Ytalia

L’Italia è una repubblica fondata sull’arte e la bellezza; si potrebbe perfino affermare che è una repubblica fondata e rifondata dagli artisti.

In Assisi, in una delle volte della Basilica Superiore, Cimabue ha scritto Ytalia a margine di una rappresentazione di città, sicuramente Roma, nella quale si riconoscono alcuni edifici: Castel Santangelo, forse San Pietro o San Giovanni in Laterano, il Pantheon, il Palazzo Senatorio e la torre dei Conti. La città eterna, vista dall’alto e racchiusa entro la cerchia di mura, rappresenta per quell’artista una primissima affermazione dell’esistenza della civiltà italiana, a cui guardare, di cui sentirsi parte e farsi promotore. Con quella segnaletica, Cimabue sancisce che i confini nazionali -siamo tra il 1280 e il 1290- sono prima artistici che politici, e che l’identità nazionale è fatta di cultura classica e umanistica, di bellezza pagana e spiritualità cristiana.

In fondo poco è cambiato nel corso dei secoli. L’Italia è ancora oggi il paese dell’arte e della bellezza. Così è stato dal Trecento al Seicento, secoli di massimo splendore, e fino al Novecento. In tal senso, all’interno della comunità artistica internazionale, l’arte italiana – da Giotto a Piero della Francesca, da Michelangelo a Caravaggio, e da questi fino ai Futuristi e oltre – ha fatto scuola, è stata di modello per il mondo intero, perché nei nostri manufatti artistici si è potuto apprezzare il perfetto equilibrio di classicità e anticlassicità, di eclettismo e purismo, d’invenzione e citazione, d’immanenza e trascendenza. Una mostra, che offra al pubblico nazionale e internazionale, l’opportunità di confrontarsi con le opere di alcuni tra i maggiori artisti italiani del nostro tempo è sempre un fatto importante, anche per le discussioni che suscita, oltre che per le emozioni e le riflessioni che rigenera.

Partendo dalla citazione medievale di Cimabue, e in concomitanza con lo svolgimento della 57° Biennale di Venezia, periodo di massima attenzione intorno al contemporaneo nel nostro paese, la città di Firenze ospita – dal 2 giungo al 1 ottobre – Ytalia, una imponente mostra collettiva sull’arte italiana contemporanea ideata e curata da Sergio Risaliti. Il progetto espositivo – promosso dal Comune di Firenze e organizzato da Mus.e – nasce in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, l’Opera di Santa Croce e il Museo Marino Marini.

Per Dario Nardella, Sindaco di Firenze : “La mostra Ytalia è una nuova grande sfida per Firenze: con le opere di dodici tra i maggiori artisti del nostro tempo facciamo vivere ancora il Forte Belvedere per un’altra stagione di arte contemporanea, ma soprattutto mettiamo in rete – insieme al Forte – 8 spazi straordinari tra musei, giardini e luoghi dell’architettura civile e religiosa dove il passato convive con il contemporaneo per un’esperienza unica che coinvolgerà fiorentini e turisti. In un’epoca in cui i valori dell’identità nazionale sono messi in discussione dalle nuove dinamiche globali, vogliamo celebrare il fatto che l’Italia vanta da secoli un ruolo esemplare nell’evoluzione artistica mondiale. Il primo G7 Cultura della storia, non a caso, si è appena svolto a Firenze ed è stato dedicato alla conservazione e tutela del patrimonio culturale. Ma Firenze non è solo culla del Rinascimento e rivendica ancora una volta di essere città aperta alla storicizzazione e sperimentazione del contemporaneo“.

Dopo le grandi retrospettive monografiche di Giuseppe Penone, Antony Gormley e Jan Fabre, l’esposizione avrà il suo fulcro nella superba cornice di Forte di Belvedere, ormai palcoscenico dell’arte internazionale, e accoglierà le opere di dodici artisti che hanno ottenuto riconoscimenti internazionali e che sono stati, in molti casi, protagonisti assoluti – se non pionieri – del contemporaneo, e le cui opere sono esposte e collezionate nei grandi musei del mondo: Mario Merz (1925-2003), Giovanni Anselmo (1934), Jannis Kounellis (1936-2017), Luciano Fabro (1936-2007), Alighiero Boetti (1940-1994), Giulio Paolini (1940), Gino De Dominicis (1947-1998), Remo Salvadori (1947), Mimmo Paladino (1948), Marco Bagnoli (1949), Nunzio (1954), Domenico Bianchi ( 1955). Una costellazione che include nei suoi ampi confini tre generazioni artistiche, dalle neo-avanguardie al post-moderno e oltre. L’esposizione inoltre, per marcare il rapporto delle opere con il tempo presente, la storia passata, gli ambienti e i manufatti più antichi, avrà delle appendici nei più importanti edifici pubblici e museali della città: Palazzo Vecchio e le Gallerie degli Uffizi, Santa Croce e il Museo Marino Marini, il Giardino di Boboli e il Museo Novecento.

E’ un grande piacere continuare la collaborazione con il Comune di Firenze per offrire alla città e al mondo esposizioni di importanza internazionale come la mostra Ytalia che vede riuniti, per la prima volta, in molti luoghi della città, i più importanti artisti italiani dagli anni Sessanta a oggi. In occasione dell’esposizione saranno installate, in alcuni dei più rinomati ambienti delle Gallerie degli Uffizi e del Giardino di Boboli, opere di Mario Merz, Jannis Kounellis, Luciano Fabro, Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Mimmo Paladino e Domenico Bianchi che dialogheranno con i grandi maestri del passato. Con lo stesso obiettivo il Giardino di Boboli ospiterà questa estate una grande monografica dedicata al maestro contemporaneo Helidon Xhixha” afferma Eike Schmidt, Direttore Gallerie degli Uffizi. Entusiasmo espresso anche da parte della presidente dell’Opera di Santa Croce, Irene Sanesi : “Con Ytalia a Santa Croce, l’arte ‘alla maniera d’oggi’ – come Vasari chiamava l’arte contemporanea nel suo tempo – torna a dialogare con i simboli architettonici artistici e spirituali di un passato che trasforma il ricordo in memoria e si fa testimonianza viva dei valori universali nel solco della storia” e da Patrizia Asproni, presidente del Museo Marino Marini: “È un segno importante la partecipazione del Museo Marino Marini di Firenz e alla mostra Ytalia. Un dialogo fra antico e contemporaneo che intende creare una connessione innovativa fra istituzioni cittadine, in una semplice complessità che rende percepibili eventi ed evoluzioni che diversamente sfuggirebbero, e che culminano , nel loro insieme, in uno “sbilanciamento” della fruizione. Un time-lapse della produzione artistica italiana che trova nella sede del Marini una sua dimensione “olistica” , rafforzata dalla stratificazione naturale di un museo che è stato, ed è ancora, chiesa, fabbrica, rifugio, comunità”.

