Archivi categoria: Mostre

EXODUS

A Venezia dal 13 maggio al 30 novembre 2017 la Chiesa della Pietà in Riva degli Schiavoni, per la prima volta nella sua storia secolare, accoglie una mostra, EXODUS, dedicata al tema attuale e bruciante della migrazione, realizzata dal grande maestro bosniaco, italiano di adozione, Safet ZEC considerato dalla critica internazionale artista di straordinarie qualità espressive.

L’esposizione, che fin dal titolo richiama la dimensione biblica dell’esodo di migliaia di migranti giunti in Europa, è insolita e straordinaria poiché imperniata più che su singole opere su un ciclo organico di figurazioni, creato per questa circostanza dall’artista nel suo studio a San Francesco della Vigna a Venezia (che, eccezionalmente, sarà aperto al pubblico durante il periodo della mostra). Gli immensi teleri che compongono i due straordinari polittici di 10 metri per 3 danno voce e forma al grido di denuncia contro ogni guerra e contro la tragedia della migrazione, della condizione alienante del rifugiato.

L’ispirazione e l’impulso a creare ex-novo le opere che compongono EXODUS, Safet ZEC li ha sentiti nascere dentro di sé come un’esigenza irrinunciabile e prorompente proprio nel momento in cui entrò per la prima volta dentro questa Chiesa e nella sua storia.

Da quel momento il “Demone della pittura” (secondo le parole di Giandomenico Romanelli che di questa mostra è tra i curatori) si è impossessato di Safet Zec che ha dato inizio ad un lavoro epico, degno dei tempi eroici della pittura. Una testimonianza anche personale, intensa e terribile lanciata già 25 anni fa attraverso opere memorabili come gli abbracci, le deposizioni, le partenze da un artista che ha vissuto il dramma dello sradicamento, della fuga, dell’esilio, quando con la sua famiglia fu costretto ad abbandonare la Bosnia e la sua città, Sarajevo, dilaniate dalla guerra.

Nei suoi grandi pannelli dipinti con tecnica mista allestiti nello spazio sacro della Chiesa della Pietà, in dialogo con i capolavori di Tiepolo – sottolinea Romanelli – Zec ritrova le linee portanti della sua ricerca trentennale, impegno contro ogni guerra e la feroce inutilità della violenza.

Ed è attraverso l’arte che Safet Zec rinnova ed esprime il suo grido di dolore e di denuncia, con intensa e profonda umanità, lasciando parlare i volti e le figure che animano le sue opere. Una tragedia espressa in abbracci estremi, mani che coprono volti lacerati, lacrime pietrificate, braccia e mani disperate tese fino allo spasimo, per aggrapparsi, per tentare di non soccombere, per chiedere aiuto, misericordia, accoglienza. Per chiedere giustizia, libertà, amore.

Un grido che in EXODUS si traduce in una sequenza di figure dolenti e disperate, nelle quali la presenza di bambini cui tutto viene sottratto, anche il futuro ma dove, forse, alberga ancora la speranza di trovare accoglienza in una altra terra, in un altro mondo, lasciano un segno indelebile.

Tutto questo risulta essere la denuncia più cruda e alta contro la violenza ottusa e feroce della guerra, di una distruzione pensata, voluta e organizzata da uomini contro altri uomini.

Safet non illustra, – afferma Enzo Bianchi, fondatore del monastero di Bose – ma in silenzio rende invocazioni gli abbracci, le mani tese, le mani abbandonate. Raramente si è feriti da altre opere contemporanee come dalle sue: ferite che permettono all’altro di penetrare fino al nostro cuore e ci rendono capaci di com-passione.

Portatore di un dolore profondo e radicato, che nelle sue opere raggiunge vette di grandissima forza espressiva ed emotiva, Zec è nuovamente a scuoterci, a condurci a riflettere sull’assurdità delle sofferenze, dei traumi fisici e psicologici, ma anche sociali, che intere popolazioni sono costrette a subire a causa dei conflitti che si scatenano nei loro territori, massacrati, violentati, nelle loro città ridotte a cumuli di terra e macerie, spazzate via, insieme alla loro vita quotidiana, alla loro identità, alla loro esistenza.

Dolore, sradicamento, abbandono, perdita della propria identità, ma anche accoglienza e speranza in un futuro migliore sono solo alcune delle sensazioni che suscitano e trasmettono in maniera vibrante le opere di Safet Zec – dichiara la presidente dell’Istituto Provinciale per l’Infanzia “Santa Maria della Pietà” Maria Laura Faccini – che trovano, infatti, la loro ideale collocazione nella Chiesa della Pietà, luogo dove, per secoli, bambini e madri accomunati dagli stessi sentimenti hanno trovato assistenza e la concreta possibilità di futuro migliore

L’imponente ciclo pittorico realizzato da Safet Zec espressamente per questo spazio sacro aggiunge nuove vibranti note emotive al contesto artistico, architettonico e musicale che caratterizza la Pietà, istituzione benefica fondata nel 1346 che da secoli a Venezia e nel mondo è sinonimo di accoglienza e tutela dell’infanzia abbandonata, ma anche di eccellenza musicale. La Pietà è, infatti, conosciuta anche come Chiesa di Vivaldi perché il Prete rosso entrò come maestro del coro all’Ospedale della Pietà, dove a titolo gratuito erano educate alla musica le bambine orfane che qui venivano accolte ed allevate. La scuola, esclusivamente femminile, era famosa in tutta Europa per l’attività musicale delle «putte», le quali al riparo degli sguardi del pubblico, grazie ad una fitta grata, ogni giorno festivo davano prova della loro abilità come cantanti e strumentiste.

EXODUS è un emozionante itinerario che permette al visitatore di arrivare a comprendere anche l’intimità artistica di Zec, una conoscenza che può essere approfondita anche entrando nel suo studio. Basta lasciarsi alle spalle la cosmopolita e affollata Riva degli Schiavoni per dirigersi a san Francesco della Vigna passando per il campo della Bragora.

Questo percorso attraverso la biografia artistica del maestro vede, come prima tappa, la Scoletta della Bragora in Campo Bandiera e Moro. Nel colore della Venezia più popolare e vissuta, in uno spazio suggestivo, sono raccolte le incisioni più significative di Safet Zec, artista riconosciuto a livello internazionale tra i massimi maestri della calcografia.

