Il secondo principio di un artista chiamato Banksy

Nessuno lo ha mai visto, nessuno conosce il suo viso, non circolano foto che lo mostrino: eppure BANKSY conquista il mondo attraverso opere di inaudita potenza etica, evocativa e tematica. Originario di Bristol, nato intorno al 1974, inquadrato nei confini generici della Street Art, Banksy rappresenta un esemplare caso di popolarità per un artista vivente dai tempi di Andy Warhol. Ad oggi possiamo considerarlo il più grande artista globale del nuovo millennio.

La mostra per Palazzo Ducale è un imponente evento espositivo che riunisce oltre 100 pezzi originali dell’artista britannico

Ci sono i dipinti a mano libera del primissimo periodo, esito della scoperta di Blek le Rat e del suo uso dello stencil. Ci sono le serigrafie che Banksy considera artigianato seriale per diffondere i suoi messaggi. Ci sono oggetti installativi, esito dell’incontro con artisti come Brad Downey, e altri oggetti provenienti da Dismaland (come la scultura Mickey Snake con Topolino inghiottito da un pitone). E poi ci sono diversi pezzi numerati, sia artigianali che industriali, molti certificati e altri attribuiti, che ci raccontano di un artista senza confini linguistici e sperimentali.

Marziani e Antonelli: Banksy mette in discussione concetti come l’unicità, l’originalità, l’autorialità e soprattutto la verità dell’opera, tratteggiando una nuova visione che propone qualcosa di nuovo sulla relazione tra opera e mercato, istituendo di fatto un nuovo statuto dell’opera arte, una nuova verità dell’arte stessa, ovvero, l’opera originale non commerciabile.

Tra il 2002 e il 2009 Banksy pubblica 46 immagini su carta che vende tramite la sua “print house” Pictures On Walls in Commercial Rd. (Londra). Si tratta di serigrafie che riproducono alcuni tra i suoi famosi interventi stradali, documentando
opere che sono diventate “affreschi popolari” ma che spesso sono state rimosse, rubate o consumate dal tempo. Oltre trenta serigrafie originali sono state selezionate dai curatori per la mostra genovese, un percorso di approfondimento che prevede ricche schede testuali, affinché il pubblico possa scoprire l’artista nelle sue molteplici angolazioni.

Banksy preferisce da sempre la diffusione orizzontale di immagini rispetto alla creazione di oggetti unici. Una lezione mutuata da Andy Warhol con il suo approccio seriale e l’uso metodico della serigrafia. A conferma di un legame quasi ereditario ci fu, nel 2007, la mostra londinese “Warhol vs Banksy” al The Hospital in Covent Garden, prodotta dallo stesso Banksy. Come è stato ribadito da molte firme internazionali, Banksy rappresenta la miglior evoluzione della Pop Art originaria, l’unico che ha connesso le radici del Pop, la cultura hip hop, il graffitismo anni Ottanta e i nuovi approcci del tempo digitale.

Gianluca Marziani: Banksy supera la stessa arte che finora abbiamo conosciuto. Ne riformula regole, usi e costumi, ricreando una filiera che elimina gli imbuti produttivi del modello tradizionale. Banksy usa strumenti e materiali che tutti conosciamo, senza perdere aderenza con oggetti fisici e tangibili, con forme semplici e quasi banali, con un mondo lo-fi privo di utopie fantasy. Lo capiscono tutti in quanto usa la grammatica degli oggetti e la sintassi delle storie condivise. Si alimenta di cronaca e realtà, ribaltando storie che toccano l’umanità intera. Non esiste pratica esoterica nel suo sistema visuale, nessuna difficoltà di approccio superficiale, tutto risulta leggibile e impattante, nello stesso modo con cui la Pop Art si definiva attraverso il close-up sugli oggetti commerciali. Sotto la superficie si nasconde la complessità eterogenea, un intreccio di possibili letture che indirizza il progetto su varie piattaforme analitiche. La sua forza sta nell’aver capito che in un mondo digitale come il nostro, l’arte doveva fermarsi un attimo prima della sua digitalizzazione, nascendo solida per poi diventare liquida. Un’arte facile in apparenza ma complessa oltre l’apparire, ovvia eppure controversa, empatica per attitudine e cattiva per natura.

Quello di Banksy è un immaginario semplice ma non elementare, perfetto per tempi e modi di produzione, confezionato per la comunicazione di massa: un nucleo di messaggi immediati che, affrontando i temi del capitalismo, della guerra, del controllo sociale e della libertà in senso esteso, mette in scena i paradossi del nostro tempo. Per la prima volta una mostra esamina le immagini di Banksy all’interno di un quadro semantico che ne veicoli origini, riferimenti, relazioni tra gli elementi e piani di pertinenza. A completamento del percorso espositivo, il pubblico avrà a disposizione alcune mappe grafiche che raccorderanno informazioni, tracce, depistaggi, operazioni nascoste. Ci sarà anche un’utile infografica sulla cronologia dell’artista, oltre ai 3 black books, diversi poster da collezione, le banconote Banksy of England, alcune t-shirt rarissime, le copertine di vinile e una selezione di video.

Per l’occasione verrà editato un importante catalogo in cui saranno raccolte tutte le opere della mostra. Il volume sarà corredato dai saggi critici di Gianluca Marziani, Stefano Antonelli e Acoris Andipa.

Stefano Antonelli a proposito del titolo: Banksy ha scritto che “Se vuoi dire qualcosa e vuoi che la gente ti ascolti, allora indossa una maschera. Se vuoi dire la verità devi mentire”. In seguito disse anche “Non saprete mai chi sono e ogni verità che dirò sarà mascherata da bugia”. Traslando le due affermazioni, il primo principio di Banksy stabilisce che egli abbia qualcosa da dire, il secondo che quanto ha da dire sia una verità. Avere qualcosa da dire è il mandato artistico per definizione, che si tratti di verità non è affatto scontato. Secondo Hegel la religione ci offre la verità come rappresentazione, la filosofia come forma suprema del concetto, l’arte come forma del sensibile. Attraverso questa prospettiva possiamo sostenere come l’opera di Banksy sia una verità che egli somministra ai nostri sensi, affinché possiamo percepirla. Ora, non ci resta che comprendere di quale verità si tratti. Tuttavia, il secondo principio ci suggerisce che l’artista presenta le verità sotto forma di menzogna. E qui la contraddizione diventa irrisolvibile, finché ci accorgiamo che il cortocircuito lo rende uno degli artisti più veritieri e profondi del nostro tempo.

