Blinds and other Cloudings

UNA è lieta di presentare la mostra personale di Irene Fenara: Blinds and other Cloudings, terzo appuntamento del programma espositivo annuale in collaborazione con Spazio Leonardo, il nuovo contenitore di Leonardo Assicurazioni – Generali Milano Liberazione.

Per questa mostra, concepita per la gallery di Spazio Leonardo, Irene Fenara prosegue la sua ricerca sull’estetica della supervisione e del controllo, presentando una selezione di immagini provenienti da videocamere di sorveglianza salvate dal flusso continuo che le cancella ogni 24 ore, sottolineando il contrasto tra un’attività fortemente funzionale e un’estetica altrettanto potente. L’interesse di Irene si concentra, in particolare, su immagini soggette a offuscamenti della visione, dove l’annebbiamento della vista e la cecità dei dispositivi mettono in dubbio l’essenza dell’immagine stessa.

In occasione della mostra, verrà prodotto un catalogo con un testo critico di Francesco Zanot e le installation view del progetto site-specific.

Il lavoro di Irene Fenara investiga il gesto che sta alla base di ogni operazione fotografica: il guardare. In particolare osserva, investiga e interpreta il modo in cui guardano le macchine. Sono centinaia gli sguardi meccanici davanti ai quali passiamo ogni giorno. Irene Fenara qui si concentra sulle telecamere di sorveglianza. Dispositivi introdotti e diffusi per ragioni di controllo e sicurezza, ovvero per proteggerci dagli altri, innescano a loro volta una serie di insicurezze. Le immagini che mostrano spesso non sono chiare, sporcate da una serie di errori, come un ostacolo davanti all’obiettivo, un difetto di risoluzione o un’evidente alterazione cromatica. Proprio come i nostri occhi, (ri)vedono e trasformano la realtà, catapultandoci in un universo alternativo e misterioso”. – Francesco Zanot

Irene Fenara Blinds and other Cloudings
opening su invito martedì 2 ottobre 18:00 – 21:00

mostra 3 ottobre 2018 – 25 gennaio 2019

orari: dal lunedì al venerdì, 10:00 – 18:00

Spazio Leonardo

via della Liberazione 16/a, 20124 Milano

www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni
info@unagalleria.com | + 39 339 17 14 400 | + 39 349 35 66 535

Irene Fenara (*1990) è diplomata in scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, città dove vive e lavora. Tra le mostre a cui ha partecipato si segnalano: Around me. Traces of presence in biopolscapes, F4/Un’idea di fotografia, a cura di Carlo Sala, Fondazione Francesco Fabbri, Pieve di Soligo, Treviso, 2018; Supervision, a cura di Mauro Zanchi e Sara Benaglia, BACO, Bergamo, 2018 (solo); That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia a un metro e ottanta dal confine, a cura di Lorenzo Balbi, MAMbo, Bologna, 2018; L’altro sguardo. Fotografie italiane 1965 – 2018, a cura di Raffaella Perna, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 2018, Searching for myself through remote skins, a cura di Bianca Baroni, Galleria Renata Fabbri, Milano, 2018; Le interne differenze, P420, Bologna, 2017 (solo); Essere politico, a cura di Filippo Maggia e Chiara Dall’Olio, Fondazione Fotografia Modena, 2017; Give me yesterday, a cura di Francesco Zanot, Osservatorio Fondazione Prada, Milano, 2016. Irene è tra i finalisti del Premio Città di Treviglio 2018 e nel 2015 è stata finalista del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee, a cura di Carlo Sala. Dal 2012 è borsista presso la Fondazione Collegio Artistico Venturoli di Bologna, dove ha lo studio.

UNA nasce nella primavera 2018 dalla collaborazione tra Marta Barbieri e Paola Bonino che, a seguito dei tre anni di ricca e appassionata esperienza presso Placentia Arte, fondano a Piacenza una nuova realtà dedicata all’arte contemporanea. UNA prosegue il lavoro svolto con gli artisti presentati tra il 2015 e il 2017 nello spazio di Placentia Arte e, parallelamente, si pone l’obiettivo di espandere la propria attività, aprendosi a nuove collaborazioni, con un approccio più dinamico e internazionale. Come punto fondamentale si mantiene un’attenzione particolare agli artisti emergenti e al valore della ricerca presentata. www.unagalleria.com

Whale Fall

Giovedì 13 settembre la galleria Davide Gallo ha il piacere di inaugurare “Whale Fall” mostra personale di Andrea Barbagallo.

Per spiegare il concept della mostra bisogna riferirsi alla spiegazione che l’artista, classe 1994, da del titolo:

Whale Fall è un termine che richiama direttamente al processo per cui la morte di una balena nei fondali marini incentiva la creazione di diversi ecosistemi che consumano la carcassa del cetaceo.

Ed è proprio il desiderio di immortalare tali ecosistemi, uno dei punti di partenza della ricerca estetica di Andrea Barbagallo. Il concetto di trasformazione è da lui operato nel senso di tensione all’immortalità, elemento di conservazione in opposizione al disfacimento intrinseco della materia, della forma e del rapporto tra materia e forma.