La seconda tappa è lo Studio di Safet ZEC, a pochi passi dall’Arsenale. Nel cuore di una Venezia defilata e autentica, a un passo dai padiglioni della Biennale, si entra nel laboratorio dell’artista posto di fronte alla facciata Palladiana di San Francesco della Vigna, nella calle omonima al numero 2817.

UN ITINERARIO NELLA VENEZIA DI SAFET ZEC

KOKODÉ KAMIGAMI ここで神々

Generali Italia apre al pubblico Palazzo Morosini a Venezia offrendo la possibilità di visitare gratuitamente lo storico edificio, che ospiterà KOKODÉ KAMIGAMI ここで神々, che letteralmente vuol dire “Qui si incarnano gli dei”. Una mostra che racconta, attraverso l’arte della fotografia unita alla pittura, la pratica più misteriosa delle arti marziali e la spiritualità che la contraddistingue: il Sumo.

L’evento, promosso e organizzato da Generali Italia, in collaborazione con Arthemisia e contestualmente alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, rientra nel programma di Generali Italia Valore Cultura, che ha l’obiettivo di sostenere le migliori iniziative artistiche e culturali e promuovere lo sviluppo e la valorizzazione del territorio.

La mostra, che apre al pubblico dall’ 11 maggio al 16 luglio 2017, è curata da Xavier Martel, docente di storia dell’arte del XIX secolo all’Università Paris I.

Attraverso 33 opere l’artista giapponese Daimon Kinoshita – incisore di ukiyo-e – e il fotografo francese Philippe Marinig illustrano tramite la commistione della loro stessa arte il mondo della forza, dell’intelligenza e dell’accettazione di sé dei lottatori di sumo, i sumotori che diventano rikishi se professionisti.

Gli artisti, che lavorano entrambi sullo stesso tema, raccontano le origini di questa antica lotta che è lo sport nazionale del Giappone dove i contendenti, immortalati nella quotidianità dalla macchina fotografica di Marinig, si allenano nelle heya (le palestre dette anche scuderie) o si affrontano nel dohyo (la zona di combattimento), indossando il mawashi (il caratteristico perizoma) e acconciando i capelli con la oi-cho mage (la particolare crocchia).

Nelle opere in mostra anche la rappresentazione dello yokozuna, il grande campione per eccellenza distinguibile perché durante l’ingresso sul dohyo indossa la pesante corda annodata detta tsuna. E a questa figura è dedicata un’intera sezione che narra il successo del giapponese Kisenosato, il 72° yokozuna in tutta la storia del Sumo, lunga più di 400 anni. Kisenosato, dopo aver vinto il torneo Grand Sumo di Spring 2017, ha raggiunto l’apice del successo a distanza di 19 anni dall’ultimo yokozuna giapponese.

L’evento vede come sponsor tecnici Shoei, Awagami Factory e Fujifilm, media partner Billionaire e Gatehouse. Gli artisti sono rappresentati da Atelier Visconti. sposta presso Archivio di Stato – via Pietro Oreste 45, Bari – dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 17.30; sabato dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00. Apertura straordinaria anche il 2 giugno. Ingresso euro 4,00 informazioni 080.541.48.13

TuttoPasotti

In occasione dell’uscita della monografia edita di Skira TuttoPasotti sarà presentato il volume e verranno esposte una serie di opere realizzate a quattro mani da Silvio Pasotti e Debora Barnaba.
 
Sono fotografie di Debora Barnaba di formato 70×100 in bianco e nero montate su alluminio; una copia di ciascuna foto, affiancata all’originale, riporta gli interventi pittorici di Silvio Pasotti.
TuttoPasotti, Skira, edizione limitata con litografia originale dell’artista, tiratura 100 copie.Silvio Pasotti (Bergamo 1933) si forma ai corsi di Achille Funi all’Accademia Carrara di Bergamo. Dal 1949 entra a far parte dell’Istituto Italiano d’Arti Grafiche dove sperimenta nel campo della litografia. Tra 1953 e 1957 lavora in Spagna e in Francia. Vive tra Parigi, Venezia e Milano. Prima personale alla Galleria della Torre di Bergamo nel 1955. Nel 1957 espone alla Arthur Gefies Gallery di Londra, nel 1958 da Schettini a Milano e alla Galerie Rindermarkti di Monaco di Baviera. In ambito Pop art attorno al 1960 esegue il ciclo di dipinti delle “Automobili” e delle “Lavatrici”. Del 1964 è una personale alla Galleria del Cavallino di Venezia. Collabora con architetti nella realizzazione di opere pubbliche: del 1964 sono le ambientazioni plastiche di grandi decorazioni a moduli seriali nelle scuole di San Donato Milanese e nel Palazzo dei Convegni di Sirmione. Nello stesso 1964 è tra gli artisti presenti nell’operazione “13 Festoman” alla Galleria Trivulzio di Milano e Parigi con Adami, Alechinsky, Arroyo, Errò, Lam Lebel, Matta, Pardi, Recalcati, Romagnoni, Rotella, Volpini. Nel 1967 partecipa alla rassegna milanese alla Galleria d’arte moderna “L’uomo e lo spazio”. La sua iconologia dell’oggetto quotidiano si ammanta di valenze ironiche. Del 1973 sono pannelli murali in alluminio per il Comune di Segrate e un grande mosaico per la scuola di Pieve Emanuele. Attorno al 1970 giunge a una pittura ancora memore della lezione del Pop art inglese ma in cui Il disegno semplificato e la forte riduzione cromatica amplificano l’ambiguità dell’immagine rilevando le contraddizioni della pittura in generale e della pittura figurativa in particolare, per la quale l’artista elude la produzione di belle immagini risiedendo in ogni modo l’essenziale nel messaggio visivo stesso. Nel 1970 espone alla Galleria Borgogna di Milano presentato da R.Gassiot Talabot; nel 1971 alla Galleria Alfieri di Venezia. Agli inizi del decennio si situano il ciclo “Matrimonio all’italiana” e dipinti come “L’appartamento” in cui è ancora l’ironia a supportare la trasgressione dei canoni compositivi. Perciò l’artista è considerato all’interno del clima surrealista e come tale invitato tra i rari italiani nel 1973 alla rassegna ideata da José Pierre alla Pinacoteca di Bari “Dans la lumière du surréalisme”. Al 1975 datano “Omaggio a Newton” e “Mon amour”, opere eseguite durante un lungo soggiorno parigino in cui Pasotti espone alla Galérie Daniel Gervais (1975, vi ritornerà nel 1979). Nel 1976, rientrato a Milano, vi dipinge una serie di ritratti di famiglie lombarde, presentati in personale nel 1977 alla Galleria Schubert e nel 1978 alla Galleria Borgogna. Si accentua nella sua pittura lo stile di superficie che propone campiture piatte allo scopo di evidenziare l’artificio dell’immagine. Compie un cicli di dipinti dedicati al mito dell’auto Ferrari. Presentato da O.Calabrese espone nel 1982 “Grand Tour” alla Galleria Borgogna, “Candyde” alla Galleria Schubert nel 1983 e “Dalle Alpi alle Piramidi” nel 1987, anno delle personali alla Galérie Platanes di Ginevra e alla Galleria del Naviglio di Milano. Nuove personali nel 1990 al Naviglio e alla Borgogna nel 1992, anno in cui espone il ciclo “Italian People’s” al Teatro Sociale di Bergamo. Pasotti vive tra Milano e Parigi. Bibliografia: R.L.Lippard, Pop Art, Milano 1987; G.Rancati: Silvio Pasotti. La Ferrari, Milano 1990; S.Zenoni, Pasotti, Italian People’s, Milano 1992.

