudio@gmail.com).

Il collettivo N U D A – New Urban Dirty Art nasce con base operativa a ZArt Urban Studio.
Mission perseguita dal collettivo è “mettere a nudo” l’arte urbana, promuovendo progetti artistici alternativi, dalla fase di progettazione a quella operativa di direzione, curando anche gli aspetti di comunicazione, management e immagine al fine di sostenere lo sviluppo della street culture (nudacollettivo@gmail.com).