“L’immortalità” per Andrea Barbagallo non va intesa come tensione spirituale, nulla di escatologico; essa è una variante, possibile, eventualmente conseguente al sapiente utilizzo di nuove tecnologie impiegate su nuovi materiali. E così, mentre la giovane scultura italiana, spesso si attarda su forme minimali, onestamente obsolete, su geometrie che indagano uno spazio già fin troppo esplorato, Barbagallo, in linea con l’ultima ricerca, fortemente innovativa, attuata dagli studenti di alcune classi dell’accademia di Brera, investiga la materia dell’opera, intesa dunque non come strumento per la rappresentazione “scenica” dell’opera stessa, ma territorio di analisi, ecosistema in cui diverse qualità della materia coesistono, si scontrano, e nella loro tensione verso un nuovo equilibrio, generano forme nuove, in continua metamorfosi poiché continuamente mutate da elementi estranei alla loro composizione organica e voluti dalla mano “alchemica” dell’artista. Ecco che compaiono funghi, licheni, muffe, che si innestano su formazioni organiche di plastiche biodegradabili. L’opera si rinnova, anche se impercettibilmente, in modo costante ma inesorabile.

La forma è la non-forma di pixel “scolpiti” da una stampante 3D; la non forma contamina l’immagine tradizionale del quadro mettendo in crisi la sua rappresentazione tradizionale e borghese… le immagini, tutte “ready made”, vengono squilibrate dall’intervento dell’artista che le ridipinge quasi completamente, squilibrandone la composizione interna e riequilibrandone in virtù di un nuovo gioco di forze che crea appunto ecosistemi artificiali, destinati ad ambire ad un’immortalità forse della forma, ma quasi certamente del contenuto.

La mostra sarà visitabile da giovedì 13 a sabato 22 settembre, ogni giorno dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 19. Dal 24 settembre al 20 ottobre, per appuntamento.

 

davide gallo – via Farini 6 (2nd yard), 20154 – Milan
+39 339 158 61 17 | www.davidegallo.net | info@davidegallo.net

La materia dell’arte: il progetto

La mostra “La materia dell’arte: il progetto“, dal primo settembre al 21 ottobre 2018 a PALAZZO PARASI, vuole presentare al pubblico una selezione di opere, della vasta produzione non-oggettiva di Marcello Morandini, che abbracciano diversi generi espressivi: quello pittorico e scultoreo, quello grafico, del design, dell’architettura (sia d’interni che d’esterni) e dell’arredo degli spazi urbani e industriali.

Curata da Fabrizio Parachini la mostra pone l’accento sull’aspetto progettuale del lavoro dell’artista che, fin dagli esordi, ha impostato la propria attività su di un metodo programmatico, erede delle tendenze dell’avanguardia costruttivista, e su un rigore esecutivo che ha pochi riscontri nel panorama artistico internazionale.

Il progetto inteso come idea e l’idea come scelta stilistica e operativa ben precisa sono gli aspetti che la mostra vuole evidenziare come motivi fortemente caratterizzanti l’intera produzione dell’artista. Saranno visibili lavori realizzati in diversi momenti della sua attività: opere monocrome (totalmente bianche o nere), opere costruite come composizione modulari di elementi alternativamente bianchi e neri; altre in tricromia (bianco, nero e grigio); progetti di interventi architettonici con i rendering esecutivi; oggetti di design entrati a far parte oramai del nostro immaginario visivo quotidiano ma anche delle collezioni di importanti musei.

Marcello Morandini è un artista tra i più importanti appartenenti all’ambito della ricerca visuale non-oggettiva internazionale del secondo dopoguerra. Cresciuto artisticamente nell’ambiente milanese a soli 28 anni gli viene assegnata una sala personale alla Biennale di Venezia del 1968.

Marcello Morandini – La materia dell’arte: il progetto
PALAZZO PARASI
Cannobio (VB) – dal primo settembre al 21 ottobre 2018
Via Giovanola (28822)
+39 0323 71212
info@cannobio4you.it
www.cannobio.net

Nicol Squillaci – Mostrando

Qui sta tutta Nicol Squillaci: non solo mare, a cui ci ha abituati con le sue ultime mostre, ma anche panorami terrestri e, in mezzo alla flora, una fauna colorata e palpitante, composta da uccelli, mucche, pesci e altre creature del mondo. Sono i protagonisti delle opere che l’artista esporrà a Sarzana (La Spezia), all’Antico Lavatoio (in via Mascardi), dal 25 agosto al 2 settembre, con apertura dalle ore 18 alle 23

Con questa personale “Mostrando”, la cui inaugurazione si terrà sabato 25 agosto alle ore 18, Nicol rivela non solo se stessa ma soprattutto la sua carica creativa, la sensibilità di giovane donna e di artista attenta e, perché no, la padronanza di tecniche diverse. In particolare, l’acquerello, che Squillaci usa con una sua esclusiva metodologia, ricca di vortici colorati e causa di intense emozioni in chi guarda le sue tele. Così i soggetti dipinti sembrano prendere vita, sia che si tratti di un tucano, sia di una barca sul mare in tempesta. L’appuntamento di Sarzana, che gode del Patrocinio del Comune, completa il tour artistico estivo della pittrice che è stata impegnata a luglio a Portovenere, con la personale “A-MARE”, e ad agosto con alcune collettive ed estemporanee, come quella a Cadimare.

In ogni occasione, Nicol ha convinto e avvinto il pubblico con la sua spontaneità, personale e sulla tela, e con le atmosfere incantate che avvolgono le sue opere. Benché appartenente alle nuove generazioni, l’autrice si è conquistata, per la sua maturità artistica, un posto da adulta nella pittura contemporanea, di cui può essere considerata una sicura promessa. Alcuni critici e intenditori stanno seguendo il percorso artistico di Nicol Squillaci, di cui intravedono un importante futuro.