Nata a Milano nel 1985, Debora Barnaba è artista e fotografa. Dopo gli studi artistici in disegno e pittura si accosta da autodidatta al medium fotografico che, dal 2006, diventa la sua principale forma espressiva.
Ha collaborato con nomi prestigiosi quali Maurizio Montagna, Roger Weiss, Giovanni Gastel e Oliviero Toscani, con cui, nel 2009, realizza un progetto riguardante la città di Firenze, successivamente pubblicato nel catalogo “Santo Spirito”. Nel 2010 la rivista Il Fotografo, importante testata di settore, le dedica la cover story. Nel 2011 esce la sua prima monografia “Visioni del vuoto: Varese” (Arterigere Edizioni, 2011), un catalogo comprendente i testi critici di Riccardo Crespi, Riccardo Manzotti e Sandro Iovine, che documenta in modo originale ed inedito la Città Giardino. Dal 2012 estende la sua sperimentazione anche nel video e collabora con il pittore Silvio Pasotti per alcuni nuovi progetti sul corpo. Sin dall’inizio della sua carriera partecipa a diverse mostre collettive.
Lavora come fotografa di moda e pubblica con riviste in tutto il mondo, tra cui L’Officiel, Cosmopolitan, OOB.

Orario mostra 10.00-12.30 / 16.30-19.30, chiuso domenica e lunedì mattina.

Silvio Pasotti / Debora Barnaba – Nude / Presentazione libro TuttoPasotti
ASSOCIAZIONE CULTURALE RENZO CORTINA
Milano – dal 9 al 13 maggio 2017
Via Mac Mahon 14 (20155)
+39 0233607236
artecortina@artecortina.it
www.artecortina.it

Spazio n-dimensionale

Giovedì 18 maggio, dalle 18 alle 20,30 la galleria Davide Gallo, via carlo Farini 6, 2ndo cortile, Milano inaugura “Spazio n-dimensionale” prima mostra retrospettiva dell’artista Natalino Tondo (Salice Salentino, 1938 – Lecce, 2017), a cura di Lorenzo Madaro. La mostra è realizzata in collaborazione con Noon.

Con questo progetto, la galleria desidera porre l’attenzione su un artista, recentemente scomparso, che pur rimanendo fedele alla Puglia, terra d’origine da cui non si è mai allontanato, ha saputo interpretare i linguaggi della sua contemporaneità in modo consapevole ed estremamente originale. Con questa mostra, si è voluto ripercorrere, sebbene in maniera sintetica, il percorso multiforme di Natalino Tondo, individuando quattro momenti fondamentali della sua parabola creativa. A tale proposito, sono state selezionate opere che, pur non esaurendo la vastità e complessità della sua produzione, possono però soddisfarne un primo approccio conoscitivo.

Nicola Tondo – “Spazio n-dimensionale”
Galleria Davide Gallo – via Farini 6 (2nd yard), 20154 – Milan
+39 339 158 61 17 | www.davidegallo.net | info@davidegallo.net

Art in Lisbon 2017

Si inaugura sabato 20 maggio alle ore 15 la grande rassegna artistica internazionale Art in Lisbon 2017, presso il prestigioso spazio della Galleria Atelier Natália Gromicho Art Gallery in Rua da Misericórdia, 14 Piso S/L 1200-273, situata nel quartiere di Chiado, importante centro artistico e culturale di Lisbona, all’interno del Espaço Chiado, uno shopping center meta di migliaia di visitatori al giorno!

Saranno in mostra opere pittoriche, fotografiche, scultoree e digitali di artisti provenienti da ventidue paesi diversi :

Argentina; Australia; Austria; Brasile; Francia; Georgia; Germania; Giappone; Irlanda; Italia; Libano; Norvegia; Polonia; Portogallo; Regno Unito; Repubblica Ceca; Spagna; Stati Uniti; Svizzera; Turchia; Ungheria; Uruguay.

Anche per questa manifestazione, come le precedenti organizzate da Artists in the World Events, la peculiare caratteristica di internazionalità è chiaramente espressa dai numerosi paesi diversi di provenienza degli artisti partecipanti alla manifestazione, con le loro culture diverse ma uniti insieme dallo stesso linguaggio universale dell’arte, che testimoniano come l’Arte possa essere un valido strumento di comunione tra diverse culture, che riesce a superare qualunque ostacolo di diversità linguistiche, di credo religioso, di credo politico o appartenenze politiche: l’arte come integrazione e condivisione universale.