Circa un centinaio di opere, esposte in alcuni dei luoghi simbolo del nostro patrimonio, luoghi conosciuti, frequentati e ammirati ogni giorno da migliaia di persone di nazionalità diversa. L’idea di base è quella di dare vita a un vero e proprio museo del contemporaneo diffuso nel centro storico della città tra interno ed esterno, tra medioevo e rinascimento, tra musei e giardini, cappelle funerarie e spazi della vita politica, gallerie e studioli, chiostri e cripte, per dare continuità nella dialettica di forme e concetti alla comune koinè figurativa, quella che si è affermata entro i confini italiani nel corso di molti secoli. Firenze, in questo caso, rafforza con Ytalia la sua immagine di città della contemporaneità dell’arte che assieme agli artisti riflette sulla storia civile e sul patrimonio artistico, sui grandi lasciati culturali del passato, sulla società attuale, sulla permanenza dei miti e delle favole, sui comuni archetipi e le differenti tradizioni iconografiche, sullo scambio tra artigianato e arte, tra le arti e le scienze, tra scienza sacra e antropologia. Tre parole chiave – energia, pensiero, bellezza – fungono da orientamento nella ricerca dei comuni valori formali, tra assonanze e differenze concettuali, tecniche e dei materiali linguistici ed extra-linguistici. Elemento saliente è la convinzione che ognuno di questi artisti operi in una tensione di finito e infinito, con la convinzione di unire terra e cielo, dimensione antropologica e metafisica, vita e morte, conscio e inconscio, e che ogni momento o livello del processo immaginativo e creativo sia connesso nella forma, e in essa tutto si risolva compiutamente, attraverso una complessa dialettica di energia e pensiero, di mente e corporeità, di percezione terrena e intuizione trascendentale. Tensione e dialettica che si placa, però, e si sigilla in quell’irriproducibile risultato che è la bellezza formale compiuta, dove “tutto è connesso”, materia e spirito, visibile e invisibile. Bellezza che tutto dice e spiega, convoca ed evoca; bellezza come orizzonte di partenza e di approdo, dentro e fuori del tempo storico e della cronaca.

A Forte di Belvedere, su uno dei bastioni affacciato sulla città, il pubblico scoprirà Calamita Cosmica di Gino De Dominicis, eccezionalmente prestato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, dove l’opera è conservata ormai da alcuni anni. Si tratta di uno scheletro di dimensioni monumentali (24 metri circa), che, allineato idealmente con la cupola di Santa Maria del Fiore, proietta immediatamente ogni umana considerazione e percezione nei confini infiniti della natura cosmica e dello spirito divino, dell’eternità e dell’immortalità. Immagine di un tempo ancora più remoto di ogni nostro passato, già in connessione con un futuro avvenire, a cui gli artisti di Ytalia guardano ripartendo dalle esperienze del nostro passato, tra umanesimo, rinascimento e moderno.

In occasione di Ytalia, è stato chiesto ad alcuni artisti di realizzare opere site-specific, che andranno a dialogare con il contesto che le ospita, come nel caso di Giovanni Anselmo, Giulio Paolini, Remo Salvadori, Mimmo Paladino, Marco Bagnoli, Nunzio, Domenico Bianchi. In altri casi saranno presentati degli allestimenti inediti mostrando opere già storicizzate in ambienti di straordinaria evidenza storico-artistica, come nel caso di Senza titolo di Jannis Kounellis, opera esposta a Palazzo Vecchio, nella sala dei Gigli, a poca distanza della Giuditta e Oloferne di Donatello; di Spirato di Luciano Fabro e di Particolare di Giovanni Anselmo installate eccezionalmente a Santa Croce nella Cappella Pazzi progettata da Brunelleschi; di Elegia di Giulio Paolini posizionata nella Sala di Venere della Galleria Palatina di Palazzo Pitti, in dialogo con il capolavoro marmoreo “ la Venere Italica” di Antonio Canova; di ben sei Kilim (Da uno a mille e viceversa) e due Mappedi Alighiero Boetti nella Sala delle Nicchie in Palazzo Pitti; del monumentale dipinto Giganti boscaioli e di Verso lo Zenith di Mario Merz in Galleria d’Arte Moderna sempre a Palazzo Pitti; di Deriva di Mimmo Paladino, adagiata sullo specchio d’acqua della Fontana di Nettuno nel Giardino di Boboli e di Canto geometrico, sempre di Paladino, in stretto dialogo con l’architettura di Leon Battista Alberti nella Cappella Rucellai; infine di Antimateria, un quadro in legno e palladio di Domenico Bianchi in Galleria Palatina, presentato nella cornice lasciata temporaneamente vuota dalla Madonna dell’Impannata di Raffaello, dipinto attualmente in restauro. Così al Museo Marino Marini, nella cripta e in alcune sale adiacenti, Mimmo Paladino e Nunzio realizzeranno alcuni interventi site-specific a parete, mentre nelle nuove sale del Museo Novecento verrà ospitato un inedito confronto tra le opere di Alighiero Boetti e quelle di Gino De Dominicis, tra cui Mettere al mondo il mondo e Sfinge .

La mostra quindi non avrà un secco taglio storico ma sarà l’occasione per scoprire le opere in ‘connessione’ con il contesto e con le storie, nel divenire delle poetiche e del fare: dalle opere degli anni Sessanta fino a quelle realizzate site-specific di oggi. In un evolversi eccentrico di confronti e relazioni dialettiche che si rinnova con la proposta espositiva. Nell’insieme del progetto emergono alcuni tratti comuni, valori condivisi, e sostanziali differenze, tra ispirazioni e processi formali, come situazioni peculiari della storia artistica italiana, in cui l’individualismo predomina continuando a siglare ogni più esemplare sperimentazione.

In occasione della mostra sarà pubblicato, un catalogo ( Forma edizioni) ricco di una puntuale e ampia documentazione sui singoli artisti, sulle installazioni e i luoghi, con un’operazione di coinvolgimento della critica italiana, e una serie di saggi tematici: agli interventi di Sergio Risaliti (curatore della mostra), Marco Bazzini, Michele Bonuomo, Rudi Fuchs, Giovanni Iovane, Italo Tomassoni si aggiungono i saggi propedeutici dedicati alle singole personalità artistiche firmati da Carolyn Christov-Bakargiev, Valentino Catricalà, Laura Conte, Lorenzo Giusti, Elena Magini, Gianfranco Maraniello, Gaspare Luigi Marcone, Helga Marsala, Arabella Natalini, Bartolomeo Pietromarchi, Ludovico Pratesi, Andrea Viliani.

L’arte del Burlesque

Guido Laudani | L’arte del Burlesque è la mostra fotografica di Guido Laudani curata dal critico Barbara Martusciello e che inaugura a Roma sabato 10 maggio 2017 dalle ore 18,30 negli spazi dell’atelier e show room NAT by Natalia Rinaldi nel cuore di Monti voluta da NAT by Natalia Rinaldi e Balzoc.

La mostra propone una selezione di scatti che l’autore ha realizzato durante una serie di spettacoli di burlesque, quella particolare forma d’intrattenimento, oggi assai nota, che gioca con l’erotismo in quadri scenici vintage ed è fatta di ricerca continua. Come scrive la curatrice:

Il termine Burlesque si associa a un genere di spettacolo parodistico nato nella seconda metà dell’Ottocento nell’Inghilterra Vittoriana e adottato poi negli Stati Uniti dove ebbe un tale successo popolare da essere definito le foliès dei poveri. Il motivo di tale acclamazione era dovuto alla leggerezza e alla comicità della mise-en-scène ma soprattutto alla presenza di nudi femminile che divennero veri e propri siparietti che via via si fecero portanti dell’intera rappresentazione.