Il secondo principio di un artista chiamato Banksy

PALAZZO DUCALE DI GENOVA
Piazza Giacomo Matteotti 9 – Genova
dal 22/05/2020 – al 24/05/2020

Ideata e prodotta da MetaMorfosi Associazione Culturale, in collaborazione con Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e promossa da Comune di Genova e Regione Liguria, la mostra è curata da Gianluca Marziani, Stefano Antonelli, Acoris Andipa.

Paolo Masi. Pittura, vibrazione e segno: 60 anni di ordinata casualità

FerrarinArte di Legnago (VR) promuove, dal 16 maggio al 14 giugno 2020, la mostra virtuale di Paolo Masi, ” Pittura, vibrazione e segno. 60 anni di ordinata casualità“, a cura di Matteo Galbiati, per consentire ad appassionati e collezionisti che non abbiano avuto la possibilità di vistare l’esposizione reale, allestita poco prima del lockdown presso il Palazzo del Monferrato di Alessandria, di approfondire ugualmente la ricerca dell’artista attraverso un percorso inedito, fruibile liberamente da computer, tablet e smartphone.

L’esposizione comprende una selezione di capolavori realizzati da Paolo Masi (Firenze, 1933), maestro indiscusso nel panorama storico-artistico italiano, negli ultimi sessant’anni della sua intensa, variegata e prolifica attività di studio e sperimentazione.

Sarà possibile fare esperienza della mostra virtuale direttamente dalla propria abitazione, accedendo al sito www.ferrarinarte.it/vgallery/Paolo_Masi/index.html. Il visitatore sarà accolto da un tour virtuale per garantire una visione d’insieme delle due sale che compongono il progetto. In qualunque momento, sarà possibile interrompere la navigazione automatica, soffermandosi su un’opera in particolare o seguendo un itinerario personalizzato. Nella prima sala, oltre alle opere, sono inoltre presenti alcuni pannelli esplicativi, il catalogo sfogliabile ed un video in cui il curatore Matteo Galbiati ripercorre insieme all’artista la mostra allestita al Palazzo del Monferrato di Alessandria.

«L’esperienza di Paolo Masi – scrive il curatore – costituisce un’importante testimonianza che lo colloca nel pieno del dibattito artistico che ha connotato il panorama italiano, e non solo, a partire dalla fine degli anni Cinquanta e che ha messo in forte discussione, se non vera e propria crisi fondante, la pittura. Masi ricorre, senza mai tradirlo, al mezzo pittorico come strumento ancora efficace nel pronunciamento originario e perdurante nella sua attualità rinnovata e rinnovabile, essenziale nel definire un complesso meccanismo di relazioni con chi osserva. Masi, in definitiva, salva la pittura modificandola continuamente; lasciandosi stupire accetta il senso di una libertà d’azione che diviene salvifica. Egli ricerca e sperimenta, con convinta determinazione, la possibilità agente del fatto pittorico, il suo essere testimonianza concreta e attiva, presente e valida, non solo nella contemporaneità artistica, ma anche nella sua estensione di valore sociale. Nell’opera dell’artista fiorentino comprendiamo che la radice e l’essenza del suo rinnovamento e della sua messa in discussione costante è il cercare la verità del reale, nel coglierne le indicazioni come metafore di una possibile trasfigurazione dell’immagine del dipinto semplicemente respirando appieno il vivere del mondo».

L’esposizione virtuale integra ed arricchisce la mostra reale, presentata nel 2020 al Palazzo del Monferrato di Alessandria. Un progetto organizzato dall’Associazione Libera Mente Laboratorio di Idee, presieduta da Fabrizio Priano, nell’ambito della Biennale d’Arte di Alessandria OMNIA III Edizione 2020, in collaborazione con la Camera di Commercio di Alessandria e con FerrarinArte e Kromya Art Gallery, con il patrocinio di Regione Piemonte, Provincia di Alessandria, Comune di Alessandria.

Per informazioni: T. +39 0442 20741, info@ferrarinarte.it, www.ferrarinarte.it.

Paolo Masi nasce a Firenze nel 1933, dove vive e lavora. Dopo aver elaborato negli anni Cinquanta e Sessanta un’attività articolata, complessa e diversificata, si avvicina alle contestuali esperienze analitico-riduttive, scomponendo e riorganizzando sul pavimento e contro le pareti aste di alluminio, specchi, fili o piccole stecche di plexiglas colorato, che estendono anche alla terza dimensione la ritmicità dello “spazio-colore”. La fase successiva coincide con il ritorno alla bidimensionalità attraverso il progetto “Rilevamenti esterni – conferme interne” (1974-76), elaborazione che egli sviluppa all’esterno e all’interno del suo studio con le “Tessiture” (tela grezza cucita) e i “Cartoni” da imballaggio, dove utilizza per la prima volta adesivi trasparenti e coprenti, facendo emergere la struttura interna del materiale. Partecipa alla Biennale di Venezia (1978); alla XI Quadriennale romana (1986); alle mostre “Kunstlerbücher” di Francoforte e “Erweiterte Fotographie Wiener Secession” di Vienna (1980); alla mostra parigina sul libro d’artista (Centre Georges Pompidou, 1985), ad “Arte in Toscana 1945-2000” (Palazzo Strozzi, Firenze, Palazzo Fabroni, Pistoia, 2002) e alla mostra “Pittura Analitica. I percorsi italiani 1970-1980” (Museo della Permanente, Milano, 2007). Le opere successive sono i “Contenitori di forma colore”, le “Serialità” e nuovamente i “Cartoni” (superfici di vario tipo: legno, tela, carta), sulle quali l’artista interviene con una complessa operazione pittorica. La serie di plexiglas “Trasparenze”, iniziata nel 2000, dipinta con la tecnica della vernice spray, permette all’artista di operare una nuova definizione dello spazio attraverso “sollecitazioni cinetico-cromatiche” di luci e ombre. Nel 2016 partecipa alla mostra “Interrogare lo spazio” (FerrarinArte, Legnago VR) e nel 2017 alla mostra “Pittura analitica. Origini e continuità” (Villa Contarini, Piazzola sul Brenta PD e Rocca di Umbertide PG).