 

Artisti partecipanti ad Art in Lisbon 2017:

Soumaila Akadiri “Rissicat”; Davorka Azinovic; Alberto Besso “Bachet”; Simona Bianchini; Alessandra Bisi; Berit Bjørseth; Patricia Blondel; Paola Bradamante; Bierschenck Burkhard “BPB”;Saverio Caracciolo; Carole Carpier; Laura Casini; Monica Ciabattini “Monik’Art”; Alessandro Cignetti; Francesca Costa; Emilio De Bonis; Ciro Di Fiore “Daniel”; Assunta Di Paola “Tina Di Paola”; Britt Edelmann “BeDel”; Elisabetta Floccari “I tacchi di una donna raccontano”; Andrea Gelsi; Angela Giovanetti “AGart”; Katarzyna Gosciniewicz; Jaime Swanson Groves “J.S.G.”; Gloria Guidi; Paul Hallinan; Mercedes Hinton “Mer Del Cielo”; Brigitte Horlaville; Alain Horlaville; Gilabert Jean Noël “Jn”; Osamu Jinguji; Mona Kabbani Khater “MonaK.K “; Armand Kaercher; Izzat Khorchid; Agnieszka Kicińska; Ilona Kiss; Herfriede Konkolits- Fessl; Erich Kovar; Luciana La Marca; Giuseppe Labate; Christa Layr; Josip Lizatović; Francesca Loconsole “Missi Queen”; Karl Weiming Lu; Maria Luisa Maesano “MLM -Marluli-my”; Luigi Franco Malizia; Renate Merzinger-Pleban; Nadia Miglino; David Millan Martínez “Visual TC”; Leleina Misseritti; Tiziana Monaco; Lila Kanso Nasreddine “Lila K.”; Fatima Osman “Fay”; Ana Pedro; Monica Pizzo “MozziP.”; Irena Prochazkova; Marcio Rapello; Luis Rebelo “Rebelo”; Suelene Reboucas; Eka Rukhadze; Elzbieta Anna Sadkowski “Samek”; Vivien Schneider-Siemssen; Barbara Terrana; Ersan Tokoglu; Carla Tomatis; Fernando Valli; Zoran Vuckovic.

Art in Lisbon 2017 è in mostra dal 20 maggio 2017 al 28 maggio 2017 presso la Galleria Atelier Natália Gromicho Art Gallery in Rua da Misericórdia, 14 Piso S/L 1200-273 a Lisbona in Portogallo.

Organizzazione evento Artists in the World Events Angelo Ribezzi

https://www.artintheworld.net  news@artintheworld.net

It’s You

La galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea prosegue il suo programma espositivo con It’s You, la mostra personale dell’artista Rita Casdia, dal 20 maggio al 26 giugno 2017

Negli ultimi anni si è assistito, grazie anche all’applicazione delle tecnologie digitali, a una crescente diffusione del disegno animato tra gli artisti e in questo specifico ambito della video arte si pone il lavoro di Rita Casdia.

L’artista indaga, attraverso la video animazione, ma anche attraverso il disegno e la scultura, mondi emozionali a metà tra sogno e realtà, rivolgendo la sua attenzione principalmente ai meccanismi elementari dei sentimenti umani, con uno sguardo attento alle dinamiche generate dai legami affettivi e dalla sessualità. La messa in scena di questi mondi emozionali si snoda attraverso una struttura narrativa spezzata e disinibita, dove si condensano riferimenti all’iconografia classica, elementi casuali, quotidianità spicciola, vissuto personale, produzione onirica. La mostra dal titolo It’s You esplora la relazione che ogni individuo stabilisce con il mondo esterno. Il percorso della mostra presenta una serie di opere video, ma anche disegni e sculture che conducono lo spettatore a tre momenti di riflessione sul tema proposto. Il primo video Skin Life riflette sulla pelle, su quell’elemento di confine, sia materiale che simbolico, che separa il mondo esterno dal nostro mondo interiore. Tessuto di confine tra l’individuale e il collettivo, essa invia messaggi sensoriali che ci permettono di delimitare il mondo interno da quello esterno. Noi siamo fin dove arriva il nostro tatto, ma siamo anche un “io” che tocca, che delimita e che, come tale, conosce. La costruzione del nostro mondo nasce da questo continuo dare forme e limiti alle cose che ci circondano, nel continuum tra incorporare e distanziare l’alterità. La pelle quindi racconta la nostra storia e quella dell’ambiente culturale in cui viviamo e spogliarsi della propria pelle richiama simbolicamente alla rinuncia alla propria identità e a rivelare un nuovo sé. Il video Animal nasce in relazione alla lettura del libro Presenze animali di J. Hillman. Di animali è piena la psicoanalisi, ma, di fatto, l’animale non c’è. Per la psicoanalisi l’animale è un’allegoria, un simbolo, il rappresentante di altro. Hillman dimostra per primo un chiaro interesse per gli animali non solo come simboli, ma anche come esseri viventi, ponendosi con sguardo critico di fronte alla logica del dominio antropocentrico. Dal suo testo si può desumere in un certo senso che la “gravità” dei sintomi e dei disturbi attuali dell’uomo occidentale, sono da intendersi nella particolare accezione di un “gravitare” con la mente distanti dalla dimensione sotterranea dell’umano, dalla sua dimensione animale.

Nel video l’artista vuole mettere in scena la dimensione primitiva e istintiva degli esseri umani, contrastata e allontanata a favore di una dimensione addomesticata alla razionalità. Infine il video in plastilina It’s You desidera indagare il rapporto ambiguo che ogni essere umano stabilisce nell’esperienza dell’incontro con l’altro. “L’altro” può essere chiunque: un genitore, un amico, una fidanzata, un collega di lavoro, ecc… La scelta formale di utilizzare lo stesso abbigliamento in tutti i personaggi del video, che compongono le scene, ha lo scopo di porre allo spettatore un dubbio. Com’è possibile riconoscere la diversità che contraddistingue un personaggio, se tutti gli altri sono simili a lui? In questo gioco di specchi si svolge la narrazione del video.

Le opere si snodano in entrambi gli ambienti della galleria, con lo scopo di creare un percorso che renda unitaria la visione delle singole opere esposte. Fanno parte dell’allestimento anche diverse sculture e disegni.

 

Rita Casdia. It’s You

Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari

Inaugurazione
Sabato 20 maggio 2017, ore 19.30

Periodo
20 maggio -26 giugno 2017

Orario di apertura
dal martedì al sabato, dalle 17 alle 20

Info 3348714094 – 392.5985840
http://info@muratcentoventidue.com
http://www.muratcentoventidue.com

POIÉIN

Francesco Andrisano, dopo il successo della mostra “Uno diverso dall’altro” del 2014 al Circolo Aternino di Pescara, torna ad esporre a Pescara nell’A-maze-ing Gallery con una retrospettiva delle sue opere più significative dal titolo POIÉIN, a cura di Natalia D’Avena, Stefano Ricciuti e Marzio Santoro. Vernissage alle ore 19.00 del 7 maggio 2017.