Tra questi, Antonio Giovanni Mellone, giornalista, pittore e curatore della personale, che commenta così l’esposizione “Mostrando” a Sarzana: «Il fatto di essere donna e giovanissima giova al tocco di Nicol Squillaci, che affida a garbati cromatismi le sue intense emozioni d’artista autentica e nello stesso tempo ne doma gli impeti, adottando anche per le tele ad acrilati la tecnica dell’acquerello (ma non la stessa materia prima, che sulla tela si sfarinerebbe fino a scomparire). Pennellate aeree, talvolta gentili, talaltra spumeggianti che sfruttano evidenti trasparenze e “vuoti strategici”.

E affrontando e risolvendo da vera professionista i rischi che tale tecnica comporta, Nicol rivela il suo carattere, più efficacemente di quanto possano le parole. E’ solo attraverso le sue opere che l’artista “si racconta”. Nessun ripensamento, nessuna chance correttiva dell’ultimo momento. E’ un difficilissimo gioco di pesi e di equilibri, che, come sosteneva genialmente Matisse, devono raccordarsi perfettamente persino con il formato prescelto. C’è l’audacia di una ragazza che crede fermamente nelle proprie capacità tecniche e immaginative, senza bisogno di allontanarsi troppo dal naturale, che in lei non è mai “naturalismo” cartolinesco, ma piuttosto racconto di suggestioni, che partendo da una base “reale”, portano alla splendida visionarietà dell’artista-donna di rango».

Modelle 4.0: il cosmo possibile

In un mondo sempre più dominato dal digitale, dalla virtualità e dalla robotica, l’artista ligure Massimo Podestà ci propone una riflessione “analogica” attraverso un tuffo nel suo mondo pittorico che sembra annullare i concetti di spazio e tempo. “Modelle 4.0: il cosmo possibile” è il titolo della sua mostra personale, curata da Maurizio Vanni, che sarà aperta al pubblico dal 18 agosto al 16 settembre 2018 nel Lu.C.C.A. Lounge & Underground, con ingresso libero. L’incontro con l’artista si terrà sabato 1 settembre 2018 alle ore 17.

Nelle sue opere appare subito chiara la volontà di utilizzare ripetutamente uno stesso archetipo – quello della “modella” che diventa una matrice segnica – scardinando il concetto tradizionale di tempo. Ne scaturiscono lavori nei quali – scrive Maurizio Vanni – “l’esperienza visiva è ripetutamente ostacolata da un’indeterminatezza della condizione temporale. I fondi, a loro volta tendono a produrre risultati estetici ed estatici. Accelerazioni, rallentamenti, fluttuazioni, immersioni, riflessioni, ribaltamenti morfologici e prospettici: sono queste le azioni-sensazioni che rivelano la simbiosi tra figure e spazio, impediscono la misurazione tradizionale del tempo e si inseriscono, connotandolo, all’interno di un cosmo improbabile, ma possibile”.

Le modelle cosmiche di Massimo Podestà calcano una passerella ideale, apparentemente inverosimile, che si presenta come una sorta di mappa cognitiva del “qui e ora”. I fondi, mai concepiti come tali, sono ricchi di sollecitazioni visive, cromatiche, simboliche ed esoteriche e costituiscono parte fondamentale del dipinto. “Modelle rappresentate con posture tipiche delle mannequin – prosegue Vanni –, ma contestualizzate in scenari galattici, in contesti cosmici, in ambienti planetari: la figura femminile diventa un archetipo, una matrice esistenziale che si muove in palinsesti che hanno a che fare con il tempo del sogno. Le sue composizioni, infatti, potrebbero alludere a coscienti illusioni: il loro fascino, legato al mistero di una immagine che pur restando a portata di mano è sempre fuggevole, sta nel fatto che si presentano con un carattere di purezza, essenzialità e sintesi che si scontra con scenari dinamici che rompono schemi e convenzioni. Certe volte la fantasia risulta essere più efficace del pensiero razionale. Ecco perché scenari fantastici possono proiettare ognuno di noi in un cosmo possibile: Podestà è consapevole che senza sogni l’essere umano non potrebbe vivere”.