PAOLO MASI. Pittura, vibrazione e segno. 60 anni di ordinata casualità
A cura di Matteo Galbiati
Allestimento inedito e mostra virtuale

FerrarinArte, Legnago (VR)
16 maggio – 14 giugno 2020

Segnalato da CSArt di Chiara Serri
Via Emilia Santo Stefano 54
42121 Reggio Emilia

ARTISTAMPS – Interfolio all’Encyclopedie Covid-19

Dopo la Collettiva Internazionale “#Globalviralemergency /Fate Presto”, ecco un altro evento sul problema urgente della pandemia capitalistica globale da Coronavirus 2020 dal titolo “ARTISTAMPS / Interfolio all’Encyclopedie Covid-19”, con una lettura puntuale di come intendere l’ Artistamps d’ artista.

Encyclopedie-COVID-19

Una indagine planetaria che vuole sottolineare la diversa creatività prodotta dagli artisti “marginali attivi” non uniformati al sistema ufficiale dell’arte. Lo scopo della mostra è stato quello di creare una serie di “Interfoli” collettivi, sei in tutto, per un possibile volume enciclopedico del problema COVID-19 che potesse aggiornare idealmente quel compendio del sapere sulla realtà naturale degli eventi e dei meccanismi che regolano e magari sconvolgono, come per esempio oggi, l’umana l’esistenza.

Insomma, una sorta di pagina aggiuntiva inserita in un libro, in una nuova enciclopedia tra pagina e pagina per inserire appunti, – oppure come in questo caso – delle immagini, dei francobolli d’artista pensati come una interferenza e una presa di posizione tra i dati noti e meno noti della conoscenza umana.

Con il termine Artistamps, si intendono i “Francobolli d’Artista”, le creazioni grafiche degli artisti (francobolli errati, non ufficiali e non postali) che orbitano di preferenza nella Mail Art, nella Poesia visiva e più in generale nella cosiddetta arte Concettuale, opere che ricordano e reinterpretano in maniera originale le affrancature emesse dai Servizi postali ufficiali delle varie nazioni.

Perché possano venire considerati francobolli d’artista (artistamps), i lavori devono avere forma di francobollo, che poi questa forma base venga spesso stravolta fa parte dell’operazione artistica, sempre nel limite che essa sia ancora riconoscibile e quindi possa essere ancora recepita visivamente in quanto tale.

Per far sì che un limite venga davvero superato occorre che ci sia la premessa e quindi l’illusione di avere in mano un “francobollo”. Tuttavia, se sono “in forma di francobollo”, non vuol dire necessariamente che i francobolli d’artista “lo sono davvero” quindi, non sono semplici creazioni tipografiche a valore legale in funzione di una reale spedizione postale.
Si considera provvisoriamente la forma di un francobollo per indicare una funzione momentanea, per poi, magari trovare subito dopo un diverso ordine e sbocco linguistico, diventando molto spesso efficace messaggio poetico capace di viaggiare e superare barriere e limiti fittizi.

Le opere di Artistamps, spedite per posta viaggiano da un capo all’altro del pianeta e molto spesso si completano con i timbri. buste, e i francobolli sono la chiara testimonianza di un viaggio che si arricchisce sempre più di nuove proposte comunicative diventando molto spesso parte dell’opera stessa. Ecco svelato il potere dirompente, trasformatore e liberatorio della parola “In Forma” capace di dominare, nonostante la provvisoria condizione di condividere in parte le caratteristiche base di un francobollo.

In questa rassegna internazionale vengono presentati 6 fogli collettivi di 12 Artistamps ciascuno con 72 opere da altrettanti artisti internazionali che si sono confrontati da diverse latitudini del globo sul problema urgente della pandemia capitalistica planetaria da COVID-19, mettendo in mostra, le difficili contraddizioni dell’attuale precaria società dei consumi.

Artisti presenti: Vittore Baroni, Alexander Limarev, Anna
 Boschi, Carl T. Chew, Coco Gordon, Ernesto Terlizzi, Fernando Aguiar, Filippo Panseca, Gabi Minedi, Gianni Marussi, Giovanni Bonanno, Giovanni Fontana, James Felter, John M. Bennett, John Held, Jose Molina, Lamberto Pignotti, Kiki Franceschi, Leonor Arnao, Luc Fierens, Lars Schumacher, Luisa Bergamini, Mauro Molinari, Oronzo Liuzzi, Paolo Gubinelli, Paolo Scirpa, Patrizio Maria, Pier Roberto Bassi, RCBz RCBz, Reid Wood, Rosalie Gancie, Ruggero Maggi, Ryosuke Cohen, Serse Luigetti, Natale Cuciniello

Le occasioni del silenzio

Scrive Rocco Zani a proposito della mostra ‘Le occasioni del silenzio nell’ambito del progetto ‘ad Arte in Dimora – Discovery of Urban Site‘, ideato assieme all’artista Mariangela Calabrese :

“Il rischio di un abbandono riflessivo si fa marcato in questo tempo malconcio, come se lo spaesamento defluisse in una nuova condizione: di assenza, di vuoto, di vertigine. Tempo malato e non identificabile e pertanto capace di un inedito pencolamento. L’arte – finanche l’arte – sembra ritrarsi come bassa marea, riponendo lo sguardo e l’idea – falcidiati, offesi, imbarazzati – in un periferico largario di assenze. Come in attesa di un divenire smarrito, orfano di coordinate e accenti.

Sarà di nuovo la memoria a ripristinare il volano? O tutto accadrà per ressa, per sfinimento, per lampi lunari? Resta oggi un crinale incerto su cui disporre sacchi di sabbia e incidere trincee d’avamposto. Non per difendere l’indifendibile piuttosto per testimoniare la presenza – non già l’assenza – di un accampamento sopravvissuto, di anime in transito, di occhi che custodiscono – ancora stralci di immaginifico.