Tra le prime dive del burlesque di quegli inizi si annovera la ballerina inglese Lydia Thompson che con la sua troupe, The British Blondes, portò il suo piccante spettacolo britannico in Europa e negli Stati Uniti. Da quei suoi primi anni, il burlesque si è modificato, scandalizzando ma, in qualche modo, anche interagendo con i cambiamenti della pubblica morale e i gusti della collettività. Dimenticato un po’ dalla metà degli anni Sessanta, relegato a residuo rétro, negli anni dell’impegno politico ha vita più dura, eccezion fatta per lo storico Teatro Troc Burlesque a Filadelfia le cui paladine furono eternate e documentate dal celebre Robert Adler. Il Burlesque torna davvero in auge solo alla fine degli anni Ottanta, recuperando nuovo impulso con la moda e la cultura vintage dagli anni Novanta e non cessando di persistere, trasformarsi e rafforzarsi negli anni Duemila: mantenendo una sua fragrante leggerezza sino ad oggi.

Guido Laudani ha seguito questa nuova vita del burlesque dai suoi esordi, primo tra gli autori a fotografare durante le performances, dato che non ha praticato la fotografia in studio ma la più complessa scelta sul palcoscenico, con i soggetti in azione, nel turbinio delle luci, dei suoni, nella danza e nel movimento. Egli riesce a fotografare anche il temperamento dell’artista in esibizione, l’atmosfera della pièce e la ritualità dello spettacolo. Che palesa la bellezza e la sensualità che dichiarano anche una differente idea del femminile, irridendo spregiudicatamente gli stereotipi e, per esempio, non celando qualche umanissima imperfezione. Laudani immortala tutto con il suo stile. Le sue inquadrature, che hanno sempre un proprio segno distintivo, restituendo immagini accattivanti dove il glamour è tutto in quel che si vede, con una sua autenticità: senza, cioè, quell’affettazione esasperata di certa comunicazione pubblicitaria, quella banalità di tanta rappresentazione televisiva e quell’assenza di garbo dell’industria del porno.

Di scardinamento, a suo modo, di preconcetti e cliché sul femminile (e anche sul maschile!). Se riconosciamo anche qualcosa di frivolo e forse ancora – per molti – vagamente scandalosa, ebbene: se è vero che la bellezza è negli occhi di chi guarda, allora anche l’oscenità e il peccato lo sono. Così, la mostra indirettamente conferma che: “Non c’è nessun peccato, tranne la stupidità.” Parola di Oscar Wilde.

In mostra foto delle artiste di Burlesque Candy Rose, Gabriella Giuditta Sin Infelise, Sophie Paola D’ishtar, Scarlett Martini, Vesper Julie, Marlene Closeou, l’americana LouLou D’ivil, Lola Maldad, Maria Freitas – quella Madame de Freitas che è anche abilissima, ingegnosa costumista e ha il suo strabiliante Atelier Ultramoderno – di cui è esposto un magnifico costume di scena; e poi dei boylesque Gonzalo De Laverga e Le Male.

Info mostra

NAT by Natalia Rinaldi e Balzoc presentano:

Guido Laudani | L’arte del Burlesque – mostra fotografica

A cura di Barbara Martusciello

In mostra anche un abito di scena dell’Atelier Ultramoderno di Madame de Freitas, Roma

Inaugurazione: sabato 10 giugno 2017 dalle ore 18,30

NAT by Natalia Rinaldi, Via Leonina, 87, 00184 Roma

Telefono: 339 857 2393

Fino al 24 giugno. Orari: lunedì h 15.00-20-00; da martedi a sabato: h 10.30-14.00 e 15.00-20.00; domenica chiuso

Drink di cortesia: Bar La Licata – https://barlalicata.it

Grafica e comunicazione visiva: Kgfree-Design for Humans – www.kgfree.com

ArtExpo Summer Rome 2017

Si inaugura venerdi’ 2 giugno alle ore 18 la grande rassegna artistica internazionale ArtExpo Summer Rome 2017, presso il prestigioso spazio della Galleria Domus Romana in Via Quattro Fontane, 113 00184 Roma tra Piazza di Spagna e la Fontana di Trevi, nel centro storico della Capitale.

Anche per questa manifestazione di inizio estate, come per le precedenti organizzate da Artists in the World Events, la peculiare caratteristica di internazionalità è chiaramente espressa dai numerosi paesi diversi di provenienza degli artisti partecipanti alla manifestazione, con le loro culture diverse ma uniti insieme dallo stesso linguaggio universale dell’arte, che testimoniano come l’Arte possa essere un valido strumento di comunione tra diverse culture, che riesce a superare qualunque ostacolo di diversità linguistiche, di credo religioso, di credo politico o appartenenze politiche: l’arte come integrazione e condivisione universale.

Durante il vernissage, tornerà ancora una volta ad esibirsi in Galleria Domus Romana, per un magico concerto, Elisabetta Cialoni, giovane e talentuosa pianista.

ArtExpo Summer Rome è in mostra dal 2 giugno al 15 giugno 2017

Orari espositivi dalle 15 alle 22 tutti i giorni festivi compresi presso la Galleria Domus Romana Via Quattro Fontane, 113 00184 Roma

Organizzazione evento Artists in the World Events Angelo Ribezzi 

news@artintheworld.net         info@domus-romana.it

Artisti partecipanti ad ArtExpo Summer Rome :

Personale di Renata Cuomo

Mila Agirre, Mónica Álvarez de Sotomayor, Davorka Azinovic, Emese Bánkuti in arte MSE, Marc Baufrere, Alice Biba, Zaxaroula Bongard in arte Sugar, Laurence Bourdon, Celia Brindel Cardoso in arte Brindel, Bierschenck Burkhard P. in arte BPB, Sandro Casadei, Alessandro Cignetti in arte Kiknos, Rosalida Conte, Renata Cuomo, Gregor Doc Davids in arte Doc Davids, Ciro Di Fiore in arte Daniel, Alexander Di Meglio, Halyna Dmytruk in arte Alina, Neumi Dudas Crepel in arte NDC Lua Art, Luis Miguel Esquivel Cuello in arte Kuello, Francana, Luciano Gargiulo, Mélanie Gilliand, Jean-Christophe Gisbert in arte Lyrographies, Katarzyna Gosciniewicz, Lisa Graham, Sindl Herbert, Emilio Iele, Osamu Jinguji, Helene Karrebaek in arte Celina, Jacques Kerzanet, Seren Khalaf, Namita Kohli, Sirkka Laakkonen, Delphine Lacroix, Marcus Luconi, Pasquale e Marta Mancino in arte PasMart, Luis Martinez Navalon in arte Navalón, Keli Mela, Crenguta Mitrofan in arte Creni, Manuela Moschini, Sabine Nerreter in arte Holly, Gianluca Nicoli, Päivyt Niemeläinen, Carmela Oggianu in arte Caroggi, Attila Olasz, Hwa Su Park, Alessandro Piscitelli in arte Alexphotography, Marika Polasek, Daniel Rapisardi, Alain Rousseau in arte ARo, Andrey Russanov, Juhani Saksa, Francesco Sama’ in arte Franky Art, Veronica Sandoval, Gabriel Sandoval, Caroline Sauvage in arte CS, Silvio Sforzi, Mariia Shevchuk, Anna Maria Solimine, Mario Tasca, Ivan Toller, Laca Tóth, Erika Vakulyane Varga in arte SilkEri, Michela e Paola Venditti in arte MOK, Vicius Art, Ken Wada.