Francesco Andrisano nasce a Fragagnano (TA) il 4 luglio del 1970 e trascorre la sua adolescenza a Francavilla F.na (BR), dopo la maturità si trasferisce nella città di Pescara per frequentare la facoltà di Architettura ed è qui nel corso degli anni affina le sue ricerche nel campo dell’Arte e della Poesia, incrociando sul suo cammino esperienze, persone, studi.

Il periodo universitario si rivela come la riscoperta di quella passione coltivata da sempre, fin da bambino e arricchita poi dagli studi classici; incomincia da qui una lunga ricerca tesa verso l’osservazione dei maestri e la sperimentazione creativa del proprio presente.

La sua poetica è come il Poiéin greco; un fare attraverso la Pittura e la Poesia che trasporta da una sponda all’altra dello stesso fiume la propria anima, così che quando dipinge scrive e quando scrive dipinge. Il risultato? Un diaframma, una ponte che attraversa e stimola le relazioni tra l’io e il mondo esterno, un atto fisico e mentale al tempo stesso tra impressione ed espressione.

Il campo di ricerca è vasto ed è molto facile perdersi, nella sua arte non ci sono metodologie da manuale o facili ricami già visti, Francesco racconta solo come è facile perdersi, racconta come sia più affascinante cercare che trovare.

La sua poetica rimanda ad un puro verbo istintivo, tutto danza in un movimento armonico: il gesto. Causa/effetto, parte dall’individuo e del suo relazionarsi col proprio sé, la libera interpretazione cosciente della realtà, il semplificare i segni e decodificare il sistema rendendolo visibile per quello che è senza orpelli. Libera interpretazione di chi lo svela e del recettore che si serve di questa porta come possibilità comunicativa col proprio io.

Delle sue opere hanno detto di lui: “L’operato artistico di Francesco Andrisano è un vasta metafora della realtà contemporanea, luogo privilegiato in cui il fantastico si intreccia vivamente ad un’acuta, ponderata riflessione sulle circostanze che oggi definiscono l’uomo, le sue emozioni, le speranze. Perché, appunto, Andrisano ci parla della realtà senza essere realista e sollecita l’immaginario e l’onirico verso la formulazione di immagini, di figure, di vere e proprie rappresentazioni capaci di caricarsi di un significato universale e evocativo sempre suggestivo. Le linee delle sue composizioni sono come sinuosamente bloccate, sigillate in un rigore assoluto, che è anche, però, agitato da una straordinaria dinamicità di impulsi, da una tensione asciuttissima e vibrante come una corda di un elastico.

Il trasporto straordinario che conduce la sua ricerca è costituito da una incandescenza assoluta della sensibilità e della fantasia. Per questo il maturare del suo linguaggio (pur nella sua interna coerenza poetica), lo ha condotto a spaziare su un ampio ventaglio di soluzioni nel volgere ormai non breve della sua carriera. E per questo, anche, sono persuaso che il suo lavoro non ha ancora fatto il giro completo di se stesso. A chi saprà ben guardare, infatti, non sfuggiranno nelle opere più recenti i sintomi e le tracce di un ulteriore approfondimento di quella che si potrebbe chiamare, cioè, la soglia di una fruttuosa maturità.” (Testo critico di Luciano Marinelli)

Francesco Andrisano – Poiéin
Pescara – dal 7 al 20 maggio 2017
Via Nazario Sauro 9/11 (65126)
+39 3280359274
amazeinggallery@gmail.com
www.facebook.com/AmazeingGallery

Selling the Shadow

Quest’oggi, 7 maggio 2017, alle ore 18.30 inaugura a Milano C-Gallery, un nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea sito in Via Ventura 6, nel cuore dell’Art District. Lo fa con una mostra , “Selling the Shadow” curata dalle artiste americane Ayana V. Jackson e Ingrid LaFleur, in collaborazione con MOMO Gallery, Capetown. Un’esposizione internazionale e multidisciplinare che indaga il rapporto tra arte e pratica sociale.

Il tema della mostra riprende l’azione politica abolizionista e di difesa dei diritti delle donne che l’attivista afroamericana Sojourner Truth ha portato avanti a partire dal 1859 fino ai primi del 1900. Sojourner Truth raccoglieva i fondi per la sua campagna vendendo piccole “Carte de Visite” che la ritraevano, accompagnando la sua immagine con l’iscrizione “I sell the shadow to support the substance”. Pioniera non solo dal punto di vista politico, ma anche per la metodologia di ri- appropriazione della propria immagine in un periodo, la Guerra di Secessione Americana, che avrebbe beneficiato di un’altra narrativa per l’esposizione del corpo di una donna nera, Sojourner Truth ci invita ancora oggi a riflettere sui meccanismi di costruzione dei significati e dei significanti e sulle strategie di narrazione legate alle strutture di potere .

La mostra Selling the Shadow presenta il lavoro di 20 artisti internazionali provenienti da diversi Paesi come Camerun, Congo, Francia, Italia, Jamaica, Stati Uniti, Sudafrica, che pur differenziandosi per le metodologie artistiche e per le narrative personali, condividono il confronto con il tema della costruzione dell’identità, la storia e le strutture sociali che giocano un ruolo non solo nella creazione dei propri lavori, ma anche nel consumo e nelle modalità di fruizione di questi.

Artisti: Derrick Adams – Endia Beal – Kimathi Donkor – Amir George – Maimouna Guerresi – Tony Gum – Delio Jesse – Lauren Kelley – Coby Kennedy – Simone Leigh – Michèle Magema – Joel Mpah Dooh – Maurice Pefura – Alexis Peskine – Jefferson Pinder – Robert Pruitt – Tabita Rezaire – Dread Scott – Mary Sibande – Cosmo Whyte – Jessica Wimbley

C-Gallery conduce un lavoro di esplorazione del mondo dell’arte contemporanea selezionando e promuovendo artisti di fama internazionale che attraverso le loro opere sono in grado di generare nuovi codici visivi e di allargare i confini del mercato oltre le tendenze locali.

Il programma espositivo di C-Gallery abbraccerà diversi linguaggi artistici con l’ambizione di offrire al pubblico un compendio delle istanze più innovative dell’arte contemporanea al di là delle mode sistemiche.

 

Selling the Shadow
C-GALLERY
Milano – dal 7 maggio al 15 settembre 2017
Via Giovanni Ventura 6 (20134)
+39 0245377550
Raffaella.Carillo@cgallery.it
www.cgallery.it

Mark Tobey. Luce filante

È stata presentata oggi alla stampa la mostra Mark Tobey. Luce filante, a cura di Debra Bricker Balken, alla Collezione Peggy Guggenheim dal 6 maggio al 10 settembre 2017.