Ecco allora che Le occasioni del silenzio possono (e devono) essere altre e propiziatorie, epilogo di una temporalità non completamente esaurita ed esordio acerbo, al contempo, di rinnovate possibilità, di germinali traiettorie. Nasce in un mondo altro questa esperienza di comuni sguardi, senza un orientamento preallertato o come resa dei conti, piuttosto come voce estesa, guardiana, ventosa. Nasce nella bellezza del vuoto, come tassello testimoniale di un mosaico assai più ampio. E mai come ora senza confronto alcuno di echi e indizi, di affabulazioni o di parole non dette. Dieci autori come comunità. Ovvero luci diffuse in un attraversamento notturno, paletti di appiglio e di sosta. Per ognuno di loro, per ognuno di noi. Come i loro indirizzi cromatici, al pari dei segnali riposti sui piani o sull’indolenza del legno e del ferro. Opere sospese tra i rovi e i fiori di un paesaggio che non è più emarginato o alveo occasionale, ma anch’esso universo finalmente (e diversamente) percettibile. Bagliore e presenza. Anzi, pare quasi che le opere siano affidate alla magnanimità della natura, come figliolanza gracile tra le braccia e il cuore di una madre consolante.

Affida al pronunciamento del rosso la “custodia del dire” Mariangela Calabrese, quasi a insanguinare le ore del cielo mentre il mare è cucitura ardita di aliti e boati. Sa di echi campestri e di memorie mai disperse il viaggio di Alberto D’Alessandro, di minuscoli crateri in cui le voci e gli occhi hanno trovato ripari appartati. Scie o traiettorie senza bavaglio sono quelle che Viviana Faiola accende sulla campitura come estrema e reiterata pronuncia di presenza. Di lotta, di sguardo. Anime o presagio per Elmerindo Fiore, quasi a ribadire l’incustodita assenza, l’ombra generosa e la recita durevole che profetizza l’epilogo e di questo l’oltre. La pittura di Giovanni Mangiacapra consuma vertigini e attese e l’occhio penetra i vizi e l’inedia. Come folate di cenere per ridisegnare ipotesi di luoghi o cortili. Un dire di tracce tonali quello di Bruno Paglialonga, di indizi soffocati, quasi a sopprimere l’alito e l’argine della tela. Senza compromesso alcuno perché la scrittura sia incantamento e appiglio. Saldo e spoglio il tempo narrativo di Michele Peri. Arroccato sui cardini del tramonto – la sua ora – quando la terra gravida si offre alla luna e le litanie della ricordanza si fanno sagome. E’ luce profetica quella che Enzo Sabatini sparge e dilunga nella ritualità della forma. Incastonandola a mo’ di specchi minuti perché con essa – con la forma – tutto diventi lievito. La fusaggine si fa ferro e viceversa nel segno primitivo e sensuale di Jano Sicura. In un periscopico gioco di legature e intrecci – di abbracci e di rimozioni – tutto appare pronunciatamente sospeso. Trasparire, quasi fosse parola ormeggiata. E’ uno svelamento accecante quello che Antonio Tramontano sperimenta lasciando all’occhio lembi e varchi, sollievi e percettibili ragioni.”

Il giorno 15 aprile prossimo alle ore 17:00 avrà luogo un “virtuale vernissage in diretta” interamente ospitato nella pagina Facebook di ad Arte in Dimora – Discovery of Urban Site.

L’Arte non si ferma allo Spazio COMEL

Prosegue con successo la mostra virtuale #lartenonsifermaallospaziocomel, inaugurata lo scorso 21 marzo con l’invito a tutti gli artisti a partecipare. Questa raccolta di opere è diventata un diario quotidiano delle idee, delle speranze e dei desideri di quasi 70 artisti, consultabile sulla pagina Facebook e sul profilo Instragram dello Spazio COMEL Arte Contemporanea.

Pittura, scultura, fotografia, disegni, collage, digital art: tante le tecniche, i linguaggi e gli stili per una variegata panoramica sul momento attuale. Un momento di grandi incertezze in cui l’arte oltre ad avvicinare, può donare un momento di svago, di nostalgia, come pure di riflessione su quanto ci circonda in questo periodo.

Gli artisti, dai più navigati ai giovani talenti, nuove e vecchie conoscenze dello Spazio COMEL provenienti da tutta Italia e anche dall’estero, hanno generosamente partecipato inviando la foto di un’opera relativa alla produzione più recente, rappresentativa del proprio stato d’animo al momento o semplicemente del proprio percorso artistico.

Ma la mostra virtuale non finisce qui: chiunque voglia partecipare può continuare a farlo, perché finché questa terribile epidemia continuerà, anche lo Spazio COMEL, per ora solo on line, vorrà continuare a tenere compagnia ai tanti appassionati d’arte con immagini positive, contenuti interessanti che possano per qualche momento distrarci dalle brutte notizie e dalla preoccupazione di questi giorni.

Dunque l’invito è sempre aperto: tutti gli artisti possono inviare la fotografia di una loro opera con la didascalia completa all’indirizzo email eventi@spaziocomel.it, la partecipazione è gratuita.

Spazio COMEL Arte Contemporanea
via Neghelli, 68 – Latina
tel. 0773.487546 – email: info@spaziocomel.it
sito: www.spaziocomel.it
Eventi e info sulla pagina Facebook

Two Thoughts di Svenja Deininger

Collezione Maramotti è lieta di annunciare l’apertura della mostra Two Thoughts di Svenja Deininger.

La Pattern Room raccoglierà un ciclo di nuove opere pittoriche concepite dall’artista austriaca specificamente per questo progetto e in dialogo con quattro dipinti degli anni Venti dell’avanguardista polacco Władysław Strzemiński,  in prestito dal Muzeum Sztuki di Łódź.Partendo da un quadro del 2018 acquisito dalla Collezione Maramotti e prendendo spunto dalla ricerca di Strzemiński e dalle sue Architectural Compositions realizzate quasi un secolo fa, Deininger ha lavorato su numerose opere contemporaneamente per giungere alla selezione finale dei dipinti, alla “frase” che essi compongono sulle pareti della sala.