Note biografiche Massimo Podestà
Nasce a Sarzana (SP) nel 1949. A partire dal 1967 comincia a dipingere e ad esporre. Conosce artisti come G. Dagna e F. Vaccarone insieme ai quali comparirà nello speciale Artisti Liguri su “Bolaffi Arte 1972”. Nel 1970 nasce il ciclo “Natura e uomo”, ed è incoraggiato, a Firenze, da importanti pittori come Primo Conti. Alfio Rapisardi gli organizza nel 1971 la prima personale fiorentina alla galleria La Lambertesca. Nel 1973, conosce il pittore U. Capocchini che lo sprona a proseguire nelle sue ricerche. Nel 1975 nasce la “Scultura debole”. Si laurea nel 1976 presso la Facoltà di Architettura di Firenze, col Prof. Leonardo Savioli. Nel 1977 nascono i quadri geometrici con poesie mentre nel 1979 i “Quadri spaziali”. Dal 1979 intraprende l’attività di designer, ideando oggetti (mobili, lumi, borse), collaborando alla produzione industriale ed alla direzione artistica di diverse ditte, partecipando a mostre commerciali nazionali ed estere, quali Gift (Firenze), Macef (Milano), Abitare il tempo (Verona), Salone del mobile (Milano), Mobile (Parigi), mostra internazionale Conseguenze impreviste arte-moda-design a Prato. Nel 1980 nascono i quadri con riferimento al design. Nel 1981, le prime foto ritoccate. Tra il 1982 e il 1983, collabora con lo Studio Alchimia e Alessandro Mendini a Milano. Nel 1983 fonda a Firenze “Il punto Bacola”, struttura aperta a tutto ciò che succede nel campo del design (architettura, arte, grafica, comunicazione); nello stesso anno, espone le sue opere ai Magazzini La Fayette di Parigi e alle Argenterie Cassetti di Firenze. Nel 1984 partecipa a Marmo-moda (Firenze) ed espone da Lancel a Parigi, da Tiffany a New York e ai Magazzini Harrod’s di Londra. Nel 1985 firma il manifesto del “Nuovo Rinascimento” ed espone le opere da Cristofle a Parigi. Nel 1990 nascono gli “Universi”, nel 1991 le figure con campi magnetici. Sono del 1995 “I paesaggi dell’anima” e “I segni dello zodiaco”. Nel 1997 prende parte al Comitato Arte e Cultura di Firenze; nel gennaio 1998 fonda a Firenze “IntroArt” e nello stesso anno crea la “Mail Art”. Nel 2001 entra a far parte dell’Antica compagnia del Paiolo di Firenze. Nel 2000 nascono “Le modelle cosmiche”. Nel 2005 entra a far parte del gruppo dei Coloristi, presso la Galleria del Palazzo Coveri. Nel 2006 riprende a sviluppare la “Scultura debole”. Nel 2007 entra a far parte della Società delle Belle Arti – Circolo Artistico Casa di Dante di Firenze e crea la “Fluicart”. Con un gruppo di artisti, fonda il “KPK”, movimento attivo tutt’oggi con mostre, performance, installazioni e video. Nel 2008 nasce la “Photart”. Nel 2009, nasce il “Massimo pensiero”: pensieri diffusi attraverso la pubblicità, inseriti nel contesto di varie opere. Sulla rivista “Exibart” n. 61 (novembre/dicembre 2009) per la prima volta appare il Primo Massimo pensiero. Nel 2013 partecipa alla Bottega di Sgarbi Artisti e capre. Nel 2017 è presente al CollaborAzione Festival del Castello di Vicari, Lari.

MOSTRA “MASSIMO PODESTÀ. MODELLE 4.0: IL COSMO POSSIBILE”
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Dal 18 agosto al 16 settembre 2018
orario mostra: da martedì a domenica 10-19, chiuso lunedì
Ingresso libero

Incontro con l’artista sabato 1 settembre 2018 ore 17

Per info:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca
tel. +39 0583 492180 www.luccamuseum.com info@luccamuseum.com

Addetto Stampa Lu.C.C.A.
Michela Cicchinè mobile +39 339.2006519 m.cicchine@luccamuseum.com

All’estero & Dr K. Takes the Waters at Riva: Version A

All’estero & Dr K. Takes the Waters at Riva: Version A” è il titolo della mostra collettiva che inaugura il 1 settembre 2018 alle ore 18.00 presso gli spazi della galleria A plus A di Venezia.

A cura di Saim Demircan e degli studenti della School for Curatorial Studies Venice.

In mostra lavori di: Whitney Claflin, Stephan Dillemuth, Rochelle Goldberg, Nick Mauss, Sophie Reinhold, Mark Van Yetter e Miriam Yammad

Sedici giovani curatori si sono riuniti a Venezia, da giugno a settembre 2018, per frequentare la School for Curatorial Studies Venice. Da questa esperienza, coordinata dal curatore Saim Demircan, nasce All’estero & Dr. K. Takes the Waters at Riva: Version A, un’esposizione collettiva di artisti internazionali: Whitney Claflin, Stephan Dillemuth, Rochelle Goldberg, Nick Mauss, Sophie Reinhold, Mark Van Yetter e Miriam Yammad

Il titolo fa riferimento ai Capitoli 2 e 3 di Vertigo, romanzo di W.G. Sebald, dove l’autore tedesco racconta due viaggi da Vienna a Venezia. Il primo, una sua visita nella citta Lagunare nel 1980, riportato in prima persona, e un secondo viaggio dove Sebald si immagina di essere Dr. K – o meglio Franz Kafka – ispirandosi a una trasferta documentata dello scrittore nel 1913 a Venezia.

Ripetizione, sdoppiamento, melancolia e vertigine. Il destino gioca con loro come fossero marionette e l’impostazione del racconto sembra essere un gioco labirintico. Cos’è la realtà, cos’è la finzione? Cosa è la storia e cosa è la contemporaneità? Sebald naviga tra ragione e paranoia, creando un viaggio anche nella topografia e storia dell’Europa.

Il gruppo di giovani curatori usa i capitoli di Vertigo come strumento per creare display e narrazione di un’esposizione che si sviluppa su coincidenze, labirinti, riflessi e effetti di sdoppiamento.

Nella galleria A plus A sono infatti presenti lavori inediti degli artisti invitati a rispondere al testo di Sebald, con una particolare attenzione a spazi di confine e nascosti nella sua architettura, riproponendo l’esperienza di vertigine e stordimento di un visitatore all’estero.

Saim Demircan è un curatore e scrittore che vive a New York. Dal 2012 al 2015 è stato curatore presso la Kunstverein München e nel 2016 curatore in residenza presso l’Academy of fine Arts a Monaco . Precedentemente ha curato due anni di programmi pubblici e la mostra di Kai Althoff presso la Focal Point Gallery a Southend-on-Sea, una mostra dell’artista in una istituzione pubblica inglese. Recentemente è stato curatore in residenza presso il Ludlow 38 a New York, lo spazio gestito dal Goethe Institut dove a curato un programma di 12 mesi di mostre ed eventi incluso il debutto negli Stati Uniti di New Noveta e Sidsel Meineche Hansen. Saim collabora regolarmente con alcune delle più importanti testate di arte contemporanea come Frieze, Art Monthly. Nel 2017 è stato il vincitore del prestigioso programma di residenza organizzato a New York presso il Ludlow 38.