 

Special thanks to…

Fino al 4 giugno 2017 alla Galleria Ponte Rosso (via Brera 2, Milano) è esposta la mostra personale di Paolo Paradiso Special thanks to…
 
Il titolo della mostra vuole essere uno speciale ringraziamento a quel periodo americano degli anni ’50 (e ai suoi protagonisti) che ha segnato e ispirato l’artista e dal quale “.tutto è incominciato“.
Sono esposti trenta dipinti (alcuni di grande formato), ultimi lavori realizzati dall’artista. La mostra è corredata da catalogo , disponibile in galleria.Paolo Paradiso è nato a Milano. Intraprende studi di grafica pubblicitaria ma si dedica contemporaneamente alla pittura, di cui è appassionato da sempre. Nel 1978 apre un suo studio fotografico e collabora con riviste di moda e studi pubblicitari.
Nel 1983 decide di trasferirsi a Chicago. Durante quel periodo la pittura diviene la sua attività prevalente e nel 2003 espone la sua produzione alla Michael H. Lord Gallery of Chicago.
Nel 2004 ritorna a Milano e vince il “Premio di Pittura Carlo Dalla Zorza” organizzato dalla Galleria Ponte Rosso che lo rappresenta da allora. Negli ultimi 10 anni le esposizioni di Paradiso hanno riscontrato un continuo e crescente successo. Attualmente vive tra Milano, Parigi e Barcellona.

Ha scritto di lui Flaminio Gualdoni ( febbraio 2010):
“(…) Le serie pittoriche di Paradiso raccontano la stessa città che, nel 1929, veniva scolpita dalle parole di Bernard Fay, storico francese grande amico di Gertrude Stein: New York “ci sovrasta con la sua magnificenza incongrua, il suo potere e la sua voluttuosità”, con “linee rette ovunque, orizzontali e verticali” che creano “una città di rettangoli, dura e brillante, il centro di una vita intensa che essa espande in ogni direzione”: è insieme “abietta e opulenta”, ma è l’unico luogo del mondo capace di ricostruirsi ogni volta di nuovo, di essere e sapersi veramente moderna. Paradiso è innamorato di quell’immagine, di quelle immagini, tanto da proiettarvi, in una scelta di vita affatto particolare, le proprie stesse scelte ed esperienze biografiche. (.)

La mostra resterà aperta fino a domenica 4 giugno 2017 con il seguente orario:
da martedì a sabato 10-12.30 e 15.30-19.
Domenica 4 giugno aperto dalle 15,30 alle 19

20121 – Milano via Brera 2 – Corrisp. via Monte di Pietà 1A – Tel./Fax 02.86461053
E-mail: ponterosso@ponterosso.com

Orario di apertura: 10-12.30 / 15.30-19 Chiuso domenica e lunedì

Il 4 giugno, ultima domenica della mostra, aperto dalle 15,30 alle 19

www.ponterosso.com

Come se il colore stesse a guardarti

Martedì 30 maggio alle ore 19:30, Adiacenze inaugura la mostra “COME SE IL COLORE STESSE A GUARDARTI” di Sara Bonaventura, a cura di Ester Grossi.

Per questa occasione Sara Bonaventura, con la supervisione di Ester Grossi che per l’occasione dismette i panni dell’artista per vestire quelli della curatrice, parla di colore, di sensazioni date dall’immersione dello spettatore che diviene parte integrante delle opere presentate. Due sono i soggetti della mostra: il colore e il corpo, in dialogo serrato formato da un do ut des di espressioni non verbali che possono essere alle volte disturbanti e alle volte concilianti, respingenti o inglobanti.

Due sono le opere presentate per i due ambienti espositivi. La mostra si apre con una videoinstallazione: un trittico che è la reinterpretazione site specific del video Traits Féminins realizzato in precedenza da Sara Bonaventura in collaborazione con la danzatrice e coreografa Annamaria Ajmone. Concept principale del video è di ibridare choreia e grafia, danza e grafia attraverso un processo di animazione. Durante la recente residenza a Signal Culture a Owego (NY), la Bonaventura ha lavorato sul video attraverso l’uso di cavi e manopole di modulazione, espandendone i significati possibili e rendendo preponderante la variabile cromatica.

Nel seminterrato, la seonda opera alla quale si accede tramite una vera e propria immersione inside the rainbow. L’invasione dei colori e la loro predominanza dell’installazione precedente in questa installazione ambientale si fa corpo assumendo la terza dimensione. Lo spettatore, invece, già precedentemente reso parte integrante dell’opera ma in maniera passiva, in questo caso ne viene letteralmente catturato e reso partecipe a 360° divenendone soggetto e coprotagonista insieme al colore, al movimento e alla spazialità tridimensionale.

FOTO DI: Antonio Campanella

PERFORMER: Annamaria Ajmone
SUONO: Caterina Barbieri
CO-PRODUZIONE: Signal Culture

 

Sara Bonaventura – Come se il colore stesse a guardarti
ADIACENZE
Bologna – dal 30 maggio al 24 giugno 2017
Vicolo Spirito Santo 1/b (40123)
info@adiacenze.it
www.adiacenze.it

Carlo Mattioli

È il grande pittore Carlo Mattioli (1911-1994) il protagonista della nuova mostra estiva al Labirinto della Masone, che apre al pubblico sabato 27 maggio.

Esposizione che intende essere, insieme, un omaggio di Franco Maria Ricci a Mattioli, concittadino e amico con il quale condivideva lo stretto legame con la città di Parma e il suo territorio, e una nuova occasione di avvicinarsi a un’opera che continua ad affascinare per i suoi splendori e per la feconda ricchezza dei linguaggi che in essa si sono fusi.

Un artista essenziale, Mattioli, contemplativo, ma affascinante nella sua sobrietà, una pittura al limite della sinestesia, che riesce a catturare profumi, materia, atmosfera, ma in grado di farsi carico anche di forti suggestioni letterarie, derivate dalla conoscenza e dalla frequentazione di poeti e letterati come Luzi, Bertolucci, Testori e Garboli.

Modenese di nascita ma parmigiano d’adozione, Mattioli è stato una delle figure più rilevanti nell’arte italiana del Novecento. Costituita da una sessantina di opere, molte delle quali inedite, accuratamente scelte nella vasta produzione del pittore da Sandro Parmiggiani e Anna Zaniboni Mattioli, nipote dell’artista e responsabile dell’Archivio, la mostra copre trent’anni dell’opera del Maestro, dal 1961 al 1993 e presenta i dipinti più rappresentativi dei cicli che hanno reso noto Mattioli: dagli intensi Nudi alle materiche Nature morte, dai rivisitati Cestini del Caravaggio ai poetici Alberi e ai personalissimi Ritratti, dai sublimi Paesaggi alle luminose Spiagge della Versilia, dalle Aigues Mortes ai Campi di grano e papaveri.