Deininger concepisce infatti le sue opere all’interno di un processo ininterrotto: ogni dipinto, sul quale lavora anche per lungo tempo, non è un’entità conclusa, ma un tassello del discorso creativo che conduce l’artista a visualizzarne la collocazione in un contesto spaziale definito. Affine alla generazione di unità lessicali e alla contemporanea elaborazione di una loro sintassi, il processo creativo di Deininger prende forma attraverso passaggi successivi e pazienti sulla superficie di ogni singola opera e si sviluppa nei rapporti tra i diversi dipinti.

Le texture, le consistenze e gli spessori che si svelano a una distanza ravvicinata dalle opere sono ottenuti dall’artista mescolando gesso, polvere di marmo o colla ai colori ad olio –materiali che assorbono e restituiscono la luce in modo differente – così come procedendo per stratificazioni di colore e lavorando sia sul fronte che sul retro delle tele.

Le composizioni di linee e colori rimandano a una dimensione astratta, ma l’immaginario di Deininger attinge alla realtà di forme e oggetti concreti, che sono poi trasposti e ibridati sulla tela, ricombinati per aprirsi a nuove interpretazioni possibili. Anche l’apparenza piatta della superficie delle opere è spesso scardinata da un’osservazione attenta, che rivela livelli diversi di profondità e rapporti talvolta prospettici tra gli elementi.
Deininger, che lavora esclusivamente con la luce naturale, dipinge reagendo passo dopo passo alle fasi successive della generazione stessa delle opere, nel tempo del loro farsi, della loro “messa al mondo”. La sua pittura è sperimentale nel processo – di cui gli errori e i cambi di direzione sono parte connaturata – ed esatta e calibrata nel risultato formale.

In questo progetto connesso e ispirato a Strzemiński emerge la riflessione di Deininger sulla ricerca di un artista della generazione dell’Avanguardia, lontano dal punto di vista storico e teorico, ma in cui riecheggiano affinità formali inaspettate e una comune profonda ricerca sull’essenza della visione e della pittura.

La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione con testi di Luigi Fassi, Paulina Kurc-Maj e Władysław Strzemiński.

8 marzo – 26 luglio 2020
Visita con ingresso libero negli orari di apertura della collezione permanente.
Giovedì e venerdì 14.30 – 18.30
Sabato e domenica 10.30 – 18.30
Chiuso: 25 aprile, 1° maggio

Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66, Reggio Emilia
Tel. +39 0522 382484
info@collezionemaramotti.org
www.collezionemaramotti.org

Integr’Azione: Vita d’Arte e Arte di Vita.

La mostra Integr’Azione celebra l’arte di vivere, la qualità relazionale dell’identità alla differenza nel chiasmo donante del riconoscimento, in una collettiva annuale d’arte integrata e itinerante, dal 23 al 27 Marzo dalle 10 alle 16, Sesta Edizione 2020, presso l’Istituto Leonarda Vaccari, in Viale Angelico 22 a Roma, partecipata da artisti emergenti unitamente ai ragazzi dell’Istituto Leonarda Vaccari, del Centro Don Orione, dell’Opera Don Calabria, del Don Guanella, del Sant’Egidio e della Fondazione Don Carlo Gnocchi.

L’Istituto Leonarda Vaccari, presidente la prof.ssa Saveria Ghia Dandini de Sylva, in collaborazione con l’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea, presidente il critico e ArteTerapeuta, prof.ssa Fulvia Minetti, cerimonia la mostra artistica con il conferimento dei diplomi e la lettura della critica in semiotica estetica delle opere di tutti i partecipanti, per la condivisione del valore dell’identità, della riconoscenza alla ricchezza reciproca della differenza, del senso universale dell’espressione artistica e del divenire dialettico dell’essere, in Convenzione Formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre e con il Patrocinio della Regione Lazio e di Roma Capitale.

L’Integr’Azione non chiude nel cerchio elettivo della norma pregiudiziale di un modello identitario; è “l’unità dell’essersi”: un atto etico di solidarietà è il luogo umano della solidità, che vincola l’io all’altro per l’intero del se stesso. L’altro è la condizione di senso e di verità. La sostanza dell’identità è una relazione: di sé è sempre all’altro e l’emarginazione nega, con l’esistere dell’altro, l’essere stesso del negante. Nessuno fra due orizzonti di sguardo possiede la verità: la verità è fra di essi, al luogo di eccedenza, che si trova andando, un poco, al di là di se stessi. Il carattere itinerante della mostra raccoglie l’attestazione d’esistenza lungo la fenomenologia degli incontri.

Accademia Internazionale di Significazione
Poesia e Arte Contemporanea
www.accademiapoesiarte.it
www.accademiapoesiarte.com

La Genesis di Alessandra Romani

Dal 28 febbraio al 24 aprile 2020 il centro benessere “Corpo e Mente” di via Tanucci 21, ad Arezzo, ospita “Genesis“, mostra di pittura di Alessandra Romani a cura di Marco Botti. L’evento espositivo è promosso dall’associazione culturale AltreMenti.

L’inaugurazione, a ingresso gratuito, si svolgerà venerdì 28 febbraio a partire dalle ore 20 in collaborazione con Agriturismo Badia Ficarolo di Enrica Romani, che proporrà un gustoso buffet.
Per l’occasione ci sarà un breve spettacolo dedicato a Gianmaria Testa, nel quarto anniversario dalla morte del raffinato cantautore italiano. Il musicista Andrea Ciri ne ripercorrerà la carriera attraverso racconti, note personali ed estratti di interviste, incastonati nelle sue più belle canzoni.

LA MOSTRA
Tornano gli eventi espositivi a “Corpo e Mente”, sviluppati da anni nella grande hall e nelle sale del centro benessere. La stagione 2020 sarà inaugurata da una pittrice aretina alla sua prima mostra personale: Alessandra Romani.