Co-curato da: Eleonora Antoniadou (Cipro), Sophia Au Yeung (Hong Kong), Christina Chirouze Montenegro (Guatemala), Line Dalile (Siria), Tatiana Danilevskaya (Russia), Apurva Kansara (UAE), Aleksandra Lenskaya (Russia), Wendy Ma (Australia), Alexandra Malouta (Grecia), Zoë McGee (USA), Sabine Miquelis (Francia), Georgina Pope (Germania), Rania Rizk (Libano), Julia Terzano (Argentina), Lina Yevtushenko (Ucraina), Eliana Zanini (Argentina).

The School of Curatorial Studies Venice è una scuola di nuova concezione attiva dal 2004 e nata come progetto formativo della Galleria A plus A, che ha come scopo la diffusione dei saperi nell’ambito delle arti visive e l’introduzione alle professioni relative all’arte contemporanea. L’offerta formativa prevede ogni anno due corsi principali, uno in italiano dalla durata di un anno scolastico e l’altro internazionale che si svolge nel corso dei mesi estivi. I corsi sono tenuti da docenti e professionisti del settore provenienti da varie parti del mondo e alla fine delle lezioni gli studenti si confrontano con il difficile compito di ideare, strutturare e realizzare un evento espositivo. Sul sito della scuola, www.corsocuratori.com è possibile vedere tutte le mostre organizzate fino ad oggi.

Vernice il 1 settembre 2018 alle ore 18.00
Dal 1 settembre al 15 dicembre 2018

Per informazioni:

A plus A Gallery
School for Curatorial Studies Venice
San Marco 3073
Venezia 30124
www.aplusa.it
info@aplusa.it
www.corsocuratori.com
info@corsocuratori.com
Tel. 041 2770466

Luogo, anti-luogo e relax

Luogo, anti-luogo e relax” è il titolo della mostra di Luca Coclite a cura dello spazio di ricerca e produzione artistica RAMDOM che si terrà al Museo Pino Pascali dal 23 Giugno al 23 Luglio 2018, per il settimo appuntamento di Showcase.

Al centro del progetto espositivo vi è l’analisi di una parte del territorio salentino, della sua trasformazione paesaggistica e dei suoi cambiamenti politici e sociali. Partendo dall’architettura delle colonie estive come dispositivo politico, l’artista intende d’indagare alcuni dei fenomeni che hanno interessato la Puglia dagli anni 50 ad oggi.

Per l’occasione, nella project room del museo, verranno presentati Imaginary Holidays (2014) e Hall (2017), progetti-matrice di questa ricerca. [continua a leggere]

 

 

ShowCase
Luca Coclite – Luogo, anti-luogo e relax
a cura di RAMDOM

Inaugurazione: 23 giugno 2018, ore 19
La mostra rimarrà aperta fino al 23 luglio 2018.
www.ramdom.net – www.lastation.it
info@ramdom.net

Orari: Martedì-Domenica: 10.00-13.00 / 16.00-21.00. Chiuso il lunedì
La biglietteria chiude mezz’ora prima del museo
Biglietto 5 € / Ridotto 2.50 €
Ingresso gratuito ogni prima domenica del mese

La Fondazione Pino Pascali è punto Fai – Delegazione Bari
Amici del Museo Pascali: Carrieri Design, Ognissole.

FONDAZIONE MUSEO PINO PASCALI
VIA PARCO DEL LAURO 119 – 70044 POLIGNANO A MARE (BA) – PH.: +39 080 4249534
www.museopinopascali.it

L’ALTRO SGUARDO. FOTOGRAFE ITALIANE 1965-2018

La mostra propone una selezione di oltre duecento fotografie e libri fotografici provenienti dalla Collezione Donata Pizzi, costituita con lo scopo di promuovere la conoscenza delle più originali interpreti nel panorama fotografico italiano dalla metà degli anni Sessanta a oggi.

© Anna Di Prospero | Anna Di Prospero, Central Park #2, 2015

La collezione – unica nel suo genere in Italia – è composta da opere fotografiche realizzate da circa settanta autrici appartenenti a generazioni ed ambiti espressivi diversi: dai lavori pionieristici di Paola Agosti, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano, Carla Cerati, Paola Mattioli, Marialba Russo, sino alle ultime sperimentazioni condotte tra gli anni Novanta e il 2018 da Marina Ballo Charmet, Silvia Camporesi, Monica Carocci, Gea Casolaro, Paola Di Bello, Luisa Lambri, Raffaella Mariniello, Marzia Migliora, Moira Ricci, Alessandra Spranzi e numerose altre.

La collezione di Donata Pizzi è stata presentata per la prima volta alla Triennale di Milano nel 2016 nell’ambito di un progetto nato in collaborazione con Mufoco – Museo di Fotografia Contemporanea di Milano-Cinisello Balsamo e viene ora proposta al Palazzo delle Esposizioni arricchita delle nuove acquisizioni.