Nella prima sezione della mostra sfilano oltre venti straordinari dipinti in cui prevalgono paste spesse e materiche con colori terrosi e bui o all’opposto chiarissimi e impalpabili tra cui diversi Nudi coricati, che – scriveva Roberto Tassi – “hanno l’immobilità attonita di una catena di colline, cui formalmente sono equiparabili”; le Nature morte, dove gli oggetti sono suggestioni per dipingerne l’essenza, i Cestini del Caravaggio con il celeberrimo dipinto del Merisi mescolato, diviso, colorato, una icona rivisitata in chiave morandiana e i meravigliosi Paesaggi con gli inconfondibili alberi di Mattioli immersi nella luce accecante estiva, tra cui lo splendido albero rosa del 1980 immagine della rassegna.

Grande attenzione nella mostra al Labirinto è rivolta ai Ritratti che occupano una grande parte nell’opera di Mattioli fin dagli esordi. Accanto al celebre Autoritratto con Anna del 1982 sono esposti alcuni ritratti dedicati a De Chirico, Guttuso, Manzù, Carrà, Longhi, Rosai, insieme a quattro ritratti di Giorgio Morandi del 1969 per la prima volta affiancati. Ritratti meditati e su cui Mattioli ha molto lavorato, restituendoci nei tratti e nei colori l’anima dell’artista rappresentato.

La terza e ultima parte della mostra è dedicata ai grandi Paesaggi, le opere forse più famose, che si dispiegano per tutti gli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta con la loro matericità dai colori intensi, dove si sente forte l’amore di Mattioli per la natura e il suo perdersi dentro alcuni di questi bellissimi squarci: i Campi di papaveri, i Boschi, le Ginestre, le Lavande e le Aigues Mortes. “Questi cicli sono anche – afferma Anna Mattioli – una meditazione ininterrotta sull’essenza del dipingere. Mattioli interviene sopra superfici segnate da una vita precedente, come se questa fosse rimasta a permeare muri, tavole, tele, carte, lasciandovi labili tracce di sé che una memoria immaginativa ora finalmente riconosce, mentre alla pittura è affidato il compito di estrarre l’anima segreta di materiali che allo sguardo comune sembrano inerti”.

Come scrive Sgarbi: “la natura nella sua infinita varietà è il tema della intera opera di Mattioli, che in essa si cala per restituircene l’essenza, in una esperienza totale, mistica, consumandosi nella visione.

La mostra intende anche celebrare l’uscita del Catalogo Generale dei dipinti, realizzato da Franco Maria Ricci con la prefazione di Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose, i testi critici di Vittorio Sgarbi e Marco Vallora, la biografia aggiornata dell’artista a cura di Marzio Dall’Acqua. Contiene inoltre la bibliografia completa, l’indice di tutte le esposizioni personali e collettive, l’elenco di tutti i 2700 dipinti schedati e circa 150 riproduzioni a colori di grandi dimensioni delle opere più rappresentative dell’artista, selezionate dall’Editore stesso. L’Archivio Mattioli, in considerazione delle nuove tecnologie di comunicazione, ha scelto di affiancare ad un volume cartaceo di circa duecento pagine, un file digitale racchiuso in una chiavetta USB contenente in dettaglio tutte le schede e le riproduzioni a colori e in bianco e nero delle opere.

“Il mio desiderio – afferma Franco Maria Ricci – oggi esaudito grazie anche alla attenta partecipazione della famiglia Mattioli, è quello di presentare una mostra e un libro che, attraverso una scelta dei risultati più alti, conservi il profumo seducente ed elusivo di questo pittore appartato e incline alla contemplazione. Un’intenzione simile a quella che ebbi quando, molti anni fa, pubblicai nel numero 67 della mia rivista FMR l’affascinante serie degli Alberi di Carlo Mattioli”.

Grazie all’impegno delle Istituzioni di Parma e dell’Archivio Mattioli, è in programma anche una mostra collaterale, Nella pagina e nello spazio. Mattioli illustratore e scenografo, alla Biblioteca Palatina di Parma (27 maggio – 22 settembre ). Profondo conoscitore della letteratura italiana ed europea Mattioli, negli anni Quaranta e Cinquanta, ha collaborato con l’amico Ugo Guanda alla veste grafica dei volumi agli esordi della Casa Editrice per poi dedicarsi, negli anni Sessanta all’illustrazione vera e propria di capolavori classici (Divina Commedia, Decameron, Canzoniere del Petrarca, Belfagor di Machiavelli, Orlando Furioso, Novelle del Sermini, Venexiana, Ragionamenti dell’Aretino) e moderni (Stendhal, Hofmannsthal, Gustavo Adolfo Bécquer, Garcia Lorca, Balzac, Leopardi). In mostra saranno esposti i libri, vere edizioni d’arte, affiancate dai disegni originali.

Nella seconda sezione della mostra invece usciranno per la prima volta dallo studio dell’artista i bozzetti di scene e costumi di un inedito Mattioli artista per il teatro, attivo come costumista e scenografo nei primi anni Cinquanta per opere di lirica e prosa (Trovatore di Verdi, Medea di Jeffers, Nozze di sangue di Garcia Lorca, Incendio al teatro dell’opera di Georg Kaiser, L’importanza di chiamarsi Ernesto di O. Wilde).

Lo Studio del pittore nel Secentesco Palazzo Smeraldi accanto al Duomo di Parma sarà visitabile su appuntamento (per prenotazioni info@carlomattioli.it tel. 0521 231076 al mattino). L’atelier è stato conservato nello spirito e nell’atmosfera originale così come l’artista lo ha lasciato: ecco davanti a noi, come se Mattioli ne fosse appena uscito, le tavolozze, i pennelli, la giacca imbrattata di mille colori, i tubetti ancora aperti e le opere compiute ed incompiute. Le grandi stanze, vibranti di memorie, visitate dai più grandi intellettuali del Novecento, trasmettono ancora il soffio vitale della sua carismatica personalità.

In mostra sarà anche visibile il video Viaggio terrestre e celeste nella pittura, coprodotto da Archivio Carlo Mattioli e Solares Fondazione delle Arti, un viaggio di 30 minuti nella pittura del grande artista emiliano. Un racconto che parte dai luoghi dell’infanzia e dalle esperienze formative, dalle amicizie, dalle relazioni interpersonali, linfa vitale alla creatività e alla produzione artistica di Mattioli. Una biografia con immagini di repertorio ed interviste a critici e storici dell’arte quali Maurizio Calvesi, Gianfranco Maraniello, Simona Tosini Pizzetti e Arturo Carlo Quintavalle, e testimonianze di intellettuali come Mario Luzi, Maurizio Chierici, Attilio Bertolucci, Federico Fellini, Enzo Biagi.

La mostra dedicata a Carlo Mattioli rappresenta dunque una occasione imperdibile per scoprire o riscoprire l’opera di un artista sorprendente, moderno e, ancora nelle parole di Sgarbi: “con autenticità di visioni e di emozioni […] e sempre a cavallo tra figurazione e astrazione”.