Nelle opere esposte, eseguite con acrilici su tela e tecniche miste, si nota l’amore dell’artista per l’astrazione di Gerhard Richter, la pittura gestuale di Jackson Pollock, i colori eterei di Karen Hale e la versatilità di Pamela Kogen.
Partendo da queste influenze la Romani va alla ricerca di un linguaggio personale in cui gli stati d’animo del momento determinano il processo creativo. L’idea di partenza raramente è rappresentata dal risultato finale, poiché l’opera si evolve in maniera imprevedibile ma puntualmente sorprendente.

“Genesis” è l’esordio di una pittrice che esprime le sue emozioni attraverso le tele e che ha le carte in regola per ritagliarsi uno spazio nel composito mondo dell’arte. “Corpo e Mente”, da anni attento alla valorizzazione dei talenti emergenti, non poteva lasciarsi scappare questa esclusiva.

 

Segnalato da Marco Botti
marco.botti9@gmail.com – marco.botti@pec.giornalistitoscana.it

Le regine di carta

Dal 23 febbraio al 22 marzo 2020 la Sala Pieve del Museo della Fraternita dei Laici di Piazza Grande, ad Arezzo, ospita “Le regine di carta”, mostra di Sara Lovari a cura di Marco Botti e Laura Davitti.
Domenica 23 febbraio, alle ore 17, l’inaugurazione ufficiale con un brindisi offerto da Tenute di Fraternita. L’esposizione sarà visitabile tutti i giorni, dalle 10,30 alle 18.
 

Torna l’arte contemporanea nella Sala Pieve, promossa come sempre dal Magistrato della Fraternita dei Laici. Protagonista della nuova mostra dedicata alle opere di piccolo formato è una delle pittrici aretine più apprezzate a livello internazionale: la casentinese Sara Lovari.
Per l’occasione sono esposti lavori tratti dalla fortunata serie “Queen”, realizzati con le tecniche predilette dall’artista come la collage-scultura e la pitto-scultura, utilizzando acrilici, carta semplice, spartiti musicali, cartoline, stampe, libri e riviste d’epoca.
Attraverso i suoi assemblage dal gusto rétro, con rimandi soprattutto ai mitici anni Sessanta, l’autrice ci trascina in un periodo in cui tra boom economico, contestazioni e voglia di libertà, il mondo femminile dava una svolta al suo lungo percorso di emancipazione, tuttora lontano dal considerarsi concluso.
Le donne di Sara Lovari sono di carta, quindi delicate e leggiadre ma anche fragili. Le teche in cui sono inserite le valorizzano, ma allo stesso tempo le proteggono dalla violenza e dalla cattiveria a cui possono andare incontro nella lotta quotidiana per ritagliarsi uno spazio egualitario nella società. Una mostra che indaga il complesso pianeta femminile attraverso l’occhio privilegiato di un’artista sensibile, mettendone in luce bellezza, fascino e contraddizioni.

Sara Lovari è nata nel 1979 ad Avena di Poppi (AR). Esordisce nel mondo dell’arte nel 2007 e da lì la sua carriera è un crescendo di successi attraverso mostre e prestigiosi riconoscimenti.
Le sue opere si distinguono per le applicazioni polimateriche che dialogano su supporti antichi e preziosi come libri d’epoca e cartine geografiche, dando vita a lavori apprezzati da critica, pubblico e collezionisti di tutto il mondo.
Nel 2014 è finalista al premio Arte Mondadori e vincitrice della sezione “nuove proposte” al premio Adrenalina. Nel 2015 espone con una personale nel MAEC di Cortona dal titolo “Les Objects & The Letter-Room”. Nell’ottobre dello stesso anno è vincitrice di una borsa di studio all’Università dell’Oklahoma con “Art Residence Norman USA”, dove esegue un ciclo di opere sul tema del viaggio. Nel 2016 vince nella sezione “gold” al premio Adrenalina e partecipa alla residenza artistica a BoCs Art di Cosenza. Nel 2017 è presente negli Stati Uniti a “Scope Miami Beach”, “Scope New York” e alla biennale del National Weather Center di Oklahoma City. Nel 2018 espone con la personale “La ricerca del desiderio” nel Castello di Poppi e in seguito alla Barbara Paci Galleria d’Arte di Pietrasanta, nonché con “Le charme dans le mirror” alla Galleria Fidia di Roma. Nel 2019 prende parte al project room “Parte prima: la realtà” alla Luisa Catucci Art Gallery di Berlino. Nel 2020 espone con la personale “A pesca di vita” nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Vive e lavora in provincia di Arezzo. Collabora stabilmente con gallerie italiane ed estere.

OMAGGIO A CHIARA FUMAI

A due anni dalla prematura scomparsa di Chiara Fumai (Roma 1978 – Bari 2017) la Regione Puglia e il Comune di Bari, insieme al Teatro Pubblico Pugliese e Puglia Circuito del Contemporaneo con organizzazione dell’associazione culturale Dafna, rendono pubblico omaggio all’artista barese nel Teatro Margherita, dall’8 febbraio al 6 marzo 2020.


Una mostra molto attesa, che presenta la complessità del pensiero dell’artista e della sua opera nella formula dell’Omaggio a Chiara Fumai ideata da Anna Fresa e Paola Marino con la curatela di Antonella Marino e la consulenza scientifica di Francesco Urbano Ragazzi, direttore di The Church of Chiara Fumai, associazione presieduta da Liliana Chiari, madre dell’artista, che ne preserva l’opera.
Il pubblico omaggio di Bari a Chiara Fumai rende evidente l’attenzione delle istituzioni culturali pugliesi nel riconoscimento di un’eccellenza assoluta nel panorama dell’arte contemporanea.

Nella breve ma intensa carriera Chiara Fumai si è imposta all’attenzione del sistema dell’arte internazionale per il carattere innovativo della sua pratica performativa, che analizza il rapporto tra potere, linguaggio e sovversione attraversando con estrema libertà diversi saperi e ambiti disciplinari. Con una gamma di conoscenze ampissima: dalla musica sperimentale al femminismo radicale, dal pensiero anarchico a studi occultistici, tra teosofia, spiritismo, stregoneria.
Nelle sue azioni l’artista ha dato corpo e voce a numerose figure soprattutto femminili, personaggi ai margini del sistema patriarcale e appartenenti ai diversi ambiti della contro-cultura come fenomeni da baraccone, protagoniste da freak show di fine ‘800, medium, scrittrici, donne criminali.