In Italia l’ingresso massiccio di fotografe, fotoreporter e artiste nel circuito culturale risale agli anni Sessanta: in questo momento l’accesso delle donne al sistema dell’arte e del fotogiornalismo – ambiti rimasti a lungo appannaggio quasi esclusivo di presenze maschili – è favorita dai repentini cambiamenti socio-politici e dalle nuove istanze sollevate dal femminismo. Grazie anche alle conquiste di quella generazione oggi fotografe e artiste hanno acquisito posizioni di primo piano nella scena italiana e internazionale: il loro lavoro è presente in musei, gallerie, festival, riviste e pubblicazioni specializzate, nel nostro Paese e all’estero. Nonostante la decisa inversione di rotta, la disparità di genere è a tutt’oggi un problema esistente e la storia di molte fotografe è ancora da riscoprire e valorizzare. La consapevolezza di questa carenza nella cultura fotografica italiana, il riconoscimento della disattenzione delle istituzioni, del collezionismo e della critica hanno spinto Donata Pizzi a dare inizio alla raccolta esposta oggi al Palazzo delle Esposizioni di Roma e presentata nell’ottobre del 2016 alla Triennale di Milano. Le opere della collezione testimoniano momenti significativi della storia della fotografia italiana dell’ultimo cinquantennio: da esse affiorano i mutamenti concettuali, estetici e tecnologici che la hanno caratterizzata. La centralità del corpo e delle sue trasformazioni, la necessità di dare voce a esperienze personali e al vissuto quotidiano e familiare, il rapporto tra la memoria privata e quella collettiva sono i temi nevralgici che emergono dalla mostra e legano tra loro immagini appartenenti a vari decenni e generi, dalle foto di reportage a quelle più spiccatamente sperimentali.

L’esposizione si articola in quattro sezioni, dedicate, rispettivamente, alla fotografia di reportage e di denuncia sociale (Dentro le storie); ai rapporti tra immagine fotografica e pensiero femminista (Cosa ne pensi tu del femminismo?); ai temi legati all’identità e alla rappresentazione delle relazioni affettive (Identità e relazione); e, infine, alle ricerche contemporanee basate sull’esplorazione delle potenzialità espressive del mezzo (Vedere oltre).

In mostra verrà proposto inoltre il documentario PARLANDO CON VOI, con interviste a molte delle fotografe in mostra, tratto dal libro omonimo di Giovanna Chiti e Lucia Covi (Danilo Montanari Editore), prodotto su idea di Giovanni Gastel da AFIP International – Associazione Fotografi Professionisti e Metamorphosi Editrice.

FOTOGRAFE:
Paola Agosti, Martina Bacigalupo, Isabella Balena, Marina Ballo Charmet, Liliana Barchiesi, Letizia Battaglia, Betty Bee, Tomaso Binga (Bianca Menna), Giovanna Borgese, Giulia Caira, Marcella Campagnano, Silvia Camporesi, Monica Carocci, Lisetta Carmi, Gea Casolaro, Elisabetta Catalano, Carla Cerati, Augusta Conchiglia, Daniela Comani, Marilisa Cosello, Paola De Pietri, Agnese De Donato, Paola Di Bello, Rä di Martino, Anna Di Prospero, Bruna Esposito, Irene Fenara, Eva Frapiccini, Vittoria Gerardi, Simona Ghizzoni, Bruna Ginammi, Elena Givone, Nicole Gravier, Gruppo del mercoledì (Bundi Alberti, Diane Bond, Mercedes Cuman, Adriana Monti, Paola Mattioli, Silvia Truppi), Adelita Husni-Bey, Irene Fenara, Luisa Lambri, Lisa Magri, Lucia Marcucci, Raffaela Mariniello, Allegra Martin, Paola Mattioli, Malena Mazza, Libera Mazzoleni, Gabriella Mercadini, Marzia Migliora, Ottonella Mocellin, Verita Monselles, Maria Mulas, Brigitte Niedermair, Cristina Omenetto, Michela Palermo, Lina Pallotta, Beatrice Pediconi, Claudia Petraroli, Agnese Purgatorio, Luisa Rabbia, Moira Ricci, Giada Ripa, Francesca Rivetti, Sara Rossi, Marialba Russo, Lori Sammartino, Chiara Samugheo, Marinella Senatore, Shobha, Alessandra Spranzi, Grazia Toderi, Francesca Volpi, Alba Zari.

L’ALTRO SGUARDO. FOTOGRAFE ITALIANE 1965-2018
8 giugno > 2 settembre 2018
a cura di Raffaella Perna

Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale, 194
00184 Roma

Call center tel. 06 39967500

Diversity Contemporary’

Diversity Contemporary’ , la mostra che Rossocinabro aprirà al pubblico lunedì 21 Maggio alle ore 11 presso lo spazio di Roma in Via Raffaele Cadorna 28, sarà strutturata in più momenti contemporanei e sinergici, tutti finalizzati a far conoscere, al pubblico, le tecniche e la poetica delle varie rappresentazioni artistiche. Saranno esposte 40 opere tra dipinti, sculture, fotografie e disegni.

Opere dalla Cina, dal Giappone, dalla Turchia, da Israele, dall’Australia, dall’America Centrale, dagli USA e dal Canada e dall’Europa, i 30 artisti hanno scelto Roma come luogo di esposizione delle loro opere soprattutto come punto d’incontro per il dialogo e il confronto della loro arte. Essere diversi è il miglior modo di essere unici. L’unicità dovrebbe essere la nostra aspirazione e per raggiungerla dovremmo utilizzare la nostra creatività. L’esposizione esalta proprio questa unicità e la diversità identitaria propria dell’arte contemporanea.

Non c’è un minimo comune denominatore, perché non lo abbiamo cercato” – spiega il curatore e organizzatore della mostra Joe Hansen – “sarà, dunque, quello analizzare e presentare i vari aspetti dell’arte contemporanea, mettendo in evidenza, il ruolo di valore artistico legato alla unicità e originalità di ognuna delle svariate e tutte ugualmente possibili letture che dell’opera originale vengono date”. La mostra sarà visitabile fino al 31 maggio da lunedì a venerdì dalle 11 alle 19.