Alla presenza di numerosissimi giornalisti e critici, il direttore del museo Philip Rylands ha introdotto al pubblico la mostra definendola “un meritato tributo, che vede la luce dopo oltre dieci anni di studi e ricerche da parte della curatrice, a Mark Tobey, artista che ha lasciato un segno indelebile, e ancora non del tutto riconosciuto, nella storia dell’astrazione e del modernismo americano del XX secolo”.

“Intima ed elegante”, così Francesca Lavazza, membro del Consiglio di Amministrazione dell’omonima azienda, sostenitrice dell’esposizione, e dal 2016 membro del Board of Trustees della Fondazione Solomon R. Guggenheim, ha proseguito, dimostrando tutto il suo entusiasmo nei confronti di questa retrospettiva, che celebra “un grandissimo solista e interprete dell’arte del ‘900”. Ha salutato il pubblico anche Judith F. Dolkart, direttrice della Addison Gallery of American Art, Phillips Academy, Andover, Massachusetts, che ha organizzato la mostra, sottolineando “il grande ritorno a Venezia di Tobey, dopo la sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1958, anno in cui riceve il Premio del Comune di Venezia”.

Ph. Matteo de Fina

Ha preso infine la parola la curatrice, la studiosa, introducendo ai presenti la complessa e affascinante figura di questo artista “vagabondo”, che visse tra Seattle, New York, Hong Kong, Shanghai, Kyoto e l’Europa, e che, proprio grazie a questo suo errare, “è riuscito ad espandere il linguaggio del Modernismo americano al di là della sua contemporaneità. Fortissima è l’enfasi spirituale con cui Tobey ha permeato tutte le sue opere, derivante proprio dalla sua passione per la cultura e religione orientali”. In occasione della presentazione alla stampa, è stata inoltre annunciata la collaborazione pluriannuale tra il museo veneziano e lo storico marchio di caffè Lavazza, collaborazione che conferma il costante impegno dell’azienda a favore della promozione artistica e culturale in tutto il mondo.

Mark Tobey. Luce filanteè della più esaustiva retrospettiva degli ultimi vent’anni, in Europa, dedicata a Tobey e la prima in assoluto in Italia. Con 66 dipinti, che spaziano dalle produzioni degli anni ’20 fino ad arrivare agli anni ’70, la mostra indaga la portata della produzione artistica di Tobey e rivela lo straordinario, quanto radicale, fascino del suo lavoro. L’esposizione si configura come un attento riesame della produzione artistica di Tobey, tra i maggiori artisti americani a emergere negli anni ’40, in quel decennio clou che vide la nascita dell’Espressionismo astratto, riconosciuto come figura d’avanguardia, precursore con la sua “scrittura bianca” di quelle innovazioni stilistiche introdotte di lì a poco dagli artisti della Scuola di New York, quali Jackson Pollock.

La mostra rimarrà aperta fino al 10 settembre 2017. Tutti i giorni il museo offre visite guidate gratuite all’esposizione, previo acquisto del biglietto d’ingresso.

It was 50 years ago today : PROROGATA

Doveva concludersi questo week end, ma un successo oltre le più rosee aspettative e i tanti visitatori di queste settimane hanno convinto la Fraternita dei Laici a prorogare fino al 31 maggio 2017 la mostra “It was 50 years ago today. Un omaggio della pop art italiana ai Beatles“, tripla personale di pittura di Carlo Montana, Giancarlo Montuschi e Giuliano Trombini a cura di Marco Botti.

Inaugurata il 1° aprile nell’ala del palazzo di Piazza Grande dedicata alle mostre temporanee, “It was 50 years ago today” è una iniziativa nata per celebrare il più importante e influente gruppo musicale della storia a 50 anni dall’uscita di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band“, l’album che ha segnato una svolta epocale nella cultura mondiale, sdoganando e consacrando il rock come vera e propria forma d’arte.

Dalla sua apertura – sabato 1° aprile – la mostra è già stata visitata da persone di tutte le età e nazionalità. Almeno tre generazioni si sono ritrovate ad Arezzo ad ammirare le opere di tre noti maestri della pop art italiana e i loro linguaggi eterogenei ma legati da un unico filo conduttore.

Adolescenti con magliette dei vari album del gruppo, famiglie con bambini incuriositi dal giradischi che diffonde la musica immortale dei “Fab Four”, coetanei della band che ritrovano un pezzo della loro gioventù, fiumi di pensieri e parole nel libro delle firme da tutta Europa, Stati Uniti, Sud America, Giappone, Cina fino al Pakistan.

Tante sono state le testimonianze che dimostrano come, ancora oggi, i Beatles rappresentino un fenomeno musicale e culturale capace di abbattere qualsiasi confine, che sia anagrafico, territoriale o artistico.

“It was 50 years ago today” è un evento sostenuto dai Beatlesiani d’Italia Associati, patrocinato da Fraternita dei Laici e Provincia di Arezzo, e reso possibile grazie al contributo di Monnalisa spa, Fondazione Monnalisa onlus, Laura Falcinelli Jewels, Rock Heat Club e Vieri Norina Dischi.

La mostra rimarrà aperta fino al 31 maggio, tutti i giorni, con orario continuato 10,30-18.

Ufficio Stampa
Marco Botti
marco.botti9@gmail.com
marco.botti@pec.giornalistitoscana.it

Matosinhos. Non c’è spazio né architettura senza luce

“Le fotografie di Gabriele Basilico, in dialogo con i disegni dell’architetto Álvaro Siza, in mostra da Vicolo Folletto Art Factories di Reggio Emilia in occasione di “Fotografia Europea“.

Accompagnata da un libro pubblicato da corsiero editore, l’esposizione ” Matosinhos. Non c’è spazio né architettura senza luce” sarà aperta al pubblico da venerdì 5 maggio 2017. Domenica 7 maggio 2017, alle ore 16.30, si terrà inoltre la presentazione del volume a cura di Giovanna Calvenzi (Studio Gabriele Basilico).

Quaranta fotografie di Gabriele Basilico e dieci disegni su carta di Álvaro Siza compongono il ritratto di Matosinhos (comune portoghese situato nel distretto di Porto) e allo stesso tempo costituiscono l’esito del dialogo tra un architetto e un fotografo, maturato attraverso lunghe conversazioni nella casa della sorella di Siza, Tereza, ma anche e soprattutto attraverso camminate e sguardi condivisi.