 

Carlo Mattioli – Breve biografia

Carlo Mattioli nasce l’8 maggio 1911 a Modena. La famiglia si trasferisce a Parma dove Carlo può seguire regolari studi all’Istituto di Belle Arti. Dalla fine degli anni Trenta l’amatissima Lina, sposata nel ’37, è l’assoluta protagonista dei suoi dipinti; sono i primi Ritratti e i primi Nudi. Si apre allora, negli anni Quaranta, la stagione della grafica che avrà poi altre straordinarie parentesi come quella delle numerose illustrazioni degli anni Sessanta, testimonianza del suo interesse mai sopito e della sua profonda conoscenza della letteratura europea. Del 1943 è la prima personale alla Galleria del Fiore di Firenze. Dal 1948 Mattioli è puntualmente presente alle varie edizioni della Biennale di Venezia. Dal 1965 nascono le Nature morte ocra, nere, brune e grigie, dense, grumose e lievitanti, i Cestini del Caravaggio e le Vedute di Parma e del Duomo dalla finestra dello studio che era proprio accanto alla cattedrale. Il 1969-70 è il biennio dei notturni su cui scriverà memorabili pagine Roberto Tassi. Negli anni Settanta poi, dopo la ripresa di vecchi temi si apre l’era dei più noti Paesaggi che coprirà anche il decennio successivo. Dal 1974 al 1985 nascono i Ritratti della nipotina Anna. Nel 1982 vengono creati i Muri e le travi del ciclo Per una crocefissione, tenebrosa lancinante preparazione per i grandi Crocifissi ora collocati in S. Maria del Rosario e in San Giovanni Evangelista a Parma e in San Miniato al Monte di Firenze. Negli anni Ottanta vengono allestite grandi mostre personali antologiche e monografiche. Nel 1993 Carlo Mattioli esegue gli ultimi quadri a olio. Una nuova pagina. Sono i Calanchi bianchi, come fantasmi di pietra con lunghe e stecchite radici di tronchi spossati avvinghiate alla terra. Poi l’ultima serie di tempere su antiche copertine di libri. Si spegne a Parma il 12 luglio del 1994.
Si sono occupati di lui le maggiori personalità della critica d’arte del Novecento: tra gli altri Maurizio Calvesi, Enzo Carli, Luigi Carluccio, Gian Alberto Dell’Acqua, Cesare Garboli, Roberto Longhi, Mario Luzi, Licisco Magagnato, Antonio Natali, Alessandro Parronchi, Arturo Carlo Quintavalle, Carlo Ludovico Ragghianti, Pier Carlo Santini, Vittorio Sgarbi, Giorgio Soavi, Erich Steingreber, Roberto Tassi, Giovanni Testori, Antonello Trombadori, Marco Vallora, Marco Valsecchi, Marcello Venturoli, Renzo Zorzi.

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Iridescenze di Patrizia Atti

Dal “Ritratto di Baldassarre Castiglione” dipinto da Raffaello Sanzio, un progetto pittorico di Patrizia Atti che, attraverso luci iridescenti e moltiplicazione dello sguardo, pone lo spettatore dinanzi ad un enigma in cui si fondono scienza e arte.
 
La Galleria Bonioni Arte di Reggio Emilia (Corso Garibaldi, 43) presenta, dal 10 al 28 giugno 2017, le “Iridescenze” di Patrizia Atti. Curata da Federico Bonioni, la mostra sarà inaugurata sabato 10 giugno alle ore 18.00.
In esposizione, cento opere ad olio su tela di piccole dimensioni (13×13 centimetri), tutte realizzate nel 2016 e nel 2017, che ritraggono fedelmente l’occhio sinistro di Baldassarre Castiglione. Unica variante, la colorazione dell’iride, esito di un’approfondita ricerca cromatica.
 
«Cento occhi. Stessa forma, diverso colore. Impercettibili mutamenti del segno – si legge nel testo di presentazione – che si traducono in moti dell’animo. L’arco del sopracciglio come lancetta dei cambiamenti del cuore. Cromatismi dell’iride affidati alle Rune Nordiche. Misteriosi processi alchemici dispiegano le loro tassidermie su latitudini e longitudini di “Mundus Imaginalis”, criptate nelle tonalità dell’iride. Pagine di occhi in proporzioni auree, dove la pupilla diventa il centro della spirale della conchiglia di un Nautilus. Iridescenze: unioni della natura con l’arte, della scienza con l’arte. Un lavoro, quello di Patrizia Atti, che trae ispirazione dallo sguardo di Baldassarre Castiglione dipinto da Raffaello, la cui iride azzurra, collocata dall’artista nell’angolo esterno dell’occhio, instaura con lo spettatore un rapporto di scambio, profondo, che cela un mistero, una consapevolezza segreta condivisa da pittore e scrittore. È uno sguardo in cui l’anima emana un enigma, presente ma inaccessibile. L’osservatore viene seguito, abbracciato dallo sguardo dipinto in qualunque posizione si trovi. L’artista opera come la natura, che nel suo riprodursi non è mai uguale a se stessa. Ripetizione del gesto che trasforma il linguaggio in poesia».
 
La personale sarà visitabile fino al 28 giugno 2017, da martedì a domenica ore 10.00-13.00 e 16.00-20.00, chiuso il lunedì. Mercoledì 21 giugno 2017 apertura serale con orario 21.00-23.00 in occasione del primo Mercoledì Rosa promosso dal Tavolo Unico di Coordinamento del Commercio di Reggio Emilia.
 
Per informazioni: tel. 0522 435765, www.bonioniarte.it, info@bonioniarte.it, www.facebook.com/bonioniarte.
 
Patrizia Atti nasce a Bologna, dove attualmente vive e lavora. Nel 1982 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna, sezione pittura, con Concetto Pozzati. Dal 1982 al 1990 compie una serie di viaggi con permanenze all’estero: Camargue, Isole Canarie, Messico e Brasile, dove svolge attività di ritrattista. Dal 1990 al 1994, rientrata in Italia, sposta la sua attenzione dall’antropologia alla botanica: la galleria dei ritratti diventa allora il giardino dei giardini, ovvero l’Eden, e le rose, soggetto privilegiato della sua ricerca, ne caratterizzano la fisionomia. Dal 1996 collabora con la casa di moda Gucci per l’ideazione e la realizzazione pittorica di soggetti per foulard. Tra le opere da lei create, tra il 1994 e il 1996, lo stilista Tom Ford individua i soggetti ideali per le collezioni del 1996 e del 1997. Nel 1997 l’impollinazione della rosa, regina dei fiori, conquista gli Stati Uniti. Patrizia Atti presenta le sue opere in New Mexico (“The land of enchantment”, Houshang Gallery, Santa Fe), dove la sua ricerca si carica di suggestioni ispirate dalla luce iridescente del luogo. Dal 1998 al 2005 si susseguono numerosi viaggi nel sud-ovest americano con varie esposizioni. “Marbles” è una serie di dipinti eseguiti nel 2005 e nel 2006, ispirata a “Il giuoco delle perle di vetro” di Herman Hesse: una ricerca sulla luce in cui la riflessione dei cristalli genera nuovi universi specchianti, in un caleidoscopio di colori. La sua ricerca artistica si sviluppa quindi nella fotografia e nella rappresentazione di “Mundus Imaginalis”, ovvero di “Giardini delle Meraviglie” in cui Jack, un elfo giullare, appare in un contesto floreale costruito ad arte. Nel 2016 ha inizio la realizzazione di una serie di dipinti ad olio su tela di piccole dimensioni dedicati all’occhio umano. Cento opere che, nel 2017, costituiscono la mostra “Iridescenze”, presentata allo Studio Oculistico d’Azeglio di Bologna in occasione di Art City White Night e successivamente alla Galleria Bonioni Arte di Reggio Emilia.PATRIZIA ATTI
Iridescenze
A cura di Federico Bonioni
10-28 giugno 2017
Inaugurazione: sabato 10 giugno, ore 18.00
Orari: da martedì a domenica ore 10.00-13.00 e 16.00-20.00, chiuso il lunedì; mercoledì 21 giugno apertura serale ore 21.00-23.00.Per informazioni:
Galleria Bonioni Arte
Corso Garibaldi, 43
42121 Reggio Emilia
Tel. 0522 435765
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Cuatro pasos | Milano

MAAB Gallery è lieta di presentare Cuatro pasos | Milano, prima personale milanese di Calixto Ramirez (Reynosa, 1980).
 