Artisti partecipanti: Alamanou Janice, Shlomit Anderman, Alan Cariddi, Seth Chwast, Jörg Galka-Teisseyre, Santi García Cánovas, Mario Formica, Katharina Goldyn, Ana Paola González, Haupts Christina, Hans Johansson, Osamu Jinguij, Barbro Jonasson, Lady Yupigold, LiV, Sebastián López Durán, Walter Marin, Friedhard Meyer, Muisco, Marlen Peix, Michelle Purves, Prussi, Daniela Rebecchi, Amanda Ruck, Meir Salomon, Martin Severinson, Dolors Simó, Vera Tsepkova, Anthony Vella, Laara WilliamSen

Diversity Contemporary

21 – 31 maggio 2018

Rossocinabro
Via Raffaele Cadorna 28
00187 Roma
Tel 06 60658125
Visit: rossocinabro.com
Apertura lun-ven 11:00 – 19:00

http://www.rossocinabro.com/exhibitions/exhibitions_2018/164_%20diversity_contemporary.htm

FIAF presenta la mostra fotografica antologica di Maurizio Galimberti

La FIAF, Federazione Italiana Associazione Fotografiche, associazione senza fini di lucro che si prefigge lo scopo di divulgare e sostenere la fotografia su tutto il territorio nazionale, nell’anno della ricorrenza del settantenario della sua fondazione, presenta la mostra fotografica antologica di Maurizio Galimberti, in esposizione da mercoledì 9 maggio a domenica 17 giugno 2018 presso la Fortezza del Girifalco di Cortona (Via Renato Bistacci). La mostra è organizzata nell’ambito del 70° Congresso NazionaleFIAF (Cortona, 9 – 13 maggio 2018).

Maurizio Galimberti, oggi considerato il massimo esponente italiano di quella corrente artistica che utilizza la fotografia istantanea per esprimere la propria creatività, espone per la prima volta in più di trent’anni di carriera 100 fotografie originali provenienti dal proprio archivio e da Collezioni private. Le fotografie esposte, tutte realizzate con il sistema Polaroid di fotografia istantanea, sono tra le più rappresentative della sua produzione.

La mostra di Maurizio Galimberti è inserita nella cornice della Fortezza del Girifalco sede principale delle mostre del 70° Congresso FIAF e dell’evento Cortona FotograFIAF, che racchiude anche le mostre di: Stefania Adami, Nino Migliori, Vasco Ascolini, Filippo Venturi, Matteo Ballostro, Michele Crameri, Antonella Monzoni e Augusto Cantamessa. In mostra anche immagini del contest fotografico “Per Amore” promosso da UNHCR.

musicista

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FLOW | Equilibri precari liquidi alla Reggia di Caserta

Venerdì 11 maggio 2018, alle ore 17, presso la Sala di Alessandro della Reggia di Caserta, sarà presentata al pubblico l’opera dell’artista Max Coppeta dal titolo “Flow”, a cura di Cynthia Penna.

L’intervento installativo, promosso dall’Istituzione Internazionale Art1307 e che gode del patrocinio del MIBACT – Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Matronato del Museo Madre, sarà visitabile fino all’11 giugno 2018.

In occasione dell’inaugurazione, che prevede fra l’altro un intervento di Vincenzo Mazzarella, responsabile Arte Contemporanea Reggia di Caserta, la “macchina scenica” di FLOW sarà messa in moto attraverso una performance di danza del corpo di ballo Skaramacay, con una coreografia di Erminia Sticchi.

Coppeta appartiene alla nuova generazione di artisti che hanno voluto assumere su di sé il compito di proseguire e portare avanti la tradizione e l’eredità dell’arte Cinetica nel mondo: un’arte che ha visto i suoi primissimi albori con le opere del grande artista franco-ungherese Victor Vasarely e poi del movimento GRAV a Parigi, per svilupparsi in seguito attraverso la ricerca di artisti sudamericani e francesi i cui nomi appartengono al Ghota dell’arte mondiale: Jesus Raphael Soto, Carlos Cruz-Diez, Julio Le Parc, Horatio Garcia Rossi, François Morellet e tanti altri.

Nella ricerca artistica di Coppeta è spesso presente il tema di arte in quanto tentativo di essere altro: da sempre infatti scopo principale dell’intervento dell’artista è quello di simulare la realtà. La grande istallazione che l’artista presenta in questa occasione fa parte del ciclo “piogge sintetiche”: 13 archi bianchi capovolti proteggono un inserto in cristallo inciso, in cui è applicato un materiale chimico che imita l’acqua. Il numero 13 e la forma ad arco sono un chiaro riferimento alla gabbia toracica, costituita da 12 coppie di costole, mentre la tredicesima è quella dell’artista che metaforicamente lascia nell’opera parte di sé, dono della vita alla materia inerte. Come la gabbia toracica protegge gli organi vitali, allo stesso modo la struttura dell’opera protegge il corpo vivo e fragile del cristallo. Caratteristica principale di questo lavoro è il movimento: gli archi infatti sono stati progettati per basculare, trasmettendo un senso di instabilità tipico di un flusso liquido.