Basilico e Siza si conobbero in occasione del Progetto Espositivo “Uma cidade assim (Una città così)“, commissionato dal Comune di Matosinhos.

«Stiamo passeggiando – scrive Gabriele Basilico nel 2011 – Álvaro e io, una domenica mattina per le strade di Matosinhos, non lontano dalla casa in stile eclettico di rua Brito Capelo, dove Siza ha vissuto per molti anni con la sua famiglia e dove tuttora abita sua sorella Tereza. I fabbricati che contornano le strade di questo quartiere sono capannoni, magazzini, spazi di industrie dismesse, dove una volta veniva lavorato e inscatolato il pesce. Le scritte delle compagnie, che campeggiavano enormi sulle facciate degli edifici, come nelle tele degli artisti pop, sono scolorite, quasi illeggibili e l’atmosfera, con la complicità della luce intensa che si riflette sul pavé e dell’assenza quasi totale di traffico, è come sospesa in un tempo dilatato».

«Circa venti anni fa – racconta Siza nel 1999 – visitò il Portogallo un architetto brasiliano, Charles Nelson che dirigeva la ristrutturazione di una favela a Rio de Janeiro. Ci presentò il suo progetto, un variopinto miscuglio di lotta urbana, auto-costruzione, samba e poesia. […] Nacque in me l’idea che la città rinnovata, non sappiamo quale città, sarebbe sorta dalla periferia, dalle bidonvilles, dalle favelas, più che dalla memoria o dalla presenza dei centri storici. Provo la stessa sensazione quando guardo le fotografie di Basilico. […] Le immagini esasperate di Basilico sono l’espressione di un’enorme speranza, di comprensione e di tolleranza, della convinzione. Possiamo parlare di fede, fede nell’uomo in costruzione. Quelle immagini nascono da una passeggiata fra le macerie. A volte le macerie sono reali, rovine perforate dal tempo o dalle pallottole, non-rovine che rovinano la città, rovine disprezzate o abitate, mai ritoccate. […] Basilico è un architetto che non esercita? È un architetto di visione al di là del pessimismo. Sa vedere meglio e apprendere, insegnare a vedere. I suoi strumenti sono l’ombra e la luce. Le ombre disegnano lo spazio. Dipendono dalla lue. Non c’è spazio né architettura senza luce. L’accettazione è creazione. Luce».

La mostra comprende, inoltre, alcune note fotografie di Porto scattate negli stessi anni da Gabriele Basilico.

Gabriele Basilico (Milano, 1944-2013), dopo la laurea in architettura (1973), si dedica con continuità alla fotografia. La forma e l’identità delle città, lo sviluppo delle metropoli, i mutamenti in atto nel paesaggio postindustriale sono da sempre i suoi ambiti di ricerca privilegiati. “Milano ritratti di fabbriche” (1978-80) è il primo lungo lavoro che ha come soggetto la periferia industriale e corrisponde alla sua prima mostra presentata in un museo (1983, Padiglione di Arte Contemporanea, Milano). Nel 1984-85 con il progetto “Bord de mer” partecipa, unico italiano, alla Mission Photographique de la DATAR, il grande incarico governativo affidato a un gruppo internazionale di fotografi con l’obiettivo di documentare le trasformazioni del paesaggio francese. Nel 1991 partecipa, con altri fotografi internazionali, a una missione a Beirut, città devastata da una guerra civile durata quindici anni. Da allora, Gabriele Basilico ha prodotto e partecipato a numerosissimi progetti di documentazione in Italia e all’estero, dai quali sono nati mostre e libri, come “Porti di mare” (1990), “L’esperienza dei luoghi” (1994), “Italy, Cross Sections of a Country” (1998), “Interrupted City” (1999), “Cityscapes” (1999), “Berlino” (2000), “Scattered City” (2005), “Appunti di viaggio” (2006), “Intercity” (2007). Tra i suoi ultimi lavori, “Roma 2007”, “Silicon Valley ’07” (per incarico del San Francisco Museum of Modern Art), “Mosca Verticale”, indagine sul paesaggio urbano di Mosca, ripresa nel 2010 dalla sommità delle sette torri staliniane, “Istanbul 05 010”, “Shanghai 2010”, “Beirut 2011”, “Rio 2011”, “Leggere le fotografie” (2012).

Álvaro Joaquim Melo Siza Vieira è nato a Matosinhos (vicino a Porto), il 25 giugno 1933. Tra il 1949 e il 1955 ha studiato alla Scuola di Architettura dell’Università di Porto. Il suo primo progetto costruito fu concluso nel 1954. Dal 1955 al 1958 ha collaborato con l’architetto Fernando Távora. Ha insegnato alla Scuola di Architettura (ESBAP) dal 1966 al 1969 ed è diventato professore assistente di Costruzione nel 1976. È stato visiting professor alla Ècole Polythéchnique di Losanna, alla University of Pennsylvania, alla Los Andes University di Bogotà e alla Graduate School of Design della Harvard University; ha insegnato alla Scuola di Architettura di Porto (giubilato nel 2003). È membro della American Academy of Arts and Sciences; “Honorary Fellow” del Royal Institute of British Architects; dell’AIA/American Institute of Architects; dell’Académie d’Architecture de France e della European Academy of Sciences and Arts; della Royal Swedish Academy of Fine Arts; dell’IAA/International Academy of Architecture; dell’American Academy of Arts and Letters.

L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 5 maggio al 9 luglio 2017 da martedì a sabato con orario 10.30-13.00 e 16.30-19.30, oppure su appuntamento, chiuso il giovedì. In occasione di “Fotografia Europea”, apertura straordinaria domenica 7 e 14 maggio con orario 10.30-13.00 e 16.30-19.30. Ingresso libero. Libro corsiero editore, 2017, 120 pagine.

Per informazioni: tel. + 39 342 6741987, gallery@vicolofolletto.it, www.vicolofolletto.it

Evento segnalato da :
CSArt di Chiara Serri, Via Emilia Santo Stefano 54, 42121 Reggio Emilia

Wunderkammer DUE

“Pur nella differenza semantica di espressione e di segno si scorge, nelle opere di Carla Rigato e di Giorgio Trinciarelli, una potenza espressiva che rimanda ai primordi energetici della creazione del mondo. Agli ALLOTROPI, dal greco Allos ( altro ) e Tropos ( modo ), i primi atomi rintracciati agli albori della vita e formati dallo stesso elemento chimico. Così come in linguistica, gli allotropi vengono detti etimologici, perché riferiti a vocaboli di significato diverso o affine, che risalgono per vie differenti alla stessa forma originaria.