Nel foyer sarà mostrato un compendio di questo particolare percorso artistico, dopo la Biennale di Venezia e prima della grande retrospettiva che dalla primavera 2020 partirà dal Centre d’Art Contemporain di Ginevra per un tour europeo, che in Italia farà tappa al Centro Pecci di Prato. Bari diventa così l’avamposto di questo momento di attenzione e riconoscimento internazionale. La mostra è stata appositamente disegnata per il Teatro Margherita, in un percorso espositivo immersivo ed esperienziale che propone un affondo nell’universo creativo dell’artista. Il teatro è popolato da una nuova iconografia femminista: figure paradigmatiche eppur marginalizzate della storia come Zalumma Agra, Eusapia Palladino, Annie Jones, Ulrike Meinhof, vengono portate alla ribalta sulla scena.

Lo spazio d’ingresso, totalmente oscurato, è trasfigurato dalla presenza monumentale della video performance Shut Up Actually Talk in cui Zalumma Agra, personaggio del Circo Barnum già evocato da Chiara Fumai nell’opera Moral Exhibition House (Kassel 2012), legge il Secondo Manifesto di Rivolta femminile “Io dico Io”, scritto da Carla Lonzi nel 1970. Al centro, sul pavimento, è collocato un grande sigillo con una stella a sette punte, simbolo di riconoscimento dell’artista per la prima volta esposto in una versione installativa. L’area sinistra del foyer accoglie invece la video-installazione The Book of Evil Spirits, presentata alla Contour Biennale nel 2016 (e vincitrice della VII edizione del Premio Fondazione VAF), dove Chiara Fumai riunisce in una seduta spiritica diverse figure incarnate nelle sue performance. Sul fondo del teatro torna poi in nuova versione l’installazione La donna delinquente, concepita proprio per il Teatro Margherita in occasione del Premio Lum nel 2011, che ha per protagonista la figura della medium di origini pugliesi Eusapia Palladino. Mentre nell’unica zona luminosa è ricostruita un’ambientazione inedita: The Church of Chiara Fumai, l’archivio che raccoglie quadri, manifesti, dischi, video, oggetti di scena, mobili appartenuti all’artista e riuniti a Bari presso la sede dell’omonima associazione. Tra i documenti esposti è presente un focus su Nicola Fumai, padre dell’artista recentemente scomparso. A lui è ispirata la serie di lavori Chiara Fumai Presents Nico Fumai, tema della sua prima apparizione pubblica alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nel 2010.

NOTE BIOGRAFICHE/IL RAPPORTO CON BARI
Chiara Fumai ha vinto premi prestigiosi come il Premio Furla per l’Arte Contemporanea (2013) e il New York Prize (2017) e partecipato a numerose mostre all’estero e in Italia. Le sue performance sono state presentate in istituzioni importanti come la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, il Museion di Bolzano, la Fondazione Querini Stampalia a Venezia, David Roberts Foundation di Londra, Maison Rouge di Parigi, ISCP di New York. Nel 2011 ha partecipato alla XIII edizione di Documenta a Kassel, su invito della direttrice Carolyn Christov-Bakargiev, e nel 2019 alla 58° Biennale Arte di Venezia, tra i tre artisti scelti per il Padiglione Italia. Chiara Fumai ha vissuto a Bari sino al conseguimento del diploma liceale. Si è trasferita poi a Milano, dove si è laureata in architettura al Politecnico. Ha in seguito frequentato il XV Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Ratti di Como e ha studiato Teoria dell’Arte al Dutch Art Institute di Arnhem. Nonostante i riscontri internazionali il legame dell’artista con Bari resta costante. A Bari hanno sempre vissuto i suoi genitori, la madre attrice Liliana Chiari, da cui sembra aver ereditato l’attitudine performativa, e il padre Nicola Fumai.
Nella sua città ha esposto per la prima volta nel 2010, con una performance nella vetrina di Palazzo Mincuzzi per la rassegna nazionale “Gemine Muse”. Nel 2011 ha partecipato alla II edizione del Premio Lum, dentro il Teatro Margherita. Nello stesso anno ha tenuto la personale Valerie Solanas non è nata ieri presso la galleria Murat centoventidue.
La ricerca complessa e originale di Chiara Fumai ha però tanti aspetti ancora da approfondire. Al fine di tutelarla The Church of Chiara Fumai, diretta da Francesco Urbano Ragazzi, ha riunito e catalogato tutti i materiali per la costituzione di un archivio che è in parte custodito dal CRRI – Centro di Ricerca Castello di Rivoli. La mostra barese, oltre a costituire un primo e doveroso riconoscimento alla talentuosa artista nella sua città, segna dunque un primo e necessario momento di approfondimento e di riflessione sulla sua significativa e originale ricerca visiva.

INFO
Teatro Margherita – Piazza IV Novembre, 70122 Bari
Aperto tutti i giorni dalle 10.30 alle 21.30. Chiuso il 23 febbraio – Ingresso libero

REFERENTE PER LA DIDATTICA
Virginia G.I.Magoga, UniBa virginia.magoga@gmail.com

UFFICIO STAMPA
MANUAL comunicazione informazione immaginazione
T.3393449512 paola.manual@gmail.com

ALLESTIMENTI Romano Exhibit
SPONSOR TECNICO Storm events
PROGETTO GRAFICO Giulia Bellipario

SPONSOR GVM Care&Research

Mediterraneo Frontiera di Pace

Mediterraneo Frontiera di Pace, è una mostra d’arte internazionale che si terrà a Bari dal 15 febbraio al 1 marzo 2020 presso la Chiesa di Santa Teresa dei Maschi nel borgo antico della Città.