La capacità di movimento rende Flow una “macchina scenica” che interagisce con lo spazio e il fruitore. Molti sono i riferimenti al luogo per il quale si presenta il progetto: la Reggia di Caserta. Il cuore pulsante e vivo dell’opera vanvitelliana è caratterizzato dalle meraviglie del parco con le sue fontane alimentate dall’acquedotto Carolino. Questo è il punto di congiunzione che apre una profonda riflessione e connessione con Flow. L’acqua diventa elemento che genera vita e movimento, mentre l’arco è un chiaro riferimento alla struttura architettonica dell’acquedotto. Mettere in relazione un progetto ingegneristico e architettonico con il pensiero poetico dell’opera è un modo per poter cogliere gli elementi che dal contemporaneo ci portano indietro in un passato dove l’immaginazione si concretizzava nella realizzazione di grandi opere.

Art1307 e Reggia di Caserta
– presentano –

FLOW | Equilibri precari liquidi alla Reggia di Caserta

istallazione di Max Coppeta
a cura di Cynthia Penna

opening venerdì 11 maggio 2018, ore 17.00 / 19.00
Reggia di Caserta – Sala di Alessandro
11 maggio / 11 giugno 2018

Cinque100 – Il mito di una popcar

Miracolo di design italiano, è l’auto che ha migliorato la vita quotidiana di milioni di persone, ha accompagnato la ripresa economica, ha messo l’Italia su quattro ruote e poi l’ha esportata in tutto il mondo: la Fiat 500 è una vera e propria icona, entrata stabilmente nell’immaginario collettivo dei prodotti di massa con forte personalità. In occasione del suo sessantesimo compleanno, il 4 luglio del 2017, la 500 è stata riconosciuta addirittura come un’opera d’arte moderna ed è entrata a far parte della collezione permanente del MoMA di New York, un tributo straordinario al valore artistico e culturale di questo simbolo, democratico e distintivo, dello stile italiano nel mondo.

Proprio da un’interpretazione creativa di questo intramontabile modello parte la rassegna personale di Diego D. Testolin, curata da Roberta Di Chiara; la mostra allestita lo scorso ottobre presso la Mirafiori Galerie del Motor Village di Torino per celebrare il compleanno della mitica 500, viene riproposta, insieme a nuove opere che completano il ciclo, presso la Galleria d’Arte LICONI ARTE.

“Ho sempre guardato alla pop-art e ai grandi maestri americani indagando i temi della quotidianità, innalzandoli a simboli del mio tempo – spiega il pittore – La mostra Cinque100 nasce da qui: è un omaggio all’icona che ha motorizzato gli italiani rendendo onore al suo stile e al design che l’hanno resa celebre nel mondo”.

Privata volutamente della sua specificità d’uso, nelle opere di Testolin la 500 corre sulla tela e, divenuta opera d’arte, si trasforma nell’unica protagonista del momento, attraverso immagini che raccontano il suo appeal rimasto intatto nel tempo e che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’automobile.

I ritratti esposti, circa una ventina di oli su tela accompagnati da qualche opera a tecnica mista, la vedono indiscussa protagonista spesso immersa nella sacralità segreta dei paesaggi urbani, la indagano esaltandone il carattere come Testolin, artista esperto in fisiognomica, è abituato a fare. La mostra rievoca la serialità di wahroliana memoria, ma al contempo dà voce all’unicità di ogni esemplare in un’opera in cui il tutto è più della somma delle singole parti.

Fra le nuove opere che vanno a completare il ciclo anche la tela a tema “457 Stupinigi Experience”, il progetto targato Ruzza Torino e dedicato alla vera sede natia della FIAT 500, la cui nascita venne decisa presso quella Palazzina Reale dove la rassegna di Testolin verrà esposta il prossimo 1 Luglio. Ma prima, Sabato 9 Giugno, in concomitanza con Parco Valentino – Salone dell’Auto Torino, un lotto di FIAT 500 pre-selezionate farà passerella da Stupinigi al centro città, sino a giungere in espositiva in Piazza Bodoni, proprio a ridosso della galleria Liconi Arte.

Biografia
Diego D. Testolin nasce a Schio (VI) il 22 luglio 1968.
Frequenta l’Istituto d’arte Bartolomeo Montagna di Vicenza.
La sua produzione artistica inizia da giovane con varie sperimentazioni e dipinti ispirati alla pop art Americana e alla letteratura beat. Una ricerca che guarda ai grandi maestri statunitensi e strizza l’occhio alle tecniche pittoriche più all’avanguardia prendendo spunto dalla quotidianità.
È artista forense ed è referente sul Triveneto per la Polizia di Stato nella realizzazione a mano libera di identikit. È inoltre esperto di fisiognomica.
Nel 2005 con il ciclo di dipinti “crime scene” frutto della sua esperienza professionale, descrive un’umanità dolente vittima della violenza e della follia.
Nel 2011 inizia un ciclo di dipinti con i quali rilegge in chiave moderna, con il suo stile ormai definito, il neoclassicismo di Antonio Canova.
Le sue opere sono presenti in importanti collezioni italiane ed estere.
Vive e lavora a Padova.

Diego D. Testolin
CINQUE100 – IL MITO DI UNA POPCAR
a cura di Roberta Di Chiara
Opening 24 maggio 2018, dalle 18:30
In esposizione da venerdì 25 maggio a martedì 26 giugno 2018
Liconi Arte, Via della Rocca 28, Torino –

Calendario degli eventi collegati alla mostra:
• 24 maggio, opening dalle 18:30 presso la Galleria Liconi Arte di via della Rocca 28, Torino
• 1 luglio, finissage della mostra di Diego Testolin presso le scuderie della Palazzina di Caccia di Stupinigi nell’ambito della manifestazione “457 Stupinigi POP Experience” by Ruzza Torino.