L’esposizione, realizzata appositamente per gli spazi della galleria, costituisce la terza tappa del progetto Cuatro pasos, intrapreso nel 2016 con una mostra presso il Museo del Novecento di Castel Sant’Elmo a Napoli.Il titolo allude a uno dei rituali fondamentali del lavoro di Ramirez, ossia le lunghe passeggiate volte all’esplorazione delle vie della città, alla scoperta di suoni, profumi ma anche di persone, architetture e storia locale. Per l’artista il legame tra l’opera d’arte e lo spazio che la accoglie è infatti imprescindibile.

Essendo giunto a Milano verso la fine del periodo di carnevale, Ramirez ha trovato la città ricoperta da coriandoli, che da lì a poco sono divenuti oggetto della sua indagine artistica.

Nelle serie Tra il dialogo e la resistenza, presentata presso la MAAB Gallery, il legame con la città si scorge nella rivisitazione della monumentalità meneghina, affrontata partendo da uno sguardo orientato verso il basso, la strada appunto, alla ricerca di nuove forma di bellezza. Nelle tredici fotografie in mostra, i coriandoli si mischiano agli eleganti mosaici delle architetture storiche oppure compaiono sulle grate e i chiusini delle vie cittadine, generando una nuova e discreta lettura del tessuto urbano.

A chiudere la mostra il video Una giornata nuvolosa in cui i coriandoli, posati su una ragnatela quasi invisibile, resistendo alla forza del vento, si mantengono in vibrazione costante.

La mostra è accompagnata da un catalogo (italiano e inglese) con testo critico di Giuseppe Virelli.

La forza delle immagini

La Fondazione MAST sta presentando (fino al 24 settembre) “La forza delle immagini“, una nuova grande mostra tratta dalla propria collezione di fotografia industriale e curata da Urs Stahel, direttore della raccolta.

Sessanta autori dagli anni venti ad oggi mostrano con oltre cento opere – alcune costituite da decine di scatti – il dirompente potere espressivo del linguaggio fotografico nei suoi molteplici significati.

La mostra raccoglie una vastissima selezione di scatti provenienti dal mondo della produzione, una pletora di impressioni, un profluvio di visioni dell’industria pesante e di quella meccanica, della digitalizzazione, della società usa e getta.

Lo sguardo di oltre sessanta fotografi ci conduce attraverso il regno della produzione e del consumo, aiutandoci a sviluppare nuove modalità di visione.

L’esposizione mette a fuoco gli ambienti che caratterizzano il sistema industriale e tecnologico, tocca questioni chiave di natura sociale, politica, collettiva ma, più che i fatti puri esemplici, le immagini cercano di raffigurare nessi e riferimenti articolati, profondi, presentando all’osservatore realtà complesse, che determinano anche un coinvolgimento emotivo e sensoriale.

L’universo iconografico dell’industria e del lavoro, della fabbrica e della società cui questa mostra dà vita è permeato dall’idea della pluridimensionalità: molti livelli diversi e linee temporali che corrono parallele o si incrociano.

La mostra propone le opere di fotografi e artisti tra cui Berenice Abbott, Richard Avedon, Margaret Bourke-White, Thomas Demand, Simone Demandt, Jim Goldberg, Hiroko Komatsu, Germaine Krull, Catherine Leutenegger, Edgar Martins, Rémy Markowitsch, Richards Misrach, Jules Spinatsch, Edward Steichen, Thomas Struth, Shomei Tomatsu, Marion Post Wolcott e molti altri.

http://www.mast.org/

Arte e pace

Fino al 28 maggio 2017 la Sala Giubileo del Complesso del Vittoriano – Ala Brasini di Roma ospita la mostra Arte e pace. L’arte contemporanea cinese.

Sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, con il patrocinio di Regione Lazio e di Roma Capitale, organizzata dalla China Artists Association e dall’Associazione degli Artisti Cinesi in Italia, con la gestione e l’organizzazione di Arthemisia, la mostra Arte e Pace, progetto finanziato dal China National Arts Fund, si inserisce nell’ambito del ricco e interessante programma di eventi dal titolo L’Arte cinese viaggia nel mondo che comprende una serie di mostre itineranti a livello internazionale volte a fornire un interessante spaccato delle tendenze e degli stili dell’arte contemporanea cinese.

La mostra, che vede l’Italia protagonista assoluta della prima tappa, con le sue 40 opere tra pitture, stampe e sculture, scelte tra le migliori del genere, si distingue per la grande vivacità di stili e di tecniche. Il tema scelto, quello della Pace, su cui si sviluppa l’intero percorso narrativo ripercorre le tematiche proposte alla Biennale Internazionale di Pechino.

L’esposizione è organizzata dalla China Artists Association, fondata nel 1949, con sede a Pechino. Composta da artisti di tutti i gruppi etnici cinesi, la CAA è una forza importante nello sviluppo dell’arte cinese. Si tratta della più grande e importante organizzazione artistica statale cinese con oltre 15.000 membri, tra i quali i più influenti studiosi d’arte e di belle arti della Cina. Fin dalla sua istituzione, la CAA si è impegnata ad incentivare rapporti amichevoli e scambi artistici e culturali, per promuovere lo sviluppo e la prosperità delle belle arti nel mondo.

Ufficio Stampa Gruppo Arthemisia
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De Sole

Sabato 27 Maggio (h. 18) presso gli spazi dell’Osservatorio Polifunzionale del Chianti inaugurerà la mostra personale dell’artista mantovana Gianna Pinotti, dal titolo De Sole.

La mostra raccoglie la recente produzione pittorica della Pinotti con una serie di opere astratte di matrice astronomica, in cui geometria e colore concettualizzano le peculiarità dei singoli corpi celesti, decifrando e traducendo nel linguaggio artistico una metafisica dell’universo.

La passione per gli astri e il cosmo accompagnano il percorso artistico e personale di Gianna Pinotti che distilla nella sua arte il frutto dei suoi rigorosi studi filologici che coinvolgono tanto il mondo dell’arte e della letteratura antiche, quanto quello della scienza e della storia della conoscenza.

Una mostra dedicata al sistema solare, al Sole in particolare, che dirige la danza planetaria del nostro angolo di universo.

Tra le opere in mostra i dittici Anelli (2010) e La Dote (2011) ispirati ai corpi planetari che vagano nella materia cosmica, nei quali si esalta la geometria perfetta lasciataci in eredità dalla creazione dell’universo. Nella serie dei Codici (in mostra: Codice Sole, C. Luna, C. Saturno, C. Giove, 2016-2017) l’astrazione geometrica e il simbolismo cromatico creano invece un ponte tra scienza e mitologia per svelare l’ordine divino presente in natura, a sua volta riflesso del Numero che regola l’esistenza umana.