La mostra ha come titolo “Mediterraneo Frontiera di Pace”: si tratta di un evento espositivo collaterale all’Incontro di riflessione e di spiritualità che si terrà a Bari dal 19 al 23 febbraio p.v. promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana e avrà per protagonisti i Vescovi e Pastori di tre continenti (Europa, Asia e Africa). La chiusura del convegno avverrà alla presenza del Santo Padre, Papa Francesco.

L’esposizione si pone come un momento di unione e incontro tra artisti di varie nazionalità e culture, un contributo attraverso l’espressione artistica, alla promozione della cultura del dialogo e della pace per il futuro dell’intero bacino del Mediterraneo.

Le opere esposte saranno di artisti Italiani, Spagnoli, Iracheni e Palestinesi che si sono confrontati su questo tema. In esposizione opere di: Rima Amozayyen, Abdullah Arishen, Francesca Brivio, Beatrice Capozza, Sara Chaparro, Amedeo del Giudice, Antonio Delli Carri, Paolo de Sario, Ibrahim Doudieh, Miguel Gomez, Donato Linsalata, Gabriele Liso, Ferruccio Magaraggia, Rocco Malatacca, Raed Masoor, Angela Piazza, Lyad Sabbah, Ahmad Shamma, Mahmud Shobar, Miranda Santoro, Giuseppe Toscano, Rocco Zullo.

La mostra rimarrà aperta dal 15 febbraio al 1 marzo 2020, dal martedì alla domenica, orari 10,00/13,00 17,00/19,30 lunedì chiuso. Ingresso libero.

Web: www.facebook.com/bibartbiennale

da sabato 15 Febbraio a domenica 1 marzo 2020

Bari (Bari) Chiesa di Santa Teresa dei Maschi

piazzetta Santa Teresa, strada Lamberti 4 – dal martedì alla domenica orari 10,00/13,00 – 17,00/19,30 ( lunedì chiuso) – Ingresso libero

Info. 345 511 9994

Natalija Dimitrijević – Condominium

Nuova stagione espositiva per lo Spazio MICROBA, che inaugura l’anno con la mostra personale di Natalija Dimitrijević, Condominium, a cura di Riccardo Pavone e Marialuisa Sorrentino, vernissage venerdì 31 gennaio 2020 alle ore 19,00.

Tematica di questo 2020, al centro di una serie di personali, doppie personali e attività laboratoriali, che MICROBA organizzerà con l’Associazione culturale Achrome, con cui lo spazio rinnova una proficua collaborazione iniziata nel 2017, è legata alla relazione tra Arte e Architettura.

Il progetto, coordinato da Riccardo Pavone e Marialuisa Sorrentino con Ignazio Fabio Mazzola e Nicola Zito, vedrà il coinvolgimento di artisti, curatori e critici, invitati di volta in volta a presentare progetti site specific su differenti aspetti dell’affascinante rapporto tra i due ambiti, fortemente correlati e da sempre intrecciati nelle dinamiche e nei risultati estetici.

Protagonista del primo appuntamento del ciclo sarà Natalija Dimitrijević, giovane artista serba laureata all’Accademia di Belle Arti di Bari, che presenterà all’interno dello spazio espositivo la sua più recente produzione pittorica, una serie di lavori inediti attraverso i quali, in maniera del tutto peculiare, darà una personale visione del tema centrale del progetto.
La mostra sarà corredata da un testo critico di Melissa Destino, ricercatrice presso l’Accademia di Belle Arti di Vienna e curatrice presso lo Spazio Murat di Bari, con cui MICROBA e Achrome daranno vita a una collaborazione che nei prossimi mesi porterà a nuovi eventi legati all’artista.

La mostra di Natalija Dimitrijević sarà aperta e visitabile fino al prossimo 29 febbraio 2020, dal martedì al sabato, dalle ore 17,00 alle ore 20,00.

MICROBA si pone lontano dal canonico concetto di galleria d’arte e, anche in questo nuovo ciclo di eventi, rinnova la propria aspirazione di spazio laboratoriale e sperimentale. Attraverso le opere e le esperienze di artisti giovani ma già di respiro nazionale e internazionale, il centro barese persegue la propria missione nel territorio e intende introdurre stimoli di riflessione nel contesto culturale circostante.

L’Associazione culturale Achrome è un collettivo che opera nel campo dell’Arte Contemporanea, muovendosi tra molteplici ambiti, dalla didattica alla ricerca, dall’organizzazione di eventi espositivi alla formazione professionale. Intessendo rapporti con il territorio, Achrome si propone di favorire un rinnovato e più proficuo dialogo tra la città e le dinamiche dell’Arte Contemporanea.

Natalija Dimitrijević (Niš, Serbia, 1995) ha frequentato la scuola d’arte della sua città di nascita (Umetnička škola Niš), dipartimento tecnico-figurativo. Nel 2014 si trasferisce a Bari e s’iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari al corso di Pittura, dove si laurea nel 2019. Si esprime attraverso diversi linguaggi tra cui: installazione, ambienti sensitivi, collage, pittura, disegno. Il suo lavoro si basa sulla ricerca della memoria del suo tempo, di un passato non troppo lontano, che non vuole essere nostalgica o malinconica, ma ricordo di sé e degli altri, che porta alla conoscenza dell’identità. Il mezzo artistico principale usato è la pittura, che spesso viene impiegata nello spazio, in installazioni e ambienti interattivi. La ricerca spaziale è molto importante per le sue opere attuali; la serie delle case è il risultato degli studi sul flusso mnemonico e cognitivo, un’improvvisazione che è correzione degli sbagli di un ricordo non preciso, riempimento delle lacune e ricostruzione di una nuova memoria. Attualmente vive e lavora a Bari.

Natalija Dimitrijević Condominium
A cura di Riccardo Pavone e Marialuisa Sorrentino
Testo critico di Melissa Destino

MICROBA Via Giambattista Bonazzi 46 70123 – Bari

Inaugurazione: venerdì 31 gennaio 2020, ore 19
Dal 31 gennaio al 29 febbraio 2020
Da martedì a sabato, dalle ore 17 alle ore 20

Info: MICROBA +39 3927385558 – spaziomicroba@gmail.com
https://www.facebook.com/microba46/?fref=ts

ACHROME +39 3470866802 – associazioneachrome@gmail.com
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