Carla Rigato, con peculiarità femminile, rintraccia l’origine. Il cominciamento del mondo appare grazie all’esplosione vitale degli elementi naturali. Mediante la potenza del colore intravediamo forme energetiche e figure in embrione uscire dalla placenta dell’incerto, eppur potente amalgama. La vita è in nuce.
L’ “astrattismo” dell’autrice ci dirige verso un figurativo appena percepito, astratto. Percepiamo chiaramente come dall’energia cosmica si faccia strada la vita. Rigato dipinge il momento decisivo: gli elementi, le particelle elementari, tutte le forze naturali si stanno concretamente avviluppando. Per dare origine al mondo.

Giorgio Trinciarelli, nel suo procedere – che è analitico, e quindi più rigoroso e razionale – ci parla anch’egli alla nascita del cosmo, con passo matematico e cerebrale. Le sue sculture, così come le sue chine, sono matrici modulari, codici genetici, figure tridimensionali che racchiudono il segreto chimico del cosmo.
Le opere di Trinciarelli possono definirsi al contempo “naturali” e “artificiali”, ricordano gli algoritmi matematici alla base della vita. Alcuni suoi lavori sembrano partire dalle forme dell’acido nucleico per approdare a geometrie celesti, metafisiche”. – Barbara Codogno

Carla Rigato:
Nata a Padova, vive e lavora a Montegrotto Terme. Vantaun’intensa attività nazionale e internazionale, testimoniate dalla sua presenza in importanti mostre collettive e personali. L’arte di Carla Rigato è espressione del nostro tempo. Con passione, forza visionaria e linguaggio personale ha affrontato le principali fonti della pittura del Novecento, dall’Espressionismo all’Astrattismo, per coglierne gli aspetti che meglio traducono il senso di contemporaneità. La sua ricerca pittorica parte da queste basi alla conquista di un linguaggio nuovo, moderno, musicale, flessibile, contrassegnato da note coloristiche inconfondibili che ne stimolano una lettura unica. La ricerca stilistica di Carla Rigato si esprime attraverso la forza e l’energia, fermate per un istante sulla tela dal gesto pittorico per poi tornare a vibrare nello spazio dipinto. Il risultato sono opere senza spazio e senza tempo in totale libertà compositiva, pennellate dense e materiche: una memoria pregna di sensazioni, di emozioni, di suggestioni catturate e rimandate direttamente sulla tela dalla materia del colore.

Un colore a volte violento, drammatico, corrosivo, a volte morbido, lirico, melodico. Anche quando il linguaggio figurativo riappare è pur sempre trasfigurato dal colore, dalla libertà della pennellata, dall’intensità dell’emozione, dalla poetica dell’interiorità. La pittura di Carla Rigato è carne e respiro, è spirito e sangue, è fuoco aria terra e acqua: ogni tela mette a nudo la sua anima per donarci spazi di meditazione che invitano alla scoperta delle profondità dell’essere.

Giorgio Trinciarelli:

Nato a Volterra (PI) nel 1958, dal 1959 vive a Mestre dove lavora come medico psichiatra. Inizia a praticare la scultura all’età di 17 anni.

Il segno e la materia sono il filo conduttore da sempre presente nelle sue opere. Le sue opere si dividono in due grandi gruppi: Segni e Suture. I “Segni” rappresentano il corpo delle opere, l’essenza, l’aspetto più intimo, il filo conduttore. Sono segni che nascono nella massima libertà e si sviluppano per logiche formali. Le “Suture” risentono del dramma sociale e psicologico che l’autore intercetta nel suo lavoro di psichiatra, delle lacerazioni del connettivo sociale. Nelle suture il segno si fa più violento, più drammatico e il polistirolo e la ceramica raku sono il luogo più adatto ad accogliere questa energia. Le suture trovano poi nelle acqueforti, nelle chine e negli acrilici un loro naturale luogo di maturazione e di sviluppo.

L’autore predilige, nell’ambito di questa esposizione, alcuni precisi materiali a partire dall’alabastro che è, insieme al ferro, uno dei primi materiali che ha utilizzato per le sculture. Rappresenta il legame con la terra di origine. L’alabastro, per la sua morbidezza, si presta particolarmente ad una lavorazione duttile e varia, di cui all’artista piace esaltare l’essenza, data dalle venature, trasparenze e opacità naturali. L’autore lavora inoltre il bronzo, brunito, satinato, lucido od ossidato: un materiale che, a seconda del punto di osservazione, dialoga sempre con la luce. Il polistirolo, in particolare quello nero, è una scoperta relativamente recente dell’artista. Poco utilizzato in scultura, è per l’artista fonte di continue scoperte. Pur considerandosi sostanzialmente uno scultore, Trinciarelli ha sempre dipinto, soprattutto chine, acrilici e acquerelli. La china con il suo nero profondo e luminoso permette all’autore l’invenzione e la sperimentazione di segni grafici.

Da anni attiva nella compagine dell’arte contemporanea sia come artista che come curatrice, Adolfina De Stefani, coadiuvata dall’Associazione Culturale “cittadellarte” ha intrapreso una nuova importante avventura che direziona il raggio del suo intervento organizzativo e creativo nel cuore di Venezia, occupando gli spazi espositivi della Galleria L’Oleandro Rosa in San Marco 1958, Calle de la Fenice. Nasce Cittadellarte che, da aprile a novembre, seguendo il calendario della Biennale d’Arte di Venezia, proporrà al pubblico una serie di ricognizioni artistiche riunite sotto l’egida della mirabilia delle Wunderkammer.

In Galleria anche opere di: Adolfina De Stefani; Franz Chi, Manu Brunello, Nelli Cordioli e Andrea Tagliapietra

Wunderkammer DUE
A cura di Adolfina De Stefani
14 MAGGIO | 4 giugno 2017
Inaugurazione Sabato 13 Maggio 2017 ore 20,00
Presentazione e critica di Barbara Codogno

Orari apertura galleria:
Mercoledì – Domenica ore 15,30 – 20,00 Lunedì e Martedì chiuso

cittadellarte
GALLERIA L’OLEANDRO ROSA
San Marco, 1958 Calle De La Fenice, VENEZIA