Scrive l’artista: “Ogni corpo celeste possiede un proprio codice numerico, una propria carta di identità, una combinazione da utilizzare per aprire i suoi segreti, e ogni codice sussiste grazie al Sole centro di ogni meccanismo. […] I ‘Codici’ nascono durante i miei studi virgiliani, dall’approfondimento esegetico delle Bucoliche e delle Georgiche dove il poeta di Andes parla di ordine solare e lunare, che si specchia nei cicli della natura e nei ritmi umani“.

Il Sole è inoltre il protagonista di un gigantesco polittico (De Sole, 9 tele, 150×50 cm) realizzato dall’artista negli ultimi due anni. In esso la regola geometrica, il controllo calibrato del colore, cede alla potenza del gesto pittorico, all’esplosione cromatica. L’enorme massa solare con la sua smisurata energia – fonte perpetua di creazione e distruzione – si traduce nelle opere della Pinotti in un’intensa e drammatica fenomenologia del colore/energia ‘liberato’ dalla forma/massa.

Continua l’artista: “Si tratta di un’opera proteiforme che si è rivelata come punto di contatto tra scienza e arte o tra sacro e arte, e tra sacro e scienza attraverso l’arte. Infatti, dal momento che il cosmo infinito e incommensurabile può essere visto come organismo di matrice divina, corpo frantumato e in espansione di un Dio che in collaborazione con la natura diviene tempo, di un’anima che si corporeizza per ‘essere’, ecco che queste opere sono divenute per me ponte tra la realtà celeste che ci sovrasta e la tragedia del sacro con cui ci confrontiamo spiritualmente. […]
Mi sono resa conto di essermi avvicinata a un’esperienza intellettuale simile a quella intrapresa da Ficino nel suo trattato “De Sole” (1493), nel quale il Sole viene descritto come ‘Sommo Bene’ e ‘Immagine di Dio’: e sottolineo “avvicinata” poiché la mia esperienza intellettuale ed estetica è anche legata alla mia formazione scientifica e dunque arricchita di altre suggestioni cosmologiche tratte dal pensiero antico e contemporaneo… spesso con mie commistioni fantastiche”.

Signore della luce, divina Stella delle stelle, il Sole materializza forme e colori, che divengono oggetto dei nostri sensi, in particolare degli occhi, le cui impressioni si riflettono nella nostra anima. Pertanto dal Sole non dipende soltanto l’esistenza terrena ma anche il nutrimento dello spirito, quindi – in definitiva – è da ricercarsi nel Sole anche la ‘causa prima’ dell’Arte.

[…] ” La nostra divina stella decide equinozi e solstizi, governa l’intero sistema planetario in cui viviamo, genera le forme e i colori senza i quali non ci sarebbero le emozioni e le differenti attitudini all’arte, i territori dell’anima dove si posano i nostri occhi“. (G. Rodani)

 

APPUNTAMENTI:

– Sabato 27 Maggio, successivamente all’evento inaugurale della mostra, sarà possibile partecipare a una sessione di osservazione astronomica con telescopi.

– Sabato 8 Luglio (h.18), a chiusura della mostra, l’artista e ricercatrice Gianna Pinotti terrà un incontro-conferenza dal titolo “Virgilio vate etrusco canta i segreti della Natura, le vie del Cielo e le Stelle”, un’occasione per approfondire non solo le opere esposte ma anche la figura di Virgilio, che in tutte le sue opere indaga i segreti della natura e il linguaggio dei corpi celesti. Conoscitore dei segreti della natura, Virgilio sarà infatti ‘maestro’ di Dante, ma anche guida dei più grandi scrittori e pensatori fautori della rivoluzione filosofica e scientifica che prenderà il via nel Cinquecento, tra questi spicca Galileo, che ci ha lasciato importantissime testimonianze del suo amore per Virgilio e della sua consimile attitudine a indagare i segreti celesti.

Omaggio alla natura

Mostra personale dell’artista Vittorio Buratti presso la Galleria d’arte moderna “A. Bonzagni” – Palazzo del Governatore (Piazza del Guercino, 39 – Cento), dal 27 maggio al 30 luglio . La mostra, che riceve il patrocinio del Comune di Cento (FE) , del Centro Studi Internazionale Il Guercino e della Fondazione Teatro G.Borgatti, verrà inaugurata alle ore 18.00 di sabato 27 maggio alla presenza dell’artista, Fabrizio Toselli -Sindaco e Assessore alla Cultura di Cento, Salvatore Amelio – Presidente Centro Studi Internazionale Il Guercino,  Massimo Cotto – Critico e storico dell’arte.

“Il programma di valorizzazione del nostro territorio, che il Comune di Cento e il Centro Studi Internazionale Il Guercino si propongono di realizzare nei prossimi anni, si sviluppa tramite iniziative dove i protagonisti saranno proprio i suoi artisti storici, come Guercino e i suoi numerosi allievi, Stefano Galletti e Aroldo Bonzagni, ma anche tramite gli artisti che hanno operato e che operano ancora nel territorio, sottolineando non solo una notevole ricchezza di professionalità, ma anche e soprattutto una continuità fra passato e presente. Vittorio Buratti è uno di questi. Il suo percorso artistico è caratterizzato da un interesse continuo per la natura, raffigurata spesso nei momenti stagionali di maggiore esplosione cromatica, ma anche nei momenti del degrado ecologico, con alberi corrosi e anneriti dall’inquinamento, com’è annerito a volte anche il cielo contro il quale si staglia un tormentato orizzonte e un sole dalla spenta luminosità che si rigenera.

Dai suoi paesaggi gioiosissimi, dove le stratificazioni cromatiche ci riportano a Ennio Morlotti e a Carlo Mattioli, Buratti passa poi ad una serie d’installazioni che ci rimandano anche a De Vita e a una ritmata presenza di alberi. Tutto però è ricondotto dall’artista a quella denuncia ecologica di una natura umiliata ma, nello stesso tempo, pronta a rinascere.” – Fabrizio Toselli – Sindaco e Assessore alla Cultura di Cento – Salvatore Amelio – Presidente Centro Studi Internazionale Il Guercino

La natura che anima i suoi quadri è restituita al suo antico e primigenio splendore ed è per questo che i lavori di Buratti sono guidati da una forza invincibile, sono luce e suono, sono il mondo che canta. È bello sapere che esistono persone come lui, che vivono dentro un quadro e che non hanno altra cornice che quella della purezza, della musica che non si arresta e si moltiplica all’infinito, come una nenia perfetta, come un canto circolare che lega indissolubilmente il Creato e il Creatore, nel senso sia di artista che di Dio”. – Massimo Cotto

 

Omaggio alla natura – Vittorio Buratti

Vernice: 27 maggio dalle ore 18.00

sarà presente l’artista – catalogo in sede di mostra

Sede: Galleria d’arte moderna “A. Bonzagni” – Palazzo del Governatore

Piazza del Guercino, 39 – Cento (FE)

Orari: venerdì, sabato e domenica: 10.00/13.00 – 15.30/19.30

Gli altri giorni si riceve per appuntamento

Allestimento: Officinarkitettura®

Ufficio Stampa: GIOBUR

Info: +39 051.6843390 – +39 051.6843334

informatusrismo@comune.cento.fe.it

Web: www.comune.cento.fe.it – www.vittorioburatti.it